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  Epidemia Covid-19: Cos'e' e cosa fare  

Roberto Biancastelli (ex dirigente di ricerca Istituto Superiore di Sanita') - Anguillara Sabazia (RM) - 11 maggio 2020

  "CRUSCOTTO" di Venerdi' 5/3/2021 con link utili per navigare in questo LAVORO  

LINK SUGGERITI: 3/1 Assembramenti - 4/1 Nuovi virus - 7/1 Decessi - 9/1 Mutazioni - 9/1 Zone rosse - 11/1 FINE allarme - 11/1 N.tamponi - 14/1 Fondo - Nuovo virus: 23/12 o 24/12 o 29/12 o IDEA

STATO: Piemonte   Oggi ALLARME PER CONTAGI ALTI   (variante inglese?)   -   DECESSI IN CALO   -  
Italia : studio SOSPESO   -   Rischio VARIANTI

INDAGINI: PROBLEMI aperti - Come RIAPRIRE i RISTORANTI ? - Quanti sono gia' immuni? Il 30% - Il fondo in Italia e' alto 9.5% - La curva Sars-CoV-2 continuera' a salire ? NO - Sono tanti gli immunizzati dalla 2 ° ondata? SI (non vaccinarli se dosi carenti)

CLIC GIORNALIERO su: OGGI Piemonte   INIZIO
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RIASSUNTO:
In questo lavoro si studia l'andamento temporale dei contagi utilizzando i dati del Piemonte con il relativo grafico del Piemonte insieme ai dati di tutta Italia con il relativo grafico di tutta Italia . Da questi dati, forniti giornalmente dal Ministero della Salute, noi cerchiamo di ricavare il massimo di informazioni possibili sull'epidemia Covid-19.
Quello che distingue questo lavoro da altri e' l'analisi dell'andamento dettagliato dei dati dei contagi non aggregati: questi dati, costati un lavoro enorme per la loro raccolta, sono una miniera di informazioni preziose, se si sa come estrarle, e noi lo stiamo facendo per imparare quanto piu' possibile su questa pandemia.
Si riescono cosi' a comprendere tutte le particolarita' dei dati, deducendo informazioni importanti tra cui l'esistenza di due diverse modalita' di guarigione delle persone infettate, con tempi di guarigione di 6 giorni e di 30 giorni.
Un altro argomento interessante riguarda l'ipotesi del raggiungimento dell' immunita' di gregge in Italia: dai dati dei contagi pubblicati, e non da modelli teorici, si ricava il tempo medio di guarigione, con il quale si stima che il numero totale di persone contagiate e quindi delle persone immunizzate potrebbe gia' essere vicino al 70% della popolazione italiana (per questo e non per altro, i nuovi contagi starebbero diminuendo ovunque in Italia).
Le CONCLUSIONI preliminari a cui siamo giunti il 19/12 riguardano anche l'ipotesi dell'esistenza di un nuovo virus in Italia.
Obiettivo di questo lavoro e' anche quello di acquisire un po' di quella capacita' previsionale , di cui ci sarebbe tanto bisogno per gestire al meglio questa pandemia.
Il lavoro e' svolto in forma cronologica per cui le parti valide sono soprattutto quelle degli ultimi giorni, pertanto si suggerisce di partire dall'ultimo aggiornamento come inizio della lettura .

SUMMARY:
In this work we study the data of the infections in a particular region of Italy (Piedmont) with the relative graph together with the data of the infections of all of Italy with the relative graph , provided daily by the Ministry of Health, to obtain the maximum possible information on the Covid-19 epidemic.
It is possible to explain all the particularities of the data, on which no type of aggregation is applied, deducing particularly important information including the existence of two different ways of healing for the infected people, with healing times of 6 days and 30 days.
Another important result concerns the achievement of " herd immunity " in Italy: from the data of the infections published by the Ministry of Health (not from theoretical models) the average healing time is obtained, with which it is estimated that the total number of 70% of the Italian population are already infected and are thus immunized. Indeed during the second epidemic wave the number of infected people rised to the peak, then dropped because the number of infected people significantly reduced due to immunity acquired with the previous infection.
We first show a list of preliminary CONCLUSIONS we reached on december,19 also concerning the possible evidence of a new virus in Italy.
The descent of the contagion curve continues until it reaches the equilibrium background level of the asymptomatic epidemic (between 1% and 3%).
When the curve reaches that level, it should no longer be necessary to strictly close the economic activities as, if the curve has dropped to the bottom level of the asymptomatics, from which it started, it means that many of the people encountered by viruses are no longer infectable for some time, because they are immunized and the viruses have difficulty in finding infectable ones (the virus is always the same).
Of course, if we form many gatherings of people we help him to come into contact with more people and thus it may be able to find an infectable body but if the contagion curve has dropped so much to reach the bottom of the asymptomatic (which is the zero for the curve), the people still infectable must not be so many and therefore the curve will no longer be able to grow much (i.e. Rt<1 remains).
The Piedmont graphs demonstrate this conclusion, because the evaluation made of the number of extra infections produced by the gatherings of people om Christmas shopping in Piedmont, up to two weeks after the reopening from the "red to the orange zone", is compatible with ZERO.
The aim of this work is also to acquire some of that forecasting ability, which would be so much needed to better manage this pandemic.
We apologize for choosing the italian language because this paper is mainly addressed to the italian people working about this pandemic.
The work is carried out in chronological form so we suggest to start reading from the last input DATA .



PREMESSA:
Il lavoro e' svolto in forma cronologica e la FRECCIA lampeggiante, nell'indice che segue, indica il LINK all'aggiornamento piu' recente, dove iniziare la lettura.
Siccome la comprensione del fenomeno che si sta studiando progredisce nel corso dei giorni, le parti che precedono l'ultimo aggiornamento (ci sono sempre scritte le date per questo) potrebbero contenere idee non piu' valide, perche' superate dalle scoperte successive, e non sono state corrette per conservare la storia di come si e' svolto lo studio. Le parti piu' recenti vanno considerate in continuo corso di aggiornamento.
Quindi il testo non va letto come un libro ma come un diario del lavoro di studio, che si sta svolgendo e le parti valide sono soprattutto quelle degli ultimi giorni.
Lo studio e' fatto da un fisico, senza competenze specifiche in medicina e virologia, che ha sentito l'obbligo morale che impone a chiunque possa portare un contributo di farsi avanti. Quello che dovrebbe rendere lecito un tale intervento e' la capacita' che hanno i fisici di estrarre dai dati tutte le informazioni nascoste, che altri non riescono a vedere. Cosi' possono fare scoperte che poi, per essere vere, devono essere convalidate sperimentalmente (metodo scientifico, Galileo Galilei 1564-1642).
Quanto scritto riporta solo le idee personali dell'autore, senza nessuna pretesa di oggettivita', e sono dirette ad un pubblico maggiorenne, non impressionabile e non specialistico (anche se credo che gli specialisti non disdegnino di leggerlo per i vari argomenti di ricerca trattati sull'epidemia Covid-19) ed intende fornire ai lettori alcune informazioni utili per ridurre i rischi di contagio: siamo infatti convinti che molti contagi avvengono per impreparazione e potrebbero facilmente essere evitati se si fosse un po' piu' informati su come i contagi avvengono.
Il Covid-19 e' una brutta malattia e parlarne puo' creare angoscia e ferire le persone piu' sensibili, per cui ne sconsigliamo la lettura a queste persone.
In genere non e' piacevole leggere per imparare: in questa lettura pero' e' proprio il caso di fare un piccolo sforzo, perche' potrebbe essere in gioco la salute (se non addirittura la pelle!).
Il nostro consiglio al lettore e' di appuntarsi le cose che non sapeva o che ritiene particolarmente utili per farne poi un buon uso personale.
Le informazioni presentate sono state raccolte dall'autore da organi di stampa perche' ritenute utili allo scopo di aiutare a proteggersi dal virus.
Nella lettura tenete presenti le date indicate, perche' i vari brani sono stati pubblicati cronologicamente in giorni successivi, mentre l'epidemia si andava estendendo ed ogni brano riporta i commenti relativi a quel particolare momento dell'evoluzione dell'epidemia.
E' facolta' e responsabilita' del lettore avvalersi o diffondere le indicazioni qui' fornite.

INDICE CRONOLOGICO: (Clicca per accedere, Indietro per tornare qui')
  1. CONCLUSIONI PRELIMINARI (19 dicembre 2020)
  2. Come si sviluppa un'epidemia
  3. L'epidemia Covid-19
  4. Come limitare i contagi
  5. ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19 (dal 17/11/2021 in poi)
  6. ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19 (ad oggi)   INIZIO

    IN EVIDENZA:
  7. SORPRESA: CI SONO DUE DIVERSE COMPONENTI NELLA DISCESA DEI CONTAGI (30 novembre 2020)
  8. RAGGIUNGIMENTO DELL'IMMUNITA' DI GREGGE (2 dicembre 2020)
  9. IPOTESI IMMUNITA' DI GREGGE: QUANTI SONO GIA' IMMUNIZZATI ? (3 dicembre 2020)
  10. EFFETTO DELLA RIAPERTURA DEL PIEMONTE IN ZONA ARANCIONE (4 dicembre 2020)
  11. EFFETTO DELLA RIAPERTURA DI ALTRE 9 REGIONI (5 dicembre 2020)
  12. IL MIRACOLO FORSE MANCATO DEI VACCINI (5 dicembre 2020)
  13. QUANDO   CI   SARA' LA TERZA ONDATA   ?   (14 dicembre 2020)
  14. CONCLUSIONE PRELIMINARE IMPORTANTE   (15 dicembre 2020)   IMPORTANTE
  15. LA SECONDA ONDATA DELL'EPIDEMIA IN PIEMONTE (22 dicembre 2020)
  16. DUBBI SULLA REALE SIGNIFICATIVITA' DEI DATI (22 dicembre 2020)
  17. LA VARIANTE ITALIANA DEL SARS-COV-2 (23 dicembre 2020)
  18. STUDIO INIZIALE DELLA VARIANTE ITALIANA DEL VIRUS (24 dicembre 2020)   NOVITA'
  19. STUDIO COMPLETO DELLA VARIANTE ITALIANA DEL VIRUS (29 dicembre 2020)   RECENTE
  20. UN'IDEA ORIGINALE SUL VIRUS (31 dicembre 2020)   ORIGINALE


  CONCLUSIONI PRELIMINARI:     (19 dicembre 2020)
Anticipiamo una sintesi dei risultati piu' importanti, per risparmiarvi di cercarli in un testo ormai diventato piuttosto lungo.
  1. L'ANNUNCIO DEL NUOVO VIRUS:   (28 dicembre 2020)
    Ho appreso ora dal sito di TGCOM24, che persone piu' qualificate di me, come il presidente della Societa' Italiana di Virologia Arnaldo Caruso, hanno annunciato la presenza in Italia di una "variante italiana" del virus molto simile alla famigerata variante inglese, che circola da agosto in Italia.
    Questo costituisce una verifica sperimentale, per me sufficiente, della nostra ipotesi, dedotta dalle peculiarita' riscontrate nelle curve dei contagi studiate in questo lavoro: l'esistenza di una variante italiana del virus da noi scoperta fin dal 30/11.
    Sostituiro' tutti i condizionali da me usati quando parlavo del nuovo virus con degli indicativi, che avevo timore di usare per non creare allarme nei miei lettori (parlavo solo di componente a guarigione rapida in 6 giorni del Sars-CoV-2 invece di una variante del virus, di cui ho cominciato a parlare piu' chiaramente solo dopo il 21/12).
    Sono pienamente convinto che quelle particolarita' da me riscontrate nei dati sono effettivamente la manifestazione della presenza di un nuovo virus, dalle caratteristiche che potrebbero essere anche peggiori del Sars-CoV-2. Lo sapremo dopo l'Epifania o forse anche prima, osservando se la zona rossa nazionale disposta dal 24 dicembre riuscira' a far sparire i picchi, rimasti dopo la fine del ciclo del Sars-CoV-2 nel grafico del Piemonte degli ultimi due mesi. Se questo accadesse, ci permetterebbe almeno di poterne controllare la diffusione.
    "Stay tuned", perche' potrete capire molte altre cose di questo nuovo virus, anche quelle spiacevoli perche' purtroppo ci sono, che comincero' a pubblicare da domani nello STUDIO COMPLETO DEL NUOVO VIRUS.
    Dobbiamo conoscerlo se vogliamo venirne fuori presto e bene !

  2. UNA CURIOSITA' SULLA VARIANTE INGLESE DEL VIRUS: (21 dicembre 2020)
    L'esistenza nelle infezioni da Sars-CoV-2 in Italia di una componente di guarigione rapida (in soli 6 giorni invece di 30) presenta delle proprieta' dell'infezione sorprendentemente simili a quelle della variante inglese del virus, comunicate dal premier britannico contemporaneamente con l'annuncio del lockdown di Natale in UK. Ci e' venuto spontaneo allora confrontare queste proprieta'.

  3. L'IDEA DELLA VARIANTE ITALIANA DEL VIRUS:   (23 dicembre 2020)   Vedi lo STUDIO IN CORSO
      NOVITA':   Studiando i picchi periodici, che compaiono tutti numerati in rosso nel grafico di tutta Italia (tutti i lunedi'), abbiamo raggiunto la convinzione che sono l'evidenza empirica della presenza di una NUOVA VARIANTE ITALIANA del Sars-CoV-2 (in quanto compare nei test di ricerca di questo virus), che per ora e' solo una previsione ancora da scoprire sperimentalmente, ma che costituisce la spiegazione perfetta per tante di particolarita' rilevate nelle curve dei contagi, che altrimenti non si riescono a comprendere (cliccando, potete vedere le motivazioni di questa affermazione).
    Questa ipotesi potrebbe essere preoccupante, perche' il breve tempo di guarigione osservato (6 giorni) quintuplica i contagi (facendo cosi' apparire questa variante del virus 5 volte piu' contagiosa), ma potrebbe quintuplicare anche le immunizzazioni e cosi' il suo effetto potrebbe anche essere positivo, in assenza di seri danni all'organismo delle persone infettate (da accertare). Purtroppo pero' finora sembra che la durata dell'immunizzazione non superi un mese.
    Se fosse una variante del Sars-CoV-2, gli anticorpi dell'uno potrebbero proteggere anche dall'altro virus (l'immunita' acquisita e' secondo noi la causa della decrescita della curva dei contagi del Sars-CoV-2 e quella che poi rende inutili le restrizioni (nella fase di decrescita della curva), come abbiamo verificato essere di fatto accaduto ora in Piemonte.
    In questo caso, al termine dell'ondata epidemica, cioe' ADESSO, dovremmo avere gran parte della popolazione immunizzata (per 8 mesi, secondo la Monash University di Melbourne per i guariti, forse meno per gli infettati asintomatici), e quindi senza bisogno di VACCINI e tanto meno di ZONE ROSSE per un tempo certamente non breve.
    L'entita' del problema che stiamo affrontando e che ci ha indotto ad ipotizzare l'esistenza di un NUOVO VIRUS e' evidente in questo grafico del Piemonte degli ultimi due mesi. Il problema attuale sono i picchi, rimasti dopo la fine del ciclo del Sars-CoV-2.
    Contiamo che, con le restrizioni della zona rossa, nei prossimi giorni i picchi si possano ridurre fino a sparire (altrimenti saremo nei guai).
    Noi continueremo a riportare tutto quanto impariamo su questo nuovo virus quotidianamente.
    Questa variante pero' potrebbe non essere una nuova minaccia ma addirittura un aiuto, anche per le vaccinazioni, se aiutasse a creare immunita'.
    Soprattutto se questa variante del virus producesse pochi danni all'organismo: trattandosi di coronavirus, potrebbe anche essere come il raffreddore (se siamo fortunati). Allora nessuno chiuderebbe le frontiere con l'Italia e, come paradosso, potrebbero addirittura venire apposta per prenderselo, come una forma di vaccinazione naturale gratuita!

  4. COSA VOGLIAMO CHE ACCADA:   (28 dicembre 2020)  
    Il problema che dev'essere risolto e' la presenza dei picchi che ci hanno indotto ad ipotizzare l'esistenza di un NUOVO VIRUS dal grafico del Piemonte.
    Questi picchi continuano a persistere in Piemonte, sempre con la stessa ampiezza dell'1.5% negli ultimi 30 giorni malgrado le restrizioni in atto (zona arancione e rossa).
    Ci aspettiamo che i picchi scompaiano con la zona rossa nazionale che dura fino all' Epifania. Stiamo a vedere.

  5. IL FONDO DEGLI ASINTOMATICI: L'epidemia e' iniziata ai primi di ottobre, partendo da un livello iniziale di contagi intorno a 3% della popolazione. Questo era un livello di fondo naturale dei contagi che abbiamo attribuito alla presenza di una moltitudine di persone infette ed asintomatiche, presenti ed anche misurate d'estate, con percentuali sulla popolazione dell'1% a luglio, 2% in agosto e del 3% a settembre. Essendo sempre presente questo fondo di contagi (12 mesi all'anno), le curve che grafichiamo non arriveranno mai a zero ma si appiattiranno su questo livello di fondo per ora impossibile da azzerare.
    Nel presente articolo questa presenza l'abbiamo attribuita all' epidemia degli asintomatici (sempre presente, anche se invisibile, costituita dall'equilibrio dinamico continuo tra persone che si infettano inconsapevolmente senza sintomi e asintomatici che smettono di esserlo perche' guariscono).

  6. LA SECONDA ONDATA: L'ondata epidemica mostrata nella curva dei contagi del Piemonte inizia a crescere, arriva ad un picco e poi scende, fino ad arrivare al livello del fondo degli asintomatici, da cui era partita, e si appiattisce a quel livello (dov'e' ora).
    E' chiaro perche' la curva e' salita: l'arrivo del freddo ha prolungato il tempo in cui i virus rimangono attivi nell'ambiente (cioe' in grado di contagiare) aumentando cosi' l'esposizione della popolazione al contagio.
    E' meno chiaro perche' poi la curva sia scesa a zero (che e' il livello del fondo degli asintomatici: 1.5% in Piemonte).
    Certo non sono state le varie restrizioni, che sono state adottate 15 giorni dopo che la discesa era gia' iniziata (nel grafico , in cui ogni colonnina e' un giorno, sono indicate le date d'inizio delle zone rossa ed arancione del Piemonte).
    Noi crediamo di aver capito la causa della discesa, che e' naturale.
    In entrambi i grafici esaminati in questo lavoro sono presenti dei picchi di contagi che appaioni periodicamente ogni 7 giorni, in cui la curva dei contagi prima sale in 2 giorni e poi ridiscende in 4 giorni, sicuramente per guarigioni delle persone infettate piuttosto rapide, in soli 6 giorni (quando le infezioni normali e quelle ospedalizzate richiedono circa 30 giorni per guarire).
    Questo tempo di guarigione di soli 6 giorni invece di 30 gioca un ruolo cruciale nello sviluppo dell'epidemia, perche' favorisce un avvicendamento 5 volte maggiore degli infettati, che poi rimangono immunizzati per un tempo abbastanza lungo.
    Quindi se l'epidemia dura un mese, con un valor medio dei contagi del 10%, non abbiamo il 10% di immunizzati ma un numero 5 volte maggiore, il 50%.
    Siccome l'epidemia e' iniziata ai primi di ottobre e sta ancora durando a Natale, si capisce bene perche' la curva dei contagi sia scesa: semplicemente la curva e' scesa perche' i virus hanno avuto sempre piu' difficolta' a trovare persone che NON siano state immunizzate da una precedente infezione.

  7. L'IMMUNITA' DI GREGGE: Questo risultato fa capire che con il Covid-19 l'immunita' di gregge si raggiugerebbe presto ma sarebbe solo temporanea, perche' le persone immunizzate (anche con un vaccino) perderebbero abbastanza presto la loro immunita' e se non faranno tutti il richiamo del vaccino in tempo utile, ci sarebbero sempre persone infettabili, con grande soddisfazione dei virus Sars-CoV-2.

  8. CONFRONTO CON LA "SPAGNOLA" DI UN SECOLO FA: Se le nostre deduzioni sono giuste, tra un mese in Piemonte non s'infettera' quasi piu' nessuno ma non per sempre, come accadde invece per l'influenza "Spagnola" un secolo fa (che per questo scomparve, per l'immunita' permanente).
    Purtroppo abbiamo informazioni che pazienti, gia' contagiati da Covid-19 e poi guariti, si sono reinfettati qualche mese dopo.
    Questo significa che per la forma e le loro proprieta', gli anticorpi del Sars-CoV-2 non attribuiscono un'immunita' permanente ma vengono smaltiti, sia pur lentamente, dall'organismo, cosicche' l'immunita' acquisita con l'infezione scompare dopo qualche mese.
    Questo renderebbe il Covid-19 un'infezione molto peggiore della Spagnola, perche' sarebbe in grado di provocare epidemie ricorrenti (ogni 8 mesi, secondo la durata dell'immunita' stimata dalla Monash University di Melbourne), in una popolazione che non riuscirebbe mai ad ottenere un'immunita' permanente, neanche con i vaccini, perche' sarebbe troppo difficile in un tempo inferiore a otto mesi riuscire a ripetere tutte le vaccinazioni su cosi' tante persone in tempo utile.
    Questo virus sembra avere tutte le caratteristiche di una "tempesta perfetta".

  9. LA TERZA ONDATA DI COVID-19: Per quanto detto finora, la terza ondata secondo noi non dovrebbe esserci nei prossimi sette mesi, poi dovrebbe salvarci l'estate e nell'inverno successivo la vaccinazione, se sara' fatta al momento giusto (troppo presto non va bene, soprattutto se si e' positivi al test sierologico).
    Ci rendiamo conto di essere in minoranza, se non soli, a sostenere che i contagi stanno scendendo perche' le persone infettate, che risultano ora immunizzate, sono gia' moltissime ed in numero crescente finche' l'epidemia e' in atto, grazie a quel tempo di guarigione di soli 6 giorni da noi "scoperto", che quintuplica i contagi. La durata dell'immunita' "naturale" e' di 8 mesi (secondo una ricerca della Monash University di Melbourne).
    Non dobbiamo trascurare pero' una reale preoccupazione legata all'efficacia dei vari gradi di immunita', acquisita dalle persone infettate e poi guarite, soprattutto nel periodo del freddo invernale , quando l'intensita' delle cariche virali presenti nell'ambiente aumenta. Nei prossimi mesi invernali ci sara' percio' un confronto tra queste cariche virali piu' contagiose e la protezione dell'immunita' naturale conseguente all'infezione (ma vale anche per l'immunita' da vaccinazione), che ci aspettiamo possa variare da persona a persona.
    E' una bella lotta, speriamo che non vinca il virus!

  10. INUTILITA' DELLE RESTRIZIONI. Possiamo spiegare anche quest'altro risultato sorprendente , trovato con misurazioni sui dati e non con congetture: il numero di contagi extra generati dagli assembramenti conseguenti alla riapertura del Piemonte in zona arancione NON hanno prodotto alcun contagio in piu' per ben 15 giorni dopo la riapertura. Secondo noi questo fatto e' dovuto all'immunizzazione che ha reso inutili le chiusure: quando di persone contagiabili ce ne sono poche, e' inutile chiudere le attivita' economiche per tenere le persone distanti, perche' il risultato e' trascurabile (ma i costi no).
    Il risultato sarebbe MOLTO diverso se la chiusura venisse fatta quando l'epidemia e' in fase crescente, perche' allora di persone infettabili ce ne sarebbero molte ed il distanziamento prodotto dalla chiusura impedirebbe alla curva dei contagi di salire e si salverebbero molte vite umane.
    Per questo motivo, se siamo nel giusto, in Piemonte sarebbe inutile procedere ad ulteriori restrizioni nel periodo natalizio, perche' la maggior parte della popolazione e' stata gia' temporaneamente vaccinata, con un vaccino efficientissimo: il Sars-CoV-2.
    Non sappiamo se questo risultato possa essere esteso anche ad altre regioni ma la nostra analisi, fatta su una regione pilota, il Piemonte (con dati non inquinati da altre regioni), potrebbe essere facilmente ed in breve tempo ripetuta per qualsiasi altra regione d'Italia, usando i dati gia' esistenti. Ovviamente i tecnici possono fornire pareri diversi ma in un paio di settimane si capira' chi ha ragione; intanto e' responsabilita' dei governanti ascoltare scienziati e tecnici per cercare poi di fare le scelte migliori.
    Avendo citato il Sars-CoV-2 come vaccino efficientissimo, non vogliamo rischiare di essere fraintesi percio' chiariamo bene una cosa: chi s'infetta subisce dei danni permanenti all'organismo, perche' i virus distruggono le cellule umane usate per replicarsi ed i tessuti umani interessati perdono per sempre le loro funzionalita' e rimangono solo tessuti cicatriziali inerti. Percio' e' assolutamente meglio non infettarsi.

  11. IL NOSTRO PARERE SULLE RESTRIZIONI DI "NATALE":   (23 dicembre 2020)
    Le seguenti ragioni ci inducono a non valutare positivamente le onerose restrizioni adottate dal Governo per il periodo tra Natale e la Befana:
    • I livelli dei contagi che abbiamo esaminato sono quelli nel grafico del Piemonte e nel grafico di tutta Italia , per le altre regioni non esprimiamo giudizi.
      In questi giorni di dicembre le curve dei contagi sono scese molto, essendo nella fase finale della seconda ondata, e mostrano di restare stabilmente vicine ai loro livelli minimi di fondo , che sono i livelli indicati con linee verdi nei grafici e che abbiamo attribuito ai contagi prodotti dall'epidemia invisibile degli asintomatici.
      Ci sono due cause che inducono a prendere decisioni sbagliate:
      1. Osservare il numero dei decessi e' sbagliato, perche' le restrizioni intervengono sul livello di contagi attuale e non su quello che ha provocato quei decessi (di un mese prima): il passato e' ormai passato e non si puo' fare nulla.
      2. Osservare l'indice di trasmissibilita Rt, che corrisponde alla pendenza della curva (il coefficiente angolare della retta tangente), e' sbagliato perche', quando la curva si appiattisce sulla retta (verde) del fondo degli asintomatici, le fluttuazioni naturali dei dati influenzano in modo eccessivo il calcolo di Rt (da un punto all'altro la pendenza sembra "ballare" molto) e se si media troppo si perde sensibilita'. Si deve anche e soprattutto valutare il livello assoluto dei contagi (cioe' l'ordinata).
      Sentiamo dire in TV, anche da persone importanti per il ruolo che rivestono, che e' meglio mantenere la "guardia alta", perche' i decessi sono troppi o perche' Rt sta risalendo. Dovrebbe essere chiaro ora perche' non sono criteri corretti per decidere sulle restrizioni.
      Malgrado i numerosi affollamenti della gente nei negozi per gli acquisti di Natale, prima della chiusura in zona rossa non sembrano essersi registrati aumenti di contagi degni di rilievo (basta guardare gli ultimi punti a destra nei due grafici,
      Con tutto quel caos di assembramenti NON c'e' stato alcun incremento dei contagi significativo.
      La curva del Piemonte e' gia' ai minimi ed i sacrifici che comportera' la zona rossa dovrebbero servire almeno ad abbassare ulteriormente questi livelli gia' minimi (quindi si potrebbe guadagnare poco, a fronte di grossi oneri sociali ed economici).
      Il livello apparente del fondo , che e' di 9.5% nel grafico di tutta Italia appare troppo alto per essere dovuto agli asintomatici ma risulta alto per un' anomalia nei dati forniti, che andra' corretta dal Ministero della Salute (non ci disturba pero' nel lavoro sui dati relativi, come facciamo noi).
    • La zona rossa e poi quella arancione del Piemonte sono servite a poco, perche' la diminuzione dei contagi che si vede nella curva del Piemonte era cominciata gia' 15 giorni PRIMA della chiusura "rossa" e non sembra aver subito poi alcun miglioramento dopo la chiusura.
      Che alla riapertura arancione non c'e' stato alcun peggioramento in termini di incremento dei contagi e' stato anche dimostrato numericamente e si puo' percio' concludere che le restrizioni in Piemonte non sono servite a diminuire i contagi in modo apprezzabile.
      Abbiamo anche spiegato le cause di questo insuccesso, che ora si sta per ripetere con le restrizioni di Natale in Piemonte e probabilmente anche in molte altre regioni d'Italia (per sapere quali basta osservare le relative curve dei contagi).
      Infatti dall'andamento della curva dei contagi in tutta Italia , che si e' appiattita anch'essa sul "livello di fondo", abbiamo l'impressione che lo stesso discorso possa essere vero anche per molte altre regioni d'Italia.
    Per essere chiari, esagerando ma solo un po', riteniamo che i contagi gia' stanno allo zero, che e' il fondo degli asintomatici, e percio' non ci dovrebbe essere alcuna possibilita' di abbassare ulteriormente il numero dei contagi gia' basso (in quasi tutte le regioni, basta controllare) e quindi restrizioni e zone rosse ora NON servono.
    Per la durata di un mese dopo la conclusione di un'"ondata" epidemica, come ora, si potrebbe anche riaprire TUTTO, ma senza "libera tutti" cioe' continuando a mantenere le giuste cautele, tra cui l'uso delle mascherine (perche' ci sono anche gli altri virus, come l'influenza), e monitorando scrupolosamente l'eventuale comparsa di nuove varianti del virus, che potrebbero avviare una loro diversa ondata epidemica.
    La curva dei contagi da una risposta abbastanza "pronta": in 2 o 3 giorni, se le cose vanno male in una regione, si dovrebbero veder salire i contagi, per cui i danni di possibili errori potrebbero essere limitati.

  12. RIDUZIONE DEL NUMERO DI TAMPONI ESEGUITI:   (28 dicembre 2020 e 11 gennaio 2021)  
    In TV abbiamo sentito oggi manifestare delusione per la diminuzione del numero di tamponi eseguiti, perche' all'estero ne fanno di piu'.
    Quando si tracciavano i contatti delle persone trovate positive al tampone, ho sempre scritto in questo lavoro che piu' test si facevano e meglio era.
    Poi non si e' piu' riusciti a seguire questi tracciamenti e suppongo che da allora i dati sono stati raccolti solo per essere analizzati dagli esperti.
    Se le cose stanno cosi', dovete sapere che nelle procedure sperimentali si incrementa il numero di dati raccolti ma solo fino a raggiungere un errore statistico accettabile, perche' andare oltre non sarebbe giustificato.
    Nella teoria degli errori in condisioni normali l'errore statistico su un dato numerico misurato e' la radice quadrata di quel numero: cioe' se i tamponi positivi sono 900 l'errore standard e' 30 (quindi il 3%); ma se si decuplica il lavoro per arrivare a 10000 l'errore diventa 100 (ovvero 1% che e' solo 3 volte minore, a fronte di un lavoro 10 volte maggiore).
    Questo significa che oltre un certo numero non conviene piu' spingersi, perche' il dato misurato ormai e' gia' ben definito (cioe' l'errore percentuale e' sufficientemente piccolo).
    Se oggi vediamo che il numero di tamponi e' in diminuzione, non e' un segnale di rilassatezza di chi fa le misure ma un segno che si stanno ottimizzando gli sforzi e le procedure (dato che non si fanno piu' i tracciamenti con gli umani e nemmeno in automatico con gli smartphone, perche' una vecchia legge sulla Privacy purtroppo non lo consente).
    Per fare un esempio, oggi in Piemonte su 30303 tamponi analizzati i positivi sono stati 313, con errore pari alla radice quadrata di 313 che e' 17.7, quindi (valor vero 313 piu' o meno 18, al 68% di probabilita') con un errore relativo del 5.7% che e' ACCETTABILE (i possibili errori sistematici, non considerati, ci sono ma in genere agiscono sempre nello stesso verso).
I dati raccolti devono pero' essere significativi in ogni regione, per cui non deve accadere che in un giorno (11/1) si abbiano i seguenti risultati:
REGIONE ATTUALI INCREMENTO ERRORE STAT. PERCENTUALE STATO
EMILIA R.614661942442%OK
LAZIO788811254353%OK
PUGLIA54933622254%OK
LIGURIA5082226157%OK
UMBRIA427249714%NO
MOLISE121025520%NO
Gli errori statistici in percentuale minore del 10% sono accettabili, quelli maggiori no se i tamponi possono essere aumentati di numero senza problemi.
Quindi nel caso considerato (11/1) Umbria e Molise avrebbero dovuto fare piu' tamponi.
Non cosi' Emilia e Lazio che ne avrebbero potuti fare anche di meno, senza perdere molto in precisione della misura.
Ripetiamo che questo e' vero solo se non viene fatto il tracciamento dei positivi per individuare gli altri contagiati, come sembra stia accadendo ora, altrimenti piu' tamponi si fanno e meglio e'.


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SEGUONO VARI COMMENTI INSERITI CRONOLOGICAMENTE (quelli piu' vecchi possono anche essere non piu' validi).

CHIARIMENTO SUL SIGNIFICATO DEI DATI: (31 ottobre 2020)
Questo lavoro e' basato sui dati forniti dal Ministero della Salute, e denominati come il numero dei nuovi contagi e come tali sono considerati da tutti.
Noi pero' crediamo che questi numeri, se si riferiscono a test fatti su un numero grande di tamponi di persone prese a caso e sparse sul territorio nazionale, non siano dei nuovi contagi ma siano invece una determinazione a campione della quantita' di persone infette esistenti in Italia, per il 96% circa asintomatiche.
Questi dati potrebbero essere considerati in buona approssimazione come dei nuovi contagi, se tutti gli asintomatici infettati guarissero in pochi giorni ma a noi non risulta che sia cosi': abbiamo notizia che il calciatore Ronaldo e' guarito dopo 20 giorni dal contagio. Crediamo anche che ci sia un grande numero di asintomatici cronici che non guariscono in tempi brevi (puo' accadere quando i virus riescano ad insediarsi in aree del corpo poco vascolarizzate, come le terminazioni nervose, per esempio) per restarci a lungo. Crediamo anche che siano tanti (milioni) e che siano proprio questi infettati cronici, che permettono al virus di superare il periodo estivo, ospitato in queste persone asintomatiche, per poi comparire nuovamente in forma patogena in autunno.
In conseguenza di cio' preferiamo considerare i dati forniti dal Ministero della Salute non come nuovi contagi ma come una determinazione a campione del numero totale di infetti esistenti in Italia, per cui se su 100.000 test trovo 10.000 positivi (il 10%) posso ritenere che in quel momento in Italia, sui suoi 60 milioni di abitanti, ci siano 6 milioni di persone infette.
Preferiremo percio' parlare non di "nuovi contagi" (anche se talora non disdegneremo di usare questa dizione fornita dalla fonte dei dati, se non comporta errori), ma di "persone contagiate" o "infette" (che non e' detto che siano "nuovi contagi").
In seguito vedremo che dovremo tenere conto di questa differenza perche' comporta anche delle diversita' nell'analisi dei dati.

INFORMAZIONE: Nell'altro lavoro presente su questo sito abbiamo usato i dati dei decessi perche' piu' affidabili, anche se ritardati di circa un mese rispetto al momento del contagio, e quindi piu' adatti all'oggetto di quella ricerca.
Il lavoro attuale invece punta a valutare l'efficacia dei provvedimenti di contenimento dei contagi e quindi e' molto importante la prontezza della risposta dei dati rispetto al momento in cui il provvedimento e' entrato in vigore.
Questa e' la ragione per cui il presente lavoro utilizza i dati piu' aleatori dei contagi giornalieri, invece di quelli dei ricoveri o dei decessi: e' per avere una risposta poco ritardata (solo 2 o 3 giorni) rispetto al momento del rilevamento contagio.


COME SI SVILUPPA UN'EPIDEMIA (piu' la conosci e meglio la eviti)
Un virus non e' un organismo vivente come e' una cellula. Una cellula, il materiale organico elementare della vita, puo' riprodursi autonomamente creando un'altra cellula identica a se stessa mediante un complesso meccanismo biochimico che e' in grado di seguire la "programmazione" indicata nella sequenza di materiale organico (geni) presenti in una particolare macromolecola presente nella cellula, chiamata RNA messaggero, perche' e' creata come una copia del DNA e trasporta cosi' tutte le informazioni genetiche presenti nel DNA.
Se il virus riesce ad introdurre la propria molecola RNA in una cellula vivente questo meccanismo biochimico della cellula infettata entra ugualmente in funzione ma seguendo la "programmazione" contenuta nell'RNA virale invece di quello della cellula, che e' cosi' obbligata a creare non una cellula ma una copia del virus.
E' questo il meccanismo usato dai virus Covid-19 per moltiplicarsi: per "sopravvivere" ha bisogno di essere ospitato da un essere umano, che lui sfrutta per moltiplicarsi; ma ha poco tempo (poche ore o giorni) per riuscire ad entrare nel corpo umano (da naso, bocca o occhi) perche' quando e' nell'ambiente esterno i vari agenti fisici e chimici (temperatura, sostanze chimiche, ecc.) gli procurano molti danni che ne compromettono la capacita' di infettare: e' come se gli si spuntassero gli aculei con cui riesce ad iniettare l'RNA nelle cellule.
Il virus continua cosi' ad esistere perche' gli umani infettati sono delle fabbriche ambulanti dei virus e li spargono nell'ambiente, dove ogni virus rilasciato cerca un altro umano da infettare prima che si esaurisca quel poco tempo in cui rimane attivo nell'ambiente.
Gli umani infettati piu' efficaci per la diffusione dei virus sono gli asintomatici perche' circolano normalmente, senza particolari precauzioni, essendo inconsapevoli di essere dei propagatori dell'infezione. Tra questi "asintomatici" ci potrebbero essere molti giovani, in quanto i giovani, una volta infettati, sembra manifestino sintomi piu' lievi e quindi non pensano di essere malati di Covid-19 ma di avere un normale malanno passeggero e possono anche uscire di casa. Accade cosi' che altre persone si trovano ad essere esposte all'infezione soprattutto se si trovano a frequentare con leggerezza amici in gruppo o in "movide", inconsapevoli di correre rischi cosi' gravi. Per quantificare questo rischio citiamo il caso di un giovane coreano del sud di 29 anni che un una sola serata, girando per i bar, ha infettato ben 50 ignari frequentatori di quei bar.

L'EPIDEMIA:
Se una persona contagiata ne infetta altre e queste poi a loro volta ne infettano altre ancora, con il passare del tempo il numero dei contagiati cresce con una progressione che puo' risultare esponenziale, se mediamente ogni persona infetta ne contagia piu' di un'altra: e' allora che esplode l'epidemia.
Il livello di trasmissibilita' si misura con un numero (R0=numero di persone mediamente contagiate da una persona infetta), che dev'essere maggiore di 1 perche' l'epidemia si possa sviluppare. Allora ogni virus che riesce a raggiungere ed infettare una persona produce una distinta catena di contagi che contribuisce a portare il suo contributo esponenziale al totale delle persone infettate. La curva reale del totale delle persone contagiate risulta dalla somma di tutti questi contributi esponenziali ed ha anch'essa un andamento crescente in modo esponenziale.
Se non ci sono limiti alla diffusione del contagio, la curva del totale degli infettati cresce sempre piu' finche' tutta la popolazione risulta infettata (milioni di persone).
Il fattore Rt, che misura l'intensita' del contagio, dipende dalle condizioni ambientali. Se queste favoriscono il propagarsi dell'epidemia (affollamento, temperatura bassa gradita al virus, ecc.) Rt puo' raggiungere valori superiori a 1 ed allora il numero degli infettati diverge, cioe' "esplode" l'epidemia.
Altrimenti, se le condizioni ambientali NON favoriscono il propagarsi dell'epidemia (per esempio con il "lockdown" della popolazione), questo non accade e Rt rimane inferiore a 1; cosi' il virus, pur presente nell'ambiente, non si diffonde a sufficienza per alimentare lo sviluppo dell'epidemia con nuovi contagi.
E' un fenomeno che noi conosciamo bene con la malattia influenzale che chiamiamo stagionale perche' d'inverno trova le condizioni ambientali che ne favoriscono la diffusione, raggiungendo cosi' un potere di contagiosita' con Rt superiore a 1: si sviluppa l'epidemia influenzale.
D'estate invece la maggiore temperatura ambientale (che produce danni ai virus mediante le vibrazioni e rotazioni termiche delle molecole) riduce il tempo di permanenza del virus attivo nell'ambiente e quindi il tempo di esposizione della popolazione ai virus: come risultato il fattore Rt scende sotto al valore di 1 (senza bisogno di "lockdown" della popolazione) e l'epidemia influenzale scompare non essendo piu' sufficientemente alimentata dai nuovi contagi (che sono diminuiti).
Pero' questi virus influenzali permangono nell'ambiente anche d'estate, potendosi riprodurre su un minor numero di persone che riescono ad infettare (anche d'estate).
Se i virus nell'ambiente non riuscissero piu' ad infettare nessuno, per esempio perche' tutta la popolazione si e' vaccinata, allora si estinguerebbero (come e' successo per molte malattie ormai scomparse, come il vaiolo). Ci auguriamo che anche il Covid-19 possa fare al piu' presto questa fine!
La pericolosita' del Covid-19 e' molto maggiore di una normale influenza: credo percio' che sia meglio considerata non come un'influenza ma come una polmonite virale, essendo questa la patologia piu' pericolosa e potenzialmente letale che puo' provocare se i virus raggiungono i polmoni. Puo' anche lasciare insufficienza respiratoria perche' le cellule dei polmoni distrutte dal virus non si rigenerano: altro che vantaggio dell'immunita' "di gregge" in tal caso!
A secondo della diversa efficacia del sistema immunitario, alcune persone infettate (quindi contagiose) possono manifestare sintomi cosi' lievi da essere addirittura non percepiti neanche dal soggetto stesso (sono i cosiddetti pazienti "asintomatici"). Sembra che possano essere molto numerosi (i russi hanno trovato un asintomatico per ogni malato con sintomi).
Essendo l'esame diagnostico (il cosiddetto "tampone") piuttosto complesso, perche' riguarda la ricerca in laboratorio della molecola dell' RNA del virus, non e' possibile estenderlo a tutta la popolazione, e quindi e' impossibile arrivare ad identificare tutti i pazienti asintomatici, che rimangono cosi' una mina vagante perche' contagiosi con livello di pericolosita' di contagio non conosciuto.
Il livello costante residuale dei contagi per Covid-19 potra' quantificare a tempi lunghi l'entita' di questa minaccia che terminera' definitivamente, come e' successo per altre epidemie, dopo aver vaccinato tutta la popolazione ma occorreranno crediamo almeno un paio d'anni perche' tutti possano essere vaccinati.



COME LIMITARE I CONTAGI:
Gli accorgimenti qui' raccomandati richiedono buon senso, attenzione costante ed autodisciplina. Il risultato che cosi' si ottiene e' l'addestramento delle persone a vivere e lavorare con un buon livello di sicurezza in un ambiente contaminato dal virus Covid-19.
Per prima cosa si deve capire come puo' accadere che il virus ci infetti.
Alla luce di quanto finora appreso, con buon livello di confidenza, accade questo:

Il virus una volta emesso dal fiato di una persona infetta, resta attivo nell'ambiente solo per un tempo limitato (da qualche ora a pochi giorni). Non e' un organismo vivente che puo' moltiplicarsi se trova le giuste condizioni (come sono germi e batteri) ma e' come un complesso materiale biochimico che ha bisogno di entrare in contatto con le giuste cellule del corpo umano per poterci iniettare il suo RNA (messaggero) e sfruttare cosi' la funzionalita' riproduttiva della nostra cellula per duplicarsi. La cellula umana infettata costruisce cosi' un nuovo virus Covid-19 invece di una cellula umana.
Se tutti noi fossimo capaci di non inalare mai questi virus, lasciandoli sempre nell'ambiente dove sono, in pochi giorni la pandemia si estinguerebbe (ed i virus pure)!
Purtroppo molte persone (tra 20000 e 30000 al giorno oggi in Italia) non riescono ad essere cosi' accorte ma purtroppo si fanno "infettare" inalando il virus e si ammalano con una degenza che e' abbastanza lunga: 3 o 4 settimane a casa o in ospedale (se non peggio).
Vediamo in particolare come puo' avvenire il contagio e perche', se lo si capisce bene, la probabilita' di rimanere contagiati si abbassa molto.
Il virus viene emesso con il fiato di una persona infetta, che puo' anche non avere sintomi e quindi non sapere neanche di essere un propagatore dell'infezione.
Il fiato infetto e' la via di attacco preferita dal virus perche' una volta inalato da una persona sana si puo' insediare nelle cellule del corpo umano che predilige: quelle dell'apparato respiratorio e li' comincia a moltiplicarsi infettando irrimediabilmente l'ospite.
Fortunatamente la pelle umana, se non lesionata, e' una buona corazza che impedisce a questo virus di penetrare all'interno del nostro corpo: gli unici punti di accesso sembrano essere naso, bocca e occhi. Quindi oltre al rischio di infettarsi per inalazione c'e' anche il rischio nel toccarsi il volto con le mani sporche. Questo rischio non e' piccolo perche' i virus emessi con le goccioline di saliva da persone SENZA mascherina (che le puo' trattenere) si depositano sulle varie superfici con cui le vostre mani potrebbero entrare in contatto, anche a distanza di tempo (durante tutto il periodo in cui il virus resta attivo, cioe' da qualche ora a qualche giorno).
E' bene per questo motivo, quando si toccano cose fuori casa, proteggere la mano con fazzoletto o guanti di tipo "usa e getta". Siccome puo' capitare di toccare con le mani qualcosa di infetto (banconote, le mani di un'altra persona, qualcosa toccato dalla cassiera del supermercato, pulsanti di un ascensore o di un POS, maniglie di ogni tipo, ecc.) dovete spesso lavarvi molto bene le mani (anche quando avete i guanti) e cercare di non toccarvi mai gli occhi o il naso quando le mani non sono ben pulite.
Convivere con il virus e' una seccatura ma, se avete capito cosa si puo' fare e cosa non si deve fare, non e' poi cosi' tragico.
Potete vivere tranquilli sapendo che se entrate in contatto con pochi virus molto probabilmente non succede niente perche' il vostro sistema immunitario se ne accorgera' e li fara' fuori.
Attenzione pero': un grosso rischio di rimanere infettati si verificherebbe entrando in contatto con un'elevata carica virale, perche' allora i virus sono troppi ed avranno la meglio loro.
Una carica virale elevata e' nelle microgoccioline di saliva ("droplets" in inglese, del diametro >=5 micrometri che arrivano in aria fino ad un metro) contenute nel fiato di una persona infetta: sembra che con uno sternuto possano essere emessi anche centinaia di milioni di virus!
L'importanza della carica virale e' suffragata anche dall'osservazione che le persone infettate e poi guarite non sembrano essere molto contagiose se diventano nuovamente positive: crediamo che questo accada perche' queste persone, avendo molti anticorpi, emettono un fiato che contiene molti meno virus e le loro microgoccioline di saliva, che sono i vettori dei virus all'esterno, hanno una carica virale modesta.
Quando la carica virale e' modesta i virus si fermano nella gola e non arrivano ai polmoni, cosi' i sintomi sono piu' lievi. Quando questi casi diventano molto numerosi si puo' avere l'impressione che il virus sia diventato meno aggressivo ma secondo noi cosi' non e': questo accade quando con il passare del tempo il numero di persone sieropositive che immettono nell'ambiente microgoccioline di saliva con piccola carica virale e' cresciuto. Sono persone contagiose ma meno di una persona malata, cioe' infetta con sintomi ben evidenti.
Per questo e' importante che tutti usino le mascherine, che possono trattenere queste microscopiche goccioline di saliva.
Le microgoccioline di saliva delle persone infette, che possono essere anche persone senza alcun sintomo (come ciascuno di noi che possiamo essere entrati in contatto con il virus inconsapevolmente); sono pericolose quindi non devono essere inalate e non si deve toccare nulla in cui queste goccioline possono essersi depositate (per esempio mascherine, tavoli, mani, maniglie, vestiti, ecc.).

IMPORTANTE: Il problema dei giovani (e non solo loro)
Un problema abbastanza serio che si sta verificando attualmente in Italia, al termine del lockdown, e' costituito dalle riunioni serali e notturne dei giovani (cosiddette movida) in cui molti di loro amano intrattenersi molto numerosi e vicini tra loro nello stesso luogo.
Da quanto detto finora e' chiaro che questi eventi costituiscono un luogo ideale per la diffusione del contagio e per la nascita di nuovi focolai di contagio difficili da localizzare e delimitare soprattutto nelle grandi citta'.
Questo accade perche' quei giovani non sono consapevoli dei rischi di contagio e del pericolo che fanno correre a tutta la comunita', che potrebbe vedere vanificati tutti i sacrifici fatti nel lockdown per contenere la pandemia.
Chiariamo cosa dovrebbe essere spiegato a questi giovani, perche' evidentemente loro non lo sanno.
Quando dopo un mese o piu' di lockdown il numero di nuovi contagi e' sceso a tal punto che le Autorita' decidono di interrompere il lockdown, non significa affatto che la pandemia e' superata ma solo che le si e' impedito di esplodere esponenzialmente, limitando il numero dei contagi: cio' perche' la gente non circolava ed i virus avevano piu' difficolta' a trovare un umano da infettare per moltiplicarsi.
Ora con la movida non gli pare vero: di nuovo avranno molta facilita' a incontrare delle vittime a loro vicine per tentare di infettarle.
Ma i giovani non se ne curano perche' sono sicuri che A LORO NON SUCCEDE perche' tutti i loro amici scoppiano di salute e quindi i rischi sono solo teorici, non reali. Inoltre hanno la mascherina che li protegge.
Spieghiamo perche' purtroppo NON e' cosi': la mascherina chirurgica non blocca particelle cosi' piccole come i virus che quindi possono essere inalati anche se si ha la mascherina; e' di aiuto solo se ce l'ha la persona infetta.

SITUAZIONE ATTUALE ED IL FUTURO CHE CI ATTENDE (Agosto 2020)
Nella fase finale del lockdown sia i contagi che i decessi sono meno numerosi e tutti hanno la sensazione che il virus si stia attenuando, stia diventando meno aggressivo. Noi crediamo pero' che non sia cosi': il virus e' sempre lo stesso perche' secondo noi lui non cambia in un mese. Crediamo invece che il numero delle persone con anticorpi (sieropositive) aumenti col tempo e, se infettate, queste persone non sviluppano i sintomi della malattia (asintomatici), perche' hanno gli anticorpi che limitano la proliferazione dei virus nel loro corpo.
Ma anche loro rilasciano con il fiato un numero di virus, magari modesto (cioe' con una carica virale ridotta: non centinaia di milioni di virus ma "solo" pochi milioni), che in molti casi e' pero' capace di infettare un'altra persona a loro vicina. Questa nella maggior parte dei casi risultera' anch'essa asintomatica, essendo stata modesta la carica virale infettante.
Si realizza cosi' una vera e propria EPIDEMIA NASCOSTA delle persone asintomatiche che, ospitando permanentemente nel loro corpo i virus, sono come fabbriche ambulanti, inconsapevoli ed ignote a tutti che permettono al virus di rimanere in forma endemica nascosto indefinitamente tra la popolazione per poter poi riemergere periodicamente come epidemia di Covid-19 al verificarsi di almeno una delle seguenti condizioni:
  1. Aumento dell'esposizione della popolazione al virus, per allentamento delle misure di contenimento del contagio (assembramenti, movida, ecc.) o per aumento del tempo in cui il virus rimane attivo nell'ambiente, per condizioni ambientali e di temperatura (bassa) piu' favorevoli alla diffusione del virus.
  2. Abbassamento delle difese immunitarie tra la popolazione (con il freddo o tra gli anziani).

Spieghiamo perche' il virus diventa piu' aggressivo quando fa freddo (d'inverno ma anche nelle celle frigorifere e con l'aria condizionata).
Il virus rimane attivo, cioe' in grado di replicarsi mediante la sintesi pilotata dal suo RNA iniettato nelle cellule umane infettate, per un tempo breve perche' l'agitazione termica delle molecole dell'aria in cui e' immerso gli produce dei danni al meccanismo che usa per iniettare l'RNA nelle cellule umane ed in un tempo che e' tanto piu' breve quanto piu' alta e' la temperatura nell'ambiente che lo circonda perde la capacita' di infettare.
D'estate, quando fa caldo, l'esposizione delle persone ai virus presenti nell'ambiente, perche' emessi dagli asintomatici, si riduce perche' la permanenza dei virus attivi nell'ambiente e' piu' breve.
D'inverno invece i virus permangono piu' a lungo nell'ambiente crescendo di numero per accumulo cosicche' aumenta sia l'esposizione delle persone ai virus attivi che la carica virale a cui si e' esposti. Per questo il rischio di contagio e' maggiore e la vittima invece di diventare asintomatica puo' manifestare la sindrome Covid-19 e contribuire al rischio di epidemia, se il fattore di contagiosita' sale oltre soglia.
Questo e' proprio quello che dobbiamo evitare, per cui da ora in poi non si devono diminuire le misure di prevenzione e si deve avere l'accortezza di indossare una maglia di lana in piu' durante la stagione fredda, per evitare il rischio di indebolimento delle proprie difese immunitarie.
La probabilita' di trovare una persona asintomatica ed infetta tra i vostri amici, apparentemente sanissimi ed anche loro sicuri di esserlo, potrebbe essere non cosi' piccola come voi pensate. Nei luoghi dove si e' lasciato circolare il virus (come in Lombardia) gli infettati asintomatici sono addirittura la meta' della popolazione, come e' emerso dalle indagini fatte con i test sierologici.
Purtroppo sembra che non si sia presa ancora coscienza del problema, per cui si lascia diffondere senza ostacoli l'epidemia degli asintomatici che cosi' diventano sempre piu' numerosi.
Sappiate che prendersi questo virus, anche senza sintomi, e' comunque pericoloso perche' ha mostrato di poter attaccare molti organi umani e puo' cosi' comportare danni in grado di manifestarsi anche tardivamente nella persona infettata. Cio' perche' il virus distrugge le cellule umane quando le usa per riprodursi e nel corpo umano solo le cellule del fegato possono rigenerarsi, tutte le altre no: i danni prodotti dal virus sono percio' permanenti. L'associazione dei pneumologi italiani ha dichiarato che il 30% dei pazienti guariti dal Covid-19 riporta danni respiratori cronici cioe' cicatrici permanenti nei polmoni che restano per tutta la vita (fibrosi). A Milano un diciottenne ha dovuto subire addirittura un trapianto di polmoni, distrutti dal virus.
Allora divertirsi, anche con la movida, va benissimo ma se la gente intorno a voi diventa troppa vi consigliamo di cambiare locale o luogo. Meglio non lasciarsi guidare dal "cosi' fan tutti" ma inserire il cervello!

AGGIORNAMENTO al 30 Agosto 2020:
Assistiamo in questi giorni di fine agosto 2020 ad uno spettacolo sconfortante: giornalisti e, cosa piu' grave, amministratori che si preoccupano della "seconda ondata" dell'epidemia da Sars-CoV-2 mentre nessuno ha ancora capito che, con l'incremento della capacita' diagnostica, stanno osservando semplicemente quella che noi abbiamo chiamato "epidemia degli asintomatici".
Cio' e' reso possibile dal fatto che le temperature ancora alte di fine agosto non permettono nella maggior parte dei casi lo sviluppo della sindrome Covid-19 (la malattia) nelle persone infettate, perche' le cariche virali in gioco sono piu' modeste ed i sistemi immunitari sono piu' efficienti che non in inverno.
Avendo lasciato progredire questa epidemia "secondaria", soprattutto con il rilascio delle precauzioni nel periodo vacanziero, e' normale che le persone positive al test siano molto numerose, come nell'epidemia primaria della scorsa primavera, quando la temperatura piu' bassa permetteva piu' spesso lo sviluppo della sindrome Covid-19 e le terapie intensive erano al collasso.
Ora invece la grande maggioranza delle persone positive al test sono asintomatiche, quindi non deve scattare lo stesso allarme di allora (arrivando addirittura ad ipotizzare un secondo lockdown generalizzato, come ha lasciato intendere per esempio il presidente francese).
Poiche' pensiamo che non si sia ben compresa la differenza tra l'epidemia primaria da Sars-CoV-2 e l'epidemia secondaria (quella degli asintomatici) temiamo che gli amministratori rischino di commettere errori catastrofici per l'economia ed anche per la salute.
Assistiamo per esempio a propositi di fare "uno sforzo immane" per estendere in Italia i test con tamponi agli 8 milioni di studenti, non avendo capito che uno studente puo' essere negativo al test ma poi infettarsi gia' il giorno seguente (fuori della scuola). Il test ha senso per chi si imbarca su un aereo ma non per uno studente che entra a scuola (dato che non si puo' ripetere il test sugli 8 milioni di studenti tutti i giorni!).
Per combattere nel modo migliore questa pandemia e' indispensabile capire il fenomeno e come si sviluppa.
Purtroppo noi crediamo che l'arma risolutiva per eliminare il virus Sars-CoV-2 non sara' il vaccino, scarsamente efficace sulla grande moltitudine di persone infette ma asintomatiche, perche' non riuscira' a stimolare il loro sistema immunitario alla produzione di anticorpi, come accade in una persona sana, e probabilmente queste persone continueranno ad ospitare e diffondere i virus presenti nel loro corpo, se non saranno curate in altro modo.
Occorrera' usare i test per individuare tutte le persone asintomatiche, che inconsapevolmente coltivano colonie di virus nel loro corpo, anche per tempi molto lunghi, e guarirle con anticorpi monoclonali prodotti industrialmente o con un farmaco antivirale specifico che non sono pero' ancora disponibili.
Fino ad allora dovremo convivere con il virus Sars-CoV-2, che rimarra' tra noi nascosto in una moltitudine di persone infette ma asintomatiche, perche' il loro sistema immunitario funziona bene e tiene a bada il virus non consentendogli di sviluppare i sintomi e la sindrome Covid-19.
In altre parole le persone, soprattutto i giovani, se vengono in contatto con il virus, soprattutto in estate quando le cariche virali sono piu' piccole Se in agosto con 100.000 test al giorno riveliamo che il numero di persone infette e' diventato elevato non dobbiamo stupirci piu' di tanto perche' stiamo rivelando la popolazione di asintomatici (si potrebbe fare piu' velocemente ed economicamente a livello epidemiologico con i test sierologici).
Le persone infette ma asintomatiche creano pochi problemi perche' la loro salute e' buona. Che siano tante e' cosa nota: una recente indagine sierologica condotta nelle zone calde della Lombardia ha rivelato che addirittura il 50% delle persone sottoposte al test sarebbe risultata positiva, cioe' entrata in contatto con il virus Sars-CoV-2 (valori molto alti si verificano dove si e' lasciata "correre" molto l'epidemia primaria, com'e' accaduto il Lombardia e molto di piu' oggi negli USA ed in Brasile).
I recenti test eseguiti in tutta Italia con tampone trovano poco piu' dell'1% di persone infette con il virus nel corpo, in massima parte asintomatici.
Gli asintomatici sono persone infette ma che in genere, avendo gli anticorpi attivi, rilasciano cariche virali cosi' modeste da non creare problemi gravi a persone con un sistema immunitario efficiente: tutt'al piu' possono creare un altro asintomatico (per questo abbiamo chiamato il fenomeno "epidemia degli asintomatici": ognuno per contagio puo' crearne altri).
Certamente per debellare il virus dovremo ridurre il numero degli asintomatici con i giusti farmaci che verranno. Ma il fatto che si rilevi ora che gli asintomatici sono numerosi o in crescita non deve essere essere confuso con la vera emergenza dell'epidemia primaria, quella della primavera 2020, che era un'epidemia di persone malate della sindrome Covid-19 e non soltanto infettate dal virus Sars-CoV-2, com'e' oggi (che e' ancora estate; d'inverno potrebbe essere diverso anche se noi speriamo proprio di no).
Quindi ci sembrano semplicemente manifestazioni di scarsa comprensione del fenomeno tutte le preoccupazioni che portano alcune persone, anche molto importanti per le decisioni da prendere, a paventare addirittura dei nuovi lockdown generalizzati per combattere la crescita del numero degli infettati, che per ora sono in massima parte solo degli asintomatici.
Oserei dire che i test con tampone sono sprecati se servono a rivelare gli asintomatici, perche' non possiamo curarli senza i giusti mezzi (come per esempio gli anticorpi monoclonali) e per controllarne statisticamente il numero credo che bastino i piu' semplici test sierologici. Quindi il vero problema non e' quello di incrementare i test con tampone ma di investire per produrre il prima possibile i giusti farmaci o anticorpi monoclonali per guarire gli asintomatici, che sono la causa della persistenza del virus nell'ambiente.
Tutti devono intanto continuare a mantenere sempre attive tutte le precauzioni volte a prevenire i contagi per impedire che l'epidemia degli asintomatici possa progredire aumentando il loro numero. Cio' almeno fino all'arrivo dei farmaci antivirali che ci permettano di eliminare i virus dal loro corpo.
Dobbiamo percio' adoperarci a far comprendere alla popolazione la nuova realta' del mondo in cui ci si trova a vivere, anche se non piace loro e preferirebbero ignorare il problema. Mettere la testa nel buco come gli struzzi per non vedere e' sbagliato e porta a far estendere l'epidemia degli asintomatici e quindi il rischio sanitario di epidemia primaria, che ritornera' nel periodo invernale, quando l'esposizione della popolazione al virus sara' maggiore (per la maggiore persistenza dei virus attivi nell'ambiente, con il conseguente accrescimento per accumulo delle cariche virali soprattutto in locali chiusi e poco aerati) e le difese immunitarie saranno minori.
Se la popolazione capisce allora abbiamo piu' speranze di contenere l'espansione dell'epidemia degli asintomatici, che sono persone normali che sembrano star bene ma che in realta' possono talora trasmettere l'infezione.
In attesa che la Ricerca risolva definitivamente il problema dobbiamo tutti adoperarci, con i giusti comportamenti di prevenzione, a contenere al massimo lo sviluppo di questa minaccia subdola e nascosta che e' l'epidemia degli asintomatici.
Un'ultima importante raccomandazione: la temperatura dell'aria si sta abbassando molto in questi giorni di fine estate. Non commettete l'errore di girare con gli indumenti estivi, perche' non solo con le infreddature si abbassano le vostre difese immunitarie ma con il freddo i virus rimangono attivi piu' a lungo e le cariche virali nell'ambiente possono cosi' crescere per accumulo, soprattutto nei locali chiusi, esponendovi ad un maggiore rischio di contagio (anche il Sars-CoV-2 e' un coronavirus, come il raffreddore, quindi e' lecito attendersi che i modi di contagio siano simili: se ti cola il naso vuol dire che probabilmente sei vulnerabile anche al Sars-CoV-2).
Ricordate sempre che il virus e' presente nell'ambiente ed i vostri comportamenti devono impedirgli di espandersi e di nuocere.

AGGIORNAMENTO (al 11 Settembre 2020): crediamo sia necessario spiegare il significato delle misure compiute giornalmente in Italia su circa 100.000 tamponi.
I giornalisti identificano i casi positivi trovati (circa l'1.5%) con il termine "nuovi contagi" che a nostro avviso e' ingannevole. E' di oggi il titolo di Sky TG24: "Contagi in salita" per un piccolo incremento nel numero dei tamponi positivi.
E' errato perche' non c'e' un incremento delle persone contagiate dal virus dell'1.5% al giorno, che comporterebbe una crescita lineare del numero dei contagi. Piu' semplicemente queste misurazioni stanno mettendo in evidenza prevalentemente gli asintomatici, che evidentemente sono attualmente un numero costante, pari all'1.5% della popolazione italiana (cioe' in Italia sono 900.000, se la popolazione su cui si prelevano i tamponi e' di 60 milioni di persone).
Il numero di asintomatici rimane piu' o meno costante, anche se seguitano a creare nuove infezioni, quando il numero dei nuovi infettati eguaglia il numero delle loro guarigioni spontanee, che ci sono. Tutto questo avviene in modo invisibile, all'insaputa delle persone infette ed asintomatiche.
Il numero misurato in condizioni costanti non puo' essere sempre di circa 1500 positivi ogni 100.000 tamponi ma fluttua statisticamente di una o anche due volte la radice quadrata di 1500 (che e' circa 40). Quindi se un giorno si trovano 1460 positivi ed il giorno dopo 1540 non vuol dire che ci sono stati piu' contagi perche' e' normale che le misure fluttuino intorno a 1500, che e' il valor medio del rilevamento di quanti asintomatici abbiamo in Italia.
Invero non varrebbe proprio la pena rimisurarli tutti i giorni con tutto questo impegno solo per determinarne il numero.
Ma allora e' tutta fatica sprecata fare tutti questi tamponi?
Non e' cosi' perche' anche se sembra che tutti abbiano capito che servano a misurare i contagi giornalieri (cosa che non e') in realta' sono molto utili per individuare chi sono gli asintomatici ed avere cosi' la possibilita' di ridurre sostanzialmente la loro capacita' di diffondere l'infezione, tracciandone i contatti al fine di individuare e prevenire eventuali focolai prima che possano estendersi.
Ovviamente tutti speriamo che le Autorita' lo stiano facendo anche se non se ne parla.
Quei 900.000 asintomatici invisibili, che stiamo cercando ed individuando (1500 al giorno, con 100.000 tamponi) costituiscono il principale problema sanitario perche' con l'arrivo della stagione fredda diffonderanno nell'ambiente cariche virali sempre piu' intense (per i motivi gia' spiegati) e produrranno non solo altri asintomatici come fanno ora (e' quella che abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici ) ma anche dei veri malati con la sindrome Covid-19 e con tutti i rischi ed i costi sanitari che questo comporta (epidemia di Covid-19 e non piu' degli asintomatici).
E' importante che loro sappiano di essere stati infettati, perche' certamente prenderanno con maggiore scrupolo tutte le precauzioni per tutelare le persone che hanno intorno. Poi saranno certamente i primi ad essere curati non appena il giusto rimedio antivirale si renda disponibile.

Ma il numero dei tamponi positivi, e quindi la popolazione asintomatica, potrebbe anche crescere significativamente (sta accadendo in altri Paesi come la Francia, dove e' arrivato a 10.000). Allora vorrebbe dire che la moltitudine degli asintomatici sta crescendo e che la relativa epidemia e' in atto in forma espansiva. E' un chiaro segnale di allarme perche' piu' numerosi sono gli asintomatici piu' e' esteso il numero dei virus in circolazione (che loro ospitano e che diffondono nell'ambiente).
In Italia la percentuale di popolazione asintomatica oggi e' minore che in altri Paesi perche' gli italiani sono stati piu' efficienti nel bloccare preventivamente la diffusione dell'epidemia primaria di Covid-19 e della conseguente successiva epidemia degli asintomatici con un lock-down piu' precoce ed esteso di quanto sono riusciti a fare gli altri Paesi.
Per questo, avendo ora in casa una popolazione di asintomatici sotto il milione di persone, gli italiani avranno un'epidemia invernale (prodotta dai virus coltivati e diffusi nell'ambiente dagli asintomatici) meno estesa e quindi meno onerosa, anche in termini di vittime, che non altri Paesi come Francia, Spagna o Gran Bretagna. Questo ripaghera' gli italiani di quei sacrifici, fatti nella primavera 2020, che altri Paesi per incompetenza dei loro esperti e/o degli amministratori politici hanno voluto evitare.

Dev'essere ben chiaro a tutti che il virus Sars-CoV-2 seguita ad esistere solo perche' e' ospitato dalle persone infette ed asintomatiche (che non sono controllate), altrimenti sparirebbe dalla faccia della Terra, perche' le persone infette e sintomatiche sono controllate e quindi non piu' in grado di diffondere l'infezione.
Questo segnale di crescita del numero di asintomatici prelude ad una piu' ampia epidemia di COVID-19 quando con l'arrivo del freddo le cariche virali da loro rilasciate nell'ambiente resteranno attive piu' a lungo, accumulandosi ed aumentando cosi' l'esposizione della popolazione al rischio d'infezione.
La giusta reazione delle Autorita' dev'essere quella di combattere con tutti i mezzi disponibili questa epidemia nascosta, quella degli asintomatici, arrivando a stabilizzare il numero di tamponi positivi rilevati nei test giornalieri.
Finche' non avremo rimedi specifici contro il Sars-CoV-2 la nostra battaglia sara' quella di limitarne la diffusione contenendo al massimo il numero di persone che li ospitano nel loro corpo, che sono gli asintomatici.
Le 100.000 misure svolte giornalmente sui tamponi servono ad individuare gli asintomatici e poter cosi' limitare l'ulteriore diffusione del virus nell'ambiente. In Italia oggi, con 100.000 tamponi al giorno, arriviamo ad individuarne 1500 al giorno dei 900.000 in circolazione.
Riusciamo quindi a monitorare l'evoluzione dell'epidemia degli asintomatici ma non a contenerla con questo piccolo numero di asintomatici individuati.
La vera lotta al fenomeno epidemico non puo' quindi prescindere dai corretti comportamenti delle persone, anche con questa epidemia subdola e nascosta, che non si vede perche' non ci sono sintomi evidenti, neanche febbrili (quindi bisogna continuare sempre con l'uso di mascherine, distanzianento, lavaggio frequente delle mani, ecc.). Sarebbero guai seri se il numero di tamponi positivi giornalieri dovesse iniziare a crescere decisamente.
E' molto meglio combattere prima l'epidemia degli asintomatici che poi quella del Covid-19, con ospedali e sale di rianimazione affollate.


CRESCITA DEL NUMERO DEI CONTAGI RILEVATI (commenti del 5 ottobre 2020):
Francamente ci sembra curioso quello che sta accadendo: tutti si comportano come se i tamponi positivi rilevati giornalmente nei vari Paesi fossero i nuovi contagi che avvengono ogni giorno e su questa base cognitiva gli amministratori prendono le loro decisioni sulle misure di contenimento dell'epidemia. QUESTO NON E' CORRETTO !
I tamponi positivi rilevati giornalmente sono invece una misura della percentuale di asintomatici presenti nella popolazione (dato che in massima parte i tamponi positivi risultano essere di persone che non presentano sintomi).
Se Francesi e spagnoli trovano N volte piu' tamponi positivi di noi italiani e' perche' hanno una popolazione di asintomatici che e' stata lasciata crescere N volte piu' che in Italia (che ha intrapreso in primavera misure di contenimento piu' efficaci di quelle adottate da loro). Questa e' una realta' ormai difficilmente modificabile.
L'evoluzione futura dell'epidemia dipende irrimediabilmente dal numero di asintomatici che ogni Paese ormai ha in casa: circa 900.000 in Italia e forse 4.000.000 in Francia, Spagna e UK: 4 volte di piu' se loro trovano 6.000 tamponi positivi mentre in Italia se ne trovano solo 1.500 a parita' di test (questi numeri sono a titolo di esempio, per spiegare il concetto esposto).
In conseguenza di cio' la loro popolazione sana sarebbe esposta a cariche virali 4 volte piu' numerose che non in Italia, con conseguenze facilmente immaginabili.
L'ipotesi che ormai i contagi siano prevalentemente quelli prodotti dalle persone asintomatiche e' supportata anche dal minor numero di casi con sintomi gravi che si registrano rispetto all'epidemia che abbiamo avuto in primavera (quando gli asintomatici erano pochi): riteniamo che questo sia dovuto alle cariche virali infettanti che ora cominciano ad essere sempre piu' numerose ma mediamente piu' deboli proprio perche' prodotte da persone asintomatiche.
Da questa comprensione del fenomeno epidemico devono discendere le misure di prevenzione e contenimento da adottare nel periodo invernale, che e' quello piu' pericoloso perche' le cariche virali a cui la popolazione sara' esposta sono piu' intense (per i motivi che abbiamo gia' spiegato).
Entro gli errori statistici, le variazioni giornaliere del numero di tamponi positivi indicano le lente variazioni della popolazione degli asintomatici e quindi del rischio di contagio che essi rappresentano.
Ovviamente con l'arrivo della stagione invernale le stesse condizioni ambientali che aumentano l'esposizione della popolazione, favorendo la diffusione delle epidemie, sono in atto anche per l'epidemia degli asintomatici che tenderanno quindi ad aumentare di numero con l'arrivo del freddo.
Questa e' la motivazione del leggero trend all'aumento che si nota in questi giorni nel numero di tamponi positivi rilevati che, ripetiamo, non sono nuovi contagi verificatisi ma nuovo rilevamento di contagi in larga misura avvenuti nel passato (asintomatici).
Sara' molto difficile contenere questa crescita durante l'inverno perche' trattandosi di asintomatici non sappiamo chi sono le persone contagiose e neanche loro sanno di esserlo. Spiegheremo tra poco come in Italia occorreranno non meno di 450 giorni per individuarne e neutralizzarne una buona frazione.
Negli altri Paesi dove l'epidemia degli asintomatici e' stata lasciata correre di piu', questo obiettivo e' piu' lontano.

Per capire quali misure si possono intraprendere per riparare il danno di aver lasciato crescere troppo il numero degli asintomatici bisogna tener conto delle seguenti osservazioni, che elencano i mezzi che abbiamo a disposizione per ridurne il numero: Sicuramente in Cina, dove esiste un tracciamento estremamente invasivo delle persone (anche per altri fini), l'uso degli smartphone sta svolgendo un ruolo essenziale per permettere a quel Paese di controllare, sembra molto bene, l'epidemia di Covid-19.
Certo e' sorprendente che quel Paese, che e' nell'emisfero settentrionale, come l'Italia, sia riuscito a contenere la pandemia cosi' bene come lascia vedere: devono essere riusciti con il tracciamento a neutralizzare anche l'epidemia degli asintomatici altrimenti ne subirebbero le conseguenze come noi oggi in Europa.
Non esistono infatti scorciatoie: la guerra al Sars-CoV-2 puo' essere vinta solo riducendo a zero il numero degli asintomatici (che sono il serbatoio permanente di coltura dei virus, che altrimenti si estinguerebbero: sono proprio gli asintomatici che permettono al virus Sars-CoV-2 di perpetuare la sua esistenza tra noi).
Dobbiamo tutti essere coscienti che la vera epidemia da combattere e' quella degli asintomatici.
Per adesso possiamo solo individuarne il maggior numero possibile (ora in Italia riusciamo ad individuarne 2000 al giorno dei 900.000 esistenti: in 450 giorni quindi si puo' arrivare ad identificarli tutti, sperando di poterli poi neutralizzare e curare).
Percio' potremmo arrivare a risolvere il problema in Italia ma in assenza di ulteriori contagi. Riusciamo ad individuare un asintomatico ogni 50 test che costano tanto lavoro e denaro. Ma, per esempio, un solo assembramento di giovani in un bar notturno puo' generare anche 50 contagi diretti e indiretti in una sola serata. Quindi mentre le persone responsabili si battono per vincere la guerra contro il virus molti remano contro, vanificando buona parte dei risultati raggiunti e riuscendo cosi' a perpetuare la presenza del virus tra noi.
Per questo purtroppo sono necessarie anche misure restrittive, che deprimono l'economia ed impoveriscono la gente per colpa di idioti irresponsabili che inconsapevolmente si adoperano in favore del virus, allungando i tempi della soluzione finale del problema.

Perche' all'estero stanno peggio di noi italiani?
Perche' hanno un numero di asintomatici ben piu' alto di noi, purtroppo per loro. Cio' perche' in primavera, durante l'epidemia primaria, non hanno voluto adottare, per incompetenza o per ragioni economiche, le tempestive misure di contenimento dell'epidemia allora necessarie.
L'effetto di queste misure, adottate in Italia dietro raccomandazione degli organi tecnici, in primis l'Istituto Superiore di Sanita', e' stato quello di arrestare la crescita esponenziale dell'epidemia, limitando il numero di decessi ed il numero di persone infettate dal virus e quindi di bloccare anche la crescita in Italia del numero di persone infette ed asintomatiche.
Nell'altro nostro lavoro sui virus, presente nel sito www.biancastelli.it , c'e' un grafico di dati sui decessi che mostra chiaramente il blocco dell'epidemia prodotto dalle misure di lockdown adottate abbastanza precocemente in Italia e la riduzione del numero di decessi in Italia ottenuta con il lockdown; viene anche discusso un lavoro della Columbia University che ottiene gli stessi risultati calcolando il "pedaggio", molte migliaia di decessi in piu', pagato dagli USA per aver ritardato e ridotto il lockdown.
Altri Stati non hanno voluto seguire la strada indicata dagli italiani e si sono cosi' ritrovati in casa una crescita molto piu' estesa del numero di persone infettate e dei decessi (che sono migliaia e che si sarebbero potuti evitare con misure di contenimento piu' tempestive).
Questa crescita eccessiva delle persone infettate in questi Stati ha comportato conseguentemente la creazione di popolazioni di asintomatici, molto piu' numerose di quella che oggi abbiamo in Italia, con cui oggi i singoli Stati dovranno fare i conti.
Una pessima notizia per loro e' che, se i contagi attuali derivano in maniera importante dalla popolazione infetta ed asintomatica particolarmente numerosa, allora anche lo strumento del lockdown, che in primavera ha bloccato stabilmente la diffusione dei contagi, ora prevedo che possa produrre un blocco solo temporaneo, limitato alla durata del lockdown. Questo perche' NON ritengo che il lockdown possa influire sulla popolazione degli asintomatici che sono nascosti, ignoti a tutti, e che riprenderanno a diffondere il virus come prima alla fine del lockdown.
Spieghiamo meglio questo punto, che e' molto importante. Tutti pensano che oggi un lockdown generale produrrebbe gli stessi risultati visti ad aprile 2020 ma purtroppo abbiamo ragione di ritenere che non sia cosi' per i motivi che ora spieghiamo.
Durante l'epidemia primaria del marzo 2020 NON c'era ancora la numerosa popolazione degli asintomatici che ha iniziato a svilupparsi e a crescere proprio allora. Quindi il lockdown generale ha avuto l'effetto di bloccare la crescita del numero di persone infette e contagiose che alimentavano l'epidemia, producendo cosi' un blocco stabile e permanente del suo sviluppo.
Oggi, inizio autunno, la situazione e' diversa perche' la causa prevalente che alimenta lo sviluppo dell'epidemia in crescita e' un'altra: e' la numerosa popolazione degli asintomatici che allora non c'era. Il suo contributo allo sviluppo dell'epidemia ovviamente s'interromperebbe per la durata del lockdown ma al termine dobbiamo attenderci che l'epidemia riprenda a correre come prima, perche' il lockdown non riuscirebbe oggi a ridurne sensibilmente la causa, che oggi e' in modo prevalente il numero di asintomatici (da noi stimati in circa 900.000 in Italia e molti di piu' all'estero).
Ad aprile 2020 non era cosi' perche' i 900.000 asintomatici ancora non c'erano. Allora erano molti di meno; sono cresciuti poi con il progredire dell'EPIDEMIA DEGLI ASINTOMATICI, che funziona cosi': le persone infette ma asintomatiche, rilasciando cariche virali modeste, hanno infettato altre persone che in massima parte non hanno sviluppato la malattia Covid-19 (perche' sono venute in contatto con piccole cariche virali ed i loro anticorpi hanno prevalso) ma molte di loro hanno mantenuto senza saperlo i virus nascosti in parti del loro corpo poco vascolarizzate, come le terminazioni nervose, e quindi poco irrorate di sangue contenente gli anticorpi. I virus sono cosi' riusciti a trovarsi una casa accogliente dove poter rimanere e riprodursi per tempi molto lunghi. In altre parole ogni asintomatico li sta coltivando nel proprio corpo, permettendo loro di sopravvivere rimanendo attivi per lungo tempo, diffondendosi anche nell'ambiente esterno.
Nel corso dell'evoluzione naturale quelle specie di virus che per le loro proprieta' hanno trovato questa via di esistere si sono estese di piu' sul pianeta Terra perche' hanno trovato un modo di perpetuare la loro presenza in una popolazione ospite che da noi sono gli asintomatici.
Ma che questi virus perpetuino la loro presenza tra noi non ci va assolutamente bene!
Oggi fortunatamente siamo in grado di capire dove si nascondono e come fanno a sopravvivere cioe' a permanere nell'ambiente rimanendo attivi, cioe' in grado di infettarci per riprodursi. Questo ci permettera' di combatterli al meglio una volta trovato il giusto farmaco antivirale.
In conclusione riteniamo di aver capito che ogni asintomatico, infettando le altre persone con cui viene in contatto, puo' generare degli altri asintomatici che cosi' crescono di numero senza che nessuno lo sappia (nemmeno loro). E' il meccanismo che la Natura ha creato per permettere a questi virus di rimanere per sempre sul pianeta Terra e che noi dobbiamo impedire disattivandolo con i giusti farmaci.
E' questo il fenomeno che abbiamo chiamato "epidemia degli asintomatici" e che, in maniera nascosta, ha prodotto quelle 900.000 persone infette e senza sintomi che ad aprile 2020 ancora non c'erano e che ora invece costituiscono il cuore del nostro problema, perche' sono loro il serbatoio del sistema che genera virus in continuazione, difficile da combattere perche' nascosto ed invisibile.
Per questi motivi oggi abbiamo ragione di ritenere che l'oneroso LOCKDOWN GENERALE POTREBBE RISULTARE NON PIU' COSI' EFFICACE COME E' STATO NEL PASSATO perche' e' cambiata la causa prevalente dei contagi.
Vanno bene invece le chiusure locali fatte intorno ai focolai, perche' sono utili per contenere l'espansione dell'infezione in atto.
L'obbligo di usare sempre la mascherina certamente aiuta a ridurre i contagi generati dagli asintomatici: ma e' certo che non vogliamo essere costretti ad usarla per tutta la vita.
Anche per questo, se ho ragione, purtroppo l'unico modo di far regredire oggi i contagi dovrebbe essere quello lungo e difficile di ridurre il numero degli asintomatici, individuandoli e guarendoli con il giusto farmaco antivirale, che purtroppo ancora non esiste.
Infine voglio sperare che il numero di idioti che circolano in Italia ignorando le indispensabili ben note misure preventive di contenimento dei contagi non ci facciano crescere in Italia il numero di persone infette ed asintomatiche al livello degli altri Stati, altrimenti tutti i sacrifici da tutti noi italiani fatti finora andrebbero in fumo e sarebbe un danno enorme, una vera tragedia biblica sanitaria, sociale ed economica per tutta l'Italia.
E' essenziale disporre al piu' presto di un farmaco antivirale specifico per il Sars-CoV-2 per poter guarire questi asintomatici, una volta individuati, se no tutto il lavoro che si fa serve a poco. Per l'epatite C e' stato fatto ma ci sono voluti piu' di 20 anni.
Se e' vero che le cariche virali emesse dagli asintomatici si accumulano maggiormente nell'ambiente quando la temperatura scende verso i 4 gradi centigradi, riteniamo i dati dei contagi odierni (con temperature SOLO autunnali) molto allarmanti perche' secondo noi sono una prova dell'altissimo grado di contagiosita' di questo virus.
Conseguentemente, con il prossimo aumento delle cariche virali a cui la popolazione sara' esposta nel periodo invernale, si dovranno adottare ulteriori protezioni particolarmente piu' efficaci del passato, altrimenti l'infezione si manifestera' sempre piu' spesso in forma non piu' attenuata (in quanto prodotta da asintomatici) ma con la sindrome Covid-19 e gli ospedali si riempiranno sempre di piu', come sta gia' accadendo jn Paesi piu' freddi dell'Italia, ad esempio in Francia.
Compito della Scienza e' quello di comprendere correttamente il fenomeno e prevederne l'evoluzione per consentire ai governanti di predisporre i giusti provvedimenti per tempo.
Ma occorre tenere sempre presente che LOCKDOWN ESTESI E NON LOCALIZZATI OGGI POTREBBERO NON PRODURRE PIU' GLI STESSI EFFETTI DEL PASSATO, perche' oggi la causa dei contagi e' diversa: e' la grande popolazione di asintomatici, che allora non era cosi' estesa, e conseguentemente oggi l'effetto di un lockdown non localizzato produrrebbe un arresto dei contagi NON piu' permanente ma limitato SOLO alla durata dell'oneroso lockdown (che non puo' essere molto lunga).


LOCKDOWN GENERALE ORA SAREBBE DIVERSO (spiegazione aggiunta il 10/10/2020):
Spieghiamo meglio questo punto del lockdown, che e' fondamentale per i costi economici e sociali, perche' sembra che nessuno lo abbia ben capito.
A marzo in Italia di asintomatici ce n'erano molti di meno ed i contagi erano piu' intensi perche' prodotti da persone con la sindrome Covid-19, quindi con cariche virali che erano ben piu' elevate di oggi e per questo gli ospedali allora erano piu' sotto pressione di oggi. Il lockdown fatto a marzo in Italia e' stata la scelta migliore perche' era l'unica che potesse bloccare i contagi, riducendo in modo stabile il numero di persone (sintomatiche) che generavano nuovi contagi e quindi arrestando stabilmente lo sviluppo ulteriore dell'epidemia (e la crescita del numero di asintomatici).
Nell'altro nostro lavoro sul virus, presente su questo stesso sito web, abbiamo anche dimostrato come questo lockdown generale, fatto in Italia in primavera, ha salvato migliaia di vite umane. Questo non e' accaduto invece negli altri Paesi, che hanno preferito non bloccare l'economia, ed hanno cosi' inconsapevolmente dovuto pagare un prezzo molto elevato in vite umane (stimato anche in molte decine di migliaia, non solo da noi ma anche da un lavoro analogo fatto presso la Columbia University).
Cosi' a marzo, una volta terminato il lockdown, in Italia lo sviluppo dell'epidemia si era arrestato in modo PERMANENTE.
Oggi la situazione e' sostanzialmente diversa: chi sta generando la maggior parte dei contagi non sono piu' le persone con sintomi e sindrome Covid-19 (con rilascio di cariche virali intense che manderebbero quasi tutti gli infettati all'ospedale).
Oggi chi genera prevalentemente i contagi sono le numerosissime persone asintomatiche (con rilascio di cariche virali modeste che mandano molte meno persone all'ospedale ma che ne aggiungono molte altre al "club degli asintomatici", aggravando lentamente ed inesorabilmente i problemi creati dagli asintomatici: proprio questo incremento di asintomatici e' responsabile di gran parte della crescita del numero di tamponi positivi che si rileva in questi giorni di ottobre).
Per questo oggi la situazione appare diversa se confrontata con quella di marzo/aprile (il virus e' sempre lo stesso, non e' diventato piu' "buono").
Cosa accadrebbe oggi se si ripetesse un lockdown piu' o meno generale (nazionale o regionale) come quello di aprile?
Potrebbero non aversi piu' benefici permanenti ma solo temporanei, legati alla durata del lockdown: cioe' si potrebbe bloccare lo sviluppo dell'epidemia per la durata del lockdown ma 5 giorni dopo la fine del lockdown l'epidemia non risulterebbe bloccata (come in aprile) ma potrebbe riprendere a crescere come prima del lockdown.
Questa differenza e' dovuta al fatto che oggi la causa che genera i contagi e' la numerosissima popolazione di asintomatici che purtroppo abbiamo in casa (fortunatamente per noi, in Italia ne abbiamo molti meno che in altri Paesi che non hanno voluto fare un lockdown generale, come ha fatto l'Italia in primavera) e questa non viene ridotta dal lockdown ma rimane la stessa e, non appena termina il lockdown, riprende a diffondere i contagi che sono immediatamente poi rilevabili nei test dopo circa 5 giorni di incubazione.
In conclusione le misure di lockdown generali oggi potrebbero NON apportare benefici ma solo danni e per questo potrebbero dover essere escluse quando la causa della diffusione dei contagi e' prevalentemente la popolazione degli asintomatici.
Diverso e' il caso dei lockdown localizzati, anche ad un intero quartiere, che possono essere indispensabili per bloccare la diffusione di un focolaio non piu' circoscrivibile.
Infine vogliamo anche stigmatizzare la notizia di stampa odierna secondo cui vari accademici inglesi, per non deprimere l'economia britannica, consigliano alle loro autorita' di lasciar diffondere i contagi, contando sull'effetto positivo della cosiddetta "immunita' di gregge". Per i motivi esposti, noi riteniamo profondamente errato e dannoso questo suggerimento.



AGGIORNAMENTO (al 25 Settembre 2020): Gli asintomatici rilasciano cariche virali piu' modeste (perche' hanno anticorpi nel loro organismo).
A marzo gli asintomatici erano ancora pochi ed il contagio avveniva da persone con sintomi del Covid-19, che rilascivano cariche virali piu' intense. Per questo il minor numero di malati che si registra a settembre non e' dovuto ad una mutazione del virus che lo ha reso meno aggressivo ma alle cariche virali meno intense.
La prospettiva che abbiamo di fronte pero' e' abbastanza sconfortante perche' le cariche virali presenti nell'ambiente ora iniziano a diventare sempre piu' intense. Cio' a causa della considerevole crescita registratasi negli ultimi mesi del numero di persone infette ed asintomatiche (che oggi risultano essere circa 900.000 in Italia).
Per colpa loro il numero di virus rilasciati ed in circolazione e' cresciuto di molto ed il processo del loro ACCUMULO nell'ambiente, conseguente all'allungamento del periodo di tempo in cui i virus rimangono attivi nell'ambiente (dovuto alle piu' basse temperature autunnali ed invernali) aumentera' le cariche virali a cui la popolazione sana e' esposta.
Quindi il numero di casi di Covid-19 che ci dobbiamo attendere, in assenza di valide contromisure, adeguate all'aumentato rischio di esposizione della popolazione sana, e' destinato purtroppo a crescere, anche di molto.
Cio' in quanto questo fenomeno e' A SOGLIA perche' quando la popolazione e' esposta a cariche virali modeste, come accade d'estate, la reazione del sistema immunitario e' sufficiente nella maggior parte dei casi ad impedire lo sviluppo incontrollato dell'infezione ed il paziente infettato diventa asintomatico e non si ammala di Covid-19.
Ma questa reazione ha successo finche' la carica virale con cui si viene in contatto e' sotto un certo limite. Quando si abbassa la temperatura ambientale, come accade d'inverno o nelle celle frigorifere o con l'aria condizionata, le cariche virali crescono d'intensita' oltre questo limite ed allora accade sempre piu' spesso che il paziente infettato si ammala di Covid-19 e sempre piu' pazienti necessitano il ricovero in terapia intensiva.
Questa e' la spiegazione piu' verosimile del fenomeno pandemico: conseguentemente con l'arrivo del freddo e' indispensabile che tutti accentuino in misura adeguata tutte le misure di prevenzione del contagio per impedire lo sviluppo esponenziale dell'infezione e dell'epidemia.


QUANDO FINIRA' QUESTA PANDEMIA ?: (9 ottobre 2020)
Nella nostra comprensione del fenomeno epidemico da Sars-CoV-2 i contagi a medio e lungo termine provengono principalmente dalla popolazione di asintomatici che puo' essere piu' o meno estesa a secondo di come si e' riusciti a contenere lo sviluppo dell'epidemia.
Che questa sia la situazione attuale e' accertato dai risultati dei numerosi tamponi che si stanno misurando giornalmente, in quanto in massima parte i risultati positivi sono di persone asintomatiche.
Questa non e' una buona notizia perche' testimonia che la popolazione di asintomatici inizialmente generatasi (in primavera) e' stata capace di mantenersi, estendendosi fino all'autunno (cioe' per 6 mesi).
Abbiamo gia' spiegato che la sua estensione (che gli permette anche di mantenersi) avviene con quella che abbiamo chiamato "epidemia degli asintomatici"; un asintomatico infatti con l'infezione e' in grado di generare un altro asintomatico (preferenzialmente) piu' che un malato di Covid-19, perche' la carica virale infettante e' generalmente nel suo caso modesta.
Se permane a lungo e numerosa la popolazione degli asintomatici, la durata del rischio di contagio per la popolazione sana e' maggiore ed il rischio risulta direttamente legato alla durata della permanenza media dei virus nell'organismo delle persone che li ospitano (cioe' alla durata della patologia negli asintomatici).
Esistono virus, come l'herpes simplex o zoster, che sono capaci di permanere nell'uomo che li ospita anche per tutta la vita.
Noi ci auguriamo vivamente che questo virus non abbia le stesse caratteristiche, per cui ci aspettiamo che dopo un certo tempo gli asintomatici guariscano spontaneamente in un tempo medio T (grazie all'effetto degli anticorpi che sono in grado di produrre).
Quindi in quella popolazione di asintomatici si realizza un equilibrio dinamico, in cui il numero di asintomatici si azzererebbe dopo un tempo T (estinzione dell'epidemia); ma durante lo stesso tempo T, per contagio, si creano dei nuovi asintomatici che restano tali e contagiosi per un nuovo intervallo temporale T, a partire dalla data del contagio.
E' quindi una situazione analoga a quella di un lavello da cui l'acqua fuoriesce dal tappo aperto ma contemporaneamente entra da un rubinetto lasciato aperto. A secondo delle due portate il lavello puo' svuotarsi (estinzione degli asintomatici e dell'epidemia) o puo' crescere di livello sempre piu' (crescita incontrollata dell'epidemia).

PREVISIONE DELL'AUTORE (scritta qui' in data 9/10/2020):
RIASSUNTO: L'ESTENSIONE DELL'USO DELLE MASCHERINE E' STATO ADOTTATO IL 9/10. IN LINEA CON IL NOSTRO MODELLO DI SVILUPPO DELL'EPIDEMIA, ABBIAMO PREVISTO CHE QUESTO PROVVEDIMENTO AVREBBE DOVUTO RIDURRE LA CRESCITA DEL NUMERO DEI CONTAGI ENTRO POCHI GIORNI E COSI' E' STATO: DAL 12/10 SI E' ARRESTATA LA CRESCITA DELLA PERCENTUALE DEI CONTAGI CHE STAVA DIVENTANDO ESPONENZIALE. CONSIDERIAMO QUESTO RISULTATO UNA PRIMA CONFERMA SPERIMENTALE DELLA CORRETTEZZA DEL MODELLO, CHE RESPONSABILIZZA IN MODO NUOVO I 3 MILIONI DI ASINTOMATICI PRESENTI IN ITALIA, E CHE INDICA COME AFFRONTARE IL PROBLEMA DELLA PANDEMIA.

Vogliamo azzardare una previsione.
Da oggi 9/10 in Italia e' stato introdotto l'obbligo di portare la mascherina praticamente sempre tranne che in famiglia.
Su circa 130.000 test molecolari con tampone fatti giornalmente, si sta registrando un aumento dei test positivi di circa 900 al giorno, che corrisponde all'inizio di un trend di crescita esponenziale.
Come abbiamo spiegato in precedenza queste misure sono una determinazione della numerosita' degli asintomatici in Italia (perche' quasi tutti i positivi risultano essere asintomatici).
Gli asintomatici si sono sempre comportati in tutto come persone sane, quindi con un ridotto impiego della mascherina che percio' nel loro caso non ha potuto ridurre molto la diffusione del contagio. Ora, con questa nuova disciplina, tutti gli asintomatici saranno sempre costretti (salvo che in famiglia) ad usare la mascherina che ridurra' sensibilmente la loro capacita di diffondere virus nell'ambiente e di contagiare cosi' gli altri.
Essendo secondo noi gli asintomatici praticamente la principale origine del contagio (in Lombardia oggi i numeri sono piu' alti perche' li' si sono generati piu' asintomatici in primavera e la relativa epidemia si e' cosi' potuta sviluppare maggiormente), che fa salire il numero dei test positivi, ritengo di poter prevedere quanto segue: Oggi e' il 9/10 e nessuno si espone facendo previsioni sull'andamento di questa pandemia, perche' tutti confessano di non saperne abbastanza essendo del tutto nuova. Noi invece abbiamo voluto fare questa previsione perche', se tra 5 giorni diminuisce l'incremento giornaliero dei test positivi (che chiamano impropriamente "nuovi contagi") allora avremo ottenuto una buona conferma sperimentale delle nostre congetture sull'importanza dell' "EPIDEMIA DEGLI ASINTOMATICI", riguardo al numero di tamponi positivi rilevati in questi giorni.
Staremo a vedere. Arrivederci al 16/10.


ANTEPRIMA DEI RISULTATI: (al 13 ottobre 2020)
Certamente scrivero' l'esito finale della previsione precedente dopo aver acquisito i risultati dei prossimi giorni, ma gia' oggi (13 ottobre) possiamo registrare un'indicazione di un arresto della crescita del numero dei test positivi rispetto ai giorni precedenti da noi previsto, in seguito all'estensione dell'uso delle mascherine anche all'aperto (vedi sopra).

Ecco la tabella con i dati dei tamponi positivi di tutta Italia, che continueremo a completare nei prossimi giorni.
Con un click (e poi Back) potete vedere le definizioni dei CONTAGI VERI e dell' ACCUMULO CONTAGI veri.
Clic per vedere il grafico .

GIORNO N.MISURE N.POSITIVI PERCENTUALE CONTAGI VERI ACCUMULO CONTAGI
08/10 G128.0984458 3.5 % ? ?
09/10 V130.0005372 4.1 % 0.6% 0.6%
10/10 S133.0005724 4.3 % 0.2% 0.8%
11/10 D104.6585456 5.2 % 0.9% 1.7%
12/10 L85.4424619 5.4 % 0.2% 1.9%
13/10 M112.5445901 5.2 % -0.2% 1.7%
14/10 M152.0007332 4.8 % -0.4% 1.3%
15/10 G162.9328804 5.4 % 0.6% 1.9%
16/10 V150.93210.377 6.6 % 1.2% 3.1%
17/10 S165.83710.925 6.6 % 0.0% 3.1%
18/10 D146.54111.705 8.0 % 1.4% 4.5%
19/10 L99.0009.338 9.4 % 1.4% 5.9%
20/10 M144.73710.874 7.5 % -1.9% 4.0%
21/10 M177.84815.199 8.5 % 1.0% 5.0%
22/10 G170.39216.079 9.4 % 0.9% 5.9%
23/10 V182.03219.143 10.5 % 1.1% 7.0%
24/10 S177.66919.644 11.0 % 0.5% 7.5%
25/10 D161.88021.273 13.1 % 2.1% 9.6%
26/10 L124.68617.012 13.6 % 0.5% 10.1%
27/10 M174.39821.994 12.6 % -1.0% 9.1%
28/10 M198.95224.991 12.6 % 0.0% 9.1%
29/10 G201.45226.831 13.3 % 0.7% 9.8%
30/10 V215.08531.084 14.4 % 1.1% 10.9%
31/10 S215.88631.758 14.7 % 0.3% 11.2%
01/11 D183.45729.907 16.3 % 1.6% 12.8%
02/11 L135.73122.253 16.4 % 0.1% 12.9%
03/11 M182.28728.244 15.5 % -0.9% 12.0%
04/11 M211.82130.550 14.4 % -1.1% 10.9%
05/11 G220.00034.505 15.7 % 1.3% 12.2%
06/11 V234.24537.809 16.1 % 0.4% 12.6%
07/11 S231.67339.811 17.2 % 1.1% 13.7%
08/11 D191.14432.616 17.1 % -0.1% 13.6%
09/11 L147.72525.271 17.1 % 0.0% 13.6%
10/11 M217.75835.098 16.1 % -1.0% 12.6%
11/11 M225.64032.961 14.6 % -1.5% 11.1%
12/11 G234.67237.978 16.2 % 1.6% 12.7%
13/11 V254.90840.902 16.0 % -0.2% 12.5%
14/11 S227.69537.255 16.4 % 0.4% 12.9%
15/11 D195.27533.979 17.4 % 1.0% 13.9%
16/11 L152.67327.354 17.9 % 0.5% 14.4%
17/11 M208.45832.191 15.4 % -2.5% 11.9%
18/11 M234.83434.282 14.6 % -0.8% 11.1%
19/11 G250.86036.176 14.4 % -0.2% 10.9%
20/11 V238.07737.242 15.6 % 1.2% 12.1%
21/11 S237.22534.767 14.6 % -1.0% 11.1%
22/11 D188.74728.337 15.0 % 0.4% 11.5%
23/11 L148.94522.930 15.4 % 0.4% 11.9%
24/11 M188.65923.232 12.3 % -2.1% 9.8%
25/11 M230.00725.853 11.2 % -1.1% 8.7%
26/11 G232.71129.003 12.5 % 1.3% 10.0%
27/11 V222.80328.352 12.7 % 0.2% 10.2%
28/11 S225.94026.323 11.6 % -1.1% 9.1%
29/11 D176.93420.648 11.7 % 0.1% 9.2%
30/11 L130.52416.377 12.5 % 0.8% 10.0%
01/12 M180.10019.350 10.7 % -1.8% 8.2%
02/12 M207.14320.709 10.0 % -0.7% 7.5%
03/12 G226.72923.225 10.2 % 0.2% 7.7%
04/12 V212.00024.099 11.3 % 1.3% 9.0%
05/12 S194.98421.052 10.8 % -0.5% 8.5%
06/12 D163.55018.887 11.5 % 0.2% 9.2%
07/12 L111.21713.720 12.3 % 0.8% 10.0%
08/12 M149.23214.842 9.9 % -2.4% 7.6%
09/12 M118.47512.756 10.8 % 0.9% 8.5%
10/12 G171.58616.999 9.9 % -0.9% 7.6%
11/12 V190.41618.727 9.8 % -0.9% 7.6%
12/12 S196.43919.903 10.1 % 0.3% 7.9%
13/12 D152.69717.938 11.7 % 1.6% 9.5%
14/12 L103.58412.030 11.6% 1.5% 11%
15/12 M162.88014.844 9.1% -2.5% 8.5%
16/12 M199.48917.572 8.8% -0.3% 8.2%
17/12 G185.32018.236 9.8% 1% 9.2%
18/12 V179.80017.992 10.0% 0.2% 9.4%
19/12 S176.18516.308 9.2% -0.8% 8.6%
20/12 D137.42015.194 11.0% 1.8% 10.4%
21/12 L87.88910.872 12.3% 1.3% 11.7%
22/12 M166.20513.318 8.0% 1.3% 11.7%
23/12 M175.36414.522 8.3% 0.3% 12.0%
24/12 G193.77718.040 9.3% 1.0% 13.0%
25/12 V152.33419.037 12.5% 3.2% 16.2%
26/12 S81.28510.407 12.8% 0.3% 13.3%
27/12 D59.8798.913 14.9% 2.1% 15.4%
28/12 L68.6818.585 12.5% -2.4% 13.0%
29/12 M128.74011.212 8.7% -6.2% 6.8%
30/12 M169.04516.202 9.8% 1.1% 7.9%
31/12 G186.00423.477 12.6% 2.8% 10.7%
1/1 V157.52422.211 14.1% 1.5% 12.2%
2/1 S67.17411.831 17.6% 3.5% 15.7%
3/1 D102.97414.245 13.8% -3.8% 11.9%
4/1 L102.97414.245 13.8% -3.8% 11.9%
5/1 M135.10615.378 11.4% -2.4% 9.5%
6/1 M178.59620.331 11.4% 0% 9.5%
7/1 G121.27518.020 14.9% 3.5% 13%
8/1 V140.26717.533 12.5% -2.4% 10.6%
9/1 S172.11919.978 11.6% -0.9% 9.7%
10/1 D139.75818.627 13.3% 1.7% 11.4%
11/1 L91.65612.532 13.7% 0.4% 11.8%
12/1 M141.64114.242 10.0% -3.7% 8.1%
13/1 M175.42915.774 9.0% -1.0% 7.1%
14/1 G160.58517.246 10.7% -1.0% 7.1%
15/1 V273.00016.146 5.9% ? -- --
16/1 S163.23016.310 10.0% -- --
17/1 D163.23012.415 7.6% -- --
18/1 L87.2478.824 10.1% -- --
19/1 M135.38810497 7.7% -- --

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Percentuali dei tamponi positivi dal 11/10 al 15/11: si vede l'effetto del provvedimento sulle mascherine
La risalita dopo il 15/10 e' dovuta all'avvio dell'epidemia Covid-19, innescata dal valore 5% troppo alto


Le percentuali dei tamponi positivi dall' 8/10 al 24/10 mostrano l'effetto del provvedimento 'mascherine'
Infatti i dati degli ultimi 5 giorni risultano tutti piu' bassi di almeno 2.5% a partire dal 20/10.


Commenti scritti il 13/10 e 22/10: La preoccupante rapida salita dei contagi rilevati nei primi giorni di ottobre sembra arrestarsi il 12/10 e stabilizzarsi su un valore di poco superiore al 5% (cioe' i tamponi trovati positivi risultano stabilizzarsi intorno al 5% del totale delle misure effettuate).
La significativita' ancora non e' elevata (e' basata solo su 2 misure, quelle del 12 e 13 ottobre) ma, se tra altri 2 giorni da oggi 13/10 questa percentuale restasse fissa al 5% o meno, allora potremo dire che la nostra previsione e' stata confermata e potremo esultare, non solo per aver capito come arrestare l'epidemia degli asintomatici, cioe' di coloro che coltivano e diffondono il virus in Italia ma anche per aver fatto un buon passo avanti nella comprensione del fenomeno pandemico (vedi "Il ruolo degli asintomatici" nel prossimo paragrafo).
Per capire l'importanza di questo risultato, se confermato, bisogna tenere conto che la descrizione del fenomeno epidemico in atto, da noi ipotizzata con argomenti ragionevoli, avrebbe attualmente come causa prevalente dei contagi la numerosa popolazione infetta ed asintomatica.
Questi risultati vanno nella direzione di confermare il nostro modello per la comprensione della pandemia.
Per questo l'imposizione dell'obbligo di indossare le mascherine anche all'esterno dei locali, adottata il 9/10, ha avuto a nostro avviso un grande impatto sulla riduzione della diffusione aerea e quindi nell'ambiente dei virus e quindi del contagio potenziale da parte di cosi' tante persone che circolano, infette e senza sintomi (quindi ignare di poter diffondere il contagio).
Avendo subito rilevato questo beneficio del provvedimento adottato ci siamo spinti a fare la nostra previsione di questa riduzione dei contagi che ora sembra verificarsi davvero con un piccolo ritardo corrispondente al tempo d'incubazione.
Finora sembra che nessuno se ne sia accorto, perche' ovviamente gli altri dati, come ricoveri, decessi, ecc., rimarranno ancora in salita per qualche giorno, in quanto effetto dei contagi in salita dei giorni precedenti. Dovremo attendere qualche giorno perche' questo risultato venga confermato e perche' ne possano prendere coscienza i giornalisti e quindi anche l'opinione pubblica (per questa crescita il 14/10 i giornali parlano ancora di rischio di situazione esplosiva a Milano).
Secondo noi questa riduzione del tasso di crescita dei contagi, se confermata, rappresenterebbe un importante primo riscontro sperimentale a supporto della nostra descrizione del fenomeno epidemico, connesso con l'epidemia degli asintomatici (che ne fa crescere il numero ed il conseguente potenziale di contagiosita', che costituisce oggi la grande minaccia per tutta la popolazione mondiale).
L'epidemia in atto oggi, ad ottobre, secondo noi e' sostanzialmente DIVERSA dall'epidemia primaria di Covid-19 avvenuta in primavera, quando il lockdown adottato in Italia era ancora efficace (ora non piu', come gia' spiegato), perche' allora non c'erano i 3 milioni di asintomatici, che sono in circolazione oggi e che costituiscono da ora in poi, secondo noi, la principale sorgente di diffusione dei virus e dei conseguenti contagi.
E' importante che si prenda coscienza di cio' perche' oggi si sente affermare, anche da persone considerate esperte, che "gli asintomatici non sono un problema per la sanita' pubblica, perche' non vanno in ospedale" oppure che "la pandemia non e' piu' un problema, perche' il tasso di mortalita' e' sceso al 0.3%".
In primavera le infezioni erano prodotte da persone con sintomi e quindi con rilascio di cariche virali molto piu' intense di quelle che oggi rilasciano quei 3 milioni di asintomatici e che secondo noi sono la principale causa d'infezione attuale.
Per questo oggi le persone infettate presentano sintomi piu' lievi, non per una mutazione del virus o per le cure migliori.
La comprensione del fenomeno epidemico attuale e' percio' ESSENZIALE per capire come possiamo combattere piu' efficacemente il virus Sars-CoV-2 (per esempio: lockdown no, mascherine si): noi stiamo cercando qui' di portare il nostro contributo.
Se sara' confermato, questo risultato della nostra previsione fornirebbe un aiuto fondamentale per la limitazione dei contagi anche in tutti gli altri Stati, che hanno popolazioni di asintomatici ben piu' numerose della nostra e che stanno lottando con provvedimenti inadeguati (sottovalutando l'importanza dell'uso generalizzato delle mascherine, che porterebbe a loro benefici ancora maggiori che a noi) contro una crescita dei contagi ben superiore alla nostra.
L'Italia si confermerebbe cosi' ancora una volta ai vertici delle capacita' d'indagine scientifica e come leader mondiale nella lotta alla pandemia.

Commenti scritti il 14/10: I dati del 14/10 fanno sperare nell'inizio di una discesa della percentuale dei positivi su oltre 152.000 tamponi misurati, a meno del 4.8 % (vedi tabella ).
Essendoci sempre una (piccola) frazione dei test che contribuiscono tendenzialmente ad innalzare il numero dei positivi (sono quelli fatti per inseguire il tracking o quelli di controllo della positivita'), pero' quando i tamponi misurati sono tanti, come oggi che sono piu' di 152.000, il dato dei positivi e' piu' realistico (ne risente di meno).
Quindi ci sentiamo di concludere che il dato odierno non indica necessariamente un calo del numero dei positivi ma certamente conferma l'annunciato arresto dell'andamento crescente del numero dei positivi e quindi il BLOCCO della crescita dell'epidemia degli asintomatici che sono quelli che mantengono attivi i virus nell'ambiente e li diffondono, alimentando i contagi delle persone sane.
Il riscontro da noi cercato in realta' non esige nemmeno che la percentuale dei positivi resti costante nel tempo o decresca ma solo che ci sia stato un deciso cambiamento in senso favorevole nell'andamento temporale dei dati (potrebbero anche crescere, ma piu' lentamente).
Confermiamo di attribuire questo successo nel combattere la pandemia all'estensione dell'obbligo di usare le mascherine anche all'aperto, che ha contribuito in modo rilevante a bloccare la diffusione nell'ambiente dei virus da parte di circa 3 milioni di persone infette ed asintomatiche.
Dalla misura del cambiamento dell'andamento temporale delle percentuali dei test positivi si puo' ricavare una valutazione quantitativa dell'efficacia del provvedimento sull'obbligo delle mascherine. Questa efficacia puo' essere migliorata perfezionando il provvedimento (crediamo che in Cina stiano ottenendo risultati anche migliori dei nostri per una maggiore disciplina).
Come gia' annunciato aspettiamo i dati di domani per ESULTARE, traendone poi le giuste ed utilissime conclusioni (la stampa ed i medici, se guardano solo ai ricoveri ed ai decessi, potrebbero accorgersene forse tra qualche giorno per ovvi motivi). In realta' dopo l'inizio dell'epidemia alimentata dalle persone infette con sintomi, ricoveri e decessi cresceranno comunque in misura di quanto questa epidemia dilaga.


SECONDA ONDATA DI COVID-19: Commento scritto il 16/10 (Come annunciato)
Quasi tutto OK, perche' la percentuale di tamponi positivi che mostra 5 GIORNI DI DATI STABILI INTORNO AL 5% DOPO VARI GIORNI SEMPRE IN SALITA, costituisce un'evidenza sperimentale sufficiente per CONFERMARE la nostra previsione e potremmo cosi' esultare per il successo ottenuto.
Ecco allora qui' la nostra ESULTANZA (piccola piccola, in segno di lutto, per i motivi che saranno chiari tra poco):


E U R E K A !

L'obbligo di indossare le mascherine va poi correlato con la contagiosita' del virus, che diminuisce quando fa caldo (ma non nelle celle frigorifere o con l'aria condizionata). Quindi le Autorita', monitorando con (poche) misure molecolari il numero di asintomatici, devono regolamentare l'obbligo delle mascherine (certamente si in inverno, probabilmente no in estate).
Credo che i cinesi stiano facendo proprio cosi' e, se abbiamo ragione noi, e' quindi possibile che proprio per questo motivo oggi loro non abbiano alcun contagio.
La questione cinese: Se cio' fosse vero (in Cina, anche se i loro contagi non fossero zero, certamente oggi stanno messi molto meglio di noi) sarebbe un'ULTERIORE CONFERMA SPERIMENTALE che quanto esposto in questo articolo corrisponde al vero. Sarebbe allora un progresso importante ed un passo avanti utilissimo verso la comprensione della fenomenologia di comportamento di questo virus. Cio' potrebbe aiutarci non poco a controllarlo meglio in futuro.
Se volessimo credere alla notizia sorprendente che, mentre tutto il mondo e' invaso massicciamente dal virus, in Cina hanno zero contagi, dobbiamo ammettere che e' anche possibile che i cinesi non possano essere accusati di averci nascosto queste informazioni e di non averci aiutato, perche' come non siamo riusciti noi a capire sollecitamente il problema, cosi' e' possibile ed e' anche un diritto per loro non averlo ancora capito: il buon uso delle mascherine per loro non e' un provvedimento nuovo, come per noi, ma un'abitudine consolidata, con radici storiche.
Se fosse vero, sarebbe anche colpa nostra aver accolto la notizia, che in Cina avevano zero contagi, con arrogante scetticismo e non aver indagato in merito adeguatamente.
Staremo a vedere come va a finire, osservando quali saranno le percentuali di tamponi positivi nei prossimi giorni e, se il 6.6% risultasse un dato corretto, speriamo che non salga troppo di piu' (ogni sollecito provvedimento utile a rallentare o bloccare la crescita dell'epidemia di Covid-19 sara' ovviamente il benvenuto).

COSA STA SUCCEDENDO ORA (18/10) ? Gli infetti con sintomi oggi sono l'1.6% (=6.6%-5%) della popolazione, cioe' non sono ancora molti, perche' l'epidemia di Covid-19 (non quella degli asintomatici che con le mascherine siamo riusciti a bloccare al 5%) si e' innescata ed e' partita solo da pochi giorni.
Pero' se un'epidemia parte vuol dire che il parametro di crescita e' R0>1 ed allora assume rapidamente un andamento di crescita esponenziale. Se si attende ad intervenire con decisione, il problema quindi peggiora rapidamente fino a diventare poi non piu' gestibile.
Occorrono quindi azioni sollecite e decisive. Finche' l'epidemia non si e' ancora estesa molto possono essere sufficienti interventi di chiusura piu' limitati e mirati verso le cause piu' evidenti della diffusione del virus. Altrimenti, se i provvedimenti adottati risultassero insufficienti, resta solo la strada del blocco generalizzato, che in primavera ha mostrato di poter bloccare l'epidemia anche quando e' in fase avanzata (pero' con costi enormi).
All'estero non potevano bloccarla perche' avevano fatto sviluppare troppo la loro popolazione di asintomatici (il 13% della popolazione in Francia) e quindi con l'abbassamento stagionale della temperatura, che aumenta la contagiosita' del virus, era inevitabile la partenza dell'epidemia di Covid-19.
Questa sorprendente efficacia dell'uso esteso delle mascherine per il contenimento dei contagi e per il blocco dell'epidemia Covid-19, non appena confermata, e' un'informazione preziosa che merita la piu' ampia e solerte diffusione a livello mondiale, fatta da chi di dovere.

CONCLUSIONI DELLO STUDIO FATTO FINORA (scritte dopo l'arrivo dei dati del 15/10):
Vedi anche il Commento scritto il 16/10 (importante, e' una pagina prima).
Prendiamo atto del dato del 15/10 (5.4%) che e' compatibile con il blocco della crescita della percentuale di tamponi positivi che ormai consideriamo definitivo (sarebbe stato ben piu' alto se la crescita della percentuale di tamponi positivi non si fosse arrestata ad un valore di poco superiore al 5%) a conferma della correttezza della nostra previsione fatta il 9/10 e delle motivazioni che l'avevano stimolata e che qui' ribadiremo.
Facciamo il punto sulla nostra analisi, che assume sempre piu' importanza perche' in varie parti d'Europa ci si sta preparando agli onerosi lockdown ed anche in Italia alcuni "esperti" raccomandano un lockdown nazionale a Natale quando la curva dei contagi sembra divenuta costante.
Questo argomento viene approfondito al successivo punto 8, perche' ora la situazione e' diversa: i lockdown potrebbero riuscire ad arrestare l'epidemia ma solo per la durata del lockdown e non piu' stabilmente come accadde la scorsa primavera in Italia. Questo perche' la causa che alimenta l'epidemia ora e' cambiata, in quanto ora c'e' anche la popolazione degli asintomatici ad alimentarla, che in primavera non c'era, perche non era cosi' numerosa.
Elenchiamo qui' gli argomenti che ricostruiscono cosa e' accaduto finora in Italia e che meritano una riflessione approfondita da parte di tutte le persone coinvolte a vario titolo nella lotta al virus Sars-CoV-2:
  1. DISINFORMAZIONE: Non e' tollerabile che i giornalisti diano il massimo rilievo alla notizia che numero di test positivi sono in crescita anche se e' in calo la loro percentuale rispetto al numero totale dei test eseguiti (che e' il dato giusto per valutare se l'epidemia si espande o si riduce). Basta vedere i titoli di prima pagina dei giornali del 14/10 che affermavano che l'epidemia e' in crescita ed i dati salgono, quando come si vede anche nella nostra tabella, la percentuale dei positivi era scesa dal 5.2% al 4.8% segnalando la conferma del blocco della crescita del numero di asintomatici in Italia e quindi dell'epidemia associata, cioe' una notizia clamorosa, esattamente contraria a quanto scritto dai giornalisti a caratteri cubitali in prima pagina. Basta! Siccome i nostri giornalisti non possono essere cosi' culturalmente impreparati da non comprendere un problema cosi' elementare, crediamo occorra un intervento di un'autorita' superiore politica o scientifica, altrimenti queste notizie false continuando cosi' potrebbero arrivare a produrre danni enormi, influenzando le autorita' politiche che, non potendo ignorare i sentimenti dell'opinione pubblica, potrebbero prendere provvedimenti sbagliati e dannosi. (P.S. Solo dal 16/10 i dati crescono, ma per 5 giorni fino al 15/10, quando questo commento e' stato scritto, sono stati sempre costanti intorno al 5%).
  2. POPOLAZIONE ASINTOMATICA (e' un dato accertato): Ogni persona asintomatica coltiva inconsapevolmente i virus nel proprio corpo anche per tempi lunghi (nei casi di herpes anche per tutta la vita), permettendo loro di sopravvivere rimanendo attivi per lungo tempo, potendosi diffondere anche nell'ambiente esterno.
    Le persone infette ed asintomatiche in Italia oggi sono poco meno di 3 milioni, perche' i test positivi sono circa il 5% ed il 95% dei test positivi risultano di persone asintomatiche. In primavera invece erano molte di meno perche' non avevano ancora avuto il tempo per crescere molto di numero.
    La distribuzione dei tamponi trovati positivi e' piu' concentrata nelle regioni del nord Italia (Lombardia 6.3% e Liguria 8.4%) mentre nel centro-sud le percentuali sono minori (Lazio 3.7% e Sicilia 5.3%). Questo perche' le regioni del nord, che sono state le piu' colpite dall'epidemia primaria in primavera, sono partite con una popolazione di asintomatici piu' numerosa che, accrescendosi poi con l'epidemia degli asintomatici, e' arrivata in autunno ancora piu' numerosa.
  3. EPIDEMIA DEGLI ASINTOMATICI (ipotesi verosimile): Siccome almeno una parte degli asintomatici e' un po' contagiosa (con cariche virali poco intense) e' verosimile immaginare che possano aumentare di numero contagiando persone sane (le piccole cariche virali favoriscono l'esito asintomatico sulla persona sana infettata). Allora se le condizioni ambientali (temperatura, affollamento, ecc.) favoriscono i contagi, la popolazione degli asintomatici puo' crescere di numero con le stesse regole di una normale epidemia (se Rt>1). E' quello che e' accaduto in Italia fino al 9/10, secondo noi, dato che sono arrivati ad essere 3 milioni.
  4. CONTAGIO DA ASINTOMATICI (e' un dato da misurare): In una popolazione il numero totale di asintomatici esistente stabilisce l'entita' dell'immissione di virus nell'ambiente, che e' la causa iniziale di avvio ed una fonte di alimentazione successiva di una nuova ondata epidemica di Covid-19.
    Quando il numero di asintomatici e' sotto una determinata soglia l'epidemia non decolla perche' sono piu' le guarigioni ed i decessi che i nuovi contagi (e' come in un'epidemia con Rt<1).
    Quando invece il numero di asintomatici e' sopra la soglia, l'epidemia decolla (come nel caso in cui e' Rt>1, perche' sono piu' i nuovi contagi che le guarigioni ed i decessi).
    In Italia a settembre non avevamo epidemia di Covid-19 ma avevamo un'epidemia invisibile di asintomatici che percio' crescevano sempre piu' di numero.
  5. EFFETTO DELLE MASCHERINE (ipotesi molto verosimile): L'aver esteso l'obbligo di uso delle mascherine quasi ovunque ha ridotto la capacita' di contagio degli asintomatici, facendo scendere il valore del parametri di crescita a Rt<1. Questo ha bloccato in Italia lo sviluppo dell'epidemia degli asintomatici, come si e' immediatamente riscontrato nelle analisi dei tamponi (vedi tabella ).
    Il riscontro di cio' e' nella correlazione temporale tra la data del provvedimento che ha introdotto l'obbligo dell'uso esteso delle mascherine e del blocco della crescita dei tamponi positivi.
    Questa era proprio la previsione che noi avevamo scritto in questo articolo il 9/10, tre giorni prima che il blocco apparisse nei dati.
    Un ulteriore riscontro dell'efficacia dell'uso esteso delle mascherine, quando la causa che alimenta l'epidemia e' l'elevato numero di asintomatici in circolazione, si puo' ricavare dai dati cinesi: in quel Paese da sempre e' diffusissimo l'uso delle mascherine, anche prima del Covid-19. Per questo c'e' da aspettarsi che tutti la usino sempre e con disciplina: questo secondo noi potrebbe aver determinato in Cina il contenimento del numero di asintomatici che non sarebbero cosi' riusciti a crescere di numero come da noi, perche' e' stato sempre mantenuto Rt<1 e l'epidemia non si e' potuta sviluppare.
    Se questo fosse vero allora dovremmo incentivare l'uso di mascherine per abbattere il numero di asintomatici, prendendo la Cina come esempio: sarebbe un passo efficace e molto meno costoso dei lockdown!
  6. ZERO CONTAGI IN CINA ? (ipotesi poco verosimile ma possibile): L'ipotesi che in Cina il numero di asintomatici non sia cresciuto come da noi perche' si e' sempre mantenuto Rt<1 grazie all'uso molto scrupoloso delle mascherine, che ha impedito all'epidemia degli asintomatici di svilupparsi, potrebbe fornire una spiegazione possibile al fatto, per alcuni versi sconcertante, che la Cina afferma di essere oggi l'unico Paese al mondo con zero contagi. Finora tutti hanno attribuito a questa affermazione scarsissima credibilita' ma noi non possiamo credere che i cinesi possano mentire cosi' spudoratamente. Forse allora potrebbe anche essere vero ed una spiegazione potrebbe esserci, anche se nessun cinese ce l'ha spiegata, purtroppo, perche' sarebbe stata utilissima (ma forse neanche loro hanno ancora capito appieno come funziona questa epidemia): loro non avrebbero oggi, come causa di contagio, quel grandissimo numero di persone asintomatiche che noi abbiamo fatto crescere in occidente, che ora sta producendo da noi la "seconda ondata del Covid-19" e che poi restera' il nostro grande fardello futuro, perche' in Cina l'uso scrupoloso delle mascherine potrebbe aver impedito lo sviluppo di quell'epidemia di asintomatici (avendo mantenuto sempre Rt<1), che da noi ha fatto nascere la "seconda ondata" della pandemia.
    Bloccando l'espansione dell'epidemia degli asintomatici questa si estingue e, se gli asintomatici guariscono in un tempo definito, allora il numero di infetti asintomatici tende a zero: questo processo potrebbe essere in atto in Cina. Questa sarebbe una strada obbligata anche per noi italiani, che abbiamo cosi' tanti asintomatici in casa, che mantengono e diffondono permanentemente i virus.
    Questo potrebbe essere il potenziale benefico dell'uso scrupoloso ed esteso delle mascherine.
    Sarebbe di grande interesse poter ricavare una conferma di tutto cio' dai dati di test molecolari con tamponi fatti in Cina su persone scelte a caso.
  7. EPIDEMIA DI COVID-19 (cioe' di persone con sintomi, ora in atto nella sua fase iniziale): Se il risultato dell'infezione prodotta dagli asintomatici fosse sempre di produrre degli altri asintomatici, non se ne accorgerebbe nessuno (solo con le misure con i tamponi li evidenzierebbero).
    La nostra conclusione e' che quando la popolazione degli asintomatici e' cresciuta troppo (con l'epidemia degli asintomatici) puo' diventare lei la causa che avvia una nuova epidemia di Covid-19 (perche' i sintomatici che si creano poi cominciano ad infettare le persone sane con cariche virali piu' intense, generando tanti casi di Covid-19 (epidemia primaria di Covid-19).
    Questa epidemia, che e' quella che dobbiamo affrontare ora, e' pero' DIVERSA da quella della primavera scorsa perche' ha due cause e non una che l'alimentano: le persone infette con sintomi (che ancora sono poche) e gli asintomatici (che ORA sono moltissimi mentre in primavera erano pochi).
  8. LOCKDOWN NAZIONALE (pericolo incombente): Presentandosi l'epidemia attuale con delle caratteristiche diverse dal passato, e' giusto chiedersi se un lockdown fatto in Italia a Natale (che qualche esperto ha gia' iniziato a paventare, dicendo che "potrebbe aiutare" e che il Presidente del Consiglio ha dichiarato di non poter escludere) avrebbe gli stessi effetti di blocco dell'epidemia, come si e' avuto in primavera. La differenza con il passato e' che ora abbiamo due cause delle infezioni e non una sola:
    A) gli asintomatici, il cui numero evolve secondo le regole dell'epidemia degli asintomatici,
    B) e le persone infette con sintomi, il cui numero evolve come l'epidemia Covid-19 gia' conosciuta in primavera.
    Per questa seconda causa possiamo aspettarci che il lockdown produca gli stessi effetti visti in primavera.
    Invece per la prima causa, che oggi e' ancora quella dominante, non possiamo essere certi che subisca gli stessi effetti. Siccome gli asintomatici sembrano essere il serbatoio che mantiene i virus attivi nell'ambiente anche per tempi lunghi, la durata del lockdown, che dev'essere necessariamente limitata, potrebbe non produrre effetti apprezzabili sulla riduzione del numero degli asintomatici.
    Se cosi' fosse allora nelle nostre condizioni, in cui la popolazione degli asintomatici sembra essere la causa prevalente che alimenta l'epidemia (perche' ora sono 3 milioni), potrebbe accadere che al termine del lockdown nazionale gli asintomatici siano rimasti sostanzialmente gli stessi e l'epidemia allora riprenderebbe come prima del lockdown, alimentata dai 3 milioni di asintomatici: cioe' l'effetto del lockdown non sarebbe stabile, come e' stato in primavera, ma solo temporaneo (e allora sarebbero stati tutti soldi e sacrifici buttati al vento).
    Il lockdown e' quindi sicuramente efficace quando e' limitato al contenimento di focolai oppure esteso ma in presenza di epidemie alimentate soprattutto da persone infette con sintomi. Nel nostro caso di epidemia, alimentata ancora in modo prevalente da persone infette ma asintomatiche, il risultato del lockdown e' incerto.
    L'uso esteso e scrupoloso delle mascherine potrebbe essere addirittura piu' efficace del lockdown (per non parlare dei costi!) nei casi in cui sono prevalentemente gli asintomatici che alimentano l'epidemia.
    Quindi una piena comprensione del fenomeno epidemico, con i dovuti riscontri nei dati sperimentali e' importantissima.

IL RUOLO DEGLI ASINTOMATICI: (13 ottobre 2020)
Le mie argomentazioni sono tutte frutto di deduzioni logiche che partono dalla conoscenza elementare dei fenomeni descritti, che potrebbero anche assumere valore scientifico se riuscissero a trovare un riscontro nelle osservazioni sperimentali.
Per questo la verifica di questa previsione, che l'uso esteso delle mascherine possa riuscire a ridurre la crescita dei "nuovi contagi" che si rileva attualmente nelle misurazioni quotidiane, avrebbe per noi un'importanza rilevante.
L'ipotesi dell'esistenza di quell'epidemia invisibile che abbiamo chiamato "epidemia degli asintomatici" esige che sia l'epidemia a far crescere il numero di asintomatici. Questo richiede che alcune delle persone asintomatiche rimangano infette (cioe' positive al test molecolare) per un tempo sufficientemente lungo da poter infettare e rendere contagiosa almeno un'altra persona (sana), diffondendo le loro cariche virali (piccole) nell'ambiente.
Se le persone infettate ed asintomatiche guarissero rapidamente, eliminando il virus dal loro organismo, questa epidemia non si potrebbe sviluppare. La rapida guarigione pero' dipende dalla risposta immunitaria che e' un parametro diverso da persona a persona.
Dall'efficacia della risposta immunitaria oltre che dall'intensita' della carica virale infettante dipende l'esito dell'infezione: il paziente puo' guarire se gli anticorpi riescono a prevalere sulla carica virale o puo' ammalarsi sviluppando la sindrome Covid-19 in caso contrario.
Ma c'e' anche un caso intermedio in cui il paziente non riesce ad eliminare i virus dal proprio organismo ma ne limita lo sviluppo, impedendo cosi' che si manifestino i sintomi del Covid-19: e' questo il caso delle persone infettate ma asintomatiche.
E' proprio questo il caso che ci interessa perche' alla luce delle nostre deduzioni potrebbe essere proprio quello che caratterizza l'epidemia di Sars-CoV-2.
Sembrano esserci diversi modi con cui i vari virus riescono a nascondersi nel corpo umano.
  1. Ce ne sono alcuni che riescono a permanerci per troppo poco tempo per poter avviare un'epidemia: e' il caso del precedente virus della Sars, che e' cosi' sparito.
  2. Altri riescono a permanere nel corpo umano per tempi lunghissimi (anche per tutta la vita) ma in numero cosi' modesto da non disperdere cariche virali infettanti nell'ambiente. Solo in rari casi, quando le difese immunitarie dell'ospite si abbassano per qualche motivo, allora crescono di numero e vengono rilasciati nell'ambiente creando un pericolo d'infezione per le persone sane: e' il caso dei virus herpes, ad esempio (entrando in contatto con l'herpes zoster si prende la varicella).
  3. Esiste poi il caso intermedio, in cui il virus puo' permanere nel corpo umano abbastanza a lungo e talora in un numero di virus tale da poter essere diffuso nell'ambiente e poter avviare un'epidemia, infettando le persone sane. Lo sviluppo di questa epidemia sarebbe agevolato nel caso in cui il virus risultasse anche dotato di un'alto grado di contagiosita' (come il Sars-CoV-2).
Lo sviluppo di un'epidemia di asintomatici e' quindi possibile e dipende dalle caratteristiche di questo virus.
Per capirne di piu' al riguardo osserviamo che nei test molecolari il 95% circa delle persone esaminate risulta positiva ma senza i sintomi della sindrome Covid-19, cioe' asintomatica. Su una popolazione italiana di 60 milioni di persone, trovare 5000 asintomatici su 100.000 esami fatti vuol dire che il 5% della popolazione, cioe' 3 milioni di persone in Italia ed in quel giorno, dovrebbero essere infette (positive al test) ed asintomatiche (in realta' un po' meno perche' alcuni test vengono mirati a trovare i positivi seguendo il tracking).
Questo e' un dato sperimentale e non una deduzione logica.
E' possibile che questi 3 milioni di persone siano state infettate tutte pochi giorni prima da persone asintomatiche che rimangono contagiose solo per pochi giorni? La risposta e' affermativa.
Per comprenderlo, supponiamo che un asintomatico smetta di essere tale in N giorni. Se ognuno dei 3 milioni di asintomatici esistenti riesce ad infettare mediamente una sola persona in N giorni allora la popolazione dei 3 milioni di asintomatici si mantiene invariata. Se se ne infettano di piu' si sviluppa l'epidemia ed il numero di asintomatici cresce (in modo prima lento, quasi lineare, e poi esponenziale): e' questa la crescita del numero di contagi che stiamo rilevando in questi giorni.
I parametri che entrano in gioco sono:
  1. Il numero di virus rilasciati nell'ambiente da un asintomatico (carica virale) che puo' essere rilevante nei casi di riduzione delle difese immunitarie della persona asintomatica (in tali casi possono anche manifestarsi alcuni sintomi).
  2. Il numero di giorni in cui la persona asintomatica rimane contagiosa (poi guarisce).
  3. La capacita' infettante della carica virale che dipende non solo dalle proprieta' del virus ma anche da parametri ambientali (d'inverno e' maggiore).
Questi sono parametri che non conosciamo ma quello che ci interessa ora e' il risultato: lo sviluppo dell'epidemia degli asintomatici (invisibile) e' possibile e segue le stesse regole dell'epidemia primaria (visibile).
Secondo noi e' proprio cosi' che gli asintomatici in Italia sono arrivati ad essere 3 milioni (in Francia, Spagna e UK almeno 10 milioni).
Piu' numerosi sono e piu' virus abbiamo in circolazione.
Le cariche virali disperse nell'ambiente con il freddo diventeranno sempre piu' intense (per i motivi spiegati) e le persone sane infettate, anziche' sviluppare nessuno o pochi sintomi, sempre piu' spesso crediamo che svilupperanno purtroppo la sindrome Covid-19 e finiranno in ospedale.


SOLUZIONE FINALE DELL'EPIDEMIA DEGLI ASINTOMATICI: (11 ottobre 2020)
Siccome si stanno vanificando le mie speranze che questo virus Sars-CoV-2 non fosse molto longevo (vedi al riguardo le osservazioni del punto 9 "Quando finira' questa pandemia?"), alla luce dell'andamento dei contagi autunnali, mi sento ancora coinvolto a continuare questo studio e diventa per me sempre piu' importante approfondire il fenomeno dell'epidemia degli asintomatici, che sta mantenendo oggi viva la pandemia.
La differenza piu' rilevante tra l'epidemia di Covid-19 (cioe' quella delle persone sintomatiche) e l'epidemia degli asintomatici risiede nel fatto che la prima e' controllabile con i lockdown, perche' la causa dell'infezione e' un malato che in un mese termina di esserlo (o guarisce o muore); la seconda invece non e' controllabile neanche con i lockdown, che possono bloccarne lo sviluppo ma solo per la durata del lockdown (perche' la causa che alimenta l'epidemia e' diversa: e' l'enorme numero di asintomatici che esistono e sono invisibili).
La differenza con altre epidemie sta proprio nella presenza di questa popolazione di asintomatici che e' cosi' numerosa per l'alto grado di contagiosita' e si autosostiene attraverso un'epidemia nascosta, quella degli asintomatici, che infettando con piccole cariche virali le persone sane, consente alla popolazione degli asintomatici di estendersi sempre di piu', come un'epidemia.
Questo tende a cronicizzare e rendere la pandemia endemica (finche' riuscira' a durare: vedi il punto 9).
Come si puo' affrontare allora questa pandemia?
L'entita' del problema e' direttamente proporzionale al numero di asintomatici presenti nel Paese. Grazie al lockdown fatto in Italia, noi per ora ne abbiamo MOLTI meno di altri Paesi. E' un vantaggio prezioso ma che potrebbe essere effimero e sfumare velocemente se si dovessero allentare le misure di contenimento dell'epidemia.
Si deve percio' individuare quanti piu' asintomatici possibile e neutralizzarne le capacita' di diffondere il contagio con tutti i mezzi disponibili, che saranno poi quelli farmaceutici.
A settembre avevamo stimato in 900.000 il numero di asintomatici presenti in Italia (perche' c'erano 1500 test positivi su 100.000 eseguiti); oggi i test positivi sono il 5% dei test effettuati e questo corrisponde oggi alla presenza di circa 3.000.000 asintomatici in Italia (magari un po' meno per gli esami dei tracking), a riprova che e' proceduta piuttosto velocemente l'epidemia degli asintomatici, in cui ogni persona infetta e asintomatica, diffondendo cariche virali modeste, ha infettato delle persone sane, facendole diventare asintomatiche: e' una vera e propria epidemia invisibile.
Oggi, con le misure di prevenzione dei contagi, tra cui l'obbligo dell'uso delle mascherine anche all'aperto, contiamo di rallentare lo sviluppo di questa epidemia ma la stagione invernale in arrivo certamente ci ostacolera' non poco.
Questa e' l'entita' del problema che abbiamo di fronte in Italia: se individueremo 10.000 asintomatici al giorno, con i test piu' rapidi, in 300 giorni potremo arrivare a ridurre significativamente il loro numero e quindi l'epidemia (all'estero quei Paesi, che non hanno voluto contenere la crescita esponenziale dei contagi in primavera con il lockdown, si trovano ora messi abbastanza peggio di noi, avendo in casa una popolazione di asintomatici di 3 o 4 volte piu' numerosa della nostra).
Un'altra caratteristica importante, ma non gradita, di questa epidemia degli asintomatici consiste nella ragionevole previsione di un'apprezzabile riduzione dell'efficacia del vaccino sulle persone asintomatiche. Cio' in quanto, essendo persone che inconsapevolmente stanno coltivando colonie di virus nel loro organismo, sembra ragionevole aspettarsi, al momento della somministrazione del vaccino, una risposta immunitaria abbastanza limitata del loro sistema immunitario, gia' sollecitato dal virus a produrre degli anticorpi.
Le persone oggi infette ed asintomatiche, non potendo cosi' usufruire appieno della protezione del vaccino, potrebbero rischiare di rimanere esposte ad un rischio di reinfezione al Covid-19 per tempi lunghi, almeno finche' la minaccia del virus continuera' ad esistere.
Una volta vaccinata tutta la popolazione sana, verra' bloccata l'espansione dell'epidemia degli asintomatici che pero', se quanto qui' esposto e' corretto, continueranno ad esistere come tali ed a coltivare il virus Sars-CoV-2 nel loro organismo.
Per questo gli asintomatici potrebbero essere gli unici a rimanere esposti, forse anche per tutta la vita, al rischio della sindrome Covid-19 non appena le loro difese immunitarie dovessero indebolirsi (come accade per altri virus, tra cui il ben noto herpes).
Questo dovrebbe far riflettere meglio quei giovani che oggi, sentendosi poco esposti a rischi gravi, tralasciano di rispettare la doverosa disciplina delle misure di contenimento dell'epidemia: e' inevitabile che prima o poi questi comportamenti rischiano di farli entrare nel "club degli asintomatici".
Se questi giovani venissero informati, molti di loro si potrebbero salvare adottando comportamenti piu' virtuosi.
Con il progresso delle tecniche diagnostiche risultera' sempre meno oneroso arrivare ad identificare TUTTI gli asintomatici ed a guarirli, somministrando loro il giusto farmaco antivirale, che prima o poi sara' disponibile.
Solo allora avremo vinto la guerra al virus, facendolo scomparire definitivamente.
Questo ci sembra essere oggi il percorso inevitabile per sconfiggere questo male, dato che contrariamente a quanto sperato da tutti il vaccino non riuscira' a liberarci dalla popolazione di asintomatici che oggi ci circonda e che mantiene attiva l'epidemia.

COVID-19: L'EPIDEMIA DEI PAZIENTI CON SINTOMI E' IN ATTO: (18 e 19 ottobre 2020)
Gli esperti forniscono in TV informazioni ancora tranquillizzanti, dimostrando di essere poco consapevoli della reale situazione.
Ecco il nostro parere: La percentuale dei positivi e' arrivata oggi 18/10 all'8% ma l'incremento vero NON e' dal 6.6% all'8.0%.
La parte di contagi prodotta dai 3 milioni di asintomatici aumentera' in proporzione al loro numero crescente che e' partito il 10/10 da 3 milioni (numero dedotto dal 5% di tamponi positivi su 60 milioni di persone). Questo numero aumentera' ma piu' lentamente del numero di infettati con sintomi (perche' questi ultimi sono piu' contagiosi).
Per questo motivo mei primi giorni dell'epidemia di Covid-19 consideriamo per semplicita' praticamente costante ed intorno al 5% la parte di contagi prodotta dai 3 milioni di asintomatici. In tal caso il contributo aggiuntivo a questo 5%, prodotto dalle persone infettate e con sintomi (risultato del recente innesco dell'epidemia Covid-19), e' passato dall'1.6% (=6.6% - 5%) al 3% (=8.0% - 5%), cioe' e' quasi RADDOPPIATO in sole 24 ore, con un andamento che potrebbe essere esponenziale (alcuni commentatori dicono che non e' esponenziale perche guardano alla variazione del dato totale che va dal 6.6% ad 8% ma questo potrebbe non essere corretto).
Possiamo cosi' dedurre che approssimativamente le persone infette con sintomi oggi 18/10 sono gia' arrivate ad essere 1/3 degli asintomatici (1.6% rispetto al 5% di asintomatici). E' una crescita molto rapida, se confermata dai dati dei prossimi giorni.
Esaminando anche il dato del 19/10 che e' 9.4% si vede che gli incrementi dei 3 giorni dopo in 15/10 (che e' l'ultimo giorno in "pianerottolo") sono 1.6% , 1.4% ed 1.4% cioe' una crescita meno che lineare, tenendo conto di un inevitabile piccolo incremento del numero di asintomatici (che comporta una leggera crescita oltre il 5% dei contagi dovuti agli asintomatici), dovuto alla partenza dell'epidemia Covid-19.
Questa crescita NON esponenziale, se vera, potrebbe essere un'ottimo indizio dell'efficacia del provvedimento sulle mascherine (oltre che degli altri in atto), che riuscirebbe, oltre a bloccare i contagi dei 3 milioni e piu' di asintomatici (che hanno cariche virali piu' deboli), ma anche i contagi Covid-19 (che hanno cariche virali piu' intense), riducendone la crescita da esponenziale, come dovrebbe essere, a lineare cioe' molto piu' lenta (anche se allarmante perche' su 60 milioni di italiani l'1.5% corrisponde a 900.000 persone contagiate in piu' ogni giorno).
Aspettiamo i dati dei prossimi giorni e speriamo bene.
Le persone infette con sintomi sono piu' contagiose, perche' rilasciano nell'ambiente cariche virali piu' intense di quelle rilasciate dagli asintomatici.
Siccome le temperature si stanno anche abbassando, queste cariche virali rimarranno attive piu' a lungo nell'ambiente, aumentando ancora di piu' il rischio di contagio gia' alto (anche per il fenomeno di accumulo, negli ambienti chiusi).
Il numero di tamponi positivi, che misura il numero di persone contagiate, e' percio' destinato a crescere piu' velocemente e le persone contagiate, in conseguenza delle cariche virali piu' intense a cui sono esposte, presenteranno in numero sempre maggiore i sintomi della sindrome Covid-19.
E questa e' una gran brutta notizia per i nostri ospedali.
Crediamo che vada limitata questa crescita dei contagi in tutti i modi possibili ed al piu' presto (i provvedimenti in atto sono risultati insufficienti, per la scarsa consapevolezza e disciplina della popolazione).

LINEE GUIDA PER IL CONTENIMENTO DEI CONTAGI: (19 ottobre 2020) Si tenga ben presente che, siccome la trasmissione del contagio inizia per via aerea sia nel caso degli asintomatici che nel caso degli infetti con sindrome Covid-19, quell'efficacia che ha bloccato la crescita dei contagi degli asintomatici tra l'11 ed il 15/10 (dimostrata dall'interruzione della crescita della curva nel grafico precedentemente mostrato), dev'essere altrettanto efficace anche nel diminuire i contagi degli infetti Covid-19 (cioe' con sintomi) ma non come e' fatto ora.
Occorrera' pero' un rigore maggiore nell'applicare il provvedimento dell'uso esteso delle mascherine, perche' il potere infettante dei malati di Covid-19 e' molto piu' elevato ovvero le cariche virali rilasciate sono molto piu' intense rispetto a quelle rilasciate dagli asintomatici. Questo effetto dei contagi degli infetti Covid-19 e' misurabile nella curva dei contagi, dove ha ripreso a salire dal 16/10 cioe' dopo l'innesco dell'epidemia di Covid-19.
Pertanto per l'efficacia notevole, dimostrata (entro limiti ragionevoli) in questo lavoro, l'uso esteso delle MASCHERINE puo' essere il primo provvedimento da estendere, perfezionandolo (prima ancora dei lockdown), con un maggiore efficienza per bloccare anche i contagi degli infetti Covid-19 ovvero con un maggior rigore ottenibile con una maggiore severita', anche repressiva, per gli indisciplinati con PROVVEDIMENTI ad esempio come questi: LOCKDOWN: Il lockdown non e' l'arma assoluta ed unica per fermare l'epidemia.
IL LOCKDOWN E' UNA COSTOSISSIMA SCAPPATOIA CHE PERMETTE ALLE AUTORITA' DI OTTENERE QUEI DISTANZIAMENTI CHE NON RIESCE AD OTTENERE ALTRIMENTI (e la gente non lo sa).
Siccome i lockdown costano moltissimo, andrebbero evitati se si possono ottenere risultati simili con altri mezzi, anche autoritari ed oltre i limiti delle leggi esistenti, perche' l'alternativa e' un depauperamento tragico della popolazione ed una crisi sociale difficile poi da governare.
Chiediamoci allora se esistono vie alternative al lockdown.
Il nostro studio ha evidenziato che quando l'epidemia era solo quella prodotta dalle cariche virali disperse dagli asintomatici il semplice provvedimento di aver esteso l'obbligo di usare le mascherine anche all'aperto ha arrestato lo sviluppo dell'epidemia bloccando la crescita dei contagi degli asintomatici.
Abbiamo poi ipotizzato che il provvedimento potrebbe risultare abbastanza efficace anche quando le cariche virali provengono da persone infette con sintomi ovvero da tutte le persone infette e contagiose.
Questa e' solo in parte un'ipotesi, perche' in parte sembra essere un fatto reale: altri scienziati possono esaminare tutti i dati oltre quelli da noi mostrati nel grafico e stabilire se sono sufficienti a fornire l'opportuna evidenza sperimentale da noi annunciata.
Anche se la cosa a prima vista puo' risultare sorprendente, in realta' l'uso esteso ed efficiente delle mascherine agisce bloccando all'origine la fuoriuscita dei virus da una persona contagiosa (che e' l'unica causa che diffonde i contagi).
Quindi il risultato verificato sperimentalmente e' anche verosimile, benche' sorprendente.
Crediamo che contenere piu' efficientemente di quanto si e' fatto finora la fuoriuscita di tutti i virus dalle persone contagiose, unita agli altri provvedimenti atti ad incentivare il distanziamento delle persone, possa ottenere gli stessi risultati di un lockdown generale, che sarebbe percio' un provvedimento sbagliato oltre che costosissimo da adottare.
Aggiungiamo che a differenza di un lockdown i provvedimenti da noi indicati possono continuare la loro funzione per mesi, ben oltre la durata di guarigione o decesso di un paziente con Covid-19.
Quindi, oltre a bloccare i contagi, questi provvedimenti basati sul buon uso delle mascherine possono anche far regredire l'epidemia fino ad ESTINGUERLA (e' Rt<1), cosa che NON puo' fare il lockdown (perche' non puo' durare cosi' tanto).
Una volta estinta l'epidemia di Covid-19 si dovra' tenere sotto controllo il numero di asintomatici, che si puo' fare anche misurando un piccolo numero di tamponi statisticamente significativo. Se il loro numero supera 1 milione (circa 1.5% in percentuale) allora, indossando tutti le mascherine, lo si fa scendere sotto questa soglia. Nel periodo estivo molto probabilmente il numero sara' basso per la riduzione dei contagi e non sara' necessario indossare le mascherine.
Quando anche gli asintomatici si saranno estinti (dipende da proprieta' del virus che ancora non conosciamo), l'incubo sara' finito. In tutto questo i vaccini saranno di grande aiuto per far scomparire prima questo virus.
Uno scenario completamente diverso si aprirebbe per quei Paesi che scegliessero di adottare la via piu' semplice di raggiungere l' immunita' di gregge . Questo significherebbe far crescere senza limiti il numero degli asintomatici che, avendo il virus in corpo, sarebbero sempre soggetti a contrarre la sindrome Covid-19 non appena le loro difese immunitarie dovessero abbassarsi (come appare una vescica sul labbro agli infetti di herpes ma il Covid-19 e' molto peggio di una vescica e lascia danni permanenti).
Quindi quelli qui' indicati sono provvedimenti anche MIGLIORI del lockdown: si tratta di riuscire a farli rispettare da tutti. Se ci sono riusciti i cinesi ci possiamo riuscire anche noi. Non e' accettabile di dover pagare i costi di un lockdown generale e prolungato per questa nostra eventuale incapacita' di farli rispettare.
Questo metodo di affrontare la pandemia meriterebbe di essere considerato seriamente anche solo per l'importanza delle sue promesse di IMPEDIRE la ripartenza delle ondate successive dell'epidemia di Covid-19 e di ottenere gli stessi risultati della Cina (anche se in Italia e' tutto piu' difficile) che dichiara di avere zero contagi ed e' in piena ripresa economica con un PIL al +4.9%
A tutti noi sarebbe piaciuto che l'Italia fosse oggi l'unico Paese in Europa con zero contagi e l'economia in piena ripresa: forse e' quello che avrebbe potuto essere ma non e' stato.
Quest'immagine potrebbe essere un messaggio pubblicitario molto efficace per convincere soprattutto i giovani all'uso piu' consapevole e rigoroso delle mascherine (che e' una buona cosa in ogni caso)!
Sembra un dato di fatto che oggi la CINA si stia tenendo fuori dalla seconda ondata (autunnale) dell'epidemia di Covid-19 avendo attuato proprio questo tipo di provvedimenti che, mantenendo il numero di asintomatici sotto la soglia, hanno impedito l'innesco dell'epidemia SENZA LOCKDOWN GENERALE (loro sono da sempre disciplinati e maestri nel buon uso delle mascherine).
Infatti l'epidemia e' un fenomeno che si avvia solo se si supera quella soglia alla quale il numero dei nuovi infettati arriva ad essere superiore al numero dei guariti e dei decessi (che smettono cosi' di essere infetti). Una volta partita l'epidemia di Covid-19, invece, e' piu' difficile controllarla, perche' le persone con i sintomi sono molto piu' contagiose degli asintomatici. Se non si e' riusciti a bloccarla prima, per tornare poi a farla regredire con R0<1 bisogna attendere l'aiuto della stagione calda.
Purtroppo quando l'epidemia (ancora) non c'e', la gente siccome non teme cio' che non vede, e' restia a sottostare ad una disciplina onerosa: questo rilassamento nella profilassi del contenimento dei contagi e' quello che fa crescere velocemente con l'arrivo del freddo il numero degli asintomatici (che nessuno vede) fino a farli superare la soglia fatidica del Covid-19.
A quanto ne sappiamo in due cose i cinesi sono molto piu' efficienti di noi: nell'uso delle mascherine e nel tracking, che da loro e' fatto in modo anche eccessivamente invasivo. Sono due strumenti preziosi per controllare i contagi e che potrebbero aver fatto la differenza con noi occidentali nell'affrontare il Sars-CoV-2.
Forse loro esagerano per motivi propagandistici quando affermano che hanno zero contagi ma certamente se non avessero l'epidemia sotto controllo si saprebbe, soprattutto in autunno quando i contagi aumentano.
In ogni caso esigere un migliore uso delle mascherine da parte di tutta la popolazione sicuramente produce effetti benefici nel contrasto all'epidemia.
Abbiamo detto che alcuni provvedimenti dovrebbero poter essere presi anche in contrasto con le leggi ordinarie, trovandoci di una situazione di emergenza.
I cinesi sembra che non si facciano scrupoli al riguardo. Anche da noi finche' dura l'emergenza si dovrebbero sospendere certi diritti, come ad esempio quelli sulla privacy, se ostacolano l'efficacia di provvedimenti (come il tracking) diretti alla salvaguardia della sanita' pubblica.
Se l'opinione pubblica capisse che un maggiore rigore nell'uso delle mascherine puo' essere ALTERNATIVO al lockdown ci sarebbe molta piu' collaborazione e disciplina, rendendo piu' probabile il successo dell'operazione, come in Cina.
Bisogna essere molto piu' rigorosi ora, perche' l'inverno, che e' la stagione peggiore, e' alle porte, altrimenti purtroppo ci saranno molti ma molti piu' poveri che andranno certamente poi aiutati tutti.
In Italia si e' ottenuto un risultato di rilievo nel contenimento dei contagi estendendo l'obbligo delle mascherine anche quando si e' all'esterno. Questo significa che anche i virus rilasciati dalle persone infette, quando si trovano all'aperto in strada, contribuiscono in modo significativo ai contagi rilevati poi nei test molecolari, perche' se ne rileva in modo certo l'effetto come un arresto nella crescita dei contagi (vedi grafico precedente).
Questo vuol dire che i virus rilasciati nella strada si accumulano e, risultando volatili, sono facilmente sollevati dal vento ed immessi nell'aria che un passante puo' respirare.
D'estate i virus rimangono attivi per un tempo abbastanza limitato ma in autunno ed inverno, quando la temperatura ambientale si riduce, la loro capacita' di contagio si prolunga nel tempo e questo fatto, unito all'aumento della concentrazione per accumulo temporale, puo' incrementare l'esposizione delle persone ad una carica virale contagiosa.
Per questo motivo riteniamo, quando la temperatura scende sotto i 10 gradi centigradi, rimanendo sempre sopra lo zero (per evitare il pericolo del ghiaccio), sia utile bagnare periodicamente le strade (se non c'e' stata pioggia, brina o neve) con acqua e sale, in modo da fissare i virus nella fanghiglia al fine da ridurne la volatilita'.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (al 20 ottobre 2020)
La percentuale di tamponi positivi pubblicata oggi 20/10 e' del 7.5% quindi piu' bassa di quella del giorno precedente (8%).
Quindi l'andamento che sembrava di crescita lineare in realta', sembra si sia arrestato se questo dato sara' confermato anche nei prossimi giorni.
Vediamo allora di capire meglio cosa sta succedendo. Queste percentuali si riferiscono a prelievi di 1 o 2 giorni prima e riguardano persone che hanno il virus nel loro corpo evidenziabile con un tampone e credo che la misura richieda un intervallo di tempo dal momento dell'infezione di almeno un'altro giorno.
Quindi stiamo osservando le infezioni avvenute nel passato e fino a 2 o 3 giorni fa (ma per la maggior parte di loro, risultando asintomatici anche molti piu' giorni fa).
Voglio dire che queste misure stanno evidenziando i contagi avvenuti non il giorno prima ma in media vari giorni prima.
Per non fare confusione scriviamo da ora in grassetto le date vere in cui sono accaduti gli eventi e in caratteri normali quelle che fanno riferimento al grafico (che risultano ritardate di circa tre giorni per i motivi spiegati).
Allora questa e' la mia interpretazione: il giorno 9/10 (quando si e' esteso l'obbigo delle mascherine anche all'aperto) l'epidemia primaria di Covid-19 non era ancora partita ed il dato della percentuale rifletteva il contributo dei soli asintomatici che era in lenta crescita come l'epidemia degli asintomatici.
Il provvedimento delle mascherine ha provocato un blocco dei contagi tra asintomatici, che ne faceva crescere il numero (epidemia degli asintomatici). Questo blocco, iniziato il 9/10, quando e' partito l'uso delle mascherine, e' apparso nelle misure con i tamponi tre giorni dopo quando la curva dei dati e' andata in plateau (o addirittura calava) a partire dal 12/10 (quindi il 9/10 corrisponde al 12/10 nel grafico).
Pero' il dato dell'11/10 indica che gia' prima del 9/10 la percentuale aveva raggiunto la soglia del 5% ed per questo e' partita l'epidemia dei sintomatici, che ha portato un contributo in piu' (prima piccolo, invisibile nel grafico) ai tamponi positivi. Questo contributo iniziato l' 8/10 e crescente prima lentamente e' arrivato a valori visibili nel grafico dal 15/10 come un ritorno alla crescita.
L'effetto delle mascherine risulta molto efficiente sui contagi prodotti da persone asintomatiche (con cariche virali modeste) ed e' quindi in grado di limitarne la percentuale sotto al 5%, soglia d'innesco dell'epidemia di persone con sintomi ed e' pertanto in grado di bloccare l'inizio dell'epidemia di Covid-19.
Invece su questi contagi prodotti da persone con sintomi crediamo che l'effetto delle mascherine sia minore perche' si tratta di bloccare cariche virali piu' intense (con molti piu' virus, che possono sfuggire), percio' la presenza di questo contributo, prima raggiunge un livello ben visibile e crescente nel grafico a partire dal 16/10 (corrispondente in realta' al 13/10 cioe' circa 5 giorni dopo l'inizio dell'epidemia di Covid-19).
L'effetto di questa minore efficacia delle mascherine ci era apparsa nell'andamento precedente della curva che invece di crescere esponenzialmente (come accade nelle epidemie) appariva crescere piu' lentamente, in modo lineare.
Cio' significa che l'uso esteso delle mascherine, se adottato prima che inizi l'epidemia Covid-19, puo' impedirne lo sviluppo (purche' si sia riusciti a mantenere la percentuale di tamponi positivi sotto la soglia d'innesco, credo del 3%) ma una volta che l'epidemia Covid-19 e' partita puo' solo ridurne lo sviluppo, da esponenziale a lineare (che non e' poco!).
In alte parole contro gli infetti con Covid-19 le mascherine, che andavano bene per gli asintomatici, non bastano piu': l'unico modo per bloccare i contagi potrebbe essere quello di isolarli, come fossero in quarantena, ma non a casa bensi' in alberghi attrezzati, dotati di tutta l'assistenza necessaria (tutto a carico del S.S.N.).
La crescita della curva sembra pero' essere durata solo tre giorni, fino al 19/10 (corrispondente in realta' al 16/10) perche' il 20/10 (oggi) anche il contributo dei contagi prodotti da persone con sintomi alla percentuale totale mostra un "crollo" dall'8% al 7.5% in sole 24 ore (ottima notizia!)
Possiamo imputare anche questo calo ad un ulteriore effetto del provvedimento delle mascherine (del 9/10)?
Per ora pensiamo di no, in quanto non capiamo perche' un effetto cosi' vistoso si sarebbe dovuto vedere il 16/10 (7 giorni dopo) e non prima. Per questo ci riserviamo di capire meglio il fenomeno, soprattutto alla luce dei dati dei prossimi giorni, anche per valutare l'eventuale dispersione dei dati.
Non e' da escludere che nei prossimi giorni non possa emergere nella curva dei contagi dovuta a persone con sintomi una salita (perche' e' piu' difficile bloccare cariche virali molto intense) sempre lineare ma con minore ripidita' (cioe' con coefficiente angolare minore).
I dati globali che utilizziamo non sono raccolti con metodologia scientifica ma contengono fattori di dispersione, non statistica ma sistematica, che noi non siamo in grado di valutare, come il peso relativo nell'assemblaggio, giorno per giorno, dei dati di regioni diverse (che dovrebbe essere proporzionale al numero di abitanti ma forse non lo e') con livelli di contagio piuttosto diversi o il contributo dei dati relativi al tracking od alla replica dei test che favoriscono l'esito positivo della misura.

RISPOSTA DELLE AUTORITA' (MISURE DI CONTENIMENTO DEI CONTAGI):
Le misure di contenimento dei contagi sarebbero piu' efficaci se potessero essere prese 1 o 2 settimane prima che gli eventi avvengano. Malgrado cio' gli amministratori si muovomo in funzione del numero di ricoveri e di decessi giornalieri.
Un malato di Covid-19 che sviluppa i sintomi della malattia richiedera' il ricovero non prima di 1 settimana dal contagio e se poi non ce la fa, il decesso avviene circa 1 mese dopo il ricovero.
Pertanto sarebbe sicuramente piu' efficace adottare i provvedimenti basandosi sui dati dei contagi anziche' su quelli dei ricoveri e dei decessi che, entro fluttuazioni aleatorie accettabili, forniscono le stesse informazioni ma in anticipo.
Poter prevedere con almeno 1 o 2 settimane di anticipo gli eventi in certi casi puo' anche consentire di incidere in modo migliore sul loro verificarsi.
Questa capacita' previsionale e' materia abbastanza semplice per gli esperti tecnico-scientifici, i quali devono allora essere deputati a fornire in tempo le giuste informazioni agli amministratori, che non possono non capire l'importanza di lavorare in questo modo, diverso e piu' efficiente.

QUANTI TEST CON TAMPONE DEVONO ESSERE FATTI OGNI GIORNO: (21 ottobre 2020)
Individuando 10.000 positivi al giorno, dopo un anno se ne sono trovati piu' di 3 milioni (da isolare per una settimana circa), e si abbatterebbe in modo decisivo il problema dell'epidemia degli asintomatici, impedendo il ripetersi di ondate successive di Covid-19.
Per fare questo occorrono 3.000.000/50 = 60.000 camere singole che potrebbero essere 50.000 nelle case e 10.000 in residence. Se i resicence possono avere 100 camere doppie allora ne servono 50 in varie parti d'Italia, oltre al personale per i controlli nelle case.
Cioe' il problema di far estinguere stabilmente il virus Sars-CoV-2 ed il Covid-19 in Italia sarebbe risolvibile.
Da informazioni di stampa sembra pero' che gli strumenti messi a disposizione per questo scopo non siano adeguati perche' l'isolamento/tracciamento dei positivi individuati con i test non si riesce a fare "perche' sono troppi".
Chiariamo un aspetto molto importante: per le informazioni statistiche/epidemiologiche sull'andamento dell'epidemia bastano meno di 1/10 dei test con tampone che si fanno oggi, con impegno di cosi' tante risorse umane ed economiche.
La ragione di farne il piu' possibile e' giustificata per riuscire ad identificare gli infetti che possono contagiare, per poi neutralizzarli in qualche modo (ho sempre dato per scontato che si facesse, fino ad oggi).
Se nei test si trovano il 10% di infetti ogni giorno vuol dire che in tutta la popolazione italiana una persona su 10 e' infetta cioe' in Italia sono infette 6 milioni di persone non conosciute e con 100.000 test al giorno riusciamo ad individuarne il 10% di 100.000 cioe' identifichiamo 10.000 infetti al giorno.
Allora i casi sono tre:
  1. o riusciamo a neutralizzare la capacita di infettare delle 10.000 persone al giorno individuate (o isolandole con una quarantena dove vogliono loro, ma non sulla fiducia, od ospitandole in appositi Covid Residence gratuiti attrezzati con tutti i comfort (sono tanti ma questo e' il problema che va risolto);
  2. o, se NON riusciamo a neutralizzarli, come sembra dalle informazioni che ci arrivano, allora possiamo decidere di limitare o dimezzare il numero di tamponi da analizzare, in base al numero massimo di positivi che si riesce ad isolare (che sarebbe comunque un intervento molto utile per abbassare il numero di asintomatici, per mantenerlo sempre sotto la soglia del 3% per impedire l'inizio di una nuova ondata epidemica di Covid-19);
  3. oppure bisogna concludere che e' inutile, oltre che sciocco, identificare cosi' tanti positivi, facendo 150.000 o piu' tamponi al giorno, per poi lasciarli andare liberi di contagiare gli altri (e' di oggi la notizia che, grazie al Ministero della Difesa, se ne aggiungeranno altri 30.000 al giorno).
Per seguire l'andamento dell'epidemia ed avere le informazioni necessarie per poter decidere quali provvedimenti adottare solo 20.000 test al giorno bastano e avanzano (magari eseguendoli meglio, cioe' scegliendoli a caso ma in base alle proporzioni degli abitanti di ogni regione).
Percio', se i positivi individuati poi si lasciano andare perche' sono troppi allora e' una follia fare 150.000 test ogni giorno con grande dispendio di risorse umane ed economiche (impiegabili meglio).
Ma se troviamo il 10% di infetti ogni giorno vuol dire che in tutta la popolazione italiana una persona su 10 e' infetta cioe' in Italia sono infette 6 milioni di persone non conosciute e con 100.000 test al giorno riusciamo ad individuarne il 10% di 100.000 cioe' identifichiamo 10.000 infetti al giorno.
Quando la percentuale dei positivi e' il 5% con 100.000 test ne trovo positivi circa 5000. Se le misure sono fatte bene la fluttuazione statistica di questo dato e' di +-70.
Quando la percentuale dei positivi e' il 5% con 25.000 test ne trovo positivi circa 1250. Se le misure sono fatte bene la fluttuazione statistica di questo dato e' di +-35 (+-3%).
Quando la percentuale dei positivi e' il 5% con 1.000 test per regione ho 20.000 test e ne trovo positivi il 5% cioe' 1000. Se le misure sono fatte bene la fluttuazione statistica di questo dato e' di +-32 (+-3%); e' quindo abbastanza accurato, soprattutto per quello che serve agli amministratori ma pure per la nostra indagine scientifica.
Che vuol dire "misure fatte bene"? Vuol dire misurare persone prese a caso, in numero proporzionale al numero di abitanti di ogni regione o provincia, mantenendo separati i dati cioe' senza assemblarli insieme ad altri. Il loro numero potrebbe essere complessivamente circa 1/10 dei test che vengono eseguiti oggi (con grande risparmio di risorse umane ed economiche).
PERCHE' ALLORA FARE 150.000 TEST, SE NE BASTANO SOLO 20.000 ?   N.B. 20.000 circa possono bastare ma solo se i positivi individuati non vemgomo "tracciati", come sarebbe meglio fare per impedire loro di diffondere il contagio (puo' accadere se non si ha il personale necessario al tracciamento).
Se non si capisce questa semplicissima aritmetica allora occorre studiare di piu'. Sono sconcertato quando vedo che tutti vogliono aumentare il numero di test giornalieri perche' all'estero ne fanno piu' di noi.
Aggiungo che aumentare sempre di piu' il numero di test giornalieri risulta anche MOLTO DANNOSO perche' siccome piu' test si fanno piu' positivi si trovano, tutti i giornali, vedendo il numero di positivi di giorno in giorno sempre piu' alto, gridano colpevolmente (perche' e' una notizia FALSA) all'allarme, considerando sempre piu' inevitabile chiudere tutte le attivita'.
Gli amministratori politici poi finiscono per aderire a questo sentimento comune che si e' formato nell'opinione pubblica (ovviamente con danni enormi per chiusure inutili).
Si puo' anche vedere al riguardo i commenti sulla DISINFORMAZIONE nel paragrafo "CONCLUSIONI DELLO STUDIO FATTO FINORA" (raggiungibile con il link dall'indice iniziale).

Il rischio dell'eventualita' di prendere provvedimenti sbagliati e' esaltato dal fatto che tutti sono fortemente preoccupati perche' ricoveri e decessi sono in aumento.
Ma bisogna tenere presente che questi sono dati che si riferiscono a contagi precedenti ai contagi rilevati nei test di oggi.
Infatti per ricoverare un paziente devono passare un po' di giorni dall'infezione, diciamo 7.
Per il decesso ne devono passare di piu', diciamo 30.
Questi due dati risentiranno mediamente piu' tardi del possibile appiattimento (non ancora avvenuto) della curva dei contagi (cioe' gli infetti individuati oggi non si ricoverano o muoiono domani).
L'effetto eventuale dell'appiattimento della curva dei contagi lo potremmo vedere nelle curve dei ricoveri e decessi nei prossimi 30 giorni.
Quindi un possibile scenario potrebbe essere quello di contagi effettivamente bloccati gia' oggi (senza bisogno di chiusure ulteriori) con ricoveri e decessi che aumenteranno ancora per 1 o 3 settimane per poi smettere di crescere, come risultato del blocco attualmente raggiunto nei contagi.
Quello che voglio evidenziare e' che pilotando i provvedimenti governativi sulla base di ricoveri e decessi (perche' sono dati reali piu' certi ed affidabili) si rischia di fare dei lockdown molto onerosi che sono inutili, perche' dovrebbero servire a bloccare dei contagi che dalle misure fatte risulterebbero gia' bloccati.
PER QUESTO IL LAVORO CHE STIAMO FACENDO E' IMPORTANTE, PERCHE' AIUTA A CAPIRE L'EVOLUZIONE REALE DELL'EPIDEMIA.
In verita' i dati attuali non permettono ancora di affermare con certezza che i contagi stanno andando in plateau (forse tra qualche giorno si) ma e' indispensabile che si abbia ben presente qual'e' l'evoluzione completa del fenomeno, come e' stata qui' descritta, per non commettere tragici errori.


ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (al 21 ottobre 2020)
La percentuale di tamponi positivi pubblicata oggi 21/10 e' salita al valore di 8.5% quindi piu' alta di quella del giorno precedente (7.5%).
Questo sembra confermare quanto avevamo intuito, che probabilmente la percentuale dei contagi e' in crescita meno che esponenziale, abbastanza lineare con piccolo coefficiente (angolare) di crescita.
Ribadisco quindi quanto gia' affermato al punto precedente:
Cio' significa che l'uso esteso delle mascherine, se adottato prima che inizi l'epidemia Covid-19, puo' impedirne lo sviluppo (purche' si sia riusciti a mantenere la percentuale di tamponi positivi sotto la soglia d'innesco, credo del 3%) ma una volta che l'epidemia Covid-19 e' partita puo' solo ridurne lo sviluppo, da esponenziale a lineare (che non e' poco!).
In altre parole contro gli infetti con Covid-19 le mascherine, che andavano bene per gli asintomatici, sembrano non bastare piu' (cioe' quando l'epidemia di Covid-19 si e' avviata: l'unico modo per bloccare i contagi potrebbe essere quello di isolarli, come fossero in quarantena, anche in una casa sotto controllo oppure in residence attrezzati, dotati di tutta l'assistenza necessaria (a carico del S.S.N.).
Se si riesce a fare questo allora occorre fare il numero massimo possibile di test con tamponi.

REGIONI CON PIU' MALATI DI ALTRE: COME ACCADE ? (22 ottobre 2020)
Mentre in Italia il valor medio della percentuale di positivi e' attualmente intorno al 9% in Campania e Lombardia supera il 13%.
Questa differenza e' dovuta al fatto che in quelle regioni si e' permesso all'epidemia degli asintomatici di estendersi molto piu' che nelle altre regioni.
In Lombardia perche' sono partiti da numeri molto alti per l'estensione raggiunta dall'epidemia primaria in primavera.
In Campania probabilmente per non aver curato a sufficienza le misure di contenimento, magari in estate.
Abbiamo spiegato che secondo il nostro modello di evoluzione dell'epidemia, quando la percentuale di asintomatici supera il 5% della popolazione con le temperature autunnali si avvia l'epidemia primaria di Covid-19 (in inverno ancora peggio).
Quindi in Lombardia ed in Campania l'epidemia e' partita prima ed in base alla curva di crescita esponenziale dei contagi ed ora hanno piu' malati delle altre regioni.
Se una regione fosse riuscita a mantenere questa percentuale sotto la soglia d'innesco dell'epidemia di Covid-19, da loro l'epidemia non sarebbe partita affatto.
Quindi d'estate il virus continua ad esistere nei corpi degli asintomatici, come se questi li coltivassero ed il numero cresce con l'epidemia degli asintomatici che infettano persone sane facendole diventare asintomatiche (s'instaura un equilibrio dinamico tra asintomatici che aumentano ed altri che guariscono).
Le misure di contenimento, come le mascherine, funzionerebbero benissimo per far diminuire il numero di asintomatici e cosi' evitare l'epidemia autunnale di Covid-19 ma gli asintomatici sono persone normali che sembrano godere ottima salute e la gente sana rifiuta di indossare la mascherina o di stare a distanza da loro, soprattutto in estate. Cosi' consente loro di diffondere virus e creare altri asintomatici, aumentandone il numero (e cosi' poi in autunno parte l'epidemia di Covid-19 che invece era evitabile).
Ma non e' colpa loro; la colpa e' di chi non glielo ha spiegato (sembra si sappia adesso, non prima, anche se e' una cosa abbastanza ovvia: l'esistenza di asintomatici e' misurabile!).
Quindi si potrebbe, facilmente e con costi bassi, debellare questo virus e farlo scomparire abbassando la percentuale di asintomatici ma la gente non lo sa e lui conta proprio su questo per sopravvivere molto a lungo, accanendosi contro di noi in varie ondate successive di Covid-19 (con chiusure, coprifuoco, ecc.).
Cosi gli asintomatici prosperano ed in autunno poi sono troppo numerosi, cosi' parte l'epidemia di Covid-19.
Questa e' il modo in cui il virus sopravvive e manda in rovina le nostre societa'.
Piu' asintomatici ci sono piu' virus circolano e talora questa circolazione puo' superare la soglia d'innesco dell'epidemia di Covid-19.
E' semplice da capire e non e' vero che gli asintomatici non sono un problema, perche' non hanno bisogno di cure.
Loro sono il problema.


ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (al 22 ottobre 2020)
Pero' un barlume di speranza viene dai 4 dati tra il 18/10 ed il 21/10, che potrebbero anche corrispondere ad un andamento quasi costante della curva , intorno all' 8%
In effetti e' innegabile che l'andamento dei dati intorno al 20/10 con 3 dati consecutivi piu' bassi rispetto all'andamento precedente (20, 21 e 22/10) assomigli sorprendentemente a quello intorno al 14/10 con tre dati consecutivi piu' bassi rispetto all'andamento precedente (13, 14 e 15/10).
Dobbiamo tenere presente che gli infetti rilevati nel test di oggi si sono infettati non ieri ma 1 o 2 settimane prima.
Allora piu' giorni passano piu' i dati risentono dell'effetto dell'uso piu' esteso delle mascherine (perche' diminuisce il contributo delle infezioni precedenti al 9/10, data del provvedimento sulle mascherine).
Allora, se l'uso delle mascherine fosse efficace anche sugli infetti con sintomi, l'andamento in plateau della curva NON AVVERREBBE CON UN CAMBIAMENTO DI PENDENZA REPENTINO, MA -GRADUALE- e la curva si stabilizzerebbe su un valore costante nel giro di circa 1 settimana dal 15/10, giorno d'inizio del plateau del contributo degli asintomatici (rappresentando il ritardo nel tempo di contagio con una distribuzione gaussiana centrata 1 settimana prima).
In questo periodo di transizione e' verosimile che la curva possa presentare un andamento quasi lineare che poi tende a diventare costante.
Questo e' quello che potrebbe accadere nei prossimi 7 giorni, ma gia' abbastanza visibile dopo 3 giorni.
Credo che si potrebbe anche spiegare perche' il contributo degli infettati con sintomi alla curva della percentuale dei positivi non sia andato in plateau dal 15/10, insieme al contributo degli asintomatici, ma tre giorni piu' tardi, il 18/10.
L'infezione da Sars-CoV-2 potrebbe manifestarsi in modo diverso nel caso in cui sviluppa la sindrome Covid-19 (infezione profonda con interessamento delle vie respiratorie profonde). In questi casi il paziente potrebbe non risultare positivo subito al tampone ma tre giorni piu' tardi (quando l'infezione si e' diffusa anche nelle prime vie respiratorie).
Invece una persona che contrae l'infezione in forma asintomatica (piu' leggera) puo' diventare positiva subito perche' l'infezione interessa subito le vie respiratorie alte).
Non essendo io virologo non posso essere certo di cio' ma se questo e' possibile potrebbe essere confermata la mia interpretazione dei dati (fatta da fisico).
Se siamo fortunati nei prossini giorni, quando la situazione sara' piu' chiara, anche il contributo degli infetti con sintomi potrebbe risultare in sostanziale plateau ed allora torneremmo ad ESULTARE perche' vorrebbe dire che indossare sempre le mascherine riesce a bloccare anche i virus emessi dalle persone infette con sintomi, benche' le cariche virali da loro emesse siano molto maggiori (e cosi' comprenderemmo ancora meglio il successo dei cinesi, che finora hanno evitato la seconda ondata di Covid-19).
Se questo fosse vero (ma non lo sappiamo ancora) allora la crescita del numero dei nuovi contagi si starebbe arrestando e quindi NON SAREBBE PIU' NECESSARIO ADOTTARE ALCUN PROVVEDIMENTO DI CHIUSURA (che bloccherebbe i nuovi contagi ma nulla potrebbe sulla malattia delle persone gia' infettate.
Per questo ricoveri e decessi continueranno a crescere inevitabilmente ancora per 2 o 3 settimane, essendo dovuti a contagi gia' avvenuti nel passato (nessuna chiusura potrebbe aiutarci in questo).
Come capite bene si tratta di un'informazione cruciale, di enorme importanza, che acquisiremo sicuramente nei prossimi 3 o 4 giorni.
E' di vitale importanza capire al piu' presto se questa curva delle percentuali di positivi continua a crescere o se resta in plateau. Lo sapremo gia' nei prossimi 2 o 3 giorni (basta solo un po' di pazienza, poca!).

Ecco l'IMPORTANZA (EVENTUALE) DI QUESTO LAVORO:
Nello stesso tempo questi sono i gravi errori che oggi stanno commettendo quasi tutti: I ricoveri e decessi di questi giorni sono relativi ad infezioni avvenute ai primi di ottobre quando la percentuale dei positivi era al 3% che corrisponde a 1.800.000 infetti in Italia (su 60 milioni di abitanti).
Supponiamo che il 3% di loro abbiano sviluppato la sindrome Covid-19 (gli altri, tutti asintomatici, si limitano invece ad ospitare il virus Sars-CoV-2 nel loro organismo, senza saperlo): sono in 60.000.
Se 1 su 3 di loro finisce in ospedale (gli altri vengono curati in casa) sono 20.000 i ricoveri che ci aspettano, ormai sicuri e indipendenti dai provvedimenti di chiusura, che non fanno guarire i malati ma impediscono solo i nuovi contagi.
Le persone gia' contagiate ormai il virus ce l'hanno in corpo e non c'e' chiusura o lockdown che possa aiutarli, quindi i 20.000 pazienti, tra ricoveri e decessi, ormai sono inevitabilmente in carico al S.S.N. oggi e per il mese prossimo. Non c'e' provvedimento governativo che possa ridurli (possono solo evitare che se ne aggiungano altri in inverno).
A ridurli ci avrebbero dovuto pensare di piu' tutti, in estate.
Aspettiamo i dati dei prossimi 3 giorni e speriamo bene, cioe' speriamo che la curva delle percentuali dei contagi vada in plateau altrimenti, cosa possibilissima, decadono tutte le belle cose che abbiamo qui' ipotizzato, perche' ne valeva la pena, in questa ricerca (sacrosanta da fare in questi giorni).

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (al 22 ottobre 2020)
I 5 dati tra il 18/10 ed il 22/10, ci sembrano compatibili con l' andamento da noi atteso, prima lineare (poco ripido) e poi costante tra pochi altri giorni.
Per visualizzare meglio questo andamento abbiamo aggiunto (dietro, dopo la tabella dei dati) anche l'andamento grafico delle percentuali dei positivi.
In base al nostro modello di evoluzione dell'epidemia, tra il 18 ed il 22/10 ci aspettiamo un cambiamento di tendenza della curva che da esponenziale, cioe' sempre piu' crescente, dovrebbe crescere invece sempre meno, diventando prima lineare e poi abbastanza costante (prevediamo presto, dopo il 25/10).
I dati sono ancora troppo pochi per evidenziare chiaramente questi andamenti ma ci sembra gia' di intravedere che dopo il 18/10 qualcosa si stia modificando nell'andamento della curva , che non sembra piu' salire come nei giorni dal 14 al 19/10 ma piu' lentamente: non c'e' dubbio che i dati degli ultimi 3 giorni 20, 21 e 22 ottobre avrebbero dovuto essere molto piu' alti per continuare con l'andamento precedente (esponenziale).
Dobbiamo aspettare anche i dati dei prossimi due giorni, per capirci qualcosa di piu'.

SITUAZIONE ATTUALE: VOGLIAMO FARE UNA SECONDA SCOMMESSA ? (23 ottobre 2020)
In occasione del primo pianerottolo nella curva dei contagi, il giorni stesso di adozione dell'obbligo delle mascherine (9/10) ho azzardato la previsione (vedi punto 12 dell'indice), che poi si e' avverata tre giorni dopo, dell'arresto della crescita della curva dei contagi degli asintomatici dovuto alle mascherine.
Ora ci troviamo in una situazione simile: potrei scommettere che il 25/10 la curva dei contagi smette di salire ma non sarebbe giusto. Infatti in questo caso l'evoluzione reale dell'epidemia e' drogata da due fattori esterni che non c'entrano con il nostro modello descrittivo dell'evoluzione naturale dell'epidemia e che conseguentemente complicano la comprensione dell'evoluzione del fenomeno:
  1. La presenza di grandi focolai nelle citta' provocati dalla grande contagiosita' delle persone infette con sintomi che ancora non sono ospedalizzate (che non e' presente nell'epidemia degli asintomatici) e favorita dal comportamento improprio delle persone che non rispettano le misure di contenimento. Solo Milano contribuisce oggi con 4.000 contagi ai 15.000 che si misurano in tutta Italia, quindi non sono un piccolo contributo ma gran parte della crescita che si osserva proviene da questi grandi focolai, in cui l'epidemia cresce con regole diverse e meno controllabili. Il giorno seguente i contagi a Milano sono saliti da 4000 a ben 5000. Questo significa che nelle citta'-focolaio l'andamento dei contagi ha gia' raggiunto la crescita esponenziale che va contenuta con provvedimenti aggiuntivi specifici per quel territorio.
  2. L'adozione di provvedimenti extra di chiusura di grandi aree urbane per periodi di tempo prolungati, proprio mirati a contenere questi focolai.
Questi due fattori si aggiungono a determinare l'evoluzione dell'epidemia al di la dell'evoluzione naturale dei contagi e dall'azione di blocco della crescita dovuto alle mascherine: il primo nel verso di aumentare il numero dei contagi, il secondo in verso opposto.
L'evoluzione dell'epidemia, che avrebbe avuto l'andamento di appiattimento della curva dei contagi dovuto all'effetto delle mascherine, risentira' quindi anche di questi altri due fattori ed avra' conseguentemente un risultato modificato dalle loro due spinte contrapposte.
Se aumentera' il numero ed il contributo ai nuovi contagi dei focolai, la curva, partendo dal livello di plateau raggiunto il 25/10, salira' finche' i grandi focolai l'alimenteranno nella misura e per il tempo dipendente dallo sviluppo dei focolai.
Questa spinta verso l'alto della curva sembra importante, alla luce dei dati che provengono dalle citta'-focolaio.
Pero' avra' anche una spinta a tornare in plateau dai provvedimenti di chiusura limitata, che e' dipendente dall'estensione nello spazio e nel tempo dei singoli provvedimenti (adottati nelle citta' di Napoli, Milano e Roma).
Questi provvedimenti di chiusura locale si rendono indispensabili in quelle regioni in cui la percentuale dei positivi e' diventata troppo alta con il procedere dell'epidemia (per insufficienza dei mezzi di contenimento): in Italia e' intorno all'8% in Campania e Lombardia e' del 13% o 14% (per questo ora stanno chiudendo).
La situazione attuale e' comunque molto favorita dalla riduzione della crescita esponenziale dei contagi, precedentemente acquisita grazie all'uso delle mascherine, che speriamo possa permettere il contenimento della crescita della curva dovuta a questi maxi-focolai. Questo potrebbe evitare di adottare dei lockdown locali, limitando gli interventi al solo coprifuoco locale (molto meno costoso).
Ovviamente i nostri amministratori devono essere informati per governare bene, sul piano tecnico, non basandosi sul numero di ricoveri e decessi giornalieri, che sono manifestazione di contagi lontani nel tempo ma sulla percentuale giornaliera dei tamponi positivi che fornisce l'andamento attuale dei contagi e la risposta pronta all'adozione dei provvedimenti.
Purtroppo sembra che ora non sia cosi' ed e' responsabilita' dei tecnici correggere questo comportamento errato che puo' essere molto dannoso: potrebbe indurre a decidere un lockdown, quando i contagi si sono gia' arrestati per le altre misure, mentre i ricoveri e decessi giornalieri sono ancora molto numerosi per i tanti contagi di due settimane prima.
Non sono in grado ora di valutare quantitativamente questi due effetti che interferiscono nello svilupo normale dell'epidemia che stavamo seguendo e che sara' comunque condizionata pesantemente dall'arresto della crescita esponenziale che e' gia' oggi indubbiamente visibile , prodotto dall'uso delle mascherine nei contagi sia dalle persone infette asintomatiche che da quelle con sintomi del Covid-19.
Nei prossimi giorni potremo valutare dall'andamento della crescita globale dei contagi se la nostra descrizione e' plausibile.
Ribadiamo che questa comprensione della descrizione del fenomeno non e' solo accademica ma vuole ottenere la conferma sperimentale del fatto che l'uso di un semplice presidio come le mascherine, se adottato estesamente, riesce a contenere in modo significativo gran parte della diffusione dei virus, con effetti che possono essere sufficienti a bloccare e far regredire i contagi, al fine di contenere la crescita del numero di asintomatici, per poterlo cosi' mantenere sempre sotto la soglia d'innesco dell'epidemia di Covid-19.
Questo puo' bastare per raggiungere un risultato clamoroso: con semplici presidi e bassi costi impedire che in futuro si sviluppino nuove ondate epidemiche di Covid-19 (risultato che sembra abbiano gia' acquisito in Cina, almeno per ora).

L'alternativa e' quella di ondate epidemiche successive, tutte peggiori rispetto alla prima, perche' hanno un contributo aggiuntivo ai contagi che nella prima ondata non c'era: quello dei tanti asintomatici che circolano in incognito e possono diffondere virus e contagi. A conferma di cio', e' di oggi la notizia che le Autorita' francesi hanno dichiarato che questa seconda ondata e' peggiore della prima.
Torniamo cosi' ancora ad un punto essenziale, finora trascurato da tutti e che e' alla base del contrasto a queste epidemie cicliche: l'epidemia invisibile degli asintomatici, che va combattuta soprattutto in estate (cosa che nessuno ha fatto finora).
La strategia vincente, alla luce delle prime indicazioni di questo lavoro, e' sicuramente quella dell'uso esteso delle mascherine per tutto il tempo in cui la percentuale dei tamponi positivi (presa anche solo su 20.000 test) e' sopra al 3% (anche d'estate, se occorre). Come dice correttamente il governatore Zaia "meglio la mascherina che i coprifuoco ed i lockdown", ma bisogna farlo capire a tutti!


ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (al 23 ottobre 2020)

Il dato odierno di 10.5% si inserisce nel grafico esattamente allineato con la crescita dei tre giorni precedenti.
Questo ci lascia pensare che il contributo ai dati delle citta'-focolaio, che contribuiscono con circa 4000 contagi ciascuna (le principali sono Milano, Napoli, Genova e Torino) sia diventato dominante e da ora in poi governera' l'andamento della curva.
Le relative regioni (Lombardia, Campania, Liguria, Piemonte) hanno percentuali dal 13% al 16% che portano in alto la nostra curva che contiene i dati di tutta Italia ed e' stata portata in alto fino al 10%.
Questo non vuol dire che i contagi del resto d'Italia non stiano interrompendo la crescita della loro curva, come il nostro modello vorrebbe, ma che dei contributi dominanti si siano sommati impedendo di cogliere il risultato al netto del contributo delle citta'-focolaio.
Il nostro modello di descrizione dell'epidemia non si puo' applicare ai focolai perche' nella maggior parte dei casi dove si e' sviluppato un focolaio troppe persone non rispettano rigorosamente l'obbligo di indossare sempre la mascherina, come richiesto per applicare il nostro modello (se no il focolaio non sarebbe esploso). Per questo il relativo contributo ai dati nel grafico sono di una crescita esponenziale e non lineare.
E' un'analisi facile a farsi per chi ha accesso ai dati separati per regione e ci auguriamo che qualche lettore di queste note voglia farlo perche' noi non possiamo, magari comunicandoci cortesemente poi il risultato.
Come ultima osservazione notiamo che se vogliamo traslare i dati degli ultimi 4 giorni, dal 20 al 23/10, per posizionarli sull'andamento della crescita precedente della curva (fino al 19/10), come prosecuzione in linea retta, bisogna sommare loro almeno il 2.5% alle percentuali degli ultimi 4 giorni.
Questo significa che in data 20/10 la percentuale dei contagi in Italia ha subito veramente un netto calo di almeno il 2.5% e quindi TUTTI I DATI DAL 20/10 IN POI SONO PIU' BASSI DEL 2.5% (che e' ben 1/4 del totale, intorno al 10%), cioe' 1.500.000 (su 60 milioni) di contagiin meno ogni giorno sono dovuti all'uso esteso delle mascherine, che corrispondono a 45.000 positivi sintomatici (3%) ed il resto asintomatici, che avremmo avito in piu' senza questo calo del 2.5%.
Se il 2% dei sintomatici avra' bisogno di ricovero ospedaliero, si sono cosi' risparmiati 900 ricoveri e 25 decessi al giorno (vedi stima piu' avanti), grazie all'uso esteso delle mascherine.
Questo dato e' certo, al di fuori degli errori statistici e sistematici, ed e' di assoluto rilievo perche' corrisponde ad una riduzione di circa 1.500.000 contagi sui 60 milioni di italiani. Quanto troviamo dal 20/10, giorno in cui appare questo calo, CORRISPONDE PROPRIO ALL'EFFETTO CHE CI ASPETTAVAMO DI TROVARE, COME ULTERIORE CONFERMA DELLA VALIDITA' DEL NOSTRO MODELLO DI EVOLUZIONE DELLA PANDEMIA.
L'unico nostro problema e' che purtroppo proprio in quei giorni, in cui cominciava a manifestarsi il calo da noi previsto e la curva stava andando in plateau, sono esplosi i contagi esponenziali delle citta'-focolaio, che hanno portato il loro contributo esponenziale dominante nei dati che rivelano i contagiati e cosi' la curva ha ripreso a salire impedendoci di valutare con cura l'effetto di contenimento dell'epidemia prodotto dall'uso esteso delle mascherine che comunque c'e' e si vede bene, quindi anche per i contagi prodotti dalle persone infette con sintomi.
Inoltre osserviamo che se si tolgono ai 16079 positivi del 22/10 ed ai 19143 positivi del 23/10 quelli delle citta'-focolaio, molto probabilmente risulta costante, se non addirittura in calo, la curva dei contagi rimanente, relativa al resto d'Italia (in quelle 4 regioni mi pare si parli di contagi che vanno dai 2000 ai 5000 ciascuna con 4916 nella sola Lombardia, ben 1/4 del totale, dei 19143 contagi complessivi). E' un esercizio facile a farsi, per controllare, ma io ora non ho i dati a disposizione.
Quindi possiamo affermare che, pur nei limiti dei pochi dati da noi esaminati, ci sembra che per ora abbiamo un RISCONTRO POSITIVO a tutte le conclusioni molto importanti, a cui siamo arrivati in questo lavoro.
Diventa a questo punto molto urgente ripetere questa analisi su dati selezionati con la giusta e rigorosa metodologia scientifica per convalidare le nostre conclusioni.
In questo lavoro abbiamo scoperto, cercando riscontri nei dati sperimentali, il potere sorprendente dell'uso esteso delle mascherine per bloccare l'epidemia Covid-19 (come hanno fatto i cinesi).
Il problema e' che per ora lo sappiamo solo io e coloro che, bonta' loro, hanno letto questo lavoro: quindi potrebbe essere un risultato sconvolgente se si riuscisse a far comportare gli italiami come i cinesi nell'uso delle mascherine. Allora non avremmo piu' ne' la terza ondata ne' quelle successive ed anche l'Italia potrebbe dichiarare "zero contagi".
Merito di questo lavoro e' stato quello di aver acceso una luce su questa possibilita' (da approfondire ulteriormente).

QUAL'E' LA SITUAZIONE E COSA SI DEVE FARE ORA: (al 24 ottobre 2020)
SITUAZIONE: Abbiamo detto che l'andamento della curva dei contagi anticipa quello che accadra' poi negli ospedali: vediamo di quanto.
Ecco la correlazione temporale, con ipotesi ragionevoli:
Le persone a cui viene fatto il tampone non mostrano sintomi, cioe' sono prese tra quelli presunti sani che possono essere: I risultati del test si ottengono 3 giorni dopo il prelievo e vengono comunicati dopo un altro giorno (4 in tutto).
La distanza dal contagio di un risultato positivo al tampone pubblicato e' quindi (mediamente):
- per il 97% asintomatici sono stati infettati: 15 giorni prima del prelievo + 4 giorni = 19 giorni (con distribuzione gaussiana)
- per il 3% sintomatici sono stati infettati: 3 giorni prima del prelievo + 4 giorni = 7 giorni (con distribuzione gaussiana)
I primi (asintomatici) non producono ne' ricoveri ne' decessi.
I secondi (sintomatici) mostrano sintomi dopo circa 5 giorni dal contagio (incubazione) e quindi il 3% dei tamponi positivi, i cui risultati sono noti dopo 7 giorni, vengono ricoverati quasi subito e qualcuno di essi poi muore mediamente dopo 1 mese circa.
Quindi i ricoveri di oggi sono il 2% dei tamponi positivi di oggi, senza alcun ritardo.
Siccome il 3% dei ricoverati muore 1 mese dopo, i decessi di oggi sono 0.6 per mille (=2% del 3%) dei tamponi positivi di 1 mese prima.
In conclusione: COSA SI DEVE FARE ORA:
Bisogna chiudere tutti i maxi-focolai finche' i positivi del posto non si riducono allo stesso livello delle altre regioni, che possono essere salvate dalla chiusura se la loro curva dei contagi risultasse costante o in lenta salita (lineare), cosa secondo noi possibile e che confermerebbe la validita' del nostro modello.
Confessiamo che la cosa ci sorprenderebbe un po', in quanto la gente ancora non e' cosciente dell'importanza da noi asserita del buon uso delle mascherine ma forse le sta usando lo stesso con un certo scrupolo per la paura del contagio.


CONCLUSIONE FINALE: (al 24 ottobre)
Considero quanto appreso in questo lavoro d'importanza notevole perche' abbiamo appreso che basta imporre un uso scrupoloso delle mascherine sempre ed a tutti (perseguendo i furbetti che la indossano con il naso di fuori, perche' cosi' emettono i loro virus nell'ambiente), per RIDURRE in modo sostanziale ALL'ORIGINE le cariche virali che provocano i contagi (cioe' il numero di virus attivi) disperse nell'ambiente e mantenere cosi' il numero di persone infette ma asintomatiche sotto una soglia critica, che ho stimato intorno al 3% della popolazione, oltre la quale s'innesca la crescita esponenziale dell'epidemia Covid-19, che e' un fenomeno a soglia: sotto al 3% sono piu' gli infetti che scompaiono (perche' guarisconol o muoiono) che i nuovi infetti e quindi loro numero non cresce (e' Rt<1 e l'epidemia non parte).
Mantenendo ovunque il numero di persone infette ma asintomatiche sotto il valore di soglia (e bastano le sole mascherine per riuscirci, come hanno mostrato i dati da noi raccolti e presentati nel grafico) l'epidemia Covid-19 NON parte e saremmo allora, come i cinesi, un Paese "con zero contagi" (abbiamo cosi' anche capito come ci sono riusciti i cinesi, che da sempre sono maestri nell'uso delle mascherine).
Tutto cio', se confermato, e' fantastico perche' le mascherine sono solo una scocciatura ma con un costo del tutto accettabile!

Ora pero' siamo in guai grossi, perche' i comportamenti scellerati di troppi italiani hanno permesso agli asintomatici di crescere di numero oltre il valore di soglia per la partenza dell'epidemia Covid-19.
Alla fine di settembre tutti i tamponi positivi erano di asintomatici, perche' l'epidemia Covid-19 non era ancora partita e la percentuale di positivi era sotto al 3%.
Poi ai primi di ottobre la temperatura si e' abbassata, accentuando il fenomeno dell'accumulo dei virus dispersi dagli asintomatici nell'ambiente (perche' si e' allungato il periodo di tempo in cui i virus rimangono attivi) e cosi', essendo aumentata l'esposizione della popolazione sana ai molti virus dispersi nell'ambiente da chi non indossava bene la mascherina, la percentuale di tamponi positivi e quindi di asintomatici e' cresciuta fino a superare intorno al 10 ottobre la percentuale critica del 5%.
L'aumento della contagiosita' e' allora bastato per innescare la partenza esponenziale dell'epidemia Covid-19.
Se i virus dispersi nell'ambiente dagli asintomatici (che purtroppo per loro sono l'allevamento vivente ed inconsapevole delle colonie di virus Sars-CoV-2, che altrimenti si estinguerebbero, perche' questo virus rimane attivo nell'ambiente solo per poco tempo)) fossero stati di meno o per un minor numero di asintomatici o per un migliore uso delle mascherine, allora in Italia la seconda ondata di Covid-19 NON ci sarebbe stata affatto!.
Questo e' il know how che abbiamo acquisito con questo lavoro.
Esso sara' fondamentale per impedire le ondate successive dell'epidemia Covid-19 in ogni Paese del mondo (se confermato).
Per questa volta purtroppo non c'e' piu' nulla da fare: l'epidemia ormai e' in corso.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (al 24 ottobre 2020)

Il dato odierno di 11.0% si inserisce nel grafico mostrando un leggera diminuzione della crescita rispetto ai dati dei 4 giorni precedenti.
Un primo buon segno ma ancora nulla di clamoroso. Si comincia ad intravedere una leggera riduzione della crescita esponenziale dovuta ai primi provvedimenti di coprifuoco serale che hanno cominciato a ridurre i contagi dovuti agli assembramenti notturni nelle principali citta'-focolaio.
Si spera che ulteriori benefici, attesi nei prossimi giorni, siano sufficienti a scongiurare l'adozione di misure piu' penalizzanti per l'economia.

OSSERVAZIONE:
Ecco una cosa su cui conviene indagare nei prossimi giorni.
Se le mascherine sono cosi' efficaci probabilmente vuol dire che la principale via di contagio e' quella aerea che puo' non essere solo quella diretta da persona a persona ma anche quella indiretta da persona ad ambiente e poi a persona.
L'evento importante che le mascherine eliminano e' la dispersione dei virus nell'ambiente, perche' essendo volatili non solo possono accumularsi nell'ambiente (soprattutto negli ambienti chiusi) ma anche fissarsi su particolati presenti in strada per poi essere sollevati dal vento ed inalati dalle persone sane in quantita' significativa.
Quest'ultimo contributo ai contagi merita di essere indagato maggiormente a mio avviso e forse si puo' fare facilmente, studiando la correlazione eventuale tra la percentuale giornaliera dei contagi, regione per regione, con le precipitazioni atmosferiche piu' intense (cioe' con i giorni in cui e' piovuto molto).
Se si riuscisse a trovare una qualche correlazione allora bisognerebbe organizzare l'irrigazione delle strade nelle aree piu' affollate e nei giorni senza pioggia e con vento.
Bisogna pensarle tutte per ridurre i contagi ed anche questa potrebbe essere una strada da percorrere.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19 AL 24 OTTOBRE 2020: (25 ottobre 2020)
Aggiungiamo un ulteriore contributo di chiarezza alla descrizione dell'epidemia in corso con il grafico seguente:


EFFETTO MASCHERINE: i fit lineari alle percentuali dei positivi dall' 8/10 al 24/10 mostrano prima l'effetto della riduzione
sugli asintomatici poi quello sui sintomatici (dopo l'inizio epidemia, segnalata dal cambio di pendenza) ed infine l'effetto dei coprifuoco


Per valutare l'entita' delle variazioni, che sono di tutto rilievo, dovete misurare di quanti millimetri dovete spostare in alto un tratto lineare per farlo sovrapporre all'andamento di quello precedente.
Riferendovi alle percentuali indicate nella scala verticale delle ordinate potete sapere di quanto si e' ridotta la percentuale dei contagi dal giorno del cambiamento in poi (-1% sui 60 milioni di italiani significa 600.000 contagi in meno ogni giorno, da quel momento in poi).
Sono variazioni molto importanti.

La prima e' stata l'oggetto della nostra scommessa che, fatta il 9/10, giorno dell'entrata in vigore dell'obbligo di usare le mascherine anche all'aperto, avendone colto l'importanza, ci siamo spinti a prevedere gia' il 9/10 quello che poi sarebbe avvenuto il 12/10: il primo netto calo dei contagi.

Intanto avendo la percentuale di positivi (asintomatici) raggiunto il 5% e' partita l'epidemia Covid-19, quella piu' contagiosa dei sintomatici e la relativa crescita piu' ripida del numero dei contagi si e' resa visibile nel grafico dal 14/10 in poi (i giorni sono visibili sull'asse orizzontale, quello delle ascisse).
Anche questo secondo salto della curva, che inizia il 19/10, e' stato da noi attribuito alla discontinuita' temporale introdotta dal provvedimento delle mascherine del 9/10 sul contenimento dei contagi, anche quelli piu' intensi provenienti dai sintomatici. La successiva pendenza della curva rimane invariata perche' e' quella, esponenziale attenuata dall'effetto delle mascherine, caratteristica dell'epidemia dei sintomatici Covid-19.
La relativa discussione la trovate QUI' e QUI'.
Un primo leggero accenno ad un'ulteriore riduzione della pendenza della curva nel grafico si vede nell'ultimo punto a destra quello del 24/10, secondo noi attribuibile ai primi provvedimenti di coprifuoco presi nelle citta'-focolaio.
Valutando anche in questo caso il calo della curva in verticale con le percentuali indicate sull'asse delle ordinate si puo' prevedere gia' da domani, se il prossimo punto prosegue l'andamento in calo mostrato, un'ulteriore diminuzione dell'1% del numero dei contagi, corrispondente sulla popolazione italiana di 60 milioni di persone a ben 600.000 contagiati in meno e quindi, in base a stime grossolane ma realistiche, a 12.000 malati in meno di Covid-19 (il 2%), 200 ricoveri in meno e 7 morti in meno ogni due giorni, dovuti alle recenti misure di coprifuoco adottate.

SE NON SI FOSSE INTRODOTTO L'OBBLIGO DELLE MASCHERINE NON CI SAREBBERO STATI I DUE SALTI IN BASSO NELLA CURVA, CHE HANNO PRODOTTO OGNUNO CIRCA IL 2% DI CALO STABILE DEI CONTAGI: VUOL DIRE CHE OGGI AVREMMO IL 4% DI CONTAGI IN PIU' CIOE' 2.400.000 CONTAGI IN PIU', CORRISPONDENTI A 800 RICOVERI E 28 DECESSI IN PIU' PER OGNI GIORNO CHE PASSA.

E' questa la situazione che si trovano ad affrontare tutti gli altri Stati che, come noi si trovano una grande moltitudine di asintomatici contagiosi in casa (creatasi dalla precedente epidemia e non combattuta perche' invisibile e ritenuta "non pericolosa", perche' non richiede cure) e NON hanno introdotto l'obbligo delle mascherine.
Per questo ora se la passano peggio di noi, purtroppo per loro.

Ma se l'efficacia delle mascherine e' cosi' grande come mostrano questi dati, perche' non esaltarne l'efficacia con una buona campagna di comunicazione (come quella in corso per Immuni), pubblicando questi risultati ottenuti e confrontandoli VANTAGGIOSAMENTE con quelli che si ottengono con i PIU' ONEROSI provvedimenti di chiusura, che cominciano ora ad intravedersi nel grafico (dall'unico punto a destra in alto)?
Ci sono poi anche i provvedimenti piu' coercitori che, nell'interesse della collettivita', possono colpire gli irriducibili indisciplinati.
Eliminare tutte le irresponsabili cause di diffusione del contagio, come appaiono essere per esempio le movide notturne o le lunghe file di sci-muniti alle funivie, e' quindi un'opera non solo urgente ma anche morale.


ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (25 ottobre 2020)
Aggiungiamo l'ulteriore punto di 13.1% di percentuale di contagi del 25/10 sul grafico seguente:


Purtroppo la nostra speranza di cominciare a vedere una riduzione dell'andamento, conseguente ai primi provvedimenti di coprifuoco, sembrano essere vanificati da questo dato particolarmente elevato che riprende e prosegue la crescita esponenziale dell'epidemia dei sintomatici.
In realta' per vedere l'effetto dei provvedimenti nella curva dei contagi bisogna attendere almeno una settimana (cioe' 4 giorni piu' il tempo d'incubazione).
Quindi speriamo ancora che i dati futuri mostrino un'attenuazione della crescita della curva dei contagi, come effetto dei provvedimenti di contenimento dei contagi, assunti recentemente.
Questo feed-back e' assolutamente necessario visto l'alto costo dei provvedimenti.

L'effetto notevole di contenimento dell'uso esteso delle mascherine e' gia' scontato nella curva dei contagi dal calo del 4% subito nei due gradini che appaiono chiaramente nel grafico.
Se si togliesse l'obbligo dell'uso esteso delle mascherine i dati sulla curva esponenziale e la retta che ci passa sopra nel grafico sarebbero piu' alti di ben il 4%.
Le mascherine quindi hanno fatto e stanno continuando a fare il loro lavoro.

MODI DI CONTRASTARE L'EPIDEMIA (26 ottobre 2020)
I vari provvedimenti che si stanno prendendo per contenere l'epidemia hanno un effetto parziale mella riduzione dei contagi, come quello delle mascherine: possono cioe' ridurre una frazione dei contagi ed abbassare cosi' la curva di una percentuale ma la curva continuera' a crescere lo stess,o perche' l'andamento dominante e' esponenziale (ridurre i contagi non cambia l'andamento).
La curva cresce esponenzialmente perche' il contagio e' un fenomeno con progressione geometrica (esponenziale) e per fermarlo occorre un fenomeno di contrasto con un effetto altrettanto esponenziale (come sarebbe la rimozione di tutti i contagi, magari con un lockdown).
Esiste un fenomeno naturale che produce la rimozione dei contagi ed e' l'innalzamento della temperatura stagionale: se la temperatura si abbassa i contagi aumentano (perche' aumentano le cariche virali, come abbiamo spiegato piu' volte in precedenza) e la curva s'impenna verso l'alto, mentre se la temperatura sale allora i contagi diminuiscono (perche' diminuiscono le cariche virali e quindi l'esposizione della popolazione al virus, per le stesse ragioni) e la curva dei contagi tende cosi' a zero.
Per produrre questo effetto artificialmente occorre prendere come bersaglio le cariche virali che causano i contagi.
Questo si puo' fare in due modi:
  1. MODO 1: Si impedisce alle cariche virali di raggiungere il bersaglio con le mascherine o il distanziamento (lockdown).
    Abbiamo sperimentato la primavera scorsa che il lockdown funziona, perche' la curva dei contagi Covid-19 ha smesso di crescere ed e' andata in plateau per poi estinguersi con l'arrivo del caldo.
    ORA PERO' LA SITUAZIONE E' DIVERSA: allora la stagione calda e' arrivata dopo 2 mesi mentre oggi arrivera' tra 6 mesi.
    Questo significa che la prospettiva ora e' molto PEGGIORE perche' il lockdown nazionale dev'essere piu' lungo o dev'essere addirittura ripetuto piu' volte! E questo non e' assolutamente possibile.
    Chiariamo meglio perche' ora e' diverso: se la percentuale dei contagi e' arrivata al 20% (ora e' al 13%) e faccio il lockdown per 1 mese la percentuale scende, per esempio al 10%; ma appena il lockdown termina l'epidemia e' ancora in atto (sara' inverno e non estate, come la volta scorsa) e non c'e' alcun motivo perche' non debba riprendere subito a salire esponenzialmente.
  2. MODO 2: Si riducono le cariche virali per ridurne la contagiosita', sia per quanto riguarda il numero di virus che contengono, sia per la durata del periodo di attivita' dei virus (e' quello che accade con il caldo d'estate).
Ecco la differenza tra questi due modi:
1) Nel primo modo non si cambia la pendenza della curva dei contagi cioe' la velocita' di crescita della curva.
2) Nel secondo modo invece si riduce la contagiosita' e quindi la pendenza della curva. Questo e' fondamentale per ridurre l'epidemia con lo stesso effetto che appare in estate e che riduce cosi' tanto la pendenza della curva da poter addirittura estinguere l'epidemia.
E' questo del MODO 2 pero' solo un sassolino che lanciamo nello stagno della ricerca, perche' forse e' praticabile ma ancora non si sa come riuscirci.
Quello che vorrebbero le Autorita' e' di riprendere il controllo della curva dei contagi ma questo non si puo' fare con provvedimenti che riducono il numero dei contagi (modo 1). Occorrerebbe ridurre la pendenza della curva, cioe' se un infetto ora contagia 3 persone occorre che poi ne contagi 2 ovvero si deve ridurre la contagiosita' che e' quella che determina la pendenza della curva (modo 2) e questo ora NON sappiamo come farlo.
Se i metodi da noi usabili sono solo del Modo 1 (riducono cioe' solo il numero dei contagi ma non la pendenza della curva ovvero la contagiosita') allora scopriremo tra poco che ci risultera' impossibile riprendere il controllo dell'epidemia, perche' vedremo che, se la pendenza della curva rimane esponenziale, allora questa sua crescita rapida riuscira' sempre a recuperare rapidamente il numero di contagi che siamo riusciti a ridurre ed ogni nostro intervento (di Modo 1) risultera' INUTILE.

FUTURO DELL'EPIDEMIA: L'umanita' si salvera' comunque con l'arrivo dell'estate, quando la curva scendera' verso zero e l'epidemia di Covid-19 si estinguera' (e' gia' accaduto l'estate scorsa) ma ci mancano 6 mesi.
L'epidemia si estinguera' ma i virus non si estingueranno, perche' rimangono ospiti per tutta l'estate in un numero molto grande di persone asintomatiche che li ospitano nel loro corpo inconsapevolmente, ed impediscono cosi' che il Sars-CoV-2 sparisca dalla faccia della Terra.
Il virus seguitera' cosi' ad esistere nei corpi degli asintomatici (che sono quindi IL PROBLEMA), attendendo l'autunno successivo per tentare di ripetere il suo ciclo di epidemia di Covid-19.
Che gli asintomatici siano il problema l'abbiamo toccato com mano in questi giorni: ai primi di ottobre i contagi in crescita erano praticamente solo i loro perche' l'epidemia Covid-19 non era ancora iniziata: hanno fatto crescere i contagi fino al punto da innescarla (con il fenomeno che abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici ). Sono stati i loro contagi ad avviarla.
Voglio sperare pero' che tra 11 mesi gli italiani, opportunamente istruiti, non permettano che la percentuale di asintomatici (che stanno coltivando nel loro corpo milioni di colonie di virus, che diffondono nell'ambiente) raggiunga nella sua crescita la percentuale critica di soglia che permette l'inizio dell'epidemia del Covid-19, com'e' purtroppo accaduto ora.
E cosi' l'anno prossimo potremmo scamparla, come stanno facendo adesso i cinesi, magari anche aiutati da un vaccino che ci potra' aiutare in questa guerra (ma meno di quanto la gente crede, secondo me, per i motivi che ho gia' spiegato).
E' una realta' che sembra calata tra noi da un thriller di fantascienza, ma purtroppo e' tutto vero!

COSA E' MEGLIO FARE ? (26 ottobre 2020)
Confesso di aver provato un grande disagio e mi e' pesato molto trattare questo argomento, perche' presenta scenari duri ad essere metabolizzati, al punto che la loro lettura potrebbe anche non essere adatta ai lettori piu' impressionabili.
So che 100 miei colleghi molto in gamba, che a differenza di me sono anche accademici dei Lincei, hanno chiesto di adottare importanti provvedimenti da prendere con la massima urgenza.
Ecco il mio pensiero in merito.
La crescita dei contagi avviene su scala nazionale. Il metodo di contrasto esponenziale collaudato in grado di fermare questa crescita e' il distanziamento delle persone tramite il lockdown nazionale (blocca la salita della curva dei contagi perche' e' un metodo che con il distanziamento blocca al 100% la causa dei contagi e della relativa crescita esponenziale).
Un lockdown limitato, per esempio regionale, puo' arrestare anche completamente la crescita dell'epidemia in quella regione (che potrebbe essere di grande aiuto per ridurre l'afflusso di pazienti negli ospedali di quella regione), cioe' la nostra curva (nazionale) si puo' abbassare con un ulteriore gradino del 5% (1 regione su 20) ma continua comunque a crescere per il contributo ai contagi delle altre 19 regioni, tutte in crescita esponenziale, chi piu' e chi meno.

MOLTO IMPORTANTE: PERCHE' E' SBAGLIATO FARE CHIUSURE LIMITATE DI ALCUNE ATTIVITA' (26 ottobre 2020)

INTRODUZIONE: La gente non ha coscienza del vero significato matematico di crescita esponenziale.
Le funzioni esponenziali, come i logaritmi, risultano in effetti indigeste a tante persone che preferiscono ignorarle.
Noi mostreremo qui' come la loro conoscenza sconvolgera' la percezione dell'evoluzione dell'epidemia Covid-19.
Secondo il senso comune tutti pensano che, se con un provvedimento si riesce a dimezzare i contagi, hanno fatto un bel passo avanti. A maggior ragione se adotto tanti provvedimenti di chiusura parziale di varie attivita' economiche che ritengo possano favorire gli assembramenti posso ottenere tante riduzioni dei contagi.
Riuscendo a ridurre il 2% qua' ed il 3% la' poi tutte queste riduzioni si sommano e posso mantenere sotto controllo l'epidemia.
Questo secondo il senso comune dell'uomo della strada. La cosa grave e' quando anche gli amministratori si affidano al senso comune invece che alla Scienza, come sarebbe doveroso anche se si parla di esponenziali e logaritmi.
Ebbene il dramma (o meglio tragedia) e' proprio qui', perche' le argomentazioni fatte prima seguendo il senso comune SONO SBAGLIATE e "di brutto"! Preparatevi ad accogliere con la massima serieta' informazioni sosprendenti e a dir poco sconvolgenti, perche' rivoluzionano il modo in cui si deve gestire l'epidemia Covid-19.
Mostreremo ora come il senso comune d'intendere l'evoluzione dell'epidemia, sbagli grossolanamente con il fenomeno dei contagi, proprio perche' questo segue una legge esponenziale.
La non conoscenza di questa semplice nozione matematica puo' avere conseguenze tragiche, se chi manovra le leve del potere segue il proprio intuito anziche' la scienza, perche' sembra ovvio che e' giusto spendere somme anche ingenti per dimezzare i contagi ove possibile. Pensano cosi' perche' seguono l'intuito, invece cio' e' sbagliato ed ora dimostriamo perche'.
Sarebbe giusto con un fenomeno che segue una crescita lineare cioe' rettilinea, che e' l'andamento piu' comune ed intuitivo che siamo abituati a vedere; anche le curve nei nostri grafici sembrano rettilinee, mentre invece sono esponenziali che, nel piccolo, appaiono come rettilinee.
E' una differenza enorme come stiamo per vedere ora.

SPIEGAZIONE: Se la curva e' lineare e perde meta' dei contagi che alimentano la sua crescita, si riduce anche la pendenza della curva da quel momento in poi (cioe' si dimezza il suo coefficiente angolare) ed ho un beneficio durevole.
Ma se invece si dimezzano i contagi su una curva esponenziale, non cambia la pendenza della curva, ma si abbassa solo, mantenendo la stessa pendenza di crescita, che e' quella esponenziale (che riflette la dipendenza dal tempo).
Quindi rapidamente la curva esponenziale recupera il calo subito in verticale (sulle ordinate) ed il risultato finale sara' solo una traslazione in basso, senza cambiamento di pendenza (che e' quella che definisce l'andamento della velocita' di crescita che e' legata alla base dell'esponenziale che rimane invariata), esattamente come si vede nei grafici da noi pubblicati in questo articolo, dove appaiono due salti in basso corrispondenti a riduzioni di contagi ottenute con le mascherine (del 2% ciascuna).
Nel grafico si vede che dopo aver inciso sulla crescita dei contagi provocandone un calo del 2% la pendenza della curva NON diminuisce e la curva si trasla in basso, proseguendo la sua crescita esponenziale e dopo 2 giorni, visibili in ascissa sul grafico, ritorna allo stesso livello di prima e prosegue la sua crescita come se nulla fosse accaduto, soltanto la curva risulta spostata a destra di 2 giorni (come un ritardo).
Quindi anche ogni altro intervento governativo successivo, che riesca ad ottenere un'ulteriore riduzione dei contagi (per esempio le chiusure di attivita' come ristoranti, teatri, ecc.) subirebbe lo stesso destino: la curva continuera' sempre a crescere con la stessa pendenza (che aumentera' pure, con l'arrivo del freddo) e l'unico risultato dei vari provvedimenti sara' solo quello di spostare sempre piu' a destra la curva (di poco perche' e' ripida).
Quindi passati quei pochi giorni di ritardo in tutti i giorni successivi (che sono in ascissa) i contagi non saranno di meno ma saranno gli stessi (in ordinata) e seguiranno la stessa crescita esponenziale, solo spostati in avanti (con pochi giorni di ritardo) come se i provvedimenti governativi non fossero mai esistiti.
La conclusione e' che i costosi provvedimenti governativi, che sono riusciti (finche' duravano) a ridurre i contagi del 2% (e' un esempio uguale a quello nel nostro grafico) in realta' hanno ottenuto solo un risultato effimero, perche' dopo soli 2 giorni e per tutti i giorni seguenti, i contagi sono tornati ad essere esattamente quelli di prima dei provvedimenti e cosi' anche i relativi ricoveri e decessi.
E' tutto come se i costosi provvedimenti non fossero stati mai presi (ma i costi umani ed economici purtroppo restano).
I benefici eventualmente ottenuti anche con vari altri provvedimenti governativi, in termini di riduzione percentuale del numero dei contagi, non producono neanche un effetto cumulativo, che sommerebbe i vari benefici per abbattere sempre piu' la crescita dei contagi, perche' producono invece solo tanti piccoli effetti effimeri di traslazione a destra della curva dei contagi (gli spostamenti orizzontali della curva, questi si, si sommano producendo un ritardo sempre piccolo perche' la curva e' ripida, di pochi giorni nel grafico, ma la curva non subisce altri cambiamenti e prosegue nella sua crescita come se i provvedimenti non fossero esistiti.
Cioe' tutti i provvedimenti di chiusura parziale dell'economia risultano INUTILI, non aiutano a controllare l'epidemia e non salvano vite umane.
Capisco l'incredulita' del lettore, perche' e' un risultato che va contro il comune intuito delle persone: posso lottare tanto contro l'epidemia, ottenere tanti risultati positivi di riduzione dei contagi ma alla fine mi ritrovo solo "un pugno di mosche in mano", perche' poi la curva dei contagi procede e raggiunge lo stesso livello massimo, come se nulla fosse avvenuto.
E'sorprendente ma e' proprio cosi'.
E' questa l'informazione molto importante che vogliamo comunicarvi.
Si sarebbero spese enormi risorse umane ed economiche per ottenere il NULLA e questo sarebbe scandaloso, perche' se queste cose le sappiamo noi, chi amministra non puo' NON saperlo, grazie ai suoi consiglieri.
La crescita della curva durera' fino a raggiungere un valore costante (plateau), quando decessi e guarigioni eguaglieranno il numero dei nuovi contagi, per poi diminuire a fine primavera quando il caldo ridurra' le cariche virali e quindi il numero dei nuovi contagi.
In questo caso della curva esponenziale (che e' quella vera dei contagi) la pendenza non cala ma addirittura aumenta ma per altri motivi (la crescita del secondo tratto, e' piu' ripida perche' corrisponde ai contagi prodotti da persone infette con sintomi, che sono piu' contagiose).

MATEMATICA: Per gli appassionati indichiamo qui' la dimostrazione matematica di questo fatto CLAMOROSO: sono soldi buttati quelli spesi per ridurre i contagi solo in parte (I CONTAGI O SI ELIMINANO TUTTI O NIENTE, PERCHE' E' INUTILE).
Se con un provvedimento azzeccato riesco a ridurre il valore dei contagi (variabile dipendente Y), che e' l'ordinata (nei nostri grafici e' la percentuale dei contagi) del 50% allora:
  • Se la curva e' lineare Y=a*X allora dimezzare Y corrisponde ad avere 1/2*a e quindi la curva viene ad avere un coefficiente angolare dimezzato, che graficamente significa pendenza dimezzata;
  • Se invece la curva e' esponenziale Y=exp(X) allora dimezzare Y corrisponde ad avere un fattore 1/2 davanti a exp(X) ed un fattore davanti ad un esponenziale equivale ad una costante sommata all'esponente (che e' il logaritmo della costante, che graficamente significa stessa pendenza (esponenziale) ma ascissa traslata (di log(1/2) giorni);

Questo significa che con un fenomeno che ha un andamento esponenziale, come quello dei contagi, provvedimenti che producono una riduzione parziale (cioe' frazionaria) della crescita della curva ottengono solo un risultato effimero di una traslazione della curva verso il basso e non quello che invece sarebbe determinante, la riduzione della pendenza della crescita, come avviene invece nei fenomeni LINEARI, che sono quelli impressi nella mente della gente.
La crescita esponenziale, dopo il calo frazionario dei contagi poi rapidamente rimette le cose "a posto", com'erano prima del provvedimento, con l'unico risultato ottenuto di una piccola traslazione orizzontale (ritardo) della curva, proprio come quei due salti che si vedono nei nostri grafici (corrispondenti a riduzioni dei contagi del 2% ciascuno, dovuti all'uso esteso delle mascherine).
QUINDI SE HO FATTO SACRIFICI PER OTTENERE IL CALO DEI CONTAGI HO SBAGLIATO E TUTTI I SACRIFICI FATTI SONO STATI INUTILI.

PIU' SEMPLICEMENTE: Vediamo di farlo capire anche all'uomo della strada, perche' sia un'affermazione di sostanza e non solo frutto di un artificio matematico.
In soldoni vuol dire che, se con un provvedimento riesco a ridurre i contagi, quei contagi che ho evitato con il mio costoso provvedimento, sono persone che non si saranno ammalate ma, siccome la curva dei contagi crescera' ugualmente, pochi giorni dopo saranno altre persone diverse da loro ad ammalarsi ed avro' lo stesso numero di ricoveri e decessi, solo ritardati, pochi giorni dopo.
La spesa sostenuta e' servita solo a spostare un po' in avanti nel tempo i dati dell'epidemia, che rimangono pero' gli stessi (nessun beneficio acquisito e sacrifici sprecati inutilmente).

VERIFICA SPERIMENTALE: Per convincersi che questi fatti sorprendenti da noi descritti, che ci sembra possano mettere in crisi le strategie governative di gestione dell'epidemia, non sono invenzioni teoriche da intellettuali pseudo-matematici ma corrispondono alla realta' vera, basta osservare il nostro grafico, che riporta la curva sperimentale delle percentuali dei contagi, comunicate giornalmente dal Ministero della Salute, dove le due riduzioni di contagi del 2% ciascuna, prodotte da uno specifico provvedimento governativo (quello delle mascherine), appaiono proprio come da noi descritto e come la matematica stabilisce che debbano essere per un fenomeno come quello dei contagi, che segue notoriamente l'andamento esponenziale.
E' la verifica sperimentale di questa caratteristica sorprendente e niente affatto intuitiva, che abbiamo qui' descritto, tipica dei fenomeni con andamento esponenziale: se si emana un provvedimento amministrativo che abbassa di una percentuale (nel nostro grafico e' il 2%) la produzione dei contagi che alimenta la crescita della curva, la pendenza NON diminuisce e la curva si trasla in basso, proseguendo la sua crescita esponenziale e dopo 2 giorni, visibili in ascissa sul grafico, ritorna allo stesso livello di prima e prosegue la sua crescita come se nulla fosse accaduto, soltanto la curva risulta spostata a destra di 2 giorni (come un ritardo).
Anche tutti i sacrifici che si stanno facendo per ottenere quel 2% di riduzione dei contagi stanno producendo questo beneficio effimero, che consiste solo nel ritardo di 2 giorni.
Successivamente alla partenza esponenziale dell'epidemia la mascherina non serve piu' a quella riduzione del 2% ma a tenere la persona nel novero delle persone meno soggette al contagio e di ottenere 2 benefici: la profilassi dal virus ed il contributo alla riduzione del livello di plateau asintotico della curva dei contagi, che spieghiamo qui':

ANDAMENTO A LUNGO TERMINE: Ma la curva esponenziale dei contagi allora e' destinata a crescere inesorabilmente fino all'infinito?
Certo che no, perche' la popolazione soggetta al contagio non e'infinita: e' il suo numero che poi manda in plateau la curva sperimentale dei contagi, quando tutti quelli che potevano essere contagiati lo sono stati.
Il livello del plateau e' destinato poi ad abbassarsi quando, con l'arrivo dell'estate, i malati di Covid-19 diminuiscono e la percentuale dei contagi corrisponde poi alla popolazione asintomatica endemica dell'Italia.
La popolazione soggetta ai contagi non e' la totalita' della popolazione, perche' con le giuste distribuzioni statistiche, vanno sottratti gli asintomatici, le persone piu' istruite e diligenti, che prestano la dovuta attenzione alla profilassi, anche indossando a dovere le mascherine, le persone che hanno sviluppato un'immuno-resistenza al virus (guariti o vaccinati), ecc.
Non sappiamo quanto siamo ancora lontani da questo plateau.
Quando ci saremo arrivati il numero dei nuovi contagi giornalieri restera' costante nel tempo (plateau) il che vuol dire che il numero dei nuovi contagiati sara' uguale al numero dei guariti dal virus e dei decessi (perche' la popolazione infetta non cresce piu').
Poi con l'arrivo del caldo o dell'aumento dell'immunita' acquisita dal popolo o con il miglioramento della profilassi il numero dei nuovi contagi cala e con esso anche il numero totale delle persone infette (perche' allora saranno piu' numerose le guarigioni ed i decessi) e la nostra curva delle percentuali di contagi comincera' a decrescere.
Con la giusta e doverosa istruzione di massa della popolazione (la gente e' ancora troppo vulnerabile, perche' non viene completamente informata sulla profilassi: non basta "distanziamento, lavaggio mani e mascherine") si puo' abbassare di molto il livello massimo del plateau e questo si, sarebbe un vero grande successo, perche' potrebbe ridurre di molto il totale dei ricoveri e decessi dell'epidemia (molto piu' della lotta ai contagi con sciocchi e costosi provvedimenti di contenimento, che altro poi non ottengono che quell'effimero ed inutile ritardo nell'ineluttabile crescita dei contagi.

CHIUSURE: In questi giorni potrebbe accadere che certi provvedimenti amministrativi vengano presi perche' "la priorita' e' salvare vite umane"; allora si potrebbe decidere di spendere 4 miliardi e buttare sul lastrico migliaia di commercianti, per ottenere come risultato, in base ai nostri argomenti, lo stesso numero di ricoveri e decessi ma spostati in avanti di qualche giorno. Sarebbe una follia, come l'inutile battaglia di don Chisciotte contro i mulini a vento.
E se qualcuno pensasse al LOCKDOWN TOTALE, sacrosanto in primavera, ORA sarebbe una follia ancora peggiore!
Essere impreparati nella vita puo' costare molto caro, soprattutto se capita a chi riveste cariche importanti.

Anche la chiusura di alcune attivita', che contribuiscono ad una percentuale dei contagi, produce nella curva un altro abbassamento con un gradino pari a quella percentuale che non sara' mai grande, perche' sono una miriade le cause diverse che producono i contagi, e non ci sara' ne' il blocco dell'epidemia ne' l'appiattimento della curva che resta in crescita esponenziale perche' cosi' crescono le epidemie se non si arrestano.
Anche se si riuscisse a far calare la curva addirittura del 90% con provvedimenti parziali, quel 10% rimanente crescerebbe esponenzialmente (se la percentuale e' oltre il valore di soglia d'inizio dell'epidemia), prima con pendenza piu' bassa e poi sempre piu' alta; cosi', sia pure con un certo ritardo, riporterebbe i contagi in alto e si sarebbe guadagnato solo del tempo.
Quindi mentre i governanti si stanno chiedendo "cosa chiudiamo" la risposta non puo' che essere: O TUTTO O NULLA.
Da quello che sta accadendo nel Paese SEMBRA CHE NESSUNO ABBIA ANCORA CAPITO il fenomeno che abbiamo di fronte e stanno per compiere azioni irreparabili e devastanti.
Quello che sembra rimanere l'unico strumento valido, il lockdown nazionale, non puo' essere sopportato ora dalla popolazione: la gente morirebbe di fame invece che di Covid, soprattutto adesso che il periodo freddo durera' ben 6 mesi e non solo 2 mesi, come nell'epidemia della primavera scorsa. Il lockdown andrebbe pertanto ripetuto piu' volte, in attesa dell'estate, perche' quando viene interrotto l'epidemia, che rimane attiva, tornerebbe a far crescere i contagi.
La vera soluzione indolore sarebbe stata quella di impedire che l'epidemia Covid-19 iniziasse ed in questo articolo abbiamo spiegato come si puo' ottenere. In questo modo l'anno prossimo il problema non esistera' piu' e con calma potremo poi dedicarci a far diminuire il numero di asintomatici fino a far scomparire il virus Sars-CoV-2 e scongiurare per sempre nuove epidemie Covis-19, facendo tornare tutti ad una vita normale.

GESTIONE DELL'EPIDEMIA: Ora pero' l'epidemia e' scoppiata ed i contagiati stanno crescendo in modo esponenziale.
Qual'e' l'alternativa al lockdown (che non si puo' fare soprattutto se dev'essere lungo o ripetuto)?
Gli altri Stati hanno piu' contagi di noi italiani e quindi dovranno precederci di 1 o 2 settimane nei provvedimenti da adottare.
Questo e' un grande vantaggio per noi, in quanto possiamo osservare cosa fanno e ricavare informazioni preziose su quali siano i provvedimenti piu' efficaci: possiamo cosi' scegliere quelli prima di altri (si puo' fare in quanto il virus e' lo stesso).
Abbiamo spiegato sopra perche' provvedimenti di blocco parziale sono solo pannicelli caldi che non fermano la salita esponenziale ma la ritardano solo di pochi giorni.

Potete capire l'evoluzione dell'epidemia guardando i dati riportati nei grafici e tenendo conto che: Conseguentemente e' INUTILE lottare contro la crescita dei contagi che diventa sempre piu' inesorabile, quanto piu' il freddo avanza. E' come lottare contro i mulini a vento.
BISOGNA ACCORGERSENE IN TEMPO, prima di finire in malora, dilapidando l'economia e mettendo in ginocchio la societa' sulla base di convinzioni che sono pure scientificamente errate.
Questo vale anche per gli altri Paesi d'Europa, che potrebbero rischiare di fallire, proprio nel momento in cui hanno deciso, bonta' loro, che la solidarieta' europea puo' anche essere una buona cosa!

ALLORA COSA SI PUO' E SI DEVE FARE?
Molte persone sono intelligenti e si sono doverosamente documentate su come convivere con il virus senza ammalarsi, per cui molto probabilmente arriveranno alla fine di questa epidemia (a maggio 2021, in l'estate) senza ammalarsi, anche in assenza di lockdown, perche' cio' E' POSSIBILE.
Il problema sono tutti gli altri, che sono tanti e che sicuramente si ammalerebbero (senza poter essere curati in ospedale perche' sono troppi).
Cosa si puo' fare?
Un comportamento piu' virtuoso della gente avrebbe un effetto importantissimo, quello di concorrere ad abbassare, insieme ad altri presidi farmacologici (vaccino), il livello limite a cui la curva dei contagi non cresce piu' (vedi l'ANDAMENTO A LUNGO TERMINE gia' discusso in precedenza) e quindi di ridurre il numero totale dei decessi, che sarebbe un risultato non ottenibile altrimenti con un'epidemia impossibile da arrestare.
Assomiglierebbe ad una "cura Trump" all'italiana (la politica non c'entra), con proposta e motivazioni culturali diverse e rispettando l'esigenza per la popolazione di una grande consapevolezza dei rischi, molto piu' di quanto sta accadendo negli U.S.A.
La primavera scorsa e' stato giusto fare il lockdown e cosi' noi in Italia abbiamo salvato migliaia di vite umane a differenza degli U.S.A. Ora pero' il lockdown nazionale non e' piu' possibile farlo sia per le condizioni economiche del Paese che soprattutto perche' il lockdown dovrebbe essere piu' lungo e ripetuto, in quanto in inverno l'epidemia peggiorera'.
Quindi, se non si puo' fare, IL LOCKDOWN NAZIONALE NON E' UN'OPZIONE, in questo caso non esiste proprio.
E' ovvio che a noi italiani questa cura non ci piace ma potrebbe essere proprio questa l'unica via percorribile perche' i danni e le vittime prodotti dal lockdown, integrati nel tempo, potrebbero essere ancora maggiori in un tessuto sociale ed economico distrutto da lockdown prolungati nel tempo.
Certo sarebbe una vita molto diversa e meno gradevole, da percorrere in apnea per la durata dell'epidemia, che poi finira' con l'estate.
Non so se e' tutto chiaro: la cura puo' anche essere indecente ma se non c'e' alternativa, potrebbe essere l'unica strada percorribile per arrivare in qualche modo all'estate.
L'alternativa a questo ci sembra che sia infatti solo un IMPOSSIBILE lockdown nazionale ripetuto, con tutte le conseguenze inaccettabili che comporterebbe.
Se alla fine le cose stessero veramente cosi', c'e' davvero una cosa urgente da fare: bisognerebbe farlo capire a chi di dovere il prima possibile, evitando di impoverire inutilmente il popolo con una sequenza di provvedimenti che si rivelano poi sbagliati perche' non portano alcun beneficio reale ma solo una distruzione inesorabile e progressiva dell'economia.
Credo che solo i Paesi che lo capiranno in tempo riusciranno a sopravvivere a questa crisi.
Proprio ieri il Governo ha adottato costosi provvedimenti per il contenimento dei contagi e se, come pensiamo, tra un paio di settimane si accorgera' che non hanno portato i benefici attesi, giustamente gli amministratori se la prenderanno con i tecnici che avevano il dovere di saper prevedere queste cose.
Ma allora sara' tardi: quel danno ormai sara' stato consumato.
Per completare questo scenario (deprimente) aggiungo anche di ritenere che il ricorso ai vaccini potrebbe NON essere risolutivo, perche' lo ritengo poco efficace su quei milioni di persone che hanno il virus in corpo (gli asintomatici) con il loro sistema immunitario gia' sollecitato da tempo per la presenza del virus, che anche per questo continueranno ad essere il nostro problema principale, perche' li possiamo individuare solo con il tampone e una volta individuati non sappiamo poi come curarli (se il Sars-CoV-2 si comportasse come l'herpes non guarirebbero e potrebbero addirittura rimanere asintomatici a vita o finche' non guariti con un farmaco antivirale che per ora non c'e').
Con loro la prospettiva e' quella di future epidemie di Covid-19 che potrebbero colpire ogni inverno solo milioni di asintomatici, se tutte le altre persone (sane) sono state vaccinate.
Bisognerebbe allora continuare ad usare tutti le mascherine per impedire che in autunno la percentuale di asintomatici (positivi al tampone) raggiunga la soglia d'inizio dell'epidemia di Covid-19. Cioe' continueremmo ancora ad avere il virus in casa, coltivato da alcuni milioni di persone asintomatiche che non sappiamo chi sono.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (26 ottobre 2020)
Aggiungiamo l'ulteriore punto di 13.6% di percentuale di contagi del 26/10 sul grafico seguente:


L'ultimo dato si pone in linea con quelli precedenti lungo la crescita esponenziale senza mostrare ancora una riduzione della crescita, conseguente ai primi provvedimenti di coprifuoco,

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (27 ottobre 2020)
Aggiungiamo l'ulteriore punto di 12.6% di percentuale di contagi del 27/10 sul grafico seguente:


Nel grafico sono riportate le percentuali dei tamponi positivi a partire dall'8/10 che mostrano l'evoluzione dell'epidemia.

PREMESSA: Il fenomeno rappresentato nella curva che stiamo osservando e cercando di descrivere e' reale, perche' al di fuori degli errori sperimentali.
Potrebbe non essere giusta la nostra interpretazione del fenomeno ma e' sicuramente importante capire cosa determina questo andamento dei dati per meglio combattere la pandemia in Italia e nel mondo.
E' anche di fondamentale importanza imparare quali effetti possono produrre i provvedimenti di chiusura parziale delle attivita' economiche.

La nostra interpretazione dei dati distingue i seguenti 3 periodi:
  1. Nel primo tratto della curva, partendo dall'inizio, a sinistra, si notano i primi 4 punti con una pendenza minore.
    La pendenza della curva rappresenta la velocita' di crescita dei contagi che e' determinato dalla contagiosita' delle cariche virali circolanti.
    In questo primo tratto della curva la contagiosita' era minore perche' l'epidemia di Covid-19 non era ancora scoppiata e quindi il numero di contagi aumentava con le cariche virali diffuse dagli asintomatici (piu' deboli).
  2. Nel secondo tratto della curva la pendenza si accentua perche' la percentuale dei contagi ha superato il limite del 3%, da noi considerato la soglia d'innesco dell'epidemia di Covid-19. Cosi' e' iniziata il 12/10 l'epidemia dei sintomatici (Covid-19) e le cariche virali presenti nell'ambiente dai sintomatici sono diventate piu' intense (cioe' con molti piu' virus). Allora e' aumentata la contagiosita' diffusa e per questo la velocita' di crescita dei contagi e' aumentata e cosi' la pendenza della curva risulta maggiore dal 12/10 in poi.
    La traslazione verso destra del secondo tratto di curva, dal 12/10 al 19/10, e' dovuta al calo del 2% del numero dei contagi prodotti dagli asintomatici per l'obbligo dell'uso esteso delle mascherine introdotto il 9/10.
  3. Anche il terzo tratto di curva, dal 20/10 al 26/10 (ieri), conserva la stessa pendenza (esponenziale) caratteristica del livello di contagiosita' dei sintomatici.
    L'ulteriore traslazione verso destra di questo terzo tratto di curva e' dovuta ad un ulteriore calo del 2% del numero dei contagi, prodotto sui sintomatici dall'obbligo dell'uso esteso delle mascherine introdotto il 9/10. Nell'articolo e' spiegato perche' si manifesta il 20/10 e non prima.
Ora dal 27/10 incontriamo un nuovo calo dei contagi, ancora del 2%, sotto alla retta che indica l'andamento dei dati precedenti (lungo la crescita esponenziale).
Questa nuova riduzione dei contagi dovrebbe essere l'effetto dovuto ai primi provvedimenti di coprifuoco (e' giusto considerare un ritardo di circa 4 giorni tra incubazione del virus e tempi tecnici di acquisizione della misura).
L'entita' della riduzione corrisponde a 1.200.000 contagi, il 96% dei quali asintomatici (il calcolo e' fatto su 60 milioni di italiani): questa riduzione e' ragionevolmente compatibile con il numero di persone interessate dalla chiusura del coprifuoco.
In questo caso si potranno cercare delle conferme di questa interpretazione, indagando sulle localita' da cui provengono le riduzioni dei contagi, perche' a differenza dei due casi precedenti, in cui il contributo alle riduzioni era diffuso in tutto il Paese (era quello dovuto all'uso esteso delle mascherine) ora dovrebbe provenire solo dalle aree dove si e' imposta la chiusura delle attivita' (le citta'-focolaio).
Questa indagine e' importante perche' in genere vengono adottati piu' provvedimenti insieme e l'effetto unico, che poi si vede, non e' riconducibile ad un'unica causa. Qui' dovrebbe essere diverso e questo fornirebbe informazioni preziose per proseguire la lotta al Covid-19.
Il calo del 2% che si osserva (valutando la distanza verticale di questo punto dalla retta che indica l'andamento dei dati precedenti) e' circa 1/6 del numero dei positivi trovati; e' quindi un valore importante gia' al primo giorno, in cui si manifesta questo effetto del provvedimento di chiusura delle citta-focolaio (e' questa la nostra interpretazione).
Se assumiamo che il modello di evoluzione dell'epidemia descritto in questo lavoro poi non venga confermato, allora questo tipo di provvedimenti si presentano molto promettenti per il controllo dei contagi.
Sara' importante vedere per quanti giorni continuera' questa discesa, che introduce nel nostro grafico il terzo gradino.
Spero la riduzione dei contagi che producono questi provvedimenti non si manifesti tutta solo nel primo giorno (ieri) ma sia spalmata su piu' giorni, facendo continuare il calo della curva (cosi' il beneficio risulta maggiore).
Una volta registrato nella curva il totale del numero di contagi ridotti dal provvedimento la curva purtroppo dovrebbe riprendere la sua crescita esponenziale, perche' le restanti persone contagiose al di fuori delle citta'-focolaio stanno continuando a svolgere la loro opera nefasta di spargere il contagio al di fuori delle citta'-focolaio.
Mi aspetto cioe' un aspetto della curva del tutto analogo a quello dei 2 gradini precedenti, con una differenza molto importante pero': dopo i 2 gradini precedenti la curva ha ripreso la sua crescita esponenziale rimanendo stabilmente ad una quota ribassata del 2%, ma perche' la causa della riduzione dei contagi e' rimasta in permanenza (la gente ha continuato ad indossare le mascherine).
Ma cosa pensate che accadrebbe se la gente smettesse di usare le mascherine? Certamente i contagi aumenterebbero e si perderebbe la riduzione del 2% nelle ordinate, cioe' la curva subirebbe un salto in alto con un aumento dei contagi esattamente uguale alla riduzione del 2% guadagnata quando si era iniziato ad usare le mascherine.
Bene, questo mi sembra perfettamente comprensibile e condivisibile da tutti.
Qui' sorge il problema: come le mascherine devono continuare ad essere usate, cosi' anche le chiusure coprifuoco dovranno durare fino all'estate prossima?
Se terminano queste chiusure le persone che erano bloccate riprendono a circolare e se aumenta del 2% la popolazione esposta anche i contagi mi aspetto che aumentino in un tempo abbastanza breve, facendo comparire un nuovo gradino nella curva ma opposto a quello che oggi ci ha permesso di registrare un calo del 2% nei contagi.
Io spero che questa riduzione di contagi del 2% in 1 giorno duri per molti giorni, facendo calare i contagi di molto piu' del 2%. Ovviamente non possiamo esagerare nelle attese, perche' il coprifuoco riguarda solo un paio di citta-focolaio, se ricordiamo bene.
Ma sarebbe un'informazione importante per capire l'efficacia di questi provvedimenti, che spianerebbe la strada ad altrettanto efficaci provvedimenti futuri, di tipo diverso dalle chiusure pero', perche' possano durare nel tempo ed essere compatibili con le esigenze dell'economia (di aziende e famiglie, che devono mangiare).
Rimaniamo percio' impazienti in attesa dei dati dei prossimi due giorni.

Non possiamo tacere pero' che, se il nostro modello descrittivo dell'epidemia venisse confermato, ci dovremmo aspettare anche in questo caso che la discesa continui, probabilmente per un paio di giorni e che poi la curva dei contagi riprenda la sua crescita esponenziale, con la stessa pendenza di prima dei coprifuoco, perche' i provvedimenti adottati sono del "Modo 1" cioe' riducono i contagi ma non la contagiosita' (come fa il caldo estivo).
Se cosi' fosse, la curva recupererebbe in breve tempo poi, con la sua risalita, tutti i contagi ridotti con il coprifuoco.
Se questa previsione risultasse vera il coprifuoco, anche se potesse permanere a lungo, altro non produrrebbe che un ritardo, probabilmente di un paio di giorni o poco piu', nel percorso della curva dei contagi e nei relativi ricoveri e decessi.
Nulla di piu'.
Questo e' quello che suggerisce l'analogia con i due gradini precedenti della curva, ovviamente se l'interpretazione che abbiamo dato delle cause di quei gradini, descritta nel testo, e' corretta.

E' questo un mio secondo azzardo in una scommessa che spero, sinceramente tantissimo di perdere, perche' altrimenti vorrebbe dire che tutti i sacrifici fatti per il coprifuoco saranno stati inutili.
Se cosi' fosse, anche tutti gli eventuali altri provvedimenti futuri di questo "Modo 1" (riduzione dei contagi ma non della contagiosita') sarebbero destinati al fallimento.
Lo sapremo molto presto, credo gia' nei prossimi giorni.
Nel testo e' spiegato abbondantemente questo modello descrittivo del fenomeno epidemico Covid-19 e le sue conseguenze.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (28 ottobre 2020)
Aggiungiamo l'ulteriore punto di 12.6% di percentuale di contagi del 28/10 sul grafico seguente:


Nel grafico sono riportate le percentuali dei tamponi positivi a partire dall'8/10 che mostrano l'evoluzione dell'epidemia.
L'ultimo punto 15.5% s'inserisce ad un livello piu' basso del precedente, risultando evidentemente una riduzione dovuta ad un ulteriore provvedimento che non so ancora identificare.
E' la buona notizia che i coprifuoco o lockdown locali, in vigore nelle citta'-focolaio, stanno sortendo l'effetto sperato di una discesa dei contagi, che risulta sovrapporsi al precedente andamento esponenziale.
Questo vuol dire che i provvedimenti adottati stanno producendo una decrescita dei contagi, che aumenta in modo esponenziale con il passare dei giorni.
A noi ci sembra interessante questa discesa dei contagi, indicativa che si stanno sommando in modo estremamente pronto anche gli effetti di altri provvedimenti presi ieri.
Ci riserviamo di riflettere e commentare questo andamento dei contagi.

RIFLESSIONI SULL'ANDAMENTO DELLA CURVA DEI CONTAGI: OK, ci ho pensato e sono arrivato a concepire un meccanismo che potrebbe spiegare quello che comincia ad apparirci nel grafico.
I contagi venuti meno per i lockdown parziali non erano tutti dello stesso tipo ma i tempi di comparsa della positivita' al test possono essere rappresentati con una distribuzione gaussiana larga, diciamo 3 giorni (gli infettivologi conoscono meglio di me i diversi tempi d'incubazione possibili).
In conseguenza di cio' quando si sono chiuse tutte le attivita' non sono scomparsi di colpo (ed in meno nel grafico) tutti i positivi insieme ma un po' oggi, un altro po' domani, ecc. cioe' la diminuzione dei contagi ci appare nel grafico distribuita su piu' giorni, secondo la larghezza della gaussiana.
Considero del tutto casuale che l'entita' della diminuzione dei contagi di oggi 28/10 sia stata proprio tale da produrre nel grafico esattamente la stessa percentuale di contagi di ieri.
Quando avremo i dati dei prossimi 3 giorni, facendo giorno per giorno la differenza tra questi dati e quelli sull'estrapolazione della retta che riproduce l'andamento dei dati prima del 26/10, otterremo la somma integrale dei contributi e da essa potremo anche derivare e visualizzare la distribuzione gaussiana delle persone che hanno contribuito alla riduzione dei contagi durante il lockdown parziale.
La somma di queste differenze da la misura dei benefici totali ottenuti con quei provvedimenti. Potrebbero risultare davvero importanti, alla luce dei daati di questi due ultimi giorni.

COSA SUCCEDE DOPO IL LOCKDOWN: Rimane l'incognita dell'entita' della successiva RISALITA prevedibile dei contagi, al termine dei lockdown locali, che a differenza dell'obbligo delle mascherine, non possono durare molto a lungo per ovvi motivi.
Tutte quelle persone torneranno libere ed esposte al rischio di contagio, per cui mi aspetto che il loro contributo alla curva dei contagi iniziera' a salire con una distribuzione temporale di una gaussiana integrata che spingera' in alto la curva esattamente nello stesso modo in cui ora la sta spingendo in basso (per l'effetto legato ai tempi d'incubazione).
Durante la chiusura, senza il loro contributo, la curva dei contagi del resto d'Italia prevedo che proceda piu' in basso ma con una crescita esponenziale, perche' e' sempre un'epidemia, anche se con il 5% di partecipanti in meno.
Mi aspetterei quindi che, dopo la spinta in alto conseguente alla fine dei lockdown, la curva ritorni esattamente a quegli stessi valori a cui si sarebbe trovata se i lockdown non ci fossero stati.
La risalita della curva dovrebbe raggiungere l'equilibrio nello stesso numero di giorni che ora passeranno prima di riveder tornare la salita esponenziale della curva.
Non rimane che aspettare per verificare se questa congettura, che spiega il problema che avevamo, trova riscontro nei dati dei contagi futuri.
Rimane poi da valutare l'entita' dei vantaggi ed il rapporto costi/benefici del provvedimento di lockdown, se poi veramente dovesse accadere che la curva dei contagi ritorna esattamente dove sarebbe stata senza lockdown e non si fosse invece stabilizzata senza crescere, per qualche ragione che a noi ora sfugge, come tutti pero' stanno sperando.

IL LOCKDOWN NAZIONALE: Un'osservazione finale: la nostra congettura non si applica solo ai lockdown parziali ma vale anche per un lockdown nazionale che blocca un intero Paese.
Il lockdown bloccando la contagiosita' con il distanziamento produce sempre un netto calo dei contagi.
Se e' fatto in aprile poi i contagi non risalgono perche' a maggio l'innalzamento della temperatura ambientale produce un netto calo delle cariche virali disperse nell'ambiente a cui la popolazione e' esposta.
Cosi' tutti ritengono che il lockdown ha bloccato l'epidemia (com'e' accaduto in Italia la primavera scorsa).
In realta' al termine del lockdown l'epidemia non e' riuscita a tornare ai livelli di contagi iniziali perche' non c'erano piu' le condizioni ambientali di temperatura adatte (stava arrivando l'estate).
La temperatura e' il solo parametro che conosco in grado di ridurre la contagiosita' del virus ed e' proprio la contagiosita' che determina la pendenza della curva dei contagi.
Per questo se un lockdown finisce a maggio la curva dei contagi non torna ad aumentare; in inverno invece e' molto diverso.
Noi italiani siamo stati molto fortunati.
Proprio domani i francesi (e poi sembra che vogliano farlo anche i tedeschi) iniziano un lockdown nazionale di un mese, che finira' a dicembre cioe' proprio all'INIZIO DELL'INVERNO.
Come capite bene noi ci auguriamo davvero sinceramente che la nostra congettura sia sbagliata e che non corrisponda alla realta' perche' non siamo riusciti a vedere un effetto nascosto che a dicembre fara' restare il numero dei contagi francesi a valori bassi, anche dopo la fine del costosissimo lockdown nazionale.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (29 ottobre - 5 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi dall' 8/10 al 5/11 mostrati in tabella :


SPIEGAZIONE DEL GRAFICO: Nel grafico sono riportate le percentuali dei tamponi positivi a partire dall'8/10 che mostrano l'evoluzione dell'epidemia. Pur essendo in parte aleatori, restano dati primari importanti nel senso che dal numero dei contagi derivano poi gli andamenti di tutti gli altri (ricoveri e decessi), ritardati nel tempo.
L'ultimo punto a destra (5/11), sembra riprendere l'andamento crescente dei contagi (che dovrebbe essere esponenziale con una pendenza, che pero' potrebbe essere minore, se la contagiosita' fosse diminuita).
I 3 punti precedenti, in discesa, mostrano la presenza di un nuovo gradino di decrescita, dovuta quasi certamente ai provvedimenti del DPCM del 1/11 (chiusura anticipata alle ore 18 dei locali commerciali di ritrovo, bar, ristoranti, ecc.). La riduzione sembra abbastanza importante e indica che si e' centrato abbastanza bene l'obiettivo da neutralizzare, perche' responsabile di una parte significativa dei contagi.
La freccia indica come si deve valutare la riduzione dei contagi prodotta dai 4 gradini (e relativi provvedimenti governativi che li hanno prodotti). Se non ci fossero stati i 4 gradini, la curva avrebbe proseguito la sua salita, come abbiamo indicato con la retta che estrapola l'andamento del secondo tratto di curva. Quindi la riduzione di contagi acquisita si puo' calcolare facendo la differenza tra l'ordinata del punto attuale sulla curva (dov'e' la freccia) ed il punto sulla retta estrapolata.

ANALISI: Per tarare il grafico osserviamo che la curva passa dal 4.3% del 10/10 al 16.3% del 1/11 con un salto del 16.3-4.3=12% (pari a 15 cm nel grafico, per cui la scala verticale e' 1cm=0.8%; la scala orizzontale e' di 1cm=1.7 giorni) in 22 giorni ovvero la pendenza media della curva corrisponde ad un incremento della percentuale dei contagi del 12% in 22 giorni cioe' del 0.55% al giorno.
In questa scala siccome ogni centimetro verticale corrisponde allo 0.8% circa di riduzione dei contagi, quindi dall'8/10 al 5/11 la riduzione totale finora acquisita e' di circa l' 8% (circa 10cm in verticale), non molto invero a fronte dei sacrifici fatti.
Ma soprattutto non sembra che finora si sia riusciti ad incidere sulla contagiosita' e quindi la pendenza della curva e' rimasta nell'ultimo mese sempre troppo ripida.
Il consuntivo, anche se precoce, e' scoraggiante: con questa pendenza della curva vengono vanificate in pochi giorni le riduzioni dei contagi, ottenute da questo tipo di provvedimenti (che lasciano invariata la pendenza): quell' 8% da noi acquisito in 28 giorni con i provvedimenti che hanno prodotto i 4 gradini visibili nel grafico, con questa pendenza, viene riassorbito e vanificato in circa 9 giorni, come si puo' vedere dalla curva (basta traslare orizzontalmente l'ultimo tratto di curva verso sinistra, fino a sovrapporlo alla retta che traccia l'andamento originario, senza l'effetto dei gradini).
Sarebbe un tragico errore non voler vedere dove ci porta questa pendenza inesorabile della curva: mancano ben sei mesi all'arrivo del caldo che potra' abbattere la contagiosita' di questo virus e quindi la pendenza della curva.
Basta estrapolare il grafico per vedere che la crescita attuale del 16.5% al mese (0.55% al giorno) in 6 mesi (molto meno in realta' perche' la curva e' esponenziale e non lineare) ci portera' ad una situazione, in cui tutti i tamponi fatti risultano positivi, cioe' alla completa infezione di tutta la popolazione (sarebbe l' immunita' di gregge ).
I benefici apportati dai provvedimenti finora adottati sono riusciti finora a ritardare solo di 1/3 gli eventi e se non si mettono in atto altre iniziative capaci di ridurre la pendenza della curva il destino sembra segnato.
Se questo fosse giusto allora sarebbe inutile continuare questa lotta, distruggendo la nostra societa' in battaglie perse in partenza. Se si dovesse arrivare comunque, malgrado tutti i nostri sforzi, all'immunita' di gregge, che appiattisce poi naturalmente la curva dei contagi, allora tanto valrebbe non accanirsi, aggiungendo altre sofferenze al popolo in una lotta senza speranza di successo (e' atroce solo pensarlo ma finirebbe proprio come la famigerata "spagnola" del secolo scorso).

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (6-9 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi dall' 8/10 al 9/11 mostrati in tabella :


EVVIVA forse ci siamo: il punto di ieri, che era rimasto costante, non poteva bastare per gioire ma adesso sono diventati 3 i punti in pianerottolo!
Questi ultimi 3 punti, dal 7/11 al 9/11, sembrano mostrare che l'andamento della curva dopo il quarto ed ultimo gradino si stia stabilizzando con una pendenza COSTANTE, che forse potrebbe addirittura diminuire nei prossimi giorni.
Questo risultato, se confermato, potrebbe essere l'inizio della riduzione dei contagi dovuti ai lockdown nelle zone rosse d'Italia.
L'effetto e' VISTOSO, perche' la sua riduzione, nei dati di tutta Italia, si sovrappone alla crescita esponenziale prodotta dalle altre parti d'Italia, che sono state toccate in modo piu' lieve da quel provvedimento.
Se le percentuali di contagi rilevate sono rimaste costanti vuol dire infatti che la riduzione e' stata equivalente alla crescita dei contagi nelle altre parti d'Italia, che era ben ripida. Questo conferma che era vistoso il contributo alla crescita dei contagi di quelle parti d'Italia che sono state chiuse, perche' togliendo il loro contributo (con il lockdown) la crescita si arresta.
Se questo risultato venisse confermato dai dati dei prossimi giorni, vorrebbe dire che applicando le stesse limitazioni in tutta Italia (lockdown generale) si vedrebbe scendere la curva con la stessa pendenza della precedente salita, perche' ci sarebbe solo l'effetto della riduzione dei contagi senza piu' l'effetto compensatorio, che c'e' adesso e che impedisce alla curva di scendere, prodotto dal resto d'Italia fuori della zona rossa.
Per adesso sono solo ipotesi preliminari che andranno confermate dai dati dei prossimi giorni.

ANALOGIA: Quindi e' come un lavello che si riempie d'acqua (che sono gli infettati) da un rubinetto aperto, ma che si svuota dal tappo lasciato aperto. La velocita di svuotamento del lavello e' fissa e dipende dal mese di tempo necessario per far guarire gli infettati.
L'afflusso dell'acqua nel lavello (i nuovi contagi) non e' fissa: se e' alta il lavello si riempie sempre di piu' e trabocca (epidemia in espansione) ma se riduco l'afflusso d'acqua agendo sul rubinetto, c'e' un flusso entrante di soglia al quale tanta acqua arriva quanta ne esce ed il livello dell'acqua rimane costante.
L'EFFETTO DEI GRADINI DELLA CURVA:
Valutiamo ora il beneficio apportato dai provvedimenti che hanno causato i gradini 2, 3 e 4 con l'aiuto del grafico seguente:


Se quei tre gradini non ci fossero stati la curva dei contagi avrebbe proseguito la sua salita lungo la retta disegnata nel grafico arrivando all'8/11 ad una percentuale del 27.5% invece del 17.1% reale. Questo significa che i provvedimenti adottati, che hanno prodotto le variazioni dei contagi registrate nei 3 gradini, hanno prodotto una riduzione dei contagi del 10.4% (la differenza).
Bene allora sembrerebbe che ne e' valsa la pena. Neanche per sogno perche' se la pendenza della curva rimane la stessa, nei prossimi 12 giorni la curva raggiungera' comunque la quota del 27.5% e quindi tutti quei provvedimenti che avevano prodotto le tre riduzioni di contagi corrispondenti ai 3 gradini avranno soltanto spostato in avanti di 12 giorni gli eventi, che comunque accadranno, anche se ritardati di 12 giorni.
Se per anche in ognuno dei prossimi 6 mesi potessimo adottare gli stessi provvedimenti e se l'epidemia seguisse sempre una crescita lineare allora potremmo ottenere una riduzione di contagi del 12/33=36% circa (che non e' molto).
Sarebbe stato diverso se con quei 12 giorni si arrivasse a maggio (come accadde al nostro lockdown della primavera scorsa), perche' allora l'epidemia si fermerebbe per il caldo ed i contagi non riprenderebbero a salire.
Ma ora siamo a novembre e se la curva comunque continuera' questa sua salita per altri 4 mesi arriveremo all' immunita' di gregge , in cui tutti si sono infettati.
Percio' bisogna assolutamente che non si continui ad ottenere come risultato dei vari provvedimenti solo dei gradini discendenti della curva senza alterarne la pendenza, altrimenti si rischia che tutti questi risultati possano essere non solo inutili ma addirittura dannosi .
Nei dati dei prossimi giorni dovrebbe cominciare ad apparire l'effetto dei nuovi lockdown appena istituiti in 4 regioni (quelle rosse).
Ci aspettiamo che questi nuovi dati possano finalmente iniziare a ridurre la pendenza della curva dei contagi, sia pure nel limite della frazione di popolazione interessata.
Cercheremo di presentare anche i dati di una sola delle regioni chiuse in lockdown, senza la contaminazione dei dati del resto d'Italia non soggetto alla chiusura, che ora inquinano la nostra curva. Questo sarebbe per noi un risultato importantissimo, perche' ci fornirebbe un'indicazione preziosa: se quel provvedimento puo' riuscire a ridurre la contagiosita' del virus e quindi la pendenza della curva, che dev'essere in ogni caso il nostro principale obiettivo. Lo sapremo con i dati dei prossimi giorni.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (10 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi al 10/11 mostrati in tabella :



Pensiamo che stiamo vivendo un momento critico di questa epidemia. Per questo preferiamo da oggi riportare tutti i grafici dei giorni che si succedono per lasciare traccia degli eventi. Dopo i 3 punti in pianerottolo oggi c'e' il primo punto in discesa, come ieri avevamo previsto potesse succedere.
In questo lavoro noi riportiamo fedelmente l'andamento dei contagi con il dato pubblicato nel bollettino quotidiano del Ministero della Salute e cerchiamo di interpretarne l'andamento temporale. Noi non possiamo mai essere certi delle cause che provocano i discostamenti dalla normale crescita esponenziale e cerchiamo di intuirle dalle correlazioni temporali con i provvedimenti adottati per cercare di contenere l'epidemia.
Se venisse confermato che la riduzione dei contagi che oggi osserviamo e' dovuta ai recenti lockdown nelle zone rosse d'Italia, allora pensiamo che questo risultato apra la strada al seguente scenario: la curva scendera' formando un quinto gradino con un comportamento analogo a quanto e' gia' successo con i primi 4 gradini della curva, ma con una differenza importante.
Questa discesa e' dovuta al venir meno dei nuovi contagiati nelle zone rosse (perche' non vi si contagia quasi piu' nessuno); pero' rimangono i contagiati precedenti all'inizio della chiusura, che continuano ad essere infetti finche' non guariscono tutti e durante quel periodo di guarigione vedremo i contagiati diminuire, facendo scendere ancora di piu' la curva nel periodo iniziale, quando sono ancora molti.
Quando saranno guariti tutti, allora la curva riportera' praticamente solo il contributo dei contagiati nel resto d'Italia, che saranno di meno e quindi la curva sara' piu' in basso (perche' al denominatore ci saranno anche i test, tutti negativi, fatti nelle zone rosse) ma crescera' di nuovo esponenzialmente secondo l'andamento naturale dell'epidemia in atto.
Cosi' nasce il quinto gradino nella curva, che me lo aspetto un po' piu' lungo dei precedenti e che verra' poi fatto scendere ancora di piu', quando si aggiungeranno le riduzioni dei contagi delle nuove zone rosse che seguiranno. Staremo a vedere.
Intanto confermiamo l'osservazione, gia' fatta ieri, che l'effetto di questa discesa ci sembra VISTOSO, perche' la riduzione, in questi dati che sono di tutta l'Italia, si sovrappone alla crescita esponenziale prodotta dalle altre parti d'Italia, che sono state toccate in modo piu' lieve dai provvedimenti di chiusura delle attivita'.
Aspettiamo i dati dei prossimi giorni per capire meglio che direzione sta prendendo l'epidemia.


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Il grafico seguente mostra l'andamento della percentuale in tabella dei contagi nella sola regione Piemonte dal 5/11 al 11/11:

Questo grafico della percentuale dei contagi mostra la vistosa discesa del 50% in 5 giorni dei contagi prodotti dai provvedimenti di chiusura soltanto della regione Piemonte, che contribuisce con il 20% ai tamponi del grafico seguente, relativo ai contagi di tutta l'Italia.
Tutto cio' aiuta a capire meglio cosa sta accadendo nel grafico dei contagi in Italia. Queste informazioni ci sono molto utili per interpretare al meglio questi dati con cui stiamo lavorando, che sono ben lontani purtroppo da essere presi con il rigore scientifico, che sarebbe stato auspicabile.

Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi in tutta Italia dal 5/10 all' 11/11, mostrati nella tabella precedente:


Ottime notizie: la percentuale dei contagi dell'11/11 non solo mostra di continuare l'andamento in discesa ma lo fa praticamente con la stessa pendenza con cui la curva saliva prima dei provvedimenti di chiusura.
Questa in particolare e' una splendida notizia perche':
  1. Significa che le aree chiuse con la zona rossa erano quelle che contribuivano in massima parte alla salita dei contagi, perche' il contributo in salita delle aree non chiuse risulta ora poco influente sul totale; quando la discesa sara' proseguita si comincera' a vedere sempre piu' l'effetto di questo contributo crescente (se non si estendono le chiusure a tutta Italia).
  2. La discesa dovrebbe continuare, seguendo la diminuzione dei contagiati nelle aree rosse, perche' guariscono (in un mese non ci dovrebbero essere piu' persone infette, perche' saranno tutte guarite e la curva sara' vicina a zero): cioe' dobbiamo impedire che si creino nuovi contagi per un mese circa in attesa che guariscano tutti (tenendo tutto chiuso, perche' altrimenti le persone sembra che non possano fare a meno di stare vicine tra loro), finche' coloro che si sono infettati prima della chiusura non siano tutti guariti: cosi' vedremo scendere sempre piu' la curva con la velocita' di queste guarigioni.
  3. Il fatto che la pendenza in discesa sia praticamente la stessa pendenza con cui la curva saliva prima dei provvedimenti di chiusura (vedi grafico) lascia ben sperare per la possibilita' di riuscire ad invertire completamente l'andamento del fenomeno epidemico, ritornando (dopo aver completato l'intervento chiudendo tutto) alle percentuali dei primi di ottobre, quando l'epidemia Covid-19 non era ancora iniziata, quindi con la percentuale dei contagi sotto la soglia del 2%.
  4. Ecco un esempio che mostra come con deduzioni logiche si possa arrivare a fare delle previsioni anche in questo campo (e' il metodo da me adottato ovunque in questo lavoro): il fatto che la pendenza in discesa sia praticamente la stessa pendenza con cui la curva saliva prima dei provvedimenti di chiusura (vedi grafico) in effetti era prevedibile per le seguenti ragioni logiche: un lockdown fatto bene blocca la produzione di tutti i nuovi contagi, ma le persone che si erano contagiate prima (asintomatiche) restano infette e continuano a fornire tamponi positivi, diminuendo pero' di numero man mano che guariscono (perche' poi risultano negative). Quindi la curva dei contagi non ha un crollo a zero ma comincia a scendere gradualmente, con una pendenza che la porta verso zero (ma solo se il lockdown e' TOTALE, altrimenti NON si avvicina a zero) nel tempo di guarigione delle persone infette, che crediamo sia di circa un mese in media. Siccome un mese fa la curva era al 5% invece che al 17% attuale vuol dire che la pendenza di discesa della curva probabilmente sara' molto simile alla pendenza della salita precedente.
Ovviamente per ora questa e' solo la nostra speranza, che dovra' essere confermata dai dati dei prossimi 3 giorni.
Se cosi' fosse allora potremmo RISOLVERE completamente tutti i nostri problemi in un solo mese (prima di Natale!), vista la pendenza annunciata della discesa della curva.
Aspettiamo e speriamo.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (12 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra l'andamento della percentuale nella precedente tabella dei contagi nella sola regione Piemonte dal 5/11 al 12/11:

Questo grafico della percentuale dei contagi mostra la vistosa discesa del 50% in 5 giorni dei contagi prodotti dai provvedimenti di chiusura soltanto della regione Piemonte, che contribuisce con il 20% ai tamponi del grafico seguente, relativo ai contagi di tutta l'Italia.
L'ultimo punto pero' mostra nel solo giorno 12/11 una risalita inattesa che in un solo giorno annulla il 50% di tuttele riduzioni dei contagi conquistate nei 6 giorni precedenti e dovute alla chiusura di 4 regioni, tra cui il Piemonte, in zona rossa.
Attualmente con ne conosciamo la causa e discuteremo questo fatto sorprendente nel seguito.

Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi al 12/11 mostrati in tabella :


Purtroppo la discesa che speravamo continuasse sembra essersi subito interrotta, sia nella curva dei contagi del Piemonte che in questa di tutta Italia.
Noi possiamo vedere come vanno i contagi in Italia solo con questi dati che pero' hanno mostrato di essere un buon feed-back dell'evoluzione dell'epidemia.
Dobbiamo percio' comprendere il significato di questo ultimo punto in salita per rispondere alla domanda "perche' osservo quello che osservo".
Scartiamo subito l'ipotesi di una fluttuazione indebita dovuta a cause logistiche (che pure si sono verificate nel passato, quando dati dimenticati sono stati poi inseriti insieme ai dati di un giorno successivo).
Sembra percio' che dobbiamo pensare di trovarci di fronte ad un nuovo andamento a gradini della curva, ma su questo ci riserviamo di meditare un po' di piu'.
Se cosi' fosse pero', vogliamo rilevare come l'insieme dei dati degli ultimi 10 giorni si stia assestando su un andamento medio, che e' quello che abbiamo segnato nel grafico, con una pendenza nettamente inferiore alla salita di tutto il periodo precedente, cioe' dal 10 ottobre fino al 2 novembre, anche questa mostrata nel grafico.
Pero' questo calo di pendenza media non e' imputabile ad una sola causa e pertanto richiede uno studio piu' dettagliato ed un esame comparato con tutti i provvediemnti adottati in quell'intervallo di tempo per essere compreso in pieno.
Ma attualmente ci deve interessare di piu' la ragione per cui ai provvedimenti della chiusura di piu' zone rosse non corrisponda una decrescita prolungata nel tempo della curva. Tutto ha una spiegazione e quindi dobbiamo lavorarci su, per trovarla.

POSSIBILE SPIEGAZIONE DELLA RISALITA: (12 novembre 2020)
Possiamo rifletterci insieme, se volete. Il nostro fine e' quello di comprendere tutto di questa epidemia, fin dove possiamo. Pensiamo che non sia ne' un'esercizio maniacale ne' un hobby intellettuale ma sia invece il modo migliore per aiutare a capire come si deve combattere l'epidemia, rispondendo alla domanda "perche' osservo quello che osservo".
Quello che sto per scrivere ora credo che non sia opinabile e le ipotesi che faccio sono tutte verosimili.
Infatti i dati sono quelli pubblici, gli asintomatici esistono, hanno tamponi positivi e guariscono pure, diventando negativi, con una distribuzion dei tempi di guarigione gaussiana e centrata intorno ad una durata di circa 1 mese. Che una parte di questi asintomatici possa essere cronica nel senso che non diventa negativa per tempi lunghi e' anche verosimile.
Allora cominciamo: quando si prendono 234.672 persone e si fa il tampone stiamo facendo un'indagine a campione cercando i positivi al test. Se troviamo 37.978 positivi (questi sono i numeri di oggi 12/11), che sappiamo essere quasi tutti asintomatici, vuol dire che abbiamo di fronte una popolazione in cui il 16.2% sono positivi, cioe' se la popolazione sotto indagine sono tutti i 60 milioni di italiani, il 16.2% sono ben 9.720.000 (e non 1 milione, come si va dicendo, che e' soltanto la somma di tutti i tamponi trovati positivi, cioe' un dato poco significativo perche' il numero di tamponi fatti ogni giorno e' variabile in modo arbitrario).
Il telegiornale, quando si trovano 5000 tamponi positivi in piu', dice che ci sono 5000 persone infettate in piu' e questo non e' vero, la crescita dei contagi e' molto maggiore.
Le persone infettate in Italia sono quindi circa 9.720.000 di cui 635.000 (sorgente Gimbe, Nino Cartabellotta in TV il 12/11) sintomatici e il resto asintomatici. Questi 635.000 sono piu' dell'1% della popolazione e quindi secondo l'O.M.S. l'epidemia e' fuori controllo.
Sei giorni fa sono state chiuse 4 regioni come zone rosse. Vediamo ora cosa succede nelle zone rosse dopo la chiusura.
Se in queste aree rosse ci sta il 20% della popolazione (4 regioni su 20), vuol dire che ci stanno 12 milioni di persone di cui il 16.2%, cioe' 1.944.000 infetti (all'inizio della chiusura, il 6/11).
Supponiamo che la chiusura sia molto efficiente e che nessun nuovo contagio avvenga dopo il 6/11.
I tamponi fatti nei giorni successivi trovano questi 1.944.000 infetti che vengono rilevati, ma il loro numero comincia a diminuire sempre di piu' man mano che guariscono. Al limite, diciamo dopo un mese, sono tutti guariti e non si troveranno piu' tamponi positivi all'interno delle aree rosse.
Quindi dopo 1 mese i positivi in Italia che erano 1.944.000 nelle aree rosse e 9.720.000 - 1.944.000 = 7.776.000 fuori delle aree rosse si riduce dai 9.720.000 iniziali (a parte l'incremento per l'evoluzione dell'epidemia) a 7.776.000 cioe' vengono meno tutti i 1.944.000 infetti delle aree rosse (e se tutta l'Italia fosse stata chiusa per 1 mese gli infetti sarebbero scesi a zero).

ASINTOMATICI CRONICI: In realta' il limite inferiore a cui puo' scendere, con un lockdown generale, la percentuale dei contagi non e' zero ma e' stabilito dal numero di asintomatici cronici, che non guariscono in un mese.
Il numero di asintomatici cronici esistenti crediamo dipenda dalla massima estensione raggiunta dall'epidemia che li genera.
Speriamo proprio che in Italia non accada mai: sarebbe veramente una cosa tragica, difficilmente rimediabile, che renderebbe il Sars-CoV-2 endemico. Un Paese con la malattia Covid-19 endemica ha tutti i transiti verso gli altri Stati fortemente penalizzati in permanenza, con impatti sull'economia deleteri e durevoli.
E' un'altra ragione per cui abbiamo detto che si deve sempre scartare l'ipotesi pur comoda di arrivare all'immunita' di gregge.

CONTAGI EXTRA (MISTERIOSI): La nostra curva dei contagi aveva iniziato la discesa in accordo con questa descrizione del fenomeno.
Pero' ora e' intervenuto un altro contributo misterioso ai contagi che ha portato un incremento significativo e dobbiamo capire da cosa deriva.
Non crediamo giusto lavarcene le mani, dicendo che e' meglio assemblare i dati in settimanali per far scomparire le fluttuazioni, perche' dall'andamento di questa curva dei contagi, studiando la sua dispersione dei dati, si arriva a concludere che escursioni di questa entita' non devono essere ignorate perche' sono significative.
Ma cosa puo' essere successo l'altro ieri 12/11 per far aumentare dell'1.6% i contagi d'Italia in un solo giorno (sono circa 1 milione di contagi in piu', cioe' addirittura un italiano su 60, non sono bruscolini).
In un solo giorno s'e' persa la meta' di quanto si era guadagnato nei 4 giorni precedenti con le 4 zone rosse iniziate il 6/11! E' un effetto molto vistoso, ma dovuto a cosa? Non c'e' stato un abbassamento repentino della temperatura in Italia. Cos'altro puo' aver accentuato la contagiosita' del virus fino a questo punto?
Sono sicuro che e' successo qualcosa d'importante che va capito ma non so cos'e' stato.

IPOTESI: Certo i dati dei prossimi giorni ci daranno piu' informazioni ma un'ipotesi mi sento di poterla gia' fare.
La distanza in tempo dall'inizio della chiusura nelle 4 zone rosse (la sera del 6/11) ed il prelievo dei tamponi (circa 9/11) dei dati pubblicati il 12/11, corrisponde piu' o meno al tempo d'incubazione del virus cioe' al numero di giorni necessari perche' i virus, inizialmente entrati nell'organismo (il 6/11), si siano moltiplicati cosi' tanto da poter essere rilevabili con un tampone (il 9/11).
Allora deduco che questo milione di contagiati in piu' che scopriamo oggi si dev'essere originato proprio intorno alla serata di inizio della chiusura delle zone rosse (il 6/11). E questo mi ha fatto accendere la simbolica lampadina in testa!
Vediamo se puo' essere stata la miriade di cretini che, non potendo piu' diffondere il virus durante la chiusura, hanno pensato bene di incontrarsi e fare festini e baldoria l'ultimo giorno prima della chiusura e non perdere cosi' l'occasione di produrre tanti contagi tutti insieme e subito, prima che inizino i divieti.
Certamente sono stati molti nelle 4 regioni ma possono essere riusciti a produrre addirittura un milione di contagi? Vediamo.
Abbiamo detto che la popolazione interessata, nelle 4 regioni e' di circa 12 milioni di persone, quindi se n'e' infettata una su 12. Il problema e' che la contagiosita' dei cretini, cioe' il parametro Rt, e' molto ma molto piu' alta del valore medio di 1.7
Mi spiego meglio: se in queste zone rosse una persona infetta in media ne contagia altre 1.7 le persone infette che fanno baldoria ne possono infettare molte piu' di 1.7 (credo almeno 5 o 10).
Per far capire che cio' e' possibile citiamo il fatto che in Corea e' stato reso noto che in una sola serata un giovane, andando nei bar, e' riuscito ad infettare addirittura 50 persone, creando un focolaio diffuso per il cui controllo non e' stato sufficiente il tracciamento, pure efficiente in Corea, e si e' cosi' dovuto chiudere un intero quartiere in una grande citta' di oltre 20 milioni di abitanti).
Questo fa capire bene l'importanza dei comportamenti individuali e quindi delle responsabilita' personali nella crisi attuale: se comportamenti fortemente inappropriati di cosi' tante persone possono creare in una sola serata catene di contagi che possono arrivare a produrre cosi' presto addirittura un milione di contagi, e' chiaro come possono essere individuate le responsabilita' della necessita' delle chiusure (lockdown) e dei danni conseguenti.
Gli infetti nelle 4 regioni rosse sono il 16.2% di 12 milioni di persone, cioe' 1.944.000 di cui circa 500.000 in eta' di festeggiare. Se 1 su 10 di questi ha festeggiato, sono 50.000 e basterebbe che ognuno di loro si sia dato da fare cosi' tanto da estendere i contagi a 20 persone (meno della meta' del coreano, che ne ha infettate 50) che i conti tornano.
E' quindi un'ipotesi possibile, per l'altissima contagiosita' di questo virus, anche se sembra incredibile.
E' cosi' che funziona questa epidemia, caratterizzata rispetto alle altre da un altissimo grado di contagiosita' e quindi da una crescita molto ripida della curva dei contagi. Dobbiamo imparare a conoscere sempre meglio questa epidemia.
Se la nostra ipotesi fosse vera, sarebbe una manifestazione notevole del potere sconfinato della mancanza di responsabilita' personale (relativamente poche persone che riescono a generare addirittura un milione di contagi!).

PREVISIONE: Se questa descrizione degli eventi che abbiamo fatto finora corrispondesse al vero dovremmo aspettarci la ripresa della discesa della curva, nei prossimi giorni, perche' anche questo milione di persone ignare ed innocenti contagiate comincera' a guarire nei prossimi giorni (non necessariamente domani, perche' il tempo d'incubazione di questi contagi avra' una distribuzione gaussiana che verosimilmente si estendera' su 2 o 3 giorni, per cui la curva potrebbe continuare a crescere ancora per 1 o 2 giorni.
Dalla descrizione del fenomeno che abbiamo fatto risulta chiaro che le chiusure delle zone rosse sono provvedimenti troppo importanti perche' la curva non continui a decrescere ma lentamente pero', perche' i tempi sono quelli delle guarigioni degli asintomatici (che sono il 96% delle persone infette).
Aspettiamo e vediamo cosa succede.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (13 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra l'andamento della percentuale nella precedente tabella dei contagi nella sola regione Piemonte dal 5/11 al 13/11:

Questo grafico della percentuale dei contagi mostra la vistosa discesa del 50% in 5 giorni dei contagi prodotti dai provvedimenti di chiusura soltanto della regione Piemonte, che contribuisce con il 20% ai tamponi del grafico seguente, relativo ai contagi di tutta l'Italia.
Il dato del giorno 12/11 mostra pro' una risalita inattesa che in un solo giorno annulla il 50% di tutte le riduzioni dei contagi conquistate nei 6 giorni precedenti e dovute alla chiusura di 4 regioni, tra cui il Piemonte, in zona rossa.
Una possibile causa, discussa ieri, ci ha permesso di presentare una spiegazione abbastanza verosimile, che ci ha permesso di capire cosa sta accadendo.

Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi al 13/11 mostrati in tabella :


Il comportamento della curva dei contagi sia in quella del Piemonte che in questa di tutta Italia mostra un andamento perfettamente aderente alla nostra interpretazione , ben descritta ieri, secondo la quale la risalita e' dovuta ai contagi provocati da tante feste di "addio alla liberta'" fatte il giorno d'inizio delle chiusura di "zona rossa" nelle varie regioni.
In base alla nostra previsione riteniamo che la curva dei contagi iniziera' a scendere quasi certamente gia' da domani, con il completamento dei tempi d'incubazione dei contagi extra, provocati dai festini gia' discussi, e seguendo una distribuzione gaussiana, in base alla descrizione del fenomeno da noi presentata ieri.
Poi abbiamo previsto che proseguira' ancora la sua discesa per molti altri giorni (al lordo di altri provvedimenti governativi).

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (14 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra l'andamento della percentuale nella precedente tabella dei contagi nella sola regione Piemonte dal 5/11 al 14/11:

Questo grafico della percentuale dei contagi mostra, dopo la ripida salita che e' indicata dal primo punto, la vistosa discesa del 50% in 5 giorni dei contagi prodotti dai provvedimenti di chiusura soltanto della regione Piemonte, che contribuisce con il 20% ai tamponi del grafico seguente, relativo ai contagi di tutta l'Italia.
Segue poi la risalita del 12/11 dovuta secondo noi alla spiegazione che abbiamo proposto (dovuta ai numerosi " festini sfrenati " dell'ultimo giorno prima della chiusura) e l'inizio della successiva discesa dal 14/11 in perfetto accordo con la nostra previsione in base alla quale la discesa dovra' continuare anche nei prossimi giorni.
Tutto sembra confermare la correttezza della nostra descrizione dell'evoluzione dell'epidemia come da noi spiegata QUI' .

CHI AIUTA IL VIRUS E QUANTO CI COSTA: Tutto quello che stiamo vedendo conferma anche l'importanza che hanno per la crescita di questa epidemia certi comportamenti irresponsabili, anche di piccoli gruppi di persone, che sembrano non voler rinunciare ai propri riti abituali che li trasformano in superdiffusori di contagi, mentre invece devono obbligatoriamente rinunciarvi, per non provocare i danni gravissimi che noi riteniamo di aver evidenziato nella curva dei contagi (con l' ipotesi del picco "festaiolo", mostrato nel grafico) e di cui nessuno di loro sara' mai in grado di rendersi conto.
A riprova di questo problema, assisto proprio mentre sto scrivendo, alla TV che sta mandando in onda le scene delle vie del centro di Napoli, gremite di gente all'inverosimile nella sera che precede l'inizio della chiusura per la zona rossa. Molti di loro purtroppo faranno anche "festini" di addio alla liberta'.
Attenzione: quando vedete che una strada e' molto affollata, NON ci dovete passare!
Sono pronto a scommettere che anche la curva dei contagi della Campania tra una settimana avra' un picco, che indicheremo con il termine "festaiolo", come quello presente nella curva del Piemonte (se le modalita' di chiusura nelle due regioni sono equivalenti).
Questo picco ritardera' cosi' di sette giorni la riduzione dei contagi: basta guardare il grafico del Piemonte per vedere che lo spostamento a destra della discesa nella curva e' proprio di sette giorni (se la chiusura e' iniziata il 5/11), ritardo imposto dal tempo medio d'incubazione di tutti quei contagi extra.
Partendo da oggi verra' prolungata anche stupidamente di sei giorni la dannosa chiusura della Campania.
Inoltre questo picco corrisponde anche a decine di migliaia di contagi in piu', che si sarebbero potuti risparmiare con comportamenti piu' consapevoli ed intelligenti!
Che non si tratta di fantasiose speculazioni ma di ipotesi sensate e realistiche si potra' verificare se ci sara' veramente il 22/11 la risalita nella curva dei contagi della Campania: affermo oggi, 14 novembre 2020, che anche nel suo grafico dei contagi ci sara' prima l'inizio della discesa dei contagi e poi, dopo sei giorni, comparira' un picco, proprio come quello presente nel grafico del Piemonte, la cui area o altezza dipendera' dal numero dei contagi prodotti in piu' dai "festini" dei superdiffusori di virus campani.
Bisogna convincere tutti a nuove abitudini, imposte dall'altissima contagiosita' e nocivita' del Sars-CoV-2, che per lungo tempo, volenti o nolenti, cambiera' moltissimo il nostro modo di vivere, almeno nelle stagioni fredde.
Come spiraglio di speranza, ci auguriamo che sia possibile anche in Italia riuscire ad estinguere l'epidemia adottando quegli stessi metodi che i cinesi certamente hanno messo in pratica, a mio avviso, per riuscire ad avere "zero contagi" a novembre, malgrado stiano nello stesso emisfero nord dell'Italia ed abbiano a che fare con lo stesso virus Sars-CoV-2.

Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi di tutta Italia al 14/11, mostrati in tabella :



Questi dati risentono solo in parte della diminuzione dei contagi nelle 4 regioni rosse, che si presenta come mostrato nel grafico del Piemonte che precede, perche' ovviamente ci sono i dati di tutto il resto d'Italia, in cui i contagi non diminuiscono altrettanto perche' non sono stati adottati provvedimenti di chiusura efficaci come nelle zone rosse.
Ci aspettiamo comunque di vedere l'inizio della discesa della curva, dovuto alle chiusure avvenute nelle 4 regioni, gia' dai dati di domani.
Essendosi deciso poi di estendere le chiusure di zona rossa anche ad altre 3 regioni, a partire dal 15/11, la discesa della curva dei contagi, che iniziera' domani, si dovra' accentuare nei giorni successivi (come indicato dal tratto nero nel grafico).
Stiamo a vedere e poi commenteremo.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (15 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra l'andamento della percentuale nella precedente tabella dei contagi nella sola regione Piemonte dal 5/11 al 15/11:

Questo grafico della percentuale dei contagi mostra la vistosa discesa del 50% in 5 giorni dei contagi prodotti dai provvedimenti di chiusura soltanto della regione Piemonte, che contribuisce con il 20% ai tamponi del grafico che segue, relativo ai contagi di tutta l'Italia.
L'ultimo punto come previsto sta continuanto la discesa dei contagi perche', essendo il Piemonte chiuso in zona rossa, e' diventato trascurabile l'apporto in salita dei nuovi contagi e rimangono solo quelli che erano gia' positivi all'inizio della chiusura, che pero' pochi per volta guariscono, riducendo il numero delle persone positive, che i test fedelmente riscontrano.
La discesa continuerebbe verso zero se non ci fossero i contagi clandestini che sfuggono ai controlli ed un certo numero (che non so ancora quantificare) di asintomatici cronici, che non guariscono e sono sempre positivi.

Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi di tutta Italia al 15/11, mostrati in tabella :


Rispetto ai dati del Piemonte che sono in discesa ormai stabile (l'inizio del suo lockdown l'abbiamo indicato nel grafico), questo grafico contiene i contagi di tutta l'Italia (solo 4 regioni erano quelle chiuse) e quindi la discesa non appare ancora, anche perche' ci sono altre regioni che si stanno preparando a chiudere ed allora c'e' sicuramente anche un contributo in crescita di coloro che si sono sfogati ad eccedere in quelle attivita' che poi sarebbero state vietate dai provvedimenti di chiusura.
Aspettiamo la discesa della curva che ormai dovrebbe iniziare domani o al piu' dopodomani, per l'altro ulteriore gradino di ampiezza determinata dalla frazione di persone chiuse in casa da questo provvedimento rispetto a tutte le altre non chiuse in casa in tutta Italia.
Questo caratterizza la curva dei contagi di tutta Italia rispetto a quella del solo Piemonte, che invece dovra' andare a zero (o quasi), perche' riferita al solo Piemonte dove sono stati chiusi in casa TUTTI gli abitanti (non c'e' in questo caso il contributo del resto d'Italia a far crescere la curva).

Ripetiamo lo stesso grafico della percentuale dei contagi di tutta Italia al 15/11, mostrati in tabella, evidenziando la pendenza dei vari tratti di curva :

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (16 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra l'andamento della percentuale nella precedente tabella dei contagi nella sola regione Piemonte dal 5/11 al 16/11:

Questo grafico della percentuale dei contagi mostra la vistosa discesa del 50% in 5 giorni dei contagi prodotti dai provvedimenti di chiusura soltanto della regione Piemonte, che contribuisce con il 20% ai tamponi del grafico seguente, relativo ai contagi di tutta l'Italia.
Ricordiamo che questa discesa e' dovuta alle guarigioni dei positivi preesistenti alla chiusura, non reintegrati dai nuovi contagi evitati con la chiusura.
Non puo' che addolorarci la presenza del picco 'festaiolo' da noi identificato con i contagi dovuti agli eccessi trasgressivi dei comportamenti tenuti da cosi' tanta gente la sera prima della chiusura della zona rossa.
Siamo arrivati a questa spiegazione della presenza del picco dal ritardo, rispetto all'inizio della chiusura in zona rossa del Piemonte, che puo' essere corrispondente al tempo d'incubazione (non per la comparsa dei sintomi ma per risultare positivi) di tante persone tutte contagiate proprio il giorno prima dell'inizio della chiusura della zona rossa.
Colpisce l'entita' del picco, che fa capire bene l'importanza delle responsabilita' individuali in questa crisi Covid-19 ed anche perche' purtroppo non si puo' evitare di dover ricorrere al lockdown per ottenere il rispetto anche delle piu' elementari discipline di prevenzione.

L'ultimo punto, come previsto, sta continuanto la discesa dei contagi perche', essendo il Piemonte chiuso in zona rossa, e' diventato trascurabile l'apporto in salita dei nuovi contagi e rimangono solo quelli che erano gia' positivi all'inizio della chiusura e che, pochi per volta, guariscono riducendo il numero delle persone positive, che i test fedelmente riscontrano.
La discesa della curva del Piemonte continuerebbe fino a zero, se non ci fossero i contagi clandestini che sfuggono ai controlli ed un certo numero (che non so ancora quantificare) di asintomatici cronici, che non guariscono e sono sempre positivi.

Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi di tutta Italia al 16/11 mostrati in tabella :


Rispetto ai dati del Piemonte che sembrano in discesa ormai stabile (l'inizio del suo lockdown l'abbiamo indicato nel grafico precedente, in questo abbiamo indicato l'inizio del lockdown della Campania), questo grafico contiene i contagi di tutta l'Italia (solo 4 regioni erano quelle chiuse) e quindi la discesa delle regioni chiuse (rosse) non appare ancora.
Aspettiamo la discesa della curva che ormai penso dovrebbe iniziare domani, per formare l'altro ulteriore gradino di ampiezza determinata dalla frazione di persone chiuse in casa da questo provvedimento rispetto a tutte le altre non chiuse in casa in tutta Italia.
Questo caratterizza la curva dei contagi di tutta Italia rispetto a quella del solo Piemonte, che invece dovra' andare a zero (o quasi) se la chiusura e' rispettata, perche' riferita al solo Piemonte dove sono stati chiusi in casa TUTTI gli abitanti (non c'e' in questo caso il contributo del resto d'Italia a far crescere la curva).


  STUDIO DELL'ANDAMENTO TEMPORALE DEI CONTAGI IN PIEMONTE:   IL GRAFICO . Il dato di OGGI .

Dopo il mescolamento dei risultati dei test molecolari con quelli antigenici, non meglio specificati, fatto dalla nostra fonte dei dati, abbiamo iniziato a prelevare i dati dal sito della regione Piemonte, dove i dati dei test molecolari sono forniti in modo distinto da quelli antigenici.
Abbiamo cosi' potuto ricavare la percentuale dei risultati positivi dei soli test molecolari che sono i dati piu' affidabili per studiare l'andamento dell'epidemia.
Nel sito della Regione
https://www.regione.piemonte.it/web/pinforma/notizie/coronavirus-gli-aggiornamenti-dalla-regione-piemonte
abbiamo cosi' preso i seguenti dati della "Unita' di Crisi della Regione Piemonte":
  1. TOT.TEST e' il totale dei test eseguiti;
  2. ANTIGENICI e' il numero di test antigenici;
  3. MOLECOLARI e' ottenuto per differenza tra i 2 dati precedenti;
  4. POS.TOTALI e' il numero di test positivi;
  5. POS.ANTIG. e' il numero di test antigenici positivi;
  6. POS.MOLEC. e' ottenuto per differenza tra i 2 dati precedenti;
  7. PERCENT. e' la percentuale dei test molecolari positivi, cioe' POS.MOLEC./MOLECOLARI (riportata nel grafico ).
e li abbiamo riportati della tabella seguente:

GIORNO TOT.TEST ANTIGENICI MOLECOLARI POS.TOTALI POS.ANTIG. POS.MOLEC. PERCENT.
18/12 V 22170126779493 1365 1551210 12.7%
19/12 S 17145 6724 10421 848210 638 6.1%
20/12 D 8544 3275 5269 890 61 829 15.7%
21/12 L 10362 4524 5839 718107 611 10.5%
22/12 M 15483 8589 6685 674132 542 8.1%
23/12 M 19461 10515 8946 978165 813 9.1%
24/12 G 22266 13220 90461097142 955 10.6%
25/12 V 15089 9009 6080 908 107 801 13.1%
26/12 S 3408 704 2704 426 19 407 15.0%
27/12 D 4685 1383 3302 475 28 447 13.5%
28/12 L 5366 2425 2941 335 63 272 9.2%
29/12 M 16660 9023 7637 921221 700 9.2%
30/12 M 18613 9646 89671084215 869 9.7%
31/12 G 19369 1073686331417165 1252 14.5%
1/1 V 12413 6626 5787 1120 130 990 17.1%
2/1 S 3322 1051 2271 427 15 412 18.1%
3/1 D 5645 1879 4566 776 74 702 15.4%
4/1 L 7177 3742 3435 460 87 373 10.9%
5/1 M 17191 10240 6951 1146252 894 12.9%
6/1 M 17690 9355 8335 1208 108 1100 13.2%
7/1 G 8497 2929 5568 1040 75 965 17.3%
8/1 V 16296 11329 4967 869 125 744 15.0%
9/1 S 18677 7304 11373 1575162 1413 12.4%
10/1 D 7678 2855 4823 813 60 753 15.6%
11/1 L 7707 3103 4604 634 47 587 12.7%
12/1 M 18152 10711 7439 939140 799 10.7%
13/1 M 18427 9717 8710 1064148 916 10.5%
14/1 G 16408 9279 7129 889 139 750 10.5%
15/1 V 18046 12188 5858 871133 738 12.6%
16/1 S 24375 15040 93351056104 952 10.2%
17/1 D 8643 3771 4872 495 46 449 9.2%
18/1 L 10817 6783 4034 43566 369 9.1%
19/1 M 20319 12585 7734 716124369 7.6%
20/1 M 18868 12125 6743 606146460 6.8%
21/1 G 17448 11693 5755 761137624 10.8%
22/1 V 21060 13908 7152 849143706 9.9%
23/1 S 23769 15116 8653 931114817 9.4%
24/1 D 12023 5285 6738 61954 565 8.4%
25/1 L 10313 5146 5167 60048 552 10.7%
26/1 M 21364 13420 7944 728172 556 7.0%
27/1 M 20654 12981 7673 821170 651 8.5%
28/1 G 22175 13398 8777 1062149913 10.4%
29/1 V 22841 14851 7990 944 129815 10.2%
30/1 S 23052 16919 6133 727 140587 9.6%
31/1 D 9258 4651 4607 538 47491 10.7%
1/2 L 11050 7029 4021 514 53461 11.5%
2/2 M 19867 12061 7806 765 141624 8.0%
3/2 M 18699 11574 7125 819 140679 9.5%
4/2 G 17449 10327 7122 807 98 709 9.9%
5/2 V 18810 13786 5024 936 99 83716.7%
6/2 S 19359 13121 6238 717125 592 9.5%
7/2 D 8068 3625 4443 62452 572 12.9%
8/2 L 10008 5529 4479 48344 439 9.8%
9/2 M 19175 11436 7739 619154465 6.0%
10/2 M 18882 105058377669+215106563/7786.7/9.3%
11/2 G 20128 11657 8471 974143831 9.8%
12/2 V 20644 13465 7179 869117752 10.5%
13/2 S 23834 17273 6561 749129620 9.4%
14/2 D 10990 5830 5160 54946503 9.7%
15/2 L 10263 6309 3954 43853385 9.7%
16/2 M 18824 11315 7509 771141630 8.4%
17/2 M 22151 14838 7313 959120839 11.5%
18/2 G 14438 8647 5791 501115386 6.7%
19/2 V 27569 17461 10108 13071501157 11.4%
20/2 S 20595 14138 6457 765108657 10.2%
21/2 D 11988 5624 6364 80264738 11.6%
22/2 L 11194 6837 4357 63955584 8.5%
23/2 M 21884 13451 8433 1023255768 9.1%
24/2 M 21363 11176 10187 14531971256 12.3%
25/2 G 21391 13085 8306 14542001254 15.1%
26/2 V 25724 16963 8761 15262371289 14.7%
27/2 S 25766 17978 7788 1188214974 12.5%
28/2 D 10733 5611 5122 902 64 838 16.4%
1/3 L 13936 7432 6504 1155 102 1053 16.2%
2/3 M 23240 13644 9596 1609 300 1309 13.6%
3/3 M 21062 12257 8805 1537 275 1262 14.3%
4/3 G 17984 10607 7377 2167 271 1896 25.7%
5/3 V 37508 22809 14699 2283 3171966 13.4%

La percentuale dei test molecolari positivi e' stata riportata del grafico seguente, dove l'ultimo punto a destra e' quello di oggi (i dati possono anche essere copiati con un'app "scanner di testo", se qualcuno vuole usarli).
Nel grafico abbiamo disegnato con una linea viola l'andamento dei contagi di Sars-CoV-2, su cui e' sovrapposta la struttura a picchi settimanali, che abbiamo ipotizzato possa essere dovuta alla presenza di una o piu' varianti del virus , perche' non riteniamo che brusche variazioni del numero dei contagi possano corrispondere a variazioni nella numerosita' dei virus Sars-CoV-2 in circolazione (che richiedono i loro tempi biologici tipici, piu' lenti, per moltiplicarsi o scomparire).
Quindi la linea viola non e' un fit alla curva comprensiva dei picchi ma passa per la base dei picchi, perche' deve rappresentare i contagi del Sars-CoV-2 al netto dei picchi, che sono un'altra cosa.
Infatti riteniamo che i picchi siano manifestazione della presenza di mutazioni del Sars-CoV-2 che possono simulare falsi aumenti e diminuzioni di contagi (i picchi), variando la presenza del loro materiale genetico nelle prime vie respiratorie, dove vengono prelevati i tamponi.
Se questo fosse vero i picchi e le relative mutazioni sarebbero meritevoli di una particolare attenzione e di uno studio specifico per imparare a monitorarne la presenza e comprenderne evoluzione e patologie associate.
Come ci sarebbero queste mutazioni visibili con i picchi, ce ne potrebbero essere anche altre, invisibili al test molecolare, ma che potrebbero produrre danni ingenti, forse anche contribuendo in modo invisibile all'eccesso dei decessi attualmente osservato.


Il grafico contiene una colonnina ogni giorno: l'ultima a destra e' quella di OGGI; quelle rosse sono i venerdi'.
Stiamo conducendo lo studio su una sola regione, il Piemonte, perche' fornisce i risultati dei test molecolari separati da quelli antigenici (altrove purtroppo non e' piu' cosi' dopo il 15/1).
Cosi' possiamo contare di vedere i fenomeni da noi osservati con una risoluzione migliore, non mescolati con quelli di altre regioni che potrebbero seguire procedure diverse.
I dati di questa regione "campione" e la loro significativita' statistica sono piu' che sufficienti a svolgere il nostro studio; i dati di tutte le regioni italiane mescolati insieme NON sarebbero stati meglio.

SITUAZIONE DI OGGI (5/3 ore 17:50): I decessi di oggi in Italia sono 297 (oltre 98.000 dall'inizio della pandemia), e' un po' piu' basso di ieri e sempre sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi e' sceso al 13.4% (ultima colonnina a destra nel grafico) che e' un dato molto simile a quelli degli ultimi 9 giorni, escluso quello di ieri, che a questo punto dobbiamo considerare ANOMALO, non essendo assolutamente realistico un balzo in alto e poi in basso dei contagi di ben il 12.3% in 24 ore.
Essendo la fonte dei dati da noi ritenuta affidabile, abbiamo preso in seria considerazione il dato di ieri, mentre il successivo crollo in basso di oggi ci ha convinto che la fiducia sul dato di ieri era mal riposta.
Si trattava evidentemente di un dato molto alto perche' affetto da un errore vistoso, che gli addetti dovranno ora identificare e correggere.
Noi rimaniamo in attesa di informazioni in merito, dato che l'unita' di crisi della Regione Piemonte non ha comunicato nulla nel sito ufficiale alla data odierna.
Riteniamo quindi che venga a cadere l'allarme di ieri per un altissimo livello di contagiosita' in Piemonte e percio' riteniamo che si debba ripristinare il precedente stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.
Essendo rimasto praticamente costante il livello dei contagi nell'ultima settimana (il dato di oggi, che e' venerdi', doveva pure essere piu' alto), sembra che la zona arancione sia stato finora un livello di restrizioni adeguato a contenere la crescita dei contagi, malgrado la minaccia della variante inglese che incombe.

COMPORTAMENTO DEL NUOVO VIRUS: (5 marzo 2021)
Con tutta l'umilta' possibile, non essendo virologi, tentiamo di capire le caratteristiche mostrate da questo nuovo virus che sono:
  1. Maggiore trasmissibilita',
  2. Maggiore gravita' clinica
  3. Maggiore frequenza di contagio dei giovani.
Tutte e tre queste proprieta' inducono a riconoscere a questo virus una maggiore affinita' con le cellule umane rispetto al Sars-CoV-2, che include anche una maggiore velocita' di replicazione nelle cellule.
Lo scenario del suo contagio sarebbe quindi questo:
  1. Si abbassa la soglia del contagio: infatti, secondo noi, per venire contagiati dobbiamo entrare in contatto con una carica virale contenente almeno una certa concentrazione minima di virus, nel senso che se sono troppo pochi il tentativo di infezione non ha successo, perche' quel minimo di difese immunitarie di "uso generale" che l'organismo ha sempre pronte e' sufficiente a neutralizzarli.
    Quando invece la carica virale supera la concentrazione minima di soglia (diversa da persona a persona), le difese immunitarie standard dell'organismo non ce la fanno e l'infezione procede.
    Cioe', se la velocita' di replicazione di questo virus e' maggiore di quella del Sars_CoV-2, fa prima ad crescere di numero e puo' prevalere sulle difese immunitarie anche con cariche virali piu' deboli e questo ne aumenta la capacita' di contagiare ovvero la contagiosita' che ne favorisce la diffusione (maggiore trasmissibilita').
  2. La maggiore velocita' di replicazione nelle cellule favorisce anche il progredire della sindrome Covid-19 che trova riscontro in una maggiore gravita' clinica dei sintomi.
  3. I giovani hanno una migliore risposta immunitaria rispetto agli anziani ma questo virus gioca con piu' anticipo rispetto al Sars-CoV-2 e riesce a crescere molto di numero prima che la sia pur efficare risposta immunitaria giovanile riesca ad espletare la sua azione positiva.
    Ne risulta una Maggiore frequenza di contagio tra i giovani.
    Come conseguenza molti piu' giovani che nel passato, cominciano ora ad affluire negli ospedali, potendo subire i danni permanenti di questa infezione a vari organi. Per questo bisogna alzare la guardia e alzare la soglia di sicurezza per i ragazzi nelle scuole . Per esempio, oltre al ricambio d'aria, serve anche un maggiore distanziamento e rigore assoluto nell'uso delle mascherine da parte di tutti.

SITUAZIONE DEL 4/3 (ore 18:00): I decessi di oggi in Italia sono 339 (oltre 98.000 dall'inizio della pandemia), e' rimasto alto come ieri ma sempre sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi e' salito dal 14.3% di ieri addirittura fino al 25.7% di oggi (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte, FUORI SCALA), mentre invece doveva scendere per completare il picco del 28/2.
Se non ci sono errori nella trasmissione dei dati, e' il segno che c'e' un contributo che sale moltissimo, certamente per l'arrivo della variante inglese in Piemonte, che non risulta mitigato affatto ne' dalle restrizioni della zona arancione e nemmeno delle zone rosse locali in 14 comuni (tutta la valle del Po).
Come si puo' leggere nella tabella che precede, oggi su 17984 test fatti di cui 10607 antigenici, e quindi 7377 test molecolari al netto di quelli antigenici, si sono trovati ben 1896 positivi (al netto di 271 antigenici), cioe' UN PIEMONTESE SU QUATTRO E' RISULTATO POSITIVO, cioe' infettato dal virus. E' incredibile che siano NUOVE infezioni, perche' allora tra pochi giorni quasi TUTTI i piemontesi saranno infetti.
Ci sembra piu' realistica l'ipotesi che l'incremento non sia dovuto a nuovi contagi ma sia prodotto con lo stesso meccanismo che genera i picchi nella curva dei contagi: cioe' il manifestarsi sporadico di virus preesistenti nelle persone, che non si sono infettate ieri ma anche molti giorni fa da virus, che oggi si sono manifestati nei test.
Se le cose stessero cosi' allora domani e dopodomani potremmo anche assistere ad un vistoso calo dei contagi, per il completamento di questo nuovo picco.
Questa ipotesi non riduce la gravita' della situazione, sia perche' sempre infette sono le persone positive, indipendentemente da quando si sono infettate, che per la gravita' clinica della variante inglese.
Inoltre si puo' rilevare nel grafico anche una decisa e continua crescita del livello di fondo (linea grigia) dal 26/3 in poi, che abbiamo attribuito all' epidemia degli asintomatici , indice di un incontrovertibile incremento della diffusione endemica dei contagi Sars-CoV-2, che richiede misure appropriate per bloccarne l'ulteriore crescita.
E' stata percio' chiaramente acquisita la presenza di una pericolosissima impennata dei contagi che ci spinge a dichiarare lo stato di allarme rosso in Piemonte, probabilmente dovuto alla variante inglese.
Tenendo presente che la variante inglese e' in grado di raddoppiare i contagi in 5.2 giorni, occorre SUBITO l'adozione di restrizioni molto rigide e localizzate (LOCKDOWN) per BLOCCARE LA CRESCITA dei contagi in Piemonte. Ogni ritardo peggiora moltissimo la gravita' della situazione, proprio per la grande velocita' di crescita dei contagi, mostrata dalla variante inglese, a cui attribuiamo la responsabilita' per la crescita quasi esplosiva dei contagi odierni, che e' la diretta conseguenza della grandissima contagiosita' del virus che l'ha provocata.
Per questo l'intervento che deve bloccarne la diffusione dev'essere tempestivo al massimo: bisogna intervenire OGGI STESSO in Piemonte, molto meglio se localmente utilizzando le informazioni sulla localizzazione dei test positivi.
Con questo altissimo livello di contagiosita' tutti i tempi di risposta devono essere rapidissimi, per cui sono anche giustificate misure di restrizioni preventive in altre regioni, per tentare di bloccare sul nascere eventuali focolai.
Riteniamo percio' che si debba cambiare il precedente stato di allarme in ALLARME ROSSO PER CONTAGI ALTISSIMI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

LASCIARE LE SCUOLE CHIUSE ? (4 marzo 2021)
E' vero che se i contagi sono alti, non si possono lasciare aperte le scuole ?
No, non e' vero e se volete sapere perche', cliccate per vedere le nostre motivazioni .

DURATA DELLE RESTRIZIONI DI ZONA ROSSA: (4 marzo 2021)
E' vero che se i contagi salgono molto, bisogna chiudere tutto ed a lungo ? (come stanno facendo Francia e Germania).
No, non e' vero e chi lo fa produce danni enormi inutilmente.
Se volete sapere perche' cliccate per la spiegazione .

COMMENTO SULLO STATO DELLA PANDEMIA IN ITALIA: (4 marzo 2021)
Il grafico seguente mostra l'andamento della pandemia in Italia negli ultimi 12 mesi:


Si nota subito che il picco della seconda ondata in corrispondenza della stagione fredda , quando le cariche virali diventano piu' intense, ritarda la sua decrescita, a differenza del picco della prima ondata che ha avuto la fase di decrescita in piena primavera.
L'altezza raggiunta dal picco della seconda ondata e' inferiore a quella della prima ondata per l'efficacia di contrasto delle misure adottate con maggiore prontezza ma anche per l'immunita' residua presente sia negli infettati (sintomatici e non) della prima ondata che in quel 3% di infetti permanenti dell'epidemia degli asintomatici, creatasi dopo la seconda ondata e presente a settembre 2020, che ha contribuito sensibilmente a creare immunita' diffusa.
La discesa dal picco della seconda ondata risulta rallentata per due motivi:
  1. La crescita del fondo di quella che noi abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici dal 3% al 7%, creatasi durante la seconda ondata in conseguenza dell'incremento del numero dei contagi verificatosi nella popolazione, tende a limitare la discesa della curva dei contagi non piu' verso zero, come nella prima ondata, quando l'epidemia degli asintomatici ancora non era iniziata, ma verso quel 7% che si vede nel grafico , che corrisponde circa alla meta' dell'altezza raggiunta dal picco.
    Questo motivo non basta pero' a giustificare il livello di "pianerottolo" (plateau) del precedente grafico dei ricoveri in terapia intensiva (che segue l'andamento della curva dei contagi), perche' e' piu' alto.
  2. La differenza e' dovuta secondo noi alla presenza di un contributo dovuto alle infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata, che si stanno lentamente esaurendo, evidenziate gia' un mese fa nel grafico dei decessi .
Ora pero' si vede che la curva inizia nuovamente a crescere, malgrado il livello d'immunita' diffuso che sembra essere sufficiente ad arginare la crescita del Sars-CoV-2.
Questo fatto e' dovuto alla comparsa di nuove varianti del virus che, essendo piu' contagiose, hanno fatto salire quel parametro che abbiamo chiamato contagiosita' e che determina la velocita' di salita della curva dei contagi (pendenza della curva).
A questo incremento della minaccia si dovra' necessariamente far fronte nell'immediato con misure piu' restrittive e sul medio e lungo periodo con l'incremento dell'immunita' vaccinale.

LA REALTA' IN CUI CI TROVIAMO: (4 marzo 2021)
Il numero di persone infette senza sintomi e quindi inconsapevoli di esserlo sono secondo noi circa il 7% della popolazione, cioe' il fondo visibile nel grafico.
Questo valore e' altissimo perche' e' quasi la meta' del valore raggiunto dal picco della seconda ondata.
Una persona su 14 di quelle che incontriamo sta inconsapevolmente coltivando virus nel suo corpo e diffondendoli in giro, poco ma quanto basta per mantenere stabile, nelle condizioni attuali invernali, la numerosita' di queste persone asintomatiche al 7% (ora).
Il 7% di 60 milioni di abitanti in Italia sono 4.2 milioni di persone infette, anche se non malate di Covid-19.
Il problema e' enorme e non si puo' risolvere con le restrizioni, che possono solo riuscire a contenerne l'ulteriore crescita.
La diminuzione del loro numero dipende invece solo dalle guarigioni (NON dalle restrizioni), che procedono con la risposta immunitaria in un tempo tipico di un mese.
La crescita del numero degli infetti dipende dal livello della contagiosita', che fortunatamente diminuira' molto con la fine dell' inverno e forse il livello di fondo dell' epidemia degli asintomatici scendera' dal 7% al 2% o 3% come era nell'estate 2020.
Poi dovrebbe intervenire l'immunita' vaccinale a ridurre la contagiosita' al ritorno del freddo e forse tra un anno potremo stare abbastanza meglio, pur avendo ancora il virus tra noi (ad un livello piu' basso).
Attenzione pero', perche' la durata dell'immunita' vaccinale e' limitata e dovremo vaccinarci di nuovo e periodicamente (richiami).
Questa sembra che dovra' essere la nostra vita da ora in poi.
Ricordiamoci sempre pero' che la contagiosita' non si riduce solo con i vaccini e con la temperatura ambientale ma anche con i comportamenti piu' virtuosi delle persone e staremmo tutti meglio se ci si riuscisse.

SITUAZIONE DEL 3/3 (ore 18:30): I decessi di oggi in Italia sono 347 (oltre 98.000 dall'inizio della pandemia), e' rimasto alto come ieri ma sempre sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 14.3% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) doveva scendere all'11% o 12% per completare il picco del 28/2, invece e' il 3% piu' in alto, segno che e' presente anche un contributo che sale, probabilmente dovuto all'arrivo della variante inglese in Piemonte, mitigato dalle restrizioni della zona arancione e soprattutto delle zone rosse in 14 comuni (tutta la valle del Po).
Non e' percio' chiaramente avvertibile quindi quella preoccupante impennata dei contagi che ci aveva spinto a dichiarare lo stato di allarme rosso.
La presenza di focolai della variante inglese ci sembra pero' che non possa essere esclusa.
Il contributo all'incremento dei contagi odierni del 3% potrebbe percio' essere dovuto alla variante inglese, che e' in grado di raddoppiare i contagi in 5.2 giorni anche se la presenza del nuovo picco sembra indicare che siamo nel secondo dei due casi possibili discussi in precedenza, cioe' non solo un'impennata dei contagi ma anche la comparsa di un nuovo picco, spostato di 2 o 3 giorni in avanti rispetto al picco del venerdi'.
Secondo la nostra interpretazione di questi fenomeni, questo nuovo picco sarebbe la manifestazione della presenza di una nuova variante del Sars-CoV-2.
Le restrizioni delle zone rosse ed arancione permangono, per cui ci auguriamo che possano essere sufficienti ad arginare la crescita dei contagi nei prossimi giorni.
Riteniamo percio' che debba rimanere il precedente stato di allarme (perche' i contagi sono ancora troppo alti del 3%), cioe' lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

SITUAZIONE DEL 2/3 (ore 18:00): I decessi di oggi in Italia sono 343 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), anche se e' salito non poco e' ancora sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 13.6% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) mostra una buona discesa, probabilmente frutto delle restrizioni della zona arancione, iniziata ieri.
Non viene confermata quindi quella preoccupante impennata dei contagi che ci aveva spinto a dichiarare uno stato di allarme rosso.
Anche la presenza di focolai della variante inglese ci sembra che possa essere esclusa, perche' ci risulta che questa variante sia in grado di raddoppiare i contagi in 5.2 giorni e questo non ci sembra compatibile, anche in presenza della zona arancione, con la discesa registrata oggi.
Tutti gli elementi di giudizio ci sembra che convergano verso il secondo dei due casi possibili che abbiamo discusso, cioe' non un'impennata dei contagi ma la comparsa di un nuovo picco, spostato di 2 o 3 giorni in avanti rispetto al picco del venerdi'.
Secondo la nostra interpretazione di questi fenomeni, questo nuovo picco sarebbe la manifestazione della presenza di una nuova variante del Sars-CoV-2.
Le restrizioni della zona arancione permangono, per cui anche domani dovremmo vedere i suoi effetti positivi con contagi in calo.
Riteniamo percio' di dover ridurre il livello, che rimane di allarme perche' i contagi sono ancora troppo alti (del 3%), allo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

COMMENTO SULLO STATO DELLA PANDEMIA AL LIVELLO PLANETARIO: (2 marzo 2021)
Finora nel mondo si sono verificati 115 milioni di contagi Covid-19 che hanno causato 2.5 milioni di decessi. Il seguente grafico, pubblicato su Wikipedia, mostra l'andamento della pandemia negli ultimi 12 mesi, dove si nota il picco in corrispondenza della stagione fredda , quando le cariche virali diventano piu' intense:
Se si tiene conto che solo il 5% circa dei contagiati sviluppano la sindrome Covid-19 (gli altri sono infettati e positivi al test molecolare con tampone ma senza sintomi), le persone che si sono infettate in modo asintomatico sono 19 volte di piu', cioe' circa 2 miliardi.
La moltitudine degli asintomatici costituisce il sistema con cui il virus continua ad esistere sul pianeta. Cio' in quanto ogni asintomatico ne coltiva le colonie, che si riproducono nel suo corpo per un mese circa, finche' gli anticorpi non determinano la guarigione e l'asintomatico smette di essere infetto e contagioso.
Coai' gli 11 dodicesimi dei 2 miliardi di persone, che negli ultimi 12 mesi sono state infettate in modo asintomatico, ora non sono piu' infette.
Gli asintomatici ancora infetti attualmente sono percio' circa 166 milioni nel mondo.
Siccome negli ultimi 12 mesi 2 miliardi di persone, che sono un terzo della popolazione mondiale, sono state infettate, a loro insaputa perche' asintomatiche, molte sono le persone che conservano un'immunita' acquisita e queste a nostro avviso stanno determinando la decrescita dei contagi e quindi dei casi Covid-19, che si vede nel grafico dal 23/1/2021 in poi.
Ad oggi i casi sono ancora troppi e per questo un importante aiuto deve venire dall'estensione dell'immunita', proveniente dai vaccini.
In Italia l'ondata invernale l'abbiamo avuta subito, tra ottobre e novembre; per questo la protezione dovuta all'immunita' naturale acquisita dal 20% della popolazione italiana (10% di positivi in media per 2 mesi) comincia ora lentamente a scemare e per questo potremmo essere esposti al rischio di una terza ondata, favorita dalla comparsa di varianti piu' contagiose, se non interviene efficacemente l'aiuto dei vaccini.
A limitare le nostre aspettative di uscirne fuori, potrebbe pero' giocare un ruolo negativo il fatto che per il Sars-CoV-2 l'immunita' acquisita sembra che NON sia permanente, quindi le immunita' acquisite dopo un'infezione sono destinate a sparire e quelle vaccinali dovrebbero essere rinnovate periodicamente, cosa difficile da ottenere diligentemente in tutto il mondo.
Questo potrebbe impedire la scomparsa definitiva del Sars-CoV-2, com'e' accaduto per la "Spagnola", facendolo rimanere purtroppo in uno stato endemico, come il raffreddore. Ma il Sars-CoV-2 e' molto peggio del raffreddore perche', anziche' limitarsi a far colare il naso, provoca una polmonite virale, letale nel 2.2% dei casi. Sarebbe un problema enorme, anche per il futuro!

SITUAZIONE DEL 1/3 (ore 18:30): I decessi di oggi in Italia sono 246 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), molto sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno ormai lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 16.2% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) conferma il dato alto di ieri, oltre il picco di venerdi', che gia' era il 4% piu' alto dei picchi dei venerdi' precedenti.
Quindi e' anche confermato l'andamento in salita della curva, perche' questo punto doveva scendere dal picco di venerdi' ed invece e' rimasto alto. E' probabilmente l'inizio di una impennata dei contagi, probabilmente dovuta all'arrivo di alcuni focolai (cluster) della variante inglese in Piemonte.
Le Autorita' hanno aumentato le restrizioni, passando il Piemonte dalla fascia gialla a quella arancione a partire da oggi, per cui da domani dovremmo vedere i primi effetti positivi. Qualora i dati di martedi' e mercoledi' fossero ancora in salita, si dovrebbe passare SUBITO alla zona rossa, secondo noi, finche' la crescita dei contagi non risultera' bloccata.
Riteniamo percio' di dover mantenere stato di ALLARME ROSSO in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

COMMENTO SULLO STATO ATTUALE DEL PIEMONTE: (1 marzo 2021)
Il balzo in alto dei contagi di ieri ed oggi puo' significare il verificarsi di una delle due situazioni seguenti:
  1. Si sono creati dei focolai di un virus molto contagioso che da un giorno all'altro ha fatto crescere i contagi di oltre il 5%.
    Se gli abitanti del Piemonte sono 4.3 milioni, il 5% di loro, cioe' oltre 200.000, si sono infettati e sono diventati positivi al test in un solo giorno e da allora stanno contribuendo inconsapevolmente a diffondere il contagio.
    E' una situazione che richiederebbe provvedimenti ben piu' rigidi che non una zona arancione.
    Cio' nei primi giorni, finche' la crescita dei contagi non viene tempestivamente bloccata. Dovrebbero bastare pochi giorni, poi la zona arancione dovrebbe andare bene per 1 mese, finche' l'incremento dei contagi non si sara' azzerato con le guarigioni delle persone infettate, che cosi' smettono di diffondere il contagio.
  2. La crescita del 5% dei contagi verificatasi ieri ed oggi non corrisponde a nuove persone contagiate ma alla comparsa di un nuovo picco che manifesta in modo sporadico (con dei picchi) la presenza di virus gia' presenti nella popolazione (residui dell'ondata precedente) ma visibili dai test solo sporadicamente (come accade con il picco del venerdi', che NON corrisponde a nostro avviso ad un aumento repentino del numero di persone contagiate, come abbiamo gia' spiegato ).
    In tal caso nei prossimi due giorni i dati dei contagi torneranno a scendere per definire il picco e l'allarme rosso rientrera', salvo per la presenza di questa nuova variante del virus che da ieri si e' manifestata facendo comparire questo nuovo picco.

LA SCUOLA: (1 marzo 2021)
A noi sembra che non ci siano idee chiare, se la presenza prolungata di studenti in classe per alcune ore puo' favorire o no la diffusione del virus da parte di uno o piu' studenti (o professori) inconsapevolmente infetti.
L'uso corretto (cioe' non con il naso di fuori) delle mascherine (anche quelle economiche) limita molto la diffusione dei virus nell'ambiente (le goccionine, droplets, condensano sul tessuto della mascherina ed i virus non fuoriescono) ma non al 100% e, se si permane a lungo in un ambiente chiuso, quella piccola parte di virus emessi si accumula nell'aria che viene respirata con i virus che possono aver raggiunto una concentrazione di cariche virali pericolosa.
Ci sono pubblicazioni cinesi che dimostrano che in queste condizioni (in quel caso il locale chiuso era un autobus) il contagio si puo' diffondere anche a molti metri di distanza.
Anche se non viene pubblicizzata, la soluzione c'e' ed e' semplice ed economica: basta montare due ventilatori da finestra (1000 euro di spesa media ed 1 o 2 ore di lavoro per 2 ventilatori e manodopera con connessione elettrica a norma), funzionanti in direzioni opposte, sui vetri di due finestre distanti tra loro, che mantengano un costante ed idoneo ricambio dell'aria nel locale (per cui occorrera' anche coprirsi di piu' d'inverno), per impedire che con l'accumulo le cariche virali possano diventare sufficientemente intense da contagiare persone sane (devono essere espulse all'esterno prima che diventino troppo intense).
Con questo semplice accorgimento, insieme a tutte le altre regole igieniche gia' usate, secondo noi tutte le scuole possono restare sempre aperte.
Senza questo accorgimento invece le scuole, come tutti i locali chiusi affollati di persone, possono essere centri di diffusione dei contagi.
Ovviamente gli stessi accorgimenti vanno adottati ovunque gli studenti si accumulino (autobus, palestre, ecc.).
Infine un'altra cosa che andrebbe attivata sono delle ore di insegnamento specifico sulla pandemia, le sue conseguenze ed i metodi di prevenzione, che possono cosi' arrivare anche alle famiglie.
Percio' secondo noi non e' necessario tenere le scuole chiuse.

SITUAZIONE DEL 28/2 (ore 17:40): I decessi di oggi in Italia sono 192 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), molto sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno ormai lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 16.4% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) e' salito molto, oltre il picco di venerdi', che gia' era il 4% piu' alto dei picchi dei venerdi' precedenti.
Quindi CI SIAMO: e' iniziato l'andamento in salita della curva, perche' questo punto doveva scendere dal picco di venerdi' e invece e' salito e neanche poco. Appare questo essere l'inizio di una impennata dei contagi, probabilmente dovuta all'arrivo di alcuni focolai (cluster) della variante inglese in Piemonte.
Le Autorita' hanno aumentato le restrizioni, passando il Piemonte dalla fascia gialla a quella arancione a partire da lunedi' prossimo. Qualora i dati di martedi' e mercoledi' salissero ancora, si dovrebbe passare SUBITO alla zona rossa, secondo noi, finche' la crescita dei contagi non risulta bloccata.
Passiamo senz'altro al successivo stato di ALLARME ROSSO in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

IMPORTANZA DELLA TEMPESTIVITA' DELL'INTERVENTO: (27 febbraio 2021)
La nascita di un focolaio d'infezione e' analoga per molti aspetti alla nascita di un focolaio vero, di fiamme, in una foresta.
Se nessuno interviene l'incendio si propaga molto rapidamente ed in breve tempo una grandissima quantita' di alberi e' in fiamme.
E' ovvio cosa significa questo nel caso dei contagi: piu' tardi si interviene a bloccare il focolaio e piu' persone vengono contagiate, con una crescita che e' piu' che esponenziale.
Cio' perche' nel caso dei focolai la crescita e' molto piu' rapida dell'andamento normale di crescita, determinata dalla contagiosita', perche' ci sono molte persone infette che risultano essere "superdiffusori" (persone che ne contagiano non altre 1 o 2 ma anche decine), che accelerano di molto la diffusione del contagio.
Pertanto l'intervento delle Autorita' dev'essere tempestivo, abbastanza localizzato, il piu' rigido possibile ma molto limitato nel tempo.
Non si dovrebbe, per ragioni burocratiche o addirittura costituzionali, limitare le liberta' dei cittadini con le necessarie restrizioni alcuni giorni dopo l'allarme. La salute deve venire prima di tutto, percio' si dovrebbe fare quanto occorre per rendere l'intervento restrittivo il piu' immediato possibile, perche' ora non e' cosi': infatti ci risulta che la Consulta ha stabilito che i provvedimenti che limitano le liberta' dei cittadini non possono essere presi dalle Autorita' locali e questo ci sembra che renda molto piu' difficile adottare i provvedimenti necessari nel modo tempestivo come da noi indicato.
Attualmente questi provvedimenti vengono presi im maniera totalmente diversa ed inadeguata a nostro avviso, perche' sulla base dei dati di alcuni giorni prima si adottano le restrizioni, attribuendo i colori su base regionale, lasciandoli validi addirittura per un mese.
E' allora inevitabile che su base locale si verifichino molte chiusure non necessarie (con notevoli danni) e che in caso di nuovi focolai le restrizioni risultino inadeguate ad impedire la diffusione dei contagi, rendendo cosi' difficile impedire la partenza di una terza ondata dell'epidemia.
Bisogna assolutamente fare meglio , per rispondere in modo adeguato alla sfida del virus, altrimenti vince lui e l'inizio della terza ondata e' dietro l'angolo.
In conclusione, due sono i casi possibili:
  1. Si interviene tempestivamente, appena il sistema di monitoraggio (locale, per esempio comunale) segnala l'allarme rosso, con restrizioni dure per 3 giorni e poi si procede in zona arancione finche' non si torna al livello base (fondo degli asintomatici) in un mese, perche' gli infettati piano piano guariscono.
  2. Si interviene in ritardo di qualche giorno rispetto al momento dell'allarme rosso: allora si devono mantenere le restrizioni dure piu' a lungo e non e' detto che riesca a bloccare la crescita dei contagi (potrebbe essere l'inizio della terza ondata).
Questa e' la scelta.

INCREDIBILE: IN EUROPA CONTINUANO A FARE LOCKDOWN LUNGHISSIMI ! (27 febbraio 2021)
Oggi e' il turno dei francesi.
L'intuito dice: se i contagi stanno crescendo molto si deve chiudere tutto per almeno 3 settimane.
Ma non si puo' governare seguendo l'intuito. Qualcuno che ne capisce di piu' deve spiegare loro che il lockdown nei primi giorni (pochi) serve per bloccare la crescita dei contagi ma poi NON serve per farli scendere. Infatti la loro discesa avviene SOLO con la guarigione (o il decesso) degli infettati.
Chi s'e' infettato ormai s'e' infettato e non guarisce con il lockdown (che non ha proprieta' curative) ma nel tempo fisiologico della sua risposta immunitaria, che richiede proprio 3/4 settimane, durante le quali non serve piu' mantenere il lockdown ma bastano restrizioni minori, appena sufficienti ad impedire la risalita dei contagi oltre il livello di fondo degli asintomatici, che va comunque tollerato (vedi LOCKDOWN ).
In giro per l'Europa in questo modo si stanno causando inutilmente danni economici enormi, che poi noi tutti europei in qualche modo saremo chiamati solidalmente a riparare.

CONVIVERE CON IL VIRUS (A LUNGO) (27 febbraio 2021)
Spieghiamo come avvengono i contagi e poi come si puo' impedire una terza ondata.
Molte persone, attualmente una su dieci in Piemonte, sono positive al test e quindi stanno coltivando inconsapevolmente delle colonie di virus nel loro corpo. Quando circolano tra la gente all'aperto o in locali chiusi possono emettere i virus, contenuti in microgoccioline (droplet) presenti nel loro fiato.
Se indossano una buona mascherina la quasi totalita' delle goccioline condensa nella mascherina che rimane l'unico oggetto infetto e cosi' i virus non vengono diffusi nell'ambiente e non costituiscono pericolo di contagio per le altre persone sane.
Se invece la persona infetta non sta usando bene una buona mascherina (per esempio tiene il naso fuori o sta mangiando) allora le goccioline vengono disperse nell'ambiente o addirittura inalate da un'altra persona, perche' molto leggere e volatili.
Nel secondo caso ovviamente l'altra persona subisce il contagio del virus.
Nel primo caso i virus si depositano su oggetti o superfici in attesa di entrare in contatto con un umano.
Se la temperatura ambientale e' alta (d'estate) in un paio di giorni subiscono danni e perdono la loro capacita' di infettare.
A temperature basse, di pochi gradi cioe' d'inverno, riescono a "sopravvivere" anche un paio di settimane.
Durante questo tempo in cui i virus rimangono attivi puo' avvenire un fenomeno di accumulo di virus nello stesso posto e questo aumenta la carica virale presente aumentando il rischio d'infezione, se nessuno pulisce.
Infatti se si entra in contatto con pochi virus (carica virale piccola) probabilmente le difese dell'organismo prevalgono e non si viene infettati.
Se invece la carica virale e' intensa (perche' emessa da una persona molto infetta, per esempio con sintomi, o per accumulo) allora il rischio di rimanere contagiati e' elevato.
Queste condizioni che rendono piu' o meno probabile il contagio le abbiamo indicate con il termine di contagiosita', che graficamente corrisponde alla pendenza della curva dei contagi (il coefficiente angolare del suo tratto lineare).
La guerra al virus avviene cosi': le armi degli umani sono:
  • Le mascherine che riducono la dispersione dei virus nell'ambiente;
  • I comportamenti virtuosi delle persone piu' consapevoli della pericolosita' di un'infezione;
  • Le restrizioni che mirano a ridurre con varie gradualita' i contatti interpersonali (forzosamente);
  • I vaccini che forniscono immunita' al virus per un anno circa;
Queste sono invece le armi che ha il virus per cercare di far esplodere una nuova ondata epidemica:
  1. La convivialita' e gli assembramenti che piacciono cosi' tanto a molti umani (movida, bar affollati, discoteche, ecc.);
  2. Le persone prive di mascherina che seminano virus in grande quantita', se si sono inconsapevolmente infettate;
  3. I locali chiusi e privi di un buon ricambio di aria, in cui le cariche virali rilasciate da una persona infetta (ora in Piemonte sono una su dieci) possono accumularsi;
  4. Il freddo che decuplica la "sopravvivenza" dei virus nell'ambiente, dove sono in attesa di infettare qualcuno. Questo accade non solo d'inverno ma anche in locali refrigerati.
  5. Le mutazioni che generano varianti del virus che possono essere piu' contagiose o sfuggire ai sistemi di rilevamento;
  6. Eccetera (tutto quello che il virus si puo' ancora inventare per complicarci la vita).
Le armi per vincere e per non far partire una terza ondata ci sono, se le usiamo bene.

ECCO COME FARE: Basta aumentare molto le restrizioni non appena i contagi iniziano a salire decisamente.
Se l'intervento e' stato tempestivo allora i contagi dopo solo 2 o 3 giorni non sono saliti molto e la curva dei contagi smette di salire.
Il giorno dopo che ha smesso di salire si puo' iniziare ad allentare gradualmente le restrizioni, giorno dopo giorno, fermandosi quando la curva accenna a risalire.
Cosa succede se l'intervento non e' tempestivo ma si lasciano trascorrere alcuni giorni, in cui il focolaio si estende? Succede che le persone infettate, che contribuiscono a diffondere i contagi, sono diventate molto numerose e allora ce ne sono troppe che sfuggono all'effetto di contenimento delle restrizioni e queste, anche se rigide, non riescono piu' ad impedire del tutto l'incremento dei contagi, che allora prosegue, anche se piu' lentamente, fino al raggiungimento del limite in cui il numero dei nuovi contagi, al netto delle immunita' acquisite dagli asintomatici guariti, non eguaglia il numero delle guarigioni giornaliere (che sale sempre piu' con il diffondersi delle infezioni): e' la terza ondata, che e' stato impossibile arrestare.
Se invece l'intervento e' tempestivo il metodo descritto riesce a bloccare la crescita dei nuovi contagi, permettendo poi di calibrare le restrizioni al minimo indispensabile per impedire che i contagi salgano, creando una nuova ondata.
Il metodo funziona tanto meglio quanto piu' localizzata e' la gestione del territorio (non regionale ma provinciale e comunale).
L'entita' delle restrizioni necessarie e' minore se la popolazione contribuisce, usando le armi a sua disposizione (mascherine, distanziamenti, ecc. in una parola con "comportamenti virtuosi").
Il livello di contagi a cui si deve scendere con le restrizioni e' quello del fondo degli asintomatici (ora il 7% in Piemonte ma in altre regioni puo' essere diverso perche' il livello dipende dalla contagiosita' e questa dipende oltre che dalla temperatura anche dai comportamenti della popolazione locale) e NON OLTRE, perche' sarebbe uno sforzo inutilmente costoso (non siamo in grado di lottare contro l'epidemia degli asintomatici con le restrizioni, ma potremo farlo con i vaccini).
Se si operasse correttamente in questo modo, credetemi, la terza ondata e' sicuro che NON CI SAREBBE, ne' ora ne' mai, perche' le nostre armi, se usate bene, possono sempre prevalere su quelle del virus Sars-CoV-2 (vanno pero' riprogettati su base piu' locale sia il sistema di monitoraggio che le restrizioni a colori regionali). E va fatto perche' credo che con questo virus ci dovremo convivere a lungo e la nostra vita non dev'essere sconvolta cosi' tanto da ripetute ondate e conseguenti lockdown.

IL RUOLO DELL'EPIDEMIA DEGLI ASINTOMATICI, CHE ORA E' AL 7% (ALTA) (27 febbraio 2021)
Lo scopo principale che ci siamo prefissi in questo lavoro e' quello di comprendere dal punto di vista epidemiologico come fa il Sars-CoV-2 ad esistere e diffondersi.
Un ruolo fondamentale di questi, come anche di tutti gli altri virus endemici, a nostro avviso, e' svolto da quella che noi abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici.
Stranamente nessuno ne parla benche' tutti sono a conoscenza che esiste.
E' il meccanismo che mantiene il virus sulla faccia della terra.
Il virus non e' un organismo vivente capace di esistere autonomamente alimentandosi come fanno i microbi.
E' come un parassita che e' in grado di sopravvivere molto poco nell'ambiente esterno (meno di un'ora alle temperature estive e fino ad una settimana circa a quelle invernali) poi perde la capacita' di penetrare le cellule umane per replicarsi, sfruttando quella stupefacente capacita' di sintesi proteica che fa delle cellule umane delle efficientissime fabbriche biochimiche capaci di costruire strutture biochimiche, come cellule ma anche virus, seguendo la codifica predisposta nella macromolecola chiamata RNA messaggero, proprio per questa sua funzione di trasmettere le istruzioni per la sintesi.
Non potendo resistere a lungo nell'ambiente esterno, il virus puo' esistere a lungo solo se trova un umano che lo ospita nel proprio corpo permettendogli di replicarsi in continuazione.
Questa replicazione puo' esplodere in modo quasi incontrollato ed allora sviluppa una sindrome che e' il Covid-19 per il virus Sars-CoV-2.
Ma se trova delle difese immunitarie efficaci a limitare la sua capacita' di replicarsi puo' anche soccombere e sparire in un tempo di guarigione che per il Sars-CoV-2 puo' essere di un mese.
Esiste anche un terzo caso in cui il virus, essendosi insediato, per esempio, in aree poco irrorate dal sangue come sono le terminazioni nervose gli anticorpi hanno difficolta' a raggiunferlo ed allora lui riesce a rimanere per tempi lunghi nel suo ospite, creando una o piu' colonie in cui i virus possono replicarsi e mantenersi attivi a lungo ma senza creare sintomi nell'ospite, che per questo diventa una persona infetta (e quindi potenzialmente contagiosa) ma "asintomatica", quindi non individuabile come infetta cioe' capace di diffondere il virus in incognito.
Con questo meccanismo non solo il virus sopravvive a lungo e diventa endemico ma ha grande facilita' a diffomdersi moltissimo per cui quando in agosto troviamo il 2% di tamponi positivi campionando a caso sui 60 milioni di italiani vuol dire che il 2% di italiani e' infettato cioe' 1.200.000 persone, che sono quasi tutte asintomatiche.
Cioe' ci troviamo a vivere in un Paese dove sembra che tutti siano sani ma non e' cosi'. Siamo circondati da una grande moltitudine di persone infette che stanno coltivando colonie di quei virus che stanno aspettando condizioni migliori (l'autunno) per aumentare la loro virulenza e scatenare un'ondata epidemica.
Crediamo che gli asintomatici solo in minima parte siano cronici, tutti gli altri guariscono.
Il problema e' che prima di guarire possono infettare una persona sana che nella maggior parte dei casi s'infetta in forma asintomatica perche' un asintomatico rilascia cariche virali infettanti molto piu' deboli di quelle rilasciate da una persona malata con sintomi e per questo la persona infettata avra' grandi probabilita' di entrare a far parte anch'essa del club degli asintomatici.
Et voila, l' epidemia degli asintomatici. e' servita!
Il livello di equilibrio tra guariti e nuovi contagiati (tutti in incognito, neanche loro sanno di esserlo) di questa epidemia e' al 7% di infetti a febbraio in Piemonte (sono davvero tanti).
Purtroppo non tutti gli infettati diventano asintomatici: qualche percento di loro, quelli con difese immunitarie piu' deboli, si ammalano di Covid-19 ed alcuni muoiono.
Per cui con quel 7% l'epidemia degli asintomatici porta il suo triste contributo ai decessi, a febbraio triplo rispetto al periodo estivo.
Questo e' il modo in cui dobbiamo convivere con questo virus e purtroppo non possiamo farci niente, perche' se facciamo un lockdown generale vedremo il livello del 7% scendere ma non appena terminiamo il lockdown lo vedremo subito risalire e tornare al 7% che e' il livello di equilibrio tra le persone che si prendono le cariche virali rilasciate in questo periodo invernale e si infettano e quelle che guariscono.
Noi non riusciamo ad intervenire per spostare questo equilibrio perche' non sappiamo migliorare le guarigioni (ci riusciremo con le vaccinazioni) e nemmeno ridurre la virulenza delle cariche virali rilasciate dagli asintomatici.
La riduzione del livello di fondo degli asintomatici ci sara' con il procedere delle vaccinazioni.
Attenzione pero': l'immunita' a questo virus e' solo temporanea (tra 6 e 12 mesi) per cui e' anche importante la rapidita' con cui si procede a vaccinare.
Se si procede troppo lentamente con le vaccinazioni non si riuscira' a contrastare efficacemente l'epidemia degli asintomatici che e' quella che mantiene alto il numero di virus in circolazione per 12 mesi all'anno e quindi il rischio di inizio sia di nuove ondate epidemiche che di mutazioni, che possono generare nuove varianti piu' pericolose.

SITUAZIONE DEL 27/2 (ore 17:30): I decessi di oggi in Italia sono 280 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), sempre sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 12.5% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) scende normalmente dal picco di venerdi', che rimane il 4% piu' alto dei picchi dei venerdi' precedenti.
Non c'e' quindi un andamento in salita della curva e l'incremento che c'e' stato nel picco di ieri sembra essere un evento isolato, simile a quello verificatosi 3 settimane prima ma piu' piccolo: questo picco e' arrivato al 15.1% mentre l'altro era arrivato fino al 16.7%.
Consideriamo l'entita' di questo picco degna di uno stato di attenzione perche' e' piu' alto del 5% rispetto a quanto dovuto ed in virtu' della presenza di importanti focolai della variante inglese nelle regioni vicine al Piemonte.
Non appare pero' presente alcuna impennata dei contagi.
Le Autorita' comunque, avendo rilevato questo incremento del 5% che non e' poco, hanno giustamente aumentato le restrizioni, passando il Piemonte dalla fascia gialla a quella arancione.
Non ci sono affatto le condizioni per incrementare lo stato di allarme, passando al successivo stato di ALLARME ROSSO nel "cruscotto" iniziale, dove lasciamo percio' immutato lo stato di ALLARME PER CONTAGI UN PO' ALTI in Piemonte, rimanendo ovviamente pronti a far scattare lo stato di ALLARME ROSSO, se i dati dei prossimi due giorni non rispettassero l'andamento previsto di discesa dal picco del venerdi' (colonnina rossa).

SITUAZIONE DEL 26/2 (ore 18:50): I decessi di oggi in Italia sono 253 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), sempre sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 14.7% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) si e' posizionato sul picco di ieri, rimanendo al 4% oltre il picco dei venerdi' precedenti.
Consideriamo il dato di oggi anch'esso degno di uno stato di allarme in virtu' della presenza di importanti focolai della variante inglese nelle regioni vicine al Piemonte e della scarsa sensibilita' del nostro sistema di monitoraggio, per il fatto che usa i dati del Piemonte tutti sommati insieme.
Non appare ancora pero' l'impennata dei contagi temuta, anche se l'incremento del 4% raccomanderebbe a nostro avviso qualche restrizione in piu' rispetto a quelle della zona gialla.
Non ci sembra pero' ancora il caso di passare al successivo stato di ALLARME ROSSO nel "cruscotto" iniziale dove lasciamo percio' immutato lo stato di ALLARME PER CONTAGI UN PO' ALTI in Piemonte, rimanendo pronti a far scattare il successivo stato di ALLARME ROSSO, se i dati dei prossimi due giorni non rispettassero l'andamento previsto di discesa dal picco del venerdi' (colonnina rossa, oggi).

COSA SI DOVREBBE FARE SE SCATTASSE L'ALLARME ROSSO: (26 febbraio 2021)
E' normale che in condizioni di epidemia latente, come siamo ora, il numero dei contagi possa improvvisamnte mostrare dei balzi in alto. In base a quanto detto ieri bisogna essere pronti ad intervenire tempestivamente per ridurre l'incremento del numero NC dei nuovi contagi giornalieri.
La tempestivita' dell'intervento e' importante perche' ogni persona infettata in piu' diventa in breve un ulteriore persona che contribuira' a diffondere i contagi e quindi ad ingigantire un problema, che inizialmente e' piccolo e piu' facilmente gestibile.
Questo e' molto diverso da quello che si fa ora: non si deve dare giovedi' l'annuncio che da lunedi' (4 giorni dopo) scattano restrizioni, le meno gravose possibile.
Tutti devono sapere in anticipo che, se c'e' uno stato di pre-allarme, dal giorno dopo puo' scattare uno di due tipi di restrizioni severe (arancione o rossa).
Cioe' si devono avviare immediatamente, con preavviso anche di un solo giorno, le restrizioni massime per bloccare sul nascere la salita dei contagi, quando ci si puo' riuscire con meno restrizioni, in un tempo piu' breve.
Dopo 2 o 3 giorni, al calare dei contagi, si puo' iniziare ad allentare, in modo graduale e controllato dal sistema di monitoraggio, le varie restrizioni, lasciando solo quelle necessarie al contenimento della causa del sopravvenuto nuovo incremento dei contagi (nuova variante, ondata di freddo, eventi con assembramenti, ecc.).
Le massime restrizioni che si possono mettere in atto, dalla zona arancione al lockdown locale, se rispettate, sono sicuramente in grado di bloccare in tempi brevi l'incremento dei contagi, se adottate tempestivamente, rendendo l'intervento di contenimento molto meno oneroso per la breve durata.
Infine tutto funziona tanto meglio, quanto piu' si suddivide il territorio in cellule operative distinte ed indipendenti nella raccolta ed elaborazione dei dati sulla base dei vari centri abitati.

BISOGNA "SCONGIURARE" IL LOCKDOWN ? (26 febbraio 2021)
Non bisogna adoperarsi al massimo per "scongiurare il lockdown", come affermano organi di Governo, perche' il lockdown e' uno strumento fondamentale per combattere il virus.
Naturalmente stiamo parlando del LOCKDOWN LOCALE, limitato nello spazio alla zona interessata dal focolaio e nel tempo, che deve durare SOLO per pochi giorni (perche' ormai chi si e' infettato si e' infettato) e non settimane, perche' deve bloccare la diffusione del contagio e NON far regredire la percentuale dei test positivi (indicati dalla stampa come "nuovi contagi"). Questo avverra' poi in un mese ma con le guarigioni, NON per il lockdown.
Se si attende che la percentuale dei test positivi scenda, si deve attendere quasi un mese e mantenere il lockdown cosi' a lungo e' manifestamente un grave errore (per di piu' costosissimo).
Ovviamente lo stesso discorso che abbiamo fatto per i lockdown locali vale anche per le zone rosse regionali.
Nel passato e' stata una follia, determinata dalla scarsa consapevolezza del problema che si stava affrontando, fare un LOCKDOWN NAZIONALE prolungato nel tempo, come ancora incredibilmente si va facendo in alcuni Stati esteri.
Quando si e' fatto in Italia, nei primi 3 giorni si e' bloccata la crescita dei contagi e poi si e' atteso, ancora in lockdown, che il numero di test positivi diminuisse (ma diminuivano per la guarigione degli infettati, NON per il lockdown che non ha effetti curativi).
Sarebbe bastato bloccare la crescita dei contagi con un lockdown breve e poi lasciare chiuso molto meno, cioe' quanto bastava per mantenere i contagi stabili, come sono oggi quelli del Piemonte in zona gialla (stabili con il fondo al 7%).
Quei contagi che erano cresciuti in eccesso, rispetto al livello di equilibrio dell' epidemia degli asintomatici (7% a febbraio in Piemonte), sono diminuiti poi spontaneamente in circa un mese per guarigione e NON per il lockdown, che avrebbe anche potuto non esserci piu' (riducendo di molto i danni).
Nei grafici delle due ondate si puo' verificare facilmente che il tempo di discesa (quando i nuovi contagi diminuiscono per la crescita dell'immunita' naturale nella popolazione infettata e asintomatica) della curva dei contagi e' proprio di 1 mese.
Quindi i lockdown nazionali prolungati nel tempo non hanno motivazioni valide e percio' non devono essere ipotizzati: sarebbe indice di una scarsa conoscenza del problema, che poteva essere giustificata all'inizio, quando non si conosceva questa pandemia ma ora non piu'.
Tutto cio' e' facile da capire ed indica quello che si deve fare ora. E cosi' sara' purtroppo finche' dovremo convivere con il Sars-CoV-2.

SITUAZIONE DEL 25/2 (ore 18.00): I decessi di oggi in Italia sono 308 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), ancora sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 15.1% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) e' salito ulteriormente, arrivando gia' oggi al 4% oltre il picco di venerdi' scorso.
Siccome ci aspettiamo che il dato di domani salga ulteriormente, per andare a formare il picco del venerdi', consideriamo il dato di oggi degno di uno stato di allarme in virtu' della presenza di importanti focolai della variante inglese nelle regioni vicine al Piemonte e della scarsa sensibilita' del nostro sistema di monitoraggio, per il fatto che usa i dati del Piemonte tutti sommati insieme.
Cambiamo percio' nel "cruscotto" iniziale lo stato di "pre-allarme" in zona gialla in ALLARME per il Piemonte, preparandoci a far scattare il successivo stato di ALLARME ROSSO, se il picco di venerdi' fosse particolarmente alto.

SOGLIA DI PARTENZA DELLA TERZA ONDATA: (25 febbraio 2021)
Abbiamo imparato che c'e' una soglia nella percentuale dei contagi oltre la quale parte l'epidemia con il suo andamento esponenziale che poi puo' non fermarsi piu'.
Questo avviene quando si supera il punto, in cui il numero dei nuovi contagi eguaglia il numero dei guariti (che sono soprattutto asintomatici).
Cerchiamo di spiegare meglio: molti si infettano con il virus e diventano positivi al test, in massima parte senza sintomi.
Queste persone poi in circa un mese o guariscono (perche' la loro risposta immunitaria e' stata efficace) o, purtroppo per loro, muoiono ed in entrambi i casi escono dal numero dei positivi al test.
Quindi il numero totale dei positivi in Piemonte, che noi campioniamo ogni giorno con i test, ha giornalmente un numero NG di persone in diminuzione, che erano infette ed hanno smesso di esserlo, che dipende essenzialmente dal tempo medio di GUARIGIONE di quella popolazione, ed un numero NC di persone in aumento che dipende dal numero dei nuovi CONTAGI avvenuti.
L'incremento giornaliero delle persone infette sul territorio nazionale e' quindi di NC-NG.
Attualmente abbiamo una situazione stazionaria in Piemonte, secondo noi con un fondo di asintomatici Sars-CoV-2 al 7% ed un contributo del 3% di virus con comportamenti diversi, che abbiamo attribuito a delle varianti del Sars-CoV-2, per cui vediamo la curva dei contagi oscillare intorno al 10% nel nostro grafico.
La stazionarieta' dei dati indica che NC ed NG sono in una situazione di equilibrio, si equivalgono.
Su NG abbiamo poche possibilita' di intervenire perche' nel breve periodo dipende essenzialmente dalle capacita' immunologiche delle persone (i vaccini intervengono in tempi piu' lunghi).
NC invece dipende dalla contagiosita' delle cariche virali, che dipendono a loro volta dal virus (per alcune varianti e' maggiore), dalle condizioni ambientali (d'estate e con le zone rosse diminuisce, al chiuso e con gli assembramenti aumenta) e soprattutti dai comportamenti delle persone (virtuosi o meno).
Ora in Piemonte l'equilibrio tra NG ed NC potrebbe spostarsi per l'arrivo di un virus piu' contagioso (variante inglese).
Questo fatto comporterebbe che non e' piu' mediamente NC-NG=0 tutti i giorni ma, aumentando il numero dei contagi NC, la percentuale dei contagi nel nostro grafico inizia a salire giorno dopo giorno.
Per la legge esponenziale piu' sale e piu' tende a salire, se nessuno fa niente.
Questo potrebbe accadere nei prossimi giorni in Piemonte.
Cosa si deve fare per impedirlo? Bisogna riportare in equilibrio NG ed NC: se NC e' salito per un aumento di contagiosita' delle cariche virali, dobbiamo correggere questo indice di contagiosita' al piu' presto.
Per la necessaria immediatezza dell'intervento si dovra' ricorrere a restrizioni che potranno essere piu' o meno gravose in misura di come i cittadini contribuiscono a contenere la contagiosita' con i loro comportamenti virtuosi.
L'effetto di queste misure ridurra' NC facendo abbassare i punti nel grafico.
La terza ondata ,parte se le restrizioni imposte dalle Autorita' ed i comportamnti dei cittadini non riescono a contenere la crescita di NC, magari perche' gli interventi sono stati tardivi e/o insufficienti (piu' si lasciano crescere i contagi e piu' gente viene infettata ogni giorno).
Allora partirebbe la terza ondata con la sua crescita esponenziale, come l'abbiamo conosciuta nelle due ondate precedenti.
A questo servono i sistemi di monitoraggio dei contagi come il nostro: ad indicare quando si deve intervenire prontamente per evitare la partenza della terza ondata, operando il minimo di restrizioni possibili (ma quelle che ci vogliono, ci vogliono).
Per ridurre dannosi ritardi nella segnalazione di un eventuale allarme, converrebbe pero' che il sistema di monitoraggio fosse un po' piu' evoluto, come quello da noi suggerito in data 20/2.
Aggiungiamo che un buon sistema di monitoraggio puo' permettere di calibrare le restrizioni in base alla risposta del sistema (feed-back) al fine di ridurre al minimo le restrizioni ed il loro impatto sull'economia.
Per esempio: al primo picco si chiude tutto, verificando che nei giorni successivi i contagi calino.
Poi si riaprono i ristoranti e si osserva la risposta del sistema: se c'e' una netta risalita dei contagi si capisce che i ristoranti devono restare chiusi e si prova a riaprire un'altra attivita'.
Questo modo di procedere e' irrinunciabile a nostro avviso, perche' riteniamo che questa pandemia non finira' nel 2021: non siamo affatto "all'ultimo miglio".
Per questo e' vitale per il Paese gestire le restrizioni in modo ottimale, il meno generalizzato possibile, che per il Piemonte significa mantenere il fondo degli asintomatici (Sars-CoV-2) al 7% d'inverno ed al 2% d'estate (a temperature diverse la contagiosita' di base e' diversa). Per ora e' in zona gialla ma con un sistema di monitoraggio migliore, secondo noi, potrebbe anche essere in zona bianca, con poche chiusure selettive di tipologie ben mirate.
Se questo dovra' essere fatto, perche' cosi' e', conviene FARLO AL PIU' PRESTO.

IL FONDO AL 7% E' TROPPO ELEVATO? CHIUDERE TUTTO PER ABBASSARLO? (25 febbraio 2021)
Anche l' epidemia degli asintomatici raggiunge un suo livello di equilibrio quando il numero dei nuovi contagi eguaglia il numero dei guariti (asintomatici).
Questo punto di equilibrio e' determinato dal numero NC dei nuovi contagi che d'inverno e' piu' elevato, perche' dipende dalla contagiosita' che con il freddo e' piu' elevata.
Per questo ci sembra ragionevole che, mentre d'estate il fondo sia al 2% ora, a febbraio, possa essere al 7%.
Se questo e' vero non si tratta di una coda della seconda ondata che persiste e che dobbiamo cercare di abbassare con chiusure piu' estese, come abbiamo sentito dire in TV anche da autorevoli scienziati, perche' riteniamo che una guerra combattuta contro l'epidemia degli asintomatici sia persa in partenza: un lockdown generale in tutta Italia farebbe calare il livello di fondo ma non appena si termina il lockdown il livello tornerebbe al valore di partenza.
Hanno anche detto che le zone colorate non funzionano perche' "non risolvono" il problema dei contagi, come se l' epidemia degli asintomatici non esistesse.
Secondo noi i piemontesi quel 7% di fondo ce l'hanno e se lo devono tenere fino ad aprile, con i ricoveri decessi che purtroppo comporta (secondo noi la meta' dei 300 decessi giornalieri di oggi); poi iniziera' a calare fino al 2% di luglio.
Questo perche' il Sars-CoV-2 e' ormai endemico e tale rimarra' finche' la percentuale dei vaccinati non supera almeno il 50%, pensiamo noi.
Il problema si risolvera' forse definitivamente quando non solo l'Italia ma anche tutto il mondo sara' vaccinato al 70%, altro che lockdown. Abbiamo scritto "forse" perche' l'immunita' fornita dai vaccini potrebbe essere solo temporanea e allora sarebbe impossibile sconfiggere definitivamente la pandemia.
Secondo noi troppe persone non hanno ancora ben capito qual'e' il problema che si sta affrontando.

SITUAZIONE DEL 24/2 (ore 18.00): I decessi di oggi in Italia sono 318 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), ancora sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 12.3% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) sale decisamente, superando gia' oggi che e' mercoledi' il picco di venerdi' scorso.
Siccome ci aspettiamo che i dati dei prossimi due giorni salgano ulteriormente, per andare a formare il nuovo picco del venerdi', consideriamo il dato di oggi degno di uno stato di pre-allarme in virtu' della presenza di importanti focolai della variante inglese nelle regioni vicine al Piemonte e della scarsa sensibilita' del nostro sistema di monitoraggio, per il fatto che usa i dati del Piemonte tutti sommati insieme.
Cambiamo percio' nel "cruscotto" iniziale lo stato di "contagi quasi stabili" in zona gialla in PRE-ALLARME per il Piemonte, preparandoci a far scattare il successivo stato di ALLARME se i dati dei prossimi due giorni fossero particolarmente alti.

SITUAZIONE DEL 23/2 (ore 18.00): I decessi di oggi in Italia sono 356 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), ancora sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno sia pur lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 9.1% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) rimane tra il livello del fondo da noi stimato al 7% ed il 10%, che e' la banda di valori stabilmente verificatisi nell'ultimo mese.
La situazione quindi si mantiene ancora stabile invece di salire come temuto, per cui non e' confermato per ora l'arrivo della variante inglese in Piemonte.
La variante inglese sembra invece che inizi a dilagare intorno a Brescia, dove si e' dichiarata per ora un'area arancione "rafforzata". Per questo al primo cenno di salita dei contagi siamo pronti a metterci in pre-allarme.
Bisogna essere coscienti pero' dei limiti dell'esercizio di monitoraggio che si fa in questo lavoro: siccome l'infezione inizia a diffondersi da una o piu' aree ben circoscritte (focolai) la nostra sensibilita' e' ridotta perche' utilizziamo i dati del Piemonte sommati tutti insieme.
Ne consegue un inevitabile e dannoso ritardo nella segnalazione dell'allarme. Per questo il sistema di monitoraggio da noi suggerito in data 20/2 conviene che sia abbastanza piu' evoluto.
Confermiamo percio' nel "cruscotto" iniziale lo stato di contagi quasi stabili in zona gialla per il Piemonte.

SITUAZIONE DEL 22/2 (ore 18.00): I decessi di oggi in Italia sono 274 (oltre 95.000 dall'inizio della pandemia), in ulteriore netta discesa stabile sotto i 400 decessi al giorno segno, ripetiamo, che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno esaurendo.
Il dato di oggi 8.5% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) fortunatamente e' calato verso il livello del fondo da noi stimato al 7%, invece di salire come temuto, per cui non e' confermato l'arrivo della variante inglese in Piemonte.
Noi non confermiamo piu' nel "cruscotto" iniziale lo stato di "PRE-ALLARME" ma torniamo a segnalare invece la condizione di contagi quasi stabili in zona gialla per il Piemonte.

SITUAZIONE DEL 21/2 (ore 18.00): I decessi di oggi in Italia sono 232 (oltre 95.000 dall'inizio della pandemia), in ulteriore netta discesa stabile sotto i 400 decessi al giorno segno, ripetiamo, che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno esaurendo.
Il dato di oggi 11.6% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) dopo soli 2 giorni e' salito oltre il livello del picco del venerdi' (colonnina rossa), invece di scendere dal picco come previsto, per cui l'incremento e' piu' rilevante, circa il 3% in un solo giorno.
Questa potrebbe essere una prima piccola evidenza di un incremento di contagi dovuto all'arrivo della variante inglese in Piemonte. L'entita' dell'incremento non e' per ora decisiva, per cui dobbiamo attendere il dato di domani per una prima conferma.
Non possiamo cosi' confermare nel "cruscotto" iniziale lo stato di "contagi quasi stabili" in zona gialla per il Piemonte ma segnaliamo una condizione di PRE-ALLARME, che se confermata dal dato di domani potrebbe consigliare restrizioni (zona arancione) in Piemonte, meglio se immediate per l'alta contagiosita' della variante inglese.
Dobbiamo tener duro ancora per un mese; poi verra' la primavera e ci verranno in aiuto l'incremento della temperatura ambientale ed il maggior numero di vaccinati.

SITUAZIONE del 20/2 (ore 17.00): I decessi di oggi in Italia sono 251 (oltre 95.000 dall'inizio della pandemia), in netta discesa, ormai stabilmemte sotto i 400 decessi al giorno segno, ripetiamo, che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno sia pur lentamente esaurendo, come si vede anche nella curva dei contagi seguente dell'ultimo anno.
A destra si vede chiaramente la coda dei contagi ritardati, dopo il picco della seconda ondata, che non c'era dopo la prima ondata, perche' le varianti "ritardate" ancora non esistevano (la mutazione evidentemente e' avvenuta durante la seconda ondata).

mentre quelle da Sars-CoV-2 dell' epidemia degli asintomatici , ora al 7% in Piemonte, rimangono ad un livello costante (di circa il 50% del totale). Questo spiega, secondo noi, perche' i decessi sono il doppio di quelli che ci saremmo potuti aspettare.
Il dato di oggi 10.2% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) ha iniziato a scendere dal picco del venerdi', come atteso per il ripetersi periodico del picco (vedi colonnine rosse).
Quindi ancora non c'e' evidenza di un incremento di contagi dovuto all'arrivo della variante inglese in Piemonte.
Possiamo cosi' confermare nel "cruscotto" iniziale lo stato di contagi quasi stabili in zona gialla per il Piemonte (purche' anche il dato di domani risulti in discesa dal picco di venerdi').

COME ARGINARE LA DIFFUSIONE DEI VIRUS: (20 febbraio 2021)
Da piu' amministratori si sente chiedere una chiusura generalizzata nazionale di qualche settimana per migliorare la situazione dei contagi.
Va bene, cosi' si puo' ottenere una soluzione permanente ma solo se anche tutto il resto del mondo lo fa insieme a noi oppure se poi chiudiamo permanentemente le frontiere, altrimenti poi le varianti piu' contagiose ritornano a circolare nel giro di poche settimane, vanificando tutti i sacrifici.
L'unica soluzione praticabile secondo noi l'abbiamo gia' esposta: occorre in sistema di monitoraggio ben parcellizzato sulla densita' di popolazione nelle varie aree e pronto, cioe' in grado di evidenziare la nascita di un nuovo focolaio in tempi molto brevi.
La popolazione di un'area parcellizzata (non necessariamente grande) puo' godere del massimo di liberta' possibile ma con la consapevolezza che in caso di allarme dev'essere pronta a chiudere tutto immediatamente (come negli allarmi in tempo di guerra).
Sarebbe a nostro avviso il miglior modo per conciliare l'esigenza di consentire le attivita' lavorative ed impedire la diffusione del virus, tanto piu' efficacemente quanto ampia sara' la collaborazione consapevole della gente. La sua eventuale realizzazione potrebbe procedere per gradi, regione per regione.
Con il procedere delle vaccinazioni, riteniamo che gli allarmi potrebbero diventare sempre piu' sporadici e la gente potrebbe ricominciare allora a vivere abbastanza normalmente, sotto l'ombrello protettivo di questo sistema di monitoraggio e di allerta.
Quando cio' potra' accadere dipende anche dalla capacita' di questo virus di produrre nuove varianti contagiose e patogene.
Per questo e' anche necessaria un'efficiente unita' centrale di ricerca avanzata per l'identificazione di nuove eventuali varianti, che deve ridurre i rischi connessi a possibili inefficienze di rilevamento del sistema di monitoraggio, che potrebbe fallire nell'efficienza di individuazione di nuove varianti del virus.
Quello che si fa oggi ("Italia a colori") e' una soluzione semplificata, che pero' ha due inconvenienti:
  1. Obbliga a restrizioni non necessarie una buona parte della popolazione, con oneri sociali ed economici evitabili;
  2. Fa entrare in atto le restrizioni necessarie con un ritardo eccessivo che non ottimizza in contenimento dei contagi.

SITUAZIONE DEL 19/2 (ore 17.15): I decessi di oggi in Italia sono 353 (oltre 94.000 dall'inizio della pandemia), sostanzialmente come ieri, ormai stabilmemte sotto i 400 decessi al giorno segno, ripetiamo, che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo mentre quelle da Sars-CoV-2 dell' epidemia degli asintomatici al 7% rimangono ad un livello costante (di circa il 50% del totale).
Questo spiega, secondo noi, perche' i decessi sono il doppio di quelli che ci saremmo potuti attendere.
Il dato di oggi 11.4% (ultima colonnina a destra nel grafico) e' salito decisamente ma come da noi atteso per il ripetersi del periodico picco del venerdi'.
L'entita' della salita, proprio perche' capita di venerdi', non e' sufficiente ad indicare un probabile arrivo della variante inglese in Piemonte, almeno finora. E' in linea con quella di tutti i venerdi' precedenti, eccettuata solo quella anomala di due settimane fa.
Possiamo cosi' confermare per ora nel "cruscotto" iniziale lo stato di contagi quasi stabili in zona gialla per il Piemonte, purche' i dati dei prossimi due giorni risultino in discesa (dal picco).

SITUAZIONE DEL 18/2 (ore 18.00): I decessi di oggi in Italia sono 347 (oltre 94.000 dall'inizio della pandemia), in discesa, ormai stabilmemte sotto i 400 decessi al giorno, segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo mentre quelle da Sars-CoV-2 dell' epidemia degli asintomatici al 7% rimangono ad un livello costante (di circa il 50% del totale). Questo spiega, secondo noi, perche' i decessi sono il doppio di quelli che ci saremmo potuti attendere.
Il dato di oggi 6.7% (ultima colonnina a destra nel grafico) e' sceso decisamente (OTTIMA NOTIZIA) e cosi' attesta la fine del temuto incremento di contagiosita', dovuto alle basse temperature dei giorni scorsi.
Testimonia anche l'assenza di un contributo della variante inglese nei contagi in Piemonte, almeno finora.
Possiamo cosi' rimuovere lo stato di PREALLARME in Piemonte, che rimane in condizione di "contagi quasi stabili", in zona gialla.

SITUAZIONE DEL 17/2 (ore 17.40): I decessi di oggi in Italia sono 369 (oltre 94.000 dall'inizio della pandemia), in salita ma ancora sotto i 400 decessi al giorno.
Abbiamo cambiato il tipo di grafico in istogramma (i dati sono gli stessi) per migliorare la leggibilita' con l'aumentare del numero di punti. Le colonnine rosse indicano i venerdi'.
Le linee rossa e viola sono il risultato della nostra elaborazione dei due contributi: quello delle varianti (rossa) e quello del Sars-CoV-2 (viola) che sembra attestarsi come livello di fondo degli asintomatici al 7% invece che all'8%.

Il dato di oggi 11.5% (ultima colonnina a destra nel grafico) e' salito decisamente, come ci aspettavamo per l'incremento di contagiosita' dovuto alle basse temperature dei giorni scorsi.
Potrebbe contribuire a questo incremento anche l'arrivo paventato della pericolosa variante inglese dalle regioni vicine.
Anche i punti dei prossimi due giorni sono attesi ancora in salita verso il massimo del picco del venerdi', quindi si potrebbe tornare anche a livelli di allarme, tali da richiedere anche provvedimenti restrittivi.
Il livello di fondo dell'epidemia Sars-CoV-2 degli asintomatici, per ora permane al LIVELLO DEL FONDO all'8% ma la linea rossa che include il contributo delle varianti discusso nei giorni scorsi potrebbe impennarsi.
Aspettiamo il dato di domani ma dichiariamo per ora lo stato di PREALLARME in Piemonte, in previsione degli ulteriori incrementi da noi attesi.

IL PERICOLO DELLA VARIANTE INGLESE: (17 febbraio 2021)
La pendenza della crescita della curva dei contagi dipende dalla contagiosita' del virus.
La variante inglese e' piu' contagiosa quindi se si vuole che la curva dei contagi NON cresca, occorre aumentare le restrizioni altrimenti la curva dei contagi potrebbe andare fuori controllo ed inizierebbe la terza ondata dell'epidemia, che nessuno vuole per ovvi motivi.

IL RICATTO DEI VIRUS: (17 febbraio 2021)
Credo che il livello di fondo dell'8% potrebbe essere abbassato al 5% o 6% con 2 o 3 settimane di chiusura totale (lockdown) e cosi' si potrebbe ottenere una riduzione del numero dei decessi.
Se in Italia abbiamo 300 decessi al giorno dovuti alla pandemia quelli del Piemonte saranno circa 15 (un ventesimo per 20 regioni).
Se meta' di questi sono dovuti al fondo all'8% dei contagi da Sars-CoV-2, saranno circa 8 decessi al giorno.
Se con il lockdown riducessimo il fondo di contagi, cioe' la popolazione virale circolante, dall'8% al 6% e' prevedibile che i decessi in Piemonte scenderebbero di numero del 25% cioe' da 8 a 6 al giorno.
Questo e' il ricatto dei virus: per mantenere aperte le attivita' umane in zona gialla, dobbiamo accettare un sacrificio di 2 vite umane al giorno.
Verrebbe voglia allora di adottare piu' restrizioni per salvarle ma non possiamo ignorare che pure la poverta' generata dalle restrizioni fa le sue vittime, magari perche' molte persone non possono piu' accendere il riscaldamento in casa, per esempio.
Sembra allora che dobbiamo sottostare a questo ricatto, come abbiamo gia' fatto in altri casi, come ad esempio per l'automobile, il cui uso ci costa alcune migliaia di morti all'anno per incidenti stradali, che verrebbero risparmiati se rinunciassimo noi tutti all'automobile.
E' questo il dilemma di chi deve prendere le decisioni, cioe' della politica che ci rappresenta. Tocca a loro l'ingrato compito di decidere.
Il sacrosanto principio: "la vita umana viene prima di tutto" non puo' essere un alibi.
Va sempre rispettato ma serve un bilancino ben tarato per poter valutare qual'e' la scelta migliore che lo rispetta, tra le due alternative seguenti:
  • il lockdown che riduce i decessi per Covid-19, abbastanza ben quantificabili, come abbiamo visto;
  • l'apertura delle attivita' economiche che limitano il numero dei decessi per poverta', magari un po' ritardati nel tempo e piu' difficili da quantificare ma comunque morti anche loro.
E' un compito molto difficile per il quale i politici coinvolti meritano tutta la nostra comprensione e plauso, quando riescono a fare bene il loro lavoro, perche' sono in gioco vite umane.

SITUAZIONE DEL 16/2 (ore 17.30): I decessi di oggi in Italia sono 336 (oltre 94.000 dall'inizio della pandemia), in salita ma sotto i 400 decessi al giorno.
Il punto di oggi 8.4% (l'ultimo a destra nel grafico) e' sceso praticamente al livello del fondo dell'epidemia degli asintomatici, che confermiamo cosi' essere come il LIVELLO DEL FONDO all'8%.
Se i test non si basano sulla proteina spike, sono in grado di diagnosticare anche le varianti (afferma l'I.S.S.), quindi in base a questi dati la "variante inglese" non risulta sia ancora arrivata in Piemonte.
Essendo presente pero' nelle regioni vicine, dobbiamo attenderci il suo arrivo imminente, con un conseguente aumento del livello dei contagi.
Per limitare i rischi sanitari connessi al suo arrivo in Piemonte e' opportuno adottare in questo momento, anche se la situazione dei contagi sembra rassicurante, tutte le precauzioni possibili. Riteniamo che anche il blocco degli impianti sciistici rientri in questi provvedimenti preventivi nella sostanza, anche se non possiamo esprimere un parere positivo sui modi di applicazione del provvedimento, non disponendo di tutte le informazioni necessarie.
Quindi finora la situazione in Piemonte sembra assolutamente normale e STABILE, per i virus rivelati in questi test, varianti comprese (indistinte), segno che i Piemontesi possono per ora vivere ancora tranquilli in zona gialla, con un livello di contagi pari al loro fondo degli asintomatici , che si mantiene intorno all'8%, che e' un valore alto ma lo e' per il freddo di febbraio (a settembre era al 3%); crediamo che questo livello dell'8% sia responsabile di almeno la meta' dei numerosi decessi giornalieri in Piemonte.
Rimane confermato tutto quanto scritto nei commenti degli ultimi giorni.

SITUAZIONE DEL 15/2 (ore 17.30): I decessi di oggi in Italia sono 258 (oltre 90.000 dall'inizio della pandemia), finalmente in discesa.
Il punto di oggi 9.7% (l'ultimo a destra nel grafico) e' identico al punto di ieri, che risultava allo stesso livello dei precedenti, confermando l'insieme di punti risultanti probabilmente da una convoluzione di piccoli picchi al 2% sopra al livello del fondo dell'epidemia degli asintomatici, che confermiamo cosi' essere come il LIVELLO DEL FONDO all'8%.
Quindi la situazione in Piemonte sembra essere tornata normale, segno che i Piemontesi possono per ora vivere tranquilli in zona gialla con il loro fondo degli asintomatici che si mantiene intorno all'8%, che e' alto per il freddo (a settembre era al 3%), e crediamo sia responsabile di almeno la meta' dei numerosi decessi giornalieri.
L'attuale ondata di freddo potrebbe aumentare il livello di fondo dell'epidemia degli asintomatici dall'8% al 9%, in assenza di ulteriori precauzioni. Cio' in aggiunta al rischio della nuova variante "inglese" che, essendo piu' contagiosa, incrementera' il livello di diffusione dei contagi preesistente.
Attenzione: un focolaio puo' nascere da un giorno all'altro e questo sistema di monitoraggio su base regionale non e' in grado di rilevarlo in tempi brevi.
La minaccia percio' rimane permanente e va vissuta da tutti, giorno per giorno, adottando comportamenti sempre piu' improntati al massimo scrupolo e prudenza, con la dovuta consapevolezza dei rischi , che si stanno correndo.
Quello che ci lascia attoniti e' proprio la scarsa consapevolezza dei rischi , conseguenza dell'esigenza di non diffondere paura tra tanta parte del pubblico.
Eppure crediamo che questa consapevolezza potrebbe bastare da sola ad indurre quei comportamenti virtuosi atti ad evitare la maggior parte delle ricorrenti restrizioni, che stanno penalizzando la gente e strangolando progressivamente la nostra economia, riducendo sempre piu' le opportunita' di lavoro.
Questa mancanza di consapevolezza da parte del pubblico risulta evidente nelle varie interviste alla gente che si accalca molto numerosa, passeggiando nelle strette vie del centro citta', dove un solo "superdiffusore" puo' fare una "strage" di contagi.
Basterebbe un po' di consapevolezza in piu' per convincerli: e' un processo che sta avanzando ma troppo lentamente.
Rimane confermato tutto quanto scritto nei commenti degli ultimi giorni.

SITUAZIONE DEL 14/2 (ore 17.40): I decessi di oggi in Italia sono 221 (oltre 90.000 dall'inizio della pandemia), finalmente in discesa.
Il punto di oggi 9.7% (l'ultimo a destra nel grafico) si e' posizionato molto vicino al punto di ieri, che risulta allo stesso livello dei precedenti, confermando l'insieme di punti risultanti probabilmente da una convoluzione di piccoli picchi al 2% sopra al livello del fondo dell'epidemia degli asintomatici, che si conferma cosi' essere come il LIVELLO DEL FONDO all'8%.
Quindi la situazione in Piemonte sembra essere tornata normale, segno che i Piemontesi possono per ora vivere tranquilli in zona gialla con il loro fondo degli asintomatici che si mantiene intorno all'8%, che e' alto per il freddo (a settembre era al 3%), e crediamo sia responsabile di almeno la meta' dei 400 decessi al giorno.
Attenzione pero': un focolaio puo' nascere da un giorno all'altro e questo sistema di monitoraggio su base regionale non e' in grado di rilevarlo in tempi brevi. La minaccia percio' rimane permanente e va vissuta da tutti giormo per giorno, adottando comportamenti sempre improntati al massimo scrupolo e prudenza, con consapevolezza dei rischi.
Rimane confermato anche quanto scritto nei commenti degli ultimi giorni.

CONFRONTO DEL SARS-COV-2 CON GLI ALTRI CORONAVIRUS: (14 febbraio 2021)
Riportiamo un brano preso da una lezione del prof. Gian Maria Fimia (ordinario di Biologia Applicata, Universita' La Sapienza, 13 novembre 2020), che fa capire bene cos'e' il virus Sars-CoV-2.

Approfondiamo un attimo cosa sono i tre coronavirus piu' gravi:
  • il virus Sars e' comparso nel 2002 e ha causato piu' o meno 8000 infezioni e 700 morti, questa infezione e' poi scomparsa;
  • il virus Mers che invece prende il nome dal paese dove e' stato identificato, nel Middle East, ha causato nell'anno 2011 2500 casi e 876 morti; l'infezione non e' completamente scomparsa ma rimane a livelli estremamente limitati.
  • Il Sars Cov-2 ha causato piu' di 26 milioni di infezioni e ad oggi piu' di 860000 morti.
Possiamo ben dire che abbiamo a che fare con un virus di distruzione di massa, forse anche peggio della pandemia "Spagnola" di un secolo fa, perche' con questo l'immunita' sembra non sia permanente ma solo temporanea.

UNA VARIANTE PARTICOLARE: (14 febbraio 2021)
Il picco molto alto di venerdi' 5/2 (al 16.7%), se non e' dovuto ad errori e non lo crediamo, non e' comprensibile in termini di contagi. Com' e' possibile che cosi' tanta gente si contagi tutta nello stesso giorno e poi guarisca il giorno dopo? Non e' possibile.
Allora, se e' stato rivelato l'RNA dei virus, questi dovevano essere di un'infezione precedente di quelle persone che sono risultate positive.
Questa osservazione trova un riscontro nella curva dei decessi che dimostra la presenza di una grande quantita' di virus patogeni (addirittura letali) nella popolazione a distanza di oltre due mesi dalla seconda ondata.
Questa curva mostra anche la struttura a picchi del grafico di ampiezza dell'ordine del 100%: cioe' la linea che unisce tutti i picchi e' ad una quota doppia rispetto alla linea che unisce tutte le valli.
Questo fatto lascia intemdere che ci sono due distinti contributi a questi decessi, equivalenti tra loro:
  1. quello che viene dal Sars-CoV-2 corrispondente al fondo dell'8% che abbiamo in Piemonte (i decessi sono invece di tutta Italia);
  2. ed un altro contributo che viene da virus che mostrano dei comportamenti diversi (picchi), imputabili probabilmente a delle varianti prodotte per mutazione durante l'infezione da Sars-CoV-2 nella seconda ondata.
Se ci riferiamo a questo secondo contributo, notiamo che e' dovuto a virus con comportamenti diversi dal Sars-CoV-2 (picchi). Essendo pero' comparsi proprio dopo la seconda ondata, devono essere delle sue mutazioni, che non si diffondono molto per contagio, perche' le ampiezze dei picchi non aumentano con il tempo.
E' possibile allora che questi virus, una volta creati, fuoriescano poco o niente dall'organismo e percio' sono molto difficili da rilevare.
L'unico modo di identificarli potrebbe essere in esami necroscopici sulle persone decedute di Covid-19 nel mese di gennaio.
Si tratterebbe di varianti che nascono per mutazione dentro l'organismo di una persona che e' stata infettata dal Sars-CoV-2 e si annidano in profondita' nei polmoni, in aree poco vascolarizzate e quindi meno accessibili agli anticorpi (che riescono cosi' ad eliminare il Sars-CoV-2 in un mese ma non loro) e dove iniziano un processo di accrescimento lento ma progressivo, che in un tempo di 2 o 3 mesi porta ad una sindrome simile al Covid-19 ma in forma piu' grave per l'estensione raggiunta dall'infezione, con esito spesso letale.
Durante l'accrescimento l'infezione, pur essendo annidata in profondita' nei polmoni, puo' liberare sporadicamente, al verificarsi di condizioni particolari come infreddature, colpi di tosse, ecc.) una quantita' di virus rivelabili con il tampone, che permangono solo brevemente nelle prime vie respiratorie e cosi' possono dar luogo nei test a picchi alti e stretti come quello apparso il 5/2.
Si tratterebbe quindi dell'unica manifestazione della presenza di questi virus, prima dello sviluppo della sindrome che sarebbe indistinguibile dal Covid-19 ma piu' grave e letale.
Se questa IPOTESI fosse vera avremmo tra noi ancora oggi tante persone che stanno ospitando questa variante, che fortunatamente non si propaga per contagio (poco o niente) e per questo mostra di avere un tempo di dimezzamento di circa tre mesi (in base alla decrescita della curva dei decessi).
Si spiegherebbe allora anche perche' i decessi siano ancora cosi' tanti, dopo tre mesi dalla fine della seconda ondata : sarebbe proprio per l'esistenza di queste varianti, che continuano a produrre decessi per mesi.
Se cio' fosse vero, uno dei problemi maggiori sarebbe che non lo sa nessuno.
Un'ultima osservazione importante: i ricoveri ospedalieri di patologie prodotte da queste varianti potrebbero talora contribuire non poco a creare ALLARME ed indurre le Autorita' ad adottare provvedinenti restrittivi per limitare i contagi.
Ma questi virus NON DOVREBBERO ESSERE CONTAGIOSI (perche' i decessi che producono tendono a diminuire e cosi' anche i virus che li producono), per cui le zone rosse ed i distanziamenti sarebbero utili contro il Sars-CoV-2 ma del tutto INUTILI contro queste varianti.
Per non aggravare la societa' civile, gia' cosi' provata, con restrizioni che potrebbero risultare in parte inutili, sarebbe importante riuscire a monitorare anche queste varianti. Per ora, e nell'ipotesi di validita' delle nostre ipotesi, possiamo monitorarle indirettamente con il livello della curva dei decessi (che per ora e' scesa solo del 50%).
La nostra congettura ha senso perche' se fosse vera spiegherebbe tanti fatti, altrimenti inspiegabili: per essere accettata pero' dev'essere prima verificata sperimentalmente. E' pero' utile fin d'ora anche perche' la ricerca funziona meglio se si sa prima cosa andare a cercare.

SITUAZIONE DEL 13/2 (ore 18.30): I decessi di oggi in Italia sono 311 (oltre 90.000 dall'inizio della pandemia), in leggera discesa.
Il punto di oggi 9.4% (l'ultimo a destra nel grafico) come previsto si e' posizionato sulla discesa dal picco del venerdi' che risulta allo stesso livello dei precedenti, escluso quello di 7 giorni fa particolarmente alto, confermando cosi' il LIVELLO DEL FONDO all'8% e tutto quanto scritto nei commenti di ieri.

COSA CI RISERVA IL FUTURO ? (13 febbraio 2021)
  • Il comune intuito farebbe ritenere che con il passare del tempo le cose tendano a migliorare e cosi' anche il pericolo dei contagi. Ma purtroppo non e' cosi' perche' la protezione fornita dall'immunita' acquisita con le infezioni asintomatiche della seconda ondata diminuisce col tempo e per questo e' importante riuscire a vaccinare cosi' tante persone in tempo da impedire l'inizio di una terza ondata dell'epidemia.
  • Il ritorno alla normalita' con l'immunia' di gregge non sembra vicino sia perche' l'immunita' sembra svanire nel giro di alcuni mesi che per il fatto che gli adolescenti per ora non vengono vaccinati.
  • Il virus Sars-CoV-2 ha proprieta' patogene e cosi' anche la maggior parte delle sue innumerevoli mutazioni, alcune delle quali possono essere ancora peggiori sia per una maggiore contagiosita' che letalita'.
  • Alcune varianti possono risultare particolarmente subdole, perche' invisibili ai test attuali.
  • Per le normali leggi di evoluzione dell'epidemia le varianti piu' contagiose sono destinate ad avere il sopravvento e quindi purtroppo con il passare del tempo vengono selezionate sempre piu' le varianti peggiori, quelle piu' contagiose.
  • Se le nostre deduzioni ricavate dallo studio dei picchi sono corrette, tra le varianti in circolazione ce ne sono alcune con proprieta' particolarmente nocive, perche' s'insedierebbero preferenzialmente nelle vie respiratorie profonde, in posti meno raggiungibili dagli anticorpi (per questo riescono a superare indenni la reazione immunitaria che fa guarire l'ospite dal Sars-CoV-2 in un mese), e dopo due o tre mesi la loro infezione arriva a sviluppare una sindrome indistinguibile dal Covid-19 e piu' letale, perche' l'infezione ormai si e' estesa molto. E' questa secondo noi la causa della grave anomalia della coda ritardata di decessi della seconda ondata, ben visibile nel grafico seguente, che mostra l'andamento del numero dei decessi dall'1/10 in poi per i successivi 4 mesi, cioe' dall'inizio della seconda ondata il cui picco e' stato intorno al 20/10:


SULLA FORMAZIONE DEI PICCHI SETTIMANALI: (13 febbraio 2021)
L'RNA rivelato nei test puo' arrivare nella gola, anche se trasportato solo saltuariamente dai virus: in tal caso i virus devono essersi annidati nelle vie respiratorie piu' profonde cioe' nei polmoni, magari perche' e' proprio con quelle cellule che hanno maggiore affinita'.
Che dalle prime vie respiratorie i virus poi scompaiano in 1 o 2 giorni (per creare la discesa dai picchi) e' normale, se il virus non le infetta (perche' infetta solo i polmoni).
Rimane da capire la cosa piu' strana: perche' questo rilascio sporadico di virus dai polmoni, dove s'e' insediato, che da luogo alla formazione dei picchi avviene con periodicita' settimanale.
Una possibilita' che ci e' venuta in mente e' la seguente: il ciclo di sintesi proteica che, seguendo le istruzioni dell'RNA messaggero costruisce il virus all'interno delle cellule umane, potrebbe durare proprio una settimana (come un'incubazione).
Al termine del processo di duplicazione i virus vengono rilasciati dalla cellula che muore (non prima perche' trattenuti dalla membrana cellulare integra), in una forma abbastanza volatile, per cui molti di loro possano arrivare facilmente dai polmoni alle prime vie respiratorie, dove possono essere rivelati con un tampone.
La creazione di questi virus particolari continuerebbe allora con questa periodicita' a partire dalla prima infezione dei polmoni, lasciando traccia con i picchi rivelati dai tamponi.
I batteri per duplicare se stessi fanno molto prima (in condizioni ottimali 20 minuti, altrimenti anche molto di piu').
Nel nostro caso si chiede alla cellula di seguire le istruzioni di un RNA estraneo alla cellula per cui i tempi non sono certamente quelli ottimali.
Inoltre si tratta di virus caratterizzati da crescita piu' lenta di quella del Sars-CoV-2, perche' li riteniamo responsabili di sindromi anche letali che si manifestano a distanza di 2 o 3 mesi dall'infezione primaria.
Tre mesi sono 12 settimane e 2 alla 12-ma potenza fa 4096 che e' un po' poco per creare una sindrome come il Covid-19. Pero' il virus potrebbe seguire un processo di riproduzione a "cluster" con le cellule contigue, dato che nei polmoni non ci sono cellule isolate, e questo potrebbe portare nel calcolo una base N maggiore di 2: allora N^12 potrebbe essere molto gramde.
Agli esperti virologi l'ardua sentenza, cioe' se tutto cio' e' possibile.
Se questa ipotesi non va bene allora continueremo a pensarci, perche' i picchi settimanali ci sono e non sono effetti strumentali.

SITUAZIONE DEL 12/2 (ore 18.00): I decessi di oggi in Italia sono 316 (oltre 90.000 dall'inizio della pandemia), forse in leggera discesa.
Il punto di oggi 10.5% (l'ultimo a destra nel grafico) come previsto si e' posizionato sul picco del venerdi' che risulta allo stesso livello dei precedenti, escluso quello di 7 giorni fa particolarmente alto, confermando cosi' il LIVELLO DEL FONDO all'8% e tutto quanto scritto nei commenti di ieri.

NUOVE VARIANTI: OCCORRE MIGLIORARE IL SISTEMA DI MONITORAGGIO ? (12 febbraio 2021)
Quando compare una variante piu' contagiosa, per la legge esponenziale che governa la diffusione dell'epidemia, avra' il sopravvento. Quindi diventera' presto dominante l'epidemia piu' contagiosa che potrebbe pero' non essere la piu' nociva o letale.
L'alta contagiosita' comporta tempi di diffusione piu' brevi ed e' percio' necessario predisporre un adeguato sistema di monitoraggio che sia non solo piu' "pronto" ma anche piu' "cellulare" e tracciabile sul territorio per cogliere immediatamente sul nascere ogni nuovo focolaio d'infezione.
Noi non conosciamo i dettagli organizzativi del sistema di monitoraggio attuale ma riteniamo possibile che si debba riesaminare ed eventualmente adeguare alla nuova sfida l'insieme dei punti di raccolta dei dati oltre che il sistema della loro trasmissione ed elaborazione.
L'epidemia di queste varianti e' gia' in atto e percio' potrebbe non esserci tempo da perdere.

SITUAZIONE DEL 11/2 (ore 18.10): I decessi di oggi in Italia sono 391 (oltre 90.000 dall'inizio della pandemia), forse in leggera discesa.
Il punto di oggi 9.8% (l'ultimo a destra nel grafico) e' rimasto VICINO AL LIVELLO DEL FONDO (all'8%), praticamente allo stesso livello del punto di ieri, che e' stato corretto al valore del 9.3%, in base al seguente comunicato di oggi:
"L'Unita' di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 1.189 nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 143 dopo test antigenico). Nota bene: dei 1.189 casi, 974 sono nuove segnalazioni di oggi e 215 sono aggiornamenti relativi alla giornata di ieri."
Domani sara' venerdi' e ci aspettiamo quindi una risalita per il solito picco periodico ma complessivamente possiamo affermare che l'effetto del rilascio delle restrizioni connesso alla "zona gialla" si sia limitato alla comparsa di un paio di picchi, tra cui quello di venerdi' scorso, particolarmente alto (al 16.7%).
Quindi la situazione in Piemonte sembra tornata alla normalita', segno che i Piemontesi possono per ora vivere tranquilli in zona gialla con il loro fondo degli asintomatici che si mantiene intorno all'8% (e' un po' alto, ma e' per il freddo).
Attenzione pero': un focolaio puo' nascere da un giorno all'altro e questo sistema di monitoraggio su base regionale non e' in grado di rilevarlo in tempi brevi. La minaccia percio' rimane permanente e va vissuta giormo per giorno.

I PICCHI SONO PRODOTTI DA MUTAZIONI DEL VIRUS:   (11 febbraio 2021)
Se i dati sono veri e non abbiamo motivi per dubitarne, l'effetto della zona gialla in Piemonte e' stato quello di aver stimolato la crescita di questi picchi (vedi linea rossa), che noi colleghiamo alla presenza di varianti del virus Sars-CoV-2.
Cio' perche' NON riteniamo possibile che la presenza del virus Sars-CoV-2 nella popolazione possa variare nel modo indicato nel grafico, che e' al di fuori di ogni fluttuazione statistica.
E' questo il problema cruciale che dobbiamo risolvere: come fa un "frullato" di materiale organico, prelevato da narici o gola, a presentare concentrazioni di molecole RNA del virus che "saltano" del 7% da un giorno all'altro ?
Cio' vuol dire che dal livello di fondo dell'8%, in un solo giorno, la percentuale positiva dei test puo' raddoppiare, raggiungendo i valori massimi che si avevano nella seconda ondata, e poi con altrettanta rapidita' puo' tornare indietro, come e' accaduto in questi giorni nel grafico del Piemonte.
Se i virus fossero presenti nelle prime vie respiratorie perche' le hanno infettate (e quindi i virus vi siano residenti) allora non ci sarebbero i picchi perche' il processo d'infezione non e' compatibile con sbalzi cosi' repentini.
Quindi molte delle persone che contribuiscono ai picchi piu' alti NON possono avere le loro prime vie respiratorie infettate dal virus.
Se l'RNA rivelato nei test puo' arrivare in gola, solo trasportato saltuariamente dai virus, allora i virus devono essersi annidati nelle vie respiratorie piu' profonde cioe' nei polmoni, perche' evidentementa e' con quelle cellule che hanno maggiore affinita'.
Che dalle vie respiratorie i virus scompaiano in 1 o 2 giorni (per dare luogo al picco) e' normale, se il virus non le infetta.
Rimane da capire la cosa piu' strana: perche' questo rilascio sporadico di virus dai polmoni dove s'e' insediato, avviene con periodicita' piuttosto regolare (settimanale).
Una possibilita' che ci e' venuta in mente e' che il ciclo di sintesi proteica che, seguendo le istruzioni dell'RNA messaggero costruisce il virus all'interno delle cellule umane, duri proprio una settimana (come incubazione) e che al termine di questo processo di duplicazione i virus vengano rilasciati in una forma abbastanza volatile, per cui molti di loro possano arrivare facilmente alle prime vie respiratorie, dove possono essere rivelati con un tampone. La creazione dei virus avverrebbe allora con questa (lunga) periodicita' a partire dalla prima infezione dei polmoni, lasciando traccia nei picchi rivelati dai tamponi.
Agli esperti virologi l'ardua sentenza: se cio' e' possibile.
Questo pero' non mi risulta che sia il comportamemto noto del virus Sars-CoV-2. Per questo riteniamo che i picchi presenti nel nostro grafico siano la manifestazione di virus diversi, molto probabilmente prodotti da mutazioni del Sars-CoV-2, dato che aumentano dopo un'ondata epidemica di questo virus.
Il fatto che sembra prevalente la crescita dell'ampiezza dei picchi a Natale e durante la zona gialla (vedi grafico), cioe' quando ci sono gli assenbramenti, lascia supporre che queste VARIANTI siano piu' contagiose del Sars-CoV-2 e se cosi' fosse potrebbero avere presto il sopravvento e diventare la nuova pandemia, essendo piu' contagiose.
Come capite bene sarebbe allora della massima urgenza identificarle e studiarle per predisporre test specifici.
Inoltre bisognerebbe sapere se sono bloccabili con i vaccini disponibili e riuscire a combatterle efficacemente prima che dilaghino nel pianeta.

PERICOLOSITA' DELLE VARIANTI:   (11 febbraio 2021)
Abbiamo gia' discusso questo argomento ma vogliamo qui' sottolineare un rischio particolare che potrebbero nascondere queste nuove varianti.
Se riescono a permanere nel corpo umano anche dopo che l'infezione del Sars-CoV-2, da cui si sono generate per mutazione, vuol dire che gli anticorpi che sono riusciti a debellare il virus padre non sono riusciti a fare lo stesso con queste varianti.
Ci siamo fatti una ragione di questo, pensando che se queste varianti si insediano nelle vie respiratorie piu' profonde, allora potrebbero essere meno raggiungibili dagli anticorpi e potrebbero cosi' mostrare un certo grado di resistenza, che consente loro, a distanza di tre mesi, dopo che si sono diffuse molto nell'organismo, di scatenare una forma grave di Covid-19 che risulta letale in un maggior numero di casi (crediamo sia imputabile a loro quell'eccesso di decessi che abbiamo avuto a gennaio e che ancora stanno continuando).
La loro PERICOLOSITA' sarebbe ancora maggiore se fosse vero che sono piu' contagiose del Sars-CoV-2, perche' potrebbero dilagare ed essere difficili da contrastare per la loro resistenza agli anticorpi e molto probabilmente anche ai vaccini.
Il loro insediamento profondo nell'apparato respiratorio e questo modo di manifestarsi in modo discontinuo con questi picchi probabilmente potrebbe generare una risposta immunitaria debole o nulla e questo faciliterebbe enormemente il dilagare di una pandemia, se non si predispongono PRIMA i possibili rimedi.
Se questi nostri timori dovessero trovare riscontro, la prossima pandemia potrebbe essere dietro l'angolo ed essere ancora peggiore (speriamo proprio di no). Bisogna prevederle tutte: meglio preoccuparsi prima che non farsi trovare impreparati poi.

SITUAZIONE DEL 10/2 (ore 18.10): I decessi di oggi in Italia sono 336 (90.000 dall'inizio della pandemia), forse in leggera discesa.
Il punto di oggi (l'ultimo a destra nel grafico) E' RIMASTO IN BASSO (al 6.7%), praticamente allo stesso livello del punto di ieri (sotto al livello di fondo dell'8%).
Quindi viene confermato che probabilmente non c'e' la salita (linea viola tratteggiata) del livello di fondo dal valore dell'8% da noi ipotizzato.
I dati, per motivi ancora sconosciuti, dopo l'istituzione della zona gialla in Piemonte, hanno mostrato una grande instabilita' ma ora riteniamo che possa essere confermato il livello di fondo all'8% (linea viola orizzontale, cioe' COSTANTE).
L'instabilita' risulta evidente soprattutto in due punti, saliti dal 10% al 12.9% e poi addirittura al 16.7% (che e' un livello altissimo, simile a quelli raggiunti al picco della seconda ondata) nei giorni successivi alla riduzione delle restrizioni con la zona gialla.
Tutti gli altri punti del grafico rimangono nella banda di valori tra l'8% e l'11% in cui sono sempre stati, in condizioni normali.

SITUAZIONE DEL 9/2 (ore 18.15): I decessi di oggi in Italia sono 422 (90.000 dall'inizio della pandemia), forse in leggera discesa.
Il punto di oggi (l'ultimo a destra nel grafico) E' SCESO MOLTISSIMO (al 6%), indicando che probabilmente non c'e' la salita del livello di fondo dal valore dell'8% che avevamo ipotizzato ieri.
I dati, per motivi ancora sconosciuti, mostrano una grande instabilita' per cui preferiamo lasciare indicate nel grafico entrambe le possibilita', con le due linee viola che definiremo meglio domani.
Il pericolo di un allarme rosso con conseguenti rigide restrizioni sembra comunque scongiurato.

L'ORIGINE DEI PICCHI ED IL PERICOLO DELLE VARIANTI:   (10 febbraio 2021)
Secondo la nostra interpretazione dell'origine dei picchi il grafico e' composto da una curva con andamento abbastanza regolare (la linea viola), che rappresenta la percentuale di persone infettate dal virus Sars-CoV-2 e da una serie di picchi sovrapposti ad essa (linea rossa) che sono la manifestazione della presenza di altri tipi di virus (sono virus perche' ne vediamo l'RNA), che mostrando comportamenti diversi dal Sars-CoV-2, quasi certamente sono delle sue mutazioni.
Queste varianti del virus non risiedono nelle prime vie respiratorie (perche' allora le riveleremmo sempre e non ci sarebbero i picchi) ma piu' in profondita' nell'apparato respiratorio (da cui possono fuoriuscire in modo discontinuo con il fiato) e presentano caratteristiche particolari.
Si insediano in profondita' nell'apparato respiratorio, perche' le riveliamo in modo discontinuo con i picchi quando vengono emesse con il fiato, che quindi puo' anche a volte non contenere virus (quando risultano nella valle invece che sul picco). In quel caso non c'e' contagiosita', per questo abbiamo visto che i picchi possono non ridursi durante la zona rossa.
Queste varianti possono fuoriuscire con il fiato ma non insediarsi melle prime vie respiratorie dell'ospite, se la loro affinita' e' soprattutto con le cellule polmonari. Questi virus possono diffondere il contagio ad altri e quindi possono anche non coesistere con il Sars-CoV-2 nell'ospite.
In questi casi una persona puo' avere in corpo solo la variante o perche' e' stata contagiata dalla sola variante oppure aveva anche il Sars-CoV-2 ma e' riuscita a debbellarlo (non cosi' la variante, insediata piu' in profondita' nei polmoni in aree meno raggiungibili dagli anticorpi).
In questo caso la variante mostra di avere un'evoluzione piu' lenta del Sars-CoV-2, perche' vediamo comparire il Covid-19 due o tre mesi dopo la seconda ondata, che e' il momento piu' probabile, in cui le mutazioni possono essere avvenute.
In questi casi la sindrome prodotta dalla variante del virus e' piu' grave e presenta una letalita' maggiore (probabilmente perche' i virus hanno avuto piu' tempo per invadere l'organismo e sviluppano cosi' una sindrome piu' grave e difficile da curare).
Alcune di queste varianti potrebbero non essere rivelate dagli attuali test molecolari e risulterebbero cosi' INVISIBILI.
E' molto importante individuarle (negli esami autoptici dei decessi ritardati di 3 mesi dalla seconda ondata) per poter presisporre un efficace sistema di monitoraggio.
Nei mesi successivi ad un'ondata epidemica (che ha generato molte mutazioni) bisogna tenere sotto controllo il livello di fondo dei contagi (perche' e' quello che puo' facilitare l'inizio di una nuova ondata), considerando non solo il livello di fondo del Sars-CoV-2 (=linea viola nel grafico) ma anche quello del top dei picchi, che permette di monitorare la presenza delle varianti, per molti versi anche piu' pericolose del Sars-CoV-2 sia perche' piu' subdole (alcune addirittura potenzialmente invisibili) che perche' spesso letali (l'alto numero di decessi di gennaio testimonia che il loro contributo alla pandemia non e' affatto marginale.
Il livello di fondo degli asintomatici attuale e' dell'8% e non e' piccolo: e' la meta' del livello raggiunto durante il picco della seconda ondata e quindi la produzione di mutazioni attualmente continua in modo non trascurabile.
Siamo in un equilibrio dinamico (non stabile) tra la crescita dei nuovi contagi (alla velocita' che gli consentiamo con i nostri comportamenti) e la decrescita per guarigione ottenuta dagli anticorpi (naturali o vaccinali).
L'equilibrio puo' spostarsi da una parte a dall'altra, se si alterano le condizioni: per esempio variando i comportamenti con una zona gialla i contagi aumentano, di poco se ci si comporta con scrupolo, di molto se si fa un "libera tutti".
Quindi si potrebbe anche riaprire tutto se la gente si comportasse scrupolosamente evitando di contagiarsi e di spargere i propri "droplet" nell'ambiente. Si dovrebbe procedere gradualmente alle riaperture, interrompendo il processo non appena si registra una crescita dei test positivi oltre il 12% (per esempio).
Cosi' era attesa una risalita come quella che si osserva nel grafico dopo il 1/2 (per la zona gialla): la cosa importante e' che la curva non salga troppo e soprattutto che poi smetta di salire, altrimenti occorre intervenire prontamente, interrompendo la "zona gialla".
Per diminuire il livello della curva occorrono o piu' anticorpi (cioe' vaccinazioni) o comportamenti piu' virtuosi (magari con le zone rosse).
In base a questo scenario la comparsa soprattutto di picchi in Piemonte, dopo l'inizio della zona gialla, potrebbe essere legato alla diffusione di una o piu' varianti, se la base del SarS-CoV-2 (linea viola) rimane all'8% mentre l'ampiezza dei picchi aumenta, che e' proprio quello che sembra stia accadendo (vedi la linea rossa.

SITUAZIONE DELL' 8/2 (ore 17.45): I decessi di oggi in Italia sono 307 (90.000 dall'inizio della pandemia), forse in leggera discesa.
Il punto di oggi (l'ultimo a destra nel grafico) E' SCESO (a 9.8%), indicando una salita del livello di fondo dal valore dell'8% dopo due picchi abbastanza elevati nei tre giorni precedenti.
Questo ci ha indotto a modificare in crescente la linea viola, che prima era costante nel tempo.
L'inizio della salita della linea viola, che rappresenta il livello dei contagi del Sars-CoV-2 al netto dei picchi sembra corrispondere al giorno d'inizio della zona gialla, per cui in prima istanza dobbiamo pensare che i piemontesi non siano stati in grado di prestare la dovuta attenzione gli assembramenti ed ai superdiffusori d'infezione, lasciando crescere in tutta la regione i contagi, come mostra la linea viola.
Sarebbe una brutta notizia per i piemontesi ma allora sarebbe giusto dire "chi e' causa del suo mal pianga se stesso" perche', dopo la necessaria conferma con il dato di domani e forse anche dopodomani, secondo noi dovrebbero veder cambiare di colore la loro regione con aumento delle restrizioni, per bloccare subito la risalita dei contagi, ancora molto pericolosa.
Se accadesse, sarebbe interessante valutare la prontezza del sistema governativo rispetto all'allarme fornito con questo metodo.
Non accadrebbe invece, se i dati di domani e dopodomani scendessero sotto la curva viola in salita, che abbiamo disegnato oggi: allora dovremmo correggerla, riportandola verso l'andamento costante.
Staremo a vedere.

LIMITI DELL'AIUTO DEI VACCINI:   (9 febbraio 2021)
Tutti ci aspettiamo che con il vaccino poi finisca tutto: ma sara' proprio cosi'? Non crediamo proprio, se gli anticorpi potranno proteggerci solo per qualche mese (diciamo 12 mesi, poi occorrera' vaccinarci di nuovo).
Anche quando l'epidemia non c'e', per esempio l'estate scorsa (da noi), abbiamo un livello di positivi al test del 2-3%, che e' gente infetta che sta coltivando nel loro organismo colonie di virus ad insaputa di tutti (loro compresi).
E' quella che abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici . Sono una grande moltitudine di virus che stanno parassitando gli umani per farsi traghettare fino alla prossima ondata epidemica, che si sviluppera' quando le condizioni esterne glielo consentiranno.
Questa moltitudine e' molto piu' numerosa (e cosi' le mutazioni del virus) in quei Paesi che hanno consentito che i contagi salissero molto durante l'ondata epidemica (USA, Brasile, ecc.): per questo e' meglio non consentirlo.
Ecco un mio dubbio: quella parte di popolazione che ha il virus in corpo (ora salita all'8% perche' e' inverno), quando assumera' il vaccino avra' un sistema immunitario gia' sollecitato in continuazione dalla presenza del virus vero nell'organismo. Come rispondera' alla somministrazione del vaccino?
Crediamo possibile che il vaccino non abbia alcun effetto aggiuntivo su queste persone, per cui sara' stato inutile (nell'8% dei casi).
Rimarra' loro comunque l'immunita' naturale data dall'infezione in atto, che continuera' a sussistere perche' evidentemente gli anticorpi, che in quella persona asintomatica gia' ci sono, non stanno riuscendo a debellare il virus.
Se fosse cosi', la popolazione degli asintomatici continuerebbe ad alimentare questa epidemia degli asintomatici che continuerebbe ad esistere in eterno perpetuando la minaccia di epidemia.
Non riusciremmo percio' a toglierci dalle scatole questo dannato virus neanche con il vaccino (che pero' ci protegge e ci fa vivere meglio, anche se non fa scomparire il virus).
Bisognerebbe affrontare il problema arduo di curare gli asintomatici abbassandone il numero sempre piu': sarebbe un compito lungo e difficile.
Non dico che le cose stiano cosi', anzi spero proprio di no. E' un dubbio che ho e che andrebbe chiarito con una ricerca che, tracciando un numero sufficiente di asintomatici prima e dopo la vaccinazione, riesca a chiarire se c'e' anche questa minaccia che dobbiamo combattere.

COSA STIAMO RISCHIANDO:   (8 febbraio 2021)
Tutti noi in Italia dobbiamo avere ben chiaro il rischio che stiamo correndo.
E' inverno e se non ci fosse stato il 30% di persone immunizzate a rallentare i contagi, la terza ondata sarebbe gia' partita da un mese, perche' il Sars-CoV-2 non perdona. Questo virus e' talmente contagioso che non ci sono varianti che tengano, basta solo lui per scatenare un'epidemia violenta, se siamo cosi' inefficienti da permetterglielo.
Se non si e' capaci di adottare le dovute misure di prevenzione, com'e' accaduto negli U.S.A. , l'epidemia si scatena proprio come mostrato nel link, addirittura anche d'estate. Infatti la seconda ondata negli USA c'e' stata a luglio e agosto, come potete vedere nella figura del link, che e' un ottimo esempio che fa capire cosa succede se non si adotta alcuna precauzione: l'epidemia sarebbe stata esattamente cosi' anche da noi, con innumerevoli morti in piu' (vale anche per il presente ed il futuro). Questo e' il Covid-19.
Quando succede non e' colpa del fato ineluttabile ma siamo stati noi che gliel'abbiamo permesso, non accorgendoci in tempo utile della crescita dei contagi (per monitoraggio non "pronto" o insufficiente) e non adottando le necessarie restrizioni per bloccarne la crescita.
Se l'andamento in salita dei contagi del Piemonte, indicato dalla linea viola, permanesse per piu' giorni, le persone contagiose in circolazione diventerebbero cosi' tante che con un lockdown totale si potrebbe fermare la salita ma non tornare indietro, perche' il virus chi se l'e' preso ormai se lo tiene per un mese, rimanendo contagioso (e parlo degli asintomatici, che poi nemmeno si sa chi sono).
Gia' abbiamo cosi' tanti decessi ora, che una terza ondata non ci vorrebbe proprio.
Per ora secondo noi e' il Piemonte che sta rischiando di diventare zona rossa.
Noi in questo lavoro indichiamo come e cosa fare, non facciamo monitoraggio operativo (lo stesso monitoraggio "pronto" crediamo debba essere eseguito anche in ogni altra regione, per essere pronti ad intervenire tempestivamente ove necessario).

SITUAZIONE DEL 7/2 (ore 18): I decessi di oggi in Italia sono 270 (90.000 dall'inizio della pandemia), forse in discesa per la prima volta.
Il punto di oggi (l'ultimo a destra nel grafico) E' RISALITO (al 12.9%), allontanandosi dal livello di fondo dell'8% dopo il picco del venerdi' che e' stato particolarmente elevato.
Questo fatto contraddice la nostra ipotesi che il picco del venerdi' fosse risultato cosi' alto perche' sovrapposizione di tre picchi. Allora sembra che l'allegerimento delle restrizioni con il passaggio dalla zona arancione alla zona gialla abbia innescato queste variazioni notevoli nel numero dei test positivi.
Si noti bene che non abbiamo scritto "numero dei contagi" ma solo di "test positivi", com'e' anche scritto nel titolo del grafico, perche' NON riteniamo possibile che il numero di persone contagiate possa variare nel modo descritto dal grafico. Cio' in quanto hanno bisogno dei loro tempi sia la salita del numero di persone contagiate (legato ai tempi biologici di accrescimento della popolazione virale) che la discesa (legata ai tempi di guarigione).
Riteniamo percio' che questi bruschi salti della curva graficata costituiscono un'ulteriore conferma della nostra interpretazione dei picchi che abbiamo spiegato nell' INTERPRETAZIONE ED USO DEL GRAFICO che segue. Quello che "balla" non e' il numero di persone contagiate ma la presenza o meno di molecole RNA nelle prime vie respiratorie (dove vengono applicati i tamponi) di molte persone esaminate. Qual'e' la causa, se la zona gialla od altro, ancora non lo sappiamo. Anche questo e' un argomento da capire.
In base alla spiegazione della nostra comprensione dei picchi, la loro altezza indica la presenza di virus con comportamento diverso, quasi certamente conseguenza di mutazioni del Sars-CoV-2.
Potendo coesistere con il virus padre nella stessa persona, il relativo numero di test positivi non va necessariamente considerato come numero di contagi aggiuntivi: potrebbero esserlo ma solo se acquisiti per contagio o residuali dopo guarigione dal Sars-CoV-2 (asintomatica).
Quindi riteniamo corretto interpretare come livello dei contagi quello al netto dei picchi, cioe' la linea viola nel grafico.
Quindi ci sembra che con il dato di oggi questo argomento entri prepotentemente nella comprensione che dobbiamo avere degli eventi che stanno accadendo.
Guardando il grafico sembra di vedere l'inizio della risalita dei contagi che abbiamo avuto il 20/12, all'inizio dello shopping natalizio.
Se cosi' fosse, appena fosse confermata la risalita stabile dei contagi, bisognerebbe bloccarla immediatamente con le necessarie restrizioni, regione per regione.

IMMUNITA' NATURALE: Per inciso, citiamo il risultato di studi compiuti nel Regno Unito, su oltre 20.000 pazienti contagiati dal Sars-CoV-2, per valutare la persistenza della protezione immunitaria naturale acquisita dopo l'infezione, che e' risultata essere del 99% dopo 3 mesi e dell' 88% dopo 6 mesi.
Questo ci conforta per le valutazioni da noi fatte in base alle quali stiamo godendo di un periodo di relativa tregua dai contagi proprio grazie alla moltitudine del 30% di persone contagiate nella seconda ondata ed ancora immunizzate.
Sembra che eravamo nel giusto.
Con solo il 30% d'immunizzati non possiamo stare tranquilli: con gli assembramenti ed i superdiffusori la terza ondata e' dietro l'angolo.
Per convincersi che il pericolo e' reale basta guardare cosa e' successo negli U.S.A. dove non hanno prestato la dovuta attenzione gli assembramenti ed ai superdiffusori, lasciando crescere a dismisura la popolazione virale con tutte le sue varianti in tutto il Paese, purtroppo per loro.
Solo quando con le vaccinazioni arriveremo al 70% d'immunizzati, potremo stare tranquilli, perche' avremo un'immunita' di gregge ma solo TEMPORANEA, perche' anche l'immunita' del vaccino verosimilmente durera' dai 6 ai 12 mesi. Poi occorrera' fare il richiamo (una volta all'anno).

P.S. La vera immunita' di gregge scordatevela. Dato che l'immunita' naturale e sicuramente anche quella del vaccino vanno scemando in un anno, questo virus vorrebbe infettare tutti, almeno una volta all'anno, fino all'estinzione del genere umano (non sparira' come la Spagnola, con cui l'immunizzazione era permanente; il Sars-CoV-2 e' piu' cattivo).
Ma fortunatamente per noi pero' e' arrivato troppo tardi, perche' ormai abbiamo imparato a creare i vaccini e quindi vinceremo noi (ma con la seccatura dei richiami, finche' non sparira' del tutto, che accadra' quando trovera' tutti ma proprio tutti immunizzati, perche' allora non potra' piu' replicarsi).

SITUAZIONE DEL 6/2 (ore 18): I decessi di oggi in Italia sono 385 (90.000 dall'inizio della pandemia) ed il punto di oggi (l'ultimo a destra nel grafico) E' SCESO MOLTISSIMO (al 9.5%), avvicinandosi decisamente al livello di fondo dell'8% dopo il picco del venerdi' (ieri) particolarmente elevato.
Dei due scenari da noi previsti ieri, risulta cosi' evidente gia' da oggi che abbiamo scampato il pericolo dello scenario N.2 (partenza della terza ondata).
Si sta concretizzando invece lo scenario N.1, in cui il "valore cosi' alto di ieri potrebbe essere dovuto alla manifestazione periodica di una variante nuova, restando il fondo del Sars-CoV-2 (cioe' la sua popolazione virale) sempre intorno all'8% (ma con la presenza importante della variante del virus responsabile del picco)".
Termina cosi' lo stato di pre-allarme che avevamo dichiarato ieri e nel nostro "STATO" (nella pagina iniziale) abbiamo scritto: "ALLARME RIENTRATO" (con il colore verde).
Rimane da studiare l'evento di ieri che non crediamo sia un errore. Ce ne occuperemo a partire da ora.
Per prima cosa possiamo rilevare che il picco di ieri e' molto "stretto", come se tutti e tre i picchi fossero venuti centrati nello stesso giorno di venerdi', sommando in modo coerente il loro contributo e triplicando cosi' l'altezza del picco che, non essendo allora solo il picco del venerdi' di ampiezza attesa 2.3%, ha raggiunto un'ampiezza tripla del 6.5%.
Se e' successo proprio questo, i dati dei prossimi due giorni devono avere un andamento regolare, cioe' non devono presentare picchi (perche' ci sono gia' stati, venerdi'). Staremo a vedere.

DUE SONO I PROBLEMI APERTI:   (6 febbraio 2021)
  1. Il primo arriveremo a risolverlo ma accorre tempo perche' e' necessario acquisire piu' dati: si tratta di distinguere i tre picchi ed evidenziarne comportamento e cause.
  2. Il secondo e' piu' difficile per noi perche' non abbiamo le competenze specifiche necessarie: perche' compaiono tutti questi picchi?
    I test sono in grado di evidenziare la presenza di un certo tipo di molecole RNA dotate di una specifica sequenza.
    Siccome quell'RNA e' contenuto all'interno dei virus Sars-CoV-2 si dichiarano infette le persone trovate positive al test.
    Per questa conclusione pero' occorrerebbe un'analisi ulteriore, perche' il test accerta solo la presenza dell' RNA e non anche del virus attivo, in grado di riprodursi.
    Se il virus fosse presente nei tessuti delle prime vie respiratorie, dove viene prelevato il muco con il tampone per fare il test, certamente non sparirebbe alcuni giorni si altri no, ma farebbe il suo mestiere di diffondersi tutti i giorni.
    Occorre scoprire quale puo' essere quel fenomeno che porta l'RNA nella gola delle persone con periodicita' settimanale.
    Dev'essere un fenomeno non continuo ma "impulsivo": le molecole di RNA arrivano in gola creando il picco e poi lentamente in pochi giorni vengono smaltite dando luogo alla discesa del picco.
    Questo e' quello che vedono i test!
    Vedono molecole prodotte da virus del tipo Sars-CoV-2 (il test identifica solo una parte della sequenza, non tutta) e che in particolari condizioni potrebbero anche essere rilasciate al di fuori delle membrane cellulari, credo.
    Se i virus fossero nell'apparato respiratorio sarebbe facile far arrivare in gola solo le molecole di RNA. Allora potrebbe realizzarsi la loro latenza, cioe' la temporaneita' della loro presenza in gola che da origine ai picchi.
    Rimarrebbe da capire ancora la causa della periodicita' settimanale ma questo dovrebbe essere un problema piu' semplice.
    Questa e' solo una congettura e non dimostra niente ma fornisce un esempio che mostra come puo' essere affrontato il problema: con l'intelletto si ipotizza una soluzione possibile del problema che dev'essere poi verificata sperimentalmente.
    Se la realta' fosse conforme alla nostra congettura che significato epidemiologico avrebbero i picchi?
    Crediamo che sarebbe confermato l'accertamento della presenza di una variante del Sars-CoV-2 (per il tipo di RNA identificato), insediata nell'apparato respiratorio profondamente e non nelle prime vie respiratorie che presenta questa peculiarita' di poter rilasciare periodicamente molecole di RNA anche al di fuori delle membrane cellulari.
    Essendo virus originati da una mutazione del Sars-CoV-2 e' naturale che possano provocare una sindrome analoga al Covid-19 e quindi ai fini epidemiologici vanno considerati alla stessa maniera.
    Le persone con questa infezione risulterebbero positive al test ma con un'efficienza minore, perche' quando l'RNA non viene rilasciato il test e' negativo benche' la persona sia infetta.
    Questo fatto evidenzierebbe una lacuna nel sistema di monitoraggio che potrebbe rivelarsi anche una voragine, perche' ipotizza la possibile esistenza di varianti del virus, create durante una prima infezione asintomatica di Sars-CoV-2 ed insediatesi profondamente e stabilmente nell'apparato respiratorio, che quando non apportano RNA nelle prime vie respiratorie, dove vengono prelevati i campioni da analizzare nei test, risultano pressoche' invisibili ai test.
    Se hanno un'evoluzione lenta possono accrescersi di numero lentamente e dopo l'infezione primaria (ad ottobre) possono sviluppare 2 o 3 mesi dopo (a gennaio) la sindrome Covid-19 che puo' anche risultare piu' letale, perche' i virus hanno avuto tutto il tempo di diffondersi ampiamente nell'organismo.
    E' uno scenario che corrisponde bene a quell' IDEA che abbiamo gia' descritto il 31/12.
    Anche questa e' una congettura ma non posso fare a meno di associarla all'eccesso inspiegabile di decessi che abbiamo da oltre un mese, che una causa verosimile devono pure averla.

    INTERPRETAZIONE ED USO DEL GRAFICO:   (7 febbraio 2021)
    Secondo la nostra interpretazione dell'origine dei picchi il grafico e' composto da una curva con andamento abbastanza regolare, la linea viola, che rappresenta la percentuale di persone infettate dal virus Sars-CoV-2 e da una serie di picchi sovrapposti ad essa che sono la manifestazione della presenza di altri tipi di virus diversi, nati da mutazioni del Sars-CoV-2.
    Queste varianti del virus non risiedono nelle prime vie respiratorie ma piu' in profondita' nell'apparato respiratorio e presentano caratteristiche particolari:
    1. Si insediano in profondita' nell'apparato respiratorio, perche' le riveliamo solo con l'RNA rilasciato nel fiato, che quindi puo' anche non contenere mai i virus; nel qual caso non c'e' contagiosita' e la variante deve convivere con il Sars-CoV-2, perche' rimane nell'ospite, non si trasmette per contagio: e' il caso dei picchi che abbiamo visto non ridursi affatto durante la zona rossa.
    2. Altri tipi di queste varianti possono fuoriuscire con il fiato ma non infettare le prime vie respiratorie, perche' la loro affinita' e' soprattutto con le cellule polmonari. Questi virus, a differenza dagli altri, possono diffondere il contagio e quindi possono anche non coesistere con il Sars-CoV-2 nell'ospite.
    3. Nel primo caso la sindrome Covid-19 viene prodotta entro un mese dal virus Sars-CoV-2 perche' piu' numeroso e ad evoluzione piu' rapida.
    4. Nel secondo caso una persona puo' avere in corpo solo la variante o perche' e' stata contagiata dalla sola variante oppure aveva anche il Sars-CoV-2 ma e' riuscita a debbellarlo (non cosi' la variante, insediata piu' in profondita' nei polmoni in aree meno raggiungibili dagli anticorpi). In questo caso la variante mostra di avere un'evoluzione piu' lenta del Sars-CoV-2, perche' vediamo comparire il Covid-19 due o tre mesi dopo la seconda ondata, che e' il momento piu' probabile in cui le mutazioni sono avvenute.
    5. In questi casi la sindrome prodotta dalla variante del virus e' piu' grave e presenta una letalita' maggiore (probabilmente perche' i virus hanno avuto piu' tempo per invadere l'organismo e sviluppano cosi' una sindrome piu' difficile da curare).
    6. Alcune di queste varianti potrebbero non essere rivelate dagli attuali test molecolari e risulterebbero cosi' INVISIBILI.
    7. E' molto importante individuarle (negli esami autoptici dei decessi ritardati di 3 mesi dalla seconda ondata) per poter presisporre un efficace sistema di monitoraggio.
    8. Nei mesi successivi ad un'ondata epidemica (che ha generato molte mutazioni) bisogna tenere sotto controllo il livello di fondo dei contagi (perche' e' quello che puo' facilitare l'avvio di una nuova ondata), considerando non solo il livello di fondo del Sars-CoV-2 (=linea viola nel grafico) ma anche quello del top dei picchi, che permette di monitorare la presenza delle varianti, per molti versi anche piu' pericolose del Sars-CoV-2 sia perche' piu' subdole (alcune addirittura potenzialmente invisibili) che perche' spesso letali (l'alto numero di decessi di gennaio testimonia che il loro contributo alla pandemia non e' affatto marginale.

    SITUAZIONE DEL 5/2 (ore 18): I decessi di oggi in Italia sono 377 (90.000 dall'inizio della pandemia) ed il punto di oggi (l'ultimo a destra nel grafico) SALE MOLTISSIMO (al 16.7%), ben oltre il livello del 10% atteso per il picco del venerdi' (oggi). E' un livello allarmante, addirittura SUPERIORE a quelli raggiunti durante la seconda ondata.
    Vuol dire che addirittura una persona su 6 di quelle esaminate nel test e' risultata positiva: sono tantissime!
    Il dato di tutta Italia comunicato oggi dalla TV e' invece del 5.25%, quindi nessun allarme. E' percio' importantissimo monitorare da vicino l'andamento dei dati del Piemonte per non perdere neanche un giorno nell'applicare le necessarie restrizioni, qualora il dato corrispondesse ad un aumento VERO della popolazione virale.
    E' molto oltre le precedenti oscillazioni dei picchi che rimanevano costantemente tra il livello del fondo all'8% ed il massimo dell'11%, come manifestazione di almeno 3 tipi di picchi, ricorrenti con frequenza settimanale tra cui quello ben noto del venerdi', che ha sempre avuto negli ultimi 3 mesi un'ampiezza costante dell'1.5%, che ora sarebbe addirittura sestuplicata arrivando all'8.7%.
    Aspettiamo quindi con molta impazienza ed un po' di sgomento il dato di domani per avere la conferma che questo dato, molto inquietante, sia reale, perche' l'andamento complessivo dei contagi allora potrebbe non rimanere piu' costante ma potrebbe impennarsi verso l'alto, imponendo la necessita' di provvedimenti di restrizioni (zona rossa) IMMEDIATE nel Piemonte e forse anche nelle regioni contigue, dopo verifica delle relative curve dei contagi (potrebbe essere l'arrivo della variante inglese).
    La crescita eccezionale sembra interessare il picco del venerdi'. Gli altri picchi che vedevamo (almeno 2) erano scesi dall'ampiezza del 10% di un mese fa a meno del 2% e probabilmente stanno scomparendo (a differenza del picco del venerdi'), essendo passato il tempo dei 30 giorni canonici di guarigione del Sars-CoV-2 (ed anche di queste sue mutazioni, evidentemente).
    Se le cose stessero veramente cosi', il livello del fondo non rimarrebbe all' 8% ma si potrebbe impennare e la curva dei contagi del Sars-CoV-2, al netto del contributo dei picchi (indicata dalla linea viola disegnata nel grafico) potrebbe iniziare a salire.
    Per tutto questo nel nostro "STATO" (nella pagina iniziale) lasciamo scritto anche per oggi: "PRE-ALLARME ROSSO: POSSIBILI FOCOLAI" (con il colore rosso).
    Non e' un'indicazione di poco conto per i rischi connessi all'eventuale comparsa delle varianti molto contagiose, presenti all'estero e per il rilascio di molte restrizioni con il passaggio recente del Piemonte da zona arancione a gialla.

    FALSO ALLARME: UNA NUOVA VARIANTE?   (6 febbraio 2021)
    Manteniamo la nostra convinzione che tutti i punti sopra alla linea viola siano i contributi dei picchi periodici (di almeno 3 tipi, secondo noi), riconducibili ad effetti prodotti da varianti del virus.
    Allora ci sono due scenari possibili:
    1. Se tra 3 giorni i contagi scenderanno verso il livello di fondo dell'8%, allora anche questo valore cosi' alto di oggi potrebbe essere dovuto alla manifestazione periodica di una variante nuova, restando il fondo del Sars-CoV-2 (cioe' la sua popolazione virale) sempre intorno all'8% (ma con la presenza importante della nuova variante del virus responsabile del picco).
    2. Altrimenti, se i contagi dovessero salire stabilmente, saremmo proprio nei guai perche' allora sarebbe partita una terza ondata dell'epidemia di Sars-CoV-2 o di una sua variante.
    > Aspettiamo questi 3 giorni (con una certa apprensione) e vediamo cosa succede.
    Abbiamo gia' dato una spiegazione di questo fenomeno dei picchi di contagi apparenti presentando una nostra IDEA , in cui abbiamo ipotizzato che alcuni di questi virus mutati possano "simulare falsi aumenti e diminuzioni di contagi (i picchi) variando la loro presenza nelle prime vie respiratorie, dove noi umani preleviamo i tamponi. Ma loro non stanno cambiando di numero, sono degli abilissimi imbroglioni".
    Ci sembra un'evenienza molto verosimile in questo caso, perche' non e' realistico che possa verificarsi un tale balzo in avanti della popolazione virale, quando la presenza dei picchi ci ha abituato a variazioni anche molto vistose dei dati.
    Potremmo cosi' avere un dato ancora maggiore domani per andare a formare un nuovo picco del sabato (per esempio), sempre restando il valore del fondo all'8%, a cui la curva ritorna dopo l'escursione del picco.
    Dobbiamo aspettare l'evoluzione dei dati per capire meglio il fenomeno nuovo che abbiamo di fronte.
    Se questo valore cosi' alto fosse la manifestazione della presenza di una variante del virus sarebbe importantissimo andarla ad individuare, determinandone la sequenza dei geni, perche' e' probabile che i test molecolari attuali non siano in grado di rilevarla e cosi' resterebbe un virus nascosto, capace anche di contribuire in modo importante a quel numero di decessi che e' cosi' alto, forse proprio per il contributo di varianti presenti in gran numero ma sconosciute, perche' non evidenziate dai test attualmente usati.
    L'andamento complessivo della linea viola lo disegneremo appena avuta la conferma di questa crescita dei contagi, tanto vistosa quanto inattesa, forse dovuta alla riduzione delle restrizioni con la zona gialla che e' iniziata l'1/2 e che potrebbe essere correlata a questa risalita cosi' importante dei contagi.
    Il livello di fondo attuale, finora intorno al 8%, potrebbe salire anche in modo sostanziale, oltre il livello del fondo degli asintomatici (con temperature invernali): in tal caso corrisponderebbe ad un aumento sostanziale del numero di virus Sars-CoV-2 in circolazione per cui bisognerebbe adottare immediatamente tutti i provvedimenti necessari a ridurre i contagi, con le giuste restrizioni, anche se onerose, altrimenti si rischierebbe la partenza della terza ondata.
    Ricordiamo che ai primi di novembre, quando si era nella fase discendente della seconda ondata, i contagi erano al 10% per poi arrivare ad un fondo del 2% alla fine della seconda ondata (con temperature autunnali).
    Ora, a febbraio, fa piu' freddo per cui ci aspetteremmo che il fondo degli asintomatici sia piu' alto (forse al 5% o 6%).
    Anche ora, con una percentuale di tamponi positivi non piccola (oltre l' 8%), si stanno infettando tante persone in modo asintomatico che tra un mese rimarranno IMMUNIZZATE (per 5 mesi) e ci aiuteranno, insieme ai vaccinati, a non far partire la terza ondata (non tutti i mali vengono per nuocere), se gli appassionati frequentatori di assembramenti e movide varie ce lo consentono, evitando le occasioni di superdiffusione del virus che creano i focolai.
    Se il livello attuale superasse l' 8% ci preoccuperebbe per la possibile partenza di una terza ondata.
    L'andamento complessivo della curva non era in salita, segno che le misure di prevenzione fino ad allora adottate sono risultate adeguate.
    Ma con l'avvento della zona gialla sembra che la situazione possa cambiare in modo radicale con la comparsa di molti focolai d'infezione.
    Sembrerebbe allora poter essere finita la tregua dovuta all'immunita' residua delle seconda ondata, che crediamo sia destinata a diminuire nei prossimi due mesi. Potra' pero' essere rimpiazzata dall'immunita' del vaccino: per questo E' URGENTE VACCINARE PRESTO PIU' PERSONE POSSIBILE.
    E poi sara' ancora inverno, per cui non dovremo farci trovare impreparati, con la guardia abbassata.
    Il RISCHIO che si corre pero' ora che molte riaperture sono in atto, e' quello di ritenere che il pericolo di contagio vada scemando con il tempo ma non e' cosi'. Anzi quella che va scemando e' la protezione dell'immunita' naturale acquisita nella seconda ondata. Se non venisse rimpiazzata in tempo con l'immunita' delle vaccinazioni, bisognerebbe inevitabilmente essere pronti a ricorrere tempestivamente a rigide restrizioni per evitare la partenza di una terza ondata dell'epidemia, almeno finche' non arriva il caldo estivo.

    TROPPI DECESSI IN ITALIA:   (4 febbraio 2021)
    Fin dal 7 di gennaio abbiamo segnalato questa anomalia di un numero di decessi in Italia troppo elevato.
    Oggi, ad un mese di distanza, siamo ancora ad un livello di 400 e piu' decessi al giorno:


    Un mese fa non c'erano cosi' tanti contagi da giustificare questo alto numero di decessi che abbiamo oggi.
    E' come se ci fosse un'epidemia letale un atto di un virus che NON viene rivelato dagli attuali test molecolari e quindi a nostra insaputa!
    Durante la prima ondata, ma con l'epidemia in atto, avevamo in media gli stessi 500 decessi al giorno:


    Quindi i decessi di oggi, a piu' di due mesi dalla fine della seconda ondata sono decisamente troppi.
    Per convincersi che 500 decessi al giorno sono davvero troppi basta osservare che, non solo e' lo stesso numero che avevamo in Italia durante la prima ondata ma per un Paese come il nostro, con 60 milioni di abitanti, e' anche equivalente ai 3000 morti al giorno che hanno negli U.S.A. oggi, mentre sono nel pieno dell'epidemia.
    Quindi cosi' tanti decessi devono essersi originati necessariamente in un periodo in cui c'erano tanti contagi e quindi tanti virus in circolazione. Ma non possono essere persone ammalate allora di Covid-19 e rimaste in rianimazione per oltre due mesi.
    Per questo pensiamo che questi 500 decessi al giorno debbano essere collegati agli eventi di due mesi fa, quando i contagi erano tanti, perche' era in corso la seconda ondata ed i virus in circolazione erano tanti ma in cui molte persone ne sono uscite senza risultare ammalate ma con in corpo un virus diverso, che e' rimasto invisibile per due mesi ed ha poi sviluppato la sindrome Covid-19 che in un buon numero di casi ha avuto esito letale.
    Una possibile spiegazione e' percio' che i decessi di questi giorni siano di persone contagiate in forma asintomatica (95% dei contagi) durante la seconda ondata, con una variante del virus ad evoluzione piu' lenta e che ora sono vittime dell'insorgenza di una sindrome Covid-19 "ritardata" ma piu' letale (perche' i virus hanno avuto piu' tempo per diffondersi nell'organismo), causata da una mutazione del virus.
    Essendo un tipo di evoluzione diversa da quella nota del Sars-CoV-2 (cioe' a sviluppo piu' lento), noi avevamo gia' ipotizzato che il virus responsabile di tutti questi decessi potesse essere un altro virus, risultato di una mutazione avvenuta durante il primo mese dell'infezione da Sars-CoV-2 della seconda ondata, che dopo una lungo periodo di incubazione potesse produrre una sindrome analoga al Covid-19 ma in forma piu' letale.
    Questo potrebbe spiegare sia l'alto numero di decessi, che il prolungarsi nel tempo di questo fenomeno, ma evidenzierebbe soprattutto la presenza diffusa di una nuova variante del virus con un'evoluzione della patologia associata finora sconosciuta.
    Il prolungarsi dei decessi nel tempo (non calano apprezzabilmente) potrebbe anche indicare una capacita' di diffondersi per contagio (con modalita' ignote), senza essere rivelato dagli attuali test molecolari e questa sarebbe davvero una pessima notizia: un'epidemia letale ed invisibile attualmente in corso, senza che nessuno se ne sia accorto, perche' e' stata confusa con quella del Sars-CoV-2, pur essendo diversa!
    Anche se dobbiamo usare il condizionale, perche' e' solo un sospetto, l'anomalia di questi decessi cosi' numerosi e' cosi' evidente e le conseguenze che comporta cosi' gravi che un'indagine specifica, se non e' gia' in corso, crediamo debba essere avviata al piu' presto, partendo da esami necroscopici sui decessi. Sarebbe urgente identificare, sulle persone decedute, queste eventuali varianti e le loro sequenze di geni per poterle poi rivelare e combattere efficacemente, dato che sembrerebbero piu' insidiose e letali del virus Sars-CoV-2 da cui originano.
    Se fosse cosi' sarebbe urgente perche' prima si interviene e piu' vite si salvano.
    Ne dovremmo anche trarre l'insegnamento che rimanere infettati "solo" in forma asintomatica non e' proprio come prendere un raffreddore ma potrebbe essere addirittura letale, due e piu' mesi dopo (con questi 15000 decessi al mese per piu' mesi sul 30% di infettati della seconda ondata, sarebbe di circa il 0.3% la probabilita' di decedere per un'infezione asintomatica, se la nostra comprensione del fenomeno fosse corretta).

    I PICCHI DELLA CURVA DEI CONTAGI:   (2 febbraio 2021)
    Le curve dei contagi, in questo caso del Piemonte ma quale sia la regione e' irrilevante, vengono usate guardando solo se salgono o scendono. E' un uso troppo superficiale dei dati.
    La curva ha una struttura che contiene tante altre informazioni importanti, presenti soprattutto nella struttura di quegli strani picchi che non sono certamente fluttuazioni casuali dei dati.
    Non e' certo facile arrivare a capirne l'origine solo osservandone il comportamento ma e' quello che stiamo cercando di fare.
    Nei mesi passati c'era la presenza di un solo picco molto stabile sia come ampiezza (1.5%) che come frequenza: tutti i venerdi', preciso come un orologio svizzero ed insensibile alla presenza delle "zone rosse".
    Queste osservazioni ci avevano indotto a formulare delle ipotesi di presenza di un nuovo tipo di virus .
    Ora ci sembra di vederlo ancora questo picco, che abbiamo evidenziato con delle V rosse nel grafico ma sono comparsi almeno altri due tipi di picchi, forse centrati su giovedi' e sabato, di ampiezza molto maggiore (fino al 10%) e decrescenti in 30 giorni, che e' il tempo tipico di guarigione del Sars-CoV-2 e probabilmente anche di molte sue varianti.
    In un mese con le restrizioni in atto questi picchi sono quasi scomparsi, quindi non sono collegati ai decessi che invece rimangono tanti (ed anche troppi! ).
    Se la struttura a picchi cambia, qualcosa e' successo. Il virus Sars-CoV-2 e' sempre lo stesso; quello che puo' cambiare e' la comparsa di mutazioni del virus o nate in Italia o importate da fuori. Questi nuovi virus potrebbero creare dei picchi, come fa evidentemente anche il Sars-CoV-2.
    Se questi nuovi picchi sono prodotti da mutazioni del virus, queste sono avvenute nel periodo natalizio e si comportano come il Sars-CoV-2, perche' sono sensibili alla presenza dei suoi anticorpi (a differenza della mutazione responsabile del picco del venerdi'). Infatti il loro numero e' diminuito in 30 giorni, come il Sars-CoV-2, in conseguenza delle restrizioni e della presenza degli anticorpi delle immunizzazioni della seconda ondata.
    Per questo non sono collegabili ai tanti decessi attuali, che invece non stanno diminuendo e quindi sono dovuti ad un'altra causa .
    Inoltre si trasmettono per via aerea (perche' con la "zona rossa" calano), a differenza del picco del venerdi', che imperterrito permane sempre con la stessa ampiezza qualsiasi cosa accada.
    Continueremo ad osservare il comportamento di questi picchi, cercando di carpirne sempre piu' ogni informazione possibile: e' certo l'aiuto di un laboratorio di genetica e biologia molecolare per specifiche analisi mirate sui campioni sarebbe di grande aiuto (confronterei le sequenze dei geni nei tamponi presi nei giorni dei picchi, alla ricerca di mutazioni che una volta individuate possono poi essere studiate).

    I PERICOLI DELLA RIAPERTURA:   (1 febbraio 2021)
    Con l'estensione della zona gialla a tante regioni si presentano due pericoli che la gente ignora:
    1. Tutti credono di aver capito che quando il parametro Rt e' inferiore ad 1 si puo' stare tranquilli e condurre una vita normale. Se e' Rt=0.8 vuol dire che una persona infetta ne contagia meno di un'altra e quindi la crescita esponenziale dell'epidemia non parte.
      Questo e' vero ma non tiene conto di un fenomeno tanto importante quanto frequente: quello della superdiffusione che si verifica negli assembramenti e nei locali chiusi con tante persone in un'area ristretta.
      In queste condizioni una persona infetta puo' contagiarne non 1 o 2 ma addirittura decine di altre e quindi il ragionamento basato sul parametri Rt non e' piu' applicabile. E' cosi' che nascono i focolai dell'infezione, che possono far partire una nuova ondata epidemica (e poi tutti a casa!).
    2. Nessuno o quasi sembra aver capito il fenomeno dell'accumulo di virus che esiste in ambienti chiusi e con ricambio di aria insufficiente (che accade soprattutto d'inverno, col freddo). Questo accumulo, che e' accentuato nei locali dove si toglie la mascherina per mangiare o bere, aumenta la carica virale a cui si e' esposti aumentando la probabilita' di rimanere contagiati.
      Se la gente ne fosse a conoscenza non credo che se ne starebbero tutti cosi' vicini come si sta vedendo in TV.
      Questi comportamenti potrebbero far risalire in pochi giorni la curva dei contagi e far tornare le restrizioni; poi chi ha seguito questi comportamenti non puo' protestare.

    CARENZA DI VACCINI:   (1 febbraio 2021)
    Con la riduzione delle forniture annunciate dei vaccini non si potra' arrivare ad avere tra tre mesi un numero di immunizzati in grado di supplire alla diminuzione del numero di immunizzati da infezione asintomatica contratta durante la seconda ondata, che oggi ci sta proteggendo dalla partenza di una terza ondata.
    Questo ci rende vulnerabili alla partenza di una terza ondata dell'epidemia da aprile in poi.
    Cosa si puo' fare? Basta rimandare la vaccinazione di coloro che risultano positivi al test antigenico, che come si puo' vedere nella tabella sono piu' del 50% della popolazione. Questo semplice accorgimento da solo potrebbe supplire alla riduzione annunciata del 60% delle forniture di vaccini.
    Bisogna poi tenere ben presente che anche gli anticorpi prodotti dal vaccino avranno una durata limitata (6 mesi?) per cui essendo il virus endemico si puo' prevedere che bisognera' rinnovare la vaccinazione almeno 1 volta all'anno.
    Per questa necessita' di una capacita' produttiva prolungata nel tempo ed anche in vista dell'eventuale necessita' di produrre nuovi vaccini per altre varianti del virus, potrebbe verificarsi una guerra dei vaccini, in cui sarebbero favoriti gli Stati che li producono.
    Bene ha fatto percio' il nostro Governo a finanziare la nostra fabbrica autoctona nel Lazio, che potrebbe iniziare la produzione a meta' del 2021.

    IL PERICOLO DEL FONDO DI ASINTOMATICI:   (31 gennaio 2021)
    Crediamo che questo virus purtroppo non sparira' come la Spagnola o con l'immunita' di gregge, perche' gli anticorpi non permangono a lungo nell'organismo.
    Inoltre stiamo vedendo che e' in grado di produrre mutazioni molto pericolose.
    Perche' possa avvenire una mutazione occorre che il virus si trovi in una persona, per potersi replicare.
    Per questo il fondo degli asintomatici e' molto pericoloso: essendo la fabbrica permanente dei virus, che li rende endemici, piu' il suo livello e' elevato e piu' mutazioni si creano. La legge di crescita esponenziale dei contagi poi fa il resto, selezionando le mutazioni piu' pericolose che sono quelle piu' contagiose e letali.
    Quindi rimanere a lungo con un fondo di asintomatici elevato, mentre da un lato ci aiuta a produrre un certo numero di persone immunizzate che riduce la probabilita' di partenza di ondate successive dell'epidemia, dall'altro accresce pero' il rischio della comparsa di mutazioni piu' pericolose del virus.
    Se fosse vero che i decessi di questi giorni sono causati dalle infezioni asintomatiche di novembre, allora piu' e' alto il fondo e piu' decessi avremo tra due mesi per questa forma di sindrome "ritardata".
    Il problema del fondo al 7% invece che al 2% non si puo' risolvere con le zone rosse, perche' appena si tolgono le restrizioni i contagi risalgono subito per raggiungere il punto di equilibrio dell' epidemia degli asintomatici
    Si risolve solo con l'immunita' diffusa
    • ma non quella prodotta da un'infezione asintomatica, che ci puo' lasciare in corpo un virus mutato a lenta evoluzione che produce la sindrome Covid-19 due mesi dopo,
    • bensi' quella prodotta dal vaccino, che pero' potrebbe non funzionare piu' se lasciamo passare tropo tempo, permettendo che il virus sviluppi tante varianti.
    E' una lotta perenne come quella tra guardie e ladri o spionaggio ed antispionaggio: il sistema immunitario combatte il virus creando gli anticorpi ma la legge dell'evoluzione, per permettere a questi virus di arrivare fino a noi, ha selezionato quelli in grado di produrre mutazioni resistenti a quegli anticorpi.
    E qui' che deve intervenire l'intelletto umano, che attraverso la Scienza puo' porvi rimedio, trovando il modo di interrompere questo meccanismo evolutivo, sia aiutando il sistema immunitario a rispondere piu' efficacemente che creando industrialmente le molecole necessarie a vincere le varie battaglie (la guerra poi chissa').
    Questo e' il nostro habitat sul pianeta Terra e dobbiamo accettarlo per viverci, cosi' com'e'.

    IMMUNITA' DIFFUSA E TERZA ONDATA:   (29 gennaio 2021)
    Ecco cosa avevamo scritto il 24/10, all'inizio della seconda ondata:
    "Alla fine di settembre tutti i tamponi positivi erano di asintomatici, perche' l'epidemia Covid-19 non era ancora partita e la percentuale di positivi era sotto al 3%.
    Poi ai primi di ottobre la temperatura si e' abbassata, accentuando il fenomeno dell'accumulo dei virus dispersi dagli asintomatici nell'ambiente (perche' si e' allungato il periodo di tempo in cui i virus rimangono attivi) e cosi', essendo aumentata l'esposizione della popolazione sana ai molti virus dispersi nell'ambiente da chi non indossava bene la mascherina, la percentuale di tamponi positivi e quindi di asintomatici e' cresciuta fino a superare intorno al 10 ottobre la percentuale critica del 5%.
    L'aumento della contagiosita' e' allora bastato per innescare la partenza esponenziale dell'epidemia Covid-19.
    Se i virus dispersi nell'ambiente dagli asintomatici (che purtroppo per loro sono l'allevamento vivente ed inconsapevole delle colonie di virus Sars-CoV-2, che altrimenti si estinguerebbero, perche' questo virus rimane attivo nell'ambiente solo per poco tempo) fossero stati di meno o per un minor numero di asintomatici o per un migliore uso delle mascherine, allora in Italia la seconda ondata di Covid-19 NON ci sarebbe stata affatto!
    Questo e' il know-how che abbiamo acquisito con questo lavoro.
    Esso sara' fondamentale per impedire le ondate successive dell'epidemia Covid-19 in ogni Paese del mondo (se confermato).
    Per questa volta purtroppo non c'e' piu' nulla da fare: l'epidemia ormai e' in corso.
    "

    Questo e' potuto accadere perche' ad ottobre erano passati circa 5 mesi dalla fine della prima ondata ed evidentemente l'immunita' acquisita dai tanti infettati (asintomatici) era scemata.
    Oggi abbiamo un fondo abbastanza stabile del 6%-8%, ben superiore al 3% di ottobre, ma la terza ondata non inizia, secondo noi perche' sono passati solo 2 mesi (non 5) dalla fine della seconda ondata e quindi ci sono ancora tanti immunizzati della seconda ondata, che sono protetti dal virus.
    Quindi possiamo confermare la nostra comprensione del fenomeno, come l'avevamo scritta il 24/10, durante la seconda ondata.
    Se questo e' vero tra un paio di mesi dobbiamo preoccuparci, perche' perderemo il livello di protezione immunitaria che oggi ci sta proteggendo, ma per ora possiamo stare tranquilli, se si riesce a mantenere i contagi entro questi limiti con le zone colorate che stanno funzionando bene.
    Poi potremo reggere ancora, sia perche' diminuisce la contagiosita' con la temperatura, che per la nuova immunita' delle persone vaccinate, ma dobbiamo sbrigarci a vaccinarne tante, per sostituire l'immunita' naturale delle persone infettate nella seconda ondata.
    A noi percio' sembra abbastanza chiaro che:
    1. Oggi la crescita dei contagi e' frenata dall'immunita' residua della seconda ondata.
    2. Mediamente questa immunita' dura 4-5 mesi poi svanisce e ci si puo' infettare di nuovo.
    3. Ad aprile potrebbe partire la terza ondata, se il fondo dei contagi raggiunge o supera il 5%. L'effetto "soglia" non e' determinato dalla legge di crescita esponenziale ma dalla crescita del numero di focolai nei quali viene favorito il fenomeno della "superdiffusione" (in cui una sola persona infetta puo' contagiarne altre decine).
    4. La eviteremo se la percentuale dei vaccinati allora sara' sufficientemente alta (penso il 25%) per affiancare efficacemente l'immunita' naturale, che oggi ci sta proteggendo ma che e' in diminuzione.

    PROBLEMA: QUANTI SONO I DECESSI   (27 gennaio 2021)
    Il livello dei contagi e' rimasto abbastanza basso negli ultimi 2 mesi ma i decessi sembra siano ancora tanti e NON diminuiscono: oggi in Italia sono 467, secondo i dati comunicati in TV.
    Ma ATTENZIONE: in Piemonte sono solo 2 quelli verificatisi oggi. Per le 20 regioni italiane quindi dovrebbero essere solo un decimo di quelli comunicati dalla TV!
    Ecco cosa scrive la Regione Piemonte nel suo sito Web, sopra indicato, da cui prendiamo i dati:
    "I decessi diventano 8.693. Sono 51 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall'Unita' di Crisi della Regione Piemonte, di cui 2 verificatisi oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid)."
    Sembrerebbe possibile allora che il problema dei decessi numerosi possa essere solo di correttezza o incompletezza della comunicazione del dato dei decessi in Italia, che sarebbe scandaloso secondo noi. Se fosse cosi' i decessi potrebbero NON essere affatto cosi' tanti come si dice, seminando un allarmismo che giustifica le restrizioni (purtroppo noi non abbiamo alcun accesso ai dati per poter fare verifiche: possiamo solo acquisirli cosi' come ci vengono forniti).

    PROBLEMA: LA BRUSCA SALITA DEL 21/1   (26 gennaio 2021)
    Rimane da capire cosa puo' aver prodotto la brusca salita dei contagi dal 7% all'11% giovedi' scorso (21/1), che sembrerebbe essere reale perche' il suo incremento di contagi permane anche in tutti i giorni successivi.
    Ci sarebbe stato cosi' un apporto importante e permanente di contagi, che pero' stranamente NON si stanno diffondendo, perche' la curva poi non sale.
    Per questo pensiamo che potrebbero anche aver cambiato la composizione dei tipi di test nei dati dal 21/1 in poi senza dire nulla, cambiando cosi' permanentemente il rapporto numeratore/denominatore della percentuale graficata. Non si tratterebbe quindi di un effetto reale.
    Per ora lo abbiamo evidenziato con un salto nella linea viola dell'interpolazione, riservandoci di capire meglio questo fenomeno.

    PROBLEMA: LA DISCESA E' TROPPO RAPIDA ?   (26 gennaio 2021)
    La curva dei contagi rappresenta un campionamento della presenza dei virus nella popolazione.
    I test positivi, cioe' l'ordinata della curva, possono salire anche rapidamente se l'infezione si estende.
    La discesa della curva invece e' determinata dalla diminuzione del numero di persone infette (in massima parte asintomatiche) e quindi dal tempo di eliminazione dell'infezione (guarigione).
    L'infezione Sars-CoV-2 guarisce in 30 giorni: e' noto sia dai dati clinici che dalla pendenza di discesa della curva dei contagi durante la seconda ondata (i 30 giorni sono determinati dal tempo della risposta immunitaria).
    Il problema che dobbiamo risolvere allora e' il seguente: come puo' la nostra curva dei contagi Sars-CoV-2 ( linea viola ) decrescere con un tempo di dimezzamento di soli 10 giorni? Le zone rosse non hanno proprieta' terapeutiche!
    RISPOSTA: L'unica possibilita' che vediamo per ora e' la presenza di molte persone infettate che riescono ad eliminare il virus non in un mese ma in pochi giorni, perche' dispongono ancora dell' immunita' acquisita durante la seconda ondata, essendo state allora infettate in modo asintomatico.
    Ma queste persone immunizzate dovrebbero essere percentualmente tante, perche' la velocita' di discesa della curva risulta piu' che raddoppiata rispetto ai 30 giorni canonici: in effetti avevamo gia' giustificato la discesa dei contagi dopo il periodo di Natale con la presenza di una moltitudine di persone ancora immunizzati dopo 2 mesi dalla fine della seconda ondata.
    Ci auguriamo che questa risposta sia giusta, perche' l'esistenza di cosi' tante persone ancora immuni ci darebbe una certa tranquillita' non solo per le preoccupazioni della partenza di una terza ondata ma anche per la possibilita' di riapertura immediata di molte attivita' (scuole, ristoranti, negozi, ecc.), con le rigide modalita' sotto indicate.
    Continueremo a pensare a tutti questi problemi e speriamo di trovare le risposte piu' giuste.

    ANDAMENTO DELLA CURVA: Per ora possiamo dire per certo che la regolarita' settimanale dei picchi del venerdi' sempre presente con precisione sorprendente e' cessata. Se era attribuibile alla presenza di una variante del Sars-CoV-2 possiamo ritenere che ora non sia piu' presente.
    Ci sono ancora pero' dei picchi che sicuramente non corrispondono a fluttuazioni casuali dei dati, perche' mostrano una coerenza dell'andamento sia in crescita che nella decrescita, con picchi di ampiezza fino al 100% nelle due settimane delle festivita' e molto piu' piccoli, intorno al 20-30% in diminuzione, nelle due settimane successive.
    Se continua cosi' i picchi, che ci sono sempre stati (quelli del venerdi'), potrebbero anche scomparire del tutto. Staremo a vedere.
    Sono cambiamenti molto significativi ma per ora ogni ipotesi e' prematura: occorrono piu' dati per poter tentare di capire cosa sta succedendo.

    ESEMPIO DI ALLARME:   (25 gennaio 2021)
    Se la risalita del dato odierno non fosse legata alla struttura dei picchi, allora sarebbe il primo segnale di una risalita dei contagi Sars-CoV-2 e la linea viola dovrebbe risultare impennata verso l'alto, come abbiamo disegnato tentativamemente nel grafico , fornendo un immediato segnale di ALLARME, soprattutto per il pericolo incombente delle varianti straniere del virus (la variante brasiliana e' gia' arrivata a Varese, 1 caso, ed in Abruzzo, 3 casi).
    Questo esempio mostra la prontezza reale di questo metodo di monitoraggio su base regionale: ci stiamo accorgendo di una presunta anomalia dei dati con 5 giorni di ritardo dall'inizio della risalita (vedi nuova linea viola ); ci si prepara quindi a proclamare la zona rossa e se domani il dato continuasse a salire si dovrebbero attivare immediatamente le restrizioni (6 giorni dopo l'inizio della risalita dei contagi).
    E' un esempio che mostra la prontezza di questo metodo di ALLARME: bisognerebbe dichiarare subito una zona rossa nella regione interessata (in questo caso il Piemonte), se il dato di domani salisse ancora di piu' (anche se dobbiamo ancora capire meglio il problema delle fluttuazioni insolite, forse dovute alla presenza di picchi multipli). Ma speriamo che non accada e che il dato di domani SCENDA verso il livello del fondo del 6%.

    La possibile presenza di picchi multipli e' cio' che abbiamo rilevato nei giorni scorsi: un cambiamento importante nell'andamento della curva.
    Infatti negli ultimi 3 mesi la presenza dei picchi ha avuto sempre una regolarita' sconcertante: sempre la stessa ampiezza di 1.5% (costante anche dopo l'inizio di una zona rossa) con sempre 2 punti in salita rapida e poi 4 punti in discesa. Sempre cosi'.
    Dopo le feste di Natale il comportamento dei picchi sembra diverso: e' come se non fossero piu' legati alla presenza di una sola variante del virus ma a piu' di una (N.B. e' solo una nostra idea, nulla piu'). Sembra una convoluzione di piu' picchi spostati di piu' o meno un giorno rispetto al venerdi'.
    Questo ci rende piu' complicata l'operazione di scorporo dei picchi per ottenere la curva del Sars-CoV-2, senza il contributo dei picchi. Percio' da domani procederemo a disegnare la linea viola del Sars-CoV-2, semplicemente con un'operazione di "best fit" ai punti piu' bassi dopo i picchi.
    Estrapoleremo poi la linea viola dei contagi Sars-CoV-2 in modo sempre piu' preciso, per vedere la quota raggiunta dalla curva al netto del contributo dei picchi, cercando di studiare questa nuova natura dei picchi nei prossimi giorni (abbiamo bisogno di raccogliere piu' dati per capirci qualcosa).
    La curva viola ci mostra che durante le feste di Natale in due settimane si sono prodotti degli incrementi di contagi del 100% (dal 6% al 12%), raggiungendo il picco il 9/1 ma nelle due settimane successive i contagi stanno ritornando al valore di partenza del 6%, che e' inferiore al fondo di contagi del resto d'Italia (9.5% in diminuzione).
    Questo significa che le misure adottate sono state idonee a limitare la diffusione dei contagi, riportandoli al valore iniziale del 6%.

    6% E' IL LIVELLO DEL FONDO ?   (25 gennaio 2021)
    Il fondo prodotto dagli asintomatici a fine settembre (inizio della seconda ondata) era del 3%.
    Il picco della seconda ondata ha aumentato il numero di asintomatici in circolazione, per cui probabilmente il 6% attuale e' molto vicino al livello stabile risultante da quella che abbiamo chiamato "epidemia permanente degli asintomatici ", che puo' far permanere per tempi lunghi un numero di persone positive al test molecolare (per esempio il 3% della popolazione) anche quando l'epidemia di Covid-19 non c'e' piu' (per esempio come era a settembre).
    Questo livello di fondo degli asintomatici NON e' innocuo, perche' e' proprio quello che ad ottobre ha determinato la partenza della seconda ondata in Italia, quando le condizioni ambientali (abbassamento della temperatura e diminuzione dell'immunita' residua della prima ondata) hanno favorito l'aumento dei contagi oltre il livello del fondo degli asintomatici (3%).
    Ora la temperatura e' bassa ma evidentemente sono ancora sufficientemente numerose le persone rimaste immunizzate durante la seconda ondata (perche' infettate quasi tutte in forma asintomatica).
    La situazione quindi puo' diventare favorevole alla partenza della terza ondata ma l'esperienza di Natale ci ha mostrato con il grafico che ai primi di gennaio potevamo contare su un numero di immunizzati ancora sufficientemente numeroso da impedire, in quelle condizioni, la partenza della terza ondata.
    Crediamo che ora sia normale il livello di equilibrio del fondo degli asintomatici al 6% (che sarebbe quell'equilibrio che s'instaura quando il numero dei nuovi contagi eguaglia il numero delle guarigioni), perche' a gennaio ci dobbiamo attendere che sia piu' alto di quello di settembre (3%), e che si possa mantenere piu' alto, perche' con il freddo la contagiosita' diventa piu' alta in quanto i virus restano attivi piu' a lungo, aumentando cosi' l'esposizione della popolazione al contagio.
    Il freddo sposta l'equilibrio degli asintomatici ad un livello piu' alto, dal 3% al 6%, perche' la contagiosita' aumenta ma il tempo di guarigione resta lo stesso.
    Il 6% percio' potrebbe essere un livello di fondo normale che non e' conveniente combattere con zone rosse prolungate, che riuscirebbero si ad abbassarlo un po' ma poi, appena terminata la zona rossa, ritornerebbe al 6% perche' quello e' il livello di equilibrio dell' epidemia degli asintomatici a gennaio e con questo livello d'immunita' diffusa: non e' conveniente lottare contro la Natura, non si vince.
    Non e' pero' una situazione di equilibrio stabile perche' l'immunita' acquisita nella seconda ondata e' destinata a dissolversi con il tempo, per cui dobbiamo sempre essere pronti ad intervenire immediatamente con le zone rosse nelle regioni in cui si dovesse manifestare il primo accenno di risalita dei contagi per qualsiasi motivo (anche per una variante estera).
    E' un gioco rischioso come capite bene ma finche' in una regione il fondo resta stabilmente al 6% dobbiamo cercare di convivere con questo virus senza rimanere strangolati dalle restrizioni e con il metodo d'intervento rapido da noi ipotizzato qualcosa di buono si puo' fare.
    Con l'estendersi dell'immunita' vaccinale poi la situazione migliorera' e potremo evitare la terza ondata.
    Dopo la fine della prima ondata a maggio abbiamo retto 5 mesi (con l'estate in mezzo) prima che il fondo al 3% ha avviato la seconda ondata, ai primi di ottobre con le temperature autunnali.
    La seconda ondata, che ha prodotto l'immunita' attuale, e' finita a novembre e 5 mesi dopo, ad aprile, finira' percio' il livello sufficiente di immunita' prodotto dalla seconda ondata, che ci sta proteggendo, impedendo che parta la terza ondata. E' questo il limite temporale (forse anche prima perche' e' inverno), entro il quale dobbiamo far intervenire l'inizio dell'immunita' vaccinale. Bisogna fare presto: non bisogna perdere tempo con ritardi.
    Che il livello del fondo in questi mesi freddi sia proprio 6% non possiamo esserne certi ma e' sicuramente piu' del livello del 3% a cui spontaneamente poi ritornera' nei prossimi mesi con l'arrivo del caldo.
    E' possibile quindi che debba essere accettato come livello della presenza endemica del Sars-CoV-2 e non come un livello di contagi ancora elevato da combattere con restrizioni, che comunque crediamo non risulterebbero molto proficue.
    Per capire il senso di queste affermazioni si tenga presente che proprio oggi un autorevole uomo di scienza ha affermato che il livello dei contagi e' ancora troppo elevato e che per abbassarlo serve un mese di zona rossa in tutta Italia. Se potessimo pensare solo a combattere il virus saremmo d'accordo anche noi ma non possiamo ignorare che la gente deve anche poter sopravvivere.
    Sottolineiamo che tutto cio' e' il nostro parere e che vale solo per il Piemonte: anche per le altre regioni ci si puo' esprimere ma solo dopo aver elaborato i relativi dati nello stesso modo (cosa molto facile a farsi).
    Inoltre precisiamo che queste nostre considerazioni non stanno tenendo conto consapevolmente, pur non ignorandolo, del gravissimo pericolo che incombe per la presenza in altri Paesi di varianti del virus molto contagiose.
    Se si dispone pero' di un metodo che permette di rilevare in un paio di giorni la risalita dei contagi in ciascuna regione, crediamo che si possa riuscire a bloccare gli eventuali focolai in tempo, almeno fino a marzo.

    UN MESE DI ZONA ROSSA PER PREVENIRE I NUOVI VIRUS? Abbiamo gia' manifestato parere contrario a questa ipotesi perche' l'esperienza svolta durante le feste di Natale, la cui storia dei contagi e' riportata nel grafico, ci ha permesso di evidenziare la possibilita' di un metodo di monitoraggio della situazione epidemiologica sufficientemente "pronto" ed in grado di evidenziare la presenza di focolai entro un paio di giorni dal loro inizio.
    Questa risorsa, se implementata come si deve regione per regione, constituirebbe un patrimonio di valore inestimabile che potrebbe rendere superata la proposta di adottare la zona rossa per un mese a scopo di prevenzione.
    Si potrebbe predisporre un sistema di pronto intervento che attiva restrizioni immediate ma solo se e quando risultassero necessarie, lasciando correre quanto piu' possibile altrimenti le varie attivita' economiche e non (come il MOSE di Venezia), regione per regione.

    Il successo ottenuto, soprattutto con la riduzione dei contagi dopo le feste di Natale, a nostro avviso e' stato reso possibile anche per la permanenza in una vasta parte della popolazione, infettata durante la seconda ondata dell'epidemia (quasi tutti in forma asintomatica), di un'immunita' naturale che ancora persiste dopo 2 mesi dal contagio.
    Ad oggi quindi i focolai creati tra il Natale e l'Epifania risultano tutti estinti in Piemonte, se consideriamo quel 6% come un livello di fondo (era cosi' prima di Natale).
    Ci sono volute due settimane di restrizioni al livello intermedio (perche' gli assembramemti dello shopping natalizio sono stati un evento davvero eccezionale) ma e' stato un esperimento interessantissimo, che ora potremmo usare a nostro vantaggio, per poter RIAPRIRE alcune attivita', pur mantenendo uno stato di allarme permanente, per il pericolo costituito dalle varianti del virus molto contagiose che si stanno diffondendo sempre piu' all'estero.

    IMPORTANZA DI EVITARE LA TERZA ONDATA:   (20 gennaio 2021)
    In base alla nostra ipotesi della presenza di una variante del virus , che e' responsabile di 400 decessi al giorno che abbiamo, benche' non ci sia una vera epidemia di Sars-CoV-2, elenchiamo alcune osservazioni dedotte dagli studi da noi fatti in data 23/12 , 24/12 e 29/12 ).
    • Le sue infezioni NON avvengono per contagio, a differenza della variante inglese ma solo per mutazione, nel 6% delle infezioni asintomatiche da Sars-CoV-2. Quindi nascono in quantita' solo al picco di un'ondata di Sars-CoV-2: per questo dobbiamo evitare la terza ondata.
    • Ha bisogno di un mese per propagarsi nell'organismo ospite, durante il quale il sistema immunitario non riesce a combatterlo (probabilmente per il modo di manifestarsi con i picchi, in modo intermittente).
    • Dopo un mese produce una sindrome indistinguibile dal Covid-19 e nel 0.5% dei casi ha esito letale (producendo 400 morti al giorno quando l'epidemia non c'e' piu').
    • Non c'e' difesa: non essendo contagioso per via aerea il distanziamento e' inutile (gli inglesi sono in lockdown totale da 3 settimane ma i casi non si riducono ed hanno superato i 1800 morti al giorno). E' triste dirlo ma chi ce l'ha se lo deve tenere. Bisogna fare la massima attenzione a non infettarsi mai con il Sars-CoV-2; anche in modo asintomatico, se generasse la mutazione, quest'altro virus resterebbe nascosto nel nostro corpo a moltiplicarsi e dopo 1 mese svilupperebbe il Covid-19, che potrebbe anche risultare letale dopo un altro mese!
    • L'unica prevenzione valida consiste percio' nell'impedire che inizi la terza ondata di Sars-CoV-2 e, se non ci riuscissimo, mantenere piu' basso possibile il picco dei Sars-CoV-2 per limitare le mutazioni (meno virus ci sono e meno varianti nascono).
    Per questo bisogna continuare a mantenere la guardia alta per mantenere il livello dei contagi Sars-CoV-2 basso com'e' ora ed anche perche' negli altri Paesi stanno dilagando delle varianti del virus, caratterizzate anche da una elevatissima contagiosita'.
    Queste nuove varianti si stanno diffondendo sempre piu' e si prevede che a marzo saranno la forma virale patogena piu' diffusa nel pianeta.

    Attenzione pero': se la nostra ipotesi fosse fondata, questa nuova variante del virus sarebbe indifferente alle restrizioni sul distanziamento (addirittura non sarebbe neppure contagiosa), per cui quando ci sono troppi decessi si potrebbe rischiare di tenere l'Italia in zona arancione o rossa a lungo (finche' i decessi non calano), devastando l'economia ed i conti pubblici per i "ristori". Tutto cio' potrebbe essere inutile per riuscire a ridurre i decessi, perche' potrebbero non essere dovuti al Sars-CoV-2, come forse sta accadendo ora agli inglesi ma anche a noi se vogliamo credere al grafico preliminare dei decessi da noi tracciato nel periodo delle festivita', che sembra mostrare (linea rossa nel grafico) una lenta risalita anziche' una discesa dei decessi in Italia, malgrado le zone "colorate" e l'epidemia Sars-CoV-2 terminata da oltre un mese.
    Non bisogna dare per scontato che il lockdown sia il rimedio supremo anche se oneroso, perche' con certe varianti del virus potrebbe anche non essere cosi'.
    Bisogna verificare l'effetto delle zone rosse sul livello dei contagi, perche' potrebbe anche risultare poco significativo (in realta' con i test non si vedono contagi ma la presenza del virus o di una sua mutazione, che potrebbe non ridursi con la zona rossa).
    Vale sicuramente la pena, secondo noi, andarla a cercare questa mutazione del virus se esiste ed al piu' presto anche da noi, come hanno gia' fatto gli inglesi a casa loro.

    RIAPERTURA DELLE ATTIVITA':   (19 gennaio 2021)
    Questo pericolo di epidemia durera' ancora a lungo e tenere tutto chiuso sarebbe piu' sicuro ma le attivita' economiche non possono sopravvivere in queste condizioni.
    Se in una regione i contagi salgono, non c'e' da discutere: bisogna intervenire subito nel modo piu' efficace possibile.
    Ma se i contagi non stanno salendo in una regione, allora si puo' considerare quanto segue.
    Questo risultato del Piemonte, come pure quello del resto d'Italia , e' un esempio molto interessante, perche' indica una strada possibile per riaprire gradualmente, in un mese di tempo, molte attivita' economiche, mantenendo sotto controllo i rischi.
    L'argomento e' stato gia' trattato piu' in dettaglio nel caso dei ristoranti ma vale anche per qualsiasi altra attivita', scuole comprese.
    Crediamo che la situazione attuale sia favorita dalla persistenza in moltissime persone dell'immunita', acquisita quando sono rimaste infettate inconsapevolmente in forma asintomatica, durante la seconda ondata epidemica.
    Questa immunita' crediamo sia destinata a svanire nel giro di un paio di mesi, durante i quali pero' aumentano gli immunizzati per la vaccinazione di massa della popolazione.
    Crediamo valga il rischio, di provare ad avviare qualche riapertura ma subito, senza perdere tempo prezioso.
    Tra tutte le attivita' che si mantengono chiuse, quando si attivano le restrizioni, ce ne sono sicuramente alcune che contribuiscono meno di altre all'incremento dei contagi: quello qui' indicato crediamo sia un metodo valido ad individuarle per poterle lasciare aperte maggiormente durante le zone gialle ed arancioni.
    Quello che e' successo durante le festivita' di Natale e' il risultato di due fenomeni contrapposti (vedi linea viola nel grafico ):
    1. La crescita dei contagi dovuta ai numerosi assembramenti di persone durante gli acquisti di Natale.
    2. La decrescita dei contagi dovuta alle restrizioni attuate poi per mantenere il distanziamento della gente.
    Ci sono certamente molte singole attivita' che, se condotte nel modo corretto, producono una crescita di contagi molto inferiore a quella prodotta in una situazione eccezionale come quella degli acquisti di Natale.
    Sono queste le attivita' a cui ci riferiamo e che potrebbero tentativamente venire aperte maggiormente, in via sperimentale, controllando le conseguenze con il metodo di monitoraggio da noi indicato, che e' sufficientemente "pronto" nella risposta.

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  COME RIAPRIRE RISTORANTI, SCUOLE (ED ALTRE ATTIVITA'     (16 gennaio 2021)

Abbiamo visto dai nostri dati (la linea viola a destra nel grafico di tutta Italia ) che la risposta alla risalita dei contagi del sistema di monitoraggio su larga scala con i tamponi molecolari puo' essere cosi' pronta da dare una risposta in meno di una settimana.
La stessa cosa si vede ancora meglio nel grafico del Piemonte , che e' piu' affidabile perche' tracciato con i soli test molecolari (senza gli antigenici).
Infatti, guardando dov'e' la freccia di Natale, in cui ci sono stati gli assembramenti che hanno creato i focolai, si nota che il sistema da noi usato e' in grado di segnalare entro un paio di giorni l'inizio della risalita dei contagi (linea viola crescente), che poi si possono arrestare in una settimana anche con la sola zona arancione (linea viola decrescente).
Abbiamo gia' detto che la discesa della curva dopo Natale, in cui piu' assembramenti avevano creato la salita dei contagi, secondo noi e' stata favorita dalla persistenza in molte persone dell'immunita', acquisita per infezione asintomatica nella seconda ondata epidemica, che e' destinata a scomparire e ad essere sostituita dalla protezione delle vaccinazioni che ci auguriamo possano arrivare in tempo utile.
Noi crediamo che in una giornata di apertura dei ristoranti, con le dovute cautele, difficilmente si potrebbero creare piu' contagi di quelli prodotti in un giorno dalla corsa agli acquisti di Natale, per cui non ci aspettiamo una situazione peggiore di quella che appare nel relativo grafico , dove si puo' apprezzare facilmente l'eventuale crescita dei contagi.
Nel caso dei ristoranti la capacita' di creare nuovi contagi e' inferiore per l'assenza del fenomeno dei superdiffusori di contagi, se in ogni tavolo possono esserci fino ad un massimo di 4 persone (diverso e' invece il caso dei bar), in cui una sola persona infetta puo' contaggiarne decine di altre in una sola occasione, com'e' sicuramente accaduto negli affollamenti per gli acquisti di Natale.
In questo modo crediamo che la nostra capacita' di arrestare un'eventuale ripartenza dei contagi puo' persistere nel tempo, come c'e' stata a Natale, purche' si sia in grado di intervenire prontamente ed il metodo qui' descritto lo consente.
La buona sensibilita' di questo metodo e' basata sul tracciamento della linea viola dei contagi al netto dei picchi, mediante lo scorporo dai dati dei picchi, di cui si conosce il comportamento perche' e' sempre lo stesso.
Chiunque, anche una sola Amministrazione Regionale, puo' fare facilmente in 24 ore quello che abbiamo fatto noi e se sono le Autorita' a farlo, fanno anche prima perche' loro entrano in possesso dei dati che servono almeno un giorno prima di noi.
Questo e' uno strumento ottimo (perche' e' abbastanza "pronto" nella risposta), che potrebbe consentire di riaprire scuole, ristoranti ed altre attivita', anche in una sola Regione autorizzata dal Ministro della Salute, disegnando facilmente solo un grafico : la risposta sulla crescita dei contagi si puo' poi valutare anche ad occhio nudo ma meglio ancora, senza piu' soggettivita', con un algoritmo (molto semplice), che usando i dati del grafico da la stessa risposta (algoritmo pubblico e dati pubblici).
Questa e' la procedura:
  1. Si selezionano le regioni o le citta' in cui i contagi sono stabili, con la curva viola (quella al netto dei picchi) NON crescente.
  2. In una o piu' di esse, si aprono tutti i ristoranti, meglio se con prescrizioni conservative (massimo 4 persone per tavolo, distanziamenti, pulizia mani, ecc.) e comunicando loro che, qualora i contagi dovessero salire (anche se non per colpa loro), si procederebbe ad una nuova chiusura non breve, per cui i gestori non devono acquistare molta merce deperibile e sanno che con i loro comportamenti diventano responsabili del loro futuro.
  3. Si controlla ogni giorno dopo la riapertura, riportando il punto del giorno nel grafico e, se si vede che la curva dei contagi inizia a salire stabilmente (per qualsiasi motivo), si chiudono prontamente tutti altrimenti si continua a lasciarli lavorare e dopo una settimana si sa che quel tipo di attivita' puo' rimanere aperto, in quelle condizioni.
    ALGORITMO: A rendere il criterio di apertura o chiusura oggettivo, potrebbe provvedere un semplicissimo algoritmo che automatizza l'esame dell'andamento dei dati (con soglie prefissate per ogni attivita').
  4. Se va tutto bene, dopo 1 o 2 settimane si ripetono i passi da 1 a 3 con un'altra tipo di attivita', per esempio i bar.
  5. In un paio di mesi si ottengono 2 risultati: A) Si riapre il Paese, invece si spendere in insufficienti "ristori"; B) Si stabilisce quali sono le attivita' piu' critiche, anche per poter scaglionare nel modo migliore le priorita' di chiusura in caso i contagi dovessero risalire, anche per altre cause.
Lo stesso metodo puo' essere usato per scuole, tipologie commerciali e per tante altre attivita' (una per volta), arrivando ad individuare tutte quelle compatibili con l'attuale situazione epidemiologica, con grandi benefici per l'economia e la collettivita'.
Personalmente riteniamo che la situazione sia cosi' grave da giustificare anche qualche rischio, se contenuto in limiti accettabili.
Bisogna farlo perche' crediamo che questa situazione purtroppo durera' a lungo.

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IMMUNITA':   L'aspetto sostanziale che ci interessa di questi dati, che sono piu' alti del dovuto per una crescita inattesa della curva dei contagi del Sars-CoV-2 sottostante, indicativa della nascita di vari focolai d'infezione, e' l'andamento di questa curva del Sars-CoV-2, che abbiamo disegnato tentativamente con una linea VIOLA nel grafico.
Nella realta' vediamo solo questi due casi possibili:
  1. questi focolai, venendo a mancare gli assembramenti che li avevano creati, si estinguono spontaneamente (per carenza di persone infettabili perche' non immunizzate, cosi' come accadeva durante la discesa dal picco della seconda ondata)
  2. oppure iniziano a crescere esponenzialmente perche' le persone immunizzate che incontrano sono troppo poche (le altre, due mesi dopo, purtroppo hanno perso l'immunita' acquisita come asintomatici durante la seconda ondata).
L'andamento dei dati del Sars-CoV-2 (linea VIOLA a destra nel grafico ) nei prossimi 2 o 3 giorni, ci dara' questa importantissima risposta.
L'importanza e' enorme perche' ci permette di sapere se possiamo ancora contare sull'immunita' naturale acquisita dopo la seconda ondata dell'epidemia oppure no. Il dubbio risiede nel fatto che non si tratta di immunita' conseguente ad una sindrome Covid-19 ma, nel 95% dei casi, solo ad un'infezione senza sintomi, che potrebbe aver indotto una risposta immunitaria piu' debole, destinata ad esaurirsi presto.
Come capite bene, quest'informazione e' destinata a condizionare tutte le scelte di profilassi dei prossimi 2 o 3 mesi.
La discussione di questo aspetto molto importante dev'essere fatta oggi, considerando non solo i dati del Piemonte ma anche quelli di tutta l'Italia, perche' mostrano comportamenti contrastanti.



ASSEMBRAMENTI: COSA SUCCEDE.   Come esempio di questa crescita, conseguente a molti assembramenti di persone per le feste di Natale, citiamo la notizia di Rai News24 che oggi nella provincia di Caltanisetta, per questi motivi, la percentuale dei contagi e' salita addirittura al 45.34% (una persona su due infetta).
Negli assembramenti di persone la descrizione dei contagi tramite il parametro Rt non e' piu' valida: basta la presenza anche di una sola persona infetta per infettarne non 2 o 3 ma TUTTE quelle infettabili presenti, anche se sono solo il 30%; si salva solo l'altro 70% immunizzato.
Quindi quando c'e' un virus contagioso in giro (e basta il fondo dell'epidemia degli asintomatici per fornirli), se le persone immunizzate da un precedente contagio sono piu' del 70% (per esempio, come potrebbe essere ora) allora l'epidemia si riduce progressivamente (com'e' accaduto il mese scorso) perche' nel suo intervallo temporale in cui il virus e' attivo ha difficolta' ad entrare in contatto in condizioni normali con quelle poche persone (30%) che sono rimaste infettabili.
Ma in un assembramento di persone questa difficolta' non c'e' piu' ed il virus riesce facilmente ad entrare in contatto con le persone infettabili, anche se sono solo il 30% dei presenti. Cosi' a Caltanisetta sono rimasti infettati quasi uno su due!
Per questo gli assembramenti di persone resteranno l'arma vincente del virus.
Poi nel periodo estivo le cose cambiano perche si riduce di molto l'intervallo temporale in cui il virus puo' infettare.

Essendo oggi due giorni dopo il picco, il contributo del nuovo virus e' quasi nullo, percio' riteniamo che l'attuale +1.9% in eccesso dell'altezza sul fondo sia dovuto ad una risalita dei contagi per focolai del Sars-CoV-2 , conseguenti agli assembramenti avvenuti in occasione degli acquisti di Natale, quando c'era la zona arancione con i negozi aperti.
La crescita che avevamo ipotizzato gia' ieri, disegnando la linea VIOLA in risalita dei contagi del Sars-CoV-2 sembra abbastanza corretta, non solo qualitativamente ma anche come ampiezza.
ALLARME: Questa non e' una buona notizia perche', il picco ha superato il livello del 3% dopo i 3 giorni di zona rossa nazionale (quella del Natale).
La situazione non ci era chiara, e ci aveva indotto a sospettare che il picco N.12 del grafico di tutta Italia , che mostrava un'impennata che 4 giorni fa ne ha raddoppiato l'ampiezza, fosse un dato errato anziche' il primo di una risalita dei contagi. Questo perche' non lo ritenevamo verosimile, essendo il primo dato che faceva raddoppiare l'ampiezza dei picchi che e' stata sempre costante in oltre due mesi, come si vede nel terzo grafico ).
Invece alla luce degli ultimi tre dati, non dobbiamo piu' eliminare quel punto dai dati, ma integrarlo nell'analisi che potete vedere nel terzo grafico di tutta Italia.
La conclusione da noi raggiunta, che fino al 30/12 le ampiezze dei picchi del nuovo virus si mantengono costanti per oltre DUE MESI, malgrado tutte le zone rosse che ci sono state, secondo noi puo' rimanere valida, perche' riteniamo piu' probabile che gli incrementi dei contagi che abbiamo cominciato a vedere siano dovuti, non al nuovo virus, ma a focolai del Sars-CoV-2, attivati dai numerosi assembramenti per gli acquisti natalizi in tutta Italia.
Abbiamo detto che il Sars-CoV-2 non c'entrava con i contagi, in quanto stava rimanendo quiescente perche' una parte troppo numerosa della popolazione (forse il 70%) e' ormai immunizzata. E' il motivo per cui il picco della seconda ondata del Sars-CoV-2 si e' esaurito e la curva dei contagi ( linea VIOLA nel grafico precedente) si e' appiattita sul livello di fondo degli asintomatici (che e' costituito da persone infette dal Sars-CoV-2 e rimane a quel livello abbastanza stabilmente per tutto l'anno).
La costanza del livello dei picchi del nuovo virus, malgrado le zone rosse, e' stata una conferma del nostro sospetto che rimuovere le possibilita' di assembramento (con le zone rosse) non riduce i contagi di questo nuovo virus. In condizioni normali ora c'e' solo lui in giro (il Sars-CoV-2 NON sta circolando ma e' presente, per cui in caso di assembramenti molto numerosi troverebbe in quel 30% di persone NON immunizzate dalla seconda ondata la possibilita' di generare dei focolai di Sars-CoV-2, come sembra STIA ACCADENDO ORA.
Per rendere evidente questo rischio abbiamo estrapolato la curva del Sars-CoV-2 (linea viola) nel grafico .
In conclusione crediamo che il nuovo virus continuera' a produrre risultati positivi nei tamponi (che non sono nuovi contagi) sempre allo stesso ritmo di prima, con picchi del 4.1% in tutta Italia e di 1.5% in Piemonte, ma che comincino ad apparire dei risultati positivi nei tamponi (che sono nuovi contagi) per focolai del Sars-CoV-2 , attivati dai numerosi assembramenti per gli acquisti natalizi in tutta Italia.

Le restrizioni delle zone rosse sono efficaci contro il Sars-CoV-2 e per ora sono l'unica arma disponibile, anche se non lo sono contro il nuovo virus, che sembra non risentire affatto della presenza di una zona rossa (neanche il lockdown funzionerebbe con lui, pur essendo un virus respiratorio). E' strano ma sembra che sia proprio cosi'.
Nell'analisi fatta sul grafico di tutta Italia abbiamo concluso che le ampiezze dei picchi del nuovo virus finora si sono sempre mantenute costanti intorno al 4% in Italia ed all' 1.5% in Piemonte, quindi NON si sono registrati incrementi di contagi del nuovo virus, dipendenti dagli affollamenti eccezionali avvenuti in quei pochi giorni arancione, in cui i negozi erano aperti per gli acquisti natalizi.
Nel grafico del Piemonte invece avevamo valutato che l'ampiezza dei picchi del nuovo virus era intorno all'1.5%, anziche' 4%.
Questo significa che in Piemonte il nuovo virus circola meno che nel resto d'Italia.
Il Sars-CoV-2 dovrebbe rimanere quiescente per qualche mese, perche' gran parte della popolazione e' ormai immunizzata.
Si dovranno pero' bloccare immediatamente tutti gli eventuali inizi di focolai, sempre possibili, come sta accadendo ora, con un adeguato monitoraggio come quello attuale.
Ricordiamo che in Piemonte, dopo la riapertura da zona rossa ad arancione, abbiamo misurato i contagi prodotti in piu' (dopo la fase discendente dell'ondata, quando gli immunizzati erano piu' numerosi) e sono risultati ZERO!, crediamo perche' essendosi esauriti i contagi del Sars-CoV-2, rimanevano solo quelli del nuovo virus che sembra non risentire degli assembramenti.
Una vera brutta notizia e' che i decessi non stanno diminuendo ma sono addirittura saliti a 659, 575, 555, 364 e 347 negli ultimi 5 giorni, cioe' stabilmente intorno ai 500 decessi al giorno, decisamente troppi. Crediamo che non possano essere imputabili al Sars-CoV-2, che ormai e' restato al livello del fondo degli asintomatici (1.5%) da un mese.
Con il passare dei giorni percio' sembra che si stia intravedendo l'incubo da noi paventato , che il nuovo virus possa essere piu' letale del Sars-CoV-2 e che quelli di questi giorni siano i decessi che starebbe provocando lui.
Non sembrando utili neanche i lockdown contro questo nuovo virus, e' imperativo capire al piu' presto come limitarne la diffusione, perche' potrebbe iniziare a crescere, malgrado le zone rosse!
Non dobbiamo mai dimenticare che i virus, e quindi i problemi, sono due:
  1. questo nuovo virus meno appariscente che pero' non puo' essere ignorato perche' credo sia responsabile di 500 dei 600 decessi al giorno che abbiamo.
  2. il Sars-CoV-2 che rimane quiescente per alcuni mesi, se non lo provochiamo dacendogli trovare piu' facilmente, in illogici assembramenti, delle persone infettabili in quel 30% di persone non rimaste immunizzare nella seconda ondata del Sars-CoV-2.
Ovviamente dopo aver bloccato i focolai di Sars-CoV-2 che stanno facendo salire i contagi ora (purtroppo con altre restrizioni, grazie a quegli sciagurati che hanno causato i focolai).
Con il 70% di immunizzati che crediamo esserci ora (purche' l'immunita' duri piu' di un mese, soprattutto per chi ha subito un'infezione senza sintomi, che sono il 95% del totale), ad un mese dalla fine della seconda ondata, si potrebbe lasciare TUTTE le attivita' aperte, facendo tutti una vita normale e facendo andare l'economia, se la gente imparasse ora, come dovra' comunque fare poi, a mantenere basso il fattore di contagiosita' Rt, cioe' rispettando con scrupolo le misure di prevenzione del Sars-CoV-2 (distanziamenti, mascherine sempre, ecc.).
Ma molti esseri di scarsa intelligenza non arrivano a capire questo e per un perverso istinto libertario rifiutano qualsiasi regola di autodisciplina, quando si "ammucchiano" in assembramenti ignobili, obbligando cosi' non solo se stessi ma anche tutti gli altri, incolpevoli, a subire poi restrizioni che potrebbero arrivare anche al limite della sopportazione.

Mentre nei dati di tutta Italia l'ampiezza dei picchi del nuovo virus e' del 2.5% sul fondo degli asintomatici che e' ( stranamente ) al 9.5%, troppo alto, in questi dati del Piemonte l'ampiezza dei picchi del nuovo virus e' dell' 1.5% sul fondo degli asintomatici che risulta all'1.5%.


Questo e' il grafico dei contagi in Piemonte al 27 dicembre 2020: in viola e' indicata la curva del Sars-CoV-2 ed in rosso (il fit passa sui punti delle misure) e' indicato il contributo aggiuntivo dei contagi che dovrebbe essere dovuto ad un eventuale nuovo virus, che viene rivelato negli stessi test molecolari con tampone, insieme al Sars-CoV-2 (dovrebbe essere una sua variante).
Nell'ultimo tratto di curva, quando i picchi sono vicini alla linea di fondo verde, le fluttuazioni dei dati cominciano ad essere piu' importanti. Queste dipendono, non tanto dalle fluttuazioni statistiche che sono dal 3% al 5%, ma dalla modalita' di raccolta dei dati, che e' fuori dal nostro controllo. Finora il contenuto vero delle informazioni sui picchi emerge ancora molto bene, come si puo' vedere nel grafico, e quindi e' perfettamente lecito continuare nella nostra analisi, trattando le fluttuazioni come "errori di misura" da gestire scientificamente, quando occorre

COSA ABBIAMO SCOPERTO FINORA SUL NUOVO VIRUS:
Elenchiamo le cose interessanti che abbiamo scoperto (seguono poi le spiegazioni), osservando i picchi dei contagi prodotti dall'eventuale nuovo virus, evidenziati in rosso nel grafico. Tutti i picchi si verificano sempre di venerdi' (tranne uno di giovedi') in Piemonte e sempre di lunedi' nel grafico di tutta Italia .
  1. E' presente nei contagi complessivi in una percentuale di tutto rilievo.
  2. Viene rilevato nei test con tampone insieme al Sars-CoV-2 (ma su persone distinte, crediamo).
  3. I picchi non si riducono a zero alla fine della fase discendente della curva dei contagi in Piemonte (con le relative immunizzazioni in crescita); se ne potrebbe dedurre che gli anticorpi prodotti dal Sars-CoV-2 (e forse anche i vaccini del Covid-19) non abbiano un grande effetto su questo nuovo virus.
  4. Alla fine dell'epidemia Sars-CoV-2, quando la curva raggiunge il fondo degli asintomatici, rimangono i picchi del nuovo virus. Mentre quelli nel grafico del Piemonte restano allo stesso livello, il dato di oggi nel grafico di tutta Italia e' salito molto (invece di scendere). Staremo a vedere se diminuiranno con la zona rossa nazionale da Natale alla Befana.
  5. Non dovrebbe creare immunita' nelle persone infettate, quindi non si esaurisce in una "ondata" o con un'immunita' di gregge (sembrerebbe quindi essere perpetuo, se non eliminato con accorgimenti di contenimento, che non conosciamo, e con specifici vaccini).
  6. Sembra che il distanziamento e le zone rosse non abbiano alcun effetto su questo nuovo virus (i picchi non si riducono di ampiezza nel tempo in zona rossa): quindi il contagio dovrebbe avvenire in modo diverso (forse sono nell'aria come i pollini o in alcuni alimenti); non lo sappiamo ancora ma sembra che circoli indisturbato tra persone da contagiare pure durante una zona rossa! Dobbiamo scoprire al piu' presto come fa, per capire quali misure adottare per ridurre i contagi (se il lockdown NON funziona).
  7. Continua ..... (in lavorazione)
PREVISIONI   (25 dicembre 2020)
Dopo aver ipotizzato la presenza di una nuova variante del virus, possiamo comprendere perfettamente l'andamento di tutti i dati e ribadire che, a meno di imprevisti che finora non ci sono stati, tutti i prossimi punti saranno allineati sul fondo degli asintomatici (linea verde), perche' l'epidemia di Sars-CoV-2 e' terminata, pero' con un picco ogni 7 giorni (sempre di venerdi') di ampiezza costante pari all'1.5% da ora in poi (percio' i picchi del nuovo virus faranno variare la curva dal minimo di 1.5% al massimo del 3%, insensibili a tutte le restrizioni imposte, che a questo punto riteniamo NON servano piu' (salvo nelle regioni che dovessero avere dati difformi da quelli qui' studiati, forse Veneto e Molise), perche' evidentemente i contagi non avvengono solo attraverso i "droplets" del fiato (perche' i picchi non calano molto con la zona rossa): ci dev'essere un'altra modalita' di contagio; sembra che il distanziamento non basti con questo nuovo virus.
  • ATTENZIONE: Questi picchi che resteranno stabilmente dall' 1.5% al 3% (che e' il doppio) potrebbero giustamente allarmare con questo saliscendi dei contagi e sono il prossimo problema da risolvere (forse ci vorra' un altro vaccino).
    Questo nuovo virus mostra di avere una diversa modalita' di diffusione che rende totalmente inefficaci le zone rosse, come si puo' vedere nei dati, osservando le ampiezze dei picchi ricorrenti dentro e fuori dalle zone rosse (sono sempre di circa 1.5% in Piemonte e 2.5% nei dati di tutta Italia). Anzi, durante la discesa quando ci sono ancora molti virus Sars-CoV-2 in circolazione, i picchi sono anche maggiori, mostrando che esiste una certa correlazione nella diffusione dei i due virus.
    Quindi non bisogna penalizzare ulteriormente la societa' con queste misure inutili, perche' inefficaci.
    E' urgentissimo scoprire quali sono le vie di trasmissione del contagio di questo nuovo virus, per individuare al piu' presto le giuste misure per limitarne la diffusione.
    Per fare questo bisogna predisporre subito il giusto test molecolare per distinguere queste nuove infezioni da quelle del Sars-CoV-2.
I picchi di questo nuovo virus non diminuiscono, perche' sembra che non risentano dell'immunizzazione al Sars-CoV-2 delle persone avvenuta negli ultimi 2 mesi (quella che ha fatto scendere la curva fino al fondo di 1.5%).
Probabilmente questo NUOVO VIRUS , avendo un ciclo (ovvero il picco) che inizia e si conclude in sette giorni, non da tempo al sistema immunitario delle persone di produrre gli anticorpi, che potrebbero ridurre l'ampiezza dei picchi (cosi' come e' accaduto per il Sars-CoV-2, che ha un ciclo, cioe' il tempo di guarigione, di un mese).
Ora la parte piu' interessante dello studio riguarda questa nuova variante italiana del Sars-CoV-2 ed e' quello che faremo nei prossimi giorni.
Cliccando potete continuare la visione dello studio sui dati del Piemonte .

  STUDIO DELLA VARIANTE ITALIANA DEL VIRUS     (24 dicembre 2020) - Vedi STUDIO COMPLETO
Avendo ieri scoperto che la causa di questi misteriosi picchi settimanali potrebbe essere una variante italiana del Sars-CoV-2 , cominciamo a commentarne la presenza nei dati, che si manifesta con picchi settimanali (il venerdi', una sola volta di giovedi') con una salita in 2 giorni e la discesa in 4 giorni: un picco con i giorni numerati e' stato evidenziato nel grafico del Piemonte.
Abbiamo anche indicato con dei caratteri "V" (blu) i venerdi' in cui compaiono i picchi (nel grafico di tutta l'Italia sono sempre di lunedi' e nel nostro studio abbiamo spiegato perche': in Piemonte l'epidemia del nuovo virus ha avuto inizio di venerdi').
Questa regola e' stata sempre rispettata da quando abbiamo iniziato lo studio dei dati del Piemonte (dal 5/11 in poi).
Il commento che vogliamo fare oggi riguarda le ampiezze di questi picchi, che sono legate alle intensita' ovvero al numero dei virus coinvolti nella micro-epidemia, costituita dal picco.
Queste ampiezze sembrano restano abbastanza piu' costanti: sempre sopra alla linea rossa del Sars-CoV-2 durante la discesa e 1.5% sopra anche quando la curva si appiattisce sulla line verde del fondo degli asintomatici.
Invece nel caso dei virus Sars-CoV-2, che generano immunita', la loro curva dei contagi diminuisce quando gli immunizzati diventano tanti.
Questo fatto appare ben evidente nel grafico del Piemonte. dove si vede chiaramente anche che, dopo l'inizio della zona rossa (il giorno zero nel grafico), i picchi sono poco in ampiezza. Cio' ha una grande importanza perche' significa che le infezioni rivelate dai picchi non sono avvenute solo per contagio per via aerea, altrimenti la diminuzione dei contatti interpersonali sopraggiunta con la zona rossa ne avrebbe diminuito maggiormente i contagi.
Quindi la trasmissione del contagio dovrebbe avvenire anche in altro modo oppure sono sempre le stesse persone, portatrici del virus, che risultano positive periodicamente, quando questo nuovo virus che hanno stabilmente in corpo si rende visibile al tampone, un giorno su sette.
Se questo fosse vero, adesso che l'epidemia da Sars-CoV-2 e' scemata, dovremmo registrare nei prossimi giorni:
  1. Un numero di contagi appiattito sul fondo degli asintomatici (linea verde) che e' all'1.5% in Piemonte; questo perche' i contagi della seconda ondata sono finiti, cioe' sono zero, ma i tamponi stanno vedendo solo i contagi prodotti all'equilibrio dall'epidemia degli asintomatici.
  2. Un numero aggiuntivo di contagi, sotto forma di picchi settimanali dovuti al nuovo virus, che potrebbero permanere piu' o meno stabilmente nei prossimi giorni.
C'e' il rischio che vedendo salire e scendere i contagi (si veda come esempio la parte finale, a destra, nel grafico del Piemonte ), le Autorita' "per tenere alta la guardia" possano decidere ERRONEAMENTE di prolungare, chissa' per quanto, le restrizioni, che sarebbero INUTILI perche' il Sars-CoV-2 non c'e' piu', mentre c'e' questa sua nuova ipotetica "variante italiana", che pero' abbiamo visto non e' diminuita molto con la zona rossa del Piemonte (vedi i picchi nel grafico ). Bisogna capire come si trasmette, perche' non e' solo con i "droplet" evidentemente.
I picchi che si vedono potrebbero non essere nuovi contagi di questo virus, ma riaccentuazioni periodiche della loro presenza nelle prime vie respiratorie, e quindi ai test con tampone, ma sempre delle stesse persone infette.
Sappiamo in che giorno sono piu' numerosi nei test (al picco, ogni 7 giorni) e questo facilita nella loro separazione ed individuazione.
Rimarrebbe poi da capire come queste persone si sono prese il virus, per:
  • evitare che si diffonda ulteriormente ed i picchi nei contagi diventino sempre maggiori.
  • riuscire a bloccarne la replicazione per far scomparire i picchi (bisognera' sequenziarne l'RNA e preparare un vaccino).
E' un'altro dei tanti studi da fare.
Questo ipotetico nuovo virus appare diverso dall'altro: sembra che NON crei immunita' permanente (perche' i picchi non si riducono di area nel tempo) e che nemmeno sia sensibile agli anticorpi del Sars-CoV-2 (per lo stesso motivo). Percio' continua imperterrito a sviluppare queste sue manifestazioni (picchi), in cui cresce di numero nei primi 2 giorni, raggiunge il picco e poi diminuisce fino a scomparire in 4 giorni (come se fosse una micro-epidemia ricorrente, che non genera immunita' nell'uomo). Poi e' pronto a far ripartire un nuovo ciclo (picco) al settimo giorno dopo la fine del ciclo precedente: potete vedere un picco, con i giorni numerati, ben evidenziato in questo grafico del Piemonte.
Nel primo grafico del Piemonte si vedono i vari picchi, tracciati dalla nostra linea rossa, e si nota che l'ampiezza NON si riduce molto, come invece fa la curva del Sars-CoV-2 a causa delle immunizzazioni al Sars-CoV-2 che crescono di numero.
E' come se questo iipotetico nuovo virus avesse trovato una strategia efficace per NEUTRALIZZARE le nostre difese immunitarie: infatti completa cosi' rapidamente il suo ciclo di micro-epidemia, che non da tempo al nostro sistema immunitario di generare gli anticorpi oppure li genera rapidamente (per spiegare la decrescita dal picco) ma di un tipo che in tempi brevi (meno di un mese) vengono smaltiti dall'organismo (per spiegare la continuazione perenne dei picchi).
Cosi' la popolazione umana non riuscirebbe mai ad immunizzarsi, generando le difese immunitarie valide e le micro-epidemie (picchi) di questo nuovo virus non si fermerebbero piu', per questo i picchi probabilmente continuerebbero a lungo, anche dopo che l'epidemia di Sars-CoV-2 si e' conclusa.
Fortunatamente le ricerche con tampone sono state in grado di evidenziare anche la presenza di quest'altro eventuale virus nelle persone infettate da questi due virus, che probabilmente sono in persone diverse.
E' interessante calcolare nelle percentuali osservate quante sono le infezioni dei due tipi di virus. Per farlo bisogna calcolare l'area della curva senza picchi (ricavata estrapolandola) e la somma delle aree di tutti i picchi (ricavati per differenza): il loro rapporto ci puo' fornire l'informazione quantitativa della presenza dei due virus.
Il problema serio sembra essere che, mentre la popolazione del Sars-CoV-2 viene limitata dalle immunizzazioni, quella di quest'altro eventuale virus NO. Potrebbe percio' permanere stabilmente attivo, infettando tutti finche' non facciamo noi produrre gli anticorpi necessari al nostro sistema immunitario con un VACCINO (che molto probabilmente sara' diverso da quello del Sars-CoV-2).
E' un quadro preoccupante, in cui i vaccini giocherebbero un ruolo cruciale, ma che diventerebbe molto ALLARMANTE se risultasse che questo nuovo virus non e' come un raffreddore ma crea danni seri all'organismo.
E' urgente che sia individuato e studiato al piu' presto, da chi puo' farlo: noi, con i nostri grafici, possiamo solo vederne gli effetti, prevedendo cosi' la sua esistenza, che per ora e' solo un'ipotesi.
Dev'essere assolutamente confermato con certezza per le conseguenze della sua (eventuale) esistenza, cosi' estesa in Italia.



  STUDIO COMPLETO DELLA VARIANTE ITALIANA DEL VIRUS   (29 dicembre 2020) - Vedi STUDIO INIZIALE
Iniziamo a scrivere tutto quello che riteniamo di aver scoperto del nuovo virus e quello che si deve ancora scoprire.
La sua evidenza nelle curve dei contagi e' costituita dalla presenza dei picchi ricorrenti con periodicita' settimanale.
Le fluttuazioni conseguenti nei dati avevano turbato molte persone addette all'analisi dei dati che per risolvere il problema hanno dichiarato piu' volte in TV che i dati dovevano essere letti solo in modo "aggregato", guarda caso proprio in modo settimanale (e' l'unico modo che fa sparire i picchi settimanali). Cosi' facendo, non solo perdevano un'informazione importantissima insita nella struttura dei dati ma le loro conclusioni venivano pure ritardate di una settimana.
Cosi' hanno lasciato a noi l'onore e l'onere di studiare questo fenomeno stranissimo dei picchi settimanali nei dati, che noi abbiamo riconosciuto essere dovuto non ad errori strumentali o metodologici ma alle manifestazioni della presenza di una variante del virus Sars-CoV-2, perche' rivelata negli stessi esami dei tamponi.
Elenchiamo ora cosa abbiamo appreso su questo nuovo virus e cosa vorremmo ancora sapere:
  1. PRESENZA MASSICCIA: Quello che vediamo nei dati non e' la presenza di casi isolati di una nuova variante del virus ma una presenza massiccia di un'altra popolazione virale, altrettanto numerosa e strutturalmente omogenea al Sars-CoV-2 (perche' rivelata insieme), ma con interazioni con l'organismo molto diverse, che si manifestano in una sopravvivenza di soli sei giorni nel corpo umano e con delle modalita' di trasmissione diverse: sembra non scomparire con una zona rossa e forse rimane ad un livello confrontabile a quello dell'epidemia degli asintomatici del Sars-CoV-2 (in Piemonte a dicembre sono entrambe all' 1.5%).
    I picchi residui, che si vedono a destra nel grafico del Piemonte sono alti 1.5%, proprio come il livello di fondo degli asintomatici (linea verde).
    Nel grafico del Piemonte facendo la differenza tra le ordinate del picco (rosso) e l'ordinata della curva del Sars-CoV-2 (viola), si vede che i due tipi di virus sono presenti nella stessa percentuale (50% e 50%).

  2. MUTAZIONI:   (9 gennaio 2021)
    Per capire come nascono queste mutazioni del Sars-CoV-2 presentiamo questa raccolta di dati, analoga alle curve dei contagi con cui lavoriamo noi, trasmessa oggi 9/1 dalla CNN:

    In questa immagine si vede che i picchi settimanali sono presenti anche negli U.S.A. e si nota abbastanza bene, anche se solo qualitativamente, come le relative ampiezze siano minori all'inizio di ognuna delle due ondate epidemiche e maggiori nella fase finale.
    E' la dimostrazione evidente che:
    • l'esistenza dei picchi e' una realta' caratteristica dell'epidemia di Sars-CoV-2;
    • i picchi hanno una periodicita' settimanale in tutto il mondo (nella curva anche gli americani sono ricorsi alla media settimanale quando hanno disegnato l'andamento con la curva rossa "7-DAY MOVING AVERAGE");
    • la causa dell'incremento di presenze di RNA, rivelato nei test con tamponi e che noi attribuiamo alla comparsa per mutazione di nuovi virus, si accresce nel corso dell'epidemia (infatti le ampiezze dei picchi sono prima piccole, poi sempre piu' grandi, sia nella prima che nella seconda ondata);
    • le ampiezze che rappresentano il numero di nuovi virus creati crescono rapidamente quando i virus Sars-CoV-2 sono molto numerosi (colonnina molto alta) perche' le mutazioni che creano i nuovi virus diventano piu' numerose;
    • le ampiezze che rappresentano il numero di nuovi virus creati decrescono in un tempo che ad occhio nel grafico sembra essere dell'ordine di un mese, dopo il quale scompaiono, per poi ricomparire, prima piccoli e poi sempre piu' grandi nella seconda ondata.
    Essendo i dati sicuramente disponibili tutte queste informazioni si potrebbero ricavare anche quantitativamente e non solo qualitativamente; pero' per i nostri scopi cosi' va piu' che bene, almeno per ora.
    discusso il problema dei decessi di questi virus, arrivando ad ipotizzare che attualmente abbiamo 2.500.000 persone portatrici del nuovo virus, tutte NON contagiose e destinate ad ammalarsi di una sindrome molto simile al Covid-19; di queste 12.500 non ce la faranno e finche' non saranno tutte morte, continueremo ad avere una media di 400 decessi al giorno dovuti a questi nuovi virus.

  3. RESTRIZIONI:   (9 gennaio 2021)
    Apprendiamo oggi di una proposta di istituire una zona rossa con 250 casi Covid-19 ogni 100.000 abitanti.
    Dobbiamo segnalare subito che la proposta andrebbe bene se i casi di Covid-19 fossero tutti del virus Sars-CoV-2, che e' molto sensibile al distanziamento imposto dalla disciplina della zona rossa.
    Se i picchi che si osservano nella curva dei contagi fossero dovuti ad un nuovo virus, da una loro valutazione quantitativa si deduce che potrebbe costituire il 50% dei virus patogeni Covid-19 attuali ed essere insensibile alle zone rosse, come si puo' rilevare osservando che i picchi non si sono ridotti durante le zone rosse mentre il Sars-CoV-2 si.
    CHIARIMENTO: Ci troviamo tutti noi di fromte ad un nuovo virus sconosciuto che si presenta con delle caratteristiche per molti versi sono anche strane, come la presenza di picchi periodici, con cadenza settimanale molto precisa, nella curva dei contagi.
    Lo scopo di questo lavoro e' quello di trovare un'ipotesi ammissibile che possa spiegare tutte le caratteristiche dei dati dei contagi e dei decessi provocati dal virus.
    Questa ipotesi, una volta individuata, non e' il risultato di un gioco ma mira ad aiutare la ricerca vera, che e' quella strumentale piu' difficile che si fa poi, indirizzandola con utili suggerimenti su cosa andare a cercare.
    Se poi la ricerca non va a buon fine perche' Madre Natura ha fatto scelte diverse, pazienza, ci abbiamo provato.
    Avremmo fatto il nostro onesto lavoro di ricercatori e si sa che chi fa ricerca non sempre puo' avere successo.
    L'IPOTESI: Quello che abbiamo trovato finora e' un sospetto angosciante: potrebbe essere comparsa una variante del virus Sars-CoV-2 (una delle tante) che non si trasmette per via aerea e quindi risulta insensibile al distanziamento delle persone, per cui i lockdown e le zone rosse non servono perche' NON e' contagiosa.
    Non si acquisisce quindi per contagio ma solo per mutazione, durante un'infezione da Sars-CoV-2 (anche asintomatica) e produce una sindrome quasi identica al Covid-19.
    Questa variante non verrebbe attaccata dagli anticorpi del Sars-CoV-2 (perche' vediamo che i picchi non si riducono come il Sars-CoV-2) e non sviluppa reazione immunitaria propria a causa del decadimento in soli 6 giorni del picco di presenza dell'RNA che non da tempo al sistema immunitario di sviluppare le sue difese.
    Quindi quando il Sars-CoV-2 scompare, il nuovo virus resta e cresce mell'ospite. Dopo un mese invece che al 6% iniziale risulta presente al 50%, indistinguibile con i test attuali dal Sars-CoV-2.
    Non subendo alcun contrasto, dopo altri 30 giorni produce SEMPRE la sindrome Covid-19 (nessun caso e' asintomatico perche' non trova ostacoli immunitari) e nel 0.5% dei casi risulta letale.
    Non essendoci casi asintomatici ne' reazione immunitaria produce MOLTI PIU' DECESSI del Sars-CoV-2 (abbiamo stimato che 400 dei 500 decessi al giorno attuali siano imputabili al nuovo virus).
    La zona rossa non dovrebbe essere utile per combattere questa variante.
    Gli israeliani stanno rinnovando ancora il lockdown, perche' sembra che non riescano ad eliminare il virus.
    Potrebbe trattarsi della variante qui' descritta.

    Bisognerebbe saper riconoscere se i casi di Covid-19 sono quelli del nuovo virus o del Sars-CoV-2 (che e' l'unico sensibile alle zone rosse; il nuovo virus abbiamo visto dai picchi che non lo e').
    Percio' vogliamo qui' segnalare che ci potrebbe essere questo problema, dovuto all'esistenza di un nuovo virus, che abbiamo descritto nei link seguenti: 23/12 - 24/12 - 29/12 - 31/12 - IDEA
    Bisognerebbe fare i controlli necessari sull'esistenza di questo nuovo virus perche', se le nostre ipotesi fossero fondate, i provvedimenti proposti, che si potrebbero prolungare nel tempo, potrebbero recare piu' danno che benefici.
    Attualmente contro questi nuovi virus, che secondo noi sono responsabili di 400 dei 500 decessi giornalieri attuali, non abbiamo alcuna difesa, neanche i lockdown: chi ce li ha addosso se li tiene, in attesa che sviluppino la sindrome (accade nel 100% dei casi perche' hanno avuto un mese di tempo per insediarsi nel corpo e nei polmoni dell'ospite), sperando che non risulti letale (lo e' nel 0.5% dei casi: vedi il prossimo punto 4. DECESSI).
    CARATTERISTICHE DEL VIRUS: Le nostre motivazioni piu' rilevanti discendono dalle caratteristiche dei nuovi virus (da noi ipotizzati perche' anche i decessi mostrano picchi settimanali e con la sola ipotesi che l'ampiezza dei picchi rappresenti la loro numerosita'), che sono le seguenti:
    • Nascita: i nuovi virus nascono per mutazione nel 6% delle persone infettate dal Sars-CoV-2 (quasi tutti asintomatici);
    • Crescita: apparendo e scomparendo con i picchi, ingannano il sistema immunitario che non riesce a produrre anticorpi specifici in cosi' breve tempo; e' immune agli anticorpi del Sars-CoV-2;
    • Malattia: cosi' il Sars-CoV-2 in un mese guarisce, il nuovo virus dopo un mese di crescita sviluppa una sindrome indistinguibile dal Covid-9;
    • Guarigione: con l'inizio della sindrome si sviluppano gli anticorpi e poi guarisce in un mese;
    • Decessi: i malati nel 0.5% dei casi muoiono; dopo la fine dell'ondata il Sars-CoV-2 diminuisce per effetto degli anticorpi, il nuovo virus no, per cui a distanza di un mese il nuovo virus e' salito dal 6% al 50% dei casi positivi ed i 400 decessi al giorno attuali sono suoi (Sars-CoV-2 era troppo basso un mese prima);
    • Contagi: i nuovi virus NON risultano essere contagiosi come il Sars-CoV-2 (ci si infetta solo per mutazione dopo essere stati infettati dal Sars-CoV-2): infatti con gli assembramenti crescono i contagi del Sars-CoV-2 ma NON i picchi del nuovo virus;
    • Zona rossa: il nuovo virus percio' e' insensibile all'esistenza della zona rossa: l'abbiamo osservato nei dati, dove i nuovi virus a dicembre erano il 50% del totale (perche' i Sars-CoV-2 erano diminuiti, i nuovi virus no) e durante una zona rossa il Sars-CoV-2 si riduceva mentre le ampiezze dei picchi del nuovo virus NO;
    • Non risultando sensibile agli anticorpi del Sars-CoV-2 probabilmente il vaccino non ha effetto ma non e' un problema; una volta debellato il Sars-CoV-2 sparira' anche quest'altro dannato virus.
    Tutto questo e' spiegato nei link indicati.
    Le misure dei nuovi virus sono state ricavate dalle aree dei picchi, dopo lo scorporo dei contagi del nuovo virus da quelli del Sars-CoV-2 (la curva osservata e' la somma dei due contributi).
    Ovviamente con la salute non si scherza e con la vita economica delle persone nemmeno.
    Ignorare ipotesi come quelle da noi avanzate e ricavate da quel minimo di evidenza empirica usando gli scarsi mezzi a disposizione, ma secondo noi abbastanza convincenti, sarebbe secondo noi una leggerezza inopportuna.
    Certamente c'e' da lavorarci di piu': bisogna al piu' presto essere in grado di distinguere il nuovo virus, che sicuramente esiste, dal Sars-CoV-2 nei test molecolari, accertandone cosi' la presenza e verificando se le caratteristiche sono quelle da noi ipotizzate, perche' allora avremmo a che fare con un virus molto strano e pericoloso.
    Se poi non fosse cosi' avremmo fatto solo il nostro onesto lavoro.

    DECESSI: Verrebbe da pensare che, al termine della seconda ondata dell'epidemia, i nuovi virus possano essere anche loro arrivati ad un loro livello di fondo dell'epidemia e la costanza rilevata nelle ampiezze dei picchi semberebbe confermarlo.
    Ma adesso che l'epidemia del Sars-CoV-2 si e' esaurita da un mese (il 30/11 la percentuale dei contagi complessiva era all'1.6%) abbiamo ancora circa 400 decessi al giorno!.
    L'epidemia silente degli asintomatici (del Sars-CoV-2) non produce cosi' tanti decessi (e' quella che c'era anche nei mesi estivi).
    Prende sempre piu' corpo allora il sospetto che i 400 decessi possano essere imputabili al nuovo virus.

    L'andamento temporale dei decessi con picchi settimanali, spostati nel tempo rispetto al lunedi' della durata media in vita dopo il contagio ed allargati dalla distribuzione gaussiana, si vede nei grafici seguenti, dove i picchi settimanali dei decessi compaiono tutti i martedi':


    Questo conferma, se mai se ne fosse stato bisogno, che i picchi da noi studiati nei grafici dei contagi sono un fenomeno reale e che quando si fa un'aggregazione settimanale dei dati si perdono informazioni molto importanti che vanno invece studiate, come stiamo facendo noi (risultano essere proprio loro, secondo noi, la manifestazione della presenza del nuovo virus).
    All'inizio non ci aspettavamo che questo nuovo virus esistesse; che potesse anche essere cosi' letale ancora meno.
    Se fosse vero sarebbe un incubo da eliminare al piu' presto. Chiarire questo punto sara' uno dei nostri principali impegni nei prossimi giorni.

    400 DECESSI AL GIORNO, POSSONO ESSERE DOVUTI AL NUOVO VIRUS ?   (7 gennaio 2021)
    Facciamo un po' di conti con i dati che abbiamo, per verificare quanti dei 500 decessi giornalieri, che abbiamo mediamente dopo oltre un mese dalla fine della seconda "ondata" del Sars-CoV-2, possono essere dovuti al nuovo virus.
    Usiamo i seguenti dati, dedotti in altre sezioni di questo lavoro (con Ctrl-F si puo' fare la ricerca nel browser):
    • il 70% della popolazione e' rimasta infettata, al 95% in forma asintomatica, nella seconda ondata dell'epidemia;
    • il 6% degli infettati asintomatici ospita poi il nuovo virus (per mutazione durante l'infezione) e si ammala dopo un mese;
    • il 0.5% degli ammalati muore;
    Se la popolazione e' di 60 milioni di persone, i portatori del nuovo virus dopo la seconda ondata sono percio':
            60.000.000 x 0.7 x 0.06 = 2.500.000 di persone, che si ammalano dopo uno o due mesi.
    Se il 0.5% di questi malati muore i decessi sono 12.500, che ripartiti nei 30 giorni di un mese sono 375 decessi al giorno.
    La conclusione e' consistente con i dati realmente osservati, anzi essendo stato il picco della seconda ondata a meta' novembre, possiamo anche avere conferma che il nuovo virus sviluppa la sua sindrome a distanza di circa 30 giorni (che e' evidentemente il tempo di maturazione della colonia nel corpo dell'ospite) e che l'eventuale decesso avviene dopo altri 30 giorni.
    Tutti i nostri dati sono quindi perfettamente coerenti con lo scenario in cui circa 400 dei 500 decessi giornalieri, osservati mediamente in questi giorni, possono essere dovuti al nuovo virus.

    IL LIVELLO DI FONDO:   (14 gennaio 2021)
    Lo scopo costante di questo lavoro e' quello si scoprire tutto quello che si nasconde nei dati che esaminiamo.
    Il fondo dei contagi e' partito da un livello dell'1.5%, che abbiamo chiamato fondo degli asintomatici, per rimanere poi, dopo la seconda ondata, al 9.5% con un incremento dell'8%.
    Viene naturale allora chiedersi cosa provochi questo incremento di contagi.
    Sembra una situazione simile a quella che si e' verificata dopo le due ondate di aprile e luglio negli U.S.A. , in cui il livello del fondo tra due ondate successive e' rimasto ad un valore della mera' del picco (come da noi!).
    Sembra il risultato di una sovrapposizione delle due curve a campana, una discendente per l'aumento delle persone immunizzate dal contatto con il virus (l'unica causa che secondo noi puo' ridurre i contagi in quel modo) e l'altra ascendente per l'avvio esponenziale di una nuova ondata.
    Potrebbe sorprendere che questa seconda ondata negli USA sia avvenuta d'estate ma in quel Paese per ragioni socio-culturali si e' sottovalutata la pericolosita' di questa epidemia e cosi', non adottando le giuste misure di prevenzione, non si e' fatta scendere molto la curva dei contagi e si sono trovati all'inizio dell'estate con una densita' di cariche virali sufficientemente alta da far ripartire una nuova ondata epidemica benche' fosse estate.
    Questo mi sembra debba suonare come un allarme per noi perche' ora siamo pure nella stagione fredda.
    Il fatto che i decessi che dovrebbero essere conseguenza della seconda ondata non stiano diminuendo ma addirittura accennino a salire lascerebbe pensare che anche i virus presenti nel fondo abbiano a che fare con l'alto livello dei decessi.
    Bisogna capire cosa sia rimasto di molto patogeno in questo livello di fondo.
    Potrebbe essere qualche componente del virus meno sensibile alla risposta immunitaria degli asintomatici (che non dovrebbe essere molto intensa) che e' scesa di meno lasciando alla fine un fondo di virus piu' resistenti alle difese immunitarie (pari all'8% dei contagi).
    La presenza di questo fondo non dovrebbe percio' lasciarci dormire sonni tranquilli. Il rischio che dobbiamo assolutanente evitare e' la partenza di una terza ondata a 4 mesi dalla seconda (come negli U.S.A. ), con l'aggravante che capiterebbe d'inverno (a febbraio).
    Il rischio e' di avere un picco come quello che hanno ora in Irlanda .
    Cosa fare? Adottare la massima prudenza e cercare di capire cosa si nasconde in questo fondo prima di estendere molto quelle misure restrittive che strangolano l'economia. C'e' molto da fare al riguardo.
    Noi, ma solo con la mente, cercheremo di capirne di piu'.

    QUELLO CHE FACCIAMO NOI.   Ecco cosa facciamo:
    A) In due studi paralleli, uno nella regione Piemonte e l'altro in tutta Italia, scomponiamo le curve dei contagi in due componenti:
    1) Quella che provoca i picchi settimanali, che imputiamo ad un virus diverso, perche' mostra caratteristiche diverse dal Sars-CoV-2 (per esempio non sembra subire variazioni per la presenza di zone rosse);
    2) Tutto il resto, che attribuiamo al Sars-CoV-2 anche se nel fondo potrebbe nascondersi un'altra mutazione, che stiamo cercando di studiare.
    B) Osserviamo l'andamento delle due componenti nel tempo, sia in funzione delle misure restrittive adottate che degli altri possibili ostacoli alla diffusione dei contagi (per esempio l'immunita' naturale scaturita dal contatto con il virus).
    C) Cerchiamo di prevedere con quanto piu' anticipo possibile l'evoluzione dei contagi e quindi anche dei ricoveri e decessi.
    D) Valutare anche quantitativamente l'effetto sui nuovi contagi degli assembramenti e delle varie misure restrittive.
    E) Nel caso in cui la componente responsabile dei picchi fosse veramente un nuovo virus, derivato per mutazione dal Sars-CoV-2, cerchiamo di capirne quante piu' proprieta' possibile, la cui conoscenza puo' essere utile (per esempio se i picchi non si riducono durante le zone rosse, vuol dire che queste servono contro il Sars-CoV-2 ma non contro quel nuovo virus, per cui NON vanno imposte quando ci sono molti ricoveri e decessi ma il Sars-CoV-2 e' ad un livello basso)
    F) Eccetera ...

    EFFICACIA DEI VACCINI: Nello stesso grafico si puo' osservare che, durante la discesa della curva, i picchi rossi del nuovo virus diminuiscono meno dell'ordinata della linea viola del Sars-CoV-2. Siccome attribuiamo la discesa della linea viola all'aumento del numero di persone immunizzate, ne deduciamo che questo nuovo virus non e' disattivato dagli anticorpi del Sars-CoV-2 e questa sarebbe una pessima notizia, perche' potrebbe presagire l'inefficacia contro il nuovo virus (ed altre sue possibili varianti) dei vaccini, che si stanno somministrando.
    Queste mutazioni potrebbero cosi' ridurre sensibilmente l'efficacia dei vaccini (dovremmo sempre produrne di nuovi).
    I vaccini sono l'unica arma che abbiamo ora contro il Sars-CoV-2.

    VACCINAZIONE DELLE PERSONE IMMUNIZZATE: Le persone da vaccinare sono tante ma per i prossimi sette mesi molte di loro possono contare sull'immunita' derivata da una precedente infezione, nel 95% dei casi asintomatica ed inconsapevole.
    Il vaccino rafforzerebbe la loro immunita' ma chi non e' immune crediamo che ne abbia piu' bisogno.
    Stimiamo che queste persone siano tantissime, forse il 70% della popolazione, che e' il numero totale degli infettati nella seconda ondata. E' certamente la percentuale alla quale i contagi calano dal picco e tendono allo zero in condizioni normali che e' il livello dell'epidemia degli asintomatici (altrimenti perche' la curva sarebbe calata?).
    Sarebbe anche interesse di queste persone posticipare di qualche mese la vaccinazione (prolungando cosi' il periodo di copertura), dando priorita' alle persone che sono sieronegative al test.
    Questo comporterebbe dei costi aggiuntivi per il test (il piu' economico) su tutta la popolazione ma se ne avrebbe un ritorno sanitario, per aver anticipato la vaccinazione delle persone piu' vulnerabili all'infezione ed anche scientifico.
    Ci sono due problemi che vanno risolti nel 2021:
    1. Vaccinare 40 milioni di persone entro settembre 2021, magari lasciando fuori gli asintomatici, che continueranno ad esserci (3% della popolazione, circa 1.800.000 persone).
    2. Proteggere tutti anche dalle nuove varianti del virus (italiana, inglese, ecc.) con misure di prevenzione prima e vaccini poi. Per questo sono importanti gli studi come quello che stiamo facendo noi, per capire quanto piu' possibile sulle caratteristiche funzionali di questi virus.

    IMMUNITA': L'epidemia di questo nuovo virus non sembra attenuarsi per la crescita del numero di persone immunizzate, a differenza del Sars-CoV-2, probabilmente perche' il suo ciclo cosi' breve (6 giorni) non permette alle persone infettate di sviluppare un'adeguata difesa immunitaria. Non generando immunita' nelle persone infettate, questo virus non produce epidemie ad "ondate" come il Sars-CoV-2 ma crediamo che costituisca un pericolo costante d'infezione per tutti i 12 mesi dell'anno.
    Non potra' percio' scomparire con un'immunita' di gregge come accadde per la "Spagnola".
    Se non capiamo come fa a diffondersi, per poter individuare i giusti accorgimenti di prevenzione, l'unica difesa e' riposta nella preparazione di specifici vaccini, che sembra debbano essere diversi da quelli del Sars-CoV-2.
    Sarebbe un problema ancora maggiore che si aggiunge alla pandemia. Nella lotta al nuovo virus pero' non dovrebbero essere utili ne' i lockdown ne' le zone rosse, per cui l'impatto della lotta sull'economia potrebbe essere minore.

    ASSEMBRAMENTI: Se la zona rossa non riuscisse a ridurre i picchi di questo virus significherebbe che non sono gli assembramenti delle persone a far aumentare la presenza di questo nuovo virus. Se cosi' fosse, aver tenuto completamente bloccati gli impianti di risalita degli sciatori, quando l'epidemia di Sars-CoV-2 si era esaurita (cioe' adesso) sarebbe stato un errore inutile e catastrofico per tutto il turismo invernale. Non abbiamo avuto notizie di risalita dell'epidemia in Svizzera, dopo l'apertura delle piste da sci (dev'essere pero' scemata da poco l'epidemia di Sars-CoV-2 com'e' accaduto ora in Italia, altrimenti si potrebbe innescare una nuova ondata epidemica).
    Una cosa non riusciamo a capire: se e' un virus respiratorio (lo preleviamo dalle vie respiratorie con un tampone) com'e' possibile che i contagi non aumentino con gli assembramenti? Che altre vie usa per diffondersi?

    IDEA ORIGINALE:   (31 dicembre 2020)
    Questa idea mi piace perche' risolve il mistero osservato, per cui il nuovo virus, pur essendo respiratorio, non riduce affatto i propri contagi in seguito ad una zona rossa o lockdown. Ecco la risposta.
    I picchi potrebbero non diminuire con una zona rossa se fossero manifestazioni periodiche (come delle eruzioni, invece che sulla pelle, nelle prime vie respiratorie, dove si preleva il tampone) di un virus che permane a lungo nell'organismo (dove andrebbe curato).
    Sarebbe confermato allora che le zone rosse non servono a niente per questo virus (ma solo se il Sars-CoV-2 e' quiescente, come ora) ma rimane il problema di capire come si diffonde questo nuovo virus, perche' i picchi sembrano aumentare sia pur di poco, per ora, invece di diminuire.
    E' come se si fossero formati, in grande quantita', durante la prima ondata dell'epidemia di Covid-19, quando i contagi sono saliti alle stelle nel nord Italia, e poi fossero rimasti, come fa l'epidemia degli asintomatici, ad un livello costante fino ad oggi.
    PROBLEMA: Pero' ci dovrebbe tornare in questo scenario anche l'alto numero di decessi che oggi ci sembra cosi' alto (500 al giorno) da dover essere imputato, secondo noi, a questo nuovo virus. Perche' non c'erano in estate? Forse e' l'attuale temperatura piu' bassa che ne facilita la replicazione nell'organismo, ne accentua l'aggressivita' ai tessuti polmonari e cosi' lo rende piu' letale.

    ECCO LA NOSTRA IPOTESI ORIGINALE:   (31 dicembre 2020)
    Dopo aver riflettuto sulle tante peculiarita' mostrate dai dati qui' studiati, pensiamo di avere a che fare con un nuovo virus molto strano ed abilissimo a non farsi scoprire.
    Vogliamo chiarire prima, che senso ha usare un'idea per avanzare un'ipotesi: noi non abbiamo la sfera di cristallo dei maghi ne' vogliamo giocare ad indovinare quello che sara'.
    Noi fisici abbiamo scoperto che, nella ricerca della verita', il potere del ragionamento logico deduttivo puo' aiutarci a superare molti ostacoli, ipotizzando qualcosa che non si vede finche' non si va a cercare, sapendo prima cosa si deve cercare. Poi la ricerca puo' non approdare al risultato sperato ma chi non cerca niente neanche trova mai nulla. Allora lasciatemi provare.
    L'ipotesi deve essere ammissibile e deve poter spiegare tutte le caratteristiche, anche quelle strane, dei dati che si stanno esaminando.
    IPOTESI SULLE FUNZIONALITA' DEI NUOVI VIRUS: Un problema e' che sappiamo troppo poco su tutti questi virus, perche' sono nuovi, e vorremmo saperne di piu'. Cosi' noi ci stiamo provando.
    Questo e' il senso della seguente ipotesi con cui concludo, ma solo per ora, questo studio preliminare:

    • nascono per mutazione, quando l'epidemia di Sars-CoV-2 e' molto estesa (se no se ne formano pochi).

    • Permangono nell'organismo per tempi molto lunghi (sono quasi cronici).

    • Si accrescono di numero, ma molto poco, per contagio; invece si generano, anche se con probabilita' piccola, durante la sindrome Covid-19 e restano nascosti a lungo nell'organismo.

    • Riescono a rimanere nascosti al sistema immunitario per il loro breve ciclo di 6 giorni in cui manifestano la loro presenza patologica (il sistema immunitario non riesce a produrre anticorpi cosi' in fretta).

    • Solo con il freddo si risvegliano sviluppando una loro sindrome simile al Covid-19 ma con un tasso di mortalita' piu' elevato (ora sono solo al al livello di 4.1% e producono circa 400 decessi al giorno).

    • Nascono dal Sars-CoV-2 ma hanno caratteristiche funzionali molto diverse (come i picchi) e si evolvono in modo assolutamente indipendente dal virus padre.

    NON SONO CONTAGIOSI (ma sono molto letali se fa freddo): lo deduciamo dal fatto che i loro picchi non risentono ne' degli assembramenti ne' dei lockdown o zone rosse (che quindi servono solo per combattere i contagi del Sars-CoV-2).
    Quindi non sono contagiose neanche le persone portatrici solo di questo nuovo virus (senza Sars-CoV-2): il problema sanitario e' solo loro, non della gente con cui entrano in contatto. E purtroppo sembra che per ora ci sia poco da fare per aiutarli (stiamo parlando della maggioranza di quei 600 morti al giorno, che avevamo intorno a Natale).
    Non si possono combattere in nessun modo: sono inutili mascherine, distanziamenti e chiusure (necessari invece per il Sars-CoV-2), ma i rimedi possibili sarebbero solo quelli vaccinali e farmacologici (ancora da scoprire).
    Questi nuovi virus non si accrescono per contagio ma solo per mutazione da Sars-CoV-2, dopo l'infezione che nel 95% dei casi e' quella degli asintomatici.
    Da quel momento sono nell'ospite e cercano di restarci a lungo in incognito/letargo, quando fa caldo perche' quando fa freddo invece possono attivare le loro funzioni, producendo una sindrome molto simile al Covid-19 ma molto piu' letale. Sono i 600 decessi al giorno che abbiamo visto nei giorni prima di Natale (con solo il 4.1% di nuovi virus), in cui il Sars-CoV-2 era al livello di fondo di pochi punti percentuali (come nel periodo estivo, in cui questi decessi NON c'erano).
    Quindi chi si infetta con il Sars-CoV-2, anche se in modo asintomatico, puo' rimanere con questo cavallo di Troia in corpo (il virus mutato), con la probabilita' ed il tempo che possiamo stimare nel modo seguente: dalle ampiezze dei picchi valutiamo che attualmente i nuovi virus sono presenti nel 4.1% della popolazione italiana.
    Se e' giusta la stima che gli infettati (quasi tutti asintomatici ed inconsapevoli) siano stati intorno al 70%, vuol dire che la mutazione avviene nel 4/70 = 6% dei casi, stabile per almeno un paio di mesi (perche' e' visibile oggi).
    L'unico modo per averlo e' quindi quello di essere rimasto infettato dal Sars-CoV-2 che poi lo lascia in corpo, perche' non si puo' prendere questo nuovo virus per contagio da un'altra persona che ce l'ha.
    PROFILASSI: Per non avere in corpo il nuovo virus, bisogna fare attenzione a non infettarsi mai con il virus Sars-CoV-2.
    Riteniamo percio' che il 6% degli asintomatici, dopo la guarigione dal Sars-CoV-2, rimangano portatori di questo nuovo virus, che li rende positivi al test molecolare periodicamente, con periodo di 7 giorni o multiplo, e che quando fa freddo puo' sviluppare nell'ospite una sindrome molto simile al Covid-19 ma molto piu' letale, (perche' si e' insediato nel corpo da tempo ed in profondita', e percio' attacca preferenzialmente le cellule polmonari).
    E' solo un'ipotesi ma e' consistente con tutto quello che sta accadendo.
    Se fosse vera, dovrebbero saperlo subito soprattutto i giovani ma non solo loro, perche' il virus conta moltissimo sulla sottovalutazione che molti fanno dei rischi del contagio.

    Simulano falsi aumenti e diminuzioni di contagi variando la loro presenza nelle prime vie respiratorie, dove noi umani preleviamo i tamponi. Ma loro non stanno cambiando di numero, sono degli abilissimi imbroglioni.
    Anche se non sono contagiosi affatto, possono simulare di essere molto contagiosi, perche' se li abbiamo nel 6% della popolazione (vedi stima precedente), queste persone sono positive al test quando i virus risalgono nelle prime vie respiratorie, diciamo in 2 giorni su 7, quindi i 2/7 del 6% della popolazione, cioe' l'1.7% fornisce risposta positiva al test un giorno su sette (il giorno del picco), che e' un dato in pieno accordo con le nostre evidenze sperimentali (i picchi a noi risultano di ampiezza costante pari all'1.5%).
    L'inganno risiede nel fatto che questi positivi non sono persone diverse che si passano il virus (cioe' nuovi contagi ma sono sempre le stesse persone, di quel 6% che neanche sono contagiose! Cosi' vengono simulati dei nuovi contagi inesistenti e si attribuisce al virus, che esiste e si puo' vedere, un'elevata contagiosita' che non esiste. Chissa' se pure la variante inglese del virus e' cosi' imbrogliona; magari potrebbe mostrare anche lei i picchi settimanali.
    Potrebbe essere solo frutto di fantasia, ma tutto sembra quadrare sorprendentemente bene!

    Continueranno a produrre decessi fino all'estate quando andranno in letargo (non manifesteranno in modo evidente la loro presenza ma sempre li staranno, finche' non li facciamo fuori (potra' avvenire solo dopo aver sequenziato il loro RNA).

    Per limitare i loro contagi non servono le zone rosse (per fortuna) ma serve qualcos'altro: ELIMINARLI in qualche modo dall'organismo di chi ce li ha addosso.

    Questa sarebbe un'ipotesi che potrebbe spiegare tutte le stranezze che vediamo nei dati.
    Questo nuovo virus sarebbe molto pericoloso, perche' sembra che col freddo diventi molto letale e potrebbe accrescersi sempre piu' di numero con le successive ondate del Sars-CoV-2.
    Ora dobbiamo cercarlo nei tamponi (ce ne dovrebbero essere molti, il 50% circa).

    CONTAGIOSITA': E' stato detto che la variante inglese e' molto piu' contagiosa. Vediamo di capire qualcosa in merito per questo nuovo virus che abbiamo scoperto nei dati italiani.
    Il Sars-CoV-2 produce un'ondata epidemica con un'ampiezza temporale (larghezza del picco) determinata da un tempo di guarigione di 30 giorni. Interpretando allo stesso modo i picchi del nuovo virus ne abbiamo dedotto un tempo di guarigione 5 volte piu' breve (6 giorni).
    Se cosi' fosse l'avvicendamento dei contagiati nel corso dell'epidemia (come un turn-over) sarebbe 5 volte maggiore, che comporterebbe una contagiosita' 5 volte maggiore (5 volte piu' contagiati a parita' di percentuale).
    Non sappiamo come i colleghi inglesi siano arrivati alla loro conclusione, comunque e' molto probabile che il virus italiano sia diverso.
    Con il ragionamento fatto la contagiosita' sarebbe 5 volte maggiore di quella del Sars-CoV-2.
    Esiste pero' anche un'altra possibilita' che ci porterebbe ad una conclusione opposta: se fosse un virus che permane a lungo nell'organismo e che si manifestasse periodicamente (una volta ogni 7 giorni) nelle vie aeree superiori, dove vengono prelevati i tamponi, allora la persistenza della positivita' nei picchi sarebbe prodotta dalla stessa persona (quindi dallo stesso contagio) piu' volte e la contagiosita' potrebbe anche essere molto bassa.
    Quello che abbiamo iniziato ad osservare quotidianamente nei dati, per ora sembra che mostri un piccolo accenno di aumento dell'ampiezza dei picchi, ma poco.
    Altrettanto importante sara' capire in che modo avviene il contagio (sembra non con i contatti personali).
    Capite cosi' l'importanza di osservare i dati che arrivano con la giusta cognizione di causa. Presto potremo sapere come stanno le cose.
    Anche per questo "stay tuned"!

    MONITORAGGIO: Ora che per qualche mese l'epidemia del virus Sars-CoV-2 e' quiescente per il gran numero di persone infettate ed ora immunizzate (per il 95% asintomatiche ed inconsapevoli) e lo rimarra' per qualche mese (secondo noi sette, ma poi c'e' l'estatem che rimandera' per un po' la terza "ondata") e' il momento giusto per monitorare questo nuovo virus (che non ha ancora un nome).
    Siccome abbiamo gia' avuto l'epidemia degli asintomatici quiescente l'estate scorsa, possiamo imputare i ricoveri ospedalieri ed i decessi in eccesso al nuovo virus, senza interferenze.
    Dobbiamo quindi passare allo studio di questi nuovi dati, per valutare l'impatto sanitario del nuovo virus e capire come correre ai ripari. Purtroppo la risposta di questi altri dati non e' "pronta" come quella dei dati dei contagi ma e' ritardata da 10 a 30 giorni e cosi' saranno ritardate le nostre risposte dello studio.
    ________ FINE DELLO STUDIO DELLA VARIANTE ITALIANA DEL VIRUS ________


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STUDIO DEI DATI DELLA REGIONE PIEMONTE: A parte la presenza dei picchi, possiamo confermare che la curva epidemica del Sars-CoV-2 ormai si e' appiattita sulla linea verde del fondo (degli asintomatici), che a questo punto possiamo confermare essere al livello da noi previsto di 1.5%.
Continueremo lo studio che stiamo conducendo sui dati della regione Piemonte, usata come caso pilota per una valutazione quantitativa dei costi delle riaperture delle zone rosse, sia perche' questa regione ha riaperto prima delle altre (domenica 28 novembre) che perche' i dati di una singola regione permettono di studiare meglio le caratteristiche dell'epidemia, non essendo mescolati ai dati delle tante altre regioni d'Italia.
Possiamo confermare il sorprendente risultato che i costi della riapertura del Piemonte sono stati pressoche' NULLI, almeno per ben 15 giorni dopo la riapertura (che sono molti).
Il fatto che malgrado i numerosi assembramenti per lo shopping natalizio, trasmessi anche in TV, non si siano registrati incrementi di contagi indica una conferma che anche la nostra valutazione di un gran numero di persone immunizzate non era poi cosi' lontana dalla realta'. E anche questa sarebbe un'altra previsione corretta, che conferma la qualita' previsionale di questo lavoro.
Le misure di questo studio sono riportate in una tabella , riportata nel secondo dei 3 grafici precedenti, da cui si vede che, dopo che per ben 14 giorni gli incrementi dei contagi sono stati nulli rispetto all'estrapolazione della curva, come sarebbe stata senza la riapertura, i dati iniziano a crescere fino all'1.4% (per ora) con un andamento che non sembra casuale e che certamente non e' imputabile alla riapertura delle attivita' per la zona arancione: i 14 giorni di incrementi di contagi a zero sono sufficienti per concludere che la riapertura non ha comportato incrementi di contagi.
L'origine dei picchi di questi nuovi contagi dopo il 14.mo giorno (vedi la linea arancione) sono riconducibili ai picchi settimanali del venerdi' sempre manifestati dal grafico del Piemonte (abbiamo indicato con una V blu i venerdi' nel grafico).
Dopo il 14.mo giorno dalla riapertura in arancione il livello medio della curva e' arrivato ad appiattirsi sulla linea verde del fondo degli asintomatici, Questo vuol dire che' l'epidemia del virus Sars-CoV-2 si e' conclusa e se non ci fosse il secondo virus la curva dei contagi coinciderebbe con la linea verde (non ci sono piu' virusSars-CoV-2 che si replicano perche' ci sono troppe persone ormai immunizzate).
Ma il secondo virus c'e' e non si riduce con il passare dei giorni, perche' il suo ciclo di 6 giorni e' troppo breve per permettere all'organismo di creare l'immunita' naturale (i contagiati sono persone sempre diverse).
Quindi, siccome la curva del Sars-CoV-2 coincide ora con il fondo degli asintomatici, dallo scorporo per differenza rimangono integralmente tutti i picchi del secondo virus, che sono quelli che si vedono nel grafico.
Tutti gli ultimi punti inseriti nel grafico, come si vede, non scendono ulteriormente perche' risentono della vicinanza del livello di fondo dei contagi degli asintomatici, che ormai e' confermato essere all'1.5% in Piemonte e l'abbiamo disegnato in verde nel grafico.
Ci aspettiamo percio' che anche nei prossimi giorni la curva proceda lungo la linea verde degli asintomatici ed il suo "asintoto" ci conferma la misura precisa del livello del fondo degli asintomatici, qual'e' realmente oggi in Piemonte.
Nel primo grafico abbiamo disegnato una linea rossa, che rappresenta la curva ipotetica, che avremmo avuto se la riapertura del Piemonte non ci fosse stata.
Questa linea rossa da oggi la disegniamo tenendo conto di un livello di contagi di fondo dell'1.5% dovuto alla moltitudine degli asintomatici, stimato con il valore dei contagi che si avevano quando la seconda ondata dell'epidemia non era ancora iniziata.
Questo livello di fondo e' riportato nel grafico con una linea orizzontale verde e la curva rossa ipotetica da noi disegnata non dovra' mai scendere sotto questo livello.
Tenendo conto del fondo, il nostro calcolo fornisce dati piu' vicini al vero e piu' bassi, perche' una parte dei contagi, trovati con i tamponi, erano quelli degli asintomatici, che non c'entrano niente con i contagi extra che ci interessano, dovuti alla riapertura in zona arancione del Piemonte.
Nei contagi in piu', che compaiono nei punti dell'ultimo tratto, restano cosi' solo quelli dovuti alla riapertura del Piemonte (da zona rossa ad arancione) avvenuta domenica 28 novembre (indicata con una freccia nel grafico).
Tra poco calcoleremo il loro scorporo dai dati del grafico per studiarne l'andamento temporale e soprattutto per valutarne la massima entita' raggiunta.
I risultati sono riportati nella relativa tabella .

IL "FONDO" RISULTANTE DALL'EPIDEMIA DEGLI ASINTOMATICI:   (11 dicembre 2020)
Abbiamo visto nel terzo grafico che i contagi extra dovuti alla riapertura rallentano il normale andamento di decrescita, dovuta alle guarigioni, allungandolo a 48 giorni invece di 30 (misurato 28).
Un comportamento del genere pero' e' da noi atteso, indipendentemente dalle chiusure, quando la percentuale raggiunge il 1.5%, che era il valore stabile che avevamo a settembre in Italia, quando l'epidemia non era ancora iniziata.
Questo valore "di fondo" dell' 1.5% l'abbiamo attribuito in questo lavoro, oltre agli asintomatici cronici (che dovrebbero essere pero' molto pochi) anche e soprattutto all'epidemia quiesciente degli asintomatici , presente in Italia dopo lo sviluppo dell'epidemia della primavera 2020: e' dovuta al fatto che gli asintomatici, sono numerosi e possono diffondere cariche virali deboli (perche' non hanno la sindrome Covid-19) e cosi' la persona eventualmente infettata ha alta probabilita' di non sviluppare la sindrome Covid-19 e talora di diventare anche lei asintomatica.
Cosi' puo' permanere per tempi lunghi un numero di persone positive al test molecolare (per esempio il 2% della popolazione) anche quando l'epidemia di Covid-19 non c'e' piu' (per esempio d'estate).
Il valore della percentuale di contagiati, raggiunto dall'epidemia degli asintomatici, dipende oltre che dalla contagiosita' attuale del virus, anche dai tempi di guarigione dell'asintomatico (cioe' dal numero di giorni che devono passare perche', dopo il contagio, l'asintomatico torni negativo al test), che determinano il punto di equilibrio dinamico, in cui si eguagliano il numero dei contagiati e quello dei guariti.
In Piemonte, d'estate, questa percentuale era intorno al 2%.
E' questo, secondo noi, il modo con cui il virus riesce a sopravvivere, permanendo attivo nell'ambiente a lungo anche in assenza dell'epidemia di Covid-19.
In altre parole, dopo la prima epidemia di Covid-19, abbiamo sempre tra noi una moltitudine di persone infette ed asintomatiche (per esempio l' 1.5% della popolazione), che inconsapevolmente "coltivano" nel loro corpo colonie di virus Sars-CoV-2, permettendo loro di sopravvivere, perpetuando la minaccia di una nuova "ondata" epidemica.
Le temperature ora piu' basse rispetto a settembre, potrebbero aumentare la contagiosita' delle cariche virali emesse dagli asintomatici (a loro insaputa) e quindi anche il livello stabile di fondo della percentuale dei contagi nel periodo invernale.
Per limitare questo fenomeno e' importante l'uso delle mascherine anche quando l'epidemia e' finita.
Abbiamo quindi ora anche il problema dello scorporo di questi due contributi ai contagi extra in Piemonte: oltre a quello della riapertura in zona arancione anche quello invisibile dovuto all'epidemia degli asintomatici.
Per ora abbiamo assunto che il livello permanente degli asintomatici sia il 1.5% e l'abbiamo disegnato con una linea verde nel terzo grafico (se non si vede azzerate la cache del browser).
Ci accingiamo a determinarlo piu' precisamente, esaminando i contagi misurati a settembre in Piemonte e poi potremo essere piu' precisi in merito.
I dati del Piemonte in estate sembrano essere crescenti: 1% a luglio, 2% in agosto e 3% a settembre (per inciso, questa crescita dei contagi nel periodo estivo protrebbe essere un indizio della diminuzione dell'immunizzazione acquisita dalla popolazione durante la prima ondata primaverile di Covid-19).
Alla luce dell'andamento dei contagi, come appare nel terzo grafico, sembra corretto assumere che il livello attuale del fondo di contagi da asintomatici sia 1.5%.
Le percentuali dei positivi al test misurate contengono anche quelli che abbiamo chiamato i "contagi extra della riapertura", perche' abbiamo definito livello di fondo degli asintomatici quello senza chiusure in atto.
La curva tra pochi giorni dovrebbe appiattirsi stabilmente ad un livello costante, corrispondente al livello di fondo degli asintomatici del Piemonte, che risultera' leggermente ridotto dalle chiusure residue in zona gialla (attiva da oggi).
Questa osservazione ha conseguenze importanti sul metodo di scorporo dei contagi extra che segue, perche' nel primo grafico la curva ipotetica rossa da noi disegnata non deve arrivare a zero ma al livello di fondo degli asintomatici (che e' quello a cui si livellerebbe la curva in assenza di chiusure).
Nelle analisi fatte domenica 13/12 e lunedi' 14/2 abbiamo proceduto in questo modo ottenendo un abbassamento dei contagi extra, scorporati che abbiamo riportato nel terzo grafico, pari alla percentuale del fondo degli asintomatici che abbiamo supposto essere dell' 1.5%.
Questa conclusione e' confortata anche da una particolarita' assolutamente improbabile che sia casuale: i 4 punti del 7,8,9 e 10 dicembre si collocano tutti e quattro allo stesso livello, come se non potessero scendere sotto alla linea verde di 1.5%, che sembra poi essere il livello di appiattimento della curva, coincidente secondo noi con il fondo dei contagi degli asintomatici.

  CONCLUSIONE PRELIMINARE SULLA PROBABILE INUTILITA' DI ALTRE "RESTRIZIONI":     (15 dicembre 2020)
Durante l' ondata epidemica il numero di persone infettate e' salito fino al picco e poi e' sceso, perche' il numero di persone infettabili si e' ridotto significativamente per l'immunita' acquisita da un'infezione precedente.
La discesa della curva dei contagi, nel caso del Piemonte , e' proseguita fino a raggiungere il livello 1.5% del fondo di equilibrio dell'epidemia degli asintomatici (che in genere e' tra 1% e 3%). I dati confermano che la maggior parte delle regioni italiane ha gia' raggiunto queste condizioni.
Quando la curva arriva a quel livello, non dovrebbe essere piu' necessario chiudere con rigore le attivita' economiche, in quanto se la curva e' scesa fino al livello di fondo degli asintomatici da cui era partita. Questa discesa secondo noi puo' essere motivata solo dal fatto che molte delle persone che i virus incontrano non sono piu' infettabili, perche' immunizzate ed il virus ha difficolta' a trovarne altre da infettare (il virus non e' cambiato).
Certo se formiamo molti assembramenti diamo una mano al virus, facendolo venire in contatto con piu' persone e alla fine puo' riuscire a trovarne qualcuna infettabile ma se la curva dei contagi e' scesa cosi' tanto, da raggiungere il fondo degli asintomatici (che e' lo zero per la curva), le persone ancora infettabili non devono essere molte e quindi la curva non riuscira' piu' a crescere molto (cioe' rimane Rt<1).
I grafici del Piemonte dimostrano la correttezza di questa nostra conclusione, perche' la valutazione, che qui' ora facciamo, del numero di contagi extra prodotti negli assembramenti dello shopping natalizio in Piemonte, fino a due settimane dalla riapertura da zona rossa ad arancione, risulta compatibile con ZERO.
Il risultato delle differenze, tra le ordinate sulla curva vera e quella ipotetica da noi disegnata in rosso, e' nel secondo grafico dove i contagi extra della riapertura del Piemonte in zona arancione dopo 14 giorni ancora NON appaiono e quindi sono compatibili con ZERO entro le normali fluttuazioni statistiche anche dopo 15 giorni (la massima escursione e' stata una percentuale piccola, dello 0.8%, dopo 16 giorni).
Le fluttuazioni dei punti nel secondo grafico dipendono dalla precisione del disegno a mano (per l'urgenza dell'esito, senza un apposito software) della curva rossa ipotetica in assenza della riapertura. Sono pero' fluttuazioni statistiche e non sistematiche che secondo noi non incidono sulla veridicita' del risultato, ottenuto tramite il valore medio.
Quello che possiamo dire per ora, riguardo ai contributi extra ai contagi prodotti dalla riapertura del Piemonte in zona arancione, e' che l'eccesso di contagi, che sembrava esserci nei dati dell'ultima settimana, era solo apparente, con grande sollievo delle attivita' che stavano per essere chiuse nel periodo natalizio in Piemonte (altrova e' ancora da vedere, conducendo un'analisi come quella condotta per il Piemonte).
Esso non e' dovuto ai contagi extra della riapertura arancione del Piemonte ma al raggiungimento del livello di fondo degli asintomatici che impedisce ai dati di continuare la loro discesa verso zero e li fa livellare verso un valore costante , che puo' essere affidabilmente ricavato dall'andamento dei dati e che per ora, in via molto preliminare, ci senbra essere intorno all'1.5% (consistente con i dati di luglio 1%, agosto 2% e settembre 3% in Piemonte).
Durante la discesa della curva, la progressiva riduzione nella pendenza (coefficiente angolare della tangente alla curva dei contagi) corrispondeva ad una diminuzione di contagiosita' e quindi ad una diminuzione del parametro di trasmissibilita' Rt.
Ora che la curva si sta appiattendo sul livello di fondo, la pendenza torna ad aumentare ma questo NON significa che "c'e' una preoccupante inversione di tendenza con Rt che non scende piu' ma risale", per cui sarebbe necessario accentuare le restrizioni (come si sente dire in TV). Noi crediamo che a questo punto sarebbe inutile (almeno per il Piemonte, che stiamo studiando).
L'appiattimento della curva sul livello di fondo e' un comportamento naturale e scontato, a cui non corrisponde alcun peggioramento dell'epidemia e come la riapertura del Piemonte ha prodotto ZERO aumenti dei contagi, cosi' nuove restrizioni produrrebbero ZERO diminuzioni di contagi, non riuscendo a portare la curva sotto al livello del fondo.
Il fondo degli asintomatici e' generalmente piccolo, solo qualche centesimo della popolazione e' infetta ed asintomatica, in base alle misure fatte (in Piemonte e' 1.5%).
Le restrizioni delle attivita' economiche sono giustificate quando la curva dei contagi e' ben sopra al livello del fondo, perche' cosi' possono produrre diminuzioni di contagi importanti.
Quando la curva si sta appiattendo sul livello del fondo, come ora, le restrizioni non dovrebbero essere piu' utili, perche' c'e' poco da ridurre nei contagi.
Nel caso dei contagi di tutta Italia pero' abbiamo un PROBLEMA , che ci rende difficile ricondurre i dati misurati allo scenario qui' descritto, perche' il livello apparente del fondo e' troppo alto (9.5%), mentre i due grafici del Piemonte e dell'Italia per tutto il resto hanno in tutto e per tutto andamenti identici (sia per la posizione della curva nel tempo che per i picchi settimanali).
Noi ancora non abbiamo capito le ragioni di quel 9.5%: dovrebbe essere pari alla media pesata (con i numeri di abitanti) dei fondi misurabili nelle varie regioni d'Italia, che sono piu' bassi (come il Piemonte). Ci stiamo studiando.
Questo fondo degli asintomatici non e' un'idea peregrina inventata ad hoc per spiegare il comportamento dei dati, perche' e' sicuro che c'e' e l'abbiamo anche misurato accuratamente nei mesi prima che iniziasse l'epidemia.
Poi con l'epidemia in atto tutte queste persone asintomatiche continuano ad esistere ma sono come una popolazione a parte, con una maggiore resistenza immunitaria acquisita, che continuano ad esistere passandosi inconsapevolmente il testimone delle colonie di virus coltivate nei loro corpi e che appaiono come un livello di fondo costante nel tempo nelle rilevazioni dei contagi, quando l'epidemia per qualche ragione tende a scomparire: per la prima ondata della primavera scorsa la ragione fu l'arrivo della stagione calda, ora e' l'avvicinamento all'immunita' di gregge che, malgrado il freddo, riduce sempre piu' il numero di persone infettabili e quindi riduce la contagiosita' apparente del virus, facendo scendere il parametro Rt sotto 1.
La stessa tendenza s'intravede nel grafico dei dati di tutta Italia ma ad un livello molto piu' elevato: l' 11% invece dell'1.5%.
E' questo un risultato molto preoccupante perche', alla luce di queste nostre conclusioni (molto) preliminari, indicherebbe la formazione in qualche altra regione d'Italia di una massa di asintomatici particolarmente numerosa, che manterra' a tempi lunghi la percentuale dei contagi intorno al 10% costante nel tempo (una persona su 10 permanentemente infetta ed asintomatica, molte di loro in grado di trasmettere l'infezione).
Sarebbe uno scenario nuovo che richiederebbe un'immediata revisione delle strategie di lotta a questa pandemia.
Inoltre in Piemonte potrebbe essere un GRAVE ERRORE chiudere tante attivita' economiche nel periodo natalizio, pensando che gli incrementi dei contagi che si vedono nei dati derivino dalla riapertura del Piemonte, quando invece questi incrementi sono la manifestazione del fondo dei contagi degli asintomatici, che cominciano ad emergere quando i contagi reali si avvicinano a quel livello di fondo (che e' 1.5% in Piemonte ma in altre regioni la situazione potrebbe essere molto diversa: basta eseguire pero' questa stessa analisi sui dati regione per regione per saperlo, valutando il livello del fondo locale dell'epidemia degli asintomatici, che potrebbe essere abbastanza diverso dall'1.5% del Piemonte).
Certo, i lockdown servono anche a ridurre l'epidemia degli asintomatici che mantiene il fondo di contagi a quel livello e quindi ad abbassare il livello di fondo ma quando il livello e' basso non conviene piu' fare enormi sacrifici per abbassarlo ulteriormente. Ci penseranno poi i vaccini, l'immunita' naturale acquisita e la stagione calda ad abbassarlo.
Quello che sembra nessuno abbia ancora capito, secondo noi, e' che i contagi stanno scendendo in regioni come il Piemonte perche' ci sono sempre meno persone infettabili: sono quasi tutte immunizzate ormai. Altrimenti con le folle viste in TV per lo shopping natalizio i contagi avrebbero dovuto impennarsi, invece per ben due settimane NIENTE , nessun contagio in piu' misurato (e' una nuova conferma alla nostra previsione della prossimita' in queste regioni all'immunita' di gregge che prima o poi doveva arrivare: sembra sia arrivata!).
Salira' solo un poco il livello di fondo degli asintomatici (forse).
Sara' compito degli amministratori giudicare e decidere.
Ed i nostri governanti, sulla scia della cancelliera Merkel (che poveraccia deve chiudere tutto, perche' ha il suo popolo non immunizzato in quanto hanno sempre avuto finora meno contagi di noi) sembra che si stiano apprestando a chiudere ulteriormente tante altre attivita' per il Natale, spaventati dal numero alto di decessi, che pero' sono stati causati dai contagi di 20/30 giorni fa, quando la curva era al massimo, non da quelli di oggi.
Fare analisi di questo tipo, senza alcuna aggregazione dei dati che farebbe perdere irrimediabilmente informazioni importanti, e' secondo noi un bagaglio tecnologico molto utile per i tecnici che hanno il compito di contrastare al meglio questa pandemia.
Certamente noi faremo la nostra parte approfondendo ulteriormente questo argomento, per le sue importanti implicazioni sulla gestione organizzativa delle varie attivita'.

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ANALISI DEI CONTAGI EXTRA CONSEGUENTI ALLA RIAPERTURA:   (7 dicembre 2020)
Come in tutti gli altri picchi, la discesa dal picco di venerdi' 4/12 avrebbe dovuto procedere con la velocita' di guarigione rapida dei 6 giorni, fino a raggiungere poi il valore medio complessivo della curva di discesa delle guarigioni a 30 giorni (linea marrone).
Invece i dati lungo la discesa dal picco settimanale di venerdi' 4/12 non procedono lungo la linea rossa perche' non contengono solo i contagi iniziali degli infettati che stanno guarendo in 6 giorni ma contengono anche dei nuovi contagi extra, che li fanno scendere piu' lentamente, mantenendoli sopra alla linea rossa, con un tempo di arrivo a zero che conseguentemente sara' superiore a 6 giorni.
Potrebbero essere i contributi dei contagi extra prodotti dalla riapertura del Piemonte come zona arancione, che appaiono rilevabili ma solo dopo 5 giorni dalla riapertura e che sembrano essere in crescita continua negli altri 6 giorni successivi (nel grafico c'e' un punto ogni giorno).
Gli incrementi di contagi per l'apertura della zona arancione, essendo piccoli (mediamente intorno all'1%), rallentano solo un po' la discesa dal picco con la pendenza delle guarigioni in 6 giorni, senza alterare l'andamento complessivo della curva, che procede nella sua discesa delle guarigioni con pendenza di 30 giorni (indisturbata).
In questo piccolo livello (mediamente 1.2%) dei contagi che inizia ad apparire, dovrebbe aver giocato un ruolo importante l'immunita' gia' acquisita dalle moltissime persone, da noi anche conteggiate , che nel passato inconsapevolmente sono state infettate in forma asintomatica e poi sono guarite in 6 o 30 giorni, rimanendo immunizzate (almeno per un certo tempo).
I dati dei prossimi giorni ci permetteranno di essere piu' precisi, anche quantitativamente al riguardo.

Tra poco mostreremo come si determina quantitativamente il discostamento dei dati degli ultimi giorni, dal 5/12 ad oggi, dal comportamento solito della discesa prodotto dalle sole guarigioni dei contagi in 6 giorni, come in tutti i picchi precedenti (linea rossa, interpolata a mano) e ricaveremo per differenza l'entita' del contributo extra ai contagi giorno per giorno, trovando cosi' un valore costante fino al +0.8% (vedi il grafico dei contagi extra per la riapertura), come incremento dei contagi (dovuto alla riapertura).
Infine osserviamo che il dato del 11/12 e' cresciuto per formare l'atteso picco del venerdi', come tutti i precedenti picchi e come da noi atteso (vedi l' osservazione successiva).

CALCOLO DEI CONTAGI EXTRA (dovuti alla riapertura della zona arancione):   (7 dicembre 2020)
 
Abbiamo disegnato nel primo grafico una retta marrone superiore che passa per i picchi settimanali del venerdi' ed un'altra retta marrone inferiore che passa per i minimi raggiunti dalla curva (sempre 4 giorni dopo il picco).
L'incremento di contagi extra, dovuti alla riapertura del Piemonte in zona arancione, puo' essere calcolato esattamente dalle differenze delle ordinate nel grafico tra i punti delle misure ed i punti su una linea (rossa) che corrisponde all'andamento ipotetico della curva senza i contagi extra prodotti dalla riapertura della zona arancione (e' quella che abbiamo disegnato in rosso, dopo aver segnato con delle x nere la posizione della curva ipotetica).
Questa curva ipotetica rossa non puo' scendere sotto il livello di fondo stabilito dagli asintomatici che abbiamo assunto essere dell' 1.5%, come gia' discusso.
I dati delle misure dei contagi che scendono dal picco sarebbero stati tutti sulla linea rossa in assenza della riapertura, con salite e discese dei punti tutte parallele a quelle di tutti i picchi precedenti (con pendenza a 6 giorni).
Se ora i punti sono piu' in alto della curva rossa, e' proprio per la presenza dei contagi extra in piu' e dal grafico possiamo cosi' misurare esattamente, per differenza, quanti sono questi contagi extra, probabilmente dovuti alla riapertura (arancione) del Piemonte.
Abbiamo fatto proprio cio', valutando le differenze tra la curva reale e quella rossa, che ci sarebbe stata senza la riapertura cioe' con il solo andamento decrescente delle guarigioni in 6 giorni.
Quest'ultima curva rossa non ce l'avevamo ma poiche' gli andamenti dei picchi precedenti sono stati tutti molto simili tra loro, abbiamo potuto ipotizzare quale sarebbe stato il suo andamento e graficarla, senza mai scendere pero' sotto il livello di fondo dovuto agli asintomatici (stimato per ora all' 1.5% e poi direttamente ricavabile dal livello orizzontale costante raggiunto dalla curva).
E' quello che abbiamo fatto, partendo dal picco del venerdi' precedente (27/11) e disegnando delle x nere sul tracciato ipotizzato per la curva che ci sarebbe stata senza la riapertura (con 4 giorni in discesa con pendenza a 6 giorni e poi la risalita, come in tutti i picchi precedenti).
Poi abbiamo unito questi punti con una linea rossa, ricavando la curva ipotetica con cui poter confrontare la curva reale dei contagi.
A questo punto siamo stati in grado di misurare sulla carta a quadretti le distanze in centimetri tra i punti sulla curva reale ed i punti sulla curva ipotetica (cioe' le x nere) ed i risultati sono riportati nella tabella seguente:

DATA DISTANZA (CM) PERCENTUALE
27/11 V 0 0%
28/11 S-0.5 -0.25%
29/11 D 4 2%
30/11 L 0 0%
1/12 M 0.4 0.2%
2/12 M-0.4 -0.2%
3/12 G0.7 0.35%
4/12 V-0.2 -0.1%
5/12 S-1 -0.5%
6/12 D 0 0%
7/12 L 0 0%
8/12 M 0 0%
9/12 M 0 0%
10/12 G 0 0%
11/12 V1.4 0.7%
12/12 S 0 0%
13/12 D 0 0%
14/12 L-1 -0.5%
15/12 M1.5 0.75%
16/12 M 2 1%
17/12 G0.8 0.4%
18/12 V2.8 1.4%
19/12 S0.2 0.1%
20/12 D 1 0.5%
21/12 L0.2 0.1%
22/12 M 0 0%
23/12 M 2 1%
24/12 G 3 1.5%
25/12 V 2.8 1.4%
26/12 S-0.2 -0.1%
27/12 D 0 0%
28/12 L-1.0 -0.5%

Riportando queste percentuali di contagi extra nel grafico dei contagi extra , si nota che, partendo dal giorno della riapertura del Piemonte (che e' lo zero sulle ascisse), i contagi prodotti in piu' rimangono sempre intorno a zero fluttuando entro un'ampiezza massima dell'1%
Questi contagi extra non possono crescere a lungo e percio' riteniamo che dopo 14 giorni ormai dovremmo essere molto vicini al valore finale costante, che per ora ci sembra essere inferiore all' 1%.
I prossimi giorni ci permetteranno di definire sempre meglio questo livello massimo raggiunto dai contagi extra che e' un dato fondamentale per poter capire se la riapertura delle attivita' commerciali in zona arancione puo' essere mantenuta, estesa nel periodo natalizio oppure eliminata (tornando in zona rossa).
Per capire se un incremento inferiore all'1%, per esempio di 0.8%, dei contagi e' accettabile o no, possiamo andare a valutare le implicazioni sanitarie, confrontandolo con il 10%, che era la percentuale dei contagi in Piemonte quand'era al massimo, ai primi di novembre (quando e' iniziata la zona rossa in Piemonte).
La misura e' stata fatta da noi manualmente per l'urgenza di ottenere i primi risultati preliminari e dipende non poco dalla correttezza della nostra previsione nel tracciare la curva rossa ipotetica, necessaria per avere i dati senza riapertura del Piemonte (si sarebbe potuto fare molto meglio scrivendo un apposito software di "best fit" ai dati reali).
Nei limiti di precisione di questa misura fatta manualmente, possiamo tentare di valutare le conseguenze sanitarie, dovute alla riapertura della zona arancione, che porta un ulteriore 0.8% di incremento nella percentuale attuale dei contagi complessiva in Piemonte, che ora e' piccola (tra 1% e 2%), grazie alle chiusure effettuate, ultima delle quali quella arancione: quindi a meta' dicembre (tempo di sviluppo della sindrome Covid-19), i ricoveri ed i decessi potrebbero aumentare del 40% (2%+0.8%) in conseguenza della riapertura fatta il 29/11 della zona arancione.
Non sarebbe poco. E' troppo presto per trarre conclusioni, ma per focalizzare il problema, pensate che oggi i decessi in Piemonte sono stati 67, corrispondenti alla percentuale di contagi di circa 20 giorni fa, quando era intorno al 5%. Pertanto in proporzione, se siamo nel giusto, un incremento di +0.8% delle persone contagiate per l'apertura della zona arancione, potrebbe causare 20 giorni dopo un incremento di circa 10 decessi al giorno in Piemonte (analogamente per i ricoveri ospedalieri).
Il grafico che abbiamo ottenuto finora e' compatibile con un incremento dei contagi extra vicino allo zero ed aver assunto il 0.8% nelle valutazioni precedenti va considerato solo un utile esercizio esemplificativo.
Una volta definito meglio, qualcuno dovra' decidere se quello che ne consegue e' un fardello sostenibile, a fronte dei benefici per tutte le centinaia di migliaia di persone e famiglie piemontesi sconvolte dalla crisi.
Dobbiamo aspettare ancora qualche giorno per arrivare a poter giudicare.
Sicuramente i contagi extra andranno a stabilizzarsi ad un certo livello: sara' cruciale valutare poi l'entita' di questo livello, che sara' stato determinato dal fondo degli asintomatici, per giudicare se l'esperimento della riapertura ha prodotto un numero di nuovi contagi sopportabile oppure no.
Von il metodo da noi indicato si puo' ottenere la misura dell'incremento dei contagi, dovuto alla parziale riapertura della zona arancione in Piemonte e valutarne la compatibilita' sanitaria.
Gli errori su queste misure sono anch'essi quantificabili dalle distribuzioni di piu' misure ripetute (cosa che pero' non facciamo per semplicita' in questo lavoro esplorativo).
I dati su cui stiamo lavorando sono in percentuale delle persone esaminate; quindi se ipotizziamo che i comportamenti delle persone sono simili in tutta Italia, allora i risultati ottenuti dal grafico del Piemonte, che arrivano una settimana prima, potranno essere estesi anche a tutte le altre regioni e quindi possiamo prevedere con una settimana di anticipo anche gli incrementi di contagi che avremo nel grafico dei dati di tutta Italia nei prossimi giorni, dato che la chiusura queste altre regioni e' iniziata il 6/12.
Possiamo cosi' prevedere che, se nella prima settimana di zona arancione nel grafico del Piemonte avessimo avuto un incremento giornaliero dei contagi fino al +0.8% allora con 9 regioni su 20 passate da zona rossa ad arancione, nel prossimo grafico (quello di tutta Italia) dobbiamo aspettarci intorno al 14/12 un incremento di 9/20*0.8%, cioe' la percentuali dei contagi dovrebbe aumentare dello 0.4% circa stabilmente in tutta Italia.
L'evidenza di questi contagi extra nel Piemonte per ora e' ancora preliminare, per cui potremo trarre le nostre conclusioni solo dopo che si saranno stabilizzati.
Dal numero di contagi finale che calcoleremo poi dai dati dei prossimi giorni, potremo anche avere una buona indicazione se e' fondata l'ipotesi di una forte limitazione dei contagi, dovuta ad un'estesa immunizzazione della popolazione per l'avvicinamento all'immunita' di gregge.
Questa immunizzazione della popolazione potrebbe essere il motivo per il quale oggi in Germania hanno piu' decessi di quelli attesi: avendo avuto meno infezioni in primavera e' possibile che oggi ci siano meno persone immunizzate in Germania.
Da queste misure del numero di contagi in piu', si puo' poi arrivare a valutare ed a prevedere il costo in numero di ricoveri e decessi, dovuto alla riapertura ed alla relativa ripresa dell'economia. Non vorrei dirlo, ma quando a novembre i contagi erano cosi' tanti da produrre in Italia una percentuale misurata del 18%, circa venti giorni dopo i decessi giornalieri hanno sfiorato le 1000 unita'.
Questo permette di capire l'entita' del problema: quando ci sembra che una crescita di contagi in Italia numericamente piccola come il 0.8% sia accettabile, dobbiamo pensare anche che potrebbe comportare un incremento di 44 decessi al giorno.
Fin dove e' lecito spingersi per salvare milioni di lavoratori e le loro famiglie dalla fame? Questo e' il problema ineludibile per i nostri governanti.
Noi stiamo lavorando per indicare come limitare al massimo la crescita dei contagi e quindi dei decessi.
Purtroppo questo e' il Covid-19. Non ci resta che prenderne atto e gestire al meglio la crisi, finche' saremo costretti a conviverci.

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EFFETTO DELLA RIAPERTURA DEL PIEMONTE IN ZONA ARANCIONE:   (4 dicembre 2020)
Siccome il nuovo picco settimanale si colloca lungo l'andamento discendente delle guarigioni a 30 giorni, indicato dalla linea rossa, possiamo concludere che la vistosa risalita dei contagi, aspettata per l'1/12 o 2/12, dovuta all'effetto della riaperture di tutti i negozi con il passaggio del Piemonte da zona rossa ad arancione il 29/11 (indicato con la freccia nel grafico), finora non c'e' stata!
E' una buona notizia perche' CI ASPETTAVAMO UN GRANDE INCREMENTO DEI CONTAGI CON IL PASSAGGIO ALLA ZONA ARANCIONE, dopo aver visto in TV tutti gli affollamenti per lo shopping. Solo 15 giorni fa probabilmente avrebbero prodotto un picco molto vistoso (il picco di oggi 4/12 e' quello settimanale, che in Piemonte c'e' sempre il giovedi' o venerdi').
Riteniano che quest'assenza di una risalita, dovuta alla "zona arancione", possa derivare DALL'IMMUNITA' ORMAI ACQUISITA DA COSI' TANTE PERSONE, in linea con la discesa generalizzata dei contagi in tutta Italia, da noi attribuita al prossimo raggiungimento dell' IMMUNITA' DI GREGGE.
Il fatto che il numero dei contagi in Piemonte sembrano per ora non aver risentito della riapertura delle attivita' commerciali, puo' essere considerato un test valido per poter pensare di avviare altre aperture delle regioni ancora chiuse? Ancora non posso affermarlo.
Siamo certi che i contagi poi riprenderanno a scendere nei prossimi giorni, fino al prossimo venerdi', con il procedere delle guarigioni con la discesa a 30 giorni, fino ad arrivare al 2% o meno.

EFFETTO DELLA RIAPERTURA DI ALTRE 9 REGIONI:   (5 dicembre 2020)
Il test decisivo secondo noi ci sara' domani domenica 6/12, in cui ben 9 regioni cambiano colore: Valle d'Aosta, Toscana, Campania, Abruzzo e provincia di Bolzano passano da rossa ad arancione ed Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Puglia, Umbria e Marche da arancione a gialla.
Moltissime saranno le persone che entreranno in circolazione e le attivita' commerciali che riapriranno.
I virus vedranno aumentare di molto le loro possibilita' di entrare in contatto con esseri umani che, non essendo vaccinati, se non saranno stati immunizzati da un precedente contatto con il virus (per la grande maggioranza dei casi in forma asintomatica), potranno infettarsi andando ad aumentare notevolmente il numero dei contagiati nel nostro grafico di tutta Italia (non in quello del Piemonte, che e' rimasto arancione).
I risultati del test probabilmente cominceranno ad arrivare a partire da martedi' 8/12.
Abbiamo detto che lo consideriamo un test perche', dall'entita' dell'incremento dei contagi conseguente, si potra' valutare l'ammissibilita' dell'ipotesi da noi formulata di prossimita' alla condizione dell'immunita' di gregge in Italia.
Non ci resta che aspettare.

ALTRE NOSTRE PREVISIONI:   (7 dicembre 2020)
Cosa prevediamo noi? Un incremento dei contagi, ma non molto elevato: sara' una misura di quante persone non sono ancora immunizzate in Italia (l'arrivo all'immunita' di gregge sara' intorno a Natale, secondo noi).
Se anche quest'altra nostra previsione sara' confermata, cioe' se i contagi NON si impennassero, chi fosse ancora scettico sul raggiungimento dell'immunita' di gregge, oltre a dover trovare una diversa spiegazione plausibile al continuo calo dei contagi degli ultimi 20 giorni, dovra' anche spiegare come mai la riapertura di mezza Italia non abbia fatto impennare la curva dei contagi (cosa dovrebbe essere cambiato nel virus, rispetto ad un mese fa?).
Invece se i contagi si impennassero, dovremmo essere noi a rivedere tutte le nostre valutazioni perche' vorrebbe dire che le persone immunizzate non sono ancora cosi' numerose e che l'immunita di gregge forse e' ancora lontana (e dovremmo trovare anche noi una diversa spiegazione al calo dei contagi degli ultimi 20 giorni).
Per sapere quanto si sta rischiando, si tenga presente che il livello dei contagi del 18% in Italia (quello di 20 giorni fa) ha comportato un fardello enorme, di circa 1000 decessi al giorno!
Per gennaio poi, mentre tutti gli esperti fanno previsiono molto fosche, noi riteniamo che l'epidemia possa rimanere abbastanza quiescente, finche' dura l'effetto dell'immunita' di gregge nella popolazione, A MENO CHE l'aumento di contagiosita' dovuto al freddo invernale non riesca a superare la barriera immunitaria acquisita dalla popolazione.
Infatti e' come una battaglia tra i virus, contenuti in quei "pacchetti" presenti nell'ambiente, che chiamano cariche virali, e gli anticorpi contenuti nell'organismo della persona bersaglio. Se con il freddo le cariche virali aumentano le sorti della battaglia potrebbero capovolgersi e potrebbe non bastare piu' l'immunita' fino a quel momento acquisita.
Noi non possiamo sapere cosa succedera' e credo che in realta' nessuno lo sappia, perche' il Sars-CoV-2 e' un virus nuovo.
Staremo a vedere ma per ora secondo noi la battaglia dovrebbe essere gia' vinta (contro le previsioni di tutti!).

QUANDO CI SARA' LA TERZA ONDATA ?   (14 dicembre 2020)
I dati del Piemonte in estate sembrano essere crescenti: 1% a luglio, 2% in agosto e 3% a settembre.
Questa crescita dei contagi nel periodo estivo potrebbe essere un indizio della diminuzione dell'immunizzazione acquisita dalla popolazione infettata durante la prima ondata primaverile di Covid-19.
Questa crescita poi, con l'arrivo del freddo, e' sfociata nella seconda ondata dell'epidemia ad ottobre, con picco a novembre.
Se e' giusto quello che pensiamo (altrimenti cos'altro potrebbe far salire i contagi con continuita' fino a settembre?), allora a gennaio e febbraio l'epidemia rimarra' quiescente in forma endemica, perche' molti italiani sono immunizzati e poi potrebbe esplodere con la terza ondata otto mesi dopo novembre, cioe' a giugno.
Questo perche' sono passati sette mesi dal picco della prima ondata ad aprile 2020 ed il picco della seconda ondata a novembre 2020.
Questo e' il nostro RISULTATO: quando un'epidemia nasce, si diffonde finche' la maggior parte della popolazione non e' stata infettata poi i contagi si riducono per l'immunizzazione acquisita dalla popolazione gia' infettata e arrivano a zero quando si raggiunge la condizione chiamata "immunita' di gregge".
Possono verificarsi due casi:
  • Gli anticorpi NON vengono smaltiti dall'organismo, allora l'immunita' acquisita e' permanente e l'epidemia si conclude con un solo ciclo: e' il caso della pandemia "spagnola" di un secolo fa.
  • Gli anticorpi vengono smaltiti dall'organismo in un tempo di T giorni, allora l'immunita' acquisita NON e' permanente e l'epidemia dopo la conclusione del primo ciclo, si ripete con una seconda "ondata" dopo T giorni e cosi' all'infinito se non si interviene con la vaccinazione: e' il caso dell'influenza Covid-19, che dovrebbe avere un tempo di replicazione delle ondate successive di circa otto mesi (secondo la Monash University di Melbourne).
    Questo rende il Covid-19 una pandemia ricorrente molto peggiore della "spagnola": se fosse scoppiata un secolo fa, avrebbe seriamente decimato l'intera popolazione mondiale nel corso degli anni.
Questo fa capire meglio cos'e' il Covid-19: non un'influenza ma una polmonite virale incurabile, letale e molto contagiosa, in grado di costituire una minaccia globale per tutto il genere umano.
Noi saremo fortunati, perche' il caldo estivo impedira' l'inizio della terza ondata a giugno, quando l'immunizzazione naturale delle persone, infettate nella seconda ondata e poi guarite, sara' svanita lasciandoci vulnerabili all'infezione.
La terza ondata ripartirebbe ad ottobre, come nel 2020, ma per allora contiamo di essere stati tutti vaccinati.
Durante l'estate i contagi di fondo (quelli degli asintomatici) torneranno a crescere come nel 2020 in Piemonte: 1% a luglio, 2% in agosto e 3% a settembre.
Ci sarebbero percio' tutte le condizioni favorevoli per l'inizio della terza ondata ad ottobre, come nel 2020.
Ma non ci sara', perche' le Autorita' sanitarie DEVONO riuscire a vaccinare la maggior parte della popolazione entro l'estate.
Non dobbiamo ignorare pero' una preoccupazione legata all'efficacia dei vari gradi di immunita' acquisita dalle persone infettate e poi guarite soprattutto nel periodo del freddo invernale, quando l'intensita' delle cariche virali presenti nell'ambiente aumenta e cosi' i rischi d'infezione.

SORPRESA: CI SONO DUE DIVERSE COMPONENTI NELLA DISCESA DEI CONTAGI     (30 novembre 2020)
Nella regione Piemonte, chiusa in "zona rossa" fino al 28/11 compreso ed in "zona arancione" dal 29/11 in poi, la causa principale della diminuzione dei contagi secondo noi e' da attribuire alla progressiva guarigione delle persone infette.
E' allora degna della massima attenzione la presenza di due diverse componenti nella riduzione temporale dei contagi, che emerge dal grafico (vedi linee viola e verde):
  1. Una componente rapida che produce la discesa dai picchi con una velocita' di dimezzamento dei contagi di 3 giorni, cioe' a zero in 6 giorni, come indicato dalla LINEA VIOLA (nel grafico basta contare i punti, perche' ce n'e'uno ogni giorno). Questa e' la stessa componente presente anche nella discesa da tutti i picchi presenti nel grafico dei contagi di tutta Italia (piu' avanti), con la stessa velocita' di discesa e da noi discussa QUI' .
  2. Una seconda componente piu' lenta, che continua a far decrescere la curva con una velocita' di dimezzamento dei contagi di 15 giorni, cioe' a zero in 30 giorni, come indicato dalla LINEA VERDE (nel grafico basta contare i punti, perche' ce n'e'uno ogni giorno).
Approfondiremo sicuramente sempre piu' questa osservazione perche' ci sembra molto importante.
Per iniziare, riteniamo di poter fornire le due spiegazioni seguenti:
  1. La spiegazione, su cui ci soffermeremo piu' avanti , per la componente rapida (tempo di guarigione di 6 giorni, vedi linea viola) dovrebbe essere relativa alla guarigione di persone infettate da asintomatici con cariche virali deboli. Le diminuzioni dei contagi misurate le attribuiamo sempre a guarigioni perche', per quanto ne sappiamo noi, da un giorno all'altro i contagi misurati possono diminuire lecitamente solo per le guarigioni od i decessi, che sono pero' molti meno delle guarigioni (in prima approssimazione possiamo trascurarli). In questi casi e' verosimile che diventino rapidamente negative al test (in soli 6 giorni), perche' hanno gli anticorpi che riescono a prevalere sull'infezione. Ci potrebbero essere anche infezioni di persone con anticorpi, perche' gia' infettate e poi guarite, ma non abbiamo elementi sufficienti per poter ritenere che siano prevalenti.
  2. La spiegazione per la componente piu' lenta (tempo di guarigione di 30 giorni, vedi linea verde) dovrebbe essere relativa alla guarigione di persone infettate e non dotate di anticorpi sufficienti ad impedire l'estendersi dell'infezione. In questi casi, siccome l'infezione puo' estendersi, la guarigione e' piu' lenta. I 30 giorni corrispondono al tempo di guarigione dei malati di Covid-19 (cioe' con sintomi), come appreso dagli ospedali ed anche ai tempi di guarigione di personaggi famosi, come appreso dalla TV.
Quando si producono dei contagi extra (picchi), con qualche evento che comporti assembramenti di persone, possiamo supporre che ci siano entrambi i tipi di contagi (delle due componenti), ma mentre vediamo bene nel picco il contributo della componente a guarigione rapida non riusciamo a vedere il contributo dell'altra componente a guarigione lenta.
Infatti nell'ultimo grafico vediamo che i contributi dei picchi ad un eventuale innalzamento della LINEA ROSSA sono nulli (scemati dopo 6 giorni) e la linea rossa continua cosi' a rimanere sempre aderente all'andamento di base della curva, che e' quello che unisce le basi dei picchi.
E' questo un risultato prevedibile, perche' in una regione chiusa si viene in contatto solo con infetti asintomatici, che rilasciano cariche virali meno intense, per cui chi viene infettato, se non e' immuno-depresso, si infetta e diventa positivo al test ma poi la sua normale reazione immunitaria riesce a debellare il virus in tempi di guarigione brevi (6 giorni).
E' cosi' naturale che nei picchi vengano a mancare le infezioni con tempo di guarigione di 30 giorni.
Per questo motivo la linea rossa disegnata nell'ultimo grafico, che dovrebbe rappresentare l'andamento della curva in presenza della sola componente di guarigione lenta, non mostra alcun ulteriore apporto alla componente lenta dovuto alla presenza dei picchi.
Questo dovrebbe significare, in una regione chiusa in cui le persone infette che circolano sono tutte asintomatiche, che in occasione di questi assembramenti i contagi possibili siano solo quelli a componente di guarigione rapida (6 giorni), essendo relativi a persone gia' parzialmente immunizzate da un precedente contagio o perche' sono causati da cariche virali deboli, diffuse da persone asintomatiche, che risultano visibili al test subito dopo il contagio ma che poi guariscono rapidamente per la reazione immunitaria della persona infettata, che riesce ad avere la meglio sul virus, diventando cosi' negativa al test in 6 giorni (vedi tratto discendente del picco).
Questa sarebbe una dimostrazione sperimentale di quella che noi abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici , cioe' della capacita' del virus Sars-CoV-2 di mantenersi in attivita' in forma endemica ed invisibile anche quando l'epidemia di Covid-19 si e' estinta.
La presenza della componente lenta (6 giorni) riveste una grande importanza anche per il suo ruolo nell'avvicinamento dell' immunita' di gregge.

Anche se e' un fatto meno importante, ancora non capiamo quali possano essere gli eventi che provocano questi picchi di contagi nei dati del Piemonte, che avvengano il venerdi', quando nei dati del resto d'Italia compare lo stesso andamento con la presenza di picchi a periodicita' settimanale ma sempre di lunedi', in accordo con l'ipotesi che la causa piu' probabile dell'incremento dei contagi possa essere la maggiore circolazione delle persone nel fine settimana.
Nel grafico e' riportato in viola, a sinistra, l'andamento originario della discesa dei contagi, dall'inizio della chiusura del Piemonte in "zona rossa", dovuta alle guarigioni dei tanti asintomatici, che riducono il numero delle persone infette e quindi positive al test con tampone, dopo aver fermato in gran parte la crescita dei contagi con la chiusura (che e' stata fatta proprio per questo). Che gli asintomatici dopo un periodo di tempo, che abbiamo stimato in 6 giorni circa in media, debbano guarire e' certo altrimenti, se restassero tutti cronici, ne dovremmo trovare molti di piu'.
Durante la chiusura, ci sono tre picchi nella curva, dovuti ad un notevole incremento dei contagi, che non avrebbe dovuto esserci (perche' la regione era chiusa). Questi contagi hanno portato in alto e di molto i punti della curva, generando i due picchi che ora stanno diventando tre.
Ognuno di questi tre picchi, che sembrano verificarsi con cadenza settimanale ma non legata al fine settimana perche' avvengono di venerdi', e' conseguenza di una falla nella chiusura della regione Piemonte (ci sono solo i dati di quella regione nel grafico), che ha prodotto gli incrementi di contagi registrati nei picchi.
Se la regione rimane chiusa sono sicuramente eventi transitori, per cui la discesa della curva, che e' dovuta agli infetti che vengono a mancare perche' guariscono, riprendera' come previsto, al termine del picco, come indica la linea viola a destra, che mostra l'andamento imposto dalla presenza della componente rapida delle guarigioni.
Questo andamento risultera' spostato a destra nel grafico del numero di giorni, che si possono valutare contando i punti (perche' ce n'e' uno ogni giorno), che e' il tempo perso nella chiusura del Piemonte a causa di questi contagi "clandestini", creati certamente da molti irresponsabili e risultanti nei dati con questi tre picchi.
Questo significa che, dopo le violazioni delle prescrizioni che hanno generato tutti questi contagi documentati dai picchi, il Piemonte dovra' restare chiuso almeno due settimane in piu', per ottenere gli stessi benefici dalla chiusura in termini di riduzione dei contagi.
Nel seguito discuteremo questi picchi nei dati, cercando di indagare l'origine di uno di questi picchi, che abbiamo chiamato "festaiolo", per l'importanza dei loro gravi danni creati (sanitari, economici e sociali), che crediamo possano essere dovuti ad eventi allegri di festa in Piemonte!

Nel grafico della percentuale dei contagi si vede la vistosa discesa del 50% in soli 3 giorni dei contagi prodotti dai provvedimenti di chiusura soltanto della regione Piemonte, che contribuisce con il 13% ai tamponi del grafico seguente, relativo ai contagi di tutta l'Italia (infatti al picco del 6/11 i contagi erano 4878 in Piemonte e 37809 in Italia ).
Questa decrescita sarebbe continuata come indicato dal tratto viola a sinistra, se non ci fosse stato il contributo "festaiolo" ai contagi che ha provocato il picco ben visibile e corrispondente a moltissimi contagi e danni, che cercheremo tra poco di calcolare dai dati nel grafico.
L'ultimo punto a destra, che e' quello di oggi, mostra assestarsi su un terzo picco di cui non conosciamo la causa.
Comunque la decrescita e' destinata a continuare VERSO ZERO o quasi, come indicato dall'altro tratto rosso a destra.
Il terzo picco e' piu' piccolo degli altri due, perche' sta procedendo la decrescita della componente piu' "lenta" delle guarigioni (quella in 30 giorni). La discesa della curva e' destinata a riprendere nei prossimi giorni come indica la linea rossa (perche' le guarigioni delle persone infette conteggiate nel grafico continuano).
Questa discesa non arrivera' a zero ma si fermera' prima perche' rimarra' il contributo degli asintomatici cronici, che non guariscono (e che non so ancora quanti sono) e dei nuovi asintomatici (circa il 3%, come erano ai primi di ottobre) contagiati dagli stessi asintomatici non ancora guariti.
La pendenza della curva in questa discesa e' determinata quindi dalla velocita' di guarigione degli asintomatici e percio' dovrebbe arrivare vicino a zero con la pendenza di discesa indicata, se la chiusura e' rispettata.

La discesa della curva del Piemonte continuerebbe fino a zero (come indicato dalla linea rossa), se non ci fossero i contagi clandestini che sfuggono ai controlli ed un certo numero (che non so ancora quantificare) di asintomatici cronici, che non guariscono e sono sempre positivi e qualche asintomatico contagiato dagli altri asintomatici ("epidemia degli asintomatici") entro circa il 3% del totale dei piemontesi.

UNA CURIOSITA' SULLA VARIANTE INGLESE DEL VIRUS: (20-21 dicembre 2020)
La proprieta' del virus Sars-CoV-2 da noi evidenziata nei dati, di sparire dall'organismo di una persona infettata (quindi con tampone positivo), rendendola negativa al test dopo solo 6 giorni invece di 30, puo' aumentare fino ad un fattore 5 il numero dei contagi per unita' di tempo (dipende dal miscuglio delle 2 "componenti" a 6 e 30 giorni nella popolazione virale o nelle modalita' del contagio, piu' o meno profondo).
La curiosita' di cui vogliamo parlare risiede nel fatto che questo aumento della velocita' di contagio di un fattore 5, potrebbe anche apparire, a chi non sa della presenza delle 2 componenti della velocita' di guarigione, come la presenza di una variante del virus piu' contagiosa.
Una variante di questo tipo e' stata scoperta dagli scienziati britannici.
Solo per gioco, perche' sembra che a Roma si sia identificato un caso di questa variante inglese, sequenziando l'RNA (quindi esiste veramente una variante del Sars-CoV-2), facciamo un confronto in base a quello che abbiamo appreso dalla TV.
Tanti particolari sembrano essere sorprendentemente simili (quelli della componente rapida del virus italiano noi li abbiamo ipotizzati il 30/11 ):

VARIANTE INGLESE DEL VIRUS     COMPONENTE RAPIDA DEL VIRUS ITALIANO
Si diffonde piu' velocemente             Si diffonde 5 volte piu' velocemente: infatti e' prevalente nei picchi del grafico
Produce piu' contagi                           Si, ne produce 5 volte di piu': e' all'origine dei picchi di contagi in piu' nel grafico
Contagi piu' facili                               L'infezione non e' profonda (spiegata QUI' ) per cui ci sono piu' virus nel naso
E' meno letale                                     E' meno letale perche' l'infezione non e' profonda, se la guarigione e' in 6 giorni.

Le guarigioni della componente rapida del virus italiano si vedono bene nella velocita' di discesa dai picchi (si dimezzano in 3 giorni) presenti sia nella curva dei contagi sul grafico del Piemonte che sul grafico di tutta Italia.
Tutto cio' e' uno stimolo per approfondire lo studio sul significato delle due componenti della velocita' di guarigione che abbiamo messo in evidenza in questo lavoro.
Siccome dal nostro studio di questa componente di guarigione rapida era emerso che fosse legata ad infezioni meno profonde caratteristiche degli asintomatici, la nostra prima impressione e' che ci si complichera' il problema degli asintomatici, che sono quelli che assicurano la permanenza a lungo termine del virus come endemico e la ripartenza delle ondate successive dell'epidemia.
Il nostro approccio ci sembra quello giusto: studiare come funziona il virus dalle sue manifestazioni macroscopiche, cioe' dalle curve dei contagi nel loro dettaglio.

LA SECONDA ONDATA DELL'EPIDEMIA IN PIEMONTE   (22 dicembre 2020)
Le due curve dei contagi da noi studiate presentano sempre un picco ogni 7 giorni: nel Piemonte tutti i venerdi' , in Italia tutti i lunedi'.
La salita e' molto rapida e la discesa avviene con tempo di dimezzamento di 3 giorni (in 6 giorni a zero).
Esaminando l'andamento dei contagi nel Piemonte in un arco temporale che va dal 10/9 al 20/12 si puo' vedere l'intera seconda ondata dell'epidemia.
L'abbiamo riportata nel grafico seguente, dove abbiamo evidenziato con dei triangoli le punte dei picchi che compaiono mantenendo sempre una periodicita' abbastanza regolare ed un'ampiezza sempre molto rilevante.
Nel grafico abbiamo anche segnato delle linee per guidare l'occhio ed evidenziare l'andamento medio della curva: verde per il "fondo degli asintomatici", viola per la salita esponenziale della seconda ondata, rossa durante la "zona rossa" del Piemonte (dal 5/11) e arancione durante la "zona arancione" (dal 29/11 fino al 20/12).


Quello che diciamo ora e' la nostra interpretazione dei dati, come appaiono nella curva dei contagi del Piemonte.
Sorprende a prima vista l'assenza di un sia pur minimo effetto di decrescita dei contagi, dovuto alle due chiusure, rossa ed arancione, indicate con una freccia colorata nel grafico seguente. Sembrerebbe un'anomalia nei dati perche' le chiusure indubbiamente sfavoriscono i contagi e dovrebbero quindi produrre un'accentuazione nella discesa della curva, ma questo effetto non si vede.
Se i dati riportati sono reali, le due chiusure (rossa ed arancione) ben indicate nel grafico, con i loro pur rilevanti costi, sembrano essere state INUTILI, non avendo avuto alcun effetto sull'andamento dei contagi (si vede anche semplicemente guardando il grafico, senza bisogno di calcoli), che e' proseguito nella sua normale decrescita, governata secondo noi dalla progressiva diminuzione del numero delle persone infettabili, perche' immunizzate da una precedente infezione.
La spiegazione e' una sola: quando le persone contagiabili non ci sono o ce ne sono poche e' inutile chiudere le attivita' economiche per tenere le persone distanti. L'effetto risulta trascurabile (ma i costi no).
Il risultato sarebbe stato MOLTO diverso se la chiusura fosse stata fatta quando l'epidemia era in fase crescente perche' allora di persone infettabili ce n'erano molte ed il distanziamento prodotto dalla chiusura avrebbe impedito alla curva dei contagi di salire cosi' tanto, risparmiando molte vite umane. Ma cosi' non e' stato purtroppo.
Probabilmente e' accaduto che, quando dopo 20 giorni dall'inizio della salita dei contagi i decessi sono cominciati a salire troppo, i governanti si sono allarmati ed hanno imposto la zona rossa: ma ormai era troppo tardi, perche' gli immunizzati erano diventati cosi' tanti che la curva aveva iniziato la discesa e cosi' la zona rossa non e' servita a nulla.
Questa e' una lezione da imparare per il futuro, perche' vale sempre, per ogni regione.
Questo grafico e' utilissimo per i nostri governanti, perche' mostra loro l'evoluzione temporale standard dell'epidemia di Covid-19.
Quando l'epidemia inizia, sale rapidamente ed e' questo il momento in cui si otterrebbe il massimo risultato dalle restrizioni delle attivita'.
Dopo 30 giorni arriva al massimo poi non sale piu', perche' le persone infettate ed asintomatiche guariscono in 30 giorni e quindi si accumulano sempre piu' durante la crescita della curva ed essendo ormai immunizzate, i virus hanno sempre piu' difficolta' a trovare nuovi umani infettabili.
Conseguentemente la curva raggiunge il massimo e poi inizia a scendere.
La discesa dura per 30 giorni ed essendo motivata dalla scarsita' di persone infettabili, una chiusura, per esempio in zona rossa, in questa fase raccoglie meno risultati che non se fosse stata fatta durante la fase di salita iniziale. A conferma di cio' si puo' osservare nel grafico come la discesa risenta molto poco dell'inizio della zona rossa, ben indicata con una freccia rossa nel grafico. Ovviamente risente ancora meno della zona arancione.
Secondo noi la discesa della curva e' ascrivibile al progressivo aumento delle persone non piu' infettabili perche' IMMUNIZZATE da una precedente infezione asintomatica. Infatti la discesa della curva, indicata dalla linea viola, era gia' chiaramente presente 10 giorni prima dell'inizio della zona rossa, indicata nel grafico con una freccia rossa.
Gli insegnamenti che se ne possono trarre sono i seguenti:
  1. Le chiusure o lockdown vanno fatti nella prima fase dell'epidemia, quando i contagi stanno salendo. Non bisogna attendere che i contagi siano diventati molti: se si fanno prima il picco sara' poi piu' basso ed i decessi meno. Farle nella fase finale, quando la curva sta scendendo, come ora, e' poco utile (ma il costo e' alto lo stesso!).
  2. Dopo due mesi quando l'ondata epidemica e' finita rimane un'alta percentuale di persone immunizzate: non so quantificarle, probabilmente intorno al 70%. Credo che se ne debba tenere conto nella programmazione delle vaccinazioni: sono tutte persone gia' ben vaccinate, perche' credo che il Sars-CoV-2 produca anticorpi molto meglio del vaccino.
Si potrebbe iniziare a fare un buon uso di queste informazioni da subito, visto che siamo in periodo di chiusure natalizie, molto onerose sia sul piano sociale che economico. (P.S. Speriamo di esserci sbagliati, perche' la zona rossa di Natale e' stata ormai decisa!)
Non vogliamo commentare con il senno del poi l'effetto delle chiusure delle attivita' economiche, gia' discusso dopo la riapertura del Piemonte in zona arancione.
Un errore facile a commettersi e' quello di ordinare la chiusura in "zona rossa" quando si vede che il numero di decessi sta crescendo molto: e' allora gia' troppo tardi. Se non si tiene conto che i decessi si riferiscono ai contagi in crescita di circa 20 GIORNI PRIMA, si chiudono tutte le attivita' economiche quando ormai la curva e' in discesa, com'e' accaduto nel caso del Piemonte (vedi la freccia rossa nel grafico) e si raccolgono allora scarsi risultati nella riduzione dei contagi, come si puo' vedere nel grafico.
Ora pero' che si sa meglio come funziona l'epidemia, possiamo far capire a tutti come ottimizzare gli interventi di contenimento, che era uno degli scopi che ci eravamo prefissi in questo lavoro.
Concludiamo con un quesito: se la nostra comprensione dell'epidemia e' corretta, i piemontesi vanno vaccinati ugualmente tutti ed al piu' presto oppure e' meglio vaccinarli dopo? E cosi' anche per tutti gli abitanti delle altre regioni (N.B. le persone immunizzate sono facilmente riconoscibili con un test sierologico rapido). Finora non ne sta parlando nessuno!

Parliamo ora dei picchi presenti nei grafici. Non crediamo che possano essere il risultato di anomalie nella raccolta e gestione dei dati.
Allora cerchiamo di capire cosa puo' provocare questo strano fenomeno dei picchi periodici , procedendo per tentativi.

PRIMA IPOTESI: E' quella assunta fin dall'inizio di questo lavoro: assumendo che i test con tampone siano in grado di discriminare perfettamente le persone infette da quelle sane e che i dati dei test positivi forniti corrispondano al numero vero di persone infette, abbiamo interpretato la salita della curva come un aumento delle persone infette e la discesa della curva come diminuzione prodotta dalle guarigioni in corso delle persone infette. Dai picchi abbiamo cosi' dedotto la presenza di due diverse velocita' di guarigione in 6 e 30 giorni, che ha portato a varie conseguenze.
SECONDA IPOTESI (VARIANTE INGLESE): Se fosse vero che la presenza della variante inglese del virus esiste da mesi senza che ci sia stato mai comunicato, i picchi che vediamo nei nostri grafici potrebbero anche essere manifestazioni della presenza di questa variante GB del virus, perche' le sue caratteristiche (sopra elencate) ci sono tutte.
Pero' dovrebbe essere stata presente in Piemonte gia' dai primi di settembre, perche' gia' allora si vedono dei picchi nel grafico precedente (segnati con dei triangoli).
Ma potrebbe anche essere una variante italiana invece che inglese, visto che da noi non vengono ricercate.
Rimarrebbe poi ancora da spiegare il mistero della periodicita' settimanale dei picchi, ma prima o poi capiremo anche quello.

SECONDA IPOTESI (VARIANTE ITALIANA) Un'ipotesi che ci piace moltissimo e' la seguente: siccome gli italiani non l'hanno mai cercata ancora, come esiste la variante inglese del virus, potrebbe anche esistere una variante italiana con caratteristiche simili a quella inglese.
Quest'altro virus sarebbe mescolato al Sars-CoV-2 ed avrebbe uno sviluppo della sua epidemia analogo e sovrapposto a quello che appare nel grafico completo del Piemonte.
In questo grafico si vede che il Sars-CoV-2 (che ha un tempo di guarigione medio di 30 giorni) fa crescere la curva dell'epidemia in 10 giorni per arrivare al picco e poi decresce a zero nei 20 giorni successivi.
Poi non ricompare in quella popolazione finche' le persone non smaltiscono gli anticorpi che hanno accumulato e che hanno provocato la discesa della curva.
Ora supponiamo che la variante italiana del virus abbia un tempo di guarigione di 6 giorni invece di 30: cosa dobbiamo aspettarci?
Trattandosi di due virus "cugini" sono sicuro che la sua epidemia avrebbe un decorso analogo, con parametri pero' 5 volte inferiori (come il tempo di guarigione che e' 5 volte piu' veloce, di 6 giorni contro i 30 del Sars-CoV-2): quindi con una salita in 2 giorni (invece di 10) per arrivare al picco ed una discesa in 4 giorni (invece di 20) per andare a zero ed una ripartenza dopo 7 giorni, quando nella popolazione sono tutti guariti (questa variante lascerebbe un'immunita' di 6 giorni soltanto): un picco con i giorni numerati e' stato evidenziato nel grafico del Piemonte.
Avremmo quindi nella rivelazione dei contagi complessivi dell'epidemia, una sequenza di picchi distanziati di 7 giorni l'uno dall'altro con salita in 2 giorni e discesa di 4 giorni, proprio esattamente, come quelli che potete vedere con i giorni numerati evidenziato nel grafico del Piemonte.
Cosi' abbiamo risolto anche il MISTERO dei PICCHI con PERIODICITA' SETTIMANALE, che non e' legata ad un particolare giorno della settimana ma a quello in cui l'epidemia e' iniziata (per questo puo' essere diverso nelle varie regioni).
Rimane solo da capire cosa faccia decrescere i contagi di questi picchi, per generare un ciclo di soli 6 giorni. Anche in questo caso, ma in tempi 5 volte piu' brevi, dovrebbe crearsi una forma di immunita' che fa estinguere la micro-epidemia costituita dal picco.
Questa immunita' pero' deve poi dissolversi in tempi brevi (meno di un mese), perche' altrimenti anche questo virus con il tempo vedrebbe assottigliarsi il numero di nuove persone infettabili, mentre invece sembra che dopo due mesi sia ancora in grado di continuare i suoi cicli di sviluppo (i picchi) con la stessa intensita'.
Questo ci sembra possibile, per cui consideriamo ammissibile questa ipotesi dell'esistenza di un nuovo virus. E' solo un'ipotesi, affascinante come risultato della ricerca ma terrificante per le sue conseguenze possibili, se fosse vera.
Sembra tutto troppo perfetto per non essere vero. Ora pero' bisogna vederlo questo nuovo virus, distinguendolo nei test dal Sars-CoV-2 e sequenziarne l'RNA, una volta trovato.
Non e' fantastica la ricerca deduttiva dei fisici ? ---> Prima si scopre e poi si trova il riscontro sperimentale (sapendo cosa andare a cercare)!

TERZA IPOTESI E SIGNIFICATIVITA' DEI DATI: I picchi potrebbero anche NON essere reali, ma essere creati indebitamente dalla limitata sensibilita' del test con il tampone.
Mi spiego meglio: gli asintomatici hanno cosi' pochi virus che talvolta possono risultare positivi al tampone, altre volte no.
Se cosi' fosse i punti dei grafici potrebbero salire di piu', anche formando picchi, quando si verifica una condizione che aumenti i virus nel naso (magari per il freddo preso la domenica sera) e poi scendere negli altri giorni, non perche' quella persona e' guarita ma perche' la sensibilita' del test non riesce piu' a rilevare i virus.
Cosi' i picchi potrebbero non essere reali, cioe' relativi ad infezioni e GUARIGIONI perche' le discese potrebbero essere affette da false letture negative su persone infette (asintomatiche), dovute alla insufficiente sensibilita' del campionamento con il tampone.
Il fenomeno potrebbe essere vistoso perche' la maggior parte delle persone esaminate sono asintomatiche (circa il 95% dei positivi) e potrebbero restare tali per 30 giorni, che e' il tempo necessario agli anticorpi per svilupparsi ed eliminare tutti i virus dall'organismo.
Gli asintomatici potrebbero apparire infetti in alcuni giorni della settimana (sempre gli stessi per qualche motivo da scoprire) e falsamente sani negli altri, perche' il tampone potrebbe aver fallito nel prelevare i virus dal naso (gli asintomatici hanno pochi virus).
Questi tamponi darebbero l'informazione che la persona e' sana mentre invece e' infetta ed asintomatica. Se cosi' fosse sarebbe un bel guaio perche' bisognerebbe calcolare quanti sono questi casi e correggere l'intero insieme dei dati dei tamponi misurati.
Sarebbe come se in molti asintomatici, che hanno pochi virus in corpo, ogni sette giorni (in seguito al clima o alle abitudini settimanali della popolazione, per esempio movide con infreddatura notturna), avvenisse un'eruzione temporanea dei virus nelle prime vie respiratorie, dove viene applicato il tampone, con successiva regressione lenta (in 6 giorni) causata dalle difese immunitarie.
La periodicita' settimanale sarebbe cosi' degli umani e non dei virus che, in un giorno su sette, sempre lo stesso giorno (per esempio il lunedi', dopo le ferie domenicali), affollerebbero le prime vie respiratorie per poi regredire, in seguito alla reazione immunitaria.
Cosi', durante l'infezione, per esempio ogni lunedi', i virus sarebbero piu' numerosi nelle prime vie respiratorie (con contagiosita' piu' alta), proprio quando viene applicato il tampone, che risulterebbe cosi' positivo; poi nei giorni successivi i virus nel naso si ridurrebbero progressivamente di numero (in 6 giorni), scendendo sotto la soglia minima rilevabile dal tampone e fornendo cosi' una risposta negativa all'eventuale test.
Questo processo ipotizzato simulerebbe delle guarigioni rapide in 6 giorni, che noi abbiamo sempre considerato come vere, ma che in realta' non lo sarebbero. Per escluderlo bisognerebbe sottoporre a test ripetuti per un mese una stessa persona che si sa essere asintomatica e validare cosi' il test.
Ci auguriamo vivamente che cosi' non sia perche', se questa ipotesi trovasse riscontro, verrebbero meno, non solo molte conclusioni del nostro lavoro, ma anche quelle di tutti coloro che hanno usato con fiducia i dati sui contagi pubblicati dal Ministero della Salute, credendo che fossero quello che dovevano essere: i numeri delle persone infette e non infette.
Le principali nostre conclusioni da riconsiderare sarebbero:
  1. La nostra interpretazione delle due componenti di guarigione a 6 e 30 giorni (perche' quella a 6 giorni non sarebbe piu' una guarigione).
  2. La nostra conclusione di una quintuplicazione del numero dei contagi, perche' sarebbe sempre lo stesso asintomatico a presentarsi come un nuovo contagiato ogni 7 giorni.
  3. Le nostre previsioni sul numero di persone immunizzate e sulla prossimita' all'immunita' di gregge. A supporto di cio' potrebbe valere l'informazione che con la nuova variante del virus in Gran Gretagna i contagi sono raddoppiati in una sola settimana (sono quindi ancora lontani dall'immunita' di gregge).
Le altre nostre conclusioni, come quella dell'assenza di incremento di contagi dopo la riapertura del Piemonte, da zona rossa ad arancione, rimarrebbero valide (i contagi, che si sarebbero dovuti vedere, non ci sono stati).
Rimarrebbe da capire il problema della periodicita' ovvero come sia possibile che i virus dispongano di un orologio interno che li renda capaci di funzionamenti regolari su base settimanale. Per la risposta a questo quesito forse potrebbero essere utili le competenze dei virologi o dei un genetisti.
Francamente questa terza ipotesi ci pare molto fantasiosa e quindi poco realistica ma va considerata lo stesso seriamente per le sue potenziali ripercussioni: si renderebbe necessario procedere ad una correzione di tutti i dati dei test fatti con tamponi e pubblicati nei Bollettini giornalieri per la presenza di piu' "nuove infezioni" false che si riferirebbero sempre ad una stessa persona asintomatica.
Se questo problema esistesse riguarderebbe anche chiunque abbia usato, per qualsiasi scopo, i dati dei contagi forniti dal Ministero della Salute. Ancora una volta gli asintomatici si rivelerebbero essere un problema niente affatto trascurabile.
Noi stiamo continuando a studiare questo problema dei picchi, che potrebbe anche aiutarci a fugare definitivamente ogni sospetto sulla reale significativita' dei dati, creata da questa nostra "terza ipotesi".


  STUDIO DELL'ANDAMENTO TEMPORALE DEI CONTAGI IN TUTTA ITALIA  

---------- CURVA DEI CONTAGI DI TUTTA ITALIA ----------
Il grafico seguente contiene un punto ogni giorno e l'ultimo a destra e' quello di oggi.
Il grafico mostra l'andamento della percentuale dei contagi di tutta Italia ad oggi, mostrati in tabella ed e' la somma dei grafici di tutte le regioni d'Italia, comprese le Province autonome, come da noi controllato .
Clic su questo link per tornare ai grafici del Piemonte .

Il primo grafico riporta tutti i dati dall'8/10 in poi, cosi' come sono forniti.


SCORPORO DEL NUOVO VIRUS DAI DATI:   (1 Gennaio 2021)
Il grafico seguente evidenzia il contributo del virus Sars-CoV-2 (linea viola) da quello del nuovo virus (linea rossa).

Dalle differenze tra le due linee (rossa-viola) in corrispondenza dei picchi, possiamo dedurre l'andamento dei contagi del solo nuovo virus.
La situazione non ci era chiara ed abbiamo sospettato che il picco N.12 del grafico di tutta Italia che mostra un'impennata che il 27/12 ne ha raddoppiato l'ampiezza, fosse un dato errato.
Infatti eliminando quell'unico punto dai dati (l'avevamo indicato con un punto interrogativo), l'analisi che stiamo facendo portava a concludere che fino al 30/12 le ampiezze dei picchi del nuovo virus si mantengono costanti.
I dati dei giorni successivi pero' hanno confermato incrementi imprevisti nei dati, che ci hanno indotto ad ipotizzare una ricrescita dei contagi da Sars-CoV-2, dovuta a focolai di contagi conseguenti agli assembramenti avvenuti durante la corsa agli acquisti natalizi di quei giorni (in zona arancione).
Allora abbiamo disegnato la curva viola a rappresentare la ricrescita dei contagi del virus Sars-CoV-2 ed abbiamo potuto procedere allo scorporo dei dati del nuovo virus, calcolando la differenza tra la linea rossa e quella viola.
Queste differenze, che rappresentano le ampiezze dei picchi del nuovo virus, sono state riportate nel terzo grafico, piu' piccolo, dove si puo' notare che le ampiezze dei picchi del NUOVO VIRUS sono abbastanza COSTANTI nel tempo e che:
  • non risentono della presenza dei virus Sars-CoV-2, perche' si mantengono sempre intorno al livello di 4.1% di media (linea rossa), sia durante il massimo della seconda ondata che alla fine, quando l'epidemia di Sars-CoV-2 si e' esaurita;
  • sembra che non risentano delle restrizioni imposte dalle zone rosse o arancioni, perche' non solo i picchi del nuovo virus non sono aumentati dopo che si sono verificati i numerosi assembramenti per gli acquisti di Natale (gli incrementi sono stati attribuiti a focolai del Sars-CoV-2) ma neppure in tutti i due mesi precedenti, in cui ci sono state varie zone rosse nelle varie regioni d'Italia.
Queste conclusioni sono ancora preliminari perche' basate su pochi dati ma, se saranno confermate nei prossimi giorni, sono destinate ad incidere sul tipo di restrizioni da imporre ai cittadini per la prevenzione, quando la minaccia alla salute dipende prevalentemente dal nuovo virus.
Il virus Sars-CoV-2, secondo noi, dovrebbe restare quiescente per i prossimi 6 mesi per l'immunita' acquisita, a parte l'insorgenza di eventuali focolai di Sars-CoV-2 sempre possibili per quel 30% circa di persone che non sono state immunizzate perche' non infettate, neanche asintomaticamente, durante la seconda ondata dell'epidemia.

Clic per leggere gli altri commenti sul dato di OGGI .


Come NAVIGARE : clic per andare all'INIZIO e poi sul tasto Back del browser per tornare indietro.

Entrambe le nostre precedenti previsioni del 29/11 sono state confermate, a sostegno della validita' della nostra comprensione del fenomeno, che stiamo studiando e descrivendo in questo lavoro.
Come testimonianza della capacita' previsionale del modello di epidemia che abbiamo ricavato dai dati, riportiamo qui' una sequenza temporale dei commenti agli ultimi dati sui contagi, tra cui il commento di quello di OGGI (clic per andarci).
  • 30 novembre: Il dato di lunedi' 30/11, ha confermato la nostra prima previsione fatta il 29/11 ed ancora scritta qui' sotto: essendo ieri un lunedi', questo dato doveva "salire un po'" per raggiungere il picco del lunedi' e lo ha fatto.

  • 1 dicembre: Il dato di martedi' 01/12, ha confermato la nostra seconda previsione fatta il 29/11, in base alla quale il dato di oggi sarebbe dovuto scendere, come e' accaduto in tutti i martedi' precedenti ed anche questo lo ha fatto!

  • 2-3 dicembre: I dati di mercoledi' 2/12 e giovedi' 3/12 seguono normalmente la discesa dal picco N.8, dovuta al progredire delle guarigioni delle persone infette (positive al tampone), e ci annuncia che ormai stiamo per raggiungere l'immunita' di gregge, come indica la linea rossa d'interpolazione della curva, che sta per raggiungere la pendenza della curva verde: si puo' vedere confrontando tutti i grafici dei giorni precedenti, visibili sopra, ed osservando il cambiamento di pendenza della linea rossa nel tempo, che dimostra la progressiva diminuzione della contagiosita', per la crescente difficolta' che incontrano i virus a trovare una persona infettabile, cioe' non immune (ormai sono quasi tutte immunizzate). La pendenza di discesa della linea rossa, che rappresenta l'andamento della curva dei contagi reale, e' ancora rallentata dalla presenza di contagi che, quando le persone saranno tutte immunizzate, non ci saranno piu'; ora sta andando a zero in 60 giorni, poi si ridurra' ai 30 giorni (componente di guarigione lenta) della fase finale del raggiungimento dell'immunita' di gregge (linea verde), quando non ci sara' piu' nessun contributo crescente ai contagi.

  • 4 dicembre: Il dato di venerdi' 4/12 sale un po', come avevano fatto gia' prima i dati dei due venerdi' precedenti (3 giorni ovvero 3 punti prima dei picchi N.7 e 8, che capitano come tutti sempre di lunedi'). Ci aspettiamo che il vero picco N.9 sia raggiunto il prossimo lunedi' 7/12.

  • 5 dicembre: Il dato di sabato 5/12 e' molto vicino a quello del giorno precedente ed entrambi includono il contributo dei nuovi contagi che erano attesi per le riaperture degli ultimi giorni e che si manifestano in una risalita fortunatamente piccola. Insieme ai dati dei prossimi due giorni dovrebbero poi andare a formare il prossimo picco del lunedi' (tutti i picchi comparsi finora, nessuno escluso, compaioni tutti di lunedi').
    Per aiutare le persone a vivere, le riaperture possono continuare, se i contributi crescenti apportati ai contagi sono piccoli (ora possono esserlo per la prossimita' all'immunita' di gregge, che riduce sempre piu' il numero delle persone infettabili: non e' opinabile, secondo noi, perche' queste riaperture avrebbero avuto ben altre conseguenze un mese fa).
    Naturalmente cosi' si ritarda la discesa dei contagi a zero (un esempio sono i contributi crescenti degli ultimi due dati del 4 e 5 dicembre) e questo ha un costo in termini di ricoveri e decessi che non puo' essere ignorato e puo' essere valutato partendo proprio dall'entita' di questi contributi ai contagi, messi in evidenza nel grafico (si deve tenere presente che quando i contagi erano al 18% i decessi giornalieri prodotti hanno sfiorato le 1000 unita': sono tutti dati disponibili ed analizzabili).
    Con questo esempio si puo' capire come acquisire ed utilizzare quel minimo di capacita' previsionale, deducibile dai dati e non da modelli teorici, per decidere sulle scelte di gestione dell'epidemia.
    Non possiamo conoscere con certezza la causa dei picchi del lunedi', ma sembra abbastanza logico che siano la conseguenza della maggiore liberta' di movimento delle persone nel fine settimana (favorisce i contagi).

  • 6 dicembre: Il dato di oggi domenica 6/12 sale un po' per raggiungere il picco previsto per domani lunedi' 7/12 (tutti i picchi nel grafico si sono sempre verificati di lunedi').
    Crediamo di poter prevedere anche che i contagi, dopo essere saliti al picco del lunedi' 7/12, riprenderanno a scendere allineandosi sempre piu' sulla linea verde, che segnalera' l'arrivo all'immunita' di gregge quando i contagi saranno arrivati al 3%, come erano a settembre, prima che l'epidemia partisse.
    Quindi tra pochi giorni potremo avere conferma della correttezza delle nostre deduzioni.
    Prima pero' dovremo superare un esame decisivo: quello dell'effetto sulla curva dei contagi della RIAPERTURA di 9 regioni il 6 dicembre.
    Ci sara' sicuramente un incremento dei contagi per la riapertura allo shopping natalizio dei negozi di mezza Italia, pero', se abbiamo ragione noi, l'elevato numero di persone gia' immunizzate limitera' molto la crescita dei contagi.
    Se invece siamo ancora lontani dall'immunita' di gregge, allora non esisteranno certamente comportamenti virtuosi sufficienti a scongiurare una rilevante crescita del numero di contagi.
    Lo consideriamo un test decisivo. Non ci resta che attendere (e sperare che finisca tutto bene).

  • 7 dicembre: Il dato di oggi lunedi' 7/12 rispetta perfettamente le nostre previsioni andando a collocarsi sulla sommita' del picco N.9 (anch'esso di lunedi', come tutti gli altri).
    Come si puo' vedere nel grafico, il picco risulta abbastanza piu' in alto, di 1.5 cm corrispondenti all' 1.2%, rispetto alla posizione attesa sulla linea viola, che passa su tutti i picchi con la pendenza di discesa dovuta alle guarigioni in 30 giorni (linea rossa). Questo eccesso di contagi e' dovuto sicuramente alla riapertura, domenica 6/12, di 8 regioni allo shopping natalizio (pero' anche il dato precedente sembra mostrare un piccolo incremento).
    Il dato di domani dovrebbe iniziare la discesa dal picco N.9, con la pendenza caratteristica della velocita' di guarigione rapida (6 giorni), come avvenuto in tutti gli altri picchi precedenti (tutti di lunedi').
    Questa discesa dovrebbe pero' subire una riduzione della sua pendenza di discesa. Infatti ci aspettiamo delle novita' rilevanti nei dati, da domani in poi, perche' ieri domenica 6/12 si sono riaperte le attivita' commerciali in mezza Italia (in 8 regioni, che con l'Abruzzo diventano 9).
    Se e' vera la nostra ipotesi che i picchi del lunedi' dipendono dalla maggiore liberta' di circolazione delle persone nel fine settimana, allora dovremmo riscontrare un effetto di crescita dei contagi ancora maggiore di quello ora visto nel picco N.9, dove i contagi sono saliti dell' 1.2% .
    L'entita' di questo incremento corrisponde a quello da noi previsto in base alle valutazioni fatte sull'incremento dei contagi registratosi nel picco del Piemonte, da cui ci saremmo dovuti aspettare da questi dati, anche se molto preliminari, perche' basati sul solo dato di oggi, un incremento intorno all'1%, molto vicino all'1.2% trovato (PERCIO' TUTTO SEMBRA CORRISPONDERE A QUANTO PREVISTO).
    E' possibile che i piemontesi siano stati piu' virtuosi di un 20% nei loro comportamenti rispetto agli altri italiani ma ancora e' troppo presto per trarre qualsiasi conclusione. Dobbiamo aspettare i dati dei prossimi 2 o 3 giorni per poter valutare meglio l'impatto della riapertura delle 8 regioni (che ora sono diventate 9).
    Piu' in generale, se gli assembramenti nei 2 giorni del fine settimana (la sola domenica con 9 regioni riaperte) in tutta Italia hanno prodotto un incremento dell' 1.2% di contagi, ora che la gente potra' circolare liberamente per 7 giorni, l'incremento potrebbe arrivare anche al 2% (tenendo conto che nei giorni feriali si circola meno, perche' si lavora).
    L'incremento dell' 1.2% (e cosi' anche quello da noi atteso del 2% futuro) risulta abbastanza contenuto perche', secondo noi, fortemente limitato dal numero ormai molto grande di persone immunizzate, perche' gia' infettate e poi guarite (immunita' di gregge).
    Non ci rimane che attendere i prossimi 2 o 3 giorni per sapere se queste nostre ulteriori previsioni saranno confermate.
    Questo sarebbe un'altro buon riscontro sperimentale della capacita' previsionale del nostro modello descrittivo dell'epidemia, che ci prefiggiamo di rendere disponibile per contribuire ad una migliore gestione delle misure di prevenzione.

  • 8 dicembre: Il dato di oggi martedi' 8/12 rispetta perfettamente le nostre previsioni andando a collocarsi sulla discesa dal picco N.9 (anch'esso di lunedi', come tutti gli altri).
    La discesa dimostra subito di essere dovuta prevalentemente alla diminuzione dei contagi per le guarigioni veloci (in 6 giorni), senza avere un contributo rilevante di nuovi contagi extra, dovuti alle riaperture delle 9 regioni in zona arancione.
    Di conseguenza, a differenza di quello che e' accaduto nei dati del Piemonte, la cui riapertura e' avvenuta una settimana prima, i dati si riportano subito sulla linea rossa che indica la velocita' di discesa complessiva della curva nei tempi delle guarigioni lente (in 30 giorni).
    Il contributo aggiuntivo dei contagi extra prodotti dalle riaperture delle 9 regioni in zona arancione avvenute il 6/12, in questa curva dei contagi di tutta l'Italia ancora non si vede, mentre nel grafico dei contagi del Piemonte si e' cominciato a vedere dopo 4 giorni ed oggi, dopo 9 giorni dalla riapertura, mostra una crescita importante (1.4%) della percentuale dei contagi.
    Pertanto, essendo le modalita' di riapertura le stesse del Piemonte, riteniamo che in questa curva dei contagi di tutta Italia l'effetto delle riaperture possa iniziare a comparire solo dopo 4 giorni, cioe' da giovedi' 10/12 in poi.

  • 9 dicembre: Il dato di oggi mercoledi' 9/12 rispetta perfettamente le nostre previsioni andando a collocarsi sulla discesa dal picco N.9 (anch'esso di lunedi', come tutti gli altri) ma con un piccolo incremento che dovrebbe iniziare a rendere evidenti i contributi ai contagi dovuti alla riapertura delle attivita' commerciali in 9 regioni (in zona arancione).
    Nel grafico del Piemonte questi contributi sono apparsi evidenti dopo 5 giorni dalla riapertura. In questo grafico di tutta Italia da questo primo punto che risale sembrerebbe che l'effetto delle riaperture sui contagi appaia prima.
    Non sarebbe corretto passare a delle conclusioni con un solo dato disponibile. Certamente anche su questi contributi faremo lo stesso studio, che stiamo facendo sui dati del Piemonte, dove questo fenomeno e' gia' molto evidente, essendo il Piemonte partito una settimana prima con la riapertura in zona arancione.

  • 10 dicembre: Il dato di oggi giovedi' 10/12 rispetta perfettamente le nostre previsioni andando a collocarsi sulla discesa dal picco N.9 (anch'esso di lunedi', come tutti gli altri) ma con un piccolo incremento che dovrebbe iniziare a rendere evidenti i contributi ai contagi dovuti alla riapertura delle attivita' commerciali in 9 regioni (in zona arancione).
    Nel grafico del Piemonte questi contributi sono apparsi evidenti dopo 5 giorni dalla riapertura. In questo grafico di tutta Italia da questo primo punto che risale sembrerebbe che l'effetto delle riaperture sui contagi appaia prima.
    Per rendere evidenti i contributi extra ai contagi che alterano la normale discesa della curva pilotata dalle guarigioni in 30 giorni, abbiamo disegnato con una linea verde quale avrebbe dovuto essere l'andamento discendente della curva dei contagi in assenza degli incrementi di contagi extra prodotti dalle riaperture nella varie regioni.
    Confrontando la curva di tutta Italia con la linea verde si capisce che il problema con 20 regioni e' piu' complesso del problema del solo Piemonte. E' una giusta procedura capire l'evoluzione di un fenomeno partendo dal caso piu' semplice per poi passare al caso piu' complesso. E' quello che stiamo facendo e l'effetto che troveremo sara' piu' evidente nel caso di tutta l'Italia perche' si sono riaperte ben 9 regioni tutte insieme (in zone arancioni) anziche' una sola.
    Potremo cosi' tra qualche giorno provare a fare uno scorporo di questi contributi di contagi extra, come abbiamo fatto per il Piemonte.
    Non sarebbe corretto discutere di deduzioni con due soli dati disponibili. Certamente anche su questi contributi ai contagi faremo uno studio analogo a quello che stiamo facendo sui dati del Piemonte, dove questo fenomeno e' gia' molto evidente, essendo il Piemonte partito una settimana prima con la riapertura in zona arancione.
    RIFLESSIONI:
    1. Che significato hanno i due tipi di guarigione a 6 e 30 giorni?
      E' difficile rispondere solo speculando. L'idea che ci siamo fatti pero' e' che il virus sia sempre uno solo, identificato dall'RNA che troviamo nei tamponi e che poi, dopo il contagio viene eliminato con i due diversi tempi di guarigione. I modi di attacco nell'organismo sono due diversi: uno piu' profondo e protetto dagli attacchi degli anticorpi (polmoni ed organi poco vascolarizzati) con tempi di guarigione lunghi (valore medio a 30 giorni), a cui va imputato l'alto numero di decessi osservato; l'altro piu' frequente e superficiale, piu' esposto all'attacco degli anticorpi e guaribile in soli 6 giorni, che non provoca decessi. Negli assembramenti questo secondo e' il tipo di contagio di gran lunga piu' frequnte, ma quando la persona infettata risulta, anche solo temporaneamente, immuno-depressa allora l'infezione riesce a penetrare piu' in profondita' e si verifica il primo tipo di contagio, quello piu' rischioso. Tra gli anziani e' piu' facile trovare persone immuno-depresse che non tra i piu' giovani. E' molto probabile che con l'arrivo del freddo i virus abbiano piu' probabilita' di incontrare persone immuno-depresse e cosi' potrebbe nascere la temuta terza ondata dell'epidemia, peggiore delle precedenti. Dovremo tutti indossare una maglia di lana in piu'!
    2. Perche' ci sono cosi' tanti decessi ora?
      A parte le motivazioni cliniche, due sono le osservazioni che possiamo fare:
      A) i decessi di oggi sono stati causati da infezioni avvenute circa un mese fa, quando i contagi erano al picco del 18%;
      B) i decessi sono provocati dalle infezioni piu' profonde, che guarendo in un tempo piu' lungo (30 giorni) tendono ad accumularsi nella parte finale della curva a campana, dove ci troviamo ora.
    3. Quando si puo' procedere ad una riapertura delle attivita'?
      Siccome i contagi extra prodotti dalla riapertura sono proporzionali al numero di persone infette circolanti, meno ce ne sono e meglio e'. Quindi bisogna indagare, come stiamo facendo noi, per stabilire una percentuale dei contagi al di sotto della quale si puo' riaprire, avendo previsto prima il numero di contagi extra che si andranno a produrre (la scelta sara' sempre responsabilita' degli ammnistratori).
    4. Perche' i contagi prima salgono e poi dopo un mese calano verso zero, se tutto rimane invariato?
      I contagi iniziano a salire quando i virus presenti nell'ambiente (mantenuti nei corpi di tanti ignari asintomatici) trovano una facilita' crescente ad infettare le persone (inizio dell'epidemia): questo accade tipicamente quando la temperatura si abbassa ma anche quando i comportamenti delle persone facilitano i contatti (discoteche, movidas, ecc.).
      Perche' poi, dopo un mese, i contagi calano e' un po' piu' difficile da capire: certamente calano se vengono meno le condizioni che hanno favorito l'inizio dell'epidemia (per esempio la fine del freddo per l'arrivo della stagione calda). Ma c'e' un'altra causa possibile: la diminuzione di persone infettabili o perche' si sono vaccinate o perche' si sono gia' infettate (vaccinazione naturale). Quando quest'ultima condizione diventa importante si parla di prossimita' all'immunita' di gregge, che e' lo stato in cui tutta la popolazione e' stata infettata ed ha cosi' acquisito un certo grado di immunita' naturale. Questa immunita' pero' non e' sicuro che sia permanente perche' e' legata alla permanenza degli anticorpi nell'organismo e questa dipende dai meccanismi naturali di smaltimento di sostanze riconosciute come estranee dall'organismo. Nel caso del Sars-CoV-2 sembra che l'immunita' possa durare solo qualche mese (per questo si stanno registrando vari casi di reinfezione di malati gia' guariti).
      L'attuale discesa del picco dei contagi dal 18% al 10% potrebbe essere dovuta a questa causa in assenza di altre cause ambientali che possano causare una diminuzione della contagiosita' del virus. Se si attribuisce il calo dei contagi a questa causa si puo' anche valutare la variazione del numero di persone immunizzate responsabile del calo di questo 40% dei contagi, che va ad aggiungersi agli immunizzati dall'epidemia della primavera scorsa (il loro numero si puo' dedurre dall'altezza del picco che non ha superato il 18%).
      Nella nostra valutazione seguente ipotizziamo che l'immunita' di gregge in Italia potrebbe essere raggiunta gia' per Natale.

  • 11 dicembre: Il dato di oggi venerdi' 11/12 rispetta perfettamente le nostre previsioni andando a collocarsi sulla discesa dal picco N.9 (anch'esso di lunedi', come tutti gli altri) ma con un piccolo incremento di contagi, che dovrebbe evidenziare gli effetti della riapertura delle attivita' commerciali in 9 regioni (in zona arancione).
    Infatti si vede chiaramente che tutti i punti dopo il picco N.9 (successivi al giorno di riapertura, indicato nel grafico) sono piu' in alto rispetto alla linea rossa d'interpolazione dei punti precedenti. Nei prossimi giorni calcoleremo l'entita' di questi incrementi di contagi per valutarne l'entita', come abbiamo fatto nel caso del Piemonte.

  • 12 dicembre: Il dato di oggi sabato 12/12 rispetta le nostre previsioni andando a collocarsi sulla discesa dal picco N.9 (anch'esso di lunedi', come tutti gli altri) ma con un piccolo incremento di contagi in piu', che dovrebbe evidenziare gli effetti della riapertura delle attivita' commerciali in 9 regioni (in zona arancione).
    Questo incremento e' mostrato anche dai dati dei due giorni precedenti (vedi il cerchio di evidenziazione arancione che li riunisce), che per questo ritardano la discesa dal picco N.9 che dovrebbe invece procedere con i tempi di guarigione rapida in 6 giorni (come in tutti i picchi precedenti, in cui non c'erano state riaperture).
    La linea rossa mostra che la discesa complessiva della curva dei contagi che, prima della riapertura, procedeva regolarmente in base alle guarigioni in 30 giorni, come previsto (infatti e' parallela alla linea verde).
    Questi contributi di contagi extra rimangono in attesa di elaborazione, perche' tra qualche giorno saranno anche loro oggetto di uno studio analogo a quello che stiamo facendo sui dati del Piemonte, per misurare questi contagi extra, che aveva riaperto in zona arancione una settimana prima.

  • 13 dicembre: Il dato di oggi rispetta le nostre previsioni, andando a collocarsi sulla salita verso il picco N.10 previsto per domani (anch'esso di lunedi', come tutti gli altri).
    Tutti questi dati hanno un incremento di contagi in piu' (quindi sono piu' in alto), come atteso per effetto della riapertura delle attivita' commerciali in 9 regioni (in zona arancione).

      ATTENZIONE:     (14 dicembre 2020)
    In realta' gli incrementi dei contagi nel grafico dei contagi in tutta Italia si vedono gia' dal 4/12, due giorni prima della riapertura, e non sembrano affatto di poco conto, perche' il loro livello, come quello di tutta la curva, si mantiene troppo alto, intorno al 10% invece del 2% che abbiamo invece in Piemonte .
    Se tutte le regioni fossero al 2% anche i dati di tutta l'Italia sarebbero al 2%.
    Quindi non c'e' solo il problema dei contagi extra dovuti alle riaperture ma anche e soprattutto un'altro piu' grande, dovuto al fatto che ci sono delle regioni che contribuiscono in modo ECCESSIVO ad innalzare i contagi nel grafico di tutta Italia, mantenendolo sopra al 10%.
    IL 10% E' TROPPO ALTO, se i dati usati sono veramente quelli dei contagi di tutta Italia.
    Se nel Piemonte che e' al nord (piu' freddo), abbiamo il 2%, anche nel resto d'Italia si deve poter scendere al 2% riducendo cosi' i decessi (20 giorni dopo) di un fattore 5 (CINQUE!), cioe' da 500 a 100 al giorno in Italia.
    Questa ci sembra debba essere la massima preoccupazione del momento, piu' del colore delle chiusure o delle folle per lo shopping natalizio o delle piste da sci, che da quanto stiamo vedendo dai dati del Piemonte difficilmente possono arrivare a comportare aumenti dei contagi cosi' rilevanti.
    Le regioni responsabili vanno individuate e MESSE IN ZONA ROSSA SUBITO ma e' compito delle Autorita', per cui non procediamo ad individuarle (cosa peraltro semplicissima: basta confrontare i dati dei contagi giornalieri delle varie regioni).

  • 14 dicembre: Il dato di oggi rispetta le nostre previsioni, andando a formare il picco N.10 (che e' di lunedi', come tutti gli altri).
    Restano valide tutte le osservazioni fatte sul dato del 13/12, che ha un valore quasi identico (sono entrambi sul picco N.10).

  • 15 dicembre: Il dato di oggi rispetta le nostre previsioni, andando a formare l'attesa discesa dal picco N.10 (che e' di lunedi', come tutti gli altri).
    Un interessante spunto di riflessione ci viene dal grafico del Piemonte che qui' riportiamo per comodita':

    Vi e' evidenziato con una linea arancione il cambiamento di pendenza, che secondo noi avviene quando i punti cominciano a contenere una frazione importante di persone infette, facenti parte del fondo degli asintomatici (cioe' quel tasso permanente, anche se lentamente variabile nel corso dei mesi e delle regioni, di persone infette mantenuto in essere da quella che abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici .
    Siccome questo fondo di contagi degli asintomatici esiste (lo abbiamo anche misurato nei mesi estivi, quando l'epidemia di Covid-19 non c'era) la curva dei contagi che stiamo misurando ora in Piemonte nella sua decrescita non tende a zero ma al livello del fondo degli asintomatici, che abbiamo indicato con una linea verde.
    Tutto questo appare molto verosimile e sara' confermato meglio dai prossimi dati.
    Il grafico dei contagi di tutta Italia dovrebbe essere la sommatoria di tanti grafici come quello del Piemonte, uno per ogni regione.
    Viene naturale allora aspettarsi un comportamento della curva simile a quello del Piemonte.
    Abbiamo provato a disegnarlo, anche lui con una linea arancione, del grafico seguente:

    Come si puo' vedere il risultato e' plausibile e porta a considerare possibile anche in questo grafico un livello costante, a cui la curva tenderebbe ad appiattirsi, in questo caso intorno al 9.5% che e' pero' un livello molto piu' alto di quello del Piemonte (1.5%) e non sappiamo perche' (non ci disturba pero' nel lavoro sui dati relativi, come facciamo noi).
    Entrambi i livelli li abbiamo riportati con due linee verdi nel grafico dei contagi extra , per confronto.
    Se questo fosse vero aprirebbe uno scenario nuovo in cui l'evoluzione dell'epidemia degli asintomatici svolgerebbe un ruolo cruciale.
    Finora e' stata poco considerata perche', dicevano i responsabili della salute pubblica, non hanno sintomi e percio' sono meno importanti perche' non gravano sul sistema sanitario.
    Ora appare invece che sono importanti perche' sono la fucina che produce i contagi e le ondate successive dell'epidemia di Covid-19. Dovrebbero percio' essere anche loro il bersaglio strategico della nostra lotta al virus.

    QUALITA' DEI DATI:   (16 dicembre 2020)
    Tentando di confrontare tra loro i dati di varie regioni tra loro e con i dati di tutta Italia ci siamo imbattuti con un problema noto fin dall'inizio di questo lavoro: la qualita' dei dati su cui stiamo lavorando ed il loro controllo, su cui ovviamente non abbiamo alcuna possibilita' di intervenire.
    Per comprendere meglio il confronto tra i dati del Piemonte, che ci sembrano abbastanza significativi nel loro comportamento, e quelli di tutta Italia siamo andati a verificare la consistenza dell'affermazione che "il grafico dei contagi di tutta Italia e' la sommatoria di tanti grafici come quello del Piemonte, uno per ogni regione" e ci siamo accorti subito che cosi' non e'.
    Per controllo abbiamo allora sommato i dati di tutte le regioni e delle province autonome del 18/12 ed abbiamo ottenuto i risultati seguenti:
    Somma di tutti i Totali = 627.798 mentre il dato dei test totali di tutta Italia pubblicato e' 179.800 (3.5 volte inferiore).
    Somma di tutti i Positivi= 17.992 identico ai positivi di tutta Italia pubblicato nel Bollettino.
    La prima cosa che risulta subito evidente e' che nei dati regionali il numero di test eseguiti risulta troppo elevato: se si sommano questi numeri per tutte le regioni si ottiene un risultato 3.5 volte maggiore di quello dei test riportati nel grafico di tutta Italia.
    Questo ha l'effetto di abbassare le percentuali dei dati regionali (perche' al denominatore c'e' un dato maggiore).
    Con questi dati regionali, nel caso del Piemonte nel periodo estivo, abbiamo ricavato il livello di fondo (tra 1% e 3%) che ci e' apparso essere consistente come valore con il fondo atteso degli asintomatici.
    Per questo ora il livello costante a cui sembra tendere la curva dei contagi del Piemonte, essendo dell' 1.5%, l'abbiamo interpretato come il livello di fondo degli asintomatici e tutto l'andamento dei dati ci risulta perfettamente comprensibile.
    Non cosi' nel caso dei dati di tutta Italia che sono partiti nei nostri grafici il 8/10 dal livello del 3.5% per poi appiattirsi, a quanto sembra finora, ad un livello del 9.5%, con un comportamento quindi diverso dai dati del Piemonte, pur essendo la stessa epidemia.
    Noi crediamo che cio' non sia dovuto ad un fenomeno reale, che implicherebbe sviluppi diversi dell'epidemia nelle varie regioni, ma ad una variazione nella definizione o nella composizione dei dati del totale dei test eseguiti in tutta Italia, avvenuto successivamente all'8/10, perche' la percentuale dei contagi del 3.5% allora pubblicata ci sembra perfettamente coerente con il livello di fondo degli asintomatici atteso dopo l'estate.
    E' il livello di fondo del 9.5%, a cui sembra tendere la curva dei contagi di tutta Italia, che rende inconciliabili i dati delle due curve, Italia e Piemonte, che invece DEVONO essere analoghe perche' relative allo stesso fenomeno, l'epidemia Covid-19.
    Ne consegue che i dati di ogni tabella (regione o Italia), pur essendo abbastanza autoconsistenti, che e' il presupposto minimo perche' possano essere lecitamente pubblicati, non sono confrontabili con gli analoghi dati di altre regioni o con quelli di tutta l'Italia e quindi quello che volevamo fare purtroppo non si puo' fare senza sapere quale dei due dati e' quello giusto.
    La conseguenza per le nostre conclusioni riguarda solo l'entita' del livello di fondo a cui le curve dei contagi sembrano convergere appiattendosi, e che noi abbiamo interpretato come il livello del fondo degli asintomatici (questa anomalia nei dati non ci disturba pero' nel lavoro sui dati relativi, come facciamo noi).
    Ci sembra che i dati del totale dei test eseguiti in tutta Italia pubblicati dal Ministero della Salute debbano essere soggetti ad una revisione successivamente all'8/10, fino ad arrivare ad un fattore 3.5 in modo tale che il livello di fondo che comincia ad apparire nel grafico dei contagi di tutta Italia (come sta apparendo contemporaneamnte anche nel grafico dl Piemonte) scenda dal livello del 9.5% ad un livello piu' compatibile con il livello di fondo degli asintomatici che credo sia tra 1% e 3%.
    Se questo avvenisse ovviamente andrebbero ricalcolati e graficati tutti i punti nel grafico di tutta Italia, usando il dato corretto al denominatore nel calcolo della percentuale dei contagi.
    Qyesta anomalia riscontrata nei dati e' provata anche dal fatto che, eseguendo la somma dei dati dei test positivi di tutte le regioni, si ottiene esattamente il dato pubblicato per tutta l'Italia: quindi anche la somma dell'altro dato, il totale dei test eseguiti, DEVE corrispondere (a noi non ci disturba pero' nel lavoro sui dati relativi, come facciamo noi).
    Rimaniamo in attesa di chiarimenti.
    Comunque il nostro lavoro e' tutto giusto e, quando qualcuno ci dira' quale dei due e' il valore vero dei totali dei test effettuati, sapremo quant'e' il livello vero del fondo, che sta iniziando ad essre visibile nei grafici.
    Dobbiamo lasciare questo compito a chi conosce i dettagli della formazione dei dati pubblicati.
    Per ora rimane in sospeso la motivazione dell'appiattimento al 9.5% della curva dei contagi in tutta Italia, che francamente ci sembra eccessivo per essere il fondo degli asintomatici (non ci disturba pero' nel lavoro sui dati relativi, come facciamo noi).
    Il livello dell'1.5% del Piemonte ci sembra invece molto piu' credibile e consistente con il livello atteso del fondo degli asintomatici , alla luce delle misure fatte nei mesi estivi.
    Anche le altre 17 su 21 regioni d'Italia hanno percentuali tra 1% e 3% (vedi tabella seguente, che riporta i dati del 15/12).
    Quindi per noi rimane questo mistero: la percentuale dei contagi di tutta Italia ci viene comunicata al 9.1% mentre la maggior parte delle regioni d'Italia hanno percentuali tra 1% e 3%, come si vede nella tabella seguente (con le percentuali del 15/12):

    REGIONE PERCENTUALE
    LOMBARDIA 3.2 %
    VENETO 3.6 %
    PIEMONTE 2.2 %
    CAMPANIA 0.7 %
    EMILIA R. 1.9 %
    LAZIO 1.4 %
    TOSCANA 2.0 %
    SICILIA 3.0 %
    PUGLIA 1.9 %
    LIGURIA 2.5 %
    FRIULI V.G. 5.9 %
    MARCHE 1.9 %
    ABRUZZO 0.7 %
    BOLZANO 0.8 %
    SARDEGNA 1.5 %
    UMBRIA 3.9 %
    CALABRIA 1.9 %
    TRENTO 13.9 %
    BASILICATA 1.0 %
    VALLE AOSTA 3.8 %
    MOLISE 1.4 %

    Detto cio', viene naturale chiedersi anche se questa particolarita' dei dati possa inficiare la validita' del nostro lavoro nel suo complesso.
    Pensiamo proprio di no: per la validita' dei nostri risultati e' sufficiente che ogni tabella di dati rimanga consistente con se stessa nel tempo e che rifletta, in modo assoluto o relativo, l'andamento del numero di persone infette presenti in quel territorio, cioe' che questi dati rispondano allo scopo per cui esistono e sono forniti.
    La ragione della differenza rilevata probabilmente dipende da diverse definizioni dei dati pubblicati dalle varie regioni, dipendenti da diversi mescolamenti dei risultati di misure diverse, come i test antigenici e molecolari, che possono essere fatti in modo diverso nelle varie regioni ma sempre in modo abbastanza stabile nella stessa regione, se dipendente dall'organizzazione, dal numero e dal tipo di laboratori di misura (diversi da regione a regione).
    Il risultato e' un insieme di misure comunque significative ed autoconsistenti in ogni regione ma non confrontabili tra regioni diverse e con quelle di tutta l'Italia, che certamente non provengono da una semplice sommatoria di dati ma dopo un'attenta selezione fatta da tecnici sicuramente professionali.
    Quindi e' corretto analizzare i dati, come abbiamo fatto noi in questo lavoro, purche' si lavori nell'ambito di una stessa regione, senza pretendere di confrontare quantitativamente i dati di regioni diverse (non sarebbe corretto per quanto detto).
    Concludiamo ribadendo la fiducia nella qualita' dei dati che stiamo usando e sulla loro capacita' di riportare abbastanza fedelmente il fenomeno osservato: l'andamento temporale dei contagi.
    Il tipo ed il numero di deduzioni che ne stiamo traendo ci sembrano confortare finora questa fiducia.

  • 16 dicembre: Il dato di oggi, molto simile a quello di ieri, rispetta le nostre previsioni, andando a formare l'attesa discesa dal picco N.10 (che e' di lunedi', come tutti gli altri).
    Percio' abbiamo inserito questo nuovo punto nei GRAFICI di ieri (e' l'ultimo a destra) e pertanto si suggerisce vivamente di leggere le stesse interessanti osservazioni fatte IERI .

  • 17 dicembre: Il dato di oggi e' simile a quello di ieri e rispetta le nostre previsioni, perche' sarebbe sceso di piu' per completare il picco N.10 (che e' di lunedi', come tutti gli altri) ma, non potendo andare sotto al livello del fondo dei contagi (linea verde, che e' lo zero al netto dal fondo), ha assunto una posizione coerente con l'appiattimento della curva sulla linea del fondo.
    E' prevedibile che anche i punti dei prossimi giorni non riusciranno a scendere sotto al livello del fondo (a parte le normali fluttuazioni statistiche).
    E' opportuno osservare che anche gli ultimi punti della curva hanno cominciato a risentire della presenza del fondo, evidente dalla tendenza al progressivo appiattimento della curva.
    Nel caso del Piemonte questo livello e' dell'1.5% circa, perfettamente compatibile con il livello atteso degli asintomatici (in Piemonte per tutta l'estate e' stato tra 1% e 3%) e quindi non abbiamo avuto problemi a capirne l'origine.
    Invece in questo caso il livello sembra essere troppo alto (intorno al 9.5%) e quindi dobbiamo ancora capirne l'origine: gli asintomatici ci sono di sicuro, probabilmente per il 3%, ma e' solo un terzo dei contagi di fondo che vediamo.
    Per ora stiamo cercando di capirne di piu' su questo livello di fondo troppo alto, che sembra apparire nella curva di tutta Italia, ma non ci disturba nel lavoro sui dati relativi, come facciamo noi.

  • 18 dicembre: Il dato di oggi e' simile a quello di ieri e rispetta le nostre previsioni, perche' dopo la discesa dal picco N.10 (che e' di lunedi', come tutti gli altri) i dati sono previsti rimanere sempre vicini al livello del fondo dei contagi (linea verde, che e' lo zero per la curva al netto dal fondo).
    L'andamento della curva nei prossimi giorni dovrebbe mantenere una posizione coerente con l'appiattimento della curva sulla linea del fondo.

  • 19 dicembre: Il dato di oggi si avvicina alla linea verde del fondo, collocandosi piu' basso di quello di ieri ma non troppo perche' si prevede che i punti di domani e quello di dopodomani vadano a formare il picco N.11 (del lunedi'). Da ora in poi tutti i dati sono previsti rimanere sempre vicini al livello del fondo dei contagi (linea verde, che e' lo zero per la curva, al netto dal fondo).

  • 20 dicembre: Il dato di oggi risale dalla linea verde del fondo, perche' si avvicina al prossimo picco N.11 del lunedi', che andra a formare con il dato di domani. Da ora in poi tutti i dati sono previsti rimanere sempre vicini al livello del fondo dei contagi (linea verde, che e' lo zero per la curva, al netto dal fondo), salvo i picchi del lunedi' che continuano ad esserci.

  • 21 dicembre: Il dato di oggi risalendo dalla linea verde del fondo, arriva al picco N.11 del lunedi', come da noi previsto ieri e l'altro ieri. Da domani comincera' a scendere verso la linea di fondo verde che raggiungera' tra 4 giorni.
    Da ora in poi tutti i dati sono previsti rimanere sempre vicini al livello del fondo dei contagi (linea verde, che e' lo zero per la curva, al netto dal fondo), salvo i picchi del lunedi' che continueranno ad esserci.
    I contagi normali da Covid-19, quelli che guariscono e scompaiono in 30 giorni e che ci interessano perche' portano ai ricoveri ospedalieri, non ci sono piu' perche' la curva ha raggiunto il fondo degli asintomatici e non potra' scendere sotto questa linea (verde), a parte le normali fluttuazioni delle misure, perche' gli asintomatici ci sono, in equilibrio dinamico tra nuovi contagiati e guariti ("epidemia degli asintomatici").
    Anche questo appiattimento della curva, da noi attribuito prevalentemente all'aumento del numero di persone immunizzate da un contagio precedente, conferma la nostra previsione.
    Il fatto che le nostre previsioni trovano sempre riscontro e' la conferma che con questo lavoro abbiamo acquisito una buona capacita' previsionale, che era uno degli obiettivi che ci eravamo prefissi.
    La presenza dei picchi del lunedi', che non diminuiscono affatto, e' motivo di grande interesse per noi.
    Stiamo cercando di capirne l'origine perche' potrebbe rivelarci altre informazioni preziose.
  • 22 dicembre: Il dato di oggi, come abbiamo previsto ieri, scende dal picco N.11 del lunedi', finendo addirittura un po' sotto la linea verde del fondo degli asintomatici. Siamo sicuri che domani la curva risalira' un poco e da allora rimarra' allineata sulla linea di fondo verde, che ormai e' stata raggiunta.

  • 23 dicembre: Il dato di oggi, come abbiamo previsto ieri, si colloca sulla discesa dal picco N.11 del lunedi', finendo un po' sopra la linea verde del fondo degli asintomatici. Siamo sicuri che il punto di domani rimarra' allineato sulla linea di fondo verde, che ormai e' stata raggiunta.
    ATTENZIONE: I picchi periodici, che compaiono tutti di lunedi', secondo noi sono l'evidenza empirica della variante italiana del Sars-CoV-2. Cliccando sul link si accede alla "dimostrazione" di questa affermazione.

  • 24 dicembre: Il dato di oggi, come abbiamo previsto ieri, si colloca dopo la discesa dal picco N.11 del lunedi', esattamente sulla linea verde del fondo degli asintomatici. Siamo sicuri che il punto di domani rimarra' allineato sulla linea di fondo verde, che ormai e' stata raggiunta.

  • 25 dicembre: Il dato di oggi, come tutti i precedenti, rispetta le nostre previsioni, salendo perche' lunedi' prossimo ci sara' il picco N.12 del nuovo virus.

  • 26 dicembre: Il dato di oggi, come tutti i precedenti, rispetta le nostre previsioni, salendo ancora un po' perche' lunedi' prossimo ci sara' il picco N.12 del nuovo virus.
    Mentre nei dati del Piemonte l'ampiezza dei picchi del nuovo virus e' dell'1.5% sul fondo degli asintomatici che e' all'1.5%, in questi dati di tutta Italia l'ampiezza dei picchi del nuovo virus e' del 2.5% sul fondo degli asintomatici che risulta ( stranamente ) al 9.5%, troppo alto (non ci disturba pero' nel lavoro sui dati relativi, come facciamo noi).
    PREVISIONI   (25 dicembre 2020)
    Dopo aver ipotizzato la presenza di una nuova variante del virus, possiamo comprendere perfettamente l'andamento di tutti i dati e ribadire che, a meno di imprevisti che finora non ci sono stati, tutti i prossimi punti saranno allineati sul fondo degli asintomatici (linea verde), perche' l'epidemia di Sars-CoV-2 e' terminata.
    Pero' ci sara' un picco ogni 7 giorni (sempre di lunedi') di ampiezza costante pari al 2.5% da ora in poi (percio' i picchi del nuovo virus faranno variare la curva dal minimo di 9.5% al massimo dell'12%, insensibili a tutte le restrizioni imposte, che a questo punto riteniamo NON servano piu' a niente (salvo nelle regioni che dovessero avere dati difformi da quelli da noi qui' studiati, forse Veneto e Molise), perche' evidentemente i contagi non avvengono attraverso i "droplets" del fiato (perche' i picchi non calano con la zona rossa): la modalita' di contagio e' un'altra ed il distanziamento non serve con questo nuovo virus.
    ATTENZIONE: Questi picchi che resteranno stabilmente dal 9.5% al 12% potrebbero giustamente allarmare con questo saliscendi dei contagi e sono il prossimo problema da risolvere (forse ci vorra' un altro vaccino).
    Questo nuovo virus mostra di avere una diversa modalita' di diffusione che rende totalmente inefficaci le zone rosse, come si puo' vedere nei dati, osservando le ampiezze dei picchi ricorrenti dentro e fuori dalle zone rosse (sono sempre di circa 1.5% in Piemonte e 2.5% nei dati di tutta Italia). Anzi, durante la discesa quando ci sono ancora molti virus Sars-CoV-2 in circolazione, i picchi sono anche maggiori, mostrando che esiste una certa correlazione nella diffusione dei i due virus.
    Quindi non bisogna penalizzare ulteriormente la societa' con queste misure inutili, perche' inefficaci.
    E' urgentissimo scoprire quali sono le vie di trasmissione del contagio di questo nuovo virus, per individuare al piu' presto le giuste misure per limitarne la diffusione.
    Per fare questo bisogna predisporre subito il giusto test molecolare per distinguere queste nuove infezioni da quelle del Sars-CoV-2.
    I picchi di questo nuovo virus non diminuiscono, perche' sembra che non risentano dell'immunizzazione al Sars-CoV-2 delle persone avvenuta negli ultimi 2 mesi (quella che ha fatto scendere la curva fino al fondo di 9.5%).
    Probabilmente questo NUOVO VIRUS , avendo un ciclo (ovvero il picco) che inizia e si conclude in sette giorni, non da tempo al sistema immunitario delle persone di produrre gli anticorpi, che potrebbero ridurre l'ampiezza dei picchi (cosi' come e' accaduto per il Sars-CoV-2, che ha un ciclo, cioe' il tempo di guarigione, di un mese).
    Ora la parte piu' interessante dello studio riguarda questa nuova variante italiana del Sars-CoV-2 ed e' quello che faremo nei prossimi giorni.

  • 27 dicembre: Il dato di oggi, come tutti i precedenti, rispetta le nostre previsioni, salendo ancora di piu' perche' lunedi' prossimo (domani) ci sara' il picco N.12 del nuovo virus.
    Un fatto interessante, se anche il dato di domani sara' piu' in alto dei picchi N.10 e 11, sarebbe l'aumento dell'ampiezza del picco N.12 che sarebbe sorprendente perche' avverrebbe proprio durante la zona rossa nazionale di Natale.
    Abbiamo gia' rilevato come questo nuovo virus fosse insensibile all'abbattimento dei distanziamenti prodotto dalle restrizioni della zona rossa. Si vede bene anche nel grafico del Piemonte che i picchi non diminuiscono di ampiezza, dopo l'inizio della zona rossa.
    Ma che addirittura il picco salisse invece di rimanere costante proprio non ce lo aspettavamo.
    Non e' una bella notizia. Gia' il fatto che i picchi rimanessero di ampiezza costante ci preoccupava non poco. Se ora crescessero addirittura, non sapendo ancora in che modo limitare la diffusione (perche' i lockdown non funzionano) saremmo proprio nei guai.
    Questo comportamento sarebbe una decisiva conferma che il virus responsabile dei picchi non e' il Sars-CoV-2, che non crescerebbe durante una zona rossa nazionale, ma e' un virus diverso, come da noi ipotizzato alla luce dei numerosi indizi finora emersi.
    Sono tutte informazioni utilissime di cui faremo un buon uso.

  • 28 dicembre: Il dato di oggi e' il primo che si discosta (di un giorno) dalle nostre previsioni, perche' essendo oggi lunedi' doveva essere al picco N.12 del nuovo virus , mentre invece il dato di ieri era al picco e quello di oggi e' nettamente sulla discesa dal picco.
    Essendo stato sempre puntuale al lunedi' questo picco, non crediamo che abbia deciso di spostarsi un giorno prima. Crediamo invece che, a causa delle festivita' dei 3 giorni precedenti, ci siano stati dei ritardi e dei travasi di dati da un giorno all'altro per ragioni logistiche e organizzative. Siamo sicuri che nei prossimi giorni la periodicita' dei picchi torni esatta.
    Per il resto, se ignoriamo il dato di ieri, unico particolarmente elevato, anche il picco N.12 si allinea sul livello del 12% circa, costante in TUTTI gli ultimi 5 picchi (8,9,10,11 e 12), che e' il 2.5% superiore al livello di fondo del 9.5%.
    Anche nel caso del Piemonte abbiamo una situazione simile con tutti gli ultimi picchi ad un livello del 1.5% superiore al livello di fondo che e' all' 1.5%.
    E' una situazione preoccupante perche' mostra che i picchi di questo ipotetico nuovo virus non si riducono nel tempo, malgrado le restrizioni in corso. Speriamo che la zona rossa nazionale istituita fino all'Epifania possa ridurne l'ampiezza, altrimenti abbiamo un problema serio da risolvere.

  • 29 dicembre: Il dato di oggi di tutta Italia e' in accordo con le nostre previsioni, perche' e' sceso dal picco N.12 del lunedi' arrivando al livello del fondo.
    Rimane il fatto preoccupante che il picco N.12 invece di regredire e' cresciuto ad un livello maggiore dei picchi precedenti, cosi' come purtroppo ha fatto anche l'ultimo picco nel grafico del Piemonte.

  • 31 dicembre: Il dato di oggi di tutta Italia e' il primo che si discosta dalle nostre previsioni, fatte per un mondo stazionario, e' segno che qualcosa sta cambiando.
    Infatti, dopo la discesa dal picco N.12, la curva avrebbe dovuto iniziare lentamente la risalita verso il prossimo picco N.13 del lunedi', mentre invece il punto di oggi, giovedi', e' gia risalito al 3%, lasciando presagire che il prossimo picco sara' ben piu' alto del 3% sopra il fondo. E non e' una buona notizia.
    Se cosi' fosse, secondo noi l'incremento dei contagi potrebbe essere dovuto, piu' che al nuovo virus, al Sars-CoV-2 che e' molto piu' sensibile agli assembramenti degli acquisti natalizi,
    L'allarme sarebbe allora per un riaccendersi di molti focolai in tutta Italia, concentrati su quel 30% di persone non immunizzate dalla seconda ondata. L'effetto sulla curva dei contagi sarebbe la linea arancione disegnata in risalita.
    Gli addetti all'esame dei dati devono allora parcellizzare l'analisi sulle varie realta' territoriali, per individuare eventuali notevoli innalzamenti dei contagi in prossimita' dei focolai.
    Da parte nostra, siccome monitoriamo anche i dati della regione Piemonte, rileviamo che anche li e' presente oggi un incremento anomalo dei contagi (come esempio di realta' terriroriale particolare).
    L'approccio da noi usato di lavorare su dati "pronti" e non ritardati, come sono ricoveri e decessi, pure importanti per la gestione sanitaria, si dimostra vincente in questi casi: mette a disposizione una capacita' PREVISIONALE che permette di capire in anticipo cosa sta per succedere e di poter adottare cosi' tempestivamente i provvedimenti necessari ad impedire che i focolai si espandano troppo.
    La rapidita' di intervento con chiusure e quarantene e' vitale in questi casi.
    Aspettiamo di vedere i dati dei prossimi due giorni per una conferma.

  • 1 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia e' in linea con le nostre previsioni, perche' sta salendo per raggiungere il prossimo picco del lunedi'.
    L'ampiezza media dei picchi del nuovo virus negli ultimi 2 mesi e' stata costante al 4.1% che sopra al fondo (linea verde) del 9.5% dovrebbe portare il picco al 13.6%, mentre ora che mancano ancora 3 giorni di salita e' gia' arrivato al 14.1%.
    Quindi ora non e' piu' un presagio, ma una certezza che il livello dei contagi da Sars-CoV-2 si sta alzando, piu' o meno come indicato dalla linea viola che abbiamo disegnato del grafico.
    E' una brutta notizia confermata anche dai dati odierni del Piemonte.
    Bisogna intervenire urgentemente localizzando e contenendo i vari focolai con misure restrittive (zone rosse) e quarantene.
    Prima si interviene e meno si espandono i focolai.

    SVILUPPO FOCOLAI (CON Rt BASSO):   (2 gennaio 2021)
    Guardando il grafico del Piemonte riusciamo molto bene a capire cosa e' successo nell'ultima settimana del 2020:
    1. Prima del 24/12 era zona arancione e con le compere natalizie si sono prodotti dei contagi di Sars-CoV-2 e la curva viola dei contagi e' iniziata a salire.
    2. Poi il 24/12 ed il giorno di Natale e' stata zona rossa (i giorni in zona rossa sono evidenziati in rosso nel grafico, gli altri sono tutti in zona arancione) per cui il dato di venerdi' 25/12 che doveva essere il picco e' venuto un po' piu' in basso per la riduzione nella produzione di contagi conseguente ai due giorni di zona rossa.
    3. Poi ci sono stati tre giorni di zona arancione, in cui la gente, che purtroppo non ha ancora capito niente del virus (se potessero vedere questa spiegazione in TV forse capirebbero meglio i danni che fanno, perche' cosi' continuera' la zona rossa), si e' affollata di nuovo nelle strade ed ha fatto risalire i contagi che sono arrivati molto in alto giovedi' 31/12.
    4. Il giorno successivo, essendo venerdi', il dato doveva raggiungere il picco, ma essendoci stato il giorno precedente in zona rossa e' risultato un po' piu' basso, come gia' era accaduto nel giorno di Natale (indicato in blu nel grafico): i picchi del nuovo virus sono sempre di venerdi' anche se il punto piu' alto e' quello di giovedi'.
    Siamo quindi ancora in una situazione che, se si lascia circolare la gente (pero' erano i giorni di assembramenti eccezionali per gli acquisti di Natale) entro un paio di giorni si vedono i contagi salire.
    Pero' altrettanto rapidamente, se si attua una zona rossa la riduzione dei contagi e' quasi istantanea, segno che il test, avvenendo nelle vie respiratorie superiori, riesce a percepire l'infezione nel giorno stesso in cui avviene.
    Possiamo cosi' considerare provate sia la crescita di contagi Sars-CoV-2 con gli assembramenti ai negozi, che l'efficacia della zona rossa a ridurre la produzione dei contagi.
    Ora pero', in caso di formazione di un focolaio, l'espansione dei contagi secondo noi procedera' piu' lentamente perche' risentira' dell'alto numero di immunizzati prodotti dalla seconda "ondata" finita un mese fa (abbiamo stimato che poteva essere intorno al 70%, forse ora 60%).
    In un focolaio gli infetti sono cosi' numerosi che se c'e' una persona non immune, di quel 30% che e' riuscito a farla franca alla seconda ondata, difficilmente riuscira' a farla franca anche questa volta.
    E cosi' il focolaio si espande, anche se piu' lentamente, se non si interviene (subito) per contenerlo.
    Come capite bene questo processo ha una soglia, perche' se di persone non immunizzate ce ne sono troppo poche i virus non riusciranno a formare il focolaio (sarebbe la condizione dell'immunita' di gregge).
    Quindi, siccome i focolai si sono formati, vuol dire che l'immunita' diffusa e' ancora sotto la soglia minima per poter bloccare lo sviluppo dell'epidemia, come ci aspettavamo.
    I dati dei prossimi giorni, fornendoci l'informazione sulla velocita' di sviluppo dei focolai, ci faranno capire quanto siamo lontani dalla soglia e dall'immunita' di gregge.
    Come vedete lo studio dei picchi del nuovo virus, avendo dei comportamenti abbastanza regolari, ci possono essere d'aiuto anche per studiare i contagi del Sars-CoV-2 (a cui rinuncia chi studia i dati aggregati su base settimanale).
    Intanto bisogna riuscire a contenere questi focolai che si sono sviluppati. Vedremo dai dati dei prossimi giorni se sono stati fatti gli interventi necessari in tempo utile (abbiamo dei dubbi perche' una capacita' diffusa di prevedere in anticipo cosa sta per succedere ci sembra un po' carente).
    P.S. Come sapevamo, questi dati ci confermano che sul nuovo virus, che corrisponde ai picchi, non hanno avuto alcun effetto ne' gli assembramenti ne' le zone rosse, in quanto i loro risultati positivi al test non sono nuovi contagi (qui' c'e' la spiegazione ).

  • 2 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia conferma i nostri peggiori timori, perche' e' salito veramente molto per raggiungere il prossimo picco del lunedi'.
    La cosa e' ancora piu' preoccupante perche avviene dopo tre giorni di zona rossa nazionale. Si tratta dello sviluppo dei contagi dopo il tempo d'incubazione, che ci lasciano prevedere lo sviluppo di molti casi di Covid-19 con ripercussioni nei ricoveri ospedalieri intorno all'Epifania e nei decessi tra un mese.
    Stiamo osservando le conseguenze degli affollamenti per gli acquisti per le festivita' di fine anno.
    La gente dovrebbe essere informata che e' ad alto rischio passare in luoghi affollati, anche se si rispetta il distanziamento, perche' tutta l'aria circostante puo' essersi contaminata oltre il limite di sicurezza (per il fenomeno dell'accumulo dei virus). Credo che purtroppo nessuno lo sappia.
    Quando si vede un posto affollato di gente che non e' ben ventilato (quando la gente e' troppa e' sempre non sufficientemente ventilato), anche se e' all'aperto (in assenza di vento), NON bisogna andarci (cambiate strada).
    Il livello della curva dei contagi del Sars-CoV-2 sara' esattamente il 4.1% sotto a livello del picco e possiamo gia' PREVEDERE, 2 GIORNI PRIMA, che sara' purtroppo un livello molto alto (il 4.1% e' l'ampiezza, costante ormai da 2 mesi, dei picchi del nuovo virus ).

    PREALLARME: Il dato di oggi e' gia' alto (17.6%) ma ci sono ancora 2 giorni di crescita per arrivare al picco del lunedi', che potrebbe risultare anticipato di un giorno (com'e' accaduto con il picco del venerdi' nei dati del Piemonte che e' anticipato a giovedi' anziche' venerdi'), ma prevediamo da questi dati che sara' comunque molto alto (forse oltre il 20%). Di qui' il nostro allarme precoce, con anticipo di due giorni sul picco del lunedi' per prepararsi agli interventi necessari, se possibili
    Bisogna bloccare subito la ricrescita dei contagi del Sars-CoV-2, senza perdere neanche un giorno, perche' se il numero di persone immunizzate da una precedente infezione fosse molto meno di quel 70% da noi stimato, allora la velocita' di propagazione dei contagi potrebbe essere anche molto elevata e la situazione potrebbe sfuggire di mano, trattandosi di focolai diffusi in tutto il Paese (chi ha fatto i tamponi forse potrebbe avere le informazioni necessarie per rintracciare i focolai).
    In tal caso, se nessuno fa niente si potrebbe anche rischiare la ripartenza di una terza ondata dell'epidemia, in pochi giorni.
    La situazione e' questa: questi contagi si sono generati, due o tre giorni fa, quando tante persone erano assembrate insieme per gli acquisti natalizi. Queste persone contagiate, andando a casa o al lavoro, potrebbero diffondere l'infezione. Ora crediamo che questi rischi siano molto ridotti, perche' molte persone sono immunizzate. Se sono intorno al 70% possiamo stare tranquilli, perche' con questa densita' di immunizzati un mese fa la curva dei contagi e' scesa a zero (che e' il livello di fondo).
    Ma se gli immunizzati si fossero ridotti di numero, magari perche' quell'immunita', che nel 95% dei casi e' stata acquisita da un'infezione asintomantica, dura poche settimane, allora potremmo essere di nuovo nelle condizioni esplosive di un'epidemia potenzialmente dilagante in modalita' esponenziale.
    Potrebbe quindi anche essere necessaria la massima attenzione ad inseguire subito queste prime infezioni, perche' se nessuno fa niente i contagi potrebbero in quel caso diffondersi facilmente ed invisibilmente, riproducendo la stessa situazione che si verifico' a febbraio scorso a Codogno con il paziente N.1, perche' il virus e' sempre lo stesso!
    Il rischio e' talmente grosso che sarebbe da sciagurati trattarlo con superficialita'.
    Io non posso essere certo di quale sia la situazione reale (nessuno sa quanti sono gli immunizzati), ma e' necessario usare la massima prudenza per l'entita' del rischio che si corre.
    Quindi e' molto IMPORTANTE quello che sta accadendo in questi due giorni, sia per i rischi in gioco ma anche perche', se la percentuale dei contagi ritornera' a scendere spontaneamente verso la linea di fondo del 9.5%, avremo una conferma della presenza di una percentuale di immunizzati sufficientemente alta per mantenere le capacita' di diffusione del Sars-CoV-2, per ora solo in condizioni normali della zona rossa vigente (non con gli assembramenti), sotto la soglia minima di sviluppo dell'epidemia. E questa informazione e' molto importante per decidere sulle restrizioni da attuare: si potrebbe allora vivere tutti abbastanza normalmente, magari in zona gialla, castigando pero' senza pieta' coloro che, non curanti delle norme, si affollassero oltre i limiti in luoghi ristretti.
    Non ci resta che attendere che arrivi lunedi', per vedere a che livello arriva il picco dei contagi e cosa succede poi, sperando che intanto le Autorita' si attivino sempre un questi casi ed intraprendano le azioni atte ad individuare le principali localita' dei contagi, tempestivamente e senza alcun indugio, perche' all'inizio un focolaio si puo' bloccare poi non piu'.
    Ci auguriamo vivamente che questo sia un falso allarme ma bisogna essere sempre vigili al massimo con questo tremendo virus.

  • 3 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia NON conferma i nostri peggiori timori, perche' e' sceso invece di salire ancora per raggiungere il prossimo picco del lunedi' (domani).
    Sarebbe un'ottima notizia perche' indicherebbe che i contagi del virus Sars-CoV-2 non sono saliti cosi' tanto come il dato di ieri ci aveva fatto temere.
    Pero' non riteniamo giusto esprimere un giudizio ora, perche' sospettiamo che possa esserci stata qualche anomalia nella gestione ed assemblaggio dei dati dalle varie regioni d'Italia nel giorno di Capodanno. Preferiamo prima attendere anche il dato di domani.

  • 4 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia e' identico a quello di ieri ed insieme ai due precedenti NON segue l'andamento atteso, perche' il picco del nuovo virus doveva essere oggi (lunedi') ed invece e' stato due giorni prima (sabato).
    Anche nel grafico del Piemonte il picco e' venuto un giorno prima ed abbiamo avanzato dei sospetti di anomalie, derivanti dalla raccolta dei dati a Capodanno. Staremo a vedere se nei prossimi giorni i dati riprenderanno il loro solito comportamento periodico molto stabile (da quasi tre mesi non era mai accaduto che il picco del nuovo virus non fosse di lunedi').
    Detto cio', il fatto che ci interessava maggiormente e di cui cercavamo conferma e' l'andamento della curva sottostante ai picchi, che e' la curva dei contagi del virus Sars-CoV-2, perche' sembra abbia iniziato a crescere di nuovo (vedi la linea arancione nel grafico).
    Prendiamo atto che gli ultimi 5 punti sono tutti sopra alla linea arancione, confermando che la pendenza da noi disegnata tentativamente e' abbastanza corretta, a conferma che effettivamente sono nati dei focolai in qualche parte d'Italia, che hanno contribuito in modo rilevante alla risalita della curva dei contagi da Sars-CoV-2, sulla quale vanno a sommarsi i picchi del nuovo virus da noi studiati.
    Nel grafico del Piemonte il dato di oggi segnala invece un cambiamento in meglio dell'andamento della curva del Sars-CoV-2, assente nei dati di tutta Italia.
    Questo vuol dire che ci sono delle regioni in cui i focolai potrebbero non estinguersi spontaneamente per l'insufficiente numero di persone immuni (quelle infettate nella seconda ondata di due mesi fa.
    Un minor numero di persone immunizzate e' possibile dove l'epidemia ha avuto un'estensione minore (ogni regione o localita' e' un caso a se'). Ci auguriamo che i dati dei prossimi giorni possano confermarci una riduzione dei contagi da Sars-CoV-2, come sta avvenendo in Piemonte.
    Dobbiamo attendere e sperare che i contagi nei focolai non inizino a crescere esponenzialmente.

  • 5 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia segue l'andamento atteso, perche' scende dal picco del nuovo virus del lunedi' ma va addirittura oltre il suo dovere, arrivando quasi a zero, cioe' al livello del fondo.
    Questo ci fa molto piacere perche' fuga le nostre preoccupazioni che i focolai che avevano portato cosi' in alto i contagi, fino al 5% in piu', potessero continuare a svilupparsi. Cosi' sembra che non stia accadendo e allora e' tutto bene quello che finisce bene.
    Siccome invece nel grafico del Piemonte le cose non stanno andando cosi' bene, abbiamo discusso congiuntamente i due casi e cosi' riportiamo anche qui' quello che abbiamo scritto per il Piemonte.
    Nel grafico del resto d'Italia i contagi del Sars-CoV-2 hanno subito un netto aumento, fino al 5% nel periodo tra Natale e Capodanno (malgrado la zona rossa) pero' il dato di oggi sembra riportare i contagi verso il livello di fondo, riducendo in modo sostanziale i nostri timori della nascita di focolai che potessero sfuggire ai controlli e quindi anche il nostro preallarme.
    Se confermata, questa riduzione dei contagi indicherebbe che i vari focolai responsabili dell'aumento dei contagi fino al 5% si stanno smorzando e questo e' certamente dovuto all'immunita', rimasta nelle persone dopo la seconda ondata, che NON si sarebbe ancora ridotta dopo 2 mesi dall'infezione.
    E' questa un'informazione della massima importanza, come capite bene, che dovra' essere confermata dai dati dei prossimi due giorni.
    L'importanza e' enorme, perche' dall'esito si puo' stabilire se possiamo ancora contare sull'immunita' naturale acquisita dopo la seconda ondata dell'epidemia oppure no.
    Il dubbio risiede nel fatto che nel 95% dei casi non si tratta di immunita' conseguente ad una sindrome Covid-19 ma solo ad un'infezione senza sintomi, che potrebbe aver indotto una risposta immunitaria piu' debole, destinata ad esaurirsi presto.
    Quest'informazione, se acquisita con certezza, sarebbe destinata a condizionare tutte le scelte di profilassi almeno dei prossimi 2 o 3 mesi.
    Tutto questo non puo' essere stabilito sulla base dei soli due dati di oggi, percio' aspettiamo con impazienza che arrivi il prossimo venerdi' per capire meglio come si evolve la situazione di questi incrementi di contagi che sono apparsi nei dati.

    Vai ai dati di oggi in Piemonte.

  • 6 Gennaio 2021: Il dato (percentuale) di oggi di tutta Italia ed anche quello di oggi del Piemonte sono identici ai dati di ieri, quindi il nostro commento non puo' che rimanere invariato, in attesa dei dati di domani.
    Ma attenzione: abbiamo gia' capito che con questo muovo virus nulla e' come sembra che sia. I dati sono identici a quelli di ieri, quindi non e' cambiato niente? Neanche per sogno, perche' il dato in realta' e' la somma di due altri dati: la percentuale dei contagi del Sars-CoV-2 e quella del nuovo virus, che non sono costanti e quindi puo' accadere che una scende e l'altra sale in egual misura in modo che la somma rimanga costante tra ieri ed oggi.
    Vediamo com stanno le cose: il picco del lunedi' ha sempre mostrato 4 punti in discesa; oggi e' mercoledi' quindi la curva del nuovo virus e' in discesa, per cui i contagi del Sars-CoV-2 stanno salendo, non sono costanti.
    Per questo nel cruscotto iniziale abbiamo scritto "Crescita focolai in Italia" e non "Riduzione" per il Sars-CoV-2.

    Vogliamo pero' aggiungere anche la seguente osservazione interessante: negli ultimi 10 giorni, da Natale in poi, proprio dal momento in cui il fondo del Sars-CoV-2 (linea arancione a destra) e' iniziato a salire nei contagi, sono raddoppiate le ampiezze dei due picchi del nuovo virus (un po' meno del doppio in Piemonte ed un po' piu' del doppio nel grafico di tutta Italia).
    E' un'indicazione che con l'aumento del numero di virus Sars-CoV-2 nei contagi sono aumentate anche le mutazioni che hanno generato i nuovi virus (facendoli raddoppiare.
    E' una pessima notizia: se e' corretta l'attribuzione da noi fatta dell'elevato numero di decessi di questi giorni alla presenza di questi nuovi virus, rivelata dai test con tamponi, ci auguriamo con tutto il cuore di sbagliare altrimenti tra un mese i decessi potrebbero raddoppiare, per il numero di giorni nei quali i picchi del nuovo virus rimangono cosi' alti.
    LA CAUSA DELL'ECCESSO DI DECESSI DI QUESTI GIORNI VA TROVATA AL PIU' PRESTO: un mese fa l'epidemia Sars-CoV-2 era finita (la percentuale dei contagi era arrivata al livello del fondo di 9.5%).

    Il dato di oggi di tutta Italia segue l'andamento atteso, perche' e' sceso dal picco del nuovo virus del lunedi' ma va addirittura oltre il suo dovere, arrivando quasi a zero, cioe' al livello del fondo.
    Questo ci fa molto piacere perche' fuga le nostre preoccupazioni che i focolai che avevano portato cosi' in alto i contagi, fino al 5% in piu', potessero continuare a svilupparsi. Cosi' sembra che non stia accadendo e allora e' tutto bene quello che finisce bene.
    Siccome invece nel grafico del Piemonte le cose non stanno andando cosi' bene, abbiamo discusso congiuntamente i due casi e cosi' riportiamo anche qui' quello che abbiamo scritto per il Piemonte.
    Nel grafico del resto d'Italia i contagi del Sars-CoV-2 hanno subito un netto aumento, fino al 5% nel periodo tra Natale e Capodanno (malgrado la zona rossa) pero' il dato di oggi sembra riportare i contagi verso il livello di fondo, riducendo in modo sostanziale i nostri timori della nascita di focolai che potessero sfuggire ai controlli e quindi anche il nostro preallarme.
    Se confermata, questa riduzione dei contagi indicherebbe che i vari focolai responsabili dell'aumento dei contagi fino al 5% si stanno smorzando e questo e' certamente dovuto all'immunita', rimasta nelle persone dopo la seconda ondata, che NON si sarebbe ancora ridotta dopo 2 mesi dall'infezione.
    E' questa un'informazione della massima importanza, come capite bene, che dovra' essere confermata dai dati dei prossimi due giorni.
    L'importanza e' enorme, perche' dall'esito si puo' stabilire se possiamo ancora contare sull'immunita' naturale acquisita dopo la seconda ondata dell'epidemia oppure no.
    Il dubbio risiede nel fatto che nel 95% dei casi non si tratta di immunita' conseguente ad una sindrome Covid-19 ma solo ad un'infezione senza sintomi, che potrebbe aver indotto una risposta immunitaria piu' debole, destinata ad esaurirsi presto.
    Quest'informazione, se acquisita con certezza, sarebbe destinata a condizionare tutte le scelte di profilassi almeno dei prossimi 2 o 3 mesi.
    Tutto questo non puo' essere stabilito sulla base dei soli due dati di oggi, percio' aspettiamo con impazienza che arrivi il prossimo venerdi' per capire meglio come si evolve la situazione di questi incrementi di contagi che sono apparsi nei dati.

  • 7 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia (l'unico giallo, a destra) e' risalito dall'11.4% al 14.9%, riportandosi al livello della linea VIOLA , da noi disegnata (a destra) per rappresentare la crescita dei contagi di Sars-CoV-2 conseguente agli assembramenti avvenuti durante le festivita' di Natale.
    Questa salita e' normale e continuera' fino a lunedi', quando raggiungera' il picco del nuovo virus.
    Dal livello raggiunto in quel momento potremo dedurre l'ampiezza del picco dl nuovo virus e conseguentemente il livello raggiunto dai contagi del Sars-CoV-2 (per scorporo).
    Siccome gia' 4 giorni prima del picco del lunedi', il dato di oggi ha superato la linea VIOLA che rappresenta la salita dei contagi di Sars-CoV-2, non riteniamo che questi contagi siano in diminuzione. Per questo nello STATO del nostro cruscotto iniziale abbiamo lasciato scritto "Crescita" dei focolai.

    IMPORTANTE: Due sono i casi possibili che abbiamo di fronte, entrambi della massima importanza:
    1. Se nei prossimi giorni ci sara' un aumento dei contagi di Sars-CoV-2 (linea VIOLA a destra nel grafico ), vorra' dire che i focolai del Sars-CoV-2 iniziati a Natale stanno espandendo il contagio esponenzialmente e che non si sta facendo abbastanza per contenerli (all'INIZIO si potrebbero ancora bloccare).
      Anche per questo stiamo conducendo questo lavoro: perche' in questo campo e' molto importante accorgersi tempestivamente di quello che sta per accadere. E noi avremo la risposta lunedi' prossimo, tra 3 giorni (perche' se a quel punto l'epidemia e' partita non la ferma piu' nessuno)!
      Se accadesse sarebbe una vera sciagura, perche' era evitabile.
      Allora la curva di colore VIOLA a destra nel grafico continuerebbe a crescere, ripetendo la curva "a campana" di ottobre-novembre (che si vede a sinistra nel grafico ) in modo inarrestabile per i prossimi due mesi e sarebbe la terza ondata.
      Vorrebbe anche dire, purtroppo, che l'immunita' acquisita dalle persone infettate senza sintomi durante la seconta ondata e' andata perduta gia' dopo un solo mese. Non potremmo percio' contarci in futuro.

    2. Invece, se nei prossimi giorni scopriremo una riduzione dei contagi di Sars-CoV-2, vorra' dire che i vari focolai che si sono creati a Natale, responsabili dell'aumento dei contagi fino al 5%, si stanno smorzando spontaneamente e questo sarebbe certamente dovuto all'immunita', rimasta nelle persone dopo la seconda ondata, che NON si sarebbe ancora ridotta dopo 2 mesi dall'infezione.
      Sarebbe una notizia fantastica.

    E' questa un'informazione della massima importanza, come capite bene, che dovra' essere confermata dai dati dei prossimi 4 giorni (fino a lunedi'), perche' tutto questo non puo' essere ancora stabilito, sulla base di pochi dati.
    Aspettiamo quindi con impazienza che arrivi il prossimo lunedi' per capire meglio come si evolve la situazione di questi incrementi di contagi ( linea VIOLA ), che sono apparsi nei dati da Natale in poi.

  • 8 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia (l'ultimo giallo, a destra) e' piu' basso rispetto a quello di ieri ed e' sceso sotto al livello della linea VIOLA , da noi disegnata (a destra) per rappresentare la crescita dei contagi di Sars-CoV-2 conseguente agli assembramenti avvenuti durante le festivita' di Natale.
    Essendo oggi venerdi', il dato di oggi ci lascia sperare che il picco del nuovo virus di lunedi' prossimo non superi di molto la linea viola dei contagi del Sars-CoV-2.
    Sarebbe un segnale incoraggiante che ci lascia sperare che anche i focolai di Sars-CoV-2 nati in tutta Italia nei giorni di Natale possano diminuire, riportando la linea viola verso il livello del fondo anziche' crescere ancora, seguendo l'andamento indicato dalla linea viola, come ha fatto finora.
    Siccome anche il dato del Piemonte mostra un calo (ancora piu' significativo), vogliamo sperare che lunedi' prossimo potremo confermare che secondo noi c'e' ancora in giro sufficiente immunita' residua, dopo le numerose infezioni (asintomatiche) della seconda ondata, da rallentare in modo significativo la diffusione dei contagi di Sars-CoV-2 e far smorzare spontaneamente i focolai creati dagli assembramenti eccessivi degli acquisti di Natale.
    A novembre il numero di persone infettate e quindi immunizzate (da noi stimato al 70%) era tale da far recedere l'epidemia a zero.
    Trattandosi in massima parte di infezioni asintomatiche, sussiste il dubbio che l'immunita' non resti a lungo: di qui' l'interesse di rilevare sperimentalmente se dopo 2 mesi sussiste ancora un ostacolo immunitario sufficiente ad impedire la diffusione incontrolata dei contagi in un focolaio e quindi la ripartenza di una terza ondata epidemica.
    I dati di oggi, sia in Piemonte che in tutta Italia, vanno in questa direzione e lasciano ben sperare.
    Che ci sia un effetto delle immunita' residue secondo noi e' dimostrato dalla pendenza di crescita della linea VIOLA : all'inizio della seconda ondata la curva dei contagi in due settimane sali' di un fattore 4; ora la pendenza di salita e' molto inferiore e se siamo fortunati tornera' a zero spontaneamente, in assenza di altri assembramenti, come quelli di Natale.
    Ovviamente un solo dato non puo' essere sufficiente per trarre delle conclusioni ma a questo punto cominciamo ad essere ottimisti.
    Rimaniamo in attesa dei dati di domani per una prima conferma, che sara' definitiva lunedi', quando arrivera' il picco del nuovo virus.
    Dal livello raggiunto in quel momento potremo dedurre l'ampiezza del picco dl nuovo virus e conseguentemente il livello raggiunto dai contagi del Sars-CoV-2 (per scorporo).
    Come augurio, per ora, nello STATO del nostro cruscotto iniziale abbiamo scritto "Stop crescita" dei focolai.

  • 9 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia (l'ultimo arancione, a destra) e' piu' basso rispetto a quello di ieri, che era gia' sceso sotto al livello della linea VIOLA , da noi disegnata (a destra) per rappresentare la crescita dei contagi di Sars-CoV-2 conseguente agli assembramenti avvenuti durante le festivita' di Natale.
    Domani e dopodomani ci aspettiamo una risalita verso il picco N,14 del lunedi'.
    Dall'altessa del picco potremo avere un'indicazione importante: se la linea viola del Sars-CoV-2 inizia a scendere o continuera' a salire.

  • 10 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia (l'ultimo arancione, a destra) e' un po' piu' basso rispetto a quello di ieri, che era gia' sceso sotto al livello della linea VIOLA , da noi disegnata (a destra) per rappresentare la crescita dei contagi di Sars-CoV-2 conseguente agli assembramenti avvenuti durante le festivita' di Natale.
    Questi piccoli decrementi dei contagi indicano che la linea viola del Sars-CoV-2 forse non cresce piu' e s'intravede un segnale di appiattimento, come mostra la linea viola piu' sottile tracciata tentativamente sui picchi, l'ultimo dei quali il N.14 sara' domani, lunedi'.
    Sembra che si cominci a vedere quell'inversione di tendenza che dovrebbe riportare i contagi Sars-CoV-2 al livello della linea verde del fondo, com'era a Natale, prima degli assembramenti per lo shopping.
    Questo significherebbe che l'Italia ha scampato l'inizio della terza ondata, aiutata dall'immunita' residua ancora rimasta nelle persone infettate durante la seconda ondata, che speriamo possa durare fino all'inizio dell'estate perche' poi dovrebbe essere sostituita dalla protezione dei vaccini.
    Se cosi' fosse, vorrebbe dire che per evitare la partenza della terza ondata ora non servirebbero restrizioni particolari ed onerose: bisognerebbe solo riuscire ad impedire ad una parte della popolazione di creare quegli assembramenti, come quelli di Natale, che a molti di loro piacciono tanto.

    I guai che abbiamo avuto questi giorni e che sembra stiano ora rientrando spontaneamente, sono stati creati dagli assembramenti di Natale, che dobbiamo tenere bene a mente come esempio prezioso di quello che puo' accadere con gli assembramenti. NON DEVE PIU' ACCADERE.
    Si noti che questa nostra previsione, da confermare con il dato di domani (picco del lunedi'), viene fatta oggi, domenica 10 gennaio, quando tutti gli esperti, stampa e TV sono in allarme per l'inizio della terza ondata.
    Questo allarme e' stato creato dalla comunicazione dell'elaborazione settimanale dei dati che viene presentata con tre giorni di ritardo e con medie settimanali che scontano altri tre giorni di ritardo ulteriore per la media.
    Questi ritardi hanno importanti implicazioni per le decisioni che devono essere prese sulle restrizioni da adottare, mentre gli eventi pandemici mostrano di poter avere variazioni significative anche da una settimana all'altra.
    Basta guardare il grafico per vedere come l'andamento dei contagi possa variare, per esempio dal picco N.12 in salita ripida al picco successivo (7 giorni dopo), in cui la curva sembra tornare in discesa.
    I giornalisti si sono basati sui risultati di analisi dei dati di 7 giorni prima (quando la curva era in salita ripida) mentre noi ci stiamo basando sui dati di adesso (quando la curva sembra abbia smesso di salire).
    E' ovvio che e' sempre meglio poter disporre di informazioni quanto piu' recenti possibile in questo campo.

    Per questo nello STATO del nostro cruscotto iniziale abbiamo lasciato scritto "Stop crescita" dei focolai, anche se il dato di domani e' previsto in crescita, perche' e' il picco del lunedi' (che poi ridiscendera').

    UN PROBLEMA SERIO DA RISOLVERE: Qui' si spalanca un problema enorme, che puo' minare le basi stesse della convivenza civile.
    Questa famiglia di virus sembra che non ce la leveremo di torno presto, forse neanche con i vaccini se compaiono molte varianti, per cui dobbiamo capire bene come gestire il problema che abbiamo di fronte.
    Chiedere ai giovani di evitare gli assembramenti non e' cosa da poco. Si tratta di restrizioni ben piu' gravose di quelle subite per l'AIDS, perche' riguardano non il contatto fisico ma addirittura la vicinanza tra le persone.
    Non si puo' chiedere ai giovani di vivere distanti tra loro, sostituendo i rapporti fisici con quelli virtuali come si sta facendo con la scuola.
    Eppure questa esperienza delle festivita' natalizie ci ha mostrato i rischi che corriamo, consentendo gli assembramenti. Basta guardare il grafico e vedere l'andamento dei contagi.
    Almeno nel medio periodo, questi rischi vanno evitati per impedire che la stessa societa' umana affondi nella miseria, perche' i giovani sono cosi' tanto numerosi da essere molto pericolosi per i rischi di epidemia e non possono essere controllati efficaciemente.
    Anche se assembramenti come quelli di Natale possono far ripartire in pochi giorni una nuova ondata epidemica che costerebbe molte decine di migliaia di decessi ed un ulteriore impoverimento della popolazione, possiamo vedere che ora, se i contagi veramente scenderanno al livello del fondo, sembra sara' possibile condurre una vita quasi normale, evitando che tutte queste sciagure accadano.
    Intere categorie della popolazione soffrono molto a convivere a lungo con tali restrizioni, per ragioni legate in modo essenziale al loro stesso modo di esistere. I giovani hanno un bisogno naturale di conoscersi e stare insieme in gruppi numerosi. Se questo non si puo' piu' fare, si presenta un problema enorme che pero' si puo' risolvere distinguendo socialita' da assembramenti: sono solo questi ultimi che vanno evitati.
    Ci potra' sempre essere una minima diffusione del contagio tra persone ma bisogna evitare la superdiffusione, in cui una sola persona puo' infettarne altre decine in una sola volta, come avviene negli assembramenti.
    Se le persone contagiate in circolazione sono poche, con le misure di prevenzione che bisognera' continuare a rispettare, il contagio non si espande esponenzialmente e l'epidemia non esplode (tende a smorzarsi come sembra stia facendo ora).
    L'entita' del problema nel lungo periodo e' legata anche al successo dei vaccini che potrebbe pero' essere messo in dubbio dalle numerose varianti di questo virus che stanno venendo fuori.
    Il futuro e' incerto ma bisogna predisporre fin da ora delle soluzioni praticabili per superare il guado che ci separa dal momento in cui il Sars-CoV-2 sparira' dalla faccia della Terra.

  • 11 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia fa il suo dovere salendo di poco per raggiungere il picco del lunedi', come sempre era accaduto da oltre due mesi, pero' senza salire molto, segno che i contagi del Sars-CoV-2 si mantengono bassi.

    COME ABBIAMO STIMATO I CONTAGI SARS-COV-2 (che, calcolati cosi', risultano pochi):
    Per valutare la pendenza di crescita del Sars-CoV-2 abbiamo disegnato nel grafico una LINEA VIOLA che passa a 1.5% sotto ai picchi del lunedi' (indicati con L rosse, mentre con le x abbiamo ndicato i punti di misura): cio' e' ragionevole perche' l'ampiezza di questi picchi si e' sempre mantenuta costante e pari all'1.5% finora.
    Cosi' abbiamo ricavato la pendenza di salita dei contagi Sars-CoV-2, che abbiamo disegnato con una linea viola, ed abbiamo potuto rilevare che presenta inizialmente una pendenza in salita ma non ripida, segno che i focolai non si stavano espandendo molto velocemente, poi negli ultimi 7 giorni (ogni punto e' un giorno) si e' mantenuta costante, cioe' i focolai hanno smesso di espandersi.
    La popolazione dei nuovi virus rimane costante, con picchi dell'1.5% (come risulta anche nel grafico del Piemonte) perche' non ci sono abbastanza virus Sars-CoV-2 per alimentare in modo sostanzioso le mutazioni che generano altri nuovi virus.
    I nuovi virus sono quindi ancora al livello dell'1.5% circa ma sono "maturati", perche' sono quelli prodotti per mutazione un mese fa (quando c'erano molti virus Sars-CoV-2) e quindi crediamo che siano ora soprattutto loro a produrre i casi di Covid-19 e decessi, piu' che il Sars-CoV-2, che e' aumentato molto poco dal livello del fondo e non ha ancora avuto il tempo di "maturare", cioe' di diffondersi abbastanza nell'organismo dell'ospite.

    CONCLUSIONI DAL DATO DI OGGI:   (11 gennaio 2021)
    • Da una settimana non c'e' crescita dei contagi Sars-CoV-2 in Italia, contrariamente a quanto si sente dire in giro, anche con un certo allarmismo: forse non si sono accorti di un paio di dati particolarmente alti (ma irrealistici), che non andavano percio' elaborati.

    • L'incremento di contagi Sars-CoV-2 finora si e' mantenuto ad un livello molto modesto (1.5%), come si vede dalla linea viola disegnata nel grafico , tale da non destare alcuna preoccupazione per una possibile "terza ondata" epidemica.

    • I decessi, che sono tanti (500 al mese), non sono imputabili al Sars-CoV-2 ma a "qualcos'altro" (vedi sotto).

    • Anche ricoveri e terapie intensive di questi giorni non sono imputabili al Sars-CoV-2 ma a "qualcos'altro" (vedi sotto), perche' sono troppi per essere dovuti ai virus Sars-CoV-2 presenti.

    Diciamo questo perche' essendo finita la seconda ondata da oltre un mese, non crediamo che sia giusto imputare i decessi, ricoveri e terapie intensive di questi giorni al Sars-CoV-2 (sono troppi).

    Secondo noi quel " QUALCOS'ALTRO " sono degli altri virus, che sono nati nei corpi delle persone infettate dal Sars-CoV-2 per mutazione un paio di mesi fa, quando la seconda ondata era al massimo e che ora, sono maturati in forma patogena e creano una sindrome indistinguibile dal Covid-19: il primo mese si sono accresciuti e diffusi sviluppando poi in un altro mese la sindrome, i ricoveri, le terapie intensive ed i decessi di questi giorni.
    La presenza di questi nuovi virus, secondo noi, e' evidenziata dai picchi settimanali nei grafici (che sono reali perche' si riscontrano anche nelle curve dei decessi).
    Tutti questi ricoveri e decessi, non piu' evitabili (NEANCHE CON LE ZONE ROSSE, che non servono con questi virus perche' non si diffondono per contagio (NON SONO CONTAGIOSI), come abbiamo spiegato ), sono prodotti da questi nuovi virus che non possono essere eliminati ma si esauriranno lentamente nel tempo dopo aver causato il Covid-19 nelle persone che hanno avuto la sfortuna di vedersi nascere questo virus addosso durante un'infezione asintomatica di Sars-CoV-2 (abbiamo stimato che avviene nel 6% dei casi).
    E' vero che si esauriscono ma potrebbero poi ricomparire nuovamente, se avviene un'altra ondata di Sars-CoV-2 a generarne molti altri (con mutazioni).
    Capito come funziona? E' peggio del Sars-CoV-2!

    Poiche' i focolai di Sars-CoV-2 sembra abbiano finito di crescere e dato che contro questo nuovo virus non possiamo fare nulla (solo attendere che si esaurisca), nello STATO dei dati del nostro "cruscotto" abbiamo scritto "FINE" ALLARME focolai Sars-CoV-2 in Italia. per ora.
    Non dev'essere questo un messaggio di "libera tutti" ma e' senza dubbio un segnale positivo che speriamo venga confermato dai dati dei prossimi giorni (per ora l'evidenza e' solo preliminare).
    Le zone colorate (anche quelle bianche) in Italia servono, non perche' sta partendo la terza ondata, che non sembra essere vero, ma come misure preventive predisposte per bloccare sul nascere eventuali focolai di altri virus d'importazione, molto piu' contagiosi dei nostri, che stanno circolando moltissimo all'estero (come si puo' vedere nelle immagini che seguono).

    E' molto importante che il monitoraggio della situazione in Italia funzioni bene e che sia anche "pronto" negli interventi, cioe' che non abbia ritardi intrinsici nelle procedure, burocratiche o tecniche, perche' i prossimi focolai potrebbero avere una velocita' di diffusione piu' elevata del Sars-CoV-2, perche' i virus sono piu' contagiosi.

    ATTENZIONE percio', il fatto che le zone rosse non servono contro questa mutazione italiana del Sars-CoV-2 non significa che possiamo abbassare la guardia con tutte "zone bianche", perche' le varianti di questo dannato virus sono tantissime, molte delle quali sono molto contagiose.
    Come esempio guardate cosa sta accadendo in Irlanda in questi giorni:

    Nel picco alto a destra ci sembra di vedere, quando i Sars-CoV-2 sono al massimo, i picchi settimanali che diventano sempre piu' ampi, evidenziando cosi' l'aumento della presenza di varianti del Sars-CoV-2, che sta producendo tanti nuovi virus per mutazione: e' cosi' che nascono e qui' il fenomeno sembra si possa vedere pure ad occhio nudo.
    Non sono strane fluttuazioni dei dati, che non creano problemi se si fanno le medie settimanali; i problemi li creano, e come, un mese dopo, procurando decine di migliaia di ricoveri per Covid-19 e centinaia di decessi al giorno senza che ci si possa fare nulla, perche' i virus si sono gia' insediati nell'ospite che ormai e' condannato, anche se e' asintomatico.
    Sembrerebbe, alla luce del dato di oggi, che a noi invece ci e' andata bene (Piemonte a parte): dovremmo aver scampato per ora il rischio della terza ondata, che abbiamo corso per lasciar fare gli acquisti di Natale.
    Per farvi capire meglio di cosa stiamo parlando vi faccio vedere cos'e' la terza ondata, con il grafico di un Paese dov'e' in corso, gli Stati Uniti:

    L'esplosione attuale in USA, che si vede a destra, e' dovuta al freddo per una concorrenza di 2 fattori: da una parte i virus rimangono attivi piu' a lungo cosi' le cariche virali aumentano per accumulo, dall'altra le difese immunitarie si riducono con le infreddature. Cosi' si ammalano molte piu' persone e la curva sale.
    Si vede pero' che anche d'estate puo' svilupparsi l'epidemia, anche se di meno, dopo 4 mesi dal primo picco, quando gli anticorpi creati nella prima ondata in tante persone (asintomatiche) sono svaniti.
    Il primo picco USA si attenua, non perche' i virus sono sazi o stanchi, ma perche cominciano a non trovare piu' persone infettabili, perche' stanno diventando quasi tutte immuni dopo essere state imfettate (il grafico mostra i ricoveri ma le persone infettate ed asintomatiche, poi immuni, sono molto piu' numerose).
    La nascita della seconda ondata e' stata facilitata dal livello dei contagi, che dopo la prima ondata e' rimasto troppo alto ( come sta accadendo ora in Italia , con il livello del fondo che e' rimasto al 9.5%, cioe' oltre meta' del picco).
    I ricoveri nel grafico USA avrebbero dovuto ridursi di piu', segno che la popolazione, in carenza di restrizioni specifiche imposte dalle Autorita', ha ignorato le giuste norme di prevenzione e cosi' ha dovuto poi pagare e sta ancora pagando un prezzo salatissimo.
    In Irlanda, come pure in Italia, in cui si sono applicate le giuste misure di prevenzione, si e' potuta evitare l'ondata estiva (che non e' partita per niente, non e' riuscita ad innescarsi). Cosa importantissima!
    Ora siamo im una situazione analoga con l'aggravante pero' che siamo in inverno.
    Secondo le previsioni dei modelli a gennaio dovrebbe arrivare la variante inglese, che diventera' poi dominante a marzo.
    Come vedete non e' una cosa che puo' essere sottovalutata: stiamo in guardia sempre e teniamoci pure qualche zona colorata, che e' meglio, perche' dobbiamo aspettarci che le altre varianti, molto contagiose, prima o poi arrivino anche da noi (purtroppo servono le zone colorate, perche' non tutti gli italiani hanno coscienza di dover badare a se stessi, oltre che agli altri).

  • 12 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia fa piu' del suo dovere scendendo dal picco del lunedi', come sempre era accaduto da oltre due mesi, raggiungendo quasi il livello di fondo degli asintomatici, segno che i contagi del Sars-CoV-2 stanno scendendo a zero, perche' dopo o picchi del lunedi' seguino dempre ben 4 punti in discesa di cui quello di oggi e' il primo.
    E' tutto confermato quello che abbiamo scritto ieri (vedi sopra) e se nei prossimi 3 giorni la curva si adagia sul livello di fondo al 9.5% il pericolo della partenza della terza ondata puo' dirsi scongiurato.
    Tutto questo e' certamente dovuto alle misure adottate finora dalla Autorita' che sono risultate idonee ad impedire il diffondersi dell'infezione ed ai comportamenti piu' attenti dei cittadini.
    Qualche focolaio limitato nello spazio puo' sempre verificarsi, come forse e' ora in Piemonte, ma dovremo convivere ancora per tutto il 2021 con questo rischio che risulta pero' controllabile con un adeguato monitoraggio come quello attuale.
    Il massimo livello di allerta dev'essere riservato all'eventuale arrivo di quelle varianti del virus estremamente contagiose che stanno diffondendosi sempre di piu' nel resto del mondo. In tal caso il livello e la tempestivita' dell'intervento devono essere massimi.
    Essendo elevato il rischio di importazione di questi virus "stranieri", dotati di un'alta contagiosita', che ne rende molto veloce la diffusione, crediamo sarebbe opportuno organizzare delle apposite squadre di pronto intervento nelle aree interessate da focolai di questi virus (mettendosi anche in grado di riconoscerli). Il pericolo che incombe e' enorme.
    Per questo ottimo risultato di oggi nello STATO dei dati del nostro "cruscotto" abbiamo scritto "CESSATO" ALLARME focolai in Italia, per ora.

  • 13 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia fa il suo dovere continuando la discesa dal picco del lunedi', come sempre era accaduto da oltre due mesi (i punti in discesa dal picco sono sempre stati 4 per cui sono attesi in discesa anche i prossimo 2 punti, avvicinando cosi' il livello del fondo al 9.5%, a conferma che i contagi del Sars-CoV-2 non stanno salendo ma scendono al livello a cui erano prima degli assembramenti di Natale.
    E' tutto confermato quello che abbiamo scritto ieri (vedi sopra) e se nei prossimi 3 giorni la curva si adagia sul livello di fondo al 9.5% il pericolo della partenza della terza ondata puo' dirsi per ora scongiurato.
    Tutto questo e' certamente dovuto alle misure adottate finora dalla Autorita' che sono risultate idonee ad impedire il diffondersi dell'infezione ed ai comportamenti piu' attenti dei cittadini.
    Siamo pero' personalmente convinti che, se non ci fosse l'immunita' residua rimasta a tutti i contagiati senza sintomi della seconda ondata a limitare i contagi, la nuova ondata epidemica sarebbe iniziata lo stesso.

    CHIUSURA INDAGINI: Per questo, se nei prossimi giorni verra' confermato il calo dei contagi del Sars-CoV-2 (linea viola), considereremo chiuse le due indagini indicate nel cruscotto iniziale:
    1. La curva viola (Sars-CoV-2) continuera' a salire ?     Risposta = NO
    2. Sono ancora tanti gli immunizzati dalla seconda ondata? Risposta = SI
    E' necessario un chiarimento sul punto 2 (che non c'entra con l'immunita' di gregge): la seconda ondata si e' ridotta non perche' i virus si sono attenuati ma perche' sono diminuiti avendo avuto sempre piu' difficolta' ad infettare, in quanto tante persone avevano sviluppato una forma di immunita', che pero' dura poco, tant'e' vero che dopo 4 mesi l'epidemia puo' iniziare di nuovo, com'e' accaduto negli USA .
    Gli anticorpi della seconda ondata di novembre percio' non ci saranno piu' 4 mesi dopo, cioe' a marzo.
    La nostra indagine era mirata ad osservare se a dicembre e gennaio ci fosse ancora questo tipo di protezione naturale dal virus e riteniamo che la risposta sia affernativa altrimenti crediamo che i contagi attuali non si sarebbero ridotti spontaneamente.
    Qualche focolaio limitato nello spazio puo' sempre verificarsi, come forse e' ora in Piemonte, ma dovremo convivere ancora per tutto il 2021 con questo rischio che risulta pero' controllabile con un adeguato monitoraggio come quello attuale.
    Il massimo livello di allerta dev'essere riservato all'eventuale arrivo di quelle altre varianti del virus estremamente contagiose che si stanno diffondendo sempre di piu' nel resto del mondo. In tal caso il livello e la tempestivita' dell'intervento dovranno essere massimi.

  • 14 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia e' risalito un po' pur rimanendo vicino al livello del fondo e sotto alla linea viola prevista per il Sars-CoV-2.
    La salita verso il prossimo picco del lunedi' dovrebbe avvenire due giorni prima, cioe' sabato e domenica, per cui il livello raggiunto con il dato di oggi ci sembra compatibile con una risalita che dovrebbe portare il picco del prossimo lunedi' allo stesso livello dei precedenti due (cioe' circa 13.5% indicati con una L rossa nel grafico), a conferma che i contagi del Sars-CoV-2 non stanno salendo ma, almeno per ora, rimangono costanti ad un livello abbastanza contenuto, intorno all'11%, come indicato dalla nostra linea viola. Staremo a vedere.

    E' percio' tutto confermato quello che abbiamo scritto ieri (vedi sopra) e se nei prossimi 3 giorni la curva si adagiasse sul livello di fondo al 9.5% il pericolo della partenza della terza ondata potrebbe dirsi per ora scongiurato.
    Il fatto che i focolai non si stiano allargando e' certamente dovuto alle misure adottate finora dalla Autorita' che sono risultate idonee ad impedire il diffondersi dell'infezione ed ai comportamenti piu' attenti dei cittadini.
    Siamo pero' personalmente convinti che, se non ci fosse l'immunita' residua rimasta a tutti i contagiati senza sintomi della seconda ondata a limitare i contagi, la nuova ondata epidemica sarebbe iniziata lo stesso.
    Grazie a quest'altro buon risultato (quello di oggi) nello STATO dei dati del nostro "cruscotto" possiamo lasciare scritto ancora "CESSATO" ALLARME focolai in Italia, per ora.

    INDAGINE SUL FONDO DEL 9.5%   (15 dicmbre 2021)
    Siccome i picchi del nuovo virus non sembrano risentire delle zone rosse (restano sempre della stessa ampiezza), ci siamo posti il quesito se pure i contagi prodotti quando c'e' solo il fondo hanno lo stesso comportamento (che ne identifica l'origine).
    Per questo abbiamo disegnato nel grafico una linea rossa che unisce tutti i punti dopo la discesa dal picco, che rappresentano i contagi al netto del contributo dei picchi.
    Trovandoci in prossimita' del livello del fondo la linea rossa rappresenta abbastanza bene l'andamento del fondo.
    Da essa possiamo rilevare che in corrispondenza alla "zona rossa" di Natale la linea rossa scende sotto alla linea verde del 9.5%, segnalando che i patogeni contenuti nel fondo risentono della presenza della zona rossa e quindi del distanziamento: ne deduciamo che quasi sicuramente sono virus Sars-CoV-2.
    Si pone allora un altro problema: perche' non si riesce a ridurre la loro presenza sotto al 9.5% ?
    Il nostro primo sospetto a caldo e' che potrebbe essersi instaurato un processo analogo a quello che abbiamo chiamato "epidemia degli asintomatici" e che in estate manteneva un livello di fondo dei contagi intorno al 3%.
    Il livello potrebbe essere cresciuto al 9.5% in conseguenza della seconda ondata che ha lasciato una popolazione virale diffusa in una moltitudine di persone infette ed asintomatiche (pari al 9.5% della popolazione) in un equilibrio stabile anche se dinamico (tanti guariscono quanti restano infettati).
    La differenza con l'"epidemia degli asintomatici" che abbiamo conosciuto nel periodo estivo e' che allora le infezioni erano tutte asintomatiche mentre ora, a causa del freddo che permette un migliore accrescimento delle cariche virali per accumulo, essendo il tempo di attivita' dei virus piu' lungo, una parte maggiore degli infettati svilippa la sindrome Covid-19.
    Con cio' possiamo considerare conclusa l'indagine, almeno per ora.

  • 15 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia, come pure tutti i successivi, non e' piu' confrontabile con quelli precedenti, perche' nel totale dei test, fatti da oggi in poi, saranno inclusi anche i test antigenici, senza alcuna selezione sul tipo.
    Il dato risulta piu' basso, segno che l'efficienza media dei nuovi test non e' elevata (risultano cosi' piu' un inquinamento con riduzione di qualita' dei dati che non un arricchimento statistico); essendo poi aumentato il denominatore della frazione con cui si ottiene la percentuale, i dati sono, solo tecnicamente, piu' bassi oltre che non confrontabili con i precedenti.
    Saranno confrontabili tra loro, anche se con una precisione inferiore, tutti i dati da oggi in poi.
    Per questo abbiamo disegnato una linea verticale blu che separa il primo insieme dei dati, quelli fino a ieri, dal secondo insieme di dati, quelli da oggi in poi.
    Le conclusioni che possiamo trarre sul primo insieme di dati sono le seguenti:

    1. La crescita di contagi dai focolai creati dallo shopping natalizio e' ben rappresentato dalla linea viola da noi prevista per il Sars-CoV-2 e disegnata scorporando l'andamento dei picchi del lunedi': si vede cosi' che i contagi sono cresciuti per una settimana per poi stabilizzarsi per le successive due settimane. Per questo nello STATO dei dati abbiamo scritto cessato allarme.

    2. I picchi del "nuovo virus" sono sempre rimasti della stessa ampiezza, confermando ancora una volta di essere poco sensibili alle restrizioni sul distanziamento.

    3. Sono altresi' confermate tutte le nostre osservazioni sul dato di ieri ivi comprese quelle sull'immunita' residua delle persone e sulla natura del fondo a 9.5%.

    Vai alle CONCLUSIONI oppure ai dati di oggi in Piemonte.

  • 16 Gennaio 2021: Il dato di oggi di tutta Italia, come pure tutti i successivi, non e' piu' confrontabile con quelli precedenti, perche' nel totale dei test, fatti da oggi in poi, saranno inclusi anche i test antigenici, senza alcuna selezione sul tipo.
    Il dato e' praticamemte uguale a quello di ieri per cui valgono gli stessi commenti.

  • 17 Gennaio 2021: Il dato nel Bollettino di oggi di tutta Italia, come pure tutti i successivi, non e' piu' confrontabile con quelli precedenti, perche' nel totale dei test, fatti da oggi in poi, saranno inclusi anche i test antigenici, senza alcuna selezione sul tipo.
    Questi dati li abbiamo riportati nel grafico e sono quelli in basso.
    Pero' siamo riusciti a procurarci anche i dati privi dei risultati antigenici (solo test molecolari) ed abbiamo ripreso a riportarli regolarmente nel grafico : potete cosi' vedere che gli ultimi 5 punti sono tutti sotto alla linea viola che rappresenta l'incremento di contagi dovuto agli assembramenti per lo shopping natalizio e tutti molto prossimi alla linea verde del fondo.
    Tutti questi ultimi dati quindi confermano che i focolai sorti in Italia con gli assembramenti dello shopping natalizio e che avevano dato origine ai contagi indicati dalla linea viola SI SONO ESTINTI, come avevamo gia' preannunciato nei nostri precedenti commenti.

  • 18 Gennaio 2021: Ci sono ancora problemi nella comunicazione dei risultati dei test molecolari dal 15/1, perche' vengono comunicati i numeri dei test eseguiti ma non lo scorporo dei risultati dei test molecolari dagli antigenici di tutta Italia (abbiamo lo scorporo solo dei totali). Stiamo cercando la fonte migliore ma il problema probabilmente e' irrisolubile se fosse vero che alcune regioni si comportano in maniera diversa tra loro, rendendo cosi' in parte aleatori questi dati importanti.
    Il problema e' stato possibile risolverlo le caso del Piemonte perche' e' una sola regione.
    Non potendo risolvere il problema per i dati dell'Italia, abbiamo calcolato le percentuali dei contagi, dividendo tutti i positivi comunicati con il totale dai soli test molecolari, e le abbiamo cosi' riportate nel grafico , dove potete vedere che gli ultimi 5 punti sono tutti sotto alla linea viola che rappresenta l'incremento di contagi dovuto agli assembramenti per lo shopping natalizio, tutti molto prossimi alla linea verde del fondo.
    Inoltre il dato di oggi e' quello del picco del lunedi' per cui ci aspettiamo che i dati da domani scendano ancora.
    E' possibile che anche il livello del fondo possa ridursi sia pur lentamente, scendendo dal 9.5% all'8% in un paio di settimane di comportamenti "saggi" di tutti.
    Tutti questi ultimi dati quindi confermano che i focolai sorti in Italia con gli assembramenti dello shopping natalizio e che avevano dato origine alla salita dei contagi indicata dalla linea viola SI SONO ESTINTI, come avevamo gia' preannunciato nei nostri precedenti commenti.

  • 19 Gennaio 2021: Ci sono ancora problemi nella comunicazione dei risultati dei test molecolari, perche' dal 15/1 vengono comunicati i numeri dei test eseguiti ma non lo scorporo dei risultati dei test molecolari dagli antigenici di tutta Italia (abbiamo lo scorporo solo dei totali).
    Stiamo cercando la fonte migliore ma il problema probabilmente sarebbe irrisolubile se fosse vero che alcune regioni si comportano in maniera diversa tra loro, rendendo cosi' in parte aleatori questi dati importanti.
    Il problema e' stato possibile risolverlo nel caso del Piemonte perche' si trattava di una sola regione.
    Non potendo per ora risolvere il problema per i dati dell'Italia, abbiamo calcolato la percentuale dei contagi, dividendo tutti i positivi comunicati con il totale dai soli test molecolari, e le abbiamo cosi' riportate nel grafico , dove potete vedere che gli ultimi 5 punti sono tutti sotto alla linea viola che rappresenta l'incremento di contagi dovuto agli assembramenti per lo shopping natalizio, tutti molto prossimi alla linea verde del fondo.
    Inoltre il dato di oggi, che e' dopo il picco del lunedi', per quello che vale si colloca 1.8% sotto alla linea verde del fondo. Ci aspettiamo che anche i dati da domani in poi scendano ancora.
    Tutti questi ultimi dati confermano che i focolai sorti in Italia con gli assembramenti dello shopping natalizio e che avevano dato origine alla salita dei contagi indicata dalla linea viola SI SONO ESTINTI, come avevamo gia' preannunciato nei nostri precedenti commenti.

  • 20 Gennaio 2021: Da oggi sospendiamo lo studio dei dati di tutta Italia, finche' non verranno resi disponibili i dati dei tamponi positivi non mescolati con quelli dei test antigenici (altrimenti si perde molto in precisione). Sarebbe lo stesso studio fatto sulla regione Piemonte ma con precisione minore: non ne vale la pena.
    Proseguiamo cosi' lo stesso studio su una regione campione, il Piemonte , in cui questi dati sono disponibili.

Vai ai dati di oggi in Piemonte.

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QUANTI SONO GLI IMMUNIZZATI AL 1/1:   (16 gennaio 2021)
Autorevoli medici in TV hanno detto che chi e' stato infettato dal Sars-CoV-2 non deve vaccinarsi perche' e' gia' protetto dall'immunita' naturale.
Abbiamo gia' condotto una delle nostre piccole indagini al riguardo ed abbiamo concluso che questo tipo di immunita' e' ancora in atto ed e' proprio quella che secondo noi ci sta aiutando a non far partire la terza ondata dell'epidemia.
Siccome sembra possa verificarsi una carenza di vaccini, ci chiediamo allora quante siano queste persone immuni, identificabili con un test rapido, che potrebbero anche non vaccinarsi.
Se si guarda il grafico della seconda ondata in Italia si vede che la curva e' corrispondente (come area) ad un rettangolo di altezza pari al 10% e base dal 1/10 al 31/12 (tre mesi).
Possiamo cosi dedurre che le persone infettate (per il 95% in forma asintomatica) sono state il 30% della popolazione, avendo assunto che il tempo di guarigione medio sia di 30 giorni, come risulta dai dati clinici.
Quindi un italiano su tre potrebbe non essere vaccinato!
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RAGGIUNGIMENTO DELL'IMMUNITA' DI GREGGE:   (2 dicembre 2020)
Il raggiungimento dell'immunita' di gregge, un fenomeno per l'autore totalmente nuovo che sta scoprendo ora, dovrebbe essere ormai intorno a Natale (la stima e' fatta estrapolando i dati della curva verso lo zero: sta scendendo del 5% in 10 giorni, cioe' 10 punti nel grafico, quindi arrivera' a zero in 20 giorni), quando la curva dei contagi arrivera' al 3%, che dovrebbe essere secondo noi il livello di equilibrio della residua epidemia degli asintomatici (era il livello di fine settembre).
Allora la maggior parte della popolazione italiana sara' stata infettata (in modo asintomatico) e risultera' immunizzata (cioe' "vaccinata" dal virus Sars-CoV-2 non attenuato).
Credo sia quello che e' accaduto in Cina, dove questa seconda ondata non e' neanche iniziata.
In piu' parti di questo lavoro avevamo lodato i cinesi, dando fiducia alla loro affermazione di avere "zero contagi".
Pensavamo che fossero stati piu' bravi di noi. Neanche per sogno. Ora credo che per non danneggiare l'economia, non abbiano fatto quelle chiusure delle attivita' economiche che da noi hanno limitato e rallentato la crescita dei contagi e dei decessi, e siano arrivati cosi' in tempi piu' brevi all'immunita' di gregge: ora da loro nessuno si contagia piu' perche' si e' gia' contagiato prima.
Quindi credo che ora tutta la popolazione di Wuhan abbia acquisito un'immunita' (non permanente) al Sars-CoV-2, pero' al costo di danni permanenti piu' o meno gravi agli organi interni. Inoltre ritengo che che tutta l'area interessata dall'epidemia vada controllata a lungo per evitare la diffusione dei contagi da quell'area, ormai endemica. Cio' per spiegare che questa non dev'essere la soluzione.
Infatti l'immunita' da contagio non e' affatto come una vaccinazione in quanto, anche se modesta, un'infezione arreca sempre dei danni agli organi interni, perche' i virus distruggono le cellule che usano per replicarsi e tanto piu' e' estesa l'infezione, tanto maggiore e' il danno arrecato. Il vaccino invece produce gli anticorpi senza arrecare danni all'organismo.
Gli anziani e gli immuno-depressi, che non sono stati ancora infettati, devono rimanere sempre protetti e poi vaccinarsi.
Allora le VACANZE di Natale potrebbero anche essere salvate con grandi benefici economici (sicuramente il turismo sciistico, che non credo interessi gli anziani e gli immuno-depressi). Quei pochi che sono riusciti a non infettarsi fino a quel momento, credo che siano perfettamente in grado di proteggersi da soli, senza bisogno di apposite ordinanze.
E' tutto scritto nei dati, basta saperli leggere.
L'unica ipotesi necessaria e' che la maggior parte degli asintomatici infettati abbiano sviluppato una dose di anticorpi sufficiente ad immunizzarli dopo la guarigione: a noi sembra una cosa ovvia e la perfetta aderenza dei dati alla nostra descrizione del fenomeno ci conforta nel ritenere corretta la nostra ipotesi.

Nei grafici stiamo sempre riportando la linea di discesa verde, a cui potrebbe tendere la linea rossa d'interpolazione dell'ultimo tratto della curva, di cui ne rappresenta l'andamento medio.
Se nei grafici precedenti, tutti qui' disponibi li, si osserva la variazione nel tempo della pendenza della linea rossa, si puo' rilevare come si abbassi sempre di piu' con il passare dei giorni, tendendo ad assumere la stessa pendenza della linea verde, che porta i contagi a zero con l'arrivo dell'immunita' di gregge.
In effetti con il passare dei giorni e' aumentato sempre piu' il numero di persone contagiate e poi guarite, che risultano cosi' immunizzate.
Il grafico ci dice che in Italia siamo arrivati al 18% di tutta la popolazione contagiata, che poi guarisce in tempi tra 6 e 30 giorni: non ci vuole molto cosi' a raggiungere il 100% (cioe' tutti gli italiani contagiati), se si contano anche tutti i contagi precedenti avvenuti da marzo in poi.
Soprattutto la componente di guarigione rapida (di 6 giorni ) da noi scoperta, potrebbe avere un ruolo molto importante, perche' contribuisce a far crescere piu' rapidamente il numero di persone immunizzate e cosi' a farci arrivare prima al momento dell'immunita' di gregge.
Per capire perche' cio' accade, consideriamo la curva dei contagi quando e' piu' o meno costante al 18%. Se gli infetti guariscono in 6 giorni anziche' in 30, l'avvicendamento degli infetti deve procedere 5 volte piu' rapidamente per mantenere i contagi al 18%, cioe' devono infettarsi 5 volte piu' persone (perche' guariscono "troppo" presto) e questo aumenta il numero di persone immunizzate a parita' di tempo (vedi anche l' approfondimento e l' annuncio dell'arrivo dell'immunita' di gregge).

IL MIRACOLO FORSE MANCATO DEI VACCINI:   (5 dicembre 2020)
Si potrebbe anche correre il rischio di avere una popolazione gia' "vaccinata" dall'immunita' di gregge, prima dell'inizio delle vaccinazioni acquistate dalle industrie farmaceutiche (che comunque potrebbero servire, senza urgenza, per i richiami successivi, perche', dalle prime informazioni che trapelano, sembrerebbe che l'immunita' al Sars-CoV-2 sia solo temporanea e che quindi siano sempre necessari i richiami (dopo alcuni mesi).
E' il rischio che sta correndo la Gran Bretagna che ha iniziato a vaccinare la popolazione il 8/12; purtroppo pero' ci vorra' molto tempo per vaccinare tutti ed i contagi intanto continueranno, anche se attenuati dalla crescente immunita' acquisita dalle persone gia' infettate in passato.
Se il tempo di guarigione di un asintomatico infettato e' di 6 giorni , il "turn over" degli infetti e' tale che quando i tamponi registrano sempre il 9% di persone positive vuol dire che ogni 6 giorni le persone infette guariscono e vengono sostituite da altrettante persone che sono state infettate. Un nuovo 9% della popolazione ogni 6 giorni significa il 45% in 30 giorni, cioe' in un tempo molto breve, ovvero se la percentuale dei contagi rimanesse sempre al 9%, il 45% della popolazione sarebbe contagiata (quasi tutti in forma asintomatica con il Sars-CoV-2) e quindi immunizzata in un mese.
In Italia a novembre la percentuale media e' stata proprio intorno al 9% (il picco ha raggiunto il 18%) e quindi si sono immunizzati (per un tempo che viene stimato tra 3 e 5 mesi) il 45% degli italiani. Considerando anche gli immunizzati dei mesi precedenti, si capisce a cosa sia dovuta la diminuzione dei contagi degli ultimi 20 giorni di novembre.
Paradossalmente la componente a 6 giorni delle guarigioni, annunciata in questo lavoro e ben visibile nei grafici, accelera cosi' tanto la progressione dei contagi che la conseguente immunizzazione da contagio arriva prima delle vaccinazioni ed interessa cosi' tante persone da costituire una vera protezione totale (immunita' di gregge). Cio' e' vero anche se le vaccinazioni iniziano cosi' precocemente come quelle ora avviate dal governo del Regno Unito.
Di conseguenza, a quel punto discendente della curva dei contagi, in larga misura quelle vaccinazioni non sono piu' cosi' urgenti per tutti ma solo per chi non e' ancora dotato di anticorpi, per gli anziani e gli immuno-depressi (gli altri possono essere vaccinati con piu' bassa priorita') e le dosi acquistate in eccesso saranno forse utili poi, come richiamo per tutti, se conservabili per almeno 6 mesi.
Questo stesso scenario potrebbe presentarsi anche in Europa tra un mese, quando dovrebbero iniziare le vaccinazioni.
L'entita' del problema e' legata alla durata dell'immunita' acquisita dopo un'infezione, che va accertata sperimentalmente con maggiore certezza al piu' presto. Dalle prime informazioni acquisite sembra che sia solo di qualche mese; infatti si sono registrati numerosi casi di ricadute di malati gia' guariti.

IMPORTANZA DELLA COMPONENTE DI GUARIGIONE IN 6 GIORNI:   (2 dicembre 2020)
Abbiamo appena visto come l'esistenza di questa componente veloce nelle guarigioni possa aumentare di un fattore 5 l'avvicendamento delle persone che passano da sane ad infettate.
A parita' del numero di contagi nel tempo questo fatto implica che l'infezione possa riguardare un numero 5 volte maggiore di persone a parita' di tempo. I virus cosi', oltre ad infettare un numero 5 volte maggiore di persone (avvicinando l'immunita' di gregge), hanno anche 5 volte piu' opportunita' di trovare e colpire persone con deficienze immunitarie e queste persone, una volta infettate invece di guarire in 6 giorni, sviluppano la sindrome Covid-19, potendo anche morire.
Abbiamo cosi' scoperto un'altra proprieta' infame del Sars-CoV-2, che ne esalta la nocivita' aumentando di 5 volte sia il numero dei ricoveri che quello dei decessi.
Come riferimento, oggi 3/12, 20 giorni circa dopo il picco della curva dei contagi al 17.9%, si sono registrati in Italia quasi 1000 morti (993). Se non ci fosse stata la componente di guarigione veloce in 6 giorni, i morti sarebbero stati solo 200!

Non e' necessaria nessun'altra verifica di tutto cio' con appositi test, perche' la verifica e' gia' nei numeri e nelle misure gia' fatte sui tamponi e riportate nel grafico: basta solo un po' di aritmetica per convincersi che il momento dell'immunita' di gregge (100% degli italiani infettati) non e' piu' cosi' lontano.
SECONDO NOI E' ORMAI SICURO CHE LA DISCESA DEI CONTAGI CHE VEDIAMO NEL GRAFICO E' DOVUTA ALL'IMMUNITA' DI GREGGE, CHE ORMAI E' MOLTO VICINA (poco prima di Natale).
Quindi la riduzione dei contagi in atto, che non e' piu' causata solo dai provvedimenti di chiusura (anzi ora si stanno riaprendo molte attivita', con sempre meno regioni in "zona rossa" e malgrado cio' la curva continua a calare), ma e' dovuta proprio al raggiungimento imminente dell'immunita' di gregge, che comporta la presenza di un elevato numero di persone non piu' contagiabili perche' immunizzate. E questo abbassa il parametro Rt e quindi la pendenza della linea rossa nel grafico, portandola gradualmente a coincidere con la linea verde, quando si raggiunge l'immunita' di gregge.
Tutte le nostre previsioni ci sembrano finora confermate e questo secondo noi e' una buon indizio della correttezza della nostra comprensione complessiva del fenomeno epidemico, compresa quest'ultima previsione dell'immunita' di gregge.

UNA PREOCCUPAZIONE: All'immunita' di gregge i contagi calano, perche' la presenza di cosi' tante persone immunizzate riduce le possibilita' di infettare del virus e quindi la sua contagiosita'.
Nel periodo invernale pero' le basse temperature aumentano le cariche virali circolanti che rimarranno anche attive piu' a lungo nell'ambiente, aumentando ancora di piu' il rischio di contagio (anche per il fenomeno di accumulo negli ambienti chiusi).
Non sappiamo se questo aumento di contagiosita' riuscira' a prevalere sulla riduzione di contagiosita' raggiunta con la protezione dell'immunita' di gregge.
In altre parole gli anticorpi creati con l'immunita' di gregge potrebbero non essere piu' sufficienti a proteggere dalle cariche virali particolarmente piu' intense del periodo invernale.
Il problema e' facile da capire: nella lotta tra anticorpi e virus, quando la carica virale e' molto alta i virus potrebbero essere troppi e gli anticorpi potrebbero non riuscire piu' a neutralizzarli tutti.
Questo ragionamento fa capire anche che possono esistere diversi gradi di immunita' raggiunti, in funzione della quantita' di anticorpi disponibili.
In questa seconda "ondata", durante l'autunno, la quantita' di anticorpi creatasi e' sufficiente a prevalere sulle cariche virali circolanti con le temperature autunnali (lo vediamo nel calo dei contagi).
Siccome pero' in inverno le cariche virali crescono, allora la copertura dell'immunita' di gregge potrebbe non essere piu' sufficiente e potrebbe partire una nuova "ondata" epidemica..
Non abbiamo modo di valutarlo ora con i dati che abbiamo. Dovremo vedere cosa succede nei mesi invernali, percio' non ci resta che attendere, incrociando le dita.

SI PUO' RIAPRIRE TUTTO ? (2 dicembre 2020)
Se quanto da noi affermato venisse riconosciuto allora ci dovrebbero essere notevoli conseguenze, anche immediate, sul modo di gestire la crisi e sulle possibilita' di riportare in tempi brevi il Paese sulla via di una vigorosa ripresa economica.
Cio' perche' il grado di copertura immunitaria della popolazione e' cresciuto, abbassando cosi' la contagiosita' del virus, come mostra la riduzione di pendenza della linea rossa, e quindi anche il numero dei contagi complessivi.
Il messaggio che deve passare non potra' essere pero' di un "libera tutti", perche' bisognera' sempre tenere presente che l'immunita' e' stata acquisita da molti, ma non da tutti (fino alla vaccinazione) e che, essendo ormai sempre tra noi in forma endemica, il virus sara' sempre pronto a colpire ancora, non appena gliene daremo la possibilita', sia chi ancora non e' immunizzato che chiunque altro abbia basse difese immunitarie (con infreddature, con l'eta', malattie, ecc.).
E' convinzione dell'autore (se convalidata dal parere di almeno un autorevole medico virologo) che si potrebbe anche permettere alla gente di andare in discoteca o a sciare, ma solo dopo che un test idoneo e certificato ha accertato che dispongono della protezione dei giusti anticorpi ALTRIMENTI ASSOLUTAMENTE NO.
Questi test sembra siano veloci, poco costosi e di validita' durevole, perche' gli anticorpi restano abbastanza a lungo.
Si potrebbe istituire un patentino, per esempio, che attesti una sufficiente presenza di anticorpi.
Essendo gia' tantissimi gli immunizzati, e' chiaro che si potrebbe allora anche RIAPRIRE TUTTO, se si riuscisse pero' a neutralizzare i tanti irresponsabili incoscienti che pur di andare ballare, se ne infischiano delle prescrizioni, mettendo cosi' a repentaglio la propria e l'altrui salute e facendo un grande favore ai virus, che possono moltiplicarsi.
Questo e' il grosso primo problema da risolvere in qualche modo, magari anche bypassando la privacy ed usando gli smartphone.
Infatti non e' assolutamente accettabile che la societa' e l'economia debbano restare chiuse per colpa di una minoranza di indisciplinati "menefreghisti"!
Esisterebbe pero' un secondo problema (che non so come risolvere): siccome gli ammessi in discoteca o a sciare sarebbero i positivi al test (che hanno gli anticorpi perche' sono stati gia' infettati) si corre il rischio che molti giovani sani si adoperino per infettarsi al piu' presto, per potersi cosi' immunizzare (con il nocivo Sars-CoV-2 anziche' con il vaccino) e questa non sarebbe certo una buona cosa!
Se nei prossimi giorni la decrescita dei contagi proseguira', come ci aspettiamo, con la linea rossa che si allinea sempre piu' con la linea verde, riterremo che questo scenario potrebbe essere valido addirittura PER LE PROSSIME FESTIVITA' NATALIZIE (e sarebbe un bel sollievo per l'economia), ma prima bisognerebbe trovare il modo per impedire di nuocere a se' ed agli altri ai numerosi indisciplinati, NON ancora immunizzati. Trovare la soluzione e' compito delle Autorita'.

Concludiamo ribadendo che sarebbe stato un delitto intellettuale lavorare sui dati aggregati, come sostengono anche prestigiosi colleghi: i dati originali sono costati un lavoro immenso e sono una miniera di informazioni preziose, che noi stiamo estraendo per imparare quanto piu' possibile su questa pandemia.
BENE, PER ORA CI SEMBRA CHE TUTTO STIA ANDANDO PROPRIO COME CORRETTAMENTE PREVISTO IN QUESTO LAVORO.
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Molto rimane ancora da fare nei prossimi giorni per l'arrivo dell'immunita' di gregge:
  1. Valutare l'entita' della protezione raggiunta e delle precauzioni necessarie con riferimento ai rischi sanitari ed economici;
  2. Capire se e' possibile che parta una terza ondata dell'epidemia e di quale entita';
  3. Importanza e ruolo dei vaccini in questo nuovo scenario;
  4. Altro.
Iniziamo:

1) VERIFICA DI CONSISTENZA DELL'IPOTESI "IMMUNITA' DI GREGGE":   (3 dicembre 2020)
Per un controllo, cercheremo ora di stimare dai dati qual'e' il numero di persone infettate e poi guarite (immunizzate), ma prima lasciatemi fare una riflessione sui dati dei contagi che stiamo analizzando e sul loro andamento temporale in questa seconda "ondata" dell'epidemia.
Una ragione ci deve pur essere, se dalla rapida salita di un mese e mezzo fa della curva dei contagi, quando i contagi si triplicavano in 17 giorni (dal 4.8 del 14/10 al 16.3% del 1/11, come si vede nella tabella ), si e' arrivati alla decisa discesa di questi giorni, che ha visto quasi dimezzarsi i contagi in 17 giorni (da 17.9% del 16/11 al 10.0 del 2/12), discesa che sta ancora continuando, malgrado la gente circoli di piu' in molte regioni, che non sono piu' "rosse".
Non credo che il virus si sia stancato, perdendo virulenza spontaneamente, o sia mutato in un mese e mezzo.
E' un dato di fatto inoppugnabile che la sua contagiosita' sia diminuita in questo mese e mezzo e questo proprio mentre si sta avvicinando l'inverno.
Tutto questo e' molto strano: una spiegazione ci deve pur essere.
Noi siamo riusciti a trovarne una: l'aumento del numero di persone immunizzate perche' gia' infettate in forma asintomatica, e poi guarite. Il fenomeno esiste ed e' ben noto: e' quello che porta all'immunita' di gregge, quando coinvolge la totalita' della popolazione.
STIMA DI QUANTI SONO GLI IMMUNIZZATI: Per verificare la consistenza dell'ipotesi ci basta poter stimare quante siano le persone gia' immunizzate.
Trattandosi solo di una stima possiamo procedere cosi': tralasciamo per ora di calcolare l'eredita' di immunizzati della prima "ondata" dell'epidemia e concentriamoci solo sulla seconda "ondata" che negli ultimi due mesi ha prodotto i contagi visibili nel grafico , dove in due mesi i contagi hanno percorso una curva a campana che ha raggiunto il 18%. Siccome il numero di persone coinvolte e' legato all'area di questa curva, per semplificare il calcolo possiamo sostituirla con una funzione costante a meta' altezza, cioe' al 9%. Quindi il calcolo e' semplice: e' come se per due mesi avessimo avuto in Italia sempre il 9% di contagi.
Se il tempo di guarigione fosse sempre di un mese allora nei due mesi dovremmo conteggiare il doppio dei contagiati, cioe' il 18% sarebbe il numero degli italiani trovati positivi e quindi infetti.
Sarebbero troppo pochi per spiegare il crollo attuale della curva dei contagi.
Pero' nel nostro lavoro abbiamo scoperto che molte delle persone infettate guariscono in 6 giorni anziche' in 30 giorni.
Se il tempo di guarigione fosse sempre di 6 giorni allora nei due mesi dovremmo conteggiare non il doppio dei contagiati, ma dieci volte il numero dei contagiati che si avvicendano nell'arco dei due mesi per mantenere il livello dei contagi al 9% cioe' sarebbe 90% il numero degli italiani trovati positivi e quindi infetti.
Se vogliamo sapere quanti sono gli infetti che guariscono in 6 giorni e quanti invece guariscono in 30 giorni dobbiamo riferirci al grafico del Piemonte, dove stimiamo che la grande maggioranza dei contagi di un picco guarisce in 6 giorni perche' quelli che guariscono in 30 giorni, se presenti, dovrebbero innalzare la base del picco che invece rimane sempre allo stesso livello, come dimostra la linea rossa d'interpolazione che passa su tutte le basi dei picchi, tutte allo stesso livello.
Lasciamo a medici e virologi lo studio dei due tipi di infezione che guariscono in 6 o 30 giorni (forse 6 giorni e' per gli asintomatici e 40 giorni per le infezioni un po' piu' estese).
A noi interessa la conclusione, in base alla quale e' corretto usare nel calcolo il tempo di guarigione prevalente di 6 giorni, che porta la stima del numero di persone infettate e poi guarite (quindi immunizzate) negli ultimi due mesi, al valore del 90% pienamente adeguato a spiegare l'attuale crollo del numero dei contagi con l'immunita' acquisita da cosi' tante persone (immunita' di gregge).
In realta' credo che siano piu' del 90%, anche se quelle qui' calcolate sono un po' meno del 90% per la presenza delle guarigioni in 30 giorni, perche' ci sono le immunizzazioni rimaste dopo la prima "ondata", che credo siano numerose.

2) CI SARA' LA TERZA ONDATA ?   (3 dicembre 2020)
C'e' poco da dire. Se la seconda "ondata" della pandemia terminera' con l'immunita' di gregge, allora non potranno esserci altre "ondate" almeno finche' dura l'immunita' acquisita dalla popolazione (che sembra duri qualche mese) e nelle more di una nostra importante preoccupazione .
Quindi questo inverno avremo il virus presente in forma endemica (ospitato nei corpi di una moltitudine di asintomatici) ma NON ci dovrebbe essere una terza "ondata", cosi' possono stare tranquilli QUASI TUTTI, tranne coloro che non hanno ancora mai avuto contatti con il virus, che non sono immunizzati e gli immuno-depressi (tra cui gli anziani).
Costoro dovranno essere tra i primi ad essere vaccinati, appena possibile.

3) IMPORTANZA DEI VACCINI:   (3 dicembre 2020)
Purtroppo non siamo riusciti ad evitare, con comportamenti piu' virtuosi, l'arrivo dell'immunita di gregge, che non e' una bella cosa perche' vuol dire che si sono infettati tutti gli italiani (e l'infezione comporta dei danni all'organismo), prima dell'arrivo dei vaccini, che pure sono stati prodotti in tempi da record.
Credo che questo sia accaduto per la contagiosita' estremamemte elevata di questo virus.
Il vaccino e' ancora necessario, anche se un po' meno di prima, perche' devono essere vaccinate al piu' presto le persone gia' citate, cioe' quelle che non hanno ancora mai avuto contatti con il virus e che percio' non sono immunizzate e gli immuno-depressi, tra cui consideriamo anche gli anziani.
Sull'opportunita' di vaccinare le persone gia' infettate e poi guarite non ci pronunciamo, lasciando il parere al personale medico. Se la risposta fosse negativa allora di vaccini ne potrebbero servire molti di meno.
Le persone, infettate e poi guarite, dispongono di anticorpi naturali e quindi non dovrebbero vaccinarsi.
Pero' siccome sembra che alcune di loro si siano poi reinfettate nuovamente, ne deduciamo che gli anticorpi di questo virus non sono in grado di permanere a lungo nel corpo umano e quindi i vaccini (conservabili) sono necessari anche perche' in questo caso le vaccinazioni andranno ripetute.

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PREVISIONE: (del 29 novembre 2020)     N.B. Se avremo successo dovrebbe cambiare tutto per Natale! (lo speriamo).
Lasciatemi spingere oltre a fare le seguenti due previsioni che, se verificate, supporterebbero la correttezza della nostra comprensione del fenomeno che stiamo osservando:
  1. Il dato di domani 30/11 salira' un po' (perche' domani e' lunedi' e si completera' cosi' il picco settimanale N.8, che avra' gli ultimi sette punti giornalieri piu' bassi del 3.2% rispetto al picco precedente N.7 ma per il resto i punti del picco N.8 saranno esattamente uguali, come una fotocopia, ai precedenti sette punti che avevano formato il picco N.7
  2. Poi prevedo che con il punto di martedi' 1/12 la curva inizi a scendere decisamente (almeno di un altro 3.2%), come indica la linea verde nel grafico, annunciando cosi' l'arrivo dell'immunita' di gregge, che ora stiamo per spiegare.
Purtroppo prevedo pure che non tutto corrispondera' esattamente a queste due previsioni, perche' proprio oggi, domenica 29/11, molte regioni sono state parzialmente riaperte, passando da rosse ad arancioni con la riapertura di decine di migliaia di negozi con molti assembramenti per lo shopping in tutta Italia, e questo dovrebbe causare un vistoso incremento del numero dei contagi, che potrebbe coprire l'evoluzione da noi prevista, pur presente nei dati, in modo difficilmente scorporabile.
Pero' potremmo gia' essere al punto in cui, piu' contagi arrivano e piu' presto si raggiunge l'immunita' di gregge, che dovrebbe risultare senpre piu' rilevabile nei dati dei contagi dei prossimi giorni, se siamo nel giusto.
Aspettiamo percio' con impazienza l'arrivo di questi dati dei prossimi 2 giorni, che ci potrebbero permettere di fare questi importanti passi avanti nella comprensione del fenomeno epidemico, perche' se dovessero prendere un deciso andamento discendente, sarebbero a nostro avviso una buona CONFERMA dell' arrivo dell'immunita' di gregge in Italia, con una conseguente minore esigenza di ricorrere ad altri DPCM di chiusura e si potrebbero anche allentare tante restrizioni con grandi benefici per l'economia e la societa' civile.
Cio' perche', in tal caso, l'ulteriore abbassamento del numero dei contagi non sarebbe piu' legato esclusivamente ai provvedimenti governativi di chiusura ma all'accresciuto livello di immunita' ormai raggiunto dalla popolazione.
Se questa immunita' fosse permanente il Covid-19 sarebbe destinato a scomparire, come accadde un secolo fa per la famigerata Spagnola. Purtroppo pero' sembra, da vari indizi, che l'immunita' al Sars-CoV-2 non sia permanente, per cui ora avremmo risolto il problema delle ferie natalizie ma poi dovremmo ricorrere ai vaccini per mantenere un buon livello d'immunita' nel tempo, perche' il virus ormai e' endemico, essendo ospitato da una grande moltitudine di persone infettate in modo asintomatico.

UN'OSSERVAZIONE IMPORTANTE: (27 novembre 2020)
Ci siamo accorti che i dati dei contagi pubblicati dal Ministero della Salute fino ad oggi (vedi tabella ) mostrano una sorprendente periodicita': tutti i 7 picchi, che compaiono nel corso di quasi 2 mesi avvengono sempre di lunedi', come indicato dai caratteri "L" riportati in nero nel grafico.
Un aspetto analogo ma meno significativo, perche' riferito ad un lasso di tempo minore, mostra anche la precedente curva del Piemonte, dove in 3 settimane ci sono 3 picchi, sempre di venerdi'.
Il fenomeno e' cosi' marcato che merita la massima attenzione, perche' potrebbe essere foriero di informazioni importanti sull'epidemia che stiamo studiando.
La prima idea induce a sospettare della correttezza dei dati forniti, che potrebbero essere affetti da errori sistematici/logistico/organizzativi, dato che gli errori statistici sono trascurabili (sempre inferiori all'1%). In effetti la qualita' dei dati e' scarsa, perche' mancano le informazioni necessarie per poterla valutare ed eventualmente correggere ma l'andamento della curva che vediamo e' a nostro avviso la manifestazione di fenomeni che potrebbero essere importanti e che percio' vanno studiati.
Riflettendoci meglio, ci siamo accorti che piu' che picchi sono dei gradini discendenti, nei quali i contagi diminuiscono per due giorni (lunedi' e martedi') nei gradini N.1 e 2, e sempre di tre giorni (lunedi', martedi' e mercoledi') in tutti i gradini successivi, dal N.3 in poi.
Questo fenomeno di incremento e discesa dei contagi, ripetendosi con frequenza settimanale ed in modo stabile, certamente non casuale, dovrebbe essere legato alla maggiore liberta' di circolazione di cui godono le persone durante il fine settimana, in una chiusura non totale ma solo in "zona rossa".
La successiva diminuzione di contagi avviene come se ci fossero delle infezioni, verificatesi nel fine settimana, che sono rilevabili al tampone il lunedi' e che poi guariscono rapidamente, in soli due giorni ad ottobre ed in tre giorni a novembre (discesa del gradino), rendendo negativo il risultato del tampone.
A questo punto dovrebbero venirci in aiuto virologi ed epidemiologi per confermare che possono esistere delle infezioni piu' "leggere", magari subite da chi era gia' stato infettato e poi guarito, che danno risultato positivo al test ma che poi in 2 o 3 giorni si negativizzano, magari perche' si trovano in un organismo che dispone gia' di un certo tasso di anticorpi.
Passando un mese, da ottobre a novembre, potrebbe essere aumentato il numero delle persone che dispongono di anticorpi e cosi' la discesa del gradino potrebbe essere piu' marcata ed estendersi da 2 a 3 giorni.
Guardando il grafico si nota in effetti che il salto verso il basso del gradino diventa sempre piu' accentuato nel tempo.

L'IPOTESI: Sembrerebbe che esista un diverso modo di infettarsi per le persone.
L'ipotesi e' che oltre alle infezioni "normali", che poi guariscono in 30 giorni, ci siano anche delle altre infezioni piu' "leggere" o provocate da cariche virali deboli diffuse da persone infette ma asintomatiche, o che riguardano persone che dovrebbero essere immuni perche' gia' infettate e poi guarite. In realta' queste persone potrebbero non essere immuni a reinfettarsi e percio', dopo il fine settimana in cui sono entrate in contatto con il virus, potrebbero risultare positive al test ma, avendo anticorpi validi, che non consentono al virus di insediarsi e moltiplicarsi nel loro organismo, nel giro di 6 giorni si negativizzano (componente di guarigione "lenta").
I dati inoltre sembrerebbero indicare, con l'aumento dell'area dei picchi, che il numero di queste persone e' aumentato sensibilmente da ottobre a novembre e questa conclusione sarebbe compatibile con l'altra indicazione, che ci forniscono i dati, di un avvicinamento all'immunita di gregge, che metteremo in evidenza tra poco.
Se questo potesse accadere, sarebbe la spiegazione di tutto quello che vediamo nei dati.
Un tale comportamento di questo virus ne favorirebbe la diffusione invisibile tra una grande moltitudine di asintomatici e puo' quindi accelerare il raggiungimento dell' immunita' di gregge .
Piu' che le chiusure con le zone rosse, che hanno avuto il merito di aver limitato la salita della curva (ed i decessi connessi), l'immunita' di gregge potrebbe essere allora la vera causa della discesa del parametro Rt e quindi della diminuzione di pendenza della linea rossa di "crescita raffreddata" nel grafico (ben visibile nella sequenza temporale dei grafici) oltre che dall'ampiezza sempre maggiore dei tratti discendenti dei gradini N.4, 5, 6, e 7 nella curva.
Nella discussione che segue arriveremo ad ipotizzare quella che sarebbe una importante SCOPERTA : l'arrivo dell'immunita' di gregge in Italia.

CONCLUSIONE: Secondo questa spiegazione i gradini che compaiono nella curva potrebbero essere dovuti quindi a supplementi di contagi prodotti nei fine settimana, quando la gente gode di una maggiore liberta': in altre parole i contagi prodotti dalla gente che circola non sono distribuiti uniformemente nel corso della settimana ma si concentrano soprattutto nei fine settimana e risultano poi rivelabili nei test il lunedi', dopo un minimo di incubazione.
Anche in questo caso si potrebbe fare una valutazione degli ingenti danni sanitari ed economici prodotti dalla presenza di questi picchi, imputabili ai comportamenti delle persone che non rispettano le raccomandazioni anticontagio.
Questa produzione di contagi non continua dopo il fine settimana, a causa della minore liberta' di circolazione nei giorni feriali.
Anche i gradini 1, 2, 3 e 4, di cui finora non avevamo saputo dare una spiegazione, sono certamente di questo tipo.
La curva dei contagi dopo il gradino prosegue la sua salita con la sua pendenza indisturbata, mentre dopo i gradini 5 e 6, che coincidono con le chiusure in zona rossa di Piemonte e Campania, la curva riprendee a salire ma con una pendenza ridotta, fino poi quasi ad appiattirsi come indicato dalla linea rossa "raffreddata" (effetto delle chiusure).
Continueremo lo studio per capire sempre meglio il significato di tutte queste particolarita' dei dati.

DESCRIZIONE DEL GRAFICO: Nel grafico sono riportati in rosso i numeri dei gradini discendenti, che sono descritti QUI' .
A differenza del grafico del Piemonte, in cui compaiono tre picchi ascendenti, dovuti ad incrementi inattesi dei contagi, avvenuti dopo la chiusura in "zona rossa", in questo grafico dei contagi di tutta Italia compaiono sette picchi con relativi gradini discendenti.
Nei gradini 5 e 6 sono indicate le regioni la cui chiusura in zona rossa ha prodotto la discesa dei contagi visibile nel relativo gradino.
Sono poi indicati:
  • con una linea rossa l'andamento della curva "raffreddata" dalle varie chiusure (gradini discendenti);
  • con una linea blu l'andamento previsto in assenza di altre chiusure (in salita per il contributo della altre regioni non chiuse, in cui l'epidemia non e' stata raffreddata), la cui pendenza ci ricorda il pericolo che incombe su di noi;
  • con una linea verde l'andamento ipotizzato nel caso fossimo vicini all'immunita' di gregge, discussa piu' avanti.
    Osserviamo che se si facesse lo stesso esercizio di interpolazione dei dati, fatto con la linea rossa della crescita "raffreddata", anche questa linea verde si posiziona come una buona interpolazione dei punti sull'ultimo tratto discendente della curva. Quindi questi ultimi punti NON escludono l'ipotesi di prossimita' all'immunita' di gregge, che discuteremo tra poco.
Rispetto ai dati del Piemonte, che abbiamo riportato nel grafico precedente, questo grafico contiene i contagi di tutta l'Italia (in cui non tutte le regioni sono chiuse) e quindi la discesa del contributo delle regioni chiuse (zone "rosse") appare ridotta.
Le diminuzioni repentine di contagi finora sono sempre avvenute dopo il fine settimana, quando con la riduzione della circolazione delle persone nei giorni feriali, viene ridotta anche la produzione di nuovi contagi.
Questa diminuzione avviene tutta insieme in forma di gradino perche' tutti i contagi che potevano essere rimossi poi non ci sono piu' e quindi non diminuisce ulteriormente.
Poi la curva riprende a salire per il contributo dei contagi prodotti dal resto d'Italia, come indica la linea blu.

ATTENZIONE: (27 novembre 2020)
Da questi dati stiamo per formulare l'ipotesi dell'arrivo dell'immunita' di gregge in Italia (a sorpresa).
Non ci siamo fatti sfuggire l'occasione di disegnare, in verde, l'andamento da noi ipotizzato della discesa della curva in questo caso, seguendo quanto suggerito dalla curva precedente (del Piemonte).

In attesa del completamento del settimo gradino, vogliamo sottolineare che ci sono ben sette punti precedenti tutti allo stesso livello e, se questo dovesse ripetersi nei prossimi giorni, siamo indotti a pensare a tre cause possibili (che si stanno tutte verificando, anche se probabilmente in misura ancora troppo piccola):
  1. La prima causa che puo' contribuire a ridurre la contagiosita' e quindi ridurre progressivamente la pendenza della curva dei contagi e' l'aumento del numero delle persone immuni con l'avvicinarsi dell' immunita' di gregge .

    STIMA POPOLAZIONE IMMUNE: Quanti sono gli infettati, poi guariti e quindi immunizzati, nell'ultimo mese (cioe' quanto siamo lontani dall'immunita' di gregge)?
    Le persone infette nell'ultimo mese sono state sempre intorno al 15% come si puo' vedere nel grafico o nella tabella .
    Il tempo medio di guarigione di queste persone infette, che sono quasi tutte asintomatiche, va dai 6 ai 30 giorni in base alla presenza relativa delle due componenti di infettati.
    Se il tempo medio di guarigione di queste persone infette, che sono quasi tutte asintomatiche, fosse di 6 giorni , allora nell'ultimo mese avremmo avuto il 75% della popolazione infettata, che avrebbe acquisito un certo grado di IMMUNITA' (15% infettati e guariti ogni 6 giorni, per un totale del 75% in un mese, che si va a sommare agli altri immunizzati del passato).
    Se invece il tempo medio di guarigione di queste persone infette fosse quello della seconda componente (30 giorni) allora nell'ultimo mese avremmo avuto il 15% della popolazione infettata, che avrebbe acquisito un certo grado di IMMUNITA' (15% infettati e guariti ogni 30 giorni, per un totale del 15% in un mese, che si va a sommare agli altri immunizzati del passato).

    ROBUSTEZZA DELLA STIMA: Questi immunizzati si potrebbero trovare, con i test di rivelazione degli anticorpi, perche' gli infettati ci sono stati (li abbiamo trovati con i tamponi e calcolati dai dati nel grafico) poi sono guariti in 6 giorni , come ci indica la velocita' di discesa dei contagi nelle curve e gli anticorpi devono restare, almeno per un mese. Se non si trovassero bisognerebbe capire dove sono finiti.

    Questa presenza di cosi' tante persone immunizzate diminuisce la contagiosita' ovvero le occasioni che hanno oggi i virus di infettare le persone che incontrano.
    Conseguentemente la curva dei contagi tenderebbe a scendere sempre di piu' ed il "raffreddamento" della crescita, indicato dalla linea rossa nel grafico , imputabile soprattutto a questa causa, e la linea rossa tenderebbe ad identificarsi sempre piu' con la linea verde, che rappresenta l'andamento all'immunita' di gregge.
    Avevamo sempre scritto che il tempo medio di guarigione (finora sconosciuto) di un asintomatico fosse sempre di un mese; cio' in base ai tempi di guarigione appresi dagli ospedali, che si riferivano pero' non a pazienti asintomatici ma a pazienti con sindrome Covid-19 e dai tempi di guarigione dei calciatori comunicati di tanto in tanto dalla stampa.
    La conoscenza del tempo medio di guarigione degli asintomatici e' necessario per calcolare il tempo di avvicendamento delle persone nel "parco" degli infetti di una regione chiusa e quindi il numero atteso delle persone immuni, che certamente ci sono e che stanno contribuendo all'appiattimento della curva.
    La discesa odierna della curva cosi' in basso, con il gradino N.7, potrebbe essere un indizio che il tempo medio di guarigione delle persone infette ed asintomatiche sia molto meno di un mese e che per questo la diminuzione dei contagi per immunita' ora descritta e' gia' in atto. L' immunita' di gregge allora non sarebbe piu' cosi' lontana.
    Sarebbe un'ottima notizia ed un bel regalo sia per le vacanze di Natale che per salvare la stagione sciistica.
    Questa possibilita' ci e' suggerita da ben DUE indizi sperimentali: la tendenza apparente all'appiattimento della curva dei contagi in Italia (ben visibile confrontando la pendenza delle linea rossa delle "crescita raffreddata" del 28/11 con quelli precedenti) e la ripida discesa della curva dei contagi del Piemonte .
    Merita percio' di essere approfondita al piu' presto.

    CALCOLO DEL TEMPO MEDIO DI GUARIGIONE DI UN ASINTOMATICO GIA' IMMUNE : Cominciamo osservando che nella curva dei contagi del solo Piemonte (che non e' inquinata dai dati del resto d'Italia) si nota una pendenza di discesa molto ripida, non compatibile con tempi di guarigione degli asintomatici di 1 mese.
    Se questa discesa secondo noi e' dovuta al venir meno dei contagi degli asintomatici che stanno guarendo (non rimpiazzati da nuovi contagi che non ci sono dopo la chiusura), allora osservo dalla tabella che la curva parte il 6/11 da 10.2% per dimezzarsi il 9/11 a 5.1%, per cui la curva tende ad arrivare a zero in 6 giorni.
    Quindi solo di 6 GIORNI risulta essere il tempo medio di guarigione di un asintomatico infettato da cariche virali deboli o gia' immune (non un mese come i contagiati normali, non immuni, e come abbiamo sempre scritto, basandoci sui tempi di guarigione appresi dagli ospedali per i malati di Covid-19).
    Abbiamo scoperto poi (il 30/11) che esistono due componenti nelle persone infettate, con due tempi di guarigione rapidi (6 giorni) e lenti (30 giorni) ed e' ovvio che qui' stiamo esaminando solo il contributo della componente rapida.
    Per noi questa delle guarigioni e' l'unica spiegazione che siamo riusciti a trovare per la discesa della curva dei contagi dopo la chiusura.
    Ragioniamoci un attimo: da quando hanno chiuso il Piemonte (zona rossa) i contagi hanno sempre avuto per oltre due settimane un andamento discendente sempre con la stessa pendenza calcolata sopra (a zero in 6 giorni ).
    C'e' qualcos'altro, che puo' produrre questa riduzione di contagi, oltre alla guarigione dei piemontesi che erano positivi al momento della chiusura? Sappiamo che di asintomatici ce n'erano molti (con una percentuale intorno al 10% al momento della chiusura, se i piemontesi sono 1/20 dei 60 milioni di italiani, vuol dire che sono 3 milioni ed il 10% positivi vuol dire che ci sono 300.000 asintomatici (gli altri sono pochi), che iniziano a guarire smettendo cosi' di essere positivi.
    La rapida diminuzione dei contagi nel Piemonte, che si rileva nei giorni successivi alla chiusura, puo' essere solo la riduzione delle due componenti degli asintomatici positivi (sappiamo che i positivi sono quasi tutti asintomatici): o guariscono nei tempi naturali o emigrano in massa (50.000 al giorno)!
    Non sono virologo e percio' devo essere umile in questo campo ma io altre possibilita' non ne vedo.
    Assumiamo percio' questa ipotesi: che le diminuzioni dei contagi siano ascrivibili alle guarigioni degli asintomatici, che percio' hanno un tempo medio di guarigione di 6 giorni.
    E' un po' la nostra terza scommessa: le prime due le abbiamo vinte, questa volta sara' piu' dura perche' con tutti i test che si fanno se ne dovrebbero gia' essere accorti, ma vale la pena comunque indagare in questa direzione perche' quella decrescita cosi' rapida dei contagi e quantitativamente importante, che si vede nel grafico, esiste veramente ed accelera guarigioni ed immunizzazioni.

    Questa ipotetica SCOPERTA, appena spiegata, avrebbe notevoli conseguenze sulle nostre previsioni, che andrebbero tutte riviste (si ricordi che stiamo imparando a conoscere le caratteristiche di un fenomeno totalmente nuovo, utilizzando la sola curva dei contagi):
    • La linea blu a destra nel grafico , che indica la crescita tendenziale non avrebbe piu' ragione di esserci, perche' l'andamento tendenziale vero diventerebbe la linea rossa della "crescita raffreddata" o meglio un "best fit" dei dati precedenti.
    • L' immunita' di gregge sarebbe molto piu' vicina di quanto pensavamo, essendoci gia' tra il 15% ed il 75% di persone immuni, la cui immunita' pero' per molti di loro non sembra possa durare a lungo (solo qualche mese); inoltre sembra che rimangano sempre reinfettabili e risultare positivi, anche se solo per 2 o 3 giorni.
    • Se cosi' fosse, i vaccini servirebbero ma meno di quanto si pensava, perche' molti sarebbero gia' immunizzati e si aprirebbe il problema di valutarne l'efficacia su cosi' tante persone gia' con anticorpi nel loro organismo, essendo asintomatici guariti.
    • L'emanazione dei provvedimenti di chiusura che si stanno per prendere (per la stagione sciistica, per il Natale, per la scuola, ecc.) andrebbero subordinati all'esito della conferma di questa eventuale importante scoperta, che preluderebbe alla riduzione in tempi brevi (grazie al tempo di guarigione molto spesso di soli 6 giorni invece di 30) di molti contagi per l'imminente arrivo dell'immunita' di gregge in Italia (dove tra il 15% ed il 75% delle persone dovrebbero essere gia' immuni, eccetto coloro che non sono ancora mai entrati in contatto con il virus, tra cui gli ANZIANI).
      La via maestra di CONFERMA e' controllare su un'indagine fatta adesso, a campione e su un numero limitato di test (almeno mille per regione), se e' vero che ci sono cosi' tanti positivi alla ricerca degli anticorpi (e se no, cercheremo di capire dove abbiamo sbagliato).

  2. La seconda causa che potrebbe ridurre la pendenza della curva potrebbe essere dovuta alle diminuzioni dei contagi per le guarigioni dei positivi asintomatici rimasti nelle ormai numerose "zone rosse", che proseguono ancora per un mese e poi finiranno quando saranno tutti guariti (a parte i cronici che non guariscono). Questa diminuzione (temporanea), con le ultime chiusure, potrebbe essere arrivata al punto da compensare esattamente la spinta alla crescita dei contagi delle regioni non chiuse in "zona rossa".
    Questa diminuzione dei contagi, dovuta alle guarigioni nelle zone rosse, dovrebbe durare circa un mese e quindi terminare irrimediabilmente proprio intorno a Natale. Allora dovrebbe rimanere solo la crescita dei contagi prodotta nelle altre regioni, che continua la sua salita se non viene frenata da comportamenti individuali piu' virtuosi, e la curva dovrebbe riprendere purtroppo a salire con la pendenza indicata dalla linea blu.

  3. Nella terza causa che potrebbe ridurre la pendenza della curva e che e' anche un auspicio, vorremmo tanto che la riduzione della crescita, da noi attesa in questi sette giorni, fosse stata ritardata grazie ai comportamenti piu' virtuosi di tante persone. Se fosse vero e se continuassero con questi comportamenti virtuosi, la curva non salirebbe piu', perche' la riduzione di contagiosita' (cioe' la pendenza della curva) da essi prodotta sarebbe andata a neutralizzare l'aumento di contagiosita' prodotto dal freddo invernale.
In effetti una moltitudine di persone sta distruggendo tutto e facendo morire migliaia di persone solo per voler fare quello che gli pare. E' una follia: tutti devono comportarsi come si deve, perche' siamo tutti in guerra contro questo virus !
Ribadiamo che seguire comportamenti piu' virtuosi da parte di molte persone, primo tra tutti un uso corretto delle mascherine che impedisce ai virus di diffondersi nell'ambiente, ha l'effetto di ridurre non solo i contagi ma anche la contagiosita' e quindi la pendenza della curva, riducendo il valore di Rt anche sotto a 1.
Sembra che nel Lazio Rt sia sceso a 0.9, cioe' sotto a 1, che significa una regressione dei contagi e dell'epidemia: quindi sarebbe possibile anche una riapertura, invece di ulteriori chiusure, oltre a meno decessi e ricoveri (ma arrivano anche i pazienti dalla Campania che vanno accettati).
E questo sembra non sia un auspicio ma una realta'. Nel Lazio forse hanno imparato come si fa (speriamo).
I comportamenti delle persone possono veramente bloccare l'epidemia diminuendo la contagiosita', cioe' la facilita' che il virus incontra nel trasmettere il contagio. Comportamenti virtuosi delle persone, in primis l'uso corretto delle mascherine, oltre a salvare la salute, possono anche permettere di ridurre la pendenza della curva e far regredire l'epidemia.
Ripetiamolo: ci troviamo in questi guai perche' l'inverno ha aumentato la contagiosita' del virus ma noi disponiamo di un'arma molto potente che puo' ridurne la contagiosita': i comportamenti responsabili e virtuosi delle persone. Diamoci tutti da fare, perche' per rendere orizzontale la curva dei contagi bisogna essere proprio in tanti!
Se la diminuzione dei contagi dovuta alle guarigioni non fosse ancora cosi' elevata e senza comportamenti virtuosi, a causa dei contagi prodotti nelle regioni d'Italia non chiuse, la curva dei contagi non resterebbe costante ma dovrebbe CONTINUARE A CRESCERE (linea blu) senza soluzione di continuita' e sempre con la stessa pendenza di salita, caratteristica del livello di contagiosita' del virus Sars-CoV-2, che rimane alta per i comportamenti poco prudenti degli Italiani, ma un po' attenuata, solo temporaneamente, dal contributo di decrescita, dovuto alle guarigioni in corso (ancora per un mese) degli asintomatici nelle regioni chiuse (zone rosse).
Prima che cresca troppo pero', possiamo chiudere (zona rossa) un'altra regione e questo fatto, inserendo la decrescita di un nuovo gradino, abbassa la curva annullando la crescita dei 4 giorni precedenti.
La chiusura delle regioni con Rt alto sono piu' convenienti, perche' introducono nella curva un gradino di decrescita piu' alto.
Cosi' facendo possiamo mantenere la curva sulla pendenza "raffreddata" (in rosso sul grafico ) o dire che il fattore Rt si mantiene basso, a 1.18 (e' legato alla pendenza della curva, quando e' orizzontale e' Rt=1) o dire che la curva "si sta appiattendo" ma questo fa vedere che non si e' capita bene l'evoluzione dell'epidemia.
E' chiaro che e' un inganno, perche' non possiamo continuare a chiudere molte altre regioni per aggiungere altre discese a gradino e, non appena terminiamo di fare altre chiusure, non ci saranno piu' altri gradini a frenare la crescita della curva che procedera' senza piu' freni (vedi tratto blu nel grafico).
Vediamo ora cosa accade quando, nel tentativo di contenere la crescita della curva, arriviamo a mettere tutte le regioni d'Italia in "zona rossa": la curva potrebbe allora anche essere scesa un poco (dipende da quanto sono state ravvicinate nel tempo le varie chiusure) ma, non essendo un lockdown generale, ci sono sempre insiemi di persone che rimangono esposte all'infezione, cosicche' questa potra' continuare ad espandersi con la sua solita crescita esponenziale, partendo da percentuali piu' basse, se calcolate rispetto a tutt'Italia.
Anche se le persone sono poche, con la sua crescita esponenziale il virus tenderebbe ad infettare potenzialmente tutta l'Italia, se gli italiani glielo consentissero, lasciando la pendenza della curva cosi' ripida.
Non riuscirebbe a farlo se gli italiani fossero tutti chiusi dentro casa con un lockdown generale, che NON e' la stessa cosa della chiusura dell'Italia con TUTTE "zone rosse": il lockdown generale puo' spegnere completamente l'incendio dell'epidemia, mentre con tutte "zone rosse" rimarrebbero molti focolai che farebbero continuare la propagazione incontrollata e veloce dell'incendio.
Con un lockdown generale la contagiosita' effettiva del virus (cioe' la sua capacita' di espandersi, infettando ogni umano che gli capita a tiro), sarebbe fortemente ridotta e conseguentemente la pendenza di crescita della curva dei contagi sarebbe sempre decrescente fino al limite inferiore, che e' stabilito dal numero di persone infette ed asintomatiche croniche, cioe' che non guariscono spontaneamente entro un mese.
Inoltre si deve tenere in conto che i decrementi, dovuti ai gradini, di abbassamento della curva permangono finche' dura la chiusura della regione ma non appena si riapre (perche' la zona rossa non puo' durare in eterno) si ricreano subito quei nuovi contagi che erano scomparsi al momento della chiusura, perche' le persone, che creavano i nuovi contagi prima della chiusura, ricominceranno a farlo anche dopo la riapertura (perche' la zona rossa non gli avra' insegnato niente).
E cosi' scompaiono i benefici creati dal gradino verso il basso al momento della chiusura, con un gradino verso l'alto di pari ampiezza (stesso numero di nuovi contagi). L'unico beneficio che rimane, ma finche' non si reinfettano, e' il numero di asintomatici guariti durante la chiusura, che alla riapertura non sono piu' positivi (ma lo saranno poi, di nuovo se si reinfettano).
La salita, indicata dal tratto disegnato in blu, e' destinata a continuare finche' ci saranno persone da infettare,
Poi rimarrebbe costante, quando dovesse arrivare al limite dell' IMMUNITA' DI GREGGE .
Con il tasso di crescita attuale ci si potrebbe arrivare abbastanza presto (vedi tratto disegnato in blu). Le alternative possibili sono discusse poco piu' avanti.

PENSIERO DELL'AUTORE: Mi sembra che formalismi teorici statistici ed epidemiologici complessi impediscano, anche a molte persone esperte, di vedere la vera natura, pur elementare, di questo fenomeno (e' nuovo il virus, non il fenomeno). E' un atteggiamento intellettualmente rinunciatario che, di fronte alle apparenti numerose fluttuazioni incomprese della curva, si rifugia nel degrado della risoluzione dei dati, andando ad analizzare le medie settimanali per far sparire quelle fluttuazioni, che invece come dimostra questo lavoro, contengono informazioni preziose da capire.
Cosi' dicono in modo ingannevole che "l'epidemia rallenta" o che "la curva si sta appiattendo" e che "la crescita si e' raffreddata" (perche ragionano in pratica sulla retta rossa nel grafico anziche' sulla curva reale), dando adito a speranze ancora incerte di decrescita imminente e di poter riaprire molte attivita', sia pure con prudenza, per le prossime festivita' natalizie.
Cio' non e' corretto, come ha capito bene ogni attento lettore di questo lavoro. Va bene non spaventare la gente ma cosa si direbbe loro poi se la curva continuasse a salire e l'unica alternativa che resta (avendo gia' chiuso tutto quello che si poteva chiudere) fosse il lockdown totale proprio durante le feste di Natale?
La comprensione completa dell'evoluzione del fenomeno e le capacita' predittive sono prerequisiti essenziali ed indispensabili per poter progettare bene le strategie d'intervento.
Fornire queste conoscenze e' il compito che ci siamo prefissi in questo lavoro.

ECCO LA NOSTRA PREVISIONE (al 23/11): Una volta sottratti nella curva (con la discesa del gradino N.6) tutti i contagi che erano prodotti dalle ultime zone rosse chiuse (Campania, ecc.), l'ulteriore descrescita e' pilotata dalle guarigioni degli asintomatici di queste zone rosse, che procedono per 6 giorni (od un mese?); ma sembra che ancora siano di piu' i nuovi contagi prodotti dalle altre regioni non chiuse del resto d'Italia, per cui la curva ha ripreso a salire completando il gradino N.6 e dovrebbe poi continueare con la solita pendenza della crescita esponenziale (vedi trattino blu nel grafico ), caratteristica della contagiosita' del Sars-CoV-2 nel periodo autunnale (a maggio sara' piu' bassa), eventualmente mitigata da un auspicabile aumento dei comportamenti virtuosi delle persone, che poco per volta dovrebbero imparare.
Quindi la curva dovrebbe continuare a crescere, purtroppo, e non ci dovrebbe essere ne' un picco finale ne' tanto meno la discesa tanto auspicata.
La persistenza del "raffreddamento" della crescita e' ora strettamente legato all'attivazione continua di tante zone rosse che introducono ognuna un nuovo gradino nella curva (ma le regioni sono solo 20, poi non ce ne sono piu').

CURVA PIATTA: Se si sono attivate tante chiusure la crescita "raffreddata" (retta rossa) potrebbe anche diventare temporaneamente orizzontale.
In questo caso la decrescita provocata dai nuovi contagi venuti meno (gradini) con la chiusura e l'altra decrescita dovuta al progredire delle guarigioni degli asintomatici nelle regioni chiuse (che smettono cosi' di essere positivi) eguaglia la crescita dei contagi prodotta dagli italiani non "chiusi" di tutta Italia: tanti nuovi contagi si creano altrettanti vengono meno a causa delle "zone rosse".
Siamo in presenza di queste due spinte contrapposte, una alla crescita della curva e l'altra alla decrescita.
La cosa spiacevole e' che la spinta in discesa delle guarigioni degli asintomatici (che sono tanti) e' destinata a terminare quando saranno tutti guariti (credo ci voglia un mese). Da quel momento in poi rimane solo la spinta alla crescita e la curva purtroppo riprendera' a salire in base alla contagiosita' del Sars-CoV-2, che pero' gli italiani possono diminuire di molto con comportamenti virtuosi e responsabili (se fossero tutti cosi' bravi da non infettarsi mai i virus sarebbero battuti, la contagiosita' (secondo la nostra definizione) sarebbe azzerata, sarebbe Rt=0 e l'epidemia si estinguerebbe SENZA LOCKDOWN e tutti vivrebbero per sempre felici e contenti.
Scherzi a parte, l'importanza dei comportamenti individuali e' cosi' grandee che stiamo facendo morire centinaia di migliaia di persone e distruggendo le economie solo perche' la gente non ha ancora imparato a convivere con questo virus. Basterebbe che imparassero in un buon numero, non tutti, per avere subito risultati significativi.
E' assurdo quello che sta accadendo!

IMPORTANZA DEI COMPORTAMENTI INDIVIDUALI: I comportamenti individuali incidono sulla facilita' che trova il virus ad infettare le persone e quindi sul livello della sua contagiosita', che nello sviluppo dell'epidemia e' un parametro che nella formula sta all'esponente (cioe' altera la pendenza della curva dei contagi).
Questo dovrebbe far capire a tutti che stiamo parlando di un parametro fondamentale dell'epidemia, che puo' alterare in modo significativo la crescita esponenziale dei contagi. Per questo tutti dovrebbero contribuire allo sforzo comune contro questo virus seguendo scrupolosamente tutte le indicazioni di prevenzione anche se costano rinunce e sacrifici personali.
Regioni con molti abitanti, che seguono comportamenti piu' virtuosi, hanno il fattore Rt piu' basso e contribuiscono meno sia ai contagi nazionali che alla pendenza della curva dei contagi e cosi' possono pure restare in "zona gialla" e VIVERE MEGLIO grazie anche allo scrupoloso impegno ed intelligenza dei loro abitanti.
Lasciatemi fare una riflessione: il Lazio e' attualmente zona gialla e bar e ristoranti sono aperti mentre nelle zone rosse no. Se queste attivita' vengono chiuse vuol dire che contribuiscono in modo significativo ai contagi.
Ma ristoratori e baristi lavorano nello stesso modo nelle diverse regioni, allora la colpa della loro chiusura dev'essere degli avventori e questo e' un esempio che fa vedere gli effetti delle responsabilita' individuali delle persone.
Pubblicizzare che quella regione e' ancora in zona gialla e si prepara a riaprire, non perche' e' fortunata ad avere tanti posti negli ospedali, ma perche' ha un fattore Rt molto basso (se e' vero) e questo e' anche merito dei suoi abitanti, che mostrano di essere cosi' intelligenti da capire bene, o meglio di altri, cosa devono fare per evitare i contagi.
Questo potrebbe essere un buon esempio per spingere tutti su percorsi piu' virtuosi, assolutamente necessari in questo momento storico.
Se si riapre una regione (per esempio per il Natale), si reintroduce immediatamente la creazione di tutti i contagi che la chiusura aveva eliminato con il gradino discendente nel grafico, e cosi' compare un nuovo gradino, ma crescente che fa risalire la curva eliminando i benefici acquisiti con la chiusura.
E' triste dirlo ma continuera' cosi' fino a maggio. Non vediamo nessuna ragione, per cui il virus debba cambiare comportamento.
Se si volesse fare il NATALE senza chiusure allora bisognerebbe tenere chiuso il piu' possibile fino al 20/12 poi si dovrebbe aprire per il Natale, sapendo che si ritornera' a percentuali di contagi tra il 20% ed il 25% in una settimana circa.
Non oso fare il calcolo dei decessi in piu' che questa scelta comporterebbe. Mi spiace dire queste cose e spero sinceramente di sbagliarmi ma non e' giusto volerle ignorare (con la tecnica dello struzzo), perche' le conseguenze potrebbero essere molto gravi.

COME EVITARE TUTTE LE CHIUSURE (ED AVERE SOLO ZONE GIALLE): Bisogna pero' gridare forte a tutti che con comportamenti virtuosi di tutte le persone e rispettando tutte le prescrizioni, queste chiusure non sarebbero piu' necessarie (in certi casi necessita' DEVE fare virtu').
E' il comportamento della gente a determinare la facilita' che ha il virus a trovare un umano da infettare e piu' gli risulta difficile trovarlo e piu' diminuisce la pendenza della curva dei contagi (per cui non servirebbero piu' le chiusure e le zone rosse).
Esempio che spiega come comportamenti virtuosi potrebbero far regredire l'epidemia (curva dei contagi in discesa): in un convento, in cui i frati avessero imparato a non farsi contagiare da alcune persone infette ospitate nel convento, ci sarebbe una curva dei contagi decrescente verso lo zero e non appena tutti gli ospiti non risultassero piu' contagiosi (perche' guariti o morti), l'epidemia nel convento non esisterebbe piu' (si sarebbe estinta).
Anche su scala piu' grande l'epidemia e' sempre la stessa e funzionerebbe nello stesso modo.
Quello che ci obbliga a chiudere tutto ed impoverirci per fermare i contagi e' solo l'incapacita' della gente che non ha imparato a non farsi contagiare (come i frati nell'esempio).
E cosi' dovremo andare avanti, di chiusura in chiusura, fino a maggio con le zone rosse, facendo morire decine di migliaia di persone che erano sane e mettendo sul lastrico gran parte degli italiani, chissa' per quanti anni.
E' mai possibile? Sembra proprio di si, anche se e' una colossale follia!
In conclusione ecco le tre alternative che ci puo' riservare il futuro (sta a noi scegliere):
  • Con troppa gente incapace di evitare i contagi (com'e' oggi): vivere quasi sempre in zona rossa, chiusi dentro casa ed impoverire progressivamente sempre di piu', mancando una strategia sostenibile di medio o lungo periodo: tutti sembrano preoccuparsi soprattutto del Natale, ignorando che questa situazione durera' altri 5 mesi e non si puo' restare chiusi in casa fino a maggio (il vaccino non arrivera' prima in quantita' sufficiente)!
  • Con quasi tutti responsabilmente rispettosi dei propri doveri con il massimo scrupolo (come dei bravi soldati in guerra): sempre aperti con zone gialle.
Questa risalita, che abbiamo indicato con il trattino blu nel grafico , caratterizza la curva dei contagi di tutta Italia rispetto a quella del solo Piemonte , che invece avevamo previsto debba andare verso lo zero (o quasi), se la chiusura e' rispettata, perche' riferita al solo Piemonte dove sono stati chiusi in casa TUTTI gli abitanti (non c'e' in questo caso il contributo del resto d'Italia a far crescere la curva).
La curva potrebbe anche decrescere verso lo zero , come indicato dall'altra linea nel grafico , se non ci fosse il contributo importante alla crescita delle zone d'Italia non chiuse (come le zone rosse).
La pendenza di decrescita sarebbe quella imposta dal tempo di guarigione degli asintomatici; non sarebbe come la pendenza della salita, che invece e' stata imposta dal livello di contagiosita' del Sars-CoV-2.
Se tutta Italia fosse chiusa bene (lockdown generale) allora NON ci sarebbe piu' produzione significativa di nuovi contagi e con i tempi necessari per far guarire tutti gli infetti esistenti (principalmente asintomatici) la curva scenderebbe verso zero contagi (salvo quelli degli asintomatici cronici, che continueranno ad essere sempre positivi al tampone, ma non dovrebbero essere molti.

PERCENTUALE MINIMA POSSIBILE DEI CONTAGI: Chiariamo cosa accade quando in una regione "chiusa" la curva dei contagi diminuisce a causa delle guarigioni degli asintomatici presenti in quella regione.
Se la chiusura e' fatta bene, la regione non contribuisce piu' con i suoi nuovi contagi alla curva dei contagi e l'effetto e' lo scalino che compare nel grafico. Cio' perche' le persone sono mantenute sempre distanti in modo che non possano piu' contagiarsi.
Anche gli asintomatici presenti nella regione, che sono positivi, non possono piu' contribuire ai contagi perche' stanno chiusi in casa.
Quindi i tamponi positivi in quella regione diminuiscono sempre piu' con il progredire delle guarigioni (in un mese di tempo) e diventerebbero quasi zero, se la chiusura durasse abbastanza, se fosse trascurabile il numero degli asintomatici cronici (quelli che non guariscono) e se la chiusura non presentasse falle (cosa molto difficile).
In assenza di "chiusura" invece il livello minimo non sarebbe zero, perche' essendo possibili i contagi prodotti dagli asintomatici (pochi), che sono liberi di circolare, verrebbe determinato dall'equilibrio dinamico stabilito nell'epidemia degli asintomatici, in cui tanti guariscono (smettendo di essere infetti), quanti sani vengono infettati dagli asintomatici in circolazione. Questo fenomeno e' ben osservabile quando non c'e' in atto un'epidemia Covid-19 (per esempio in estate).

______________________ SPIEGAZIONI SUL GRAFICO (Ottobre 2020) ______________________

A) DESCRIZIONE DELLA CURVA: I sei gradini che appaiono nella curva sono le riduzioni dei contagi avvenute ed attribuibili secondo noi, rispettivamente da sinistra verso destra, ai provvedimenti governativi che hanno prescritto:
  1. L'uso delle mascherine anche all'aperto, che hanno bloccato le cariche virali degli asintomatici (prima dell'inizio dell'epidemia di Covid-19).
  2. L'uso delle mascherine anche all'aperto, che hanno bloccato le cariche virali dei contagiati con sintomi di Covid-19.
  3. Chiusura delle cosiddette citta'-focolaio.
  4. Chiusura anticipata alle 18 in tutta Italia dei locali di ritrovo pubblici. Se cosi' fosse si ha un riscontro del contributo ai contagi fornito da questi locali.
  5. Chiusura come zona rossa di 4 regioni (Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta e Calabria)
  6. Chiusura come zona rossa di altre regioni (Campania, Toscana, Alto Adige). Questo gradino per ora e' solo presunto in quanto non e' ancora comparso, perche' le relative chiusure sono appena iniziate.
Nel grafico si distinguono oltre ai 6 gradini anche i 6 tratti di curva immediatamente precedenti, che appaiono rettilinei nei pochi giorni rappresentati ma che in realta' sono tratti esponenziali (quindi di pendenza lentamente crescente).
Abbiamo inserito anche l'estrapolazione del secondo tratto di curva crescente con la pendenza stabilita dal livello di contagiosita' della sindrome Covid-19. Serve per confrontare i livelli di contagi raggiunti dalla curva rispetto a quelli che si sarebbero avuti senza alcun provvedimento di contenimento dell'epidemia (bisogna fare la differenza tra le due ordinate corrispondenti allo stesso giorno, che e'in ascissa).
  • Il primo tratto rettilineo a sinistra ha una pendenza minore dei successivi 3 tratti perche' l'epidemia Covid-19 (quella dei sintomatici) non era ancora iniziata e quindi la crescita dei contagi era alimentata dagli asintomatici che disperdono cariche virali piu' deboli, con un minore livello di contagiosita' rispetto ai malati con sintomi e per questo e' minore la pendenza della curva dei contagi, che dipende direttamente dalla contagiosita' .
  • Il secondo tratto parte dal momento in cui appare un calo dei contagi dovuto all'entrata in vigore dell'obbligo di usare sempre le mascherine (primo gradino) che, bloccando sia pure parzialmente la causa dei contagi (i virus) all'origine, hanno prodotto la riduzione dei contagi corrispondente al primo gradino. Da quel momento, avendo la frequenza dei contagi superato il valore di soglia (Rt>1) e' iniziata l'epidemia Covid-19 (dei sintomatici, con cariche virali piu' intense) e questo ha aumentato la pendenza della curva, caratteristiva dell'alta contagiosita' delle cariche virali diffuse dai malati di Covid-19.
  • Anche il terzo tratto parte con la riduzione, per l'uso delle mascherine, dei contagi prodotti dai malati che sviluppano sintomi (il secondo gradino, che ha con un ritardo dovuto al relativo tempo d'incubazione) e procede poi nel modo esponenziale, anche se appare rettilineo, caratteristico dell'epidemia dei sintomatici.
  • Il quarto tratto parte dal terzo gradino, corrispondente alla riduzione dei contagi prodotta dal provvedimento governativo di lockdown delle citta'-focolaio. La pendenza di crescita appare essere ancora quella attesa, caratteristica dell'epidemia dei sintomatici (per il contributo ai contagi del resto d'Italia).
  • Il quinto tratto, una volta scesi i contagi per aver tolto il contributo delle citta'-focolaio, riprende la crescita esponenziale per l'apporto dei contagi del resto d'Italia, fino al picco dove inizia un'ulteriore discesa dovuta alla chiusura delle prime 4 regioni (Piemonte, Lombardia, Valle d'Aosta e Calabria).
  • Il sesto tratto, una volta scesi i contagi per aver tolto il contributo delle prime 4 regioni rosse, riprende la crescita esponenziale per l'apporto dei contagi del resto d'Italia, fino al picco dove sta per iniziare un'ulteriore discesa dovuta alla chiusura di altre 3 regioni (Campania, Toscana, Alto Agige).
B) PENDENZA DELLA CURVA: Se si bloccano, con provvedimenti mirati, in tutta Italia le cause dei contagi (riducendo gli assembramenti, facilitando i distanziamenti, riducendo le cariche virali con igiene, ventilazione, ecc.), alllora si riduce la facilita' che trova il virus a contagiare e ne consegue una riduzione della sua contagiosita' che e' quella che determina la pendenza della curva.
Quando la primavera scorsa con il lockdown generale bloccammo praticamente tutte le cause dei contagi la pendenza della curva si ridusse rapidamente verso zero e poi sarebbe diminuita sempre di piu', con la velocita' di guarigione degli infetti, fino al limite minimo (piatto), corrispondente al numero degli asintomatici cronici esistenti (che non guariscono).
Al termine del lockdown accadde che la curva non riprese a crescere con la pendenza di un mese prima perche' intanto la contagiosita' era diminuita per l'arrivo del caldo.
Se il caldo non arrivasse al termine del lockdown (come accadrebbe adesso) la contagiosita' tornerebbe ad essere quella di prima e se la frequenza dei contagi supera la soglia d'innesco dell'epidemia (Rt>1) allora la curva riprenderebbe a crescere esponenzialmente con la pendenza dipendente dal livello di contagiosita'.
Esiste pero' anche il caso in cui la frequenza dei contagi, che si e' ridotta, risulta essere sotto la soglia d'innesco dell'epidemia (Rt<1 ) allora l'epidemia Covid-19 NON riparte.

Ora attendiamo di vedere quale sara' l'andamento futuro della curva, in cui al termine del provvedimento DPCM precedente (chiusure light) ci attendiamo un ulteriore gradino ma in risalita, mentre le mascherine continuano invece ad essere usate e quindi il calo dei contagi da loro prodotto risulta permanente a differenza di quello prodotto dai lockdown-light, che poi terminano.
Sara' importante vedere se questa previsione di risalita della curva al termine del lockdown-light si verifichera' veramente, perche' su questa previsione e' basato il nostro giudizio di scarsa utilita' dei lockdown parziali.

C) PERCHE COMPARE UN GRADINO NELLA CURVA QUANDO INIZIA UNA CHIUSURA ? Quando chiudiamo una regione (tutta o anche solo in parte) smette subito di produrre un certo numero di nuovi contagi e quindi dalla curva dei contagi di tutta Italia viene tolto, tutto insieme e subito, questo numero di contagi fisso, che era una parte dell'apporto ai nuovi contagi giornalieri di quella regione.
Nella curva questo produce una diminuzione verticale di una percentuale fissa in tutti i giorni dall'inizio della chiusura in poi, che appare come un gradino.
Se l'effetto fosse solo questo la curva dopo il gradino riprenderebbe a salire con la stessa pendenza di prima.
Ma c'e' un altro effetto della chiusura: il numero delle persone infette di quella regione (cioe' dei tamponi risultati positivi) comincia a diminuire, perche' guariscono sia pur lentamente (in un mese di tempo).
Questo fatto porta un altro contributo alla curva dei contagi di tutta Italia, che e' anch'esso decrescente ma non di colpo, come quello che ha prodotto il gradino, ma un contributo decrescente progressivo nel tempo che ha come effetto un "raffreddamento della crescita" della curva, che dura per un mese circa, finche' in quella regione chiusa non sono tutti guariti.
Se di chiusure ne vengono fatte altre tutti questi contributi decrescenti progressiivi si sommano insieme accentuando il raffreddamento della curva ma sono tutti contributi che terminano quando i relativi asintomatici sono tutti guariti. Poi la curva riprende la sua salita esponenziale con la pendenza caratteristica della contagiosita' del Sars-CoV-2 (almeno finche' ci sono aree non chiuse che producono nuovi contagi e finche' non si e' raggiunto il limite dell'immunita' di gregge).
Quindi il secondo effetto della chiusura di una regione sulla curva dei contagi di tutta Italia e' quello di contribuire ad un raffreddamento (temporaneo, per un mese circa) della sua crescita, che appare chiaramente guardando la curva (quello che abbiamo indicato con una linea VIOLA e' il risultato del cumulo dei contributi di tutti i gradini precedenti).
Si tenga ben presente che questo raffreddamento della crescita della curva e' solo temporaneo, finche' tutti gli asintomatici infetti di tutte le regioni chiuse non sono tutti guariti, dopo di che la curva riprende la sua salita esponenziale con la solita pendenza caratteristica della contagiosita' del Sars-CoV-2, almeno finche' ci sono aree non chiuse che producono nuovi contagi (lockdown parziale, non totale) e finche' non si e' raggiunto il limite dell'immunita' di gregge.

D) E' GIUSTO ASPETTARSI CHE LA CURVA DEI CONTAGI ARRIVI AL PICCO E POI DISCENDA ? Assolutamente no, mi dispiace deludere cosi' tante persone che si lasciano guidare dall'intuito, ma non questo non accadra', almeno finche' non ci si avvicina la saturazione dell'immunita' di gregge. Dev'essere ben chiaro a tutti che, come abbiamo spiegato in questo lavoro, senza lockdown generale e senza il caldo dell'estate, la curva dei contagi puo' avere solo delle brevi discese (gradini) conseguenti alle varie chiusure (zone rosse), ma solo temporanee perche' il suo andamento sara' SEMPRE CRESCENTE e per di piu' con la massima pendenza, che e' quella caratteristica del livello di contagiosita' del virus Sars-CoV-2 (potrebbe pero' calare in seguito a comportamenti piu' consapevoli e responsabili delle persone).
In assenza dell'immunita' di gregge, le decrescite ottenute della curva sono strettamente connesse alle chiusure che le hanno determinate e conseguentemente appena viene interrotta la chiusura di una regione il suo apporto alla curva dei contagi riprende subito a salire con la massima pendenza, che e' quella caratteristica del livello di contagiosita' del virus Sars-CoV-2 (la pendenza della risalita potrebbe pero' essere ridotta da comportamenti piu' consapevoli e responsabili delle persone).

E) LE "ONDATE" SUCCESSIVE DEI CONTAGI: Anche qui' mi dispiace deludere cosi' tante persone, ma non ci sono varie "ondate" dell'epidemia: ce n'e' sempre una sola all'anno che inizia ad ottobre e termina a maggio (se l'epidemia non si estingue in seguito ad un lockdown generale o per il raggiungimento dell'immunita' di gregge).
La curva dei contagi sale sempre, anche se puo' essere rallentata con le chiusura parziali, che fanno apparire dei gradini nella curva (che conseguentemente si "raffredda", come mostra la linea d'interpolazione dei dati che abbiamo disegnato nel grafico).
Puo' anche scendere verso zero , in un mese di tempo, ma solo con un lockdown generale (se rispettato con scrupolo) ma se si termina il lockdown prima che la percentuale dei contagi scenda sotto al 2%, la crescita riprende con la stessa pendenza ripida, tipica del livello di contagiosita' del Covid-19, ed in 20 giorni si torna al punto di partenza (quindi se si vuole restare aperti a Natale non si devono terminare i lockdown parziali prima del 15 dicembre).

Leggendo questo lavoro ci si puo' rendere conto che il fenomeno epidemico e' abbastanza SEMPLICE da capire e da spiegare (anche ai non esperti) ed il fatto che noi siamo quasi sempre in grado di prevederne l'evoluzione lo conferma (non riusciamo a prevedere fenomeni strani come il "picco festaiolo", pure cosi' importante).
Che e' un virus nuovo poco importa. La sua legge di crescita esponenziale e' quella solita di tutte le epidemie e la conosciamo bene.
Questa comprensione cosi' completa del fenomeno dell'epidemia, una volta acquisita, dovrebbe guidare chi combatte questa guerra sul campo a fare le scelte migliori ed a proporre i provvedimenti piu' efficaci.
E' tutto scritto in questo lavoro: basta fare la scelta del provvedimento da adottare e si puo' sapere con ragionevole certezza dove si va a parare.

F) ANDAMENTO COMPLESSIVO DELLA CURVA: Come si capisce dalle descrizioni fornite, l'andamento dei contagi in Italia e' dovuto ai contributi degli abitanti di tutte le varie aree d'Italia. Quando un provvedimento governativo elimina un contributo, la curva scende di un numero di contagi pari al contributo eliminato, ma poi riprende a crescere per tutti i contributi delle altre aree, dove l'epidemia e' attiva e produce nuovi contagi.
Procedendo con ulteriori provvedimenti di chiusura, la frazione d'Italia rimasta aperta si riduce sempre piu' e cosi' il relativo apporto di nuovi contagi, che nella curva sara' rappresentato sempre piu' in basso (percentuali piccole) ma sempre crescenti con la stessa ripida pendenza, stabilita dal livello di contagiosita' della sindrome Covid-19.
Solo per curiosita', chiariamo che questa crescita residua, pur molto ripida, non puo' arrivare a produrre un numero infinito di contagi quando l'area interessata e' piccola per il fenomeno della saturazione: cioe' in quella sola piccola area si raggiungerebbe l'immunita' di gregge, che blocca l'ulteriore espansione dei contagi, bloccando la crescita della curva che diviene allora piatta.

G) LIMITE MASSIMO DELLA CURVA: La curva dei contagi mantiene sempre la sua crescita esponenziale, ma non all'infinito, bensi' fino al raggiungimento di un
livello massimo COSTANTE, quando il numero dei nuovi contagi EGUAGLIA la somma dei guariti e dei decessi
(cioe' tanti s'infettano quanti guariscono ed il numero degli infetti ovvero dei positivi al test rimane costante).
Questo e' vero finche' ci sono persone infettabili, cioe' non ancora immunizzate da una precedente infezione poi guarite o vaccinate (al raggiungimento dell'immunita' di gregge non e' piu' vero).
Se con un provvedimento durevole si abbassa il numero dei nuovi contagi in modo da soddisfare la condizione appena enunciata la curva dei contagi puo' arrivare in plateau prima del tempo (con un livello di contagi piu' basso e che non cresce piu', cioe' costante). Si potrebbero cosi' contenere le conseguenze dell'epidemia (numero di decessi, costi, ecc.).
Gli sforzi e le risorse andrebbero concentrati percio' NON su inutili provvedimenti di lockdown (che non funzioneranno come da noi la primavera scorsa, perche' ora siamo in autunno/inverno e credo che per questo raccolgano benefici effimeri, come in una lotta contro i mulini a vento, rappresentati dall'inesorabile crescita esponenziale della curva) ma invece in provvedimenti che possano abbassare il livello di plateau della curva dei contagi (ne abbiamo gia' discusso in precedenza).
Si tenga anche conto che sarebbe un errore tragico, per ovvi motivi, fare un costosissimo lockdown per diminuire i contagi quando si e' vicini al limite massimo (plateau).

ANNOTAZIONE FINALE: queste conclusioni non potevano applicarsi al lockdown fatto in Italia la primavera scorsa. Allora al termine del lockdown la salita esponenziale si e' bloccata per l'arrivo del caldo. Ora arrivera' tra 6 mesi!.

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EFFICACIA DELLE CHIUSURE (ZONE ROSSE): (16 novembre 2020)
Il Sars-CoV-2 non ci regala niente: la curva scende solo quel tanto che corrisponde alla frazione di popolazione che abbiamo chiuso in casa (perche' se escono si infettano, non avendo ancora imparato come evitarlo).
La popolazione NON chiusa in casa (per farla andare a lavorare), continuera' ad infettarsi finche' non si saranno infettati tutti ed a quel punto l'epidemia si ferma per il raggungimento dell'immunita' di gregge (magari per abbastanza poche persone, se abbiamo chiuso quasi tutto).
Epidemia ferma non significa che non c'e' piu' ma solo che il numero di contagiati smette di crescere e si stabilizza.
A quel punto s'instaura stabilmente un equilibrio dinamico in cui tanti smettono di essere infetti perche' guariscono, quanti s'infettano nuovamente, anche se gia' guariti, perche' non immuni. Cosi' continuano i ricoveri ospedalieri per quelle persone che subiscono la sindrome Covid-19 perche' immuno-depresse.
Il Sars-CoV-2 resterebbe permanentemente ENDEMICO in quello Stato.

Si puo' continuare, di provvedimento in provvedimento, a chiudere in casa sempre piu' italiani con le ZONE ROSSE per aggiungere tanti altri gradini alla nostra curva, che cosi' si raffreddera' sempre di piu' (come indica il tratto rosso nel grafico), rimanendo pero' sempre attiva la crescita esponenziale dovuta alle aree NON chiuse (il contributo al raffreddamento prodotto da ogni chiusura pero' si estingue entro un mese, quando le guarigioni di tutti i suoi asintomatici sono finite).
E' tutto molto facile da capire: la curva che si vorrebbe far decrescere rappresenta la somma dei contagiati di tutte le regioni italiane. I contagiati di ogni regione crescono se le persone circolano (no se stanno chiuse a casa) e decrescono per le guarigioni che si susseguono. Se chiudiamo una regione, viene a mancare il suo contributo alla crescita ma non quello alla decrescita (perche' gli infetti continuano a guarire anche dopo la chiusura). Quindi ogni regione chiusa contribuisce solo alla decrescita della curva dei contagi in Italia. Ma se le regioni chiuse sono poche, allora sara' prevalente la spinta alla crescita della curva prodotta dalle regioni non chiuse. La curva complessiva puo' decrescere solo se ho cosi' tante regioni chiuse da rendere prevalente la loro spinta alla descrescita rispetto alla spinta alla crescita delle regioni non chiuse.
Si tenga ben presente pero' che la riduzione dei contagi prodotta da una chiusura (zona rossa) e conquistata con tanti sacrifici durera' al massimo un mese (il tempo di guarigione degli asintomatici) e solo finche' si mantiene la chiusura, perche' se si riapre, per esempio per il Natale, non essendo l'epidemia estinta, tutto riprendera' a crescere esponenzialmente ed in pochi giorni (10 o 15, perche' la ricrescita e' con la pendenza piu' ripida del grafico) si ritorna al punto di partenza.
E' molto strano sentire che cosi' tanta gente attende una decrescita imminente della curva dei contagi e che nessuno diffonda informazioni su questo scenario cosi' importante e comprensibile del fenomeno epidemico, perche' questa situazione durera' fino a maggio!
Altri, anche tra i governanti, si aspettano che arrivi il picco dei contagi, che secondo noi non ci sara' mai, e nessuno glielo spiega.
La curva dei contagi puo' solo
  • Rallentare la crescita (creando tanti gradini) se ci sono poche chiusure in atto (potrebbero essere anche chiusure settimanali (per esempio il lunedi') fatte per ridurre il numero di contagi prodotti che continuano a crescere esponenzialmente (se si riducono i contagi poi, una o due settimane dopo, si riducono i ricoveri ospedalieri)
  • Decrescere, anche vicino zero, ma solo temporaneamente, con tante chiusure (se non e' un lockdown generale rimangono sempre persone libere che continuano ad alimentare la ripresa della crescita dei contagi, con Rt>1 )
  • Decrescere, fino quasi a zero e definitivamente, dopo il tempo di guarigione degli asintomatici che possono guarire (i cronici no), ma e' possibile solo con la chiusura di TUTTO (lockdown generale)
  • Attendere che la curva vada in plateau (costante nel tempo): e' possibile ma solo per saturazione, quando si raggiunge l'immunita' di gregge, che ora e' ancora molto lontana ed andrebbe evitata (le chiusure con le zone rosse hanno fortunatamente l'effetto di allontanarla nel tempo).
    Dopo che si e' raggiunta l'immunita' di gregge i contagi invece di decrescere rimangono costanti ad un livello basso, quello di equilibrio dell'epidemia degli asintomatici, vicino a zero perche' rimangono attivi per sempre (endemici).
    • sia i contagi degli asintomatici cronici (che dovrebbero essere come gli infetti dall'herpes, che possono rimanere infetti ed anche contagiosi per tutta la vita)
    • che quelli rimanenti dall'epidemia degli asintomatici che raggiunge l'equilibrio quando il numero delle loro guarigioni eguaglia il numero dei nuovo contagi per reinfezione di asintomatici guariti (che non sono immuni).
Bisogna capire che non si puo' uscire da questo dilemma: o si chiude tutto per un mese (o piu' se la chiusura non e' fatta bene) oppure si fa una sequenza di tante chiusure parziali ripetute fino a maggio che, producendo tanti gradini nella curva dei contagi le impediscono di crescere troppo (nell' analogia del fiume sarebbe come continuare a remare contro corrente per sei mesi, per rimanere sempre allo stesso punto e non farsi portare a valle, dove c'e' l'immunita' di gregge).
Ritengo che sia necessario adottare al piu' presto provvedimenti che riducano la contagiosita' e quindi possano ABBASSARE LA PENDENZA della curva dei contagi.
Il metodo piu' conveniente e' strettamente legato ai comportamenti ed alle reponsabilita' individuali delle persone. Piu' avanti ne discutiamo piu' in dettaglio.

L'ARRIVO DEI VACCINI dovrebbe segnare un importante passo avanti nella riduzione della contagiosita', ma non risolutivo per far sparire il Covid-19 a nostro modesto avviso per i seguenti motivi:
  1. Essendo ormai asintomatica una parte cosi' importante della popolazione, potrebbe in molti casi risultare insufficiente lo stimolo del vaccino su un sistema immunitario gia' cosi' tanto sollecitato dall'infezione.
  2. Studi recenti sembrano indicare che gli anticorpi specifici del Sars-CoV-2 vengano eliminati dall'organismo in tempi abbastanza brevi (pochi mesi), riducendo cosi' progressivamente l'immunita' della persone.
  3. Se si dovesse programmare la ripetizione periodica della vaccinazione di cosi' tanti milioni di persone insorgerebbero difficolta' logistiche che andrebbero ad aggiungersi alla non obbligatorieta' della vaccinazione per ridurre le garanzie di copertura totale della popolazione.
Tutto cio' non fa ben sperare in una soluzione definitiva del problema Covid-19 all'arrivo dei vaccini ma rimarra' comunque importantissimo l'effetto di una riduzione della facilita' delle cariche virali a produrre contagi e quindi la corrispondente riduzione di contagiosita', che si manifestera' in una sostanziale riduzione di pendenza della curva dei contagi e di tutti i problemi che essa comporta per noi.

CONTROLLARE L'EPIDEMIA: Diverso e' il caso dei provvedimenti, anche differenziati per ogni regione come quelli del DPCM del 5/11, che valgono in modo uniforme per tutto il territorio nazionale.
Nei lockdown delle citta'-focolaio, l'effetto del provvedimento non si estende al di fuori di quelle citta', per cui permane invariata la crescita esponenziale dell'epidemia per il contributo del resto d'Italia.
Invece se il provedimento riguarda in maniera uniforme tutta l'Italia, come l'ultimo DPCM, allora ovunque i virus trovano piu' difficolta' ad infettare le persone e questo comporta una riduzione della contagiosita'.
Cosi' oltre ad un calo dei contagi (cioe' la comparsa di un gradino nella curva), si dovrebbe ottenere anche una diminuzione della pendenza della curva, che e' proprio l'effetto positivo che serve per far regredire in modo permanente l'evoluzione dell'epidemia (almeno finche' i provvedimenti permangono).
Come si puo' vedere, la curva dei contagi e' molto utile anche per valutare con maggiore "prontezza", non 14 giorni dopo come accade guardando i dati ospedalieri, l'efficacia dei vari provvedimenti di contenimento dell'epidemia, anche in modo quantitativo ed e' cosi' che la stiamo usando in questo lavoro. "Prontezza" in questo caso significa quei pochi giorni che intercorrono tra il prelievo dei tamponi e la data di comunicazione dei risultati (che pensiamo sia di circa 3 giorni).
Dalla visione d'insieme del grafico si capisce l'effetto sui contagi dei vari provvedimenti governativi di contenimento dell'epidemia: ognuno dei provvedimenti adottati finora ha prodotto un abbassanento della curva dei contagi che si e' manifestato con un gradino.
Dal gradino in poi la curva ha continuato a crescere sempre con la stessa pendenza esponenziale (alimentata dai contagi che avvenivano nel resto d'Italia non interessato dal provvedimeto) ma spostata piu' in basso (con il numero dei contagi ridotto del 3% circa ogni volta).
La risposta della curva ai vari provvedimenti e' pronta nel senso che il gradino, che mostra anche quantitativamente l'effetto del provvedimento, appare poco tempo dopo (il tempo tecnico del test).
Quindi, finche' rimane efficace l'effetto di un provvedimento, si ha un abbassamento della curva ed il grafico che stiamo vedendo mostra una riduzione apprezzabile dei contagi in una curva che comunque tende a salire inesorabilmente fino all'arrivo del caldo (cioe' a maggio). Il caldo, abbattendo la contagiosita' , riduce poi la pendenza della curva dei contagi.
Il tratto che vediamo nel grafico riporta l'andamento degli ultimi 25 giorni solamente e purtroppo maggio e' ancora maledettamente lontano!
La situazione e' critica e nel seguito discutiamo le possibili vie di uscita.

EFFETTO DEI PROVVEDIMENTI DI LOCKDOWN nelle citta'-focolaio: (30-31 ottobre 2020)
Come si puo' vedere nel grafico, la riduzione della percentuale dei contagi dopo essere aumentata ora si e' stabilizzata intorno al valore finale di 3.6%
Il dato di 16.4% e' poco distante dal precedente ed il corrispondente numero di contagi veri visibile nella tabella e' di 0.1%. E' meglio se questo dato non salga nei prossimi giorni, altrimenti sarebbe un brutto segnale perche' ci indicherebbe che il limite orizzontale della crescita della curva e' ancora lontano, ma speriamo di no.
Il valore un po' piu' basso del dato del 2/11 apre un filo di speranza che la pendenza della curva stia iniziando a diminuire. Sarebbe un'ottima notizia, se confermata dai dati dei prossimi giorni.
Tutto questo e' il feed-back dei dati reali, senza congetture in mezzo, che ci indica chiaramente gli effetti sull'epidemia degli ultimi provvedimenti di chiusura, perche' sono univocamente attribuibili all'ultimo provvedimento, cosa che non sara' piu' possibile con i prossimi decreti, in cui sembra si adotteranno tanti diversi provvedimenti tutti insieme.
Cosi' possiamo avere una misura diretta dell'efficacia dei singoli provvedimenti di chiusura adottati: il 3.5% che risulta un po' maggiore della riduzione dei contagi ottenuta con il provvedimento delle mascherine, di cui ai due precedenti gradini della curva.
La differenza sostanziale tra i due provvedimenti e' che mentre la riduzione dovuta alle mascherine e' permanente perche' si continuano ad usare, i lockdown dovranno necessariamente terminare ed allora, questa riduzione del 3.5%, nei giorni successivi verra' lentamente riassorbita e vedremo la curva risalire per ritornare come se il lockdown non ci fosse stato.
Cioe' questo beneficio di un calo dei contagi del 3.5% e' effimero perche' permane finche' dura il costoso lockdown ma poi sparira'.
Perche' sparisce? Semplicemente perche' viene meno il distanziamento che aveva impedito i contagi ed inoltre non e' arrivato nel frattempo l'innalzamento stagionale della temperatura ad abbassare la contagiosita' (come accadde la primavera scorsa e come sta accadendo ora in Australia che ha zero contagi perche' per loro l'estate e' ormai vicina), che anzi tendera' ad aumentare con l'arrivo imminente dell'inverno da noi.
Piu' oltre discutiamo piu' estesamente questa inefficacia dei provvedimenti di chiusura parziale ma anche totale, perche' anche in quel caso si applicano gli stessi argomenti; anche se va trattato a parte il lockdown nazionale (vedi discussione ad hoc piu' oltre).
Bisogna sempre tenere presente pero' che un lockdown regionale potrebbe risultare inevitabile per ridurre (ma 15 giorni dopo) l'afflusso dei troppi pazienti Covid negli ospedali di quella regione.
Quindi finora sembra che tutto stia andando come da noi previsto, cioe' si sta stabilizzando il valore totale dei contagi, che il lockdown e' riuscito ad eliminare, il 3.5% (che e' l'integrale della gaussiana che abbiamo gia' discusso, determinata dai diversi tempi d'incubazione; volendo si puo' ricavare anche la stessa gaussiana facendo la derivata).
In conseguenza di queste riduzioni per ora confermiamo la nostra previsione che la curva dei contagi sara' traslata in basso della percentuale totale del 3.5% ma CONTINUERA' LA SUA SALITA ESPONENZIALE PER IL CONTRIBUTO DOVUTO AL RESTO D'ITALIA, NON COINVOLTO DAI LOCKDOWN (che c'e' anche adesso, perche' i lockdown locali non hanno interessato il resto d'Italia).
L'andamento dei dati delle riduzioni risultanti in tabella sembra sia gia' diventato costante e questo significa che la curva nel grafico continuera' poi a salire con la stessa pendenza di prima ma spostata piu' in basso.
Siccome sembra proprio che i dati stiano confermeranno questo, il risultato di aver bloccato i contagi nelle citta'-focolaio sara' solo un modesto ritardo nella produzione dei contagi (con la crescita attuale questo ritardo e' di soli 5-6 giorni, come si puo' valutare dal grafico), che finche' durera' il lockdown continueranno la loro crescita con la stessa pendenza di prima, fino a raggiungere l'asintoto orizzontale, che abbiamo gia' discusso (vedi ANDAMENTO A LUNGO TERMINE) e che pero' ancora non sappiamo quanto sia lontano nel tempo (speriamo poco).
Questo pur modesto risultato che stiamo ottenendo con i lockdown pero' e' destinato a sparire del tutto ed in pochi giorni, quando terminera' il lockdown, perche' la curva dei contagi ovviamente risalira' (i lockdown non possono durare molto a lungo perche' sono molto costosi).
Percio' se questa curva dei contagi confermera', come sembra, la sua crescita esponenziale con la stessa pendenza di prima, come abbiamo gia' previsto tentativamente disegnando la relativa retta nel nostro grafico (e lo dovra' fare per il motivo spiegato prima in maiuscole), vuol dire che non solo questi lockdown ma anche tutti gli altri, compreso quello NAZIONALE che e' appena partito in Francia, possiamo ritenerli provvedimenti inutili e sciocchi, perche' dilapidano la ricchezza nazionale senza produrre risultati apprezzabili e durevoli.
Bisogna sempre tenere presente pero' che un lockdown regionale potrebbe risultare inevitabile per ridurre (ma 15 giorni dopo) l'afflusso dei troppi pazienti Covid negli ospedali di quella regione.
Certe conclusioni, quando derivano direttamente dall'osservazione dei dati reali, mi sembra che debbano essere considerate seriamente e non solo come frutto di congetture.
I francesi hanno dichiarato che chiudono 1 mese per far scendere i contagi da 40.000 a 5.000. Possono pure arrivare a 5.000 ma poi, essendo arrivati a dicembre ci saranno le temperature invernali e non possono pensare che i contagi restino fermi a 5.000 per un qualche intervento divino. Certamente riprenderanno a salire alla fine del lockdown ed a gennaio i contagi saranno verosimilmente di nuovo a 40.000 (si puo' anche calcolare esattamente, perche' le curve di questa crescita esponenziale ormai sono ben note sul suolo francese).
Che faranno allora: ripeteranno il lockdown nazionale a mesi alterni? Costa troppo. Non sembra proprio una strada percorribile anche se ormai l'hanno imboccata, purtroppo per loro.
I francesi stanno sbagliando perche' non hanno tenuto nel debito conto l'incremento stagionale della contagiosita' (da noi abbondantemente discusso in precedenza). Pensano che il lockdown funzionera' come ha funzionato in Italia in aprile, ma ora siamo a novembre e poi verra' l'inverno, non l'estate (che e' lontana di ben 6 mesi). Credo che questo fara' molta differenza e che dopo il lockdown la loro curva dei contagi riprendera' a crescere velocemente. Il rapporto costi/benefici si sarebbe dovuto valutare pubblicamente, alla luce di queste considerazioni, prima e non dopo, perche' poi non si puo' piu' tornare indietro.

EFFETTO DEL CALDO SULL'EPIDEMIA: E' un fenomeno che noi conosciamo bene con la malattia influenzale che chiamiamo stagionale perche' d'inverno trova le condizioni ambientali che ne favoriscono la diffusione, raggiungendo cosi' un potere di contagiosita' con Rt superiore a 1, che fa sviluppare l'epidemia influenzale.
D'estate invece la maggiore temperatura ambientale produce danni ai virus mediante le vibrazioni e rotazioni termiche delle molecole che li circondano e cosi' riduce il tempo di permanenza del virus attivo nell'ambiente e conseguentemente il tempo di esposizione della popolazione ai virus: come risultato il fattore Rt scende sotto al valore di 1 (senza bisogno di "lockdown" della popolazione) e l'epidemia influenzale prima si attenua e poi scompare non essendo piu' sufficientemente alimentata dai nuovi contagi

E' questo un fenomeno che riduce NON solo il numero di contagi ma la contagiosita' e quindi la pendenza della curva dei contagi.
Per questo, finche' quella temperatura permane, si riduce la propagazione del virus fino ad azzersi (Rt<1) se la temperatura e' sufficientemente alta (d'estate).

PROPRIETA' SORPRENDENTI DEL VIRUS SARS-COV-2: (25 novembre 2020)
Dobbiamo pero' spiegare come mai il Sars-CoV-2 sia riuscito a passare l'estate indenne, senza estinguersi, rimanendo nascosto nei corpi di oltre un milione di italiani, ed arrivare ai primi di ottobre con una densita' di persone infette ed asintomatiche pari al 3% della popolazione, come si puo' vedere nella tabella delle percentuali dei contagiati.
Siccome riteniamo che non potevano essere tutti asintomatici cronici (il 3% di 60 milioni di italiani sono 1.800.000 persone infette) vuol dire che s'era instaurato un equilibrio, in cui il numero di asintomatici che guarivano (dopo 1 mese circa) era uguale al numero di nuove infezioni (un asintomatico infetto, emettendo cariche virali deboli, se infettava una persona sana che era entrata in stretto contatto con lui, questa non mostrava la sindrome Covid-19, perche' la carica virale infettante era debole ma diventava anch'essa asintomatica.
In questo modo durante l'estate gli asintomatici, infettando persone sane, hanno prodotto altri asintomatici (e' quella che in questo lavoro abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici ), per tutta l'estate fino ad ottobre.
Ai primi di ottobre, quando abbiamo iniziato a registrare i dati in questo lavoro, l'epidemia di Covid-19 non era ancora iniziata.
L'inizio e' stato segnalato dal cambiamento di pendenza della curva dei contagi, che e' diventata piu' ripida, perche' sono iniziati i contagi dei malati di Covid-19 (con sintomi), che rilasciavano cariche virali piu' intense e quindi con un livello di contagiosita' maggiore.
Ma in base a quanto detto prima, durante l'estate l'epidemia con Rt<1 avrebbe dovuto estinguersi e cosi' il virus Sars-CoV-2.
Cos'e' successo allora che ha permesso al virus di arrivare cosi' virulento fino ad ottobre?
Il nostro intuito, non la Scienza, ci spinge a pensare che questo virus nuovo ha una discreta capacita' di entrare nel corpo umano, insediandosi in parti poco vascolarizzate (come le terminazioni nervose) e di piu' difficile accesso agli anticorpi.
Credo che sia una proprieta' comune anche ad altri virus, come l'herpes, che riesce a rimanere attivo per molto tempo parassitando l'essere umano che lo ospita.
E' un meccanismo indispensabile al virus perche' credo di aver capito che altrimenti entro pochi giorni si estinguerebbe (cioe' ha sempre bisogno di essere in contatto con cellule umane per potersi replicare in continuazione e gli asintomatici inconsciamente glielo consentono).
Questo credo sia successo durante l'estate scorsa, formando una moltitudine di persone infette ed un po' contagiose, che si e' autoalimentata in quella che abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici .
Poi il 12/10 si e' avviata l'epidemia di Covid-19. Qual'e' stata la causa scatenante?
Siccome la curva era in crescita, come si puo' vedere nella tabella delle percentuali dei contagiati, la prima idea e' stata che si trattasse di un fenomeno a soglia, funzione della percentuale dei contagiati, che stava aumentando.
Ma l'avvio della curva dei contagi Covid-19 dev'essere legato alla contagiosita' del virus e non al numero di persone infette che contagiano, perche' la contagiosita' non dipende dal loro numero; ma dalla temperatura (autunnale) si.
Dovrebbe essere stata quindi la temperatura piu' bassa ad aver aumentato la contagiosita' del virus, portando ad essere Rt>1 (sopra la soglia).
Ci fermiamo qui, per ora, riservandoci ulteriori commenti man mano che impariamo a conoscere meglio questo virus Sars-CoV-2.

ANALOGIA: Nella lotta al Covid-19 e' come se volessimo remare controcorrente per risalire la corrente di un fiume che ci spinge sempre piu' in basso dove noi non vogliamo andare (perche' i contagi aumenterebbero). Allora spendiamo molte energie e risaliamo la corrente ma come smettiamo di remare inesorabilmente la corrente ci riporta in basso.
D'estate la corrente smette perche' il fiume diventa un lago e non ci spinge piu' verso il basso.
In inverno incontriamo le rapide e dobbiamo spendere molte energie a remare contro corrente, se no veniamo spinti in basso velocemente.
La primavera scorsa l'Italia alla fine del lockdown s'e' trovata nel lago ed ha smesso di scendere senza piu' bisogno di remare al termine del lockdown.
Ora, a novembre, la Francia sta andando incontro alle rapide invernali e remera' per un mese, risalendo la corrente, ma al termine del lockdown crediamo che verra' spinta rapidamente in basso dalla corrente, e tornera' inesorabilmente al punto di partenza.

LOTTA AL VIRUS: (30 ottobre 2020)
  • Riduzione dei contagi: Come fanno i lockdown, ma non funziona perche' fa scendere la curva che pero' resta esponenziale e poi recupera rapidamente tutti i contagi da noi ridotti. Anche il fatto che in Italia siamo stati piu' bravi e cosi' siamo partiti con meno positivi ai test degli altri Paesi, produce come beneficio solo un ritardo nella crescita del virus ma poi anche l'Italia inesorabilmente raggiungera' gli stessi livelli d'infezione degli altri Paesi che sono partiti con piu' contagiati di noi.
  • Riduzione della contagiosita' : Questo funziona perche' diminuisce la velocita' di crescita dei contagi (la pendenza della curva esponenziale). Anche la temperatura agisce in questo modo e d'estate fa estinguere l'epidemia portando Rt<1.
    Come si fa? Bisogna ridurre le cariche virali cioe' diluire i virus o ridurne il numero. Per esempio se d'inverno, quando restano attivi piu' a lungo accadesse che si accumulano in strada, legandosi al particolato volatile esistente potrebbe essere inalato in caso di una giornata ventosa. Allora un'autobotte che annaffi le strade avrebbe un effetto di fissaggio che potrebbe ridurre le cariche virali inalate dai passanti (d'estate non occorre perche' i virus campano poco e non hanno il tempo di accumularsi formando cariche virali contagiose).
    Siccome ormai non si riesce piu' a tracciare i positivi al test (perche' sono troppi) e' del tutto inutile fare cosi' tanti test. Se se ne facessero di meno (poche decine di migliaia in tutta Italia) si potrebbe avere una risposta piu' pronta dei risultati e questo potrebbe permettere di valutare sperimentalmente i vari accorgimenti che si potrebbero adottare per ridurre la contagiosita', come l'esempio delle autobotti che annaffiano le strade: si potrebbero confrontare i dati di un paese in giorni asciutti, senza ne' irrigazione ne' pioggia, con i dati nei giorni bagnati (anche solo dalla pioggia). Se la risposta del numero di contagi arriva il giorno dopo va benissimo e si puo' valutare l'efficacia dell'irrigazione.
    E cosi' si potrebbe fare anche per altri accorgimenti possibili di diluizione delle cariche virali.
    E' questo uno studio specifico che si puo' condurre velocemente, ma che non possiamo trattare in questa sede.
  • Il metodo: Abbassare non la curva dei contagi ma la sua pendenza di crescita, cioe' la contagiosita' (e' quello che fa il caldo dell'estate) produce l'effetto di un valore asintotico costante piu' basso della curva dei contagi. E piu' siamo bravi e piu' questo livello massimo costante si abbassa (e si abbassano cosi' anche i contagi ed i decessi).
    Come abbiamo gia' detto in precedenza un metodo valido a questo fine e' quello di ridurre invece delle cariche virali il numero di persone facilmente contagiabili e questo si puo' ottenere non solo aumentando il livello d'immunita' con un vaccino ma anche addestrando bene le persone a vivere normalmente ma riducendo il proprio grado di esposizione al virus come avviene durante i lockdown.
    Non e' ne' facile ne' rapido da ottenere ma c'e' il tempo perche' purtroppo sembra che con questo virus dovremo conviverci a lungo.
Come NAVIGARE : clic per andare all'INIZIO e poi sul tasto Back del browser per tornare indietro.

LOCKDOWN NAZIONALE: (attualmente seriamente considerato anche in Italia - 30 ottobre 2020)
Abbiamo spiegato perche' con i lockdown non e' possibile ottenere risultati apprezzabili e durevoli, concludendo che tutti i lockdown sono inutili anzi dannosi, se terminano durante l'inverno, quando la contagiosita' e' al massimo.
Bisogna sempre tenere presente pero' che un lockdown regionale potrebbe risultare inevitabile per ridurre (ma 15 giorni dopo) l'afflusso dei troppi pazienti Covid negli ospedali di quella regione.

CHIARIMENTO NECESSARIO: (31 ottobre 2020) (si puo' saltare se non nutrite simpatia per la natematica)
Come spiegato bene all'inizio di questo lavoro, quello che viene messo in evidenza con i dati del Ministero della Salute non sono i contagi avvenuti un giorno prima cioe' i nuovi contagi) ma contagi che possono anche essere avvenuti molti giorni prima (10, 20 o anche molti di piu' se si tratta di asintomatici cronici che sicuramente esistono e sono tanti, milioni).
Ogni giorno il vero numero dei nuovi contagi, al netto dei guariti, in realta' e' la variazione del numero che viene fornito rispetto a quello del giorno prima, quando questo numero aumenta, perche' in tal caso aumenta il numero di persone infette esistenti in Italia, in seguito ad un contagio avvenuto 1 o 2 giorni prima (sono i nuovi contagi veri), quelli che mediamente intercorrono tra il momento del contagio ed il momento in cui la persona comincia a risultare positiva al test.
Percio' i nuovi contagi giornalieri sono rappresentati da una funzione di cui giorno per giorno misuriamo il cumulo (integrale): la differenza tra due giorni consecutivi (derivata) fornisce il vero numero dei nuovi contagi. Se in due giorni consecutivi ho la stessa misura, anche se il numero e' grande, allora ho zero nuovi contagi (perche' il numero degli infettati in Italia resta costante).
Percio' i dati nella curva che riportiamo nel nostro grafico sono le percentuali dell'integrale dei nuovi contagi veri sul totale dei test effettuati, che varia di giorno in giorno.
L'andamento dei nuovi contagi veri non e' la curva che vedete ma la sua derivata, i cui dati si ottengono per differenza tra due giorni successivi e sono riportati nella tabella.
Ora viene la curiosita' interessante: se una funzione ha un andamento esponenziale nel tempo anche la sua derivata e' esponenziale. Quindi sono curve con andamento esponenziale sia quella che vedete nel grafico (percentuale dell'integrale) che quella derivata (nuovi contagi veri).
Per capire il significato dell'integrale tenete presente che se la curva e' in alto ma e' orizzontale allora i nuovi contagi sono zero. I nuovi contagi veri sono legati alla pendenza della curva e non alla sua altezza.
Quindi se la curva sale ma sempre con la stessa pendenza, come in prima approssimazione appare nel grafico, vuol dire che ogni giorno il numero di nuovi contagi veri e' lo stesso ed il numero totale di nuovi contagiati sale linearmente.
In realta' sappiamo che la curva nel grafico non e' lineare, cioe' non ha sempre la stessa pendenza, perche' sappiamo che l'epidemia ha un andamento esponenziale, ma nei pochi giorni a cui si riferisce il grafico non si vede.
Quindi non e' cosi' semplice come la gente crede comprendere il significato di questi dati.

OSSERVAZIONE SULLA PRESENZA DI DATI NEGATIVI: (1 novembre 2020) Una osservazione particolare meritano quei pochi dati negativi, che significano una riduzione di contagi veri: vedremo qui' che e' normale che ci siano.
Noi ci troviamo di fronte ad un'epidemia che ogni giorno produce un certo numero di nuovi contagi veri, pero' in un giorno particolare per qualche motivo la produzione di contagi veri si riduce considerevolmente, al punto che il numero dei contagi veri del giorno ci appare addirittura negativo.
I test positivi che vengono trovati crescono per i nuovi contagi veri e decrescono per le guarigioni dei tantissimi asintomatici che cosi' riducono il numero dei positivi al test. Quando la curva e' crescente normalmente sono piu' numerosi i contagi che non le guarigioni.
Ma se un provvedimento governativo riduce la produzione di nuovi contagi veri, le guarigioni possono anche avere il sopravvento ed il dato risultante dei nuovi contagi veri al netto delle guarigioni conseguentemente risulterebbe negativo.
Questo accade quando la riduzione dei contagi veri ottenuta e' superiore al numero di guarigioni giornaliero degli asintomatici infetti (che smettono di essere positivi), presenti nella popolazione.
Cosi' e' possibile che i contagi veri rilevati siano diminuiti, diventando addirittura negativi nel giorno di entrata in vigore del lockdown locale.

PREVISIONE SANITARIA: Come si puo' osservare dai dati degli altri giorni la percentuale di contagi veri oscilla intorno allo 1% su 200.000 test in media, e corrisponde a circa 2.000 contagi veri al giorno, dei quali il 4% da ospedalizzare tra un paio di settimane.
Questo dato corrisponderebbe a 80 ricoveri giorno, ma il dato risultante dalla curva e' al netto delle numerose guarigioni degli asintomatici, per cui i nuovi contagi veri al lordo di queste guarigioni sono molti di piu'.
Confrontando il nostro risultato di 80 ricoveri al giorno con quelli effettivi degli ospedali possiamo ricavare una stima del numero di guarigioni giornaliere degli asintomatici esistenti in Italia.
La conoscenza di questo dato insieme alla conoscenza della crescita del numero di asintomatici potrebbe esserci utile per ricavare dai dati della nostra tabella una previsione precoce del carico sugli ospedali dei nuovi contagi veri, corretti per le guarigioni degli asintomatici.
Ma non procediamo oltre, perche' riteniamo che l'approfondimento di questo argomento esula dagli scopi attuali di questo lavoro.

ACCUMULO CONTAGI VERI: Giornalisti e governanti commettono spesso due errori e NON DOVREBBERO (potrebbero esserci gravi conseguenze per stime ERRATE):
1) Trattano il "numero dei contagi", che dipende da quanti tamponi si analizzano, e non la sua percentuale rispetto al totale dei tamponi analizzati (quella da noi riportata nei grafici).
2) Non guardano alla pendenza della curva ma alla sua altezza: ora spieghiamo meglio dov'e' l'errore.
La cosa importante di tutto questo discorso e' che, mentre giornalisti e governanti non guardano alla pendenza della curva ma alla sua altezza e si allarmano, perche' la vedono crescere sempre di piu', pensando che l'altezza della curva che vedono crescere siano i nuovi contagi, mentre in realta' i nuovi contagi, essendo la derivata di quella curva, sono sempre gli stessi ogni giorno che passa, perche' la pendenza della curva non cambia (in prima approssimazione), pero' si accumulano giorno dopo giorno in modo lineare e non esponenziale (sempre in prima approssimazione), facendo aumentare il numero totale dei contagiati al netto delle guarigioni, perche' nelle misure sono comprese anche quelle.
Nella tabella abbiamo riportato anche, nell'ultima colonna a destra, questo "ACCUMULO CONTAGI" veri.
Dai dati in tabella si puo' ricavare che in 26 giorni, dall'8/10 al 2/11, la crescita della curva ha prodotto il 12.9% di nuovi contagi: possiamo allora valutare che la riduzione del 3.5% dei contagi prodotta dall'ultimo provvedimento, e' stata recuperata dalla crescita esponenziale della curva in 12.9/3.5 = 3.7 giorni. E' questo il ritardo nella crescita dei contagi prodotto dal lockdown locale (corrispondente al gradino nella curva).
Questo accumulo (lineare, non esponenziale) fa crescere la popolazione degli infetti e quindi poi i ricoveri ed i decessi.
Essendo l'andamento del fenomeno epidemico esponenziale, siccome la derivata di un esponenziale e' ancora un esponenziale e cosi' pure l'integrale di un esponenziale e' ancora un esponenziale, fare confusione tra i due tipi di dati non cambia gli andamenti e per questo poi le argomentazioni sui comportamenti fatte sulla curva degli integrali (che e' quella nel grafico) portano ugualmente a conclusioni corrette.
Ritengo pero' sia stato necessario fare chiarezza su questo punto di principio.
Seguendo l'abitudine che mi sembra sia molto diffusa, per non creare ambiguita') continueremo a chiamare la nostra curva come "curva dei contagi" che, avendo un andamento rettilineo nel breve intervallo di tempo mostrato nel grafico (anche se in realta' e' esponenziale) bene si presta a rappresentare una crescita lineare per accumulo di un numero praticamente costante di nuovi contagi veri.

EVOLUZIONE FINALE DELL'EPIDEMIA: (31 ottobre 2020)
La nostra curva dei contagi crescera' in modo esponenziale, ma diminuendo poi progressivamente la sua pendenza, per la diminuzione del numero di persone contaggiabili.
Infatti il numero di infetti, soprattutto asintomatici, cresce sempre piu' e quindi nel numero costante di persone esistenti in Italia diminuiscono sempre piu' le persone contagiabili e questo fatto, modifica i parametri di crescita della curva esponenziale, diminuendone progressivamente la pendenza fino a renderla orizzontale.
A quel punto l'epidemia e' ancora in atto ma con un numero stazionario di infetti, perche' per tanti nuovi contagiati ci saranno altrettanti che guariscono o muoiono (pochi).
Tutte le riduzioni di contagi ottenute con i vari provvedimenti (non temporanei ma permanenti) a questo punto pagano, perche' provocano un anticipo del momento in cui la curva dei contagi smette di crescere e non c'e' piu' aumento di persone infette.
A questo anticipo corrisponde anche un livello piu' basso del plateau (e quindi di ricoveri e decessi).
Tutti i lockdown fatti e poi terminati invece non risulteranno aver prodotto alcun effetto su questa evoluzione finale dell'epidemia.
E' questo descritto il momento finale di crescita dell'epidemia, tanto desiderato, che poi, con l'arrivo del caldo, scemera' con un abbassamento graduale e progressivo del suo livello, che rappresenta il numero totale di asintomatici infetti presenti in Italia.

QUANDO LA CURVA DEI CONTAGI ARRIVERA' AL CULMINE? (31 ottobre 2020)
Sarebbe importante riuscire a valutare quanto siamo lontani oggi da questo appiattimento della curva dei contagi, perche' se ci fossimo vicini non converrebbe fare grossi per abbassare la curva dei contagi del 2% o 3%.
Potremmo anche stimare quale sarebbe la ricettivita' ospedaliera necessaria allora.
Per vedere se si puo' fare, cominciamo ad inquadrare il problema.
A quel punto l'epidemia e' ancora in atto ma con un numero stazionario di infetti, perche' per tanti nuovi contagiati, ci saranno altrettanti che guariscono o muoiono. Si tratta di prevedere nell'evoluzione dell'epidemia questo numero stazionario di infetti a partire dall'andamento della curva dei contagi e dalla diminuzione della popolazione ancora contagiabile.
Il livello massimo raggiungibile dalla curva dei contagi e' il valore di plateau, in cui il numero dei nuovi contagiati e' uguale al numero dei guariti e dei decessi e la popolazione infetta non cresce piu'.
Bisogna allora conoscere questi tre numeri:
1) il numero dei nuovi contagiati: lo possiamo ottenere estrapolando i dati dei contagi misurati su tutti i 60 milioni di italiani.
2) il numero dei guariti: possiamo stimarlo, perche' non sono solo quelli ospedalizzati che sono molti pochi, ma anche tutti gli asintomatici guariti (possiamo assumere che guariscano dopo 20 giorni, come e' stato per Ronaldo).
3) il numero dei decessi: ce l'abbiamo (ma sono pochi).
Come spiegato all'inizio di questo articolo, il numero dei nuovi contagiati si ottiene dalla differenza dei numeri di contagi di due giorni successivi, che attualmente e' intorno a circa 1% dei 200.000 test (come si puo' vedere nella tabella in cui abbiamo riportato anche le percentuali dei contagi veri) cioe' 2.000 nuovi contagi veri al giorno, che, essendo preso dalle misure fatte, include anche le guarigioni ed i decessi (il dato risultante dalla curva e' al netto delle numerose guarigioni degli asintomatici, per cui i nuovi contagi veri al lordo di queste guarigioni sono molti di piu').
Finche' la curva ha un andamento esponenziale crescente questi nuovi contagi veri sono destinati a crescere di numero, poi quando il numero di persone contagiabili diminuisce sensiibilmente, diminuira' la pendenza della curva ed anche questo numero di nuovi contagi veri diminuira' (essendo la derivata della curva si abbassera' quando diminuira' la pendenza).
Per valutare quanto siamo lontani dal top della curva dobbiamo monitorare questo numero, difficile da prevedere, che ancora sembra in rapida crescita.
Possiamo pero' osservarne l'andamento, perche' e' da noi appositamente riportato a destra della tabella .
Essendo la derivata della curva e' rappresentato dalla sua pendenza. Quindi diminuira' quando la curva inizia ad appiattirsi per la diminuzion delle persone infettabili. Questo fatto segnalera' l'avvicinamento della curva al suo culmine.
Sara' il segnale che ci stiamo avvicinando all'immunita' di gregge degli asintomatici, che fara' diminuire la pendenza della curva ed i contagi (perche' staranno diminuendo le persone contagiabili).
Al limite questo andamento culmina con una curva dei contagi orizzontale, con zero nuovi contagi netti al giorno.
Questo non vorra' dire che una volta arrivati al top l'epidemia e' finita, ma solo che non cresce piu': continueranno ad esserci contagi ma il totale dei nuovi contagi eguaglia la somma di guarigioni e decessi.

GLI ASINTOMATICI: (1 novembre 2020)
Se troviamo il 10% di test positivi su 200.000 tamponi, vuol dire che oggi il 5% della popolazione italiana (cioe' 3 milioni di persone) e' infetta e sappiamo che sono quasi tutti asintomatici (il 96% circa).
Ritengo che alcuni rimangano positivi a lungo (i cronici), diffondendo inconsapevolmente il virus, ma tutti gli altri guariscono in un tempo medio, diciamo di 1 mese (so che per il calciatore Ronaldo ci sono voluti 20 giorni).
Quindi ogni mese ci sono 3 milioni di guarigioni, cioe' 100.000 al giorno (prontamente rimpiazzate da altrettanti nuovi contagi).
Siccome i nuovi contagi che troviamo con i test (2.000 al giorno) sono quelli che risultano dai nuovi contagi totali (TOT) meno i positivi sottratti dalle guarigioni (100.000), ne consegue che TOT = 102.000 contagi al giorno sono i contagi veri che oggi l'epidemia sta producendo in Italia.
Su questi 102.000 infettati al giorno si puo' calcolare il carico ospedaliero previsto: solo il 4% (per esempio) sviluppano sintomi, cioe' 4.000 persone ed il 20% di queste richiedono cure ospedaliere, cioe' 800 persone al giorno.
Il calcolo puo' essere ripetuto automaticamente con una calcolatrice per ricavare, subito dopo la diffusione del dato da parte del Ministero, una previsione precoce (con circa 15 giorni di anticipo tra incubazione e sviluppo completo dei sintomi) dei ricoveri ospedalieri (fa comodo).
Il dato non dipende tanto dal numero netto dei contagi veri ma dalla percentuale di tutti i contagi che da una misura del numero di tutti gli asintomatici esistenti (che essendo un numero grande ha molta influenza).
ASINTOMATICI CRONICI: La presenza degli asintomatici cronici potrebbe rivestire un'importanza particolare se fossero molti.
Questo potrebbe accadere con un'epidemia numerosa e molto prolungata nel tempo, in cui si susseguono i vari contagi che guariscono quasi tutti ma talora accade che in alcune persone i virus si insediano nell'organismo in posti difficilmente raggiungibili dagli anticorpi e cosi' vi permangono molto a lungo, senza sviluppare la sindrome Covid-19 e creando cosi' un caso di asintomatico cronico, cioe' che non guarisce.

LA CONTAGIOSITA', PARAMETRO FONDAMENTALE DELL'EPIDEMIA: (2 novembre 2020)
Con questo termine noi indichiamo la facilita' che incontra il virus ad entrare nel corpo di una persona e ad infettarlo.
Si capisce allora che dipende non solo dall'entita' ed attivita' delle cariche virali circolanti, che aumentano nella stagione piu' fredda e quando sono emesse da una persona infetta con sintomi del Covid-19 (meno se sono emesse dagli asintomatici).
Ma dipende anche dalle condizioni ambientali e dai COMPORTAMENTI DELLE PERSONE che possono facilitare la trasmissibilita' del virus (quindi se le persone imparassero a comportarsi meglio, oltre a beneficiarne loro e la loro salute, contribuirebbero anche ad abbassare la contagiosita' e quindi la pendenza della curva dei contagi, la velocita' di diffusione dell'epidemia ed i problemi che questa comporta per tutti).
E' incredibile ma vero: basterebbe che ognuno rispettasse seriamente la disciplina imposta dalla profilassi (mascherine con il naso coperto per non diffondere i virus nell'ambiente, distanziamento, ecc.) per evitare di dover subire i lockdown, come dimostra anche il nostro grafico.
Ma sembra non ci sia modo di convincere la maggior parte delle persone a farlo ed allora purtroppo l'unico modo di riuscire a contenere i contagi e' l'obbligo di farle restare chiuse dentro casa con il provvedimento di LOCKDOWN (che altrimenti si potrebbe evitare).
La conseguenza di un aumento della contagiosita' e' l'aumento della pendenza della curva dei contagi, che e' quella che determina la pericolosita' dell'epidemia e la sua velocita' di diffusione.
Abbiamo spiegato in precedenza come provvedimenti parziali che riducono i contagi su scala locale non producono effetti durevoli, perche' la curva nazionale mantiene la stessa pendenza determinata dal resto d'Italia ed al termine del lockdown parziale la curva ritorna alla traiettoria precedente.
Diverso e' il caso quando si riporta nel grafico la curva dei soli contagi interni all'area chiusa (quindi anche di tutta Italia, nel caso di un lockdown nazionale).
Allora la contagiosita' a cui sono esposte le persone e' notevolmente ridotta dal distanziamento imposto dal lockdown e questo abbassa la pendenza della curva dei contagi, come abbiamo potuto riscontrare nel lockdown generale della primavera scorsa (la curva dei contagi si era appiattita, non saliva piu').
Il problema che abbiamo ora e' che un nuovo lockdown nazionale dovrebbe terminare necessariamente all'inizio dell'inverno, quando la temperatura accentua la contagiosita' del virus e quindi incombe al termine del lockdown il rischio concreto della ripartenza dell'inarrestabile crescita esponenziale della curva dei contagi, vanificando tutti gli sforzi fatti durante il lockdown (questo non accadde nel precedente lockdown che termino', per fortuna nostra, all'inizio della stagione calda che ci aiuto' a mantenere bassa la contagiosita' e quindi la pendenza della curva che cosi' non risali' piu').

IMMUNITA' DI GREGGE: (7 novembre 2020)
In questo lavoro definiamo "immunita' di gregge" la situazione di equilibrio che s'instaura dopo che tutta la popolazione si e' infettata (per questo non pensiamo che il raggiungimento dell'immunita' di gregge possa essere una soluzione moralmente accettabile, a meno che non ci si finisca inevitabilmente).
La popolazione puo' essere quella di uno Stato, di una regione o anche di un'isola, basta che si possa controllare ed eventualmente impedire il passaggio delle persone in ingresso nell'area in cui vive la popolazione che stiamo considerando.
Siccome potremmo trovarci noi in questa condizione, se fallissero tutti i nostri tentativi di bloccare l'evoluzione dell'epidemia, e' bene non ignorarne le conseguenze.
Cerchiamo allora di capire cosa potrebbe accadere raggiungendo l'immunita' di gregge in Italia, ed in particolare cerchiamo di stimare il costo in vite umane del raggiungimento di questa condizione.

Decessi all'equilibrio dell'immunita' di gregge: dopo che tutta la popolazione e' stata infettata ed ha cosi' acquisito l'immunita' di gregge, potrebbero anche non esserci piu' ne' malati ne' decessi ma non abbiamo i dati per poter fare una previsione esatta. I virologi certamente hanno studiato il fenomeno dell'immunita' di gregge ma non ancora per il Sars-CoV-2 che e' un virus nuovo.
Due sono i dati importanti per questo:
  1. La velocita' di propagazione dell'infezione, cioe' la contagiosita' del virus, che determina la pendenza di crescita della curva dei contagi. Questa e' influenzata dal tempo di guarigione delle persone infette (in massima parte asintomatiche) perche' se e' breve diminuisce la presenza di persone infette e quindi tende ad appiattire la curva dei contagi facendo crescere piu' velocemente il numero di persone infettate e poi guarite e quindi verosimilmente immuni, almeno per un certo tempo dopo la guarigione.
    Dalla curva dei contagi del solo Piemonte, in cui si nota una discesa molto ripida che dovrebbe essere dovuta al venir meno dei contagi degli asintomatici che stanno guarendo, possiamo ora ricavare il tempo di guarigione:
    Dai dati si vede che la curva parte il 6/11 da 10.2% per dimezzarsi il 9/11 a 5.1%, per cui la curva tende ad arrivare a zero in 6 giorni.
    Quindi solo di 6 GIORNI risulta essere il tempo medio di guarigione di un asintomatico (non un mese come abbiamo sempre scritto, basandoci sui tempi di guarigione appresi dagli ospedali per i malati di Covid-19).
    Le persone infette nell'ultimo mese in tutta Italia sono state a meta' novembre intorno al 15% come si puo' vedere nel grafico o nella tabella .
    Se il tempo medio di guarigione di queste persone infette, che sono quasi tutte asintomatiche, fosse sempre di 6 giorni allora nell'ultimo mese avremmo almeno il 75% della popolazione infettata, che avrebbe acquisito un certo grado di IMMUNITA' (15% infettati e guariti ogni 6 giorni, per un totale del 75% in un mese, che si va a sommare agli altri immunizzati del passato), e questo diminuirebbe la contagiosita' e la pendenza della curva dei contagi, perche' diminuiscono le opportunita' che hanno oggi i virus di infettare le persone che incontrano.
    Da queste stime fatte sui dati del Piemonte al 25/11 ci risulta per la componente rapida dei contagiati un tempo medio di guarigione di soli 6 giorni , che porta a piu' del 75% il numero di persone infettate e poi guarite, quindi portatrici di anticorpi immunizzanti.
  2. Un altro dato importante e' la persistenza dell'immunita' acquisita dalle persone, perche' sembra dalle prime informazioni pubblicate che per il Sars-CoV-2 le persone guarite hanno una certa probabilita' di infettarsi nuovamente, che dovrebbe accadere se gli anticorpi vengono percepiti dal sistema immunitario come corpi estranei e vengono cosi' smaltiti, anche se lentamente, facendo venire meno l'immunita'.
Se questo accadesse, allora durante l'immunita' di gregge i contagiati non sarebbero zero ma una percentuale derivante dall'equilibrio dinamico, in cui tanti si reinfettano quanti guariscono e la percentuale dei contagi rimane costante nel tempo (curva piatta), ad un valore basso, che senza i dati sui livelli d'immunita' raggiunti non sappiamo pero' calcolare.
Questa percentuale di contagi stazionaria comporterebbe anch'essa un costo mensile in vite umane che non sarebbe zero.
Prima di arrivare all'immunita' di gregge una stima dei decessi possiamo invece farla, a titolo esemplificativo e per difetto (dato che la percentuale dei contagi tende ad aumentare), sul numero medio di persone che si infettano in un mese.

Decessi in funzione dei contagi: sappiamo che in Italia questa pandemia in 8 mesi ha causato finora 40.000 decessi e ad oggi ne provoca 450 al giorno (come riferimento, in Italia per l'uso delle automobili si tollerano 3.000 morti all'anno per incidenti stradali che, abolendo le automobili, non ci sarebbero).
Supponiamo che i 450 decessi al giorno di oggi siano di persone infettate circa 1 mese fa, quando la percentuale dei contagi era all' 8%: quindi una percentuale dei contagi dell'8% produce, 1 mese dopo, 450 decessi al giorno (in crescita se l'epidemia si espande).
Assumendo che la maggior parte di questo 8% d'infetti trovati nei test con tampone (che sui 60 milioni di italiani corrisponde a 4.800.000 persone infette, quasi tutte asintomatiche) guarisca in 1 mese, il loro apporto al numero dei decessi e' di 450 x 30 giorni = 13.500 decessi in un mese su 4.800.000 persone contagiate, pari allo 0.28%, che e' cosi' la percentuale dei decessi al mese sul numero di contagiati (in ogni mese, perche' il virus circola ed il mese successivo ci potranno essere altre 4.800.000 diverse persone infettate delle quali un altro 0.28% morira').
Le attuali 4.800.000 persone infette dopo un mese saranno percio' tutte guarite, salvo lo 0.28% che e' deceduto.
Per arrivare all'immunita' di gregge si paga un costo mensile di decessi variabile con la percentuale dei contagi che dall'8% da noi usato varia nei mesi per assestarsi ad un valore costante.

In realta' con il passare dei mesi sia i decessi giornalieri che le persone infette aumentano se l'epidemia si espande ma la percentuale dei decessi dovrebbe rimanere sempre allo 0.28%.
Applicando questo risultato al momento di un'ipotetica immunita' di gregge, le persone infettate saranno tutti i 60 milioni di italiani, ripartiti in tre gruppi:
  1. Persone infettate ma guarite ed immuni (sono la maggior parte);
  2. Persone ancora infette in attesa di guarigione (che tendono a zero);
  3. Persone asintomatiche croniche (infette che non guariscono, almeno in tempi brevi).
Potrebbero contribuire ai decessi in questa fase dell'epidemia solo le persone del secondo gruppo ma non siamo in grado di valutare quanti possano essere e comunque possiamo ignorarle, se tendono a zero all'equilibrio.
Quindi all'equilibrio, se non ci fossero piu' decessi, il costo totale in termini di vite umane si potrebbe ottenere sommando i decessi di tutti i mesi, fino al raggiungimento dell'immunita' di gregge.
Abbiamo visto che oggi abbiamo 450 decessi su 4.800.000 persone infette, con una percentuale di decessi dello 0.28%.
Se assumiamo costante questa percentuale di 0.28% dei decessi sui 60.000.000 di italiani infettati, al raggiungimento dell'immunita' di gregge il numero di decessi dovrebbe essere il 0.28% dei 60 milioni di persone che si sono infettate (una sola volta ed in tempi diversi) e quindi circa 170.000 di decessi dovrebbe essere il costo del raggiungimento dell'immunita' di gregge, in cui per ipotesi non ci sarebbero piu' ne' malati (a parte gli asintomatici cronici) ne' decessi.

IMMUNITA' DI GREGGE CON Sars-CoV-2 ENDEMICO: Quest'ultima ipotesi potrebbe non essere vera.
Cerchiamo allora di capire se ci saranno persone infette ed infettabili dopo il raggiungimento dell'immunita' di gregge (cioe' quando si saranno gia' infettati tutti).
Se facciamo un'altra ipotesi verosimile, che in ogni momento tra i 60 milioni di italiani, infettati e poi guariti, ce ne siano alcuni che sono reinfettabili (l'immunita' al virus non credo sia assoluta per tutti, perche' gli anticorpi potrebbero essere smaltiti sia pur lentamente dall'organismo), allora potrebbe essere un bel guaio perche' potremmo avere moltissimi infetti asintomatici il cui numero si mantiene elevato con quel meccanismo che abbiamo chiamato l'epidemia degli asintomatici, variando l'equilibrio con le stagioni per effetto della temperatura (numero piu' alto d'inverno e piu' basso d'estate).
Questa epidemia di asintomatici potrebbe non arrestarsi ma procedere, raggiungendo uno stato, in cui di mese in mese si rinnova l'insieme delle persone che sono infette (positive), in un'equilibrio dinamico, in cui tanti si reinfettano quanti guariscono e la percentuale dei contagi rimane costante nel tempo (curva piatta), ad un valore basso ma non zero, che non sappiamo calcolare (il virus rimarrebbe endemico per sempre in quella popolazione, almeno finche' non si vaccinano quasi tutti).
Questo valore determinerebbe un ulteriore apporto di decessi permanente nel tempo, che andra' valutato e sommato ai 170.000 decessi necessari per raggiungere l'immunita' di gregge.
Quindi con il Covid-19, nel caso in cui tutti gli italiani si fossero infettati, perche' arrivati all'immunita' di gregge, il costo finale da pagare in vite umane partirebbe dagli attuali 13.500 decessi per ogni mese (un po' decrescente nel corso dei mesi per l'aumentare del numero di persone divenute immuni, perche' infettate, ma anche molto crescente per l'aumento esponenziale del numero dei contagi).
L'andamento della crescita dei decessi mensili poi tendera' verso zero al raggiungimento dell'immunita' di gregge con un costo finale per ora stimato in 170.000 decessi (se la nostra stima e' giusta).
Ogni soluzione che risulti efficace ad abbassare la pendenza della curva dei contagi contribuisce a salvare una parte o tutte queste 170.000 vite umane.
Non va sottovalutata un'informazione secondo la quale la permanenza degli anticorpi specifici del Sars-CoV-2 risulta abbastanza breve (alcuni mesi). Le numerose notizie di reinfezione di persone guarite sembrerebbero confermare questa notizia.
Se cosi' fosse, allora i meccanismi immunitari, che hanno bloccato l'epidemia della famigerata "Spagnola" un secolo fa, potrebbero non essere altrettanto efficaci con il Covid-19.
In questo caso sarebbe estremamente pericoloso se il Covid-19 diventasse endemico, in assenza di idonei specifici rimedi antivirali, perche' molti vaccini potrebbero assicurare una protezione solo temporanea ed il Sars-CoV-2 allora potrebbe non sparire come il virus della Spagnola.

ESTINZIONE DELL'EPIDEMIA: (25 novembre 2020)
Durante il raggiungimento dell'immunita' di gregge il numero di persone immunizzate aumenta e di conseguenza diminuisce il numero di persone infettabili.
Questo fatto riduce la contagiosita' dei virus, come da noi definita, perche' hanno piu' difficolta' a trovate una persona sana da infettare e questo fatto diminuisce la pendenza della curva dei contagi, rallentando progressivamente l'espansione dell'epidemia.
I vaccini possono giocare un ruolo molto importate in questo, riducendo il numero di persone infettabili.
Quindi mentre in un'isola abitata da tutte persone non immuni basta un solo malato di Covid-19 per scatenare l'epidemia (com'e' accaduto nel 2020 in Italia ed in tutti gli altri Paesi), in un'isola con la maggior parte degli abitanti immuni (essendo vicini all'immunita' di gregge) quel malato di Covid-19 avrebbe molta difficolta' ad infettare altre persone e dopo la guarigione potrebbe anche non aver infettato nessuno ed allora l'epidemia si estinguerebbe.
Questo caso estremo ci fa capire che, crescendo la percentuale di popolazione immune (magari anche perche' si e' vaccinata), la pendenza della curva dei contagi si abbassa sempre piu' (e cosi' anche il parametro di trasmissibilita' Rt) e l'epidemia puo' anche estinguersi, quando diventa Rt minore di 1.
Perche' questo avvenga non e' percio' necessario che sia immune il 100% della popolazione (forse basta il 60% o poco piu').
Dipende dal tipo di virus e dalla sua capacita' di infettare (R0) e quindi andra' determinata sperimentalmente.

Un'ultima osservazione:
Nell'ultimo mese, dall' 8/10 al 6/11 (30 giorni), al netto dei benefici dei provvedimenti adottati (che hanno prodotto i 4 gradini nella curva) la percentuale dei contagi e' passata dal 3.5% al 16.1% cioe' e' cresciuta del 12.6%.
Se la pendenza rimanesse costante (mentre invece aumenta perche' la crescita e' esponenziale) allora la percentuale sarebbe:
  • 28.7% al 6 dicembre
  • 41.3% al 5 gennaio
  • 53.9% al 4 febbraio
  • 66.5% al 6 marzo
  • 79.1% al 5 aprile
  • 91.7% al 5 maggio
Se tutti i provvedimenti in atto NON dovessero riuscire nell'intento di ridurre la pendenza della curva dei contagi e questa proseguisse la sua salita esponenziale, solo un piu' in basso, allora si potrebbe stimare un appiattimento della curva, per il raggiungimento dell'immunita' di gregge, che con questa crescita dei contagi pensiamo possa avvenire entro 3 o 4 mesi da ora, cioe' a fine marzo.
Questa in realta' e' solo una stima grossolana, perche' la curva tende a crescere di piu' perche' e' esponenziale e non lineare ed anche perche' in inverno aumenta la contagiosita', ma anche di meno perche', proseguendo l'infezione di massa, diminuisce la contagiosita' in quanto diminuisce il numero delle persone infettabili.
Al limite la curva non cresce piu', si appiattisce naturalmente quando tutti si sono infettati, ma non e' come d'estate quando l'epidemia finisce perche' la contagiosita' scende molto ed anche la percentuale di infetti scende.
Con l'immunita' di gregge ad aprile, la percentuale dei contagi resta molto alta e quindi l'epidemia di Sars-CoV-2 e' ancora in atto, con un equilibrio dinamico tra il numero di infettati (in massima parte asintomatici) che guariscono dopo 1 mese circa ed il numero dei nuovi contagi che prosegue, lasciando pero' il numero totale delle persone infettate costante nel tempo (in equilibrio).
Quando si raggiunge quel limite, la pericolosita' dell'epidemia ed i danni che comporta sarebbero pero' fortemente ridimensionati.
I provvedimenti presi finora, che hanno solo abbassato la curva senza ridurne la pendenza, avendo solo posticipato la sua crescita, potrebbero aver conseguito un risultato controproducente : quello di spostare in avanti l'inizio dell'immunita' di gregge, prolungando la durata dell'epidemia.
In altre parole, siccome stiamo andando incontro a 6 mesi di freddo e quindi di alta contagiosita' del virus, potrebbe anche accadere (speriamo di no) che tutti i nostri tentativi di controllare l'epidemia falliscano.
Allora, se non si e' riusciti a ridurre la pendenza della curva, l'inesorabile crescita esponenziale dei contagi arriverebbe in pochi mesi a farci infettare tutti, per il 96% inconsapevolmente ed in forma asintomatica (che comporta comunque dei danni permanenti). Si configurerebbe allora lo scenario dell' immunita' di gregge .
In tal caso, dopo aver provato in tutti i modi a ridurre la pendenza della curva per poter salvare piu' vite umane possibile, poi potremmo dover accettare inevitabilmente questo scenario nostro malgrado. Se il futuro dovesse riservarci proprio questo allora potremmo pensare che prima accadra' e prima finira' l'epidemia ed i ritardi non sarebbero stati di giovamento.

LE FABBRICHE DI PAZIENTI COVID: (12 novembre 2020)
Si vedono in TV scene sconcertanti di Pronti Soccorso con numerosi pazienti in attesa in ampie sale, non idonee per ospitare pazienti potenzialmente portatori di un virus altamente contagioso come il Sars-CoV-2, dove sostano per molto tempo in attesa dei risultati dei tamponi, per poter essere poi smistati in reparti Covid o Non Covid.
Anche se verrebbero subito i giornalisti con le telecamere a riprendere la scena, sarebbe sicuramente preferibile per la prevenzione dei contagi far attendere i pazienti nelle loro auto private con tutto il supporto medico necessario.
Invece quello che accade nelle condizioni descritte e' che non solo si contagiano dei pazienti arrivati per altre patologie, ma questi risultando negativi al test con il tampone pur essendosi ormai infettati, vengono inseriti in percorsi puliti (non Covid) ed hanno piu' giorni di tempo per infettare tante altre persone sane, sia famigliari (propri e di altri pazienti) che altri pazienti dell'ospedale, molti dei quali immuno-depressi.
E' un'assurdita': gli stessi Pronto Soccorso di questi ospedali diventano efficientissime fabbriche di pazienti Covid-19, favorendo la diffusione nascosta ed inconsapevole del virus tra una moltitudine di persone.
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APPENDICE: COME RIDURRE IL RISCHIO DEI CONTAGI: (11 maggio 2020)

L'elenco seguente e' esemplificativo e non esaustivo (per esempio non citiamo l'utilissimo metodo del "contact tracing" con gli smartphone).
  1. Con il distanziamento sociale: Si deve rimanere a distanza da una persona che puo' essere infetta (cioe' da tutti). La distanza e' molto variabile: se camminate avanti ad una persona in fila indiana, e' piccola (a meno che il vento non soffi dalla persona infetta verso di voi). Se invece state fermi e non state sottovento, basta stare a 1.5 metri di distanza. Se pero' state in un locale chiuso la distanza deve aumentare perche' il volume dell'aria infetta tende ad aumentare intorno a voi, soprattutto se si sta parlando.
  2. Balneazione: non si ritiene che questo virus sia in grado di permanere a lungo attivo in acqua per cui il rischio di infezione anche in questo caso e' solo la vicinanza con un'altra persona infetta, che, non potendo avere la mascherina se sta in acqua, immette virus inalabili in aria ed anche in acqua dove i virus a breve termine potrebbero entrare in contatto con gli occhi. Quindi riteniamo che ci si possa bagnare in sicurezza la prossima estate se si resta sempre almeno ad un paio di metri di distanza da tutti gli altri bagnanti, non solo in spiaggia ma anche in acqua (magari con gli occhialini da nuoto se si sta in acqua insieme ad altre persone). Il vento ha un effetto favorevole comportando un continuo ricambio dell'aria che si respira.
  3. Aerazione dei locali: Il ricambio dell'aria e' sempre auspicabile, tanto piu' nei locali piccoli, anche se avete un condizionatore d'aria.
  4. Addestramento: Per abbassare di molto il livello dei contagi e' importantissimo l'ADDESTRAMENTO della popolazione a convivere con il virus (fino al vaccino, che poi lo fara' sparire, come e' successo con il vaiolo). E' facile da ottenere una volta che la gente ha capito come il contagio avviene. Purtroppo ancora non si fa abbastanza e per questo abbiamo scritto questo articolo.
  5. Nessun famigliare infetto deve restare a casa con altri membri della famiglia perche' contribuisce a propagare il contagio. Questi pazienti devono rimanere per circa un mese in un ambiente gestito da personale competente (anche in appositi hotel, per esempio).
  6. Automobile: una conseguenza del punto precedente e' che si puo' andare in automobile da soli o con i famigliari (perche' e' difficilmente evitabile che se in famiglia uno si prende il virus poi non lo passi a tutti gli altri) perche' non si puo' rispettare il limite di distanza. E' quindi sempre possibile e preferibile andare al lavoro in auto o moto ma da soli non con altri colleghi (trasporti individuali, da favorire con ingressi al lavoro scaglionati).
  7. Autobus e treni: Si possono usare solo con distanziamento e se c'e' circolazione naturale di aria dai finestrini (con bel tempo); MAI con finestrini chiusi e con ventilazione da condizionatori con filtri, che accumulano contaminazione senza bloccare i virus. Le maniglie di autobus e treni, come tutti gli altri oggetti toccati da molte persone (ad esempio i tastierini del POS o Bancomat) meglio toccarli, con guanti "usa e getta" se avete la mano lesionata, o con un pezzo di carta o plastica che poi si butta.
  8. Bar, ristoranti ed altri locali pubblici: A nostro avviso possono lavorare all'aperto con tavoli/sedie a distanza in accordo con il punto 1 (quindi tenendo conto anche della direzione di un eventuale vento leggero per l'inalazione).
  9. Posti di lavoro: se si rispettano le condizioni sicure per il trasporto casa-lavoro (vedi punti 2 e 3), senza strette di mano o abbracci, a nostro avviso e' possibile lavorare in sicurezza se tutti gli ambienti sono grandi abbastanza, aerati (non con condizionatori ma con ricambio dell'aria) ed il numero di persone con cui si viene in contatto e' basso (i colleghi devono poter diventare come un'estensione dell'ambiente famigliare) e organizzato in piu' turni di lavoro per evitare assembramenti, anche nei trasporti. Ovviamente datore di lavoro e sindacati devono essere chiamati a monitorare giornalmente, soprattutto all'ingresso, la salute del personale con i vari strumenti praticabili. Qualche raro contagio e' sempre possibile (ed accettabile, come in strada), ma la frequenza deve essere sufficientemente bassa e comunque sotto controllo sicuro e responsabile.
  10. Mascherine: Quelle poco costose (chirurgiche) vanno usate negli ambienti chiusi frequentati da altre persone e in ambienti aperti se affollati (coprendo anche il naso oltre alla bocca). Servono per limitare il numero di virus dispersi nell'ambiente con il fiato da una persona infetta. Possono essere non usate all'aperto in strade poco affollate, tanto piu' se c'e' vento. In queste condizioni si possono non usare perche' la "ricettivita' ambientale" (cioe' la capacita' che ha l'ambiente di diluire le concentrazioni di virus a valori non piu' pericolosi) a nostro avviso lo consente (ricordiamoci sempre che tutti possiamo essere infetti anche senza saperlo).
  11. Pulizia di mascherine e filtri dei condizionatori: Una cosa poco nota e' che attraverso i filtri passa molta aria e loro, facendo il loro mestiere trattengono tutte le impurita', tra cui le particelle con i virus, che vi si accumulano. Quindi nel togliervi la mascherina non toccate il filtro con le mani nude (potrebbe anche essere pericoloso). Dovete prenderla per i tiranti e poi smaltirla richiudendola in una busta di plastica, tanto dopo qualche giorno i virus diventano inoffensivi.
  12. Smaltimento di mascherine e guanti: MAI gettare via mascherine e guanti usati nell'ambiente, a mare o in un fiume se non sono biodegradabili. Chiudetele invece in una buste di plastica che dopo una settimana di riposo puo' essere smaltita nell'indifferenziata. Stesse precauzioni vanno rispettate nella pulizia e ricambio dei filtri dell'aria (per esempio quelli dei condizionatori).
  13. Test sierologici: se si viene in contatto con una carica virale molto modesta questa viene rilevata dal sistema immunitario che da inizio ad una reazione con produzione di anticorpi. Se questa e' adeguatamente vigorosa (varia da persona a persona), puo' anche avere la meglio sui pochi virus che stanno tentando di moltiplicarsi nell'organismo e puo' riuscire ad annientarli tutti. La persona allora rimane sana ed avendo generato gli anticorpi nel sangue ha acquisito un certo grado di immunita' nel senso che ulteriori virus che venissero poi inalati potrebbero non riuscire a moltiplicarsi per questa presenza degli anticorpi, che permangono per un certo tempo nel suo sangue (non sappiamo ancora per quanto tempo). Ovviamente gli anticorpi nel sangue ci sono anche in quelle persone che non essendo riuscite ad avere la meglio sul virus si sono ammalate: in questi casi gli anticorpi gli restano nel sangue anche dopo la guarigione.
    Quindi un test sulla ricerca degli anticorpi nel sangue non e' valido per diagnosticare se una persona e' infetta perche' puo' essere malata per un'infezione in atto (anche senza sintomi) ma puo' anche essere sana (perche' infettata e poi guarita).
    Il test, se valido, attesta la presenza di anticorpi nel sangue e quindi che il soggetto e' venuto in contatto con il virus ottenendo un certo grado di immunita' (ma non sappiamo ancora quanto efficace e quanto a lungo).
INFORMAZIONI UTILI:
Materiali in cui il virus, pur disattivandosi gradualmente, resta attivo in superficie a 22 gradi (ISS):
  • Mascherine (esterno): oltre 7 giorni
  • Acciaio e plastica: 3 giorni
  • Vetro e banconote: 2 giorni
  • Legno, tessuti e cartone: 1 giorno
  • Rame: 4 ore
Disattivazione del virus: Con candeggina, amuchina o alcol al 75%: in 5 minuti.
Con la temperatura, pur disattivandosi gradualmente, il virus resta attivo sulle superfici per:
  1. 5 minuti a 70 gradi centigradi
  2. 30 minuti a 56 gradi
  3. 2 giorni a 37 gradi
  4. 14 giorni a 4 gradi.
Raggi UV: sembra che funzionino ma sono pericolosi perche' sono invisibili e nocivi.

Infine non ci stancheremo mai di ripetere che il successo nella limitazione dei contagi dipende soprattutto dalla conoscenza che ciascuno di noi deve aver acquisito su come accade che ci si contagi, cioe' da quello che noi abbiamo qui' chiamato l'ADDESTRAMENTO delle persone.
Il contributo alla diffusione di queste conoscenze, cioe' l'addestramento, e' stata la motivazione principale di questo nostro contributo.

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