Epidemia Covid-19: Cos'e' e cosa fare  

Roberto Biancastelli (ex dirigente di ricerca Istituto Superiore di Sanita') - Anguillara Sabazia (RM) - 11 maggio 2020

  "CRUSCOTTO" di Sabato 17/4/2021 con link utili per navigare in questo LAVORO  

LINK SUGGERITI: 3/1 Assembramenti - 4/1 Nuovi virus - 7/1 Decessi - 9/1 Mutazioni - 9/1 Zone rosse - 11/1 FINE allarme - 11/1 N.tamponi - 14/1 Fondo - Nuovo virus: 23/12 o 24/12 o 29/12 o IDEA

STATO: Piemonte   Oggi CESSATO ALLARME PER FINE DELLA TERZA ONDATA   (variante inglese)   -   TROPPI DECESSI   -  
Italia : studio SOSPESO   -   Rischio VARIANTI

INDAGINI: PROBLEMI aperti - Come RIAPRIRE i RISTORANTI ? - Quanti sono gia' immuni? Il 30% - Il fondo in Italia e' alto 9.5% - La curva Sars-CoV-2 continuera' a salire ? NO - Sono tanti gli immunizzati dalla 2 ° ondata? SI (non vaccinarli se dosi carenti)

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RIASSUNTO:
In questo lavoro si studia l'andamento temporale dei contagi utilizzando i dati del Piemonte con il relativo grafico del Piemonte insieme ai dati di tutta Italia con il relativo grafico di tutta Italia . Da questi dati, forniti giornalmente dal Ministero della Salute, noi cerchiamo di ricavare il massimo di informazioni possibili sull'epidemia Covid-19.
Quello che distingue questo lavoro da altri e' l'analisi dell'andamento dettagliato dei dati dei contagi non aggregati: questi dati, costati un lavoro enorme per la loro raccolta, sono una miniera di informazioni preziose, se si sa come estrarle, e noi lo stiamo facendo per imparare quanto piu' possibile su questa pandemia.
Si riescono cosi' a comprendere tutte le particolarita' dei dati, deducendo informazioni importanti tra cui l'esistenza di due diverse modalita' di guarigione delle persone infettate, con tempi di guarigione di 6 giorni e di 30 giorni.
Un altro argomento interessante riguarda l'ipotesi del raggiungimento dell' immunita' di gregge in Italia: dai dati dei contagi pubblicati, e non da modelli teorici, si ricava il tempo medio di guarigione, con il quale si stima che il numero totale di persone contagiate e quindi delle persone immunizzate potrebbe gia' essere vicino al 70% della popolazione italiana (per questo e non per altro, i nuovi contagi starebbero diminuendo ovunque in Italia).
Le CONCLUSIONI preliminari a cui siamo giunti il 19/12 riguardano anche l'ipotesi dell'esistenza di un nuovo virus in Italia.
Obiettivo di questo lavoro e' anche quello di acquisire un po' di quella capacita' previsionale , di cui ci sarebbe tanto bisogno per gestire al meglio questa pandemia.
Il lavoro e' svolto in forma cronologica per cui le parti valide sono soprattutto quelle degli ultimi giorni, pertanto si suggerisce di partire dall'ultimo aggiornamento come inizio della lettura .

SUMMARY:
In this work we study the data of the infections in a particular region of Italy (Piedmont) with the relative graph together with the data of the infections of all of Italy with the relative graph , provided daily by the Ministry of Health, to obtain the maximum possible information on the Covid-19 epidemic.
It is possible to explain all the particularities of the data, on which no type of aggregation is applied, deducing particularly important information including the existence of two different ways of healing for the infected people, with healing times of 6 days and 30 days.
Another important result concerns the achievement of " herd immunity " in Italy: from the data of the infections published by the Ministry of Health (not from theoretical models) the average healing time is obtained, with which it is estimated that the total number of 70% of the Italian population are already infected and are thus immunized. Indeed during the second epidemic wave the number of infected people rised to the peak, then dropped because the number of infected people significantly reduced due to immunity acquired with the previous infection.
We first show a list of preliminary CONCLUSIONS we reached on december,19 also concerning the possible evidence of a new virus in Italy.
The descent of the contagion curve continues until it reaches the equilibrium background level of the asymptomatic epidemic (between 1% and 3%).
When the curve reaches that level, it should no longer be necessary to strictly close the economic activities as, if the curve has dropped to the bottom level of the asymptomatics, from which it started, it means that many of the people encountered by viruses are no longer infectable for some time, because they are immunized and the viruses have difficulty in finding infectable ones (the virus is always the same).
Of course, if we form many gatherings of people we help him to come into contact with more people and thus it may be able to find an infectable body but if the contagion curve has dropped so much to reach the bottom of the asymptomatic (which is the zero for the curve), the people still infectable must not be so many and therefore the curve will no longer be able to grow much (i.e. Rt<1 remains).
The Piedmont graphs demonstrate this conclusion, because the evaluation made of the number of extra infections produced by the gatherings of people om Christmas shopping in Piedmont, up to two weeks after the reopening from the "red to the orange zone", is compatible with ZERO.
The aim of this work is also to acquire some of that forecasting ability, which would be so much needed to better manage this pandemic.
We apologize for choosing the italian language because this paper is mainly addressed to the italian people working about this pandemic.
The work is carried out in chronological form so we suggest to start reading from the last input DATA .



PREMESSA:
Il lavoro e' svolto in forma cronologica e la FRECCIA lampeggiante, nell'indice che segue, indica il LINK all'aggiornamento piu' recente, dove iniziare la lettura.
Siccome la comprensione del fenomeno che si sta studiando progredisce nel corso dei giorni, le parti che precedono l'ultimo aggiornamento (ci sono sempre scritte le date per questo) potrebbero contenere idee non piu' valide, perche' superate dalle scoperte successive, e non sono state corrette per conservare la storia di come si e' svolto lo studio. Le parti piu' recenti vanno considerate in continuo corso di aggiornamento.
Quindi il testo non va letto come un libro ma come un diario del lavoro di studio, che si sta svolgendo e le parti valide sono soprattutto quelle degli ultimi giorni.
Lo studio e' fatto da un fisico, senza competenze specifiche in medicina e virologia, che ha sentito l'obbligo morale che impone a chiunque possa portare un contributo di farsi avanti. Quello che dovrebbe rendere lecito un tale intervento e' la capacita' che hanno i fisici di estrarre dai dati tutte le informazioni nascoste, che altri non riescono a vedere. Cosi' possono fare scoperte che poi, per essere vere, devono essere convalidate sperimentalmente (metodo scientifico, Galileo Galilei 1564-1642).
Quanto scritto riporta solo le idee personali dell'autore, senza nessuna pretesa di oggettivita', e sono dirette ad un pubblico maggiorenne, non impressionabile e non specialistico (anche se credo che gli specialisti non disdegnino di leggerlo per i vari argomenti di ricerca trattati sull'epidemia Covid-19) ed intende fornire ai lettori alcune informazioni utili per ridurre i rischi di contagio: siamo infatti convinti che molti contagi avvengono per impreparazione e potrebbero facilmente essere evitati se si fosse un po' piu' informati su come i contagi avvengono.
Il Covid-19 e' una brutta malattia e parlarne puo' creare angoscia e ferire le persone piu' sensibili, per cui ne sconsigliamo la lettura a queste persone.
In genere non e' piacevole leggere per imparare: in questa lettura pero' e' proprio il caso di fare un piccolo sforzo, perche' potrebbe essere in gioco la salute (se non addirittura la pelle!).
Il nostro consiglio al lettore e' di appuntarsi le cose che non sapeva o che ritiene particolarmente utili per farne poi un buon uso personale.
Le informazioni presentate sono state raccolte dall'autore da organi di stampa perche' ritenute utili allo scopo di aiutare a proteggersi dal virus.
Nella lettura tenete presenti le date indicate, perche' i vari brani sono stati pubblicati cronologicamente in giorni successivi, mentre l'epidemia si andava estendendo ed ogni brano riporta i commenti relativi a quel particolare momento dell'evoluzione dell'epidemia.
E' facolta' e responsabilita' del lettore avvalersi o diffondere le indicazioni qui' fornite.

INDICE CRONOLOGICO 2020: (Clicca per accedere, Indietro per tornare qui')
  1. CONCLUSIONI PRELIMINARI (19 dicembre 2020)
  2. Come si sviluppa un'epidemia
  3. L'epidemia Covid-19
  4. Come limitare i contagi
  5. ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19 (dal 17/11/2021 in poi)
  6. ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19 (ad oggi)   INIZIO

    IN EVIDENZA:
  7. SORPRESA: CI SONO DUE DIVERSE COMPONENTI NELLA DISCESA DEI CONTAGI (30 novembre 2020)
  8. RAGGIUNGIMENTO DELL'IMMUNITA' DI GREGGE (2 dicembre 2020)
  9. IPOTESI IMMUNITA' DI GREGGE: QUANTI SONO GIA' IMMUNIZZATI ? (3 dicembre 2020)
  10. EFFETTO DELLA RIAPERTURA DEL PIEMONTE IN ZONA ARANCIONE (4 dicembre 2020)
  11. EFFETTO DELLA RIAPERTURA DI ALTRE 9 REGIONI (5 dicembre 2020)
  12. IL MIRACOLO FORSE MANCATO DEI VACCINI (5 dicembre 2020)
  13. QUANDO   CI   SARA' LA TERZA ONDATA   ?   (14 dicembre 2020)
  14. CONCLUSIONE PRELIMINARE IMPORTANTE   (15 dicembre 2020)   IMPORTANTE
  15. LA SECONDA ONDATA DELL'EPIDEMIA IN PIEMONTE (22 dicembre 2020)
  16. DUBBI SULLA REALE SIGNIFICATIVITA' DEI DATI (22 dicembre 2020)
  17. LA VARIANTE ITALIANA DEL SARS-COV-2 (23 dicembre 2020)
  18. STUDIO INIZIALE DELLA VARIANTE ITALIANA DEL VIRUS (24 dicembre 2020)   NOVITA'
  19. STUDIO COMPLETO DELLA VARIANTE ITALIANA DEL VIRUS (29 dicembre 2020)   RECENTE
  20. UN'IDEA ORIGINALE SUL VIRUS (31 dicembre 2020)   ORIGINALE
CLIC PER ANDARE AL 2021: Da OGGI indietro nel 2021 (Piemonte)   INIZIO

  CONCLUSIONI PRELIMINARI:     (19 dicembre 2020)
Anticipiamo una sintesi dei risultati piu' importanti, per risparmiarvi di cercarli in un testo ormai diventato piuttosto lungo.
  1. L'ANNUNCIO DEL NUOVO VIRUS:   (28 dicembre 2020)
    Ho appreso ora dal sito di TGCOM24, che persone piu' qualificate di me, come il presidente della Societa' Italiana di Virologia Arnaldo Caruso, hanno annunciato la presenza in Italia di una "variante italiana" del virus molto simile alla famigerata variante inglese, che circola da agosto in Italia.
    Questo costituisce una verifica sperimentale, per me sufficiente, della nostra ipotesi, dedotta dalle peculiarita' riscontrate nelle curve dei contagi studiate in questo lavoro: l'esistenza di una variante italiana del virus da noi scoperta fin dal 30/11.
    Sostituiro' tutti i condizionali da me usati quando parlavo del nuovo virus con degli indicativi, che avevo timore di usare per non creare allarme nei miei lettori (parlavo solo di componente a guarigione rapida in 6 giorni del Sars-CoV-2 invece di una variante del virus, di cui ho cominciato a parlare piu' chiaramente solo dopo il 21/12).
    Sono pienamente convinto che quelle particolarita' da me riscontrate nei dati sono effettivamente la manifestazione della presenza di un nuovo virus, dalle caratteristiche che potrebbero essere anche peggiori del Sars-CoV-2. Lo sapremo dopo l'Epifania o forse anche prima, osservando se la zona rossa nazionale disposta dal 24 dicembre riuscira' a far sparire i picchi, rimasti dopo la fine del ciclo del Sars-CoV-2 nel grafico del Piemonte degli ultimi due mesi. Se questo accadesse, ci permetterebbe almeno di poterne controllare la diffusione.
    "Stay tuned", perche' potrete capire molte altre cose di questo nuovo virus, anche quelle spiacevoli perche' purtroppo ci sono, che comincero' a pubblicare da domani nello STUDIO COMPLETO DEL NUOVO VIRUS.
    Dobbiamo conoscerlo se vogliamo venirne fuori presto e bene !

  2. UNA CURIOSITA' SULLA VARIANTE INGLESE DEL VIRUS: (21 dicembre 2020)
    L'esistenza nelle infezioni da Sars-CoV-2 in Italia di una componente di guarigione rapida (in soli 6 giorni invece di 30) presenta delle proprieta' dell'infezione sorprendentemente simili a quelle della variante inglese del virus, comunicate dal premier britannico contemporaneamente con l'annuncio del lockdown di Natale in UK. Ci e' venuto spontaneo allora confrontare queste proprieta'.

  3. L'IDEA DELLA VARIANTE ITALIANA DEL VIRUS:   (23 dicembre 2020)   Vedi lo STUDIO IN CORSO
      NOVITA':   Studiando i picchi periodici, che compaiono tutti numerati in rosso nel grafico di tutta Italia (tutti i lunedi'), abbiamo raggiunto la convinzione che sono l'evidenza empirica della presenza di una NUOVA VARIANTE ITALIANA del Sars-CoV-2 (in quanto compare nei test di ricerca di questo virus), che per ora e' solo una previsione ancora da scoprire sperimentalmente, ma che costituisce la spiegazione perfetta per tante di particolarita' rilevate nelle curve dei contagi, che altrimenti non si riescono a comprendere (cliccando, potete vedere le motivazioni di questa affermazione).
    Questa ipotesi potrebbe essere preoccupante, perche' il breve tempo di guarigione osservato (6 giorni) quintuplica i contagi (facendo cosi' apparire questa variante del virus 5 volte piu' contagiosa), ma potrebbe quintuplicare anche le immunizzazioni e cosi' il suo effetto potrebbe anche essere positivo, in assenza di seri danni all'organismo delle persone infettate (da accertare). Purtroppo pero' finora sembra che la durata dell'immunizzazione non superi un mese.
    Se fosse una variante del Sars-CoV-2, gli anticorpi dell'uno potrebbero proteggere anche dall'altro virus (l'immunita' acquisita e' secondo noi la causa della decrescita della curva dei contagi del Sars-CoV-2 e quella che poi rende inutili le restrizioni (nella fase di decrescita della curva), come abbiamo verificato essere di fatto accaduto ora in Piemonte.
    In questo caso, al termine dell'ondata epidemica, cioe' ADESSO, dovremmo avere gran parte della popolazione immunizzata (per 8 mesi, secondo la Monash University di Melbourne per i guariti, forse meno per gli infettati asintomatici), e quindi senza bisogno di VACCINI e tanto meno di ZONE ROSSE per un tempo certamente non breve.
    L'entita' del problema che stiamo affrontando e che ci ha indotto ad ipotizzare l'esistenza di un NUOVO VIRUS e' evidente in questo grafico del Piemonte degli ultimi due mesi. Il problema attuale sono i picchi, rimasti dopo la fine del ciclo del Sars-CoV-2.
    Contiamo che, con le restrizioni della zona rossa, nei prossimi giorni i picchi si possano ridurre fino a sparire (altrimenti saremo nei guai).
    Noi continueremo a riportare tutto quanto impariamo su questo nuovo virus quotidianamente.
    Questa variante pero' potrebbe non essere una nuova minaccia ma addirittura un aiuto, anche per le vaccinazioni, se aiutasse a creare immunita'.
    Soprattutto se questa variante del virus producesse pochi danni all'organismo: trattandosi di coronavirus, potrebbe anche essere come il raffreddore (se siamo fortunati). Allora nessuno chiuderebbe le frontiere con l'Italia e, come paradosso, potrebbero addirittura venire apposta per prenderselo, come una forma di vaccinazione naturale gratuita!

  4. COSA VOGLIAMO CHE ACCADA:   (28 dicembre 2020)  
    Il problema che dev'essere risolto e' la presenza dei picchi che ci hanno indotto ad ipotizzare l'esistenza di un NUOVO VIRUS dal grafico del Piemonte.
    Questi picchi continuano a persistere in Piemonte, sempre con la stessa ampiezza dell'1.5% negli ultimi 30 giorni malgrado le restrizioni in atto (zona arancione e rossa).
    Ci aspettiamo che i picchi scompaiano con la zona rossa nazionale che dura fino all' Epifania. Stiamo a vedere.

  5. IL FONDO DEGLI ASINTOMATICI: L'epidemia e' iniziata ai primi di ottobre, partendo da un livello iniziale di contagi intorno a 3% della popolazione. Questo era un livello di fondo naturale dei contagi che abbiamo attribuito alla presenza di una moltitudine di persone infette ed asintomatiche, presenti ed anche misurate d'estate, con percentuali sulla popolazione dell'1% a luglio, 2% in agosto e del 3% a settembre. Essendo sempre presente questo fondo di contagi (12 mesi all'anno), le curve che grafichiamo non arriveranno mai a zero ma si appiattiranno su questo livello di fondo per ora impossibile da azzerare.
    Nel presente articolo questa presenza l'abbiamo attribuita all' epidemia degli asintomatici (sempre presente, anche se invisibile, costituita dall'equilibrio dinamico continuo tra persone che si infettano inconsapevolmente senza sintomi e asintomatici che smettono di esserlo perche' guariscono).

  6. LA SECONDA ONDATA: L'ondata epidemica mostrata nella curva dei contagi del Piemonte inizia a crescere, arriva ad un picco e poi scende, fino ad arrivare al livello del fondo degli asintomatici, da cui era partita, e si appiattisce a quel livello (dov'e' ora).
    E' chiaro perche' la curva e' salita: l'arrivo del freddo ha prolungato il tempo in cui i virus rimangono attivi nell'ambiente (cioe' in grado di contagiare) aumentando cosi' l'esposizione della popolazione al contagio.
    E' meno chiaro perche' poi la curva sia scesa a zero (che e' il livello del fondo degli asintomatici: 1.5% in Piemonte).
    Certo non sono state le varie restrizioni, che sono state adottate 15 giorni dopo che la discesa era gia' iniziata (nel grafico , in cui ogni colonnina e' un giorno, sono indicate le date d'inizio delle zone rossa ed arancione del Piemonte).
    Noi crediamo di aver capito la causa della discesa, che e' naturale.
    In entrambi i grafici esaminati in questo lavoro sono presenti dei picchi di contagi che appaioni periodicamente ogni 7 giorni, in cui la curva dei contagi prima sale in 2 giorni e poi ridiscende in 4 giorni, sicuramente per guarigioni delle persone infettate piuttosto rapide, in soli 6 giorni (quando le infezioni normali e quelle ospedalizzate richiedono circa 30 giorni per guarire).
    Questo tempo di guarigione di soli 6 giorni invece di 30 gioca un ruolo cruciale nello sviluppo dell'epidemia, perche' favorisce un avvicendamento 5 volte maggiore degli infettati, che poi rimangono immunizzati per un tempo abbastanza lungo.
    Quindi se l'epidemia dura un mese, con un valor medio dei contagi del 10%, non abbiamo il 10% di immunizzati ma un numero 5 volte maggiore, il 50%.
    Siccome l'epidemia e' iniziata ai primi di ottobre e sta ancora durando a Natale, si capisce bene perche' la curva dei contagi sia scesa: semplicemente la curva e' scesa perche' i virus hanno avuto sempre piu' difficolta' a trovare persone che NON siano state immunizzate da una precedente infezione.

  7. L'IMMUNITA' DI GREGGE: Questo risultato fa capire che con il Covid-19 l'immunita' di gregge si raggiugerebbe presto ma sarebbe solo temporanea, perche' le persone immunizzate (anche con un vaccino) perderebbero abbastanza presto la loro immunita' e se non faranno tutti il richiamo del vaccino in tempo utile, ci sarebbero sempre persone infettabili, con grande soddisfazione dei virus Sars-CoV-2.

  8. CONFRONTO CON LA "SPAGNOLA" DI UN SECOLO FA: Se le nostre deduzioni sono giuste, tra un mese in Piemonte non s'infettera' quasi piu' nessuno ma non per sempre, come accadde invece per l'influenza "Spagnola" un secolo fa (che per questo scomparve, per l'immunita' permanente).
    Purtroppo abbiamo informazioni che pazienti, gia' contagiati da Covid-19 e poi guariti, si sono reinfettati qualche mese dopo.
    Questo significa che per la forma e le loro proprieta', gli anticorpi del Sars-CoV-2 non attribuiscono un'immunita' permanente ma vengono smaltiti, sia pur lentamente, dall'organismo, cosicche' l'immunita' acquisita con l'infezione scompare dopo qualche mese.
    Questo renderebbe il Covid-19 un'infezione molto peggiore della Spagnola, perche' sarebbe in grado di provocare epidemie ricorrenti (ogni 8 mesi, secondo la durata dell'immunita' stimata dalla Monash University di Melbourne), in una popolazione che non riuscirebbe mai ad ottenere un'immunita' permanente, neanche con i vaccini, perche' sarebbe troppo difficile in un tempo inferiore a otto mesi riuscire a ripetere tutte le vaccinazioni su cosi' tante persone in tempo utile.
    Questo virus sembra avere tutte le caratteristiche di una "tempesta perfetta".

  9. LA TERZA ONDATA DI COVID-19: Per quanto detto finora, la terza ondata secondo noi non dovrebbe esserci nei prossimi sette mesi, poi dovrebbe salvarci l'estate e nell'inverno successivo la vaccinazione, se sara' fatta al momento giusto (troppo presto non va bene, soprattutto se si e' positivi al test sierologico).
    Ci rendiamo conto di essere in minoranza, se non soli, a sostenere che i contagi stanno scendendo perche' le persone infettate, che risultano ora immunizzate, sono gia' moltissime ed in numero crescente finche' l'epidemia e' in atto, grazie a quel tempo di guarigione di soli 6 giorni da noi "scoperto", che quintuplica i contagi. La durata dell'immunita' "naturale" e' di 8 mesi (secondo una ricerca della Monash University di Melbourne).
    Non dobbiamo trascurare pero' una reale preoccupazione legata all'efficacia dei vari gradi di immunita', acquisita dalle persone infettate e poi guarite, soprattutto nel periodo del freddo invernale , quando l'intensita' delle cariche virali presenti nell'ambiente aumenta. Nei prossimi mesi invernali ci sara' percio' un confronto tra queste cariche virali piu' contagiose e la protezione dell'immunita' naturale conseguente all'infezione (ma vale anche per l'immunita' da vaccinazione), che ci aspettiamo possa variare da persona a persona.
    E' una bella lotta, speriamo che non vinca il virus!

  10. INUTILITA' DELLE RESTRIZIONI. Possiamo spiegare anche quest'altro risultato sorprendente , trovato con misurazioni sui dati e non con congetture: il numero di contagi extra generati dagli assembramenti conseguenti alla riapertura del Piemonte in zona arancione NON hanno prodotto alcun contagio in piu' per ben 15 giorni dopo la riapertura. Secondo noi questo fatto e' dovuto all'immunizzazione che ha reso inutili le chiusure: quando di persone contagiabili ce ne sono poche, e' inutile chiudere le attivita' economiche per tenere le persone distanti, perche' il risultato e' trascurabile (ma i costi no).
    Il risultato sarebbe MOLTO diverso se la chiusura venisse fatta quando l'epidemia e' in fase crescente, perche' allora di persone infettabili ce ne sarebbero molte ed il distanziamento prodotto dalla chiusura impedirebbe alla curva dei contagi di salire e si salverebbero molte vite umane.
    Per questo motivo, se siamo nel giusto, in Piemonte sarebbe inutile procedere ad ulteriori restrizioni nel periodo natalizio, perche' la maggior parte della popolazione e' stata gia' temporaneamente vaccinata, con un vaccino efficientissimo: il Sars-CoV-2.
    Non sappiamo se questo risultato possa essere esteso anche ad altre regioni ma la nostra analisi, fatta su una regione pilota, il Piemonte (con dati non inquinati da altre regioni), potrebbe essere facilmente ed in breve tempo ripetuta per qualsiasi altra regione d'Italia, usando i dati gia' esistenti. Ovviamente i tecnici possono fornire pareri diversi ma in un paio di settimane si capira' chi ha ragione; intanto e' responsabilita' dei governanti ascoltare scienziati e tecnici per cercare poi di fare le scelte migliori.
    Avendo citato il Sars-CoV-2 come vaccino efficientissimo, non vogliamo rischiare di essere fraintesi percio' chiariamo bene una cosa: chi s'infetta subisce dei danni permanenti all'organismo, perche' i virus distruggono le cellule umane usate per replicarsi ed i tessuti umani interessati perdono per sempre le loro funzionalita' e rimangono solo tessuti cicatriziali inerti. Percio' e' assolutamente meglio non infettarsi.

  11. IL NOSTRO PARERE SULLE RESTRIZIONI DI "NATALE":   (23 dicembre 2020)
    Le seguenti ragioni ci inducono a non valutare positivamente le onerose restrizioni adottate dal Governo per il periodo tra Natale e la Befana:
    • I livelli dei contagi che abbiamo esaminato sono quelli nel grafico del Piemonte e nel grafico di tutta Italia , per le altre regioni non esprimiamo giudizi.
      In questi giorni di dicembre le curve dei contagi sono scese molto, essendo nella fase finale della seconda ondata, e mostrano di restare stabilmente vicine ai loro livelli minimi di fondo , che sono i livelli indicati con linee verdi nei grafici e che abbiamo attribuito ai contagi prodotti dall'epidemia invisibile degli asintomatici.
      Ci sono due cause che inducono a prendere decisioni sbagliate:
      1. Osservare il numero dei decessi e' sbagliato, perche' le restrizioni intervengono sul livello di contagi attuale e non su quello che ha provocato quei decessi (di un mese prima): il passato e' ormai passato e non si puo' fare nulla.
      2. Osservare l'indice di trasmissibilita Rt, che corrisponde alla pendenza della curva (il coefficiente angolare della retta tangente), e' sbagliato perche', quando la curva si appiattisce sulla retta (verde) del fondo degli asintomatici, le fluttuazioni naturali dei dati influenzano in modo eccessivo il calcolo di Rt (da un punto all'altro la pendenza sembra "ballare" molto) e se si media troppo si perde sensibilita'. Si deve anche e soprattutto valutare il livello assoluto dei contagi (cioe' l'ordinata).
      Sentiamo dire in TV, anche da persone importanti per il ruolo che rivestono, che e' meglio mantenere la "guardia alta", perche' i decessi sono troppi o perche' Rt sta risalendo. Dovrebbe essere chiaro ora perche' non sono criteri corretti per decidere sulle restrizioni.
      Malgrado i numerosi affollamenti della gente nei negozi per gli acquisti di Natale, prima della chiusura in zona rossa non sembrano essersi registrati aumenti di contagi degni di rilievo (basta guardare gli ultimi punti a destra nei due grafici,
      Con tutto quel caos di assembramenti NON c'e' stato alcun incremento dei contagi significativo.
      La curva del Piemonte e' gia' ai minimi ed i sacrifici che comportera' la zona rossa dovrebbero servire almeno ad abbassare ulteriormente questi livelli gia' minimi (quindi si potrebbe guadagnare poco, a fronte di grossi oneri sociali ed economici).
      Il livello apparente del fondo , che e' di 9.5% nel grafico di tutta Italia appare troppo alto per essere dovuto agli asintomatici ma risulta alto per un' anomalia nei dati forniti, che andra' corretta dal Ministero della Salute (non ci disturba pero' nel lavoro sui dati relativi, come facciamo noi).
    • La zona rossa e poi quella arancione del Piemonte sono servite a poco, perche' la diminuzione dei contagi che si vede nella curva del Piemonte era cominciata gia' 15 giorni PRIMA della chiusura "rossa" e non sembra aver subito poi alcun miglioramento dopo la chiusura.
      Che alla riapertura arancione non c'e' stato alcun peggioramento in termini di incremento dei contagi e' stato anche dimostrato numericamente e si puo' percio' concludere che le restrizioni in Piemonte non sono servite a diminuire i contagi in modo apprezzabile.
      Abbiamo anche spiegato le cause di questo insuccesso, che ora si sta per ripetere con le restrizioni di Natale in Piemonte e probabilmente anche in molte altre regioni d'Italia (per sapere quali basta osservare le relative curve dei contagi).
      Infatti dall'andamento della curva dei contagi in tutta Italia , che si e' appiattita anch'essa sul "livello di fondo", abbiamo l'impressione che lo stesso discorso possa essere vero anche per molte altre regioni d'Italia.
    Per essere chiari, esagerando ma solo un po', riteniamo che i contagi gia' stanno allo zero, che e' il fondo degli asintomatici, e percio' non ci dovrebbe essere alcuna possibilita' di abbassare ulteriormente il numero dei contagi gia' basso (in quasi tutte le regioni, basta controllare) e quindi restrizioni e zone rosse ora NON servono.
    Per la durata di un mese dopo la conclusione di un'"ondata" epidemica, come ora, si potrebbe anche riaprire TUTTO, ma senza "libera tutti" cioe' continuando a mantenere le giuste cautele, tra cui l'uso delle mascherine (perche' ci sono anche gli altri virus, come l'influenza), e monitorando scrupolosamente l'eventuale comparsa di nuove varianti del virus, che potrebbero avviare una loro diversa ondata epidemica.
    La curva dei contagi da una risposta abbastanza "pronta": in 2 o 3 giorni, se le cose vanno male in una regione, si dovrebbero veder salire i contagi, per cui i danni di possibili errori potrebbero essere limitati.

  12. RIDUZIONE DEL NUMERO DI TAMPONI ESEGUITI:   (28 dicembre 2020 e 11 gennaio 2021)  
    In TV abbiamo sentito oggi manifestare delusione per la diminuzione del numero di tamponi eseguiti, perche' all'estero ne fanno di piu'.
    Quando si tracciavano i contatti delle persone trovate positive al tampone, ho sempre scritto in questo lavoro che piu' test si facevano e meglio era.
    Poi non si e' piu' riusciti a seguire questi tracciamenti e suppongo che da allora i dati sono stati raccolti solo per essere analizzati dagli esperti.
    Se le cose stanno cosi', dovete sapere che nelle procedure sperimentali si incrementa il numero di dati raccolti ma solo fino a raggiungere un errore statistico accettabile, perche' andare oltre non sarebbe giustificato.
    Nella teoria degli errori in condisioni normali l'errore statistico su un dato numerico misurato e' la radice quadrata di quel numero: cioe' se i tamponi positivi sono 900 l'errore standard e' 30 (quindi il 3%); ma se si decuplica il lavoro per arrivare a 10000 l'errore diventa 100 (ovvero 1% che e' solo 3 volte minore, a fronte di un lavoro 10 volte maggiore).
    Questo significa che oltre un certo numero non conviene piu' spingersi, perche' il dato misurato ormai e' gia' ben definito (cioe' l'errore percentuale e' sufficientemente piccolo).
    Se oggi vediamo che il numero di tamponi e' in diminuzione, non e' un segnale di rilassatezza di chi fa le misure ma un segno che si stanno ottimizzando gli sforzi e le procedure (dato che non si fanno piu' i tracciamenti con gli umani e nemmeno in automatico con gli smartphone, perche' una vecchia legge sulla Privacy purtroppo non lo consente).
    Per fare un esempio, oggi in Piemonte su 30303 tamponi analizzati i positivi sono stati 313, con errore pari alla radice quadrata di 313 che e' 17.7, quindi (valor vero 313 piu' o meno 18, al 68% di probabilita') con un errore relativo del 5.7% che e' ACCETTABILE (i possibili errori sistematici, non considerati, ci sono ma in genere agiscono sempre nello stesso verso).
I dati raccolti devono pero' essere significativi in ogni regione, per cui non deve accadere che in un giorno (11/1) si abbiano i seguenti risultati:
REGIONE ATTUALI INCREMENTO ERRORE STAT. PERCENTUALE STATO
EMILIA R.614661942442%OK
LAZIO788811254353%OK
PUGLIA54933622254%OK
LIGURIA5082226157%OK
UMBRIA427249714%NO
MOLISE121025520%NO
Gli errori statistici in percentuale minore del 10% sono accettabili, quelli maggiori no se i tamponi possono essere aumentati di numero senza problemi.
Quindi nel caso considerato (11/1) Umbria e Molise avrebbero dovuto fare piu' tamponi.
Non cosi' Emilia e Lazio che ne avrebbero potuti fare anche di meno, senza perdere molto in precisione della misura.
Ripetiamo che questo e' vero solo se non viene fatto il tracciamento dei positivi per individuare gli altri contagiati, come sembra stia accadendo ora, altrimenti piu' tamponi si fanno e meglio e'.


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SEGUONO VARI COMMENTI INSERITI CRONOLOGICAMENTE (quelli piu' vecchi possono anche essere non piu' validi).

CHIARIMENTO SUL SIGNIFICATO DEI DATI: (31 ottobre 2020)
Questo lavoro e' basato sui dati forniti dal Ministero della Salute, e denominati come il numero dei nuovi contagi e come tali sono considerati da tutti.
Noi pero' crediamo che questi numeri, se si riferiscono a test fatti su un numero grande di tamponi di persone prese a caso e sparse sul territorio nazionale, non siano dei nuovi contagi ma siano invece una determinazione a campione della quantita' di persone infette esistenti in Italia, per il 96% circa asintomatiche.
Questi dati potrebbero essere considerati in buona approssimazione come dei nuovi contagi, se tutti gli asintomatici infettati guarissero in pochi giorni ma a noi non risulta che sia cosi': abbiamo notizia che il calciatore Ronaldo e' guarito dopo 20 giorni dal contagio. Crediamo anche che ci sia un grande numero di asintomatici cronici che non guariscono in tempi brevi (puo' accadere quando i virus riescano ad insediarsi in aree del corpo poco vascolarizzate, come le terminazioni nervose, per esempio) per restarci a lungo. Crediamo anche che siano tanti (milioni) e che siano proprio questi infettati cronici, che permettono al virus di superare il periodo estivo, ospitato in queste persone asintomatiche, per poi comparire nuovamente in forma patogena in autunno.
In conseguenza di cio' preferiamo considerare i dati forniti dal Ministero della Salute non come nuovi contagi ma come una determinazione a campione del numero totale di infetti esistenti in Italia, per cui se su 100.000 test trovo 10.000 positivi (il 10%) posso ritenere che in quel momento in Italia, sui suoi 60 milioni di abitanti, ci siano 6 milioni di persone infette.
Preferiremo percio' parlare non di "nuovi contagi" (anche se talora non disdegneremo di usare questa dizione fornita dalla fonte dei dati, se non comporta errori), ma di "persone contagiate" o "infette" (che non e' detto che siano "nuovi contagi").
In seguito vedremo che dovremo tenere conto di questa differenza perche' comporta anche delle diversita' nell'analisi dei dati.

INFORMAZIONE: Nell'altro lavoro presente su questo sito abbiamo usato i dati dei decessi perche' piu' affidabili, anche se ritardati di circa un mese rispetto al momento del contagio, e quindi piu' adatti all'oggetto di quella ricerca.
Il lavoro attuale invece punta a valutare l'efficacia dei provvedimenti di contenimento dei contagi e quindi e' molto importante la prontezza della risposta dei dati rispetto al momento in cui il provvedimento e' entrato in vigore.
Questa e' la ragione per cui il presente lavoro utilizza i dati piu' aleatori dei contagi giornalieri, invece di quelli dei ricoveri o dei decessi: e' per avere una risposta poco ritardata (solo 2 o 3 giorni) rispetto al momento del rilevamento contagio.


COME SI SVILUPPA UN'EPIDEMIA (piu' la conosci e meglio la eviti)
Un virus non e' un organismo vivente come e' una cellula. Una cellula, il materiale organico elementare della vita, puo' riprodursi autonomamente creando un'altra cellula identica a se stessa mediante un complesso meccanismo biochimico che e' in grado di seguire la "programmazione" indicata nella sequenza di materiale organico (geni) presenti in una particolare macromolecola presente nella cellula, chiamata RNA messaggero, perche' e' creata come una copia del DNA e trasporta cosi' tutte le informazioni genetiche presenti nel DNA.
Se il virus riesce ad introdurre la propria molecola RNA in una cellula vivente questo meccanismo biochimico della cellula infettata entra ugualmente in funzione ma seguendo la "programmazione" contenuta nell'RNA virale invece di quello della cellula, che e' cosi' obbligata a creare non una cellula ma una copia del virus.
E' questo il meccanismo usato dai virus Covid-19 per moltiplicarsi: per "sopravvivere" ha bisogno di essere ospitato da un essere umano, che lui sfrutta per moltiplicarsi; ma ha poco tempo (poche ore o giorni) per riuscire ad entrare nel corpo umano (da naso, bocca o occhi) perche' quando e' nell'ambiente esterno i vari agenti fisici e chimici (temperatura, sostanze chimiche, ecc.) gli procurano molti danni che ne compromettono la capacita' di infettare: e' come se gli si spuntassero gli aculei con cui riesce ad iniettare l'RNA nelle cellule.
Il virus continua cosi' ad esistere perche' gli umani infettati sono delle fabbriche ambulanti dei virus e li spargono nell'ambiente, dove ogni virus rilasciato cerca un altro umano da infettare prima che si esaurisca quel poco tempo in cui rimane attivo nell'ambiente.
Gli umani infettati piu' efficaci per la diffusione dei virus sono gli asintomatici perche' circolano normalmente, senza particolari precauzioni, essendo inconsapevoli di essere dei propagatori dell'infezione. Tra questi "asintomatici" ci potrebbero essere molti giovani, in quanto i giovani, una volta infettati, sembra manifestino sintomi piu' lievi e quindi non pensano di essere malati di Covid-19 ma di avere un normale malanno passeggero e possono anche uscire di casa. Accade cosi' che altre persone si trovano ad essere esposte all'infezione soprattutto se si trovano a frequentare con leggerezza amici in gruppo o in "movide", inconsapevoli di correre rischi cosi' gravi. Per quantificare questo rischio citiamo il caso di un giovane coreano del sud di 29 anni che un una sola serata, girando per i bar, ha infettato ben 50 ignari frequentatori di quei bar.

L'EPIDEMIA:
Se una persona contagiata ne infetta altre e queste poi a loro volta ne infettano altre ancora, con il passare del tempo il numero dei contagiati cresce con una progressione che puo' risultare esponenziale, se mediamente ogni persona infetta ne contagia piu' di un'altra: e' allora che esplode l'epidemia.
Il livello di trasmissibilita' si misura con un numero (R0=numero di persone mediamente contagiate da una persona infetta), che dev'essere maggiore di 1 perche' l'epidemia si possa sviluppare. Allora ogni virus che riesce a raggiungere ed infettare una persona produce una distinta catena di contagi che contribuisce a portare il suo contributo esponenziale al totale delle persone infettate. La curva reale del totale delle persone contagiate risulta dalla somma di tutti questi contributi esponenziali ed ha anch'essa un andamento crescente in modo esponenziale.
Se non ci sono limiti alla diffusione del contagio, la curva del totale degli infettati cresce sempre piu' finche' tutta la popolazione risulta infettata (milioni di persone).
Il fattore Rt, che misura l'intensita' del contagio, dipende dalle condizioni ambientali. Se queste favoriscono il propagarsi dell'epidemia (affollamento, temperatura bassa gradita al virus, ecc.) Rt puo' raggiungere valori superiori a 1 ed allora il numero degli infettati diverge, cioe' "esplode" l'epidemia.
Altrimenti, se le condizioni ambientali NON favoriscono il propagarsi dell'epidemia (per esempio con il "lockdown" della popolazione), questo non accade e Rt rimane inferiore a 1; cosi' il virus, pur presente nell'ambiente, non si diffonde a sufficienza per alimentare lo sviluppo dell'epidemia con nuovi contagi.
E' un fenomeno che noi conosciamo bene con la malattia influenzale che chiamiamo stagionale perche' d'inverno trova le condizioni ambientali che ne favoriscono la diffusione, raggiungendo cosi' un potere di contagiosita' con Rt superiore a 1: si sviluppa l'epidemia influenzale.
D'estate invece la maggiore temperatura ambientale (che produce danni ai virus mediante le vibrazioni e rotazioni termiche delle molecole) riduce il tempo di permanenza del virus attivo nell'ambiente e quindi il tempo di esposizione della popolazione ai virus: come risultato il fattore Rt scende sotto al valore di 1 (senza bisogno di "lockdown" della popolazione) e l'epidemia influenzale scompare non essendo piu' sufficientemente alimentata dai nuovi contagi (che sono diminuiti).
Pero' questi virus influenzali permangono nell'ambiente anche d'estate, potendosi riprodurre su un minor numero di persone che riescono ad infettare (anche d'estate).
Se i virus nell'ambiente non riuscissero piu' ad infettare nessuno, per esempio perche' tutta la popolazione si e' vaccinata, allora si estinguerebbero (come e' successo per molte malattie ormai scomparse, come il vaiolo). Ci auguriamo che anche il Covid-19 possa fare al piu' presto questa fine!
La pericolosita' del Covid-19 e' molto maggiore di una normale influenza: credo percio' che sia meglio considerata non come un'influenza ma come una polmonite virale, essendo questa la patologia piu' pericolosa e potenzialmente letale che puo' provocare se i virus raggiungono i polmoni. Puo' anche lasciare insufficienza respiratoria perche' le cellule dei polmoni distrutte dal virus non si rigenerano: altro che vantaggio dell'immunita' "di gregge" in tal caso!
A secondo della diversa efficacia del sistema immunitario, alcune persone infettate (quindi contagiose) possono manifestare sintomi cosi' lievi da essere addirittura non percepiti neanche dal soggetto stesso (sono i cosiddetti pazienti "asintomatici"). Sembra che possano essere molto numerosi (i russi hanno trovato un asintomatico per ogni malato con sintomi).
Essendo l'esame diagnostico (il cosiddetto "tampone") piuttosto complesso, perche' riguarda la ricerca in laboratorio della molecola dell' RNA del virus, non e' possibile estenderlo a tutta la popolazione, e quindi e' impossibile arrivare ad identificare tutti i pazienti asintomatici, che rimangono cosi' una mina vagante perche' contagiosi con livello di pericolosita' di contagio non conosciuto.
Il livello costante residuale dei contagi per Covid-19 potra' quantificare a tempi lunghi l'entita' di questa minaccia che terminera' definitivamente, come e' successo per altre epidemie, dopo aver vaccinato tutta la popolazione ma occorreranno crediamo almeno un paio d'anni perche' tutti possano essere vaccinati.



COME LIMITARE I CONTAGI:
Gli accorgimenti qui' raccomandati richiedono buon senso, attenzione costante ed autodisciplina. Il risultato che cosi' si ottiene e' l'addestramento delle persone a vivere e lavorare con un buon livello di sicurezza in un ambiente contaminato dal virus Covid-19.
Per prima cosa si deve capire come puo' accadere che il virus ci infetti.
Alla luce di quanto finora appreso, con buon livello di confidenza, accade questo:

Il virus una volta emesso dal fiato di una persona infetta, resta attivo nell'ambiente solo per un tempo limitato (da qualche ora a pochi giorni). Non e' un organismo vivente che puo' moltiplicarsi se trova le giuste condizioni (come sono germi e batteri) ma e' come un complesso materiale biochimico che ha bisogno di entrare in contatto con le giuste cellule del corpo umano per poterci iniettare il suo RNA (messaggero) e sfruttare cosi' la funzionalita' riproduttiva della nostra cellula per duplicarsi. La cellula umana infettata costruisce cosi' un nuovo virus Covid-19 invece di una cellula umana.
Se tutti noi fossimo capaci di non inalare mai questi virus, lasciandoli sempre nell'ambiente dove sono, in pochi giorni la pandemia si estinguerebbe (ed i virus pure)!
Purtroppo molte persone (tra 20000 e 30000 al giorno oggi in Italia) non riescono ad essere cosi' accorte ma purtroppo si fanno "infettare" inalando il virus e si ammalano con una degenza che e' abbastanza lunga: 3 o 4 settimane a casa o in ospedale (se non peggio).
Vediamo in particolare come puo' avvenire il contagio e perche', se lo si capisce bene, la probabilita' di rimanere contagiati si abbassa molto.
Il virus viene emesso con il fiato di una persona infetta, che puo' anche non avere sintomi e quindi non sapere neanche di essere un propagatore dell'infezione.
Il fiato infetto e' la via di attacco preferita dal virus perche' una volta inalato da una persona sana si puo' insediare nelle cellule del corpo umano che predilige: quelle dell'apparato respiratorio e li' comincia a moltiplicarsi infettando irrimediabilmente l'ospite.
Fortunatamente la pelle umana, se non lesionata, e' una buona corazza che impedisce a questo virus di penetrare all'interno del nostro corpo: gli unici punti di accesso sembrano essere naso, bocca e occhi. Quindi oltre al rischio di infettarsi per inalazione c'e' anche il rischio nel toccarsi il volto con le mani sporche. Questo rischio non e' piccolo perche' i virus emessi con le goccioline di saliva da persone SENZA mascherina (che le puo' trattenere) si depositano sulle varie superfici con cui le vostre mani potrebbero entrare in contatto, anche a distanza di tempo (durante tutto il periodo in cui il virus resta attivo, cioe' da qualche ora a qualche giorno).
E' bene per questo motivo, quando si toccano cose fuori casa, proteggere la mano con fazzoletto o guanti di tipo "usa e getta". Siccome puo' capitare di toccare con le mani qualcosa di infetto (banconote, le mani di un'altra persona, qualcosa toccato dalla cassiera del supermercato, pulsanti di un ascensore o di un POS, maniglie di ogni tipo, ecc.) dovete spesso lavarvi molto bene le mani (anche quando avete i guanti) e cercare di non toccarvi mai gli occhi o il naso quando le mani non sono ben pulite.
Convivere con il virus e' una seccatura ma, se avete capito cosa si puo' fare e cosa non si deve fare, non e' poi cosi' tragico.
Potete vivere tranquilli sapendo che se entrate in contatto con pochi virus molto probabilmente non succede niente perche' il vostro sistema immunitario se ne accorgera' e li fara' fuori.
Attenzione pero': un grosso rischio di rimanere infettati si verificherebbe entrando in contatto con un'elevata carica virale, perche' allora i virus sono troppi ed avranno la meglio loro.
Una carica virale elevata e' nelle microgoccioline di saliva ("droplets" in inglese, del diametro >=5 micrometri che arrivano in aria fino ad un metro) contenute nel fiato di una persona infetta: sembra che con uno sternuto possano essere emessi anche centinaia di milioni di virus!
L'importanza della carica virale e' suffragata anche dall'osservazione che le persone infettate e poi guarite non sembrano essere molto contagiose se diventano nuovamente positive: crediamo che questo accada perche' queste persone, avendo molti anticorpi, emettono un fiato che contiene molti meno virus e le loro microgoccioline di saliva, che sono i vettori dei virus all'esterno, hanno una carica virale modesta.
Quando la carica virale e' modesta i virus si fermano nella gola e non arrivano ai polmoni, cosi' i sintomi sono piu' lievi. Quando questi casi diventano molto numerosi si puo' avere l'impressione che il virus sia diventato meno aggressivo ma secondo noi cosi' non e': questo accade quando con il passare del tempo il numero di persone sieropositive che immettono nell'ambiente microgoccioline di saliva con piccola carica virale e' cresciuto. Sono persone contagiose ma meno di una persona malata, cioe' infetta con sintomi ben evidenti.
Per questo e' importante che tutti usino le mascherine, che possono trattenere queste microscopiche goccioline di saliva.
Le microgoccioline di saliva delle persone infette, che possono essere anche persone senza alcun sintomo (come ciascuno di noi che possiamo essere entrati in contatto con il virus inconsapevolmente); sono pericolose quindi non devono essere inalate e non si deve toccare nulla in cui queste goccioline possono essersi depositate (per esempio mascherine, tavoli, mani, maniglie, vestiti, ecc.).

IMPORTANTE: Il problema dei giovani (e non solo loro)
Un problema abbastanza serio che si sta verificando attualmente in Italia, al termine del lockdown, e' costituito dalle riunioni serali e notturne dei giovani (cosiddette movida) in cui molti di loro amano intrattenersi molto numerosi e vicini tra loro nello stesso luogo.
Da quanto detto finora e' chiaro che questi eventi costituiscono un luogo ideale per la diffusione del contagio e per la nascita di nuovi focolai di contagio difficili da localizzare e delimitare soprattutto nelle grandi citta'.
Questo accade perche' quei giovani non sono consapevoli dei rischi di contagio e del pericolo che fanno correre a tutta la comunita', che potrebbe vedere vanificati tutti i sacrifici fatti nel lockdown per contenere la pandemia.
Chiariamo cosa dovrebbe essere spiegato a questi giovani, perche' evidentemente loro non lo sanno.
Quando dopo un mese o piu' di lockdown il numero di nuovi contagi e' sceso a tal punto che le Autorita' decidono di interrompere il lockdown, non significa affatto che la pandemia e' superata ma solo che le si e' impedito di esplodere esponenzialmente, limitando il numero dei contagi: cio' perche' la gente non circolava ed i virus avevano piu' difficolta' a trovare un umano da infettare per moltiplicarsi.
Ora con la movida non gli pare vero: di nuovo avranno molta facilita' a incontrare delle vittime a loro vicine per tentare di infettarle.
Ma i giovani non se ne curano perche' sono sicuri che A LORO NON SUCCEDE perche' tutti i loro amici scoppiano di salute e quindi i rischi sono solo teorici, non reali. Inoltre hanno la mascherina che li protegge.
Spieghiamo perche' purtroppo NON e' cosi': la mascherina chirurgica non blocca particelle cosi' piccole come i virus che quindi possono essere inalati anche se si ha la mascherina; e' di aiuto solo se ce l'ha la persona infetta.

SITUAZIONE ATTUALE ED IL FUTURO CHE CI ATTENDE (Agosto 2020)
Nella fase finale del lockdown sia i contagi che i decessi sono meno numerosi e tutti hanno la sensazione che il virus si stia attenuando, stia diventando meno aggressivo. Noi crediamo pero' che non sia cosi': il virus e' sempre lo stesso perche' secondo noi lui non cambia in un mese. Crediamo invece che il numero delle persone con anticorpi (sieropositive) aumenti col tempo e, se infettate, queste persone non sviluppano i sintomi della malattia (asintomatici), perche' hanno gli anticorpi che limitano la proliferazione dei virus nel loro corpo.
Ma anche loro rilasciano con il fiato un numero di virus, magari modesto (cioe' con una carica virale ridotta: non centinaia di milioni di virus ma "solo" pochi milioni), che in molti casi e' pero' capace di infettare un'altra persona a loro vicina. Questa nella maggior parte dei casi risultera' anch'essa asintomatica, essendo stata modesta la carica virale infettante.
Si realizza cosi' una vera e propria EPIDEMIA NASCOSTA delle persone asintomatiche che, ospitando permanentemente nel loro corpo i virus, sono come fabbriche ambulanti, inconsapevoli ed ignote a tutti che permettono al virus di rimanere in forma endemica nascosto indefinitamente tra la popolazione per poter poi riemergere periodicamente come epidemia di Covid-19 al verificarsi di almeno una delle seguenti condizioni:
  1. Aumento dell'esposizione della popolazione al virus, per allentamento delle misure di contenimento del contagio (assembramenti, movida, ecc.) o per aumento del tempo in cui il virus rimane attivo nell'ambiente, per condizioni ambientali e di temperatura (bassa) piu' favorevoli alla diffusione del virus.
  2. Abbassamento delle difese immunitarie tra la popolazione (con il freddo o tra gli anziani).

Spieghiamo perche' il virus diventa piu' aggressivo quando fa freddo (d'inverno ma anche nelle celle frigorifere e con l'aria condizionata).
Il virus rimane attivo, cioe' in grado di replicarsi mediante la sintesi pilotata dal suo RNA iniettato nelle cellule umane infettate, per un tempo breve perche' l'agitazione termica delle molecole dell'aria in cui e' immerso gli produce dei danni al meccanismo che usa per iniettare l'RNA nelle cellule umane ed in un tempo che e' tanto piu' breve quanto piu' alta e' la temperatura nell'ambiente che lo circonda perde la capacita' di infettare.
D'estate, quando fa caldo, l'esposizione delle persone ai virus presenti nell'ambiente, perche' emessi dagli asintomatici, si riduce perche' la permanenza dei virus attivi nell'ambiente e' piu' breve.
D'inverno invece i virus permangono piu' a lungo nell'ambiente crescendo di numero per accumulo cosicche' aumenta sia l'esposizione delle persone ai virus attivi che la carica virale a cui si e' esposti. Per questo il rischio di contagio e' maggiore e la vittima invece di diventare asintomatica puo' manifestare la sindrome Covid-19 e contribuire al rischio di epidemia, se il fattore di contagiosita' sale oltre soglia.
Questo e' proprio quello che dobbiamo evitare, per cui da ora in poi non si devono diminuire le misure di prevenzione e si deve avere l'accortezza di indossare una maglia di lana in piu' durante la stagione fredda, per evitare il rischio di indebolimento delle proprie difese immunitarie.
La probabilita' di trovare una persona asintomatica ed infetta tra i vostri amici, apparentemente sanissimi ed anche loro sicuri di esserlo, potrebbe essere non cosi' piccola come voi pensate. Nei luoghi dove si e' lasciato circolare il virus (come in Lombardia) gli infettati asintomatici sono addirittura la meta' della popolazione, come e' emerso dalle indagini fatte con i test sierologici.
Purtroppo sembra che non si sia presa ancora coscienza del problema, per cui si lascia diffondere senza ostacoli l'epidemia degli asintomatici che cosi' diventano sempre piu' numerosi.
Sappiate che prendersi questo virus, anche senza sintomi, e' comunque pericoloso perche' ha mostrato di poter attaccare molti organi umani e puo' cosi' comportare danni in grado di manifestarsi anche tardivamente nella persona infettata. Cio' perche' il virus distrugge le cellule umane quando le usa per riprodursi e nel corpo umano solo le cellule del fegato possono rigenerarsi, tutte le altre no: i danni prodotti dal virus sono percio' permanenti. L'associazione dei pneumologi italiani ha dichiarato che il 30% dei pazienti guariti dal Covid-19 riporta danni respiratori cronici cioe' cicatrici permanenti nei polmoni che restano per tutta la vita (fibrosi). A Milano un diciottenne ha dovuto subire addirittura un trapianto di polmoni, distrutti dal virus.
Allora divertirsi, anche con la movida, va benissimo ma se la gente intorno a voi diventa troppa vi consigliamo di cambiare locale o luogo. Meglio non lasciarsi guidare dal "cosi' fan tutti" ma inserire il cervello!

AGGIORNAMENTO al 30 Agosto 2020:
Assistiamo in questi giorni di fine agosto 2020 ad uno spettacolo sconfortante: giornalisti e, cosa piu' grave, amministratori che si preoccupano della "seconda ondata" dell'epidemia da Sars-CoV-2 mentre nessuno ha ancora capito che, con l'incremento della capacita' diagnostica, stanno osservando semplicemente quella che noi abbiamo chiamato "epidemia degli asintomatici".
Cio' e' reso possibile dal fatto che le temperature ancora alte di fine agosto non permettono nella maggior parte dei casi lo sviluppo della sindrome Covid-19 (la malattia) nelle persone infettate, perche' le cariche virali in gioco sono piu' modeste ed i sistemi immunitari sono piu' efficienti che non in inverno.
Avendo lasciato progredire questa epidemia "secondaria", soprattutto con il rilascio delle precauzioni nel periodo vacanziero, e' normale che le persone positive al test siano molto numerose, come nell'epidemia primaria della scorsa primavera, quando la temperatura piu' bassa permetteva piu' spesso lo sviluppo della sindrome Covid-19 e le terapie intensive erano al collasso.
Ora invece la grande maggioranza delle persone positive al test sono asintomatiche, quindi non deve scattare lo stesso allarme di allora (arrivando addirittura ad ipotizzare un secondo lockdown generalizzato, come ha lasciato intendere per esempio il presidente francese).
Poiche' pensiamo che non si sia ben compresa la differenza tra l'epidemia primaria da Sars-CoV-2 e l'epidemia secondaria (quella degli asintomatici) temiamo che gli amministratori rischino di commettere errori catastrofici per l'economia ed anche per la salute.
Assistiamo per esempio a propositi di fare "uno sforzo immane" per estendere in Italia i test con tamponi agli 8 milioni di studenti, non avendo capito che uno studente puo' essere negativo al test ma poi infettarsi gia' il giorno seguente (fuori della scuola). Il test ha senso per chi si imbarca su un aereo ma non per uno studente che entra a scuola (dato che non si puo' ripetere il test sugli 8 milioni di studenti tutti i giorni!).
Per combattere nel modo migliore questa pandemia e' indispensabile capire il fenomeno e come si sviluppa.
Purtroppo noi crediamo che l'arma risolutiva per eliminare il virus Sars-CoV-2 non sara' il vaccino, scarsamente efficace sulla grande moltitudine di persone infette ma asintomatiche, perche' non riuscira' a stimolare il loro sistema immunitario alla produzione di anticorpi, come accade in una persona sana, e probabilmente queste persone continueranno ad ospitare e diffondere i virus presenti nel loro corpo, se non saranno curate in altro modo.
Occorrera' usare i test per individuare tutte le persone asintomatiche, che inconsapevolmente coltivano colonie di virus nel loro corpo, anche per tempi molto lunghi, e guarirle con anticorpi monoclonali prodotti industrialmente o con un farmaco antivirale specifico che non sono pero' ancora disponibili.
Fino ad allora dovremo convivere con il virus Sars-CoV-2, che rimarra' tra noi nascosto in una moltitudine di persone infette ma asintomatiche, perche' il loro sistema immunitario funziona bene e tiene a bada il virus non consentendogli di sviluppare i sintomi e la sindrome Covid-19.
In altre parole le persone, soprattutto i giovani, se vengono in contatto con il virus, soprattutto in estate quando le cariche virali sono piu' piccole Se in agosto con 100.000 test al giorno riveliamo che il numero di persone infette e' diventato elevato non dobbiamo stupirci piu' di tanto perche' stiamo rivelando la popolazione di asintomatici (si potrebbe fare piu' velocemente ed economicamente a livello epidemiologico con i test sierologici).
Le persone infette ma asintomatiche creano pochi problemi perche' la loro salute e' buona. Che siano tante e' cosa nota: una recente indagine sierologica condotta nelle zone calde della Lombardia ha rivelato che addirittura il 50% delle persone sottoposte al test sarebbe risultata positiva, cioe' entrata in contatto con il virus Sars-CoV-2 (valori molto alti si verificano dove si e' lasciata "correre" molto l'epidemia primaria, com'e' accaduto il Lombardia e molto di piu' oggi negli USA ed in Brasile).
I recenti test eseguiti in tutta Italia con tampone trovano poco piu' dell'1% di persone infette con il virus nel corpo, in massima parte asintomatici.
Gli asintomatici sono persone infette ma che in genere, avendo gli anticorpi attivi, rilasciano cariche virali cosi' modeste da non creare problemi gravi a persone con un sistema immunitario efficiente: tutt'al piu' possono creare un altro asintomatico (per questo abbiamo chiamato il fenomeno "epidemia degli asintomatici": ognuno per contagio puo' crearne altri).
Certamente per debellare il virus dovremo ridurre il numero degli asintomatici con i giusti farmaci che verranno. Ma il fatto che si rilevi ora che gli asintomatici sono numerosi o in crescita non deve essere essere confuso con la vera emergenza dell'epidemia primaria, quella della primavera 2020, che era un'epidemia di persone malate della sindrome Covid-19 e non soltanto infettate dal virus Sars-CoV-2, com'e' oggi (che e' ancora estate; d'inverno potrebbe essere diverso anche se noi speriamo proprio di no).
Quindi ci sembrano semplicemente manifestazioni di scarsa comprensione del fenomeno tutte le preoccupazioni che portano alcune persone, anche molto importanti per le decisioni da prendere, a paventare addirittura dei nuovi lockdown generalizzati per combattere la crescita del numero degli infettati, che per ora sono in massima parte solo degli asintomatici.
Oserei dire che i test con tampone sono sprecati se servono a rivelare gli asintomatici, perche' non possiamo curarli senza i giusti mezzi (come per esempio gli anticorpi monoclonali) e per controllarne statisticamente il numero credo che bastino i piu' semplici test sierologici. Quindi il vero problema non e' quello di incrementare i test con tampone ma di investire per produrre il prima possibile i giusti farmaci o anticorpi monoclonali per guarire gli asintomatici, che sono la causa della persistenza del virus nell'ambiente.
Tutti devono intanto continuare a mantenere sempre attive tutte le precauzioni volte a prevenire i contagi per impedire che l'epidemia degli asintomatici possa progredire aumentando il loro numero. Cio' almeno fino all'arrivo dei farmaci antivirali che ci permettano di eliminare i virus dal loro corpo.
Dobbiamo percio' adoperarci a far comprendere alla popolazione la nuova realta' del mondo in cui ci si trova a vivere, anche se non piace loro e preferirebbero ignorare il problema. Mettere la testa nel buco come gli struzzi per non vedere e' sbagliato e porta a far estendere l'epidemia degli asintomatici e quindi il rischio sanitario di epidemia primaria, che ritornera' nel periodo invernale, quando l'esposizione della popolazione al virus sara' maggiore (per la maggiore persistenza dei virus attivi nell'ambiente, con il conseguente accrescimento per accumulo delle cariche virali soprattutto in locali chiusi e poco aerati) e le difese immunitarie saranno minori.
Se la popolazione capisce allora abbiamo piu' speranze di contenere l'espansione dell'epidemia degli asintomatici, che sono persone normali che sembrano star bene ma che in realta' possono talora trasmettere l'infezione.
In attesa che la Ricerca risolva definitivamente il problema dobbiamo tutti adoperarci, con i giusti comportamenti di prevenzione, a contenere al massimo lo sviluppo di questa minaccia subdola e nascosta che e' l'epidemia degli asintomatici.
Un'ultima importante raccomandazione: la temperatura dell'aria si sta abbassando molto in questi giorni di fine estate. Non commettete l'errore di girare con gli indumenti estivi, perche' non solo con le infreddature si abbassano le vostre difese immunitarie ma con il freddo i virus rimangono attivi piu' a lungo e le cariche virali nell'ambiente possono cosi' crescere per accumulo, soprattutto nei locali chiusi, esponendovi ad un maggiore rischio di contagio (anche il Sars-CoV-2 e' un coronavirus, come il raffreddore, quindi e' lecito attendersi che i modi di contagio siano simili: se ti cola il naso vuol dire che probabilmente sei vulnerabile anche al Sars-CoV-2).
Ricordate sempre che il virus e' presente nell'ambiente ed i vostri comportamenti devono impedirgli di espandersi e di nuocere.

AGGIORNAMENTO (al 11 Settembre 2020): crediamo sia necessario spiegare il significato delle misure compiute giornalmente in Italia su circa 100.000 tamponi.
I giornalisti identificano i casi positivi trovati (circa l'1.5%) con il termine "nuovi contagi" che a nostro avviso e' ingannevole. E' di oggi il titolo di Sky TG24: "Contagi in salita" per un piccolo incremento nel numero dei tamponi positivi.
E' errato perche' non c'e' un incremento delle persone contagiate dal virus dell'1.5% al giorno, che comporterebbe una crescita lineare del numero dei contagi. Piu' semplicemente queste misurazioni stanno mettendo in evidenza prevalentemente gli asintomatici, che evidentemente sono attualmente un numero costante, pari all'1.5% della popolazione italiana (cioe' in Italia sono 900.000, se la popolazione su cui si prelevano i tamponi e' di 60 milioni di persone).
Il numero di asintomatici rimane piu' o meno costante, anche se seguitano a creare nuove infezioni, quando il numero dei nuovi infettati eguaglia il numero delle loro guarigioni spontanee, che ci sono. Tutto questo avviene in modo invisibile, all'insaputa delle persone infette ed asintomatiche.
Il numero misurato in condizioni costanti non puo' essere sempre di circa 1500 positivi ogni 100.000 tamponi ma fluttua statisticamente di una o anche due volte la radice quadrata di 1500 (che e' circa 40). Quindi se un giorno si trovano 1460 positivi ed il giorno dopo 1540 non vuol dire che ci sono stati piu' contagi perche' e' normale che le misure fluttuino intorno a 1500, che e' il valor medio del rilevamento di quanti asintomatici abbiamo in Italia.
Invero non varrebbe proprio la pena rimisurarli tutti i giorni con tutto questo impegno solo per determinarne il numero.
Ma allora e' tutta fatica sprecata fare tutti questi tamponi?
Non e' cosi' perche' anche se sembra che tutti abbiano capito che servano a misurare i contagi giornalieri (cosa che non e') in realta' sono molto utili per individuare chi sono gli asintomatici ed avere cosi' la possibilita' di ridurre sostanzialmente la loro capacita' di diffondere l'infezione, tracciandone i contatti al fine di individuare e prevenire eventuali focolai prima che possano estendersi.
Ovviamente tutti speriamo che le Autorita' lo stiano facendo anche se non se ne parla.
Quei 900.000 asintomatici invisibili, che stiamo cercando ed individuando (1500 al giorno, con 100.000 tamponi) costituiscono il principale problema sanitario perche' con l'arrivo della stagione fredda diffonderanno nell'ambiente cariche virali sempre piu' intense (per i motivi gia' spiegati) e produrranno non solo altri asintomatici come fanno ora (e' quella che abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici ) ma anche dei veri malati con la sindrome Covid-19 e con tutti i rischi ed i costi sanitari che questo comporta (epidemia di Covid-19 e non piu' degli asintomatici).
E' importante che loro sappiano di essere stati infettati, perche' certamente prenderanno con maggiore scrupolo tutte le precauzioni per tutelare le persone che hanno intorno. Poi saranno certamente i primi ad essere curati non appena il giusto rimedio antivirale si renda disponibile.

Ma il numero dei tamponi positivi, e quindi la popolazione asintomatica, potrebbe anche crescere significativamente (sta accadendo in altri Paesi come la Francia, dove e' arrivato a 10.000). Allora vorrebbe dire che la moltitudine degli asintomatici sta crescendo e che la relativa epidemia e' in atto in forma espansiva. E' un chiaro segnale di allarme perche' piu' numerosi sono gli asintomatici piu' e' esteso il numero dei virus in circolazione (che loro ospitano e che diffondono nell'ambiente).
In Italia la percentuale di popolazione asintomatica oggi e' minore che in altri Paesi perche' gli italiani sono stati piu' efficienti nel bloccare preventivamente la diffusione dell'epidemia primaria di Covid-19 e della conseguente successiva epidemia degli asintomatici con un lock-down piu' precoce ed esteso di quanto sono riusciti a fare gli altri Paesi.
Per questo, avendo ora in casa una popolazione di asintomatici sotto il milione di persone, gli italiani avranno un'epidemia invernale (prodotta dai virus coltivati e diffusi nell'ambiente dagli asintomatici) meno estesa e quindi meno onerosa, anche in termini di vittime, che non altri Paesi come Francia, Spagna o Gran Bretagna. Questo ripaghera' gli italiani di quei sacrifici, fatti nella primavera 2020, che altri Paesi per incompetenza dei loro esperti e/o degli amministratori politici hanno voluto evitare.

Dev'essere ben chiaro a tutti che il virus Sars-CoV-2 seguita ad esistere solo perche' e' ospitato dalle persone infette ed asintomatiche (che non sono controllate), altrimenti sparirebbe dalla faccia della Terra, perche' le persone infette e sintomatiche sono controllate e quindi non piu' in grado di diffondere l'infezione.
Questo segnale di crescita del numero di asintomatici prelude ad una piu' ampia epidemia di COVID-19 quando con l'arrivo del freddo le cariche virali da loro rilasciate nell'ambiente resteranno attive piu' a lungo, accumulandosi ed aumentando cosi' l'esposizione della popolazione al rischio d'infezione.
La giusta reazione delle Autorita' dev'essere quella di combattere con tutti i mezzi disponibili questa epidemia nascosta, quella degli asintomatici, arrivando a stabilizzare il numero di tamponi positivi rilevati nei test giornalieri.
Finche' non avremo rimedi specifici contro il Sars-CoV-2 la nostra battaglia sara' quella di limitarne la diffusione contenendo al massimo il numero di persone che li ospitano nel loro corpo, che sono gli asintomatici.
Le 100.000 misure svolte giornalmente sui tamponi servono ad individuare gli asintomatici e poter cosi' limitare l'ulteriore diffusione del virus nell'ambiente. In Italia oggi, con 100.000 tamponi al giorno, arriviamo ad individuarne 1500 al giorno dei 900.000 in circolazione.
Riusciamo quindi a monitorare l'evoluzione dell'epidemia degli asintomatici ma non a contenerla con questo piccolo numero di asintomatici individuati.
La vera lotta al fenomeno epidemico non puo' quindi prescindere dai corretti comportamenti delle persone, anche con questa epidemia subdola e nascosta, che non si vede perche' non ci sono sintomi evidenti, neanche febbrili (quindi bisogna continuare sempre con l'uso di mascherine, distanzianento, lavaggio frequente delle mani, ecc.). Sarebbero guai seri se il numero di tamponi positivi giornalieri dovesse iniziare a crescere decisamente.
E' molto meglio combattere prima l'epidemia degli asintomatici che poi quella del Covid-19, con ospedali e sale di rianimazione affollate.


CRESCITA DEL NUMERO DEI CONTAGI RILEVATI (commenti del 5 ottobre 2020):
Francamente ci sembra curioso quello che sta accadendo: tutti si comportano come se i tamponi positivi rilevati giornalmente nei vari Paesi fossero i nuovi contagi che avvengono ogni giorno e su questa base cognitiva gli amministratori prendono le loro decisioni sulle misure di contenimento dell'epidemia. QUESTO NON E' CORRETTO !
I tamponi positivi rilevati giornalmente sono invece una misura della percentuale di asintomatici presenti nella popolazione (dato che in massima parte i tamponi positivi risultano essere di persone che non presentano sintomi).
Se Francesi e spagnoli trovano N volte piu' tamponi positivi di noi italiani e' perche' hanno una popolazione di asintomatici che e' stata lasciata crescere N volte piu' che in Italia (che ha intrapreso in primavera misure di contenimento piu' efficaci di quelle adottate da loro). Questa e' una realta' ormai difficilmente modificabile.
L'evoluzione futura dell'epidemia dipende irrimediabilmente dal numero di asintomatici che ogni Paese ormai ha in casa: circa 900.000 in Italia e forse 4.000.000 in Francia, Spagna e UK: 4 volte di piu' se loro trovano 6.000 tamponi positivi mentre in Italia se ne trovano solo 1.500 a parita' di test (questi numeri sono a titolo di esempio, per spiegare il concetto esposto).
In conseguenza di cio' la loro popolazione sana sarebbe esposta a cariche virali 4 volte piu' numerose che non in Italia, con conseguenze facilmente immaginabili.
L'ipotesi che ormai i contagi siano prevalentemente quelli prodotti dalle persone asintomatiche e' supportata anche dal minor numero di casi con sintomi gravi che si registrano rispetto all'epidemia che abbiamo avuto in primavera (quando gli asintomatici erano pochi): riteniamo che questo sia dovuto alle cariche virali infettanti che ora cominciano ad essere sempre piu' numerose ma mediamente piu' deboli proprio perche' prodotte da persone asintomatiche.
Da questa comprensione del fenomeno epidemico devono discendere le misure di prevenzione e contenimento da adottare nel periodo invernale, che e' quello piu' pericoloso perche' le cariche virali a cui la popolazione sara' esposta sono piu' intense (per i motivi che abbiamo gia' spiegato).
Entro gli errori statistici, le variazioni giornaliere del numero di tamponi positivi indicano le lente variazioni della popolazione degli asintomatici e quindi del rischio di contagio che essi rappresentano.
Ovviamente con l'arrivo della stagione invernale le stesse condizioni ambientali che aumentano l'esposizione della popolazione, favorendo la diffusione delle epidemie, sono in atto anche per l'epidemia degli asintomatici che tenderanno quindi ad aumentare di numero con l'arrivo del freddo.
Questa e' la motivazione del leggero trend all'aumento che si nota in questi giorni nel numero di tamponi positivi rilevati che, ripetiamo, non sono nuovi contagi verificatisi ma nuovo rilevamento di contagi in larga misura avvenuti nel passato (asintomatici).
Sara' molto difficile contenere questa crescita durante l'inverno perche' trattandosi di asintomatici non sappiamo chi sono le persone contagiose e neanche loro sanno di esserlo. Spiegheremo tra poco come in Italia occorreranno non meno di 450 giorni per individuarne e neutralizzarne una buona frazione.
Negli altri Paesi dove l'epidemia degli asintomatici e' stata lasciata correre di piu', questo obiettivo e' piu' lontano.

Per capire quali misure si possono intraprendere per riparare il danno di aver lasciato crescere troppo il numero degli asintomatici bisogna tener conto delle seguenti osservazioni, che elencano i mezzi che abbiamo a disposizione per ridurne il numero: Sicuramente in Cina, dove esiste un tracciamento estremamente invasivo delle persone (anche per altri fini), l'uso degli smartphone sta svolgendo un ruolo essenziale per permettere a quel Paese di controllare, sembra molto bene, l'epidemia di Covid-19.
Certo e' sorprendente che quel Paese, che e' nell'emisfero settentrionale, come l'Italia, sia riuscito a contenere la pandemia cosi' bene come lascia vedere: devono essere riusciti con il tracciamento a neutralizzare anche l'epidemia degli asintomatici altrimenti ne subirebbero le conseguenze come noi oggi in Europa.
Non esistono infatti scorciatoie: la guerra al Sars-CoV-2 puo' essere vinta solo riducendo a zero il numero degli asintomatici (che sono il serbatoio permanente di coltura dei virus, che altrimenti si estinguerebbero: sono proprio gli asintomatici che permettono al virus Sars-CoV-2 di perpetuare la sua esistenza tra noi).
Dobbiamo tutti essere coscienti che la vera epidemia da combattere e' quella degli asintomatici.
Per adesso possiamo solo individuarne il maggior numero possibile (ora in Italia riusciamo ad individuarne 2000 al giorno dei 900.000 esistenti: in 450 giorni quindi si puo' arrivare ad identificarli tutti, sperando di poterli poi neutralizzare e curare).
Percio' potremmo arrivare a risolvere il problema in Italia ma in assenza di ulteriori contagi. Riusciamo ad individuare un asintomatico ogni 50 test che costano tanto lavoro e denaro. Ma, per esempio, un solo assembramento di giovani in un bar notturno puo' generare anche 50 contagi diretti e indiretti in una sola serata. Quindi mentre le persone responsabili si battono per vincere la guerra contro il virus molti remano contro, vanificando buona parte dei risultati raggiunti e riuscendo cosi' a perpetuare la presenza del virus tra noi.
Per questo purtroppo sono necessarie anche misure restrittive, che deprimono l'economia ed impoveriscono la gente per colpa di idioti irresponsabili che inconsapevolmente si adoperano in favore del virus, allungando i tempi della soluzione finale del problema.

Perche' all'estero stanno peggio di noi italiani?
Perche' hanno un numero di asintomatici ben piu' alto di noi, purtroppo per loro. Cio' perche' in primavera, durante l'epidemia primaria, non hanno voluto adottare, per incompetenza o per ragioni economiche, le tempestive misure di contenimento dell'epidemia allora necessarie.
L'effetto di queste misure, adottate in Italia dietro raccomandazione degli organi tecnici, in primis l'Istituto Superiore di Sanita', e' stato quello di arrestare la crescita esponenziale dell'epidemia, limitando il numero di decessi ed il numero di persone infettate dal virus e quindi di bloccare anche la crescita in Italia del numero di persone infette ed asintomatiche.
Nell'altro nostro lavoro sui virus, presente nel sito www.biancastelli.it , c'e' un grafico di dati sui decessi che mostra chiaramente il blocco dell'epidemia prodotto dalle misure di lockdown adottate abbastanza precocemente in Italia e la riduzione del numero di decessi in Italia ottenuta con il lockdown; viene anche discusso un lavoro della Columbia University che ottiene gli stessi risultati calcolando il "pedaggio", molte migliaia di decessi in piu', pagato dagli USA per aver ritardato e ridotto il lockdown.
Altri Stati non hanno voluto seguire la strada indicata dagli italiani e si sono cosi' ritrovati in casa una crescita molto piu' estesa del numero di persone infettate e dei decessi (che sono migliaia e che si sarebbero potuti evitare con misure di contenimento piu' tempestive).
Questa crescita eccessiva delle persone infettate in questi Stati ha comportato conseguentemente la creazione di popolazioni di asintomatici, molto piu' numerose di quella che oggi abbiamo in Italia, con cui oggi i singoli Stati dovranno fare i conti.
Una pessima notizia per loro e' che, se i contagi attuali derivano in maniera importante dalla popolazione infetta ed asintomatica particolarmente numerosa, allora anche lo strumento del lockdown, che in primavera ha bloccato stabilmente la diffusione dei contagi, ora prevedo che possa produrre un blocco solo temporaneo, limitato alla durata del lockdown. Questo perche' NON ritengo che il lockdown possa influire sulla popolazione degli asintomatici che sono nascosti, ignoti a tutti, e che riprenderanno a diffondere il virus come prima alla fine del lockdown.
Spieghiamo meglio questo punto, che e' molto importante. Tutti pensano che oggi un lockdown generale produrrebbe gli stessi risultati visti ad aprile 2020 ma purtroppo abbiamo ragione di ritenere che non sia cosi' per i motivi che ora spieghiamo.
Durante l'epidemia primaria del marzo 2020 NON c'era ancora la numerosa popolazione degli asintomatici che ha iniziato a svilupparsi e a crescere proprio allora. Quindi il lockdown generale ha avuto l'effetto di bloccare la crescita del numero di persone infette e contagiose che alimentavano l'epidemia, producendo cosi' un blocco stabile e permanente del suo sviluppo.
Oggi, inizio autunno, la situazione e' diversa perche' la causa prevalente che alimenta lo sviluppo dell'epidemia in crescita e' un'altra: e' la numerosa popolazione degli asintomatici che allora non c'era. Il suo contributo allo sviluppo dell'epidemia ovviamente s'interromperebbe per la durata del lockdown ma al termine dobbiamo attenderci che l'epidemia riprenda a correre come prima, perche' il lockdown non riuscirebbe oggi a ridurne sensibilmente la causa, che oggi e' in modo prevalente il numero di asintomatici (da noi stimati in circa 900.000 in Italia e molti di piu' all'estero).
Ad aprile 2020 non era cosi' perche' i 900.000 asintomatici ancora non c'erano. Allora erano molti di meno; sono cresciuti poi con il progredire dell'EPIDEMIA DEGLI ASINTOMATICI, che funziona cosi': le persone infette ma asintomatiche, rilasciando cariche virali modeste, hanno infettato altre persone che in massima parte non hanno sviluppato la malattia Covid-19 (perche' sono venute in contatto con piccole cariche virali ed i loro anticorpi hanno prevalso) ma molte di loro hanno mantenuto senza saperlo i virus nascosti in parti del loro corpo poco vascolarizzate, come le terminazioni nervose, e quindi poco irrorate di sangue contenente gli anticorpi. I virus sono cosi' riusciti a trovarsi una casa accogliente dove poter rimanere e riprodursi per tempi molto lunghi. In altre parole ogni asintomatico li sta coltivando nel proprio corpo, permettendo loro di sopravvivere rimanendo attivi per lungo tempo, diffondendosi anche nell'ambiente esterno.
Nel corso dell'evoluzione naturale quelle specie di virus che per le loro proprieta' hanno trovato questa via di esistere si sono estese di piu' sul pianeta Terra perche' hanno trovato un modo di perpetuare la loro presenza in una popolazione ospite che da noi sono gli asintomatici.
Ma che questi virus perpetuino la loro presenza tra noi non ci va assolutamente bene!
Oggi fortunatamente siamo in grado di capire dove si nascondono e come fanno a sopravvivere cioe' a permanere nell'ambiente rimanendo attivi, cioe' in grado di infettarci per riprodursi. Questo ci permettera' di combatterli al meglio una volta trovato il giusto farmaco antivirale.
In conclusione riteniamo di aver capito che ogni asintomatico, infettando le altre persone con cui viene in contatto, puo' generare degli altri asintomatici che cosi' crescono di numero senza che nessuno lo sappia (nemmeno loro). E' il meccanismo che la Natura ha creato per permettere a questi virus di rimanere per sempre sul pianeta Terra e che noi dobbiamo impedire disattivandolo con i giusti farmaci.
E' questo il fenomeno che abbiamo chiamato "epidemia degli asintomatici" e che, in maniera nascosta, ha prodotto quelle 900.000 persone infette e senza sintomi che ad aprile 2020 ancora non c'erano e che ora invece costituiscono il cuore del nostro problema, perche' sono loro il serbatoio del sistema che genera virus in continuazione, difficile da combattere perche' nascosto ed invisibile.
Per questi motivi oggi abbiamo ragione di ritenere che l'oneroso LOCKDOWN GENERALE POTREBBE RISULTARE NON PIU' COSI' EFFICACE COME E' STATO NEL PASSATO perche' e' cambiata la causa prevalente dei contagi.
Vanno bene invece le chiusure locali fatte intorno ai focolai, perche' sono utili per contenere l'espansione dell'infezione in atto.
L'obbligo di usare sempre la mascherina certamente aiuta a ridurre i contagi generati dagli asintomatici: ma e' certo che non vogliamo essere costretti ad usarla per tutta la vita.
Anche per questo, se ho ragione, purtroppo l'unico modo di far regredire oggi i contagi dovrebbe essere quello lungo e difficile di ridurre il numero degli asintomatici, individuandoli e guarendoli con il giusto farmaco antivirale, che purtroppo ancora non esiste.
Infine voglio sperare che il numero di idioti che circolano in Italia ignorando le indispensabili ben note misure preventive di contenimento dei contagi non ci facciano crescere in Italia il numero di persone infette ed asintomatiche al livello degli altri Stati, altrimenti tutti i sacrifici da tutti noi italiani fatti finora andrebbero in fumo e sarebbe un danno enorme, una vera tragedia biblica sanitaria, sociale ed economica per tutta l'Italia.
E' essenziale disporre al piu' presto di un farmaco antivirale specifico per il Sars-CoV-2 per poter guarire questi asintomatici, una volta individuati, se no tutto il lavoro che si fa serve a poco. Per l'epatite C e' stato fatto ma ci sono voluti piu' di 20 anni.
Se e' vero che le cariche virali emesse dagli asintomatici si accumulano maggiormente nell'ambiente quando la temperatura scende verso i 4 gradi centigradi, riteniamo i dati dei contagi odierni (con temperature SOLO autunnali) molto allarmanti perche' secondo noi sono una prova dell'altissimo grado di contagiosita' di questo virus.
Conseguentemente, con il prossimo aumento delle cariche virali a cui la popolazione sara' esposta nel periodo invernale, si dovranno adottare ulteriori protezioni particolarmente piu' efficaci del passato, altrimenti l'infezione si manifestera' sempre piu' spesso in forma non piu' attenuata (in quanto prodotta da asintomatici) ma con la sindrome Covid-19 e gli ospedali si riempiranno sempre di piu', come sta gia' accadendo jn Paesi piu' freddi dell'Italia, ad esempio in Francia.
Compito della Scienza e' quello di comprendere correttamente il fenomeno e prevederne l'evoluzione per consentire ai governanti di predisporre i giusti provvedimenti per tempo.
Ma occorre tenere sempre presente che LOCKDOWN ESTESI E NON LOCALIZZATI OGGI POTREBBERO NON PRODURRE PIU' GLI STESSI EFFETTI DEL PASSATO, perche' oggi la causa dei contagi e' diversa: e' la grande popolazione di asintomatici, che allora non era cosi' estesa, e conseguentemente oggi l'effetto di un lockdown non localizzato produrrebbe un arresto dei contagi NON piu' permanente ma limitato SOLO alla durata dell'oneroso lockdown (che non puo' essere molto lunga).


LOCKDOWN GENERALE ORA SAREBBE DIVERSO (spiegazione aggiunta il 10/10/2020):
Spieghiamo meglio questo punto del lockdown, che e' fondamentale per i costi economici e sociali, perche' sembra che nessuno lo abbia ben capito.
A marzo in Italia di asintomatici ce n'erano molti di meno ed i contagi erano piu' intensi perche' prodotti da persone con la sindrome Covid-19, quindi con cariche virali che erano ben piu' elevate di oggi e per questo gli ospedali allora erano piu' sotto pressione di oggi. Il lockdown fatto a marzo in Italia e' stata la scelta migliore perche' era l'unica che potesse bloccare i contagi, riducendo in modo stabile il numero di persone (sintomatiche) che generavano nuovi contagi e quindi arrestando stabilmente lo sviluppo ulteriore dell'epidemia (e la crescita del numero di asintomatici).
Nell'altro nostro lavoro sul virus, presente su questo stesso sito web, abbiamo anche dimostrato come questo lockdown generale, fatto in Italia in primavera, ha salvato migliaia di vite umane. Questo non e' accaduto invece negli altri Paesi, che hanno preferito non bloccare l'economia, ed hanno cosi' inconsapevolmente dovuto pagare un prezzo molto elevato in vite umane (stimato anche in molte decine di migliaia, non solo da noi ma anche da un lavoro analogo fatto presso la Columbia University).
Cosi' a marzo, una volta terminato il lockdown, in Italia lo sviluppo dell'epidemia si era arrestato in modo PERMANENTE.
Oggi la situazione e' sostanzialmente diversa: chi sta generando la maggior parte dei contagi non sono piu' le persone con sintomi e sindrome Covid-19 (con rilascio di cariche virali intense che manderebbero quasi tutti gli infettati all'ospedale).
Oggi chi genera prevalentemente i contagi sono le numerosissime persone asintomatiche (con rilascio di cariche virali modeste che mandano molte meno persone all'ospedale ma che ne aggiungono molte altre al "club degli asintomatici", aggravando lentamente ed inesorabilmente i problemi creati dagli asintomatici: proprio questo incremento di asintomatici e' responsabile di gran parte della crescita del numero di tamponi positivi che si rileva in questi giorni di ottobre).
Per questo oggi la situazione appare diversa se confrontata con quella di marzo/aprile (il virus e' sempre lo stesso, non e' diventato piu' "buono").
Cosa accadrebbe oggi se si ripetesse un lockdown piu' o meno generale (nazionale o regionale) come quello di aprile?
Potrebbero non aversi piu' benefici permanenti ma solo temporanei, legati alla durata del lockdown: cioe' si potrebbe bloccare lo sviluppo dell'epidemia per la durata del lockdown ma 5 giorni dopo la fine del lockdown l'epidemia non risulterebbe bloccata (come in aprile) ma potrebbe riprendere a crescere come prima del lockdown.
Questa differenza e' dovuta al fatto che oggi la causa che genera i contagi e' la numerosissima popolazione di asintomatici che purtroppo abbiamo in casa (fortunatamente per noi, in Italia ne abbiamo molti meno che in altri Paesi che non hanno voluto fare un lockdown generale, come ha fatto l'Italia in primavera) e questa non viene ridotta dal lockdown ma rimane la stessa e, non appena termina il lockdown, riprende a diffondere i contagi che sono immediatamente poi rilevabili nei test dopo circa 5 giorni di incubazione.
In conclusione le misure di lockdown generali oggi potrebbero NON apportare benefici ma solo danni e per questo potrebbero dover essere escluse quando la causa della diffusione dei contagi e' prevalentemente la popolazione degli asintomatici.
Diverso e' il caso dei lockdown localizzati, anche ad un intero quartiere, che possono essere indispensabili per bloccare la diffusione di un focolaio non piu' circoscrivibile.
Infine vogliamo anche stigmatizzare la notizia di stampa odierna secondo cui vari accademici inglesi, per non deprimere l'economia britannica, consigliano alle loro autorita' di lasciar diffondere i contagi, contando sull'effetto positivo della cosiddetta "immunita' di gregge". Per i motivi esposti, noi riteniamo profondamente errato e dannoso questo suggerimento.



AGGIORNAMENTO (al 25 Settembre 2020): Gli asintomatici rilasciano cariche virali piu' modeste (perche' hanno anticorpi nel loro organismo).
A marzo gli asintomatici erano ancora pochi ed il contagio avveniva da persone con sintomi del Covid-19, che rilascivano cariche virali piu' intense. Per questo il minor numero di malati che si registra a settembre non e' dovuto ad una mutazione del virus che lo ha reso meno aggressivo ma alle cariche virali meno intense.
La prospettiva che abbiamo di fronte pero' e' abbastanza sconfortante perche' le cariche virali presenti nell'ambiente ora iniziano a diventare sempre piu' intense. Cio' a causa della considerevole crescita registratasi negli ultimi mesi del numero di persone infette ed asintomatiche (che oggi risultano essere circa 900.000 in Italia).
Per colpa loro il numero di virus rilasciati ed in circolazione e' cresciuto di molto ed il processo del loro ACCUMULO nell'ambiente, conseguente all'allungamento del periodo di tempo in cui i virus rimangono attivi nell'ambiente (dovuto alle piu' basse temperature autunnali ed invernali) aumentera' le cariche virali a cui la popolazione sana e' esposta.
Quindi il numero di casi di Covid-19 che ci dobbiamo attendere, in assenza di valide contromisure, adeguate all'aumentato rischio di esposizione della popolazione sana, e' destinato purtroppo a crescere, anche di molto.
Cio' in quanto questo fenomeno e' A SOGLIA perche' quando la popolazione e' esposta a cariche virali modeste, come accade d'estate, la reazione del sistema immunitario e' sufficiente nella maggior parte dei casi ad impedire lo sviluppo incontrollato dell'infezione ed il paziente infettato diventa asintomatico e non si ammala di Covid-19.
Ma questa reazione ha successo finche' la carica virale con cui si viene in contatto e' sotto un certo limite. Quando si abbassa la temperatura ambientale, come accade d'inverno o nelle celle frigorifere o con l'aria condizionata, le cariche virali crescono d'intensita' oltre questo limite ed allora accade sempre piu' spesso che il paziente infettato si ammala di Covid-19 e sempre piu' pazienti necessitano il ricovero in terapia intensiva.
Questa e' la spiegazione piu' verosimile del fenomeno pandemico: conseguentemente con l'arrivo del freddo e' indispensabile che tutti accentuino in misura adeguata tutte le misure di prevenzione del contagio per impedire lo sviluppo esponenziale dell'infezione e dell'epidemia.


QUANDO FINIRA' QUESTA PANDEMIA ?: (9 ottobre 2020)
Nella nostra comprensione del fenomeno epidemico da Sars-CoV-2 i contagi a medio e lungo termine provengono principalmente dalla popolazione di asintomatici che puo' essere piu' o meno estesa a secondo di come si e' riusciti a contenere lo sviluppo dell'epidemia.
Che questa sia la situazione attuale e' accertato dai risultati dei numerosi tamponi che si stanno misurando giornalmente, in quanto in massima parte i risultati positivi sono di persone asintomatiche.
Questa non e' una buona notizia perche' testimonia che la popolazione di asintomatici inizialmente generatasi (in primavera) e' stata capace di mantenersi, estendendosi fino all'autunno (cioe' per 6 mesi).
Abbiamo gia' spiegato che la sua estensione (che gli permette anche di mantenersi) avviene con quella che abbiamo chiamato "epidemia degli asintomatici"; un asintomatico infatti con l'infezione e' in grado di generare un altro asintomatico (preferenzialmente) piu' che un malato di Covid-19, perche' la carica virale infettante e' generalmente nel suo caso modesta.
Se permane a lungo e numerosa la popolazione degli asintomatici, la durata del rischio di contagio per la popolazione sana e' maggiore ed il rischio risulta direttamente legato alla durata della permanenza media dei virus nell'organismo delle persone che li ospitano (cioe' alla durata della patologia negli asintomatici).
Esistono virus, come l'herpes simplex o zoster, che sono capaci di permanere nell'uomo che li ospita anche per tutta la vita.
Noi ci auguriamo vivamente che questo virus non abbia le stesse caratteristiche, per cui ci aspettiamo che dopo un certo tempo gli asintomatici guariscano spontaneamente in un tempo medio T (grazie all'effetto degli anticorpi che sono in grado di produrre).
Quindi in quella popolazione di asintomatici si realizza un equilibrio dinamico, in cui il numero di asintomatici si azzererebbe dopo un tempo T (estinzione dell'epidemia); ma durante lo stesso tempo T, per contagio, si creano dei nuovi asintomatici che restano tali e contagiosi per un nuovo intervallo temporale T, a partire dalla data del contagio.
E' quindi una situazione analoga a quella di un lavello da cui l'acqua fuoriesce dal tappo aperto ma contemporaneamente entra da un rubinetto lasciato aperto. A secondo delle due portate il lavello puo' svuotarsi (estinzione degli asintomatici e dell'epidemia) o puo' crescere di livello sempre piu' (crescita incontrollata dell'epidemia).

PREVISIONE DELL'AUTORE (scritta qui' in data 9/10/2020):
RIASSUNTO: L'ESTENSIONE DELL'USO DELLE MASCHERINE E' STATO ADOTTATO IL 9/10. IN LINEA CON IL NOSTRO MODELLO DI SVILUPPO DELL'EPIDEMIA, ABBIAMO PREVISTO CHE QUESTO PROVVEDIMENTO AVREBBE DOVUTO RIDURRE LA CRESCITA DEL NUMERO DEI CONTAGI ENTRO POCHI GIORNI E COSI' E' STATO: DAL 12/10 SI E' ARRESTATA LA CRESCITA DELLA PERCENTUALE DEI CONTAGI CHE STAVA DIVENTANDO ESPONENZIALE. CONSIDERIAMO QUESTO RISULTATO UNA PRIMA CONFERMA SPERIMENTALE DELLA CORRETTEZZA DEL MODELLO, CHE RESPONSABILIZZA IN MODO NUOVO I 3 MILIONI DI ASINTOMATICI PRESENTI IN ITALIA, E CHE INDICA COME AFFRONTARE IL PROBLEMA DELLA PANDEMIA.

Vogliamo azzardare una previsione.
Da oggi 9/10 in Italia e' stato introdotto l'obbligo di portare la mascherina praticamente sempre tranne che in famiglia.
Su circa 130.000 test molecolari con tampone fatti giornalmente, si sta registrando un aumento dei test positivi di circa 900 al giorno, che corrisponde all'inizio di un trend di crescita esponenziale.
Come abbiamo spiegato in precedenza queste misure sono una determinazione della numerosita' degli asintomatici in Italia (perche' quasi tutti i positivi risultano essere asintomatici).
Gli asintomatici si sono sempre comportati in tutto come persone sane, quindi con un ridotto impiego della mascherina che percio' nel loro caso non ha potuto ridurre molto la diffusione del contagio. Ora, con questa nuova disciplina, tutti gli asintomatici saranno sempre costretti (salvo che in famiglia) ad usare la mascherina che ridurra' sensibilmente la loro capacita di diffondere virus nell'ambiente e di contagiare cosi' gli altri.
Essendo secondo noi gli asintomatici praticamente la principale origine del contagio (in Lombardia oggi i numeri sono piu' alti perche' li' si sono generati piu' asintomatici in primavera e la relativa epidemia si e' cosi' potuta sviluppare maggiormente), che fa salire il numero dei test positivi, ritengo di poter prevedere quanto segue: Oggi e' il 9/10 e nessuno si espone facendo previsioni sull'andamento di questa pandemia, perche' tutti confessano di non saperne abbastanza essendo del tutto nuova. Noi invece abbiamo voluto fare questa previsione perche', se tra 5 giorni diminuisce l'incremento giornaliero dei test positivi (che chiamano impropriamente "nuovi contagi") allora avremo ottenuto una buona conferma sperimentale delle nostre congetture sull'importanza dell' "EPIDEMIA DEGLI ASINTOMATICI", riguardo al numero di tamponi positivi rilevati in questi giorni.
Staremo a vedere. Arrivederci al 16/10.


ANTEPRIMA DEI RISULTATI: (al 13 ottobre 2020)
Certamente scrivero' l'esito finale della previsione precedente dopo aver acquisito i risultati dei prossimi giorni, ma gia' oggi (13 ottobre) possiamo registrare un'indicazione di un arresto della crescita del numero dei test positivi rispetto ai giorni precedenti da noi previsto, in seguito all'estensione dell'uso delle mascherine anche all'aperto (vedi sopra).

Ecco la tabella con i dati dei tamponi positivi di tutta Italia, che continueremo a completare nei prossimi giorni.
Con un click (e poi Back) potete vedere le definizioni dei CONTAGI VERI e dell' ACCUMULO CONTAGI veri.
Clic per vedere il grafico .

GIORNO N.MISURE N.POSITIVI PERCENTUALE CONTAGI VERI ACCUMULO CONTAGI
08/10 G128.0984458 3.5 % ? ?
09/10 V130.0005372 4.1 % 0.6% 0.6%
10/10 S133.0005724 4.3 % 0.2% 0.8%
11/10 D104.6585456 5.2 % 0.9% 1.7%
12/10 L85.4424619 5.4 % 0.2% 1.9%
13/10 M112.5445901 5.2 % -0.2% 1.7%
14/10 M152.0007332 4.8 % -0.4% 1.3%
15/10 G162.9328804 5.4 % 0.6% 1.9%
16/10 V150.93210.377 6.6 % 1.2% 3.1%
17/10 S165.83710.925 6.6 % 0.0% 3.1%
18/10 D146.54111.705 8.0 % 1.4% 4.5%
19/10 L99.0009.338 9.4 % 1.4% 5.9%
20/10 M144.73710.874 7.5 % -1.9% 4.0%
21/10 M177.84815.199 8.5 % 1.0% 5.0%
22/10 G170.39216.079 9.4 % 0.9% 5.9%
23/10 V182.03219.143 10.5 % 1.1% 7.0%
24/10 S177.66919.644 11.0 % 0.5% 7.5%
25/10 D161.88021.273 13.1 % 2.1% 9.6%
26/10 L124.68617.012 13.6 % 0.5% 10.1%
27/10 M174.39821.994 12.6 % -1.0% 9.1%
28/10 M198.95224.991 12.6 % 0.0% 9.1%
29/10 G201.45226.831 13.3 % 0.7% 9.8%
30/10 V215.08531.084 14.4 % 1.1% 10.9%
31/10 S215.88631.758 14.7 % 0.3% 11.2%
01/11 D183.45729.907 16.3 % 1.6% 12.8%
02/11 L135.73122.253 16.4 % 0.1% 12.9%
03/11 M182.28728.244 15.5 % -0.9% 12.0%
04/11 M211.82130.550 14.4 % -1.1% 10.9%
05/11 G220.00034.505 15.7 % 1.3% 12.2%
06/11 V234.24537.809 16.1 % 0.4% 12.6%
07/11 S231.67339.811 17.2 % 1.1% 13.7%
08/11 D191.14432.616 17.1 % -0.1% 13.6%
09/11 L147.72525.271 17.1 % 0.0% 13.6%
10/11 M217.75835.098 16.1 % -1.0% 12.6%
11/11 M225.64032.961 14.6 % -1.5% 11.1%
12/11 G234.67237.978 16.2 % 1.6% 12.7%
13/11 V254.90840.902 16.0 % -0.2% 12.5%
14/11 S227.69537.255 16.4 % 0.4% 12.9%
15/11 D195.27533.979 17.4 % 1.0% 13.9%
16/11 L152.67327.354 17.9 % 0.5% 14.4%
17/11 M208.45832.191 15.4 % -2.5% 11.9%
18/11 M234.83434.282 14.6 % -0.8% 11.1%
19/11 G250.86036.176 14.4 % -0.2% 10.9%
20/11 V238.07737.242 15.6 % 1.2% 12.1%
21/11 S237.22534.767 14.6 % -1.0% 11.1%
22/11 D188.74728.337 15.0 % 0.4% 11.5%
23/11 L148.94522.930 15.4 % 0.4% 11.9%
24/11 M188.65923.232 12.3 % -2.1% 9.8%
25/11 M230.00725.853 11.2 % -1.1% 8.7%
26/11 G232.71129.003 12.5 % 1.3% 10.0%
27/11 V222.80328.352 12.7 % 0.2% 10.2%
28/11 S225.94026.323 11.6 % -1.1% 9.1%
29/11 D176.93420.648 11.7 % 0.1% 9.2%
30/11 L130.52416.377 12.5 % 0.8% 10.0%
01/12 M180.10019.350 10.7 % -1.8% 8.2%
02/12 M207.14320.709 10.0 % -0.7% 7.5%
03/12 G226.72923.225 10.2 % 0.2% 7.7%
04/12 V212.00024.099 11.3 % 1.3% 9.0%
05/12 S194.98421.052 10.8 % -0.5% 8.5%
06/12 D163.55018.887 11.5 % 0.2% 9.2%
07/12 L111.21713.720 12.3 % 0.8% 10.0%
08/12 M149.23214.842 9.9 % -2.4% 7.6%
09/12 M118.47512.756 10.8 % 0.9% 8.5%
10/12 G171.58616.999 9.9 % -0.9% 7.6%
11/12 V190.41618.727 9.8 % -0.9% 7.6%
12/12 S196.43919.903 10.1 % 0.3% 7.9%
13/12 D152.69717.938 11.7 % 1.6% 9.5%
14/12 L103.58412.030 11.6% 1.5% 11%
15/12 M162.88014.844 9.1% -2.5% 8.5%
16/12 M199.48917.572 8.8% -0.3% 8.2%
17/12 G185.32018.236 9.8% 1% 9.2%
18/12 V179.80017.992 10.0% 0.2% 9.4%
19/12 S176.18516.308 9.2% -0.8% 8.6%
20/12 D137.42015.194 11.0% 1.8% 10.4%
21/12 L87.88910.872 12.3% 1.3% 11.7%
22/12 M166.20513.318 8.0% 1.3% 11.7%
23/12 M175.36414.522 8.3% 0.3% 12.0%
24/12 G193.77718.040 9.3% 1.0% 13.0%
25/12 V152.33419.037 12.5% 3.2% 16.2%
26/12 S81.28510.407 12.8% 0.3% 13.3%
27/12 D59.8798.913 14.9% 2.1% 15.4%
28/12 L68.6818.585 12.5% -2.4% 13.0%
29/12 M128.74011.212 8.7% -6.2% 6.8%
30/12 M169.04516.202 9.8% 1.1% 7.9%
31/12 G186.00423.477 12.6% 2.8% 10.7%
1/1 V157.52422.211 14.1% 1.5% 12.2%
2/1 S67.17411.831 17.6% 3.5% 15.7%
3/1 D102.97414.245 13.8% -3.8% 11.9%
4/1 L102.97414.245 13.8% -3.8% 11.9%
5/1 M135.10615.378 11.4% -2.4% 9.5%
6/1 M178.59620.331 11.4% 0% 9.5%
7/1 G121.27518.020 14.9% 3.5% 13%
8/1 V140.26717.533 12.5% -2.4% 10.6%
9/1 S172.11919.978 11.6% -0.9% 9.7%
10/1 D139.75818.627 13.3% 1.7% 11.4%
11/1 L91.65612.532 13.7% 0.4% 11.8%
12/1 M141.64114.242 10.0% -3.7% 8.1%
13/1 M175.42915.774 9.0% -1.0% 7.1%
14/1 G160.58517.246 10.7% -1.0% 7.1%
15/1 V273.00016.146 5.9% ? -- --
16/1 S163.23016.310 10.0% -- --
17/1 D163.23012.415 7.6% -- --
18/1 L87.2478.824 10.1% -- --
19/1 M135.38810497 7.7% -- --

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Percentuali dei tamponi positivi dal 11/10 al 15/11: si vede l'effetto del provvedimento sulle mascherine
La risalita dopo il 15/10 e' dovuta all'avvio dell'epidemia Covid-19, innescata dal valore 5% troppo alto


Le percentuali dei tamponi positivi dall' 8/10 al 24/10 mostrano l'effetto del provvedimento 'mascherine'
Infatti i dati degli ultimi 5 giorni risultano tutti piu' bassi di almeno 2.5% a partire dal 20/10.


Commenti scritti il 13/10 e 22/10: La preoccupante rapida salita dei contagi rilevati nei primi giorni di ottobre sembra arrestarsi il 12/10 e stabilizzarsi su un valore di poco superiore al 5% (cioe' i tamponi trovati positivi risultano stabilizzarsi intorno al 5% del totale delle misure effettuate).
La significativita' ancora non e' elevata (e' basata solo su 2 misure, quelle del 12 e 13 ottobre) ma, se tra altri 2 giorni da oggi 13/10 questa percentuale restasse fissa al 5% o meno, allora potremo dire che la nostra previsione e' stata confermata e potremo esultare, non solo per aver capito come arrestare l'epidemia degli asintomatici, cioe' di coloro che coltivano e diffondono il virus in Italia ma anche per aver fatto un buon passo avanti nella comprensione del fenomeno pandemico (vedi "Il ruolo degli asintomatici" nel prossimo paragrafo).
Per capire l'importanza di questo risultato, se confermato, bisogna tenere conto che la descrizione del fenomeno epidemico in atto, da noi ipotizzata con argomenti ragionevoli, avrebbe attualmente come causa prevalente dei contagi la numerosa popolazione infetta ed asintomatica.
Questi risultati vanno nella direzione di confermare il nostro modello per la comprensione della pandemia.
Per questo l'imposizione dell'obbligo di indossare le mascherine anche all'esterno dei locali, adottata il 9/10, ha avuto a nostro avviso un grande impatto sulla riduzione della diffusione aerea e quindi nell'ambiente dei virus e quindi del contagio potenziale da parte di cosi' tante persone che circolano, infette e senza sintomi (quindi ignare di poter diffondere il contagio).
Avendo subito rilevato questo beneficio del provvedimento adottato ci siamo spinti a fare la nostra previsione di questa riduzione dei contagi che ora sembra verificarsi davvero con un piccolo ritardo corrispondente al tempo d'incubazione.
Finora sembra che nessuno se ne sia accorto, perche' ovviamente gli altri dati, come ricoveri, decessi, ecc., rimarranno ancora in salita per qualche giorno, in quanto effetto dei contagi in salita dei giorni precedenti. Dovremo attendere qualche giorno perche' questo risultato venga confermato e perche' ne possano prendere coscienza i giornalisti e quindi anche l'opinione pubblica (per questa crescita il 14/10 i giornali parlano ancora di rischio di situazione esplosiva a Milano).
Secondo noi questa riduzione del tasso di crescita dei contagi, se confermata, rappresenterebbe un importante primo riscontro sperimentale a supporto della nostra descrizione del fenomeno epidemico, connesso con l'epidemia degli asintomatici (che ne fa crescere il numero ed il conseguente potenziale di contagiosita', che costituisce oggi la grande minaccia per tutta la popolazione mondiale).
L'epidemia in atto oggi, ad ottobre, secondo noi e' sostanzialmente DIVERSA dall'epidemia primaria di Covid-19 avvenuta in primavera, quando il lockdown adottato in Italia era ancora efficace (ora non piu', come gia' spiegato), perche' allora non c'erano i 3 milioni di asintomatici, che sono in circolazione oggi e che costituiscono da ora in poi, secondo noi, la principale sorgente di diffusione dei virus e dei conseguenti contagi.
E' importante che si prenda coscienza di cio' perche' oggi si sente affermare, anche da persone considerate esperte, che "gli asintomatici non sono un problema per la sanita' pubblica, perche' non vanno in ospedale" oppure che "la pandemia non e' piu' un problema, perche' il tasso di mortalita' e' sceso al 0.3%".
In primavera le infezioni erano prodotte da persone con sintomi e quindi con rilascio di cariche virali molto piu' intense di quelle che oggi rilasciano quei 3 milioni di asintomatici e che secondo noi sono la principale causa d'infezione attuale.
Per questo oggi le persone infettate presentano sintomi piu' lievi, non per una mutazione del virus o per le cure migliori.
La comprensione del fenomeno epidemico attuale e' percio' ESSENZIALE per capire come possiamo combattere piu' efficacemente il virus Sars-CoV-2 (per esempio: lockdown no, mascherine si): noi stiamo cercando qui' di portare il nostro contributo.
Se sara' confermato, questo risultato della nostra previsione fornirebbe un aiuto fondamentale per la limitazione dei contagi anche in tutti gli altri Stati, che hanno popolazioni di asintomatici ben piu' numerose della nostra e che stanno lottando con provvedimenti inadeguati (sottovalutando l'importanza dell'uso generalizzato delle mascherine, che porterebbe a loro benefici ancora maggiori che a noi) contro una crescita dei contagi ben superiore alla nostra.
L'Italia si confermerebbe cosi' ancora una volta ai vertici delle capacita' d'indagine scientifica e come leader mondiale nella lotta alla pandemia.

Commenti scritti il 14/10: I dati del 14/10 fanno sperare nell'inizio di una discesa della percentuale dei positivi su oltre 152.000 tamponi misurati, a meno del 4.8 % (vedi tabella ).
Essendoci sempre una (piccola) frazione dei test che contribuiscono tendenzialmente ad innalzare il numero dei positivi (sono quelli fatti per inseguire il tracking o quelli di controllo della positivita'), pero' quando i tamponi misurati sono tanti, come oggi che sono piu' di 152.000, il dato dei positivi e' piu' realistico (ne risente di meno).
Quindi ci sentiamo di concludere che il dato odierno non indica necessariamente un calo del numero dei positivi ma certamente conferma l'annunciato arresto dell'andamento crescente del numero dei positivi e quindi il BLOCCO della crescita dell'epidemia degli asintomatici che sono quelli che mantengono attivi i virus nell'ambiente e li diffondono, alimentando i contagi delle persone sane.
Il riscontro da noi cercato in realta' non esige nemmeno che la percentuale dei positivi resti costante nel tempo o decresca ma solo che ci sia stato un deciso cambiamento in senso favorevole nell'andamento temporale dei dati (potrebbero anche crescere, ma piu' lentamente).
Confermiamo di attribuire questo successo nel combattere la pandemia all'estensione dell'obbligo di usare le mascherine anche all'aperto, che ha contribuito in modo rilevante a bloccare la diffusione nell'ambiente dei virus da parte di circa 3 milioni di persone infette ed asintomatiche.
Dalla misura del cambiamento dell'andamento temporale delle percentuali dei test positivi si puo' ricavare una valutazione quantitativa dell'efficacia del provvedimento sull'obbligo delle mascherine. Questa efficacia puo' essere migliorata perfezionando il provvedimento (crediamo che in Cina stiano ottenendo risultati anche migliori dei nostri per una maggiore disciplina).
Come gia' annunciato aspettiamo i dati di domani per ESULTARE, traendone poi le giuste ed utilissime conclusioni (la stampa ed i medici, se guardano solo ai ricoveri ed ai decessi, potrebbero accorgersene forse tra qualche giorno per ovvi motivi). In realta' dopo l'inizio dell'epidemia alimentata dalle persone infette con sintomi, ricoveri e decessi cresceranno comunque in misura di quanto questa epidemia dilaga.


SECONDA ONDATA DI COVID-19: Commento scritto il 16/10 (Come annunciato)
Quasi tutto OK, perche' la percentuale di tamponi positivi che mostra 5 GIORNI DI DATI STABILI INTORNO AL 5% DOPO VARI GIORNI SEMPRE IN SALITA, costituisce un'evidenza sperimentale sufficiente per CONFERMARE la nostra previsione e potremmo cosi' esultare per il successo ottenuto.
Ecco allora qui' la nostra ESULTANZA (piccola piccola, in segno di lutto, per i motivi che saranno chiari tra poco):


E U R E K A !

L'obbligo di indossare le mascherine va poi correlato con la contagiosita' del virus, che diminuisce quando fa caldo (ma non nelle celle frigorifere o con l'aria condizionata). Quindi le Autorita', monitorando con (poche) misure molecolari il numero di asintomatici, devono regolamentare l'obbligo delle mascherine (certamente si in inverno, probabilmente no in estate).
Credo che i cinesi stiano facendo proprio cosi' e, se abbiamo ragione noi, e' quindi possibile che proprio per questo motivo oggi loro non abbiano alcun contagio.
La questione cinese: Se cio' fosse vero (in Cina, anche se i loro contagi non fossero zero, certamente oggi stanno messi molto meglio di noi) sarebbe un'ULTERIORE CONFERMA SPERIMENTALE che quanto esposto in questo articolo corrisponde al vero. Sarebbe allora un progresso importante ed un passo avanti utilissimo verso la comprensione della fenomenologia di comportamento di questo virus. Cio' potrebbe aiutarci non poco a controllarlo meglio in futuro.
Se volessimo credere alla notizia sorprendente che, mentre tutto il mondo e' invaso massicciamente dal virus, in Cina hanno zero contagi, dobbiamo ammettere che e' anche possibile che i cinesi non possano essere accusati di averci nascosto queste informazioni e di non averci aiutato, perche' come non siamo riusciti noi a capire sollecitamente il problema, cosi' e' possibile ed e' anche un diritto per loro non averlo ancora capito: il buon uso delle mascherine per loro non e' un provvedimento nuovo, come per noi, ma un'abitudine consolidata, con radici storiche.
Se fosse vero, sarebbe anche colpa nostra aver accolto la notizia, che in Cina avevano zero contagi, con arrogante scetticismo e non aver indagato in merito adeguatamente.
Staremo a vedere come va a finire, osservando quali saranno le percentuali di tamponi positivi nei prossimi giorni e, se il 6.6% risultasse un dato corretto, speriamo che non salga troppo di piu' (ogni sollecito provvedimento utile a rallentare o bloccare la crescita dell'epidemia di Covid-19 sara' ovviamente il benvenuto).

COSA STA SUCCEDENDO ORA (18/10) ? Gli infetti con sintomi oggi sono l'1.6% (=6.6%-5%) della popolazione, cioe' non sono ancora molti, perche' l'epidemia di Covid-19 (non quella degli asintomatici che con le mascherine siamo riusciti a bloccare al 5%) si e' innescata ed e' partita solo da pochi giorni.
Pero' se un'epidemia parte vuol dire che il parametro di crescita e' R0>1 ed allora assume rapidamente un andamento di crescita esponenziale. Se si attende ad intervenire con decisione, il problema quindi peggiora rapidamente fino a diventare poi non piu' gestibile.
Occorrono quindi azioni sollecite e decisive. Finche' l'epidemia non si e' ancora estesa molto possono essere sufficienti interventi di chiusura piu' limitati e mirati verso le cause piu' evidenti della diffusione del virus. Altrimenti, se i provvedimenti adottati risultassero insufficienti, resta solo la strada del blocco generalizzato, che in primavera ha mostrato di poter bloccare l'epidemia anche quando e' in fase avanzata (pero' con costi enormi).
All'estero non potevano bloccarla perche' avevano fatto sviluppare troppo la loro popolazione di asintomatici (il 13% della popolazione in Francia) e quindi con l'abbassamento stagionale della temperatura, che aumenta la contagiosita' del virus, era inevitabile la partenza dell'epidemia di Covid-19.
Questa sorprendente efficacia dell'uso esteso delle mascherine per il contenimento dei contagi e per il blocco dell'epidemia Covid-19, non appena confermata, e' un'informazione preziosa che merita la piu' ampia e solerte diffusione a livello mondiale, fatta da chi di dovere.

CONCLUSIONI DELLO STUDIO FATTO FINORA (scritte dopo l'arrivo dei dati del 15/10):
Vedi anche il Commento scritto il 16/10 (importante, e' una pagina prima).
Prendiamo atto del dato del 15/10 (5.4%) che e' compatibile con il blocco della crescita della percentuale di tamponi positivi che ormai consideriamo definitivo (sarebbe stato ben piu' alto se la crescita della percentuale di tamponi positivi non si fosse arrestata ad un valore di poco superiore al 5%) a conferma della correttezza della nostra previsione fatta il 9/10 e delle motivazioni che l'avevano stimolata e che qui' ribadiremo.
Facciamo il punto sulla nostra analisi, che assume sempre piu' importanza perche' in varie parti d'Europa ci si sta preparando agli onerosi lockdown ed anche in Italia alcuni "esperti" raccomandano un lockdown nazionale a Natale quando la curva dei contagi sembra divenuta costante.
Questo argomento viene approfondito al successivo punto 8, perche' ora la situazione e' diversa: i lockdown potrebbero riuscire ad arrestare l'epidemia ma solo per la durata del lockdown e non piu' stabilmente come accadde la scorsa primavera in Italia. Questo perche' la causa che alimenta l'epidemia ora e' cambiata, in quanto ora c'e' anche la popolazione degli asintomatici ad alimentarla, che in primavera non c'era, perche non era cosi' numerosa.
Elenchiamo qui' gli argomenti che ricostruiscono cosa e' accaduto finora in Italia e che meritano una riflessione approfondita da parte di tutte le persone coinvolte a vario titolo nella lotta al virus Sars-CoV-2:
  1. DISINFORMAZIONE: Non e' tollerabile che i giornalisti diano il massimo rilievo alla notizia che numero di test positivi sono in crescita anche se e' in calo la loro percentuale rispetto al numero totale dei test eseguiti (che e' il dato giusto per valutare se l'epidemia si espande o si riduce). Basta vedere i titoli di prima pagina dei giornali del 14/10 che affermavano che l'epidemia e' in crescita ed i dati salgono, quando come si vede anche nella nostra tabella, la percentuale dei positivi era scesa dal 5.2% al 4.8% segnalando la conferma del blocco della crescita del numero di asintomatici in Italia e quindi dell'epidemia associata, cioe' una notizia clamorosa, esattamente contraria a quanto scritto dai giornalisti a caratteri cubitali in prima pagina. Basta! Siccome i nostri giornalisti non possono essere cosi' culturalmente impreparati da non comprendere un problema cosi' elementare, crediamo occorra un intervento di un'autorita' superiore politica o scientifica, altrimenti queste notizie false continuando cosi' potrebbero arrivare a produrre danni enormi, influenzando le autorita' politiche che, non potendo ignorare i sentimenti dell'opinione pubblica, potrebbero prendere provvedimenti sbagliati e dannosi. (P.S. Solo dal 16/10 i dati crescono, ma per 5 giorni fino al 15/10, quando questo commento e' stato scritto, sono stati sempre costanti intorno al 5%).
  2. POPOLAZIONE ASINTOMATICA (e' un dato accertato): Ogni persona asintomatica coltiva inconsapevolmente i virus nel proprio corpo anche per tempi lunghi (nei casi di herpes anche per tutta la vita), permettendo loro di sopravvivere rimanendo attivi per lungo tempo, potendosi diffondere anche nell'ambiente esterno.
    Le persone infette ed asintomatiche in Italia oggi sono poco meno di 3 milioni, perche' i test positivi sono circa il 5% ed il 95% dei test positivi risultano di persone asintomatiche. In primavera invece erano molte di meno perche' non avevano ancora avuto il tempo per crescere molto di numero.
    La distribuzione dei tamponi trovati positivi e' piu' concentrata nelle regioni del nord Italia (Lombardia 6.3% e Liguria 8.4%) mentre nel centro-sud le percentuali sono minori (Lazio 3.7% e Sicilia 5.3%). Questo perche' le regioni del nord, che sono state le piu' colpite dall'epidemia primaria in primavera, sono partite con una popolazione di asintomatici piu' numerosa che, accrescendosi poi con l'epidemia degli asintomatici, e' arrivata in autunno ancora piu' numerosa.
  3. EPIDEMIA DEGLI ASINTOMATICI (ipotesi verosimile): Siccome almeno una parte degli asintomatici e' un po' contagiosa (con cariche virali poco intense) e' verosimile immaginare che possano aumentare di numero contagiando persone sane (le piccole cariche virali favoriscono l'esito asintomatico sulla persona sana infettata). Allora se le condizioni ambientali (temperatura, affollamento, ecc.) favoriscono i contagi, la popolazione degli asintomatici puo' crescere di numero con le stesse regole di una normale epidemia (se Rt>1). E' quello che e' accaduto in Italia fino al 9/10, secondo noi, dato che sono arrivati ad essere 3 milioni.
  4. CONTAGIO DA ASINTOMATICI (e' un dato da misurare): In una popolazione il numero totale di asintomatici esistente stabilisce l'entita' dell'immissione di virus nell'ambiente, che e' la causa iniziale di avvio ed una fonte di alimentazione successiva di una nuova ondata epidemica di Covid-19.
    Quando il numero di asintomatici e' sotto una determinata soglia l'epidemia non decolla perche' sono piu' le guarigioni ed i decessi che i nuovi contagi (e' come in un'epidemia con Rt<1).
    Quando invece il numero di asintomatici e' sopra la soglia, l'epidemia decolla (come nel caso in cui e' Rt>1, perche' sono piu' i nuovi contagi che le guarigioni ed i decessi).
    In Italia a settembre non avevamo epidemia di Covid-19 ma avevamo un'epidemia invisibile di asintomatici che percio' crescevano sempre piu' di numero.
  5. EFFETTO DELLE MASCHERINE (ipotesi molto verosimile): L'aver esteso l'obbligo di uso delle mascherine quasi ovunque ha ridotto la capacita' di contagio degli asintomatici, facendo scendere il valore del parametri di crescita a Rt<1. Questo ha bloccato in Italia lo sviluppo dell'epidemia degli asintomatici, come si e' immediatamente riscontrato nelle analisi dei tamponi (vedi tabella ).
    Il riscontro di cio' e' nella correlazione temporale tra la data del provvedimento che ha introdotto l'obbligo dell'uso esteso delle mascherine e del blocco della crescita dei tamponi positivi.
    Questa era proprio la previsione che noi avevamo scritto in questo articolo il 9/10, tre giorni prima che il blocco apparisse nei dati.
    Un ulteriore riscontro dell'efficacia dell'uso esteso delle mascherine, quando la causa che alimenta l'epidemia e' l'elevato numero di asintomatici in circolazione, si puo' ricavare dai dati cinesi: in quel Paese da sempre e' diffusissimo l'uso delle mascherine, anche prima del Covid-19. Per questo c'e' da aspettarsi che tutti la usino sempre e con disciplina: questo secondo noi potrebbe aver determinato in Cina il contenimento del numero di asintomatici che non sarebbero cosi' riusciti a crescere di numero come da noi, perche' e' stato sempre mantenuto Rt<1 e l'epidemia non si e' potuta sviluppare.
    Se questo fosse vero allora dovremmo incentivare l'uso di mascherine per abbattere il numero di asintomatici, prendendo la Cina come esempio: sarebbe un passo efficace e molto meno costoso dei lockdown!
  6. ZERO CONTAGI IN CINA ? (ipotesi poco verosimile ma possibile): L'ipotesi che in Cina il numero di asintomatici non sia cresciuto come da noi perche' si e' sempre mantenuto Rt<1 grazie all'uso molto scrupoloso delle mascherine, che ha impedito all'epidemia degli asintomatici di svilupparsi, potrebbe fornire una spiegazione possibile al fatto, per alcuni versi sconcertante, che la Cina afferma di essere oggi l'unico Paese al mondo con zero contagi. Finora tutti hanno attribuito a questa affermazione scarsissima credibilita' ma noi non possiamo credere che i cinesi possano mentire cosi' spudoratamente. Forse allora potrebbe anche essere vero ed una spiegazione potrebbe esserci, anche se nessun cinese ce l'ha spiegata, purtroppo, perche' sarebbe stata utilissima (ma forse neanche loro hanno ancora capito appieno come funziona questa epidemia): loro non avrebbero oggi, come causa di contagio, quel grandissimo numero di persone asintomatiche che noi abbiamo fatto crescere in occidente, che ora sta producendo da noi la "seconda ondata del Covid-19" e che poi restera' il nostro grande fardello futuro, perche' in Cina l'uso scrupoloso delle mascherine potrebbe aver impedito lo sviluppo di quell'epidemia di asintomatici (avendo mantenuto sempre Rt<1), che da noi ha fatto nascere la "seconda ondata" della pandemia.
    Bloccando l'espansione dell'epidemia degli asintomatici questa si estingue e, se gli asintomatici guariscono in un tempo definito, allora il numero di infetti asintomatici tende a zero: questo processo potrebbe essere in atto in Cina. Questa sarebbe una strada obbligata anche per noi italiani, che abbiamo cosi' tanti asintomatici in casa, che mantengono e diffondono permanentemente i virus.
    Questo potrebbe essere il potenziale benefico dell'uso scrupoloso ed esteso delle mascherine.
    Sarebbe di grande interesse poter ricavare una conferma di tutto cio' dai dati di test molecolari con tamponi fatti in Cina su persone scelte a caso.
  7. EPIDEMIA DI COVID-19 (cioe' di persone con sintomi, ora in atto nella sua fase iniziale): Se il risultato dell'infezione prodotta dagli asintomatici fosse sempre di produrre degli altri asintomatici, non se ne accorgerebbe nessuno (solo con le misure con i tamponi li evidenzierebbero).
    La nostra conclusione e' che quando la popolazione degli asintomatici e' cresciuta troppo (con l'epidemia degli asintomatici) puo' diventare lei la causa che avvia una nuova epidemia di Covid-19 (perche' i sintomatici che si creano poi cominciano ad infettare le persone sane con cariche virali piu' intense, generando tanti casi di Covid-19 (epidemia primaria di Covid-19).
    Questa epidemia, che e' quella che dobbiamo affrontare ora, e' pero' DIVERSA da quella della primavera scorsa perche' ha due cause e non una che l'alimentano: le persone infette con sintomi (che ancora sono poche) e gli asintomatici (che ORA sono moltissimi mentre in primavera erano pochi).
  8. LOCKDOWN NAZIONALE (pericolo incombente): Presentandosi l'epidemia attuale con delle caratteristiche diverse dal passato, e' giusto chiedersi se un lockdown fatto in Italia a Natale (che qualche esperto ha gia' iniziato a paventare, dicendo che "potrebbe aiutare" e che il Presidente del Consiglio ha dichiarato di non poter escludere) avrebbe gli stessi effetti di blocco dell'epidemia, come si e' avuto in primavera. La differenza con il passato e' che ora abbiamo due cause delle infezioni e non una sola:
    A) gli asintomatici, il cui numero evolve secondo le regole dell'epidemia degli asintomatici,
    B) e le persone infette con sintomi, il cui numero evolve come l'epidemia Covid-19 gia' conosciuta in primavera.
    Per questa seconda causa possiamo aspettarci che il lockdown produca gli stessi effetti visti in primavera.
    Invece per la prima causa, che oggi e' ancora quella dominante, non possiamo essere certi che subisca gli stessi effetti. Siccome gli asintomatici sembrano essere il serbatoio che mantiene i virus attivi nell'ambiente anche per tempi lunghi, la durata del lockdown, che dev'essere necessariamente limitata, potrebbe non produrre effetti apprezzabili sulla riduzione del numero degli asintomatici.
    Se cosi' fosse allora nelle nostre condizioni, in cui la popolazione degli asintomatici sembra essere la causa prevalente che alimenta l'epidemia (perche' ora sono 3 milioni), potrebbe accadere che al termine del lockdown nazionale gli asintomatici siano rimasti sostanzialmente gli stessi e l'epidemia allora riprenderebbe come prima del lockdown, alimentata dai 3 milioni di asintomatici: cioe' l'effetto del lockdown non sarebbe stabile, come e' stato in primavera, ma solo temporaneo (e allora sarebbero stati tutti soldi e sacrifici buttati al vento).
    Il lockdown e' quindi sicuramente efficace quando e' limitato al contenimento di focolai oppure esteso ma in presenza di epidemie alimentate soprattutto da persone infette con sintomi. Nel nostro caso di epidemia, alimentata ancora in modo prevalente da persone infette ma asintomatiche, il risultato del lockdown e' incerto.
    L'uso esteso e scrupoloso delle mascherine potrebbe essere addirittura piu' efficace del lockdown (per non parlare dei costi!) nei casi in cui sono prevalentemente gli asintomatici che alimentano l'epidemia.
    Quindi una piena comprensione del fenomeno epidemico, con i dovuti riscontri nei dati sperimentali e' importantissima.

IL RUOLO DEGLI ASINTOMATICI: (13 ottobre 2020)
Le mie argomentazioni sono tutte frutto di deduzioni logiche che partono dalla conoscenza elementare dei fenomeni descritti, che potrebbero anche assumere valore scientifico se riuscissero a trovare un riscontro nelle osservazioni sperimentali.
Per questo la verifica di questa previsione, che l'uso esteso delle mascherine possa riuscire a ridurre la crescita dei "nuovi contagi" che si rileva attualmente nelle misurazioni quotidiane, avrebbe per noi un'importanza rilevante.
L'ipotesi dell'esistenza di quell'epidemia invisibile che abbiamo chiamato "epidemia degli asintomatici" esige che sia l'epidemia a far crescere il numero di asintomatici. Questo richiede che alcune delle persone asintomatiche rimangano infette (cioe' positive al test molecolare) per un tempo sufficientemente lungo da poter infettare e rendere contagiosa almeno un'altra persona (sana), diffondendo le loro cariche virali (piccole) nell'ambiente.
Se le persone infettate ed asintomatiche guarissero rapidamente, eliminando il virus dal loro organismo, questa epidemia non si potrebbe sviluppare. La rapida guarigione pero' dipende dalla risposta immunitaria che e' un parametro diverso da persona a persona.
Dall'efficacia della risposta immunitaria oltre che dall'intensita' della carica virale infettante dipende l'esito dell'infezione: il paziente puo' guarire se gli anticorpi riescono a prevalere sulla carica virale o puo' ammalarsi sviluppando la sindrome Covid-19 in caso contrario.
Ma c'e' anche un caso intermedio in cui il paziente non riesce ad eliminare i virus dal proprio organismo ma ne limita lo sviluppo, impedendo cosi' che si manifestino i sintomi del Covid-19: e' questo il caso delle persone infettate ma asintomatiche.
E' proprio questo il caso che ci interessa perche' alla luce delle nostre deduzioni potrebbe essere proprio quello che caratterizza l'epidemia di Sars-CoV-2.
Sembrano esserci diversi modi con cui i vari virus riescono a nascondersi nel corpo umano.
  1. Ce ne sono alcuni che riescono a permanerci per troppo poco tempo per poter avviare un'epidemia: e' il caso del precedente virus della Sars, che e' cosi' sparito.
  2. Altri riescono a permanere nel corpo umano per tempi lunghissimi (anche per tutta la vita) ma in numero cosi' modesto da non disperdere cariche virali infettanti nell'ambiente. Solo in rari casi, quando le difese immunitarie dell'ospite si abbassano per qualche motivo, allora crescono di numero e vengono rilasciati nell'ambiente creando un pericolo d'infezione per le persone sane: e' il caso dei virus herpes, ad esempio (entrando in contatto con l'herpes zoster si prende la varicella).
  3. Esiste poi il caso intermedio, in cui il virus puo' permanere nel corpo umano abbastanza a lungo e talora in un numero di virus tale da poter essere diffuso nell'ambiente e poter avviare un'epidemia, infettando le persone sane. Lo sviluppo di questa epidemia sarebbe agevolato nel caso in cui il virus risultasse anche dotato di un'alto grado di contagiosita' (come il Sars-CoV-2).
Lo sviluppo di un'epidemia di asintomatici e' quindi possibile e dipende dalle caratteristiche di questo virus.
Per capirne di piu' al riguardo osserviamo che nei test molecolari il 95% circa delle persone esaminate risulta positiva ma senza i sintomi della sindrome Covid-19, cioe' asintomatica. Su una popolazione italiana di 60 milioni di persone, trovare 5000 asintomatici su 100.000 esami fatti vuol dire che il 5% della popolazione, cioe' 3 milioni di persone in Italia ed in quel giorno, dovrebbero essere infette (positive al test) ed asintomatiche (in realta' un po' meno perche' alcuni test vengono mirati a trovare i positivi seguendo il tracking).
Questo e' un dato sperimentale e non una deduzione logica.
E' possibile che questi 3 milioni di persone siano state infettate tutte pochi giorni prima da persone asintomatiche che rimangono contagiose solo per pochi giorni? La risposta e' affermativa.
Per comprenderlo, supponiamo che un asintomatico smetta di essere tale in N giorni. Se ognuno dei 3 milioni di asintomatici esistenti riesce ad infettare mediamente una sola persona in N giorni allora la popolazione dei 3 milioni di asintomatici si mantiene invariata. Se se ne infettano di piu' si sviluppa l'epidemia ed il numero di asintomatici cresce (in modo prima lento, quasi lineare, e poi esponenziale): e' questa la crescita del numero di contagi che stiamo rilevando in questi giorni.
I parametri che entrano in gioco sono:
  1. Il numero di virus rilasciati nell'ambiente da un asintomatico (carica virale) che puo' essere rilevante nei casi di riduzione delle difese immunitarie della persona asintomatica (in tali casi possono anche manifestarsi alcuni sintomi).
  2. Il numero di giorni in cui la persona asintomatica rimane contagiosa (poi guarisce).
  3. La capacita' infettante della carica virale che dipende non solo dalle proprieta' del virus ma anche da parametri ambientali (d'inverno e' maggiore).
Questi sono parametri che non conosciamo ma quello che ci interessa ora e' il risultato: lo sviluppo dell'epidemia degli asintomatici (invisibile) e' possibile e segue le stesse regole dell'epidemia primaria (visibile).
Secondo noi e' proprio cosi' che gli asintomatici in Italia sono arrivati ad essere 3 milioni (in Francia, Spagna e UK almeno 10 milioni).
Piu' numerosi sono e piu' virus abbiamo in circolazione.
Le cariche virali disperse nell'ambiente con il freddo diventeranno sempre piu' intense (per i motivi spiegati) e le persone sane infettate, anziche' sviluppare nessuno o pochi sintomi, sempre piu' spesso crediamo che svilupperanno purtroppo la sindrome Covid-19 e finiranno in ospedale.


SOLUZIONE FINALE DELL'EPIDEMIA DEGLI ASINTOMATICI: (11 ottobre 2020)
Siccome si stanno vanificando le mie speranze che questo virus Sars-CoV-2 non fosse molto longevo (vedi al riguardo le osservazioni del punto 9 "Quando finira' questa pandemia?"), alla luce dell'andamento dei contagi autunnali, mi sento ancora coinvolto a continuare questo studio e diventa per me sempre piu' importante approfondire il fenomeno dell'epidemia degli asintomatici, che sta mantenendo oggi viva la pandemia.
La differenza piu' rilevante tra l'epidemia di Covid-19 (cioe' quella delle persone sintomatiche) e l'epidemia degli asintomatici risiede nel fatto che la prima e' controllabile con i lockdown, perche' la causa dell'infezione e' un malato che in un mese termina di esserlo (o guarisce o muore); la seconda invece non e' controllabile neanche con i lockdown, che possono bloccarne lo sviluppo ma solo per la durata del lockdown (perche' la causa che alimenta l'epidemia e' diversa: e' l'enorme numero di asintomatici che esistono e sono invisibili).
La differenza con altre epidemie sta proprio nella presenza di questa popolazione di asintomatici che e' cosi' numerosa per l'alto grado di contagiosita' e si autosostiene attraverso un'epidemia nascosta, quella degli asintomatici, che infettando con piccole cariche virali le persone sane, consente alla popolazione degli asintomatici di estendersi sempre di piu', come un'epidemia.
Questo tende a cronicizzare e rendere la pandemia endemica (finche' riuscira' a durare: vedi il punto 9).
Come si puo' affrontare allora questa pandemia?
L'entita' del problema e' direttamente proporzionale al numero di asintomatici presenti nel Paese. Grazie al lockdown fatto in Italia, noi per ora ne abbiamo MOLTI meno di altri Paesi. E' un vantaggio prezioso ma che potrebbe essere effimero e sfumare velocemente se si dovessero allentare le misure di contenimento dell'epidemia.
Si deve percio' individuare quanti piu' asintomatici possibile e neutralizzarne le capacita' di diffondere il contagio con tutti i mezzi disponibili, che saranno poi quelli farmaceutici.
A settembre avevamo stimato in 900.000 il numero di asintomatici presenti in Italia (perche' c'erano 1500 test positivi su 100.000 eseguiti); oggi i test positivi sono il 5% dei test effettuati e questo corrisponde oggi alla presenza di circa 3.000.000 asintomatici in Italia (magari un po' meno per gli esami dei tracking), a riprova che e' proceduta piuttosto velocemente l'epidemia degli asintomatici, in cui ogni persona infetta e asintomatica, diffondendo cariche virali modeste, ha infettato delle persone sane, facendole diventare asintomatiche: e' una vera e propria epidemia invisibile.
Oggi, con le misure di prevenzione dei contagi, tra cui l'obbligo dell'uso delle mascherine anche all'aperto, contiamo di rallentare lo sviluppo di questa epidemia ma la stagione invernale in arrivo certamente ci ostacolera' non poco.
Questa e' l'entita' del problema che abbiamo di fronte in Italia: se individueremo 10.000 asintomatici al giorno, con i test piu' rapidi, in 300 giorni potremo arrivare a ridurre significativamente il loro numero e quindi l'epidemia (all'estero quei Paesi, che non hanno voluto contenere la crescita esponenziale dei contagi in primavera con il lockdown, si trovano ora messi abbastanza peggio di noi, avendo in casa una popolazione di asintomatici di 3 o 4 volte piu' numerosa della nostra).
Un'altra caratteristica importante, ma non gradita, di questa epidemia degli asintomatici consiste nella ragionevole previsione di un'apprezzabile riduzione dell'efficacia del vaccino sulle persone asintomatiche. Cio' in quanto, essendo persone che inconsapevolmente stanno coltivando colonie di virus nel loro organismo, sembra ragionevole aspettarsi, al momento della somministrazione del vaccino, una risposta immunitaria abbastanza limitata del loro sistema immunitario, gia' sollecitato dal virus a produrre degli anticorpi.
Le persone oggi infette ed asintomatiche, non potendo cosi' usufruire appieno della protezione del vaccino, potrebbero rischiare di rimanere esposte ad un rischio di reinfezione al Covid-19 per tempi lunghi, almeno finche' la minaccia del virus continuera' ad esistere.
Una volta vaccinata tutta la popolazione sana, verra' bloccata l'espansione dell'epidemia degli asintomatici che pero', se quanto qui' esposto e' corretto, continueranno ad esistere come tali ed a coltivare il virus Sars-CoV-2 nel loro organismo.
Per questo gli asintomatici potrebbero essere gli unici a rimanere esposti, forse anche per tutta la vita, al rischio della sindrome Covid-19 non appena le loro difese immunitarie dovessero indebolirsi (come accade per altri virus, tra cui il ben noto herpes).
Questo dovrebbe far riflettere meglio quei giovani che oggi, sentendosi poco esposti a rischi gravi, tralasciano di rispettare la doverosa disciplina delle misure di contenimento dell'epidemia: e' inevitabile che prima o poi questi comportamenti rischiano di farli entrare nel "club degli asintomatici".
Se questi giovani venissero informati, molti di loro si potrebbero salvare adottando comportamenti piu' virtuosi.
Con il progresso delle tecniche diagnostiche risultera' sempre meno oneroso arrivare ad identificare TUTTI gli asintomatici ed a guarirli, somministrando loro il giusto farmaco antivirale, che prima o poi sara' disponibile.
Solo allora avremo vinto la guerra al virus, facendolo scomparire definitivamente.
Questo ci sembra essere oggi il percorso inevitabile per sconfiggere questo male, dato che contrariamente a quanto sperato da tutti il vaccino non riuscira' a liberarci dalla popolazione di asintomatici che oggi ci circonda e che mantiene attiva l'epidemia.

COVID-19: L'EPIDEMIA DEI PAZIENTI CON SINTOMI E' IN ATTO: (18 e 19 ottobre 2020)
Gli esperti forniscono in TV informazioni ancora tranquillizzanti, dimostrando di essere poco consapevoli della reale situazione.
Ecco il nostro parere: La percentuale dei positivi e' arrivata oggi 18/10 all'8% ma l'incremento vero NON e' dal 6.6% all'8.0%.
La parte di contagi prodotta dai 3 milioni di asintomatici aumentera' in proporzione al loro numero crescente che e' partito il 10/10 da 3 milioni (numero dedotto dal 5% di tamponi positivi su 60 milioni di persone). Questo numero aumentera' ma piu' lentamente del numero di infettati con sintomi (perche' questi ultimi sono piu' contagiosi).
Per questo motivo mei primi giorni dell'epidemia di Covid-19 consideriamo per semplicita' praticamente costante ed intorno al 5% la parte di contagi prodotta dai 3 milioni di asintomatici. In tal caso il contributo aggiuntivo a questo 5%, prodotto dalle persone infettate e con sintomi (risultato del recente innesco dell'epidemia Covid-19), e' passato dall'1.6% (=6.6% - 5%) al 3% (=8.0% - 5%), cioe' e' quasi RADDOPPIATO in sole 24 ore, con un andamento che potrebbe essere esponenziale (alcuni commentatori dicono che non e' esponenziale perche guardano alla variazione del dato totale che va dal 6.6% ad 8% ma questo potrebbe non essere corretto).
Possiamo cosi' dedurre che approssimativamente le persone infette con sintomi oggi 18/10 sono gia' arrivate ad essere 1/3 degli asintomatici (1.6% rispetto al 5% di asintomatici). E' una crescita molto rapida, se confermata dai dati dei prossimi giorni.
Esaminando anche il dato del 19/10 che e' 9.4% si vede che gli incrementi dei 3 giorni dopo in 15/10 (che e' l'ultimo giorno in "pianerottolo") sono 1.6% , 1.4% ed 1.4% cioe' una crescita meno che lineare, tenendo conto di un inevitabile piccolo incremento del numero di asintomatici (che comporta una leggera crescita oltre il 5% dei contagi dovuti agli asintomatici), dovuto alla partenza dell'epidemia Covid-19.
Questa crescita NON esponenziale, se vera, potrebbe essere un'ottimo indizio dell'efficacia del provvedimento sulle mascherine (oltre che degli altri in atto), che riuscirebbe, oltre a bloccare i contagi dei 3 milioni e piu' di asintomatici (che hanno cariche virali piu' deboli), ma anche i contagi Covid-19 (che hanno cariche virali piu' intense), riducendone la crescita da esponenziale, come dovrebbe essere, a lineare cioe' molto piu' lenta (anche se allarmante perche' su 60 milioni di italiani l'1.5% corrisponde a 900.000 persone contagiate in piu' ogni giorno).
Aspettiamo i dati dei prossimi giorni e speriamo bene.
Le persone infette con sintomi sono piu' contagiose, perche' rilasciano nell'ambiente cariche virali piu' intense di quelle rilasciate dagli asintomatici.
Siccome le temperature si stanno anche abbassando, queste cariche virali rimarranno attive piu' a lungo nell'ambiente, aumentando ancora di piu' il rischio di contagio gia' alto (anche per il fenomeno di accumulo, negli ambienti chiusi).
Il numero di tamponi positivi, che misura il numero di persone contagiate, e' percio' destinato a crescere piu' velocemente e le persone contagiate, in conseguenza delle cariche virali piu' intense a cui sono esposte, presenteranno in numero sempre maggiore i sintomi della sindrome Covid-19.
E questa e' una gran brutta notizia per i nostri ospedali.
Crediamo che vada limitata questa crescita dei contagi in tutti i modi possibili ed al piu' presto (i provvedimenti in atto sono risultati insufficienti, per la scarsa consapevolezza e disciplina della popolazione).

LINEE GUIDA PER IL CONTENIMENTO DEI CONTAGI: (19 ottobre 2020) Si tenga ben presente che, siccome la trasmissione del contagio inizia per via aerea sia nel caso degli asintomatici che nel caso degli infetti con sindrome Covid-19, quell'efficacia che ha bloccato la crescita dei contagi degli asintomatici tra l'11 ed il 15/10 (dimostrata dall'interruzione della crescita della curva nel grafico precedentemente mostrato), dev'essere altrettanto efficace anche nel diminuire i contagi degli infetti Covid-19 (cioe' con sintomi) ma non come e' fatto ora.
Occorrera' pero' un rigore maggiore nell'applicare il provvedimento dell'uso esteso delle mascherine, perche' il potere infettante dei malati di Covid-19 e' molto piu' elevato ovvero le cariche virali rilasciate sono molto piu' intense rispetto a quelle rilasciate dagli asintomatici. Questo effetto dei contagi degli infetti Covid-19 e' misurabile nella curva dei contagi, dove ha ripreso a salire dal 16/10 cioe' dopo l'innesco dell'epidemia di Covid-19.
Pertanto per l'efficacia notevole, dimostrata (entro limiti ragionevoli) in questo lavoro, l'uso esteso delle MASCHERINE puo' essere il primo provvedimento da estendere, perfezionandolo (prima ancora dei lockdown), con un maggiore efficienza per bloccare anche i contagi degli infetti Covid-19 ovvero con un maggior rigore ottenibile con una maggiore severita', anche repressiva, per gli indisciplinati con PROVVEDIMENTI ad esempio come questi: LOCKDOWN: Il lockdown non e' l'arma assoluta ed unica per fermare l'epidemia.
IL LOCKDOWN E' UNA COSTOSISSIMA SCAPPATOIA CHE PERMETTE ALLE AUTORITA' DI OTTENERE QUEI DISTANZIAMENTI CHE NON RIESCE AD OTTENERE ALTRIMENTI (e la gente non lo sa).
Siccome i lockdown costano moltissimo, andrebbero evitati se si possono ottenere risultati simili con altri mezzi, anche autoritari ed oltre i limiti delle leggi esistenti, perche' l'alternativa e' un depauperamento tragico della popolazione ed una crisi sociale difficile poi da governare.
Chiediamoci allora se esistono vie alternative al lockdown.
Il nostro studio ha evidenziato che quando l'epidemia era solo quella prodotta dalle cariche virali disperse dagli asintomatici il semplice provvedimento di aver esteso l'obbligo di usare le mascherine anche all'aperto ha arrestato lo sviluppo dell'epidemia bloccando la crescita dei contagi degli asintomatici.
Abbiamo poi ipotizzato che il provvedimento potrebbe risultare abbastanza efficace anche quando le cariche virali provengono da persone infette con sintomi ovvero da tutte le persone infette e contagiose.
Questa e' solo in parte un'ipotesi, perche' in parte sembra essere un fatto reale: altri scienziati possono esaminare tutti i dati oltre quelli da noi mostrati nel grafico e stabilire se sono sufficienti a fornire l'opportuna evidenza sperimentale da noi annunciata.
Anche se la cosa a prima vista puo' risultare sorprendente, in realta' l'uso esteso ed efficiente delle mascherine agisce bloccando all'origine la fuoriuscita dei virus da una persona contagiosa (che e' l'unica causa che diffonde i contagi).
Quindi il risultato verificato sperimentalmente e' anche verosimile, benche' sorprendente.
Crediamo che contenere piu' efficientemente di quanto si e' fatto finora la fuoriuscita di tutti i virus dalle persone contagiose, unita agli altri provvedimenti atti ad incentivare il distanziamento delle persone, possa ottenere gli stessi risultati di un lockdown generale, che sarebbe percio' un provvedimento sbagliato oltre che costosissimo da adottare.
Aggiungiamo che a differenza di un lockdown i provvedimenti da noi indicati possono continuare la loro funzione per mesi, ben oltre la durata di guarigione o decesso di un paziente con Covid-19.
Quindi, oltre a bloccare i contagi, questi provvedimenti basati sul buon uso delle mascherine possono anche far regredire l'epidemia fino ad ESTINGUERLA (e' Rt<1), cosa che NON puo' fare il lockdown (perche' non puo' durare cosi' tanto).
Una volta estinta l'epidemia di Covid-19 si dovra' tenere sotto controllo il numero di asintomatici, che si puo' fare anche misurando un piccolo numero di tamponi statisticamente significativo. Se il loro numero supera 1 milione (circa 1.5% in percentuale) allora, indossando tutti le mascherine, lo si fa scendere sotto questa soglia. Nel periodo estivo molto probabilmente il numero sara' basso per la riduzione dei contagi e non sara' necessario indossare le mascherine.
Quando anche gli asintomatici si saranno estinti (dipende da proprieta' del virus che ancora non conosciamo), l'incubo sara' finito. In tutto questo i vaccini saranno di grande aiuto per far scomparire prima questo virus.
Uno scenario completamente diverso si aprirebbe per quei Paesi che scegliessero di adottare la via piu' semplice di raggiungere l' immunita' di gregge . Questo significherebbe far crescere senza limiti il numero degli asintomatici che, avendo il virus in corpo, sarebbero sempre soggetti a contrarre la sindrome Covid-19 non appena le loro difese immunitarie dovessero abbassarsi (come appare una vescica sul labbro agli infetti di herpes ma il Covid-19 e' molto peggio di una vescica e lascia danni permanenti).
Quindi quelli qui' indicati sono provvedimenti anche MIGLIORI del lockdown: si tratta di riuscire a farli rispettare da tutti. Se ci sono riusciti i cinesi ci possiamo riuscire anche noi. Non e' accettabile di dover pagare i costi di un lockdown generale e prolungato per questa nostra eventuale incapacita' di farli rispettare.
Questo metodo di affrontare la pandemia meriterebbe di essere considerato seriamente anche solo per l'importanza delle sue promesse di IMPEDIRE la ripartenza delle ondate successive dell'epidemia di Covid-19 e di ottenere gli stessi risultati della Cina (anche se in Italia e' tutto piu' difficile) che dichiara di avere zero contagi ed e' in piena ripresa economica con un PIL al +4.9%
A tutti noi sarebbe piaciuto che l'Italia fosse oggi l'unico Paese in Europa con zero contagi e l'economia in piena ripresa: forse e' quello che avrebbe potuto essere ma non e' stato.
Quest'immagine potrebbe essere un messaggio pubblicitario molto efficace per convincere soprattutto i giovani all'uso piu' consapevole e rigoroso delle mascherine (che e' una buona cosa in ogni caso)!
Sembra un dato di fatto che oggi la CINA si stia tenendo fuori dalla seconda ondata (autunnale) dell'epidemia di Covid-19 avendo attuato proprio questo tipo di provvedimenti che, mantenendo il numero di asintomatici sotto la soglia, hanno impedito l'innesco dell'epidemia SENZA LOCKDOWN GENERALE (loro sono da sempre disciplinati e maestri nel buon uso delle mascherine).
Infatti l'epidemia e' un fenomeno che si avvia solo se si supera quella soglia alla quale il numero dei nuovi infettati arriva ad essere superiore al numero dei guariti e dei decessi (che smettono cosi' di essere infetti). Una volta partita l'epidemia di Covid-19, invece, e' piu' difficile controllarla, perche' le persone con i sintomi sono molto piu' contagiose degli asintomatici. Se non si e' riusciti a bloccarla prima, per tornare poi a farla regredire con R0<1 bisogna attendere l'aiuto della stagione calda.
Purtroppo quando l'epidemia (ancora) non c'e', la gente siccome non teme cio' che non vede, e' restia a sottostare ad una disciplina onerosa: questo rilassamento nella profilassi del contenimento dei contagi e' quello che fa crescere velocemente con l'arrivo del freddo il numero degli asintomatici (che nessuno vede) fino a farli superare la soglia fatidica del Covid-19.
A quanto ne sappiamo in due cose i cinesi sono molto piu' efficienti di noi: nell'uso delle mascherine e nel tracking, che da loro e' fatto in modo anche eccessivamente invasivo. Sono due strumenti preziosi per controllare i contagi e che potrebbero aver fatto la differenza con noi occidentali nell'affrontare il Sars-CoV-2.
Forse loro esagerano per motivi propagandistici quando affermano che hanno zero contagi ma certamente se non avessero l'epidemia sotto controllo si saprebbe, soprattutto in autunno quando i contagi aumentano.
In ogni caso esigere un migliore uso delle mascherine da parte di tutta la popolazione sicuramente produce effetti benefici nel contrasto all'epidemia.
Abbiamo detto che alcuni provvedimenti dovrebbero poter essere presi anche in contrasto con le leggi ordinarie, trovandoci di una situazione di emergenza.
I cinesi sembra che non si facciano scrupoli al riguardo. Anche da noi finche' dura l'emergenza si dovrebbero sospendere certi diritti, come ad esempio quelli sulla privacy, se ostacolano l'efficacia di provvedimenti (come il tracking) diretti alla salvaguardia della sanita' pubblica.
Se l'opinione pubblica capisse che un maggiore rigore nell'uso delle mascherine puo' essere ALTERNATIVO al lockdown ci sarebbe molta piu' collaborazione e disciplina, rendendo piu' probabile il successo dell'operazione, come in Cina.
Bisogna essere molto piu' rigorosi ora, perche' l'inverno, che e' la stagione peggiore, e' alle porte, altrimenti purtroppo ci saranno molti ma molti piu' poveri che andranno certamente poi aiutati tutti.
In Italia si e' ottenuto un risultato di rilievo nel contenimento dei contagi estendendo l'obbligo delle mascherine anche quando si e' all'esterno. Questo significa che anche i virus rilasciati dalle persone infette, quando si trovano all'aperto in strada, contribuiscono in modo significativo ai contagi rilevati poi nei test molecolari, perche' se ne rileva in modo certo l'effetto come un arresto nella crescita dei contagi (vedi grafico precedente).
Questo vuol dire che i virus rilasciati nella strada si accumulano e, risultando volatili, sono facilmente sollevati dal vento ed immessi nell'aria che un passante puo' respirare.
D'estate i virus rimangono attivi per un tempo abbastanza limitato ma in autunno ed inverno, quando la temperatura ambientale si riduce, la loro capacita' di contagio si prolunga nel tempo e questo fatto, unito all'aumento della concentrazione per accumulo temporale, puo' incrementare l'esposizione delle persone ad una carica virale contagiosa.
Per questo motivo riteniamo, quando la temperatura scende sotto i 10 gradi centigradi, rimanendo sempre sopra lo zero (per evitare il pericolo del ghiaccio), sia utile bagnare periodicamente le strade (se non c'e' stata pioggia, brina o neve) con acqua e sale, in modo da fissare i virus nella fanghiglia al fine da ridurne la volatilita'.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (al 20 ottobre 2020)
La percentuale di tamponi positivi pubblicata oggi 20/10 e' del 7.5% quindi piu' bassa di quella del giorno precedente (8%).
Quindi l'andamento che sembrava di crescita lineare in realta', sembra si sia arrestato se questo dato sara' confermato anche nei prossimi giorni.
Vediamo allora di capire meglio cosa sta succedendo. Queste percentuali si riferiscono a prelievi di 1 o 2 giorni prima e riguardano persone che hanno il virus nel loro corpo evidenziabile con un tampone e credo che la misura richieda un intervallo di tempo dal momento dell'infezione di almeno un'altro giorno.
Quindi stiamo osservando le infezioni avvenute nel passato e fino a 2 o 3 giorni fa (ma per la maggior parte di loro, risultando asintomatici anche molti piu' giorni fa).
Voglio dire che queste misure stanno evidenziando i contagi avvenuti non il giorno prima ma in media vari giorni prima.
Per non fare confusione scriviamo da ora in grassetto le date vere in cui sono accaduti gli eventi e in caratteri normali quelle che fanno riferimento al grafico (che risultano ritardate di circa tre giorni per i motivi spiegati).
Allora questa e' la mia interpretazione: il giorno 9/10 (quando si e' esteso l'obbigo delle mascherine anche all'aperto) l'epidemia primaria di Covid-19 non era ancora partita ed il dato della percentuale rifletteva il contributo dei soli asintomatici che era in lenta crescita come l'epidemia degli asintomatici.
Il provvedimento delle mascherine ha provocato un blocco dei contagi tra asintomatici, che ne faceva crescere il numero (epidemia degli asintomatici). Questo blocco, iniziato il 9/10, quando e' partito l'uso delle mascherine, e' apparso nelle misure con i tamponi tre giorni dopo quando la curva dei dati e' andata in plateau (o addirittura calava) a partire dal 12/10 (quindi il 9/10 corrisponde al 12/10 nel grafico).
Pero' il dato dell'11/10 indica che gia' prima del 9/10 la percentuale aveva raggiunto la soglia del 5% ed per questo e' partita l'epidemia dei sintomatici, che ha portato un contributo in piu' (prima piccolo, invisibile nel grafico) ai tamponi positivi. Questo contributo iniziato l' 8/10 e crescente prima lentamente e' arrivato a valori visibili nel grafico dal 15/10 come un ritorno alla crescita.
L'effetto delle mascherine risulta molto efficiente sui contagi prodotti da persone asintomatiche (con cariche virali modeste) ed e' quindi in grado di limitarne la percentuale sotto al 5%, soglia d'innesco dell'epidemia di persone con sintomi ed e' pertanto in grado di bloccare l'inizio dell'epidemia di Covid-19.
Invece su questi contagi prodotti da persone con sintomi crediamo che l'effetto delle mascherine sia minore perche' si tratta di bloccare cariche virali piu' intense (con molti piu' virus, che possono sfuggire), percio' la presenza di questo contributo, prima raggiunge un livello ben visibile e crescente nel grafico a partire dal 16/10 (corrispondente in realta' al 13/10 cioe' circa 5 giorni dopo l'inizio dell'epidemia di Covid-19).
L'effetto di questa minore efficacia delle mascherine ci era apparsa nell'andamento precedente della curva che invece di crescere esponenzialmente (come accade nelle epidemie) appariva crescere piu' lentamente, in modo lineare.
Cio' significa che l'uso esteso delle mascherine, se adottato prima che inizi l'epidemia Covid-19, puo' impedirne lo sviluppo (purche' si sia riusciti a mantenere la percentuale di tamponi positivi sotto la soglia d'innesco, credo del 3%) ma una volta che l'epidemia Covid-19 e' partita puo' solo ridurne lo sviluppo, da esponenziale a lineare (che non e' poco!).
In alte parole contro gli infetti con Covid-19 le mascherine, che andavano bene per gli asintomatici, non bastano piu': l'unico modo per bloccare i contagi potrebbe essere quello di isolarli, come fossero in quarantena, ma non a casa bensi' in alberghi attrezzati, dotati di tutta l'assistenza necessaria (tutto a carico del S.S.N.).
La crescita della curva sembra pero' essere durata solo tre giorni, fino al 19/10 (corrispondente in realta' al 16/10) perche' il 20/10 (oggi) anche il contributo dei contagi prodotti da persone con sintomi alla percentuale totale mostra un "crollo" dall'8% al 7.5% in sole 24 ore (ottima notizia!)
Possiamo imputare anche questo calo ad un ulteriore effetto del provvedimento delle mascherine (del 9/10)?
Per ora pensiamo di no, in quanto non capiamo perche' un effetto cosi' vistoso si sarebbe dovuto vedere il 16/10 (7 giorni dopo) e non prima. Per questo ci riserviamo di capire meglio il fenomeno, soprattutto alla luce dei dati dei prossimi giorni, anche per valutare l'eventuale dispersione dei dati.
Non e' da escludere che nei prossimi giorni non possa emergere nella curva dei contagi dovuta a persone con sintomi una salita (perche' e' piu' difficile bloccare cariche virali molto intense) sempre lineare ma con minore ripidita' (cioe' con coefficiente angolare minore).
I dati globali che utilizziamo non sono raccolti con metodologia scientifica ma contengono fattori di dispersione, non statistica ma sistematica, che noi non siamo in grado di valutare, come il peso relativo nell'assemblaggio, giorno per giorno, dei dati di regioni diverse (che dovrebbe essere proporzionale al numero di abitanti ma forse non lo e') con livelli di contagio piuttosto diversi o il contributo dei dati relativi al tracking od alla replica dei test che favoriscono l'esito positivo della misura.

RISPOSTA DELLE AUTORITA' (MISURE DI CONTENIMENTO DEI CONTAGI):
Le misure di contenimento dei contagi sarebbero piu' efficaci se potessero essere prese 1 o 2 settimane prima che gli eventi avvengano. Malgrado cio' gli amministratori si muovomo in funzione del numero di ricoveri e di decessi giornalieri.
Un malato di Covid-19 che sviluppa i sintomi della malattia richiedera' il ricovero non prima di 1 settimana dal contagio e se poi non ce la fa, il decesso avviene circa 1 mese dopo il ricovero.
Pertanto sarebbe sicuramente piu' efficace adottare i provvedimenti basandosi sui dati dei contagi anziche' su quelli dei ricoveri e dei decessi che, entro fluttuazioni aleatorie accettabili, forniscono le stesse informazioni ma in anticipo.
Poter prevedere con almeno 1 o 2 settimane di anticipo gli eventi in certi casi puo' anche consentire di incidere in modo migliore sul loro verificarsi.
Questa capacita' previsionale e' materia abbastanza semplice per gli esperti tecnico-scientifici, i quali devono allora essere deputati a fornire in tempo le giuste informazioni agli amministratori, che non possono non capire l'importanza di lavorare in questo modo, diverso e piu' efficiente.

QUANTI TEST CON TAMPONE DEVONO ESSERE FATTI OGNI GIORNO: (21 ottobre 2020)
Individuando 10.000 positivi al giorno, dopo un anno se ne sono trovati piu' di 3 milioni (da isolare per una settimana circa), e si abbatterebbe in modo decisivo il problema dell'epidemia degli asintomatici, impedendo il ripetersi di ondate successive di Covid-19.
Per fare questo occorrono 3.000.000/50 = 60.000 camere singole che potrebbero essere 50.000 nelle case e 10.000 in residence. Se i resicence possono avere 100 camere doppie allora ne servono 50 in varie parti d'Italia, oltre al personale per i controlli nelle case.
Cioe' il problema di far estinguere stabilmente il virus Sars-CoV-2 ed il Covid-19 in Italia sarebbe risolvibile.
Da informazioni di stampa sembra pero' che gli strumenti messi a disposizione per questo scopo non siano adeguati perche' l'isolamento/tracciamento dei positivi individuati con i test non si riesce a fare "perche' sono troppi".
Chiariamo un aspetto molto importante: per le informazioni statistiche/epidemiologiche sull'andamento dell'epidemia bastano meno di 1/10 dei test con tampone che si fanno oggi, con impegno di cosi' tante risorse umane ed economiche.
La ragione di farne il piu' possibile e' giustificata per riuscire ad identificare gli infetti che possono contagiare, per poi neutralizzarli in qualche modo (ho sempre dato per scontato che si facesse, fino ad oggi).
Se nei test si trovano il 10% di infetti ogni giorno vuol dire che in tutta la popolazione italiana una persona su 10 e' infetta cioe' in Italia sono infette 6 milioni di persone non conosciute e con 100.000 test al giorno riusciamo ad individuarne il 10% di 100.000 cioe' identifichiamo 10.000 infetti al giorno.
Allora i casi sono tre:
  1. o riusciamo a neutralizzare la capacita di infettare delle 10.000 persone al giorno individuate (o isolandole con una quarantena dove vogliono loro, ma non sulla fiducia, od ospitandole in appositi Covid Residence gratuiti attrezzati con tutti i comfort (sono tanti ma questo e' il problema che va risolto);
  2. o, se NON riusciamo a neutralizzarli, come sembra dalle informazioni che ci arrivano, allora possiamo decidere di limitare o dimezzare il numero di tamponi da analizzare, in base al numero massimo di positivi che si riesce ad isolare (che sarebbe comunque un intervento molto utile per abbassare il numero di asintomatici, per mantenerlo sempre sotto la soglia del 3% per impedire l'inizio di una nuova ondata epidemica di Covid-19);
  3. oppure bisogna concludere che e' inutile, oltre che sciocco, identificare cosi' tanti positivi, facendo 150.000 o piu' tamponi al giorno, per poi lasciarli andare liberi di contagiare gli altri (e' di oggi la notizia che, grazie al Ministero della Difesa, se ne aggiungeranno altri 30.000 al giorno).
Per seguire l'andamento dell'epidemia ed avere le informazioni necessarie per poter decidere quali provvedimenti adottare solo 20.000 test al giorno bastano e avanzano (magari eseguendoli meglio, cioe' scegliendoli a caso ma in base alle proporzioni degli abitanti di ogni regione).
Percio', se i positivi individuati poi si lasciano andare perche' sono troppi allora e' una follia fare 150.000 test ogni giorno con grande dispendio di risorse umane ed economiche (impiegabili meglio).
Ma se troviamo il 10% di infetti ogni giorno vuol dire che in tutta la popolazione italiana una persona su 10 e' infetta cioe' in Italia sono infette 6 milioni di persone non conosciute e con 100.000 test al giorno riusciamo ad individuarne il 10% di 100.000 cioe' identifichiamo 10.000 infetti al giorno.
Quando la percentuale dei positivi e' il 5% con 100.000 test ne trovo positivi circa 5000. Se le misure sono fatte bene la fluttuazione statistica di questo dato e' di +-70.
Quando la percentuale dei positivi e' il 5% con 25.000 test ne trovo positivi circa 1250. Se le misure sono fatte bene la fluttuazione statistica di questo dato e' di +-35 (+-3%).
Quando la percentuale dei positivi e' il 5% con 1.000 test per regione ho 20.000 test e ne trovo positivi il 5% cioe' 1000. Se le misure sono fatte bene la fluttuazione statistica di questo dato e' di +-32 (+-3%); e' quindo abbastanza accurato, soprattutto per quello che serve agli amministratori ma pure per la nostra indagine scientifica.
Che vuol dire "misure fatte bene"? Vuol dire misurare persone prese a caso, in numero proporzionale al numero di abitanti di ogni regione o provincia, mantenendo separati i dati cioe' senza assemblarli insieme ad altri. Il loro numero potrebbe essere complessivamente circa 1/10 dei test che vengono eseguiti oggi (con grande risparmio di risorse umane ed economiche).
PERCHE' ALLORA FARE 150.000 TEST, SE NE BASTANO SOLO 20.000 ?   N.B. 20.000 circa possono bastare ma solo se i positivi individuati non vemgomo "tracciati", come sarebbe meglio fare per impedire loro di diffondere il contagio (puo' accadere se non si ha il personale necessario al tracciamento).
Se non si capisce questa semplicissima aritmetica allora occorre studiare di piu'. Sono sconcertato quando vedo che tutti vogliono aumentare il numero di test giornalieri perche' all'estero ne fanno piu' di noi.
Aggiungo che aumentare sempre di piu' il numero di test giornalieri risulta anche MOLTO DANNOSO perche' siccome piu' test si fanno piu' positivi si trovano, tutti i giornali, vedendo il numero di positivi di giorno in giorno sempre piu' alto, gridano colpevolmente (perche' e' una notizia FALSA) all'allarme, considerando sempre piu' inevitabile chiudere tutte le attivita'.
Gli amministratori politici poi finiscono per aderire a questo sentimento comune che si e' formato nell'opinione pubblica (ovviamente con danni enormi per chiusure inutili).
Si puo' anche vedere al riguardo i commenti sulla DISINFORMAZIONE nel paragrafo "CONCLUSIONI DELLO STUDIO FATTO FINORA" (raggiungibile con il link dall'indice iniziale).

Il rischio dell'eventualita' di prendere provvedimenti sbagliati e' esaltato dal fatto che tutti sono fortemente preoccupati perche' ricoveri e decessi sono in aumento.
Ma bisogna tenere presente che questi sono dati che si riferiscono a contagi precedenti ai contagi rilevati nei test di oggi.
Infatti per ricoverare un paziente devono passare un po' di giorni dall'infezione, diciamo 7.
Per il decesso ne devono passare di piu', diciamo 30.
Questi due dati risentiranno mediamente piu' tardi del possibile appiattimento (non ancora avvenuto) della curva dei contagi (cioe' gli infetti individuati oggi non si ricoverano o muoiono domani).
L'effetto eventuale dell'appiattimento della curva dei contagi lo potremmo vedere nelle curve dei ricoveri e decessi nei prossimi 30 giorni.
Quindi un possibile scenario potrebbe essere quello di contagi effettivamente bloccati gia' oggi (senza bisogno di chiusure ulteriori) con ricoveri e decessi che aumenteranno ancora per 1 o 3 settimane per poi smettere di crescere, come risultato del blocco attualmente raggiunto nei contagi.
Quello che voglio evidenziare e' che pilotando i provvedimenti governativi sulla base di ricoveri e decessi (perche' sono dati reali piu' certi ed affidabili) si rischia di fare dei lockdown molto onerosi che sono inutili, perche' dovrebbero servire a bloccare dei contagi che dalle misure fatte risulterebbero gia' bloccati.
PER QUESTO IL LAVORO CHE STIAMO FACENDO E' IMPORTANTE, PERCHE' AIUTA A CAPIRE L'EVOLUZIONE REALE DELL'EPIDEMIA.
In verita' i dati attuali non permettono ancora di affermare con certezza che i contagi stanno andando in plateau (forse tra qualche giorno si) ma e' indispensabile che si abbia ben presente qual'e' l'evoluzione completa del fenomeno, come e' stata qui' descritta, per non commettere tragici errori.


ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (al 21 ottobre 2020)
La percentuale di tamponi positivi pubblicata oggi 21/10 e' salita al valore di 8.5% quindi piu' alta di quella del giorno precedente (7.5%).
Questo sembra confermare quanto avevamo intuito, che probabilmente la percentuale dei contagi e' in crescita meno che esponenziale, abbastanza lineare con piccolo coefficiente (angolare) di crescita.
Ribadisco quindi quanto gia' affermato al punto precedente:
Cio' significa che l'uso esteso delle mascherine, se adottato prima che inizi l'epidemia Covid-19, puo' impedirne lo sviluppo (purche' si sia riusciti a mantenere la percentuale di tamponi positivi sotto la soglia d'innesco, credo del 3%) ma una volta che l'epidemia Covid-19 e' partita puo' solo ridurne lo sviluppo, da esponenziale a lineare (che non e' poco!).
In altre parole contro gli infetti con Covid-19 le mascherine, che andavano bene per gli asintomatici, sembrano non bastare piu' (cioe' quando l'epidemia di Covid-19 si e' avviata: l'unico modo per bloccare i contagi potrebbe essere quello di isolarli, come fossero in quarantena, anche in una casa sotto controllo oppure in residence attrezzati, dotati di tutta l'assistenza necessaria (a carico del S.S.N.).
Se si riesce a fare questo allora occorre fare il numero massimo possibile di test con tamponi.

REGIONI CON PIU' MALATI DI ALTRE: COME ACCADE ? (22 ottobre 2020)
Mentre in Italia il valor medio della percentuale di positivi e' attualmente intorno al 9% in Campania e Lombardia supera il 13%.
Questa differenza e' dovuta al fatto che in quelle regioni si e' permesso all'epidemia degli asintomatici di estendersi molto piu' che nelle altre regioni.
In Lombardia perche' sono partiti da numeri molto alti per l'estensione raggiunta dall'epidemia primaria in primavera.
In Campania probabilmente per non aver curato a sufficienza le misure di contenimento, magari in estate.
Abbiamo spiegato che secondo il nostro modello di evoluzione dell'epidemia, quando la percentuale di asintomatici supera il 5% della popolazione con le temperature autunnali si avvia l'epidemia primaria di Covid-19 (in inverno ancora peggio).
Quindi in Lombardia ed in Campania l'epidemia e' partita prima ed in base alla curva di crescita esponenziale dei contagi ed ora hanno piu' malati delle altre regioni.
Se una regione fosse riuscita a mantenere questa percentuale sotto la soglia d'innesco dell'epidemia di Covid-19, da loro l'epidemia non sarebbe partita affatto.
Quindi d'estate il virus continua ad esistere nei corpi degli asintomatici, come se questi li coltivassero ed il numero cresce con l'epidemia degli asintomatici che infettano persone sane facendole diventare asintomatiche (s'instaura un equilibrio dinamico tra asintomatici che aumentano ed altri che guariscono).
Le misure di contenimento, come le mascherine, funzionerebbero benissimo per far diminuire il numero di asintomatici e cosi' evitare l'epidemia autunnale di Covid-19 ma gli asintomatici sono persone normali che sembrano godere ottima salute e la gente sana rifiuta di indossare la mascherina o di stare a distanza da loro, soprattutto in estate. Cosi' consente loro di diffondere virus e creare altri asintomatici, aumentandone il numero (e cosi' poi in autunno parte l'epidemia di Covid-19 che invece era evitabile).
Ma non e' colpa loro; la colpa e' di chi non glielo ha spiegato (sembra si sappia adesso, non prima, anche se e' una cosa abbastanza ovvia: l'esistenza di asintomatici e' misurabile!).
Quindi si potrebbe, facilmente e con costi bassi, debellare questo virus e farlo scomparire abbassando la percentuale di asintomatici ma la gente non lo sa e lui conta proprio su questo per sopravvivere molto a lungo, accanendosi contro di noi in varie ondate successive di Covid-19 (con chiusure, coprifuoco, ecc.).
Cosi gli asintomatici prosperano ed in autunno poi sono troppo numerosi, cosi' parte l'epidemia di Covid-19.
Questa e' il modo in cui il virus sopravvive e manda in rovina le nostre societa'.
Piu' asintomatici ci sono piu' virus circolano e talora questa circolazione puo' superare la soglia d'innesco dell'epidemia di Covid-19.
E' semplice da capire e non e' vero che gli asintomatici non sono un problema, perche' non hanno bisogno di cure.
Loro sono il problema.


ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (al 22 ottobre 2020)
Pero' un barlume di speranza viene dai 4 dati tra il 18/10 ed il 21/10, che potrebbero anche corrispondere ad un andamento quasi costante della curva , intorno all' 8%
In effetti e' innegabile che l'andamento dei dati intorno al 20/10 con 3 dati consecutivi piu' bassi rispetto all'andamento precedente (20, 21 e 22/10) assomigli sorprendentemente a quello intorno al 14/10 con tre dati consecutivi piu' bassi rispetto all'andamento precedente (13, 14 e 15/10).
Dobbiamo tenere presente che gli infetti rilevati nel test di oggi si sono infettati non ieri ma 1 o 2 settimane prima.
Allora piu' giorni passano piu' i dati risentono dell'effetto dell'uso piu' esteso delle mascherine (perche' diminuisce il contributo delle infezioni precedenti al 9/10, data del provvedimento sulle mascherine).
Allora, se l'uso delle mascherine fosse efficace anche sugli infetti con sintomi, l'andamento in plateau della curva NON AVVERREBBE CON UN CAMBIAMENTO DI PENDENZA REPENTINO, MA -GRADUALE- e la curva si stabilizzerebbe su un valore costante nel giro di circa 1 settimana dal 15/10, giorno d'inizio del plateau del contributo degli asintomatici (rappresentando il ritardo nel tempo di contagio con una distribuzione gaussiana centrata 1 settimana prima).
In questo periodo di transizione e' verosimile che la curva possa presentare un andamento quasi lineare che poi tende a diventare costante.
Questo e' quello che potrebbe accadere nei prossimi 7 giorni, ma gia' abbastanza visibile dopo 3 giorni.
Credo che si potrebbe anche spiegare perche' il contributo degli infettati con sintomi alla curva della percentuale dei positivi non sia andato in plateau dal 15/10, insieme al contributo degli asintomatici, ma tre giorni piu' tardi, il 18/10.
L'infezione da Sars-CoV-2 potrebbe manifestarsi in modo diverso nel caso in cui sviluppa la sindrome Covid-19 (infezione profonda con interessamento delle vie respiratorie profonde). In questi casi il paziente potrebbe non risultare positivo subito al tampone ma tre giorni piu' tardi (quando l'infezione si e' diffusa anche nelle prime vie respiratorie).
Invece una persona che contrae l'infezione in forma asintomatica (piu' leggera) puo' diventare positiva subito perche' l'infezione interessa subito le vie respiratorie alte).
Non essendo io virologo non posso essere certo di cio' ma se questo e' possibile potrebbe essere confermata la mia interpretazione dei dati (fatta da fisico).
Se siamo fortunati nei prossini giorni, quando la situazione sara' piu' chiara, anche il contributo degli infetti con sintomi potrebbe risultare in sostanziale plateau ed allora torneremmo ad ESULTARE perche' vorrebbe dire che indossare sempre le mascherine riesce a bloccare anche i virus emessi dalle persone infette con sintomi, benche' le cariche virali da loro emesse siano molto maggiori (e cosi' comprenderemmo ancora meglio il successo dei cinesi, che finora hanno evitato la seconda ondata di Covid-19).
Se questo fosse vero (ma non lo sappiamo ancora) allora la crescita del numero dei nuovi contagi si starebbe arrestando e quindi NON SAREBBE PIU' NECESSARIO ADOTTARE ALCUN PROVVEDIMENTO DI CHIUSURA (che bloccherebbe i nuovi contagi ma nulla potrebbe sulla malattia delle persone gia' infettate.
Per questo ricoveri e decessi continueranno a crescere inevitabilmente ancora per 2 o 3 settimane, essendo dovuti a contagi gia' avvenuti nel passato (nessuna chiusura potrebbe aiutarci in questo).
Come capite bene si tratta di un'informazione cruciale, di enorme importanza, che acquisiremo sicuramente nei prossimi 3 o 4 giorni.
E' di vitale importanza capire al piu' presto se questa curva delle percentuali di positivi continua a crescere o se resta in plateau. Lo sapremo gia' nei prossimi 2 o 3 giorni (basta solo un po' di pazienza, poca!).

Ecco l'IMPORTANZA (EVENTUALE) DI QUESTO LAVORO:
Nello stesso tempo questi sono i gravi errori che oggi stanno commettendo quasi tutti: I ricoveri e decessi di questi giorni sono relativi ad infezioni avvenute ai primi di ottobre quando la percentuale dei positivi era al 3% che corrisponde a 1.800.000 infetti in Italia (su 60 milioni di abitanti).
Supponiamo che il 3% di loro abbiano sviluppato la sindrome Covid-19 (gli altri, tutti asintomatici, si limitano invece ad ospitare il virus Sars-CoV-2 nel loro organismo, senza saperlo): sono in 60.000.
Se 1 su 3 di loro finisce in ospedale (gli altri vengono curati in casa) sono 20.000 i ricoveri che ci aspettano, ormai sicuri e indipendenti dai provvedimenti di chiusura, che non fanno guarire i malati ma impediscono solo i nuovi contagi.
Le persone gia' contagiate ormai il virus ce l'hanno in corpo e non c'e' chiusura o lockdown che possa aiutarli, quindi i 20.000 pazienti, tra ricoveri e decessi, ormai sono inevitabilmente in carico al S.S.N. oggi e per il mese prossimo. Non c'e' provvedimento governativo che possa ridurli (possono solo evitare che se ne aggiungano altri in inverno).
A ridurli ci avrebbero dovuto pensare di piu' tutti, in estate.
Aspettiamo i dati dei prossimi 3 giorni e speriamo bene, cioe' speriamo che la curva delle percentuali dei contagi vada in plateau altrimenti, cosa possibilissima, decadono tutte le belle cose che abbiamo qui' ipotizzato, perche' ne valeva la pena, in questa ricerca (sacrosanta da fare in questi giorni).

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (al 22 ottobre 2020)
I 5 dati tra il 18/10 ed il 22/10, ci sembrano compatibili con l' andamento da noi atteso, prima lineare (poco ripido) e poi costante tra pochi altri giorni.
Per visualizzare meglio questo andamento abbiamo aggiunto (dietro, dopo la tabella dei dati) anche l'andamento grafico delle percentuali dei positivi.
In base al nostro modello di evoluzione dell'epidemia, tra il 18 ed il 22/10 ci aspettiamo un cambiamento di tendenza della curva che da esponenziale, cioe' sempre piu' crescente, dovrebbe crescere invece sempre meno, diventando prima lineare e poi abbastanza costante (prevediamo presto, dopo il 25/10).
I dati sono ancora troppo pochi per evidenziare chiaramente questi andamenti ma ci sembra gia' di intravedere che dopo il 18/10 qualcosa si stia modificando nell'andamento della curva , che non sembra piu' salire come nei giorni dal 14 al 19/10 ma piu' lentamente: non c'e' dubbio che i dati degli ultimi 3 giorni 20, 21 e 22 ottobre avrebbero dovuto essere molto piu' alti per continuare con l'andamento precedente (esponenziale).
Dobbiamo aspettare anche i dati dei prossimi due giorni, per capirci qualcosa di piu'.

SITUAZIONE ATTUALE: VOGLIAMO FARE UNA SECONDA SCOMMESSA ? (23 ottobre 2020)
In occasione del primo pianerottolo nella curva dei contagi, il giorni stesso di adozione dell'obbligo delle mascherine (9/10) ho azzardato la previsione (vedi punto 12 dell'indice), che poi si e' avverata tre giorni dopo, dell'arresto della crescita della curva dei contagi degli asintomatici dovuto alle mascherine.
Ora ci troviamo in una situazione simile: potrei scommettere che il 25/10 la curva dei contagi smette di salire ma non sarebbe giusto. Infatti in questo caso l'evoluzione reale dell'epidemia e' drogata da due fattori esterni che non c'entrano con il nostro modello descrittivo dell'evoluzione naturale dell'epidemia e che conseguentemente complicano la comprensione dell'evoluzione del fenomeno:
  1. La presenza di grandi focolai nelle citta' provocati dalla grande contagiosita' delle persone infette con sintomi che ancora non sono ospedalizzate (che non e' presente nell'epidemia degli asintomatici) e favorita dal comportamento improprio delle persone che non rispettano le misure di contenimento. Solo Milano contribuisce oggi con 4.000 contagi ai 15.000 che si misurano in tutta Italia, quindi non sono un piccolo contributo ma gran parte della crescita che si osserva proviene da questi grandi focolai, in cui l'epidemia cresce con regole diverse e meno controllabili. Il giorno seguente i contagi a Milano sono saliti da 4000 a ben 5000. Questo significa che nelle citta'-focolaio l'andamento dei contagi ha gia' raggiunto la crescita esponenziale che va contenuta con provvedimenti aggiuntivi specifici per quel territorio.
  2. L'adozione di provvedimenti extra di chiusura di grandi aree urbane per periodi di tempo prolungati, proprio mirati a contenere questi focolai.
Questi due fattori si aggiungono a determinare l'evoluzione dell'epidemia al di la dell'evoluzione naturale dei contagi e dall'azione di blocco della crescita dovuto alle mascherine: il primo nel verso di aumentare il numero dei contagi, il secondo in verso opposto.
L'evoluzione dell'epidemia, che avrebbe avuto l'andamento di appiattimento della curva dei contagi dovuto all'effetto delle mascherine, risentira' quindi anche di questi altri due fattori ed avra' conseguentemente un risultato modificato dalle loro due spinte contrapposte.
Se aumentera' il numero ed il contributo ai nuovi contagi dei focolai, la curva, partendo dal livello di plateau raggiunto il 25/10, salira' finche' i grandi focolai l'alimenteranno nella misura e per il tempo dipendente dallo sviluppo dei focolai.
Questa spinta verso l'alto della curva sembra importante, alla luce dei dati che provengono dalle citta'-focolaio.
Pero' avra' anche una spinta a tornare in plateau dai provvedimenti di chiusura limitata, che e' dipendente dall'estensione nello spazio e nel tempo dei singoli provvedimenti (adottati nelle citta' di Napoli, Milano e Roma).
Questi provvedimenti di chiusura locale si rendono indispensabili in quelle regioni in cui la percentuale dei positivi e' diventata troppo alta con il procedere dell'epidemia (per insufficienza dei mezzi di contenimento): in Italia e' intorno all'8% in Campania e Lombardia e' del 13% o 14% (per questo ora stanno chiudendo).
La situazione attuale e' comunque molto favorita dalla riduzione della crescita esponenziale dei contagi, precedentemente acquisita grazie all'uso delle mascherine, che speriamo possa permettere il contenimento della crescita della curva dovuta a questi maxi-focolai. Questo potrebbe evitare di adottare dei lockdown locali, limitando gli interventi al solo coprifuoco locale (molto meno costoso).
Ovviamente i nostri amministratori devono essere informati per governare bene, sul piano tecnico, non basandosi sul numero di ricoveri e decessi giornalieri, che sono manifestazione di contagi lontani nel tempo ma sulla percentuale giornaliera dei tamponi positivi che fornisce l'andamento attuale dei contagi e la risposta pronta all'adozione dei provvedimenti.
Purtroppo sembra che ora non sia cosi' ed e' responsabilita' dei tecnici correggere questo comportamento errato che puo' essere molto dannoso: potrebbe indurre a decidere un lockdown, quando i contagi si sono gia' arrestati per le altre misure, mentre i ricoveri e decessi giornalieri sono ancora molto numerosi per i tanti contagi di due settimane prima.
Non sono in grado ora di valutare quantitativamente questi due effetti che interferiscono nello svilupo normale dell'epidemia che stavamo seguendo e che sara' comunque condizionata pesantemente dall'arresto della crescita esponenziale che e' gia' oggi indubbiamente visibile , prodotto dall'uso delle mascherine nei contagi sia dalle persone infette asintomatiche che da quelle con sintomi del Covid-19.
Nei prossimi giorni potremo valutare dall'andamento della crescita globale dei contagi se la nostra descrizione e' plausibile.
Ribadiamo che questa comprensione della descrizione del fenomeno non e' solo accademica ma vuole ottenere la conferma sperimentale del fatto che l'uso di un semplice presidio come le mascherine, se adottato estesamente, riesce a contenere in modo significativo gran parte della diffusione dei virus, con effetti che possono essere sufficienti a bloccare e far regredire i contagi, al fine di contenere la crescita del numero di asintomatici, per poterlo cosi' mantenere sempre sotto la soglia d'innesco dell'epidemia di Covid-19.
Questo puo' bastare per raggiungere un risultato clamoroso: con semplici presidi e bassi costi impedire che in futuro si sviluppino nuove ondate epidemiche di Covid-19 (risultato che sembra abbiano gia' acquisito in Cina, almeno per ora).

L'alternativa e' quella di ondate epidemiche successive, tutte peggiori rispetto alla prima, perche' hanno un contributo aggiuntivo ai contagi che nella prima ondata non c'era: quello dei tanti asintomatici che circolano in incognito e possono diffondere virus e contagi. A conferma di cio', e' di oggi la notizia che le Autorita' francesi hanno dichiarato che questa seconda ondata e' peggiore della prima.
Torniamo cosi' ancora ad un punto essenziale, finora trascurato da tutti e che e' alla base del contrasto a queste epidemie cicliche: l'epidemia invisibile degli asintomatici, che va combattuta soprattutto in estate (cosa che nessuno ha fatto finora).
La strategia vincente, alla luce delle prime indicazioni di questo lavoro, e' sicuramente quella dell'uso esteso delle mascherine per tutto il tempo in cui la percentuale dei tamponi positivi (presa anche solo su 20.000 test) e' sopra al 3% (anche d'estate, se occorre). Come dice correttamente il governatore Zaia "meglio la mascherina che i coprifuoco ed i lockdown", ma bisogna farlo capire a tutti!


ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (al 23 ottobre 2020)

Il dato odierno di 10.5% si inserisce nel grafico esattamente allineato con la crescita dei tre giorni precedenti.
Questo ci lascia pensare che il contributo ai dati delle citta'-focolaio, che contribuiscono con circa 4000 contagi ciascuna (le principali sono Milano, Napoli, Genova e Torino) sia diventato dominante e da ora in poi governera' l'andamento della curva.
Le relative regioni (Lombardia, Campania, Liguria, Piemonte) hanno percentuali dal 13% al 16% che portano in alto la nostra curva che contiene i dati di tutta Italia ed e' stata portata in alto fino al 10%.
Questo non vuol dire che i contagi del resto d'Italia non stiano interrompendo la crescita della loro curva, come il nostro modello vorrebbe, ma che dei contributi dominanti si siano sommati impedendo di cogliere il risultato al netto del contributo delle citta'-focolaio.
Il nostro modello di descrizione dell'epidemia non si puo' applicare ai focolai perche' nella maggior parte dei casi dove si e' sviluppato un focolaio troppe persone non rispettano rigorosamente l'obbligo di indossare sempre la mascherina, come richiesto per applicare il nostro modello (se no il focolaio non sarebbe esploso). Per questo il relativo contributo ai dati nel grafico sono di una crescita esponenziale e non lineare.
E' un'analisi facile a farsi per chi ha accesso ai dati separati per regione e ci auguriamo che qualche lettore di queste note voglia farlo perche' noi non possiamo, magari comunicandoci cortesemente poi il risultato.
Come ultima osservazione notiamo che se vogliamo traslare i dati degli ultimi 4 giorni, dal 20 al 23/10, per posizionarli sull'andamento della crescita precedente della curva (fino al 19/10), come prosecuzione in linea retta, bisogna sommare loro almeno il 2.5% alle percentuali degli ultimi 4 giorni.
Questo significa che in data 20/10 la percentuale dei contagi in Italia ha subito veramente un netto calo di almeno il 2.5% e quindi TUTTI I DATI DAL 20/10 IN POI SONO PIU' BASSI DEL 2.5% (che e' ben 1/4 del totale, intorno al 10%), cioe' 1.500.000 (su 60 milioni) di contagiin meno ogni giorno sono dovuti all'uso esteso delle mascherine, che corrispondono a 45.000 positivi sintomatici (3%) ed il resto asintomatici, che avremmo avito in piu' senza questo calo del 2.5%.
Se il 2% dei sintomatici avra' bisogno di ricovero ospedaliero, si sono cosi' risparmiati 900 ricoveri e 25 decessi al giorno (vedi stima piu' avanti), grazie all'uso esteso delle mascherine.
Questo dato e' certo, al di fuori degli errori statistici e sistematici, ed e' di assoluto rilievo perche' corrisponde ad una riduzione di circa 1.500.000 contagi sui 60 milioni di italiani. Quanto troviamo dal 20/10, giorno in cui appare questo calo, CORRISPONDE PROPRIO ALL'EFFETTO CHE CI ASPETTAVAMO DI TROVARE, COME ULTERIORE CONFERMA DELLA VALIDITA' DEL NOSTRO MODELLO DI EVOLUZIONE DELLA PANDEMIA.
L'unico nostro problema e' che purtroppo proprio in quei giorni, in cui cominciava a manifestarsi il calo da noi previsto e la curva stava andando in plateau, sono esplosi i contagi esponenziali delle citta'-focolaio, che hanno portato il loro contributo esponenziale dominante nei dati che rivelano i contagiati e cosi' la curva ha ripreso a salire impedendoci di valutare con cura l'effetto di contenimento dell'epidemia prodotto dall'uso esteso delle mascherine che comunque c'e' e si vede bene, quindi anche per i contagi prodotti dalle persone infette con sintomi.
Inoltre osserviamo che se si tolgono ai 16079 positivi del 22/10 ed ai 19143 positivi del 23/10 quelli delle citta'-focolaio, molto probabilmente risulta costante, se non addirittura in calo, la curva dei contagi rimanente, relativa al resto d'Italia (in quelle 4 regioni mi pare si parli di contagi che vanno dai 2000 ai 5000 ciascuna con 4916 nella sola Lombardia, ben 1/4 del totale, dei 19143 contagi complessivi). E' un esercizio facile a farsi, per controllare, ma io ora non ho i dati a disposizione.
Quindi possiamo affermare che, pur nei limiti dei pochi dati da noi esaminati, ci sembra che per ora abbiamo un RISCONTRO POSITIVO a tutte le conclusioni molto importanti, a cui siamo arrivati in questo lavoro.
Diventa a questo punto molto urgente ripetere questa analisi su dati selezionati con la giusta e rigorosa metodologia scientifica per convalidare le nostre conclusioni.
In questo lavoro abbiamo scoperto, cercando riscontri nei dati sperimentali, il potere sorprendente dell'uso esteso delle mascherine per bloccare l'epidemia Covid-19 (come hanno fatto i cinesi).
Il problema e' che per ora lo sappiamo solo io e coloro che, bonta' loro, hanno letto questo lavoro: quindi potrebbe essere un risultato sconvolgente se si riuscisse a far comportare gli italiami come i cinesi nell'uso delle mascherine. Allora non avremmo piu' ne' la terza ondata ne' quelle successive ed anche l'Italia potrebbe dichiarare "zero contagi".
Merito di questo lavoro e' stato quello di aver acceso una luce su questa possibilita' (da approfondire ulteriormente).

QUAL'E' LA SITUAZIONE E COSA SI DEVE FARE ORA: (al 24 ottobre 2020)
SITUAZIONE: Abbiamo detto che l'andamento della curva dei contagi anticipa quello che accadra' poi negli ospedali: vediamo di quanto.
Ecco la correlazione temporale, con ipotesi ragionevoli:
Le persone a cui viene fatto il tampone non mostrano sintomi, cioe' sono prese tra quelli presunti sani che possono essere: I risultati del test si ottengono 3 giorni dopo il prelievo e vengono comunicati dopo un altro giorno (4 in tutto).
La distanza dal contagio di un risultato positivo al tampone pubblicato e' quindi (mediamente):
- per il 97% asintomatici sono stati infettati: 15 giorni prima del prelievo + 4 giorni = 19 giorni (con distribuzione gaussiana)
- per il 3% sintomatici sono stati infettati: 3 giorni prima del prelievo + 4 giorni = 7 giorni (con distribuzione gaussiana)
I primi (asintomatici) non producono ne' ricoveri ne' decessi.
I secondi (sintomatici) mostrano sintomi dopo circa 5 giorni dal contagio (incubazione) e quindi il 3% dei tamponi positivi, i cui risultati sono noti dopo 7 giorni, vengono ricoverati quasi subito e qualcuno di essi poi muore mediamente dopo 1 mese circa.
Quindi i ricoveri di oggi sono il 2% dei tamponi positivi di oggi, senza alcun ritardo.
Siccome il 3% dei ricoverati muore 1 mese dopo, i decessi di oggi sono 0.6 per mille (=2% del 3%) dei tamponi positivi di 1 mese prima.
In conclusione: COSA SI DEVE FARE ORA:
Bisogna chiudere tutti i maxi-focolai finche' i positivi del posto non si riducono allo stesso livello delle altre regioni, che possono essere salvate dalla chiusura se la loro curva dei contagi risultasse costante o in lenta salita (lineare), cosa secondo noi possibile e che confermerebbe la validita' del nostro modello.
Confessiamo che la cosa ci sorprenderebbe un po', in quanto la gente ancora non e' cosciente dell'importanza da noi asserita del buon uso delle mascherine ma forse le sta usando lo stesso con un certo scrupolo per la paura del contagio.


CONCLUSIONE FINALE: (al 24 ottobre)
Considero quanto appreso in questo lavoro d'importanza notevole perche' abbiamo appreso che basta imporre un uso scrupoloso delle mascherine sempre ed a tutti (perseguendo i furbetti che la indossano con il naso di fuori, perche' cosi' emettono i loro virus nell'ambiente), per RIDURRE in modo sostanziale ALL'ORIGINE le cariche virali che provocano i contagi (cioe' il numero di virus attivi) disperse nell'ambiente e mantenere cosi' il numero di persone infette ma asintomatiche sotto una soglia critica, che ho stimato intorno al 3% della popolazione, oltre la quale s'innesca la crescita esponenziale dell'epidemia Covid-19, che e' un fenomeno a soglia: sotto al 3% sono piu' gli infetti che scompaiono (perche' guarisconol o muoiono) che i nuovi infetti e quindi loro numero non cresce (e' Rt<1 e l'epidemia non parte).
Mantenendo ovunque il numero di persone infette ma asintomatiche sotto il valore di soglia (e bastano le sole mascherine per riuscirci, come hanno mostrato i dati da noi raccolti e presentati nel grafico) l'epidemia Covid-19 NON parte e saremmo allora, come i cinesi, un Paese "con zero contagi" (abbiamo cosi' anche capito come ci sono riusciti i cinesi, che da sempre sono maestri nell'uso delle mascherine).
Tutto cio', se confermato, e' fantastico perche' le mascherine sono solo una scocciatura ma con un costo del tutto accettabile!

Ora pero' siamo in guai grossi, perche' i comportamenti scellerati di troppi italiani hanno permesso agli asintomatici di crescere di numero oltre il valore di soglia per la partenza dell'epidemia Covid-19.
Alla fine di settembre tutti i tamponi positivi erano di asintomatici, perche' l'epidemia Covid-19 non era ancora partita e la percentuale di positivi era sotto al 3%.
Poi ai primi di ottobre la temperatura si e' abbassata, accentuando il fenomeno dell'accumulo dei virus dispersi dagli asintomatici nell'ambiente (perche' si e' allungato il periodo di tempo in cui i virus rimangono attivi) e cosi', essendo aumentata l'esposizione della popolazione sana ai molti virus dispersi nell'ambiente da chi non indossava bene la mascherina, la percentuale di tamponi positivi e quindi di asintomatici e' cresciuta fino a superare intorno al 10 ottobre la percentuale critica del 5%.
L'aumento della contagiosita' e' allora bastato per innescare la partenza esponenziale dell'epidemia Covid-19.
Se i virus dispersi nell'ambiente dagli asintomatici (che purtroppo per loro sono l'allevamento vivente ed inconsapevole delle colonie di virus Sars-CoV-2, che altrimenti si estinguerebbero, perche' questo virus rimane attivo nell'ambiente solo per poco tempo)) fossero stati di meno o per un minor numero di asintomatici o per un migliore uso delle mascherine, allora in Italia la seconda ondata di Covid-19 NON ci sarebbe stata affatto!.
Questo e' il know how che abbiamo acquisito con questo lavoro.
Esso sara' fondamentale per impedire le ondate successive dell'epidemia Covid-19 in ogni Paese del mondo (se confermato).
Per questa volta purtroppo non c'e' piu' nulla da fare: l'epidemia ormai e' in corso.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (al 24 ottobre 2020)

Il dato odierno di 11.0% si inserisce nel grafico mostrando un leggera diminuzione della crescita rispetto ai dati dei 4 giorni precedenti.
Un primo buon segno ma ancora nulla di clamoroso. Si comincia ad intravedere una leggera riduzione della crescita esponenziale dovuta ai primi provvedimenti di coprifuoco serale che hanno cominciato a ridurre i contagi dovuti agli assembramenti notturni nelle principali citta'-focolaio.
Si spera che ulteriori benefici, attesi nei prossimi giorni, siano sufficienti a scongiurare l'adozione di misure piu' penalizzanti per l'economia.

OSSERVAZIONE:
Ecco una cosa su cui conviene indagare nei prossimi giorni.
Se le mascherine sono cosi' efficaci probabilmente vuol dire che la principale via di contagio e' quella aerea che puo' non essere solo quella diretta da persona a persona ma anche quella indiretta da persona ad ambiente e poi a persona.
L'evento importante che le mascherine eliminano e' la dispersione dei virus nell'ambiente, perche' essendo volatili non solo possono accumularsi nell'ambiente (soprattutto negli ambienti chiusi) ma anche fissarsi su particolati presenti in strada per poi essere sollevati dal vento ed inalati dalle persone sane in quantita' significativa.
Quest'ultimo contributo ai contagi merita di essere indagato maggiormente a mio avviso e forse si puo' fare facilmente, studiando la correlazione eventuale tra la percentuale giornaliera dei contagi, regione per regione, con le precipitazioni atmosferiche piu' intense (cioe' con i giorni in cui e' piovuto molto).
Se si riuscisse a trovare una qualche correlazione allora bisognerebbe organizzare l'irrigazione delle strade nelle aree piu' affollate e nei giorni senza pioggia e con vento.
Bisogna pensarle tutte per ridurre i contagi ed anche questa potrebbe essere una strada da percorrere.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19 AL 24 OTTOBRE 2020: (25 ottobre 2020)
Aggiungiamo un ulteriore contributo di chiarezza alla descrizione dell'epidemia in corso con il grafico seguente:


EFFETTO MASCHERINE: i fit lineari alle percentuali dei positivi dall' 8/10 al 24/10 mostrano prima l'effetto della riduzione
sugli asintomatici poi quello sui sintomatici (dopo l'inizio epidemia, segnalata dal cambio di pendenza) ed infine l'effetto dei coprifuoco


Per valutare l'entita' delle variazioni, che sono di tutto rilievo, dovete misurare di quanti millimetri dovete spostare in alto un tratto lineare per farlo sovrapporre all'andamento di quello precedente.
Riferendovi alle percentuali indicate nella scala verticale delle ordinate potete sapere di quanto si e' ridotta la percentuale dei contagi dal giorno del cambiamento in poi (-1% sui 60 milioni di italiani significa 600.000 contagi in meno ogni giorno, da quel momento in poi).
Sono variazioni molto importanti.

La prima e' stata l'oggetto della nostra scommessa che, fatta il 9/10, giorno dell'entrata in vigore dell'obbligo di usare le mascherine anche all'aperto, avendone colto l'importanza, ci siamo spinti a prevedere gia' il 9/10 quello che poi sarebbe avvenuto il 12/10: il primo netto calo dei contagi.

Intanto avendo la percentuale di positivi (asintomatici) raggiunto il 5% e' partita l'epidemia Covid-19, quella piu' contagiosa dei sintomatici e la relativa crescita piu' ripida del numero dei contagi si e' resa visibile nel grafico dal 14/10 in poi (i giorni sono visibili sull'asse orizzontale, quello delle ascisse).
Anche questo secondo salto della curva, che inizia il 19/10, e' stato da noi attribuito alla discontinuita' temporale introdotta dal provvedimento delle mascherine del 9/10 sul contenimento dei contagi, anche quelli piu' intensi provenienti dai sintomatici. La successiva pendenza della curva rimane invariata perche' e' quella, esponenziale attenuata dall'effetto delle mascherine, caratteristica dell'epidemia dei sintomatici Covid-19.
La relativa discussione la trovate QUI' e QUI'.
Un primo leggero accenno ad un'ulteriore riduzione della pendenza della curva nel grafico si vede nell'ultimo punto a destra quello del 24/10, secondo noi attribuibile ai primi provvedimenti di coprifuoco presi nelle citta'-focolaio.
Valutando anche in questo caso il calo della curva in verticale con le percentuali indicate sull'asse delle ordinate si puo' prevedere gia' da domani, se il prossimo punto prosegue l'andamento in calo mostrato, un'ulteriore diminuzione dell'1% del numero dei contagi, corrispondente sulla popolazione italiana di 60 milioni di persone a ben 600.000 contagiati in meno e quindi, in base a stime grossolane ma realistiche, a 12.000 malati in meno di Covid-19 (il 2%), 200 ricoveri in meno e 7 morti in meno ogni due giorni, dovuti alle recenti misure di coprifuoco adottate.

SE NON SI FOSSE INTRODOTTO L'OBBLIGO DELLE MASCHERINE NON CI SAREBBERO STATI I DUE SALTI IN BASSO NELLA CURVA, CHE HANNO PRODOTTO OGNUNO CIRCA IL 2% DI CALO STABILE DEI CONTAGI: VUOL DIRE CHE OGGI AVREMMO IL 4% DI CONTAGI IN PIU' CIOE' 2.400.000 CONTAGI IN PIU', CORRISPONDENTI A 800 RICOVERI E 28 DECESSI IN PIU' PER OGNI GIORNO CHE PASSA.

E' questa la situazione che si trovano ad affrontare tutti gli altri Stati che, come noi si trovano una grande moltitudine di asintomatici contagiosi in casa (creatasi dalla precedente epidemia e non combattuta perche' invisibile e ritenuta "non pericolosa", perche' non richiede cure) e NON hanno introdotto l'obbligo delle mascherine.
Per questo ora se la passano peggio di noi, purtroppo per loro.

Ma se l'efficacia delle mascherine e' cosi' grande come mostrano questi dati, perche' non esaltarne l'efficacia con una buona campagna di comunicazione (come quella in corso per Immuni), pubblicando questi risultati ottenuti e confrontandoli VANTAGGIOSAMENTE con quelli che si ottengono con i PIU' ONEROSI provvedimenti di chiusura, che cominciano ora ad intravedersi nel grafico (dall'unico punto a destra in alto)?
Ci sono poi anche i provvedimenti piu' coercitori che, nell'interesse della collettivita', possono colpire gli irriducibili indisciplinati.
Eliminare tutte le irresponsabili cause di diffusione del contagio, come appaiono essere per esempio le movide notturne o le lunghe file di sci-muniti alle funivie, e' quindi un'opera non solo urgente ma anche morale.


ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (25 ottobre 2020)
Aggiungiamo l'ulteriore punto di 13.1% di percentuale di contagi del 25/10 sul grafico seguente:


Purtroppo la nostra speranza di cominciare a vedere una riduzione dell'andamento, conseguente ai primi provvedimenti di coprifuoco, sembrano essere vanificati da questo dato particolarmente elevato che riprende e prosegue la crescita esponenziale dell'epidemia dei sintomatici.
In realta' per vedere l'effetto dei provvedimenti nella curva dei contagi bisogna attendere almeno una settimana (cioe' 4 giorni piu' il tempo d'incubazione).
Quindi speriamo ancora che i dati futuri mostrino un'attenuazione della crescita della curva dei contagi, come effetto dei provvedimenti di contenimento dei contagi, assunti recentemente.
Questo feed-back e' assolutamente necessario visto l'alto costo dei provvedimenti.

L'effetto notevole di contenimento dell'uso esteso delle mascherine e' gia' scontato nella curva dei contagi dal calo del 4% subito nei due gradini che appaiono chiaramente nel grafico.
Se si togliesse l'obbligo dell'uso esteso delle mascherine i dati sulla curva esponenziale e la retta che ci passa sopra nel grafico sarebbero piu' alti di ben il 4%.
Le mascherine quindi hanno fatto e stanno continuando a fare il loro lavoro.

MODI DI CONTRASTARE L'EPIDEMIA (26 ottobre 2020)
I vari provvedimenti che si stanno prendendo per contenere l'epidemia hanno un effetto parziale mella riduzione dei contagi, come quello delle mascherine: possono cioe' ridurre una frazione dei contagi ed abbassare cosi' la curva di una percentuale ma la curva continuera' a crescere lo stess,o perche' l'andamento dominante e' esponenziale (ridurre i contagi non cambia l'andamento).
La curva cresce esponenzialmente perche' il contagio e' un fenomeno con progressione geometrica (esponenziale) e per fermarlo occorre un fenomeno di contrasto con un effetto altrettanto esponenziale (come sarebbe la rimozione di tutti i contagi, magari con un lockdown).
Esiste un fenomeno naturale che produce la rimozione dei contagi ed e' l'innalzamento della temperatura stagionale: se la temperatura si abbassa i contagi aumentano (perche' aumentano le cariche virali, come abbiamo spiegato piu' volte in precedenza) e la curva s'impenna verso l'alto, mentre se la temperatura sale allora i contagi diminuiscono (perche' diminuiscono le cariche virali e quindi l'esposizione della popolazione al virus, per le stesse ragioni) e la curva dei contagi tende cosi' a zero.
Per produrre questo effetto artificialmente occorre prendere come bersaglio le cariche virali che causano i contagi.
Questo si puo' fare in due modi:
  1. MODO 1: Si impedisce alle cariche virali di raggiungere il bersaglio con le mascherine o il distanziamento (lockdown).
    Abbiamo sperimentato la primavera scorsa che il lockdown funziona, perche' la curva dei contagi Covid-19 ha smesso di crescere ed e' andata in plateau per poi estinguersi con l'arrivo del caldo.
    ORA PERO' LA SITUAZIONE E' DIVERSA: allora la stagione calda e' arrivata dopo 2 mesi mentre oggi arrivera' tra 6 mesi.
    Questo significa che la prospettiva ora e' molto PEGGIORE perche' il lockdown nazionale dev'essere piu' lungo o dev'essere addirittura ripetuto piu' volte! E questo non e' assolutamente possibile.
    Chiariamo meglio perche' ora e' diverso: se la percentuale dei contagi e' arrivata al 20% (ora e' al 13%) e faccio il lockdown per 1 mese la percentuale scende, per esempio al 10%; ma appena il lockdown termina l'epidemia e' ancora in atto (sara' inverno e non estate, come la volta scorsa) e non c'e' alcun motivo perche' non debba riprendere subito a salire esponenzialmente.
  2. MODO 2: Si riducono le cariche virali per ridurne la contagiosita', sia per quanto riguarda il numero di virus che contengono, sia per la durata del periodo di attivita' dei virus (e' quello che accade con il caldo d'estate).
Ecco la differenza tra questi due modi:
1) Nel primo modo non si cambia la pendenza della curva dei contagi cioe' la velocita' di crescita della curva.
2) Nel secondo modo invece si riduce la contagiosita' e quindi la pendenza della curva. Questo e' fondamentale per ridurre l'epidemia con lo stesso effetto che appare in estate e che riduce cosi' tanto la pendenza della curva da poter addirittura estinguere l'epidemia.
E' questo del MODO 2 pero' solo un sassolino che lanciamo nello stagno della ricerca, perche' forse e' praticabile ma ancora non si sa come riuscirci.
Quello che vorrebbero le Autorita' e' di riprendere il controllo della curva dei contagi ma questo non si puo' fare con provvedimenti che riducono il numero dei contagi (modo 1). Occorrerebbe ridurre la pendenza della curva, cioe' se un infetto ora contagia 3 persone occorre che poi ne contagi 2 ovvero si deve ridurre la contagiosita' che e' quella che determina la pendenza della curva (modo 2) e questo ora NON sappiamo come farlo.
Se i metodi da noi usabili sono solo del Modo 1 (riducono cioe' solo il numero dei contagi ma non la pendenza della curva ovvero la contagiosita') allora scopriremo tra poco che ci risultera' impossibile riprendere il controllo dell'epidemia, perche' vedremo che, se la pendenza della curva rimane esponenziale, allora questa sua crescita rapida riuscira' sempre a recuperare rapidamente il numero di contagi che siamo riusciti a ridurre ed ogni nostro intervento (di Modo 1) risultera' INUTILE.

FUTURO DELL'EPIDEMIA: L'umanita' si salvera' comunque con l'arrivo dell'estate, quando la curva scendera' verso zero e l'epidemia di Covid-19 si estinguera' (e' gia' accaduto l'estate scorsa) ma ci mancano 6 mesi.
L'epidemia si estinguera' ma i virus non si estingueranno, perche' rimangono ospiti per tutta l'estate in un numero molto grande di persone asintomatiche che li ospitano nel loro corpo inconsapevolmente, ed impediscono cosi' che il Sars-CoV-2 sparisca dalla faccia della Terra.
Il virus seguitera' cosi' ad esistere nei corpi degli asintomatici (che sono quindi IL PROBLEMA), attendendo l'autunno successivo per tentare di ripetere il suo ciclo di epidemia di Covid-19.
Che gli asintomatici siano il problema l'abbiamo toccato com mano in questi giorni: ai primi di ottobre i contagi in crescita erano praticamente solo i loro perche' l'epidemia Covid-19 non era ancora iniziata: hanno fatto crescere i contagi fino al punto da innescarla (con il fenomeno che abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici ). Sono stati i loro contagi ad avviarla.
Voglio sperare pero' che tra 11 mesi gli italiani, opportunamente istruiti, non permettano che la percentuale di asintomatici (che stanno coltivando nel loro corpo milioni di colonie di virus, che diffondono nell'ambiente) raggiunga nella sua crescita la percentuale critica di soglia che permette l'inizio dell'epidemia del Covid-19, com'e' purtroppo accaduto ora.
E cosi' l'anno prossimo potremmo scamparla, come stanno facendo adesso i cinesi, magari anche aiutati da un vaccino che ci potra' aiutare in questa guerra (ma meno di quanto la gente crede, secondo me, per i motivi che ho gia' spiegato).
E' una realta' che sembra calata tra noi da un thriller di fantascienza, ma purtroppo e' tutto vero!

COSA E' MEGLIO FARE ? (26 ottobre 2020)
Confesso di aver provato un grande disagio e mi e' pesato molto trattare questo argomento, perche' presenta scenari duri ad essere metabolizzati, al punto che la loro lettura potrebbe anche non essere adatta ai lettori piu' impressionabili.
So che 100 miei colleghi molto in gamba, che a differenza di me sono anche accademici dei Lincei, hanno chiesto di adottare importanti provvedimenti da prendere con la massima urgenza.
Ecco il mio pensiero in merito.
La crescita dei contagi avviene su scala nazionale. Il metodo di contrasto esponenziale collaudato in grado di fermare questa crescita e' il distanziamento delle persone tramite il lockdown nazionale (blocca la salita della curva dei contagi perche' e' un metodo che con il distanziamento blocca al 100% la causa dei contagi e della relativa crescita esponenziale).
Un lockdown limitato, per esempio regionale, puo' arrestare anche completamente la crescita dell'epidemia in quella regione (che potrebbe essere di grande aiuto per ridurre l'afflusso di pazienti negli ospedali di quella regione), cioe' la nostra curva (nazionale) si puo' abbassare con un ulteriore gradino del 5% (1 regione su 20) ma continua comunque a crescere per il contributo ai contagi delle altre 19 regioni, tutte in crescita esponenziale, chi piu' e chi meno.

MOLTO IMPORTANTE: PERCHE' E' SBAGLIATO FARE CHIUSURE LIMITATE DI ALCUNE ATTIVITA' (26 ottobre 2020)

INTRODUZIONE: La gente non ha coscienza del vero significato matematico di crescita esponenziale.
Le funzioni esponenziali, come i logaritmi, risultano in effetti indigeste a tante persone che preferiscono ignorarle.
Noi mostreremo qui' come la loro conoscenza sconvolgera' la percezione dell'evoluzione dell'epidemia Covid-19.
Secondo il senso comune tutti pensano che, se con un provvedimento si riesce a dimezzare i contagi, hanno fatto un bel passo avanti. A maggior ragione se adotto tanti provvedimenti di chiusura parziale di varie attivita' economiche che ritengo possano favorire gli assembramenti posso ottenere tante riduzioni dei contagi.
Riuscendo a ridurre il 2% qua' ed il 3% la' poi tutte queste riduzioni si sommano e posso mantenere sotto controllo l'epidemia.
Questo secondo il senso comune dell'uomo della strada. La cosa grave e' quando anche gli amministratori si affidano al senso comune invece che alla Scienza, come sarebbe doveroso anche se si parla di esponenziali e logaritmi.
Ebbene il dramma (o meglio tragedia) e' proprio qui', perche' le argomentazioni fatte prima seguendo il senso comune SONO SBAGLIATE e "di brutto"! Preparatevi ad accogliere con la massima serieta' informazioni sosprendenti e a dir poco sconvolgenti, perche' rivoluzionano il modo in cui si deve gestire l'epidemia Covid-19.
Mostreremo ora come il senso comune d'intendere l'evoluzione dell'epidemia, sbagli grossolanamente con il fenomeno dei contagi, proprio perche' questo segue una legge esponenziale.
La non conoscenza di questa semplice nozione matematica puo' avere conseguenze tragiche, se chi manovra le leve del potere segue il proprio intuito anziche' la scienza, perche' sembra ovvio che e' giusto spendere somme anche ingenti per dimezzare i contagi ove possibile. Pensano cosi' perche' seguono l'intuito, invece cio' e' sbagliato ed ora dimostriamo perche'.
Sarebbe giusto con un fenomeno che segue una crescita lineare cioe' rettilinea, che e' l'andamento piu' comune ed intuitivo che siamo abituati a vedere; anche le curve nei nostri grafici sembrano rettilinee, mentre invece sono esponenziali che, nel piccolo, appaiono come rettilinee.
E' una differenza enorme come stiamo per vedere ora.

SPIEGAZIONE: Se la curva e' lineare e perde meta' dei contagi che alimentano la sua crescita, si riduce anche la pendenza della curva da quel momento in poi (cioe' si dimezza il suo coefficiente angolare) ed ho un beneficio durevole.
Ma se invece si dimezzano i contagi su una curva esponenziale, non cambia la pendenza della curva, ma si abbassa solo, mantenendo la stessa pendenza di crescita, che e' quella esponenziale (che riflette la dipendenza dal tempo).
Quindi rapidamente la curva esponenziale recupera il calo subito in verticale (sulle ordinate) ed il risultato finale sara' solo una traslazione in basso, senza cambiamento di pendenza (che e' quella che definisce l'andamento della velocita' di crescita che e' legata alla base dell'esponenziale che rimane invariata), esattamente come si vede nei grafici da noi pubblicati in questo articolo, dove appaiono due salti in basso corrispondenti a riduzioni di contagi ottenute con le mascherine (del 2% ciascuna).
Nel grafico si vede che dopo aver inciso sulla crescita dei contagi provocandone un calo del 2% la pendenza della curva NON diminuisce e la curva si trasla in basso, proseguendo la sua crescita esponenziale e dopo 2 giorni, visibili in ascissa sul grafico, ritorna allo stesso livello di prima e prosegue la sua crescita come se nulla fosse accaduto, soltanto la curva risulta spostata a destra di 2 giorni (come un ritardo).
Quindi anche ogni altro intervento governativo successivo, che riesca ad ottenere un'ulteriore riduzione dei contagi (per esempio le chiusure di attivita' come ristoranti, teatri, ecc.) subirebbe lo stesso destino: la curva continuera' sempre a crescere con la stessa pendenza (che aumentera' pure, con l'arrivo del freddo) e l'unico risultato dei vari provvedimenti sara' solo quello di spostare sempre piu' a destra la curva (di poco perche' e' ripida).
Quindi passati quei pochi giorni di ritardo in tutti i giorni successivi (che sono in ascissa) i contagi non saranno di meno ma saranno gli stessi (in ordinata) e seguiranno la stessa crescita esponenziale, solo spostati in avanti (con pochi giorni di ritardo) come se i provvedimenti governativi non fossero mai esistiti.
La conclusione e' che i costosi provvedimenti governativi, che sono riusciti (finche' duravano) a ridurre i contagi del 2% (e' un esempio uguale a quello nel nostro grafico) in realta' hanno ottenuto solo un risultato effimero, perche' dopo soli 2 giorni e per tutti i giorni seguenti, i contagi sono tornati ad essere esattamente quelli di prima dei provvedimenti e cosi' anche i relativi ricoveri e decessi.
E' tutto come se i costosi provvedimenti non fossero stati mai presi (ma i costi umani ed economici purtroppo restano).
I benefici eventualmente ottenuti anche con vari altri provvedimenti governativi, in termini di riduzione percentuale del numero dei contagi, non producono neanche un effetto cumulativo, che sommerebbe i vari benefici per abbattere sempre piu' la crescita dei contagi, perche' producono invece solo tanti piccoli effetti effimeri di traslazione a destra della curva dei contagi (gli spostamenti orizzontali della curva, questi si, si sommano producendo un ritardo sempre piccolo perche' la curva e' ripida, di pochi giorni nel grafico, ma la curva non subisce altri cambiamenti e prosegue nella sua crescita come se i provvedimenti non fossero esistiti.
Cioe' tutti i provvedimenti di chiusura parziale dell'economia risultano INUTILI, non aiutano a controllare l'epidemia e non salvano vite umane.
Capisco l'incredulita' del lettore, perche' e' un risultato che va contro il comune intuito delle persone: posso lottare tanto contro l'epidemia, ottenere tanti risultati positivi di riduzione dei contagi ma alla fine mi ritrovo solo "un pugno di mosche in mano", perche' poi la curva dei contagi procede e raggiunge lo stesso livello massimo, come se nulla fosse avvenuto.
E'sorprendente ma e' proprio cosi'.
E' questa l'informazione molto importante che vogliamo comunicarvi.
Si sarebbero spese enormi risorse umane ed economiche per ottenere il NULLA e questo sarebbe scandaloso, perche' se queste cose le sappiamo noi, chi amministra non puo' NON saperlo, grazie ai suoi consiglieri.
La crescita della curva durera' fino a raggiungere un valore costante (plateau), quando decessi e guarigioni eguaglieranno il numero dei nuovi contagi, per poi diminuire a fine primavera quando il caldo ridurra' le cariche virali e quindi il numero dei nuovi contagi.
In questo caso della curva esponenziale (che e' quella vera dei contagi) la pendenza non cala ma addirittura aumenta ma per altri motivi (la crescita del secondo tratto, e' piu' ripida perche' corrisponde ai contagi prodotti da persone infette con sintomi, che sono piu' contagiose).

MATEMATICA: Per gli appassionati indichiamo qui' la dimostrazione matematica di questo fatto CLAMOROSO: sono soldi buttati quelli spesi per ridurre i contagi solo in parte (I CONTAGI O SI ELIMINANO TUTTI O NIENTE, PERCHE' E' INUTILE).
Se con un provvedimento azzeccato riesco a ridurre il valore dei contagi (variabile dipendente Y), che e' l'ordinata (nei nostri grafici e' la percentuale dei contagi) del 50% allora:
  • Se la curva e' lineare Y=a*X allora dimezzare Y corrisponde ad avere 1/2*a e quindi la curva viene ad avere un coefficiente angolare dimezzato, che graficamente significa pendenza dimezzata;
  • Se invece la curva e' esponenziale Y=exp(X) allora dimezzare Y corrisponde ad avere un fattore 1/2 davanti a exp(X) ed un fattore davanti ad un esponenziale equivale ad una costante sommata all'esponente (che e' il logaritmo della costante, che graficamente significa stessa pendenza (esponenziale) ma ascissa traslata (di log(1/2) giorni);

Questo significa che con un fenomeno che ha un andamento esponenziale, come quello dei contagi, provvedimenti che producono una riduzione parziale (cioe' frazionaria) della crescita della curva ottengono solo un risultato effimero di una traslazione della curva verso il basso e non quello che invece sarebbe determinante, la riduzione della pendenza della crescita, come avviene invece nei fenomeni LINEARI, che sono quelli impressi nella mente della gente.
La crescita esponenziale, dopo il calo frazionario dei contagi poi rapidamente rimette le cose "a posto", com'erano prima del provvedimento, con l'unico risultato ottenuto di una piccola traslazione orizzontale (ritardo) della curva, proprio come quei due salti che si vedono nei nostri grafici (corrispondenti a riduzioni dei contagi del 2% ciascuno, dovuti all'uso esteso delle mascherine).
QUINDI SE HO FATTO SACRIFICI PER OTTENERE IL CALO DEI CONTAGI HO SBAGLIATO E TUTTI I SACRIFICI FATTI SONO STATI INUTILI.

PIU' SEMPLICEMENTE: Vediamo di farlo capire anche all'uomo della strada, perche' sia un'affermazione di sostanza e non solo frutto di un artificio matematico.
In soldoni vuol dire che, se con un provvedimento riesco a ridurre i contagi, quei contagi che ho evitato con il mio costoso provvedimento, sono persone che non si saranno ammalate ma, siccome la curva dei contagi crescera' ugualmente, pochi giorni dopo saranno altre persone diverse da loro ad ammalarsi ed avro' lo stesso numero di ricoveri e decessi, solo ritardati, pochi giorni dopo.
La spesa sostenuta e' servita solo a spostare un po' in avanti nel tempo i dati dell'epidemia, che rimangono pero' gli stessi (nessun beneficio acquisito e sacrifici sprecati inutilmente).

VERIFICA SPERIMENTALE: Per convincersi che questi fatti sorprendenti da noi descritti, che ci sembra possano mettere in crisi le strategie governative di gestione dell'epidemia, non sono invenzioni teoriche da intellettuali pseudo-matematici ma corrispondono alla realta' vera, basta osservare il nostro grafico, che riporta la curva sperimentale delle percentuali dei contagi, comunicate giornalmente dal Ministero della Salute, dove le due riduzioni di contagi del 2% ciascuna, prodotte da uno specifico provvedimento governativo (quello delle mascherine), appaiono proprio come da noi descritto e come la matematica stabilisce che debbano essere per un fenomeno come quello dei contagi, che segue notoriamente l'andamento esponenziale.
E' la verifica sperimentale di questa caratteristica sorprendente e niente affatto intuitiva, che abbiamo qui' descritto, tipica dei fenomeni con andamento esponenziale: se si emana un provvedimento amministrativo che abbassa di una percentuale (nel nostro grafico e' il 2%) la produzione dei contagi che alimenta la crescita della curva, la pendenza NON diminuisce e la curva si trasla in basso, proseguendo la sua crescita esponenziale e dopo 2 giorni, visibili in ascissa sul grafico, ritorna allo stesso livello di prima e prosegue la sua crescita come se nulla fosse accaduto, soltanto la curva risulta spostata a destra di 2 giorni (come un ritardo).
Anche tutti i sacrifici che si stanno facendo per ottenere quel 2% di riduzione dei contagi stanno producendo questo beneficio effimero, che consiste solo nel ritardo di 2 giorni.
Successivamente alla partenza esponenziale dell'epidemia la mascherina non serve piu' a quella riduzione del 2% ma a tenere la persona nel novero delle persone meno soggette al contagio e di ottenere 2 benefici: la profilassi dal virus ed il contributo alla riduzione del livello di plateau asintotico della curva dei contagi, che spieghiamo qui':

ANDAMENTO A LUNGO TERMINE: Ma la curva esponenziale dei contagi allora e' destinata a crescere inesorabilmente fino all'infinito?
Certo che no, perche' la popolazione soggetta al contagio non e'infinita: e' il suo numero che poi manda in plateau la curva sperimentale dei contagi, quando tutti quelli che potevano essere contagiati lo sono stati.
Il livello del plateau e' destinato poi ad abbassarsi quando, con l'arrivo dell'estate, i malati di Covid-19 diminuiscono e la percentuale dei contagi corrisponde poi alla popolazione asintomatica endemica dell'Italia.
La popolazione soggetta ai contagi non e' la totalita' della popolazione, perche' con le giuste distribuzioni statistiche, vanno sottratti gli asintomatici, le persone piu' istruite e diligenti, che prestano la dovuta attenzione alla profilassi, anche indossando a dovere le mascherine, le persone che hanno sviluppato un'immuno-resistenza al virus (guariti o vaccinati), ecc.
Non sappiamo quanto siamo ancora lontani da questo plateau.
Quando ci saremo arrivati il numero dei nuovi contagi giornalieri restera' costante nel tempo (plateau) il che vuol dire che il numero dei nuovi contagiati sara' uguale al numero dei guariti dal virus e dei decessi (perche' la popolazione infetta non cresce piu').
Poi con l'arrivo del caldo o dell'aumento dell'immunita' acquisita dal popolo o con il miglioramento della profilassi il numero dei nuovi contagi cala e con esso anche il numero totale delle persone infette (perche' allora saranno piu' numerose le guarigioni ed i decessi) e la nostra curva delle percentuali di contagi comincera' a decrescere.
Con la giusta e doverosa istruzione di massa della popolazione (la gente e' ancora troppo vulnerabile, perche' non viene completamente informata sulla profilassi: non basta "distanziamento, lavaggio mani e mascherine") si puo' abbassare di molto il livello massimo del plateau e questo si, sarebbe un vero grande successo, perche' potrebbe ridurre di molto il totale dei ricoveri e decessi dell'epidemia (molto piu' della lotta ai contagi con sciocchi e costosi provvedimenti di contenimento, che altro poi non ottengono che quell'effimero ed inutile ritardo nell'ineluttabile crescita dei contagi.

CHIUSURE: In questi giorni potrebbe accadere che certi provvedimenti amministrativi vengano presi perche' "la priorita' e' salvare vite umane"; allora si potrebbe decidere di spendere 4 miliardi e buttare sul lastrico migliaia di commercianti, per ottenere come risultato, in base ai nostri argomenti, lo stesso numero di ricoveri e decessi ma spostati in avanti di qualche giorno. Sarebbe una follia, come l'inutile battaglia di don Chisciotte contro i mulini a vento.
E se qualcuno pensasse al LOCKDOWN TOTALE, sacrosanto in primavera, ORA sarebbe una follia ancora peggiore!
Essere impreparati nella vita puo' costare molto caro, soprattutto se capita a chi riveste cariche importanti.

Anche la chiusura di alcune attivita', che contribuiscono ad una percentuale dei contagi, produce nella curva un altro abbassamento con un gradino pari a quella percentuale che non sara' mai grande, perche' sono una miriade le cause diverse che producono i contagi, e non ci sara' ne' il blocco dell'epidemia ne' l'appiattimento della curva che resta in crescita esponenziale perche' cosi' crescono le epidemie se non si arrestano.
Anche se si riuscisse a far calare la curva addirittura del 90% con provvedimenti parziali, quel 10% rimanente crescerebbe esponenzialmente (se la percentuale e' oltre il valore di soglia d'inizio dell'epidemia), prima con pendenza piu' bassa e poi sempre piu' alta; cosi', sia pure con un certo ritardo, riporterebbe i contagi in alto e si sarebbe guadagnato solo del tempo.
Quindi mentre i governanti si stanno chiedendo "cosa chiudiamo" la risposta non puo' che essere: O TUTTO O NULLA.
Da quello che sta accadendo nel Paese SEMBRA CHE NESSUNO ABBIA ANCORA CAPITO il fenomeno che abbiamo di fronte e stanno per compiere azioni irreparabili e devastanti.
Quello che sembra rimanere l'unico strumento valido, il lockdown nazionale, non puo' essere sopportato ora dalla popolazione: la gente morirebbe di fame invece che di Covid, soprattutto adesso che il periodo freddo durera' ben 6 mesi e non solo 2 mesi, come nell'epidemia della primavera scorsa. Il lockdown andrebbe pertanto ripetuto piu' volte, in attesa dell'estate, perche' quando viene interrotto l'epidemia, che rimane attiva, tornerebbe a far crescere i contagi.
La vera soluzione indolore sarebbe stata quella di impedire che l'epidemia Covid-19 iniziasse ed in questo articolo abbiamo spiegato come si puo' ottenere. In questo modo l'anno prossimo il problema non esistera' piu' e con calma potremo poi dedicarci a far diminuire il numero di asintomatici fino a far scomparire il virus Sars-CoV-2 e scongiurare per sempre nuove epidemie Covis-19, facendo tornare tutti ad una vita normale.

GESTIONE DELL'EPIDEMIA: Ora pero' l'epidemia e' scoppiata ed i contagiati stanno crescendo in modo esponenziale.
Qual'e' l'alternativa al lockdown (che non si puo' fare soprattutto se dev'essere lungo o ripetuto)?
Gli altri Stati hanno piu' contagi di noi italiani e quindi dovranno precederci di 1 o 2 settimane nei provvedimenti da adottare.
Questo e' un grande vantaggio per noi, in quanto possiamo osservare cosa fanno e ricavare informazioni preziose su quali siano i provvedimenti piu' efficaci: possiamo cosi' scegliere quelli prima di altri (si puo' fare in quanto il virus e' lo stesso).
Abbiamo spiegato sopra perche' provvedimenti di blocco parziale sono solo pannicelli caldi che non fermano la salita esponenziale ma la ritardano solo di pochi giorni.

Potete capire l'evoluzione dell'epidemia guardando i dati riportati nei grafici e tenendo conto che: Conseguentemente e' INUTILE lottare contro la crescita dei contagi che diventa sempre piu' inesorabile, quanto piu' il freddo avanza. E' come lottare contro i mulini a vento.
BISOGNA ACCORGERSENE IN TEMPO, prima di finire in malora, dilapidando l'economia e mettendo in ginocchio la societa' sulla base di convinzioni che sono pure scientificamente errate.
Questo vale anche per gli altri Paesi d'Europa, che potrebbero rischiare di fallire, proprio nel momento in cui hanno deciso, bonta' loro, che la solidarieta' europea puo' anche essere una buona cosa!

ALLORA COSA SI PUO' E SI DEVE FARE?
Molte persone sono intelligenti e si sono doverosamente documentate su come convivere con il virus senza ammalarsi, per cui molto probabilmente arriveranno alla fine di questa epidemia (a maggio 2021, in l'estate) senza ammalarsi, anche in assenza di lockdown, perche' cio' E' POSSIBILE.
Il problema sono tutti gli altri, che sono tanti e che sicuramente si ammalerebbero (senza poter essere curati in ospedale perche' sono troppi).
Cosa si puo' fare?
Un comportamento piu' virtuoso della gente avrebbe un effetto importantissimo, quello di concorrere ad abbassare, insieme ad altri presidi farmacologici (vaccino), il livello limite a cui la curva dei contagi non cresce piu' (vedi l'ANDAMENTO A LUNGO TERMINE gia' discusso in precedenza) e quindi di ridurre il numero totale dei decessi, che sarebbe un risultato non ottenibile altrimenti con un'epidemia impossibile da arrestare.
Assomiglierebbe ad una "cura Trump" all'italiana (la politica non c'entra), con proposta e motivazioni culturali diverse e rispettando l'esigenza per la popolazione di una grande consapevolezza dei rischi, molto piu' di quanto sta accadendo negli U.S.A.
La primavera scorsa e' stato giusto fare il lockdown e cosi' noi in Italia abbiamo salvato migliaia di vite umane a differenza degli U.S.A. Ora pero' il lockdown nazionale non e' piu' possibile farlo sia per le condizioni economiche del Paese che soprattutto perche' il lockdown dovrebbe essere piu' lungo e ripetuto, in quanto in inverno l'epidemia peggiorera'.
Quindi, se non si puo' fare, IL LOCKDOWN NAZIONALE NON E' UN'OPZIONE, in questo caso non esiste proprio.
E' ovvio che a noi italiani questa cura non ci piace ma potrebbe essere proprio questa l'unica via percorribile perche' i danni e le vittime prodotti dal lockdown, integrati nel tempo, potrebbero essere ancora maggiori in un tessuto sociale ed economico distrutto da lockdown prolungati nel tempo.
Certo sarebbe una vita molto diversa e meno gradevole, da percorrere in apnea per la durata dell'epidemia, che poi finira' con l'estate.
Non so se e' tutto chiaro: la cura puo' anche essere indecente ma se non c'e' alternativa, potrebbe essere l'unica strada percorribile per arrivare in qualche modo all'estate.
L'alternativa a questo ci sembra che sia infatti solo un IMPOSSIBILE lockdown nazionale ripetuto, con tutte le conseguenze inaccettabili che comporterebbe.
Se alla fine le cose stessero veramente cosi', c'e' davvero una cosa urgente da fare: bisognerebbe farlo capire a chi di dovere il prima possibile, evitando di impoverire inutilmente il popolo con una sequenza di provvedimenti che si rivelano poi sbagliati perche' non portano alcun beneficio reale ma solo una distruzione inesorabile e progressiva dell'economia.
Credo che solo i Paesi che lo capiranno in tempo riusciranno a sopravvivere a questa crisi.
Proprio ieri il Governo ha adottato costosi provvedimenti per il contenimento dei contagi e se, come pensiamo, tra un paio di settimane si accorgera' che non hanno portato i benefici attesi, giustamente gli amministratori se la prenderanno con i tecnici che avevano il dovere di saper prevedere queste cose.
Ma allora sara' tardi: quel danno ormai sara' stato consumato.
Per completare questo scenario (deprimente) aggiungo anche di ritenere che il ricorso ai vaccini potrebbe NON essere risolutivo, perche' lo ritengo poco efficace su quei milioni di persone che hanno il virus in corpo (gli asintomatici) con il loro sistema immunitario gia' sollecitato da tempo per la presenza del virus, che anche per questo continueranno ad essere il nostro problema principale, perche' li possiamo individuare solo con il tampone e una volta individuati non sappiamo poi come curarli (se il Sars-CoV-2 si comportasse come l'herpes non guarirebbero e potrebbero addirittura rimanere asintomatici a vita o finche' non guariti con un farmaco antivirale che per ora non c'e').
Con loro la prospettiva e' quella di future epidemie di Covid-19 che potrebbero colpire ogni inverno solo milioni di asintomatici, se tutte le altre persone (sane) sono state vaccinate.
Bisognerebbe allora continuare ad usare tutti le mascherine per impedire che in autunno la percentuale di asintomatici (positivi al tampone) raggiunga la soglia d'inizio dell'epidemia di Covid-19. Cioe' continueremmo ancora ad avere il virus in casa, coltivato da alcuni milioni di persone asintomatiche che non sappiamo chi sono.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (26 ottobre 2020)
Aggiungiamo l'ulteriore punto di 13.6% di percentuale di contagi del 26/10 sul grafico seguente:


L'ultimo dato si pone in linea con quelli precedenti lungo la crescita esponenziale senza mostrare ancora una riduzione della crescita, conseguente ai primi provvedimenti di coprifuoco,

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (27 ottobre 2020)
Aggiungiamo l'ulteriore punto di 12.6% di percentuale di contagi del 27/10 sul grafico seguente:


Nel grafico sono riportate le percentuali dei tamponi positivi a partire dall'8/10 che mostrano l'evoluzione dell'epidemia.

PREMESSA: Il fenomeno rappresentato nella curva che stiamo osservando e cercando di descrivere e' reale, perche' al di fuori degli errori sperimentali.
Potrebbe non essere giusta la nostra interpretazione del fenomeno ma e' sicuramente importante capire cosa determina questo andamento dei dati per meglio combattere la pandemia in Italia e nel mondo.
E' anche di fondamentale importanza imparare quali effetti possono produrre i provvedimenti di chiusura parziale delle attivita' economiche.

La nostra interpretazione dei dati distingue i seguenti 3 periodi:
  1. Nel primo tratto della curva, partendo dall'inizio, a sinistra, si notano i primi 4 punti con una pendenza minore.
    La pendenza della curva rappresenta la velocita' di crescita dei contagi che e' determinato dalla contagiosita' delle cariche virali circolanti.
    In questo primo tratto della curva la contagiosita' era minore perche' l'epidemia di Covid-19 non era ancora scoppiata e quindi il numero di contagi aumentava con le cariche virali diffuse dagli asintomatici (piu' deboli).
  2. Nel secondo tratto della curva la pendenza si accentua perche' la percentuale dei contagi ha superato il limite del 3%, da noi considerato la soglia d'innesco dell'epidemia di Covid-19. Cosi' e' iniziata il 12/10 l'epidemia dei sintomatici (Covid-19) e le cariche virali presenti nell'ambiente dai sintomatici sono diventate piu' intense (cioe' con molti piu' virus). Allora e' aumentata la contagiosita' diffusa e per questo la velocita' di crescita dei contagi e' aumentata e cosi' la pendenza della curva risulta maggiore dal 12/10 in poi.
    La traslazione verso destra del secondo tratto di curva, dal 12/10 al 19/10, e' dovuta al calo del 2% del numero dei contagi prodotti dagli asintomatici per l'obbligo dell'uso esteso delle mascherine introdotto il 9/10.
  3. Anche il terzo tratto di curva, dal 20/10 al 26/10 (ieri), conserva la stessa pendenza (esponenziale) caratteristica del livello di contagiosita' dei sintomatici.
    L'ulteriore traslazione verso destra di questo terzo tratto di curva e' dovuta ad un ulteriore calo del 2% del numero dei contagi, prodotto sui sintomatici dall'obbligo dell'uso esteso delle mascherine introdotto il 9/10. Nell'articolo e' spiegato perche' si manifesta il 20/10 e non prima.
Ora dal 27/10 incontriamo un nuovo calo dei contagi, ancora del 2%, sotto alla retta che indica l'andamento dei dati precedenti (lungo la crescita esponenziale).
Questa nuova riduzione dei contagi dovrebbe essere l'effetto dovuto ai primi provvedimenti di coprifuoco (e' giusto considerare un ritardo di circa 4 giorni tra incubazione del virus e tempi tecnici di acquisizione della misura).
L'entita' della riduzione corrisponde a 1.200.000 contagi, il 96% dei quali asintomatici (il calcolo e' fatto su 60 milioni di italiani): questa riduzione e' ragionevolmente compatibile con il numero di persone interessate dalla chiusura del coprifuoco.
In questo caso si potranno cercare delle conferme di questa interpretazione, indagando sulle localita' da cui provengono le riduzioni dei contagi, perche' a differenza dei due casi precedenti, in cui il contributo alle riduzioni era diffuso in tutto il Paese (era quello dovuto all'uso esteso delle mascherine) ora dovrebbe provenire solo dalle aree dove si e' imposta la chiusura delle attivita' (le citta'-focolaio).
Questa indagine e' importante perche' in genere vengono adottati piu' provvedimenti insieme e l'effetto unico, che poi si vede, non e' riconducibile ad un'unica causa. Qui' dovrebbe essere diverso e questo fornirebbe informazioni preziose per proseguire la lotta al Covid-19.
Il calo del 2% che si osserva (valutando la distanza verticale di questo punto dalla retta che indica l'andamento dei dati precedenti) e' circa 1/6 del numero dei positivi trovati; e' quindi un valore importante gia' al primo giorno, in cui si manifesta questo effetto del provvedimento di chiusura delle citta-focolaio (e' questa la nostra interpretazione).
Se assumiamo che il modello di evoluzione dell'epidemia descritto in questo lavoro poi non venga confermato, allora questo tipo di provvedimenti si presentano molto promettenti per il controllo dei contagi.
Sara' importante vedere per quanti giorni continuera' questa discesa, che introduce nel nostro grafico il terzo gradino.
Spero la riduzione dei contagi che producono questi provvedimenti non si manifesti tutta solo nel primo giorno (ieri) ma sia spalmata su piu' giorni, facendo continuare il calo della curva (cosi' il beneficio risulta maggiore).
Una volta registrato nella curva il totale del numero di contagi ridotti dal provvedimento la curva purtroppo dovrebbe riprendere la sua crescita esponenziale, perche' le restanti persone contagiose al di fuori delle citta'-focolaio stanno continuando a svolgere la loro opera nefasta di spargere il contagio al di fuori delle citta'-focolaio.
Mi aspetto cioe' un aspetto della curva del tutto analogo a quello dei 2 gradini precedenti, con una differenza molto importante pero': dopo i 2 gradini precedenti la curva ha ripreso la sua crescita esponenziale rimanendo stabilmente ad una quota ribassata del 2%, ma perche' la causa della riduzione dei contagi e' rimasta in permanenza (la gente ha continuato ad indossare le mascherine).
Ma cosa pensate che accadrebbe se la gente smettesse di usare le mascherine? Certamente i contagi aumenterebbero e si perderebbe la riduzione del 2% nelle ordinate, cioe' la curva subirebbe un salto in alto con un aumento dei contagi esattamente uguale alla riduzione del 2% guadagnata quando si era iniziato ad usare le mascherine.
Bene, questo mi sembra perfettamente comprensibile e condivisibile da tutti.
Qui' sorge il problema: come le mascherine devono continuare ad essere usate, cosi' anche le chiusure coprifuoco dovranno durare fino all'estate prossima?
Se terminano queste chiusure le persone che erano bloccate riprendono a circolare e se aumenta del 2% la popolazione esposta anche i contagi mi aspetto che aumentino in un tempo abbastanza breve, facendo comparire un nuovo gradino nella curva ma opposto a quello che oggi ci ha permesso di registrare un calo del 2% nei contagi.
Io spero che questa riduzione di contagi del 2% in 1 giorno duri per molti giorni, facendo calare i contagi di molto piu' del 2%. Ovviamente non possiamo esagerare nelle attese, perche' il coprifuoco riguarda solo un paio di citta-focolaio, se ricordiamo bene.
Ma sarebbe un'informazione importante per capire l'efficacia di questi provvedimenti, che spianerebbe la strada ad altrettanto efficaci provvedimenti futuri, di tipo diverso dalle chiusure pero', perche' possano durare nel tempo ed essere compatibili con le esigenze dell'economia (di aziende e famiglie, che devono mangiare).
Rimaniamo percio' impazienti in attesa dei dati dei prossimi due giorni.

Non possiamo tacere pero' che, se il nostro modello descrittivo dell'epidemia venisse confermato, ci dovremmo aspettare anche in questo caso che la discesa continui, probabilmente per un paio di giorni e che poi la curva dei contagi riprenda la sua crescita esponenziale, con la stessa pendenza di prima dei coprifuoco, perche' i provvedimenti adottati sono del "Modo 1" cioe' riducono i contagi ma non la contagiosita' (come fa il caldo estivo).
Se cosi' fosse, la curva recupererebbe in breve tempo poi, con la sua risalita, tutti i contagi ridotti con il coprifuoco.
Se questa previsione risultasse vera il coprifuoco, anche se potesse permanere a lungo, altro non produrrebbe che un ritardo, probabilmente di un paio di giorni o poco piu', nel percorso della curva dei contagi e nei relativi ricoveri e decessi.
Nulla di piu'.
Questo e' quello che suggerisce l'analogia con i due gradini precedenti della curva, ovviamente se l'interpretazione che abbiamo dato delle cause di quei gradini, descritta nel testo, e' corretta.

E' questo un mio secondo azzardo in una scommessa che spero, sinceramente tantissimo di perdere, perche' altrimenti vorrebbe dire che tutti i sacrifici fatti per il coprifuoco saranno stati inutili.
Se cosi' fosse, anche tutti gli eventuali altri provvedimenti futuri di questo "Modo 1" (riduzione dei contagi ma non della contagiosita') sarebbero destinati al fallimento.
Lo sapremo molto presto, credo gia' nei prossimi giorni.
Nel testo e' spiegato abbondantemente questo modello descrittivo del fenomeno epidemico Covid-19 e le sue conseguenze.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (28 ottobre 2020)
Aggiungiamo l'ulteriore punto di 12.6% di percentuale di contagi del 28/10 sul grafico seguente:


Nel grafico sono riportate le percentuali dei tamponi positivi a partire dall'8/10 che mostrano l'evoluzione dell'epidemia.
L'ultimo punto 15.5% s'inserisce ad un livello piu' basso del precedente, risultando evidentemente una riduzione dovuta ad un ulteriore provvedimento che non so ancora identificare.
E' la buona notizia che i coprifuoco o lockdown locali, in vigore nelle citta'-focolaio, stanno sortendo l'effetto sperato di una discesa dei contagi, che risulta sovrapporsi al precedente andamento esponenziale.
Questo vuol dire che i provvedimenti adottati stanno producendo una decrescita dei contagi, che aumenta in modo esponenziale con il passare dei giorni.
A noi ci sembra interessante questa discesa dei contagi, indicativa che si stanno sommando in modo estremamente pronto anche gli effetti di altri provvedimenti presi ieri.
Ci riserviamo di riflettere e commentare questo andamento dei contagi.

RIFLESSIONI SULL'ANDAMENTO DELLA CURVA DEI CONTAGI: OK, ci ho pensato e sono arrivato a concepire un meccanismo che potrebbe spiegare quello che comincia ad apparirci nel grafico.
I contagi venuti meno per i lockdown parziali non erano tutti dello stesso tipo ma i tempi di comparsa della positivita' al test possono essere rappresentati con una distribuzione gaussiana larga, diciamo 3 giorni (gli infettivologi conoscono meglio di me i diversi tempi d'incubazione possibili).
In conseguenza di cio' quando si sono chiuse tutte le attivita' non sono scomparsi di colpo (ed in meno nel grafico) tutti i positivi insieme ma un po' oggi, un altro po' domani, ecc. cioe' la diminuzione dei contagi ci appare nel grafico distribuita su piu' giorni, secondo la larghezza della gaussiana.
Considero del tutto casuale che l'entita' della diminuzione dei contagi di oggi 28/10 sia stata proprio tale da produrre nel grafico esattamente la stessa percentuale di contagi di ieri.
Quando avremo i dati dei prossimi 3 giorni, facendo giorno per giorno la differenza tra questi dati e quelli sull'estrapolazione della retta che riproduce l'andamento dei dati prima del 26/10, otterremo la somma integrale dei contributi e da essa potremo anche derivare e visualizzare la distribuzione gaussiana delle persone che hanno contribuito alla riduzione dei contagi durante il lockdown parziale.
La somma di queste differenze da la misura dei benefici totali ottenuti con quei provvedimenti. Potrebbero risultare davvero importanti, alla luce dei daati di questi due ultimi giorni.

COSA SUCCEDE DOPO IL LOCKDOWN: Rimane l'incognita dell'entita' della successiva RISALITA prevedibile dei contagi, al termine dei lockdown locali, che a differenza dell'obbligo delle mascherine, non possono durare molto a lungo per ovvi motivi.
Tutte quelle persone torneranno libere ed esposte al rischio di contagio, per cui mi aspetto che il loro contributo alla curva dei contagi iniziera' a salire con una distribuzione temporale di una gaussiana integrata che spingera' in alto la curva esattamente nello stesso modo in cui ora la sta spingendo in basso (per l'effetto legato ai tempi d'incubazione).
Durante la chiusura, senza il loro contributo, la curva dei contagi del resto d'Italia prevedo che proceda piu' in basso ma con una crescita esponenziale, perche' e' sempre un'epidemia, anche se con il 5% di partecipanti in meno.
Mi aspetterei quindi che, dopo la spinta in alto conseguente alla fine dei lockdown, la curva ritorni esattamente a quegli stessi valori a cui si sarebbe trovata se i lockdown non ci fossero stati.
La risalita della curva dovrebbe raggiungere l'equilibrio nello stesso numero di giorni che ora passeranno prima di riveder tornare la salita esponenziale della curva.
Non rimane che aspettare per verificare se questa congettura, che spiega il problema che avevamo, trova riscontro nei dati dei contagi futuri.
Rimane poi da valutare l'entita' dei vantaggi ed il rapporto costi/benefici del provvedimento di lockdown, se poi veramente dovesse accadere che la curva dei contagi ritorna esattamente dove sarebbe stata senza lockdown e non si fosse invece stabilizzata senza crescere, per qualche ragione che a noi ora sfugge, come tutti pero' stanno sperando.

IL LOCKDOWN NAZIONALE: Un'osservazione finale: la nostra congettura non si applica solo ai lockdown parziali ma vale anche per un lockdown nazionale che blocca un intero Paese.
Il lockdown bloccando la contagiosita' con il distanziamento produce sempre un netto calo dei contagi.
Se e' fatto in aprile poi i contagi non risalgono perche' a maggio l'innalzamento della temperatura ambientale produce un netto calo delle cariche virali disperse nell'ambiente a cui la popolazione e' esposta.
Cosi' tutti ritengono che il lockdown ha bloccato l'epidemia (com'e' accaduto in Italia la primavera scorsa).
In realta' al termine del lockdown l'epidemia non e' riuscita a tornare ai livelli di contagi iniziali perche' non c'erano piu' le condizioni ambientali di temperatura adatte (stava arrivando l'estate).
La temperatura e' il solo parametro che conosco in grado di ridurre la contagiosita' del virus ed e' proprio la contagiosita' che determina la pendenza della curva dei contagi.
Per questo se un lockdown finisce a maggio la curva dei contagi non torna ad aumentare; in inverno invece e' molto diverso.
Noi italiani siamo stati molto fortunati.
Proprio domani i francesi (e poi sembra che vogliano farlo anche i tedeschi) iniziano un lockdown nazionale di un mese, che finira' a dicembre cioe' proprio all'INIZIO DELL'INVERNO.
Come capite bene noi ci auguriamo davvero sinceramente che la nostra congettura sia sbagliata e che non corrisponda alla realta' perche' non siamo riusciti a vedere un effetto nascosto che a dicembre fara' restare il numero dei contagi francesi a valori bassi, anche dopo la fine del costosissimo lockdown nazionale.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (29 ottobre - 5 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi dall' 8/10 al 5/11 mostrati in tabella :


SPIEGAZIONE DEL GRAFICO: Nel grafico sono riportate le percentuali dei tamponi positivi a partire dall'8/10 che mostrano l'evoluzione dell'epidemia. Pur essendo in parte aleatori, restano dati primari importanti nel senso che dal numero dei contagi derivano poi gli andamenti di tutti gli altri (ricoveri e decessi), ritardati nel tempo.
L'ultimo punto a destra (5/11), sembra riprendere l'andamento crescente dei contagi (che dovrebbe essere esponenziale con una pendenza, che pero' potrebbe essere minore, se la contagiosita' fosse diminuita).
I 3 punti precedenti, in discesa, mostrano la presenza di un nuovo gradino di decrescita, dovuta quasi certamente ai provvedimenti del DPCM del 1/11 (chiusura anticipata alle ore 18 dei locali commerciali di ritrovo, bar, ristoranti, ecc.). La riduzione sembra abbastanza importante e indica che si e' centrato abbastanza bene l'obiettivo da neutralizzare, perche' responsabile di una parte significativa dei contagi.
La freccia indica come si deve valutare la riduzione dei contagi prodotta dai 4 gradini (e relativi provvedimenti governativi che li hanno prodotti). Se non ci fossero stati i 4 gradini, la curva avrebbe proseguito la sua salita, come abbiamo indicato con la retta che estrapola l'andamento del secondo tratto di curva. Quindi la riduzione di contagi acquisita si puo' calcolare facendo la differenza tra l'ordinata del punto attuale sulla curva (dov'e' la freccia) ed il punto sulla retta estrapolata.

ANALISI: Per tarare il grafico osserviamo che la curva passa dal 4.3% del 10/10 al 16.3% del 1/11 con un salto del 16.3-4.3=12% (pari a 15 cm nel grafico, per cui la scala verticale e' 1cm=0.8%; la scala orizzontale e' di 1cm=1.7 giorni) in 22 giorni ovvero la pendenza media della curva corrisponde ad un incremento della percentuale dei contagi del 12% in 22 giorni cioe' del 0.55% al giorno.
In questa scala siccome ogni centimetro verticale corrisponde allo 0.8% circa di riduzione dei contagi, quindi dall'8/10 al 5/11 la riduzione totale finora acquisita e' di circa l' 8% (circa 10cm in verticale), non molto invero a fronte dei sacrifici fatti.
Ma soprattutto non sembra che finora si sia riusciti ad incidere sulla contagiosita' e quindi la pendenza della curva e' rimasta nell'ultimo mese sempre troppo ripida.
Il consuntivo, anche se precoce, e' scoraggiante: con questa pendenza della curva vengono vanificate in pochi giorni le riduzioni dei contagi, ottenute da questo tipo di provvedimenti (che lasciano invariata la pendenza): quell' 8% da noi acquisito in 28 giorni con i provvedimenti che hanno prodotto i 4 gradini visibili nel grafico, con questa pendenza, viene riassorbito e vanificato in circa 9 giorni, come si puo' vedere dalla curva (basta traslare orizzontalmente l'ultimo tratto di curva verso sinistra, fino a sovrapporlo alla retta che traccia l'andamento originario, senza l'effetto dei gradini).
Sarebbe un tragico errore non voler vedere dove ci porta questa pendenza inesorabile della curva: mancano ben sei mesi all'arrivo del caldo che potra' abbattere la contagiosita' di questo virus e quindi la pendenza della curva.
Basta estrapolare il grafico per vedere che la crescita attuale del 16.5% al mese (0.55% al giorno) in 6 mesi (molto meno in realta' perche' la curva e' esponenziale e non lineare) ci portera' ad una situazione, in cui tutti i tamponi fatti risultano positivi, cioe' alla completa infezione di tutta la popolazione (sarebbe l' immunita' di gregge ).
I benefici apportati dai provvedimenti finora adottati sono riusciti finora a ritardare solo di 1/3 gli eventi e se non si mettono in atto altre iniziative capaci di ridurre la pendenza della curva il destino sembra segnato.
Se questo fosse giusto allora sarebbe inutile continuare questa lotta, distruggendo la nostra societa' in battaglie perse in partenza. Se si dovesse arrivare comunque, malgrado tutti i nostri sforzi, all'immunita' di gregge, che appiattisce poi naturalmente la curva dei contagi, allora tanto valrebbe non accanirsi, aggiungendo altre sofferenze al popolo in una lotta senza speranza di successo (e' atroce solo pensarlo ma finirebbe proprio come la famigerata "spagnola" del secolo scorso).

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (6-9 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi dall' 8/10 al 9/11 mostrati in tabella :


EVVIVA forse ci siamo: il punto di ieri, che era rimasto costante, non poteva bastare per gioire ma adesso sono diventati 3 i punti in pianerottolo!
Questi ultimi 3 punti, dal 7/11 al 9/11, sembrano mostrare che l'andamento della curva dopo il quarto ed ultimo gradino si stia stabilizzando con una pendenza COSTANTE, che forse potrebbe addirittura diminuire nei prossimi giorni.
Questo risultato, se confermato, potrebbe essere l'inizio della riduzione dei contagi dovuti ai lockdown nelle zone rosse d'Italia.
L'effetto e' VISTOSO, perche' la sua riduzione, nei dati di tutta Italia, si sovrappone alla crescita esponenziale prodotta dalle altre parti d'Italia, che sono state toccate in modo piu' lieve da quel provvedimento.
Se le percentuali di contagi rilevate sono rimaste costanti vuol dire infatti che la riduzione e' stata equivalente alla crescita dei contagi nelle altre parti d'Italia, che era ben ripida. Questo conferma che era vistoso il contributo alla crescita dei contagi di quelle parti d'Italia che sono state chiuse, perche' togliendo il loro contributo (con il lockdown) la crescita si arresta.
Se questo risultato venisse confermato dai dati dei prossimi giorni, vorrebbe dire che applicando le stesse limitazioni in tutta Italia (lockdown generale) si vedrebbe scendere la curva con la stessa pendenza della precedente salita, perche' ci sarebbe solo l'effetto della riduzione dei contagi senza piu' l'effetto compensatorio, che c'e' adesso e che impedisce alla curva di scendere, prodotto dal resto d'Italia fuori della zona rossa.
Per adesso sono solo ipotesi preliminari che andranno confermate dai dati dei prossimi giorni.

ANALOGIA: Quindi e' come un lavello che si riempie d'acqua (che sono gli infettati) da un rubinetto aperto, ma che si svuota dal tappo lasciato aperto. La velocita di svuotamento del lavello e' fissa e dipende dal mese di tempo necessario per far guarire gli infettati.
L'afflusso dell'acqua nel lavello (i nuovi contagi) non e' fissa: se e' alta il lavello si riempie sempre di piu' e trabocca (epidemia in espansione) ma se riduco l'afflusso d'acqua agendo sul rubinetto, c'e' un flusso entrante di soglia al quale tanta acqua arriva quanta ne esce ed il livello dell'acqua rimane costante.
L'EFFETTO DEI GRADINI DELLA CURVA:
Valutiamo ora il beneficio apportato dai provvedimenti che hanno causato i gradini 2, 3 e 4 con l'aiuto del grafico seguente:


Se quei tre gradini non ci fossero stati la curva dei contagi avrebbe proseguito la sua salita lungo la retta disegnata nel grafico arrivando all'8/11 ad una percentuale del 27.5% invece del 17.1% reale. Questo significa che i provvedimenti adottati, che hanno prodotto le variazioni dei contagi registrate nei 3 gradini, hanno prodotto una riduzione dei contagi del 10.4% (la differenza).
Bene allora sembrerebbe che ne e' valsa la pena. Neanche per sogno perche' se la pendenza della curva rimane la stessa, nei prossimi 12 giorni la curva raggiungera' comunque la quota del 27.5% e quindi tutti quei provvedimenti che avevano prodotto le tre riduzioni di contagi corrispondenti ai 3 gradini avranno soltanto spostato in avanti di 12 giorni gli eventi, che comunque accadranno, anche se ritardati di 12 giorni.
Se per anche in ognuno dei prossimi 6 mesi potessimo adottare gli stessi provvedimenti e se l'epidemia seguisse sempre una crescita lineare allora potremmo ottenere una riduzione di contagi del 12/33=36% circa (che non e' molto).
Sarebbe stato diverso se con quei 12 giorni si arrivasse a maggio (come accadde al nostro lockdown della primavera scorsa), perche' allora l'epidemia si fermerebbe per il caldo ed i contagi non riprenderebbero a salire.
Ma ora siamo a novembre e se la curva comunque continuera' questa sua salita per altri 4 mesi arriveremo all' immunita' di gregge , in cui tutti si sono infettati.
Percio' bisogna assolutamente che non si continui ad ottenere come risultato dei vari provvedimenti solo dei gradini discendenti della curva senza alterarne la pendenza, altrimenti si rischia che tutti questi risultati possano essere non solo inutili ma addirittura dannosi .
Nei dati dei prossimi giorni dovrebbe cominciare ad apparire l'effetto dei nuovi lockdown appena istituiti in 4 regioni (quelle rosse).
Ci aspettiamo che questi nuovi dati possano finalmente iniziare a ridurre la pendenza della curva dei contagi, sia pure nel limite della frazione di popolazione interessata.
Cercheremo di presentare anche i dati di una sola delle regioni chiuse in lockdown, senza la contaminazione dei dati del resto d'Italia non soggetto alla chiusura, che ora inquinano la nostra curva. Questo sarebbe per noi un risultato importantissimo, perche' ci fornirebbe un'indicazione preziosa: se quel provvedimento puo' riuscire a ridurre la contagiosita' del virus e quindi la pendenza della curva, che dev'essere in ogni caso il nostro principale obiettivo. Lo sapremo con i dati dei prossimi giorni.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (10 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi al 10/11 mostrati in tabella :



Pensiamo che stiamo vivendo un momento critico di questa epidemia. Per questo preferiamo da oggi riportare tutti i grafici dei giorni che si succedono per lasciare traccia degli eventi. Dopo i 3 punti in pianerottolo oggi c'e' il primo punto in discesa, come ieri avevamo previsto potesse succedere.
In questo lavoro noi riportiamo fedelmente l'andamento dei contagi con il dato pubblicato nel bollettino quotidiano del Ministero della Salute e cerchiamo di interpretarne l'andamento temporale. Noi non possiamo mai essere certi delle cause che provocano i discostamenti dalla normale crescita esponenziale e cerchiamo di intuirle dalle correlazioni temporali con i provvedimenti adottati per cercare di contenere l'epidemia.
Se venisse confermato che la riduzione dei contagi che oggi osserviamo e' dovuta ai recenti lockdown nelle zone rosse d'Italia, allora pensiamo che questo risultato apra la strada al seguente scenario: la curva scendera' formando un quinto gradino con un comportamento analogo a quanto e' gia' successo con i primi 4 gradini della curva, ma con una differenza importante.
Questa discesa e' dovuta al venir meno dei nuovi contagiati nelle zone rosse (perche' non vi si contagia quasi piu' nessuno); pero' rimangono i contagiati precedenti all'inizio della chiusura, che continuano ad essere infetti finche' non guariscono tutti e durante quel periodo di guarigione vedremo i contagiati diminuire, facendo scendere ancora di piu' la curva nel periodo iniziale, quando sono ancora molti.
Quando saranno guariti tutti, allora la curva riportera' praticamente solo il contributo dei contagiati nel resto d'Italia, che saranno di meno e quindi la curva sara' piu' in basso (perche' al denominatore ci saranno anche i test, tutti negativi, fatti nelle zone rosse) ma crescera' di nuovo esponenzialmente secondo l'andamento naturale dell'epidemia in atto.
Cosi' nasce il quinto gradino nella curva, che me lo aspetto un po' piu' lungo dei precedenti e che verra' poi fatto scendere ancora di piu', quando si aggiungeranno le riduzioni dei contagi delle nuove zone rosse che seguiranno. Staremo a vedere.
Intanto confermiamo l'osservazione, gia' fatta ieri, che l'effetto di questa discesa ci sembra VISTOSO, perche' la riduzione, in questi dati che sono di tutta l'Italia, si sovrappone alla crescita esponenziale prodotta dalle altre parti d'Italia, che sono state toccate in modo piu' lieve dai provvedimenti di chiusura delle attivita'.
Aspettiamo i dati dei prossimi giorni per capire meglio che direzione sta prendendo l'epidemia.


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Il grafico seguente mostra l'andamento della percentuale in tabella dei contagi nella sola regione Piemonte dal 5/11 al 11/11:

Questo grafico della percentuale dei contagi mostra la vistosa discesa del 50% in 5 giorni dei contagi prodotti dai provvedimenti di chiusura soltanto della regione Piemonte, che contribuisce con il 20% ai tamponi del grafico seguente, relativo ai contagi di tutta l'Italia.
Tutto cio' aiuta a capire meglio cosa sta accadendo nel grafico dei contagi in Italia. Queste informazioni ci sono molto utili per interpretare al meglio questi dati con cui stiamo lavorando, che sono ben lontani purtroppo da essere presi con il rigore scientifico, che sarebbe stato auspicabile.

Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi in tutta Italia dal 5/10 all' 11/11, mostrati nella tabella precedente:


Ottime notizie: la percentuale dei contagi dell'11/11 non solo mostra di continuare l'andamento in discesa ma lo fa praticamente con la stessa pendenza con cui la curva saliva prima dei provvedimenti di chiusura.
Questa in particolare e' una splendida notizia perche':
  1. Significa che le aree chiuse con la zona rossa erano quelle che contribuivano in massima parte alla salita dei contagi, perche' il contributo in salita delle aree non chiuse risulta ora poco influente sul totale; quando la discesa sara' proseguita si comincera' a vedere sempre piu' l'effetto di questo contributo crescente (se non si estendono le chiusure a tutta Italia).
  2. La discesa dovrebbe continuare, seguendo la diminuzione dei contagiati nelle aree rosse, perche' guariscono (in un mese non ci dovrebbero essere piu' persone infette, perche' saranno tutte guarite e la curva sara' vicina a zero): cioe' dobbiamo impedire che si creino nuovi contagi per un mese circa in attesa che guariscano tutti (tenendo tutto chiuso, perche' altrimenti le persone sembra che non possano fare a meno di stare vicine tra loro), finche' coloro che si sono infettati prima della chiusura non siano tutti guariti: cosi' vedremo scendere sempre piu' la curva con la velocita' di queste guarigioni.
  3. Il fatto che la pendenza in discesa sia praticamente la stessa pendenza con cui la curva saliva prima dei provvedimenti di chiusura (vedi grafico) lascia ben sperare per la possibilita' di riuscire ad invertire completamente l'andamento del fenomeno epidemico, ritornando (dopo aver completato l'intervento chiudendo tutto) alle percentuali dei primi di ottobre, quando l'epidemia Covid-19 non era ancora iniziata, quindi con la percentuale dei contagi sotto la soglia del 2%.
  4. Ecco un esempio che mostra come con deduzioni logiche si possa arrivare a fare delle previsioni anche in questo campo (e' il metodo da me adottato ovunque in questo lavoro): il fatto che la pendenza in discesa sia praticamente la stessa pendenza con cui la curva saliva prima dei provvedimenti di chiusura (vedi grafico) in effetti era prevedibile per le seguenti ragioni logiche: un lockdown fatto bene blocca la produzione di tutti i nuovi contagi, ma le persone che si erano contagiate prima (asintomatiche) restano infette e continuano a fornire tamponi positivi, diminuendo pero' di numero man mano che guariscono (perche' poi risultano negative). Quindi la curva dei contagi non ha un crollo a zero ma comincia a scendere gradualmente, con una pendenza che la porta verso zero (ma solo se il lockdown e' TOTALE, altrimenti NON si avvicina a zero) nel tempo di guarigione delle persone infette, che crediamo sia di circa un mese in media. Siccome un mese fa la curva era al 5% invece che al 17% attuale vuol dire che la pendenza di discesa della curva probabilmente sara' molto simile alla pendenza della salita precedente.
Ovviamente per ora questa e' solo la nostra speranza, che dovra' essere confermata dai dati dei prossimi 3 giorni.
Se cosi' fosse allora potremmo RISOLVERE completamente tutti i nostri problemi in un solo mese (prima di Natale!), vista la pendenza annunciata della discesa della curva.
Aspettiamo e speriamo.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (12 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra l'andamento della percentuale nella precedente tabella dei contagi nella sola regione Piemonte dal 5/11 al 12/11:

Questo grafico della percentuale dei contagi mostra la vistosa discesa del 50% in 5 giorni dei contagi prodotti dai provvedimenti di chiusura soltanto della regione Piemonte, che contribuisce con il 20% ai tamponi del grafico seguente, relativo ai contagi di tutta l'Italia.
L'ultimo punto pero' mostra nel solo giorno 12/11 una risalita inattesa che in un solo giorno annulla il 50% di tuttele riduzioni dei contagi conquistate nei 6 giorni precedenti e dovute alla chiusura di 4 regioni, tra cui il Piemonte, in zona rossa.
Attualmente con ne conosciamo la causa e discuteremo questo fatto sorprendente nel seguito.

Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi al 12/11 mostrati in tabella :


Purtroppo la discesa che speravamo continuasse sembra essersi subito interrotta, sia nella curva dei contagi del Piemonte che in questa di tutta Italia.
Noi possiamo vedere come vanno i contagi in Italia solo con questi dati che pero' hanno mostrato di essere un buon feed-back dell'evoluzione dell'epidemia.
Dobbiamo percio' comprendere il significato di questo ultimo punto in salita per rispondere alla domanda "perche' osservo quello che osservo".
Scartiamo subito l'ipotesi di una fluttuazione indebita dovuta a cause logistiche (che pure si sono verificate nel passato, quando dati dimenticati sono stati poi inseriti insieme ai dati di un giorno successivo).
Sembra percio' che dobbiamo pensare di trovarci di fronte ad un nuovo andamento a gradini della curva, ma su questo ci riserviamo di meditare un po' di piu'.
Se cosi' fosse pero', vogliamo rilevare come l'insieme dei dati degli ultimi 10 giorni si stia assestando su un andamento medio, che e' quello che abbiamo segnato nel grafico, con una pendenza nettamente inferiore alla salita di tutto il periodo precedente, cioe' dal 10 ottobre fino al 2 novembre, anche questa mostrata nel grafico.
Pero' questo calo di pendenza media non e' imputabile ad una sola causa e pertanto richiede uno studio piu' dettagliato ed un esame comparato con tutti i provvediemnti adottati in quell'intervallo di tempo per essere compreso in pieno.
Ma attualmente ci deve interessare di piu' la ragione per cui ai provvedimenti della chiusura di piu' zone rosse non corrisponda una decrescita prolungata nel tempo della curva. Tutto ha una spiegazione e quindi dobbiamo lavorarci su, per trovarla.

POSSIBILE SPIEGAZIONE DELLA RISALITA: (12 novembre 2020)
Possiamo rifletterci insieme, se volete. Il nostro fine e' quello di comprendere tutto di questa epidemia, fin dove possiamo. Pensiamo che non sia ne' un'esercizio maniacale ne' un hobby intellettuale ma sia invece il modo migliore per aiutare a capire come si deve combattere l'epidemia, rispondendo alla domanda "perche' osservo quello che osservo".
Quello che sto per scrivere ora credo che non sia opinabile e le ipotesi che faccio sono tutte verosimili.
Infatti i dati sono quelli pubblici, gli asintomatici esistono, hanno tamponi positivi e guariscono pure, diventando negativi, con una distribuzion dei tempi di guarigione gaussiana e centrata intorno ad una durata di circa 1 mese. Che una parte di questi asintomatici possa essere cronica nel senso che non diventa negativa per tempi lunghi e' anche verosimile.
Allora cominciamo: quando si prendono 234.672 persone e si fa il tampone stiamo facendo un'indagine a campione cercando i positivi al test. Se troviamo 37.978 positivi (questi sono i numeri di oggi 12/11), che sappiamo essere quasi tutti asintomatici, vuol dire che abbiamo di fronte una popolazione in cui il 16.2% sono positivi, cioe' se la popolazione sotto indagine sono tutti i 60 milioni di italiani, il 16.2% sono ben 9.720.000 (e non 1 milione, come si va dicendo, che e' soltanto la somma di tutti i tamponi trovati positivi, cioe' un dato poco significativo perche' il numero di tamponi fatti ogni giorno e' variabile in modo arbitrario).
Il telegiornale, quando si trovano 5000 tamponi positivi in piu', dice che ci sono 5000 persone infettate in piu' e questo non e' vero, la crescita dei contagi e' molto maggiore.
Le persone infettate in Italia sono quindi circa 9.720.000 di cui 635.000 (sorgente Gimbe, Nino Cartabellotta in TV il 12/11) sintomatici e il resto asintomatici. Questi 635.000 sono piu' dell'1% della popolazione e quindi secondo l'O.M.S. l'epidemia e' fuori controllo.
Sei giorni fa sono state chiuse 4 regioni come zone rosse. Vediamo ora cosa succede nelle zone rosse dopo la chiusura.
Se in queste aree rosse ci sta il 20% della popolazione (4 regioni su 20), vuol dire che ci stanno 12 milioni di persone di cui il 16.2%, cioe' 1.944.000 infetti (all'inizio della chiusura, il 6/11).
Supponiamo che la chiusura sia molto efficiente e che nessun nuovo contagio avvenga dopo il 6/11.
I tamponi fatti nei giorni successivi trovano questi 1.944.000 infetti che vengono rilevati, ma il loro numero comincia a diminuire sempre di piu' man mano che guariscono. Al limite, diciamo dopo un mese, sono tutti guariti e non si troveranno piu' tamponi positivi all'interno delle aree rosse.
Quindi dopo 1 mese i positivi in Italia che erano 1.944.000 nelle aree rosse e 9.720.000 - 1.944.000 = 7.776.000 fuori delle aree rosse si riduce dai 9.720.000 iniziali (a parte l'incremento per l'evoluzione dell'epidemia) a 7.776.000 cioe' vengono meno tutti i 1.944.000 infetti delle aree rosse (e se tutta l'Italia fosse stata chiusa per 1 mese gli infetti sarebbero scesi a zero).

ASINTOMATICI CRONICI: In realta' il limite inferiore a cui puo' scendere, con un lockdown generale, la percentuale dei contagi non e' zero ma e' stabilito dal numero di asintomatici cronici, che non guariscono in un mese.
Il numero di asintomatici cronici esistenti crediamo dipenda dalla massima estensione raggiunta dall'epidemia che li genera.
Speriamo proprio che in Italia non accada mai: sarebbe veramente una cosa tragica, difficilmente rimediabile, che renderebbe il Sars-CoV-2 endemico. Un Paese con la malattia Covid-19 endemica ha tutti i transiti verso gli altri Stati fortemente penalizzati in permanenza, con impatti sull'economia deleteri e durevoli.
E' un'altra ragione per cui abbiamo detto che si deve sempre scartare l'ipotesi pur comoda di arrivare all'immunita' di gregge.

CONTAGI EXTRA (MISTERIOSI): La nostra curva dei contagi aveva iniziato la discesa in accordo con questa descrizione del fenomeno.
Pero' ora e' intervenuto un altro contributo misterioso ai contagi che ha portato un incremento significativo e dobbiamo capire da cosa deriva.
Non crediamo giusto lavarcene le mani, dicendo che e' meglio assemblare i dati in settimanali per far scomparire le fluttuazioni, perche' dall'andamento di questa curva dei contagi, studiando la sua dispersione dei dati, si arriva a concludere che escursioni di questa entita' non devono essere ignorate perche' sono significative.
Ma cosa puo' essere successo l'altro ieri 12/11 per far aumentare dell'1.6% i contagi d'Italia in un solo giorno (sono circa 1 milione di contagi in piu', cioe' addirittura un italiano su 60, non sono bruscolini).
In un solo giorno s'e' persa la meta' di quanto si era guadagnato nei 4 giorni precedenti con le 4 zone rosse iniziate il 6/11! E' un effetto molto vistoso, ma dovuto a cosa? Non c'e' stato un abbassamento repentino della temperatura in Italia. Cos'altro puo' aver accentuato la contagiosita' del virus fino a questo punto?
Sono sicuro che e' successo qualcosa d'importante che va capito ma non so cos'e' stato.

IPOTESI: Certo i dati dei prossimi giorni ci daranno piu' informazioni ma un'ipotesi mi sento di poterla gia' fare.
La distanza in tempo dall'inizio della chiusura nelle 4 zone rosse (la sera del 6/11) ed il prelievo dei tamponi (circa 9/11) dei dati pubblicati il 12/11, corrisponde piu' o meno al tempo d'incubazione del virus cioe' al numero di giorni necessari perche' i virus, inizialmente entrati nell'organismo (il 6/11), si siano moltiplicati cosi' tanto da poter essere rilevabili con un tampone (il 9/11).
Allora deduco che questo milione di contagiati in piu' che scopriamo oggi si dev'essere originato proprio intorno alla serata di inizio della chiusura delle zone rosse (il 6/11). E questo mi ha fatto accendere la simbolica lampadina in testa!
Vediamo se puo' essere stata la miriade di cretini che, non potendo piu' diffondere il virus durante la chiusura, hanno pensato bene di incontrarsi e fare festini e baldoria l'ultimo giorno prima della chiusura e non perdere cosi' l'occasione di produrre tanti contagi tutti insieme e subito, prima che inizino i divieti.
Certamente sono stati molti nelle 4 regioni ma possono essere riusciti a produrre addirittura un milione di contagi? Vediamo.
Abbiamo detto che la popolazione interessata, nelle 4 regioni e' di circa 12 milioni di persone, quindi se n'e' infettata una su 12. Il problema e' che la contagiosita' dei cretini, cioe' il parametro Rt, e' molto ma molto piu' alta del valore medio di 1.7
Mi spiego meglio: se in queste zone rosse una persona infetta in media ne contagia altre 1.7 le persone infette che fanno baldoria ne possono infettare molte piu' di 1.7 (credo almeno 5 o 10).
Per far capire che cio' e' possibile citiamo il fatto che in Corea e' stato reso noto che in una sola serata un giovane, andando nei bar, e' riuscito ad infettare addirittura 50 persone, creando un focolaio diffuso per il cui controllo non e' stato sufficiente il tracciamento, pure efficiente in Corea, e si e' cosi' dovuto chiudere un intero quartiere in una grande citta' di oltre 20 milioni di abitanti).
Questo fa capire bene l'importanza dei comportamenti individuali e quindi delle responsabilita' personali nella crisi attuale: se comportamenti fortemente inappropriati di cosi' tante persone possono creare in una sola serata catene di contagi che possono arrivare a produrre cosi' presto addirittura un milione di contagi, e' chiaro come possono essere individuate le responsabilita' della necessita' delle chiusure (lockdown) e dei danni conseguenti.
Gli infetti nelle 4 regioni rosse sono il 16.2% di 12 milioni di persone, cioe' 1.944.000 di cui circa 500.000 in eta' di festeggiare. Se 1 su 10 di questi ha festeggiato, sono 50.000 e basterebbe che ognuno di loro si sia dato da fare cosi' tanto da estendere i contagi a 20 persone (meno della meta' del coreano, che ne ha infettate 50) che i conti tornano.
E' quindi un'ipotesi possibile, per l'altissima contagiosita' di questo virus, anche se sembra incredibile.
E' cosi' che funziona questa epidemia, caratterizzata rispetto alle altre da un altissimo grado di contagiosita' e quindi da una crescita molto ripida della curva dei contagi. Dobbiamo imparare a conoscere sempre meglio questa epidemia.
Se la nostra ipotesi fosse vera, sarebbe una manifestazione notevole del potere sconfinato della mancanza di responsabilita' personale (relativamente poche persone che riescono a generare addirittura un milione di contagi!).

PREVISIONE: Se questa descrizione degli eventi che abbiamo fatto finora corrispondesse al vero dovremmo aspettarci la ripresa della discesa della curva, nei prossimi giorni, perche' anche questo milione di persone ignare ed innocenti contagiate comincera' a guarire nei prossimi giorni (non necessariamente domani, perche' il tempo d'incubazione di questi contagi avra' una distribuzione gaussiana che verosimilmente si estendera' su 2 o 3 giorni, per cui la curva potrebbe continuare a crescere ancora per 1 o 2 giorni.
Dalla descrizione del fenomeno che abbiamo fatto risulta chiaro che le chiusure delle zone rosse sono provvedimenti troppo importanti perche' la curva non continui a decrescere ma lentamente pero', perche' i tempi sono quelli delle guarigioni degli asintomatici (che sono il 96% delle persone infette).
Aspettiamo e vediamo cosa succede.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (13 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra l'andamento della percentuale nella precedente tabella dei contagi nella sola regione Piemonte dal 5/11 al 13/11:

Questo grafico della percentuale dei contagi mostra la vistosa discesa del 50% in 5 giorni dei contagi prodotti dai provvedimenti di chiusura soltanto della regione Piemonte, che contribuisce con il 20% ai tamponi del grafico seguente, relativo ai contagi di tutta l'Italia.
Il dato del giorno 12/11 mostra pro' una risalita inattesa che in un solo giorno annulla il 50% di tutte le riduzioni dei contagi conquistate nei 6 giorni precedenti e dovute alla chiusura di 4 regioni, tra cui il Piemonte, in zona rossa.
Una possibile causa, discussa ieri, ci ha permesso di presentare una spiegazione abbastanza verosimile, che ci ha permesso di capire cosa sta accadendo.

Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi al 13/11 mostrati in tabella :


Il comportamento della curva dei contagi sia in quella del Piemonte che in questa di tutta Italia mostra un andamento perfettamente aderente alla nostra interpretazione , ben descritta ieri, secondo la quale la risalita e' dovuta ai contagi provocati da tante feste di "addio alla liberta'" fatte il giorno d'inizio delle chiusura di "zona rossa" nelle varie regioni.
In base alla nostra previsione riteniamo che la curva dei contagi iniziera' a scendere quasi certamente gia' da domani, con il completamento dei tempi d'incubazione dei contagi extra, provocati dai festini gia' discussi, e seguendo una distribuzione gaussiana, in base alla descrizione del fenomeno da noi presentata ieri.
Poi abbiamo previsto che proseguira' ancora la sua discesa per molti altri giorni (al lordo di altri provvedimenti governativi).

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (14 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra l'andamento della percentuale nella precedente tabella dei contagi nella sola regione Piemonte dal 5/11 al 14/11:

Questo grafico della percentuale dei contagi mostra, dopo la ripida salita che e' indicata dal primo punto, la vistosa discesa del 50% in 5 giorni dei contagi prodotti dai provvedimenti di chiusura soltanto della regione Piemonte, che contribuisce con il 20% ai tamponi del grafico seguente, relativo ai contagi di tutta l'Italia.
Segue poi la risalita del 12/11 dovuta secondo noi alla spiegazione che abbiamo proposto (dovuta ai numerosi " festini sfrenati " dell'ultimo giorno prima della chiusura) e l'inizio della successiva discesa dal 14/11 in perfetto accordo con la nostra previsione in base alla quale la discesa dovra' continuare anche nei prossimi giorni.
Tutto sembra confermare la correttezza della nostra descrizione dell'evoluzione dell'epidemia come da noi spiegata QUI' .

CHI AIUTA IL VIRUS E QUANTO CI COSTA: Tutto quello che stiamo vedendo conferma anche l'importanza che hanno per la crescita di questa epidemia certi comportamenti irresponsabili, anche di piccoli gruppi di persone, che sembrano non voler rinunciare ai propri riti abituali che li trasformano in superdiffusori di contagi, mentre invece devono obbligatoriamente rinunciarvi, per non provocare i danni gravissimi che noi riteniamo di aver evidenziato nella curva dei contagi (con l' ipotesi del picco "festaiolo", mostrato nel grafico) e di cui nessuno di loro sara' mai in grado di rendersi conto.
A riprova di questo problema, assisto proprio mentre sto scrivendo, alla TV che sta mandando in onda le scene delle vie del centro di Napoli, gremite di gente all'inverosimile nella sera che precede l'inizio della chiusura per la zona rossa. Molti di loro purtroppo faranno anche "festini" di addio alla liberta'.
Attenzione: quando vedete che una strada e' molto affollata, NON ci dovete passare!
Sono pronto a scommettere che anche la curva dei contagi della Campania tra una settimana avra' un picco, che indicheremo con il termine "festaiolo", come quello presente nella curva del Piemonte (se le modalita' di chiusura nelle due regioni sono equivalenti).
Questo picco ritardera' cosi' di sette giorni la riduzione dei contagi: basta guardare il grafico del Piemonte per vedere che lo spostamento a destra della discesa nella curva e' proprio di sette giorni (se la chiusura e' iniziata il 5/11), ritardo imposto dal tempo medio d'incubazione di tutti quei contagi extra.
Partendo da oggi verra' prolungata anche stupidamente di sei giorni la dannosa chiusura della Campania.
Inoltre questo picco corrisponde anche a decine di migliaia di contagi in piu', che si sarebbero potuti risparmiare con comportamenti piu' consapevoli ed intelligenti!
Che non si tratta di fantasiose speculazioni ma di ipotesi sensate e realistiche si potra' verificare se ci sara' veramente il 22/11 la risalita nella curva dei contagi della Campania: affermo oggi, 14 novembre 2020, che anche nel suo grafico dei contagi ci sara' prima l'inizio della discesa dei contagi e poi, dopo sei giorni, comparira' un picco, proprio come quello presente nel grafico del Piemonte, la cui area o altezza dipendera' dal numero dei contagi prodotti in piu' dai "festini" dei superdiffusori di virus campani.
Bisogna convincere tutti a nuove abitudini, imposte dall'altissima contagiosita' e nocivita' del Sars-CoV-2, che per lungo tempo, volenti o nolenti, cambiera' moltissimo il nostro modo di vivere, almeno nelle stagioni fredde.
Come spiraglio di speranza, ci auguriamo che sia possibile anche in Italia riuscire ad estinguere l'epidemia adottando quegli stessi metodi che i cinesi certamente hanno messo in pratica, a mio avviso, per riuscire ad avere "zero contagi" a novembre, malgrado stiano nello stesso emisfero nord dell'Italia ed abbiano a che fare con lo stesso virus Sars-CoV-2.

Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi di tutta Italia al 14/11, mostrati in tabella :



Questi dati risentono solo in parte della diminuzione dei contagi nelle 4 regioni rosse, che si presenta come mostrato nel grafico del Piemonte che precede, perche' ovviamente ci sono i dati di tutto il resto d'Italia, in cui i contagi non diminuiscono altrettanto perche' non sono stati adottati provvedimenti di chiusura efficaci come nelle zone rosse.
Ci aspettiamo comunque di vedere l'inizio della discesa della curva, dovuto alle chiusure avvenute nelle 4 regioni, gia' dai dati di domani.
Essendosi deciso poi di estendere le chiusure di zona rossa anche ad altre 3 regioni, a partire dal 15/11, la discesa della curva dei contagi, che iniziera' domani, si dovra' accentuare nei giorni successivi (come indicato dal tratto nero nel grafico).
Stiamo a vedere e poi commenteremo.

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (15 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra l'andamento della percentuale nella precedente tabella dei contagi nella sola regione Piemonte dal 5/11 al 15/11:

Questo grafico della percentuale dei contagi mostra la vistosa discesa del 50% in 5 giorni dei contagi prodotti dai provvedimenti di chiusura soltanto della regione Piemonte, che contribuisce con il 20% ai tamponi del grafico che segue, relativo ai contagi di tutta l'Italia.
L'ultimo punto come previsto sta continuanto la discesa dei contagi perche', essendo il Piemonte chiuso in zona rossa, e' diventato trascurabile l'apporto in salita dei nuovi contagi e rimangono solo quelli che erano gia' positivi all'inizio della chiusura, che pero' pochi per volta guariscono, riducendo il numero delle persone positive, che i test fedelmente riscontrano.
La discesa continuerebbe verso zero se non ci fossero i contagi clandestini che sfuggono ai controlli ed un certo numero (che non so ancora quantificare) di asintomatici cronici, che non guariscono e sono sempre positivi.

Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi di tutta Italia al 15/11, mostrati in tabella :


Rispetto ai dati del Piemonte che sono in discesa ormai stabile (l'inizio del suo lockdown l'abbiamo indicato nel grafico), questo grafico contiene i contagi di tutta l'Italia (solo 4 regioni erano quelle chiuse) e quindi la discesa non appare ancora, anche perche' ci sono altre regioni che si stanno preparando a chiudere ed allora c'e' sicuramente anche un contributo in crescita di coloro che si sono sfogati ad eccedere in quelle attivita' che poi sarebbero state vietate dai provvedimenti di chiusura.
Aspettiamo la discesa della curva che ormai dovrebbe iniziare domani o al piu' dopodomani, per l'altro ulteriore gradino di ampiezza determinata dalla frazione di persone chiuse in casa da questo provvedimento rispetto a tutte le altre non chiuse in casa in tutta Italia.
Questo caratterizza la curva dei contagi di tutta Italia rispetto a quella del solo Piemonte, che invece dovra' andare a zero (o quasi), perche' riferita al solo Piemonte dove sono stati chiusi in casa TUTTI gli abitanti (non c'e' in questo caso il contributo del resto d'Italia a far crescere la curva).

Ripetiamo lo stesso grafico della percentuale dei contagi di tutta Italia al 15/11, mostrati in tabella, evidenziando la pendenza dei vari tratti di curva :

ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA COVID-19: (16 novembre 2020)
Il grafico seguente mostra l'andamento della percentuale nella precedente tabella dei contagi nella sola regione Piemonte dal 5/11 al 16/11:

Questo grafico della percentuale dei contagi mostra la vistosa discesa del 50% in 5 giorni dei contagi prodotti dai provvedimenti di chiusura soltanto della regione Piemonte, che contribuisce con il 20% ai tamponi del grafico seguente, relativo ai contagi di tutta l'Italia.
Ricordiamo che questa discesa e' dovuta alle guarigioni dei positivi preesistenti alla chiusura, non reintegrati dai nuovi contagi evitati con la chiusura.
Non puo' che addolorarci la presenza del picco 'festaiolo' da noi identificato con i contagi dovuti agli eccessi trasgressivi dei comportamenti tenuti da cosi' tanta gente la sera prima della chiusura della zona rossa.
Siamo arrivati a questa spiegazione della presenza del picco dal ritardo, rispetto all'inizio della chiusura in zona rossa del Piemonte, che puo' essere corrispondente al tempo d'incubazione (non per la comparsa dei sintomi ma per risultare positivi) di tante persone tutte contagiate proprio il giorno prima dell'inizio della chiusura della zona rossa.
Colpisce l'entita' del picco, che fa capire bene l'importanza delle responsabilita' individuali in questa crisi Covid-19 ed anche perche' purtroppo non si puo' evitare di dover ricorrere al lockdown per ottenere il rispetto anche delle piu' elementari discipline di prevenzione.

L'ultimo punto, come previsto, sta continuanto la discesa dei contagi perche', essendo il Piemonte chiuso in zona rossa, e' diventato trascurabile l'apporto in salita dei nuovi contagi e rimangono solo quelli che erano gia' positivi all'inizio della chiusura e che, pochi per volta, guariscono riducendo il numero delle persone positive, che i test fedelmente riscontrano.
La discesa della curva del Piemonte continuerebbe fino a zero, se non ci fossero i contagi clandestini che sfuggono ai controlli ed un certo numero (che non so ancora quantificare) di asintomatici cronici, che non guariscono e sono sempre positivi.

Il grafico seguente mostra la percentuale dei contagi di tutta Italia al 16/11 mostrati in tabella :


Rispetto ai dati del Piemonte che sembrano in discesa ormai stabile (l'inizio del suo lockdown l'abbiamo indicato nel grafico precedente, in questo abbiamo indicato l'inizio del lockdown della Campania), questo grafico contiene i contagi di tutta l'Italia (solo 4 regioni erano quelle chiuse) e quindi la discesa delle regioni chiuse (rosse) non appare ancora.
Aspettiamo la discesa della curva che ormai penso dovrebbe iniziare domani, per formare l'altro ulteriore gradino di ampiezza determinata dalla frazione di persone chiuse in casa da questo provvedimento rispetto a tutte le altre non chiuse in casa in tutta Italia.
Questo caratterizza la curva dei contagi di tutta Italia rispetto a quella del solo Piemonte, che invece dovra' andare a zero (o quasi) se la chiusura e' rispettata, perche' riferita al solo Piemonte dove sono stati chiusi in casa TUTTI gli abitanti (non c'e' in questo caso il contributo del resto d'Italia a far crescere la curva).



  STUDIO DELL'ANDAMENTO TEMPORALE DEI CONTAGI IN PIEMONTE:   IL GRAFICO . Il dato di OGGI .

Dopo il mescolamento dei risultati dei test molecolari con quelli antigenici, non meglio specificati, fatto dalla nostra fonte dei dati, abbiamo iniziato a prelevare i dati dal sito della regione Piemonte, dove i dati dei test molecolari sono forniti in modo distinto da quelli antigenici.
Abbiamo cosi' potuto ricavare la percentuale dei risultati positivi dei soli test molecolari che sono i dati piu' affidabili per studiare l'andamento dell'epidemia.
Nel sito della Regione
https://www.regione.piemonte.it/web/pinforma/notizie/coronavirus-gli-aggiornamenti-dalla-regione-piemonte
abbiamo cosi' preso i seguenti dati della "Unita' di Crisi della Regione Piemonte":
  1. TOT.TEST e' il totale dei test eseguiti;
  2. ANTIGENICI e' il numero di test antigenici;
  3. MOLECOLARI e' ottenuto per differenza tra i 2 dati precedenti;
  4. POS.TOTALI e' il numero di test positivi;
  5. POS.ANTIG. e' il numero di test antigenici positivi;
  6. POS.MOLEC. e' ottenuto per differenza tra i 2 dati precedenti;
  7. PERCENT. e' la percentuale dei test molecolari positivi, cioe' POS.MOLEC./MOLECOLARI (riportata nel grafico ).
e li abbiamo riportati della tabella seguente:

GIORNO TOT.TEST ANTIGENICI MOLECOLARI POS.TOTALI POS.ANTIG. POS.MOLEC. PERCENT.
18/12 V 22170126779493 1365 1551210 12.7%
19/12 S 17145 6724 10421 848210 638 6.1%
20/12 D 8544 3275 5269 890 61 829 15.7%
21/12 L 10362 4524 5839 718107 611 10.5%
22/12 M 15483 8589 6685 674132 542 8.1%
23/12 M 19461 10515 8946 978165 813 9.1%
24/12 G 22266 13220 90461097142 955 10.6%
25/12 V 15089 9009 6080 908 107 801 13.1%
26/12 S 3408 704 2704 426 19 407 15.0%
27/12 D 4685 1383 3302 475 28 447 13.5%
28/12 L 5366 2425 2941 335 63 272 9.2%
29/12 M 16660 9023 7637 921221 700 9.2%
30/12 M 18613 9646 89671084215 869 9.7%
31/12 G 19369 1073686331417165 1252 14.5%
1/1 V 12413 6626 5787 1120 130 990 17.1%
2/1 S 3322 1051 2271 427 15 412 18.1%
3/1 D 5645 1879 4566 776 74 702 15.4%
4/1 L 7177 3742 3435 460 87 373 10.9%
5/1 M 17191 10240 6951 1146252 894 12.9%
6/1 M 17690 9355 8335 1208 108 1100 13.2%
7/1 G 8497 2929 5568 1040 75 965 17.3%
8/1 V 16296 11329 4967 869 125 744 15.0%
9/1 S 18677 7304 11373 1575162 1413 12.4%
10/1 D 7678 2855 4823 813 60 753 15.6%
11/1 L 7707 3103 4604 634 47 587 12.7%
12/1 M 18152 10711 7439 939140 799 10.7%
13/1 M 18427 9717 8710 1064148 916 10.5%
14/1 G 16408 9279 7129 889 139 750 10.5%
15/1 V 18046 12188 5858 871133 738 12.6%
16/1 S 24375 15040 93351056104 952 10.2%
17/1 D 8643 3771 4872 495 46 449 9.2%
18/1 L 10817 6783 4034 43566 369 9.1%
19/1 M 20319 12585 7734 716124369 7.6%
20/1 M 18868 12125 6743 606146460 6.8%
21/1 G 17448 11693 5755 761137624 10.8%
22/1 V 21060 13908 7152 849143706 9.9%
23/1 S 23769 15116 8653 931114817 9.4%
24/1 D 12023 5285 6738 61954 565 8.4%
25/1 L 10313 5146 5167 60048 552 10.7%
26/1 M 21364 13420 7944 728172 556 7.0%
27/1 M 20654 12981 7673 821170 651 8.5%
28/1 G 22175 13398 8777 1062149913 10.4%
29/1 V 22841 14851 7990 944 129815 10.2%
30/1 S 23052 16919 6133 727 140587 9.6%
31/1 D 9258 4651 4607 538 47491 10.7%
1/2 L 11050 7029 4021 514 53461 11.5%
2/2 M 19867 12061 7806 765 141624 8.0%
3/2 M 18699 11574 7125 819 140679 9.5%
4/2 G 17449 10327 7122 807 98 709 9.9%
5/2 V 18810 13786 5024 936 99 83716.7%
6/2 S 19359 13121 6238 717125 592 9.5%
7/2 D 8068 3625 4443 62452 572 12.9%
8/2 L 10008 5529 4479 48344 439 9.8%
9/2 M 19175 11436 7739 619154465 6.0%
10/2 M 18882 105058377669+215106563/7786.7/9.3%
11/2 G 20128 11657 8471 974143831 9.8%
12/2 V 20644 13465 7179 869117752 10.5%
13/2 S 23834 17273 6561 749129620 9.4%
14/2 D 10990 5830 5160 54946503 9.7%
15/2 L 10263 6309 3954 43853385 9.7%
16/2 M 18824 11315 7509 771141630 8.4%
17/2 M 22151 14838 7313 959120839 11.5%
18/2 G 14438 8647 5791 501115386 6.7%
19/2 V 27569 17461 10108 13071501157 11.4%
20/2 S 20595 14138 6457 765108657 10.2%
21/2 D 11988 5624 6364 80264738 11.6%
22/2 L 11194 6837 4357 63955584 8.5%
23/2 M 21884 13451 8433 1023255768 9.1%
24/2 M 21363 11176 10187 14531971256 12.3%
25/2 G 21391 13085 8306 14542001254 15.1%
26/2 V 25724 16963 8761 15262371289 14.7%
27/2 S 25766 17978 7788 1188214974 12.5%
28/2 D 10733 5611 5122 902 64 838 16.4%
1/3 L 13936 7432 6504 1155 102 1053 16.2%
2/3 M 23240 13644 9596 1609 300 1309 13.6%
3/3 M 21062 12257 8805 1537 275 1262 14.3%
4/3 G 17984 10607 7377 2167 271 1896 25.7%?
5/3 V 37508 22809 14699 2283 3171966 13.4%
6/3 S 26879 18956 7923 1793 3031490 18.8%
7/3 D 15359 7113 8249 1543 1251418 17.2%
8/3 L 12298 6375 5923 1214 1151099 18.5%
9/3 M 28183 16565 11618 2018 463155513.4%
10/3 M 23758 12895 10863 2086 347173916.0%
11/3 G 28322 16300 12022 2322 370195216.2%
12/3 V 29675 17462 12213 2929 369256021.0%
13/3 S 31671 21189 10482 2159 392176716.8%
14/3 D 15288 6875 8413 1530 137139316.5%
15/3 L 14163 7156 7007 1742 158158422.6%
16/3 M 26452 13937 125152374399197515.8%
17/3 M 27698 16578 11120 2074421165314.9%
18/3 G 26369 14783 11586 2357387197017.0%
19/3 V 34152 20172 13980 2997323267419.1%
20/3 S 31017 20419 10598 2141398174316.4%
21/3 D 15553 7154 8399 1751143160819.1%
22/3 L 15285 7223 8062 1521145137617.1%
23/3 M 22924 159506974 2080386169424.3% ?
24/3 M 28731 12700160312223386183711.4% ?
25/3 G 24575 153349241 2582342224024.2% ?
26/3 V 32115 18135139802117327179012.8% ?
27/3 S 33484 20421130632636304233217.8%
28/3 D 15870 7180 8690 1543119142416.4%
29/3 L 14197 6158 8039 1504110139417.3%
30/3 M 23439 13431100081861362149915.0%
31/3 M 26085 12233138522298312198614.3%
1/4 G 43334 29401139332584264232016.6%
2/4 V 14884 5148 9736 1942192175018.0%
3/4 S 42325 30514118112127220190716.1%
4/4 D 13545 7713 5832 142574 135123.2%
5/4 L 8158 3342 4816 804 52 752 15.6%
6/4 M 12531 6844 5687 852 96 756 13.3%
7/4 M 24097 13153109441464194127011.6%
8/4 G 24811 11794138171661124153711.1%
9/4 V 29218 15753134651798109168912.5%
10/4 S28927 1918397441267124114311.7%
11/4 D15834 511410720137246 132612.4%
12/4 L13583 7716 5867 636 58 578 9.8%
13/4 M22670 12409102611057158899 8.8%
14/4 M21986 9453 1253314391141325 10.6%
15/4 G21579 11336 102431264921172 11.4%
16/4 V26544 15665 108791200931107 10.2%
17/4 S23456 15952 750486576789 10.5%

La percentuale dei test molecolari positivi e' stata riportata del grafico seguente, dove l'ultimo punto a destra e' quello di oggi (i dati possono anche essere copiati con un'app "scanner di testo", se qualcuno vuole usarli).
Nel grafico abbiamo disegnato con una linea viola l'andamento dei contagi di Sars-CoV-2, su cui e' sovrapposta la struttura a picchi settimanali, che abbiamo ipotizzato possa essere dovuta alla presenza di una o piu' varianti del virus , perche' non riteniamo che brusche variazioni del numero dei contagi possano corrispondere a variazioni nella numerosita' dei virus Sars-CoV-2 in circolazione (che richiedono i loro tempi biologici tipici, piu' lenti, per moltiplicarsi o scomparire).
Quindi la linea viola non e' un fit alla curva comprensiva dei picchi ma passa per la base dei picchi, perche' deve rappresentare i contagi del Sars-CoV-2 al netto dei picchi, che sono un'altra cosa.
Infatti riteniamo che i picchi siano manifestazione della presenza di mutazioni del Sars-CoV-2 che possono simulare falsi aumenti e diminuzioni di contagi (i picchi), variando la presenza del loro materiale genetico nelle prime vie respiratorie, dove vengono prelevati i tamponi.
Se questo fosse vero i picchi e le relative mutazioni sarebbero meritevoli di una particolare attenzione e di uno studio specifico per imparare a monitorarne la presenza e comprenderne evoluzione e patologie associate.
Come ci sarebbero queste mutazioni visibili con i picchi, ce ne potrebbero essere anche altre, invisibili al test molecolare, ma che potrebbero produrre danni ingenti, forse anche contribuendo in modo invisibile all'eccesso dei decessi attualmente osservato.


Il grafico contiene una colonnina ogni giorno: l'ultima a destra e' quella di OGGI.
Stiamo conducendo lo studio su una sola regione, il Piemonte, perche' fornisce i risultati dei test molecolari separati da quelli antigenici (altrove purtroppo non e' piu' cosi' dopo il 15/1).
Cosi' possiamo contare di vedere i fenomeni da noi osservati con una risoluzione migliore, non mescolati con quelli di altre regioni che potrebbero seguire procedure diverse.
I dati di questa regione "campione" e la loro significativita' statistica sono piu' che sufficienti a svolgere il nostro studio; i dati di tutte le regioni italiane mescolati insieme NON sarebbero stati meglio.

PERCHE' L'ITALIA APRE MENTRE LA GERMANIA CHIUDE?   (18 aprile 2021)
La spiegazione si capisce osservando le curve dei contagi dei due Paesi (quella superiore e' l'Italia):


Si vede chiaramente che i contagi della seconda e terza ondata in Italia sono stati piu' o meno il doppio di quelli della Germania e quindi se in Italia abbiamo raggiunto il 63% di immunizzati in Germania sono ora intorno al 30%.
Questo li espone molto piu' di noi ora ai contagi della variante inglese, che per essere contenuti richiedono il lockdown totale e non solo restrizioni piu' leggere, da zona rossa, che dopo il 15/3 nella terza ondata abbiamo visto essere poco efficaci.
Il problema e' veramente molto serio per i tedeschi, perche' dal grafico vediamo pure che la variante inglese in percentuale massiva sta arrivando da loro solo ora, ad aprile 2021. E' per questo che i loro contagi sono stati finora la meta' dei nostri e cosi' anche il livello del fondo degli asintomatici e' basso e probabilmente restera' piu' alto dopo la fine della loro terza ondata.
Da noi la terza ondata e' cominciata due mesi fa, stimolata dalla grande contagiosita' della variante inglese, la stessa che ora e' arrivata in Germania.
Per questo, mentre da noi, grazie alla presenza del 65% di immunizzati, la terza ondata e' finita ed i contagi sono tornati al livello del fondo (quello alimentato dall' epidemia degli asintomatici ), in Germania la terza ondata sta cominciando ora e per questo i contagi sono in rapida salita.
Per questi motivi ora la Germania deve chiudere (e crediamo che non le basteranno le restrizioni piu' leggere, quelle da zona rossa), mentre l'Italia sta riaprendo e credo anche in sicurezza, purche' il numero di dementi in circolazione, quelli incapaci di capire che stare in molti tutti insieme vicini vicini puo' far richiudere tutto e a lungo, non superi la soglia minima di decenza.

Nessuno deve dimenticare che il virus che e' in circolazione ora non e' quello di prima ma uno MOLTO PIU' CONTAGIOSO: cioe' da ora in poi e' molto piu' facile rimanere fregati dal contagio e quindi tutti liberi e a lungo ma con molta piu' prudenza di prima, perche' questa variante inglese e' un altro virus, peggiore e piu' contagioso del Sars-CoV-2. Il Governo deve spiegarlo prima delle aperture del 26/4.
Questa raccomandazione purtroppo non la sentiamo fare in giro ma e' importantissimo che tutti ne siano informati, perche' sara' cosi' anche d'estate, in quanto non crediamo che i contagi degli asintomatici scendano a zero (ed anche se si e' vaccinati, perche' la copertura non e' al 100%).
Le cose stanno proprio cosi', purtroppo.

SITUAZIONE DEL 17/4 (ore 17:30): I decessi di oggi in Italia sono 310 (oltre 116.000 dall'inizio della pandemia), valore inferiore ai 400 decessi al giorno, dopo oltre 40 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Essendo ora a meta' di aprile ci dobbiamo aspettare ancora un alto numero di decessi, dovuti alle infezioni avvenute nella terza ondata (che e' cominciata a calare ai primi di aprile).
Quando cominceranno a diminuire i decessi? Se l'intervallo medio di tempo tra il contagio ed il decesso fosse di 20 giorni (e' sicuramente poco diverso) allora secondo noi dal 20/4 i decessi cominceranno a scendere gradualmente ed in modo definitivo verso i 200 decessi al giorno, per poi calare ulteriormente quando diventera' importante l'effetto di protezione immunitaria delle vaccinazioni, che fara' diminuire i contagi dell'epidemia degli asintomatici.
L'argomento secondo noi merita di essere approfondito come abbiamo gia' fatto il 4/2 commentando i TROPPI DECESSI.
Infatti la nostra interpretazione prevedeva valori elevati del numero di decessi (anche oltre 400), con un ritardo tipico di circa 20 giorni rispetto all'andamento della curva dei contagi, che sono quelli che mediamente intercorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo circa 20 giorni dal momento in cui i contagi sono iniziati a scendere (primi di aprile), prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi poi, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno (il dato di oggi e' in accordo con queste previsioni), causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese). Attualmente in Piemonte questo fondo ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata (ora sceso all'10%), che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ). Con la variante inglese ancora in circolazione temiamo pero' che questo valore di equilibrio possa cambiare in peggio (forse al 10%) per la maggiore contagiosita', salvo diminuire poi nella stagione calda e per effetto delle vaccinazioni.

Il dato di OGGI dei positivi al test e' di 10.5% (ultima colonnina a destra nel grafico ), e' quasi uguale a quello di ieri che era il picco del venerdi' che dovrebbe diminuire da domani in poi, mantenendo forse un piccolo incremento di contagi imputabile alla riduzione delle restrizioni della zona arancione (a cui il Sars-CoV-2, presente al 10%, e' sensibile).
Si colloca ancora vicino al livello del fondo indicato dalla linea grigia, che unisce le valli e che oltre a risultare disegnata ancora in modo appropriato lungo una discesa ormai abbastanza completata, in cui speriamo che il fondo scenda sotto al 10%.
I dati degli ultimi 6 giorni pero' (vedi tabella e grafico , dov'e' stato indicato il livello del 10%) non lasciano presagire che questa nostra speranza sia ben riposta, perche' sono tutti intorno al 10%, che era il livello di fondo permanente prima della terza ondata, prodotto dall' epidemia degli asintomatici dopo l'arrivo della variante inglese a Natale, che ne aveva innalzato il livello dal 2% costante (prima del picco di Natale) al 10% costante (dopo il picco di Natale).
Quindi per ora, malgrado il 65% di immunizzati, sembrerebbe che il fondo dei contagi degli asintomatici sia rimasto purtroppo ancora intorno al 10%, esattamente com'era prima della terza ondata.
Se questo fosse vero tutti i dati dei prossimi giorni si adagieranno sulla linea orizzontale che abbiamo disegnato a destra nel grafico al livello del fondo costante del 10%.
Questo e' un punto importantissimo, perche' si tratta del livello del fondo permanente dei contagi, alimentato dall' epidemia degli asintomatici , che e' cresciuto dal 2% al 10% dopo l'arrivo della variante inglese ma che dovrebbe scendere con l'aumento dell'immunita' diffusa, che ora abbiamo stimato al 65% e poi, con il progredire delle vaccinazioni, salira' ancora.
Il 10% di fondo e' un livello altissimo, che durerebbe molto a lungo, ma che noi dobbiamo assolutamente abbassare, perche' altrimenti causerebbe circa 200 decessi al giorno (finche' dura, forse per mesi).
Il dato odierno conferma ulteriormente, dopo 28 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte, la discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, aveva ritardato la discesa della curva dei contagi.
Infatti in questa terza ondata, secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 sono calati (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese sono cresciuti (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalevano ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con le nostre due linee rossa e grigia nel grafico sta continuando.

LA CAUSA DELLA DIMINUZIONE DEI CONTAGI:
  • ZONA ROSSA: Non ci sembra che la diminuzione dei contagi possa essere attribuita alle onerose restrizioni della zona rossa per il lungo ritardo (15 giorni) con cui la diminuzione e' iniziata.
  • TEMPERATURA AMBIENTALE: Nei due giorni (7 e 8 aprile), non si e' riscontrata una risalita della curva per effetto della MINORE temperatura ambientale, quindi abbiamo concluso che non e' stato l'innalzamento della temperatura ambientale a provocare l'inizio della discesa dei contagi.
  • NUMERO DI IMMUNIZZATI: Il 9/4 con il calcolo del numero di immunizzati attualmente esistenti in Piemonte (63%), abbiamo visto che questo numero e' compatibile con il raggiungimento di quel limite che, facendo diminuire la contagiosita' del virus (perche' comincia sempre piu' ad avere difficolta' a trovare persone infettabili), rende plausibile che sia proprio questa la causa della discesa dei contagi.
Se fosse corretta, questa interpretazione degli eventi avrebbe notevoli CONSEGUENZE sulla campagna di vaccinazioni in corso e sul raggiungimento dell'immunita' di gregge.

Ecco allora il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi erano ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni. Ora al 17/4 permane la discesa da questo picco e dal 18% siamo scesi al 10.5%.
    Ci aspettiamo che questa discesa continui sotto al 10%, che era il livello del fondo degli asintomatici prima dell'inizio di questa terza ondata, che CONSIDERIAMO ORMAI CONCLUSA.
  • Cio' anche se il livello del fondo e' troppo alto. E' conseguenza dell'alta contagiosita' della variante inglese, che da ora sostituisce il Sars-CoV-2 nell'epidemia degli asintomatici, con cui il virus vorrebbe arrivare fino all'autunno prossimo, per poi iniziare la quarta ondata.
    Ma l'immunita' di gregge ne abbassera' la contagiosita' e cosi' il livello prima di allora e se la gente non impazzira' con "libera tutti" inopportuni durante l'estate, dovremmo riuscire ad impedirgli di resuscitare con la quarta ondata ed evitare ogni restrizione: sara' tutto aperto ma dovremo avere sempre la guardia ben alta per non dover chiudere di nuovo.
  • Evidentemente abbiamo avuto a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono state sufficienti ad arrestarne la diffusione, che e' proceduta incrementando i contagi e compensando, in questo caso per due settimane, la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
Anche se il livello dei contagi (10%) e' alto, confermiamo lo stato in CESSATO ALLARME PER FINE DELLA TERZA ONDATA in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

LA VARIANTE INGLESE   (17 aprile 2021)
Le caratteristiche delle ondate di Natale e della terza ondata, che sono state caratterizzate dalla presenza al 90% circa della variante inglese, che si e' diffusa di piu' perche' molto piu' contagiosa, sono state diverse dalle precedenti due del 2020 causate dal solo virus Sars-CoV-2, con le differenze seguenti:

                 Sars-CoV-2 (prime due ondate)            Variante inglese (ondata di Natale e terza ondata) 

ZONA ROSSA:    Effetto immediato con dimezzamento dei     Nessun effetto evidente: il blocco della crescita 

               contagi in 9 giorni.                       e' imputabile alla componente Sars-CoV-2 (10%).

ASINTOMATICI:  Il fondo dei contagi e' al 2%              Il fondo dei contagi sale al 10% (per la maggiore

                                                          contagiosita')

IMMUNIZZATI:   Sensibile sia a a quelli naturali che      Contagi scendono con il 65% di immunizzati anche

               ai vaccinati.                              da Sars-CoV-2 (vaccini funzionano).

Quella della variante inglese e' quindi un'epidemia diversa ed anche piu' pericolosa, perche' per la sua alta contagiosita' le normali restrizioni della zona rossa non riescono a contenere i contagi in maniera adeguata ed e' percio' molto piu' difficile far diminuire il livello dei contagi, che allora prosegue per tempi piu' lunghi (picco piu' esteso) fermandosi solo al raggiungimento di una percentuale di immunizzati naturali del 65%, con molti ricoveri e vittime.
L'imcmunita' sembra ssere l'unica cosa che possa fermarla, dato che non possiamo restare permanentemente in lockdown totale.
Fortunatamente anche gli anticorpi del Sars-CoV-2 sono efficaci contro la variante inglese, per cui la terza ondata e' finita prima grazie agli anticorpi prodotti sia dalla seconda ondata (di Sars-CoV-2) che dalle vaccinazioni (per il Sars-CoV-2).
La sua alta contagiosita' aumenta di molto il numero delle infezioni nell' epidemia degli asintomatici , portando la presenza di questi contagi (permanenti) dal 2% del Sars-CoV-2 al 10% della variante inglese, con due risultati:
  1. Uno negativo, perche' con l'epidemia dgli asintomatici al 10% anziche' al 2% si quintuplicano le infezioni e quelle della variante inglese sono piu' perniciose di quelle del Sars-CoV-2, perche'ad una maggiore contagiosita' si associa una maggiore facilita' e quindi velocita' di diffusione nell'organismo, che riesce cosi' a produrre danni maggiori e piu' estesi prima che l'arrivo degli anticorpi possa limitarli. Per questo la sindrome della variante inglese risulta peggiore e piu' spesso infausta.
    Il rischio per tutte le persone infettate e poi guarite di poter subire una nuova infezione dopo 10 mesi e' decisamente mal sopportabile.
  2. Un'altro positivo, che e' una forte produzione di immunizzati: infatti se rimanesse sempre un fondo del 10% permanente di contagiati (che guariscono in un mese), ogni mese ci sarebbe un altro 10% di persone contagiate diverse e cosi' in 10 mesi verrebbe infettato e quindi immunizzato il 100% della popolazione, scaglionato nel tempo.
Una volta creata, siccome si mantiene a lungo, la presenza di tutti queste persone immunizzate bloccherebbe in modo considerevole lo sviluppo incontrollato dell'epidemia, che rimarrebbe cosi' stabilmente come epidemia endemica prevalentemente di asintomatici, in equilibrio ad un livello che adesso e' al 10%.
10 mesi dovrebbe essere proprio la durata degli anticorpi, cosicche' dopo 10 mesi di protezione immunitaria ogni persona infettata tornerebbe nuovamente ad essere contagiabile in un ambiente pero' con molti immunizzati, che stanno limitando molto la diffusione del virus.
In queste condizioni il virus troverebbe la sua condizione di equilibrio con una percentuale stabile di contagi diffusi che sarebbe proprio quel 10% dell' epidemia (nascosta) degli asintomatici che perpetuerebbe l'esistenza del virus rendendolo endemico.
E' quindi proprio questa percentuale del 10% il nostro principale nemico da combattere, abbassandolo con un numero di immunizzati piu' alto raggiungibile senza danni sanitari grazie alle vaccinazioni.
Siccome abbiamo visto che la variante inglese viene contenuta nella sua diffusione dagli anticorpi del Sars-CoV-2, con tante vaccinazioni si puo' alzare di piu' la percentuale di immunizzati presenti e cosi' abbassare la presenza della variante inglese dal 10% per tornare almeno al 2%, com'era il Sars-CoV-2 nell'estate 2020.
Questo e' il compito che ci attende nei prossimi mesi: le vaccinazioni che si stanno facendo fino a giugno non servono a proteggere le persone dai contagi del prossimo inverno (perche' allora gli anticorpi saranno svaniti) ma proprio ad impedire che siano coinvolte (inconsapevolmente) nell'epidemia degli asntomatici ed abbassare cosi' quel 10% del fondo da asintomatici, che deve tornare al 2%, malgrado la presenza massiva della variante inglese (e chissa' di quale altra in futuro).
E' indispensabile riuscirci perche', oltre al pericolo della variante inglese endemica, non bisogna dimenticare che le patologie prodotte da un livello cosi' alto di contagi (10%) corrisponde a circa 200 decessi al giorno.

COSA ACCADRA' ORA?   (16 aprile 2021)
Siamo curiosi di vedere nei prossimi giorni l'effetto sul livello dei contagi della riapertura parziale con il passaggio da zona rossa ad arancione (siamo pronti a scommettere che non ci sara': non e' una congettura ma una previsione).
Ora non e' ancora possibile vederlo per l'effetto del picco del venerdi'.
Abbiamo ipotizzato che la curva dei contagi sia scesa per l'alta immunita' diffusa, che era al 63% quando abbiamo fatto il calcolo del numero di immunizzati.
Permanendo il livello dei contagi al 10% la percentuale degli immunizzati sale di un ulteriore 0.3% al giorno, per cui ormai dovremmo aver superato il 65% anche perche' le vaccinazioni, che stanno proseguendo, aggiungono altri immunizzati.
Se la nostra interpretazione dei fatti fosse vera, siamo pronti a scommettere che anche riaprendo molte attivita' oggi sarebbe ben difficile riuscire a far risalire i contagi, che sempre piu' sono ridotti dalla diminuzione di "contagiosita'" del virus, cioe' della sua facilita' a diffondersi, dovuta all'alto numero di persone immunizzate, per il 53% da un'infezione precedente e per il 10% dalle vaccinazioni.
Se queste ultime non fossero state fatte, secondo noi il picco della terza ondata ancora durerebbe, malgrado tutte le restrizioni messe in campo, che malgrado l'elevato costo hanno avuto un effetto limitato con la variante inglese, come si puo' vedere nel grafico dopo il 15/3 (data d'inizio della zona rossa), perche' riducono la contagiosita' molto meno dell'immunita' diffusa, quando e' arrivata al 65%.
Sarebbe come l'inizio di un'immunita' di gregge temporanea, perche' il numero di immunizzati tende a diminuire in assenza dell'ondata epidemica che lo alimenta.
Le vaccinazioni pero', se arrivano in tempo, possono evitare questa diminuzione, anzi devono compensarla in eccesso per conservare questo livello d'immunita' fino all'arrivo dell'estate.
Mantenere alto il livello d'immunita' diffusa, malgrado il suo decadimento nel tempo, serve ad un altro scopo che da ora diventa quello principale: diminuire il livello di fondo dei contagi alimentato dall' epidemia degli asintomatici in presenza della variate inglese, che ne ha fatto salire il livello dal 2% al 10%, che e' un valore altissimo, che oggi comporta centinaia di decessi al giorno.
Non deve assolutamente rimanere a quel livello nei prossimi mesi e mantenere un'alta immunita' diffusa serve a questo.

SITUAZIONE DEL 16/4 (ore 17:30): I decessi di oggi in Italia sono 429 (oltre 116.000 dall'inizio della pandemia), valore di poco superiore ai 400 decessi al giorno, dopo oltre 40 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Essendo ora a meta' di aprile ci dobbiamo aspettare ancora un alto numero di decessi, dovuti alle infezioni avvenute nella terza ondata (che e' cominciata a calare ai primi di aprile).
Quando cominceranno a diminuire i decessi? Se l'intervallo medio di tempo tra il contagio ed il decesso fosse di 20 giorni (e' sicuramente poco diverso) allora dal 20/4 i decessi cominceranno a scendere gradualmente ed in modo definitivo verso i 200 decessi al giorno, per poi calare ulteriormente quando diventera' importante l'effetto immunitario delle vaccinazioni, che fara' diminuire i contagi dell'epidemia degli asintomatici.
L'argomento secondo noi merita di essere approfondito come abbiamo gia' fatto il 4/2 commentando i TROPPI DECESSI.
Infatti la nostra interpretazione prevedeva valori elevati del numero di decessi (anche oltre 400), con un ritardo tipico di circa 20 giorni rispetto all'andamento della curva dei contagi, che sono quelli che mediamente intercorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo circa 20 giorni dal momento in cui i contagi sono iniziati a scendere (primi di aprile), prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi poi, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno (il dato di oggi e' in accordo con queste previsioni), causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese). Attualmente in Piemonte questo fondo ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata (ora sceso all'10%), che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ). Con la variante inglese ancora in circolazione temiamo pero' che questo valore di equilibrio possa cambiare in peggio (forse al 10%) per la maggiore contagiosita', salvo diminuire poi nella stagione calda e per effetto delle vaccinazioni.

Il dato di OGGI dei positivi al test e' di 10.2% (ultima colonnina a destra nel grafico ), e' piu' basso rispetto a quello di ieri pur essendo il picco del venerdi' che cosi' dovrebbe far iniziare la discesa da domani mantenendo limitato un piccolo incremento di contagi imputabile alla riduzione delle restrizioni della zona arancione.
Si colloca anch'esso vicino al livello del fondo indicato dalla linea grigia, che unisce le valli e che oltre a risultare disegnata ancora in modo appropriato lungo una discesa finalmente abbastanza definita, in cui anche il fondo forse scendera' sotto al 10%.
Questo e' un punto importantissimo, perche' rappresenta il livello dei contagi permanenti, alimentato dall' epidemia degli asintomatici , che e' cresciuto dal 2% al 10% dopo l'arrivo della variante inglese e puo' scendere solo se sale l'immunita' diffusa (con i vaccini).
Il 10% e' un livello altissimo che causerebbe centinaia di decessi a lungo (finche' dura).
Il risultato conferma ulteriormente dopo 27 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte la discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, aveva ritardato la discesa della curva dei contagi.
Infatti in questa terza ondata, secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 sono calati (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese sono cresciuti (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalevano ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con le nostre due linee rossa e grigia nel grafico sta continuando.

LA CAUSA DELLA DIMINUZIONE DEI CONTAGI:
  • ZONA ROSSA: Non ci sembra che la diminuzione dei contagi possa essere attribuita alle onerose restrizioni della zona rossa per il lungo ritardo (15 giorni) con cui la diminuzione e' iniziata.
  • TEMPERATURA AMBIENTALE: Nei due giorni (7 e 8 aprile), non si e' riscontrata una risalita della curva per effetto della MINORE temperatura ambientale, quindi abbiamo concluso che non e' stato l'innalzamento della temperatura ambientale a provocare l'inizio della discesa dei contagi.
  • NUMERO DI IMMUNIZZATI: Il 9/4 con il calcolo del numero di immunizzati attualmente esistenti in Piemonte (63%), abbiamo visto che questo numero e' compatibile con il raggiungimento di quel limite che, facendo diminuire la contagiosita' del virus (perche' comincia sempre piu' ad avere difficolta' a trovare persone infettabili), rende plausibile che sia proprio questa la causa della discesa dei contagi.
Se fosse corretta, questa interpretazione degli eventi avrebbe notevoli CONSEGUENZE sulla campagna di vaccinazioni in corso e sul raggiungimento dell'immunita' di gregge.

Ecco allora il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi erano ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni. Ora al 16/4 permane la discesa da questo picco e dal 18% siamo scesi al 10.2%.
    Ci aspettiamo che questa discesa continui sotto al 10% dopo venerdi', che era il livello del fondo degli asintomatici prima dell'inizio di questa terza ondata, che CONSIDERIAMO ORMAI CONCLUSA.
  • Cio' anche se il livello del fondo e' troppo alto. E' conseguenza dell'alta contagiosita' della variante inglese, che da ora sostituisce il Sars-CoV-2 nell'epidemia degli asintomatici, con cui il virus vorrebbe arrivare fino all'autunno prossimo, per poi iniziare la quarta ondata.
    Ma l'immunita' di gregge ne abbassera' la contagiosita' e cosi' il livello prima di allora e se la gente non impazzira' con "libera tutti" inopportuni durante l'estate, dovremmo riuscire ad impedirgli di resuscitare con la quarta ondata ed evitare ogni restrizione: sara' tutto aperto ma dovremo avere sempre la guardia ben alta per non dover chiudere di nuovo.
  • Evidentemente abbiamo avuto a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono state sufficienti ad arrestarne la diffusione, che e' proceduta incrementando i contagi e compensando, in questo caso per due settimane, la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
Anche se il livello dei contagi (10%) e' alto, confermiamo lo stato in CESSATO ALLARME PER FINE DELLA TERZA ONDATA in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

CONOSCERE LA PANDEMIA (e' lo scopo di questo lavoro)   (16 aprile 2021)
Facciamo il punto di quello che abbiamo imparato e fatto.
Sul pianeta Terra dobbiamo convivere con una miriade di agenti ostili di origine animale, vegetale ed altro, come i virus, molti dei quali esistevano sul pianeta anche prima dell'uomo.
Siamo sopravvissuti perche' abbiamo imparato a conviverci: sappiamo tutti che d'inverno dobbiamo coprirci perche' se prendiamo troppo freddo le nostre difese immunitarie s'indebiliscono ed alcuni batteri presenti nell'aria' come i pneumococchi' possono insediarsi nei nostri polmoni e produrre una sindrome polmonare che puo' anche essere molto grave.
Pero' nel tempo il nostro organismo e' riuscito a creare tempestivamente i giusti anticorpi che bloccano in tempo questi agenti patogeni e cosi' basta indossare una maglia di lana per evitare la malattia, e poi la ricerca medica ci ha aiutato anche di piu' ad uscirne incolumi con medicine efficaci, come gli antibiotici.
Cos'ha di speciale il Sars-CoV-2?
Essendo un virus nuovo, mai esistito prima, il nostro sistema immunitario non e' preparato a combatterlo e quindi non abbiamo alcun grado di immunita' preventiva. Questo comporta che quando il virus entra nel corpo non trova nessun anticorpo a comtrastarlo ed ha alcuni giorni di tempo, quelli che servono al sistema immunitario per rilevarlo e produrre i primi anticorpi, durante i quali riesce a riprodursi in grande numero e se i giorni di tempo che ha avuto sono stati molti (come accade negli anziani in cui la risposta immunitaria e' piu' lenta) la sindrome e' piu' grave e puo' anche essere letale.
Come per tutti gli altri virus non ci sono medicine veramente efficaci: l'unica difesa che la Natura ha predisposto e' la creazione degli anticorpi che pero', essendo nuovi, non vengono poi lasciati in permanenza nel sangue ma purtroppo vengono eliminati (dopo circa 9 mesi).
Questa dell'assenza dell'unica difesa esistente nel nostro organismo, gli anticorpi, e' il problema di questo virus e la differenza con tanti altri esistenti in natura.
Per evitare il Covid-19 bisogna che gli anticorpi nel nostro organismo ci siano gia' prima che il virus ci arrivi e questo puo' accadere in due modi possibili: o dopo che sono stati creati in seguito ad un'infezione precedente (e ci restano per 9 mesi dopo la guarigione) o emulando un'infezione fasulla con un vaccino che fa produrre gli anticorpi (che se sono gli stessi dureranno circa 9 mesi).
In entrambi i casi dopo 9 mesi la protezione scompare.
Forse ripetendo molte volte il processo poi il sistema immun itario impara che quesgli anticorpi e' meglio che rimangano come tanti altri ed allora il Sars-CoV-2 diventera' un virus come gli altri ma fino ad allora non lo e', per cu se vogliamo sopravvivergli dobbiamo vaccinarci tutti gli anni.
E questo e' un groppo problema perche' sul pianeta Terra siamo diventati veramente tanti e vaccinare 6 miliardi di persone tutti gli anni non e' facile.
Il Sars-CoV-2 e ancora piu' altre sue varianti piu' perniciose, come quella inglese, non trovando alcuna persona immunizzata, cioe' con gli anticorpi giusti nell'organismo, hanno potuto infettare tante persone con grande facilita', propagandosi in forma pandemica su tutto il pianeta.
La maggior parte delle persone infettate sono riuscite a produrre gli anticorpi piu' o meno in tempo per evitare la sindrome acuta Covid-19, che e' una polmonite virale, letale nei casi piu' gravi. Nel 95% dei casi la risposta immunitaria e' cosi' buona che blocca la diffusione dell'infezione addirittura prima che compaiano i sintomi, pero' l'infezione anche se non riesce ad arrivare ai polmoni, ha comunque il suo decorso di guarigione che dura circa un mese durante il quale la persona e' comunque inconsapevolmente infetta e percio' rilascia nell'ambiente delle cariche virali piu' o meno deboli, in base al tipo di infezione (sono le persone "asintomatiche").
L' epidemia degli asintomatici sara' il nostro principale problema nei prossimi mesi, perche' la variante inglese ne innalzera' il livello (l'estate scorsa era al 2%, ora e' al 10%).
Ogni carica virale emessa nell'ambiente puo' infettare altre persone se raccolta entro il tempo in cui i virus restano attivi (da qualche ora d'estate e qualche giorno d'inverno). Le vie principali di contagio sono per inalazione, ma anche per contatto su occhi o bocca.
Questa infezione, una volta iniziata viene bloccata se la persona infettata ha gia' da prima i giusti anticorpi.
Questo fatto rende piu' difficile al virus di diffondersi tra la gente e quindi risulta cosi' meno contagioso: noi diciamo che l'immunita' delle persone riduce la contagiosita' del virus ed ostacola la diffusione dei contagi.
Ora siamo arrivati nella spiegazione ad un punto cruciale della comprensione dell'evoluzione della pandemia.
E' un meccanismo intrinseco alla pandemia stessa: le persone infettate, anche se in forma asintomatica, sviluppano anticorpi che le rende immuni (per 9 mesi) ad altre infezioni. Percio' tanto piu' l'ondata pandemica progredisce tante piu' persone immuni ci sono nella popolazione e cosi' tanto meno l'infezione pio' diffondersi.
E' una sorta di autosaturazione dell'epidemia che cosi' raggiunge un picco e poi si riduce perche' diminuisce la contagiosita' del virus.
E' quello che e' successo nella terza ondata , mentre nella prima ondata di aprile 2020 l'immunita' era zero e allora si e' dovuto limitare i contagi con il lockdown totale e poi attendere l'arrivo della stagione calda che ha ridotto la contagiosita' del virus.
Attenzione pero' il caldo non riduce la contagiosita' a zero, per cui se non su adotta alcuna precauzione l'ondata epidemica puo' svilupparsi ugualmente, com'e' accaduto negli USA , in cui durante l'amministrazione Trump non si badava molto alla profilassi.
Per cui anche da noi nella prossima estate andrebbero regolamentati gli spettacoli che comportano assembramenti di molte persone.

COSA DOBBIAMO FARE: L'obiettivo strategico per noi sarebbe quello di controllare questo fenomeno per riuscire a governare l'evoluzione della pandemia.
Il problema e' che non e' facile monitorare il livello d'immunita'.
Un tentativo, al livello macroscopico qualitativo, lo abbiamo fatto noi con il calcolo del numero di immunizzati (63%) durante la terza ondata, quando la contagiosita' complessiva e' arrivata al livello di svolta che ha fatto decrescere i contagi.
Quando osserviamo i dati dei contagi noi stiamo valutando la contagiosita' complessiva che e'
  • ridotta dalla percentuale di persone immunizzate da precedenti infezioni o da vaccinazione
  • aumentata dalle condizioni ambientali, alcune delle quali sono controllabili (come i comportamenti delle persone che possiamo assoggettare a restrizioni) altre non sono controllabili (come per esempio la temperatura stagionale).
Pero' ai fini del controllo dell'epidemia e' proprio la contagiosita' complessiva che ci interessa, quindi il metodo da noi indicato di ricavarla al livello macroscopico qualitativo dalla curva dei contagi e' il meglio che ora possiamo fare per sapere qual'e' il livello di contagiosita' complessiva sufficiente a bloccare la crescita dei contagi con temperature primaverili, essendo proprio quello da noi calcolato il livello che ha fatto regredire la terza ondata.
Qualche misura sierologica di controllo puo' essere fatta (l'hanno fatta gli inglesi in questi giorni ricavando il 55% come livello dell'immunita' diffusa).
Il problema ancora da risolvere e' quello di inserire nel procedimento del calcolo anche il decadimento nel tempo dell'immunita', che noi non abbiamo fatto nel calcolo "qualitativo": infatti nella valutazione del numero di immunizzati ci abbiamo inserito i tre picchi da novembre in poi (perche' non sono sncora passati 9 mesi) ed il periodo di fondo alto dei contagi al 10%.
Le immunita' tra poco cominceranno a scemare mentre quelle del fondo degli asintomatici nei prossimi mesi subentreranno.
E' possibile computerizzare questo calcolo ipotizzando modelli verosimili per i dati non ancora disponibili ed arrivare cosi' a prevedere un coefficiente di rischio in funzione del tempo, per lo sviluppo di una nuova ondata e pianificare conseguentemente sia il numero di vaccinazioni necessarie che le restrizioni da imporre (quando e quante).
Bisogna che qualcuno di coloro che sono coinvolti della fase operativa lo faccia, perche' le immunita' svaniscono mentre la pandemia durera' anche l'anno prossimo (non e' difficile, chi sa programmare lo fa in un paio di giorni: uno per programmare e l'altro per inserimento dei dati ed inizio collaudi).
Quest'attivita' e' quello che abbiamo inteso parlando di governo della pandemia, un'attivita' ineludibile finche' i nostri sistemi immunitari non avranno imparato che gli anticorpi del Sars-CoV-2 vanno lasciati permanentemente nel nostro corpo.

SITUAZIONE DEL 15/4 (ore 17:45): I decessi di oggi in Italia sono 380 (circa 116.000 dall'inizio della pandemia), valore di poco inferiore ai 400 decessi al giorno, dopo oltre 40 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Essendo ora a meta' di aprile ci dobbiamo aspettare ancora un alto numero di decessi, dovuti alle infezioni avvenute nella terza ondata. Tra 20 giorni poi scenderanno probabilmente in modo definitivo verso i 200 decessi al giorno, per poi calare ulteriormente quando diventera' importante l'effetto immunitario delle vaccinazioni.
L'argomento secondo noi merita di essere approfondito come abbiamo gia' fatto il 4/2 commentando i TROPPI DECESSI.
Infatti la nostra interpretazione prevedeva valori elevati del numero di decessi (anche oltre 400), con un ritardo tipico di circa 20 giorni rispetto all'andamento della curva dei contagi, che sono quelli che mediamente intercorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi iniziano a scendere (fine marzo), prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi poi, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno (il dato di oggi e' in accordo con queste previsioni), causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese). Attualmente in Piemonte questo fondo ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata (ora sceso all'10%), che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ). Con la variante inglese ancora in circolazione temiamo pero' che questo valore di equilibrio possa cambiare in peggio (forse al 10%) per la maggiore contagiosita', salvo diminuire poi nella stagione calda e per effetto delle vaccinazioni.

Il dato di OGGI dei positivi al test e' di 11.4% (ultima colonnina a destra nel grafico ), e' piu' alto rispetto a quello di ieri, in preparazione della salita per il picco del prossimo venerdi' e forse anche per un piccolo incremento di contagi imputabile alla riduzione delle restrizioni della zona arancione,
Si colloca comunque ancora vicino al livello del fondo indicato dalla linea grigia, che unisce le valli e che oltre a risultare disegnata ancora in modo appropriato lungo una discesa finalmente abbastanza definita, in cui anche il fondo forse scendera' sotto al 10%.
Questo e' un punto importantissimo, perche' rappresenta il livello dei contagi permanenti, alimentato dall' epidemia degli asintomatici , che e' cresciuto dal 2% al 10% dopo l'arrivo della variante inglese e puo' scendere solo se sale l'immunita' diffusa (con i vaccini).
Il 10% e' un livello altissimo che causerebbe centinaia di decessi a lungo (finche' dura).
Il risultato conferma ulteriormente dopo 26 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte la discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, aveva ritardato la discesa della curva dei contagi.
Infatti in questa terza ondata, secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 sono calati (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese sono cresciuti (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalevano ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con le nostre due linee rossa e grigia nel grafico sta continuando.

LA CAUSA DELLA DIMINUZIONE DEI CONTAGI:
  • ZONA ROSSA: Non ci sembra che la diminuzione dei contagi possa essere attribuita alle onerose restrizioni della zona rossa per il lungo ritardo (15 giorni) con cui la diminuzione e' iniziata.
  • TEMPERATURA AMBIENTALE: Nei due giorni (7 e 8 aprile), non si e' riscontrata una risalita della curva per effetto della MINORE temperatura ambientale, quindi abbiamo concluso che non e' stato l'innalzamento della temperatura ambientale a provocare l'inizio della discesa dei contagi.
  • NUMERO DI IMMUNIZZATI: Il 9/4 con il calcolo del numero di immunizzati attualmente esistenti in Piemonte (63%), abbiamo visto che questo numero e' compatibile con il raggiungimento di quel limite che, facendo diminuire la contagiosita' del virus (perche' comincia sempre piu' ad avere difficolta' a trovare persone infettabili), rende plausibile che sia proprio questa la causa della discesa dei contagi.
Se fosse corretta, questa interpretazione degli eventi avrebbe notevoli CONSEGUENZE sulla campagna di vaccinazioni in corso e sul raggiungimento dell'immunita' di gregge.

Ecco allora il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi erano ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni. Ora al 15/4 permane la discesa da questo picco e dal 18% siamo scesi al 11.4%.
    Ci aspettiamo che questa discesa continui sotto al 10% dopo venerdi', che era il livello del fondo degli asintomatici prima dell'inizio di questa terza ondata, che CONSIDERIAMO ORMAI CONCLUSA.
  • Cio' anche se il livello del fondo e' troppo alto. E' conseguenza dell'alta contagiosita' della variante inglese, che da ora sostituisce il Sars-CoV-2 nell'epidemia degli asintomatici, con cui il virus vorrebbe arrivare fino all'autunno prossimo, per poi iniziare la quarta ondata.
    Ma l'immunita' di gregge ne abbassera' la contagiosita' e cosi' il livello prima di allora e se la gente non impazzira' con "libera tutti" inopportuni durante l'estate, dovremmo riuscire ad impedirgli di resuscitare con la quarta ondata ed evitare ogni restrizione: sara' tutto aperto ma dovremo avere sempre la guardia ben alta per non farci "fregare" ancora.
  • Evidentemente abbiamo avuto a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono state sufficienti ad arrestarne la diffusione, che e' proceduta incrementando i contagi e compensando, in questo caso per due settimane, la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
Anche se il livello dei contagi (11%) e' alto, confermiamo lo stato in CESSATO ALLARME PER FINE DELLA TERZA ONDATA in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

ATTENZIONE   (15 aprile 2021)
Questo lavoro e' uno studio della pandemia fatto sui dati di una singola regione, il Piemonte, perche' senza mescolarne tante insieme i fenomeni osservati potrebbero risultare meglio definiti.
Percio' LE NOSTRE CONCLUSIONI, COMPRESE QUELLE SULLE RIAPERTURE, SONO SEMPRE VALIDE SOLO PER IL PIEMONTE, anche se gli stessi metodi possono essere usati per tutte le altre regioni.

RIAPRIRE "IN CONDIZIONI DI SICUREZZA"   (15 aprile 2021)
Non esiste: dovrebbero stare tutti dentro uno scafandro ermetico con respiratore sterile oppure dovrebbe essere scomparso il virus dal pianeta Terra.
Non proteggono al 100% ne' la mascherina, ne' la distanza oltre i 2 metri e neppure la vaccinazione.
Quindi si smetta di usare questa frase ipocrita ("IN CONDIZIONI DI SICUREZZA") e si prenda consapevolezza che il criterio per le riaperture non puo' che essere quello di una giusta valutazione del rapporto danni/benefici, come si fa per la somministrazione di vaccini, che in un caso su milioni possono anche uccidere (come anche tante altre medicine che si prendono quotidianamente).
Ogni riapertura inevitabilmente contribuisce ad incrementare la contagiosita' del virus cioe' la sua probabilita' di trasmettersi ad un'altra persona.
Le restrizioni agiscono al contrario diminuendo questa contagiosita'.
Anche l'incremento della percentuale di persone immunizzate (per infezione o vaccinazione) diminuisce la contagiosita'.
E' dal bilancio di queste azioni contrapposte che dipende la salita o la discesa dei contagi e quindi dei ricoveri e dei decessi.
Se la percentuale di persone immunizzate sale molto ci si puo' permettere di rilasciare qualche restrizione senza che i contagi (e quindi poi i ricoveri ed i decessi) crescano. Al termine di un'ondata, come siamo ora, potrebbe eventualmente diminuire la velocita' di decrescita dei contagi, che significa averne qualcuno di piu'.
Se non lo vogliamo, bisogna mantenere in essere tutte le restrizioni ma questo ha un costo e le dimostrazioni in strada di questi giorni ce lo stanno a ricordare.
E' a questo punto che diventa inevitabile per chi ha la responsabilita' delle scelte ottimizzare il rapporto DANNI/BENEFICI, che portera' inevitabilmente ad una scelta in cui i danni non sono zero.
Non si sfugge a questo obbligo, ne' si puo' sperare di mantenere tutti veramente in condizioni di sicurezza, perche' non e' letteralmente possibile. Si deve fare una scelta consapevole e responsabile, sperando di riuscire a fare il meglio possibile (che si verra' a sapere poi).
Si puo' poi anche dire che la scelta e' fatta "in condizioni di sicurezza", dopo averla definita come l'entita' del danno minimo sopportabile a fronte dei benefici sociali ed economici acquisiti dalla popolazione.

SITUAZIONE DEL 14/4 (ore 17:00): I decessi di oggi in Italia sono 469 (oltre 114.000 dall'inizio della pandemia), valore ancora superiore ai 400 decessi al giorno, dopo oltre 40 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Essendo ora a meta' di aprile ci dobbiamo aspettare ancora un alto numero di decessi, dovuti alle infezioni avvenute nella terza ondata. Tra 20 giorni poi scenderanno probabilmente in modo definitivo verso i 200 decessi al giorno, per poi calare ulteriormente quando diventera' importante l'effetto immunitario delle vaccinazioni.
L'argomento secondo noi merita di essere approfondito come abbiamo gia' fatto il 4/2 commentando i TROPPI DECESSI.
Infatti la nostra interpretazione prevedeva valori elevati del numero di decessi (anche oltre 400), con un ritardo tipico di circa 20 giorni rispetto all'andamento della curva dei contagi, che sono quelli che mediamente intercorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi iniziano a scendere (fine marzo), prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi poi, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno (il dato di oggi e' in accordo con queste previsioni), causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese). Attualmente in Piemonte questo fondo ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata (ora sceso all'10%), che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ). Con la variante inglese ancora in circolazione temiamo pero' che questo valore di equilibrio possa cambiare in peggio (forse al 10%) per la maggiore contagiosita', salvo diminuire poi nella stagione calda e per effetto delle vaccinazioni.

Il dato di OGGI dei positivi al test e' di 10.6% (ultima colonnina a destra nel grafico ), e' piu' alto rispetto a quello di ieri, forse in preparazione della salita per il picco del prossimo venerdi' oppure per un piccolo incremento di contagi imputabile alla riduzione delle restrizioni della zona arancione,
Si colloca comunque vicino al livello del fondo indicato dalla linea grigia, che unisce le valli e che oltre a risultare disegnata ancora in modo appropriato lungo una discesa finalmente abbastanza definita, in cui anche il fondo accenna a scendere sotto al 10%.
Questo e' un punto importantissimo, perche' rappresenta il livello dei contagi permanenti, alimentato dall' epidemia degli asintomatici , che e' cresciuto dal 2% al 10% dopo l'arrivo della variante inglese e puo' scendere solo se sale l'immunita' diffusa (con i vaccini).
Il 10% e' un livello altissimo che causerebbe centinaia di decessi a lungo (finche' dura).
Il risultato conferma ulteriormente dopo 25 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte la discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, aveva ritardato la discesa della curva dei contagi.
Infatti in questa terza ondata, secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 sono calati (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese sono cresciuti (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalevano ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con le nostre due linee rossa e grigia nel grafico sta continuando.

LA CAUSA DELLA DIMINUZIONE DEI CONTAGI:
  • ZONA ROSSA: Non ci sembra che la diminuzione dei contagi possa essere attribuita alle onerose restrizioni della zona rossa per il lungo ritardo (15 giorni) con cui la diminuzione e' iniziata.
  • TEMPERATURA AMBIENTALE: Nei due giorni (7 e 8 aprile), non si e' riscontrata una risalita della curva per effetto della MINORE temperatura ambientale, quindi abbiamo concluso che non e' stato l'innalzamento della temperatura ambientale a provocare l'inizio della discesa dei contagi.
  • NUMERO DI IMMUNIZZATI: Il 9/4 con il calcolo del numero di immunizzati attualmente esistenti in Piemonte (63%), abbiamo visto che questo numero e' compatibile con il raggiungimento di quel limite che, facendo diminuire la contagiosita' del virus (perche' comincia sempre piu' ad avere difficolta' a trovare persone infettabili), rende plausibile che sia proprio questa la causa della discesa dei contagi.
Se fosse corretta, questa interpretazione degli eventi avrebbe notevoli CONSEGUENZE sulla campagna di vaccinazioni in corso e sul raggiungimento dell'immunita' di gregge.

Ecco allora il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi erano ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni. Ora al 14/4 permane la discesa da questo picco e dal 18% siamo scesi al 10.6%.
    Ci aspettiamo che questa discesa continui sotto al 10%, che era il livello del fondo degli asintomatici prima dell'inizio di questa terza ondata, che CONSIDERIAMO ORMAI CONCLUSA.
  • Cio' anche se il livello del fondo e' troppo alto. E' conseguenza dell'alta contagiosita' della variante inglese, che da ora sostituisce il Sars-CoV-2 nell'epidemia degli asintomatici, con cui il virus vorrebbe arrivare fino all'autunno prossimo, per poi iniziare la quarta ondata.
    Ma l'immunita' di gregge ne abbassera' la contagiosita' e cosi' il livello prima di allora e se la gente non impazzira' con "libera tutti" inopportuni durante l'estate, dovremmo riuscire ad impedirgli di resuscitare con la quarta ondata ed evitare ogni restrizione: sara' tutto aperto ma dovremo avere sempre la guardia ben alta per non farci "fregare" ancora.
  • Evidentemente abbiamo avuto a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono state sufficienti ad arrestarne la diffusione, che e' proceduta incrementando i contagi e compensando, in questo caso per due settimane, la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
Visto il livello alto dei contagi (10% lo e'), confermiamo lo stato in CESSATO ALLARME PER FINE DELLA TERZA ONDATA in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

RIAPERTURE   (14 aprile 2021)
Perche' ora si puo' riaprire mentre a Natale sarebbe stato meglio restare chiusi?
Perche' a Natale con gli assembramenti per lo shopping si sono aumentate le possibilita' del virus di passare da una persona ad un'altra e quindi abbiamo fatto crescere quella che noi abbiamo chiamato la contagiosita' del virus.
A dicembre in Piemonte il nostro calcolo del numero di immunizzati porta al risultato del 12%, ben diverso dal 65% di oggi.
Quindi i nuovi contagi creati dagli assembramenti hanno trovato pochi ostacoli ed hanno generato l' ondata di Natale che e' stata non piccola ma quasi come la terza ondata per l'arrivo proprio allora della variante inglese.
Ora riteniamo che quello che e' accaduto a Natale oggi non potrebbe succedere perche' l'attuale alta percentuale (65%) di persone immuni, che ha fatto piu' che dimezzare la contagiosita' del virus, facendo decrescere e poi concludere la terza ondata, prevalrebbe sull'incremento di contagiosita' creato dal venir meno dei distanziamenti a causa delle riaperture ed impedirebbe la risalita dei contagi, anche se potrebbe ridurne la velocita' di discesa, lasciando pero' alto il rapporto benefici/danni.
Cio' evidentemente se si evitano quegli eccessi che creano tanti superdiffusori, come spiegato nel prossimo commento di oggi (che segue questo).

SI PUO' ACCERTARE SE L'IMMUNITA' DIFFUSA E' GIA' SUPERIORE AL 63% ?   (14 aprile 2021)
Si puo' accertare con una precisione statistica del 10% raccogliendo 100/0.65=150 esami sierologici (cosi', da averne circa 100 positivi, con errore pari alla radice quadrata di 100, cioe' 10%), selezionandoli in forma anonima nei laboratori di analisi del Piemonte, dove si esaminano persone che possono essere considerate come membri generici della popolazione del Piemonte (cioe' non sospettate d'infezione e non vaccinate, che porterebbero errori sistematici).
Siccome dal momento del nostro calcolo del numero di immunizzati (63%) sono passati dei giorni con contagi al 10% circa, gli immunizzati sono ulteriormente cresciuti dello 0.3% al giorno, oltre ai nuovi vaccinati in piu', per cui ora ci aspettiamo di trovare circa il 65% di persone positive al test sierologico, cioe' con anticorpi del Sars-CoV-2 nel sangue.
E' notizia ricevuta adesso che in Gran Bretagna hanno trovato che i positivi con anticorpi sono il 55% della popolazione e questa percentuale sta bastando loro per riaprire tutte le attivita', sia pure con gradualita'.
Se noi siamo al 65% di immunizzati, come da noi calcolato , allora staremmo messi meglio della G.B. e quindi possiamo riaprire anche noi molte attivita' gradualmente, subito e non tra 2 o 3 settimane, come stiamo sostenendo in questo lavoro.
Questo controllo si puo' fare in pochi giorni e se risultasse veramente che le persone immunizzate sono cosi' tante allora risulterebbe chiaro perche' i contagi della terza ondata stanno diminuendo e che in queste condizioni di immunita' crescente e vicina all'inizio dell'immunita' di gregge sarebbe abbastanza difficile riuscire ad invertire la tendenza della curva dei contagi facendola tornare a crescere.
Dev'essere ben chiaro pero' che negli assembramenti come quelli delle "movide" notturne, le persone possono infettarsi anche se vaccinate o in condizioni d'immunita' di gregge (perche' il virus continua ad esistere e ad essere veicolato da persone infette senza sintomi (quindi ignare di esserlo) e divenire "superdiffusori" nel senso che possono arrivare a contagiare non 1 o 2 persone come nei calcoli della diffusione esponenziale fatta con il parametro Rt ma addirittura 50 in una sola serata.
E nella movida possono esserci anche piu' di un superdiffusore.
La particolarita' di movida o discoteche e' il rimescolamento continuo delle persone che non avviene per esempio nei teatri, nei ristoranti o solo in qualche misura nei bar, negli stabilimenti balneari o anche negli stadi e concerti, ma con posti a sedere numerati (non con le persone tutte in contatto tra loro sul prato).
Se si vuole diffondere il sale nell'insalata cosa si fa? Si mescola, cosi' ogni foglia quando viene in contatto con un'altra le trasmette il sale e piu' si mescola e piu' il sale si diffonde.
Lo stesso accade per il virus: il rimescolamento delle persone moltiplica i contagi e crea i superdiffusori.
E' questo il rischio dell'incoscienza del "libera tutti" che la gente sta aspettando con impazienza ma che non arrivera' mai, finche' questo virus non scomparira' (tra qualche anno, forse).
Non c'e' immunita' di gregge che tenga di fronte al rischio rappresentato dai superdiffusori.
Se viene confermato che l'immunita' diffusa e' al 65% ed in crescita, si puo' tornare liberi anche subito, senza aspettare altre 2 o 3 settimane da ora.
Se in seguito alle riaperture i contagi seguitano a scendere, anche se piu' lentamente, dato che siamo gia' sotto al 10%, probabilmente ne vale la pena perche' il danno e' minore dei benefici. Non sarebbe cosi' invece se i contagi salissero stabilmente, anche se poco.
Cio' purche' non ci sia il boicottaggio piu' o meno consapevole di una moltitudine di incoscienti (purtroppo ne bastano anche pochi) per far risalire i contagi con il meccanismo che abbiamo appena descritto.
Ma non si puo' tenere l'Italia in ostaggio di costoro, sempre chiusa a morire di fame, per pochi dementi: si dovrebbe allora trovare il modo di isolarli per impedir loro di nuocere (anche con leggi "ad hoc"), perche' questa situazione durera' ancora per qualche anno.

PROGRAMMAZIONE MIOPE DELLA PROFILASSI?   (14 aprile 2021)
La terza ondata e' finita e non ce ne saranno altre fino a settembre, con o senza vaccinazioni, per l'arrivo della stagione calda (com'e' accaduto nel 2020).
Il vero problema da risolvere ora non sono i contagi residui attuali (che pure andranno contenuti al massimo) ma quelli del prossimo autunno perche', se le vaccinazioni che si stanno facendo ora danno una copertura per meno di 10 mesi, com'e' probabile, servono a poco, perche' non ne avremo bisogno a luglio e agosto ma da novembre in poi, cioe' tra 7 mesi, quando l'efficacia delle vaccinazioni attuali stara' per finire.
Dobbiano preoccuparci di proteggere la popolazione nel prossimo inverno fino ad aprile 2022, che si potra' fare solo con le vaccinazioni che partiranno da giugno prossimo, non con quelle fatte prima di allora (non si dimentichi pero' che il 10% di persone gia' immunizzate da vaccinazione e' stato essenziale per far terminare la terza ondata che altrimenti sarebbe durata ancora, con tanti decessi in piu').
Le strategie di approvvigionamento dei vaccini e della loro somministrazione (anche in agosto) vanno pianificate ora.
Questi sono i veri problemi attuali da risolvere (non le riaperture che si possono fare anche subito, in base alla nostra comprensione della situazione, ma con cautela, per esempio impedendo le ammucchiate, dementi in tempi di pandemia, come movide, discoteche, ecc.), perche' 40 milioni di vaccinazioni non si fanno in un mese.
Siccome sono sicuro che negli altri Paesi hanno ben chiari questi problemi, e' facile prevedere che da giugno in poi sara' piu' difficile acquistare vaccini ed anche i prezzi saliranno, secondo le leggi dei mercati internazionali, per la maggiore domanda.
Quindi bisogna premunirsi con una pianificazione ottimale ed anticipando i tempi rispetto agli altri.

SITUAZIONE DEL 13/4 (ore 17:45): I decessi di oggi in Italia sono 476 (oltre 114.000 dall'inizio della pandemia), valore di nuovo superiore ai 400 decessi al giorno, dopo oltre 40 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Essendo ora ai primi di aprile ci dobbiamo aspettare ancora un alto numero di decessi, dovuti alle infezioni avvenute nella terza ondata. Tra 20 giorni poi scenderanno probabilmente in modo definitivo verso i 200 decessi al giorno, per poi calare ulteriormente quando diventera' importante l'effetto immunitario delle vaccinazioni.
L'argomento secondo noi merita di essere approfondito come abbiamo gia' fatto il 4/2 commentando i TROPPI DECESSI.
Infatti la nostra interpretazione prevedeva valori elevati del numero di decessi (anche oltre 400), con un ritardo tipico di circa 20 giorni rispetto all'andamento della curva dei contagi, che sono quelli che mediamente intercorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi iniziano a scendere (fine marzo), prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi poi, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno (il dato di oggi e' in accordo con queste previsioni), causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese). Attualmente in Piemonte questo fondo ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata (ora sceso all'10%), che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ). Con la variante inglese ancora in circolazione temiamo pero' che questo valore di equilibrio possa cambiare in peggio (forse al 10%) per la maggiore contagiosita', salvo diminuire poi nella stagione calda e per effetto delle vaccinazioni.

Il dato di OGGI dei positivi al test e' di 8.8% (ultima colonnina a destra nel grafico ), e' piu' basso rispetto a quello di ieri, sempre sulla discesa dal picco del venerdi', e si colloca sotto al livello del fondo indicato dalla linea grigia, che unisce le valli e che oltre a risultare cosi' disegnata in modo appropriato lungo una discesa finalmente abbastanza decisa, in cui anche il fondo comincia cosi' a scendere sotto al 10%.
Il risultato conferma ulteriormente dopo 24 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte la discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, aveva ritardato la discesa della curva dei contagi.
Infatti secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 sono calati (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese sono cresciuti (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalevano ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con le nostre due linee rossa e grigia nel grafico sta continuando.

LA CAUSA DELLA DIMINUZIONE DEI CONTAGI:
  • ZONA ROSSA: Non ci sembra che la diminuzione dei contagi possa essere attribuita alle onerose restrizioni della zona rossa per il lungo ritardo (15 giorni) con cui la diminuzione e' iniziata.
  • TEMPERATURA AMBIENTALE: Nei due giorni (7 e 8 aprile), non si e' riscontrata una risalita della curva per effetto della MINORE temperatura ambientale, quindi abbiamo concluso che non e' stato l'innalzamento della temperatura ambientale a provocare l'inizio della discesa dei contagi.
  • NUMERO DI IMMUNIZZATI: Il 9/4 con il calcolo del numero di immunizzati attualmente esistenti in Piemonte (63%), abbiamo visto che questo numero e' compatibile con il raggiungimento di quel limite che, facendo diminuire la contagiosita' del virus (perche' comincia sempre piu' ad avere difficolta' a trovare persone infettabili), rende plausibile che sia proprio questa la causa della discesa dei contagi.
Se fosse corretta, questa interpretazione degli eventi avrebbe notevoli CONSEGUENZE sulla campagna di vaccinazioni in corso e sul raggiungimento dell'immunita' di gregge.

Ecco allora il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi erano ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni. Ora al 13/4 continua la discesa da questo picco e dal 18% siamo scesi al 8.8%.
    Ci aspettiamo che questa discesa continui sotto al 10%, che era il livello del fondo degli asintomatici prima dell'inizio di questa terza ondata, che CONSIDERIAMO ORMAI CONCLUSA.
  • Cio' anche se il livello del fondo e' troppo alto. E' conseguenza dell'alta contagiosita' della variante inglese, che da ora sostituisce il Sars-CoV-2 nell'epidemia degli asintomatici, con cui il virus vorrebbe arrivare fino all'autunno prossimo, per poi iniziare la quarta ondata.
    Ma l'immunita' di gregge ne abbassera' la contagiosita' e cosi' il livello prima di allora e se la gente non impazzira' con "libera tutti" inopportuni durante l'estate, dovremmo riuscire ad impedirgli di resuscitare con la quarta ondata ed evitare ogni restrizione: sara' tutto aperto ma dovremo avere sempre la guardia ben alta per non farci "fregare" ancora.
  • Evidentemente abbiamo avuto a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono state sufficienti ad arrestarne la diffusione, che e' proceduta incrementando i contagi e compensando, in questo caso per due settimane, la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
Visto il livello alto dei contagi (9% lo e'), confermiamo lo stato in CESSATO ALLARME PER FINE DELLA TERZA ONDATA in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

UNA RIFLESSIONE INELUDIBILE   (13 aprile 2021)
Quando un'ondata epidemica (come quella che sta per terminare) arriva a concludersi per l'elevato numero di persone immuni c'e' da chiedersi quale puo' essere il ruolo delle restrizioni (zona rossa o arancione).
Il nocciolo della questione si capisce confrontando le due ipotesi con e senza restrizioni:
  1. Nel primo caso (quello con restrizioni) si riduce il numero dei contagi ma senza riuscire innescare una discesa dei contagi tale da far terminare l'ondata (com'e' successo a noi il 15/3). L'effetto delle restrizioni e' quello di rallentare la produzione di immunita' naturale (che e' rilevante perche' nella terza ondata e' arrivata al 20%) prolungando la durata del picco (altezza del picco minore e larghezza maggiore, area la stessa).
    Il vantaggio e' quello di diluire nel tempo (per una o due settimane) dei ricoveri ospedalieri, riducendo il rischio di superaffollamenti, soprattutto nelle terapie intensive.
    Lo svantaggio e' quello di tenere chiuse molte attivita' (commerciali, scolastiche, ecc.)
  2. Nel secondo caso NON si riduce il numero dei contagi che continuano a salire accelerando la produzione di immunita' naturale. finche' arriva ad innescare la discesa della curva dei contagi (ci arriva perche' e' questa l'ipotesi in cui ci siamo messi, com'e' stata da noi la terza ondata) accorciando cosi' la durata del picco (altezza del picco maggiore e larghezza minore, ma stessa area, quella che occorre per produrre l'immunita' necessaria a terminare il picco).
    Lo svantaggio e' quello di NON diluire nel tempo (per una o due settimane) i ricoveri ospedalieri, aumentando il rischio di superaffollamenti, soprattutto nelle terapie intensive.
    Il vantaggio e' quello di lasciare aperte tutte le attivita' (commerciali, scolastiche, ecc.)
Il risultato del confronto non e' scontato, perche' dipende da:
  • disponibilita' di posti nelle terapie intensive,
  • capacita' del sistema economico e sociale di sopportare le restrizioni,
  • livello dell'immunita' diffusa, che all'inizio della terza ondata era al 43%: cio' perche' se e' alta il picco dura poco ma se e' bassa potrebbe anche durare troppo (con un livello di contagi arrivato al 20% gli immunizzati crescono del 0.6% ogni giorno e ci potrebbero volere troppi giorni per arrivare al 63%, che innesca la discesa dei contagi).
Nella situazione in cui ci troviamo, con i contagi che si sono dimezzati (dal 20% al 10%), forse potrebbe essere arrivato il momento di procedere a molte riaperture, potendoci permettere anche qualche contagio in piu' (che rallenterebbe la discesa, come avverra' per la zona arancione), se e' vero che abbiamo gia' una buona copertura da un alto livello d'immunita' diffusa.
Ora, come in futuro, e ancora per molto tempo, e' importantissimo che la gente sappia che dai loro comportamenti virtuosi dipendera' se si andra' avanti in LIBERTA' oppure se si tornera' indietro CHIUDENDO TUTTO NUOVAMENTE.

COSA STA PER ACCADERE ORA IN PIEMONTE (E POI NEL RESTO D'ITALIA)   (13 aprile 2021)
Ogni giorno che passa con i contagi al 10% (come sono ora) gli immunizzati crescono di 1/30 del 10% cioe' circa il 0.3% in piu', che si somma all'incremento dovuto alle vaccinazioni.
Piu' giorni passano con questo livello di contagi e piu' alto diventa il potere di contenimento della variante inglese da parte degli immunizzati presenti tra la popolazione (che diventano sempre piu' numerosi) e corrispondentemente piu' restrizioni possono essere rimosse senza far crescere i contagi.
Passando dalla zona rossa a quella arancione si apre il rubinetto ai contagi ma quanti contagi in piu' avverranno non possiamo saperlo, perche' dipende dai comportamenti della popolazione: possiamo solo osservarlo mentre avviene.
Credo che avverra' in una misura osservabile come una variazione di pendenza nella curva dei contagi.
Se sara' grande potrebbe addirittura arrivare a compensare esattamente il contenimento alla diffusione del virus prodotto dall'elevata immunita' diffusa del 63% ed allora la curva dei contagi smetterebbe di scendere e diventerebbe orizzontale. Staremo a vedere.
Piu' piccolo sara' questo effetto, piu' aperture delle attivita' umane potranno avvenire.
E' come un sistema macroscopico di monitoraggio che puo' permettere di pilotare le varie riaperture in sicurezza.
La riapertura totale in sicurezza potrebbe avvenire solo con una percentuale si immunizzati del 100%.
Essendo ora solo al 63% dobbiamo procedere mantenendo sempre la curva dei contagi in discesa, cioe' dobbiamo governare l'equilibrio tra la produzione inconsapevole di nuovi contagi da parte di una popolazione che vuole tornare libera e la capacita' di limitare questi nuovi contagi dovuta all'elevato numero di persone immunizzate (che piu' crescono di numero e meglio e').

PIANIFICARE LE VACCINAZIONI:   (12 aprile 2021)
Abbiamo solo i dati del Piemonte, allora assumiamo che siano simili a quelli del resto d'Italia.
Evidenziamo le cose piu' rilevanti:
  1. Le immunita' delle infezioni da novembre in poi (ora sono il 53%) dureranno fino a settembre.
  2. Con le immunita' attuali 2 vaccinazioni su 3 sono poco utili, perche' si sta vaccinando una persona gia' immunizzata.
  3. I vaccini stanno diventando meno reperibili ed i costi sembra che stiano salendo.
  4. Se il 63% di immunizzati e' stato sufficiente per far regredire la terza ondata della variante inglese (che non e' scesa per la zona rossa per i primi 15 giorni, che sono proprio tanti), una prima immunita' di gregge si dovrebbe poter raggiungere con il 75% di immunizzati.
    Per raggiungere quel 10% mancante (perche' intanto con un fondo al 10% si stanno creando altri immunizzati) occorrono 6 milioni di vaccinazioni buone (cioe' di persone non immuni), che richiederebbe un'analisi sierologica che credo si faccia con un prelievo di sangue (non semplice a farsi su larga scala), altrimenti sprecando 2 dosi su 3 (cioe' vaccinando tutti) servono 18 milioni di dosi entro maggio 2021.
    Infatti se i vaccini ci sono e si vaccinano 500.000 persone al giorno, servono 36 giorni, cioe si arriva a fine maggio.
  5. Poi tra agosto ed ottobre decadra' tutto il 63% delle attuali immunizzazioni naturali (40 milioni di persone), che non vogliamo rigenerare con altre 3 ondate della pandemia, con'e' accaduto nei 6 mesi scorsi. Quindi dovremo aver vaccinato 40 milioni di italiani prima della fine del 2021 (con 40 milioni di dosi e 80 giorni di tempo necessari: percio' bisogna iniziare d'estate).
    Ci auguriamo che la produzione del vaccino italiano, che potrebbe essere disponibile questa estate, se tutto va bene, sia sufficiente a coprire questo fabbisogno.
  6. Solo cosi' si potra' mantenere quell'immunita' di gregge che ci permettera' di evitare le ondate invernali dell'epidemia con le relative necessarie chiusure delle varie attivita'.
  7. Lo studio di dati raccolti dagli inglesi e' di grande importanza (perche' ci sono passati prima di noi).
Questo tipo di pianificazione andra' ripetuta negli anni prossini, avendo particolare cura a mantenere la percentuale di immunizzati minima per assicurare sempre l'immunita' di gregge all'inizio del periodo autunnale, quando per ragioni stagionali, la contagiosita' del virus aumenta.
Questo dev'essere l'obiettivo principale della pianificazione.

IL CALCOLO DEGLI IMMUNIZZATI IN PIEMONTE (63%):   (12 aprile 2021)
Il calcolo del numero di immunizzati in Piemonte e' stato fatto usando il numero dei positivi al test molecolare e quindi il numero dei contagiati, che in massima parte rimangono senza sintomi.
Possiamo ora osservare il grafico dei contagiati che hanno mostrato sintomi gravi nello stesso periodo, perche' quello che segue e' il grafico dei ricoverati nelle terapie intensive (fonte: Ministero della Salute):


Si puo' osservare a sinistra il picco della seconda ondata (a novembre), poi il picco di Natale e la terza ondata a livelli piu' elevati pr la comparsa della variante inglese che in aprile e' arrivata al 90% contro il 10% del Sars-CoV-2.
Le rispettive aree dei 3 picchi e del fondo alto di gennaio da noi stimate dal grafico dei contagi sono state:
Seconda ondata = 12%
Picco di Natale = 11%
Fondo di gennaio=10%
Seconda ondata = 20%
TOTALE IMMUNI = 53%
VACCINATI APRILE=10%
TOTALE IMMUNIZZATI=63%

Per ora non intendo ripetere il calcolo sul grafico delle terapie intensive, accontentandomi di constatare che le percentuali sopra elencate sono perfettamente consistenti con le aree dei picchi presenti nel grafico delle terapie intensive, a conferma della correttezza del nostro metodo di calcolo del numero delle persone immunizzate da precedente infezione.
E' cosi' corretta la stima del 53% degli immunizzati ad aprile, che poi diventa 63%, includendo anche gli immunizzati da vaccinazione.
Questo valore sorprendente e' cosi' alto (53%) per la grande area dei due grafici da gennaio ad aprile (in cui il fondo del 2% e' balzato al 10% ed i picchi sono stati piu' ampi di quello della seconda ondata.
Questa novita' e' stata la conseguenza della presenza della variante inglese che, essendo piu' conyagiosa ha fatto crescere contagi, ricoveri e decessi.
La conseguenza di cosi' tanti contagi e' la successiva esistenza di tanti immunizzati in piu'.

SITUAZIONE DEL 12/4 (ore 17:30): I decessi di oggi in Italia sono 358 (oltre 114.000 dall'inizio della pandemia), valore ancora inferiore ai 400 decessi al giorno, dopo oltre 40 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Essendo ora ai primi di aprile ci dobbiamo aspettare ancora un alto numero di decessi, dovuti alle infezioni avvenute nella terza ondata. Tra 20 giorni poi scenderanno probabilmente in modo definitivo verso i 200 decessi al giorno, per poi calare ulteriormente quando diventera' importante l'effetto immunitario delle vaccinazioni.
L'argomento secondo noi merita di essere approfondito come abbiamo gia' fatto il 4/2 commentando i TROPPI DECESSI.
Infatti la nostra interpretazione prevedeva valori elevati del numero di decessi (anche oltre 400), con un ritardo tipico di circa 20 giorni rispetto all'andamento della curva dei contagi, che sono quelli che mediamente intercorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi iniziano a scendere (fine marzo), prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi poi, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno (il dato di oggi e' in accordo con queste previsioni), causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese). Attualmente in Piemonte questo fondo ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata (ora sceso all'10%), che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ). Con la variante inglese ancora in circolazione temiamo pero' che questo valore di equilibrio possa cambiare in peggio (forse al 10%) per la maggiore contagiosita', salvo diminuire poi nella stagione calda e per effetto delle vaccinazioni.

Il dato di OGGI dei positivi al test e' di 9.8% (ultima colonnina a destra nel grafico ), e' piu' basso rispetto a quello di ieri, sempre sulla discesa dal picco del venerdi', e si colloca percio' anch'esso correttamente sul livello del fondo indicato dalla linea grigia, che unisce le valli e che risulta cosi' essere disegnata in modo appropriato lungo una discesa finalmente abbastanza decisa, in cui anche il fondo credo comincera' a scendere sotto al 10%.
Il risultato conferma finalmente dopo 23 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte la discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, aveva ritardato la discesa della curva dei contagi.
Infatti secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 sono calati (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese sono cresciuti (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalevano ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con le nostre due linee rossa e grigia nel grafico sta continuando.

LA CAUSA DELLA DIMINUZIONE DEI CONTAGI:
  • ZONA ROSSA: Non ci sembra che la diminuzione dei contagi possa essere attribuita alle onerose restrizioni della zona rossa per il lungo ritardo (15 giorni) con cui la diminuzione e' iniziata.
  • TEMPERATURA AMBIENTALE: Nei due giorni (7 e 8 aprile), non si e' riscontrata una risalita della curva per effetto della MINORE temperatura ambientale, quindi abbiamo concluso che non e' stato l'innalzamento della temperatura ambientale a provocare l'inizio della discesa dei contagi.
  • NUMERO DI IMMUNIZZATI: Il 9/4 con il calcolo del numero di immunizzati attualmente esistenti in Piemonte (63%), abbiamo visto che questo numero e' compatibile con il raggiungimento di quel limite che, facendo diminuire la contagiosita' del virus (perche' comincia sempre piu' ad avere difficolta' a trovare persone infettabili), rende plausibile che sia proprio questa la causa della discesa dei contagi.
Se fosse corretta, questa interpretazione degli eventi avrebbe notevoli CONSEGUENZE sulla campagna di vaccinazioni in corso e sul raggiungimento dell'immunita' di gregge.

Ecco allora il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi erano ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni. Ora al 12/4 continua la discesa da questo picco e dal 18% siamo scesi al 9.8%.
    Ci aspettiamo che questa discesa continui anche sotto al 10% (ormai ci siamo), che era il livello del fondo degli asintomatici prima dell'inizio di questa terza ondata, che CONSIDERIAMO ORMAI CONCLUSA.
  • Cio' anche se ancora il livello del fondo al 10% e' troppo alto. E' conseguenza dell'alta contagiosita' della variante inglese, che da ora sostituisce il Sars-CoV-2 nell'epidemia degli asintomatici, con cui il virus vorrebbe arrivare fino all'autunno prossimo, per poi iniziare la quarta ondata.
    Ma l'immunita' di gregge ne abbassera' la contagiosita' e cosi' il livello prima di allora e se la gente non impazzira' con "libera tutti" inopportuni durante l'estate, dovremmo riuscire ad impedirgli di resuscitare con la quarta ondata ed evitare ogni restrizione: sara' tutto aperto ma dovremo avere sempre la guardia ben alta per non farci "fregare" ancora.
  • Evidentemente abbiamo avuto a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono state sufficienti ad arrestarne la diffusione, che e' proceduta incrementando i contagi e compensando, in questo caso per due settimane, la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
Ora che la curva dei contagi e' scesa decisamente diminuiscono sia i danni dei contagi, che i costi della zona rossa che da oggi e' diventata arancione (come indicato nel grafico).
Visto il livello alto dei contagi (12% lo e'), modifichiamo lo stato in CESSATO ALLARME PER FINE DELLA TERZA ONDATA in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

DOMANDE E RISPOSTE:   (12 aprile 2021)
DOMANDA 1: Sembra incredibile che il 63% della popolazione in Piemonte e' IMMUNE: allora il Piemonte e' quasi arrivato all'immunita' di gregge? Il calcolo e' giusto, non ci sono errori? Quanti sono gli immunizzati da vaccinazione?
RISPOSTA 1: Si, il calcolo e' giusto perche' abbiamo semplicemente contato tutte le persone risultate positive ai test molecolari dai dati, garantiti dalla regione Piemonte, e trascritti nella nostra tabella.
Ogni persona positiva e' infettata dal virus che stimola la risposta anticorpale che la rende poi immune.
Contarle e' semplice se si assume che siano persone sempre diverse, come dev'essere: basta riportare le percentuali nel grafico per avere ogni giorno il numero di persone che stanno per cominciare ad essere immuni, semplicemente moltiplicando la percentuale per il numero di abitanti del Piemonte, che e' sempre lo stesso.
Il totale degli immunizzati si ottiene sommando tutte queste persone, giorno per giorno, cioe' sommando tutte le colonnine di ogni punto del grafico che vuol dire calcolare l'area del grafico, moltiplicando poi il risultato per il numero di abitanti del Piemonte (ma si puo' anche ragionare sempre solo in termini di percentuali della popolazione, per cui gli immunizzati prodotti un un dato intervallo di tempo, essendo la somma delle colonnine di ogni punto o giorno, e' l'area sottesa sotto al grafico.
Per ora, non avendo bisogno di un dato esatto ma solo indicativo ci siamo limitati a stimare visivamente le aree dei vari periodi (le tre ondate), approssimando i picchi con dei rettangoli di uguale area, ma farlo numericamente in modo esatto e' facilissimo (solo un po' noioso).
Il calcolo approssimativo che abbiamo cosi' fatto ha portato a questi risultati:
  1. La seconda ondata e' durata 60 giorni con un valor medio di contagi del 6%: quindi se in 30 giorni sono rimasti infettati il 6%, in tutta la seconda ondata sono rimasti immunizzati il 12% della popolazione.
  2. L'ondata di Natale visibile nel grafico della terza ondata e' durata 30 giorni con un valor medio di contagi dell'11% quindi sono rimasti immunizzati l'11% della popolazione.
  3. La terza ondata attuale ha mantenuto i contagi al 10% tra il giorno 20 ed il giorno 50 del 2021, producendo un 10% di immunizzati, poi e' iniziato il picco della terza ondata che e' durata finora 40 giorni con un valor medio di contagi del 15%, producendo altri 40/30*15% = 20% di immunizzati.
Quindi il totale di questi immunizzati naturali e' di 12% + 11% + 10% + 20% = 53%.
In Italia si sono superati i 12 milioni di vaccinazioni che sono il 20% della popolazione, meta' dei quali erano gia' immunizzati naturali, cioe' vaccinazioni inutili o non urgenti (in base al calcolo precedente), quindi sono solo un altro 10% i nuovi immunizzati da vaccinazione da sommare, che porta il totale degli immunizzati attuali in Piemonte al 63%, a cui si dovrebbero aggiungere anche gli immunizzati delle infezioni degli altri periodi non considerati.
Questo numero si avvicina al 70%-75% a cui il fattore Rt comincia a scendere sotto a 1 per la maggiore difficolta' incontrata dal virus a trovare persone contagiabili e si disinnesca cosi' la crescita esponenziale dei contagi: e' l'effetto della cosiddetta "immunita' di gregge".
Non possiamo escludere percio' che questa possa essere la causa della decrescita dei contagi che stiamo osservando in questi giorni e non solo il mantenimento prolungato della zona rossa.
Questo risponde a tutte le domande fatte.

DOMANDA 2: Perche' oggi in Piemonte solo una vaccinazione su due e' utile (circa il 50% potrebbero essere almeno parzialmente sprecate)?
RISPOSTA 2: Nella risposta precedente si e' spiegato che oggi in Piemonte il 53% circa della popolazione e' dotato di immunita' naturale senza saperlo, perche' derivante da un'infezione asintomatica recente. Siccome non viene effettuato il giusto test di ricerca degli anticorpi prima della vaccinazione il 53% dei vaccinati in realta' erano persone gia' immunizzate a cui la vaccinazione porta solo un beneficio parziale (prolungamento dell'immunita', forse).

DOMANDA 3: Se piu' della meta' delle persone sono ora immunizzate naturali allora e' piu' comodo infettarsi in modo asintomatico che non vaccinarsi (soprattutto se sono giovane)?
RISPOSTA 3: Proprio NO, perche' il Covid-19 non e' come un raffreddore. E' una polmonite virale che pure se il virus non riesce ad arrivare ai polmoni per una buona risposta anticorpale, come accade nei giovani, comunque distrugge in modo irreversibile cellule umane degli organi che ha "visitato" lasciando danni permanenti che possono creare complicanze a lungo termine.
Il vaccino fa trovare al virus gli anticorpi gia' pronti a farlo fuori appena arriva e cosi' non ha il tempo per fare danni.

DOMANDA 4: Visto che gli immunizzati sono gia' cosi' tanti allora i vaccini sono meno importanti?
RISPOSTA 4: L'immunita' acquisita per infezione o per vaccinazione sembra che duri non piu' di 10 mesi.
Il numero delle persone immunizzate, oltre a quelle vaccinate, e' incrementato da tutte quelle persone che essendo state infettate meno di 10 mesi prima hanno ancora un numero di anticorpi sufficienti a renderle immuni.
In massima parte si tratta di infezioni senza sintomi e cosi' queste persone non sanno di essere immuni ma lo sono per circa 10 mesi dal momento dell'infezione (che non sanno quando e' stata).
Con il trascorrere dei mesi la loro immunita' pero' scompare per cui hanno bisogno di essere vaccinate pure loro.
Questo continuera' finche' questi virus non si saranno estinti: fino ad allora ci sara' sempre il rischio di infettarsi e quindi continuera' ad essere necessaria la profilassi vaccinale.

DOMANDA 5: Se i contagi calano, quando si puo' togliere la zona rossa? Subito o meglio poi?
RISPOSTA 5: Oggi in Piemonte i contagi stanno calando perche' calano entrambe le componenti:
  1. Cala il Sars-CoV-2 perche' la zona rossa ha una capacita' di riduzione dei contagi superiore alla sua contagiosita' (che e' quella che tenderebbe a far crescere i contagi).
  2. La variante inglese invece ha una contagiosita' superiore alla capacita' di riduzione dei contagi della zona rossa (per questo dopo il 15/3 i contagi non calavano), percio' ha cominciato a diffondersi di meno solo dopo che la percentuale di immunizzati, che stava crescendo, e' arrivata al valore limite che ne ha bloccato la crescita.
In questa situazione in cui ci troviamo ora se si togliessero completamente tutte le restrizioni allora verrebbe meno la diminuzione della componente 1 (Sars-CoV-2) ed anche la componente 2 diminuirebbe meno.
Non siamo in grado di quantificare nessuno dei due effetti, ne' quello negativo della rimozione delle restrizioni, ne' quello positivo della riduzione della contagiosita' dovuto all'elevata immunita' diffusa.
Non potendo percio' stabilire quando si possono togliere le restrizioni possiamo solo raccomandare di farlo gradualmente monitorando attentamente la situazione dei contagi.
Quello che e' certo e' che piu' e' alta l'immunita' diffusa meno servono le restrizioni.
Quindi per ogni giorno che passa con i contagi al 10% (come sono ora) gli immunizzati crescono di 1/30 del 10% cioe' circa il 0.3%. Piu' giorni si aspettano con questo livello di contagi e piu' alto diventa il potere di contenimento della variante inglese da parte degli immunizzati presenti tra la popolazione e corrispondentemente piu' restrizioni possono essere rimosse senza far crescere i contagi.
Non dovrebbe essere difficile per esperti di epidemiologia statistica creare un modello computerizzato per produrre questo tipo di previsioni in modo affidabile.
Questa secondo noi e' anche la spiegazione dell'apertura che vediamo esserci in Cina in questi giorni: non avendo fatto una vera campagna di vaccinazione, dovrebbero aver semplicemente lasciato infettare quante piu' persone possibile in forma asintomatica ed ora dovrebbero avere un'immunita' di gregge naturale, che pero' non sarebbe una bella cosa per almeno due buoni motivi:
  1. Avrebbero in casa una grande epidemia di asintomatici che coltivano tantissime colonie di virus in eterno, perpetuando il rischi d'infezione.
  2. Tutte le persone che rimangono infettate in forma asintomatica riportano danni piu' o meno gravi che potrebbero ridurre l'aspettativa media di vita dei cinesi.

DOMANDA 6: Se il fondo da epidemia degli asintomatici rimane alto che rischi si corrono? Si rischia l'arrivo di nuove varianti capaci di eludere la risposta anticorpale?
RISPOSTA 6: Negli ultimi 4 mesi (da quando e' arrivata la variante inglese) il fondo da epidemia degli asintomatici e' stato particolarmente alto: dal 2% e' arrivato al 10% cioe' si e' quintuplicato!.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti:
  • Un maggior numero di ricoveri e decessi (400 al giorno).
  • Un maggior numero di immunizzati naturali, che sembrerebbe una cosa buona ma per almeno due buoni motivi:
    1. Avrebbero in casa una grande epidemia di asintomatici che coltivano tantissime colonie di virus in eterno, perpetuando il rischi d'infezione.
    2. Tutte le persone che rimangono infettate in forma asintomatica riportano danni piu' o meno gravi che potrebbero ridurre l'aspettativa media di vita dei cinesi.
Inoltre un altro rischio da non sottovalutare e' quello che, lasciando circolare tanto il virus, aumenta la probabilita' che tra le tante varianti che si creano casualmente ne compaia una capace di eludere le difese immunitarie esistenti e che proprio per questo possa diffondersi senza incontrare ostacoli e costituire una nuova grave minaccia.

DOMANDA 7: Quanto dura l'immunita' acquisita?
RISPOSTA 7: L'efficacia immunitaria dipende dal numero di anticorpi di cui si dispone, che decrescono con il tempo e quando arrivano sotto ad una certa soglia l'individuo non risulta piu' immune.
E' chiaro allora che non pio' esserci una risposta certa ma solo un valore medio atteso.
Alcune ricerche hanno dato una stima di questa durata intorno ai 10 mesi osservata per il Sars-CoV-2, ma per altri virus o varianti la durata potrebbe essere diversa.

DOMANDA 8: Con il raggiungimento dell'immunita di gregge torna tutto normale?
RISPOSTA 8: Non proprio. Perche' cio' accada occorrerebbe che sul pianeta Terra il Sars-CoV-2 e tutte le sue varianti si siano estinte, altrimenti potra' sempre ricomparire come epidemia essendo trasmissibile da uomo a uomo.
In realta' ognuno di questi virus, lasciato nell'ambiente, fuori del corpo umano scompare in poche ore o giorni e quindi e' predisposto per scomparire.
Quello che impedisce che scompaia e' quella che abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici , che possiamo rivelare solo attraverso il fondo dei contagi in assenza di qualsiasi ondata epidemica.
Coinvolge tantissime persone e per scomparire richiederebbe un'immunita' di gregge non con l'80% di persone immuni ma con il 100%, raggiungibile con vaccinazioni a tappeto ma non in tutto il mondo, purtroppo.
In conclusione si capisce da quanto detto che tornera' tutto abbastanza normale ma con la guardia dei monitoraggio dei contagi ben alta per bloccare sul nascere ogni tentativo di ritorno di questo dannato virus.
Se invece la gente, contando sull'immunita' di gregge raggiunta, fa "libera tutti" affollandosi in discoteche e movide, allora creera' le condizioni per innalzare la contagiosita' del virus (cioe' la facilita' che il virus incontra per passare da una persona ad un'altra) cosi' in alto che non sara' piu' sufficiente la percentuale dell'80% o 90% di immunizzati (che ha realizzato l'immunita' di gregge) per bloccarne la diffusione del virus e chi non e' immune ha allora poche possibilita' di salvarsi dall'infezione ed anche gli immunizzati (vaccinati e non) possono ammalarsi di Coovid-19, perche' esposti a troppe cariche virali (quelle presenti nell'"ammucchiata").
Quindi sara' permessa una vita "normale", ma senza quegli eccessi che favoriscono i virus, sicuramente presenti.
Per alcuni anni la vita non sara' piu' come prima della pandemia, neanche con l'immunita' di gregge, e tutti dobbiamo adoperarci per non peggiorarla, perche' il virus sara' sempre in agguato, almeno per altri 2 o 3 anni (crediamo).

DOMANDA 9: Le persone gia' vaccinate devono continuare ad indossare la mascherina?
RISPOSTA 9: Si, per dovere civico. Pur essendo protetti dagli anticorpi la loro risposta non e' fulmnea, richiede un tempo minimo, in cui se hanno inalato una carica virale possono diffondere virus e trasmettere il contagio (anche se la protezione immunitaria li preserva sia dall'infezione che da danni macroscopici).

DOMANDA 10: Qual'e' la precauzione piu' efficace per non infettarsi?
RISPOSTA 10: Il ricambio continuo dell'aria che si sta per respirare (in auto basta abbassare i finestrini di 1 cm). A scuola almeno 2 finestre aperte.

DOMANDA 11: Ma se l'immunita' di gregge e' vicina, grazie alle numerose immunita' naturali (63%), dovute agli alti livelli di contagi verificatisi nei primi 4 mesi del 2021 (a causa dell'alta contagiosita' della variante inglese), tutti i milioni di vaccini che i governi stanno per acquistare non saranno necessari ma dovranno essere somministrati inutilmente, per non farli arrivare a scadenza (il J&J, per esempio, sembra duri solo 3 mesi) e per
RISPOSTA 11: Si, se tutte le nostre valutazioni sul numero di immunizzati naturali presenti in Piemonte sono corrette, ci sembra che le cose stiano proprio cosi' (in tal caso ci auguriamo che chi di dovere se ne accorga in tempo).

SITUAZIONE DEL 11/4 (ore 16:30): I decessi di oggi in Italia sono 331 (oltre 113.000 dall'inizio della pandemia), valore ancora inferiore ai 400 decessi al giorno, dopo oltre 40 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Essendo ora ai primi di aprile ci dobbiamo aspettare ancora un alto numero di decessi, dovuti alle infezioni avvenute nella terza ondata. Tra 20 giorni poi scenderanno probabilmente in modo definitivo verso i 200 decessi al giorno, per poi calare ulteriormente quando diventera' importante l'effetto immunitario delle vaccinazioni.
L'argomento secondo noi merita di essere approfondito come abbiamo gia' fatto il 4/2 commentando i TROPPI DECESSI.
Infatti la nostra interpretazione prevedeva valori elevati del numero di decessi (anche oltre 400), con un ritardo tipico di circa 20 giorni rispetto all'andamento della curva dei contagi, che sono quelli che mediamente intercorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi iniziano a scendere (fine marzo), prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi poi, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno (il dato di oggi e' in accordo con queste previsioni), causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese). Attualmente in Piemonte questo fondo ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata (ora sceso all'11%), che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ). Con la variante inglese ancora in circolazione temiamo pero' che questo valore di equilibrio possa cambiare in peggio (forse al 10%) per la maggiore contagiosita', salvo diminuire poi nella stagione calda e per effetto delle vaccinazioni.

Il dato di OGGI dei positivi al test e' di 12.4% (ultima colonnina a destra nel grafico ), e' poco piu' alto rispetto a quello di ieri ma sempre sulla discesa dal picco del venerdi', e si colloca percio' anch'esso correttamente vicino al livello del fondo indicato dalla linea grigia, che unisce le valli e che risulta cosi' essere disegnata in modo appropriato lungo una discesa finalmente abbastanza decisa.
Il risultato conferma finalmente dopo 22 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte la discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, aveva ritardato la discesa della curva dei contagi.
Infatti secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 sono calati (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese sono cresciuti (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalevano ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con le nostre due linee rossa e grigia nel grafico sta continuando.

LA CAUSA DELLA DIMINUZIONE DEI CONTAGI:
  • ZONA ROSSA: Non ci sembra che la diminuzione dei contagi possa essere attribuita alle onerose restrizioni della zona rossa per il lungo ritardo (15 giorni) con cui la diminuzione e' iniziata.
  • TEMPERATURA AMBIENTALE: Nei due giorni (7 e 8 aprile), non si e' riscontrata una risalita della curva per effetto della MINORE temperatura ambientale, quindi abbiamo concluso che non e' stato l'innalzamento della temperatura ambientale a provocare l'inizio della discesa dei contagi.
  • NUMERO DI IMMUNIZZATI: Il 9/4 con il calcolo del numero di immunizzati attualmente esistenti in Piemonte (63%), abbiamo visto che questo numero e' compatibile con il raggiungimento di quel limite che, facendo diminuire la contagiosita' del virus (perche' comincia sempre piu' ad avere difficolta' a trovare persone infettabili), rende plausibile che sia proprio questa la causa della discesa dei contagi.
Se fosse corretta, questa interpretazione degli eventi avrebbe notevoli CONSEGUENZE sulla campagna di vaccinazioni in corso e sul raggiungimento dell'immunita' di gregge.

Ecco allora il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi erano ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni. Ora all'11/4 continua la discesa da questo picco e dal 18% siamo scesi all'12.4% (malgrado il dato di oggi piu' alto perche' attribuito all'odierno picco del venerdi'). Ci aspettiamo che questa discesa continui anche sotto al 10% (ormai ci siamo quasi), che era il livello del fondo degli asintomatici prima dell'inizio di questa terza ondata, per considerarla conclusa.
  • Evidentemente abbiamo avuto a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono state sufficienti ad arrestarne la diffusione, che e' proceduta incrementando i contagi e compensando, in questo caso per due settimane, la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
Ora che la curva dei contagi sta scendendo decisamente diminuiranno sia i danni dei contagi, che i costi della zona rossa che potrebbe anche finire prima del previsto.
Visto il livello alto dei contagi (12% lo e'), manteniamo lo stato in ALLARME PER CONTAGI ALTI MA IN DISCESA in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

SITUAZIONE DEL 10/4 (ore 17:50): I decessi di oggi in Italia sono 344 (oltre 113.000 dall'inizio della pandemia), valore tornato ad un valore inferiore ai 400 decessi al giorno, dopo oltre 40 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Essendo ora ai primi di aprile ci dobbiamo aspettare ancora un alto numero di decessi, dovuti alle infezioni avvenute nella terza ondata. Tra 20 giorni poi scenderanno probabilmente in modo definitivo verso i 200 decessi al giorno, per poi calare ulteriormente quando diventera' importante l'effetto immunitario delle vaccinazioni.
L'argomento secondo noi merita di essere approfondito come abbiamo gia' fatto il 4/2 commentando i TROPPI DECESSI.
Infatti la nostra interpretazione prevedeva valori elevati del numero di decessi (anche oltre 400), con un ritardo tipico di circa 20 giorni rispetto all'andamento della curva dei contagi, che sono quelli che mediamente intercorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi iniziano a scendere (fine marzo), prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi poi, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno (il dato di oggi e' in accordo con queste previsioni), causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese). Attualmente in Piemonte questo fondo ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata (ora sceso all'11%), che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ). Con la variante inglese ancora in circolazione temiamo pero' che questo valore di equilibrio possa cambiare in peggio (forse al 10%) per la maggiore contagiosita', salvo diminuire poi nella stagione calda e per effetto delle vaccinazioni.

Il dato di OGGI dei positivi al test e' di 11.7% (ultima colonnina a destra nel grafico ), e' un po' piu' basso rispetto a quello di ieri come ci aspettavamo per l'inizio della discesa dal picco del venerdi', e si colloca percio' anch'esso correttamente vicino al livello del fondo indicato dalla linea grigia, che unisce le valli e che risulta cosi' essere disegnata in modo appropriato lungo una discesa finalmente abbastanza decisa.
Il risultato conferma finalmente dopo 21 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte la discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, aveva ritardato la discesa della curva dei contagi.
Infatti secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 sono calati (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese sono cresciuti (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalevano ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con le nostre due linee rossa e grigia nel grafico sta continuando.

LA CAUSA DELLA DIMINUZIONE DEI CONTAGI
  • ZONA ROSSA: Non ci sembra che la diminuzione dei contagi possa essere attribuita alle onerose restrizioni della zona rossa per il lungo ritardo (15 giorni) con cui la diminuzione e' iniziata.
  • TEMPERATURA AMBIENTALE: Nei due giorni (7 e 8 aprile), non si e' riscontrata una risalita della curva per effetto della MINORE temperatura ambientale, quindi abbiamo concluso che non e' stato l'innalzamento della temperatura ambientale a provocare l'inizio della discesa dei contagi.
  • NUMERO DI IMMUNIZZATI: Il 9/4 con il calcolo del numero di immunizzati attualmente esistenti in Piemonte (63%), abbiamo visto che questo numero e' compatibile con il raggiungimento di quel limite che, facendo diminuire la contagiosita' del virus (perche' comincia sempre piu' ad avere difficolta' a trovare persone infettabili), rende plausibile che sia proprio questa la causa della discesa dei contagi.
Se fosse corretta, questa interpretazione degli eventi avrebbe notevoli CONSEGUENZE sulla campagna di vaccinazioni in corso e sul raggiungimento dell'immunita' di gregge.

Ecco allora il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi erano ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni. Ora al 10/4 continua la discesa da questo picco e dal 18% siamo scesi all'11.7% (malgrado il dato di oggi piu' alto perche' attribuito all'odierno picco del venerdi'). Ci aspettiamo che questa discesa continui anche sotto al 10% (ormai ci siamo quasi), che era il livello del fondo degli asintomatici prima dell'inizio di questa terza ondata, per considerarla conclusa.
  • Evidentemente abbiamo avuto a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono state sufficienti ad arrestarne la diffusione, che e' proceduta incrementando i contagi e compensando, in questo caso per due settimane, la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
Ora che la curva dei contagi sta scendendo decisamente diminuiranno sia i danni dei contagi, che i costi della zona rossa che dovrebbe cosi' finire prima del previsto.
Visto il livello alto dei contagi (11% lo e'), manteniamo lo stato in ALLARME PER CONTAGI ALTI MA IN DISCESA in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

PIANIFICAZIONE DELL'IMMUNITA' DI GREGGE   (10 aprile 2021)
Sorprendentemente sembra che nessuno si sia accorto dell'elevatissima immunita' diffusa , presente al 63% in Piemonte, ma che credo ci sia anche nel resto d'Italia.
Abbiamo fatto una cosa molto ovvia: siccome tutti i positivi ai test nei nostri grafici del Piemonte sono stati infettati e dopo la guarigione restano immunizzati per alcuni mesi, li abbiamo semplicemente contati ed abbiamo cosi' scoperto che in Piemonte le persone attualmente immuni sono circa il 63% della popolazione.
Si puo' effettuare questo calcolo anche in modo piu' rigoroso, con un semplice programma software, che simula la creazione delle persone immunizzate da contagio, includendovi anche gli immunizzati dalle vaccinazioni ed il decadimento nel tempo (noto) di queste immunita'.
Una volta che questo programma e' in grado di riprodurre correttamente l'andamento dei dati sperimentali della tabella (costantemente aggiornata), puo' anche prevedere la percentuale di immunizzati complessivi attesa nei mesi futuri ed aiutare cosi' nella pianificazione delle vaccinazioni (acquisti di fiale e somministrazioni).
Poi questo software rimarrebbe come monitor dell'immunita' di gregge (che tra poco raggiungeremo e che poi dovra' essere mantenuta a lungo con le vaccinazioni), utile per capire quando si possono rilasciare tutte le restrizioni.
Ora, per esempio, se in Piemonte si rilasciano le restrizioni al distanziamento, la contagiosita' del virus sale e se il suo effetto arriva a superare la riduzione dovuta all'immunita' alta, i contagi potrebbero risalire.
Regione per regione il software ci direbbe cosa succede senza restrizioni (perche' non incluse nel calcolo) e ci guiderebbe anche nell'applicazione delle restrizioni (ci direbbe quando e quanto sono necessarie, in condizioni di alta immunita' diffusa): ci direbbe, per esempio, se oggi le restrizioni in Piemonte possono essere tolte o no (mentre ora non lo sappiamo).

Noi non avevamo prestato la dovuta attenzione al livello dei contagi, che negli ultimi 4 mesi (da quando e' arrivata la variante inglese) sono stati particolarmente alti: basti pensare al fondo, che dal 2% e' arrivato al 10% (quintuplicato!).
Cosi' la fabbrica degli immunizzati naturale ha marciato con continuita' ed a a tutta forza (superando in efficacia la nostra campagna vaccinale) ed e' arrivata a produrre attualmente il 63% di immunizzati in Piemonte (53% di immunita' naturale e 10% vaccinale).
Neanche noi ci eravamo accorti di essere arrivati a livelli cosi' elevati d'immunita': questa e' stata cosi' anche per noi una sorpresa, con conseguenze clamorose che ora proviamo ad evidenziare.

Se le cose stanno cosi' (la discesa attuale dei contagi in Piemonte potrebbe esserne una prova) allora risulta molto piu' vicina l'immunita' di gregge raggiungibile con le vaccinazioni, che molti commentatori ritengono si raggiungera' a fine estate, perche' credo che erroneamente abbiano considerato solo le immunita' da vaccino, ignorando quelle naturali, che attualmente sono molte di piu' (per questo ci saremmo gia' quasi arrivati all'immunita' di gregge).
Siccome l'immunita' a questi virus sembra duri meno di un anno, occorre pianificare la somministrazione dei vaccini ripetuta a lungo termine.
Se e' vero che ora la terza ondata sta finendo per il raggiungimento del 70% di immunizzati, in base al calcolo da noi fatto, allora probabilmente anche nel resto d'Italia siamo vicini all'immunita' di gregge ma nessuno se ne accorgera', se non se ne sono accorti finora, perche' proprio per questo motivo non ci saranno altre ondate fino all'autunno prossimo.
Allora il rischio che si correrebbe, per questa supposta errata valutazione della situazione immunitaria, sarebbe quello di sprecare milioni di dosi di vaccino, somministrate inconsapevolmente a persone gia' immuni od oltre il raggiungimento dell'80% di immunizzati, con tutti i costi, il lavoro e l'impegno che cio' comporta, non ottimizzando neppure la corretta estensione temporale della copertura delle vaccinazioni.
Ci arrivano informazioni che si sta per negoziare l'acquisto di decine di milioni di dosi di vaccino.

Ma NON bisogna vaccinare sempre ininterrottamente.
Se ora siamo gia' al 63% vuol dire che in 2 vaccinazioni su 3 si sta vaccinando una persona che e' gia' immune e tra poco si raggiungera' l'80%. Se alla fine della terza ondata il fondo restasse al 10% (che non e' proprio un'ipotesi peregrina) in un paio di mesi gli immunizzati aumenterebbero del 10% al mese e cosi' arriverebbero presto addirittura al 100%: allora TUTTE le vaccinazioni sarebbero INUTILI nel breve e medio periodo (forse prolungherebbero l'immunita' esistente ma non questo sarebbe certo un obiettivo cosi' urgente).
Allora bisognera' sospendere le vaccinazioni per poi riprenderle, quando la percentuale di immunizzati scendera' sotto al 75% per il decadimento spontaneo dell'immunita', che avviene dopo alcuni mesi (le giuste percentuali saranno i virologi a stabilirle ma la strategia da adottare e' chiara).
La capacita' di vaccinazione da mettere in campo dev'essere commisurata alla velocita' di diminuzione del numero di immunizzati, a regime, per decadimento spontaneo dell'immunita' (i tempi sono noti, la popolazione pure, quindi il calcolo si puo' fare).
La percentuali di immunizzati in ogni momento puo' essere indicato da un modello computerizzato molto facile a farsi.

In altre parole bisognerebbe spostare in avanti nel tempo le vaccinazioni per:
  • prolungare in modo ottimale l'immunita' delle persone;
  • pianificare correttamente gli acquisti dei vaccini, dopo aver accertato il livello di immunita' presente nel Paese e tenendo scrupolosamente nel debito conto le nuove varianti di recente comparsa;
  • scegliere i tipi di vaccini per assicurare l'abbattimento dei virus presenti in forma endemica nel fondo dell'epidemia degli asintomatici;
  • ridurre al minimo i tempi di conservazione e gli sprechi di vaccini per scadenza.
L'accertanento del livello d'immunita' diffusa nel Paese e' molto facile da fare in tempi brevi con test rapidi su piccoli numeri, statisticamente significativi, di persone scelte nelle varie regioni, con progettazione ed elaborazione dei dati affidati all' Istituto Superiore di Sanita'.
E' una cosa da fare presto, prima di fare nuovi importanti ordini di vaccini.

460 MORTI: MA QUANDO CALERANNO?   (9 aprile 2021)
I decessi sono una diretta conseguenza dei contagi, per cui a meno delle fluttuazioni piu' o meno statistiche, possiamo scrivere (in modo puramente indicativo) nello schema seguente l'andamento nel tempo che ci possiamo aspettare:

         ANDAMENTO TEMPORALE DELLA PERCENTUALE DEI POSITIVI AL TEST IN PIEMONTE:   

                                                           |----------------- Zona rossa -----------------> 

            fondo       Picco      fondo    Picco Natale   fondo   Inizio picco         Fine picco   fondo

CONTAGI: --- 3.6% ----- 11.5% ------ 2% ------- 18% ------- 10% ------ 18% <---PLATEAU---> 17% ------ 11% ---

DECESSI: ---  90 ------- 287 ------- 50 ------- 450 ------- 250 ------ 450 =============== 425 ------ 275 ---

(dopo 20  1/9...10/9    20/10   1/12...20/12    1/1     15/1...15/2   15/3 <--- ????? ---> 29/3       7/4

 giorni)                                     |------------------ Variante inglese -------------------------->

Il nostro fardello e' costituito dall'epidemia degli asintomatici che pur emettendo cariche virali piu' deboli espongono al rischio inconsapevole le persone piu' deboli ed immuno-depresse.
L'estate scorsa il relativo fondo di contagi era sceso fino al 2%, che con la proporzionalita' da noi ipotizzata nello schema corrisponde ad 50 decessi al giorno, che sono sempre tanti.
Ora ci sono dei miglioramenti, come l'aumento del numero di persone immuni perche' vaccinate.
Ma anche dei peggioramenti per colpa della variante inglese che, essendo piu' contagiosa, tende ad innalzare il livello del fondo degli asintomatici (prima di Natale era il 2%, dopo il picco di Natale e' rimasto sempre sopra al 10%, come si vede nello schema).
Ci dobbiamo aspettare quindi un fondo degli asintomatici che, partendo dal 10% (corrispondente a 250 decessi al giorno) a fine aprile (cioe' 20 giorni dopo il 29/3), scendera' poi per le immunita' e per la temperatura piu' alta anche sotto al 2% (corrispondente a 50 decessi al giorno) in estate. L'unica speranza e' nella debolezza delle cariche virali diffuse in estate dagli asintomatici, che forse potrebbero provocare meno infezioni gravi e quindi meno decessi di quelli qui' previsti.
Questa e' la risposta al quesito iniziale (nel titolo); non si sfugge a questo legame tra contagi e decessi.

SITUAZIONE DEL 9/4 (ore 17:30): I decessi di oggi in Italia sono 460 (oltre 113.000 dall'inizio della pandemia), valore tornato ad un valore superiore ai 400 decessi al giorno, dopo oltre 40 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Attenzione: questo numero e' allarmante perche' 460 e' un numero alto, ma purtroppo e' la diretta conseguenza del picco dei contagi di 20 giorni fa, quando erano al massimo della terza ondata. L'andamento del numero dei decessi mostra, com'e' naturale, una diretta correlazione con l'andamento dei contagi della terza ondata, che hanno iniziato a crescere a meta' febbraio ed hanno raggiunto il massimo a meta' marzo.
Quindi essendo ora ai primi di aprile ci dobbiamo aspettare un alto numero di decessi, dovuti alle infezioni avvenute nella terza ondata. Tra 20 giorni poi scenderanno probabilmente in modo definitivo verso i 200 decessi al giorno, per poi calare ulteriormente quando diventera' importante l'effetto immunitario delle vaccinazioni.
L'argomento secondo noi merita di essere approfondito come abbiamo gia' fatto il 4/2 commentando i TROPPI DECESSI.
Infatti la nostra interpretazione prevedeva valori elevati del numero di decessi (anche oltre 400), con un ritardo tipico di circa 20 giorni rispetto all'andamento della curva dei contagi, che sono quelli che mediamente intercorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi iniziano a scendere (fine marzo), prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi poi, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno (il dato di oggi e' in accordo con queste previsioni), causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese). Attualmente in Piemonte questo fondo ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata (ora sceso all'11%), che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ). Con la variante inglese ancora in circolazione temiamo pero' che questo valore di equilibrio possa cambiare in peggio (forse al 10%) per la maggiore contagiosita', salvo diminuire poi nella stagione calda e per effetto delle vaccinazioni.

Il dato di OGGI dei positivi al test e' di 12.5% (ultima colonnina a destra nel grafico ), e' un po' salito rispetto a quello di ieri come ci potevamo aspettare per un nuovo picco del venerdi', e si colloca correttamente vicino al livello del fondo indicato dalla linea grigia, che unisce le valli e che risulta cosi' essere disegnata in modo appropriato lungo una discesa finalmente abbastanza decisa.
Il risultato conferma finalmente dopo 20 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte la discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, aveva ritardato la discesa della curva dei contagi.
Infatti secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 sono calati (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese sono cresciuti (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalevano ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con le nostre due linee rossa e grigia nel grafico sta continuando.
Nei due giorni (7 e 8 aprile), NON si e' riscontrata una risalita della curva per effetto della MINORE temperatura ambientale.
Questo significa che NON e' stato l'innalzamento della temperatura ambientale a provocare l'inizio della discesa dei contagi, dopo un lungo periodo di sostanziale stabilita' tra il 17% ed il 18%, malgrado la zona rossa.
Rimane non chiara la causa della diminuzione dei contagi, che NON ci sembra possa essere attribuita alle onerose restrizioni della zona rossa (per il ritardo con cui la diminuzione e' iniziata).
Queste cose non accadono per caso: una causa ci dev'essere e forse la sua conoscenza potrebbe consentirci di evitare o ridurre i futuri ricorsi all'onerosa zona rossa, quando si ha a che fare con la variante inglese, visto che in Piemonte la zona rossa non e' riuscita per ben 15 giorni a far decrescere i contagi di quella che noi riteniamo essere la variante inglese (mentre quelli del Sars-CoV-2 riteniamo che siano diminuiti subito, fin dall'inizio della zona rossa).

Ecco allora il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi erano ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni. Ora al 9/4 continua la discesa da questo picco e dal 18% siamo scesi all'11.1% (malgrado il dato di oggi piu' alto perche' attribuito all'odierno picco del venerdi'). Ci aspettiamo che questa discesa continui anche sotto al 10% (ormai ci siamo quasi), che era il livello del fondo degli asintomatici prima dell'inizio di questa terza ondata, per considerarla conclusa.
  • Evidentemente abbiamo avuto a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono state sufficienti ad arrestarne la diffusione, che e' proceduta incrementando i contagi e compensando, in questo caso per due settimane, la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
LENTA DIMINUZIONE DEI CONTAGI: Non dobbiamo accontentarci di prendere atto che i contagi ora stanno diminuendo ma bisogna capire anche come e perche' questa evoluzione di tipo nuovo e' avvenuta.
La difficolta' che si e' incontrata a far decrescere il numero dei contagi di questa nuova variante "inglese" puo' dipendere:
  1. dalla sua maggiore contagiosita', che ne aumenta la diffusione;
  2. da un suo tempo di guarigione piu' lungo.
Il numero di persone infette aumenta a causa dei nuovi contagi e diminuisce con il procedere delle guarigioni (o dei decessi), che pero' possono avere tempi diversi per i vari tipi di virus (varianti del Sars-CoV-2).
Se la variante inglese avesse un tempo di guarigione piu' lungo, la zona rossa sarebbe comunque utile per ostacolarne l'ulteriore diffusione e la diminuzione dei contagi avverrebbe piu' lentamente, non per inefficacia della zona rossa, ma per le difficolta' che incontrano gli anticorpi a neutralizzare la proliferazione di questo particolare virus.
Sarebbe una pessima notizia la sua capacita' di elusione anche parziale della risposta anticorpale, che e' l'unica difesa che abbiamo contro il virus. Con queste mutazioni c'e' il rischio che compaia prima o poi anche una variante addirittura incurabile o quasi.
Per fortuna pero' finora l'andamento della curva dei contagi NON ci sembra che possa suffragare questa seconda ipotesi.
Qualora invece in futuro fosse l'elevata contagiosita' ad impedire la decrescita dei contagi si potrebbero modificare le restrizioni, anche trovando il giusto modo di inasprirle se necessario, affinche' si possa riuscire a ridurre maggiormente i contagi e cosi' anche a far durare di meno le restrizioni.
L'alternativa di riaprire tutto, per andare incontro alle esigenze di chi protesta, non sarebbe una buona scelta perche' lascerebbe aumentare di molto i virus in circolazione. Cio' comporterebbe non solo l'accettazione che ricoveri e decessi possano aumentare (come in Brasile, dove sono raddoppiati) ma anche di vivere poi in un ambiente con una piu' alta concentrazione di virus.
Con le giuste restrizioni invece crediamo che si possa arrivare in tempi ragionevoli a far decrescere ulteriormente i contagi e la quantita' di virus in circolazione.
Ora che la curva dei contagi sta scendendo decisamente diminuiranno sia i danni dei contagi, che i costi della zona rossa che potrebbe cosi' finire prima del previsto.
Siamo ormai fiduciosi che continuera'.
Visto il livello alto dei contagi (11% lo e'), manteniamo lo stato in ALLARME PER CONTAGI ALTI MA IN DISCESA in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

COSA STA FACENDO DECRESCERE I CONTAGI?   (9 aprile 2021)
A causa delle due settimane di ritardo dell'inizio della decrescita della curva dei contagi non riteniamo che possa essere attribuita alla zona rossa, che comunque e' servita ad interromperne la crescita.
Ma allora che cosa ha avviato la decrescita dei contagi?
Avevamo provato ad attribuirla a fattori ambientali (la temperatura) ma sembra che non sia cosi', perche' con il ritorno del freddo sarebbe dovuta tornare a crescere ma questo non e' successo.
Un'altra causa possibile dell'innesco della decrescita potrebbe essere stato l'aumento del numero delle persone immunizzate per essere state infettate (in grande maggioranza senza sintomi).
Infatti sappiamo che questa immunita' dura alcuni mesi e quindi attualmente sono ancora immuni gli infettati della seconda ondata (novembre 2020), del picco di Natale e questi della terza ondata, oltre a quelli del lungo periodo di fondo alto (10%) per la presenza della variante inglese.
Quante sono attualmente queste persone immunizzate?
La discesa della curva (anche di quella attuale) mostra che i contagi dimezzano in 15 giorni (3 cm in orizzontale nel grafico) e quindi e' in accordo con il tempo di guarigione di un mese, osservato anche in passato per il Sars-CoV-2.
Proviamo allora a contarli misurando le aree di queste 3 ondate della pandemia (somo l'ordinata moltiplicata per la frazione di mese):
  1. La seconda ondata e' durata 60 giorni con un valor medio di contagi del 6%: quindi se in 30 giorni sono rimasti infettati il 6%, in tutta la seconda ondata sono rimasti immunizzati il 12% della popolazione.
  2. L'ondata di Natale visibile nel grafico della terza ondata e' durata 30 giorni con un valor medio di contagi dell'11% quindi sono rimasti immunizzati l'11% della popolazione.
  3. La terza ondata attuale ha mantenuto i contagi al 10% tra il giorno 20 ed il giorno 50 del 2021, producendo un 10% di immunizzati, poi e' iniziato il picco della terza ondata che e' durata finora 40 giorni con un valor medio di contagi del 15%, producendo altri 40/30*15% = 20% di immunizzati.
Quindi il totale di questi immunizzati naturali e' di 12% + 11% + 10% + 20% = 53%.
In Italia si sono superati i 12 milioni di vaccinazioni che sono il 20% della popolazione, meta' dei quali erano gia' immunizzati naturali (in base al calcolo precedente), quindi e' un altro 10% di nuovi immunizzati da vaccinazione che porta il totale degli immunizzati attuali in Piemonte al 63%, a cui si devono aggiungere anche gli immunizzati delle infezioni degli altri periodi non considerati.
Questo numero si avvicina al 70%-75% a cui il fattore Rt scende sotto a 1 per la maggiore difficolta' incontrata dal virus a contagiare e si disinnesca cosi' la crescita esponenziale dei contagi: e' l'effetto della cosiddetta "immunita' di gregge".
Non possiamo escludere percio' che questa possa essere la causa della decrescita dei contagi che stiamo osservando in questi giorni e non solo il mantenimento prolungato della zona rossa (se la nostra ipotesi e' giusta).
E' importantissimo riuscire ad individuare la causa perche' e' legata alle caratteristiche della variante inglese e puo' indicarci un metodo di contenimento alternativo alle onerose restrizioni delle zone rosse.
La buona notizia e' che, essendo in Piemonte gia' ora al 63% di immunizzati, l'immunita' di gregge e' meno lontana di quanto pensavamo e, con le vaccinazioni che progrediscono, probabilmente NON ci saranno altre "ondate" ed i piemontesi possono prepararsi alle riaperture e ad un'estate finalmente "normale".
Sorprendentemente sembra che nessuno si sia accorto di questa elevatissima immunita' diffusa (al 63% in Piemonte), che credo ci sia anche nel resto d'Italia.
Avvicina, e di molto, l'immunita' di gregge raggiungibile con le vaccinazioni, che molti commentatori ritengono si raggiungera' a fine estate (invece ci siamo gia' quasi arrivati!).
N.B. Qualora non ci fosse stato il contributo del 10% delle vaccinazioni gia' fatte, per ricavare quel 10% dal picco della terza ondata, invece di decrescere ora, il picco sarebbe dovuto continuare per altri 20 giorni (con i conseguenti ricoveri e decessi aggiuntivi): gia' ora cominciamo a raccogliere i primi frutti delle vaccinazioni.
IL RUOLO DELLE RESTRIZIONI SUL CONTENIMENTO DELL'EPIDEMIA: Se l'ipotesi precedente fosse confermata, si aprirebbe un'importante discussione sul ruolo delle restrizioni da adottare per il contenimento dell'epidemia nelle sue fasi piu' avanzate, cioe' quando la percentuale degli immunizzati (da calcolare come abbiamo fatto noi poco sopra) e' superiore al 40%, per i seguenti motivi:
  • Com'e' accaduto nella terza ondata ipotizziamo che la discesa dei contagi inizia comunque al raggiungimento del 70% degli immunizzati presenti (tutti i numeri qui' citati sono puramente indicativi ed usati per far meglio comprendere gli argomenti discussi).
  • Per raggiungere questo limite occorre che la curva dei contagi arrivi a sviluppare un'area prefissata (quanto occorre per arrivare al 70%).
  • Con le restrizioni in atto la crescita dell'area e' piu' lenta (ordinate minori ed intervallo di ascisse maggiore).
  • Senza restrizioni la crescita dell'area e' piu' rapida (ordinate maggiori ed intervallo di ascisse minore).
  • Il costo sociale ed economico delle restrizioni aumenta piu' che linearmente con la loro durata (cioe' con l'ampiezza dell'intervallo sulle ascisse).
Ne consegue che se all'inizio di un'ondata siamo in grado di valutare la percentuale di immunizzati presenti dovuti:
  1. alle precedenti ondate,
  2. al livello del fondo degli asintomatici (che e' piu' basso ma che si protrae piu' a lungo nel tempo)
  3. ed alle vaccinazioni
allora possiamo, in base alle esperienze del passato, capire se durante l'ondata dell'epidemia che e' iniziata si arrivera' a quella percentuale limite del 70% che la fa poi inevitabilmente decrescere.
A questo punto si presentano due possibilita' (i dati sono solo esemplificativi):
  1. NON si attua il lockdown e si arriva alla fine dell'ondata in un mese di tempo e con un picco di contagi al 40% (con la stessa area, quella necessaria per arrivare al 70% ed innescare la decrescita "immunitaria", in entrambi i casi).
  2. Oppure si attua un lockdown piu' o meno parziale e si arriva alla fine dell'ondata con un picco di contagi al 20% ed in un tempo piu' lungo (due mesi). In tal caso il lockdowm, se non indispensabile, ha un effetto perverso di allungare la propria durata, aumentando i relativi costi economici.
Il risultato nei due casi e' lo stesso per quanto riguarda il numero di contagi complessivo, i ricoveri ed i decessi (concentrati temporalmemte del doppio nel secondo caso, con possibili problemi per le strutture sanitarie). Ovviamente nel secondo caso i problemi sociali ed economici del lockdown NON ci sono.
La seconda possibilita' sembra piu' vantaggiosa se le strutture sanitarie sono state predisposte a sostenere l'impatto maggiore.
Questo non e' assolutamente vero pero' se vengono a mancare le nostre due ipotesi:
  1. che durante un'ondata epidemica i contagi scendono comunque quando il 70% della popolazione e' immune;
  2. che all'inizio dell'ondata la percentuale degli immunizzati (da calcolare come abbiamo fatto noi poco sopra) e' superiore al 40%.
Questo spiega perche' e' stato un errore catastrofico quello di quei Paesi che all'inizio della pandemia (quando la seconda ipotesi non era verificata) hanno deciso di non adottare restrizioni, lasciando diffondere l'epidemia ed aumentare il numero di virus in circolazione.
Mentre nel caso da noi considerato con o senza restrizioni l'ondata si arresta comunque con un'area del picco che e' la stessa nei due casi, quando la seconda ipotesi non e' verificata senza restrizioni il picco cresce fino ad un'area molto maggiore che non quello con le restrizioni: e cosi' sono poi molto maggiori i ricoveri ed i decessi.
E' quello che e' accaduto all'inizio in Paesi come il Brasile ed anche gli USA, non in Italia che nel 2020 riusci' a salvare decine di migliaia di vite umane con il lockdown.

SITUAZIONE DEL 8/4 (ore 18:25): I decessi di oggi in Italia sono 487 (oltre 112.000 dall'inizio della pandemia), valore tornato ad un valore superiore ai 400 decessi al giorno, dopo oltre 40 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Attenzione: questo numero cosi' elevato non e' allarmante, purtroppo, perche' 20 giorni fa i contagi erano al massimo della terza ondata. L'andamento del numero dei decessi mostra, com'e' naturale, una correlazione con l'andamento dei contagi della terza ondata, che hanno iniziato a crescere a meta' febbraio ed hanno raggiunto il massimo a meta' marzo.
Quindi essendo ora ai primi di aprile ci dobbiamo aspettare un alto numero di decessi, dovuti alle infezioni avvenute nella terza ondata. Tra 20 giorni poi scenderanno probabilmente in modo definitivo verso i 200 decessi al giorno, per poi calare ulteriormente quando diventera' importante l'effetto immunitario delle vaccinazioni.
L'argomento secondo noi merita di essere approfondito come abbiamo gia' fatto il 4/2 commentando i TROPPI DECESSI.
Infatti la nostra interpretazione prevedeva valori elevati del numero di decessi (anche oltre 400), con un ritardo tipico di circa 20 giorni rispetto all'andamento della curva dei contagi, che sono quelli che mediamente intercorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi iniziano a scendere (fine marzo), prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno (il dato di oggi e' in accordo con queste previsioni), causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese). Attualmente in Piemonte questo fondo ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata (ora sceso all'11%), che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ). Con la variante inglese ancora in circolazione temiamo pero' che questo valore di equilibrio possa cambiare in peggio (forse al 10%) per la maggiore contagiosita', salvo diminuire poi nella stagione calda e per effetto delle vaccinazioni.

Il dato di OGGI dei positivi al test e' di 11.1% (ultima colonnina a destra nel grafico ), e' praticamente identico a quello di ieri e seguono entrambi l'andamento atteso di discesa dal picco del venerdi', collocandosi correttamente al livello del fondo indicato dalla linea grigia, che unisce le valli e che risulta cosi' essere disegnata in modo appropriato lungo una discesa finalmente abbastanza decisa.
Il risultato e' molto incoraggiante perche' conferma finalmente dopo 20 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte l'inizio della discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, aveva ritardato la discesa della curva dei contagi.
Infatti secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 sono calati (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese sono cresciuti (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalevano ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con le nostre due linee rossa e grigia nel grafico ci auguriamo che possa continuare.
Nei due giorni (7 e 8 aprile), NON si e' riscontrata una risalita della curva per effetto della MINORE temperatura ambientale.
Questo secondo noi significa che NON e' stato l'innalzamento della temperatura ambientale a provocare l'inizio della discesa dei contagi, dopo un lungo periodo di sostanziale stabilita' tra il 17% ed il 18%, malgrado la zona rossa.
Questo ci dispiace, perche' rimane a noi sconosciuta la causa della diminuzione dei contagi, che NON ci sembra possa essere attribuita alle onerose restrizioni della zona rossa (per il ritardo con cui la diminuzione e' iniziata). Queste cose non accadono per caso: una causa ci dev'essere e forse la sua conoscenza potrebbe consentirci di evitare o ridurre i futuri ricorsi all'onerosa zona rossa, quando si ha a che fare con la variante inglese, visto che in Piemonte la zona rossa non e' riuscita per ben 15 giorni a far decrescere i contagi di quella che noi riteniamo essere la variante inglese (mentre quelli del Sars-CoV-2 riteniamo che siano diminuiti subito, fin dall'inizio della zona rossa).

Ecco allora il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi erano ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni. Ora all' 8/4 continua la discesa da questo picco e dal 18% siamo scesi all'11.1%. Ci aspettiamo che questa discesa continui anche sotto al 10% (ormai ci siamo quasi), che era il livello del fondo degli asintomatici prima dell'inizio di questa terza ondata, per considerarla conclusa.
  • Evidentemente abbiamo avuto a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono state sufficienti ad arrestarne la diffusione, che e' proceduta incrementando i contagi e compensando la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
LENTA DIMINUZIONE DEI CONTAGI: Non dobbiamo accontentarci di prendere atto che i contagi stanno diminuendo ma bisogna capire anche come e perche' questa evoluzione di tipo nuovo e' avvenuta.
La difficolta' che si e' incontrata a far decrescere il numero dei contagi di questa nuova variante "inglese" puo' dipendere:
  1. dalla sua maggiore contagiosita', che ne aumenta la diffusione;
  2. da un suo tempo di guarigione piu' lungo.
Il numero di persone infette aumenta a causa dei nuovi contagi e diminuisce con il procedere delle guarigioni (o dei decessi), che pero' possono avere tempi diversi per i vari tipi di virus (varianti del Sars-CoV-2).
Se la variante inglese avesse un tempo di guarigione piu' lungo, la zona rossa sarebbe comunque utile per ostacolarne l'ulteriore diffusione e la diminuzione dei contagi avverrebbe piu' lentamente, non per inefficacia della zona rossa, ma per le difficolta' che incontrano gli anticorpi a neutralizzare la proliferazione di questo particolare virus.
Sarebbe una pessima notizia la sua capacita' di elusione anche parziale della risposta anticorpale, che e' l'unica difesa che abbiamo contro il virus. Con queste mutazioni c'e' il rischio che compaia prima o poi anche una variante addirittura incurabile o quasi.
Per fortuna pero' finora l'andamento della curva dei contagi NON ci sembra che possa suffragare questa seconda ipotesi.
Qualora invece in futuro fosse l'elevata contagiosita' ad impedire la decrescita dei contagi si potrebbero modificare le restrizioni, anche inasprendole se necessario, affinche' si possa riuscire a ridurre maggiormente i contagi e cosi' anche a far durare di meno le restrizioni.
L'alternativa di riaprire tutto, per andare incontro alle esigenze di chi protesta, non sarebbe una buona scelta perche' lascerebbe aumentare di molto i virus in circolazione. Cio' comporterebbe non solo l'accettazione che ricoveri e decessi possano aumentare (come in Brasile, dove sono raddoppiati) ma anche di vivere poi in un ambiente con una piu' alta concentrazione di virus.
Con le giuste restrizioni invece crediamo che si possa arrivare in tempi brevi a far decrescere ulteriormente i contagi e la quantita' di virus in circolazione.
Ora che la curva dei contagi sta scendendo decisamente diminuiranno sia i danni dei contagi, che i costi della zona rossa che potrebbe cosi' finire prima della fine di aprile.
Siamo ormai fiduciosi che continuera' cosi' come tutti ci auguriamo.
Visto il livello alto dei contagi, manteniamo lo stato in ALLARME PER CONTAGI ALTI MA IN DISCESA in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

ANDAMENTO DEI CONTAGI IN PIEMONTE: IL RUOLO DELLA VARIANTE INGLESE   (8 aprile 2021)
Confrontiamo i livelli dei contagi in Piemonte (sull'asse verticale, quello delle ordinate) nei due grafici della seconda e della terza ondata nel periodo che va dai primi giorni di settembre ai primi di aprile:
  • dal 10/9 al 20/12 i contagi in Piemonte sono partiti dal 3.6% e per arrivare al picco di 11.5%, come si vede nel grafico della seconda ondata.
  • A dicembre, alla fine della seconda ondata, i contagi sono partiti da un livello del 2% per arrivare al picco del 18% nel periodo dello "shopping di Natale", come si vede nel grafico della terza ondata.
    Per essere arrivato cosi' in alto (50% piu' del picco della seconda ondata) evidentemente c'e' stato il contributo deleterio della variante inglese, che e' dilagata negli assembramenti dello shopping Natalizio.
  • Da gennaio a marzo la presenza della variante inglese, caratterizzata da una piu' alta contagiosita' non ha permesso poi ai contagi di tornare al livello del 2%, lasciandolo ad un livello del 10% (alto) fino a marzo.
  • A marzo i contagi partono cosi' da un fondo del 10% e arrivano poi al picco del 18%, come si vede nel grafico della terza ondata.
  • Una cosa molto strana e' la durata in plateau del picco per ben 14 giorni prima di iniziare la discesa, peraltro abbastanza rapida (dal 17 % all'11% in soli 9 giorni). Questa velocita' di discesa e' piu' o meno la stessa che avevamo visto nelle precedenti ondate, ma rimane un mistero il plateau, durato per ben 14 giorni (indicato con punti interrogativi) dopo l'inizio della zona rossa.
    Quello che appare e' che l'inizio della zona rossa ha solo arrestato la crescita dei contagi, senza arrivare a farli decrescere, come se ci fossero due componenti: una sensibile alla zona rossa (Sars-CoV-2), che e' diminuita bloccando la crescita, e l'altra (Variante inglese) non sensibile che per 14 giorni ha continuato a produrre contagi, malgrado la zona rossa, in quantita' tale da compensare esattamente la decrescita della prima componente, cosicche' i contagi complessivi sono rimasti costanti (in plateau) per 2 settimane.
    Poi anche questa seconda componente ha iniziato a diminuire ma solo dopo due settimane (per motivi sconosciuti), provocando il calo dei contagi dal plateau fino al livello del fondo (per ora all'11%).
    Rimane comunque un mistero cosa sia successo il giorno 29/3 per far cambiare bruscamente l'andamento della curva, che da costante, com'era dal 15/3, ha iniziato a decrescere in modo deciso fino ad oggi, a parte la breve risalita per rispettare il solito comportamento che prevede un picco il venerdi' (indicato con una V rossa).
    Tentativamente avevamo ipotizzato che la causa di questo strano comportamento della variante inglese potesse essere stata una sua spiccata sensibilita' alla temperatura ambientale (la decrescita sarebbe dovuta ad un'ondata di caldo). Questa ipotesi potrebbe ancora essere valida se oggi i contagi salissero molto (per l'ondata di freddo in corso). Tra poche ore avremo la risposta.
    Sarebbe importantissimo scoprire cosa ha fatto decrescere i contagi della variante inglese perche' NON dovrebbero essere state le onerose restrizioni della zona rossa ma qualcos'altro.
  • Ci aspettiamo poi che il livello del fondo rimanente dopo il picco torni ancora intorno al 10%, com'era prima dell'inizio della terza ondata.

         ANDAMENTO TEMPORALE DELLA PERCENTUALE DEI POSITIVI AL TEST IN PIEMONTE:   

                                                              |------- Zona rossa --------------------> 

       fondo       Picco      fondo    Picco Natale   fondo   Inizio picco         Fine picco   fondo

   ---- 3.6% ----- 11.5% ------ 2% ------- 18% ------- 10% ------ 18% <---PLATEAU---> 17% ------ 11% ---

     1/9...10/9    20/10   1/12...20/12    1/1     15/1...15/2   15/3 ---- ????? ---- 29/3       7/4

                                         |------------------------- Variante inglese ----------------->

Questi livelli di contagi corrispondono linearmente ai numeri di ricoveri e decessi conseguenti ai contagi.
Passare da un fondo del 2% del Sars-CoV-2 al 10% della variante inglese comporta quintuplicare i ricoveri e decessi giornalieri (per esempio passare da 100 a 500 decessi al giorno).
Quindi la variante inglese e' la responsabile dell'alto numero di decessi, che si protrae nel tempo, causati da quel fondo del 10% (anziche' 2%) presente da Natale in poi.
Questo innalzamento del fondo prodotto dalla variante inglese potrebbe essere una brutta notizia, perche' sembra preludere ad una presenza massiccia da ora in poi della variante inglese nel fondo prodotto dall' epidemia degli asintomatici , che e' la forma finora adottata dal Sars-CoV-2 per sopravvivere in modo permanente (endemico) nella popolazione.
Se cio' accadesse il livello del fondo degli asintomatici, che l'estate scorsa era al 2%, potrebbe salire molto (forse anche al 10%), producendo un grande incremento dei ricoveri e dei decessi per tutto l'anno. Fortunatamente sembra che i vaccini finora usati siano efficaci contro la variante inglese e questo potrebbe essere un aiuto decisivo.
L'obiettivo principale di sanita' pubblica diventa cosi' questo livello di fondo che, integrato sul maggiore intervallo di tempo in cui produce contagi, puo' essere anche piu' dannoso di un'ondata epidemica.
Bisognerebbe continuare per tutto l'anno il monitoraggio degli asintomatici, tracciandoli in qualche modo per limitare la diffusione della variante inglese anche d'estate.

SITUAZIONE DEL 7/4 (ore 18:25): I decessi di oggi in Italia sono 627 (oltre 112.000 dall'inizio della pandemia), valore tornato ad un valore molto superiore ai 400 decessi al giorno, dopo oltre 36 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Attenzione: questo numero cosi' elevato non e' allarmante, purtroppo, perche' 20 giorni fa i contagi erano al massimo della terza ondata. L'andamento del numero dei decessi mostra, com'e' naturale, una correlazione con l'andamento dei contagi della terza ondata, che hanno iniziato a crescere a meta' febbraio ed hanno raggiunto il massimo a meta' marzo.
Quindi essendo ora ai primi di aprile ci dobbiamo aspettare un alto numero di decessi, dovuti alle infezioni avvenute nella terza ondata. Tra 20 giorni poi scenderanno probabilmente in modo definitivo verso i 200 decessi al giorno.
L'argomento secondo noi merita di essere approfondito come abbiamo gia' fatto il 4/2 commentando i TROPPI DECESSI.
Infatti la nostra interpretazione prevedeva valori elevati del numero di decessi (anche oltre 400), con un ritardo tipico di circa 20 giorni rispetto all'andamento della curva dei contagi, che sono quelli che mediamente intercorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi iniziano a scendere (fine marzo), prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno (il dato di oggi e' in accordo con queste previsioni), causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese). Attualmente in Piemonte questo fondo ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata (ora sceso all'11%), che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ). Con la variante inglese ancora in circolazione temiamo pero' che questo valore di equilibrio possa cambiare in peggio (forse al 10%) per la maggiore contagiosita', salvo diminuire poi nella stagione calda.

Il dato di OGGI dei positivi al test e' di 11.6% (ultima colonnina a destra nel grafico ) e segue ancora l'andamento atteso di discesa dal picco del venerdi', collocandosi correttamente al livello del fondo indicato dalla linea grigia che unisce le valli e che risulta cosi' essere disegnata in modo appropriato lungo una discesa finalmente abbastanza decisa.
Il risultato e' molto incoraggiante perche' conferma finalmente dopo 19 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte l'inizio della discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, aveva ritardato la discesa della curva dei contagi.
Infatti secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 sono calati (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese sono cresciuti (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalevano ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con le nostre due linee rossa e grigia nel grafico ci auguriamo che possa continuare, anche nei due giorni (7 e 8 aprile), in cui temevamo che la curva avrebbe potuto risalire per effetto della MINORE temperatura ambientale.

Ecco il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi erano ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni. Ora al 7/4 continua la discesa da questo picco e dal 18% siamo scesi all'11.6%. Ci aspettiamo che questa discesa continui anche sotto al 10% (ormai ci siamo quasi), che era il livello del fondo degli asintomatici prima dell'inizio di questa terza ondata, per considerarla conclusa.
  • Evidentemente abbiamo avuto a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono state sufficienti ad arrestarne la diffusione, che e' proceduta incrementando i contagi e compensando la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
LENTA DIMINUZIONE DEI CONTAGI: Non dobbiamo accontentarci di prendere atto che i contagi stanno diminuendo ma bisogna capire anche come e perche' questa evoluzione di tipo nuovo e' avvenuta.
La difficolta' che si e' incontrata a far decrescere il numero dei contagi di questa nuova variante "inglese" puo' dipendere:
  1. dalla sua maggiore contagiosita', che ne aumenta la diffusione;
  2. da un suo tempo di guarigione piu' lungo.
Il numero di persone infette aumenta a causa dei nuovi contagi e diminuisce con il procedere delle guarigioni (o dei decessi), che pero' possono avere tempi diversi per i vari tipi di virus (varianti del Sars-CoV-2).
Se la variante inglese avesse un tempo di guarigione piu' lungo, la zona rossa sarebbe comunque utile per ostacolarne l'ulteriore diffusione e la diminuzione dei contagi avverrebbe piu' lentamente, non per inefficacia della zona rossa, ma per le difficolta' che incontrano gli anticorpi a neutralizzare la proliferazione di questo particolare virus.
Sarebbe una pessima notizia la sua capacita' di elusione anche parziale della risposta anticorpale, che e' l'unica difesa che abbiamo contro il virus. Con queste mutazioni c'e' il rischio che compaia prima o poi anche una variante addirittura incurabile o quasi.
Per fortuna pero' finora l'andamento della curva dei contagi NON ci sembra che possa suffragare questa seconda ipotesi.
Qualora invece in futuro fosse l'elevata contagiosita' ad impedire la decrescita dei contagi si potrebbero modificare le restrizioni, anche inasprendole se necessario, affinche' si possa riuscire a ridurre maggiormente i contagi e cosi' anche a far durare di meno le restrizioni.
L'alternativa di riaprire tutto, per andare incontro alle esigenze di chi protesta, non sarebbe una buona scelta perche' lascerebbe aumentare di molto i virus in circolazione. Cio' comporterebbe non solo l'accettazione che ricoveri e decessi possano aumentare (come in Brasile, dove sono raddoppiati) ma anche di vivere poi in un ambiente con una piu' alta concentrazione di virus.
Con le giuste restrizioni invece crediamo che si possa arrivare in tempi brevi a far decrescere ulteriormente i contagi e la quantita' di virus in circolazione.
Ora che la curva dei contagi sta scendendo decisamente diminuiranno sia i danni dei contagi, che i costi della zona rossa che potrebbe cosi' finire prima della fine di aprile.
Siamo ormai fiduciosi che continuera' cosi' come tutti si augurano.
Visto il livello alto dei contagi, modifichiamo lo stato in ALLARME PER CONTAGI ALTI MA IN DISCESA in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

SITUAZIONE DEL 6/4 (ore 18:00): I decessi di oggi in Italia sono 421 (oltre 111.000 dall'inizio della pandemia), valore ritornato intorno ai 400 decessi al giorno, dopo oltre 36 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Questo andamento del numero dei decessi non sembra ben correlato con l'andamento dei contagi della terza ondata, che hanno iniziato a crescere a meta' febbraio ed hanno raggiunto il massimo a meta' marzo. Quindi essendo ora ai primi di aprile non ci aspettiamo ancora una diminuzione di decessi dovuti alle infezioni della terza ondata.
L'argomento secondo noi merita di essere approfondito come abbiamo gia' fatto il 4/2 commentando i TROPPI DECESSI.
Infatti la nostra interpretazione prevedeva valori elevati del numero di decessi (anche oltre 400), con un ritardo tipico di circa 20 giorni rispetto all'andamento della curva dei contagi, che sono quelli che mediamente intercorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi iniziano a scendere, prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno (con il dato di oggi siamo sulla buona strada), causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese). Attualmente in Piemonte questo fondo ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata (ora sceso al 14%), che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ). Con la variante inglese ancora in circolazione temiamo pero' che questo valore di equilibrio possa cambiare in peggio per la maggiore contagiosita', salvo poi diminuire nella stagione calda.

Il dato di OGGI dei positivi al test e' di 13.3% (ultima colonnina a destra nel grafico ) e segue l'andamento atteso di discesa dal picco del venerdi', collocandosi correttamente al livello del fondo indicato dalla linea grigia che unisce le valli e che risulta cosi' essere disegnata in modo appropriato lungo una discesa finalmente abbastanza decisa.
Il risultato e' molto incoraggiante perche' conferma finalmente dopo 18 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte l'inizio della discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, ha finora ritardato la discesa della curva dei contagi.
Infatti secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 sono calati (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese sono cresciuti (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalevano ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con le nostre due linee rossa e grigia nel grafico ci auguriamo che possa continuare, salvo nei prossimi due giorni (7 e 8 aprile), in cui la curva potrebbe risalire per effetto della MINORE temperatura ambientale.

Ecco il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi erano ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni. Ora al 6/4 continua la discesa da questo picco e dal 18% siamo scesi al 13.3%. Ci aspettiamo che questa discesa continui.
  • Evidentemente abbiamo a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono state sufficienti ad arrestarne la diffusione, che e' proceduta incrementando i contagi e compensando la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
LENTA DIMINUZIONE DEI CONTAGI: Non dobbiamo limitarci a prendere atto che i contagi stanno diminuendo ma bisogna capire invece perche' cio' avviene.
La difficolta' che s'incontra a far decrescere il numero dei contagi di questa nuova variante "inglese" puo' dipendere:
  1. dalla sua maggiore contagiosita', che ne aumenta la diffusione;
  2. da un suo tempo di guarigione piu' lungo.
Il numero di persone infette aumenta a causa dei nuovi contagi e diminuisce con il procedere delle guarigioni (o dei decessi), che pero' possono avere tempi diversi per i vari tipi di virus (varianti del Sars-CoV-2).
Se la variante inglese avesse un tempo di guarigione piu' lungo, la zona rossa sarebbe comunque utile per ostacolarne l'ulteriore diffusione e la diminuzione dei contagi avverrebbe piu' lentamente, non per inefficacia della zona rossa, ma per le difficolta' che incontrano gli anticorpi a neutralizzare la proliferazione di questo particolare virus.
Sarebbe una pessima notizia la sua capacita' di elusione della risposta anticorpale, che e' l'unica difesa che abbiamo contro il virus. Con queste mutazioni c'e' il rischio che compaia anche una variante addirittura incurabile o quasi.
Per fortuna pero' finora l'andamento della curva dei contagi NON ci sembra che possa suffragare questa seconda ipotesi.
Qualora invece fosse l'elevata contagiosita' ad impedire la decrescita dei contagi si potrebbero modificare le restrizioni, anche inasprendole se necessario, affinche' si possa riuscire a ridurre maggiormente i contagi e cosi' anche a far durare di meno le restrizioni.
L'alternativa di riaprire tutto, per andare incontro alle esigenze di chi protesta, lascerebbe aumentare di molto i virus in circolazione. Cio' comporterebbe non solo l'accettazione che ricoveri e decessi possano aumentare (come in Brasile, dove sono raddoppiati) ma anche di vivere poi in un ambiente con una piu' alta concentrazione di virus.
Con le giuste restrizioni invece crediamo che si possa arrivare in tempi brevi a far decrescere i contagi e la quantita' di virus in circolazione.
Ora che la curva dei contagi ha iniziato la discesa diminuiranno sia i danni dei contagi, che i costi della zona rossa che potrebbe cosi' finire prima. Andrebbe benissimo, se continuasse cosi' come noi ci auguriamo.

IL RUOLO DELLA TEMPERATURA: La curva dei contagi potrebbe anche smettere di decrescere il 7 e 8 aprile se la temperatura giocasse un ruolo importante.
Cio' perche' il meteo attuale prevede un calo della temperatura massima addirittura dai 26 gradi del 2/4 agli 11 gradi del 6/4 a Torino ed una temperatura minima di 2 gradi invece di 7 dei giorni prima in Piemonte.
Se la discesa dei contagi si interrompera' il 7 e 8 aprile per poi riprendere, sarebbe un indizio importante per indagare sull'entita' del ruolo che gioca la temperatura ambientale sulla contagiosita' della variante inglese.
E' quindi un'occasione interessante per osservare se la temperatura gioca veramente questo ruolo cosi' importante nella variazione del numero dei contagi (peccato che siano solo 2 i giorni di calo termico).

CONCLUSIONE: Riguardo all'attuale andamento della curva dei contagi restano valide sia le nostre precedenti riflessioni che anche tutte le osservazioni fatte sullo stato della nostra ricerca.
Rimaniamo ancora in attesa della conferma della continuazione di questa diminuzione di contagi dai dati dei prossimi giorni e, qualora la discesa non continuasse, ribadiamo il nostro parere che non si dovrebbe lasciare a lungo la zona rossa, se fosse incerto che nella forma in cui e' attuata risulta sia efficace (ora e' prevista per tutto il mese di aprile, con la gente che protesta), perche' non solo i danni economici ma anche quelli sanitari crescono, accumulandosi per molti giorni.
Visto il livello ancora alto dei contagi, manteniamo lo stato di ALLARME ROSSO PER CONTAGI STABILMENTE ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

SITUAZIONE DEL 5/4 (ore 16:45): I decessi di oggi in Italia sono 296 (oltre 111.000 dall'inizio della pandemia), valore finalmente molto sotto ai 400 decessi al giorno, dopo oltre 36 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Questa diminuzione del numero dei decessi, se continuasse, non e' correlata con l'andamento dei contagi della terza ondata, che hanno iniziato a crescere a meta' febbraio ed hanno raggiunto il massimo a meta' marzo. Quindi essendo ora ai primi di aprile non ci aspettiamo una diminuzione di decessi dovuti alle infezioni della terza ondata.
L'argomento secondo noi merita di essere approfondito come abbiamo gia' fatto il 4/2 commentando i TROPPI DECESSI.
Infatti la nostra interpretazione prevedeva valori elevati del numero di decessi (anche oltre 400), con un ritardo tipico di circa 20 giorni rispetto all'andamento della curva dei contagi, che sono quelli che mediamente intercorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi iniziano a scendere, prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno (con il dato di oggi siamo sulla buona strada), causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese). Attualmente in Piemonte questo fondo ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ). Con la variante inglese ancora in circolazione temiamo pero' che questo valore di equilibrio possa cambiare in peggio per la maggiore contagiosita', salvo poi diminuire nella stagione calda.

Il dato di OGGI dei positivi al test e' di 15.6% (ultima colonnina a destra nel grafico ) e segue l'andamento atteso di discesa dal picco del venerdi', collocandosi correttamente sotto la linea rossa che unisce i picchi e quella grigia che unisce le valli, che risultano cosi' essere disegnate in modo appropriato.
Il risultato e' ancora molto incoraggiante perche' conferma finalmente dopo 18 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte un inizio di discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, ha finora ritardato la discesa della curva dei contagi.
Infatti secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 sono calati (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese sono cresciuti (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalevano ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con le nostre due linee rossa e grigia nel grafico ci auguriamo che possa continuare.

Ecco il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi erano ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni. Ora al 5/4 continua la discera da questo picco e dal 18% siamo scesi al 15.6%. Ci aspettiamo che questa discesa continui.
  • Evidentemente abbiamo a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono state sufficienti ad arrestarne la diffusione, che e' proceduta incrementando i contagi e compensando la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
LENTA DIMINUZIONE DEI CONTAGI: Non dobbiamo limitarci a prendere atto che i contagi stanno diminuendo lentamente ma bisogna capire invece perche' cio' avviene.
La difficolta' che s'incontra a far decrescere il numero dei contagi di questa nuova variante "inglese", oltre che dalla sua maggiore contagiosita', potrebbe anche dipendere da un suo tempo di guarigione piu' lungo.
Infatti il numero di persone infette aumenta a causa dei nuovi contagi e diminuisce con il procedere delle guarigioni (o dei decessi), che pero' possono avere tempi diversi per i vari tipi di virus (varianti del Sars-CoV-2).
Se la variante inglese avesse un tempo di guarigione piu' lungo, la zona rossa sarebbe utile per ostacolarne l'ulteriore diffusione me la decrescita avverrebbe piu' lentamente, non per inefficacia della zona rossa, ma per le difficolta' che incontrano gli anticorpi a neutralizzare la proliferazione di questo particolare virus: sarebbe una pessima notizia la minaccia di riduzione di efficacia dell'unica difesa (quella immunitaria) che abbiamo contro il virus, che potrebbe allora mutare facendo comparire anche una variante addirittura incurabile o quasi.
Per fortuna pero' finora l'andamento della curva dei contagi NON ci sembra che possa suffragare questa seconda ipotesi.
Qualora invece fosse l'elevata contagiosita' ad impedire la decrescita dei contagi si potrebbero modificare le restrizioni, anche inasprendole se necessario, affinche' si possa riuscire a ridurre maggiormente i contagi e cosi' anche a far durare di meno le restrizioni.
L'alternativa di riaprire tutto, per andare incontro alle esigenze di chi protesta, lascerebbe aumentare di molto i virus in circolazione. Cio' comporterebbe non solo l'accettazione che ricoveri e decessi possano aumentare (come in Brasile, dove sono raddoppiati) ma anche di vivere poi in un ambiente con una piu' alta concentrazione di virus.
Con le giuste restrizioni invece crediamo che si possa arrivare in tempi brevi a far decrescere i contagi e la quantita' di virus in circolazione.
Ora che la curva dei contagi ha iniziato la discesa diminuiranno sia i danni dei contagi, che i costi della zona rossa che potrebbe cosi' finire prima. Andrebbe benissimo, se continuasse cosi' come noi ci auguriamo.

IL RUOLO DELLA TEMPERATURA: La curva dei contagi potrebbe anche smettere di decrescere il 7 e 8 aprile se la temperatura gioca un ruolo importante.
Cio' perche' il meteo attuale prevede un calo della temperatura massima addirittura dai 26 gradi del 2/4 agli 11 gradi del 6/4 a Torino ed una temperatura minima di 2 gradi invece di 7 dei giorni prima in Piemonte.
Se la discesa dei contagi si interrompera' il 7 e 8 aprile per poi riprendere, sarebbe un indizio importante per indagare sull'entita' del ruolo che gioca la temperatura ambientale sulla contagiosita' della variante inglese.
E' quindi un'occasione interessante per osservare se la temperatura gioca veramente questo ruolo cosi' importante nella variazione del numero dei contagi (peccato che siano solo 2 i giorni di calo termico).

CONCLUSIONE: Riguardo all'attuale andamento della curva dei contagi restano valide sia le nostre precedenti riflessioni che anche tutte le osservazioni fatte sullo stato della nostra ricerca.
Rimaniamo ancora in attesa della conferma della continuazione di questa diminuzione di contagi dai dati dei prossimi giorni e, qualora la discesa non continuasse, ribadiamo il nostro parere che non si dovrebbe lasciare a lungo la zona rossa, se fosse incerto che nella forma in cui e' attuata risulta sia efficace (ora e' prevista per tutto il mese di aprile, con la gente che protesta), perche' non solo i danni economici ma anche quelli sanitari crescono, accumulandosi per molti giorni.
Visto il livello ancora alto dei contagi, manteniamo lo stato di ALLARME ROSSO PER CONTAGI STABILMENTE ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

SITUAZIONE DEL 4/4 (ore 17:00): I decessi di oggi in Italia sono 326 (oltre 111.000 dall'inizio della pandemia), valore sotto i 400 decessi al giorno dopo oltre 36 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Secondo la nostra interpretazione che prevedeva valori elevati di questo numero anche oltre 400 nei giorni passati, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi inizieranno a scendere, prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese), che attualmente in Piemonte ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici dovrebbe ritornare poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ), ma con la variante inglese ancora in circolazione temiamo che questo valore di equilibrio possa cambiare in peggio per la maggiore contagiosita', salvo poi diminuire nella stagione calda.

Il dato dei positivi al test di OGGI a 23.2% (ultima colonnina a destra nel grafico ) e' un dato che ci sembra troppo alto ed essendo composto da un numero particolarmente basso di campioni analizzati (perche' domenica di Pasqua) l'abbiamo indicato con un punto interrogativo, perche' i contagi veri NON possono variare del 44% (da 16.1 a 23.2) in un solo giorno.
Non ci resta che aspettare il dato di domani per capire come sta andando la curva dei contagi.
Visto il livello alto dei contagi, manteniamo lo stato di ALLARME ROSSO PER CONTAGI STABILMENTE ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

QUANTO SONO ALTI ORA I CONTAGI IN PIEMONTE?   (3 aprile 2021)
Confrontate i valori dei due grafici seguenti sull'asse verticale, quello delle ordinate: Questi livelli di contagi corrispondono linearmente ai numeri di ricoveri e decessi conseguenti ai contagi.
Passare da un fondo del 2% al 10% comporta quintuplicare i decessi giornalieri (per esempio passare da 100 a 500).

SITUAZIONE DEL 3/4 (ore 17:45): I decessi di oggi in Italia sono 376 (oltre 110.000 dall'inizio della pandemia), valore sotto i 400 decessi al giorno dopo oltre 36 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Secondo la nostra interpretazione che prevedeva valori elevati di questo numero anche oltre 400 nei giorni passati, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi inizieranno a scendere, prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese), che attualmente in Piemonte ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici dovrebbe ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ), ma con la variante inglese ancora in circolazione temiamo che questo valore di equilibrio potrebbe cambiare in peggio per la maggiore contagiosita', salvo poi diminuire nella stagione calda.

Il dato di OGGI dei positivi al test e' di 16.1% (ultima colonnina a destra nel grafico ) e segue l'andamento atteso di discesa dal picco del venerdi' e che si colloca correttamente sotto la linea rossa che unisce i picchi e quella grigia che unisce le valli, che risultano cosi' essere disegnate in modo appropriato.
Il risultato e' ancora molto incoraggiante perche' mostra finalmente dopo 18 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte un inizio di discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, ha finora ritardato la discesa della curva dei contagi.
Infatti secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 sono calati (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese sono cresciuti (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalevano ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con le nostre due linee rossa e grigia nel grafico ci auguriamo che possa continuare.

Ecco il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi erano ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni. Ora al 3/4 inizia la discera da questo picco e dal 18% siamo scesi al 16.1%. Ci aspettiamo che questa discesa continui.
  • Evidentemente abbiamo a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono state sufficienti ad arrestarne la diffusione, che e' proceduta incrementando i contagi e compensando la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
LENTA DIMINUZIONE DEI CONTAGI: Non dobbiamo limitarci a prendere atto che i contagi stanno diminuendo lentamente ma bisogna capire invece perche' cio' avviene.
La difficolta' che s'incontra a far decrescere il numero dei contagi di questa nuova variante "inglese", oltre che dalla sua maggiore contagiosita', potrebbe anche dipendere da un suo tempo di guarigione piu' lungo.
Infatti il numero di persone infette aumenta a causa dei nuovi contagi e diminuisce con il procedere delle guarigioni (o dei decessi), che pero' possono avere tempi diversi per i vari tipi di virus (varianti del Sars-CoV-2).
Se la variante inglese avesse un tempo di guarigione piu' lungo, la zona rossa sarebbe utile per ostacolarne l'ulteriore diffusione me la decrescita avverrebbe piu' lentamente, non per inefficacia della zona rossa, ma per le difficolta' che incontrano gli anticorpi a neutralizzare la proliferazione di questo particolare virus: sarebbe una pessima notizia la minaccia di riduzione di efficacia dell'unica difesa (quella immunitaria) che abbiamo contro il virus, che potrebbe allora mutare facendo comparire anche una variante addirittura incurabile o quasi.
Per fortuna pero' finora l'andamento della curva dei contagi NON ci sembra che possa suffragare questa seconda ipotesi.
Qualora invece fosse l'elevata contagiosita' ad impedire la decrescita dei contagi si potrebbero modificare le restrizioni, anche inasprendole se necessario, affinche' si possa riuscire a ridurre maggiormente i contagi e cosi' anche a far durare di meno le restrizioni.
L'alternativa di riaprire tutto, per andare incontro alle esigenze di chi protesta, lascerebbe aumentare di molto i virus in circolazione. Cio' comporterebbe non solo l'accettazione che ricoveri e decessi possano aumentare (come in Brasile, dove sono raddoppiati) ma anche di vivere poi in un ambiente con una piu' alta concentrazione di virus.
Con le giuste restrizioni invece crediamo che si possa arrivare in tempi brevi a far decrescere i contagi e la quantita' di virus in circolazione.
Ora che la curva dei contagi ha iniziato la discesa diminuiranno sia i danni dei contagi, che i costi della zona rossa che potrebbe cosi' finire prima. Andrebbe benissimo, se continuasse cosi' come noi ci auguriamo.
Potrebbe anche smettere di decrescere il 7 e 8 aprile (secondo il meteo attuale, che prevede una temperatura minima di 2 gradi invece di 7 i giorni prima) e poi riprendere la discesa: sarebbe un indizio molto importante per indagare sull'entita' del ruolo che gioca la temperatura ambientale sulla contagiosita' della variante inglese.
Riguardo all'attuale andamento della curva dei contagi restano valide sia le nostre precedenti riflessioni che anche tutte le osservazioni fatte sullo stato della nostra ricerca.
Rimaniamo ancora in attesa della conferma della continuazione di questa diminuzione dei contagi dai dati dei prossimi giorni e, qualora la discesa non continuasse, ribadiamo il nostro parere che non si dovrebbe lasciare a lungo la zona rossa, se inefficace (ora e' prevista per tutto il mese di aprile, con la gente che protesta), perche' non solo i danni economici ma soprattutto anche quelli sanitari crescono, accumulandosi per molti giorni.
Visto il livello ancora alto dei contagi, manteniamo lo stato di ALLARME ROSSO PER CONTAGI STABILMENTE ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

PERCHE' I CONTAGI CALANO ORA E NON PRIMA? COS'E' SUCCESSO?   (3 aprile 2021)
Speriamo che la discesa dei contagi che sembra iniziata continui, ma confessiamo che qualche dubbio l'abbiamo.
Ci sembra strano che dopo l'inizio della zona rossa 18 giorni fa, che ostacola i contagi, per oltre 10 giorni i contagi non sono diminuiti, poi iniziano a diminuire leggermente. La causa non puo' essere la zona rossa ma qualcos'altro dev'essere accaduto.
L'unica cosa che risulta a noi e' una settimana di temperatura piu' alta di 6 o 7 gradi, come se fosse finito l'inverno, in corrispondenza proprio ai giorni in cui i contagi calano.
In effetti un innalzamento della temperatura ambientale riduce la contagiosita' dei virus (e' la ragione per cui d'estate l'epidemia di estingue). Ma era proprio la contagiosita' alta della variante inglese ad impedire ai contagi di diminuire, per cui intravediamo la possibilita' che l'inizio della discesa che vediamo possa dipendere da questo fattore ambientale. Se cosi' fosse la discesa dei contagi dovrebbe interrompersi nei prossimi giorni, perche' ora la temperatura ambientale sta per riabbassarsi di 6 gradi nei prossimi 6 giorni.
Staremo a vedere se tra 6 giorni la diminuzione dei contagi s'interrompera' (dall'8 aprile, secondo le previsioni meteo).
Se s'interrompesse davvero, sarebbe un'informazione della massima importanza. Lo spieghiamo con l'esempio seguente:
Un esempio paradossale: Noi vediamo due modi possibili, in cui la temperatura puo' avere un ruolo nei contagi:
  1. Uno fisiologico, perche' tutti noi abbiamo sperimentato come puo' accentuarsi un'irritazione alla gola o addirittura la tosse dopo una mezz'ora di esposizione al freddo, anche modesto, che evidentemente favorisce l'aggressione di germi patogeni, salvo poi scomparire se si torna presto al caldo.
  2. Un'altro ambientale, perche' il freddo allunga l'intervallo di tempo in cui il virus rimane attivo e capace di infettare se inalato: i virus possono cosi' accumularsi maggiormente nell'ambiente e le cariche virali aumentano di numero e di concentrazione.
Nel primo caso per ridurre i contagi della variante inglese, se la sua propagazione risulta cosi' dipendente dalla temperatura, potrebbe funzionare meglio prescrivere di indossare "una maglia di lana in piu'" (cioe' un abbigliamento invernale) che non la zona rossa! Ovvero si potrebbero rilasciare molte onerose restrizioni della zona rossa, facendo pero' proteggere meglio le persone dal freddo, cosa che pochi fanno in primavera (occorrerebbe prescrivere i "colori" per l'abbigliamento anziche' per le regioni).
Nel secondo caso si vive in un ambiente piu' infetto e quindi bisogna lavarsi piu' spesso le mani.
In entrambi i casi si potrebbero allentare molte restrizioni della zona rossa, perche' scarsamente efficaci, come dimostra anche la scarsa decrescita dei contagi registratasi nei primi giorni dopo l'istituzione della zona rossa il 15/3.
Che l'effetto della temperatura sia cosi' importante e' improbabile ma possibile ed il nostro e' un tentativo di scoprire come stanno le cose, procedendo per induzione e cercando di capire cosa succede e perche' succede.

SITUAZIONE DEL 2/4 (ore 19:15): I decessi di oggi in Italia sono 481 (oltre 109.000 dall'inizio della pandemia), valore ben oltre i 400 decessi al giorno dopo oltre 36 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Secondo la nostra interpretazione che prevedeva valori elevati di questo numero anche oltre 400 nei giorni passati, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi inizieranno a scendere, prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese), che attualmente in Piemonte ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici dovrebbe ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ), ma con la variante inglese ancora in circolazione temiamo che questo valore di equilibrio potrebbe cambiare in peggio per la maggiore contagiosita', salvo poi diminuire nella stagione calda.

Il dato dei positivi al test di OGGI a 18.0% (ultima colonnina a destra nel grafico ) e' un dato piu' in alto dell'andamento costante con media di circa il 15.5% presente dopo l'inizio della zona rossa il 15/3.
Questo dato e' relativo al solito picco del venerdi, solitamente da noi attribuito alla presenza delle varianti, e pertanto lo acquisiamo come tale collegandolo alla linea rossa che collega tutti i picchi della curva dei contagi.
Possiamo allora ridisegnare anche la linea grigia che collega le valli, solitamente da noi attribuita al Sars-CoV-2 ancora presente al 10%.
Il risultato che emerge da queste estrapolazioni e' molto incoraggiante perche' mostra finalmente dopo 18 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte un inizio di discesa nella curva dei contagi , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che, con una sua leggera crescita malgrado la zona rossa, ha finora ritardato la discesa della curva.
Infatti secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, e' accaduto che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 calano (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese crescono (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalgono ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con la linea grigia nel grafico ci auguriamo che possa continuare.
Facciamo il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 2/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi sono ancora al 18% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni.
  • Evidentemente abbiamo a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono piu' sufficienti ad arrestarne la diffusione, che procede incrementando i contagi e compensando la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
Non dobbiamo comunque limitarci a prendere atto che i contagi stanno diminuendo lentamente ma bisogna capire invece come avvengono questi contagi e poi modificare le restrizioni, anche inasprendole se necessario, affinche' si possa riuscire a ridurre maggiormente i contagi e che si riesca cosi' anche a far durare di meno le restrizioni. Secondo noi dovrebbe essere possibile.
L'alternativa di riaprire tutto, per andare incontro alle esigenze di chi protesta, lascerebbe aumentare di molto i virus in circolazione. Cio' comporterebbe non solo l'accettazione che ricoveri e decessi possano aumentare (come in Brasile, dove sono raddoppiati) ma anche di vivere poi in un ambiente con una piu' alta concentrazione di virus.
Con le giuste restrizioni invece crediamo che si possa arrivare in tempi brevi a far decrescere i contagi e la quantita' di virus in circolazione.
Forse ora la curva dei contagi sembra che accenni ad un inizio di discesa e cosi' diminuirebbero sia i danni dei contagi, che i costi della zona rossa che potrebbe cosi' finire prima. Andrebbe benissimo, se fosse cosi' come noi ci auguriamo.
Riguardo all'attuale andamento della curva dei contagi restano valide sia le nostre precedenti RIFLESSIONI che anche tutte le osservazioni fatte sullo stato della nostra ricerca.
Rimaniamo ancora in attesa della conferma dell'inizio di questa diminuzione dei contagi dai dati dei prossimi giorni e, qualora non avvenisse, ribadiamo il nostro parere che non si dovrebbe lasciare a lungo la zona rossa, se inefficace (ora e' prevista per tutto il mese di aprile, con la gente che protesta), perche' non solo i danni economici ma soprattutto anche quelli sanitari crescono, accumulandosi per molti giorni.
Visto il livello ancora alto dei contagi, manteniamo lo stato di ALLARME ROSSO PER CONTAGI STABILMENTE ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

SITUAZIONE DEL 1/4 (ore 17:40): I decessi di oggi in Italia sono 501 (oltre 109.000 dall'inizio della pandemia), valore ben oltre i 400 decessi al giorno dopo oltre 36 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Secondo la nostra interpretazione che prevedeva valori elevati di questo numero anche oltre 400 nei giorni passati, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi inizieranno a scendere, prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese), che attualmente in Piemonte ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici dovrebbe ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ), ma con la variante inglese ancora in circolazione temiamo che questo valore di equilibrio potrebbe cambiare in peggio per la maggiore contagiosita', salvo poi diminuire nella stagione calda.

Il dato dei positivi al test di OGGI a 16.6% (ultima colonnina a destra nel grafico ) e' un dato piu' in alto dell'andamento costante con media di circa il 15.5% dopo l'inizio della zona rossa il 15/3.
Questo dato, insieme ai due piu' bassi di ieri potrebbe annunciare un inizio di discesa della curva e noi, come buon augurio, abbiamo disegnato in leggerissima discesa la linea grigia nel grafico , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che con una sua leggera crescita finora impedito la discesa della curva, conseguente alla zona rossa iniziata 17 giorni fa.
Infatti secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, sta accadendo che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 calano (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese crescono (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalgono ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con la linea grigia nel grafico ci auguriamo che possa continuare, anche se non vediamo un cambiamento avvenuto delle condizioni che lo giustifichi (ma questo non esclude che ci sia stato, magari con quella presa di coscienza delle persone, tanto auspicata da Macron).
Sarebbe la soluzione naturale al problema che avevamo segnalato ieri, in cui ritenevamo che si dovesse scoprire la causa che impediva ai contagi di diminuire dopo 13 giorni dall'inizio della zona rossa per adottare poi i giusti provvedimenti, inasprendo le restrizioni per quei comportamenti che maggiormente favoriscono la diffusione di questa variante: infatti l'aumento dei contagi va sempre combattuto, perche' ricoveri e decessi aumentano se crescono i contagi.
In Brasile, dove le restrizioni sono state minori, i virus si sono diffusi maggiormente ed ora ci sono un numero di decessi giornalieri percentualmente piu' del doppio dei nostri (4000 al giorno su 200 milioni di abitanti).
Quindi i contagi vanno sempre ridotti quanto piu' possibile.
Occorre pero' verificare sempre che le restrizioni adottate producano benefici consistenti ed adeguati a giustificarne i costi delle restrizioni, che sono molto alti. Qualora cio' non accadesse, come sembrava stesse accadendo in Piemonte, perche' i contagi non calavano, non si deve mantenere tutto invariato a lungo perche', se i contagi non calano, con il trascorrere dei giorni, l'area del picco aumenta e con essa contagi, ricoveri e decessi
Facciamo il punto della situazione in Piemonte:
  • Durante le feste di Natale i contagi sono saliti fino al 18% per poi scendere con la zona rossa al 10% fino a tutto febbraio (era il Sars-CoV-2 perche' con la zona rossa i contagi sono calati al 10% ma la variante inglese c'era gia', perche' non si e' riusciti a scendere sotto al 10%, che e' troppo alto per essere solo Sars-CoV-2).
  • Dai primi giorni di marzo il livello dei contagi ha iniziato a crescere mantenendosi costantemente un po' sopra al 15%, che e' un valore decisamente alto (e' la variante inglese, che a questi livelli provoca poi i 500 decessi al giorno).
  • Il 15/3 e' iniziata la zona rossa per far calare i contagi.
  • Al 1/4, oltre due settimane dopo, si e' potuto constatare che la zona rossa era inefficace contro la variante inglese, perche' i contagi sono ancora al 16.6% quando abbiamo visto, anche nella seconda ondata, che il Sars-CoV-2 si dimezza in soli 9 giorni.
  • Evidentemente abbiamo a che fare con una variante diversa (inglese), di contagiosita' cosi' elevata che le restrizioni imposte dalla zona rossa non sono piu' sufficienti ad arrestarne la diffusione, che procede incrementando i contagi e compensando la discesa di quelli del Sars-CoV-2 ancora presenti (circa il 10%), prodotta dalla zona rossa.
Secondo noi non va bene lasciare a lungo la zona rossa cosi' com'e' (con la gente che protesta), se la situazione dei contagi non migliora, perche' i danni economici e sanitari si accumulano.
Bisogna capire come avvengono questi contagi per modificare le restrizioni, anche inasprendole se necessario, cosi' che possano riuscire a ridurre i contagi e cosi' anche durare di meno. Noi crediamo che sia possibile.
L'alternativa di riaprire tutto, per andare incontro alle esigenze di chi protesta, facendo come in Brasile, lascerebbe aumentare di molto i virus in circolazione. Cio' comporterebbe non solo l'accettazione che ricoveri e decessi possano aumentare (come in Brasile, dove sono raddoppiati) ma anche di vivere poi in un ambiente con una piu' alta concentrazione di virus.
Con le giuste restrizioni invece crediamo che si possa arrivare in tempi brevi a far decrescere i contagi e la quantita' di virus in circolazione.
Forse si sta gia' cominciando a fare, perche' ora la curva dei contagi sembra che accenni ad un inizio di discesa e cosi' diminuirebbero sia i danni dei contagi, che i costi della zona rossa che potrebbe cosi' finire prima. Andrebbe benissimo, se fosse vero come noi ci auguriamo.
Riguardo all'attuale andamento della curva dei contagi restano valide sia le nostre precedenti RIFLESSIONI che anche tutte le osservazioni fatte sullo stato della nostra ricerca.
Rimaniamo ancora in attesa della conferma dell'inizio di questa diminuzione dei contagi, ancora incerta, osservando il comportamento dei dati dei prossimi giorni e, qualora non avvenisse, ribadiamo il nostro parere che non si dovrebbe lasciare a lungo la zona rossa, anche se inefficace (ora e' prevista per tutto il mese di aprile, con la gente che protesta), perche' non solo i danni economici ma soprattutto anche quelli sanitari crescono, accumulandosi per molti giorni.
Visto il livello ancora alto dei contagi, manteniamo lo stato di ALLARME ROSSO PER CONTAGI STABILMENTE ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

ANDAMENTO DEI DECESSI IN ITALIA   (1 aprile 2021)
La gravita' di questa epidemia italiana rispetto a quelle di altri Stati, risulta evidente nel grafico seguente (da Sky TG24, fonte Our World in Data):


La presenza di questa nuova variante (inglese) era gia' stata da noi ipotizzata piu' di un mese fa.
Abbiamo poi discusso la presenza di questa variante anche piu' recentemente, facendo il punto sullo stato della nostra ricerca.
Tutto questo l'abbiamo dedotto dal solo atudio dell'andamento della curva dei contagi.
Queste due curve, contagi e decessi, sono legate tra loro perche' l'area del picco della curva dei contagi, che indica l'andamento nel tempo della percentuale delle persone contagiate, rappresenta il numero totale delle persone contagiate.
La frazione di queste che muore contribuisce alla curva dei decessi.
Possiamo allora capire perche' la curva dei decessi in Italia cresca cosi' tanto.
In ogni momento le persone infette che si possono ammalare di Covid-19 sono solo quelle infettate e non ancora guarite.
Supponendo che il tempo medio di guarigione sia di 30 giorni, questo vuol dire che in prima approssimazione i decessi, che sono una frazione di quelli che si ammalano, sono l'area (=integrale) della curva dei decessi estesa solo a 30 giorni.
Cosi' possiamo ricavare la curva dei decessi spostando questo integrale sulla curva dei decessi nei vari giorni, ricavando i decessi di quel giorno.
E' facile capire allora, guardando la curva dei contagi perche' i decessi nei vari giorni di marzo salgano come indicato nel grafico dei decessi precedente: e' il riflesso del picco di marzo della terza ondata, spostato in avanti nel tempo di una ventina di giorni, quanti ne occorrono per lo sviluppo della sindrome Covid-19.
Da questo grafico appare evidente l'importanza e la gravita' del picco dei contagi della variante inglese che abbiamo in Italia e che non siamo ancora riusciti a far diminuire in modo sostanziale (malgrado la zona rossa).
Questo nostro ragionamento e' solo qualitativo. Se si facesse anche quantitativamente (ma sevono piu' dati) si potrebbero calcolare i valori assoluti e si potrebbe cosi' verificare anche se nella curva dei decessi si nascondono altre componenti, come ad esempio varianti "invisibili" ai test (la curva potrebbe essere spostata piu' in alto per questo).
La differenza dell'andamento dei decessi in Spagna (ad esempio), in cui ad un picco stretto nella curva dei contagi corrisponde un picco stretto ritardato nel tempo nella curva dei decessi (nel grafico che precede), e quello in Italia, in cui risulta rilevante il contributo ai decessi del fondo alto nella curva dei contagi (prendiamo questa del Piemonte ad esempio) che produce 400 decessi al giorno quando i contagi variano tra il 10% e il 15% e supera i 500 decessi al giorno quando i contagi arrivano vicini al 20% (che sono percentuali altissime).
Bisogna quindi combattere non solo i picchi delle ondate ma anche il livello del fondo quando e' alto (sopra al 5%) perche', perdurando piu' a lungo, produce un danno che puo' anche essere maggiore di quello del picco.
Nel caso attuale dell'Italia il livello alto del fondo e' una diretta conseguenza della presenza della nuova variante inglese (all'85%-90%), che fa crescere di piu' il fondo dell'epidemia degli asintomatici per la maggiore contagiosita'.
Questa e' una pessima notizia, perche' se il fondo e' principalmente dovuto all' epidemia degli asintomatici diventa una caratteristica ambientale dell'epidemia endemica, molto difficile da controllare.
Si puo' ridurre stabilmente, non con restrizioni anche rigide, ma solo con la temperatura ambientale (estiva) e con l'immunita' diffusa vaccinale. Ma intanto purtroppo ricoveri e decessi corrono, se il livello dei contagi rimane alto e con la variante inglese che circola e' molto difficile abbassarlo.

SITUAZIONE DEL 31/3 (ore 19:30): I decessi di oggi in Italia sono 463? (oltre 108.000 dall'inizio della pandemia ma ci mancano quelli della Sicilia. una ventina), valore ben oltre i 400 decessi al giorno dopo oltre 35 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Secondo la nostra interpretazione che prevedeva valori elevati di questo numero anche oltre 400 nei giorni passati, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi inizieranno a scendere, prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese), che attualmente in Piemonte ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ).

Il dato dei positivi al test di OGGI a 14.3% (ultima colonnina a destra nel grafico ) e' un dato piu' in basso dell'andamento costante con media di circa il 15.5% dopo l'inizio della zona rossa.
Questo dato, insieme a quello di ieri potrebbe annunciare un inizio di discesa della curva e noi, come buon augurio, l'abbiamo disegnato con la linea grigia nel grafico , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, che e' stata la componente che con una sua leggera crescita finora impedito la discesa della curva, conseguente alla zona rossa iniziata 14 giorni fa.
Infatti secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, sta accadendo che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 calano (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese crescono (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalgono ed i contagi sono rimasti cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La discesa che abbiamo iniziato a disegnare con la linea grigia nel grafico ci auguriamo che continui, anche se non vediamo un cambiamento avvenuto delle condizioni che lo giustifichi (ma questo non esclude che ci sia stato, magari quella presa di coscienza delle persone, tanto auspicata da Macron).
Sarebbe la soluzione naturale al problema che avevamo segnalato ieri, in cui ritenevamo che si dovesse scoprire la causa che impediva ai contagi di diminuire dopo 13 giorni dall'inizio della zona rossa per adottare poi i giusti provvedimenti, inasprendo le restrizioni per quei comportamenti che maggiormente favoriscono la diffusione di questa variante: infatti l'aumento dei contagi va sempre combattuto, perche' ricoveri e decessi aumentano se crescono i contagi.
In Brasile, dove le restrizioni sono state minori, i virus si sono diffusi maggiormente ed ora ci sono un numero di decessi giornalieri percentualmente piu' del doppio dei nostri (4000 al giorno su 200 milioni di abitanti).
Quindi i contagi vanno sempre ridotti quanto piu' possibile.
Occorre pero' verificare sempre che le restrizioni adottate producano benefici consistenti ed adeguati a giustificarne i costi delle restrizioni, che sono molto alti. Qualora cio' non accadesse, come sembrava stesse accadendo in Piemonte, perche' i contagi non calavano, non si deve mantenere tutto invariato a lungo perche', se i contagi non calano, con il trascorrere dei giorni, l'area del picco aumenta e con essa contagi, ricoveri e decessi.
Non va bene lasciare a lungo la zona rossa (per cui la gente protesta) se la situazione dei contagi non migliora, perche' i danni economici e sanitari si accumulano.
Abbiamo espresso ieri questo parere perche' sembrava che in Piemonte la zona rossa, cosi' com'e' attuata, non stava facendo diminuire i contagi.
Bisognava capire come stavano avvenendo questi contagi (della variante presente: quella inglese?) per modificare poi le restrizioni inasprendole, cosi' che possano durare di meno.
L'alternativa sarebbe stata quella di riaprire tutto, per andare incontro alle esigenze di chi protesta, favendo come in Brasile e lasciando aumentare di molto i virus in circolazione ma in tal caso si dovrebbe anche accettare che ricoveri e decessi possano raddoppiare (infatti in Brasile sono raddoppiati).
Con le giuste restrizioni invece si puo' arrivare in tempi brevi a far decrescere i contagi, ma forse e' stato fatto, perche' ora la curva dei contagi sembra che scenda e cosi' stanno iniziano a diminuire sia i danni dei contagi, che i costi della zona rossa che finira' prima. Andrebbe benissimo.
Riguardo all'attuale andamento della curva dei contagi restano valide sia le nostre precedenti RIFLESSIONI che anche tutte le osservazioni fatte sullo stato della nostra ricerca.
Rimaniamo ancora in attesa dell'inizio della conferma di questa diminuzione dei contagi nel comportamento dei dati dei prossimi giorni.
Visto il livello ancora alto dei contagi, manteniamo lo stato di ALLARME ROSSO PER CONTAGI STABILMENTE ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

SITUAZIONE DEL 30/3 (ore 17:15): I decessi di oggi in Italia sono 529 (oltre 108.000 dall'inizio della pandemia), valore ben oltre i 400 decessi al giorno dopo oltre 35 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Secondo la nostra interpretazione che prevedeva valori elevati di questo numero anche oltre 400 nei giorni passati, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Dopo 10-20 giorni dal momento in cui i contagi inizieranno a scendere, prevediamo che anche il numero dei decessi scenda, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese), che attualmente in Piemonte ha superato il 7%, arrivando al 15.5%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' poi al suo valore di equilibrio stagionale in Piemonte ( 7% ).

Il dato dei positivi al test di OGGI a 15.0% (ultima colonnina a destra nel grafico ) e' un dato in linea con un andamento costante con media di circa il 15.5% dopo l'inizio della zona rossa.
Questo dato in linea con un andamento costante (orizzontale) con i dati dei giorni precedenti, e' allineato abbastanza bene lungo la linea grigia, che rappresenta il livello del fondo nel grafico , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma ora al 90% e' costituito dalla variante inglese, perche' neanche lui cala con la zona rossa). Questo fondo non ha ancora iniziato la lenta discesa attesa come conseguenza della zona rossa iniziata 14 giorni fa.
Secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, sta accadendo che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 calano (sono il 10% circa), dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese crescono (sono il 90% circa), per la sua maggiore contagiosita', in pari misura in modo che i due contributi si equivalgono ed i contagi rimangono cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
Nel nostro caso specifico del Piemonte nel grafico ancora NON riusciamo a vedere l'effetto di una significativa riduzione dei contagi dovuta alla zona rossa (indicata da una freccia rossa nel grafico).
Se la zona rossa in Piemonte non riesce a far calare i contagi (come sembra indicare la linea grigia nel grafico ) bisogna scoprire perche' e adottare i giusti provvedimenti, inasprendo le restrizioni per quei comportamenti che maggiormente favoriscono la diffusione di questa variante: la diffusione dei contagi va sempre combattuta, perche' ricoveri e decessi aumentano se aumentano i contagi.
In Brasile, dove le restrizioni sono state minori, i virus si sono diffusi maggiormente ed ora hanno percentualmente un numero di decessi giornalieri piu' del doppio dei nostri (4000 al giorno su 200 milioni di abitanti).
Quindi i contagi vanno sempre ridotti quanto piu' possibile.
Occorre pero' verificare sempre che le restrizioni adottate producano benefici consistenti ed adeguati a giustificarne i costi delle restrizioni, che sono molto alti. Qualora cio' non accadesse, come sembra che stia accadendo ora in Piemonte, perche' i contagi non calano, non si deve mantenere tutto invariato a lungo perche', non calando i contagi, con il trascorrere dei giorni l'area del picco aumenta e con essa contagi, ricoveri e decessi.
Non va bene lasciare a lungo la zona rossa (per cui la gente protesta) in attesa che le cose migliorino spontaneamente, perche' i danni economici e sanitari si accumulano e le cose NON cambiano.
In Piemonte la zona rossa, cosi' com'e' rispettata, non sta facendo diminuire i contagi.
Bisogna capire come stanno avvenendo questi contagi (della variante presente: quella inglese?) e modificare al piu' presto le restrizioni inasprendole, cosi' possono durare meno.
Un'alternativa sarebbe quella di riaprire tutto, per andare incontro alle esigenze di chi protesta, e cosi' si farebbe come in Brasile, lasciando aumentare di molto i virus in circolazione ed accettando che ricoveri e decessi possano raddoppiare (in Brasile sono raddoppiati).
Con le giuste restrizioni invece si puo' arrivare in tempi brevi a far decrescere i contagi, ma va fatto subito, perche' ora stanno aumentando in continuazione sia i danni dei contagi (che non calano), che i costi della zona rossa. Non va bene.
Riguardo all'attuale andamento della curva dei contagi restano valide sia le nostre precedenti RIFLESSIONI che anche tutte le osservazioni fatte sullo stato della nostra ricerca.
Rimaniamo ancora in attesa dell'inizio di una significativa diminuzione dei contagi nel comportamento dei dati dei prossimi giorni.
Visto il livello ancora alto dei contagi, manteniamo lo stato di ALLARME ROSSO PER CONTAGI STABILMENTE ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

CONFRONTO TRA LA SECONDA E LA TERZA ONDATA   (30 marzo 2021)
Nel grafico della seconda ondata , che era causata solo dal virus Sars-CoV-2, si vede chiaramente l'effetto della zona rossa, che alla sua attivazione il 5/11 (vedi freccia rossa all'inizio del grafico a sinistra) ha prodotto un immediato decremento dei contagi Sars-CoV-2, che si sono dimezzati scendendo dal 10% al 5% in 9 giorni.
Invece nel grafico della terza ondata la diminuzione dei contagi dopo molti giorni di esistenza della zona rossa (ogni colonnina del grafico corrisponde ad un giorno) e' ancora piccola o nulla.
La nostra intrpretazione di questi due fenomeni e' la seguente:
  1. Nella seconda ondata una volta iniziata la zona rossa la propagazione dei contagi e' stata bloccata e l'andamento discendente della curva riflette la diminuzione delle persone contagiate che procede con i tempi tipici della guarigione naturale (con gli anticorpi prodotti dalle persone che si sono infettate).
    Questo andamento discendente ci permette di misurare questa velocita' di guarigione naturale dall'infezione di Sars-CoV-2, verosimilmente attribuibile alla sola componente minoritaria di Sars-CoV-2 oggi presente.
  2. Nella terza ondata dopo l'inizio della zona rossa la propagazione dei contagi NON si e' bloccata, perche' l'andamento della curva dei contagi risulta ancora pressoche' costante dopo 13 giorni.
    Questo fatto secondo noi e' dovuto al verificarsi di una compensazione quasi equivalente tra due contributi contrapposti:
    A) Il contributo discendente delle infezioni da Sars-CoV-2 che ci sono, anche se in piccola parte (stimiamo il 10%), che si comportano come nella seconda ondata.
    B) Il contributo ascendente delle infezioni da Variante inglese (secondo noi sono il rimanente 90%), che a causa della sua grande contagiosita' non viene bloccata dalle restrizioni della zona rossa.
Se si misurano le percentuali di presenza dei due ceppi virali, conoscendo la velocita' di discesa dei contagi di Sars-CoV-2 (ricavata dal grafico della seconda ondata), si puo' estrarre la velocita' di crescita dei contagi della variante inglese e valutare quantitativamente l'efficienza (o inefficienza) della zona rossa del Piemonte nei confronti della variante inglese.
Le due ondate epidemiche, come vedete bene, sono molto diverse tra loro perche' gli agenti virali che le provocano sono diversi: anche se la variante inglese e' stata generata da una mutazione del Sars-CoV-2, presenta caratteristiche molto diverse, riconducibili secondo noi principalmente alle seguenti due:
  • Una maggiore contagiosita' che ne facilita la diffusione ed ostacola i nostri tentativi di bloccare i contagi con le varie restrizioni.
  • Una maggiore facilita' e velocita' di replicazione nelle cellule umane che estende il danno prodotto prima che gli anticorpi umani possano intervenire, anche nei casi in cui questo intervento e' piu' massiccio (nei giovani): questa loro caratteristica dovrebbe essere responsabile oltre che di una maggiore virulenza nei confronti di persone piu' giovani, anche di una maggiore gravita' sia della sindrome che del suo grado di letalita'.

SITUAZIONE DEL 29/3 (ore 17:30): I decessi di oggi in Italia sono 417 (oltre 108.000 dall'inizio della pandemia), valore oltre i 400 decessi al giorno dopo oltre 20 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Secondo la nostra interpretazione che prevedeva valori elevati di questo numero anche oltre 400 nei giorni passati, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Tra altri 10-20 giorni prevediamo poi che il numero dei decessi scenda, se scendono anche i contagi, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente in Piemonte ha superato il 7%, arrivando fino al 18%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' poi in Piemonte al suo valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di OGGI a 17.3% (ultima colonnina a destra nel grafico ) e' un dato in linea con la media dei 4 giorni precedenti.
E' finalmente il secondo dato consecutivo che forse inizia una leggera discesa (dopo 13 giorni dall'inizio della zona rossa).
E' pero' anche in linea con un andamento costante (orizzontale) con i dati dei giorni precedenti, allineato abbastanza bene lungo la linea grigia, che rappresenta il livello del fondo nel grafico , che prima era solo di Sars-CoV-2 ma che ora al 90% e' stato sostituito dalla variante inglese.
Questo fondo comincia cosi' una lenta discesa (speriamo), attesa come conseguenza della zona rossa iniziata 13 giorni fa (se i dati dei prossimi giorni non ci smentiranno).
Secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, sta accadendo che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 calano, dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese crescono, per la sua maggiore contagiosita, in pari misura in modo che i due contributi si equivalgono ed i contagi rimangono cosi' abbastanza costanti nel tempo (come appare finora nel grafico).
La zona rossa del Piemonte in effetti non ha ancora prodotto la significativa diminuzione dei contagi attesa.
Nel nostro caso specifico del Piemonte nel grafico ancora NON riusciamo a vedere l'effetto di una significativa riduzione dei contagi dovuta alla zona rossa (indicata da una freccia rossa nel grafico); con i dati di ieri e di oggi potrebbe esserci un primo piccolo accenno alla riduzione attesa.
Riguardo all'andamento della curva dei contagi restano valide sia le nostre precedenti RIFLESSIONI
che anche tutte le osservazioni fatte sullo stato della nostra ricerca.
Rimaniamo ancora in attesa della conferma di una vera diminuzione dei contagi nel comportamento dei dati dei prossimi giorni.
Visto il livello ancora alto dei contagi di questi giorni, manteniamo lo stato di ALLARME ROSSO PER CONTAGI STABILMENTE ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

QUELLE DELLE VARIANTI SONO EPIDEMIE DIVERSE   (29 marzo 2021)
Il nostro scopo in questo lavoro e' quello di fornire spunti di riflessione e non di comunicare risultati scientifici.
Nel processo di progressiva comprensione della pandemia, abbiamo rilevato che stiamo assistendo a ondate molto diverse della pandemia di coronavirus in Piemonte:
  1. La prima e la seconda ondata del 2020 sono state causate al 100% dal virus Sars-CoV-2;
  2. La terza ondata (quella attualmente in corso) e' invece causata solo in piccola parte (stimiamo circa il 10%) dal virus Sars-CoV-2 e per il rimanente 90% dalla sua variante "inglese" (secondo noi).
Si puo' arrivare a questa conclusione perche' la variante inglese e' caratterizzata da una trasmissibilita' molto maggiore, che le permette di propagarsi in modo quasi inalterato anche durante la presenza di una zona rossa.
Questo fatto si vede piuttosto bene nel grafico della terza ondata , in cui la diminuzione dei contagi dopo molti giorni di esistenza della zona rossa (ogni colonnina del grafico corrisponde ad un giorno) e' ancora piccola ed verosimilmente attribuibile alla sola componente minoritaria di Sars-CoV-2 presente.
Infatti nel grafico della seconda ondata causata solo dal virus Sars-CoV-2, si vede chiaramente l'effetto della zona rossa, che alla sua attivazione il 5/11 (vedi freccia rossa all'inizio del grafico a sinistra) ha prodotto un immediato decremento dei contagi Sars-CoV-2, che si sono dimezzati scendendo dal 10% al 5% in 9 giorni.
Da questo dato sull'efficacia della zona rossa, si puo' arrivare a stimare anche quantitativamente quel 10% da noi ipotizzato di presenza frazionale di Sars-CoV-2 rispetto alla variante inglese nella terza ondata.
Appare cosi' del tutto plausibile l'affermazione che la contagiosita' della variante inglese e' cosi' elevata che le permette di propagare il contagio in modo pressoche' indifferente alla presenza o meno delle restrizioni di una zona rossa.
Per contenere in una qualche misura (ma non sappiamo neppure quanto) i contagi della variante inglese percio' c'e' solo il lockdown totale.
Senza l'adozione di misure cosi' estreme e' presumibile che NON si riesca a far scendere in modo sostanziale i contagi e con il passare del tempo, essendo altissimo il livello dei contagi presenti (sono gia' arrivati al livello massimo raggiunto durante la seconda ondata), il numero di persone infettate e poi guarite aumenta sempre piu' il numero di persone ormai immunizzate e l'espansione ulteriore dell'epidemia arriva allora a saturazione ed inizia a calare, indipendentemente dalle restrizioni adottate, che peraltro con questa variante inglese si sono dimostrate abbastanza poco efficaci.
Questo ragionamento, se e' corretto, porta a concludere che con questa variante inglese o si adotta subito un lockdown totale per almeno un mese (se basta), per impedire ai contagi di iniziare a salire oppure, se i contagi sono gia' diventati tanti, il rapporto costi/benefici delle restrizioni non le rende piu' applicabili, perche' le persone gia' contagiate sono ormai diventate cosi' tante che le loro immunita' acquisite arriveranno a bloccare l'ulteriore diffusione dei contagi meglio e prima delle restrizioni, che con la variante inglese dovrebbero essere cosi' dure da risultare anche difficilmente sopportabili dalla popolazione.

UN POSSIBILE PARADOSSO DA CONSIDERARE PER LA VARIANTE INGLESE   (29 marzo 2021)
Anche in questo caso il nostro scopo e' quello di fornire spunti di riflessione e non di comunicare risultati scientifici.
Segnaliamo una situazione paradossale, in cui l'adozione delle restrizioni (zona rossa) potrebbe addirittura essere nociva (si aggiungerebbe allora oltre al danno anche la beffa):
  • Se siamo di fronte ad un'epidemia, come sembra questa della variante inglese, in cui non si riesce a far diminuire i contagi malgrado le restrizioni adottate (o perche' insufficienti per quel livello di contagiosita' o perche' i comportamenti delle persone "remano contro"), allora l'effetto delle restrizioni potrebbe diventare addirittura controproducente, perche' ottiene l'effetto di procrastinare il momento in cui l'epidemia raggiunge il picco ed inizia a decrescere spontaneamente (per effetto delle tante persone ormai diventate immuni).
    Il danno prodotto dall'ondata epidemica e' misurato dall'area del picco, perche' misura il numero totale di persone contagiate ed e' quindi proporzionale al numero di ricoveri e di decessi.
    Se il picco risulta piu' largo per effetto delle restrizioni e non si abbassa in misura sufficiente (per un maggior numero di persone immuni) allora con le restrizioni l'area del picco puo' risultare maggiore e cosi' anche il danno.
    Per cercare di capire meglio questo fatto, supponiamo che la zona rossa riesca a bloccare la crescita dei contagi, cioe' che il livello dei contagi rimanga costante, come sta avvenendo ora in Piemonte, nei primi 13 giorni dopo l'inizio della zona rossa, nel grafico della terza ondata.
    In questa ipotesi i contagi non scenderebbero, perche' la zona rossa non e' sufficiente a farli scendere, ma neanche salirebbero impedendo cosi' il raggiungimento del picco. Bisognerebbe attendere che gli immunizzati diventino cosi' numerosi da ridurre l'efficacia della contagiosita' che fa crescere la curva dei contagi.
    La curva potrebbe allora rimanere ad un livello alto abbastanza a lungo da produrre gravi danni sanitari (perche' i contagi protratti nel tempo producono nuovi ricoveri e decessi) e cosi' le restrizioni ed i sacrifici della zona rossa bob e' detto che portino un beneficio ma potrebbero addirittura risultare dannose.
    Quando la zona rossa NON riesce a ridurre i contagi (altrimenti e' ovviamente meglio spegnere l'ondata riducendoli sempre piu'), si potrebbe sorprendentemente pensare che sia meglio NON ostacolare con restrizioni lo sviluppo dell'ondata epidemica (perche' prima finisce e meglio e' ed ora in Piemonte il livello e' gia' altissimo, vicino al massimo della seconda ondata per cui potrebbe non crescere molto), se cosi' facendo l'area del picco risulta minore e quindi anche i danni prodotti dall'ondata epidemica potrebbero essere minori (e questo sarebbe paradossale).
    Se le restrizioni (zona rossa) non riescono a ridurre i contagi (questa e' la condizione particolare ed insolita), non andrebbero nella giusta direzione e potrebbero allora produrre un risultato opposto a quello voluto.
    In altre parole per minimizzare i danni si deve rendere minima l'area del picco dell'ondata. Mentre con il Sars-CoV-2 bastava mantenere una zona rossa a lungo per ottenere questo risultato (perche' i contagi scendevano), ora con un'epidemia a prevalente variante inglese non sembra affatto scontato che si ottenga lo stesso risultato con una zona rossa, anzi addirittura potrebbe ottenrsi un effetto opposto, cioe' quello di mantenere per un tempo piu' lungo i contagi ad un livello alto, che non si riesce a far scendere.
    N.B. Abbiamo usato il condizionale perche', quando con le restrizioni aumenta la larghezza del picco, aumenta anche la produzione di persone immuni e quindi una diminuzione della contagiosita' ed un abbassamento del picco: non abbiamo calcolato in questa sede quale dei due effetti e' prevalente sull'area del picco: se la larghezza che l'aumenta o l'abbassamento del picco che la riduce.
    L'allargamento del picco prolunga la durata dell'ondata, aumentando l'area e quindi i contagi che poi produrranno persone immunizzate, ed aumenta il costo delle restrizioni, quindi non e' mai auspicabile, se non c'e' una valida contropartita che con il Sars-CoV-2 era la riduzione progressiva del livello dei contagi (che con la variante inglese sembra invece non ci sia in modo sufficiente).
    Se la zona rossa in Piemonte non riesce a far calare i contagi (come sembra indicare la linea grigia nel grafico ) bisogna scoprire perche' e adottare i giusti provvedimenti, inasprendo le restrizioni per quei comportamenti che maggiormente favoriscono la diffusione di questa variante: la diffusione dei contagi va sempre combattuta, perche' ricoveri e decessi dipendono dai contagi (aumentano se i contagi aumentano).
    L'argomento e' comunque sicuramente degno di considerazione, anche tenendo conto che le restrizioni hanno enormi costi umani, sociali ed economici ma ovviamente non si devono mai ridurre le restrizioni se non e' prima provato, e noi qui' non lo abbiamo provato, che comporta una riduzione del danno sanitario prodotto dai contagi.
Per queste caratteristiche qui' evidenziate la terza ondata e' a tutti gli effetti un'epidemia diversa dalle due precedenti ed e' allora normale che gli strumenti e le metodologie di contrasto, ancora non chiaramente definite, possano e debbano essere diverse dal passato (le scelte al riguardo spettano ovviamente agli organi a cio' preposti).
Essendo questa TERZA ONDATA un'epidemia diversa e' estremamente urgente identificare immediatamente il virus dominante per almeno due motivi:
  1. Se viene confermato che la variante e' quella inglese allora possiamo trarre profitto dall'esperienza fatta dai britannici, che ci sono passati prima di noi ed oggi hanno zero decessi (per esempio sappiamo cosi' che il vaccino che hanno usato loro funziona bene con la variante inglese).
  2. E' di grandissima importanza accertare che i vaccini che si stanno somministrando in Italia siano efficaci contro questa variante, qualunque essa sia, perche' essendo cosi' dominante in Piemonte sicuramente lo e' anche nel resto d'Italia. Se i vaccini non fossero sufficientemente efficaci bisognerebbe avviare al piu' presto la produzione di quelli efficaci.
Il nostro problema attuale sembra essere la variante inglese. I britannici sono stati bravi perche' non solo ne sono usciti completamente in un paio di mesi (con il vaccino giusto per quella variante), ma ne sono usciti prima dell'arrivo della stagione calda, che non e' poco.
Da noi questa variante inglese e' arrivata un paio di mesi dopo e quindi ne dovremmo uscire a maggio (avvantaggiati dalla stagione piu' mite), se la campagna vaccinale va come deve andare. Basta copiare gli inglesi, se il virus e' lo stesso.

SITUAZIONE DEL 28/3 (ore 17:30): I decessi di oggi in Italia sono 297 (oltre 106.000 dall'inizio della pandemia), valore finalmente sotto ai 400 decessi al giorno dopo oltre 20 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Secondo la nostra interpretazione che prevedeva valori elevati di questo numero anche oltre 400 nei giorni passati, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Tra altri 10-20 giorni prevediamo poi che il numero dei decessi scenda, se scendono anche i contagi, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente in Piemonte ha superato il 7%, arrivando fino al 18%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' poi in Piemonte al suo valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di OGGI a 16.4% (ultima colonnina a destra nel grafico ) e' un dato del -2% inferiore alla media dei 4 giorni precedenti (18.4%).
E' finalmente un dato che inizia a scendere (dopo 12 giorni dall'inizio della zona rossa).
E' in linea con l'inizio di una discesa dai dati dei giorni precedenti, allineato abbastanza bene lungo la linea grigia, che rappresenta il livello del fondo di Sars-CoV-2 nel grafico.
Questo fondo comincia cosi' la sua discesa, attesa come conseguenza della zona rossa iniziata 12 giorni fa (se i dati dei prossimi giorni non ci smentiranno).
E' di oggi la notizia che hanno riconosciuto una mutazione presente in Piemonte, che e' la variante BRASILIANA anche se la variante che in Italia ha avuto il sopravvento su tutte le altre, per la sua alta contagiosita', e' la variante inglese. Ci auguriamo che entrambe vengano bloccate dai vaccini somministrati attualmente.
Secondo la nostra interpretazione, dopo l'inizio della zona rossa, sta accadendo che:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 calano, dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante inglese o brasiliana crescono, per la sua maggiore contagiosita, in pari misura in modo che i due contributi si equivalgono ed i contagi rimangono cosi' abbastanza costanti nel tempo.
La zona rossa cosi' non ha prodotto finora la diminuzione dei contagi attesa (forse comincera' da oggi).
Nel nostro caso specifico del Piemonte nel grafico ancora NON si riusciva a vedere l'effetto di riduzione dei contagi per la zona rossa (indicata da una freccia rossa), mentre con il dato di oggi e' arrivato un primo accenno alla riduzione attesa.
Riguardo all'andamento della curva dei contagi reestano valide sia le nostre precedenti RIFLESSIONI
che anche tutte le osservazioni fatte sullo stato della nostra ricerca.
Rimaniamo ancora in attesa della conferma della diminuzione dei contagi nel comportamento dei dati dei prossimi giorni.
Visto il livello ancora alto dei contagi di questi giorni, manteniamo lo stato di ALLARME ROSSO PER CONTAGI STABILMENTE ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

SITUAZIONE DEL 27/3 (ore 17:30): I decessi di oggi in Italia sono 380 (oltre 106.000 dall'inizio della pandemia), valore vicino ai 400 decessi al giorno dopo oltre 20 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Sembra trovare riscontro la nostra interpretazione che prevedeva purtroppo valori elevati di questo numero anche oltre 400 nei prossimi 10-15 giorni, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Tra 20-30 giorni prevediamo poi che il numero dei decessi dovrebbe scendere, se scendono i contagi, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente in Piemonte ha superato il 7%, arrivando fino al 18%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' poi in Piemonte al suo valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di OGGI a 17.8% (ultima colonnina a destra nel grafico ) e' un dato leggermente inferiore alla media dei 4 giorni precedenti (18.4%).
E' quindi in linea con il valore che ci saremmo aspettati, in base a quelli dei giorni precedenti, allineato abbastanza bene lungo la linea grigia, che rappresenta il livello del fondo di Sars-CoV-2 nel grafico.
L'entita' di questo fondo continua cosi' allo stesso livello, senza mostrare ancora l'inizio della discesa, atteso come conseguenza della zona rossa iniziata 11 giorni fa.
Secondo la nostra interpretazione vuol dire che con la zona rossa:
  1. i contagi da Sars-CoV-2 calano, dimezzandosi ogni 9 giorni (come accadeva nella seconda ondata);
  2. invece i contagi della variante italiana crescono, per la sua maggiore contagiosita, in pari misura in modo che i due contributi si equivalgono ed i contagi rimangono cosi' costanti nel tempo.
La zona rossa non produce cosi' la diminuzione dei contagi attesa.
Nel nostro caso specifico del Piemonte nel grafico ancora NON si riesce a vedere un qualsiasi effetto di riduzione dei contagi per la zona rossa (indicata da una freccia rossa).
Non vedendo alcuna ragione per cui senza zona rossa i contagi avrebbero dovuto impennarsi, se la nostra interpretazione e' corretta sembra si possa concludere che finora i sacrifici della zona rossa potrebbero essere stati purtroppo poco utili, a causa della presenza cosi' massiccia di questa nuova variante dalle proprieta' ancora poco conosciute.
Riguardo a questa conclusione si guardino anche le nostre RIFLESSIONI.
Restano ovviamente valide anche tutte le osservazioni fatte sullo stato della nostra ricerca.
Rimaniamo ancora in attesa dell'attesa diminuzione dei contagi, osservando il comportamento dei dati dei prossimi giorni.
Visto il livello alto dei contagi di questi giorni, cambiamo ancora lo stato in ALLARME ROSSO PER CONTAGI STABILMENTE ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

QUANTO SONO UTILI LE ZONE ROSSE OGGI?   (27 marzo 2021)
Dalla discussione sulla variante italiana si potrebbe concludere che:
  1. La zona rossa e' efficace contro il Sars-CoV-2, perche' l'effetto della zona rossa in Piemonte l'abbiamo gia' potuto constatare in occasione del grafico della seconda ondata , in cui alla sua attivazione il 5/11 (vedi freccia rossa all'inizio del grafico a sinistra) si e' verificato un immediato decremento dei contagi Sars-CoV-2, che si sono dimezzati scendendo dal 10% al 5% in 9 giorni.
  2. La "zona rossa" NON e' efficace contro la VARIANTE italiana del virus, se sono corrette le nostre deduzioni seguenti:
    • La presenza del Sars-CoV-2 e' oggi diventata minoritaria in Italia: probabilmente e' rimasta al livello del fondo del 7%, ma si potrebbe anche calcolare esattamente se si assume che la decrescita dei contagi che s'inizia a vedere viene attribuita al solo Sars-CoV-2. Molti Paesi esteri, avendo prevalentemente il Sars-CoV-2, si trovano oggi molto meglio di noi, perche' loro con le zone rosse hanno potuto contenere la crescita dei contagi, come abbiamo fatto noi durante la seconda ondata (vedi il grafico ).
    • La variante italiana ha fatto salire di molto (dal 7% al 18%) i contagi per la sua maggiore contagiosita' (anche questa potrebbe essere meglio valutata quantitativamente dalla curva di crescita).
    • La maggiore contagiosita' rende meno efficace la zona rossa, anche se i contagi avvengono per inalazione o contatto, perche' possiamo supporre che prevalgano due fattori avversi:
      A) La maggiore contagiosita' della nuova variante che facilita ancora di piu' i contagi.
      B) L'assuefazione e la crescente intolleranza della gente alle restrizioni, che ne riduce l'efficacia con comportamenti che agevolano i contagi.
      La prima causa e' destinata a peggiorare perche' un virus piu' contagioso avra' una presenza percentualmente sempre maggiore.
      La seconda causa e' sempre piu' difficile da controllare con l'aumentare del malcontento e della disperazione della gente.
Se le cose stessero veramente cosi', la crescita dei contagi sembrerebbe procedere in modo poco sensibile alla presenza della ZONA ROSSA (servirebbe il lockdown totale) ed il rapporto costi/benefici potrebbe allora dover essere valutato molto piu' attentamente, conoscendo a priori con buona affidabilita', se possibile, le conseguenze umane e sociali (che sono sul secondo piatto della bilancia) delle varie scelte possibili (da meno restrizioni fino al lockdown totale).

LA VARIANTE ITALIANA DEL VIRUS   (27 marzo 2021)
Che l'infezione presente in Italia sia causata da una variante del Sars-CoV-2 a noi appare abbastanza chiaro dall'esame dei vari dati.
Infatti dopo 8 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte i contagi ancora NON stanno diminuendo.
Questo NON e' un fatto normale, perche' l'effetto della zona rossa in Piemonte l'abbiamo gia' potuto vedere in occasione del grafico della seconda ondata , in cui alla sua attivazione il 5/11 (vedi freccia rossa all'inizio del grafico a sinistra) si e' verificato un immediato decremento dei contagi Sars-CoV-2, che si sono dimezzati scendendo dal 10% al 5% in 9 giorni.
Invece nel nostro grafico attuale nei primi 7 giorni di zona rossa la percentuale dei contagi anziche' scendere e' salita dal 16% al 18% circa. Nel resto d'Italia dopo 10 giorni dicono che la curva rallenta, perche' RT e' sceso in 7 giorni da 1.16 a 1.08, molto meno di quanto ci saremmo aspettati per il Sars-CoV-2 in base ai risultati della seconda ondata.
Dal confronto con la seconda ondata deduciamo che la piccola e tardiva decrescita, che comincia ad apprezzarsi dopo 10 giorni di zona rossa, e' quella dovuta alla residua presenza del virus Sars-CoV-2, che e' ormai diventato minoritario, essendo meno contagioso della prevalente variante "italiana".
Anche per questo temiamo ormai di trovarci NON di fronte al solo virus Sars-CoV-2, che si mostrava molto piu' sensiibile alla zona rossa, ma probabilmente alla piu' nutrita presenza di una nuova VARIANTE, che stiamo chiamando "italiana", con una contagiosita' molto maggiore del Sars-CoV-2 (che rende la zona rossa meno efficace): e' un fenomeno NUOVO, che si sta manifestando con un'epidemia diversa e piu' preoccupante, perche' piu' difficile da contrastare e probabilmente anche piu' letale (vedi la curva dei decessi piu' avanti).
Che sia quella inglese o brasiliana o sudafricana o italiana noi non lo sappiamo ma dovrebbe essere identificata quanto prima con esami autoptici sulle vittime, perche' e' proprio sui DECESSI (da noi gia' discussi in data 7/1 e 4/2 ) che si vede la gravita' di questa epidemia italiana rispetto a quelle di altri Stati, come risulta evidente nel grafico seguente:


La presenza di questa nuova variante particolare era gia' stata da noi ipotizzata piu' di un mese fa.
Abbiamo poi discusso la presenza di questa variante anche piu' recentemente, facendo il punto sullo stato della nostra ricerca.
Se tutto questo, che abbiamo dedotto dal solo atudio dell'andamento della curva dei contagi, e' vero bisogna identificare e studiare questa nuova variante italiana per sapere, per esempio, se gli attuali vaccini forniscono l'immunita' necessaria o se occorre un nuovo vaccino (prima dell'autunno).

RIAPERTURA DELLE SCUOLE   (27 marzo 2021)
Che siano i politici a decidere e' giusto; quello che e' meno giusto e' che manifestino idee diverse tra loro, perche' la verita' sulla salvaguardia della salute dei ragazzi e' una sola e non essere informati in questa materia non e' ammesso.
Meglio ha detto Draghi che la riapertura "dipende dai dati che abbiamo a disposizione", dopo aver sentito le raccomandazioni degli esperti.
Il nostro parere e' che NON esiste nessun locale chiuso, in cui 20 persone mantenute sempre a distanza minima di 2 metri tra loro per 4 ore non s'infettino, se una di loro e' contagiosa di Sars-CoV-2. Il numero di persone che s'infettano dipende dalle cariche virali emesse dalla persona infetta: se ha sintomi s'infettano quasi tutti, se e' asintomatica solo qualcuno. L'uso disciplinato delle mascherine migliora in modo sostanziale il rischio ma sul loro uso corretto e continuativo per 4 ore da parte di adolescenti si puo' nutrire qualche dubbio.
Allora le scuole non si potranno riaprire piu'? Neanche per sogno. Potevano gia' essere riaperte da tempo (quando i contagi erano meno di adesso).
Occorre semplicemente che le aule NON SIANO LOCALI CHIUSI: cioe' ci dev'essere assicurato un frequente ricambio dell'aria che i ragazzi respirano. E' molto semplice a farsi ed abbiamo anche indicato come si fa.
Per i controlli non sono necessari i costosi e sgradevoli tamponi ma credo che bastino i piu' semplici test salivari.

SITUAZIONE DEL 26/3 (ore 18:00): I decessi di oggi in Italia sono 457 (oltre 106.000 dall'inizio della pandemia), valore superiore ai 400 decessi al giorno dopo oltre 20 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Sembra trovare riscontro la nostra interpretazione che prevedeva purtroppo un ulteriore aumento di questo numero oltre 400 nei prossimi 10-15 giorni, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Tra 20-30 giorni prevediamo poi che il numero dei decessi dovrebbe scendere, se scendono i contagi, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente in Piemonte ha superato il 7%, arrivando fino al 17%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' poi in Piemonte al suo valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di OGGI e' nuovamente tornato bassissimo, a 12.8% (ultima colonnina a destra nel grafico ) che e' un dato quasi uguale a quello dell'altro ieri, che avevamo messo in dubbio dopo il dato altissimo di ieri.
E' piu' che ovvio che la percentuale di persone infette (cioe' positive al test) NON puo' calare di oltre il 50% da un giorno all'altro. Siamo percio' in presenza di anomalie evidenti nei dati degli ultimi 4 giorni, che ci sono stati trasmessi dalla Regione Piemonte, risultato di malaugurati errori che riteniamo sicuramente presenti.
Che dire? Aspettiamo ovviamente con impazienza i prossimi dati, per capirci qualcosa.
Abbiamo gia' osservato che in passato ci risulta che in questo tipo di dati ci sia stato un travaso tra due giorni contigui, che fece salire un punto e scendere l'altro.
A sostegno che un'errore di questo tipo potrebbe essere accaduto di nuovo, osserviamo che la media dei due dati delle due coppie di giorni contigui sono:
DATA   PERC.   MEDIA
23/3   24.3%   18.3%
24/3   12.4%   18.3%
25/3   24.2%   18.5%
26/3   12.8%   18.5%
E' proprio 18.4% il valore che ci saremmo aspettati, in base a quelli dei giorni precedenti (l'abbiamo indicato con una freccia grigia a destra nel grafico ).
Se cosi' fosse potremmo sostituire correttamente (perche' la media ridistribuisce i contagi senza variarne il numero) i 4 dati nel grafico con le medie sopra indicate e tutto tornerebbe a posto con i 4 punti che si collocano sul prolungamento della linea grigia, che rappresenta il livello del fondo di Sars-CoV-2.
L'entita' di questo fondo continuerebbe cosi' allo stesso livello, senza mostrare ancora l'inizio della discesa, atteso come conseguenza della zona rossa iniziata 10 giorni fa.
La conclusione sarebbe cosi' che la curva dei contagi non cresce ma fatica a scendere (si guardino a questo proposito le RIFLESSIONI scritte nel paragrafo seguente).
Sarebbe pero' certamente incredibile che quest'anomalia nei dati possa essersi verificata e per due volte in successione.
In attesa di capire cosa sta succedendo, consideriamo ovviamente valide tutte le osservazioni fatte sullo stato della nostra ricerca.
Rimaniamo in attesa di ulteriori conferme, osservando il comportamento dei dati dei prossimi giorni.
Visto il livello alto ma incerto dei contagi di questi giorni, cambiamo ancora lo stato in ALLARME SOSPESO IN ATTESA DI CONFERMA DEI DATI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

RIFLESSIONE SULL'EFFICACIA DELLE RESTRIZIONI CON LE VARIANTI   (26 marzo 2021)
PREMESSA: il comportamento della curva dei contagi del Piemonte ad oggi ancora non e' ben definito, per cui lo scenario e le conseguenze qui' descritte vanno considerate solo ipotetiche nel caso dell'evoluzione peggiore possibile della situazione dei contagi in Piemonte.
Puo' essere utile per conoscere in anticipo quello che puo' accadere, anche nei casi peggiori.
Guardando il grafico del Piemonte non si puo' non osservare che dopo l'inizio del massimo di restrizioni (zona rossa) non si vede ancora apparire il calo dei contagi atteso, che giustifichi i sacrifici fatti da tutti i titolari delle attivita' chiuse.
Infatti dopo 8 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte i contagi ancora NON stanno diminuendo.
Questo NON e' un fatto normale, perche' l'effetto della zona rossa in Piemonte l'abbiamo gia' potuto vedere in occasione del grafico della seconda ondata , in cui alla sua attivazione il 5/11 (vedi freccia rossa all'inizio del grafico a sinistra) si e' verificato un immediato decremento dei contagi Sars-CoV-2, che si sono dimezzati scendendo dal 10% al 5% in 9 giorni.
Invece nel nostro grafico attuale nei primi 7 giorni di zona rossa la percentuale dei contagi anziche' scendere e' salita dal 16% al 18% circa.
Questo ci fa temere di trovarci (in Piemonte, mentre nel resto d'Italia sembra che le cose vadano meglio), NON di fronte al virus Sars-CoV-2, che si mostrava molto piu' sensiibile alla zona rossa, ma ad un fenomeno NUOVO, ad una situazione diversa e piu' preoccupante, probabilmente dovuta alla presenza, divenuta ormai massiva, di una nuova VARIANTE molto piu' contagiosa del Sars-CoV-2.
Se non fosse iniziata la zona rossa non c'e' nessun motivo per ritenere che la curva dei contagi si sarebbe impennata: molto probabilmente avrebbe continuato la sua crescita in modo non molto diverso da quello che possiamo vedere nel grafico.
Allora si dovrebbe concludere che quei sacrifici sono stati imposti quasi inutilmente (a novembre la zona rossa aveva funzionato bene con il Sars-CoV-2 ma ora non funziona piu', perche' c'e' una nuova variante piu' contagiosa).
Altri dovrebbero essere i rimedi da adottare ma noi ne conosciamo solo uno: le vaccinazioni che sono in corso, con la speranza che siano efficaci contro questa nuova variante (ma non e' sicuro).
Ma se i contagi avvengono per inalazione o contatto perche' ora non calano con la zona rossa?
Quello che possiamo supporre e' che prevalgono due fattori avversi:
  1. La maggiore contagiosita' della nuova variante che facilita ancora di piu' i contagi.
  2. L'assuefazione e la crescente intolleranza della gente alle restrizioni che ne riduce l'efficacia con comportamenti che agevolano i contagi.
La prima causa e' destinata a peggiorare perche' un virus piu' contagioso avra' una presenza percentualmente sempre maggiore.
La seconda causa e' sempre piu' difficile da controllare con l'aumentare del malcontento e della disperazione della gente.
Se le cose stessero cosi' la crescita dei contagi di questa nuova variante nelle regioni, in cui l'andamento e' come in Piemonte, sembrerebbe inarrestabile CON O SENZA ZONA ROSSA.
L'incremento del costo in vite umane di questa ipotesi e' tanto maggiore quanto piu' basso e' il livello dei contagi da cui si parte.
Inoltre la primavera e' arrivata e ci resta solo un altro mese prima di ricevere l'aiuto decisivo dell'innalzamento della temperatura ambientale.
In Piemonte il livello di contagi dovuti a questa nuova variante parte da un valore molto alto (24%) per cui verosimilmente non dovrebbe salire piu' di un altro 10%, prima che intervenga il fenomeno dell'immunizzazione naturale (oltre a quella vaccinale) a saturare la crescita dei contagi.
Siccome difficilmente si puo' pensare a ridurre questo livello di contagi, questa dovrebbe essere l'entita' del costo umano (ricoveri e decessi), che a questo punto sembrerebbe difficilmente evitabile (con o senza zone rosse).
Ma come si fa a prendere decisioni cosi' importanti sulla base di stime che non possono neanche godere ancora di quel minimo di credibilita' necessario? Sta alle Autorita' l'ingrato compito di decidere quando e come intervenire al meglio, nell'interesse di tutti.
La realta' che abbiamo di fronte pero' non puo' e non deve essere ignorata in nessun caso.

LO STATO DELLA PANDEMIA IN ITALIA   (26 marzo 2021)
La variante che secondo noi sta dilagando in Piemonte non sembra essere ancora arrivata in altre regioni, come il Lazio i cui dati sono in miglioramento, che si stanno preparando a ridurre le restrizioni per Pasqua.
Grazie al cielo la primavera e' arrivata e ci resta un ultimo sforzo da fare per un altro mese prima di ricevere l'aiuto decisivo dell'innalzamento della temperatura ambientale.
Secondo noi si dovrebbe trascorrere questo mese mantenendo isolate quelle regioni che mostrano un andamento dei contagi simile a quello del Piemonte, che lascia supporre la presenza di una variante piu' contagiosa e nociva del virus.
Giustamente gli amministratori si preoccupano ora di programmare le "riaperture" tra cui in primis la SCUOLA.
Con un po' di sconforto li sento pero' preoccuparsi delle modalita' d'insegnamento (a distanza o in presenza) e di monitoraggio delle infezioni eventualmente avvenute e troppo poco invece della prevenzione.
In primo luogo bisogna impedire che l'infezione avvenga, poi ci si deve preoccupare di rilevarla per chiudere tutto di nuovo.
Tutti i locali chiusi, come le aule scolastiche, sono piu' pericolosi proprio perche' sono chiusi.
Il pericolo viene dalla possibile presenza di una persona infetta e contagiosa, che immette nell'aria che tutti respirano i virus.
Non basta il distanziamento: una pubblicazione cinese spiegava come in un autobus una persona infetta seduta in fondo ha contagiato anche le persone sedute nei posti anteriori, molto distanti.
E' ovvio allora che la prima cosa da fare e' quella di espellere nel minor tempo possibile l'aria infetta per ridurre il tempo di esposizione al virus della gente presente. Infatti non ci si infetta respirando un solo virus ma molti e ridurre il tempo di esposizione puo' ridurre o addirittura eliminare il rischio del contagio.
E' allora abbastanza chiaro cosa bisogna fare per riaprire le SCUOLE ma sembra che finora nessuno stia raccogliendo questo nostro messaggio.

SITUAZIONE DEL 25/3 (ore 17:30): I decessi di oggi in Italia sono 460 (oltre 106.000 dall'inizio della pandemia), valore superiore ai 400 decessi al giorno dopo oltre 20 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Sembra trovare riscontro la nostra interpretazione che prevedeva purtroppo un ulteriore aumento di questo numero oltre 400 nei prossimi 10-15 giorni, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Tra 20-30 giorni prevediamo poi che il numero dei decessi dovrebbe scendere, se scendono i contagi, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente in Piemonte ha superato il 7%, arrivando fino al 17%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' poi in Piemonte al suo valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di OGGI e' tornato altissimo, a 24.2% (ultima colonnina a destra nel grafico ) che e' un dato identico a quello dell'altro ieri, che avevamo messo in dubbio dopo il dato bassissimo di ieri.
Dovremmo accettare a questo punto che solo il dato di ieri (11.4%) e' anomalo e che veramente i contagi sono balzati cosi' in alto, confermando tutte le osservazioni fatte l'altro ieri 23/3.
Confermiamo anche tutte le osservazioni fatte sullo stato della nostra ricerca.
E' piu' che ovvio che la percentuale di persone infette (cioe' positive al test) NON puo' calare di oltre il 50% da un giorno all'altro. Siamo percio' in presenza di anomalie evidenti nel dato di ieri, che ci e' stato trasmesso dalla Regione Piemonte, risultato di malaugurati errori che dobbiamo ritenere sicuramente presenti nel solo dato di ieri 24/3.
Che dire in piu'? Aspettiamo ovviamente con impazienza il dato di domani, per avere un'ulteriore conferma di questi due dati cosi' alti, sorprendenti ed indesiderati, che ci spalancano quello scenario angosciante dell'esplosione inarrestabile dell'epidemia degli asintomatici, che a questo punto crediamo quasi certamente dovuta alla presenza massiccia di una nuova variante del virus molto piu' contagiosa del Sars-CoV-2.
"Se i due dati alti sono giusti", dobbiamo tornare a dichiarare che in Piemonte LA SITUAZIONE CI SEMBRA MOLTO GRAVE (perche' la positivita' e' oltre al 24%, con i dati di due giorni diversi che lo confermano).
Purtroppo questi dati cosi' alti, se veri, comporteranno inevitabilmente una crescita rilevante del numero dei ricoveri e dei decessi ai primi di aprile.
Rimaniamo in attesa di ulteriori conferme, osservando il comportamento dei dati dei prossimi giorni.
Visto il livello cosi alto dei contagi odierni, cambiamo lo stato in ALLARME ROSSO, IN ATTESA DI CONFERMA per il Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

SITUAZIONE DEL 24/3 (ore 17:40): I decessi di oggi in Italia sono 460 (circa 106.000 dall'inizio della pandemia), valore superiore ai 400 decessi al giorno dopo oltre 20 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Sembra trovare riscontro la nostra interpretazione che prevedeva purtroppo un ulteriore aumento di questo numero oltre 400 nei prossimi 10-15 giorni, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Tra 20-30 giorni prevediamo poi che il numero dei decessi dovrebbe scendere, se scendono i contagi, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente in Piemonte ha superato il 7%, arrivando fino al 17%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' poi in Piemonte al suo valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di OGGI e' crollato addirittura a 11.4% (ultima colonnina a destra nel grafico ) che e' un dato bassissimo, come prima dell'inizio di questa terza ondata.
E' piu' che ovvio che la percentuale di persone infette (cioe' positive al test) NON puo' calare di oltre il 50% da un giorno all'altro. Siamo percio' in presenza di anomalie molto rilevanti nei dati, che ci sono stati trasmessi dalla Regione Piemonte, risultato di malaugurati errori che dobbiamo ritenere sicuramente presenti.
Tutto sommato pero' e' un'ottima notizia, perche' dobbiamo allora mettere in dubbio anche la correttezza del dato di ieri (che era molto alto) e che ci aveva fatto affermare "se i dati sono giusti", che in Piemonte LA SITUAZIONE CI SEMBRAVA MOLTO GRAVE (perche' la positivita' era al 24.3%).
Gia' in passato ci risulta che in questo tipo di dati ci sia stato un travaso tra due giorni contigui, che fece salire un punto e scendere l'altro. Potrebbe essere accaduto di nuovo, perche' la media dei due dati e' proprio 17.8%, che e' il valore che ci saremmo aspettati, in base a quelli dei giorni precedenti.
Rimaniamo pertanto in attesa di capire quali siano i dati giusti, o con apposite e doverose comunicazioni della Regione Piemonte, od osservando il comportamento dei dati dei prossimi giorni.
Potremo cosi' riprendere il nostro lavoro da DOMANI.
Visto il livello incerto dei contagi odierni, cambiamo lo stato in ALLARME SOSPESO IN ATTESA DI DATI CORRETTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

STATO DELLA NOSTRA RICERCA: Tutte le osservazioni fatte ieri , nei limiti esposti, rimangono "congelate" ma ancora VALIDE, perche' e' un dato di fatto finora gia' acquisito che dopo 8 giorni dall'inizio della zona rossa in Piemonte i contagi NON stavano ancora diminuendo.
Questo NON e' un fatto normale, perche' l'effetto della zona rossa in Piemonte l'abbiamo gia' potuto vedere in occasione del grafico della seconda ondata , in cui alla sua attivazione il 5/11 (vedi freccia rossa all'inizio del grafico a sinistra) si e' verificato un immediato decremento dei contagi Sars-CoV-2, che si sono dimezzati scendendo dal 10% al 5% in 9 giorni.
Invece nel nostro grafico attuale nei primi 7 giorni di zona rossa la percentuale dei contagi anziche' scendere e' salita dal 16% al 18% circa.
Questo ci fa temere di trovarci, NON di fronte al Sars-CoV-2 che si mostrava molto piu' sensibile alla zona rossa, ma ad un fenomeno NUOVO, ad una situazione diversa e piu' preoccupante, probabilmente dovuta alla presenza, divenuta ormai massiva, di una nuova VARIANTE molto piu' contagiosa del Sars-CoV-2.
Cio' e' possibile perche', tra le innumerevoli varianti che si generano durante un'epidemia, quelle caratterizzate da una maggiore contagiosita' sono quelle che riescono a riprodursi in maggiore quantita' e quindi sono destinate a divenire dominanti.
Se queste differenze che osserviamo fossero veramente dovute ad una nuova variante, questa potrebbe essere:
  • piu' difficile da contrastare perche' molto piu' contagiosa (la zona rossa risulterebbe meno efficace),
  • caratterizzata da una maggiore velocita' di replicazione, che la rende piu' aggressiva anche nei confronti delle persone con sistemi immunitari piu' efficaci nella risposta, come i giovani,
  • piu' letale per la sua maggiore velocita' di propagazione (ricoveri e decessi in aumento),
  • bloccata da nessuno dei vaccini attualmente disponibili (cosa che andrebbe verificata il piu' presto possibile, per iniziare subito a preparare il nuovo vaccino).
Uno scenario simile sembrerebbe in parte gia' in atto. Sarebbe una bella "gatta da pelare".

SITUAZIONE DEL 23/3 (ore 18:10): I decessi di oggi in Italia sono 551 (quasi 106.000 dall'inizio della pandemia), valore decisamente oltre i 400 decessi al giorno dopo circa 20 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico (che pero' e' del solo Piemonte, da noi trattato come regione campione).
Sembra trovare riscontro la nostra interpretazione che prevedeva purtroppo un ulteriore aumento di questo numero oltre 400 nei prossimi 10-15 giorni, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Tra 20-30 giorni prevediamo poi che il numero dei decessi dovrebbe scendere, se scendono i contagi, stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente in Piemonte ha superato il 7%, arrivando fino al 17%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' poi in Piemonte al suo valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di OGGI e' salito addirittura a 24.3% (ultima colonnina a destra nel grafico ) che e' un dato altissimo mai raggiunto negli ultimi mesi e superiore al picco della seconda ondata (purche' NON sia il risultato di malaugurati errori di misura, che dobbiamo ritenere non ci siano).
Sono ormai 8 giorni che il Piemonte e' in zona rossa (e vi restera' fino alle feste di Pasqua comprese, per circa 20 giorni) ed in questi 8 giorni l'effetto di contenimento dei contagi della zona rossa non si e' visto, perche' i contagi sono addirittura SALITI anziche scesi: NON e' per niente un fatto normale (se i piemontesi stanno rispettando le restrizioni della zona rossa)!
Non e' normale perche' la decrescita dei positivi per guarigione e' sicuro che c'e' e, se la curva non cala, significa che malgrado la zona rossa c'e' presente anche un apporto di nuovi contagi maggiore della decrescita per guarigione (che e' ben nota).
Per questo abbiamo ritenuto di discutere l'eventuale presenza di particolari ed imprevisti contributi alla crescita dei contagi che potessero arrivare a provocare anche l'eventuale mancata o ridotta decrescita complessiva dei contagi.
Se i dati sono giusti, in Piemonte LA SITUAZIONE CI SEMBRA MOLTO GRAVE (positivita' al 24.3%).
Se, come si potrebbe temere, i contagi non calassero neanche nei prossimi giorni, sarebbe una situazione gravissima, perche' oltre alla zona rossa non abbiamo molte altre armi a disposizione: infatti per un incremento significativo della percentuale dei vaccinati ci vogliono tempi lunghi purtroppo.
Lo scenario potrebbe essere allora quello ipotizzato nella nostra discussione sui contributi alla crescita dei contagi , in cui si ipotizza che il fondo degli asintomatici possa essere diventato cosi' alto da contribuire alla crescita dei contagi piu' della decrescita dovuta alla guarigione delle persone infette (positive al test), che purtroppo procede lentamente perche' richiede circa 30 giorni, necessari al sistema immunitario delle persone infette per completare la guarigione.
Si tratterebbe in altre parole dell'ESPLOSIONE dell' epidemia degli asintomatici , in un modo non piu' controllabile, fino al suo limite estremo, che e' costituito dall'infezione di tutte le persone rimaste infettabili (gli immunizzati sono ovviamente esclusi).
E' questo uno scenario sconcertante di questa pandemia ma che forse e' possibile e che potrebbe diventare reale nel caso in cui si fosse lasciato crescere troppo il fondo degli asintomatici, prima di intervenire con i necessari provvedimenti di contenimento della crescita dei contagi oppure nel caso della presenza di VARIANTI molto piu' contagiose del Sars-CoV-2.
Per stabilire scientificamente la possibilita' di questo scenario occorre disporre di informazioni che attualmente non abbiamo ma che potrebbero essere dedotte da uno studio piu' approfondito delle curve dei contagi esistenti, concernenti la statistica dei contagi prodotti dalle persone infette ma asintomatiche. Se necessario lo faremo ma per ora speriamo ancora di non doverlo fare.
In tal caso malaugurato le restrizioni della zona rossa o del lockdown piu' rigido, pur non facendo piu' calare i contagi, andrebbero comunque mantenute in permanenza, per impedire o rallentare la crescita dei contagi, che comportano in una certa misura ricoveri e decessi, in attesa della stagione con temperatura piu' mite, che riducendo la contagiosita' del virus, aumentera' la decrescita spontanea della curva dei contagi: potrebbe essere la nostra unica risorsa risolutiva (ma l'anno scorso si dovette aspettare fino a maggio).
Nel caso estremo, in cui neanche un lockdown continuativo riuscisse ad impedire la crescita dei contagi, come sembrerebbe lasciar temere l'andamento del grafico del Piemonte negli ultimi 8 giorni, bisognerebbe accelerare le vaccinazioni fino a 500.000 al giorno, cosi' da arrivare nei 2 mesi che mancano a maggio a 30 milioni di vaccinati (meta' dei quali gia' immuni perche' gia' infettati in modo asintomatico).
Questo volume di vaccinazioni dovrebbe riuscire a contenere la crescita dei contagi prima di maggio e prima che arrivi a contagiare tutti (con un lockdown prolungato, pero', per limitare i danni dell'infezione, anche se asintomatica, al maggior numero di persone possibile).
La quantita' di virus in circolazione sarebbe diventata allora cosi' grande da rendere necessario continuare le vaccinazioni fino ad aver vaccinato il 100% della popolazione prima del prossimo autunno.
Vogliamo credere fortemente che tutto cio' non accadra' (speriamo).
Noi dobbiamo ancora aspettare i dati dei prossimi giorni, sperando in un deciso cambiamento in discesa dell'andamento della linea rossa che unisce i picchi (varianti) e di quella grigia che unisce le valli (fondo Sars-CoV-2), che ora sembrano entrambe chiaramente in salita nel grafico dopo 8 giorni di zona rossa oppure di poter mettere un punto interrogativo rosso anche su questo punto di oggi, qualora i dati dei prossimi giorni fossero bassi, indicando la presenza di un errore nella trasmissione del dato odierno (magari).
Essendo pertinenti alla situazione dei contagi attuale, riteniamo utile ripetere qui' la nostra descrizione dell'evoluzione dei contagi e del decremento atteso durante la zona rossa, gia' scritti nei giorni scorsi, perche' aiutano a capire cosa ci dobbiamo attendere nella curva dei contagi dei prossimi giorni.

EVOLUZIONE DELLA TERZA ONDATA: Noi crediamo di aver capito come si evolve questa pandemia ed allora, quando possiamo, cerchiamo di spiegarlo in questo sito.
Certamente ora, con la zona rossa, deve iniziare la decrescita dal picco della terza ondata, che sara', visualizzata nel grafico , essendo venuto meno il contributo crescente dei nuovi contagi e rimasto praticamente solo il contributo discendente dal picco, derivante dal tempo di guarigione delle persone ormai infette e positive al test, che tipicamente richiede circa 30 giorni dall'inizio del contagio (non dal test) per completarsi.
Questo tempo purtroppo non consente di sperare in una riduzione di durata della zona rossa in tempi brevi.
Qualora invece la curva dei contagi NON accennasse a scendere di livello o addirittura risalisse, malgrado la zona rossa, allora siccome la discesa indotta dalle guarigioni permane senza ombra di dubbio, vorrebbe dire che c'e' un'altra causa diversa che contribuisce all'incremento dei contagi e che non sta permettendo alla curva di scendere.
Noi crediamo (e speriamo) che cio' non avverra' ma se accadesse la causa dovrebbe essere individuata e contrastata immediatamente.

DECREMENTO ATTESO DEI CONTAGI: Essendo il picco della seconda ondata iniziato 20 giorni fa i contagi del periodo iniziale, che sono di meno, si dovrebbero azzerare entro 10 giorni, mentre quelli piu' recenti, che sono di piu', tra 10-20 giorni.
Cosi' ci aspettiamo di vedere alla fine la curva quasi appiattita sul fondo del 7% degli asintomatici intorno a Pasqua. Forse anche ad un livello inferiore al 7%, per effetto della zona rossa, se mantenuta per tutto il periodo, anche sull'evoluzione dell' epidemia degli asintomatici , il cui livello pero' sarebbe poi destinato a risalire presto e spontaneamente al 7%, che e' il livello stagionale determinato dalla contagiosita' con le temperature invernali.

Visto il livello eccezionalmente alto dei contagi odierni, che dobbiamo cambiare lo stato di ALLARME ROSSO PER CONTAGI ALTISSIMI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

LE VARIANTI E L'EPIDEMIA DEGLI ASINTOMATICI   (23 marzo 2021)
Il processo di replicazione di un virus, che avviene dentro una cellula del corpo umano, come si puo' facilmente intuire e' molto complesso e, come sempre capita, quanto piu' un processo e' complesso tanto piu' e' probabile che qualcosa vada storto.
Nel caso della replicazione virale quando qualcosa va storto nella maggior parte dei casi il processo non vada a buon fine, nel senso che non si forma un virus funzionante.
Ma puo' accadere che il virus risultante, invece di non funzionare affatto, funzioni ed allora si dice che si e' generata una nuova variante. In tal caso risulta abbastanza simile al virus originario (Sars-CoV-2) ma con alcune caratteristiche diverse (non molto), che lo potrebbero anche rendere piu' facilmente trasmissibile.
Quando questo evento casuale si verifica, il virus prodotto risulta piu' contagioso e nel processo di diffusione del contagio accade che puo' prendere il sopravvento e diventare rapidamente predominante.
Questo, come accade nell'epidemia normale dei virus che allora procede piu' in fretta, accade anche nell' epidemia NASCOSTA degli asintomatici e ne fa salire il livello di fondo nella curva dei contagi.
Proprio come sta accadendo adesso nel nostro grafico. , dove il fondo e' salito dal 7% al 15%.
Quando una persona non vaccinata viene contagiata (se e' vaccinata si salva), il sistema immunitario si attiva subito ma ci mette alcuni giorni per produrre gli anticorpi in quantita' sufficiente a bloccare la diffusione dei virus. Intanto in quei giorni il virus dilaga, estendendo il danno, anche nei casi in cui la risposta immunitaria e' cosi' buona da impedire lo sviluppo della sindrome Covid-19: in questi casi l'infezione e' solo asintomatica.
E' facile capire che se, i virus sono invece di una variante che si riproduce piu' velocemente, gli anticorpi in numero necessario potrebbero non arrivare in tempo utile per poter bloccare la diffusione dell'infezione. Allora il paziente non resta solo asintomatico ma si ammala di Covid-19.
La presenza in buon numero di questo tipo di varianti piu' aggressive comporterebbe percio' un maggiore numero di ricoveri ospedalieri e di decessi (come sembra si stia verificando in questi giorni).

SITUAZIONE DEL 22/3 (ore 17:10): I decessi di oggi in Italia sono 386 (circa 105.000 dall'inizio della pandemia), valore ancora sotto ai 400 decessi al giorno dopo circa 20 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico.
Se questa interpretazione e' giusta potremo assistere putroppo ad un ulteriore aumento di questo numero anche oltre 400 nei prossimi 10-15 giorni, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Tra 20-30 giorni prevediamo poi che il numero dei decessi scendera' stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' arrivato intorno al 12%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' presto al valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di OGGI e' sceso a 17.1% (ultima colonnina a destra nel grafico ) che e' un dato piu' basso del livello del picco di venerdi' (indicato con una V rossa) ma non abbastanza da indicare un cambiamento di tendenza della curva che negli ultimi 7 giorni, che non sono pochi, sembra essere passata da un valor medio del 15% al 17%, cioe' in salita anziche' in discesa, malgrado l'effetto di contenimento dei contagi esercitato dalla zona rossa.
Questi valori ancora cosi' alti non ci permettono ancora di vedere l'effetto di riduzione dei contagi dovuto alla zona rossa: per questo abbiamo ritenuto di discutere l'eventuale presenza di inprevisti particolari contributi alla crescita dei contagi che potessero arrivare a provocare anche l'eventuale mancata o ridotta decrescita complessiva dei contagi.
Sono ormai 7 giorni che il Piemonte e' in zona rossa (e vi restera' fino alle feste di Pasqua comprese, per circa 20 giorni) ed in questi 7 giorni di zona rossa abbiamo visto i contagi addirittura salire anziche scendere: NON e' per niente un fatto normale (se i piemontesi stanno rispettando le restrizioni della zona rossa)!
Se "per assurdo" i contagi non calassero, sarebbe una situazione gravissima, perche' oltre alla zona rossa non abbiamo molte altre armi a disposizione (per un incremento significativo della percentuale dei vaccinati ci vogliono tempi lunghi purtroppo).
Lo scenario potrebbe essere quello ipotizzato nella nostra discussione sui contributi alla crescita dei contagi , in cui si ipotizza che il fondo degli asintomatici possa essere diventato cosi' alto da contribuire alla crescita dei contagi piu' della decrescita dovuta alla guarigione delle persone infette (positive al test), che purtroppo procede lentamente perche' richiede circa 30 giorni, necessari al sistema immunitario delle persone infette per completare la guarigione.
Si tratterebbe in altre parole dell'ESPLOSIONE dell' epidemia degli asintomatici , in un modo non piu' controllabile, fino al suo limite estremo, che e' costituito dall'infezione di tutte le persone rimaste infettabili (gli immunizzati sono ovviamente esclusi).
E' questo uno scenario sconcertante di questa pandemia ma che forse e' possibile e che potrebbe diventare reale nel caso si lasciasse crescere troppo il fondo degli asintomatici, prima di intervenire con i necessari provvedimenti di contenimento della crescita dei contagi.
Per stabilire scientificamente la possibilita' di questo scenario occorre disporre di informazioni che attualmente non abbiamo ma che potrebbero essere dedotte da uno studio piu' approfondito delle curve dei contagi esistenti, concernenti la statistica dei contagi prodotti dalle persone infette ma asintomatiche. Se necessario lo faremo ma per ora speriamo di non doverlo fare,
In tal caso malaugurato le restrizioni della zona rossa o del lockdown piu' rigido, pur non facendo piu' calare i contagi, andrebbero comunque mantenute in permanenza, per impedire o rallentare la crescita dei contagi, che comportano in una certa misura ricoveri e decessi, in attesa della stagione con temperature piu' miti, che riducendo la contagiosita' del virus, aumenteranno la decrescita spontanea della curva dei contagi.
Vogliamo credere fortemente che cio' non accadra' mai (speriamo).
Noi dobbiamo ancora aspettare i dati dei prossimi giorni, contando in un deciso cambiamento in discesa dell'andamento della linea rossa che unisce i picchi (varianti) e di quella grigia che unisce le valli (fondo Sars-CoV-2) in conseguenza della zona rossa.
Essendo pertinenti alla situazione dei contagi attuale, riteniamo utile ripetere qui' la nostra descrizione dell'evoluzione dei contagi e del decremento atteso durante la zona rossa.

EVOLUZIONE DELLA TERZA ONDATA: Noi crediamo di aver capito come si evolve questa pandemia ed allora, quando possiamo, cerchiamo di spiegarlo in questo sito.
Certamente ora, con la zona rossa, deve iniziare la decrescita dal picco della terza ondata, che sara', visualizzata nel grafico , essendo venuto meno il contributo crescente dei nuovi contagi e rimasto praticamente solo il contributo discendente dal picco, derivante dal tempo di guarigione delle persone ormai infette e positive al test, che tipicamente richiede circa 30 giorni dall'inizio del contagio (non dal test) per completarsi.
Questo tempo purtroppo non consente di sperare in una riduzione di durata della zona rossa in tempi brevi.
Qualora invece la curva dei contagi NON accennasse a scendere di livello o addirittura risalisse, malgrado la zona rossa, allora siccome la discesa indotta dalle guarigioni permane senza ombra di dubbio, vorrebbe dire che c'e' un'altra causa diversa che contribuisce all'incremento dei contagi e che non sta permettendo alla curva di scendere.
Noi crediamo (e speriamo) che cio' non avverra' ma se accadesse la causa dovrebbe essere individuata e contrastata immediatamente.

DECREMENTO ATTESO DEI CONTAGI: Essendo il picco della seconda ondata iniziato 20 giorni fa i contagi del periodo iniziale, che sono di meno, si dovrebbero azzerare entro 10 giorni, mentre quelli piu' recenti, che sono di piu', tra 10-20 giorni.
Cosi' ci aspettiamo di vedere alla fine la curva quasi appiattita sul fondo del 7% degli asintomatici intorno a Pasqua. Forse anche ad un livello inferiore al 7%, per effetto della zona rossa, se mantenuta per tutto il periodo, anche sull'evoluzione dell' epidemia degli asintomatici , il cui livello pero' sarebbe poi destinato a risalire presto e spontaneamente al 7%, che e' il livello stagionale determinato dalla contagiosita' con le temperature invernali.

Riteniamo anche oggi, visto il livello ancora alto dei contagi, che dobbiamo lasciare invariato lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

LA NOTIZIA: A ROVIGO META' DOCENTI RIFIUTA IL VACCINO ASTRAZENECA   (22 marzo 2021)
Abbiamo gia' commentato due giorni fa il caso Astrazeneca , manifestando un po' di comprensione per quelle persone meno informate del pubblico, che solitamente dopo aver letto sul bugiardino di un farmaco tutte le controindicazioni ne rimangono cosi' angosciate da rifiutare addirittura di usufruire di quel farmaco nel timore del verificarsi di reazioni avverse.
Sono persone chiaramente incapaci di valutare obiettivamente il rapporto rischi/benefici di quel farmaco.
Ma che questo potesse accadere nel Veneto, ad una categoria di persone "docenti" che dev'essere colta per definizione, proprio non ce lo saremmo aspettati mai!
Che dire? Non ci sono parole.
Possiamo solo prendere atto del fatto che la presenza del virus Sars-CoV-2 ci ha messo in contatto con una patologia nuova, estremamente subdola, che riesce ad essere intimamente presente tra noi, provocando danni anche gravi e permanenti a lungo termine, senza che la gente se ne accorga e per questo se ne preoccupi, adottando tutte le contromisure pure esistenti e necessarie.
E questa e' la spiegazione di casi altrimenti inspiegabili, come questo dei docenti che rifiutano di vaccinarsi o dei giovani che si ammucchiano in modi incoscienti pur di divertirsi con un po' di musica.

PERCHE' VACCINARSI ?   (22 marzo 2021)
Bisogna che tutti capiscano bene che prendersi il virus in forma asintomatica NON e' un altro modo indolore di farsi vaccinare dalla Natura anziche' da un farmaco.
Questa e' la differenza:
  1. Se ti vaccini fai produrre gli anticorpi preventivamente nel tuo organismo, senza alcun danno, in modo tale che se in un momento successivo il virus entra nell'organismo viene fatto fuori dagli anticorpi prima che possa fare il benche' minimo danno.
  2. Se invece ti infetti con il virus, senza essere stato vaccinato prima, allora il virus non trova gli anticorpi ad ostacolarlo e comincia a distruggere le cellule dell'organo in cui si e' insediato (polmoni ma anche altri organi come reni, cervello, ecc.) per riprodursi in grande quantita'. Il danno nei casi peggiori puo' essere grave e permanente, anche se non avvertibile, e puo' comportare conseguenze anche serie a distanza di tempo.
    Il sistema immunitario si attiva subito ma ci mette alcuni giorni per produrre gli anticorpi in quantita' sufficiente ed intanto in quei giorni il virus dilaga, estendendo il danno anche nei casi in cui la risposta immunitaria e' stata buona, al punto da impedire lo sviluppo della sindrome Covid-19 nel paziente (allora l'infezione e' solo asintomatica).
In questi casi di infezione asintomatica il paziente senza essersi mai accorto di nulla:
  • Si e' goduto la sua movida in cui e' stato infettato.
  • Ha subito danni organici che potrebbero essere anche gravi e che potrebbero ridurre la sua aspettativa di vita.
  • Ha potuto infettare poi inconsapevolmente altre persone, soprattutto quelle che gli sono piu' vicine.
  • Ha contribuito per piu' giorni a diffondere il virus soprattutto nella propria cerchia di amicizie e famigliari.
  • Alcune delle persone eventualmente da lui infettate, se hanno una risposta immunitaria meno efficace della sua, anziche' rimanere asintomatiche come lui, potrebbero essersi ammalate di Covid-19, senza poter sapere chi gli ha trasmesso il contagio.
E' certamente molto meglio evitare di infettarsi ma vaccinarsi appena possibile.
Per questo abbiamo detto che il Covid-19 e' una patologia subdola.
Cosi' il virus Sars-CoV-2 riesce ad moltiplicarsi a suo piacimento, perpetuando la sua presenza in forma endemica tra noi.
Purtroppo sembra che l'immunita' che si acquisisce con la vaccinazione sara' solo temporanea e questo fatto, pur permettendo di raggiungere la cosiddetta "immunita' di gregge" che ci permettera' di tornare ad una vita normale, non fara' scomparire del tutto il Sars-CoV-2, com'e' accaduto in passato per altri virus.

SITUAZIONE DEL 21/3 (ore 17:15): I decessi di oggi in Italia sono 300 (circa 105.000 dall'inizio della pandemia), valore sotto ai 400 decessi al giorno dopo circa 20 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico.
Se questa interpretazione e' giusta potremo assistere putroppo ad un ulteriore aumento di questo numero anche oltre 400 nei prossimi 10-15 giorni, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Tra 20-30 giorni prevediamo poi che il numero dei decessi scendera' stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' arrivato intorno al 12%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' presto al valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di OGGI e' salito a 19.1% (ultima colonnina a destra nel grafico ) che e' un dato che risale al livello del picco di venerdi' (indicato con una V rossa).
Questo valore cosi' alto non ci conferma affatto l'effetto di riduzione dei contagi della zona rossa: per questo abbiamo ritenuto di discutere l'eventuale presenza di inprevisti particolari contributi alla crescita dei contagi che potessero arrivare a provocare anche l'eventuale mancata o ridotta decrescita complessiva dei contagi.
Sono ormai 6 giorni che il Piemonte e' in zona rossa (e vi restera' fino alle feste di Pasqua comprese, per circa 20 giorni) ed in questi 6 giorni di zona rossa abbiamo visto i contagi addirittura salire anziche scendere: NON e' per niente un fatto normale (se i piemontesi stanno rispettando le restrizioni della zona rossa)!
Se "per assurdo" i contagi non calassero, sarebbe una situazione gravissima, perche' oltre alla zona rossa non abbiamo molte altre armi a disposizione (per un incremento significativo della percentuale dei vaccinati ci vogliono tempi lunghi purtroppo).
Lo scenario potrebbe essere quello ipotizzato nella nostra discussione sui contributi alla crescita dei contagi , in cui si ipotizza che il fondo degli asintomatici possa essere diventato cosi' alto da contribuire alla crescita dei contagi piu' della decrescita dovuta alla guarigione delle persone infette (positive al test), che purtroppo procede lentamente perche' richiede circa 30 giorni, necessari al sistema immunitario delle persone infette per completare la guarigione.
In tal caso malaugurato la zona rossa andrebbe comunque mantenuta in permanenza per impedire o rallentare la crescita dei contagi, in attesa della stagione con temperature piu' miti. Ma vogliamo credere fortemente che cio' non accadra'.
Aspettiamo i dati dei prossimi giorni contando in un deciso cambiamento in discesa dell'andamento della linea rossa che unisce i picchi (varianti) e di quella grigia che unisce le valli (fondo Sars-CoV-2) in conseguenza della zona rossa.

EVOLUZIONE DELLA TERZA ONDATA: Noi crediamo di aver capito come si evolve questa pandemia ed allora, quando possiamo, cerchiamo di spiegarlo in questo sito.
Certamente ora, con la zona rossa, deve iniziare la decrescita dal picco della terza ondata, che sara', visualizzata nel grafico , essendo venuto meno il contributo crescente dei nuovi contagi e rimasto praticamente solo il contributo discendente dal picco, derivante dal tempo di guarigione delle persone ormai infette e positive al test, che tipicamente richiede circa 30 giorni dall'inizio del contagio (non dal test) per completarsi.
Questo tempo purtroppo non consente di sperare in una riduzione di durata della zona rossa in tempi brevi.
Qualora invece la curva dei contagi NON accennasse a scendere di livello o addirittura risalisse, malgrado la zona rossa, allora siccome la discesa indotta dalle guarigioni permane senza ombra di dubbio, vorrebbe dire che c'e' un'altra causa diversa che contribuisce all'incremento dei contagi e che non sta permettendo alla curva di scendere.
Noi crediamo (e speriamo) che cio' non avverra' ma se accadesse la causa dovrebbe essere individuata e contrastata immediatamente.

DECREMENTO ATTESO DEI CONTAGI: Essendo il picco della seconda ondata iniziato 20 giorni fa i contagi del periodo iniziale, che sono di meno, si dovrebbero azzerare entro 10 giorni, mentre quelli piu' recenti, che sono di piu', tra 10-20 giorni.
Cosi' ci aspettiamo di vedere alla fine la curva quasi appiattita sul fondo del 7% degli asintomatici intorno a Pasqua. Forse anche ad un livello inferiore al 7%, per effetto della zona rossa, se mantenuta per tutto il periodo, anche sull'evoluzione dell' epidemia degli asintomatici , il cui livello pero' sarebbe poi destinato a risalire presto e spontaneamente al 7%, che e' il livello stagionale determinato dalla contagiosita' con le temperature invernali.

Riteniamo anche oggi, visto il livello ancora alto dei contagi, che dobbiamo lasciare invariato lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

CONTRIBUTI ALLA CRESCITA DEI CONTAGI   (21 marzo 2021)
A prima vista la discesa della curva dei contagi ci sembra procedere piu' lentamente del previsto: infatti nel grafico , dov'e' indicato con una freccia il giorno d'inizio della "zona rossa", ci sembra che la media degli ultimi 5 punti (successivi alla zona rossa) non sia visibilmente piu' bassa di quella dei 5 giorni prima dell'inizio della zona rossa.
Correttamente abbiamo scritto ieri che "Qualora la curva dei contagi smettesse di scendere di livello o addirittura risalisse, malgrado la zona rossa, allora siccome la discesa indotta dalle guarigioni permane senza ombra di dubbio, vorrebbe dire che c'e' un'altra causa diversa che contribuisce all'incremento dei contagi e che non sta permettendo alla curva di scendere."
In effetti c'e' un'altra causa diversa che contribuisce all'incremento dei contagi e sono i contagi prodotti da quel 18% di persone infette, risultate positive al test.
In massima parte si tratta di persone asintomatiche e quindi con ridotta capacita' di contagiare altre persone ma certamente il 18% della popolazione sono tante persone asintomatiche e per questo un certo contributo residuale all'incremento dei contagi potrebbe esserci, nei confronti delle persone con cui restano in contatto anche durante la zona rossa.
Senza la zona rossa i contatti e quindi i contagi sarebbero molti di piu' ma anche in zona rossa un loro contributo sia pur piccolo potrebbe essere rimasto a ridurre la velocita' di discesa della curva dei contagi.
Non abbiamo elementi sufficienti per valutare l'entita' di un tale contributo ma possiamo ragionevolmente supporre che dipende dal livello raggiunto dai contagi: se invece del 18% fosse il 36% sarebbe il doppio.
Una valutazione di massima si potrebbe anche fare conoscendo il tempo medio di guarigione degli infetti, che e' ricavabile da altre parti del grafico. Ma per ora non ci addentriamo in questa problemarica.
Questi fatti ci lasciano intravedere uno scenario, in cui questo livello potrebbe essere diventato cosi' alto da produrre un incremento dei contagi (che sarebbe crescente) uguale od anche superiore alla velocita' di discesa dei contagi stabilita dal tempo di guarigione degli infetti (che e' fisso).
Allora neanche la zona rossa o il lockdown totale riuscirebbe piu' a fermare la crescita dei contagi.
Guardando la nostra curva direi che un andamento in discesa si riesce a vedere ma forse meno di quanto ci saremmo aspettati.
Questo potrebbe farci scoprire un'altro grave pericolo di questa pandemia (conseguenza della sua alta contagiosita'), per evitare il quale non bisogna mai permettere ai contagi di salire sopra al 18% prima di attivare il massimo livello di restrizioni possibili, per evitare il rischio di una crescita incontrollabile della curva dei contagi.
Per ora questa e' solo un'ipotesi preliminare, una preoccupazione, e nulla piu'. Ma se fosse vera questa possibilita' di espansione incontrollabile dell'epidemia degli asintomatici, allora le conseguenze potrebbero essere cosi' tragiche, in termini di ricoveri e decessi, che l'opinione pubblica dovrebbe essere informata adeguatamente nell'interesse di tutti, soprattutto in quei Paesi dove piu' numerose e frequenti sono le manifestazioni anti-lockdown.

SITUAZIONE DEL 20/3 (ore 18:15): I decessi di oggi in Italia sono 401 (oltre 104.000 dall'inizio della pandemia), valore tornato ai 400 decessi al giorno dopo circa 20 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico.
Se questa interpretazione e' giusta potremo assistere putroppo ad un ulteriore aumento di questo numero oltre 400 nei prossimi 10-15 giorni, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Tra 20-30 giorni prevediamo poi che il numero dei decessi scendera' stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' arrivato intorno al 12%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' presto al valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di OGGI e' sceso a 16.4% (ultima colonnina a destra nel grafico ) che e' un dato che rispetta la previsione di collocarsi sulla discesa dal picco di ieri, venerdi' (indicato con una V rossa).
Per questo, ritenendo quello di ieri un primo picco lungo la discesa dal massimo della terza ondata, sembra che abbiamo fatto bene a raccordarci la linea rossa che unisce i picchi (varianti). Se abbiamo ragione anche il dato di domani dovrebbe risultare piu' basso del punto di oggi (per confermare che quello di venerdi' e' un picco).
Tutto questo a conferma che l'effetto della zona rossa si e' cominciato a vedere gia' dopo il primo giorno: questo e' un dato molto positivo, perche' testimonia che le restrizioni della zona rossa sono applicate con il dovuto rigore.
Infatti da 5 giorni il Piemonte e' stato messo in zona rossa fino alle feste di Pasqua comprese (per circa 20 giorni).
Aspettiamo ancora i dati dei prossimi giorni per capire meglio come si stanno modificando gli andamenti della linea rossa che unisce i picchi (varianti) e di quella grigia che unisce le valli (fondo Sars-CoV-2) in conseguenza della zona rossa.

EVOLUZIONE DELLA TERZA ONDATA: Noi crediamo di aver capito come si evolve questa pandemia ed allora, quando possiamo, cerchiamo di spiegarlo in questo sito.
Certamente ora, con la zona rossa, e' iniziata la decrescita dal picco della terza ondata, che continuera', visualizzata nel grafico , essendo venuto meno il contributo crescente dei nuovi contagi e rimasto praticamente solo il contributo discendente dal picco, derivante dal tempo di guarigione delle persone ormai infette e positive al test, che tipicamente richiede circa 30 giorni dall'inizio del contagio (non dal test) per completarsi.
Questo tempo purtroppo non consente di sperare in una riduzione di durata della zona rossa in tempi brevi.
Qualora invece la curva dei contagi smettesse di scendere di livello o addirittura risalisse, malgrado la zona rossa, allora siccome la discesa indotta dalle guarigioni permane senza ombra di dubbio, vorrebbe dire che c'e' un'altra causa diversa che contribuisce all'incremento dei contagi e che non sta permettendo alla curva di scendere.
Secondo noi cio' non avverra' ma se accadesse la causa dovrebbe essere individuata ed eliminata nel tempo piu' breve possibile.

DECREMENTO ATTESO DEI CONTAGI: Essendo il picco della seconda ondata iniziato 20 giorni fa i contagi del periodo iniziale, che sono di meno, si azzereranno entro 10 giorni, mentre quelli piu' recenti, che sono di piu', tra 10-20 giorni.
Cosi' ci aspettiamo di vedere alla fine la curva quasi appiattita sul fondo del 7% degli asintomatici intorno a Pasqua. Forse anche ad un livello inferiore al 7%, per effetto della zona rossa, se mantenuta per tutto il periodo, anche sull'evoluzione dell' epidemia degli asintomatici , il cui livello pero' sarebbe poi destinato a risalire presto e spontaneamente al 7%, che e' il livello stagionale determinato dalla contagiosita' con le temperature invernali.

Riteniamo pertanto che anche per oggi, visto il livello ancora alto dei contagi, possiamo lasciare invariato lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

COMMENTO SUL CASO ASTRAZENECA   (20 marzo 2021)
Ci risulta che si sono verificati dei decessi per cause diverse ma con una correlazione solo temporale con il momento dell'inoculazione del vaccino AstraZeneca.
In totale si sono verificati 25 casi sospetti su 20 milioni di vaccinazioni fatte.
I casi sono talmente pochi da consentire, anche all'EMA, di dichiarare che non incidono minimamente sul rapporto rischi/benefici, che resta totalmente favorevole al vaccino.
Ora che si e' diffuso un panico molto dannoso si sta chiedendo alla Scienza di dare in pochi giorni una risposta a quesiti che normalmente richiedono mesi ed anni di studi per arrivare ad una risposta certa.
Ovviamente, non avendo nessuno la bacchetta magica, la risposta (con comprensibile imbarazzo) e' stata che i casi sono pochissimi e che non c'e' una chiara evidenza di nesso causale con il vaccino e che essendo il rapporto benefici/costi altissimo non si vedono motivi validi per sospendere le vaccinazioni.
Con numeri cosi' piccoli anche i politici europei (tedeschi) sarebbero potuti arrivare alle stesse conclusioni, tutelando cosi' piu' la salute del popolo che non le responsabilita' degli amministratori, ma ormai il danno e' fatto e molte persone ancora oggi non si stanno presentando alle vaccinazioni prenotate.
Le autorita' regolatorie hanno risolto per ora il problema inserendo alcuni casi in piu' nelle reazioni avverse possibili nel bugiardino del vaccino. Poi approfondiranno i problemi scientifici con i tempi necessari.
La realta' e' che tutti i farmaci e tutti i vaccini sono un po' tossici ed in minima parte dannosi ma si prendono perche' i benefici superano di gran lunga i rischi. Ed e' giusto cosi': i successi della Scienza Medica si basano su questa realta'.
Malgrado cio' il mondo e' pieno di persone che, appena aprono la confezione di una medicina, vanno subito a leggere sul bugiardino le controindicazioni e le reazioni avverse possibili, entrando in uno stato di angoscia poiche' pensano che tutte quelle reazioni avverse li riguardino da vicino anziche' essere casi estremamente rari. E cosi' accade che non prendono la medicina esponendosi ad un rischio molto maggiore e reale.
L'approccio all'uso di tutti i farmaci dev'essere sempre improntato al massimo buon senso.

SITUAZIONE DEL 19/3 (ore 17:15): I decessi di oggi in Italia sono 386 (oltre 103.000 dall'inizio della pandemia), valore tornato sotto i 400 decessi al giorno dopo circa 20 giorni dall'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico.
Se questa interpretazione e' giusta potrremo assistere putroppo ad un ulteriore aumento di questo numero oltre 400 nei prossimi 10-15 giorni, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Tra 20-30 giorni il numero dei decessi poi scendera' stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' arrivato intorno al 12%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' presto al valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di OGGI e' salito un po', a 19.1% (ultima colonnina a destra nel grafico ) che e' un dato che dovrebbe risentire dgli incrementi tipici dei picchi del venerdi' (indicati con una V rossa).
Per questo, ritenendolo un primo picco lungo la discesa dal massimo della terza ondata, vi abbiamo raccordato la linea rossa che unisce i picchi (varianti). Se abbiamo ragione i dati dei prossimi due giorni dovrebbero risultare piu' bassi del punto di oggi (per confermare che e' un picco).
Tutto questo a conferma che l'effetto della zona rossa si e' cominciato a vedere gia' dopo il primo giorno: questo e' un dato molto positivo, perche' testimonia che le restrizioni della zona rossa sono applicate con il dovuto rigore.
Infatti da 4 giorni il Piemonte e' stato messo in zona rossa fino alle feste di Pasqua comprese (per circa 20 giorni).
Aspettiamo ancora i dati dei prossimi giorni per capire meglio come si stanno modificando gli andamenti della linea rossa che unisce i picchi (varianti) e di quella grigia che unisce le valli (fondo Sars-CoV-2).

EVOLUZIONE DELLA TERZA ONDATA: Noi crediamo di aver capito come si evolve questa pandemia ed allora, quando possiamo, cerchiamo di spiegarlo in questo sito.
Certamente ora, con la zona rossa, iniziera' la decrescita dal picco della terza ondata, che poi continuera', visualizzata nel grafico , essendo venuto meno il contributo crescente dei nuovi contagi e rimasto praticamente solo il contributo discendente dal picco, derivante dal tempo di guarigione delle persone ormai infette e positive al test, che tipicamente richiede circa 30 giorni dall'inizio del contagio (non dal test) per completarsi.
Questo tempo purtroppo non consente di sperare in una riduzione di durata della zona rossa.
Qualora invece la curva dei contagi non scendesse o addirittura risalisse, malgrado la zona rossa, allora siccome la discesa indotta dalle guarigioni c'e' senza ombra di dubbio, vorrebbe dire che c'e' un'altra causa diversa che contribuisce all'incremento dei contagi e che non sta permettendo alla curva di scendere. Secondo noi cio' non avverra' ma se accadesse la causa dovrebbe essere individuata ed eliminata nel tempo piu' breve possibile.

DECREMENTO ATTESO DEI CONTAGI: Essendo il picco della seconda ondata iniziato 20 giorni fa i contagi del periodo iniziale, che sono di meno, si azzereranno entro 10 giorni, mentre quelli piu' recenti, che sono di piu', tra 10-20 giorni.
Cosi' ci aspettiamo di vedere la curva quasi appiattita sul fondo del 7% degli asintomatici intorno a Pasqua. Forse anche ad un livello inferiore al 7%, per effetto della zona rossa, se mantenuta per tutto il periodo, anche sull' epidemia degli asintomatici , il cui livello pero' sarebbe destinato a risalire presto e spontaneamente al 7%, che e' il livello stagionale determinato dalla contagiosita' con le temperature invernali.

Riteniamo pertanto che anche per oggi, visto il livello ancora alto dei contagi, possiamo lasciare invariato lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

SITUAZIONE DEL 18/3 (ore 17:40): I decessi di oggi in Italia sono 423 (oltre 103.000 dall'inizio della pandemia), valore cresciuto oltre i 400 decessi al giorno e che annuncia secondo noi l'arrivo, 20 giorni dopo l'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico , le sue conseguenze sui decessi giornalieri (altrettanto e' prevedibile anche per le terapie intensive, purtroppo).
Se questa interpretazione e' giusta dovremo assistere putroppo ad un ulteriore aumento di questo numero oltre 400 nei prossimi 10-15 giorni, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Tra 20-30 giorni il numero dei decessi poi scendera' stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' arrivato intorno al 12%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' presto al valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di OGGI e' salito un po', a 17.0% (ultima colonnina a destra nel grafico ) che e' un dato ancora basso, come quello di ieri, ai livelli minimi di quelli dei giorni scorsi, confermando che l'effetto della zona rossa si e' cominciato a vedere gia' dopo il primo giorno: questo e' un dato molto positivo, perche' testimonia che le restrizioni della zona rossa sono applicate con il dovuto rigore.
Infatti da tre giorni il Piemonte e' stato messo in zona rossa fino alle feste di Pasqua comprese (per circa 20 giorni).
Aspettiamo ancora i dati dei prossimi giorni per capire come si stanno modificando gli andamenti della linea rossa che unisce i picchi (varianti) e di quella grigia che unisce le valli (fondo Sars-CoV-2).

EVOLUZIONE DELLA TERZA ONDATA: Noi crediamo di aver capito come si evolve questa pandemia ed allora, quando possiamo, cerchiamo di spiegarlo in questo sito.
Certamente ora, con la zona rossa, iniziera' la decrescita dal picco della terza ondata, che poi continuera', visualizzata nel grafico , essendo venuto meno il contributo crescente dei nuovi contagi e rimasto praticamente solo il contributo discendente dal picco, derivante dal tempo di guarigione delle persone ormai infette e positive al test, che tipicamente richiede circa 30 giorni dall'inizio del contagio (non dal test) per completarsi.
Questo tempo purtroppo non consente di sperare in una riduzione di durata della zona rossa.

DECREMENTO ATTESO DEI CONTAGI: Essendo il picco della seconda ondata iniziato 20 giorni fa i contagi del periodo iniziale, che sono di meno, si azzereranno entro 10 giorni, mentre quelli piu' recenti, che sono di piu', tra 10-20 giorni.
Cosi' ci aspettiamo di vedere la curva quasi appiattita sul fondo del 7% degli asintomatici intorno a Pasqua. Forse anche ad un livello inferiore al 7%, per effetto della zona rossa, se mantenuta per tutto il periodo, anche sull' epidemia degli asintomatici , il cui livello pero' sarebbe destinato a risalire presto e spontaneamente al 7%, che e' il livello stagionale determinato dalla contagiosita' con le temperature invernali.

Riteniamo pertanto che anche per oggi, visto il livello ancora alto dei contagi, possiamo lasciare invariato lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

SITUAZIONE DEL 17/3 (ore 17:40): I decessi di oggi in Italia sono 431 (oltre 103.000 dall'inizio della pandemia), valore cresciuto oltre i 400 decessi al giorno e che annuncia secondo noi l'arrivo, 20 giorni dopo l'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico , le sue conseguenze sui decessi giornalieri (altrettanto e' prevedibile anche per le terapie intensive, purtroppo).
Se questa interpretazione e' giusta dovremo assistere putroppo ad un ulteriore aumento di questo numero oltre 400 nei prossimi 10-15 giorni, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Tra 20-30 giorni il numero dei decessi poi scendera' stabilizzandosi infine, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' arrivato intorno al 12%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici riteniamo che ritornera' presto al valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di oggi e' salito un po', a 15.8% (ultima colonnina a destra nel grafico ) che e' un dato ancora basso, come quello di ieri, ai livelli minimi di quelli dei giorni scorsi, confermando che l'effetto della zona rossa si e' cominciato a vedere gia' dopo un solo giorno.
Infatti da due giorni il Piemonte e' stato messo in zona rossa fino alle feste di Pasqua comprese (per circa 20 giorni).
Aspettiamo ancora i dati dei prossimi giorni per capire come si stanno modificando gli andamenti della linea rossa che unisce i picchi (varianti) e di quella grigia che unisce le valli (fondo Sars-CoV-2).
Certamente inizieranno la decrescita dal picco della terza ondata, che poi continuera' nel grafico della terza ondata, essendo rimasto praticamente solo il contributo discendente dal picco, derivante dal tempo di guarigione delle persone ormai infette e positive al test, che tipicamente richiede circa 30 giorni.
Essendo il picco della seconda ondata iniziato 20 giorni fa i contagi del periodo iniziale si azzereranno entro 10 giorni, mentre quelli piu' recenti tra 20 giorni. Quindi ci aspettiamo di vedere la curva quasi azzerata sul fondo del 7% (degli asintomatici) intorno a Pasqua.
Riteniamo pertanto che anche per oggi, visto il livello ancora alto dei contagi, possiamo lasciare invariato lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

OSSERVAZIONI   (17 marzo 2021)
  1. Da fonti inglesi, che hanno analizzato migliaia di casi di pazienti guariti dal Covid-19, si apprende che l'immunita' acquisita dall'infezione dura 5 mesi.
    La seconda ondata , avvenuta tra ottobre e dicembre 2020. ha interessato almeno il 30% della popolazione italiana, perche' il picco e' arrivato al 18% ed e' durato per circa 3 mesi con un valor medio del 10% circa (ogni persona rimasta infetta per il tempo di guarigione di un mese).
    Quindi, come avevamo previsto nelle nostre stime, un terzo degli italiani potrebbe risultare immunizzato dalla seconda ondata della pandemia fino ad aprile (i 5 mesi terminano tra marzo ed maggio).
    La crescita dei contagi che registriamo adesso, nella seconda meta' di marzo, potrebbe coincidere percio' con l'inizio dell'estinzione delle immunita' acquisite nella seconda ondata (in realta', essendo stati in massima parte asintomatici, l'immunita' potrebbe essere gia' terminata).
    Questo fatto non lascia prevedere nulla di buono sul contenimento dei contagi, dato che la stagione con temperature piu' miti tarda a venire.
  2. In conseguenza della presenza di varianti del virus piu' contagiose si e' raccomandato di raddoppiare il distanziamento (da 1 a 2 metri) per la profilassi, quando si e' senza mascherina.
  3. Siccome si e' senza mascherina soprattutto quando si mangia, questo fatto sembra rendere ancora piu' stringenti le restrizioni sui ristoranti. Non si puo' ignorare pero' che la maggior parte dei clienti dei ristoranti arrivano in auto o sono conviventi per gran parte della giornata, in casa od al lavoro.
    In entrambi i casi si tratta di persone che, prima di arrivare al ristorante, sono state in contatto cosi' stretto da essersi certamente contagiate nel caso che anche solo una di loro fosse stata infetta, indipendentemente dall'uso della mascherina.
    Come avviene in tutti i servizi pubblici, gli addetti vengono in contatto con molte piu' persone che non gli avventori. Allora, non essendo moltissimi, potrebbero essere inseriti nelle categorie con priorita' di vaccinazione.
    Ovviamente la regolamentazione dovrebbe avere una particolare attenzione al distanziamento dei tavoli, ricambio aria del locale, sanificazione dei servizi igienici e degli accessi, ecc.
    Allora ci chiediamo se questi innegabili dati di fatto non potrebbero permettere di individuare un'idonea regolamentazione che possa consentire di far lavorare in sicurezza molti ristoranti, anziche' sacrificarli in cosi' gran numero ad un rigore forse in alcuni casi eccessivo.

SITUAZIONE DEL 16/3 (ore 18:00): I decessi di oggi in Italia sono 502 (oltre 103.000 dall'inizio della pandemia), valore cresciuto ben oltre i 400 decessi al giorno e che annuncia secondo noi l'arrivo, 20 giorni dopo l'inizio del picco della terza ondata, visibile nel grafico , le sue conseguenze sui decessi giornalieri (altrettanto e' prevedibile anche per le terapie intensive, purtroppo).
Se questa interpretazione e' giusta dovremo assistere putroppo ad un ulteriore aumento di questo numero nei prossimi 10-15 giorni, seguendo l'andamento della curva dei contagi con questo ritardo tipico di circa 20 giorni, che sono quelli che mediamente trascorrono tra l'incubazione del Covid-19 e l'epilogo infausto della malattia.
Tra 20-30 giorni il numero dei decessi scendera' stabilizzandosi, come viene previsto in varianti "ritardate" , intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' arrivato intorno al 12%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' presto al valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di oggi e' sceso a 14.9% (ultima colonnina a destra nel grafico ) che e' un dato basso ai livelli minimi di quelli dei giorni scorsi, indicando che l'effetto della zona rossa si comincia a vedere anche prima del previsto.
Infatti da ieri il Piemonte e' stato messo in zona rossa fino alle feste di Pasqua comprese (per circa 20 giorni).
Aspettiamo ancora i dati dei prossimi giorni per rivedere l'andamento della linea rossa che unisce i picchi (varianti) e di quella grigia delle valli (fondo Sars-CoV-2), che accenneranno poi all'inizio della decrescita dal picco della terza ondata.
Questo perche' certamente poi continuera' la discesa dal picco nel grafico di questa terza ondata, rimanendo praticamente solo il contributo discendente dal picco, derivante dal tempo di guarigione delle persone ormai infette e positive al test.
Riteniamo pertanto che per oggi, visto il livello ancora alto dei contagi, possiamo lasciare invariato lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

I VACCINATI SONO VERAMENTE IMMUNI?   (16 marzo 2021)
Conosciamo un po' meglio questa pandemia: nella nostra Nota divulgativa sui vaccini abbiamo inteso fornire delle informazioni elementari sulla base della nostra comprensione dei vaccini, da cui risulta che:
  1. La quantita' di anticorpi prodotta, e quindi il livello di protezione raggiunto con la vaccinazione, puo' essere diversa da persona a persona.
  2. La vulnerabilita' ad una nuova infezione dopo la vaccinazione dipende non solo dalla quantita' di anticorpi prodotti nell'organismo ma anche dalla carica virale con cui si viene in contatto, perche' se e' molto elevata o da infezione multipla, gli anticorpi potrebbero non riuscire a prevalere sui virus, che potrebbero allora diffondersi, facendo ammalare anche una persona vaccinata.
Aggiungiamo che, insediandosi in parti del corpo poco vascolarizzate e quindi piu' difficilmente raggiungibili dagli anticorpi, alcune colonie di virus potrebbero persistere piu' a lungo nell'organismo della persona vaccinata, prima di essere eliminate definitivamente.
Nei casi in cui cio' dovesse accadere la persona vaccinata rimarrebbe per tutto quel tempo infetta in forma asintomatica, portando il suo apporto alla cosiddetta epidemia degli asintomatici , e potrebbe cosi' anche contribuire a diffondere i virus, anche se con cariche virali modeste, come accade costantemente con alcune persone infette ed asintomatiche.
Questo fenomeno dei vaccinati infetti ed asintomatici, per ora solo ipotizzato, sara' perfettamente misurabile, crediamo, quando avremo raggiunto l'"immunita' di gregge": bastera' misurare il livello dei contagi che allora sara' determinato in percentuale nota anche dal numero dei vaccinati infetti ed asintomatici.
Per tutti questi motivi riteniamo raccomandabile che le persone vaccinate non si considerino ormai invulnerabili ma continuino ad usare le giuste precauzioni di profilassi sia nei confronti propri che degli altri, finche' il virus rimmarra' in circolazione.
Queste precauzioni, se ritenute giuste, dovrebbero essere chiaramente evidenziate nel progettato passaporto vaccinale che e' in gestazione, per venire incontro alle esigenze del turismo.

SITUAZIONE DEL 15/3 (ore 17:00): I decessi di oggi in Italia sono 354 (oltre 102.000 dall'inizio della pandemia), valore in calo e sempre sotto ai 400 decessi al giorno, a conferma che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata finora si stanno ancora lentamente esaurendo.
Il valore rimanente, come viene spiegato nel link precedente, stimiamo che si stabilizzera' intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' in crescita. La stima attuale del fondo da asintomatici e' intorno al 12%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' presto al valore di equilibrio stagionale del 7%.

Il dato dei positivi al test di oggi e' salito a 22.6% (ultima colonnina a destra nel grafico) che e' un dato molto piu' alto di quelli dei giorni scorsi, indicando che le nostre speranze ottimistiche su un inizio di un andamento in calo dei contagi erano quasi certamente infondate.
Abbiamo ritenuto piu' corretto alla luce di questi ultimo dati rivedere l'andamento della linea rossa che unisce i picchi (varianti) e quella grigia delle valli (fondo Sars-CoV-2), accennando ad una ulteriore crescita (il precedente andamento l'abbiamo lasciato visibile con trattini).
Riteniamo pertanto che per oggi possa essere modificato lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.
Da oggi il Piemonte e' stato messo in zona rossa fino alle feste di Pasqua comprese (per circa 20 giorni).
Questo certamente comportera' la discesa dal picco nel grafico di questa terza ondata, dato che vi rimarra' praticamente solo il contributo discendente dal picco, derivante dal tempo di guarigione delle persone ormai infette e positive al test.

NOTA DIVULGATIVA: PERCHE' LE MEDICINE NON FUNZIONANO CONTRO I VIRUS?   (15 marzo 2021)
In base alle nostre conoscenze, i micro-organismi patogeni, quelli che ci fanno ammalare, sia che siano di origine animale (come i microbi) o vegetale (come i batteri) sono organismi viventi che si alimentano e si riproducono, come noi.
Allora di possono trovare delle sostanze chimiche che sono tossiche per loro e non per noi per farli fuori.
Un altro metodo e' quello di trovare sostanze che li sterilizzino, impedendo loro di riprodursi, per eliminarli perche' campano poco e basta aspettare che muoiano per guarire.
I virus non sono micro-organismi viventi, quindi non temono ne' le sostanze chimiche (farmaci) ne' gli antibiotici, che non gli fanno nulla.
Essi sono come dei complessi di macromolecole che non vivono ma riescono a riprodursi utilizzando la capacita' delle cellule umane di duplicarsi seguendo la codifica indicata su speciali macromolecole, chiamate RNA, che quando sono quelle umane guidano le complesse reazioni biochimiche che presiedono alla sintesi proteica e duplicano una cellula umana.
Ma se l' RNA e' quello introdotto dal virus, le istruzioni portano la cellula a duplicare non se stessa ma a sintetizzare una copia del virus che l'ha infettata, introducendole in qualche modo il suo RNA.
Il virus funziona cosi': e' come un parassita che riesce ad esistere solo se ha intorno a se delle cellule umane che gli permettono di riprodursi per duplicazione altrimenti, se non riescono ad entrare nel corpo umano ma rimangono nell'ambiente, perdono rapidamente (poche ore o giorni) la loro capacita' di infettare.
Le cellule umane da loro usate poi muoiono, creando la malattia (per esempio una polmonite che distrugge i polmoni) mentre il virus si diffonde sempre piu' all'interno del corpo ma anche fuori (contagi).
Per questo farmaci ed antibiotici non funzionano contro i virus.

NOTA DIVULGATIVA: I VACCINI   (15 marzo 2021)
In base alle nostre conoscenze, se non esistessero altri rimedi in natura i virus sarebbero riusciti ad avere il sopravvento facendo estinguere il genere umano.
Se con l'evoluzione delle specie siamo arrivati fino ad oggi significa che qualche rimedio esiste, ed e' implementato nella nostra stessa natura: sono gli anticorpi prodotti da un sistema stupefaciente di cui siamo dotati che riesce ad accorgersi della presenza nel nostro organismo di un corpo estraneo e mette in moto un meccanismo biochimico che in breve tempo (giorni) riesce a mettere in circolo nel sangue la giusta medicina (anticorpi) che neutralizza l'azione del corpo estraneo, portando alla sua eliminazione ed alla guarigione.
Ma deve riuscire a farlo in tempo, prima che il virus si riproduca troppo. Questo e' il problema.
C'e' piu' tempo per riuscirci se l'infezione avviene con una carica virale debole (cioe' con pochi virus), in quanto allora e' maggiore il tempo necessario, perche' il numero di virus arrivi al punto da produrre la malattia.
Al contrario se l'infezione avviene con una carica virale intensa (cioe' con molti virus), allora il sistema immunitario ha molto meno tempo a disposizione per intervenire con successo e cosi' spesso non riesce a bloccare l'infezione e si sviluppa la sindrome Covid-19.
Anche se il virus si riproduce molto velocemente allora l'infezione si espande molto, prima che gli anticorpi riescano a bloccarla ed il paziente si ammala e puo' anche morire se l'infezione virale e' riuscita ad estendersi moltissimo.
Questo puo' accadere anche se e' la risposta immunitaria ad essere troppo lenta o insufficiente (e' il caso degli anziani che subiscono piu' decessi mentre i giovani reagiscono meglio, cioe' in tempo utile).
Pero' questo rischio si puo' evitare se all'arrivo del virus gli anticorpi ci sono gia' (si parla allora di persona immunizzata), cioe' se non bisogna attendere che si formino mentre il virus ha gia' cominciato a riprodursi.
E' questa la scoperta medica importantissima che fece l'uomo nel 1796 quando E.Jenner scopri' il vaccino contro il vaiolo.
All'aumentare del numero di persone immunizzate (perche' guarite dall'infezione o vaccinate) il virus ha sempre piu' difficolta' a trovare persone infettabili e quindi diminuisce quel parametro che noi abbiamo chiamato in questo lavoro "contagiosita'" e che e' quello che determina la pendenza di crescita della curva dei contagi.
Conseguentemente, quando il numero di immunizzati aumenta, la curva dei contagi cresce sempre meno fino a smettere di crescere e l'epidemia allora si estingue per la cosiddetta "immunita' di gregge".
E' questa l'unica via d'uscita dalla pandemia: bisogna attendere che la percentuale di immunizzati complessiva, tra vaccinati e guariti, raggiunga la soglia critica dell'immunita' di gregge che dipende dalla contagiosita' del virus ma anche da altri fattori come la temperatura ambientale (d' inverno la contagiosita' peggiora) o i comportamenti delle persone (uso corretto di mascherine, distanziamento, igiene personale, ecc.).
Dobbiamo tutti contribuire con il massimo di senso civico possibile per minimizzare i danni della pandemia.
Per il Sars-CoV-2 purtroppo sembra che l'immunizzazione ottenuta sia solo temporanea, per cui la vaccinazione andra' ripetuta.
Inoltre i Paesi piu' avanzati riusciranno a raggiungere l'immunita' di gregge ma non cosi' gli altri Paesi che purtroppo continueranno a coltivare colonie di virus che potranno sempre minacciarci in futuro.
Staremo a vedere cosa l'Evoluzione si e' inventata per risolvere questi casi.

TESTIMONIANZA PERSONALE:   (15 marzo 2021)
Da notizie di stampa apprendo che molti stanno rifiutando di vaccinarsi, addirittura il 15% del personale medico in liguria.
Ritengo utile per questo pubblicare anche questa mia testimonianza; poi ovviamente ognuno e' libero ed ha il buon diritto di fare le scelte che crede migliori per lui (o lei).
Un mese fa si sono aperte nella regione Lazio le prenotazioni alle vaccinazioni per gli anziani. Rientrando in questa categoria (ahime') mi sono prenotato on-line e sono stato vaccinato con le 2 dosi Pfizer, con una puntualita' perfetta.
Pochi giorni dopo la seconda inoculazione mi e' venuto a trovare mio figlio con la sua tuta di lavoro usata per tutta la giornata.
Dal giorno dopo e per due giorni ho sentito dei sintomi insoliti come tremore, sensazione di infreddatura, ecc. che a mio avviso erano assimilabili a quelli provati in altre occasioni, all'inizio di una reazione immunitaria prima dell'arrivo dell'influenza.
Poi tutto e' finito ed ora sto bene.
Io non sono medico ne' mi sono consultato con un medico, perche' la gravita' dei sintomi non lo meritava ma credo sia lecito supporre che potesse essere l'inizio di un'infezione virale a cui incoscientemente mi ero esposto, ricevendo la visita di mio figlio senza adottare le dovute precauzioni.
Se fosse cosi' probabilmente e' solo grazie al successo del mio tentativo di prenotare la vaccinazione, che posso continuare a fornire questo mio modesto contributo, solo intellettuale, alla lotta al virus.
Devo ringraziare il nostro Sistema Sanitario regionale, che con grande efficienza mi ha permesso di vaccinarmi, riducendo i miei rischi di esposizione al virus, e forse addirittura di non finire ricoverato in ospedale nell'occasione qui' descritta.
Se fosse stata un'infezione da Sars-CoV-2 ed i virus NON avessero trovato i giusti anticorpi, che la vaccinazione giocando d'anticipo ha fatto trovare loro gia' pronti nel sangue, avrebbero avuto via libera ad estendere l'infezione a loro piacimento nei miei polmoni e sarebbe potuta anche finire male (N.B. questa e' chiaramente solo un'ipotesi, basata su sensaziomi personali e niente piu', ma serve a far capire come funziona il vaccino, perche' questo e' quello che sarebbe avvenuto nel vero caso di un'infezione virale).

SITUAZIONE DEL 14/3 (ore 17:00): I decessi di oggi in Italia sono 264 (oltre 100.000 dall'inizio della pandemia), valore in calo e sempre sotto ai 400 decessi al giorno, a conferma che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata finora si stanno ancora lentamente esaurendo.
Il valore rimanente, come viene spiegato nel link precedente, stimiamo che si stabilizzera' intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' in crescita. La stima attuale del fondo da asintomatici e' intorno al 12%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' presto al valore di equilibrio stagionale del 7%.
Il dato dei positivi al test di oggi e' sceso a 16.5% (ultima colonnina a destra nel grafico) che e' un dato quasi uguale a quelli di 2 o 3 giorni fa, confermando che il dato dell'altro ieri era alto (21%), perche' era il solito "picco del venerdi'".
Resta cosi' confermato che l'epidemia nel Piemonte, risentendo positivamente dell'incremento delle restrizioni (zona arancione scuro) diventato operativo da lunedi' scorso (7 giorni fa), mostra ancora quella variazione che ci aveva indotto, sia pure ottimisticamente, a cambiare l'andamento della linea rossa (quella che unisce i picchi), accennando ad un inizio di discesa.
Ci aspettiamo che anche i dati dei prossimi giorni scendano dal livello del picco del venerdi', confermando l'inizio della discesa dei contagi della terza ondata, con la sola zona arancione scuro, crediamo per effetto dell'alto numero di persone immunizzate da infezioni subite negli ultimi 4 mesi.
Per questo continuiamo a considerare arrestata la crescita dei contagi in Piemonte, cominciata due settimane fa ed indicata dalle due linee d'interpolazione, quella rossa del picchi (varianti) e quella grigia delle valli (fondo Sars-CoV-2).
Le osservazioni che seguono sono quelle che ci hanno indotto a considerare il picco nei contagi in Piemonte, a cui stiamo assistendo, possa anche essere in tutto e per tutto la terza ondata dell'epidemia.
Riteniamo quindi che per oggi possa essere mantenuto lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI MA NON PIU' CRESCENTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.
L'ultima novita' e' che da domani il Piemonte sara' messo in zona rossa fino alle feste di Pasqua comprese (per circa 20 giorni).
Questo certamente accelerera' quella discesa dal picco che forse appare iniziata gia' oggi , con la zona arancione scuro, nel grafico di questa terza ondata, dato che vi rimarra' praticamente solo il contributo discendente dal picco, derivante dal tempo di guarigione delle persone ormai infette e positive al test.
Con questi dati raccolti fino ad oggi non possiamo essere certi che la discesa che si intravede nel grafico continui, per cui e' una scelta giusta adottare la zona rossa in Piemonte per accelerare la discesa e ridurre cosi' al piu' presto il livello dei contagi che e' molto alto.
Questo incremento della discesa dal picco e' quindi un risultato positivo, ma avendo un costo molto elevato si dovrebbe anche poter ridurre le restrizioni, anche prima, qualora apparisse un possibile calo vistoso dei contagi, che forse ci sarebbe potuto essere, ma piu' lentamente, nei prossimi 10 giorni anche con la sola zona arancione scuro, che era riuscita ad arrestare la crescita. Questo effetto e' visibile nel grafico fino ad oggi.
Tutto cio' vale per il Piemonte, che e' la regione da noi presa come "campione" per i nostri studi (e' questo il nostro scopo, non il monitoraggio del Piemonte: ci sono altri che lo fanno molto bene); per tutte le altre regioni noi non ne elaboriamo i dati e quindi non possiamo dire nulla.

SITUAZIONE DEL 13/3 (ore 17:30): I decessi di oggi in Italia sono 317 (oltre 100.000 dall'inizio della pandemia), valore in calo e ancora sotto ai 400 decessi al giorno, a conferma che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata finora si stanno ancora lentamente esaurendo.
Il valore rimanente, come viene spiegato nel link precedente, stimiamo che si stabilizzera' intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' in crescita. La stima attuale del fondo da asintomatici e' intorno al 12%, come risultato dell'attuale terza ondata, che ha aumentato il numero totale di virus in circolazione e quindi anche di quelli partecipanti al fondo degli asintomatici.
Passato il picco della terza ondata l' epidemia degli asintomatici ritornera' presto al valore di equilibrio stagionale del 7%.
Il dato dei positivi al test di oggi e' sceso a 16.8% (ultima colonnina a destra nel grafico) che e' un dato quasi uguale a quelli di 2 o 3 giorni fa, confermando che il dato di ieri era alto (21%), perche' era il solito "picco del venerdi'".
Resta cosi' confermato che l'epidemia nel Piemonte, risentendo positivamente dell'incremento delle restrizioni diventato operativo da lunedi', mostra ancora quella variazione che ci aveva indotto, sia pure ottimisticamente, a cambiare l'andamento della linea rossa (quella che unisce i picchi), accennando ad un inizio di discesa.
Ci aspettiamo che anche i dati dei prossimi giorni scendano dal livello del picco del venerdi', confermando l'inizio della discesa dei contagi della terza ondata, con la sola zona arancione scuro, crediamo per effetto dell'alto numero di persone immunizzate da infezioni subite negli ultimi 4 mesi.
Per questo continuiamo ancora a considerare arrestata la crescita dei contagi in Piemonte, cominciata due settimane fa ed indicata dalle due linee d'interpolazione, quella rossa del picchi (varianti) e quella grigia delle valli (fondo Sars-CoV-2).
Le osservazioni che seguono sono quelle che ci hanno indotto a considerare il picco nei contagi in Piemonte, a cui stiamo assistendo, possa anche essere in tutto e per tutto la terza ondata dell'epidemia.
Riteniamo quindi che per oggi possa essere mantenuto lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI MA NON PIU' CRESCENTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.
L'ultima novita' e' che da lunedi' il Piemonte sara' messo in zona rossa fino alle feste di Pasqua comprese (per circa 20 giorni).
Questo accelerera' certamente la discesa dal picco della terza ondata, che gia' di intravede nel grafico. , rimanendo praticamente solo il contributo discendente dal picco, derivante dal tempo di guarigione delle persone ormai infette.
Tutto cio' vale per il Piemonte, che e' la nostra regione presa come "campione" per i nostri studi (e' questo il nostro scopo, non il monitoraggio del Piemonte, che c'e' chi lo fa molto bene); per tutte le altre regioni noi non ne elaboriamo i dati e quindi non possiamo dire nulla.

SITUAZIONE DEL 12/3 (ore 17:00): I decessi di oggi in Italia sono 380 (oltre 100.000 dall'inizio della pandemia), valore in salita anche se ancora sotto ai 400 decessi al giorno, a conferma che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata finora si stanno ancora lentamente esaurendo.
Il valore rimanente, come viene spiegato nel link precedente, stimiamo che si stabilizzera' intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' in crescita (la stima attuale e' intorno al 12%).
Il dato dei positivi al test di oggi e' salito a 21.0% (ultima colonnina a destra nel grafico) che e' un dato molto piu' alto (del 4.8%) di quello di ieri e dei giorni scorsi.
Non possiamo pero' non confermare che l'epidemia nel Piemonte, risentendo positivamente dell'incremento delle restrizioni diventato operativo da lunedi', mostra ancora quella variazione che ottimisticamente abbiamo cambiato nell'andamento della linea rossa (quella che unisce i picchi), accennando ad un inizio di discesa.
Cio' in quanto:
  • i venerdi' hanno quasi sempre presentato dei valori piu' alti (picchi);
  • l'escursione del 4.8% corrisponde piu' o meno alla distanza tra i picchi e le valli (distanza im ordinata tra la "linea rossa" che unisce i picchi e la "linea grigia" che unisce le valli nel grafico.
Aspettiamo percio' i dati dei prossimi due giorni per vedere se il 21.0% di oggi e' il picco del venerdi' (e poi i dati scendono) oppure se rappresenta un cambiamento sostanziale nell'andamento della curva dei contagi. Nel qual caso dovremo rivedere tutte le nostre conclusioni "ottimistiche".
Per ora vogliamo ancora considerare arrestata la crescita dei contagi in Piemonte, cominciata due settimane fa ed indicata dalle due linee d'interpolazione, quella rossa del picchi (varianti) e quella grigia delle valli (fondo Sars-CoV-2).
Le osservazioni che seguono lasciano intendere che il picco nei contagi in Piemonte a cui stiamo assistendo, possa anche essere in tutto e per tutto la terza ondata dell'epidemia.
Riteniamo quindi che per oggi possa essere mantenuto lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI MA NON PIU' CRESCENTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

NOTA DIVULGATIVA: COME AVVIENE UN'ONDATA EPIDEMICA   (12 marzo 2021)
Spieghiamo come si sviluppa un'ondata epidemica. I test sono in grado di rivelare la presenza del virus in un tampone e quindi nella persona analizzata. Se prima dell'ondata i test positivi sono il 7% significa che il 7% della popolazione e' infetta. Ogni persona infettata dal virus sviluppa una reazione immunitaria che creando anticorpi puo' bloccare la replicazione del virus nel corpo e possono verificarsi due casi:
  1. Il paziente non ha sintomi ("asintomatico") perche' i suoi anticorpi prevalgono sul virus, resta positivo ai test per un mese circa, poi guarisce e smette di essere positivo ai test, ma conserva gli anticorpi nel sangue che lo rendono immune alle cariche virali normali per alcuni mesi.
  2. Il paziente ha sintomi (Covid-19) perche' ha pochi anticorpi, poi guarisce (o muore) e non e' piu' positivo ai test dopo un mese circa, ma conserva gli anticorpi nel sangue che lo rendono immune alle cariche virali normali per alcuni mesi.
Di pazienti asintomatici ce ne sono tantissimi in giro, tutti inconsapevoli di essere infetti ed anche di diffondere il contagio. Ognuno smette di essere infetto dopo un mese ma viene rimpiazzato da altri nuovi infetti anch'essi asintomatici.
Quindi il popolo degli asintomatici si estende fino al punto di equilibrio in cui il numero dei nuovi infettati eguaglia il numero dei guariti, poi il numero degli asintomatici rimane costante nel tempo.
Questo numero costante e' il 2% della popolazione d'estate ed il 7% d'inverno, perche' la contagiosita' del virus e' maggiore.
Su questo numero costante di persone infette talora s'instaura una crescita ulteriore di contagi dovuta a nuovi eventi di quelli che accentuano la trasmissibilita' del virus (focolai dovuti ad affollamenti eccessivi di persone, nuove varianti piu' contagiose, ecc.).
In questo modo parte una nuova ondata epidemica con una crescita dei test positivi rispetto al valore di fondo che e' quello degli asintomatici.
La crescita inizialmente e' rapida perche' c'e' il contributo dei nuovi contagi alla salita ma nessuno ancora delle guarigioni alla discesa. Poi dopo alcuni giorni iniziano le guarigioni e, con il loro contributo in discesa, la pendenza della salita della curva comincia ad attenuarsi.
La salita della curva si puo' anche attenuare in presenza di un numero crescente di persone immunizzate, che ha un effetto sulla diminuzione dei contagi, simile a quello delle restrizioni che riducono le occasioni ci contagio.
Con l'aumento delle guarigioni arriva il momento in cui i due contributi, crescente e decrescente, si equivalgono e la curva allora non cresce piu' (ha raggiunto il massimo).

COME CONTRASTARE LA CRESCITA DEI CONTAGI   (13 marzo 2021)
Le misure atte ad ostacolare la diffusione dei contagi in ogni momento riducono il contributo alla crescita dei contagi, lasciando invariato quello alla decrescita.
Con un lockdown il primo contributo diventa praticamente nullo ed allora basta attendere il completamento di tutte le guarigioni delle persone infettate fino a quel momento (in un mese di tempo), perche' l'ondata epidemica finisca.
Altre restrizioni meno rigide del lockdown riducono solo in parte la componente di crescita dei contagi e quindi l'effetto e' minore.
Allora si dovrebbe concludere che e' meglio applicare sempre le restrizioni massime, cioe' tenere il Paese sempre in lockdown per ridurre al minimo i contagi. Evidentemente non puo' essere cosi', perche' le restrizioni hanno un costo che e' anche molto alto e, se bisogna ottenere il risultato migliore per la popolazione, i costi sociali ed economici vanno commisurati ai benefici sanitari, ognuno con il suo peso.
Le restrizioni rigide sono colpi efficaci che abbiamo "in canna" ma che vanno "sparati" solo quando il beneficio e' massimo.
Siccome il risultato che si ottiene e' quello di ridurre la crescita dei contagi, le restrizioni piu' rigide vanno usate quando la crescita e' massima cosi', bloccandola, si ha un guadagno maggiore e per un tempo piu' lungo.
Prima di usare le restrizioni dobbiamo percio' valutare quant'e' l'entita' della crescita dei contagi che si va a bloccare, per vedere se il guadagno giustifica la spesa.
Questa valutazione non va fatta, come suggerirebbe l'intuito, in base al livello raggiunto dai contagi, che e' il risultato di due contributi contrapposti, quello della crescita (determinata dalla contagiosita' del virus, mitigata dall'immunita' diffusa e dalle restrizioni in atto) e quello della decrescita (determinata dalle guarigioni delle persone infette).
Quando la curva dei contagi e' al massimo, cioe' non cresce piu', vuol dire che il contributo alla crescita e' diventato uguale a quello della decrescita, che e' noto, dipendendo solo dal numero di persone infette e dal tempo trascorso.
Nella fase iniziale della crescita del picco il contributo alla crescita e' massimo e tende poi a diminuire (per saturazione locale), mentre il contributo alla decrescita e' prima minimo e poi tende ad aumentare. Al picco i due contributi si eguagliano.
Da qui' si capisce che le restrizioni vanno adottate preferibilmente nella fase iniziale di crescita dei contagi e NON quando questi sono arrivati al massimo ed hanno cominciato a scendere, cioe' al picco della curva, perche' a quel punto i contagi stanno gia' iniziando a scendere ed un costo elevato, solo per accelerarne la discesa, potrebbe non essere piu' giustificato.

CONCLUSIONI:
  • L'ondata epidemica e' sempre sovrapposta ad un fondo costante di persone infette (asintomatiche) che d'inverno e' elevato (il 7% e' tanto, e' quasi la meta' del picco di un'ondata). Questo fondo si riduce d'estate (al 2%) o con i vaccini. Con un lockdown si abbassa ma appena il lockdown termina risale rapidamente e torna al suo livello di equilibrio tra i nuovi contagi deteminati dal livello di contagiosita' ambientale e le guarigioni degli infetti.
  • Le misure restrittive atte ad arginare i contagi sono piu' efficaci nella prima fase di salita della curva ma producono sempre effetti positivi.
  • Il livello raggiunto dal picco e' piu' alto nella prima ondata perche' non ci sono persone immuni.
    Con le ondate successive e con il passare dei mesi, in cui l' epidemia degli asintomatici procede infettando sempre piu' persone, gioca un ruolo sempre piu' importante la percentuale di persone immunizzate tra la popolazione, che dalle stime da noi fatte ha gia' superato il 50% della popolazione.
    L'effetto che si riscontra e' una riduzione dell'ampiezza del picco ed una minore necessita' di ricorrere a restrizioni molto rigide.

SITUAZIONE DELL' 11/3 (ore 17:15): I decessi di oggi in Italia sono 373 (oltre 100.000 dall'inizio della pandemia), valore in salita anche se ancora sotto ai 400 decessi al giorno, a conferma che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata finora si stavano sempre lentamente esaurendo.
Il valore rimanente, come viene spiegato nel link precedente, crediamo che si stabilizzera' intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' in crescita (la stima di oggi e' intorno al 12%).
Il dato dei positivi al test di oggi e' salito a 16.2% (ultima colonnina a destra nel grafico) che e' un dato analogo a quelli dei giorni scorsi, confermando che l'epidemia nel Piemonte sembra risentire positivamente dell'incremento delle restrizioni diventato operativo da lunedi', per cui crediamo di poter confermare quella variazione che ottimisticamente abbiamo cambiato gia' 2 giorni fa nell'andamento della linea rossa (quella che unisce i picchi), accennando ad un inizio di discesa.
Si e' cosi' arrestata la crescita dei contagi in Piemonte, cominciata due settimane fa ed indicata dalle due linee d'interpolazione, quella rossa del picchi (varianti) e quella grigia delle valli (fondo Sars-CoV-2).
Le osservazioni che seguono lasciano intendere che il picco nei contagi in Piemonte a cui stiamo assistendo, possa anche essere in tutto e per tutto la terza ondata dell'epidemia.
Riteniamo quindi che per oggi possa essere mantenuto lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI MA NON PIU' CRESCENTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

E' STATA DAVVERO BLOCCATA LA CRESCITA DEI CONTAGI IN PIEMONTE ? (11 marzo 2021)
Per formulare questo parere abbiamo tenuto conto degli errori statistici dei dati che ammontano al 4% con la propagazione degli errori e che possono tranquillamente arrivare anche al 5 o 6% per gli errori sistematici dovuti ad un metodo di misura non scientifico. Sul dato del 16% l'errore intrinseco (non e' uno sbaglio ma una naturale fluttuazione dei dati) puo' anche arrivare ad essere 16% piu' o meno 1%, quindi compatibile con l'arresto della crescita dei contagi, ottenuta con la sola zona "arancione scuro" (anche tutti gli altri punti hanno un errore stimato di circa 1%).
I dati degli ultimi 7 giorni sono: 13.4 + 18.8 + 17.2 + 18.5 + 13.4 + 16 + 16.2 = 113.5 / 7 = 16.2 che e' il valor medio.
Gli scarti dalla media dei 7 dati e': -2.8 , 2.6 , 1.0 , 2.3 , -2.8 , -0.2 , 0.0 che testimoniano l'arresto della crescita dei contagi ottenuta con i provvedimenti di numerose zone rosse locali e della zona arancione scuro nel resto del Piemonte.
Cosa succederebbe se si adottasse ora la zona rossa in Piemonte, ora che la crescita e' stata gia' arrestata?
La zona rossa o il lockdown possono ridurre solo in parte il numero dei test positivi, che diminuiscono essenzialmente con il procedere delle guarigioni delle persone positive.
Quindi se la crescita della curva dei contagi viene gia' arrestata con la sola zona arancione scuro, sarebbe NON conveniente aumentare le restrizioni adottando la zona rossa. Ovviamente pero' bisogna essere sempre pronti a passare tempestivamente a restrizioni piu' rigide nel caso un improvviso incremento di contagiosita' (focolai, nuove varianti, ondata di freddo, ecc.) dovesse far riprendere la crescita dei contagi.
Alla luce dei dati acquisiti finora, a meno della comparsa di nuovi importanti focolai, la crescita dei contagi in Piemonte si e' bloccata.
Forse in questo ha giocato un ruolo importante anche il fatto che il livello dei contagi ha raggiunto valori intorno al 18% ("terza ondata"), che e' proprio il livello massimo raggiunto nella seconda ondata e nel picco di Natale, dopo i quali la curva e' scesa in entrambi i casi.

E' QUESTA LA TERZA ONDATA ? (11 marzo 2021)
Le osservazioni che precedono inducono ad una risposta affermativa, lasciando intendere che il picco nei contagi in Piemonte a cui stiamo assistendo, possa effettivamente essere in tutto e per tutto la terza ondata dell'epidemia.
Sorprende in questo caso l'entita' ridotta del fenomeno, che pero' trova spiegazione, sia nelle migliori misure di contenimento adottate, che soprattutto dall'alto livello del fondo degli asintomatici.
Cio' perche' coinvolgendo un gran numero di persone, contribuisce in maniera significativa ad immunizzare la popolazione: il livello e' stato cosi' alto, al 7% o piu', per tutto l'inverno (era cosi' alto anche a Natale, come si vede nel grafico ).
Abbiamo avuto picchi di ampiezza intorno al 18% a novembre, a Natale ed ora; se in ognuno dei 3 casi si e' immunizzato il 20% della popolazione (i positivi), essendo persone sempre diverse (perche' guariscono in un mese e poi restano immuni), ad oggi dovremmo avere intorno al 60% di immunizzati (se lo restano per 4 mesi) e questo limita la crescita del picco di questa terza ondata.
Per questo dobbiamo attenderci che ondate successive e ravvicinate della pandemia (da novembre a marzo ci sono 4 mesi e l'immunita' da contagio dovrebbe mantenersi) siano di ampiezza sempre piu' limitata (come quella che vediamo nel grafico ).

RICOVERI E DECESSI IN PIEMONTE (11 marzo 2021)
Naturalmente ricoveri e decessi rimangono alti perche' al livello di fondo degli asintomatici , che era al 7% fino a due settimane fa, si e' ora aggiunto temporaneamente il fondo Sars-CoV-2 del tentativo di salita della terza ondata, che per ora e' stato bloccato, portando il livello di contagi Sars-CoV-2 presenti al 12% circa. Questo e' un valore molto alto: basta pensare che al picco della seconda ondata si e' raggiunto il valore del 18%.
Questa crescita del Sars-CoV-2 e' il risultato del tentativo del virus di far crescere la terza ondata, tentativo che e' stato bloccato dai piemontesi, perche' sono riusciti ad arrestare la crescita dei contagi.
La conseguenza e' nel breve periodo una crescita dei ricoveri ospedalieri e poi anche dei decessi. Sarebbero stati molti di piu' se fosse cresciuta la terza ondata, che si vede nel grafico.

FUNZIONAMENTO DI QUESTA PANDEMIA: (11 marzo 2021)
Spieghiamo la differenza tra i contagi dei picchi di Sars-CoV-2 e dell' epidemia degli asintomatici. Il fondo di Sars-CoV-2 attualmnte e' al 12% circa e non puo' essere abbassato in tempi brevi: per il recente incremento al picco del 5% bisogna attendere che gli infettati guariscano e ci vorra' un mese.
Il rimanente 7% e' prodotto da una fabbrica di virus inarrestabile, che e' l' epidemia degli asintomatici e non basta attendere un mese per vederlo sparire. Dobbiamo attendere l'arrivo dell'estate per vederla scendere al 2%, per riduzione della contagiosita' del virus.
Qualsiasi restrizione dovessimo adottare ora potrebbe abbassarne il livello in un mese di tempo ma, non appena terminate le restrizioni, tornerebbe in pochi giorni al 7%: e' un livello che purtroppo ci dobbiamo tenere (con i relativi ricoveri e decessi).
Le regioni e gli Stati in cui i contagi si sono diffusi maggiormente durante l'epidemia primaria, ora hanno l'epidemia degli asintomatici piu' estesa ed il livello dei contagi e' anche superiore al 7%, in inverno.
E' cosi' che funziona questa pandemia e la situazione migliorera' solo con le vaccinazioni.
In Piemonte e' importantissimo mantenere la guardia alta, pronti ad un tempestivo inasprimento delle restrizioni, se in seguito all'arrivo di nuove varianti molto contagiose, la curva accennasse a risalire. Si dovrebbe passare immediatamente dalla zona arancione scuro alla zona rossa, che per ora puo' essere risparmiata ai piemontesi.
L'incremento di contagi verificatosi nelle ultime due settimane (vedi il grafico ) e' stato superiore a quello verificatosi durante le festivita' natalizie e se la crescita e' stata bloccata con la "zona arancione scuro" e piu' probabilmente con le zone rosse "chirurgiche" nelle aree focolaio lungo il Po, bisogna mantenere queste restrizioni che hanno bloccato la crescita mentre la sola zona arancione non ci riusciva.
Invece degli assembramenti di Natale questa volta a far crescere la contagiosita' potrebbe averci pensato la variante inglese, che probabilmente sta tentando di diffondersi in Piemonte ma le restrizioni adottate finora non glielo stanno permettendo.
La decrescita da questo picco seguira' i soliti tempi di guarigione di 1 mese, per cui se si continua a mantenere bloccata la crescita dei contagi (e quindi la zona arancione scuro), la fine di questo picco e' prevista tra 2 o 3 settimane.
Da lunedi' sono state rese piu' rigide le restrizioni in Piemonte, passando dalla zona arancione alla zona arancione scuro.
Ci auguriamo che riesca a contenere la crescita dei contagi che VA FERMATA e non solo ridotta. Il primo segnale, positivo si e' manifestato ieri ed anche oggi e ci auguriamo di continuare a vederlo anche nei dati di domani.
Se questo dovesse accadere, significa che stiamo tenendo la guardia alta in Piemonte e quindi NON bisognerebbe piu' inasprire ulteriormente le restrizioni (l'aiuto delle vaccinazioni non arrivera' in tempo), per bloccare la crescita e non lasciare via libera alla terza ondata dell'epidemia in Piemonte (basta guardare l'ondata che stava salendo da due settimane) per capire che il rischio e' reale.
La crescita dei contagi si puo' arrestare anche in 1 o 2 giorni con le giuste restrizioni (come sembra stia accadendo) ma, una volta salita, la curva poi decrescera' invece in un tempo non inferiore ad 1 mese (che e' il tempo di guarigione degli infetti), tempo in cui il pericolo di diffusione dei contagi e' alto e quindi con molte restrizioni necessarie.
Inoltre lasciar crescere ancora i contagi esporrebbe i piemontesi all'aumento dei virus in circolazione, con maggiori rischi di mutazioni che possono far comparire varianti piu' nocive ed alla crescita del livello di fondo dovuto all'epidemia degli asintomatici che permane piu' a lungo, continuando a produrre ricoveri e decessi che si aggiungerebbero a quelli che si verificano per l'andamento normale dell'epidemia.
Ci auguriamo che la zona arancione scuro sia sufficiente, come i dati di ieri e di oggi lasciano sperare.

PUO' ESSERE IL NUMERO DI RICOVERI IN TERAPIA INTENSIVA A FAR SCATTARE ALLARME E RESTRIZIONI ? (11 marzo 2021)
Purtroppo e' un criterio che talora viene seguito in campo medico ma e' sbagliato, perche' e' un allarme ritardato.
Cioe' l'allarme potrebbe scattare molti giorni prima se pilotato da una seria rete di monitoraggio strumentale. E sappiamo quanto sia importante non lasciare alla pandemia il tempo di diffondersi indisturbata.
I contagi nascono da focolai dove si manifesta la presenza dei tremendi "superdiffusori" che sono in grado in pochi giorni di contagiare un gran numero di persone generando una crescita veloce dei contagi.
Per questo e' molto importante la tempestivita' dell'intervento di interdizione della crescita dei contagi.
Esaminiamo la prontezza di allarme dei test molecolari che stiamo monitorando noi in Piemonte: in condizioni normali di assenza di crescita dei contagi la percentuale che noi grafichiamo e' costante nel tempo e pari al livello di fondo derivante dall'epidemia degli asintomatici.
Il nascere di un focolaio d'infezione comincia a contribuire fin dal primo giorno al numero di contagi rilevati nella misura percentuale del numero di persone coinvolte nel focolaio rispetto al numero degli abitanti del Piemonte.
Questo metodo consente quindi di allertare il sistema di monitoraggio nei tempi minimi possibile.
Le persone infettate passano i giorni necessari per l'incubazione del morbo, poi iniziano a manifestare alcuni sintomi e quando questi sintomi diventano importanti vanno in ospedale. Dopo la diagnosi ed il ricovero passano altri giorni (non pochi) perche' l'aggravamento dei sintomi determini il ricovero in terapia intensiva, che puo' quindi avvenire anche dopo 10 o 15 giorni dal momento del contagio.
Non si puo' assolutamente attendere un tempo cosi' lungo per prendere decisioni sulle misure di contrasto all'epidemia, perche' a quel punto non si ferma piu'.
Gli allarmi degli ambienti medici sono sacrosanti ma bisogna prendere coscienza che in molti casi sono causati da un livello troppo alto del fondo di Sars-CoV-2 prodotto dall'epidemia degli asintomatici.
Ora in Piemonte e' al 7% e sta salendo (e' arrivato al 12%). Sono valori dannatamente vicini al 18% che e' il livello massimo raggiunto nella seconda ondata e nel picco di Natale. Quindi non deve sorprendere che producano molti ricoveri ora e decessi tra un mese.
Il nostro dramma e' che per la componente di fondo dell'epidemia degli asintomatici purtroppo non c'e' niente da fare.
Quel 7% e' prodotto da una fabbrica di virus inarrestabile, che e' l' epidemia degli asintomatici : non ci resta che attendere l'arrivo dell'estate per vederla scendere al 2%, per riduzione della contagiosita' del virus.
Qualsiasi restrizione dovessimo adottare ora potrebbe abbassarne il livello in un mese di tempo ma, non appena terminate le restrizioni, tornerebbe in pochi giorni al 7%: e' un livello che purtroppo ci dobbiamo tenere (con i relativi ricoveri e decessi).

SITUAZIONE DEL 10/3 (ore 18:45): I decessi di oggi in Italia sono 332 (oltre 100.000 dall'inizio della pandemia), valore ancora sotto ai 400 decessi al giorno, a conferma che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il valore rimanente, come viene spiegato nel link precedente, crediamo che si stabilizzera' intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' in crescita (la stima di oggi e' intorno al 12%).
Il dato dei positivi al test di oggi e' salito a 16.0% (ultima colonnina a destra nel grafico) che e' un dato analogo a quelli dei giorni scorsi, confermando che l'epidemia nel Piemonte sembra risentire positivamente dell'incremento delle restrizioni diventato operativo da lunedi', per cui crediamo di poter confermare quella variazione che ottimisticamente abbiamo cambiato gia' da ieri nell'andamento della linea rossa (quella che unisce i picchi), accennando ad un inizio di discesa.
Sembra cosi' possibile, almeno per ora, mantenere l'arresto della crescita dei contagi in Piemonte, cominciata due settimane fa: vedi le due linee d'interpolazione, quella rossa del picchi (varianti) e quella grigia delle valli (fondo Sars-CoV-2).
Riteniamo quindi che per oggi possa essere mantenuto lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI MA NON PIU' CRESCENTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

PERCHE' LA LOMBARDIA HA SEMPRE COSI' TANTI CONTAGI? (10 marzo 2021)
Tra i meccanismi che governano la pandemia e la sua diffusione gioca un ruolo fondamentale l' epidemia degli asintomatici , perche' e' proprio grazie ad essa che il virus si e' insediato stabilmente tra noi.
Se il virus rimane nell'ambiente, fuori dal corpo umano, rimane attivo per poco tempo (poche ore d'estate e giorni d'inverno).
Quindi per non estinguersi deve colonizzare una moltitudine di esseri umani, che li ospitano inconsapevolmente e permettono loro di replicarsi e continuare ad esistere a lungo, talora uscendo per infettare altri umani.
Il numero di questi ospiti e' determinato dall'equilibrio dinamico tra l'incremento dei nuovi contagi ed il decremento dovuto alle guarigioni degli infettati ovvero il loro numero aumenta con il numero dei virus circolanti e con la contagiosita' del virus (che e' maggiore d' inverno ) e diminuisce con le guarigioni, che richiedono circa un mese di tempo, perche' la reazione immunitaria si sviluppi in pieno.
Questo fenomeno dell' epidemia degli asintomatici esiste perche', a secondo dell'intensita' delle cariche virali con cui si viene in contatto l'infezione non produce sempre la sindrome Covid-19 ma piu' spesso procede in modo asintomatico consentendo ai virus di riprodursi in modo nascosto in un ospite che e' inconsapevole di essere infetto e proprio per questo risulta un ottimo diffusore d'infezione, con cariche virali disperse poco intense che per questo hanno alta probabilita' di infettare di nuovo in forma asintomatica: e' cosi' che si mantiene ad un livello quasi costante (2% di positivi in estate e 8% in inverno).
Siccome il loro numero aumenta con il numero dei virus circolanti, dove si e' lasciato sviluppare molto l'epidemia primaria, com'e' accaduto in Lombardia, i virus circolanti sono piu' numerosi e tutti loro si organizzano individualmente per sopravvivere a lungo in ospiti asintomatici.
Per questo il livello del fondo degli asintomatici in Lombardia e' piu' alto ed e' quello che produce ricoveri e decessi in misura superiore a lungo termine.
Questo dev'essere l'obiettivo strategico da combattere per ridurre l'impatto del Sars-CoV-2 sul genere umano. Molto si potra' fare con i vaccini, ma chi non si vaccina continuera', suo malgrado ed a sua insaputa, a coltivare virus nel suo organismo, subendo anche danni permanenti a lungo termine, perche' le cellule umane dei vari organi, che i virus hanno usato per replicarsi vengono distrutte).

LA CRESCITA DEI CONTAGI VA FERMATA SUBITO (10 marzo 2021)
Per capire l'importanza della tempestivita' dell'intervento d'interdizione della salita della curva dei contagi abbiamo disegnato, sulla destra nel grafico seguente, due future evoluzioni possibili della pandemia in Piemonte con le due curve rosse:
  • la curva della terza ondata, che si verificherebbe se la salita dei contagi non venisse bloccata;
  • la curva nel caso di successo nel blocco della salita dei contagi.
La salita della curva si blocca subito, non appena vengono adottate le restrizioni necessarie.
La discesa dal picco avviene poi in entrambi i casi nel tempo tipico di guarigione dell'infezione (1 mese), andando a convergere alla fine sul livello costante del fondo degli asintomatici d'inverno in Piemonte (7%).
Una curiosita': cosa accadrebbe applicando le restrizioni rigide solo nei fine settimana?
La salita viene bloccata 2 giorni si e 5 giorni no. Si avrebbe quindi la terza ondata a scalini, curva blu, in cui la decrescita, che richiede un mese, non e' apprezzabile nei 2 giorni del fine settimana, mentre il blocco della crescita si.
Il risultato sarebbe peggiore, perche' la curva salirebbe ugualmente fino allo stesso livello di saturazione prodotto dagli immunizzati ma la curva, avendo un'estensione orizzontale maggiore a causa dei gradini, avrebbe un'area maggiore ovvero un danno sanitario ed economico maggiore per la presenza di livelli di contagi elevati per un tempo maggiore.
Non e' detto che per bloccare la crescita dei contagi sia necessaria una zona rossa o un lockdown. In base ai dati odierni sembra che in Piemonte stia bastando una zona "arancione scuro" (ma non una solo arancione).


Le aree dei due picchi in rosso rappresentano il numero delle persone infettate e l'entita' del danno sanitario nei due casi. La differenza e' grande, in termini di ricoveri e decessi.
Inoltre, come di puo' vedere nel grafico, nel caso in cui di verificasse la terza ondata il numero di giorni con contagi alti e' almeno il doppio, quindi con le necessarie restrizioni mantenute piu' a lungo, i danni sociali ed economici, oltre che sanitari, sarebbero molto maggiori.
Questo esempio fa capire come si debba intervenire per tenere sotto controllo la pandemia e quanto sia importante bloccare la crescita dei contagi sul nascere.
Cosi' si puo' imparare a tenere a bada la pandemia con le necessarie restrizioni, che poi saranno sempre minori quanto piu' sara' progredito il programma delle vaccinazioni.
Le restrizioni adottate per bloccare la crescita dei contagi devono essere mantenute per almeno un mese, altrimenti la crescita riprende. Per questo e' bene applicare le restrizioni in modo graduale, in diminuzione, per riuscire a mantenere bloccata la crescita dei contagi con il minimo di restrizioni possibile, dato che poi vanno mantenute per un mese.
Ora il virus non e' piu' uno sconosciuto e noi dobbiamo trattarlo in modo adeguato.

SITUAZIONE DEL 9/3 (ore 18:00): I decessi di oggi in Italia sono 376 (oltre 100.000 dall'inizio della pandemia), valore piu' alto di ieri, ancora sotto ai 400 decessi al giorno, a conferma che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il valore rimanente, come viene spiegato nel link precedente, crediamo che si stabilizzera' intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' in crescita (la stima di oggi e' intorno al 12%).
Il dato dei positivi al test di oggi e' sceso a 13.4% (ultima colonnina a destra nel grafico) che e' un dato che sembra risentire positivamente dell'incremento delle restrizioni diventato operativo da lunedi', per cui ottimisticamente abbiamo cambiato gia' da oggi l'andamento della linea rossa (quella che unisce i picchi) accennando ad un inizio di discesa.
Potrebbe cosi' essere possibile l'arresto della crescita dei contagi in Piemonte, cominciata due settimane fa: vedi le due linee d'interpolazione, quella rossa del picchi (varianti) e quella grigia delle valli (fondo Sars-CoV-2).
Riteniamo quindi che per oggi sia da ridurre lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI MA NON PIU' CRESCENTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.
L'incremento di contagi verificatosi nelle ultime due settimane (vedi il grafico ) e' stato superiore a quello verificatosi durante le festivita' natalizie e se la crescita e' stata bloccata con la "zona arancione scuro" e piu' probabilmente con le zone rosse "chirurgiche" nelle aree focolaio lungo il Po, bisogna mantenere queste restrizioni che hanno bloccato la crescita mentre la sola zona arancione non ci riusciva.
Invece degli assembramenti di Natale questa volta a far crescere la contagiosita' potrebbe averci pensato la variante inglese, che probabilmente sta tentando di diffondersi in Piemonte ma le restrizioni adottate finora non glielo stanno permettendo.
La decrescita da questo picco seguira' i soliti tempi di guarigione di 1 mese, per cui se si continua a mantenere bloccata la crescita dei contagi (e quindi la zona arancione scuro), la fine di questo picco e' prevista tra 2 o 3 settimane.
Da ieri sono state rese piu' rigide le restrizioni in Piemonte, passando dalla zona arancione alla zona arancione scuro.
Ci auguriamo che riesca a contenere la crescita dei contagi che VA FERMATA e non solo ridotta. Il primo segnale, positivo si e' manifestato oggi e ci auguriamo di continuare a vederlo anche nei dati di domani.
Se questo dovesse accadere, significa che stiamo tenendo la guardia alta in Piemonte e quindi NON bisognerebbe piu' inasprire ulteriormente le restrizioni (l'aiuto delle vaccinazioni non arrivera' in tempo), per bloccare la crescita e non lasciare via libera alla terza ondata dell'epidemia in Piemonte (basta guardare l'ondata che stava salendo da due settimane) per capire che il rischio e' reale.
La crescita dei contagi si puo' arrestare anche in 1 o 2 giorni con le giuste restrizioni (come sembra stia accadendo) ma, una volta salita, la curva poi decrescera' invece in un tempo non inferiore ad 1 mese (che e' il tempo di guarigione degli infetti), tempo in cui il pericolo di diffusione dei contagi e' alto e quindi con molte restrizioni necessarie.
Inoltre lasciar crescere ancora i contagi esporrebbe i piemontesi all'aumento dei virus in circolazione, con maggiori rischi di mutazioni che possono far comparire varianti piu' nocive ed alla crescita del livello di fondo dovuto all'epidemia degli asintomatici che permane piu' a lungo, continuando a produrre ricoveri e decessi che si aggiungerebbero a quelli che si verificano per l'andamento normale dell'epidemia.
Ci auguriamo che la zona arancione scuro sia sufficiente, come il dato di oggi lascia sperare.

RAGGIUNTI I 100.000 MORTI (9 marzo 2021)
Lo scopo che ci siamo prefissi con questo lavoro e' stato quello di riuscire a conoscere sempre di piu' il comportamento del Sars-CoV-2, che era un virus sconosciuto.
Cosi' abbiamo preso conoscenza con i numeri della pandemia Covid-19, che sono davvero impressionanti:
  • La prima ondata ci ha lasciato l'eredita' di un livello del 2% di persone infette ed asintomatiche in Italia: e' la percentuale dei positivi ai test nell'estate 2020. Non e' poco, perche' sia pur con i limiti scientifici dei metodi di campionamento, vuol dire che il 2% della popolazione italiana, cioe' 1.200.000 persone, aveva i virus in corpo la scorsa estate. E' quella che abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici. .
  • Abbiamo detto e scritto anche nel titolo di questo lavoro che lo scopo che ci siamo proposti era quello di capire il fenomeno allora sconosciuto di questa nuova pandemia.
    ECCO COSA ABBIAMO CAPITO: riassumiamo qui' ora i risultati finora raggiunti per quanto riguarda l' epidemia degli asintomatici , che e' il meccanismo fondamentale che il virus nella sua evoluzione ha trovato per perpetuare la sua esistenza tra noi altrimenti, isolato nell'ambiente, si estinguerebbe in un tempo molto breve (da qualche ora a qualche giorno).
    Il livello stabile dei contagi di questa epidemia degli asintomatici e' il punto di equilibrio dinamico, che si raggiunge quando il numero giornaliero dei nuovi contagiati eguaglia il numero dei guariti.
    Questo livello dipende dalla contagiosita', per cui d'inverno e' piu' alto che non d'estate a causa della temperatura.
    Questo livello di equilibrio, che nelle condizioni attuali in Piemonte e' al 7% e che comporta secondo noi 200 decessi al giorno, purtroppo non puo' essere abbassato, perche' con un lockdown scenderebbe sotto al 7% ma non appena il lockdown termina, ritornerebbe rapidamente al suo punto di equilibrio tra contagi e guarigioni del 7%, in quanto la contagiosita' e' legata alla temperatura ambientale ed ai comportamenti delle persone che restano invariati prima e dopo il lockdown.
    Per abbassare il livello del fondo degli asintomatici (in altri Paesi e' piu' basso perche' hanno meno decessi di noi) bisognerebbe che la popolazione imparasse a non contagiarsi (vedi comportamenti ) ma senza obbligarli forzosamente con i lockdown o zone rosse.
    E' un problema culturale oltre che informativo. Ma bisogna riuscirci perche' i morti in Italia sono troppi.
    Su questo livello di fondo degli asintomatici si aggiunge l'andamento dell'epidemia normale con i suoi picchi delle varianti, che sale tanto piu' quanto piu' si lasciano dilagare i contagi con comportamenti sbagliati (assembramenti per shopping natalizio, movida, locali chiusi e non ventilati, ecc.) e quanto piu' scende la temperatura (non solo per l'inverno ma anche nei locali con aria condizionata che non hanno un sufficiente ricambio di aria per ragioni energetiche, come macelli di carni, ecc.).
    Il risultato e' quello che si vede nel grafico dove abbiamo evidenziato il livello del fondo degli asintomatici al 7%.
    Dopo la prima ondata gli infetti asintomatici erano soprattutto in Lombardia, dove l'epidemia si era estesa maggiormente, aumentando di piu' il numero di virus presenti.
  • Dopo la seconda ondata questa percentuale in Piemonte e' salita dal 2% al 7%, che secondo noi corrisponde al "fondo", ben visibile nella curva dei contagi. Questo incremento e' dovuto ai virus prodotti in piu' durante la seconda ondata, che sono andati ad aggiungersi a quelli preesistenti, aumentando il numero delle persone coinvolte nell' epidemia degli asintomatici di un fattore 3.5 portando il numero di italiani attualmente infetti a circa 4.200.000
  • Le persone infettate e poi guarite (in 1 mese) sono molte di piu': diciamo che ogni mese c'e' un turn-over delle persone infette, coinvolte nell' epidemia degli asintomatici che non sono sempre le stesse persone per l'effetto dell'immunita' acquisita.
    Questo vuol dire che una buona parte della popolazione italiana e' stata, a sua insaputa, coinvolta in questo fenomeno epidemico in prima persona (subendo inconsapevolmente i danni fisici, anche permanenti, che questa infezione comporta).
  • Stiamo parlando solo di persone infettate in modo asintomatico, perche' dotate di risorse immunitarie buone ma non quanto sarebbe stato necessario per non rimanere infettate quando sono entrate in contatto con il virus.
    In una piccola frazione di queste persone e' inevitabile che, prima che riescano a guarire, i virus possano prendere il sopravvento sulle loro difese immunitarie ed a scatenare la sindrome Covid-19. Cosi' anche i partecipanti all' epidemia degli asintomatici contribuiscono a produrre ricoveri ospedalieri e decessi.
  • Dall'andamento della curva dei decessi si puo' stimare che il contributo dell'attuale fondo del 7% degli asintomatici porti un contribuendo di circa 200 decessi giornalieri.
    Dal grafico della curva dei contagi vediamo che attualnente il livello del fondo dgli asintomatici e' in crescita. Se il maggior livello raggiunto oermarra' a lungo anche il numero dei decessi giornalieri e' destinato a crescere in egual misura.
  • Se il livello attuale di 200 decessi al giorno rimanesse per tutto l'anno, si raggiungerebbero 73.000 decessi in un anno, dovuti solo all' epidemia degli asintomatici
  • Concludiamo con una nota positiva: i dati attuali sono aggravati dalla maggiore virulenza delle cariche virali nella stagione fredda. In estate e numeri saranno molto migliori.
    Inoltre anche nella prossima stagione fredda i numeri saranno migliori, perche' avremo migliori difese immunitarie, essendo stato completato il ciclo di vaccinazioni su larga scala.
    Ma poi purtroppo dovra' essere ripetuto, perche' per far sparire il Sars-CoV-2 dalla faccia della Terra dovranno essere vaccinate tutte le persone nei 5 continenti.
SITUAZIONE DEL 8/3 (ore 18:15): I decessi di oggi in Italia sono 318 (oltre 100.000 dall'inizio della pandemia), valore piu' alto di ieri, ma sempre sotto i 400 decessi al giorno, a conferma che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno progressivamente esaurendo.
Il valore rimanente, come viene spiegato nel link precedente, crediamo che si stabilizzera' intorno ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente ha superato il 7% ed e' in crescita (la stima di oggi e' intorno al 12%).
Il dato dei positivi al test di oggi e' salito a 18.5% (ultima colonnina a destra nel grafico) che e' un dato ancora in crescita e consistente con l'andamento in salita della linea rossa (quella che unisce i picchi).
Risulta cosi' ancora confermata la crescita continua dei contagi in Piemonte cominciata due settimane fa: vedi le due linee d'interpolazione, quella rossa del picchi (varianti) e quella grigia delle valli (fondo Sars-CoV-2).
Riteniamo quindi che anche per oggi sia da confermare lo stato di ALLARME PER CONTAGI CRESCENTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.
Da oggi sono state rese piu' rigide le restrizioni in Piemonte, passando dalla zona arancione alla zona arancione scuro.
Ci auguriamo che riesca a contenere questa crescita dei contagi che VA FERMATA e non solo ridotta. Il primo segnale, che ci auguriamo sia positivo, potremo cominciare a vederlo gia' dai dati di domani.
Se questo non dovesse accadere, significa che NON stiamo tenendo la guardia alta e quindi bisognera' AL PIU' PRESTO inasprire ulteriormente le restrizioni (l'aiuto delle vaccinazioni non arrivera' in tempo), perche' se la crescita non viene arrestata, si lascera' via libera alla terza ondata (basta guardare la la seconda ondata che sta salendo da due settimane) dell'epidemia in Piemonte, con tutte le conseguenze che conosciamo bene.
Si tenga ben presente che la crescita dei contagi si puo' arrestare anche in 1 giorno con le giuste restrizioni ma, una volta salita, la curva poi decrescera' invece in un tempo non inferiore ad 1 mese (che e' il tempo di guarigione degli infetti), tempo in cui il pericolo di diffusione dei contagi e' massimo e quindi con molte restrizioni necessarie.
Inoltre lasciare crescere ancora i contagi espone i piemontesi al raddoppio dei virus in circolazione, con maggiori rischi di mutazioni che possono far comparire varianti piu' nocive ed alla crescita del livello di fondo dovuto all'epidemia degli asintomatici che permane piu' a lungo, continuando a produrre ricoveri e decessi che si aggiungerebbero a quelli verificatisi del mese di durata della terza ondata (la durata e' determinata dal tempo di guarigione degli infetti).
Sarebbe un vero peccato se accadesse proprio mentre sta iniziando a diventare importante il numero delle persone vaccinate.
BISOGNA FERMARE LA CRESCITA DEI CONTAGI SUBITO: speriamo che la zona arancione scuro basti.

SI PARLA SEMPRE PIU' SPESSO DI LOCKDOWN: (8 marzo 2021)
Il parere dell'autore gia' manifestato in precedenza e' il seguente:
  1. In tutti i luoghi dove i contagi salgono continuamente per una settimana ed hanno superato il livello del 17% (ma anche meno) e' giusto decretare il lockdown per fermare la crescita dei contagi.
  2. Se il lockdown e' rispettato sono praticamente azzerati i contatti tra persone e quindi i contagi smettono di crescere in pochi giorni, quanti bastano per accertare con i test l'arresto della crescita dei contagi.
  3. A questo punto il lockdown non serve piu' perche', se il livello dei contagi non e' altissimo, dovrebbero bastare anche restrizioni minori per non far risalire i contagi: si tratta di capire tentativamente quali attivita' possono essere riaperte nelle settimane che seguono, lasciando il livello dei contagi costante nel tempo (le attivita' riapribili sono tanto piu' numerose, quanto piu' basso e' il livello a cui la crescita dei contagi e' stata arrestata).
    Combattere l'epidemia lasciando il lockdown attivo a lungo e' la scelta piu' semplice per i governanti e raggiunge l'obiettivo voluto ma in un modo indebitamente dannoso e costoso per la popolazione.
  4. Infatti, dopo che la crescita dei contagi si e' arrestata (ovvero dopo pochi giorni), si puo' terminare il lockdown e riaprire alcune attivita' per minimizzare i danni sociali ed economici.
  5. Il lockdown assolutamente NON SERVE A FAR SCENDERE I CONTAGI, dopo che non crescono piu'.
    Scendono poi ma solo con il procedere delle guarigioni degli infetti (tipicamente in un mese di tempo, mentre si completa il picco dell'ondata epidemica) e non per il lockdown, che non ha proprieta' curative.
    Chi si e' preso il virus puo' smettere di essere positivo al test e contribuire al calo dei contagi solo con la guarigione (ma ci vuole un mese di tempo, con o senza lockdown) o, nei casi piu' infausti, con il decesso.
Molti Stati fanno ancora ed ovunque in giro per il mondo lockdown prolungati, perche' hanno visto quello che abbiamo fatto in Italia nel 2020 con successo.
Il successo di un lockdown prolungato e' scontato, c'e' solo il problema che mette in ginocchio l'economia e la societa' e questo nella maggior parte dei casi potrebbe essere evitato, almeno in una certa misura.
La conclusione e' che tutti devono sapere che i lockdown sono un ottimo strumento per combattere il virus ma i lockdown prolungati per tre o quattro settimane non si dovrebbero piu' fare, salvo nei casi di contagi estremamente diffusi, altrimenti possono risultare dannosi inutilmente, se fatti ora che il virus non e' piu' sconosciuto.

SITUAZIONE DEL 7/3 (ore 17:00): I decessi di oggi in Italia sono 207 (circa 100.000 dall'inizio della pandemia), valore molto piu' basso di ieri, a conferma che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno progressivamente esaurendo.
Il valore rimanente, come viene spiegato nel link precedente, dovrebbe stabilizzarsi poco sotto ai 200 decessi al giorno, causati dalla presenza del fondo dell' epidemia degli asintomatici (Sars-CoV-2), che attualmente e' intorno al 7% ma sta crescendo.
Il dato dei positivi al test di oggi e' sceso di poco, al 17.2% (ultima colonnina a destra nel grafico) che e' un dato consistente con l'andamento in salita della linea rossa (quella che unisce i picchi).
Risulta cosi' ancora confermata la crescita continua dei contagi in Piemonte cominciata due settimane fa: vedi le due linee d'interpolazione, quella rossa del picchi (varianti) e quella grigia delle valli (fondo Sars-CoV-2).
Riteniamo quindi che anche per oggi sia da confermare lo stato di ALLARME PER CONTAGI CRESCENTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.
Da domani verranno rese piu' rigide le restrizioni in Piemonte, passando dalla zona arancione alla zona arancione scuro.
Ci auguriamo che riesca a contenere questa crescita dei contagi che VA FERMATA e non solo ridotta.
Se questo non accadra' significa che NON stiamo tenendo la guardia alta e quindi bisognera' AL PIU' PRESTO inasprire le restrizioni (l'aiuto delle vaccinazioni non arrivera' in tempo), perche' se la crescita non viene arrestata si lascera' via libera alla terza ondata (basta guardare la curva dei contagi che sta salendo da due settimane) dell'epidemia in Piemonte, con tutte le conseguenze che conosciamo bene.
Si tenga ben presente che la crescita dei contagi si puo' arrestare in 1 giorno con le giuste restrizioni ma, una volta salita, la curva poi decrescera' invece in un tempo non inferiore ad 1 mese (che e' il tempo di guarigione degli infetti), tempo in cui il pericolo di diffusione dei contagi e' massimo e quindi con molte restrizioni necessarie.
Inoltre lasciare crescere ancora i contagi espone i piemontesi al raddoppio dei virus in circolazione, con maggiori rischi di mutazioni che possono far comparire varianti piu' nocive ed alla crescita del livello di fondo dovuto all'epidemia degli asintomatici che permane piu' a lungo, continuando a produrre ricoveri e decessi che si aggiungono a quelli verificatisi del mese di durata della terza ondata (la durata e' determinata dal tempo di guarigione degli infetti).
Sarebbe un vero peccato se accadesse proprio mentre sta iniziando a diventare importante il numero delle persone vaccinate.
BISOGNA FERMARE LA CRESCITA DEI CONTAGI SUBITO.

SITUAZIONE DEL 6/3 (ore 19:00): I decessi di oggi in Italia sono 307 (oltre 99.000 dall'inizio della pandemia), e' un po' piu' alto di ieri ma sempre sotto i 400 decessi al giorno a conferma che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi e' salito al 18.8% (ultima colonnina a destra nel grafico) che e' un dato che invece di scendere dopo quello che doveva essere il picco del venerdi' (colonnina rossa di ieri) sale molto, continuando l'andamento in salita della linea rossa (quella che unisce i picchi).
Risulta cosi' confermata la crescita continua dei contagi in Piemonte cominciata due settimane fa: vedi le due linee d'interpolazione, quella rossa del picchi (varianti) e quella grigia delle valli (fondo Sars-CoV-2).
Riteniamo quindi che si debba confermare lo stato di allarme modificando il precedente stato in ALLARME PER CONTAGI CRESCENTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.
Da lunedi' verranno rese piu' rigide le restrizioni in Piemonte, passando dalla zona arancione alla zona arancione scuro.
Ci auguriamo che riesca a contenere questa crescita dei contagi che VA FERMATA e non solo ridotta.
Se questo non accadra' significa che NON stiamo tenendo la guardia alta e quindi bisognera' AL PIU' PRESTO inasprire le restrizioni (l'aiuto delle vaccinazioni non arrivera' in tempo), perche' se la crescita non viene arrestata si lascera' via libera alla terza ondata (basta guardare la curva dei contagi che sta salendo da due settimane) dell'epidemia in Piemonte, con tutte le conseguenze che conosciamo bene.
Si tenga ben presente che la crescita dei contagi si puo' arrestare in 1 giorno con le giuste restrizioni ma, una volta salita, la curva poi decrescera' invece in un tempo non inferiore ad 1 mese (che e' il tempo di guarigione degli infetti), tempo in cui il pericolo di diffusione dei contagi e' massimo e quindi con molte restrizioni necessarie.
Inoltre lasciare crescere ancora i contagi espone i piemontesi al raddoppio dei virus in circolazione, con maggiori rischi di mutazioni che possono far comparire varianti piu' nocive ed alla crescita del livello di fondo dovuto all'epidemia degli asintomatici che permane piu' a lungo, continuando a produrre ricoveri e decessi che si aggiungono a quelli verificatisi del mese di durata della terza ondata (la durata e' determinata dal tempo di guarigione degli infetti).
Sarebbe un vero peccato se accadesse proprio mentre sta iniziando a diventare importante il numero delle persone vaccinate.
BISOGNA FERMARE LA CRESCITA DEI CONTAGI SUBITO.

RIDURRE I LOCKDOWN: (6 marzo 2021)
Alcuni lockdown si potrebbero forse evitare se la gente imparasse un po' piu' a non farsi contagiare.
Siccome il pericolo adesso si e' accresciuto perche' fa freddo , bisognerebbe pubblicizzare molto in TV (con gli spot della Presidenza del Consiglio) che col freddo i virus (emessi dalle persone senza la mascherina) restano attivi piu' a lungo nell'ambiente e percio' si accumulano e le cariche virali a cui si e' esposti diventano piu' intense, aumentando il rischio di rimanere infettati. In estate poi sara' molto meglio.
Tutti gli ambienti chiusi devono essere percio' ben ventilati, per il ricambio d'aria che elimina le cariche virali nell'aria, anche se fa freddo: e' meglio indossare una maglia in piu' e diminuire i rischi d'infezione che non stare al caldo rischiando.
Se si entra in un locale chiuso, un po' affollato e con ventilazione che si ritiene scarsa, e' meglio uscire subito, tornandoci magari in un altro orario.
Comportarsi come se lo smartphone e le proprie mani fossero sempre contaminati da virus, che dalle mani pero' NON possono entrare nel nostro corpo, a meno che non ci si tocchi la faccia (entrano da bocca, naso ed occhi): quindi per ridurre il rischio di contagio occorre lavarsi spesso le mani (per lo smartphone, che entra in contatto con la faccia, basta un tovagliolo sanificato).
Nel caso di una scuola la soluzione del ricambio dell'aria e' abbastanza semplice.
E cosi' ci sono tanti altri esempi illuminanti, che potrebbero essere mostrati al pubblico e raccogliere risultati sorprendenti, perche' ora la gente e' sensibilizzata al problema ed ha capito che non si tratta di una banale influenza e ce la mette tutta per non infettarsi ma non sa bene come fare perche' nessuno glielo insegna.
E' una cosa semplice ad ottenersi, con risultati che secondo noi in alcuni casi potrebbero riuscire a ridurre la necessita' di lockdown, perche' l'argomento e' facile da capire nei principi essenziali ed ormai cattura l'attenzione ed interessa moltissime persone (esclusi gli irrecuperabili, che pero' credo siano in minoranza).

CARICHE VIRALI: (6 marzo 2021)
Espongo qui' solo le mie convinzioni su questo argomento, che ritengo utili per una migliore comprensione del processo d'infezione.
Noi definiamo con il termine "carica virale" la concentrazione di virus (numero di virus al centimetro cubo o quadrato a secondo del supporto dove i virus sono) presenti in un singolo atto, che comporti l'entrata dei virus nel corpo per inalazione o contatto.
L'importanza di questo concetto dipende dalla capacita' standard di difesa immunitaria, di cui gli esseri umani dispongono.
Mi spiego meglio: credo che se inaliamo un singolo virus non rimaniamo infettati, perche' la sua capacita' di moltiplicarsi non riesce a prevalere sull'attacco delle difese immunitarie standard di cui l'organismo sempre dispone. Dev'essere cosi' altrimenti, con tutto l'inquinamento microbiologico che c'e' nell'aria, l'umanita' si estinguerebbe in breve tempo.
Ma se invece di un solo virus ne inaliamo sempre piu', arriva un punto in cui le difese immunitarie standard (non quelle specifiche, che vengono create successivamente per combattere proprio quel virus) non riescono piu' a prevalere ed allora i virus dilagano e l'organismo rimane infettato, con tantissimi virus in corpo.
Se la persona e' stata vaccinata allora oltre alle difese immunitarie standard (piu' efficienti nei giovani) ci sono anche quelle vaccinali, per cui la soglia che devono raggiungere le cariche virali per infettare e' piu' alta. Ma non e' infinita, per cui se la carica virale e' particolarmente intensa anche una persona vaccinata puo' essere infettata.
Le cariche virali sono piu' intense quando fa freddo.
Nel contrasto all'infezione svolgono un ruolo importante i comportamenti delle persone, che richiedono tanto meno restrizioni forzose quanto piu' virtuosi sono i comportamenti individuali: in altre parole i comportamenti efficaci per "non infettarsi" possono essere oggetto di apprendimento ed allora le restrizioni forzose possono anche non essere piu' necessarie.
Anche la velocita' di replicazione dei virus gioca un ruolo importante nell'ostacolare il successo del sistema immunitario, per cui quando e' maggiore basta una carica virale minore perche' il contagio abbia successo (sono virus piu' contagiosi, come la variante inglese).
Allora la persona infettata risulta positiva ai test, puo' diffondere cariche virali nell'ambiente, risultando anche contagiosa se le cariche disperse sono abbastanza intense oppure se si accumulano con altre (per questo bisogna sempre impedire i fenomeni di accumulo, per esempio con frequenti ricambi di aria) e puo' sviluppare una sindrome, come il Covid-19, se il virus e' patologico per l'uomo.
Tutto questo puo' accadere se la carica virale con cui si e' entrati in contatto supera una soglia che dipende dall'efficienza del sistema immunitario della persona (per gli immuno-depressi la soglia puo' anche essere molto bassa).
Quindi la carica virale costituisce il meccanismo di base, che presiede al processo di diffusione dell'infezione ed alla nascita di un'epidemia, in tutti quei casi in cui il contagio si trasmette da uomo a uomo.

SITUAZIONE DEL 5/3 (ore 17:50): I decessi di oggi in Italia sono 297 (oltre 98.000 dall'inizio della pandemia), e' un po' piu' basso di ieri e sempre sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi e' sceso al 13.4% (ultima colonnina a destra nel grafico) che e' un dato molto simile a quelli degli ultimi 9 giorni, escluso quello di ieri, che a questo punto dobbiamo considerare ANOMALO, non essendo assolutamente realistico un balzo in alto e poi in basso dei contagi di ben il 12.3% in 24 ore.
Essendo la fonte dei dati da noi ritenuta affidabile, abbiamo preso in seria considerazione il dato di ieri, mentre il successivo crollo in basso di oggi ci ha convinto che la fiducia sul dato di ieri era mal riposta.
Si trattava evidentemente di un dato molto alto perche' affetto da un errore vistoso, che gli addetti dovranno ora identificare e correggere.
Noi rimaniamo in attesa di informazioni in merito, dato che l'unita' di crisi della Regione Piemonte non ha comunicato nulla nel sito ufficiale alla data odierna.
Riteniamo quindi che venga a cadere l'allarme di ieri per un altissimo livello di contagiosita' in Piemonte e percio' riteniamo che si debba ripristinare il precedente stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.
Essendo rimasto praticamente costante il livello dei contagi nell'ultima settimana (il dato di oggi, che e' venerdi', doveva pure essere piu' alto), sembra che la zona arancione sia stata finora un livello di restrizioni adeguato a contenere la crescita dei contagi, malgrado la minaccia della variante inglese che incombe.
Per questo da lunedi' verranno rese piu' rigide le restrizioni in Piemonte, che passano da zona arancione a zona arancione scuro.

COMPORTAMENTO DEL NUOVO VIRUS: (5 marzo 2021)
Con tutta l'umilta' possibile, non essendo virologi, tentiamo di capire le caratteristiche mostrate da questo nuovo virus che sono:
  1. Maggiore trasmissibilita',
  2. Maggiore gravita' clinica
  3. Maggiore frequenza di contagio dei giovani.
Tutte e tre queste proprieta' inducono a riconoscere a questo virus una maggiore affinita' con le cellule umane rispetto al Sars-CoV-2, che include anche una maggiore velocita' di replicazione nelle cellule.
Lo scenario del suo contagio sarebbe quindi questo:
  1. Si abbassa la soglia del contagio: infatti, secondo noi, per venire contagiati dobbiamo entrare in contatto con una carica virale contenente almeno una certa concentrazione minima di virus, nel senso che se sono troppo pochi il tentativo di infezione non ha successo, perche' quel minimo di difese immunitarie di "uso generale" che l'organismo ha sempre pronte e' sufficiente a neutralizzarli.
    Quando invece la carica virale supera la concentrazione minima di soglia (diversa da persona a persona), le difese immunitarie standard dell'organismo non ce la fanno e l'infezione procede.
    Cioe', se la velocita' di replicazione di questo virus e' maggiore di quella del Sars_CoV-2, fa prima ad crescere di numero e puo' prevalere sulle difese immunitarie anche con cariche virali piu' deboli e questo ne aumenta la capacita' di contagiare ovvero la contagiosita' che ne favorisce la diffusione (maggiore trasmissibilita').
  2. La maggiore velocita' di replicazione nelle cellule favorisce anche il progredire della sindrome Covid-19 che trova riscontro in una maggiore gravita' clinica dei sintomi.
  3. I giovani hanno una migliore risposta immunitaria rispetto agli anziani ma questo virus gioca con piu' anticipo rispetto al Sars-CoV-2 e riesce a crescere molto di numero prima che la sia pur efficare risposta immunitaria giovanile riesca ad espletare la sua azione positiva.
    Ne risulta una Maggiore frequenza di contagio tra i giovani.
    Come conseguenza molti piu' giovani che nel passato, cominciano ora ad affluire negli ospedali, potendo subire i danni permanenti di questa infezione a vari organi. Per questo bisogna alzare la guardia e alzare la soglia di sicurezza per i ragazzi nelle scuole . Per esempio, oltre al ricambio d'aria, serve anche un maggiore distanziamento e rigore assoluto nell'uso delle mascherine da parte di tutti.

SITUAZIONE DEL 4/3 (ore 18:00): I decessi di oggi in Italia sono 339 (oltre 98.000 dall'inizio della pandemia), e' rimasto alto come ieri ma sempre sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi e' salito dal 14.3% di ieri addirittura fino al 25.7% di oggi (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte, FUORI SCALA), mentre invece doveva scendere per completare il picco del 28/2.
Se non ci sono errori nella trasmissione dei dati, e' il segno che c'e' un contributo che sale moltissimo, certamente per l'arrivo della variante inglese in Piemonte, che non risulta mitigato affatto ne' dalle restrizioni della zona arancione e nemmeno delle zone rosse locali in 14 comuni (tutta la valle del Po).
Come si puo' leggere nella tabella che precede, oggi su 17984 test fatti di cui 10607 antigenici, e quindi 7377 test molecolari al netto di quelli antigenici, si sono trovati ben 1896 positivi (al netto di 271 antigenici), cioe' UN PIEMONTESE SU QUATTRO E' RISULTATO POSITIVO, cioe' infettato dal virus. E' incredibile che siano NUOVE infezioni, perche' allora tra pochi giorni quasi TUTTI i piemontesi saranno infetti.
Ci sembra piu' realistica l'ipotesi che l'incremento non sia dovuto a nuovi contagi ma sia prodotto con lo stesso meccanismo che genera i picchi nella curva dei contagi: cioe' il manifestarsi sporadico di virus preesistenti nelle persone, che non si sono infettate ieri ma anche molti giorni fa da virus, che oggi si sono manifestati nei test.
Se le cose stessero cosi' allora domani e dopodomani potremmo anche assistere ad un vistoso calo dei contagi, per il completamento di questo nuovo picco.
Questa ipotesi non riduce la gravita' della situazione, sia perche' sempre infette sono le persone positive, indipendentemente da quando si sono infettate, che per la gravita' clinica della variante inglese.
Inoltre si puo' rilevare nel grafico anche una decisa e continua crescita del livello di fondo (linea grigia) dal 26/3 in poi, che abbiamo attribuito all' epidemia degli asintomatici , indice di un incontrovertibile incremento della diffusione endemica dei contagi Sars-CoV-2, che richiede misure appropriate per bloccarne l'ulteriore crescita.
E' stata percio' chiaramente acquisita la presenza di una pericolosissima impennata dei contagi che ci spinge a dichiarare lo stato di allarme rosso in Piemonte, probabilmente dovuto alla variante inglese.
Tenendo presente che la variante inglese e' in grado di raddoppiare i contagi in 5.2 giorni, occorre SUBITO l'adozione di restrizioni molto rigide e localizzate (LOCKDOWN) per BLOCCARE LA CRESCITA dei contagi in Piemonte. Ogni ritardo peggiora moltissimo la gravita' della situazione, proprio per la grande velocita' di crescita dei contagi, mostrata dalla variante inglese, a cui attribuiamo la responsabilita' per la crescita quasi esplosiva dei contagi odierni, che e' la diretta conseguenza della grandissima contagiosita' del virus che l'ha provocata.
Per questo l'intervento che deve bloccarne la diffusione dev'essere tempestivo al massimo: bisogna intervenire OGGI STESSO in Piemonte, molto meglio se localmente utilizzando le informazioni sulla localizzazione dei test positivi.
Con questo altissimo livello di contagiosita' tutti i tempi di risposta devono essere rapidissimi, per cui sono anche giustificate misure di restrizioni preventive in altre regioni, per tentare di bloccare sul nascere eventuali focolai.
Riteniamo percio' che si debba cambiare il precedente stato di allarme in ALLARME ROSSO PER CONTAGI ALTISSIMI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

LASCIARE LE SCUOLE CHIUSE ? (4 marzo 2021)
E' vero che se i contagi sono alti, non si possono lasciare aperte le scuole ?
No, non e' vero e se volete sapere perche', cliccate per vedere le nostre motivazioni .

DURATA DELLE RESTRIZIONI DI ZONA ROSSA: (4 marzo 2021)
E' vero che se i contagi salgono molto, bisogna chiudere tutto ed a lungo ? (come stanno facendo Francia e Germania).
No, non e' vero e chi lo fa produce danni enormi inutilmente.
Se volete sapere perche' cliccate per la spiegazione .

COMMENTO SULLO STATO DELLA PANDEMIA IN ITALIA: (4 marzo 2021)
Il grafico seguente mostra l'andamento della pandemia in Italia negli ultimi 12 mesi:


Si nota subito che il picco della seconda ondata in corrispondenza della stagione fredda , quando le cariche virali diventano piu' intense, ritarda la sua decrescita, a differenza del picco della prima ondata che ha avuto la fase di decrescita in piena primavera.
L'altezza raggiunta dal picco della seconda ondata e' inferiore a quella della prima ondata per l'efficacia di contrasto delle misure adottate con maggiore prontezza ma anche per l'immunita' residua presente sia negli infettati (sintomatici e non) della prima ondata che in quel 3% di infetti permanenti dell'epidemia degli asintomatici, creatasi dopo la seconda ondata e presente a settembre 2020, che ha contribuito sensibilmente a creare immunita' diffusa.
La discesa dal picco della seconda ondata risulta rallentata per due motivi:
  1. La crescita del fondo di quella che noi abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici dal 3% al 7%, creatasi durante la seconda ondata in conseguenza dell'incremento del numero dei contagi verificatosi nella popolazione, tende a limitare la discesa della curva dei contagi non piu' verso zero, come nella prima ondata, quando l'epidemia degli asintomatici ancora non era iniziata, ma verso quel 7% che si vede nel grafico , che corrisponde circa alla meta' dell'altezza raggiunta dal picco.
    Questo motivo non basta pero' a giustificare il livello di "pianerottolo" (plateau) del precedente grafico dei ricoveri in terapia intensiva (che segue l'andamento della curva dei contagi), perche' e' piu' alto.
  2. La differenza e' dovuta secondo noi alla presenza di un contributo dovuto alle infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata, che si stanno lentamente esaurendo, evidenziate gia' un mese fa nel grafico dei decessi .
Ora pero' si vede che la curva inizia nuovamente a crescere, malgrado il livello d'immunita' diffuso che sembra essere sufficiente ad arginare la crescita del Sars-CoV-2.
Questo fatto e' dovuto alla comparsa di nuove varianti del virus che, essendo piu' contagiose, hanno fatto salire quel parametro che abbiamo chiamato contagiosita' e che determina la velocita' di salita della curva dei contagi (pendenza della curva).
A questo incremento della minaccia si dovra' necessariamente far fronte nell'immediato con misure piu' restrittive e sul medio e lungo periodo con l'incremento dell'immunita' vaccinale.

LA REALTA' IN CUI CI TROVIAMO: (4 marzo 2021)
Il numero di persone infette senza sintomi e quindi inconsapevoli di esserlo sono secondo noi circa il 7% della popolazione, cioe' il fondo visibile nel grafico.
Questo valore e' altissimo perche' e' quasi la meta' del valore raggiunto dal picco della seconda ondata.
Una persona su 14 di quelle che incontriamo sta inconsapevolmente coltivando virus nel suo corpo e diffondendoli in giro, poco ma quanto basta per mantenere stabile, nelle condizioni attuali invernali, la numerosita' di queste persone asintomatiche al 7% (ora).
Il 7% di 60 milioni di abitanti in Italia sono 4.2 milioni di persone infette, anche se non malate di Covid-19.
Il problema e' enorme e non si puo' risolvere con le restrizioni, che possono solo riuscire a contenerne l'ulteriore crescita.
La diminuzione del loro numero dipende invece solo dalle guarigioni (NON dalle restrizioni), che procedono con la risposta immunitaria in un tempo tipico di un mese.
La crescita del numero degli infetti dipende dal livello della contagiosita', che fortunatamente diminuira' molto con la fine dell' inverno e forse il livello di fondo dell' epidemia degli asintomatici scendera' dal 7% al 2% o 3% come era nell'estate 2020.
Poi dovrebbe intervenire l'immunita' vaccinale a ridurre la contagiosita' al ritorno del freddo e forse tra un anno potremo stare abbastanza meglio, pur avendo ancora il virus tra noi (ad un livello piu' basso).
Attenzione pero', perche' la durata dell'immunita' vaccinale e' limitata e dovremo vaccinarci di nuovo e periodicamente (richiami).
Questa sembra che dovra' essere la nostra vita da ora in poi.
Ricordiamoci sempre pero' che la contagiosita' non si riduce solo con i vaccini e con la temperatura ambientale ma anche con i comportamenti piu' virtuosi delle persone e staremmo tutti meglio se ci si riuscisse.

SITUAZIONE DEL 3/3 (ore 18:30): I decessi di oggi in Italia sono 347 (oltre 98.000 dall'inizio della pandemia), e' rimasto alto come ieri ma sempre sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 14.3% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) doveva scendere all'11% o 12% per completare il picco del 28/2, invece e' il 3% piu' in alto, segno che e' presente anche un contributo che sale, probabilmente dovuto all'arrivo della variante inglese in Piemonte, mitigato dalle restrizioni della zona arancione e soprattutto delle zone rosse in 14 comuni (tutta la valle del Po).
Non e' percio' chiaramente avvertibile quindi quella preoccupante impennata dei contagi che ci aveva spinto a dichiarare lo stato di allarme rosso.
La presenza di focolai della variante inglese ci sembra pero' che non possa essere esclusa.
Il contributo all'incremento dei contagi odierni del 3% potrebbe percio' essere dovuto alla variante inglese, che e' in grado di raddoppiare i contagi in 5.2 giorni anche se la presenza del nuovo picco sembra indicare che siamo nel secondo dei due casi possibili discussi in precedenza, cioe' non solo un'impennata dei contagi ma anche la comparsa di un nuovo picco, spostato di 2 o 3 giorni in avanti rispetto al picco del venerdi'.
Secondo la nostra interpretazione di questi fenomeni, questo nuovo picco sarebbe la manifestazione della presenza di una nuova variante del Sars-CoV-2.
Le restrizioni delle zone rosse ed arancione permangono, per cui ci auguriamo che possano essere sufficienti ad arginare la crescita dei contagi nei prossimi giorni.
Riteniamo percio' che debba rimanere il precedente stato di allarme (perche' i contagi sono ancora troppo alti del 3%), cioe' lo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

SITUAZIONE DEL 2/3 (ore 18:00): I decessi di oggi in Italia sono 343 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), anche se e' salito non poco e' ancora sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 13.6% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) mostra una buona discesa, probabilmente frutto delle restrizioni della zona arancione, iniziata ieri.
Non viene confermata quindi quella preoccupante impennata dei contagi che ci aveva spinto a dichiarare uno stato di allarme rosso.
Anche la presenza di focolai della variante inglese ci sembra che possa essere esclusa, perche' ci risulta che questa variante sia in grado di raddoppiare i contagi in 5.2 giorni e questo non ci sembra compatibile, anche in presenza della zona arancione, con la discesa registrata oggi.
Tutti gli elementi di giudizio ci sembra che convergano verso il secondo dei due casi possibili che abbiamo discusso, cioe' non un'impennata dei contagi ma la comparsa di un nuovo picco, spostato di 2 o 3 giorni in avanti rispetto al picco del venerdi'.
Secondo la nostra interpretazione di questi fenomeni, questo nuovo picco sarebbe la manifestazione della presenza di una nuova variante del Sars-CoV-2.
Le restrizioni della zona arancione permangono, per cui anche domani dovremmo vedere i suoi effetti positivi con contagi in calo.
Riteniamo percio' di dover ridurre il livello, che rimane di allarme perche' i contagi sono ancora troppo alti (del 3%), allo stato di ALLARME PER CONTAGI ALTI in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

COMMENTO SULLO STATO DELLA PANDEMIA AL LIVELLO PLANETARIO: (2 marzo 2021)
Finora nel mondo si sono verificati 115 milioni di contagi Covid-19 che hanno causato 2.5 milioni di decessi. Il seguente grafico, pubblicato su Wikipedia, mostra l'andamento della pandemia negli ultimi 12 mesi, dove si nota il picco in corrispondenza della stagione fredda , quando le cariche virali diventano piu' intense:
Se si tiene conto che solo il 5% circa dei contagiati sviluppano la sindrome Covid-19 (gli altri sono infettati e positivi al test molecolare con tampone ma senza sintomi), le persone che si sono infettate in modo asintomatico sono 19 volte di piu', cioe' circa 2 miliardi.
La moltitudine degli asintomatici costituisce il sistema con cui il virus continua ad esistere sul pianeta. Cio' in quanto ogni asintomatico ne coltiva le colonie, che si riproducono nel suo corpo per un mese circa, finche' gli anticorpi non determinano la guarigione e l'asintomatico smette di essere infetto e contagioso.
Coai' gli 11 dodicesimi dei 2 miliardi di persone, che negli ultimi 12 mesi sono state infettate in modo asintomatico, ora non sono piu' infette.
Gli asintomatici ancora infetti attualmente sono percio' circa 166 milioni nel mondo.
Siccome negli ultimi 12 mesi 2 miliardi di persone, che sono un terzo della popolazione mondiale, sono state infettate, a loro insaputa perche' asintomatiche, molte sono le persone che conservano un'immunita' acquisita e queste a nostro avviso stanno determinando la decrescita dei contagi e quindi dei casi Covid-19, che si vede nel grafico dal 23/1/2021 in poi.
Ad oggi i casi sono ancora troppi e per questo un importante aiuto deve venire dall'estensione dell'immunita', proveniente dai vaccini.
In Italia l'ondata invernale l'abbiamo avuta subito, tra ottobre e novembre; per questo la protezione dovuta all'immunita' naturale acquisita dal 20% della popolazione italiana (10% di positivi in media per 2 mesi) comincia ora lentamente a scemare e per questo potremmo essere esposti al rischio di una terza ondata, favorita dalla comparsa di varianti piu' contagiose, se non interviene efficacemente l'aiuto dei vaccini.
A limitare le nostre aspettative di uscirne fuori, potrebbe pero' giocare un ruolo negativo il fatto che per il Sars-CoV-2 l'immunita' acquisita sembra che NON sia permanente, quindi le immunita' acquisite dopo un'infezione sono destinate a sparire e quelle vaccinali dovrebbero essere rinnovate periodicamente, cosa difficile da ottenere diligentemente in tutto il mondo.
Questo potrebbe impedire la scomparsa definitiva del Sars-CoV-2, com'e' accaduto per la "Spagnola", facendolo rimanere purtroppo in uno stato endemico, come il raffreddore. Ma il Sars-CoV-2 e' molto peggio del raffreddore perche', anziche' limitarsi a far colare il naso, provoca una polmonite virale, letale nel 2.2% dei casi. Sarebbe un problema enorme, anche per il futuro!

SITUAZIONE DEL 1/3 (ore 18:30): I decessi di oggi in Italia sono 246 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), molto sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno ormai lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 16.2% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) conferma il dato alto di ieri, oltre il picco di venerdi', che gia' era il 4% piu' alto dei picchi dei venerdi' precedenti.
Quindi e' anche confermato l'andamento in salita della curva, perche' questo punto doveva scendere dal picco di venerdi' ed invece e' rimasto alto. E' probabilmente l'inizio di una impennata dei contagi, probabilmente dovuta all'arrivo di alcuni focolai (cluster) della variante inglese in Piemonte.
Le Autorita' hanno aumentato le restrizioni, passando il Piemonte dalla fascia gialla a quella arancione a partire da oggi, per cui da domani dovremmo vedere i primi effetti positivi. Qualora i dati di martedi' e mercoledi' fossero ancora in salita, si dovrebbe passare SUBITO alla zona rossa, secondo noi, finche' la crescita dei contagi non risultera' bloccata.
Riteniamo percio' di dover mantenere stato di ALLARME ROSSO in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

COMMENTO SULLO STATO ATTUALE DEL PIEMONTE: (1 marzo 2021)
Il balzo in alto dei contagi di ieri ed oggi puo' significare il verificarsi di una delle due situazioni seguenti:
  1. Si sono creati dei focolai di un virus molto contagioso che da un giorno all'altro ha fatto crescere i contagi di oltre il 5%.
    Se gli abitanti del Piemonte sono 4.3 milioni, il 5% di loro, cioe' oltre 200.000, si sono infettati e sono diventati positivi al test in un solo giorno e da allora stanno contribuendo inconsapevolmente a diffondere il contagio.
    E' una situazione che richiederebbe provvedimenti ben piu' rigidi che non una zona arancione.
    Cio' nei primi giorni, finche' la crescita dei contagi non viene tempestivamente bloccata. Dovrebbero bastare pochi giorni, poi la zona arancione dovrebbe andare bene per 1 mese, finche' l'incremento dei contagi non si sara' azzerato con le guarigioni delle persone infettate, che cosi' smettono di diffondere il contagio.
  2. La crescita del 5% dei contagi verificatasi ieri ed oggi non corrisponde a nuove persone contagiate ma alla comparsa di un nuovo picco che manifesta in modo sporadico (con dei picchi) la presenza di virus gia' presenti nella popolazione (residui dell'ondata precedente) ma visibili dai test solo sporadicamente (come accade con il picco del venerdi', che NON corrisponde a nostro avviso ad un aumento repentino del numero di persone contagiate, come abbiamo gia' spiegato ).
    In tal caso nei prossimi due giorni i dati dei contagi torneranno a scendere per definire il picco e l'allarme rosso rientrera', salvo per la presenza di questa nuova variante del virus che da ieri si e' manifestata facendo comparire questo nuovo picco.

LA SCUOLA: (1 marzo 2021)
A noi sembra che non ci siano idee chiare, se la presenza prolungata di studenti in classe per alcune ore puo' favorire o no la diffusione del virus da parte di uno o piu' studenti (o professori) inconsapevolmente infetti.
L'uso corretto (cioe' non con il naso di fuori) delle mascherine (anche quelle economiche) limita molto la diffusione dei virus nell'ambiente (le goccionine, droplets, condensano sul tessuto della mascherina ed i virus non fuoriescono) ma non al 100% e, se si permane a lungo in un ambiente chiuso, quella piccola parte di virus emessi si accumula nell'aria che viene respirata con i virus che possono aver raggiunto una concentrazione di cariche virali pericolosa.
Ci sono pubblicazioni cinesi che dimostrano che in queste condizioni (in quel caso il locale chiuso era un autobus) il contagio si puo' diffondere anche a molti metri di distanza.
Anche se non viene pubblicizzata, la soluzione c'e' ed e' semplice ed economica: basta montare due ventilatori da finestra (1000 euro di spesa media ed 1 o 2 ore di lavoro per 2 ventilatori e manodopera con connessione elettrica a norma), funzionanti in direzioni opposte, sui vetri di due finestre distanti tra loro, che mantengano un costante ed idoneo ricambio dell'aria nel locale (per cui occorrera' anche coprirsi di piu' d'inverno), per impedire che con l'accumulo le cariche virali possano diventare sufficientemente intense da contagiare persone sane (devono essere espulse all'esterno prima che diventino troppo intense).
Con questo semplice accorgimento, insieme a tutte le altre regole igieniche gia' usate, secondo noi tutte le scuole possono restare sempre aperte.
Senza questo accorgimento invece le scuole, come tutti i locali chiusi affollati di persone, possono essere centri di diffusione dei contagi.
Ovviamente gli stessi accorgimenti vanno adottati ovunque gli studenti si accumulino (autobus, palestre, ecc.).
Infine un'altra cosa che andrebbe attivata sono delle ore di insegnamento specifico sulla pandemia, le sue conseguenze ed i metodi di prevenzione, che possono cosi' arrivare anche alle famiglie.
Percio' secondo noi non e' necessario tenere le scuole chiuse.

SITUAZIONE DEL 28/2 (ore 17:40): I decessi di oggi in Italia sono 192 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), molto sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno ormai lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 16.4% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) e' salito molto, oltre il picco di venerdi', che gia' era il 4% piu' alto dei picchi dei venerdi' precedenti.
Quindi CI SIAMO: e' iniziato l'andamento in salita della curva, perche' questo punto doveva scendere dal picco di venerdi' e invece e' salito e neanche poco. Appare questo essere l'inizio di una impennata dei contagi, probabilmente dovuta all'arrivo di alcuni focolai (cluster) della variante inglese in Piemonte.
Le Autorita' hanno aumentato le restrizioni, passando il Piemonte dalla fascia gialla a quella arancione a partire da lunedi' prossimo. Qualora i dati di martedi' e mercoledi' salissero ancora, si dovrebbe passare SUBITO alla zona rossa, secondo noi, finche' la crescita dei contagi non risulta bloccata.
Passiamo senz'altro al successivo stato di ALLARME ROSSO in Piemonte nel "cruscotto" iniziale.

IMPORTANZA DELLA TEMPESTIVITA' DELL'INTERVENTO: (27 febbraio 2021)
La nascita di un focolaio d'infezione e' analoga per molti aspetti alla nascita di un focolaio vero, di fiamme, in una foresta.
Se nessuno interviene l'incendio si propaga molto rapidamente ed in breve tempo una grandissima quantita' di alberi e' in fiamme.
E' ovvio cosa significa questo nel caso dei contagi: piu' tardi si interviene a bloccare il focolaio e piu' persone vengono contagiate, con una crescita che e' piu' che esponenziale.
Cio' perche' nel caso dei focolai la crescita e' molto piu' rapida dell'andamento normale di crescita, determinata dalla contagiosita', perche' ci sono molte persone infette che risultano essere "superdiffusori" (persone che ne contagiano non altre 1 o 2 ma anche decine), che accelerano di molto la diffusione del contagio.
Pertanto l'intervento delle Autorita' dev'essere tempestivo, abbastanza localizzato, il piu' rigido possibile ma molto limitato nel tempo.
Non si dovrebbe, per ragioni burocratiche o addirittura costituzionali, limitare le liberta' dei cittadini con le necessarie restrizioni alcuni giorni dopo l'allarme. La salute deve venire prima di tutto, percio' si dovrebbe fare quanto occorre per rendere l'intervento restrittivo il piu' immediato possibile, perche' ora non e' cosi': infatti ci risulta che la Consulta ha stabilito che i provvedimenti che limitano le liberta' dei cittadini non possono essere presi dalle Autorita' locali e questo ci sembra che renda molto piu' difficile adottare i provvedimenti necessari nel modo tempestivo come da noi indicato.
Attualmente questi provvedimenti vengono presi im maniera totalmente diversa ed inadeguata a nostro avviso, perche' sulla base dei dati di alcuni giorni prima si adottano le restrizioni, attribuendo i colori su base regionale, lasciandoli validi addirittura per un mese.
E' allora inevitabile che su base locale si verifichino molte chiusure non necessarie (con notevoli danni) e che in caso di nuovi focolai le restrizioni risultino inadeguate ad impedire la diffusione dei contagi, rendendo cosi' difficile impedire la partenza di una terza ondata dell'epidemia.
Bisogna assolutamente fare meglio , per rispondere in modo adeguato alla sfida del virus, altrimenti vince lui e l'inizio della terza ondata e' dietro l'angolo.
In conclusione, due sono i casi possibili:
  1. Si interviene tempestivamente, appena il sistema di monitoraggio (locale, per esempio comunale) segnala l'allarme rosso, con restrizioni dure per 3 giorni e poi si procede in zona arancione finche' non si torna al livello base (fondo degli asintomatici) in un mese, perche' gli infettati piano piano guariscono.
  2. Si interviene in ritardo di qualche giorno rispetto al momento dell'allarme rosso: allora si devono mantenere le restrizioni dure piu' a lungo e non e' detto che riesca a bloccare la crescita dei contagi (potrebbe essere l'inizio della terza ondata).
Questa e' la scelta.

INCREDIBILE: IN EUROPA CONTINUANO A FARE LOCKDOWN LUNGHISSIMI ! (27 febbraio 2021)
Oggi e' il turno dei francesi.
L'intuito dice: se i contagi stanno crescendo molto si deve chiudere tutto per almeno 3 settimane.
Ma non si puo' governare seguendo l'intuito. Qualcuno che ne capisce di piu' deve spiegare loro che il lockdown nei primi giorni (pochi) serve per bloccare la crescita dei contagi ma poi NON serve per farli scendere. Infatti la loro discesa avviene SOLO con la guarigione (o il decesso) degli infettati.
Chi s'e' infettato ormai s'e' infettato e non guarisce con il lockdown (che non ha proprieta' curative) ma nel tempo fisiologico della sua risposta immunitaria, che richiede proprio 3/4 settimane, durante le quali non serve piu' mantenere il lockdown ma bastano restrizioni minori, appena sufficienti ad impedire la risalita dei contagi oltre il livello di fondo degli asintomatici, che va comunque tollerato (vedi LOCKDOWN ).
In giro per l'Europa in questo modo si stanno causando inutilmente danni economici enormi, che poi noi tutti europei in qualche modo saremo chiamati solidalmente a riparare.

CONVIVERE CON IL VIRUS (A LUNGO) (27 febbraio 2021)
Spieghiamo come avvengono i contagi e poi come si puo' impedire una terza ondata.
Molte persone, attualmente una su dieci in Piemonte, sono positive al test e quindi stanno coltivando inconsapevolmente delle colonie di virus nel loro corpo. Quando circolano tra la gente all'aperto o in locali chiusi possono emettere i virus, contenuti in microgoccioline (droplet) presenti nel loro fiato.
Se indossano una buona mascherina la quasi totalita' delle goccioline condensa nella mascherina che rimane l'unico oggetto infetto e cosi' i virus non vengono diffusi nell'ambiente e non costituiscono pericolo di contagio per le altre persone sane.
Se invece la persona infetta non sta usando bene una buona mascherina (per esempio tiene il naso fuori o sta mangiando) allora le goccioline vengono disperse nell'ambiente o addirittura inalate da un'altra persona, perche' molto leggere e volatili.
Nel secondo caso ovviamente l'altra persona subisce il contagio del virus.
Nel primo caso i virus si depositano su oggetti o superfici in attesa di entrare in contatto con un umano.
Se la temperatura ambientale e' alta (d'estate) in un paio di giorni subiscono danni e perdono la loro capacita' di infettare.
A temperature basse, di pochi gradi cioe' d'inverno, riescono a "sopravvivere" anche un paio di settimane.
Durante questo tempo in cui i virus rimangono attivi puo' avvenire un fenomeno di accumulo di virus nello stesso posto e questo aumenta la carica virale presente aumentando il rischio d'infezione, se nessuno pulisce.
Infatti se si entra in contatto con pochi virus (carica virale piccola) probabilmente le difese dell'organismo prevalgono e non si viene infettati.
Se invece la carica virale e' intensa (perche' emessa da una persona molto infetta, per esempio con sintomi, o per accumulo) allora il rischio di rimanere contagiati e' elevato.
Queste condizioni che rendono piu' o meno probabile il contagio le abbiamo indicate con il termine di contagiosita', che graficamente corrisponde alla pendenza della curva dei contagi (il coefficiente angolare del suo tratto lineare).
La guerra al virus avviene cosi': le armi degli umani sono:
  • Le mascherine che riducono la dispersione dei virus nell'ambiente;
  • I comportamenti virtuosi delle persone piu' consapevoli della pericolosita' di un'infezione;
  • Le restrizioni che mirano a ridurre con varie gradualita' i contatti interpersonali (forzosamente);
  • I vaccini che forniscono immunita' al virus per un anno circa;
Queste sono invece le armi che ha il virus per cercare di far esplodere una nuova ondata epidemica:
  1. La convivialita' e gli assembramenti che piacciono cosi' tanto a molti umani (movida, bar affollati, discoteche, ecc.);
  2. Le persone prive di mascherina che seminano virus in grande quantita', se si sono inconsapevolmente infettate;
  3. I locali chiusi e privi di un buon ricambio di aria, in cui le cariche virali rilasciate da una persona infetta (ora in Piemonte sono una su dieci) possono accumularsi;
  4. Il freddo che decuplica la "sopravvivenza" dei virus nell'ambiente, dove sono in attesa di infettare qualcuno. Questo accade non solo d'inverno ma anche in locali refrigerati.
  5. Le mutazioni che generano varianti del virus che possono essere piu' contagiose o sfuggire ai sistemi di rilevamento;
  6. Eccetera (tutto quello che il virus si puo' ancora inventare per complicarci la vita).
Le armi per vincere e per non far partire una terza ondata ci sono, se le usiamo bene.

ECCO COME FARE: Basta aumentare molto le restrizioni non appena i contagi iniziano a salire decisamente.
Se l'intervento e' stato tempestivo allora i contagi dopo solo 2 o 3 giorni non sono saliti molto e la curva dei contagi smette di salire.
Il giorno dopo che ha smesso di salire si puo' iniziare ad allentare gradualmente le restrizioni, giorno dopo giorno, fermandosi quando la curva accenna a risalire.
Cosa succede se l'intervento non e' tempestivo ma si lasciano trascorrere alcuni giorni, in cui il focolaio si estende? Succede che le persone infettate, che contribuiscono a diffondere i contagi, sono diventate molto numerose e allora ce ne sono troppe che sfuggono all'effetto di contenimento delle restrizioni e queste, anche se rigide, non riescono piu' ad impedire del tutto l'incremento dei contagi, che allora prosegue, anche se piu' lentamente, fino al raggiungimento del limite in cui il numero dei nuovi contagi, al netto delle immunita' acquisite dagli asintomatici guariti, non eguaglia il numero delle guarigioni giornaliere (che sale sempre piu' con il diffondersi delle infezioni): e' la terza ondata, che e' stato impossibile arrestare.
Se invece l'intervento e' tempestivo il metodo descritto riesce a bloccare la crescita dei nuovi contagi, permettendo poi di calibrare le restrizioni al minimo indispensabile per impedire che i contagi salgano, creando una nuova ondata.
Il metodo funziona tanto meglio quanto piu' localizzata e' la gestione del territorio (non regionale ma provinciale e comunale).
L'entita' delle restrizioni necessarie e' minore se la popolazione contribuisce, usando le armi a sua disposizione (mascherine, distanziamenti, ecc. in una parola con "comportamenti virtuosi").
Il livello di contagi a cui si deve scendere con le restrizioni e' quello del fondo degli asintomatici (ora il 7% in Piemonte ma in altre regioni puo' essere diverso perche' il livello dipende dalla contagiosita' e questa dipende oltre che dalla temperatura anche dai comportamenti della popolazione locale) e NON OLTRE, perche' sarebbe uno sforzo inutilmente costoso (non siamo in grado di lottare contro l'epidemia degli asintomatici con le restrizioni, ma potremo farlo con i vaccini).
Se si operasse correttamente in questo modo, credetemi, la terza ondata e' sicuro che NON CI SAREBBE, ne' ora ne' mai, perche' le nostre armi, se usate bene, possono sempre prevalere su quelle del virus Sars-CoV-2 (vanno pero' riprogettati su base piu' locale sia il sistema di monitoraggio che le restrizioni a colori regionali). E va fatto perche' credo che con questo virus ci dovremo convivere a lungo e la nostra vita non dev'essere sconvolta cosi' tanto da ripetute ondate e conseguenti lockdown.

IL RUOLO DELL'EPIDEMIA DEGLI ASINTOMATICI, CHE ORA E' AL 7% (ALTA) (27 febbraio 2021)
Lo scopo principale che ci siamo prefissi in questo lavoro e' quello di comprendere dal punto di vista epidemiologico come fa il Sars-CoV-2 ad esistere e diffondersi.
Un ruolo fondamentale di questi, come anche di tutti gli altri virus endemici, a nostro avviso, e' svolto da quella che noi abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici.
Stranamente nessuno ne parla benche' tutti sono a conoscenza che esiste.
E' il meccanismo che mantiene il virus sulla faccia della terra.
Il virus non e' un organismo vivente capace di esistere autonomamente alimentandosi come fanno i microbi.
E' come un parassita che e' in grado di sopravvivere molto poco nell'ambiente esterno (meno di un'ora alle temperature estive e fino ad una settimana circa a quelle invernali) poi perde la capacita' di penetrare le cellule umane per replicarsi, sfruttando quella stupefacente capacita' di sintesi proteica che fa delle cellule umane delle efficientissime fabbriche biochimiche capaci di costruire strutture biochimiche, come cellule ma anche virus, seguendo la codifica predisposta nella macromolecola chiamata RNA messaggero, proprio per questa sua funzione di trasmettere le istruzioni per la sintesi.
Non potendo resistere a lungo nell'ambiente esterno, il virus puo' esistere a lungo solo se trova un umano che lo ospita nel proprio corpo permettendogli di replicarsi in continuazione.
Questa replicazione puo' esplodere in modo quasi incontrollato ed allora sviluppa una sindrome che e' il Covid-19 per il virus Sars-CoV-2.
Ma se trova delle difese immunitarie efficaci a limitare la sua capacita' di replicarsi puo' anche soccombere e sparire in un tempo di guarigione che per il Sars-CoV-2 puo' essere di un mese.
Esiste anche un terzo caso in cui il virus, essendosi insediato, per esempio, in aree poco irrorate dal sangue come sono le terminazioni nervose gli anticorpi hanno difficolta' a raggiunferlo ed allora lui riesce a rimanere per tempi lunghi nel suo ospite, creando una o piu' colonie in cui i virus possono replicarsi e mantenersi attivi a lungo ma senza creare sintomi nell'ospite, che per questo diventa una persona infetta (e quindi potenzialmente contagiosa) ma "asintomatica", quindi non individuabile come infetta cioe' capace di diffondere il virus in incognito.
Con questo meccanismo non solo il virus sopravvive a lungo e diventa endemico ma ha grande facilita' a diffomdersi moltissimo per cui quando in agosto troviamo il 2% di tamponi positivi campionando a caso sui 60 milioni di italiani vuol dire che il 2% di italiani e' infettato cioe' 1.200.000 persone, che sono quasi tutte asintomatiche.
Cioe' ci troviamo a vivere in un Paese dove sembra che tutti siano sani ma non e' cosi'. Siamo circondati da una grande moltitudine di persone infette che stanno coltivando colonie di quei virus che stanno aspettando condizioni migliori (l'autunno) per aumentare la loro virulenza e scatenare un'ondata epidemica.
Crediamo che gli asintomatici solo in minima parte siano cronici, tutti gli altri guariscono.
Il problema e' che prima di guarire possono infettare una persona sana che nella maggior parte dei casi s'infetta in forma asintomatica perche' un asintomatico rilascia cariche virali infettanti molto piu' deboli di quelle rilasciate da una persona malata con sintomi e per questo la persona infettata avra' grandi probabilita' di entrare a far parte anch'essa del club degli asintomatici.
Et voila, l' epidemia degli asintomatici. e' servita!
Il livello di equilibrio tra guariti e nuovi contagiati (tutti in incognito, neanche loro sanno di esserlo) di questa epidemia e' al 7% di infetti a febbraio in Piemonte (sono davvero tanti).
Purtroppo non tutti gli infettati diventano asintomatici: qualche percento di loro, quelli con difese immunitarie piu' deboli, si ammalano di Covid-19 ed alcuni muoiono.
Per cui con quel 7% l'epidemia degli asintomatici porta il suo triste contributo ai decessi, a febbraio triplo rispetto al periodo estivo.
Questo e' il modo in cui dobbiamo convivere con questo virus e purtroppo non possiamo farci niente, perche' se facciamo un lockdown generale vedremo il livello del 7% scendere ma non appena terminiamo il lockdown lo vedremo subito risalire e tornare al 7% che e' il livello di equilibrio tra le persone che si prendono le cariche virali rilasciate in questo periodo invernale e si infettano e quelle che guariscono.
Noi non riusciamo ad intervenire per spostare questo equilibrio perche' non sappiamo migliorare le guarigioni (ci riusciremo con le vaccinazioni) e nemmeno ridurre la virulenza delle cariche virali rilasciate dagli asintomatici.
La riduzione del livello di fondo degli asintomatici ci sara' con il procedere delle vaccinazioni.
Attenzione pero': l'immunita' a questo virus e' solo temporanea (tra 6 e 12 mesi) per cui e' anche importante la rapidita' con cui si procede a vaccinare.
Se si procede troppo lentamente con le vaccinazioni non si riuscira' a contrastare efficacemente l'epidemia degli asintomatici che e' quella che mantiene alto il numero di virus in circolazione per 12 mesi all'anno e quindi il rischio di inizio sia di nuove ondate epidemiche che di mutazioni, che possono generare nuove varianti piu' pericolose.

SITUAZIONE DEL 27/2 (ore 17:30): I decessi di oggi in Italia sono 280 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), sempre sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 12.5% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) scende normalmente dal picco di venerdi', che rimane il 4% piu' alto dei picchi dei venerdi' precedenti.
Non c'e' quindi un andamento in salita della curva e l'incremento che c'e' stato nel picco di ieri sembra essere un evento isolato, simile a quello verificatosi 3 settimane prima ma piu' piccolo: questo picco e' arrivato al 15.1% mentre l'altro era arrivato fino al 16.7%.
Consideriamo l'entita' di questo picco degna di uno stato di attenzione perche' e' piu' alto del 5% rispetto a quanto dovuto ed in virtu' della presenza di importanti focolai della variante inglese nelle regioni vicine al Piemonte.
Non appare pero' presente alcuna impennata dei contagi.
Le Autorita' comunque, avendo rilevato questo incremento del 5% che non e' poco, hanno giustamente aumentato le restrizioni, passando il Piemonte dalla fascia gialla a quella arancione.
Non ci sono affatto le condizioni per incrementare lo stato di allarme, passando al successivo stato di ALLARME ROSSO nel "cruscotto" iniziale, dove lasciamo percio' immutato lo stato di ALLARME PER CONTAGI UN PO' ALTI in Piemonte, rimanendo ovviamente pronti a far scattare lo stato di ALLARME ROSSO, se i dati dei prossimi due giorni non rispettassero l'andamento previsto di discesa dal picco del venerdi' (colonnina rossa).

SITUAZIONE DEL 26/2 (ore 18:50): I decessi di oggi in Italia sono 253 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), sempre sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 14.7% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) si e' posizionato sul picco di ieri, rimanendo al 4% oltre il picco dei venerdi' precedenti.
Consideriamo il dato di oggi anch'esso degno di uno stato di allarme in virtu' della presenza di importanti focolai della variante inglese nelle regioni vicine al Piemonte e della scarsa sensibilita' del nostro sistema di monitoraggio, per il fatto che usa i dati del Piemonte tutti sommati insieme.
Non appare ancora pero' l'impennata dei contagi temuta, anche se l'incremento del 4% raccomanderebbe a nostro avviso qualche restrizione in piu' rispetto a quelle della zona gialla.
Non ci sembra pero' ancora il caso di passare al successivo stato di ALLARME ROSSO nel "cruscotto" iniziale dove lasciamo percio' immutato lo stato di ALLARME PER CONTAGI UN PO' ALTI in Piemonte, rimanendo pronti a far scattare il successivo stato di ALLARME ROSSO, se i dati dei prossimi due giorni non rispettassero l'andamento previsto di discesa dal picco del venerdi' (colonnina rossa, oggi).

COSA SI DOVREBBE FARE SE SCATTASSE L'ALLARME ROSSO: (26 febbraio 2021)
E' normale che in condizioni di epidemia latente, come siamo ora, il numero dei contagi possa improvvisamnte mostrare dei balzi in alto. In base a quanto detto ieri bisogna essere pronti ad intervenire tempestivamente per ridurre l'incremento del numero NC dei nuovi contagi giornalieri.
La tempestivita' dell'intervento e' importante perche' ogni persona infettata in piu' diventa in breve un ulteriore persona che contribuira' a diffondere i contagi e quindi ad ingigantire un problema, che inizialmente e' piccolo e piu' facilmente gestibile.
Questo e' molto diverso da quello che si fa ora: non si deve dare giovedi' l'annuncio che da lunedi' (4 giorni dopo) scattano restrizioni, le meno gravose possibile.
Tutti devono sapere in anticipo che, se c'e' uno stato di pre-allarme, dal giorno dopo puo' scattare uno di due tipi di restrizioni severe (arancione o rossa).
Cioe' si devono avviare immediatamente, con preavviso anche di un solo giorno, le restrizioni massime per bloccare sul nascere la salita dei contagi, quando ci si puo' riuscire con meno restrizioni, in un tempo piu' breve.
Dopo 2 o 3 giorni, al calare dei contagi, si puo' iniziare ad allentare, in modo graduale e controllato dal sistema di monitoraggio, le varie restrizioni, lasciando solo quelle necessarie al contenimento della causa del sopravvenuto nuovo incremento dei contagi (nuova variante, ondata di freddo, eventi con assembramenti, ecc.).
Le massime restrizioni che si possono mettere in atto, dalla zona arancione al lockdown locale, se rispettate, sono sicuramente in grado di bloccare in tempi brevi l'incremento dei contagi, se adottate tempestivamente, rendendo l'intervento di contenimento molto meno oneroso per la breve durata.
Infine tutto funziona tanto meglio, quanto piu' si suddivide il territorio in cellule operative distinte ed indipendenti nella raccolta ed elaborazione dei dati sulla base dei vari centri abitati.

BISOGNA "SCONGIURARE" IL LOCKDOWN ? (26 febbraio 2021)
Non bisogna adoperarsi al massimo per "scongiurare il lockdown", come affermano organi di Governo, perche' il lockdown e' uno strumento fondamentale per combattere il virus.
Naturalmente stiamo parlando del LOCKDOWN LOCALE, limitato nello spazio alla zona interessata dal focolaio e nel tempo, che deve durare SOLO per pochi giorni (perche' ormai chi si e' infettato si e' infettato) e non settimane, perche' deve bloccare la diffusione del contagio e NON far regredire la percentuale dei test positivi (indicati dalla stampa come "nuovi contagi"). Questo avverra' poi in un mese ma con le guarigioni, NON per il lockdown.
Se si attende che la percentuale dei test positivi scenda, si deve attendere quasi un mese e mantenere il lockdown cosi' a lungo e' manifestamente un grave errore (per di piu' costosissimo).
Ovviamente lo stesso discorso che abbiamo fatto per i lockdown locali vale anche per le zone rosse regionali.
Nel passato e' stata una follia, determinata dalla scarsa consapevolezza del problema che si stava affrontando, fare un LOCKDOWN NAZIONALE prolungato nel tempo, come ancora incredibilmente si va facendo in alcuni Stati esteri.
Quando si e' fatto in Italia, nei primi 3 giorni si e' bloccata la crescita dei contagi e poi si e' atteso, ancora in lockdown, che il numero di test positivi diminuisse (ma diminuivano per la guarigione degli infettati, NON per il lockdown che non ha effetti curativi).
Sarebbe bastato bloccare la crescita dei contagi con un lockdown breve e poi lasciare chiuso molto meno, cioe' quanto bastava per mantenere i contagi stabili, come sono oggi quelli del Piemonte in zona gialla (stabili con il fondo al 7%).
Quei contagi che erano cresciuti in eccesso, rispetto al livello di equilibrio dell' epidemia degli asintomatici (7% a febbraio in Piemonte), sono diminuiti poi spontaneamente in circa un mese per guarigione e NON per il lockdown, che avrebbe anche potuto non esserci piu' (riducendo di molto i danni).
Nei grafici delle due ondate si puo' verificare facilmente che il tempo di discesa (quando i nuovi contagi diminuiscono per la crescita dell'immunita' naturale nella popolazione infettata e asintomatica) della curva dei contagi e' proprio di 1 mese.
Quindi i lockdown nazionali prolungati nel tempo non hanno motivazioni valide e percio' non devono essere ipotizzati: sarebbe indice di una scarsa conoscenza del problema, che poteva essere giustificata all'inizio, quando non si conosceva questa pandemia ma ora non piu'.
Tutto cio' e' facile da capire ed indica quello che si deve fare ora. E cosi' sara' purtroppo finche' dovremo convivere con il Sars-CoV-2.

SITUAZIONE DEL 25/2 (ore 18.00): I decessi di oggi in Italia sono 308 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), ancora sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 15.1% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) e' salito ulteriormente, arrivando gia' oggi al 4% oltre il picco di venerdi' scorso.
Siccome ci aspettiamo che il dato di domani salga ulteriormente, per andare a formare il picco del venerdi', consideriamo il dato di oggi degno di uno stato di allarme in virtu' della presenza di importanti focolai della variante inglese nelle regioni vicine al Piemonte e della scarsa sensibilita' del nostro sistema di monitoraggio, per il fatto che usa i dati del Piemonte tutti sommati insieme.
Cambiamo percio' nel "cruscotto" iniziale lo stato di "pre-allarme" in zona gialla in ALLARME per il Piemonte, preparandoci a far scattare il successivo stato di ALLARME ROSSO, se il picco di venerdi' fosse particolarmente alto.

SOGLIA DI PARTENZA DELLA TERZA ONDATA: (25 febbraio 2021)
Abbiamo imparato che c'e' una soglia nella percentuale dei contagi oltre la quale parte l'epidemia con il suo andamento esponenziale che poi puo' non fermarsi piu'.
Questo avviene quando si supera il punto, in cui il numero dei nuovi contagi eguaglia il numero dei guariti (che sono soprattutto asintomatici).
Cerchiamo di spiegare meglio: molti si infettano con il virus e diventano positivi al test, in massima parte senza sintomi.
Queste persone poi in circa un mese o guariscono (perche' la loro risposta immunitaria e' stata efficace) o, purtroppo per loro, muoiono ed in entrambi i casi escono dal numero dei positivi al test.
Quindi il numero totale dei positivi in Piemonte, che noi campioniamo ogni giorno con i test, ha giornalmente un numero NG di persone in diminuzione, che erano infette ed hanno smesso di esserlo, che dipende essenzialmente dal tempo medio di GUARIGIONE di quella popolazione, ed un numero NC di persone in aumento che dipende dal numero dei nuovi CONTAGI avvenuti.
L'incremento giornaliero delle persone infette sul territorio nazionale e' quindi di NC-NG.
Attualmente abbiamo una situazione stazionaria in Piemonte, secondo noi con un fondo di asintomatici Sars-CoV-2 al 7% ed un contributo del 3% di virus con comportamenti diversi, che abbiamo attribuito a delle varianti del Sars-CoV-2, per cui vediamo la curva dei contagi oscillare intorno al 10% nel nostro grafico.
La stazionarieta' dei dati indica che NC ed NG sono in una situazione di equilibrio, si equivalgono.
Su NG abbiamo poche possibilita' di intervenire perche' nel breve periodo dipende essenzialmente dalle capacita' immunologiche delle persone (i vaccini intervengono in tempi piu' lunghi).
NC invece dipende dalla contagiosita' delle cariche virali, che dipendono a loro volta dal virus (per alcune varianti e' maggiore), dalle condizioni ambientali (d'estate e con le zone rosse diminuisce, al chiuso e con gli assembramenti aumenta) e soprattutti dai comportamenti delle persone (virtuosi o meno).
Ora in Piemonte l'equilibrio tra NG ed NC potrebbe spostarsi per l'arrivo di un virus piu' contagioso (variante inglese).
Questo fatto comporterebbe che non e' piu' mediamente NC-NG=0 tutti i giorni ma, aumentando il numero dei contagi NC, la percentuale dei contagi nel nostro grafico inizia a salire giorno dopo giorno.
Per la legge esponenziale piu' sale e piu' tende a salire, se nessuno fa niente.
Questo potrebbe accadere nei prossimi giorni in Piemonte.
Cosa si deve fare per impedirlo? Bisogna riportare in equilibrio NG ed NC: se NC e' salito per un aumento di contagiosita' delle cariche virali, dobbiamo correggere questo indice di contagiosita' al piu' presto.
Per la necessaria immediatezza dell'intervento si dovra' ricorrere a restrizioni che potranno essere piu' o meno gravose in misura di come i cittadini contribuiscono a contenere la contagiosita' con i loro comportamenti virtuosi.
L'effetto di queste misure ridurra' NC facendo abbassare i punti nel grafico.
La terza ondata ,parte se le restrizioni imposte dalle Autorita' ed i comportamnti dei cittadini non riescono a contenere la crescita di NC, magari perche' gli interventi sono stati tardivi e/o insufficienti (piu' si lasciano crescere i contagi e piu' gente viene infettata ogni giorno).
Allora partirebbe la terza ondata con la sua crescita esponenziale, come l'abbiamo conosciuta nelle due ondate precedenti.
A questo servono i sistemi di monitoraggio dei contagi come il nostro: ad indicare quando si deve intervenire prontamente per evitare la partenza della terza ondata, operando il minimo di restrizioni possibili (ma quelle che ci vogliono, ci vogliono).
Per ridurre dannosi ritardi nella segnalazione di un eventuale allarme, converrebbe pero' che il sistema di monitoraggio fosse un po' piu' evoluto, come quello da noi suggerito in data 20/2.
Aggiungiamo che un buon sistema di monitoraggio puo' permettere di calibrare le restrizioni in base alla risposta del sistema (feed-back) al fine di ridurre al minimo le restrizioni ed il loro impatto sull'economia.
Per esempio: al primo picco si chiude tutto, verificando che nei giorni successivi i contagi calino.
Poi si riaprono i ristoranti e si osserva la risposta del sistema: se c'e' una netta risalita dei contagi si capisce che i ristoranti devono restare chiusi e si prova a riaprire un'altra attivita'.
Questo modo di procedere e' irrinunciabile a nostro avviso, perche' riteniamo che questa pandemia non finira' nel 2021: non siamo affatto "all'ultimo miglio".
Per questo e' vitale per il Paese gestire le restrizioni in modo ottimale, il meno generalizzato possibile, che per il Piemonte significa mantenere il fondo degli asintomatici (Sars-CoV-2) al 7% d'inverno ed al 2% d'estate (a temperature diverse la contagiosita' di base e' diversa). Per ora e' in zona gialla ma con un sistema di monitoraggio migliore, secondo noi, potrebbe anche essere in zona bianca, con poche chiusure selettive di tipologie ben mirate.
Se questo dovra' essere fatto, perche' cosi' e', conviene FARLO AL PIU' PRESTO.

IL FONDO AL 7% E' TROPPO ELEVATO? CHIUDERE TUTTO PER ABBASSARLO? (25 febbraio 2021)
Anche l' epidemia degli asintomatici raggiunge un suo livello di equilibrio quando il numero dei nuovi contagi eguaglia il numero dei guariti (asintomatici).
Questo punto di equilibrio e' determinato dal numero NC dei nuovi contagi che d'inverno e' piu' elevato, perche' dipende dalla contagiosita' che con il freddo e' piu' elevata.
Per questo ci sembra ragionevole che, mentre d'estate il fondo sia al 2% ora, a febbraio, possa essere al 7%.
Se questo e' vero non si tratta di una coda della seconda ondata che persiste e che dobbiamo cercare di abbassare con chiusure piu' estese, come abbiamo sentito dire in TV anche da autorevoli scienziati, perche' riteniamo che una guerra combattuta contro l'epidemia degli asintomatici sia persa in partenza: un lockdown generale in tutta Italia farebbe calare il livello di fondo ma non appena si termina il lockdown il livello tornerebbe al valore di partenza.
Hanno anche detto che le zone colorate non funzionano perche' "non risolvono" il problema dei contagi, come se l' epidemia degli asintomatici non esistesse.
Secondo noi i piemontesi quel 7% di fondo ce l'hanno e se lo devono tenere fino ad aprile, con i ricoveri decessi che purtroppo comporta (secondo noi la meta' dei 300 decessi giornalieri di oggi); poi iniziera' a calare fino al 2% di luglio.
Questo perche' il Sars-CoV-2 e' ormai endemico e tale rimarra' finche' la percentuale dei vaccinati non supera almeno il 50%, pensiamo noi.
Il problema si risolvera' forse definitivamente quando non solo l'Italia ma anche tutto il mondo sara' vaccinato al 70%, altro che lockdown. Abbiamo scritto "forse" perche' l'immunita' fornita dai vaccini potrebbe essere solo temporanea e allora sarebbe impossibile sconfiggere definitivamente la pandemia.
Secondo noi troppe persone non hanno ancora ben capito qual'e' il problema che si sta affrontando.

SITUAZIONE DEL 24/2 (ore 18.00): I decessi di oggi in Italia sono 318 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), ancora sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 12.3% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) sale decisamente, superando gia' oggi che e' mercoledi' il picco di venerdi' scorso.
Siccome ci aspettiamo che i dati dei prossimi due giorni salgano ulteriormente, per andare a formare il nuovo picco del venerdi', consideriamo il dato di oggi degno di uno stato di pre-allarme in virtu' della presenza di importanti focolai della variante inglese nelle regioni vicine al Piemonte e della scarsa sensibilita' del nostro sistema di monitoraggio, per il fatto che usa i dati del Piemonte tutti sommati insieme.
Cambiamo percio' nel "cruscotto" iniziale lo stato di "contagi quasi stabili" in zona gialla in PRE-ALLARME per il Piemonte, preparandoci a far scattare il successivo stato di ALLARME se i dati dei prossimi due giorni fossero particolarmente alti.

SITUAZIONE DEL 23/2 (ore 18.00): I decessi di oggi in Italia sono 356 (oltre 96.000 dall'inizio della pandemia), ancora sotto i 400 decessi al giorno segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno sia pur lentamente esaurendo.
Il dato di oggi 9.1% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) rimane tra il livello del fondo da noi stimato al 7% ed il 10%, che e' la banda di valori stabilmente verificatisi nell'ultimo mese.
La situazione quindi si mantiene ancora stabile invece di salire come temuto, per cui non e' confermato per ora l'arrivo della variante inglese in Piemonte.
La variante inglese sembra invece che inizi a dilagare intorno a Brescia, dove si e' dichiarata per ora un'area arancione "rafforzata". Per questo al primo cenno di salita dei contagi siamo pronti a metterci in pre-allarme.
Bisogna essere coscienti pero' dei limiti dell'esercizio di monitoraggio che si fa in questo lavoro: siccome l'infezione inizia a diffondersi da una o piu' aree ben circoscritte (focolai) la nostra sensibilita' e' ridotta perche' utilizziamo i dati del Piemonte sommati tutti insieme.
Ne consegue un inevitabile e dannoso ritardo nella segnalazione dell'allarme. Per questo il sistema di monitoraggio da noi suggerito in data 20/2 conviene che sia abbastanza piu' evoluto.
Confermiamo percio' nel "cruscotto" iniziale lo stato di contagi quasi stabili in zona gialla per il Piemonte.

SITUAZIONE DEL 22/2 (ore 18.00): I decessi di oggi in Italia sono 274 (oltre 95.000 dall'inizio della pandemia), in ulteriore netta discesa stabile sotto i 400 decessi al giorno segno, ripetiamo, che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno esaurendo.
Il dato di oggi 8.5% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) fortunatamente e' calato verso il livello del fondo da noi stimato al 7%, invece di salire come temuto, per cui non e' confermato l'arrivo della variante inglese in Piemonte.
Noi non confermiamo piu' nel "cruscotto" iniziale lo stato di "PRE-ALLARME" ma torniamo a segnalare invece la condizione di contagi quasi stabili in zona gialla per il Piemonte.

SITUAZIONE DEL 21/2 (ore 18.00): I decessi di oggi in Italia sono 232 (oltre 95.000 dall'inizio della pandemia), in ulteriore netta discesa stabile sotto i 400 decessi al giorno segno, ripetiamo, che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno esaurendo.
Il dato di oggi 11.6% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) dopo soli 2 giorni e' salito oltre il livello del picco del venerdi' (colonnina rossa), invece di scendere dal picco come previsto, per cui l'incremento e' piu' rilevante, circa il 3% in un solo giorno.
Questa potrebbe essere una prima piccola evidenza di un incremento di contagi dovuto all'arrivo della variante inglese in Piemonte. L'entita' dell'incremento non e' per ora decisiva, per cui dobbiamo attendere il dato di domani per una prima conferma.
Non possiamo cosi' confermare nel "cruscotto" iniziale lo stato di "contagi quasi stabili" in zona gialla per il Piemonte ma segnaliamo una condizione di PRE-ALLARME, che se confermata dal dato di domani potrebbe consigliare restrizioni (zona arancione) in Piemonte, meglio se immediate per l'alta contagiosita' della variante inglese.
Dobbiamo tener duro ancora per un mese; poi verra' la primavera e ci verranno in aiuto l'incremento della temperatura ambientale ed il maggior numero di vaccinati.

SITUAZIONE del 20/2 (ore 17.00): I decessi di oggi in Italia sono 251 (oltre 95.000 dall'inizio della pandemia), in netta discesa, ormai stabilmemte sotto i 400 decessi al giorno segno, ripetiamo, che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno sia pur lentamente esaurendo, come si vede anche nella curva dei contagi seguente dell'ultimo anno.
A destra si vede chiaramente la coda dei contagi ritardati, dopo il picco della seconda ondata, che non c'era dopo la prima ondata, perche' le varianti "ritardate" ancora non esistevano (la mutazione evidentemente e' avvenuta durante la seconda ondata).

mentre quelle da Sars-CoV-2 dell' epidemia degli asintomatici , ora al 7% in Piemonte, rimangono ad un livello costante (di circa il 50% del totale). Questo spiega, secondo noi, perche' i decessi sono il doppio di quelli che ci saremmo potuti aspettare.
Il dato di oggi 10.2% (ultima colonnina a destra nel grafico del Piemonte) ha iniziato a scendere dal picco del venerdi', come atteso per il ripetersi periodico del picco (vedi colonnine rosse).
Quindi ancora non c'e' evidenza di un incremento di contagi dovuto all'arrivo della variante inglese in Piemonte.
Possiamo cosi' confermare nel "cruscotto" iniziale lo stato di contagi quasi stabili in zona gialla per il Piemonte (purche' anche il dato di domani risulti in discesa dal picco di venerdi').

COME ARGINARE LA DIFFUSIONE DEI VIRUS: (20 febbraio 2021)
Da piu' amministratori si sente chiedere una chiusura generalizzata nazionale di qualche settimana per migliorare la situazione dei contagi.
Va bene, cosi' si puo' ottenere una soluzione permanente ma solo se anche tutto il resto del mondo lo fa insieme a noi oppure se poi chiudiamo permanentemente le frontiere, altrimenti poi le varianti piu' contagiose ritornano a circolare nel giro di poche settimane, vanificando tutti i sacrifici.
L'unica soluzione praticabile secondo noi l'abbiamo gia' esposta: occorre in sistema di monitoraggio ben parcellizzato sulla densita' di popolazione nelle varie aree e pronto, cioe' in grado di evidenziare la nascita di un nuovo focolaio in tempi molto brevi.
La popolazione di un'area parcellizzata (non necessariamente grande) puo' godere del massimo di liberta' possibile ma con la consapevolezza che in caso di allarme dev'essere pronta a chiudere tutto immediatamente (come negli allarmi in tempo di guerra).
Sarebbe a nostro avviso il miglior modo per conciliare l'esigenza di consentire le attivita' lavorative ed impedire la diffusione del virus, tanto piu' efficacemente quanto ampia sara' la collaborazione consapevole della gente. La sua eventuale realizzazione potrebbe procedere per gradi, regione per regione.
Con il procedere delle vaccinazioni, riteniamo che gli allarmi potrebbero diventare sempre piu' sporadici e la gente potrebbe ricominciare allora a vivere abbastanza normalmente, sotto l'ombrello protettivo di questo sistema di monitoraggio e di allerta.
Quando cio' potra' accadere dipende anche dalla capacita' di questo virus di produrre nuove varianti contagiose e patogene.
Per questo e' anche necessaria un'efficiente unita' centrale di ricerca avanzata per l'identificazione di nuove eventuali varianti, che deve ridurre i rischi connessi a possibili inefficienze di rilevamento del sistema di monitoraggio, che potrebbe fallire nell'efficienza di individuazione di nuove varianti del virus.
Quello che si fa oggi ("Italia a colori") e' una soluzione semplificata, che pero' ha due inconvenienti:
  1. Obbliga a restrizioni non necessarie una buona parte della popolazione, con oneri sociali ed economici evitabili;
  2. Fa entrare in atto le restrizioni necessarie con un ritardo eccessivo che non ottimizza in contenimento dei contagi.

SITUAZIONE DEL 19/2 (ore 17.15): I decessi di oggi in Italia sono 353 (oltre 94.000 dall'inizio della pandemia), sostanzialmente come ieri, ormai stabilmemte sotto i 400 decessi al giorno segno, ripetiamo, che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo mentre quelle da Sars-CoV-2 dell' epidemia degli asintomatici al 7% rimangono ad un livello costante (di circa il 50% del totale).
Questo spiega, secondo noi, perche' i decessi sono il doppio di quelli che ci saremmo potuti attendere.
Il dato di oggi 11.4% (ultima colonnina a destra nel grafico) e' salito decisamente ma come da noi atteso per il ripetersi del periodico picco del venerdi'.
L'entita' della salita, proprio perche' capita di venerdi', non e' sufficiente ad indicare un probabile arrivo della variante inglese in Piemonte, almeno finora. E' in linea con quella di tutti i venerdi' precedenti, eccettuata solo quella anomala di due settimane fa.
Possiamo cosi' confermare per ora nel "cruscotto" iniziale lo stato di contagi quasi stabili in zona gialla per il Piemonte, purche' i dati dei prossimi due giorni risultino in discesa (dal picco).

SITUAZIONE DEL 18/2 (ore 18.00): I decessi di oggi in Italia sono 347 (oltre 94.000 dall'inizio della pandemia), in discesa, ormai stabilmemte sotto i 400 decessi al giorno, segno che le infezioni da varianti "ritardate" della seconda ondata si vanno lentamente esaurendo mentre quelle da Sars-CoV-2 dell' epidemia degli asintomatici al 7% rimangono ad un livello costante (di circa il 50% del totale). Questo spiega, secondo noi, perche' i decessi sono il doppio di quelli che ci saremmo potuti attendere.
Il dato di oggi 6.7% (ultima colonnina a destra nel grafico) e' sceso decisamente (OTTIMA NOTIZIA) e cosi' attesta la fine del temuto incremento di contagiosita', dovuto alle basse temperature dei giorni scorsi.
Testimonia anche l'assenza di un contributo della variante inglese nei contagi in Piemonte, almeno finora.
Possiamo cosi' rimuovere lo stato di PREALLARME in Piemonte, che rimane in condizione di "contagi quasi stabili", in zona gialla.

SITUAZIONE DEL 17/2 (ore 17.40): I decessi di oggi in Italia sono 369 (oltre 94.000 dall'inizio della pandemia), in salita ma ancora sotto i 400 decessi al giorno.
Abbiamo cambiato il tipo di grafico in istogramma (i dati sono gli stessi) per migliorare la leggibilita' con l'aumentare del numero di punti. Le colonnine rosse indicano i venerdi'.
Le linee rossa e viola sono il risultato della nostra elaborazione dei due contributi: quello delle varianti (rossa) e quello del Sars-CoV-2 (viola) che sembra attestarsi come livello di fondo degli asintomatici al 7% invece che all'8%.

Il dato di oggi 11.5% (ultima colonnina a destra nel grafico) e' salito decisamente, come ci aspettavamo per l'incremento di contagiosita' dovuto alle basse temperature dei giorni scorsi.
Potrebbe contribuire a questo incremento anche l'arrivo paventato della pericolosa variante inglese dalle regioni vicine.
Anche i punti dei prossimi due giorni sono attesi ancora in salita verso il massimo del picco del venerdi', quindi si potrebbe tornare anche a livelli di allarme, tali da richiedere anche provvedimenti restrittivi.
Il livello di fondo dell'epidemia Sars-CoV-2 degli asintomatici, per ora permane al LIVELLO DEL FONDO all'8% ma la linea rossa che include il contributo delle varianti discusso nei giorni scorsi potrebbe impennarsi.
Aspettiamo il dato di domani ma dichiariamo per ora lo stato di PREALLARME in Piemonte, in previsione degli ulteriori incrementi da noi attesi.

IL PERICOLO DELLA VARIANTE INGLESE: (17 febbraio 2021)
La pendenza della crescita della curva dei contagi dipende dalla contagiosita' del virus.
La variante inglese e' piu' contagiosa quindi se si vuole che la curva dei contagi NON cresca, occorre aumentare le restrizioni altrimenti la curva dei contagi potrebbe andare fuori controllo ed inizierebbe la terza ondata dell'epidemia, che nessuno vuole per ovvi motivi.

IL RICATTO DEI VIRUS: (17 febbraio 2021)
Credo che il livello di fondo dell'8% potrebbe essere abbassato al 5% o 6% con 2 o 3 settimane di chiusura totale (lockdown) e cosi' si potrebbe ottenere una riduzione del numero dei decessi.
Se in Italia abbiamo 300 decessi al giorno dovuti alla pandemia quelli del Piemonte saranno circa 15 (un ventesimo per 20 regioni).
Se meta' di questi sono dovuti al fondo all'8% dei contagi da Sars-CoV-2, saranno circa 8 decessi al giorno.
Se con il lockdown riducessimo il fondo di contagi, cioe' la popolazione virale circolante, dall'8% al 6% e' prevedibile che i decessi in Piemonte scenderebbero di numero del 25% cioe' da 8 a 6 al giorno.
Questo e' il ricatto dei virus: per mantenere aperte le attivita' umane in zona gialla, dobbiamo accettare un sacrificio di 2 vite umane al giorno.
Verrebbe voglia allora di adottare piu' restrizioni per salvarle ma non possiamo ignorare che pure la poverta' generata dalle restrizioni fa le sue vittime, magari perche' molte persone non possono piu' accendere il riscaldamento in casa, per esempio.
Sembra allora che dobbiamo sottostare a questo ricatto, come abbiamo gia' fatto in altri casi, come ad esempio per l'automobile, il cui uso ci costa alcune migliaia di morti all'anno per incidenti stradali, che verrebbero risparmiati se rinunciassimo noi tutti all'automobile.
E' questo il dilemma di chi deve prendere le decisioni, cioe' della politica che ci rappresenta. Tocca a loro l'ingrato compito di decidere.
Il sacrosanto principio: "la vita umana viene prima di tutto" non puo' essere un alibi.
Va sempre rispettato ma serve un bilancino ben tarato per poter valutare qual'e' la scelta migliore che lo rispetta, tra le due alternative seguenti:
  • il lockdown che riduce i decessi per Covid-19, abbastanza ben quantificabili, come abbiamo visto;
  • l'apertura delle attivita' economiche che limitano il numero dei decessi per poverta', magari un po' ritardati nel tempo e piu' difficili da quantificare ma comunque morti anche loro.
E' un compito molto difficile per il quale i politici coinvolti meritano tutta la nostra comprensione e plauso, quando riescono a fare bene il loro lavoro, perche' sono in gioco vite umane.

SITUAZIONE DEL 16/2 (ore 17.30): I decessi di oggi in Italia sono 336 (oltre 94.000 dall'inizio della pandemia), in salita ma sotto i 400 decessi al giorno.
Il punto di oggi 8.4% (l'ultimo a destra nel grafico) e' sceso praticamente al livello del fondo dell'epidemia degli asintomatici, che confermiamo cosi' essere come il LIVELLO DEL FONDO all'8%.
Se i test non si basano sulla proteina spike, sono in grado di diagnosticare anche le varianti (afferma l'I.S.S.), quindi in base a questi dati la "variante inglese" non risulta sia ancora arrivata in Piemonte.
Essendo presente pero' nelle regioni vicine, dobbiamo attenderci il suo arrivo imminente, con un conseguente aumento del livello dei contagi.
Per limitare i rischi sanitari connessi al suo arrivo in Piemonte e' opportuno adottare in questo momento, anche se la situazione dei contagi sembra rassicurante, tutte le precauzioni possibili. Riteniamo che anche il blocco degli impianti sciistici rientri in questi provvedimenti preventivi nella sostanza, anche se non possiamo esprimere un parere positivo sui modi di applicazione del provvedimento, non disponendo di tutte le informazioni necessarie.
Quindi finora la situazione in Piemonte sembra assolutamente normale e STABILE, per i virus rivelati in questi test, varianti comprese (indistinte), segno che i Piemontesi possono per ora vivere ancora tranquilli in zona gialla, con un livello di contagi pari al loro fondo degli asintomatici , che si mantiene intorno all'8%, che e' un valore alto ma lo e' per il freddo di febbraio (a settembre era al 3%); crediamo che questo livello dell'8% sia responsabile di almeno la meta' dei numerosi decessi giornalieri in Piemonte.
Rimane confermato tutto quanto scritto nei commenti degli ultimi giorni.

SITUAZIONE DEL 15/2 (ore 17.30): I decessi di oggi in Italia sono 258 (oltre 90.000 dall'inizio della pandemia), finalmente in discesa.
Il punto di oggi 9.7% (l'ultimo a destra nel grafico) e' identico al punto di ieri, che risultava allo stesso livello dei precedenti, confermando l'insieme di punti risultanti probabilmente da una convoluzione di piccoli picchi al 2% sopra al livello del fondo dell'epidemia degli asintomatici, che confermiamo cosi' essere come il LIVELLO DEL FONDO all'8%.
Quindi la situazione in Piemonte sembra essere tornata normale, segno che i Piemontesi possono per ora vivere tranquilli in zona gialla con il loro fondo degli asintomatici che si mantiene intorno all'8%, che e' alto per il freddo (a settembre era al 3%), e crediamo sia responsabile di almeno la meta' dei numerosi decessi giornalieri.
L'attuale ondata di freddo potrebbe aumentare il livello di fondo dell'epidemia degli asintomatici dall'8% al 9%, in assenza di ulteriori precauzioni. Cio' in aggiunta al rischio della nuova variante "inglese" che, essendo piu' contagiosa, incrementera' il livello di diffusione dei contagi preesistente.
Attenzione: un focolaio puo' nascere da un giorno all'altro e questo sistema di monitoraggio su base regionale non e' in grado di rilevarlo in tempi brevi.
La minaccia percio' rimane permanente e va vissuta da tutti, giorno per giorno, adottando comportamenti sempre piu' improntati al massimo scrupolo e prudenza, con la dovuta consapevolezza dei rischi , che si stanno correndo.
Quello che ci lascia attoniti e' proprio la scarsa consapevolezza dei rischi , conseguenza dell'esigenza di non diffondere paura tra tanta parte del pubblico.
Eppure crediamo che questa consapevolezza potrebbe bastare da sola ad indurre quei comportamenti virtuosi atti ad evitare la maggior parte delle ricorrenti restrizioni, che stanno penalizzando la gente e strangolando progressivamente la nostra economia, riducendo sempre piu' le opportunita' di lavoro.
Questa mancanza di consapevolezza da parte del pubblico risulta evidente nelle varie interviste alla gente che si accalca molto numerosa, passeggiando nelle strette vie del centro citta', dove un solo "superdiffusore" puo' fare una "strage" di contagi.
Basterebbe un po' di consapevolezza in piu' per convincerli: e' un processo che sta avanzando ma troppo lentamente.
Rimane confermato tutto quanto scritto nei commenti degli ultimi giorni.

SITUAZIONE DEL 14/2 (ore 17.40): I decessi di oggi in Italia sono 221 (oltre 90.000 dall'inizio della pandemia), finalmente in discesa.
Il punto di oggi 9.7% (l'ultimo a destra nel grafico) si e' posizionato molto vicino al punto di ieri, che risulta allo stesso livello dei precedenti, confermando l'insieme di punti risultanti probabilmente da una convoluzione di piccoli picchi al 2% sopra al livello del fondo dell'epidemia degli asintomatici, che si conferma cosi' essere come il LIVELLO DEL FONDO all'8%.
Quindi la situazione in Piemonte sembra essere tornata normale, segno che i Piemontesi possono per ora vivere tranquilli in zona gialla con il loro fondo degli asintomatici che si mantiene intorno all'8%, che e' alto per il freddo (a settembre era al 3%), e crediamo sia responsabile di almeno la meta' dei 400 decessi al giorno.
Attenzione pero': un focolaio puo' nascere da un giorno all'altro e questo sistema di monitoraggio su base regionale non e' in grado di rilevarlo in tempi brevi. La minaccia percio' rimane permanente e va vissuta da tutti giormo per giorno, adottando comportamenti sempre improntati al massimo scrupolo e prudenza, con consapevolezza dei rischi.
Rimane confermato anche quanto scritto nei commenti degli ultimi giorni.

CONFRONTO DEL SARS-COV-2 CON GLI ALTRI CORONAVIRUS: (14 febbraio 2021)
Riportiamo un brano preso da una lezione del prof. Gian Maria Fimia (ordinario di Biologia Applicata, Universita' La Sapienza, 13 novembre 2020), che fa capire bene cos'e' il virus Sars-CoV-2.

Approfondiamo un attimo cosa sono i tre coronavirus piu' gravi:
  • il virus Sars e' comparso nel 2002 e ha causato piu' o meno 8000 infezioni e 700 morti, questa infezione e' poi scomparsa;
  • il virus Mers che invece prende il nome dal paese dove e' stato identificato, nel Middle East, ha causato nell'anno 2011 2500 casi e 876 morti; l'infezione non e' completamente scomparsa ma rimane a livelli estremamente limitati.
  • Il Sars Cov-2 ha causato piu' di 26 milioni di infezioni e ad oggi piu' di 860000 morti.
Possiamo ben dire che abbiamo a che fare con un virus di distruzione di massa, forse anche peggio della pandemia "Spagnola" di un secolo fa, perche' con questo l'immunita' sembra non sia permanente ma solo temporanea.

UNA VARIANTE PARTICOLARE: (14 febbraio 2021)
Il picco molto alto di venerdi' 5/2 (al 16.7%), se non e' dovuto ad errori e non lo crediamo, non e' comprensibile in termini di contagi. Com' e' possibile che cosi' tanta gente si contagi tutta nello stesso giorno e poi guarisca il giorno dopo? Non e' possibile.
Allora, se e' stato rivelato l'RNA dei virus, questi dovevano essere di un'infezione precedente di quelle persone che sono risultate positive.
Questa osservazione trova un riscontro nella curva dei decessi che dimostra la presenza di una grande quantita' di virus patogeni (addirittura letali) nella popolazione a distanza di oltre due mesi dalla seconda ondata.
Questa curva mostra anche la struttura a picchi del grafico di ampiezza dell'ordine del 100%: cioe' la linea che unisce tutti i picchi e' ad una quota doppia rispetto alla linea che unisce tutte le valli.
Questo fatto lascia intemdere che ci sono due distinti contributi a questi decessi, equivalenti tra loro:
  1. quello che viene dal Sars-CoV-2 corrispondente al fondo dell'8% che abbiamo in Piemonte (i decessi sono invece di tutta Italia);
  2. ed un altro contributo che viene da virus che mostrano dei comportamenti diversi (picchi), imputabili probabilmente a delle varianti prodotte per mutazione durante l'infezione da Sars-CoV-2 nella seconda ondata.
Se ci riferiamo a questo secondo contributo, notiamo che e' dovuto a virus con comportamenti diversi dal Sars-CoV-2 (picchi). Essendo pero' comparsi proprio dopo la seconda ondata, devono essere delle sue mutazioni, che non si diffondono molto per contagio, perche' le ampiezze dei picchi non aumentano con il tempo.
E' possibile allora che questi virus, una volta creati, fuoriescano poco o niente dall'organismo e percio' sono molto difficili da rilevare.
L'unico modo di identificarli potrebbe essere in esami necroscopici sulle persone decedute di Covid-19 nel mese di gennaio.
Si tratterebbe di varianti che nascono per mutazione dentro l'organismo di una persona che e' stata infettata dal Sars-CoV-2 e si annidano in profondita' nei polmoni, in aree poco vascolarizzate e quindi meno accessibili agli anticorpi (che riescono cosi' ad eliminare il Sars-CoV-2 in un mese ma non loro) e dove iniziano un processo di accrescimento lento ma progressivo, che in un tempo di 2 o 3 mesi porta ad una sindrome simile al Covid-19 ma in forma piu' grave per l'estensione raggiunta dall'infezione, con esito spesso letale.
Durante l'accrescimento l'infezione, pur essendo annidata in profondita' nei polmoni, puo' liberare sporadicamente, al verificarsi di condizioni particolari come infreddature, colpi di tosse, ecc.) una quantita' di virus rivelabili con il tampone, che permangono solo brevemente nelle prime vie respiratorie e cosi' possono dar luogo nei test a picchi alti e stretti come quello apparso il 5/2.
Si tratterebbe quindi dell'unica manifestazione della presenza di questi virus, prima dello sviluppo della sindrome che sarebbe indistinguibile dal Covid-19 ma piu' grave e letale.
Se questa IPOTESI fosse vera avremmo tra noi ancora oggi tante persone che stanno ospitando questa variante, che fortunatamente non si propaga per contagio (poco o niente) e per questo mostra di avere un tempo di dimezzamento di circa tre mesi (in base alla decrescita della curva dei decessi).
Si spiegherebbe allora anche perche' i decessi siano ancora cosi' tanti, dopo tre mesi dalla fine della seconda ondata : sarebbe proprio per l'esistenza di queste varianti, che continuano a produrre decessi per mesi.
Se cio' fosse vero, uno dei problemi maggiori sarebbe che non lo sa nessuno.
Un'ultima osservazione importante: i ricoveri ospedalieri di patologie prodotte da queste varianti potrebbero talora contribuire non poco a creare ALLARME ed indurre le Autorita' ad adottare provvedinenti restrittivi per limitare i contagi.
Ma questi virus NON DOVREBBERO ESSERE CONTAGIOSI (perche' i decessi che producono tendono a diminuire e cosi' anche i virus che li producono), per cui le zone rosse ed i distanziamenti sarebbero utili contro il Sars-CoV-2 ma del tutto INUTILI contro queste varianti.
Per non aggravare la societa' civile, gia' cosi' provata, con restrizioni che potrebbero risultare in parte inutili, sarebbe importante riuscire a monitorare anche queste varianti. Per ora, e nell'ipotesi di validita' delle nostre ipotesi, possiamo monitorarle indirettamente con il livello della curva dei decessi (che per ora e' scesa solo del 50%).
La nostra congettura ha senso perche' se fosse vera spiegherebbe tanti fatti, altrimenti inspiegabili: per essere accettata pero' dev'essere prima verificata sperimentalmente. E' pero' utile fin d'ora anche perche' la ricerca funziona meglio se si sa prima cosa andare a cercare.

SITUAZIONE DEL 13/2 (ore 18.30): I decessi di oggi in Italia sono 311 (oltre 90.000 dall'inizio della pandemia), in leggera discesa.
Il punto di oggi 9.4% (l'ultimo a destra nel grafico) come previsto si e' posizionato sulla discesa dal picco del venerdi' che risulta allo stesso livello dei precedenti, escluso quello di 7 giorni fa particolarmente alto, confermando cosi' il LIVELLO DEL FONDO all'8% e tutto quanto scritto nei commenti di ieri.

COSA CI RISERVA IL FUTURO ? (13 febbraio 2021)
  • Il comune intuito farebbe ritenere che con il passare del tempo le cose tendano a migliorare e cosi' anche il pericolo dei contagi. Ma purtroppo non e' cosi' perche' la protezione fornita dall'immunita' acquisita con le infezioni asintomatiche della seconda ondata diminuisce col tempo e per questo e' importante riuscire a vaccinare cosi' tante persone in tempo da impedire l'inizio di una terza ondata dell'epidemia.
  • Il ritorno alla normalita' con l'immunia' di gregge non sembra vicino sia perche' l'immunita' sembra svanire nel giro di alcuni mesi che per il fatto che gli adolescenti per ora non vengono vaccinati.
  • Il virus Sars-CoV-2 ha proprieta' patogene e cosi' anche la maggior parte delle sue innumerevoli mutazioni, alcune delle quali possono essere ancora peggiori sia per una maggiore contagiosita' che letalita'.
  • Alcune varianti possono risultare particolarmente subdole, perche' invisibili ai test attuali.
  • Per le normali leggi di evoluzione dell'epidemia le varianti piu' contagiose sono destinate ad avere il sopravvento e quindi purtroppo con il passare del tempo vengono selezionate sempre piu' le varianti peggiori, quelle piu' contagiose.
  • Se le nostre deduzioni ricavate dallo studio dei picchi sono corrette, tra le varianti in circolazione ce ne sono alcune con proprieta' particolarmente nocive, perche' s'insedierebbero preferenzialmente nelle vie respiratorie profonde, in posti meno raggiungibili dagli anticorpi (per questo riescono a superare indenni la reazione immunitaria che fa guarire l'ospite dal Sars-CoV-2 in un mese), e dopo due o tre mesi la loro infezione arriva a sviluppare una sindrome indistinguibile dal Covid-19 e piu' letale, perche' l'infezione ormai si e' estesa molto. E' questa secondo noi la causa della grave anomalia della coda ritardata di decessi della seconda ondata, ben visibile nel grafico seguente, che mostra l'andamento del numero dei decessi dall'1/10 in poi per i successivi 4 mesi, cioe' dall'inizio della seconda ondata il cui picco e' stato intorno al 20/10:


SULLA FORMAZIONE DEI PICCHI SETTIMANALI: (13 febbraio 2021)
L'RNA rivelato nei test puo' arrivare nella gola, anche se trasportato solo saltuariamente dai virus: in tal caso i virus devono essersi annidati nelle vie respiratorie piu' profonde cioe' nei polmoni, magari perche' e' proprio con quelle cellule che hanno maggiore affinita'.
Che dalle prime vie respiratorie i virus poi scompaiano in 1 o 2 giorni (per creare la discesa dai picchi) e' normale, se il virus non le infetta (perche' infetta solo i polmoni).
Rimane da capire la cosa piu' strana: perche' questo rilascio sporadico di virus dai polmoni, dove s'e' insediato, che da luogo alla formazione dei picchi avviene con periodicita' settimanale.
Una possibilita' che ci e' venuta in mente e' la seguente: il ciclo di sintesi proteica che, seguendo le istruzioni dell'RNA messaggero costruisce il virus all'interno delle cellule umane, potrebbe durare proprio una settimana (come un'incubazione).
Al termine del processo di duplicazione i virus vengono rilasciati dalla cellula che muore (non prima perche' trattenuti dalla membrana cellulare integra), in una forma abbastanza volatile, per cui molti di loro possano arrivare facilmente dai polmoni alle prime vie respiratorie, dove possono essere rivelati con un tampone.
La creazione di questi virus particolari continuerebbe allora con questa periodicita' a partire dalla prima infezione dei polmoni, lasciando traccia con i picchi rivelati dai tamponi.
I batteri per duplicare se stessi fanno molto prima (in condizioni ottimali 20 minuti, altrimenti anche molto di piu').
Nel nostro caso si chiede alla cellula di seguire le istruzioni di un RNA estraneo alla cellula per cui i tempi non sono certamente quelli ottimali.
Inoltre si tratta di virus caratterizzati da crescita piu' lenta di quella del Sars-CoV-2, perche' li riteniamo responsabili di sindromi anche letali che si manifestano a distanza di 2 o 3 mesi dall'infezione primaria.
Tre mesi sono 12 settimane e 2 alla 12-ma potenza fa 4096 che e' un po' poco per creare una sindrome come il Covid-19. Pero' il virus potrebbe seguire un processo di riproduzione a "cluster" con le cellule contigue, dato che nei polmoni non ci sono cellule isolate, e questo potrebbe portare nel calcolo una base N maggiore di 2: allora N^12 potrebbe essere molto gramde.
Agli esperti virologi l'ardua sentenza, cioe' se tutto cio' e' possibile.
Se questa ipotesi non va bene allora continueremo a pensarci, perche' i picchi settimanali ci sono e non sono effetti strumentali.

SITUAZIONE DEL 12/2 (ore 18.00): I decessi di oggi in Italia sono 316 (oltre 90.000 dall'inizio della pandemia), forse in leggera discesa.
Il punto di oggi 10.5% (l'ultimo a destra nel grafico) come previsto si e' posizionato sul picco del venerdi' che risulta allo stesso livello dei precedenti, escluso quello di 7 giorni fa particolarmente alto, confermando cosi' il LIVELLO DEL FONDO all'8% e tutto quanto scritto nei commenti di ieri.

NUOVE VARIANTI: OCCORRE MIGLIORARE IL SISTEMA DI MONITORAGGIO ? (12 febbraio 2021)
Quando compare una variante piu' contagiosa, per la legge esponenziale che governa la diffusione dell'epidemia, avra' il sopravvento. Quindi diventera' presto dominante l'epidemia piu' contagiosa che potrebbe pero' non essere la piu' nociva o letale.
L'alta contagiosita' comporta tempi di diffusione piu' brevi ed e' percio' necessario predisporre un adeguato sistema di monitoraggio che sia non solo piu' "pronto" ma anche piu' "cellulare" e tracciabile sul territorio per cogliere immediatamente sul nascere ogni nuovo focolaio d'infezione.
Noi non conosciamo i dettagli organizzativi del sistema di monitoraggio attuale ma riteniamo possibile che si debba riesaminare ed eventualmente adeguare alla nuova sfida l'insieme dei punti di raccolta dei dati oltre che il sistema della loro trasmissione ed elaborazione.
L'epidemia di queste varianti e' gia' in atto e percio' potrebbe non esserci tempo da perdere.

SITUAZIONE DEL 11/2 (ore 18.10): I decessi di oggi in Italia sono 391 (oltre 90.000 dall'inizio della pandemia), forse in leggera discesa.
Il punto di oggi 9.8% (l'ultimo a destra nel grafico) e' rimasto VICINO AL LIVELLO DEL FONDO (all'8%), praticamente allo stesso livello del punto di ieri, che e' stato corretto al valore del 9.3%, in base al seguente comunicato di oggi:
"L'Unita' di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 1.189 nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 143 dopo test antigenico). Nota bene: dei 1.189 casi, 974 sono nuove segnalazioni di oggi e 215 sono aggiornamenti relativi alla giornata di ieri."
Domani sara' venerdi' e ci aspettiamo quindi una risalita per il solito picco periodico ma complessivamente possiamo affermare che l'effetto del rilascio delle restrizioni connesso alla "zona gialla" si sia limitato alla comparsa di un paio di picchi, tra cui quello di venerdi' scorso, particolarmente alto (al 16.7%).
Quindi la situazione in Piemonte sembra tornata alla normalita', segno che i Piemontesi possono per ora vivere tranquilli in zona gialla con il loro fondo degli asintomatici che si mantiene intorno all'8% (e' un po' alto, ma e' per il freddo).
Attenzione pero': un focolaio puo' nascere da un giorno all'altro e questo sistema di monitoraggio su base regionale non e' in grado di rilevarlo in tempi brevi. La minaccia percio' rimane permanente e va vissuta giormo per giorno.

I PICCHI SONO PRODOTTI DA MUTAZIONI DEL VIRUS:   (11 febbraio 2021)
Se i dati sono veri e non abbiamo motivi per dubitarne, l'effetto della zona gialla in Piemonte e' stato quello di aver stimolato la crescita di questi picchi (vedi linea rossa), che noi colleghiamo alla presenza di varianti del virus Sars-CoV-2.
Cio' perche' NON riteniamo possibile che la presenza del virus Sars-CoV-2 nella popolazione possa variare nel modo indicato nel grafico, che e' al di fuori di ogni fluttuazione statistica.
E' questo il problema cruciale che dobbiamo risolvere: come fa un "frullato" di materiale organico, prelevato da narici o gola, a presentare concentrazioni di molecole RNA del virus che "saltano" del 7% da un giorno all'altro ?
Cio' vuol dire che dal livello di fondo dell'8%, in un solo giorno, la percentuale positiva dei test puo' raddoppiare, raggiungendo i valori massimi che si avevano nella seconda ondata, e poi con altrettanta rapidita' puo' tornare indietro, come e' accaduto in questi giorni nel grafico del Piemonte.
Se i virus fossero presenti nelle prime vie respiratorie perche' le hanno infettate (e quindi i virus vi siano residenti) allora non ci sarebbero i picchi perche' il processo d'infezione non e' compatibile con sbalzi cosi' repentini.
Quindi molte delle persone che contribuiscono ai picchi piu' alti NON possono avere le loro prime vie respiratorie infettate dal virus.
Se l'RNA rivelato nei test puo' arrivare in gola, solo trasportato saltuariamente dai virus, allora i virus devono essersi annidati nelle vie respiratorie piu' profonde cioe' nei polmoni, perche' evidentementa e' con quelle cellule che hanno maggiore affinita'.
Che dalle vie respiratorie i virus scompaiano in 1 o 2 giorni (per dare luogo al picco) e' normale, se il virus non le infetta.
Rimane da capire la cosa piu' strana: perche' questo rilascio sporadico di virus dai polmoni dove s'e' insediato, avviene con periodicita' piuttosto regolare (settimanale).
Una possibilita' che ci e' venuta in mente e' che il ciclo di sintesi proteica che, seguendo le istruzioni dell'RNA messaggero costruisce il virus all'interno delle cellule umane, duri proprio una settimana (come incubazione) e che al termine di questo processo di duplicazione i virus vengano rilasciati in una forma abbastanza volatile, per cui molti di loro possano arrivare facilmente alle prime vie respiratorie, dove possono essere rivelati con un tampone. La creazione dei virus avverrebbe allora con questa (lunga) periodicita' a partire dalla prima infezione dei polmoni, lasciando traccia nei picchi rivelati dai tamponi.
Agli esperti virologi l'ardua sentenza: se cio' e' possibile.
Questo pero' non mi risulta che sia il comportamemto noto del virus Sars-CoV-2. Per questo riteniamo che i picchi presenti nel nostro grafico siano la manifestazione di virus diversi, molto probabilmente prodotti da mutazioni del Sars-CoV-2, dato che aumentano dopo un'ondata epidemica di questo virus.
Il fatto che sembra prevalente la crescita dell'ampiezza dei picchi a Natale e durante la zona gialla (vedi grafico), cioe' quando ci sono gli assenbramenti, lascia supporre che queste VARIANTI siano piu' contagiose del Sars-CoV-2 e se cosi' fosse potrebbero avere presto il sopravvento e diventare la nuova pandemia, essendo piu' contagiose.
Come capite bene sarebbe allora della massima urgenza identificarle e studiarle per predisporre test specifici.
Inoltre bisognerebbe sapere se sono bloccabili con i vaccini disponibili e riuscire a combatterle efficacemente prima che dilaghino nel pianeta.

PERICOLOSITA' DELLE VARIANTI:   (11 febbraio 2021)
Abbiamo gia' discusso questo argomento ma vogliamo qui' sottolineare un rischio particolare che potrebbero nascondere queste nuove varianti.
Se riescono a permanere nel corpo umano anche dopo che l'infezione del Sars-CoV-2, da cui si sono generate per mutazione, vuol dire che gli anticorpi che sono riusciti a debellare il virus padre non sono riusciti a fare lo stesso con queste varianti.
Ci siamo fatti una ragione di questo, pensando che se queste varianti si insediano nelle vie respiratorie piu' profonde, allora potrebbero essere meno raggiungibili dagli anticorpi e potrebbero cosi' mostrare un certo grado di resistenza, che consente loro, a distanza di tre mesi, dopo che si sono diffuse molto nell'organismo, di scatenare una forma grave di Covid-19 che risulta letale in un maggior numero di casi (crediamo sia imputabile a loro quell'eccesso di decessi che abbiamo avuto a gennaio e che ancora stanno continuando).
La loro PERICOLOSITA' sarebbe ancora maggiore se fosse vero che sono piu' contagiose del Sars-CoV-2, perche' potrebbero dilagare ed essere difficili da contrastare per la loro resistenza agli anticorpi e molto probabilmente anche ai vaccini.
Il loro insediamento profondo nell'apparato respiratorio e questo modo di manifestarsi in modo discontinuo con questi picchi probabilmente potrebbe generare una risposta immunitaria debole o nulla e questo faciliterebbe enormemente il dilagare di una pandemia, se non si predispongono PRIMA i possibili rimedi.
Se questi nostri timori dovessero trovare riscontro, la prossima pandemia potrebbe essere dietro l'angolo ed essere ancora peggiore (speriamo proprio di no). Bisogna prevederle tutte: meglio preoccuparsi prima che non farsi trovare impreparati poi.

SITUAZIONE DEL 10/2 (ore 18.10): I decessi di oggi in Italia sono 336 (90.000 dall'inizio della pandemia), forse in leggera discesa.
Il punto di oggi (l'ultimo a destra nel grafico) E' RIMASTO IN BASSO (al 6.7%), praticamente allo stesso livello del punto di ieri (sotto al livello di fondo dell'8%).
Quindi viene confermato che probabilmente non c'e' la salita (linea viola tratteggiata) del livello di fondo dal valore dell'8% da noi ipotizzato.
I dati, per motivi ancora sconosciuti, dopo l'istituzione della zona gialla in Piemonte, hanno mostrato una grande instabilita' ma ora riteniamo che possa essere confermato il livello di fondo all'8% (linea viola orizzontale, cioe' COSTANTE).
L'instabilita' risulta evidente soprattutto in due punti, saliti dal 10% al 12.9% e poi addirittura al 16.7% (che e' un livello altissimo, simile a quelli raggiunti al picco della seconda ondata) nei giorni successivi alla riduzione delle restrizioni con la zona gialla.
Tutti gli altri punti del grafico rimangono nella banda di valori tra l'8% e l'11% in cui sono sempre stati, in condizioni normali.

SITUAZIONE DEL 9/2 (ore 18.15): I decessi di oggi in Italia sono 422 (90.000 dall'inizio della pandemia), forse in leggera discesa.
Il punto di oggi (l'ultimo a destra nel grafico) E' SCESO MOLTISSIMO (al 6%), indicando che probabilmente non c'e' la salita del livello di fondo dal valore dell'8% che avevamo ipotizzato ieri.
I dati, per motivi ancora sconosciuti, mostrano una grande instabilita' per cui preferiamo lasciare indicate nel grafico entrambe le possibilita', con le due linee viola che definiremo meglio domani.
Il pericolo di un allarme rosso con conseguenti rigide restrizioni sembra comunque scongiurato.

L'ORIGINE DEI PICCHI ED IL PERICOLO DELLE VARIANTI:   (10 febbraio 2021)
Secondo la nostra interpretazione dell'origine dei picchi il grafico e' composto da una curva con andamento abbastanza regolare (la linea viola), che rappresenta la percentuale di persone infettate dal virus Sars-CoV-2 e da una serie di picchi sovrapposti ad essa (linea rossa) che sono la manifestazione della presenza di altri tipi di virus (sono virus perche' ne vediamo l'RNA), che mostrando comportamenti diversi dal Sars-CoV-2, quasi certamente sono delle sue mutazioni.
Queste varianti del virus non risiedono nelle prime vie respiratorie (perche' allora le riveleremmo sempre e non ci sarebbero i picchi) ma piu' in profondita' nell'apparato respiratorio (da cui possono fuoriuscire in modo discontinuo con il fiato) e presentano caratteristiche particolari.
Si insediano in profondita' nell'apparato respiratorio, perche' le riveliamo in modo discontinuo con i picchi quando vengono emesse con il fiato, che quindi puo' anche a volte non contenere virus (quando risultano nella valle invece che sul picco). In quel caso non c'e' contagiosita', per questo abbiamo visto che i picchi possono non ridursi durante la zona rossa.
Queste varianti possono fuoriuscire con il fiato ma non insediarsi melle prime vie respiratorie dell'ospite, se la loro affinita' e' soprattutto con le cellule polmonari. Questi virus possono diffondere il contagio ad altri e quindi possono anche non coesistere con il Sars-CoV-2 nell'ospite.
In questi casi una persona puo' avere in corpo solo la variante o perche' e' stata contagiata dalla sola variante oppure aveva anche il Sars-CoV-2 ma e' riuscita a debbellarlo (non cosi' la variante, insediata piu' in profondita' nei polmoni in aree meno raggiungibili dagli anticorpi).
In questo caso la variante mostra di avere un'evoluzione piu' lenta del Sars-CoV-2, perche' vediamo comparire il Covid-19 due o tre mesi dopo la seconda ondata, che e' il momento piu' probabile, in cui le mutazioni possono essere avvenute.
In questi casi la sindrome prodotta dalla variante del virus e' piu' grave e presenta una letalita' maggiore (probabilmente perche' i virus hanno avuto piu' tempo per invadere l'organismo e sviluppano cosi' una sindrome piu' grave e difficile da curare).
Alcune di queste varianti potrebbero non essere rivelate dagli attuali test molecolari e risulterebbero cosi' INVISIBILI.
E' molto importante individuarle (negli esami autoptici dei decessi ritardati di 3 mesi dalla seconda ondata) per poter presisporre un efficace sistema di monitoraggio.
Nei mesi successivi ad un'ondata epidemica (che ha generato molte mutazioni) bisogna tenere sotto controllo il livello di fondo dei contagi (perche' e' quello che puo' facilitare l'inizio di una nuova ondata), considerando non solo il livello di fondo del Sars-CoV-2 (=linea viola nel grafico) ma anche quello del top dei picchi, che permette di monitorare la presenza delle varianti, per molti versi anche piu' pericolose del Sars-CoV-2 sia perche' piu' subdole (alcune addirittura potenzialmente invisibili) che perche' spesso letali (l'alto numero di decessi di gennaio testimonia che il loro contributo alla pandemia non e' affatto marginale.
Il livello di fondo degli asintomatici attuale e' dell'8% e non e' piccolo: e' la meta' del livello raggiunto durante il picco della seconda ondata e quindi la produzione di mutazioni attualmente continua in modo non trascurabile.
Siamo in un equilibrio dinamico (non stabile) tra la crescita dei nuovi contagi (alla velocita' che gli consentiamo con i nostri comportamenti) e la decrescita per guarigione ottenuta dagli anticorpi (naturali o vaccinali).
L'equilibrio puo' spostarsi da una parte a dall'altra, se si alterano le condizioni: per esempio variando i comportamenti con una zona gialla i contagi aumentano, di poco se ci si comporta con scrupolo, di molto se si fa un "libera tutti".
Quindi si potrebbe anche riaprire tutto se la gente si comportasse scrupolosamente evitando di contagiarsi e di spargere i propri "droplet" nell'ambiente. Si dovrebbe procedere gradualmente alle riaperture, interrompendo il processo non appena si registra una crescita dei test positivi oltre il 12% (per esempio).
Cosi' era attesa una risalita come quella che si osserva nel grafico dopo il 1/2 (per la zona gialla): la cosa importante e' che la curva non salga troppo e soprattutto che poi smetta di salire, altrimenti occorre intervenire prontamente, interrompendo la "zona gialla".
Per diminuire il livello della curva occorrono o piu' anticorpi (cioe' vaccinazioni) o comportamenti piu' virtuosi (magari con le zone rosse).
In base a questo scenario la comparsa soprattutto di picchi in Piemonte, dopo l'inizio della zona gialla, potrebbe essere legato alla diffusione di una o piu' varianti, se la base del SarS-CoV-2 (linea viola) rimane all'8% mentre l'ampiezza dei picchi aumenta, che e' proprio quello che sembra stia accadendo (vedi la linea rossa.

SITUAZIONE DELL' 8/2 (ore 17.45): I decessi di oggi in Italia sono 307 (90.000 dall'inizio della pandemia), forse in leggera discesa.
Il punto di oggi (l'ultimo a destra nel grafico) E' SCESO (a 9.8%), indicando una salita del livello di fondo dal valore dell'8% dopo due picchi abbastanza elevati nei tre giorni precedenti.
Questo ci ha indotto a modificare in crescente la linea viola, che prima era costante nel tempo.
L'inizio della salita della linea viola, che rappresenta il livello dei contagi del Sars-CoV-2 al netto dei picchi sembra corrispondere al giorno d'inizio della zona gialla, per cui in prima istanza dobbiamo pensare che i piemontesi non siano stati in grado di prestare la dovuta attenzione gli assembramenti ed ai superdiffusori d'infezione, lasciando crescere in tutta la regione i contagi, come mostra la linea viola.
Sarebbe una brutta notizia per i piemontesi ma allora sarebbe giusto dire "chi e' causa del suo mal pianga se stesso" perche', dopo la necessaria conferma con il dato di domani e forse anche dopodomani, secondo noi dovrebbero veder cambiare di colore la loro regione con aumento delle restrizioni, per bloccare subito la risalita dei contagi, ancora molto pericolosa.
Se accadesse, sarebbe interessante valutare la prontezza del sistema governativo rispetto all'allarme fornito con questo metodo.
Non accadrebbe invece, se i dati di domani e dopodomani scendessero sotto la curva viola in salita, che abbiamo disegnato oggi: allora dovremmo correggerla, riportandola verso l'andamento costante.
Staremo a vedere.

LIMITI DELL'AIUTO DEI VACCINI:   (9 febbraio 2021)
Tutti ci aspettiamo che con il vaccino poi finisca tutto: ma sara' proprio cosi'? Non crediamo proprio, se gli anticorpi potranno proteggerci solo per qualche mese (diciamo 12 mesi, poi occorrera' vaccinarci di nuovo).
Anche quando l'epidemia non c'e', per esempio l'estate scorsa (da noi), abbiamo un livello di positivi al test del 2-3%, che e' gente infetta che sta coltivando nel loro organismo colonie di virus ad insaputa di tutti (loro compresi).
E' quella che abbiamo chiamato l' epidemia degli asintomatici . Sono una grande moltitudine di virus che stanno parassitando gli umani per farsi traghettare fino alla prossima ondata epidemica, che si sviluppera' quando le condizioni esterne glielo consentiranno.
Questa moltitudine e' molto piu' numerosa (e cosi' le mutazioni del virus) in quei Paesi che hanno consentito che i contagi salissero molto durante l'ondata epidemica (USA, Brasile, ecc.): per questo e' meglio non consentirlo.
Ecco un mio dubbio: quella parte di popolazione che ha il virus in corpo (ora salita all'8% perche' e' inverno), quando assumera' il vaccino avra' un sistema immunitario gia' sollecitato in continuazione dalla presenza del virus vero nell'organismo. Come rispondera' alla somministrazione del vaccino?
Crediamo possibile che il vaccino non abbia alcun effetto aggiuntivo su queste persone, per cui sara' stato inutile (nell'8% dei casi).
Rimarra' loro comunque l'immunita' naturale data dall'infezione in atto, che continuera' a sussistere perche' evidentemente gli anticorpi, che in quella persona asintomatica gia' ci sono, non stanno riuscendo a debellare il virus.
Se fosse cosi', la popolazione degli asintomatici continuerebbe ad alimentare questa epidemia degli asintomatici che continuerebbe ad esistere in eterno perpetuando la minaccia di epidemia.
Non riusciremmo percio' a toglierci dalle scatole questo dannato virus neanche con il vaccino (che pero' ci protegge e ci fa vivere meglio, anche se non fa scomparire il virus).
Bisognerebbe affrontare il problema arduo di curare gli asintomatici abbassandone il numero sempre piu': sarebbe un compito lungo e difficile.
Non dico che le cose stiano cosi', anzi spero proprio di no. E' un dubbio che ho e che andrebbe chiarito con una ricerca che, tracciando un numero sufficiente di asintomatici prima e dopo la vaccinazione, riesca a chiarire se c'e' anche questa minaccia che dobbiamo combattere.

COSA STIAMO RISCHIANDO:   (8 febbraio 2021)
Tutti noi in Italia dobbiamo avere ben chiaro il rischio che stiamo correndo.
E' inverno e se non ci fosse stato il 30% di persone immunizzate a rallentare i contagi, la terza ondata sarebbe gia' partita da un mese, perche' il Sars-CoV-2 non perdona. Questo virus e' talmente contagioso che non ci sono varianti che tengano, basta solo lui per scatenare un'epidemia violenta, se siamo cosi' inefficienti da permetterglielo.
Se non si e' capaci di adottare le dovute misure di prevenzione, com'e' accaduto negli U.S.A. , l'epidemia si scatena proprio come mostrato nel link, addirittura anche d'estate. Infatti la seconda ondata negli USA c'e' stata a luglio e agosto, come potete vedere nella figura del link, che e' un ottimo esempio che fa capire cosa succede se non si adotta alcuna precauzione: l'epidemia sarebbe stata esattamente cosi' anche da noi, con innumerevoli morti in piu' (vale anche per il presente ed il futuro). Questo e' il Covid-19.
Quando succede non e' colpa del fato ineluttabile ma siamo stati noi che gliel'abbiamo permesso, non accorgendoci in tempo utile della crescita dei contagi (per monitoraggio non "pronto" o insufficiente) e non adottando le necessarie restrizioni per bloccarne la crescita.
Se l'andamento in salita dei contagi del Piemonte, indicato dalla linea viola, permanesse per piu' giorni, le persone contagiose in circolazione diventerebbero cosi' tante che con un lockdown totale si potrebbe fermare la salita ma non tornare indietro, perche' il virus chi se l'e' preso ormai se lo tiene per un mese, rimanendo contagioso (e parlo degli asintomatici, che poi nemmeno si sa chi sono).
Gia' abbiamo cosi' tanti decessi ora, che una terza ondata non ci vorrebbe proprio.
Per ora secondo noi e' il Piemonte che sta rischiando di diventare zona rossa.
Noi in questo lavoro indichiamo come e cosa fare, non facciamo monitoraggio operativo (lo stesso monitoraggio "pronto" crediamo debba essere eseguito anche in ogni altra regione, per essere pronti ad intervenire tempestivamente ove necessario).

SITUAZIONE DEL 7/2 (ore 18): I decessi di oggi in Italia sono 270 (90.000 dall'inizio della pandemia), forse in discesa per la prima volta.
Il punto di oggi (l'ultimo a destra nel grafico) E' RISALITO (al 12.9%), allontanandosi dal livello di fondo dell'8% dopo il picco del venerdi' che e' stato particolarmente elevato.
Questo fatto contraddice la nostra ipotesi che il picco del venerdi' fosse risultato cosi' alto perche' sovrapposizione di tre picchi. Allora sembra che l'allegerimento delle restrizioni con il passaggio dalla zona arancione alla zona gialla abbia innescato queste variazioni notevoli nel numero dei test positivi.
Si noti bene che non abbiamo scritto "numero dei contagi" ma solo di "test positivi", com'e' anche scritto nel titolo del grafico, perche' NON riteniamo possibile che il numero di persone contagiate possa variare nel modo descritto dal grafico. Cio' in quanto hanno bisogno dei loro tempi sia la salita del numero di persone contagiate (legato ai tempi biologici di accrescimento della popolazione virale) che la discesa (legata ai tempi di guarigione).
Riteniamo percio' che questi bruschi salti della curva graficata costituiscono un'ulteriore conferma della nostra interpretazione dei picchi che abbiamo spiegato nell' INTERPRETAZIONE ED USO DEL GRAFICO che segue. Quello che "balla" non e' il numero di persone contagiate ma la presenza o meno di molecole RNA nelle prime vie respiratorie (dove vengono applicati i tamponi) di molte persone esaminate. Qual'e' la causa, se la zona gialla od altro, ancora non lo sappiamo. Anche questo e' un argomento da capire.
In base alla spiegazione della nostra comprensione dei picchi, la loro altezza indica la presenza di virus con comportamento diverso, quasi certamente conseguenza di mutazioni del Sars-CoV-2.
Potendo coesistere con il virus padre nella stessa persona, il relativo numero di test positivi non va necessariamente considerato come numero di contagi aggiuntivi: potrebbero esserlo ma solo se acquisiti per contagio o residuali dopo guarigione dal Sars-CoV-2 (asintomatica).
Quindi riteniamo corretto interpretare come livello dei contagi quello al netto dei picchi, cioe' la linea viola nel grafico.
Quindi ci sembra che con il dato di oggi questo argomento entri prepotentemente nella comprensione che dobbiamo avere degli eventi che stanno accadendo.
Guardando il grafico sembra di vedere l'inizio della risalita dei contagi che abbiamo avuto il 20/12, all'inizio dello shopping natalizio.
Se cosi' fosse, appena fosse confermata la risalita stabile dei contagi, bisognerebbe bloccarla immediatamente con le necessarie restrizioni, regione per regione.

IMMUNITA' NATURALE: Per inciso, citiamo il risultato di studi compiuti nel Regno Unito, su oltre 20.000 pazienti contagiati dal Sars-CoV-2, per valutare la persistenza della protezione immunitaria naturale acquisita dopo l'infezione, che e' risultata essere del 99% dopo 3 mesi e dell' 88% dopo 6 mesi.
Questo ci conforta per le valutazioni da noi fatte in base alle quali stiamo godendo di un periodo di relativa tregua dai contagi proprio grazie alla moltitudine del 30% di persone contagiate nella seconda ondata ed ancora immunizzate.
Sembra che eravamo nel giusto.
Con solo il 30% d'immunizzati non possiamo stare tranquilli: con gli assembramenti ed i superdiffusori la terza ondata e' dietro l'angolo.
Per convincersi che il pericolo e' reale basta guardare cosa e' successo negli U.S.A. dove non hanno prestato la dovuta attenzione gli assembramenti ed ai superdiffusori, lasciando crescere a dismisura la popolazione virale con tutte le sue varianti in tutto il Paese, purtroppo per loro.
Solo quando con le vaccinazioni arriveremo al 70% d'immunizzati, potremo stare tranquilli, perche' avremo un'immunita' di gregge ma solo TEMPORANEA, perche' anche l'immunita' del vaccino verosimilmente durera' dai 6 ai 12 mesi. Poi occorrera' fare il richiamo (una volta all'anno).

P.S. La vera immunita' di gregge scordatevela. Dato che l'immunita' naturale e sicuramente anche quella del vaccino vanno scemando in un anno, questo virus vorrebbe infettare tutti, almeno una volta all'anno, fino all'estinzione del genere umano (non sparira' come la Spagnola, con cui l'immunizzazione era permanente; il Sars-CoV-2 e' piu' cattivo).
Ma fortunatamente per noi pero' e' arrivato troppo tardi, perche' ormai abbiamo imparato a creare i vaccini e quindi vinceremo noi (ma con la seccatura dei richiami, finche' non sparira' del tutto, che accadra' quando trovera' tutti ma proprio tutti immunizzati, perche' allora non potra' piu' replicarsi).

SITUAZIONE DEL 6/2 (ore 18): I decessi di oggi in Italia sono 385 (90.000 dall'inizio della pandemia) ed il punto di oggi (l'ultimo a destra nel grafico) E' SCESO MOLTISSIMO (al 9.5%), avvicinandosi decisamente al livello di fondo dell'8% dopo il picco del venerdi' (ieri) particolarmente elevato.
Dei due scenari da noi previsti ieri, risulta cosi' evidente gia' da oggi che abbiamo scampato il pericolo dello scenario N.2 (partenza della terza ondata).
Si sta concretizzando invece lo scenario N.1, in cui il "valore cosi' alto di ieri potrebbe essere dovuto alla manifestazione periodica di una variante nuova, restando il fondo del Sars-CoV-2 (cioe' la sua popolazione virale) sempre intorno all'8% (ma con la presenza importante della variante del virus responsabile del picco)".
Termina cosi' lo stato di pre-allarme che avevamo dichiarato ieri e nel nostro "STATO" (nella pagina iniziale) abbiamo scritto: "ALLARME RIENTRATO" (con il colore verde).
Rimane da studiare l'evento di ieri che non crediamo sia un errore. Ce ne occuperemo a partire da ora.
Per prima cosa possiamo rilevare che il picco di ieri e' molto "stretto", come se tutti e tre i picchi fossero venuti centrati nello stesso giorno di venerdi', sommando in modo coerente il loro contributo e triplicando cosi' l'altezza del picco che, non essendo allora solo il picco del venerdi' di ampiezza attesa 2.3%, ha raggiunto un'ampiezza tripla del 6.5%.
Se e' successo proprio questo, i dati dei prossimi due giorni devono avere un andamento regolare, cioe' non devono presentare picchi (perche' ci sono gia' stati, venerdi'). Staremo a vedere.

DUE SONO I PROBLEMI APERTI:   (6 febbraio 2021)
  1. Il primo arriveremo a risolverlo ma accorre tempo perche' e' necessario acquisire piu' dati: si tratta di distinguere i tre picchi ed evidenziarne comportamento e cause.
  2. Il secondo e' piu' difficile per noi perche' non abbiamo le competenze specifiche necessarie: perche' compaiono tutti questi picchi?
    I test sono in grado di evidenziare la presenza di un certo tipo di molecole RNA dotate di una specifica sequenza.
    Siccome quell'RNA e' contenuto all'interno dei virus Sars-CoV-2 si dichiarano infette le persone trovate positive al test.
    Per questa conclusione pero' occorrerebbe un'analisi ulteriore, perche' il test accerta solo la presenza dell' RNA e non anche del virus attivo, in grado di riprodursi.
    Se il virus fosse presente nei tessuti delle prime vie respiratorie, dove viene prelevato il muco con il tampone per fare il test, certamente non sparirebbe alcuni giorni si altri no, ma farebbe il suo mestiere di diffondersi tutti i giorni.
    Occorre scoprire quale puo' essere quel fenomeno che porta l'RNA nella gola delle persone con periodicita' settimanale.
    Dev'essere un fenomeno non continuo ma "impulsivo": le molecole di RNA arrivano in gola creando il picco e poi lentamente in pochi giorni vengono smaltite dando luogo alla discesa del picco.
    Questo e' quello che vedono i test!
    Vedono molecole prodotte da virus del tipo Sars-CoV-2 (il test identifica solo una parte della sequenza, non tutta) e che in particolari condizioni potrebbero anche essere rilasciate al di fuori delle membrane cellulari, credo.
    Se i virus fossero nell'apparato respiratorio sarebbe facile far arrivare in gola solo le molecole di RNA. Allora potrebbe realizzarsi la loro latenza, cioe' la temporaneita' della loro presenza in gola che da origine ai picchi.
    Rimarrebbe da capire ancora la causa della periodicita' settimanale ma questo dovrebbe essere un problema piu' semplice.
    Questa e' solo una congettura e non dimostra niente ma fornisce un esempio che mostra come puo' essere affrontato il problema: con l'intelletto si ipotizza una soluzione possibile del problema che dev'essere poi verificata sperimentalmente.
    Se la realta' fosse conforme alla nostra congettura che significato epidemiologico avrebbero i picchi?
    Crediamo che sarebbe confermato l'accertamento della presenza di una variante del Sars-CoV-2 (per il tipo di RNA identificato), insediata nell'apparato respiratorio profondamente e non nelle prime vie respiratorie che presenta questa peculiarita' di poter rilasciare periodicamente molecole di RNA anche al di fuori delle membrane cellulari.
    Essendo virus originati da una mutazione del Sars-CoV-2 e' naturale che possano provocare una sindrome analoga al Covid-19 e quindi ai fini epidemiologici vanno considerati alla stessa maniera.
    Le persone con questa infezione risulterebbero positive al test ma con un'efficienza minore, perche' quando l'RNA non viene rilasciato il test e' negativo benche' la persona sia infetta.
    Questo fatto evidenzierebbe una lacuna nel sistema di monitoraggio che potrebbe rivelarsi anche una voragine, perche' ipotizza la possibile esistenza di varianti del virus, create durante una prima infezione asintomatica di Sars-CoV-2 ed insediatesi profondamente e stabilmente nell'apparato respiratorio, che quando non apportano RNA nelle prime vie respiratorie, dove vengono prelevati i campioni da analizzare nei test, risultano pressoche' invisibili ai test.
    Se hanno un'evoluzione lenta possono accrescersi di numero lentamente e dopo l'infezione primaria (ad ottobre) possono sviluppare 2 o 3 mesi dopo (a gennaio) la sindrome Covid-19 che puo' anche risultare piu' letale, perche' i virus hanno avuto tutto il tempo di diffondersi ampiamente nell'organismo.
    E' uno scenario che corrisponde bene a quell' IDEA che abbiamo gia' descritto il 31/12.
    Anche questa e' una congettura ma non posso fare a meno di associarla all'eccesso inspiegabile di decessi che abbiamo da oltre un mese, che una causa verosimile devono pure averla.

    INTERPRETAZIONE ED USO DEL GRAFICO:   (7 febbraio 2021)
    Secondo la nostra interpretazione dell'origine dei picchi il grafico e' composto da una curva con andamento abbastanza regolare, la linea viola, che rappresenta la percentuale di persone infettate dal virus Sars-CoV-2 e da una serie di picchi sovrapposti ad essa che sono la manifestazione della presenza di altri tipi di virus diversi, nati da mutazioni del Sars-CoV-2.
    Queste varianti del virus non risiedono nelle prime vie respiratorie ma piu' in profondita' nell'apparato respiratorio e presentano caratteristiche particolari:
    1. Si insediano in profondita' nell'apparato respiratorio, perche' le riveliamo solo con l'RNA rilasciato nel fiato, che quindi puo' anche non contenere mai i virus; nel qual caso non c'e' contagiosita' e la variante deve convivere con il Sars-CoV-2, perche' rimane nell'ospite, non si trasmette per contagio: e' il caso dei picchi che abbiamo visto non ridursi affatto durante la zona rossa.
    2. Altri tipi di queste varianti possono fuoriuscire con il fiato ma non infettare le prime vie respiratorie, perche' la loro affinita' e' soprattutto con le cellule polmonari. Questi virus, a differenza dagli altri, possono diffondere il contagio e quindi possono anche non coesistere con il Sars-CoV-2 nell'ospite.
    3. Nel primo caso la sindrome Covid-19 viene prodotta entro un mese dal virus Sars-CoV-2 perche' piu' numeroso e ad evoluzione piu' rapida.
    4. Nel secondo caso una persona puo' avere in corpo solo la variante o perche' e' stata contagiata dalla sola variante oppure aveva anche il Sars-CoV-2 ma e' riuscita a debbellarlo (non cosi' la variante, insediata piu' in profondita' nei polmoni in aree meno raggiungibili dagli anticorpi). In questo caso la variante mostra di avere un'evoluzione piu' lenta del Sars-CoV-2, perche' vediamo comparire il Covid-19 due o tre mesi dopo la seconda ondata, che e' il momento piu' probabile in cui le mutazioni sono avvenute.
    5. In questi casi la sindrome prodotta dalla variante del virus e' piu' grave e presenta una letalita' maggiore (probabilmente perche' i virus hanno avuto piu' tempo per invadere l'organismo e sviluppano cosi' una sindrome piu' difficile da curare).
    6. Alcune di queste varianti potrebbero non essere rivelate dagli attuali test molecolari e risulterebbero cosi' INVISIBILI.
    7. E' molto importante individuarle (negli esami autoptici dei decessi ritardati di 3 mesi dalla seconda ondata) per poter presisporre un efficace sistema di monitoraggio.
    8. Nei mesi successivi ad un'ondata epidemica (che ha generato molte mutazioni) bisogna tenere sotto controllo il livello di fondo dei contagi (perche' e' quello che puo' facilitare l'avvio di una nuova ondata), considerando non solo il livello di fondo del Sars-CoV-2 (=linea viola nel grafico) ma anche quello del top dei picchi, che permette di monitorare la presenza delle varianti, per molti versi anche piu' pericolose del Sars-CoV-2 sia perche' piu' subdole (alcune addirittura potenzialmente invisibili) che perche' spesso letali (l'alto numero di decessi di gennaio testimonia che il loro contributo alla pandemia non e' affatto marginale.

    SITUAZIONE DEL 5/2 (ore 18): I decessi di oggi in Italia sono 377 (90.000 dall'inizio della pandemia) ed il punto di oggi (l'ultimo a destra nel grafico) SALE MOLTISSIMO (al 16.7%), ben oltre il livello del 10% atteso per il picco del venerdi' (oggi). E' un livello allarmante, addirittura SUPERIORE a quelli raggiunti durante la seconda ondata.
    Vuol dire che addirittura una persona su 6 di quelle esaminate nel test e' risultata positiva: sono tantissime!
    Il dato di tutta Italia comunicato oggi dalla TV e' invece del 5.25%, quindi nessun allarme. E' percio' importantissimo monitorare da vicino l'andamento dei dati del Piemonte per non perdere neanche un giorno nell'applicare le necessarie restrizioni, qualora il dato corrispondesse ad un aumento VERO della popolazione virale.
    E' molto oltre le precedenti oscillazioni dei picchi che rimanevano costantemente tra il livello del fondo all'8% ed il massimo dell'11%, come manifestazione di almeno 3 tipi di picchi, ricorrenti con frequenza settimanale tra cui quello ben noto del venerdi', che ha sempre avuto negli ultimi 3 mesi un'ampiezza costante dell'1.5%, che ora sarebbe addirittura sestuplicata arrivando all'8.7%.
    Aspettiamo quindi con molta impazienza ed un po' di sgomento il dato di domani per avere la conferma che questo dato, molto inquietante, sia reale, perche' l'andamento complessivo dei contagi allora potrebbe non rimanere piu' costante ma potrebbe impennarsi verso l'alto, imponendo la necessita' di provvedimenti di restrizioni (zona rossa) IMMEDIATE nel Piemonte e forse anche nelle regioni contigue, dopo verifica delle relative curve dei contagi (potrebbe essere l'arrivo della variante inglese).
    La crescita eccezionale sembra interessare il picco del venerdi'. Gli altri picchi che vedevamo (almeno 2) erano scesi dall'ampiezza del 10% di un mese fa a meno del 2% e probabilmente stanno scomparendo (a differenza del picco del venerdi'), essendo passato il tempo dei 30 giorni canonici di guarigione del Sars-CoV-2 (ed anche di queste sue mutazioni, evidentemente).
    Se le cose stessero veramente cosi', il livello del fondo non rimarrebbe all' 8% ma si potrebbe impennare e la curva dei contagi del Sars-CoV-2, al netto del contributo dei picchi (indicata dalla linea viola disegnata nel grafico) potrebbe iniziare a salire.
    Per tutto questo nel nostro "STATO" (nella pagina iniziale) lasciamo scritto anche per oggi: "PRE-ALLARME ROSSO: POSSIBILI FOCOLAI" (con il colore rosso).
    Non e' un'indicazione di poco conto per i rischi connessi all'eventuale comparsa delle varianti molto contagiose, presenti all'estero e per il rilascio di molte restrizioni con il passaggio recente del Piemonte da zona arancione a gialla.

    FALSO ALLARME: UNA NUOVA VARIANTE?   (6 febbraio 2021)
    Manteniamo la nostra convinzione che tutti i punti sopra alla linea viola siano i contributi dei picchi periodici (di almeno 3 tipi, secondo noi), riconducibili ad effetti prodotti da varianti del virus.
    Allora ci sono due scenari possibili:
    1. Se tra 3 giorni i contagi scenderanno verso il livello di fondo dell'8%, allora anche questo valore cosi' alto di oggi potrebbe essere dovuto alla manifestazione periodica di una variante nuova, restando il fondo del Sars-CoV-2 (cioe' la sua popolazione virale) sempre intorno all'8% (ma con la presenza importante della nuova variante del virus responsabile del picco).
    2. Altrimenti, se i contagi dovessero salire stabilmente, saremmo proprio nei guai perche' allora sarebbe partita una terza ondata dell'epidemia di Sars-CoV-2 o di una sua variante.
    > Aspettiamo questi 3 giorni (con una certa apprensione) e vediamo cosa succede.
    Abbiamo gia' dato una spiegazione di questo fenomeno dei picchi di contagi apparenti presentando una nostra IDEA , in cui abbiamo ipotizzato che alcuni di questi virus mutati possano "simulare falsi aumenti e diminuzioni di contagi (i picchi) variando la loro presenza nelle prime vie respiratorie, dove noi umani preleviamo i tamponi. Ma loro non stanno cambiando di numero, sono degli abilissimi imbroglioni".
    Ci sembra un'evenienza molto verosimile in questo caso, perche' non e' realistico che possa verificarsi un tale balzo in avanti della popolazione virale, quando la presenza dei picchi ci ha abituato a variazioni anche molto vistose dei dati.
    Potremmo cosi' avere un dato ancora maggiore domani per andare a formare un nuovo picco del sabato (per esempio), sempre restando il valore del fondo all'8%, a cui la curva ritorna dopo l'escursione del picco.
    Dobbiamo aspettare l'evoluzione dei dati per capire meglio il fenomeno nuovo che abbiamo di fronte.
    Se questo valore cosi' alto fosse la manifestazione della presenza di una variante del virus sarebbe importantissimo andarla ad individuare, determinandone la sequenza dei geni, perche' e' probabile che i test molecolari attuali non siano in grado di rilevarla e cosi' resterebbe un virus nascosto, capace anche di contribuire in modo importante a quel numero di decessi che e' cosi' alto, forse proprio per il contributo di varianti presenti in gran numero ma sconosciute, perche' non evidenziate dai test attualmente usati.
    L'andamento complessivo della linea viola lo disegneremo appena avuta la conferma di questa crescita dei contagi, tanto vistosa quanto inattesa, forse dovuta alla riduzione delle restrizioni con la zona gialla che e' iniziata l'1/2 e che potrebbe essere correlata a questa risalita cosi' importante dei contagi.
    Il livello di fondo attuale, finora intorno al 8%, potrebbe salire anche in modo sostanziale, oltre il livello del fondo degli asintomatici (con temperature invernali): in tal caso corrisponderebbe ad un aumento sostanziale del numero di virus Sars-CoV-2 in circolazione per cui bisognerebbe adottare immediatamente tutti i provvedimenti necessari a ridurre i contagi, con le giuste restrizioni, anche se onerose, altrimenti si rischierebbe la partenza della terza ondata.
    Ricordiamo che ai primi di novembre, quando si era nella fase discendente della seconda ondata, i contagi erano al 10% per poi arrivare ad un fondo del 2% alla fine della seconda ondata (con temperature autunnali).
    Ora, a febbraio, fa piu' freddo per cui ci aspetteremmo che il fondo degli asintomatici sia piu' alto (forse al 5% o 6%).
    Anche ora, con una percentuale di tamponi positivi non piccola (oltre l' 8%), si stanno infettando tante persone in modo asintomatico che tra un mese rimarranno IMMUNIZZATE (per 5 mesi) e ci aiuteranno, insieme ai vaccinati, a non far partire la terza ondata (non tutti i mali vengono per nuocere), se gli appassionati frequentatori di assembramenti e movide varie ce lo consentono, evitando le occasioni di superdiffusione del virus che creano i focolai.
    Se il livello attuale superasse l' 8% ci preoccuperebbe per la possibile partenza di una terza ondata.
    L'andamento complessivo della curva non era in salita, segno che le misure di prevenzione fino ad allora adottate sono risultate adeguate.
    Ma con l'avvento della zona gialla sembra che la situazione possa cambiare in modo radicale con la comparsa di molti focolai d'infezione.
    Sembrerebbe allora poter essere finita la tregua dovuta all'immunita' residua delle seconda ondata, che crediamo sia destinata a diminuire nei prossimi due mesi. Potra' pero' essere rimpiazzata dall'immunita' del vaccino: per questo E' URGENTE VACCINARE PRESTO PIU' PERSONE POSSIBILE.
    E poi sara' ancora inverno, per cui non dovremo farci trovare impreparati, con la guardia abbassata.
    Il RISCHIO che si corre pero' ora che molte riaperture sono in atto, e' quello di ritenere che il pericolo di contagio vada scemando con il tempo ma non e' cosi'. Anzi quella che va scemando e' la protezione dell'immunita' naturale acquisita nella seconda ondata. Se non venisse rimpiazzata in tempo con l'immunita' delle vaccinazioni, bisognerebbe inevitabilmente essere pronti a ricorrere tempestivamente a rigide restrizioni per evitare la partenza di una terza ondata dell'epidemia, almeno finche' non arriva il caldo estivo.

    TROPPI DECESSI IN ITALIA:   (4 febbraio 2021)
    Fin dal 7 di gennaio abbiamo segnalato questa anomalia di un numero di decessi in Italia troppo elevato.
    Oggi, ad un mese di distanza, siamo ancora ad un livello di 400 e piu' decessi al giorno:


    Un mese fa non c'erano cosi' tanti contagi da giustificare questo alto numero di decessi che abbiamo oggi.
    E' come se ci fosse un'epidemia letale un atto di un virus che NON viene rivelato dagli attuali test molecolari e quindi a nostra insaputa!
    Durante la prima ondata, ma con l'epidemia in atto, avevamo in media gli stessi 500 decessi al giorno:


    Quindi i decessi di oggi, a piu' di due mesi dalla fine della seconda ondata sono decisamente troppi.
    Per convincersi che 500 decessi al giorno sono davvero troppi basta osservare che, non solo e' lo stesso numero che avevamo in Italia durante la prima ondata ma per un Paese come il nostro, con 60 milioni di abitanti, e' anche equivalente ai 3000 morti al giorno che hanno negli U.S.A. oggi, mentre sono nel pieno dell'epidemia.
    Quindi cosi' tanti decessi devono essersi originati necessariamente in un periodo in cui c'erano tanti contagi e quindi tanti virus in circolazione. Ma non possono essere persone ammalate allora di Covid-19 e rimaste in rianimazione per oltre due mesi.
    Per questo pensiamo che questi 500 decessi al giorno debbano essere collegati agli eventi di due mesi fa, quando i contagi erano tanti, perche' era in corso la seconda ondata ed i virus in circolazione erano tanti ma in cui molte persone ne sono uscite senza risultare ammalate ma con in corpo un virus diverso, che e' rimasto invisibile per due mesi ed ha poi sviluppato la sindrome Covid-19 che in un buon numero di casi ha avuto esito letale.
    Una possibile spiegazione e' percio' che i decessi di questi giorni siano di persone contagiate in forma asintomatica (95% dei contagi) durante la seconda ondata, con una variante del virus ad evoluzione piu' lenta e che ora sono vittime dell'insorgenza di una sindrome Covid-19 "ritardata" ma piu' letale (perche' i virus hanno avuto piu' tempo per diffondersi nell'organismo), causata da una mutazione del virus.
    Essendo un tipo di evoluzione diversa da quella nota del Sars-CoV-2 (cioe' a sviluppo piu' lento), noi avevamo gia' ipotizzato che il virus responsabile di tutti questi decessi potesse essere un altro virus, risultato di una mutazione avvenuta durante il primo mese dell'infezione da Sars-CoV-2 della seconda ondata, che dopo una lungo periodo di incubazione potesse produrre una sindrome analoga al Covid-19 ma in forma piu' letale.
    Questo potrebbe spiegare sia l'alto numero di decessi, che il prolungarsi nel tempo di questo fenomeno, ma evidenzierebbe soprattutto la presenza diffusa di una nuova variante del virus con un'evoluzione della patologia associata finora sconosciuta.
    Il prolungarsi dei decessi nel tempo (non calano apprezzabilmente) potrebbe anche indicare una capacita' di diffondersi per contagio (con modalita' ignote), senza essere rivelato dagli attuali test molecolari e questa sarebbe davvero una pessima notizia: un'epidemia letale ed invisibile attualmente in corso, senza che nessuno se ne sia accorto, perche' e' stata confusa con quella del Sars-CoV-2, pur essendo diversa!
    Anche se dobbiamo usare il condizionale, perche' e' solo un sospetto, l'anomalia di questi decessi cosi' numerosi e' cosi' evidente e le conseguenze che comporta cosi' gravi che un'indagine specifica, se non e' gia' in corso, crediamo debba essere avviata al piu' presto, partendo da esami necroscopici sui decessi. Sarebbe urgente identificare, sulle persone decedute, queste eventuali varianti e le loro sequenze di geni per poterle poi rivelare e combattere efficacemente, dato che sembrerebbero piu' insidiose e letali del virus Sars-CoV-2 da cui originano.
    Se fosse cosi' sarebbe urgente perche' prima si interviene e piu' vite si salvano.
    Ne dovremmo anche trarre l'insegnamento che rimanere infettati "solo" in forma asintomatica non e' proprio come prendere un raffreddore ma potrebbe essere addirittura letale, due e piu' mesi dopo (con questi 15000 decessi al mese per piu' mesi sul 30% di infettati della seconda ondata, sarebbe di circa il 0.3% la probabilita' di decedere per un'infezione asintomatica, se la nostra comprensione del fenomeno fosse corretta).

    I PICCHI DELLA CURVA DEI CONTAGI:   (2 febbraio 2021)
    Le curve dei contagi, in questo caso del Piemonte ma quale sia la regione e' irrilevante, vengono usate guardando solo se salgono o scendono. E' un uso troppo superficiale dei dati.
    La curva ha una struttura che contiene tante altre informazioni importanti, presenti soprattutto nella struttura di quegli strani picchi che non sono certamente fluttuazioni casuali dei dati.
    Non e' certo facile arrivare a capirne l'origine solo osservandone il comportamento ma e' quello che stiamo cercando di fare.
    Nei mesi passati c'era la presenza di un solo picco molto stabile sia come ampiezza (1.5%) che come frequenza: tutti i venerdi', preciso come un orologio svizzero ed insensibile alla presenza delle "zone rosse".
    Queste osservazioni ci avevano indotto a formulare delle ipotesi di presenza di un nuovo tipo di virus .
    Ora ci sembra di vederlo ancora questo picco, che abbiamo evidenziato con delle V rosse nel grafico ma sono comparsi almeno altri due tipi di picchi, forse centrati su giovedi' e sabato, di ampiezza molto maggiore (fino al 10%) e decrescenti in 30 giorni, che e' il tempo tipico di guarigione del Sars-CoV-2 e probabilmente anche di molte sue varianti.
    In un mese con le restrizioni in atto questi picchi sono quasi scomparsi, quindi non sono collegati ai decessi che invece rimangono tanti (ed anche troppi! ).
    Se la struttura a picchi cambia, qualcosa e' successo. Il virus Sars-CoV-2 e' sempre lo stesso; quello che puo' cambiare e' la comparsa di mutazioni del virus o nate in Italia o importate da fuori. Questi nuovi virus potrebbero creare dei picchi, come fa evidentemente anche il Sars-CoV-2.
    Se questi nuovi picchi sono prodotti da mutazioni del virus, queste sono avvenute nel periodo natalizio e si comportano come il Sars-CoV-2, perche' sono sensibili alla presenza dei suoi anticorpi (a differenza della mutazione responsabile del picco del venerdi'). Infatti il loro numero e' diminuito in 30 giorni, come il Sars-CoV-2, in conseguenza delle restrizioni e della presenza degli anticorpi delle immunizzazioni della seconda ondata.
    Per questo non sono collegabili ai tanti decessi attuali, che invece non stanno diminuendo e quindi sono dovuti ad un'altra causa .
    Inoltre si trasmettono per via aerea (perche' con la "zona rossa" calano), a differenza del picco del venerdi', che imperterrito permane sempre con la stessa ampiezza qualsiasi cosa accada.
    Continueremo ad osservare il comportamento di questi picchi, cercando di carpirne sempre piu' ogni informazione possibile: e' certo l'aiuto di un laboratorio di genetica e biologia molecolare per specifiche analisi mirate sui campioni sarebbe di grande aiuto (confronterei le sequenze dei geni nei tamponi presi nei giorni dei picchi, alla ricerca di mutazioni che una volta individuate possono poi essere studiate).

    I PERICOLI DELLA RIAPERTURA:   (1 febbraio 2021)
    Con l'estensione della zona gialla a tante regioni si presentano due pericoli che la gente ignora:
    1. Tutti credono di aver capito che quando il parametro Rt e' inferiore ad 1 si puo' stare tranquilli e condurre una vita normale. Se e' Rt=0.8 vuol dire che una persona infetta ne contagia meno di un'altra e quindi la crescita esponenziale dell'epidemia non parte.
      Questo e' vero ma non tiene conto di un fenomeno tanto importante quanto frequente: quello della superdiffusione che si verifica negli assembramenti e nei locali chiusi con tante persone in un'area ristretta.
      In queste condizioni una persona infetta puo' contagiarne non 1 o 2 ma addirittura decine di altre e quindi il ragionamento basato sul parametri Rt non e' piu' applicabile. E' cosi' che nascono i focolai dell'infezione, che possono far partire una nuova ondata epidemica (e poi tutti a casa!).
    2. Nessuno o quasi sembra aver capito il fenomeno dell'accumulo di virus che esiste in ambienti chiusi e con ricambio di aria insufficiente (che accade soprattutto d'inverno, col freddo). Questo accumulo, che e' accentuato nei locali dove si toglie la mascherina per mangiare o bere, aumenta la carica virale a cui si e' esposti aumentando la probabilita' di rimanere contagiati.
      Se la gente ne fosse a conoscenza non credo che se ne starebbero tutti cosi' vicini come si sta vedendo in TV.
      Questi comportamenti potrebbero far risalire in pochi giorni la curva dei contagi e far tornare le restrizioni; poi chi ha seguito questi comportamenti non puo' protestare.

    CARENZA DI VACCINI:   (1 febbraio 2021)
    Con la riduzione delle forniture annunciate dei vaccini non si potra' arrivare ad avere tra tre mesi un numero di immunizzati in grado di supplire alla diminuzione del numero di immunizzati da infezione asintomatica contratta durante la seconda ondata, che oggi ci sta proteggendo dalla partenza di una terza ondata.
    Questo ci rende vulnerabili alla partenza di una terza ondata dell'epidemia da aprile in poi.
    Cosa si puo' fare? Basta rimandare la vaccinazione di coloro che risultano positivi al test antigenico, che come si puo' vedere nella tabella sono piu' del 50% della popolazione. Questo semplice accorgimento da solo potrebbe supplire alla riduzione annunciata del 60% delle forniture di vaccini.
    Bisogna poi tenere ben presente che anche gli anticorpi prodotti dal vaccino avranno una durata limitata (6 mesi?) per cui essendo il virus endemico si puo' prevedere che bisognera' rinnovare la vaccinazione almeno 1 volta all'anno.
    Per questa necessita' di una capacita' produttiva prolungata nel tempo ed anche in vista dell'eventuale necessita' di produrre nuovi vaccini per altre varianti del virus, potrebbe verificarsi una guerra dei vaccini, in cui sarebbero favoriti gli Stati che li producono.
    Bene ha fatto percio' il nostro Governo a finanziare la nostra fabbrica autoctona nel Lazio, che potrebbe iniziare la produzione a meta' del 2021.

    IL PERICOLO DEL FONDO DI ASINTOMATICI:   (31 gennaio 2021)
    Crediamo che questo virus purtroppo non sparira' come la Spagnola o con l'immunita' di gregge, perche' gli anticorpi non permangono a lungo nell'organismo.
    Inoltre stiamo vedendo che e' in grado di produrre mutazioni molto pericolose.
    Perche' possa avvenire una mutazione occorre che il virus si trovi in una persona, per potersi replicare.
    Per questo il fondo degli asintomatici e' molto pericoloso: essendo la fabbrica permanente dei virus, che li rende endemici, piu' il suo livello e' elevato e piu' mutazioni si creano. La legge di crescita esponenziale dei contagi poi fa il resto, selezionando le mutazioni piu' pericolose che sono quelle piu' contagiose e letali.
    Quindi rimanere a lungo con un fondo di asintomatici elevato, mentre da un lato ci aiuta a produrre un certo numero di persone immunizzate che riduce la probabilita' di partenza di ondate successive dell'epidemia, dall'altro accresce pero' il rischio della comparsa di mutazioni piu' pericolose del virus.
    Se fosse vero che i decessi di questi giorni sono causati dalle infezioni asintomatiche di novembre, allora piu' e' alto il fondo e piu' decessi avremo tra due mesi per questa forma di sindrome "ritardata".
    Il problema del fondo al 7% invece che al 2% non si puo' risolvere con le zone rosse, perche' appena si tolgono le restrizioni i contagi risalgono subito per raggiungere il punto di equilibrio dell' epidemia degli asintomatici
    Si risolve solo con l'immunita' diffusa
    • ma non quella prodotta da un'infezione asintomatica, che ci puo' lasciare in corpo un virus mutato a lenta evoluzione che produce la sindrome Covid-19 due mesi dopo,
    • bensi' quella prodotta dal vaccino, che pero' potrebbe non funzionare piu' se lasciamo passare tropo tempo, permettendo che il virus sviluppi tante varianti.
    E' una lotta perenne come quella tra guardie e ladri o spionaggio ed antispionaggio: il sistema immunitario combatte il virus creando gli anticorpi ma la legge dell'evoluzione, per permettere a questi virus di arrivare fino a noi, ha selezionato quelli in grado di produrre mutazioni resistenti a quegli anticorpi.
    E qui' che deve intervenire l'intelletto umano, che attraverso la Scienza puo' porvi rimedio, trovando il modo di interrompere questo meccanismo evolutivo, sia aiutando il sistema immunitario a rispondere piu' efficacemente che creando industrialmente le molecole necessarie a vincere le varie battaglie (la guerra poi chissa').
    Questo e' il nostro habitat sul pianeta Terra e dobbiamo accettarlo per viverci, cosi' com'e'.

    IMMUNITA' DIFFUSA E TERZA ONDATA:   (29 gennaio 2021)
    Ecco cosa avevamo scritto il 24/10, all'inizio della seconda ondata:
    "Alla fine di settembre tutti i tamponi positivi erano di asintomatici, perche' l'epidemia Covid-19 non era ancora partita e la percentuale di positivi era sotto al 3%.
    Poi ai primi di ottobre la temperatura si e' abbassata, accentuando il fenomeno dell'accumulo dei virus dispersi dagli asintomatici nell'ambiente (perche' si e' allungato il periodo di tempo in cui i virus rimangono attivi) e cosi', essendo aumentata l'esposizione della popolazione sana ai molti virus dispersi nell'ambiente da chi non indossava bene la mascherina, la percentuale di tamponi positivi e quindi di asintomatici e' cresciuta fino a superare intorno al 10 ottobre la percentuale critica del 5%.
    L'aumento della contagiosita' e' allora bastato per innescare la partenza esponenziale dell'epidemia Covid-19.
    Se i virus dispersi nell'ambiente dagli asintomatici (che purtroppo per loro sono l'allevamento vivente ed inconsapevole delle colonie di virus Sars-CoV-2, che altrimenti si estinguerebbero, perche' questo virus rimane attivo nell'ambiente solo per poco tempo) fossero stati di meno o per un minor numero di asintomatici o per un migliore uso delle mascherine, allora in Italia la seconda ondata di Covid-19 NON ci sarebbe stata affatto!
    Questo e' il know-how che abbiamo acquisito con questo lavoro.
    Esso sara' fondamentale per impedire le ondate successive dell'epidemia Covid-19 in ogni Paese del mondo (se confermato).
    Per questa volta purtroppo non c'e' piu' nulla da fare: l'epidemia ormai e' in corso.
    "

    Questo e' potuto accadere perche' ad ottobre erano passati circa 5 mesi dalla fine della prima ondata ed evidentemente l'immunita' acquisita dai tanti infettati (asintomatici) era scemata.
    Oggi abbiamo un fondo abbastanza stabile del 6%-8%, ben superiore al 3% di ottobre, ma la terza ondata non inizia, secondo noi perche' sono passati solo 2 mesi (non 5) dalla fine della seconda ondata e quindi ci sono ancora tanti immunizzati della seconda ondata, che sono protetti dal virus.
    Quindi possiamo confermare la nostra comprensione del fenomeno, come l'avevamo scritta il 24/10, durante la seconda ondata.
    Se questo e' vero tra un paio di mesi dobbiamo preoccuparci, perche' perderemo il livello di protezione immunitaria che oggi ci sta proteggendo, ma per ora possiamo stare tranquilli, se si riesce a mantenere i contagi entro questi limiti con le zone colorate che stanno funzionando bene.
    Poi potremo reggere ancora, sia perche' diminuisce la contagiosita' con la temperatura, che per la nuova immunita' delle persone vaccinate, ma dobbiamo sbrigarci a vaccinarne tante, per sostituire l'immunita' naturale delle persone infettate nella seconda ondata.
    A noi percio' sembra abbastanza chiaro che:
    1. Oggi la crescita dei contagi e' frenata dall'immunita' residua della seconda ondata.
    2. Mediamente questa immunita' dura 4-5 mesi poi svanisce e ci si puo' infettare di nuovo.
    3. Ad aprile potrebbe partire la terza ondata, se il fondo dei contagi raggiunge o supera il 5%. L'effetto "soglia" non e' determinato dalla legge di crescita esponenziale ma dalla crescita del numero di focolai nei quali viene favorito il fenomeno della "superdiffusione" (in cui una sola persona infetta puo' contagiarne altre decine).
    4. La eviteremo se la percentuale dei vaccinati allora sara' sufficientemente alta (penso il 25%) per affiancare efficacemente l'immunita' naturale, che oggi ci sta proteggendo ma che e' in diminuzione.

    PROBLEMA: QUANTI SONO I DECESSI   (27 gennaio 2021)
    Il livello dei contagi e' rimasto abbastanza basso negli ultimi 2 mesi ma i decessi sembra siano ancora tanti e NON diminuiscono: oggi in Italia sono 467, secondo i dati comunicati in TV.
    Ma ATTENZIONE: in Piemonte sono solo 2 quelli verificatisi oggi. Per le 20 regioni italiane quindi dovrebbero essere solo un decimo di quelli comunicati dalla TV!
    Ecco cosa scrive la Regione Piemonte nel suo sito Web, sopra indicato, da cui prendiamo i dati:
    "I decessi diventano 8.693. Sono 51 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall'Unita' di Crisi della Regione Piemonte, di cui 2 verificatisi oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid)."
    Sembrerebbe possibile allora che il problema dei decessi numerosi possa essere solo di correttezza o incompletezza della comunicazione del dato dei decessi in Italia, che sarebbe scandaloso secondo noi. Se fosse cosi' i decessi potrebbero NON essere affatto cosi' tanti come si dice, seminando un allarmismo che giustifica le restrizioni (purtroppo noi non abbiamo alcun accesso ai dati per poter fare verifiche: possiamo solo acquisirli cosi' come ci vengono forniti).

    PROBLEMA: LA BRUSCA SALITA DEL 21/1   (26 gennaio 2021)
    Rimane da capire cosa puo' aver prodotto la brusca salita dei contagi dal 7% all'11% giovedi' scorso (21/1), che sembrerebbe essere reale perche' il suo incremento di contagi permane anche in tutti i giorni successivi.
    Ci sarebbe stato cosi' un apporto importante e permanente di contagi, che pero' stranamente NON si stanno diffondendo, perche' la curva poi non sale.
    Per questo pensiamo che potrebbero anche aver cambiato la composizione dei tipi di test nei dati dal 21/1 in poi senza dire nulla, cambiando cosi' permanentemente il rapporto numeratore/denominatore della percentuale graficata. Non si tratterebbe quindi di un effetto reale.
    Per ora lo abbiamo evidenziato con un salto nella linea viola dell'interpolazione, riservandoci di capire meglio questo fenomeno.

    PROBLEMA: LA DISCESA E' TROPPO RAPIDA ?   (26 gennaio 2021)
    La curva dei contagi rappresenta un campionamento della presenza dei virus nella popolazione.
    I test positivi, cioe' l'ordinata della curva, possono salire anche rapidamente se l'infezione si estende.
    La discesa della curva invece e' determinata dalla diminuzione del numero di persone infette (in massima parte asintomatiche) e quindi dal tempo di eliminazione dell'infezione (guarigione).
    L'infezione Sars-CoV-2 guarisce in 30 giorni: e' noto sia dai dati clinici che dalla pendenza di discesa della curva dei contagi durante la seconda ondata (i 30 giorni sono determinati dal tempo della risposta immunitaria).
    Il problema che dobbiamo risolvere allora e' il seguente: come puo' la nostra curva dei contagi Sars-CoV-2 ( linea viola ) decrescere con un tempo di dimezzamento di soli 10 giorni? Le zone rosse non hanno proprieta' terapeutiche!
    RISPOSTA: L'unica possibilita' che vediamo per ora e' la presenza di molte persone infettate che riescono ad eliminare il virus non in un mese ma in pochi giorni, perche' dispongono ancora dell' immunita' acquisita durante la seconda ondata, essendo state allora infettate in modo asintomatico.
    Ma queste persone immunizzate dovrebbero essere percentualmente tante, perche' la velocita' di discesa della curva risulta piu' che raddoppiata rispetto ai 30 giorni canonici: in effetti avevamo gia' giustificato la discesa dei contagi dopo il periodo di Natale con la presenza di una moltitudine di persone ancora immunizzati dopo 2 mesi dalla fine della seconda ondata.
    Ci auguriamo che questa risposta sia giusta, perche' l'esistenza di cosi' tante persone ancora immuni ci darebbe una certa tranquillita' non solo per le preoccupazioni della partenza di una terza ondata ma anche per la possibilita' di riapertura immediata di molte attivita' (scuole, ristoranti, negozi, ecc.), con le rigide modalita' sotto indicate.
    Continueremo a pensare a tutti questi problemi e speriamo di trovare le risposte piu' giuste.

    ANDAMENTO DELLA CURVA: Per ora possiamo dire per certo che la regolarita' settimanale dei picchi del venerdi' sempre presente con precisione sorprendente e' cessata. Se era attribuibile alla presenza di una variante del Sars-CoV-2 possiamo ritenere che ora non sia piu' presente.
    Ci sono ancora pero' dei picchi che sicuramente non corrispondono a fluttuazioni casuali dei dati, perche' mostrano una coerenza dell'andamento sia in crescita che nella decrescita, con picchi di ampiezza fino al 100% nelle due settimane delle festivita' e molto piu' piccoli, intorno al 20-30% in diminuzione, nelle due settimane successive.
    Se continua cosi' i picchi, che ci sono sempre stati (quelli del venerdi'), potrebbero anche scomparire del tutto. Staremo a vedere.
    Sono cambiamenti molto significativi ma per ora ogni ipotesi e' prematura: occorrono piu' dati per poter tentare di capire cosa sta succedendo.

    ESEMPIO DI ALLARME:   (25 gennaio 2021)
    Se la risalita del dato odierno non fosse legata alla struttura dei picchi, allora sarebbe il primo segnale di una risalita dei contagi Sars-CoV-2 e la linea viola dovrebbe risultare impennata verso l'alto, come abbiamo disegnato tentativamemente nel grafico , fornendo un immediato segnale di ALLARME, soprattutto per il pericolo incombente delle varianti straniere del virus (la variante brasiliana e' gia' arrivata a Varese, 1 caso, ed in Abruzzo, 3 casi).
    Questo esempio mostra la prontezza reale di questo metodo di monitoraggio su base regionale: ci stiamo accorgendo di una presunta anomalia dei dati con 5 giorni di ritardo dall'inizio della risalita (vedi nuova linea viola ); ci si prepara quindi a proclamare la zona rossa e se domani il dato continuasse a salire si dovrebbero attivare immediatamente le restrizioni (6 giorni dopo l'inizio della risalita dei contagi).
    E' un esempio che mostra la prontezza di questo metodo di ALLARME: bisognerebbe dichiarare subito una zona rossa nella regione interessata (in questo caso il Piemonte), se il dato di domani salisse ancora di piu' (anche se dobbiamo ancora capire meglio il problema delle fluttuazioni insolite, forse dovute alla presenza di picchi multipli). Ma speriamo che non accada e che il dato di domani SCENDA verso il livello del fondo del 6%.

    La possibile presenza di picchi multipli e' cio' che abbiamo rilevato nei giorni scorsi: un cambiamento importante nell'andamento della curva.
    Infatti negli ultimi 3 mesi la presenza dei picchi ha avuto sempre una regolarita' sconcertante: sempre la stessa ampiezza di 1.5% (costante anche dopo l'inizio di una zona rossa) con sempre 2 punti in salita rapida e poi 4 punti in discesa. Sempre cosi'.
    Dopo le feste di Natale il comportamento dei picchi sembra diverso: e' come se non fossero piu' legati alla presenza di una sola variante del virus ma a piu' di una (N.B. e' solo una nostra idea, nulla piu'). Sembra una convoluzione di piu' picchi spostati di piu' o meno un giorno rispetto al venerdi'.
    Questo ci rende piu' complicata l'operazione di scorporo dei picchi per ottenere la curva del Sars-CoV-2, senza il contributo dei picchi. Percio' da domani procederemo a disegnare la linea viola del Sars-CoV-2, semplicemente con un'operazione di "best fit" ai punti piu' bassi dopo i picchi.
    Estrapoleremo poi la linea viola dei contagi Sars-CoV-2 in modo sempre piu' preciso, per vedere la quota raggiunta dalla curva al netto del contributo dei picchi, cercando di studiare questa nuova natura dei picchi nei prossimi giorni (abbiamo bisogno di raccogliere piu' dati per capirci qualcosa).
    La curva viola ci mostra che durante le feste di Natale in due settimane si sono prodotti degli incrementi di contagi del 100% (dal 6% al 12%), raggiungendo il picco il 9/1 ma nelle due settimane successive i contagi stanno ritornando al valore di partenza del 6%, che e' inferiore al fondo di contagi del resto d'Italia (9.5% in diminuzione).
    Questo significa che le misure adottate sono state idonee a limitare la diffusione dei contagi, riportandoli al valore iniziale del 6%.

    6% E' IL LIVELLO DEL FONDO ?   (25 gennaio 2021)
    Il fondo prodotto dagli asintomatici a fine settembre (inizio della seconda ondata) era del 3%.
    Il picco della seconda ondata ha aumentato il numero di asintomatici in circolazione, per cui probabilmente il 6% attuale e' molto vicino al livello stabile risultante da quella che abbiamo chiamato "epidemia permanente degli asintomatici ", che puo' far permanere per tempi lunghi un numero di persone positive al test molecolare (per esempio il 3% della popolazione) anche quando l'epidemia di Covid-19 non c'e' piu' (per esempio come era a settembre).
    Questo livello di fondo degli asintomatici NON e' innocuo, perche' e' proprio quello che ad ottobre ha determinato la partenza della seconda ondata in Italia, quando le condizioni ambientali (abbassamento della temperatura e diminuzione dell'immunita' residua della prima ondata) hanno favorito l'aumento dei contagi oltre il livello del fondo degli asintomatici (3%).
    Ora la temperatura e' bassa ma evidentemente sono ancora sufficientemente numerose le persone rimaste immunizzate durante la seconda ondata (perche' infettate quasi tutte in forma asintomatica).
    La situazione quindi puo' diventare favorevole alla partenza della terza ondata ma l'esperienza di Natale ci ha mostrato con il grafico che ai primi di gennaio potevamo contare su un numero di immunizzati ancora sufficientemente numeroso da impedire, in quelle condizioni, la partenza della terza ondata.
    Crediamo che ora sia normale il livello di equilibrio del fondo degli asintomatici al 6% (che sarebbe quell'equilibrio che s'instaura quando il numero dei nuovi contagi eguaglia il numero delle guarigioni), perche' a gennaio ci dobbiamo attendere che sia piu' alto di quello di settembre (3%), e che si possa mantenere piu' alto, perche' con il freddo la contagiosita' diventa piu' alta in quanto i virus restano attivi piu' a lungo, aumentando cosi' l'esposizione della popolazione al contagio.
    Il freddo sposta l'equilibrio degli asintomatici ad un livello piu' alto, dal 3% al 6%, perche' la contagiosita' aumenta ma il tempo di guarigione resta lo stesso.
    Il 6% percio' potrebbe essere un livello di fondo normale che non e' conveniente combattere con zone rosse prolungate, che riuscirebbero si ad abbassarlo un po' ma poi, appena terminata la zona rossa, ritornerebbe al 6% perche' quello e' il livello di equilibrio dell' epidemia degli asintomatici a gennaio e con questo livello d'immunita' diffusa: non e' conveniente lottare contro la Natura, non si vince.
    Non e' pero' una situazione di equilibrio stabile perche' l'immunita' acquisita nella seconda ondata e' destinata a dissolversi con il tempo, per cui dobbiamo sempre essere pronti ad intervenire immediatamente con le zone rosse nelle regioni in cui si dovesse manifestare il primo accenno di risalita dei contagi per qualsiasi motivo (anche per una variante estera).
    E' un gioco rischioso come capite bene ma finche' in una regione il fondo resta stabilmente al 6% dobbiamo cercare di convivere con questo virus senza rimanere strangolati dalle restrizioni e con il metodo d'intervento rapido da noi ipotizzato qualcosa di buono si puo' fare.
    Con l'estendersi dell'immunita' vaccinale poi la situazione migliorera' e potremo evitare la terza ondata.
    Dopo la fine della prima ondata a maggio abbiamo retto 5 mesi (con l'estate in mezzo) prima che il fondo al 3% ha avviato la seconda ondata, ai primi di ottobre con le temperature autunnali.
    La seconda ondata, che ha prodotto l'immunita' attuale, e' finita a novembre e 5 mesi dopo, ad aprile, finira' percio' il livello sufficiente di immunita' prodotto dalla seconda ondata, che ci sta proteggendo, impedendo che parta la terza ondata. E' questo il limite temporale (forse anche prima perche' e' inverno), entro il quale dobbiamo far intervenire l'inizio dell'immunita' vaccinale. Bisogna fare presto: non bisogna perdere tempo con ritardi.
    Che il livello del fondo in questi mesi freddi sia proprio 6% non possiamo esserne certi ma e' sicuramente piu' del livello del 3% a cui spontaneamente poi ritornera' nei prossimi mesi con l'arrivo del caldo.
    E' possibile quindi che debba essere accettato come livello della presenza endemica del Sars-CoV-2 e non come un livello di contagi ancora elevato da combattere con restrizioni, che comunque crediamo non risulterebbero molto proficue.
    Per capire il senso di queste affermazioni si tenga presente che proprio oggi un autorevole uomo di scienza ha affermato che il livello dei contagi e' ancora troppo elevato e che per abbassarlo serve un mese di zona rossa in tutta Italia. Se potessimo pensare solo a combattere il virus saremmo d'accordo anche noi ma non possiamo ignorare che la gente deve anche poter sopravvivere.
    Sottolineiamo che tutto cio' e' il nostro parere e che vale solo per il Piemonte: anche per le altre regioni ci si puo' esprimere ma solo dopo aver elaborato i relativi dati nello stesso modo (cosa molto facile a farsi).
    Inoltre precisiamo che queste nostre considerazioni non stanno tenendo conto consapevolmente, pur non ignorandolo, del gravissimo pericolo che incombe per la presenza in altri Paesi di varianti del virus molto contagiose.
    Se si dispone pero' di un metodo che permette di rilevare in un paio di giorni la risalita dei contagi in ciascuna regione, crediamo che si possa riuscire a bloccare gli eventuali focolai in tempo, almeno fino a marzo.

    UN MESE DI ZONA ROSSA PER PREVENIRE I NUOVI VIRUS? Abbiamo gia' manifestato parere contrario a questa ipotesi perche' l'esperienza svolta durante le feste di Natale, la cui storia dei contagi e' riportata nel grafico, ci ha permesso di evidenziare la possibilita' di un metodo di monitoraggio della situazione epidemiologica sufficientemente "pronto" ed in grado di evidenziare la presenza di focolai entro un paio di giorni dal loro inizio.
    Questa risorsa, se implementata come si deve regione per regione, constituirebbe un patrimonio di valore inestimabile che potrebbe rendere superata la proposta di adottare la zona rossa per un mese a scopo di prevenzione.
    Si potrebbe predisporre un sistema di pronto intervento che attiva restrizioni immediate ma solo se e quando risultassero necessarie, lasciando correre quanto piu' possibile altrimenti le varie attivita' economiche e non (come il MOSE di Venezia), regione per regione.

    Il successo ottenuto, soprattutto con la riduzione dei contagi dopo le feste di Natale, a nostro avviso e' stato reso possibile anche per la permanenza in una vasta parte della popolazione, infettata durante la seconda ondata dell'epidemia (quasi tutti in forma asintomatica), di un'immunita' naturale che ancora persiste dopo 2 mesi dal contagio.
    Ad oggi quindi i focolai creati tra il Natale e l'Epifania risultano tutti estinti in Piemonte, se consideriamo quel 6% come un livello di fondo (era cosi' prima di Natale).
    Ci sono volute due settimane di restrizioni al livello intermedio (perche' gli assembramemti dello shopping natalizio sono stati un evento davvero eccezionale) ma e' stato un esperimento interessantissimo, che ora potremmo usare a nostro vantaggio, per poter RIAPRIRE alcune attivita', pur mantenendo uno stato di allarme permanente, per il pericolo costituito dalle varianti del virus molto contagiose che si stanno diffondendo sempre piu' all'estero.

    IMPORTANZA DI EVITARE LA TERZA ONDATA:   (20 gennaio 2021)
    In base alla nostra ipotesi della presenza di una variante del virus , che e' responsabile di 400 decessi al giorno che abbiamo, benche' non ci sia una vera epidemia di Sars-CoV-2, elenchiamo alcune osservazioni dedotte dagli studi da noi fatti in data 23/12 , 24/12 e 29/12 ).
    • Le sue infezioni NON avvengono per contagio, a differenza della variante inglese ma solo per mutazione, nel 6% delle infezioni asintomatiche da Sars-CoV-2. Quindi nascono in quantita' solo al picco di un'ondata di Sars-CoV-2: per questo dobbiamo evitare la terza ondata.
    • Ha bisogno di un mese per propagarsi nell'organismo ospite, durante il quale il sistema immunitario non riesce a combatterlo (probabilmente per il modo di manifestarsi con i picchi, in modo intermittente).
    • Dopo un mese produce una sindrome indistinguibile dal Covid-19 e nel 0.5% dei casi ha esito letale (producendo 400 morti al giorno quando l'epidemia non c'e' piu').
    • Non c'e' difesa: non essendo contagioso per via aerea il distanziamento e' inutile (gli inglesi sono in lockdown totale da 3 settimane ma i casi non si riducono ed hanno superato i 1800 morti al giorno). E' triste dirlo ma chi ce l'ha se lo deve tenere. Bisogna fare la massima attenzione a non infettarsi mai con il Sars-CoV-2; anche in modo asintomatico, se generasse la mutazione, quest'altro virus resterebbe nascosto nel nostro corpo a moltiplicarsi e dopo 1 mese svilupperebbe il Covid-19, che potrebbe anche risultare letale dopo un altro mese!
    • L'unica prevenzione valida consiste percio' nell'impedire che inizi la terza ondata di Sars-CoV-2 e, se non ci riuscissimo, mantenere piu' basso possibile il picco dei Sars-CoV-2 per limitare le mutazioni (meno virus ci sono e meno varianti nascono).
    Per questo bisogna continuare a mantenere la guardia alta per mantenere il livello dei contagi Sars-CoV-2 basso com'e' ora ed anche perche' negli altri Paesi stanno dilagando delle varianti del virus, caratterizzate anche da una elevatissima contagiosita'.
    Queste nuove varianti si stanno diffondendo sempre piu' e si prevede che a marzo saranno la forma virale patogena piu' diffusa nel pianeta.

    Attenzione pero': se la nostra ipotesi fosse fondata, questa nuova variante del virus sarebbe indifferente alle restrizioni sul distanziamento (addirittura non sarebbe neppure contagiosa), per cui quando ci sono troppi decessi si potrebbe rischiare di tenere l'Italia in zona arancione o rossa a lungo (finche' i decessi non calano), devastando l'economia ed i conti pubblici per i "ristori". Tutto cio' potrebbe essere inutile per riuscire a ridurre i decessi, perche' potrebbero non essere dovuti al Sars-CoV-2, come forse sta accadendo ora agli inglesi ma anche a noi se vogliamo credere al grafico preliminare dei decessi da noi tracciato nel periodo delle festivita', che sembra mostrare (linea rossa nel grafico) una lenta risalita anziche' una discesa dei decessi in Italia, malgrado le zone "colorate" e l'epidemia Sars-CoV-2 terminata da oltre un mese.
    Non bisogna dare per scontato che il lockdown sia il rimedio supremo anche se oneroso, perche' con certe varianti del virus potrebbe anche non essere cosi'.
    Bisogna verificare l'effetto delle zone rosse sul livello dei contagi, perche' potrebbe anche risultare poco significativo (in realta' con i test non si vedono contagi ma la presenza del virus o di una sua mutazione, che potrebbe non ridursi con la zona rossa).
    Vale sicuramente la pena, secondo noi, andarla a cercare questa mutazione del virus se esiste ed al piu' presto anche da noi, come hanno gia' fatto gli inglesi a casa loro.

    RIAPERTURA DELLE ATTIVITA':   (19 gennaio 2021)
    Questo pericolo di epidemia durera' ancora a lungo e tenere tutto chiuso sarebbe piu' sicuro ma le attivita' economiche non possono sopravvivere in queste condizioni.
    Se in una regione i contagi salgono, non c'e' da discutere: bisogna intervenire subito nel modo piu' efficace possibile.
    Ma se i contagi non stanno salendo in una regione, allora si puo' considerare quanto segue.
    Questo risultato del Piemonte, come pure quello del resto d'Italia , e' un esempio molto interessante, perche' indica una strada possibile per riaprire gradualmente, in un mese di tempo, molte attivita' economiche, mantenendo sotto controllo i rischi.
    L'argomento e' stato gia' trattato piu' in dettaglio nel caso dei ristoranti ma vale anche per qualsiasi altra attivita', scuole comprese.
    Crediamo che la situazione attuale sia favorita dalla persistenza in moltissime persone dell'immunita', acquisita quando sono rimaste infettate inconsapevolmente in forma asintomatica, durante la seconda ondata epidemica.
    Questa immunita' crediamo sia destinata a svanire nel giro di un paio di mesi, durante i quali pero' aumentano gli immunizzati per la vaccinazione di massa della popolazione.
    Crediamo valga il rischio, di provare ad avviare qualche riapertura ma subito, senza perdere tempo prezioso.
    Tra tutte le attivita' che si mantengono chiuse, quando si attivano le restrizioni, ce ne sono sicuramente alcune che contribuiscono meno di altre all'incremento dei contagi: quello qui' indicato crediamo sia un metodo valido ad individuarle per poterle lasciare aperte maggiormente durante le zone gialle ed arancioni.
    Quello che e' successo durante le festivita' di Natale e' il risultato di due fenomeni contrapposti (vedi linea viola nel grafico ):
    1. La crescita dei contagi dovuta ai numerosi assembramenti di persone durante gli acquisti di Natale.
    2. La decrescita dei contagi dovuta alle restrizioni attuate poi per mantenere il distanziamento della gente.
    Ci sono certamente molte singole attivita' che, se condotte nel modo corretto, producono una crescita di contagi molto inferiore a quella prodotta in una situazione eccezionale come quella degli acquisti di Natale.
    Sono queste le attivita' a cui ci riferiamo e che potrebbero tentativamente venire aperte maggiormente, in via sperimentale, controllando le conseguenze con il metodo di monitoraggio da noi indicato, che e' sufficientemente "pronto" nella risposta.

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  COME RIAPRIRE RISTORANTI, SCUOLE (ED ALTRE ATTIVITA'     (16 gennaio 2021)

Abbiamo visto dai nostri dati (la linea viola a destra nel grafico di tutta Italia ) che la risposta alla risalita dei contagi del sistema di monitoraggio su larga scala con i tamponi molecolari puo' essere cosi' pronta da dare una risposta in meno di una settimana.
La stessa cosa si vede ancora meglio nel grafico del Piemonte , che e' piu' affidabile perche' tracciato con i soli test molecolari (senza gli antigenici).
Infatti, guardando dov'e' la freccia di Natale, in cui ci sono stati gli assembramenti che hanno creato i focolai, si nota che il sistema da noi usato e' in grado di segnalare entro un paio di giorni l'inizio della risalita dei contagi (linea viola crescente), che poi si possono arrestare in una settimana anche con la sola zona arancione (linea viola decrescente).
Abbiamo gia' detto che la discesa della curva dopo Natale, in cui piu' assembramenti avevano creato la salita dei contagi, secondo noi e' stata favorita dalla persistenza in molte persone dell'immunita', acquisita per infezione asintomatica nella seconda ondata epidemica, che e' destinata a scomparire e ad essere sostituita dalla protezione delle vaccinazioni che ci auguriamo possano arrivare in tempo utile.
Noi crediamo che in una giornata di apertura dei ristoranti, con le dovute cautele, difficilmente si potrebbero creare piu' contagi di quelli prodotti in un giorno dalla corsa agli acquisti di Natale, per cui non ci aspettiamo una situazione peggiore di quella che appare nel relativo grafico , dove si puo' apprezzare facilmente l'eventuale crescita dei contagi.
Nel caso dei ristoranti la capacita' di creare nuovi contagi e' inferiore per l'assenza del fenomeno dei superdiffusori di contagi, se in ogni tavolo possono esserci fino ad un massimo di 4 persone (diverso e' invece il caso dei bar), in cui una sola persona infetta puo' contaggiarne decine di altre in una sola occasione, com'e' sicuramente accaduto negli affollamenti per gli acquisti di Natale.
In questo modo crediamo che la nostra capacita' di arrestare un'eventuale ripartenza dei contagi puo' persistere nel tempo, come c'e' stata a Natale, purche' si sia in grado di intervenire prontamente ed il metodo qui' descritto lo consente.
La buona sensibilita' di questo metodo e' basata sul tracciamento della linea viola dei contagi al netto dei picchi, mediante lo scorporo dai dati dei picchi, di cui si conosce il comportamento perche' e' sempre lo stesso.
Chiunque, anche una sola Amministrazione Regionale, puo' fare facilmente in 24 ore quello che abbiamo fatto noi e se sono le Autorita' a farlo, fanno anche prima perche' loro entrano in possesso dei dati che servono almeno un giorno prima di noi.
Questo e' uno strumento ottimo (perche' e' abbastanza "pronto" nella risposta), che potrebbe consentire di riaprire scuole, ristoranti ed altre attivita', anche in una sola Regione autorizzata dal Ministro della Salute, disegnando facilmente solo un grafico : la risposta sulla crescita dei contagi si puo' poi valutare anche ad occhio nudo ma meglio ancora, senza piu' soggettivita', con un algoritmo (molto semplice), che usando i dati del grafico da la stessa risposta (algoritmo pubblico e dati pubblici).
Questa e' la procedura:
  1. Si selezionano le regioni o le citta' in cui i contagi sono stabili, con la curva viola (quella al netto dei picchi) NON crescente.
  2. In una o piu' di esse, si aprono tutti i ristoranti, meglio se con prescrizioni conservative (massimo 4 persone per tavolo, distanziamenti, pulizia mani, ecc.) e comunicando loro che, qualora i contagi dovessero salire (anche se non per colpa loro), si procederebbe ad una nuova chiusura non breve, per cui i gestori non devono acquistare molta merce deperibile e sanno che con i loro comportamenti diventano responsabili del loro futuro.
  3. Si controlla ogni giorno dopo la riapertura, riportando il punto del giorno nel grafico e, se si vede che la curva dei contagi inizia a salire stabilmente (per qualsiasi motivo), si chiudono prontamente tutti altrimenti si continua a lasciarli lavorare e dopo una settimana si sa che quel tipo di attivita' puo' rimanere aperto, in quelle condizioni.
    ALGORITMO: A rendere il criterio di apertura o chiusura oggettivo, potrebbe provvedere un semplicissimo algoritmo che automatizza l'esame dell'andamento dei dati (con soglie prefissate per ogni attivita').
  4. Se va tutto bene, dopo 1 o 2 settimane si ripetono i passi da 1 a 3 con un'altra tipo di attivita', per esempio i bar.
  5. In un paio di mesi si ottengono 2 risultati: A) Si riapre il Paese, invece si spendere in insufficienti "ristori"; B) Si stabilisce quali sono le attivita' piu' critiche, anche per poter scaglionare nel modo migliore le priorita' di chiusura in caso i contagi dovessero risalire, anche per altre cause.
Lo stesso metodo puo' essere usato per scuole, tipologie commerciali e per tante altre attivita' (una per volta), arrivando ad individuare tutte quelle compatibili con l'attuale situazione epidemiologica, con grandi benefici per l'economia e la collettivita'.
Personalmente riteniamo che la situazione sia cosi' grave da giustificare anche qualche rischio, se contenuto in limiti accettabili.
Bisogna farlo perche' crediamo che questa situazione purtroppo durera' a lungo.

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IMMUNITA':   L'aspetto sostanziale che ci interessa di questi dati, che sono piu' alti del dovuto per una crescita inattesa della curva dei contagi del Sars-CoV-2 sottostante, indicativa della nascita di vari focolai d'infezione, e' l'andamento di questa curva del Sars-CoV-2, che abbiamo disegnato tentativamente con una linea VIOLA nel grafico.
Nella realta' vediamo solo questi due casi possibili:
  1. questi focolai, venendo a mancare gli assembramenti che li avevano creati, si estinguono spontaneamente (per carenza di persone infettabili perche' non immunizzate, cosi' come accadeva durante la discesa dal picco della seconda ondata)
  2. oppure iniziano a crescere esponenzialmente perche' le persone immunizzate che incontrano sono troppo poche (le altre, due mesi dopo, purtroppo hanno perso l'immunita' acquisita come asintomatici durante la seconda ondata).
L'andamento dei dati del Sars-CoV-2 (linea VIOLA a destra nel grafico ) nei prossimi 2 o 3 giorni, ci dara' questa importantissima risposta.
L'importanza e' enorme perche' ci permette di sapere se possiamo ancora contare sull'immunita' naturale acquisita dopo la seconda ondata dell'epidemia oppure no. Il dubbio risiede nel fatto che non si tratta di immunita' conseguente ad